Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

 

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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10 pensieri su “Simone Bennati: Bennaker.com

  1. Un blogger di successo è sicuramente persona da ammirare. Mi ha colpito la sua positività ed ottimismo malgrado la questione del lavoro. In bocca al lupo a Bennaker ed un saluto a te…in fondo i tuoi post sono lezioni di vita che vanno oltre la settorialità dell’argomento trattato…

    • Grazie Gigi, per aver letto e commentato questo post.

      Simone è veramente una persona in gamba e un professionista coi controfiocchi.

      Sono sicuro che in breve tempo riuscirà a imporsi sul mercato.

      Un giorno mi piacerebbe intervistarti poiché hai molto da insegnare e il tuo blog è un faro filosofico che illumina diversi aspetti della vita.

      Che ne pensi della mia proposta?

      Un abbraccio,

      Federico

      • Ciao Fede, davvero non so che dire, per me sarebbe un onore e ti offro la mia piena disponibilità, ma un’intervista a me uscirebbe un pò fuori dai soliti canoni del tuo blog…io sono un pò “datato” e sono uno che ha fatto un percorso inverso alle personalità che di solito intervisti…da avvocato milanese rampante a mollare tutto e trasferirsi in un paesino tra i monti per scrivere e meditare… 🙂

      • Caro Gigi, la mia rubrica Almost Famous è dedicata a coloro che si impegnano a realizzare i propri sogni.

        Tu sei uno di questi.

        Se ne esce un’intervista atipica ancora meglio.

        Sarai il “Mauro Corona” della situazione e spero che tu abbia il suo stesso successo editoriale.

        Dammi un po’ di tempo e riceverai le mie domande.

      • Bè, io credevo di averlo realizzato il sogno arrivando nel mio lavoro…poi mi sono accorto che non era il “mio” sogno e quindi… Grazie per la fiducia, sono a tua disposizione quando lo riterrai opportuno. Un caro abbraccio

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