5,5 Lezioni Di Vita Che Ho Appreso Lavorando Nelle Start-up

 

Nel corso della mia carriera lavorativa ho collaborato con diverse start-up operanti sia nella New Economy che in settori più tradizionali.

Lavorare per queste realtà è stato molto duro, ma entusiasmante, e mi ha arricchito dal punto di vista culturale. Non da quello finanziario, purtroppo.

Giacché in questo momento storico le start-up sono identificate come uno degli strumenti migliori per creare occupazione e sviluppo, ho pensato che fosse utile raccontare le 5,5 lezioni di vita che ho imparato lavorando per questo tipo di aziende.

1) Orari flessibili.

Il libero professionista (in diverse realtà i “dipendenti” sono a P. IVA, n.d.r.) che collabora con una start-up deve scordarsi del suo tempo libero poiché si deve adattare ai tempi di queste società che, notoriamente, hanno orari molto elastici e lavorano anche nei weekend. Non adeguarsi a questi ritmi significa perdere il cliente.

A lungo andare tale situazione può logorare i nervi e le possibilità di sclerare col “Boss” sono alte.

Tra l’altro non si può contare nemmeno su dei lauti guadagni, in quanto queste aziende non possono permettersi di pagarti il giusto, essendo agli inizi della loro avventura e questo fatto aumenta il livello di stress personale giacché tutti noi, chi più e chi meno, abbiamo degli impegni a cui fare fronte.

2) Non esistono ruoli ben definiti.

Chi lavora per una start-up si deve scordare di avere un ruolo ben definito come, invece, accade in un’azienda più strutturata.

Qui devi adattarti, improvvisare e raggiungere lo scopo.

La qual cosa se da un lato permette di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, dall’altro è fonte di incomprensioni da parte di potenziali futuri datori di lavoro che hanno sempre lavorato in contesti dove c’è una forte specializzazione nei ruoli.

3) Prendere l’iniziativa.

In un contesto in costante evoluzione dove non hai un punto di riferimento certo. Intendo con questo dire che non hai un diretto superiore che ti fa da mentore. Non puoi essere un elemento passivo. Un mero esecutore degli ordini provenienti dall’alto.

Nelle start-up devi assumerti le tue responsabilità ed agire. Quindi i rischi di sbagliare sono superiori.

4) Il fallimento non esiste.

Se agisci corri il rischio di sbagliare. L’importante è non farsi abbattere dai propri errori, imparare la lezione ed andare avanti.

Nel mio piccolo tengo sempre presente ciò che Thomas Edison al settecentesimo tentativo fallito di creare la luce elettrica disse al giornalista del New York Times che gli pose la seguente domanda:

“Come ci si sente ad aver fallito per la settecentesima volta?”

Il grande inventore rispose: “Non ho fallito settecento volte. Non ho fallito nemmeno una volta. Sono riuscito a provare che quei settecento modi non funzionano. Dopo che avrò eliminato tutti i sistemi che non funzionano, troverò quello che andrà bene.”

Con una simile prospettiva non si perde mai la motivazione.

5) Il proprio contributo è fondamentale.

Il lavoro che uno svolge in una start-up è di primaria importanza in una realtà dove il personale scarseggia.

Questo lo si capisce più facilmente nel momento in cui si lascia l’azienda. Quindi meglio esserne consci fin da subito poiché aumenta il proprio potere contrattuale.

Allorquando si abbandona la società si verifica sempre o una o l’altra di queste situazioni:

  • Il lavoro che si è svolto fiorisce e porta i suoi frutti. Non sei tu a goderli ma ciò ti rende conscio dei tuoi mezzi e ti dona fiducia.

  • La start-up fallisce e tu capisci quanto eri essenziale. In più, se ti sei lasciato in malo modo, vieni colto da un sottile senso di soddisfazione che in alcuni casi non è poi così sottile: godi proprio come un riccio. È inutile negarlo.

5,5) Gli ostacoli che incontri nello svolgere il tuo lavoro in realtà sono opportunità.

La maggioranza di noi ama vivere senza imprevisti. Stare nella propria comfort zone però non permette di evolversi.

Ecco in una start-up non corri questo rischio. Gli ostacoli che ti si parano davanti sono i più disparati. Superandoli cresci e diventi un professionista migliore.

Conclusioni

Lavorare in una start-up oppure affiancarla come collaboratore esterno non è per tutti.

Non fa al caso di coloro che sono abitudinari e vogliono un orario di lavoro di 40 ore settimanali. Non fa al caso di coloro che non amano le sfide ed alti livelli di stress quotidiano.

Però, se si ha un animo avventuroso, è un’esperienza che consiglio di provare almeno una volta nella propria carriera lavorativa.

 

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