Il mondo dell’editoria visto con gli occhi di uno scrittore emergente: Ben Apfel

Oggi, miei cari lettori, vi propongo un’analisi dell’attuale mondo dell’editoria vista dalla prospettiva del blogger e scrittore Ben Apfel.

Chi mi segue da un po’ di tempo conosce senz’altro questo autore che ho già intervistato due volte su questo blog, poiché tra tutti coloro che mi hanno rilasciato un’intervista è uno di quelli che, al momento, sta avendo più successo nella realizzazione del suo progetto.

Buona lettura!

Com’è il rapporto tra te ed il tuo attuale editore? Come ha influito la sua visione sulla prosecuzione del tuo blomanzo?

Posso dirti che col mio nuovo editore vi è, finalmente, un rapporto vero, basato su una stima reciproca che per una volta non è “di pura facciata”. E non è poco se si considera che, oggi, sempre di più il rapporto editori/autori si fonda sul tentativo dei primi di forzare i secondi ad intraprendere i percorsi da loro ritenuti più remunerativi con buona pace della eventuale poetica degli scrittori.

Ragion per cui la sua influenza sul blomanzo non può che essere espressa in termini emotivi.

“Vuoi davvero sapere come ci si sente a completare un progetto editoriale sapendo che verrà pubblicato?”.

🙂

Come mai tu ed il tuo editore avete optato per un ebook e non avete pensato a dare al tuo blomanzo una vita su carta?

Come si dice in questi casi: “Grazie per la domanda”.

Dato per assunto che l’ebook, che una volta era considerato il terribile futuro del libro, è oramai quasi ovunque il presente, a questa tua domanda risponderò solo in termini di costi e benefici: green.

In qualunque campo tecnologia e innovazione non prescindono più dai costi sostenuti dall’ambiente ed, onestamente, ignorarli per il piacere romantico dei nostalgici della carta in un Paese con più del 12% di analfabetismo (di ritorno, n.d.r.) sarebbe una barzelletta. Purtroppo, l’ennesima.

Ma seppure la questione ambientalista non fosse rilevante, con l’ebook i costi di produzione per gli editori scendono notevolmente ed allo stesso tempo il bacino d’utenza si espande in maniera inverosimile. Ed ecco che quanto è risparmiato per la stampa ha motivo di essere reinvestito nelle traduzioni.

È un’equazione semplice e, a mio modo di vedere, vincente.

Chi non può proprio fare a meno del supporto cartaceo si prepari, in futuro, a pagare all’editore un prezzo molto più alto per la vita dell’albero da cui si estrae la materia prima per la carta.

“Perché ripulire una coscienza dovrebbe essere un’operazione a buon mercato?”.

In passato avevi già avuto a che fare con delle case editrici? Quali differenze hai notato tra il rapporto di allora e quello attuale? Che tipo di libri avevi pubblicato?

Sì, ho avuto a che fare con alcune case editrici. Sulle differenze tra questa e le altre ho accennato prima, ma insisto su un aspetto.

Bisogna che le menti degli editori siano giovani, libere ed aperte, e che abbiano l’ambizione di crescere senza doversi conformare alle vecchie regole, rivelatesi fallimentari, del “marketing editoriale” ed abbiano la certezza di saperlo fare proprio grazie ai nuovi strumenti di cui possono disporre oggi.

Che tipo di libri ho pubblicato in passato? Saggi, romanzi… tutto ciò che ho ritenuto importante dire nel dato momento col registro, a mio avviso, più efficace.

Molti blogger che ti seguono sono aspiranti scrittori. Quali suggerimenti daresti loro sul comportamento da tenere con gli editori e sulle questioni editoriali?

Come ho già detto poc’anzi i giovani autori devono salvaguardare le proprie idee avendo cura di farle crescere.

L’editore grande o piccolo che sia non è mai in cerca di un libro quanto di un autore. Insomma, non se ne fanno nulla dell’uovo, sono allevatori di galline. Solo assicuratevi di avere sempre il diritto di razzolare in libertà ed evitate le batterie come la peste se non volete che le vostre uova siano insipide e quadrate.

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere sul mondo dell’editoria e sulle questioni editoriali?

Non so… all’estero (Ben vive a Berlino, n.d.r.) il dibattito carta/digitale sta scivolando via come quando hanno fatto fuori la benzina normale e introdotto quella senza piombo.

La questione è dibattuta soprattutto in Italia e, visti i numeri in ballo, consiglierei ai nostri colossi dell’editoria di licenziare i loro esperti di comunicazione.

In quel campo scrivere nel curriculum: “Sono nel campo da 50 anni”, non è esattamente il massimo. Ma l’Italia è il paese dei vecchi ed a una certa età, da noi, si sa, il culo diventa pericolosamente appiccicoso.

Aggiungo: attorno a voi è tutto nuovo, osservate, studiate, ideate come si faceva una volta nel Bel Paese.

L’editoria, a tuo parere, ha un futuro roseo davanti a sé oppure intravvedi delle ombre sul suo modello di business? Che strada dovrebbe intraprendere?

Anche a questa domanda ho risposto qui sopra. La strada non è semplice. Niente lo è. Si tratta di avere il coraggio di buttare via i vecchi modelli e accollarsi dei rischi calcolati. Qual è il senso della locuzione “rischio d’impresa”? Qualche editore se lo ricorda?

Internet è una risorsa o una minaccia per gli editori?

Internet è un’incredibile risorsa.

Facciamo un piccolo esperimento mentale, cari amici editori:

  • Ritornate con la mente al 1987 quando stavate pensando di aprire una casa editrice con la mente piena di dubbi e di problemi da risolvere.

  • Se qualcuno in quel momento vi avesse detto: “Credi che avresti meno problemi se potessi raggiungere milioni di potenziali lettori pigiando tre tasti? E se potessi raggiungere milioni di scrittori? E se potessi non pagare la stampa dei libri?

  • La risposta, allora, sarebbe stata una grossa risata con quel fondo d’isteria che connota la fine del sogno allorquando s’è smesso di fantasticare e ci si ritrova immersi fino al collo nella realtà.

Qual è il vostro punto di vista riguardo al mondo dell’editoria, miei cari lettori? Fatecelo sapere con un commento in modo che si possa dare il via ad un bel dibattito. Grazie.

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