Elena Manzoni: Dal Fachiro al 730

Oggi, mio caro lettore, ti guiderò alla scoperta di Elena Manzoni giovane autrice che, di recente, ha pubblicato la sua prima opera che s’intitola Dal fachiro al 730.

Questo libro, che mi è stato regalato da una mia cliente, è un ritratto comico-amaro del mondo del lavoro a cui molti giovani si affacciano con la testa piena di sogni e belle speranze per poi essere triturati dalla grigia realtà.

Buona lettura!

Quanti anni ha?

Ho 31 anni, compiuti il 16 dicembre 2014.

Che tipo di percorso scolastico ha seguito?

Ho conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico statale Berchet di Milano e la laurea, sia triennale che magistrale, presso l’Università Bocconi.

Quella triennale in “Economia e management delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali” è stata conseguita nel 2005 a 21 anni, mentre la magistrale l’ho conseguita nel 2007 a 23 anni in “Economia e management dell’arte, della cultura e della comunicazione”.

Sottolineo l’età, poiché è estremamente importante, a mio avviso, laurearsi giovani, sia per poter competere coi laureati stranieri sia per potersi fare un solido bagaglio di esperienze da poter rivendere in giovane età: il classico “giovane con esperienza”.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?

Avendo conseguito la laurea specialistica nel luglio 2007 ho sperimentato sulla mia pelle la Crisi che ha cambiato il modo standard con cui ci si approcciava al lavoro.

Un tempo, un neolaureato di un prestigioso ateneo riceveva diverse telefonate dalle aziende per fissare un colloquio di lavoro e aveva l’imbarazzo della scelta, mentre per me non è stato così.

Ho svolto due stage durante il periodo universitario: uno presso il Consolato Australiano e l’altro presso Calvin Klein Jeans, ma di assunzione non si parlava.

Ho poi collaborato post lauream, nel settore marketing e commerciale, con Carrefour e Coty.

Successivamente, nel 2009, per caso, ho ricevuto l’offerta di collaborare col primo studio commercialista e, fino ad aprile 2014, ho sempre lavorato nell’ambito della consulenza fiscale, in studi via via più prestigiosi e strutturati.

Ciò che faccio attualmente lo rimando alle prossime risposte…

Come nasce la sua passione per la scrittura?

Come molte passioni la mia è innata.

Sono sempre stata la prima della classe in italiano e scrivere un tema per me non era un compito in classe bensì un premio.

Dalle elementari fino all’università ho tenuto un diario perché scrivere, come parlare, è il mio modo di comunicare il mio essere.

L’idea del Fachiro è nata quasi quattro anni fa. Quindi sono seguiti i primi capitoli abbozzati e l’involucro della sua struttura… le esperienze poi si sono accumulate ed hanno intessuto la trama, ma la vera stesura definitiva è avvenuta da marzo a luglio 2014.

Legge molto? Quali sono i suoi generi preferiti?

Non mi definirei un’accanita lettrice. Sono una lettrice costante, ma soprattutto di piccole cose come ad esempio un articolo su una rivista. Non divoro un romanzo dopo l’altro.

I miei generi preferiti sono da sempre il fantasy, per cui nutro una passione smodata anche in versione cinematografica, e, negli ultimi anni, i libri di psicologia.

Senza dubbio Louise Hay è per me grande fonte di ispirazione.

Nel suo primo libro Dal fachiro al 730 descrive la sua esperienza del mondo del lavoro e lancia un messaggio a tutti i suoi lettori che si può condensare così: “Segui i tuoi sogni. Non farti imprigionare nel grigiore di una vita che ti è imposta da altri e realizza te stesso”. Lei è riuscita a fare ciò che dice? Ha lasciato lo studio di commercialisti di cui parla nel libro?

Adesso posso rispondere! 😉

Sì, certo! Non apprezzo molto le persone che predicano bene e razzolano male. Sarei poco credibile se, dopo aver scritto il Fachiro, vivessi ancora una vita che non mi appartiene.

Ad aprile 2014 ho abbandonato la vita di studio, senza avere un lavoro in mano, senza conoscenze o Santi in Paradiso e con un mutuo sulle spalle: la sofferenza era davvero troppa e il corpo e l’anima non tolleravano oltre di essere massacrati.

Mi sono quindi trovata a casa, a 30 anni, avendo davanti a me tutta la vita da giocare e non sapendo esattamente come farlo.

Gli step successivi sono stati, quindi: dormire qualche ora in più la mattina per riacquistare lucidità, ritagliare un paio di ore al giorno per l’invio di CV (rigorosamente non a studi di commercialisti, ma a mansioni radicalmente opposte) e, finalmente, riordinare tutta la documentazione scritta negli anni e concludere il Fachiro.

