Angelo Cerrone. L’eleganza di comunicare emozioni

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso questa intervista Angelo Cerrone, giovane promessa del marketing italiano ed autore dell’omonimo blog.

A lui la parola. Buona lettura!

Ciao Federico è un piacere essere intervistato da te che rappresenti un punto di riferimento per la comunicazione italiana, in quanto sei abilissimo nel coniugare cultura, qualità e creatività in tutti i tuoi lavori.

Ma prima di iniziare l’intervista concedimi la possibilità di salutare i tuoi lettori che sono una risorsa importantissima per questo blog.

Quanti anni hai e di dove sei?

Sono nato sotto il segno del cancro in una calda notte del luglio del 1986 e quindi quest’anno compirò 29 anni.

Vivo nella splendida provincia di Salerno, un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni ma che è privo di un assetto economico capace di essere competitivo in tutto il mondo e ciò penalizza le risorse professionali dislocate in tutta l’area salernitana.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Dopo aver concluso le scuole medie decisi di mia spontanea volontà di frequentare il liceo linguistico poiché ero attratto dallo studio dell’inglese e dello spagnolo.

Purtroppo, il percorso scolastico fu caratterizzato da una vera e propria lotta contro i consueti “favoritismi” che caratterizzano la scuola italiana.

Questa situazione mi ha segnato profondamente e ancora oggi provo “disgusto” verso le lingue straniere.

Quindi, dopo aver ottenuto la maturità, decisi di seguire la mia seconda passione ovvero: l’economia.

Mi iscrissi alla laurea triennale di Economia e Amministrazione delle Imprese ed iniziai a dare i miei primi esami.

Durante i tre anni di studi, lessi alcuni libri sul marketing e sulla comunicazione d’impresa e fui letteralmente sedotto da questa disciplina che non conoscevo.

Per questo, dopo essermi laureato alla triennale, ho deciso di specializzarmi in comunicazione, ottenendo il massimo dei voti.

Dunque il mio percorso scolastico è stato “movimentato” ma segnato da un filo logico: la comunicazione, l’economia e le lingue sono alla base del marketing.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo?

Sicuramente, non ho un curriculum prestigioso come tanti altri professionisti anche perché sono “relativamente giovane” per il mondo del lavoro, ma per ora le soddisfazioni non mancano.

Infatti, ho sempre lavorato nel settore del marketing e della comunicazione e ciò mi rende fiero del mio percorso lavorativo in quanto viviamo in una Nazione dove è facile bruciarsi e/o dove è difficile collocarsi nei settori professionali di pertinenza.

In questi anni ho lavorato per importanti realtà imprenditoriali, non soltanto locali ma anche internazionali, ho conosciuto molti professionisti del settore e, in ultimo, ho collaborato con alcune amministrazioni locali in ambito politico.

La mia carriera non poteva iniziare nel migliori dei modi.

Come hai conquistato il tuo primo posto di lavoro nel settore in cui operi?

Sarò sincero. Per me la mia prima vera esperienza di lavoro è quella che sto vivendo tuttora nell’agenzia dove opero.

Le altre esperienze sono state superflue e poco produttive sotto il profilo dell’apprendimento della professione.

Alla Pubblisystem sono entrato mediante il classico contratto da stagista e dopo un po’ di dura gavetta sono stato promosso all’area marketing.

Lo staff dell’agenzia nutre una profonda stima nelle mie capacità ed in questi ultimi mesi ha apprezzato, a più riprese, il mio modo di lavorare: sicuramente, un po’ troppo lontano dai classici canoni italiani ma molto produttivo sotto il profilo economico.

Qual è la cosa che più ti appassiona nel tuo campo lavorativo?

Quando si lavora per passione è quasi impossibile scegliere gli aspetti più piacevoli della propria professione.

Il marketing è una disciplina troppo complessa ed articolata per essere amata “parzialmente”.

Certamente, la parte strategica è più vicina alla mia indole e non c’è cosa più bella di pianificare un’azione che dovrà condurre un’azienda e/o un libero professionista al “successo”.

Quando qualcuno raggiunge determinati obiettivi attraverso le tue idee e il tuo lavoro, ti senti, talmente, felice da amare a dismisura la tua attività.

Tu lavori sia per una società che come freelancer. Giusto? Quali sono gli aspetti positivi del lavoro da dipendente e quelli positivi da freelancer?

Sì, caro Federico, ti ricordi molto bene.

Oltre a lavorare in una delle agenzie di comunicazione più importanti del territorio, sto muovendo i primi passi da freelancer.

