Michele Renzullo: scritturacreativa.org

Michele Renzullo

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presento Michele Renzullo, autore di romanzi e titolare di Scrittura Creativa, un corso di scrittura creativa online.

Un progetto che per lungo tempo non ha generato profitti e che, nel suo momento più buio, quando si trovava a un passo dalla chiusura, grazie al lockdown imposto a causa del Coronavirus ha ottenuto un successo inaspettato.

Questo a riprova che la resilienza è una dote che tutti coloro che vogliono raggiungere i propri obiettivi imprenditoriali devono possedere e che creare un business digitale o un ramo d’azienda digitale è una strada che, oramai, tutte le imprese e tutti liberi professionisti devono percorrere, se vogliono prosperare.

Infatti, oggigiorno, nessuno può pensare di farcela senza essere presente con cognizione di causa in Internet con la sua attività imprenditoriale o professionale.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao Federico, grazie per ospitarmi sul tuo blog.

Ho 43 anni, e in questo momento abito a Barcellona, dopo 9 anni di permanenza a Dublino.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato un Istituto Tecnico Commerciale che, inizialmente, odiai. Ma dopo il primo anno ci feci pace.

Per il resto, mi ero iscritto a Lettere Moderne, che abbandonai per mancanza di motivazione. Erano tutti lì interessati a superare l’esamuccio.

Ho frequentato, successivamente, il Corso di Alta Scrittura Creativa della Cattolica, un Master in imprenditorialità a Dublino e altri corsi specifici come quelli su: SEO, Copywriting, Web design.

Ma, fondamentalmente, sono un autodidatta che si nutre di centinaia di libri.

Quali esperienze di lavoro hai avuto nel corso della tua carriera lavorativa e che cosa ti hanno insegnato che ti è utile ora?

Tutte le esperienze lavorative mi hanno insegnato qualcosa: dal cameriere all’account manager per Facebook.

Ho sempre cercato di vedere le cose da un altro punto di vista, di migliorare i processi, di renderli più snelli e funzionali.

Le task di routine mi annoiano.

Mi interessa più la logica che sta dietro ai processi.

Da tutte le esperienze lavorative ho imparato qualcosa e da tutte sono scappato.

Quando non riuscivo più a imparare niente di nuovo, mollavo il colpo.

Come nasce la tua passione per la scrittura creativa?

Non ricordo nemmeno e, forse, ai tempi non la chiamavo nemmeno scrittura creativa, ma semplicemente scrittura.

Diciamo che sono sempre andato bene nei temi di italiano e all’età di 20 anni ho sentito l’esigenza di scrivere il mio primo romanzo.

Ne sono seguiti altri 4.

Attualmente, sono in fase di lavorazione del mio quinto romanzo, che spero trovi presto un buon editore.

Quando è stato il tuo incontro coi libri di Robert Kiyosaki e come questo ha influenzato il tuo mindset imprenditoriale?

Lessi Padre Ricco, Padre Povero circa 5 anni fa.

Alcuni elementi sono stati illuminanti, altri sono stati delle conferme di qualche intuizione o considerazione che sentivo già dentro.

Il sentirsi ricchi o poveri non dipende dai soldi, ma da uno stato mentale.

I soldi devono lavorare per te e non tu per loro.

E in questo, la scalabilità e l’automatismo dei prodotti del digital marketing ne rappresentano una perfetta incarnazione.

Quando e come nasce la tua scuola di scrittura creativa?

Ho lanciato www.scritturacreativa.org nel 2016.

Si erano combinate, come spesso accade quando si crea qualcosa, diverse circostanze differenti.

Lo spunto pratico me lo ha dato il videocorso di Marco Ronco sulla SEO (penso il miglior SEO italiano).

Diciamo che l’aver seguito il suo videocorso mi è servito sia per acquisire i fondamenti di questa affascinante disciplina (tuttora gestisco io questo aspetto), sia per strutturare il mio corso online.

In più avevo seguito un master in imprenditorialità a Dublino e avevo appena pubblicato il mio romanzo L’una di Ferragosto.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare per farla emergere?

Per molto tempo non sono riuscito a battere il break even point (in italiano punto di pareggio, ovvero quella situazione in cui non hai né profitti né perdite, n.d.r.).

A volte, paradossalmente, è più facile gestire un completo insuccesso o un disastro.

Ma quando ti trovi a ricevere dei buoni riscontri, con gente che ammira e apprezza il tuo lavoro, ma tu non sbarchi il lunario, è dura gestire la cosa dal punto di vista finanziario.

Dopo il lockdown a causa del Coronavirus che risultati hai ottenuto?

Parlando di numeri: 600 iscritti in un mese, 40 mila visite mensili al blog, 10 mila iscritti alla Newsletter e fan social.

Ma il risultato più sorprendente è la fiducia che si è instaurata con quanti si sono iscritti e la loro riconoscenza.

Ancora fatico a credere a tutte le testimonianze che mi hanno lasciato.

In più, anche il lato economico mi sta regalando molte inaspettate soddisfazioni, che mi danno la serenità per affrontare meglio il lavoro.

Cosa hai imparato lungo il percorso che ti ha portato ai risultati attuali?

