Voglio un sito!!!

Di recente, ho avuto la sventura di incappare in una cliente che pensava di saperne di più del sottoscritto riguardo alla comunicazione via web. Ovviamente, non ne capiva una mazza. Quindi mi ha fatto perdere un sacco di tempo e mi ha procurato una grande arrabbiatura, per non dir di peggio.

La suddetta voleva che le si creasse un sito web e che, di seguito, mi occupassi della comunicazione online in modo che il suo brand acquisisse notorietà e ne beneficiassero le vendite. Fin qui tutto nella norma. Il prodotto doveva essere bello e costare poco. In più doveva essere pronto in tempi brevissimi in tempo per il lancio sul mercato del suo prodotto: Gennaio 2013. Peccato che fossimo sotto Natale.

Ma benedetta figliola, penso tra me, non ti potevi svegliare prima?

Accetto lo stesso l’incarico, anche se i presupposti non sono dei migliori, poiché di questi tempi se rifiuti un cliente, questo va in giro a dire che non esiste la crisi, che sei ricco (quindi ti arriva Equitalia in casa) e non hai voglia di lavorare.

Poi, va a finire che la voce giunge a qualcuno dei nostri politici che ci crede e per convincere gli elettori a votarlo ti cita come esempio in negativo a supporto delle sue strampalate tesi, senza neppure appurare come sono andate le cose in realtà né chiederti il permesso né pagarti le royalty per aver utilizzato la tua immagine.

Così mi metto alla ricerca di un tecnico informatico per sviluppare, in breve tempo, la pagina Coming soon e soddisfare altre richieste della cliente, che in tutt’altre cose affaccendata (siamo sotto Natale) non ti dedica la dovuta attenzione ed in più cambia idea su ciò che vuole ogni cinque minuti. Comunque, il lavoro viene fatto nei tempi e nei modi previsti ed il risultato è eccellente. Tutti sono soddisfatti.

Inizia la fase due quella che porterà alla realizzazione del sito istituzionale del brand. Il primo problema che mi trovo ad affrontare è quello di capire cosa vuole la cliente che, ovviamente, non sa nemmeno lei. Premesso ciò, quando non si conosce una cosa è meglio armarsi di tanta umiltà, informarsi ed ascoltare i consigli di chi ne sa più di te, invece di pretendere cose assurde e con tono arrogante. In caso contrario si mina alla radice il buon esito del lavoro. Detto fatto: individuato il web designer la cliente gli spiega che cosa vuole (o pensa di volere) e gli dice di prepararlo in otto giorni senza firmargli alcun contratto né versargli la caparra confirmatoria. Pur essendo inadempiente pretende con arroganza che il lavoro, che nel frattempo è stato portato avanti dal suddetto il quale vuole solo portarsi a casa la pagnotta e non vuole essere additato come fannullone al pubblico ludibrio, venga consegnato nei tempi stabiliti. Poi si stufa di aspettare, dimenticandosi di essere lei per prima inadempiente, e si affida ad un altro web designer che per pochi euro le consegna, nel giro di due giorni, un prodotto di scarsa qualità, non idoneo alla comunicazione tramite i social media e tra le altre cose molto diverso da quello che aveva chiesto al primo web designer, con soluzioni che quando le erano state proposte solo a titolo di esempio aveva rifiutato con sdegno dicendo che non erano degne di rappresentarla poiché facevano molto provincia cafona (si vede che se la fan pagare poco anche l’immagine più tamarra può rappresentare il suo brand dignitosamente).

Oltre a questo comportamento poco corretto accusa il web designer a cui aveva affidato il lavoro in prima istanza di averla presa in giro, di avere dei prezzi alti e non lo paga.

Ho fatto questa lunga premessa per inquadrare quella che fu una mia cliente e che con la sua mentalità ben rappresenta i molti clienti, i quali si affacciano sul mondo del web senza averne le necessarie competenze e pensano che la qualità di un sito web da pochi euro è uguale a quella di uno dove ci si investe alcune migliaia di euro.

