Alessandro Pozzetti: APclick – Social Media Marketing & Web Writing

Oggi, mio caro lettore, ti porterò a conoscere Alessandro Pozzetti, titolare del blog Apclick, che considero l’ideale punto di partenza per coloro che vogliono intraprendere la carriera di freelancer nel mondo del social media marketing e del web writing.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 32 anni. Appena compiuti, lo scorso 4 maggio.

Sembra ieri che facevo l’esame della patente…!

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Il mio percorso scolastico non è dei più nobili, ahimè, perché da ragazzino pensavo solo al basket e alla ragazzine 🙂

Detto questo, ho frequentato ragioneria fino alla classe terza.

Poi ho mollato per avere una mia indipendenza economica e, pentito della scelta di vita, appena un paio di anni dopo ripresi gli studi grazie ai corsi serali – mentre lavoravo naturalmente – per conseguire almeno l’attestato di qualifica professionale: indirizzo segretario d’azienda.

Seppur minimo, fu il mio primo vero grande successo.

Chi ha frequentato le scuole serali, parallelamente ad un lavoro giornaliero, può capire lo sforzo fisico e psicologico che comporta una pratica simile.

Ecco perché dico che è stato il mio “primo vero grande successo”, del tutto voluto e del tutto personale.

Qual è stato il tuo pecorso professionale?

Come ti anticipavo prima, ho iniziato presto a lavorare e mi sono dovuto adattare a fare il magazziniere (per un’azienda biomedicale sita nel distretto mirandolese) non avendo alcun diploma da esibire agli allora datori di lavoro.

Conseguito il mio attestato, riuscii ad entrare con un contratto di apprendistato presso uno studio di commercialisti il quale, nell’arco di una decina di mesi, non mi riconobbe molto.

Preso dallo sconforto, iniziai ad inviare curriculum a palate e in poco tempo riuscii ad accedere all’interno dell’ufficio acquisti di una nota e solida azienda della bassa modenese.

L’impresa, purtroppo, non risultò altrettanto solida quella notte del 20 maggio 2012 che sconvolse la vita di migliaia di persone in Emilia e non solo. Un tremendo terremoto la fece crollare su se stessa, assieme ad altre aziende, condomini, casolari e ville.

Il mio ex datore di lavoro non si diede per vinto e trovò subito un locale dove appoggiarci almeno con gli uffici.

Il 29 maggio 2012, la seconda tremenda scossa venne a trovarci alle 9.00 di mattina e comportò, oltre ad ulteriori vittime e crolli, la delocalizzazione dell’azienda nel parmense.

Qual è stata la molla che ti ha spinto a diventare freelancer? Torneresti mai indietro?

Covavo da sempre la voglia di creare una mia attività.

Il terremoto, pur nella sua tragicità, mi diede la spinta finale.

Dopo la delocalizzazione dell’azienda, sconvolto un po’ anche dai fatti, diedi le dimissioni e mi trasferii per tre mesi con la mia compagna e la sua famiglia in Trentino, in attesa che le scosse sotto le nostre case modenesi si calmassero.

Un azzardo enorme, se ripenso al contratto a tempo indeterminato e al fatto che, in quei pochi anni all’interno dell’azienda, ero riuscito a divenire responsabile dell’ufficio acquisti.

Ancora oggi, però, non me ne pento.

Se non avessi preso quella decisione, molto probabilmente oggi non sarei qui.

Quei mesi in Trentino ed i primi successivi, libero da ogni vincolo professionale, mi permisero di approfondire la mia passione per il web ed in particolare per le piattaforme social, portandomi a seguire corsi su corsi e a cominciare a testare le mie capacità.

Un ringraziamento, per tutto quel coraggio che accumulai, va alla mia attuale moglie e alla sua famiglia.

Loro, davvero, mi diedero quell’audacia necessaria per acchiappare l’opportunità che mi si era palesata.

I miei genitori, invece, non ebbero molto piacere per quella mia scelta di rinunciare ad un contratto a tempo indeterminato ma, seppur col senno di poi, oggi li vedo felici ed orgogliosi dei miei primi traguardi da freelancer, e questo mi basta.

Se non sbaglio anche la tua compagna è freelancer ed avete anche appena allargato la famiglia? Quindi si può vivere benissimo e pensare al futuro anche senza inseguire un posto fisso, giusto?