Che se rinunci non saprai mai se ce l’avresti fatta.

Solitamente, il successo arriva sempre a un passo dal fallimento totale.

Che se non vendi oppure non convinci in un dato momento storico non vuol dire che il tuo prodotto o servizio è scarso.

Sono tanti i fattori che possono non farti convertire in quel momento.

D’altro canto, possiamo e dobbiamo sempre migliorare, lavorando con umiltà.

Ciò vuol dire che hai bisogno di tante competenze diverse, in diversi ambiti, che saper comunicare è tutto e che, a volte, per quanto abbiamo l’impressione di aver lavorato bene, di aver dato, non è ancora abbastanza.

Dobbiamo sempre mirare all’eccellenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A breve, uscirò sul mercato con la pubblicazione di un manuale di scrittura creativa di 230 pagine.

Penso che sia uno dei più completi in lingua italiana.

Sto, inoltre, raccogliendo materiale per lanciare un nuovo prodotto: un videocorso di Master editing e correzione di bozze.

Infine, voglio continuare a lavorare sull’attuale videocorso di scrittura creativa e, naturalmente, a scrivere romanzi.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Riccardo Russo: SmartLoops

Riccardo Russo
Riccardo RussoSmartLoops

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Riccardo Russo, le precedenti le trovi qui e qui.

Come sai, se leggi da tempo questo blog, mi piace molto seguire come si evolve la carriera di chi ho intervistato una prima volta.

Riccardo, tra l’altro, ha recentemente lanciato SmartLoops, una growth marketing agency, specializzata nell’aiutare le startup nella loro crescita.

Una ragione in più per intervistarlo visto che opero nello stesso settore. 

Buona lettura!

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Ciao Riccardo! Sono passati quasi quattro anni dalla nostra ultima intervista (5 agosto 2016). Com’è cambiata la tua vita da allora?

Ciao Federico, che bello risentirci.

Sono cambiate tante tante cose, ero al liceo in Sicilia, a Messina.

Cosa è successo durante questi quasi quattro anni?

Prima cosa, mi sono trasferito a Londra, subito dopo aver finito il liceo.

E lì ho vissuto e lavorato per 3 mesi in una startup.

Successivamente, sono tornato in Italia a causa del fallimento dell’azienda in cui lavoravo, trasferendomi a Milano.

La mia casa da, ormai, due anni  esatti.

In questi due anni a Milano ho avuto la fortuna di vivere delle esperienze professionalmente significative, prima come Marketing Specialist in One Day Group (holding dove sono presenti aziende come ScuolaZoo e WeRoad, con +25mln di euro di fatturato), poi come Account Manager di Giffoni Innovation Hub, uno spin-off di Giffoni Film Festival.

Più passava il tempo, più esperienze facevo, più persone conoscevo… più imparavo a conoscere me stesso.

Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di abbandonare il “posto fisso” aprendo partita Iva e mettendomi in proprio.

Che cos’è SmartLoops e dov’è la sua sede?

SmartLoops è un’agenzia di Growth Marketing che aiuta le startup a crescere.

Siamo basati a Milano.

Chi sono i tuoi soci in quest’avventura e dove li hai conosciuti?

L’idea di mettere in piedi SmartLoops è nata insieme al mio socio Pietro Campanella, lui è di Bologna e studia Data Science in Bocconi.

L’ho conosciuto poco più di due anni fa a Roma, a una premiazione.

Poi quando ci siamo trasferiti entrambi a Milano abbiamo iniziato a vederci periodicamente e ricordo che riflettevamo spesso su cosa ci sarebbe tanto piaciuto fare negli anni a venire.

Abbiamo notato che le idee erano piuttosto simili e in aggiunta a ciò ci divertivamo un sacco a lavorare insieme.

Abbiamo quindi unito le forze. Così è nata SmartLoops.

Cosa risponderesti a un potenziale cliente che vi considerasse un Team troppo giovane per aiutarlo?

Rispondiamo in due modi:

  • Raccontando alcuni nostri case study. La concretezza per un marketer è un elemento fondamentale. Se manca, forse, è bene cambiare lavoro.
  • Raccontando le nostre esperienze lavorative più rilevanti prima di SmartLoops.

Chi è il vostro cliente ideale?

Startup che hanno validato la propria idea di business, sono sul mercato e fatturano pur non seguendo la curva di crescita che una startup dovrebbe seguire.

Quali servizi proponete?

Abbiamo due linee di business principali.

La prima è relativa all’incremento delle conversioni.

Ci rivolgiamo a startup che vogliono diminuire il proprio costo di acquisizione.

Grazie all’analisi dei dati troviamo i punti critici del funnel della startup in cui sta perdendo più potenziali clienti.

Sperimentiamo velocemente tecniche per ottimizzare quei punti fino a che non generiamo un miglioramento netto nei risultati del processo di vendita.

Seconda linea di business: aumento della customer life-time value.

Questo servizio è rivolto alle startup che vogliono aumentare i propri profitti senza incrementare la spesa in advertising.

Quello che facciamo è creare una scala del valore composta da più prodotti che permettono di aumentare il profitto generato da ogni singolo cliente per il business. 