Quello che queste persone non riescono a capire è che la suddetta affermazione è sbagliata in partenza poiché basata sulla loro esperienza personale di non assidui frequentatori di Internet. Il loro occhio non percepisce le differenze tra una pagina web ed un’altra mentre quello degli influencer, che sono il loro target di riferimento se vogliono generare il passaparola necessario a migliorare la reputazione del loro brand e ad incidere positivamente sul loro fatturato, sì. Un influencer passa diverse ore al giorno su Internet quindi capisce a prima vista se si trova su un sito web di qualità dove può trovare informazioni utili.

Alla fine un lavoro di poco pregio anche se pagato poco verrà a costare nel lungo periodo molto di più. In primo luogo, perché non aiuterà il marchio ad affermarsi ed in seconda istanza poiché bisognerà sostituire il sito web iniziale con uno di miglior qualità e dal costo maggiore. Se a ciò si somma il tempo perduto e la cattiva indicizzazione, nel frattempo, ottenuta dal dominio si capisce l’entità del danno economico subito dall’azienda a causa dell’ignoranza dei suoi manager o del suo titolare.

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3 pensieri su “Voglio un sito!!!

  1. Caro Marco,
    grazie per il tuo commento. Condivido appieno il tuo suggerimento anche se in questo periodo rinunciare in anticipo ad un cliente poiché non ti ascolta è molto difficile.

    Penso, inoltre, che il cliente che vuole un sito dovrebbe avere sempre in mente una chiara Vision per la sua azienda. Non basta mettersi sul mercato con l’idea di fare dei bei soldi ma bisogna mirare ad un miglioramento della società che ci circonda. Purtroppo, oggigiorno, molti pensano solo a far soldi facili.

  2. Caro Federico (mi permetto di darti del tu, col tuo consenso). Sono titolare di un’agenzia di comunicazione in vita da diciassette anni…non so se sia un periodo lungo o meno…e desidero inviare un commento a questo tuo post.

    Purtroppo hai ragione. I costi d’immagine lesa che si possono ottenere da un sito, o da qualsiasi altra iniziativa di marketing e comunicazione basata sul concetto del “spendo poco”, possono assumere dimensioni rilevanti.

    Forse bisognerebbe avere la forza di mettere in discussione il rapporto con il cliente sin da subito, facendo forza sulle proprie competenze. Perché è molto importante riuscire ad avere chiaro quale sia l’obiettivo del cliente: perché voglia un sito, per esprimere un concetto molto semplice.

    Il perché, in questo caso, va oltre lo strato di una risposta superficiale…perché ce l’hanno tutti, oppure perché ho un nuovo prodotto e devo farlo conoscere al mercato.

    Il perchè dovrebbe riguardare il prodotto stesso e l’essenza del cliente. E’ un valore (il perché) estremamente difficile da ottenere proprio perchè spesso è latente, sepolto sotto la polvere del luogo comune o dell’ovvietà delle cose. Ma andrebbe rispolverato.

    Se si riuscisse a fare emergere permetterebbe, al cliente e a chi si dovrebbe occupare della sua comunicazione, di condividere i valori del lavoro e dell’azienda stessa, assegnando dei ruoli riconosciuti e accettati per ciascuna figura che fa parte del progetto…quindi si ascolterebbe chi è portatore di competenza nel proprio ruolo. Nel caso che hai esposto, tu.

    Inoltre, permetterebbe all’agenzia o al creativo, di avere chiari i presupposti e le aspettative del cliente. Non come risultato finale ma come valore del contenuto del progetto.

    Dicevo, mettere in discussione il rapporto. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto in momenti dove è in corso una “grande moria delle vacche” (cit. Totò).

    Però, se il risultato alla fine deve essere la rottura del rapporto con il cliente, non è meglio anticiparla in modo cosciente e consapevole?

    Avanti tutta!
    Marco

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