Sì, anche lei è freelancer in ambito grafico-stilistico e, sì, stiamo aspettando un bambino che nascerà a fine agosto.

Vivere benissimo” è una parola enorme nel 2015, purtroppo.

Non tanto per il fatto che investiamo quasi 12 ore al giorno nel nostro lavoro, quanto per la fatica di ricevere i pagamenti nei termini prestabiliti.

Non fraintendermi, so bene che è un problema comune italiano (ahimè!), però è davvero stressante rincorrere le persone per poche centinaia di Euro, dopo che gli hai prestato tutta la tua esperienza e professionalità.

Quale strategia applichi per trovare nuovi clienti?

Faccio parlare il mio blog ed i miei canali sociali. Null’altro!

Se agli inizi presentavo la mia attività attraverso email e telefonate, adesso il blog – in particolare – è divenuto la mia vetrina.

Il cliente passa durante una passeggiata sul web, si ferma a guardare i miei prodotti in esposizione, e poi entra per chiedere informazioni e, talvolta, acquista.

Alias, atterrano sul mio blog, leggono di cosa mi occupo, mi contattano per info attraverso email o telefonicamente, e alcuni di questi si sono trasformati e si trasformano in clienti.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Applicazione, passione, costanza e voglia di stupirmi ancora.

Questi quattro ingredienti mi fanno alzare di buonora tutte le mattine, sabato compreso (molto spesso), per aggiornarmi sulle novità del giorno, cominciare ad amministrare le mie campagne, creare gli articoli per i blog che gestisco, andare a fare docenza e gestire le mansioni che ne convengono da calendario.

Scendendo più nel particolare, amo la manualità, quindi mi affido a meno tool possibili per riuscire a toccare con mano ogni singola realtà e pratica derivata dal singolo progetto.

Questo, a mio modestissimo parere, pur essendo più dispendioso in termini di tempo, mi permette concretamente di comprendere l’essenza di ogni cliente e di ogni settore.

Ho comunque strumenti di cui non posso farne a meno: Hootsuite e Drive su tutti.

Lavori da solo o ti sei creato, nel tempo, una squadra di professionisti del tuo calibro che ti supportano nella realizzazione dei tuoi progetti?

Ho un collaboratore fisso e insostituibile, che è Christian Roveri.

Lui è davvero il mio braccio destro per tutto; se ho bisogno so che lui c’è, praticamente sempre, e questo mi agevola molto.

Ci siamo conosciuti grazie ad una delle mie prime email di presentazione da freelancer.

Davvero una bella storia!

È un vero professionista, che non molla mai e con tanta voglia di crescere come me.

Il mio blog, ad esempio, è una sua creazione. Per tutto ciò che riguarda siti web, eCommerce, posizionamento, Seo e AdWords, non ho mai avuto dubbi: solo lui.

Ho anche altri collaboratori molto seri e competenti, che mi aiutano tantissimo per la parte di content marketing; Dio li benedica, spesso li stresso 🙂

Che cosa è Internet per te?

Non potrei più vivere in un mondo esclusivamente offline.

Senza Internet non esisterebbe il web (questo va ricordato sempre, perché molto non sanno che sono due cose ben differenti) e di conseguenza non potrei svolgere il mio lavoro.

Per me è soprattutto comunicazione, informazione e opportunità.

Ritengo, appunto, che sia la più grande opportunità che l’uomo e la società di oggi potessero mai ricevere.

A tuo parere, può un’azienda o un professionista pensare di avere successo senza essere web oriented? C’è qualche settore produttivo che può fare a meno della Rete?

Esistono ancora piccole realtà di paese che possono sopravvivere senza essere web oriented, come un forno o un bar di quartiere per intenderci, ma anche per loro sarà questione di tempo.

Il gioco lo regge l’età avanzata dell’italiano medio, facendo sì che questo passaggio avvenga più lentamente.

Gli smartphone sono stati solo il primo passo della “messa in rete quotidiana” della società. Adesso stiamo iniziando a vivere quello delle aziende, il più complesso e lungo.

E siamo solo all’inizio…

Un sito web od un blog possono bastare ad un’azienda per attirare nuova clientela?

Con un sito web ben posizionato ed un blog attivo che produce contenuti utili al proprio target, nel 2015 siamo già ad un buon 50% circa di comunicazione digitale.

Bene, quindi, ma non ottimale.