Facciamo quindi crescere non solo il fatturato, ma anche la marginalità.

Com’è strutturato, a grandi linee, il vostro processo di lavoro?

A livello macro possiamo dividerlo in tre step:

  1. Growth Design Live: l’unico modo per portare risultati per un business che non è il tuo, è conoscerlo. Facciamo quindi 6h di confronto one-to-one con la startup!
  2. Strategia di Crescita:  niente slide infinite. Presentiamo la strategia ideata mettendoci la faccia con un video di spiegazione.
  3. Avvio dell’operatività: il primo Sprint sarà dedicato alla creazione degli asset (landing page, campagne di advertising etc.), negli Sprint successivi daremo il via agli esperimenti di crescita.

Che risultati avete ottenuto fino ad oggi?

Ti menziono i più recenti:

  • Raccolto 50.000€ in 25 giorni per il Teatro Menotti di Milano grazie al lancio di una campagna di crowdfunding.
  • Generato 31.000€ di fatturato, in soli 3 giorni, vendendo un corso sul coding di un nostro cliente.
  • Incrementato il traffico organico del 100% passando da 162.000 utenti mensili a 335.000, su un sito di un nostro cliente, in soli 3 mesi.
  • Generato 15.000€ di fatturato vendendo una subscription ad una community in 5 giorni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Adesso il focus è sulla crescita di SmartLoops. Pianifichiamo la prossima chiacchierata tra due anni e vediamo cosa accadrà? 🙂

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Alessandro Mozzati: CMZ sas

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Alessandro Mozzati, titolare della CMZ, una PMI lombarda del settore del “cleaning”.

Le piccole imprese sono la struttura portante del sistema industriale italiano e io considero i piccoli imprenditori dei veri e propri eroi visto il difficile contesto in cui operano a causa dell’enorme burocrazia e della forte pressione fiscale che li colpisce, oltre alle altre carenze strutturali del sistema Paese.

Spero che quest’intervista ti piaccia come è piaciuta a me.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 47 anni, una splendida moglie e due figli che adoro.

Vivo a Monza, dopo essere cresciuto a Sesto San Giovanni, città alla quale sono ancora molto legato.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono diplomato come “Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere”, ma ho iniziato a lavorare mentre finivo le superiori.

Per questo motivo non ho proseguito con gli studi universitari ma mi sono sempre molto “coltivato” dal punto di vista degli interessi e della cultura personale in maniera piuttosto eclettica e trasversale.

Qual è stato il tuo percorso professionale prima di diventare amministratore della CMZ sas di Alessandro Mozzati & C.?

Io e mio padre abbiamo iniziato insieme questa avventura, con molti scontri sul campo di battaglia.

Padre e figlio in ambito professionale sono una miscela esplosiva sia nel bene che nel male.

Dopo poco tempo mio padre mi affidava incarichi per i quali avevo studiato, ovvero l’amministrazione e la gestione delle risorse umane, oltre che alla presenza diretta sui cantieri.

Che cosa hai imparato da queste esperienze professionali che ti è utile per la posizione che ricopri attualmente?

Tutto!

Le pulizie ora non hanno segreti per me, in ambito civile, industriale, trattamenti di ogni tipo su ogni superficie.

Le pulizie però, sono il 5% del mio lavoro quotidiano.

Ho dovuto imparare a gestire mezzi, persone, clienti, fornitori, amministrazione, reti web, siti internet, social, pratiche legali e sindacali, redigere offerte e avventurarmi nel mondo del “commerciale” al quale non sono particolarmente legato.

Quando e come nasce CMZ?

Nasce nel ‘93.

Mio padre era in società con mio nonno in un’attività che produceva centrali telefoniche per Siemens.

Purtroppo, alla morte improvvisa di quest’ultimo, si trovò nella condizione di dover mettere in liquidazione quanto fondato da poco.

Il resto è semplice da raccontare.

Mio padre rimase disoccupato e non volle tornare a fare il dipendente.

Il mercato era florido e la concorrenza era agguerrita ma non come ora.

Si lavorava bene e non si avevano tutte queste incombenze a cui dovere ottemperare ogni giorno.

Ora, il nostro lavoro è prevalentemente documentale.

È incredibile quale trasformazione abbia subito.

Non si avevano obiettivi.

Io, soprattutto, guardavo solo al brevissimo periodo.

Con il tempo ho iniziato a pianificare e a cercare nuove opportunità

Che cosa ti ha spinto ad aprire la tua società?

La volontà di strutturare un progetto che rispecchiasse la professionalità conseguita da me e mio padre nel corso degli anni precedenti, ma che avrebbe rischiato di restare legata unicamente alle nostre persone, se non avessimo pensato a un progetto diverso e più allargato, con risorse valide sia per quanto riguarda la parte pratica e operativa che nei ruoli strategici e d’ufficio.

Quali sono i principali problemi nel tuo settore?

La difficoltà più grande che affrontiamo in questo ambito è che i nostri servizi sono percepiti dal cliente come “commodity”.

Ovvero, servizi senza evidenti differenze di qualità percepibile tra fornitore e fornitore.