Lavorare in agenzia è molto produttivo perché hai la possibilità di crescere professionalmente mediante un continuo confronto con i tuoi colleghi. Non hai la necessità di ricercare costantemente nuovi clienti ed hai, soprattutto, uno stipendio fisso.

Ma questo, forse, è anche uno degli aspetti più penalizzanti del lavoro alle dipendenze di qualcuno.

Infatti, spesso, i corrispettivi sono troppo bassi e non sono sufficienti a fornirti quell’autonomia economica necessaria per realizzarti nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, le imprese italiane sono troppo lontane dalle esigenze dei lavoratori di oggi.

Concetti quali flessibilità e dinamicità sono ancora un miraggio per il nostro Paese e tutto ciò si tramuta in contesti imprenditoriali poco produttivi e competitivi.

Per superare la crisi economica è necessario non opprimere psicologicamente i lavoratori.

Molti economisti americani hanno individuato nella libertà del lavoro (ovvero: orari flessibili, premi di produzione, vacanze strategiche e altro ancora) un modo innovativo per incrementare la qualità produttiva di un’azienda.

È, forse, questo l’aspetto più seducente della vita da freelancer.

Hai la possibilità di lavorare in base alle tue esigenze e di avere dei compensi maggiori rispetto ai lavoratori dipendenti, ma per colpa delle tasse troppo elevate è difficilissimo far “quadrare” i conti in un settore duramente colpito dalla grande crisi economica come il nostro.

In futuro pensi di metterti in proprio definitivamente?

Se ti rispondessi di sarei troppo banale. Se ti rispondessi di no sembrerei troppo presuntuoso. Per questo ti dico: non lo so.

A parte gli scherzi vorrei avviare un’attività tutta mia, ma lo scenario economico italiano mi blocca.

Come ho già ribadito precedentemente, le tasse incidono negativamente sull’economia nazionale e finché la classe politica italiana continuerà ad aumentarle per perseguire il pareggio di bilancio, le nostre condizioni lavorative saranno sempre più precarie e ciò limiterà la possibilità di avviare nuove attività d’impresa.

Quali sono i tuoi punti di forza e che servizi proponi ai tuoi clienti?

Sul mercato propongo un’ampia gamma di servizi che abbracciano sia il marketing tradizionale sia quello digitale che quello non convenzionale.

Però, la forte passione per la tecnologia e per il web mi stanno conducendo ad una specializzazione nel digital advertising ed è anche per questo che sto imparando ad utilizzare WordPress e Joomla per poter realizzare siti web ed ampliare così la mia offerta “commerciale”.

Per quanto riguarda i miei punti di forza potrei dilungarmi su concetti quali: professionalità, creatività, dinamismo, originalità e tante altre qualità che appartengono ad ogni professionista ma ciò ridurebbe la mia figura ad una semplice valutazione oggettiva.

Pertanto, preferisco che ogni cliente, ogni mio collega e qualsiasi altro individuo mi valuti e mi apprezzi per ciò che realizzo.

Il passaparola è la miglior medicina per il personal branding.

Quali obiettivi hai nella vita?

Ho solo un unico grande obiettivo ovvero lasciare una traccia indelebile nel panorama comunicativo nazionale e di raggiungere i vertici del marketing italiano.

Forse, sarà un sogno irrealizzabile, ma finché ne avrò la possibilità cercherò in tutti i modi di trasformare questo sogno in realtà.

Se tu dovessi fare un bilancio della tua carriera lavorativa a che punto pensi di essere arrivato rispetto al percorso che ti sei prefissato?

Parto dal presupposto che la carriera di un professionista può essere rappresentata mediante una struttura piramidale simile a quella di Maslow.

L’inizio carriera è collocato alla base della piramide ed è possibile accedere ad uno step successivo solo quando, interiormente, saremmo sazi e le nostre conoscenze in quel determinato contesto non potranno essere più arricchite.

Per perfezionarci sarà necessario passare ad una fase successiva.

Solo i più bravi raggiungeranno il vertice mentre molti si fermeranno agli step precedenti.

Se mi avessi posto questa domanda qualche mese fa ti avrei risposto di essere ancora alla base della piramide, ma in questi ultimi mesi la mia notorietà è cresciuta in modo esponenziale e anche la qualità dei lavori è nettamente migliorata.

Poiché ho avvertito l’esigenza di ricercare nuovi stimoli culturali che mi potessero ulteriormente migliorare, penso che la mia carriera sia al secondo gradino della piramide ma per raggiungere il vertice dovrò lavorare sodo e migliorarmi costantemente.

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6 pensieri su “Angelo Cerrone. L’eleganza di comunicare emozioni

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