I canali sociali sono fondamentali per la diffusione di contenuti e per comunicare quotidianamente con l’utenza.

Inoltre, non sottovaluterei l’offline: ad esempio, l’immagine che ogni singolo componente dà all’esterno dell’impresa, in ogni situazione ed evento, contribuisce molto sul bilancio economico annuale.

Quali caratteristiche deve avere un sito web aziendale per avere la speranza di emergere nel Mare Magnum di Internet?

Non è propriamente il mio campo.

Qui dovrebbe rispondere Christian, però su due piedi mi vengono in mente alcune caratteristiche imprescindibili come: essere responsive, avere un layout fresco e intuitivo, comunicare chiaramente “chi siamo e cosa facciamo”, contenere contenuti utili alla fame d’informazione dell’utenza ed indicizzabili dai motori di ricerca, un buon posizionamento, ottimizzazione SEO e pulsanti canali social in bella vista (se questi sono attivi chiaramente).

Come gestisci i clienti difficili?

Coi guanti, come tutti gli altri.

Tendenzialmente ho molta pazienza: l’unica volta che l’ho persa, appena chiusa la call, sono andato a correre in aperta campagna con la musica a tutto volume nelle orecchie.

Ovviamente, alla scadenza del contratto con quel medesimo cliente, non ho rinnovato la mia disponibilità!

In che modo stabilisci i prezzi dei tuoi servizi e riesci a farne percepire il valore ai clienti potenziali che in una fase di mercato come quella attuale tendono a volere di più spendendo poco o niente?

Talvolta mi viene richiesto un listino prezzi…e dentro di me sorrido, perché siamo visti proprio come dei fornitori di prodotti.

Detto questo, i miei prezzi li stabilisco in base al tempo stimato per la gestione di tutte le attività e, chiaramente, il cosa comporteranno materialmente le stesse.

Non do mai un prezzo prima di un’attenta analisi. Questo è poco ma sicuro!

Far percepire il valore di una buona comunicazione sociale, fino ad un paio di anni fa era molto più difficile.

Le aziende ed i professionisti, oggi, sanno che devono cogliere l’onda digital finché sono in tempo e finché la stessa non li travolgerà.

Diversi dei clienti che mi contattano, infatti, li percepisco già consapevoli del fatto di non poter più fare a meno di affacciarsi al web.

Poi, sì: lo sconto me lo chiedono sempre in fase di firma 🙂

Hai mai perso la pazienza con un cliente?

Con un cliente no, con un utente sì.

E non me ne vanto poiché non dovrebbe mai succedere. Lì ho compreso un mio limite su cui, tuttora, sto lavorando molto.

Come vedi il tuo futuro?

Sicuramente, da papà freelancer; e non vedo l’ora, lo dico con tutta la sincerità del caso.

Ci penso tutti i giorni, perché è il mio distributore organico di energia positiva!

Per quanto riguarda la mia figura (il mio brand), qualcosa sta già evolvendo.

Infatti, ad aprile sono divenuto un vero e proprio docente e, conoscendo le mie ansie, tuttora sono incredulo di questo risultato.

Inoltre, col tempo, spero che questa etichetta possa diventarmi stretta poiché significherebbe aver acquisito ulteriori competenze, ulteriore visibilità e come logica conseguenza più clienti.

Non ho paura delle tasse e dell’aumento dei costi poiché sono partito da zero tre anni fa, dopo essere letteralmente sopravvissuto ad un terremoto, quindi oggi tutto il resto lo ritengo affrontabile.

Anche grazie ad un po’ di fede, non lo nascondo.

Ho un sogno nel cassetto: poter mantenere la mia famiglia con la sola scrittura attraverso i miei libri. Chissà… 🙂

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9 pensieri su “Alessandro Pozzetti: APclick – Social Media Marketing & Web Writing

  1. Pingback: Alessandro Pozzetti. Due anni dopo | Federico Chigbuh Gasparini

  2. Ciao Federico,
    Hai beccato anche Ale! Complimenti per la bella intervista.
    Sai, Alessandro lo seguo ormai da tempo un po’ ovunque. Sta facendo un ottimo lavoro con il suo Ap-Click. La sua marcia in più? Non nascondere il suo lato umano attraverso un personaggio “costruito”. Molti ancora oggi lo fanno e secondo me sbagliano alla grande.
    Simone

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