Questo facilita la concorrenza sleale da parte di imprese che spesso non rispettano neppure le normative sul lavoro e sono, però, in grado di offrire servizi apparentemente simili a prezzi più bassi.

Altro grande ostacolo, complesso ma anche sfidante dal punto di vista degli obiettivi, è quello dell’organizzazione giornaliera del lavoro, molto più densa di grandi e piccole difficoltà da affrontare con pazienza, dato che il nostro è un lavoro svolto da persone verso altre persone, sempre diverse nei comportamenti e nelle esigenze.

Come l’avvento di Internet e dei Social Network ha impattato sul tuo settore?

Enormemente, e questa azienda ha saputo cogliere fin dall’inizio le opportunità offerte da Internet, grazie a una presenza on-line costante fin dai primi anni dello sviluppo del web in Italia.

La Rete offre immense possibilità a chi sa coglierle.

Ma negli ultimi anni questo ambito presenta anche qualche rischio vista la presenza sempre più invasiva di portali che offrono manodopera a basso costo senza intermediazione reale d’impresa.

Come sfrutti Internet e i social per acquisire nuovi clienti?

Siamo presenti attraverso il nostro sito web e gli strumenti gratuiti e a pagamento messi a disposizione da Google, oltre ad avere strutturato un servizio di marketing e mailing in grado di comunicare in maniera efficace.

Per ora non abbiamo “sfruttato” molto i canali social come Facebook e Instagram solo per mancanza di tempo da dedicare a questi strumenti.

Ma riteniamo che entrambi siano validissimi per il settore delle pulizie dato che, come tutto ciò che concerne la vita di casa e ufficio, rientra nella sfera degli interessi personali degli individui che utilizzano questi canali.

Qual è il tuo pubblico target?

Indubbiamente un pubblico che privilegi la qualità, un alto livello consulenziale e un supporto costante prima, durante e dopo lo svolgimento del lavoro, e che sia disposto a pagare il giusto per un servizio di alta qualità, come quello garantito dai nostri capi squadra e addetti.

Non, evidentemente, chi guarda al prezzo in apparenza più basso e che valuta i preventivi solo in base a quello, per poi trovarsi a gestire brutte sorprese, se non veri e propri pasticci.

Quali attività di marketing sfrutti, oltre a quelle che fai on-line, per ampliare la tua clientela?

Il passaparola dei clienti soddisfatti resta la risorsa di marketing “off-line” più valida e remunerativa.

La nostra azienda ha, comunque, sempre svolto attività di telemarketing su potenziali clienti, così come campagne di email marketing e volantinaggio, oltre a scrivere articoli per il web (content marketing).

Il buon ritorno in termini di contatti della nostra presenza “on-line” ha comunque sempre reso queste attività non “urgenti” visto il flusso discreto e costante di richieste spontanee provenienti dalla Rete.

Quali sono i servizi che CMZ eroga ai suoi clienti?

Servizi di pulizia professionale in ufficio, condominio, ma anche in appartamento.

Oltre al classico lavoro di pulizie ci occupiamo anche della completa gestione di appartamenti in modalità B&B.

L’esperienza maturata in oltre 20 anni di attività e le professionalità di elevato livello presenti in azienda hanno consentito a CMZ di inaugurare un’attività di vera e propria consulenza strategica rivolta non solo ad altre imprese di pulizie, ma soprattutto a gestori di grandi patrimoni immobiliari per tutte le tematiche in tema di gestione dei contratti e delle operazioni in materia ambientale e “cleaning”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Questa azienda non cerca la crescita “a tutti i costi” né dal punto di vista del fatturato né da quella del mero numero di clienti attivi.

Desideriamo svilupparci in maniera sostenibile e mantenendo il nostro “imprinting”.

Stiamo cercando di consolidarci lavorando per un target di clienti sempre più “allineato” e che sposi la nostra visione di un rapporto professionale sereno e gratificante, in modo che gli stessi collaboratori siano soddisfatti di svolgere quotidianamente il proprio lavoro.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Angelo Cerrone. Poco più di tre anni dopo

Angelo Cerrone - Esperto di Marketing
Angelo Cerrone – Esperto di Marketing e Blogger

Come sai, mio caro lettore, se mi leggi da un po’ di tempo, mi piace seguire gli sviluppi professionali delle persone che ho intervistato una prima volta.

Per questo motivo, oggi, ti propongo la terza intervista che ho fatto, nel giro di poco più di tre anni, ad Angelo Cerrone, titolare del blog angelocerrone.it, che è un ottimo punto di riferimento per chi vuole avvicinarsi al complesso mondo del marketing.

Le precedenti interviste le trovi qui e qui.

Buona lettura!

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Sono passati poco più di tre anni dalla nostra ultima intervista. In questo lasso di tempo com’è cambiata la tua vita professionale?

Ciao Federico, prima di rispondere alla tua intervista, vorrei augurare: Buon anno, a tutti i tuoi follower.

Ritornando alla tua prima domanda, posso affermare, con convinzione, che la mia vita professionale è stata completamente “rivoluzionata” in questi ultimi tre anni.

