Business Designer

Di recente, facendo un bilancio della mia attività mi sono accorto che la maggior parte delle richieste di consulenza che ricevo hanno come oggetto la creazione di nuove attività oppure provengono da titolari di micro-imprese che vogliono un aiuto per far tornare redditizie le loro aziende.

Le persone che mi contattano si possono quindi distinguere in due categorie:

  • Aspiranti imprenditori che vogliono trasformare le loro idee e passioni in un’attività imprenditoriale;

  • Piccoli imprenditori che hanno avviato le loro aziende diversi anni fa ed ora a causa della “Grande Crisi” sono disorientati.

Detto tra noi, io credo che la storia della “Grande Crisi” così come ci viene raccontata dai mass media sia una grande bufala data in pasto alle masse per tenerle sottomesse attraverso un’iniezione di massicce dosi d’insicurezza.

In realtà, quello che stiamo vivendo è un passaggio epocale: “La Terza Rivoluzione Industriale”.

Se la globalizzazione, altro mito a cui si fanno risalire molte delle cause dei nostri mali, è stato un semplice spostamento della produzione in paesi in cui il costo del lavoro era più basso, i diritti dei lavoratori inesistenti e la tutela ambientale una chimera sacrificata sull’altare dello sviluppo.

In parole povere, una semplice riproposizione del nostro modello produttivo in un ambiente più favorevole.

Internet e i social network, a cui oggi si unisce il movimento dei “Maker”, cioè i nuovi artigiani che producono beni grazie alle stampanti 3D, hanno scardinato il sistema produttivo preesistente dando il via alla Terza Rivoluzione Industriale.

Per farti comprendere meglio quest’ultimo concetto farò un piccolo viaggio nella storia:

Alla fine dell’ottocento, in tutto il mondo, attorno al cavallo vi era un fiorente settore economico composto da allevatori di cavalli, stallieri, maniscalchi, produttori di carrozze, selle e finimenti, e di tante altre attività collaterali.

Ancora oggi alcune di queste attività sono vive e vegete, ma il settore ha perso la sua importanza ed influisce poco sulla crescita del PIL di una nazione.

Qual è stata la causa del declino di questo settore economico?

L’avvento dell’automobile.

In principio questo mezzo era appannaggio solo dei ricchi e non era considerato un concorrente del cavallo o della carrozza, bensì una stravaganza buona solo per gli individui eccentrici (gli early adopter, cioè coloro che per primi adottano una novità tecnologica, n.d.r.).

Infatti, le prime auto, oltre ad essere rumorose e ad emettere fumi particolarmente ammorbanti, erano un prodotto artigianale che in pochi potevano permettersi e che a causa delle strade dell’epoca, più idonee ai cavalli ed alle carrozze, erano soggette a frequenti rotture, che costringevano i proprietari a rivolgersi a tecnici specializzati per le costose riparazioni.

I più pensavano che quella dell’automobile sarebbe stata una moda passeggera (quello che, oggi, molti imprenditori pensano dei social network, n.d.r.).

Nel 1908 Ford lancia il Modello T e fa nascere la moderna industria automobilistica.

In conseguenza di ciò quello che era un settore fiorente si è ridotto ad una nicchia residuale mentre quella che un tempo era una nicchia è diventata un’industria globale.

Oggigiorno, noi stiamo vivendo una situazione simile. Le nuove tecnologie, Internet ed i social network stanno distruggendo il modo di fare impresa tradizionale ed i posti di lavoro ad essi collegati per creare una nuova realtà fatta di lavori nuovi e modi innovativi di fare impresa.

Ovviamente, accanto a questo nuovo modello di economia resterà in forma residuale quello vecchio.

Quindi la società liquida in cui tutti noi viviamo mi ha portato a dare più spazio, all’interno della mia attività, alle consulenze volte ad aiutare le persone a trasformare le loro idee e passioni in un business e ad aiutare i microimprenditori a cambiare abitudini consolidate nel tempo per far tornare le loro aziende in utile.

Ho definito questa professione liquida Business Designer poiché, a mio modo di vedere, ha molte analogie con quella dei designer, i quali trasformano delle semplici idee in prodotti o ridisegnano un prodotto già esistente dandogli nuova vita e nuove funzionalità.

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3 pensieri su “Business Designer

  1. Pingback: Le 7 caratteristiche fondamentali del Business Designer | Federico Chigbuh Gasparini

    • Ciao Nicola, grazie per i complimenti.

      Per quanto, riguarda i social network non penso che ci sia un rallentamento nella loro diffusione. Oramai, fanno parte della nostra vita quotidiana.

      Il fatto che alcuni di essi riscontrino un aumento inferiore degli iscritti rispetto al passato è dovuto ad un incremento dal lato dell’offerta.

      Per questo piano piano tutte le imprese si posizioneranno sul social network che meglio corrisponderà alle loro esigenze.

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