Da qui la scrittura, la ricerca di un grafico per la copertina (a costo zero, non avendo budget) la ricerca di una piattaforma che si sposasse bene con le mie idee di self publisher e alla fine la revisione della bozza (sette revisioni!) fatta da mia madre, editor di fiducia e a ottimo prezzo. 😉

Ad ottobre 2014 il Fachiro ha visto la luce in formato ebook e, poi, per coloro che lo desideravano, ho provveduto alla stampa del cartaceo on demand.

Sempre nello stesso mese ho realizzato un altro sogno nel cassetto: mi sono iscritta ad un corso professionale per Sommelier e, tra meno di un anno, dovrei essere abilitata ufficialmente alla pratica della professione.

In questa ottica di cambio rotta e fiducia nelle proprie capacità, a luglio un’agenzia per il lavoro interinale mi ha contattata per una sostituzione di soli sette giorni presso una società di Milano a cui ho risposto con entusiasmo.

I sette giorni si sono trasformati in mesi e, ancora oggi, lavoro presso quella azienda con buone prospettive di assunzione diretta. Entro fine marzo saprò il mio destino.

Svolgo, al momento, una mansione abbastanza semplice, ma a stretto contatto con il pubblico, il che mi piace molto. Inoltre, ho un orario di lavoro classico, la qual cosa che mi permette per coltivare le mie innumerevoli passioni anche extra ufficio.

Per questo mi sento di consigliare ai giovani di accettare con entusiasmo anche lavori che paiono sciocchi e senza prospettive, perché da cosa nasce cosa.

Adesso, è felice?

La parola felicità è molto ambigua per un carattere come il mio sempre alla ricerca di nuovi stimoli ma, ultimamente, mi sono fermata a pensare che in 12 mesi ho rivoluzionato completamente la mia vita.

Da sola e senza spintarelle o favoritismi.

Solo con un’incrollabile fede nell’Universo e nelle mie potenzialità.

Un anno fa non esisteva nulla di ciò che ora ho e quindi credo che con altri 12 mesi io possa fare altrettanto. Figuriamoci in più anni!

Mi piace vedere la vita come un puzzle: il soggetto lo devi scegliere tu, ma man mano che aggiungi tasselli scopri i dettagli e, spesso, sono ancora migliori di come te li eri figurati.

Al momento, affinché la mia felicità possa dirsi compiuta manca un contratto a tempo indeterminato con la mia attuale società e la risposta delle università a cui ho scritto per poter presentare il mio libro.

Io adoro fare attività di aula ed il Fachiro è nato per essere presentato ai giovani nelle scuole e nelle università o tramite caffè letterari e circoli culturali. Per ora, però, non ho ancora ricevuto gli spazi che mi sono prefissata di ottenere.

La TV, poi, sarebbe un ottimo trampolino di lancio, così come la radio o qualche recensione sulla stampa.

Lancio, quindi, un appello a tutti coloro che leggeranno la mia intervista: contattatemi alla mail emanzoni83@gmail.com e non ve ne pentirete! 😉

Inoltre, voglio assolutamente tradurre il libro in inglese e per questo motivo avvierò un crowdfunding per poterlo fare.

Diciamo che la strada verso la felicità appare intrapresa.

Questa sua opera prima come le ha cambiato la vita?

Credo che nulla sia in grado di cambiare la nostra vita tranne noi stessi.

Per me il Fachiro è stato lo strumento per non cadere mai in depressione o perdere il coraggio.

Nei tre mesi in cui sono stata a casa senza lavoro, dopo aver passato l’aspirapolvere la mattina ed aver mandato i CV, scrivere è stato il mio lavoro.

Quindi (stipendio a parte) vivevo la casa con un rigore da ufficio, pausa pranzo e stop, poi PC ed almeno cinque ore di lavoro quotidiano alla tastiera.

In questo senso il libro è stato un salvagente ed uno strumento catartico che mi ha permesso di vivere e rivivere esperienze, anche di sofferenza, della mia vita e rielaborarle in maniera costruttiva.

Questi mesi, poi, sono stati fantastici poiché ho ricevuto diversi messaggi (riportati sul blog legato al Fachiro) di persone che mi ringraziano per aver dato loro speranza o quel pizzico di coraggio in più per poter tentare di essere realmente se stesse.

Questo ha cambiato la mia vita: avere l’emozione e l’onore di essere un modello.

Credo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi: essere un modello positivo per gli altri e spronarli a dare il meglio.

Sta già lavorando ad un sequel?

In questo periodo le mie giornate iniziano alle 6.30 di mattina e si chiudono alle 23.30 con la lezione serale da Sommelier. Per questo motivo ho davvero poco tempo da dedicare alla scrittura, ma ovviamente una scrittrice ha bisogno di scrivere e non può restare con le dita ferme.