Infatti, nel corso del tempo ho abbandonato alcuni progetti “storici”, come ad esempio Graffi Creativi, per “coltivare” nuove collaborazioni in ambito locale (ho partecipato al progetto Campagne Felix).

Inoltre, sempre in questo periodo, ho ottimizzato il mio blog sui principali motori di ricerca, ho scritto due ebook (uno è in vendita su Amazon), ho conseguito una serie di certificazioni informatiche e ho ampliato la mia offerta con servizi affini al marketing d’impresa.

Alla tua attività da dipendente alla CF Metal società cooperativa affianchi anche quella da libero professionista. Chi è il tuo cliente tipo?

Generalmente, i miei clienti sono imprenditori o liberi professionisti che vogliono “estendere” la loro attività oltre i confini geografici di appartenenza.

Quindi si tratta di individui che hanno fondato una piccola o piccolissima attività d’impresa in un determinato territorio e che vogliono far leva sulle potenzialità del web, nonché dei dispositivi digitali, per vendere i loro prodotti o servizi in mercati sempre più ampi.

Tra i vari servizi che offri, qual è quello che i tuoi clienti richiedono di più?

I miei servizi più richiesti sono essenzialmente due: blogging e SEO.

Si tratta di due servizi sempre più apprezzati sul mercato digitale, visto che i social network non sono più in grado di offrire delle risposte – in termini di investimenti e ricavi – soddisfacenti.

Inoltre, in questi tre anni, ho raggiunto dei risultati straordinari con il mio blog personale e con il sito/blog della CF Metal che mi hanno consentito di ottenere ulteriore visibilità sul web.

Infatti, nel 2019, il sito internet della CF Metal è stato consultato da oltre 14 mila utenti (parliamo di una società che opera quasi esclusivamente nella Provincia di Salerno) mentre il mio blog (angelocerrone.it) ha superato i 33 mila utenti in un anno.

Questi risultati sono stati ottenuti tutti mediante la SEO in quanto non ho investito un solo centesimo in pubblicità sui social media.

Oltre a questi due servizi, le richieste dei clienti si sono estese anche in altri due ambiti: protezione dei dati aziendali sul web e contabilità aziendale.

Quest’ultimo servizio è stato perfezionato nel corso del tempo, presso la CF Metal, e mi ha consentito di analizzare le strategie di marketing attraverso un’attenta analisi del bilancio aziendale.

Che strategia adotti per generare un costante flusso di clienti?

Per ottenere nuovi clienti preferisco far leva sul passaparola.

Quindi, oltre alle classiche attività di promozione sul web, cerco di focalizzarmi sulla qualità dei miei servizi così da ottenere nuove richieste di informazioni.

Il passaparola è una delle strategie più poderose del marketing di impresa e ancora oggi offre risultati straordinari, soprattutto in ambito locale.

Come suddividi la tua giornata lavorativa visto che hai anche un lavoro da dipendente?

Non è semplice organizzare una giornata lavorativa poiché le emergenze sono sempre dietro l’angolo.

Nonostante ciò, ogni sabato, cerco di pianificare la mia settimana lavorativa così da ottimizzare il lavoro in proprio nonché quello da svolgere presso la CF Metal.

Poi, qualora ci fossero delle emergenze o degli imprevisti, ho l’abitudine di focalizzarmi su quest’ultime e di “abbandonare” temporaneamente tutte quelle attività superflue che possono essere svolte anche in tempi successivi.

Come riesci a conciliare due lavori e vita privata?

La conciliazione tra lavoro e vita privata avviene, principalmente, mediante lo smart working.

Infatti, una buona parte delle attività che svolgo per conto della CF Metal, le eseguo direttamente da casa oppure all’aperto con l’ausilio della tecnologia di ultima generazione.

Grazie allo smart working, posso gestire più lavori contemporaneamente ovvero svolgere alcune commissioni personali.

Però, in futuro, potrebbero esserci delle novità che potrebbero condurmi a delle scelte drastiche anche in ambito professionale.

Come stanno andando i tuoi progetti digitali (#unangeloinviaggio, Graffi Creativi, etc.)?

Come ho già ribadito in precedenza, alcuni progetti “storici”, come Graffi Creativi e l’Advertising Break, sono stati chiusi perché ormai datati e non più in linea con le esigenze del mercato digitale.

Al momento sono attivi solo due progetti: #unangeloinviaggio e Italia in cartolina, entrambi gestiti su Instagram.

Ma, a breve, ci potrebbero essere delle novità per quanto riguarda i miei progetti personali, ma non posso sbilanciarmi.

Al posto della classica newsletter tu sei stato uno dei primi a utilizzare Telegram. Perché? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di questa soluzione?

Ho scelto di abbandonare la classica newsletter perché la considero ormai “vecchia” e priva di efficacia.

Per questo motivo ho deciso di sperimentare una newsletter “alternativa” che consente ai lettori di recuperare tutti gli articoli del mio blog con un semplice click.

Per questo motivo ho optato per Telegram che tra un paio di anni sarà una delle migliori piattaforme per la comunicazione one-to-one.

Nonostante, quest’app di messaggistica non sia molto diffusa in Italia, già ora i canali Telegram offrono numerosi vantaggi e solo pochissimi svantaggi.

