Silvia Barraco. Come la passione per la cucina ha cambiato la mia vita

Silvia Barraco, 31 anni, vive e lavora a Torino sua città natale. 

Conseguito il diploma di maturità scientifica al liceo “Niccolò Copernico” decise di iscriversi ad Architettura, ma non contenta della strada intrapresa dopo un anno si trasferì alla facoltà di Scienze dei Beni Culturali dell’Università degli Studi di Torino, ivi laureandosi. 

La sua passione per la cucina affonda le sue radici nella sua infanzia. Silvia, infatti, adorava stare in cucina con la madre ad osservarla ed aiutarla. All’epoca si divertiva moltissimo a disegnare con i rebbi della forchetta la tipica rigatura sugli gnocchi e a mangiarseli crudi. 

All’età di undici anni iniziò ad interessarsi ai valori nutrizionali ed all’elenco degli ingredienti riportati sulle etichette dei vari prodotti acquistati dalla madre al supermercato. Da quel momento in poi cominciò a farla ammattire con la dieta, intesa in questo caso non come quella dimagrante bensì come educazione alimentare e maggiore consapevolezza riguardo a ciò che si porta a tavola, e a sperimentare le ricette che trovava in casa. Sua madre, però, non le lasciava molto spazio in cucina poiché la considerava il suo regno. 

Cinque anni fa, nel momento in cui andò a convivere con Paolo, il suo attuale marito, Silvia poté dare sfogo alla sua passione avendo a disposizione, finalmente, una cucina tutta sua. 

All’epoca faceva la bibliotecaria con contratto a tempo determinato e non pensava certo di poter diventare una cuoca professionista. Riteneva, infatti, che fosse troppo tardi per intraprendere quella carriera che sentiva intimamente connessa con il suo io più profondo. 

Nonostante questi suoi timori, i suoi impegni familiari e lavorativi Silvia s’iscrisse ad un corso di cucina professionale della durata di cinque mesi presso l’Associazione Cuochi Torino, un’associazione professionale molto antica che riteneva potesse farle incontrare chef di ottimo livello capaci di trasmetterle le basi ed i segreti di questa professione. E così fu anche grazie a persone come lo Chef Daniele Spada, uno dei suoi mentori. 

Il percorso di studi da lei intrapreso fu duro ed impegnativo ma a tutto ciò Silvia rispose con la grande passione che infiammava la sua anima e tanto studio. 

Allorquando le ho chiesto quali fossero i ricordi più belli di quel periodo, la sua risposta è stata:

E’ stato molto divertente imparare a cucinare come se facessimo tutti parte di una grande brigata di cucina. Mi viene, però, ancora da ridere quando ripenso al momento in cui ci mettevamo a tavola per assaggiare e commentare tutto ciò che avevamo preparato. Infatti, essendo di buona forchetta mangiavo sempre tantissimo e i miei compagni di corso mi prendevano in giro perché si chiedevano dove mettessi tutto quello che assaggiavo senza ingrassare di un grammo. Ma era tutto, davvero, buonissimo”. 

Finito il corso durante il quale Silvia aveva fatto brevissime esperienze nella ristorazione: un tirocinio in un ristorante a Piobesi, uno presso un catering ed infine due settimane in un ristorante a Mentone; iniziò a spulciare gli annunci di lavoro della sua zona e spedì tantissimi curricula vitae che, però, le fruttarono solo due colloqui di lavoro, uno dei quali alla fine risultò quello decisivo.

Infatti, la sua perseveranza la portò, diversi mesi fa, a sostenere il colloquio per il posto di cuoca alla Locanda Leggera, in via Napione 32 a Torino, che di lì a poco avrebbe aperto i battenti. 

Per il posto concorrevano diversi cuochi, alcuni con dieci anni di esperienza alle spalle, ma Silvia è riuscita a sbaragliarli tutti. 

Il suo segreto: 

” I motivi per cui sono stata scelta sono essenzialmente tre: 

  • La passione e la cura che ho messo in ogni cosa che ho cucinato durante la selezione;

  • Il lato umano;

  • Il fatto che condivido la filosofia dei titolari della locanda riguardo ai pasti da proporre ai clienti: materie prime fresche, non surgelate, e sostenibilità alimentare”. 

Quando le ho chiesto come si sentisse il giorno prima dell’apertura del locale Silvia ha risposto così: “Non molto bene direi. Ero uno straccio. Pensavo al fatto che fossi l’unica cuoca e che non sarei stata in grado di farcela.

Il giorno dell’inaugurazione è stato un delirio assoluto ed ero stravolta, ma i nostri clienti facevano un sacco di complimenti alle pietanze che avevo preparato e questo loro sostegno mi ha permesso di tranquillizzarmi ed assumere il controllo della situazione”. 

Il successo della sua cucina, mi ha poi spiegato, risiede nell’alta qualità delle materie prime, nella semplicità delle lavorazioni e nella sua grande passione. 

Ora la sua giornata tipo inizia alle 05.15 con la sveglia. Alle 07.00 è in cucina ed inizia la preparazione dei dolci che verranno serviti ai clienti a colazione e come dessert a mezzogiorno. Dopodiché inizia la preparazione dei menù per il pranzo finita la quale Silvia si dedica alla pulizia della cucina del locale. Il suo lavoro finisce circa alle 14.00. Ovviamente, durante l’intervallo di tempo che decorre da quando prende servizio al suo termine controlla la freschezza dei prodotti e la loro giusta conservazione, qualora ci siano degli imprevisti apporta eventuali cambiamenti al menù quotidiano. Inoltre, comunica alla responsabile ciò che serve o che manca per i servizi dei giorni successivi.

Infine, una volta a casa studia i menù per il giorno successivo giacché alla Locanda Leggera il suddetto cambia quotidianamente.

“Un lavoro faticoso”, mi dice sorridendo, “ma è impagabile la sensazione di grande soddisfazione che si ha quando si riceve un complimento da un cliente. Non la immaginavo così”. 

Alla fine dell’intervista le chiedo quali siano i suoi piani per il futuro e lei mi risponde con tipica schiettezza sabauda: “Ho tanta voglia di crescere perché sono solo all’inizio. Vorrei imparare a cucinare piatti tipici di altre nazionalità. Anche se non so quando e come troverò il tempo per farlo.

Sicuramente, m’iscriverò a qualche corso specifico, ad esempio, mi piacerebbe frequentare un buon corso di panificazione”.

 

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