L’idea per il prossimo libro c’è. Non è esattamente un sequel del Fachiro nel senso che non ho intenzione di scrivere un’opera su come ho realizzato i miei sogni. Quella semmai costituirà solo un’introduzione, il mio sarà un romanzo più sociologico… Per saperne di più dovrete leggerlo!

Pensa di proporre i suoi libri ad una casa editrice italiana o continuerà ad autopubblicarsi?

La scelta della autopubblicazione è stata dettata da un lato dall’immediatezza della pubblicazione e dal fatto di poterlo fare senza filtri, dall’altro dalla possibilità di avere un guadagno “decente” dalle vendite.

Francamente, scrivere per poi dare tutto il profitto ad una casa editrice non mi allettava particolarmente.

Tuttavia devo ammettere che un editore mi sarebbe molto utile per far arrivare il mio libro in libreria, per aiutarmi con la pubblicità e con l’ottenimento di spazi per la sua presentazione al pubblico.

In questo senso potrei valutare la proposta di una casa editrice seria, ma solo se fosse veramente intenzionata a pubblicizzarlo come si deve.

Ho inviato il libro a due case editrici.

Da una ho ricevuto una manifestazione d’interesse, ma a conti fatti mi offriva, a pagamento, ciò che la mia piattaforma di autopubblicazione mi ha offerto gratis, quindi ho declinato l’offerta.

La seconda si è data 90 giorni per darmi una risposta, ne mancano ancora 60; vi farò sapere.

Cosa pensa del panorama editoriale italiano?

Premetto di essere nuova di questo mondo, quindi, non ho la conoscenza necessaria per poter rispondere esaustivamente a questa domanda.

Da quello che ho potuto vedere le case editrici succhiano tutto il guadagno della tua fatica e, a meno che tu non sia Stephen King, con tirature abnormi, attaccato non ti resta quasi nulla di guadagno.

Ho inviato decine di mail a tutte le librerie di Milano che organizzano presentazioni di libri, ma i pochi che si sono degnati di rispondermi, non prendono in considerazione testi autopubblicati ma solo libri editi da case editrici.

Ho quindi tentato anche con la libreria di Peschiera del Garda, ma anche lì nessuna risposta, nonostante sia una realtà piccola.

Io credo si debba dare spazio ai giovani scrittori, ma vedo che le librerie già traboccano di libri, quindi capisco vi sia un problema di iper produzione di testi.

Perciò direi che, probabilmente, si dovrebbe investire in figure professionali che valutino i manoscritti con grande attenzione, poiché non è detto che un autore famoso scriva tutti libri belli.

Può accadere che un emergente batta un big e quindi si meriti di avere la chance di essere pubblicato.

E poi, francamente, vorrei tanto leggere cose di qualità, che facciano riflettere senza essere pesanti.

Va bene le Cinquanta sfumature di grigio, ma anche le 50 sfumature di pensiero sarebbero gradite. Ma questo non è un problema solo italiano, purtroppo è mondiale.

Come utilizza Internet ed i social network per promuovere la sua attività di scrittrice?

Premetto che prima di pubblicare non ho mai avuto un profilo Facebook, né utilizzato la rete per scopi di promozione personale.

Questo perché ho sempre ritenuto molto più appagante avere amici reali che mi chiamassero per raccontarmi la propria vita, piuttosto che avere un calderone dove tutti dicono tutto di tutti.

Il libro mi ha costretta a scendere in campo, ma sono ancora all’inizio del mio percorso di scoperta.

Per prima cosa ho creato (da sola, senza avvalermi di professionisti del settore) un sito internet: www.ellymanzoni.jimdo.com, in cui mi presento e introduco anche la mia opera. Dal sito è poi possibile accedere direttamente alla sezione dedicata al blog del libro nella quale i lettori possono lasciare liberamente i propri commenti (da me molto apprezzati!).

Di seguito, ho aperto una pagina Facebook che ha il titolo del libro Dal fachiro al 730 nella quale aggiorno la situazione della sua distribuzione e le collaborazioni che intreccio.

Prossima tappa è interagire con altri blogger (cosa che, grazie a te, sto facendo ora) e rendere più attrattiva la mia pagina Facebook, trovando il tempo di aggiornarla più spesso.

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2 pensieri su “Elena Manzoni: Dal Fachiro al 730

  1. Caro Nick, sono lieto che ti sia piaciuta l’intervista.

    Ma la cosa che più mi fa piacere è quella di concedere il mio piccolo palcoscenico alle persone come te, lei e tutte le altre che ho intervistato in questi anni, poiché hanno avuto il coraggio di tentare di realizzare i loro sogni.

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