Ad esempio: la condivisione non è invasiva ed è immediata, si possono inoltrare diverse tipologie di contenuto, si può consultare la lista degli iscritti, si può creare un link personalizzato e non si corrono pericoli inerenti allo spam.

Invece gli svantaggi sono principalmente legati alle caratteristiche dei canali Telegram in quanto si tratta di una comunicazione unidirezionale dove l’utente non ha la possibilità di interagire con l’amministratore del canale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nella mia testa ci sono numerosi progetti: alcuni ancora in fase embrionale, altri già definiti.

Nel 2020 dovrebbe esserci sicuramente il lancio di un progetto locale (in ambito provinciale) che dovrebbe interessare imprenditori, enti comunali e associazioni di categoria.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Massimo Ponzano: Professione Networker

Massimo Ponzano - Network Marketer

Massimo Ponzano – Networker

Come sai, mio caro lettore, se mi leggi da tempo, mi piace molto seguire gli sviluppi delle carriere professionali di chi ho già intervistato.

Oggi ti propongo una nuova intervista, la terza, al mio amico Massimo Ponzano, networker professionista (le precedenti le trovi qui e qui), poiché la sua vita professionale è cambiata, nuovamente, e per questo motivo ho deciso che era interessante intervistarlo ancora per farti capire come niente è per sempre (cosa da tenere in mente specie quando si ha un certo successo) e quale mentalità bisogna avere per non farsi abbattere dagli eventi negativi.

Ricordati di non dare mai nulla per scontato nella vita poiché all’improvviso può accadere qualcosa che ti costringe a ripartire da capo.

Sii realista.

Gli eventi negativi accadono e non ci puoi fare nulla.

Però, una volta che hai presente questo devi assumere un atteggiamento mentale ottimista e ultrapossibilista.

Solo in questo modo potrai realizzare i tuoi progetti più ambiziosi.

Buona lettura!

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Come è cambiata la tua vita dal 14 febbraio 2017, data della nostra ultima intervista?

Ciao Federico! Innanzitutto, è un piacere essere di nuovo qui con te e ti ringrazio per questa nuova opportunità di raccontare un po’ di me e delle cose che sto facendo.

Da quel giorno sono cambiate parecchie cose, a dire il vero, e cercherò di non essere troppo prolisso anche se tra i miei pregi non c’è proprio il “dono della sintesi”.

Per cominciare mi viene da dire che sono passati 2 anni (e mezzo) importanti, anche perché a giugno 2017 ho compiuto 50 anni ed è stato un compleanno speciale, che ho voluto festeggiare con amici e parenti stretti in una location sul mare vicino a casa.

Tolta la festa devo dirti che è stato un periodo davvero intenso, ricco di viaggi, tantissime nuove conoscenze e molte esperienze, in parte positive e in parte negative, come credo capiti a tutti.

Il nostro business, la nostra attività professionale, qualunque essa sia, influenza le nostre giornate e, conseguentemente, la nostra vita e quando siamo soddisfatti di ciò che facciamo tutto fila liscio, ma quando qualcosa non funziona ne risentiamo profondamente.

Tra le cose belle ed emozionanti che posso raccontarti ci sta di certo il fatto di aver parlato, durante una convention internazionale di Juice Plus, su un palco davanti a 3000 persone raccontando chi è Max Ponzano e qual è stato il suo percorso di vita, personale e professionale, e solo a pensare a quei minuti con il microfono in mano davanti a così tanta gente, ancora mi emoziono.

Poi ti potrei parlare di un bellissimo viaggio a Londra, di un’altra convention a Barcellona, ma, soprattutto, dell’emozione provata al raggiungimento dell’importante qualifica di National Marketing Director nel gennaio 2018 quando ero in vacanza alle Maldive e stavo facendo una diretta su Facebook.

Fare network marketing e farlo con impegno e passione regala anche queste sorprese: vai in vacanza e, se hai lavorato bene e duramente prima, mentre sei via, il tuo business cresce.

E così è stato anche per me, ma credimi se ti dico che la cosa ancora più bella è stata il raggiungimento di 23 qualifiche, nello stesso mese di gennaio, da parte di altrettante persone che lavoravano in Team con me.

Poi ancora Londra, la Grecia, la Sicilia… insomma, parecchi viaggi, ma, credimi, tanto e tanto lavoro perché fare network marketing e arrivare a certi livelli richiede molto impegno!

Come mai hai abbandonato la Juice Plus Company?

Purtroppo, come si dice, non tutti i grandi amori durano per sempre e preferirei non scendere in troppi dettagli perché, come si suol dire, “i panni sporchi si lavano in casa propria”.

Diciamo solo che Juice Plus ha cambiato alcune strategie aziendali, cosa legittima, e che a ottobre 2018 è stata venduta a un fondo di investimenti americano (Altamont Capital Partners).

Poi c’è stata la chiusura non motivata di molte posizioni di incaricati che hanno sempre fatto un ottimo lavoro nel massimo rispetto delle regole e prima ancora il cambiamento in corsa del piano di remunerazione.

Il resto è storia passata e preferisco guardare avanti.

