Andreas Voigt: Innovando

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Andreas Voigt colui che attraverso il suo blog è stato per me fonte d’ispirazione e di riflessione.

Andreas è una mente raffinata, un connubio tra mentalità tedesca ed italiana che fanno di lui un professionista di tutto rispetto oltre che un fine umanista.

Purtroppo, è anche uno di quei cervelli in fuga di cui si parla tanto.

Infatti, di recente è emigrato in Svizzera con la sua famiglia e la sua azienda alla ricerca di un futuro migliore.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 47 anni suonati …

Mi avvicino ai 50 e non capisco il perché!

Qual è stato il tuo percorso scolastico? Si è svolto tutto in Italia?

No, ho fatto solo elementari, medie e superiori in Italia; diplomandomi come perito elettronico.

Non sono mai stato uno studente modello, anzi, direi uno di quelli turbolenti.

Avevo voti discreti e ottimi, ma ero turbolento dal punto di vista comportamentale.

Poi, mi sono messo a studiare e mi sono laureato in sociologia e comunicazione alla Goethe a Frankfurt am Main.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Inizialmente, mi sono occupato prevalentemente di abbigliamento, mondo del fashion e comunicazione.

Per i primi 21 anni ho lavorato, dapprima, come responsabile del controllo qualità e, poi, anche come responsabile agli acquisti di una nota azienda multinazionale di abbigliamento (oggi, purtroppo, inglobata in una ancora più nota e grossa).

Successivamente, nel 2000 ho fondato Innovando e mi sono ritrovato a fare quello che ho sempre voluto fare: comunicazione.

Come nasce la tua passione per il web?

Nasce dalla curiosità. I primi vagiti di Netscape e di un PC collegato in Rete in uno stand fieristico mi hanno portato lì dentro da subito.

Praticamente, la mia passione per il web è nata nel 1996, proprio agli albori e non è passata più.

Il web per me è vita, ormai. Mi definisco essere umano 2.0.

Non voglio dire con questo che sono solo sul e “nel” web, c’è anche la mia vita privata, ma ho di fatto una vita pubblica, sotto gli occhi di tutti e questo in qualche modo aiuta il mio ego. Ci sto bene, mi ci sento a casa e so cosa devo dire e cosa devo fare.

Siccome, non posso portare tutta la gente a casa mia, vado io in mezzo alla gente.

Quando ti sei messo in proprio?

Correva l’anno 2000. In realtà anche prima sebbene parzialmente.

Ho, infatti, ereditato l’aziendina di famiglia.

Un’agenzia di abbigliamento pur lavorando come dipendente per un’azienda tedesca, sempre di abbigliamento.

Mi è servito, perché ho capito che avrei sempre lavorato in proprio.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Beh, non faccio fatica a rispondere a questa domanda.

Efficienza tedesca e ordine italiano. Sembra un controsenso, ma sono così. Sono piuttosto efficiente.

Quando per 20 anni hai fatto il dirigente in una azienda multinazionale, quando hai aperto fabbriche all’estero e comprato tonnellate di jeans, l’efficienza diventa non solo metodo ma modus vivendi.

Però, non sono fatto a compartimenti stagni e adoro “l’ordine” italiano fatto spesso di improvvisazione e di capacità cognitive e intuitive che nessun altro popolo al mondo ha.

Mi piace non essere accentratore, cioè la delega la conosco bene e anche le sue problematiche di gestione.

Però, pretendo molto da me stesso e dagli altri.

Spesso, mi si definisce incontentabile. Pazienza, nessuno è perfetto.

Come stabilisci il prezzo delle tue prestazioni?

Semplice. Modello, margine operativo, costi di gestione, imprevisti, budget, obiettivi.

Come gestisci i clienti difficili o che fanno richieste assurde?

Una volta tacevo e, a testa bassa, incassavo. Adesso non più. Sono, forse, anche più maturo ed esperto. Non lo so ma la butto sul ridere.

Cerco, quindi, di mantenere un atteggiamento allegro e spensierato anche perché inutile creare ulteriori problemi e scontri quando già il cliente è problematico.

Per le richieste assurde uso un tono flemmatico e rispondo sempre così: Pardon?!

Che cosa è Innovando e qual è stata la sua evoluzione nel corso del tempo?

Questa è una domandona.

Innovando è un’esperienza.

Certo ha personalità giuridica, è una società di capitali, piccola, ma io l’ho sempre vista come un’esperienza e questa esperienza ho cercato di trasferirla a tutti coloro che in modo diretto o indiretto hanno avuto a che fare con me.

Infatti, si chiama Innovando e la sua evoluzione è continua.

Definire, però, il percorso di Innovando un percorso evolutivo su una linea temporale standard e rigida, quasi come fosse scandita da un orologio, non è così.

Le linee temporali sono diverse, molteplici e si intersecano con realtà esterne anch’esse diverse.

Ecco perché dico che sì, Innovando è un’esperienza e, anzi, è la sommatoria di tante esperienze diverse. Questa è la nostra forza.

Come mai ti sei trasferito in Svizzera ad Appenzello e non nella Svizzera italiana?

Hai presente il caso? Quello!

Volevo tornare in Germania. Son capitato qua grazie ad un conoscente, amico che vive in Svizzera, a Lugano.

Ci è piaciuto molto il posto, abbiamo posato le valigie e siam rimasti, io e mia moglie.

E siamo molto felici di questo. E’ stato come una cosa naturale, come se fosse già tutto scritto.

Ti è capitato anche in Svizzera che un potenziale cliente ti chiedesse di

realizzare ad una cifra irrisoria un social network sul modello di Facebook per

il nipotino (mi è rimasta impressa questa storia che scrivesti tanto tempo fa

sul tuo blog)?

No, ma mi aspetto che arrivi. Tanto lo so che arriva. L’idiozia non ha passaporto.

Quali sono le differenze tra Italia e Svizzera?

La differenza più sostanziale? Qui sono luterani/calvinisti. Qui in Svizzera il diritto alla buona fede è sancito in Costituzione. Qui in Svizzera c’è una democrazia diretta e, soprattutto, qui niente Euro e niente Unione Europea, mai!

Il resto son quisquilie.

Di recente, mi è sembrato di capire che anche tua moglie si è unita al tuo

team di professionisti. Com’è lavorare in coppia? Come vi siete divisi le

competenze?

La scelta più intelligente che potessi fare!

Mia moglie è svizzera dentro. E’ efficiente, precisa, sicura.

E’ uno di quei motori diesel che vanno sempre, che se li alimenti a banane vanno lo stesso e, soprattutto, ha un colpo d’occhio femminile e una sensibilità che mancava in Innovando.

E, poi, è mia moglie, un contrappeso importante nella gestione del potere.

Chi sono i membri del team di professionisti che nel tempo hai creato?

Siamo in tanti, ormai.

Pietro Suffritti, Andrea Papotti e Andrea Iotti per la parte di infrastruttura e capocentro CED; Alex di Chiara per la parte di progettazione in campo SEO; Gabriele Romanato per lo sviluppo web, solo per citarne alcuni.

C’è Paolo Cervari che è il mio filosofo personale; c’è Susanna Baraldi per il design e Fabrizio Loschi per l’art direction.

Oramai, siamo un team piuttosto importante.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Non lo so. E poco mi importa. Qualcosa sarà e sarà, comunque, bello.

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