Di certo, è stata una bellissima esperienza e tengo cari molti momenti vissuti in quel periodo che, comunque, mi ha fatto crescere molto.

Come si chiama l’azienda per cui ora sei un distributore indipendente e che tipo di prodotti vendi?

La mia scelta è stata semplice perché ho una grandissima fiducia nei leader che seguo da 4 anni e quando mi hanno parlato di Ariix, questo è il nome del mio nuovo partner, ero certo che avessero scelto il meglio.

E credo di poter dire che sia proprio così.

La categoria merceologica è quella che amo e che non teme la “crisi” perché è sempre e da sempre in crescita : il settore salute e benessere.

In che cosa Ariix si differenzia dalla precedente azienda?

Ariix ha molte peculiarità che la rendono realmente una mosca bianca nel settore del network marketing e spero di cuore che molte altre aziende seguano il suo esempio.

Questo perché il settore è in forte crescita e con esso la professionalità dei networker che, oggi, in Italia sono oltre 540.000 (che generano un fatturato superiore a 2 miliardi e 800 milioni di €), ma nel mondo hanno superato la ragguardevole cifra di 118 milioni di persone per un fatturato globale superiore ai 190 miliardi di $.

La prima peculiarità che ci contraddistingue è la Carta dei Diritti (la trovi, in lingua inglese, sul sito www.ariix.com => The Bill Of Rights).

Ariix è, infatti, l’unica azienda di Multilevel Marketing (MLM) al mondo a mettere nero su bianco i diritti degli incaricati e si impegna a non fare quelle cose che, invece, molte altre aziende si ritengono in diritto di fare (e spesso fanno).

Mi riferisco proprio alla chiusura “selvaggia” e immotivata di codici, al cambio del piano compensi e ad altre azioni che possono danneggiare o distruggere irrimediabilmente un lavoro di anni.

Poi Ariix è un’azienda multibrand che offre 7 linee di prodotti diversi, ma sinergici (Slenderiiz, Nutrifii, Puritii, Reviive, Jouvè, Nucerity e Prime) e tutti legati al benessere.

Ariix si definisce Disruptive by Design e i motivi sono molti altri, ma ci metterei troppo tempo a spiegarli qui.

Chiudo con un’annotazione sul piano compensi che è stato premiato come il migliore al mondo ed è in attesa di essere coperto da brevetto e prevede un adeguamento al costo della vita che poche altre aziende offrono (forse, nessuna ma non vorrei sbagliarmi).

Ed è l’unica, dati alla mano, che ha un payout del 50%.

Ariix ha sfidato tutte le altre aziende del mondo MLM a dimostrare che pagano di più, ma la sfida è caduta nel vuoto.

Poi esiste un programma che si chiama Ariix Travel che è veramente incredibile e, per gli amanti dei gioielli, ad agosto è nato Ariix Diamonds, ma anche in questo caso ne parleremo un’altra volta.

Lasciami solo aggiungere, perché anche questa credo sia una particolarità rara nel nostro settore, che Ariix riconosce a ogni incaricato attivo 1€ reward da spendere in viaggi o in altri prodotti per ogni € speso per acquisti personali e addirittura raddoppia gli € reward rispetto agli € spesi nelle prime 4 settimane.

In pratica acquisto prodotti per il mio benessere e quello della mia famiglia e i soldi spesi posso riutilizzarli per andare in vacanza con Ariix Travel.

E questo è un progetto assolutamente unico!

Che cos’è Unstoppable Generation?

La mia carriera da networker professionista non sarebbe mai iniziata senza Unstoppable Generation.

Tu di certo conosci la mia storia professionale e sai che sono laureato in ingegneria e sai che per 22 anni ho lavorato come dipendente in diverse aziende, vivendo e lavorando in Italia e anche all’estero.

Mi sono avvicinato in modo serio a questa industria proprio grazie a un post su Facebook nato e pensato dalla strategia, tanto semplice quanto efficace, di Unstoppable Generation.

E questo ha realmente cambiato la mia vita.

Infatti, 8 mesi dopo quel giorno, ho rinunciato al posto fisso e sono diventato un networker e un Unstoppable a tempo pieno.

UG è un movimento di persone inarrestabili, nel senso che siamo persone abituate a trovare soluzioni anziché concentrarci sui problemi.

Diciamoci la verità Federico: la vita non è semplice per nessuno, il mondo del lavoro è avido del nostro tempo, ma il tempo è il bene più prezioso che abbiamo.

E quanto ne sprechiamo lamentandoci?

Quante volte le persone si soffermano sui problemi, si lamentano della loro situazione, accusano tutto e tutti aumentando il loro senso di frustrazione?

Unstoppable non è una setta, lo scrivo perché ci hanno accusato anche di questo, ma è realmente e solamente un gruppo, in costante e continua crescita, di persone ordinarie che però, grazie a un modo diverso di affrontare le loro giornate, hanno innescato un sistema virtuoso che attrae persone positive e respinge quelle negative.

Oddio, non è che siamo perfetti e non è che non ci siano persone che si lamentano, ma sono in minoranza e, molto spesso, cambiano pelle, cambiando modo di affrontare i problemi.

Siamo un movimento di persone che hanno iniziato con zero competenze, zero esperienza e zero risultati, ma a furia di “picchiare la testa” contro gli errori, abbiamo trovato il giusto metodo di fare le cose e lo insegnamo a chi si sente Unstoppable davvero e vuole avere l’opportunità di crearsi un’entrata extra con il network marketing.

Non tutti ce la fanno, sia ben chiaro: chi dice “inizia e cambierai la tua vita” omette colpevolmente di aggiungere alcune parole… “inizia e potrai cambiare la tua vita se lavorerai duro, se ti impegnerai con costanza e impegno per un periodo sufficientemente lungo di tempo”.

Le statistiche dicono che lo 0,15% dei networker raggiungono guadagni milionari, ma le statistiche che pochi conoscono dicono che, nel mondo del lavoro tradizionale, solo lo 0,1% raggiunge guadagni milionari.

Quindi ci sono più networker milionari che imprenditori tradizionali milionari.

Tutto va contestualizzato, ma è più comodo dire che il network marketing non funziona.

E così, dopo 3 mesi, molti mollano, dicendo che il network marketing non funziona, ma è normale e succede sempre: perché molti mollano la palestra dove si sono iscritti, molti mollano la dieta che hanno iniziato a fare e potrei farti un sacco di altri esempi.

La strategia Unstoppable esiste e funziona e ci sono i numeri che lo dimostrano.

Nella notte del 26 dicembre 2013 è stato fatto il primo cliente online, senza una telefonata e senza un incontro fisico, ma solo parlando via chat.

Fatto 1, ne sono venuti 10, poi 100, poi 1000 ed in 5 anni ne abbiamo fatti oltre 1.500.000.

Ora che abbiamo cambiato azienda, e non credo sia un reato perché nella mia vita lavorativa tradizionale l’avevo fatto anche più volte quando non avevo più stimoli e volevo andare a stare meglio per cogliere una nuova sfida, abbiamo rimodulato la strategia e le nostre azioni sono ancora più efficaci ed efficienti.

Anche perché abbiamo una gamma maggiore di prodotti eccezionali da offrire e condividere.

Insomma… ne vedremo delle belle, ma la partenza è stata con il botto!

A quanto ho capito e visto dai tuoi risultati, Unstoppable Generation ha creato un metodo replicabile e scalabile che rende, in un certo senso, il distributore indipendendente svincolato dall’azienda per cui lavora.

Infatti, qualsiasi sia il prodotto distribuito, se ci s’impegna, si possono ottenere dei risultati. Giusto?

È proprio questo il vero segreto, se di segreto vogliamo parlare.

Essere un networker non vuol dire essere un venditore, anche se ciò è quello che crede la maggior parte della gente ed è ciò che spaventa le persone che si avvicinano a questo modello di business.

Prendendo spunto da un’amica che lo ha scritto in un suo post, dico spesso che se avessi voluto vendere prodotti avrei creato un negozio online, magari mi sarei associato ad Amazon (nonostante le alte commissioni che chiede), ma io non vendo nulla.

Non sono neppure un Influencer, anche se quello è uno dei mestieri più ambiti (e ben pagati) che esista oggi ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere.

Ma il ragionamento è ancora più semplice.

Faccio una domanda a un’ipotetica Signora Maria che sta leggendo:

Max: “Cara Maria, se vai a cena in un ristorante, mangi bene e spendi poco, che fai il giorno dopo o appena te ne capita l’occasione?”

Maria: “Beh, lo suggerisco alla mia collega che mi ha chiesto dove andare a cena e lo suggerisco a mio fratello che so che vuol fare una sorpresa alla sua fidanzata”.

Max: “Ed è possibile, Maria, che quel ristorante ti mandi una mail e ti inviti a lasciare una recensione su una di quelle app che magari tu stessa userai prima di andare nel prossimo ristorante?”.

Maria: “Certo che sì!”.

Max:”Bene Maria! Benvenuta nel magico mondo del network marketing: tu credi di non aver venduto nulla, ma hai fatto una vendita.

E speriamo che la sera in cui tuo fratello andrà in quel ristorante ci sia lo stesso chef di quando sei andata tu.

Peccato, però, che il tuo consiglio non ti frutterà un centesimo, al massimo un grazie, che comunque è importante, di tuo fratello”.

La cosa divertente è che tuo fratello lo consiglierà a Michele, Michele lo consiglierà a Luisa e Luisa lo consiglierà a Francesca che in quel ristorante organizzerà la sua festa di compleanno e porterà 50 persone!

Ecco perché io amo i network marketing di prodotto e voglio provare in prima persona tutti i prodotti dell’azienda con cui collaboro.

Perché io ci metto la faccia, sempre ed ogni giorno.

E se consiglio un ristorante, un libro, un film o un luogo di villeggiatura non ci guadagno nulla, ma se consiglio un prodotto Ariix ci guadagno perché l’azienda divide fifty-fifty con la sua rete di incaricati il fatturato che noi generiamo.

E tutti i prodotti Ariix hanno un sigillo di garanzia unico che certifica la qualità del prodotto ed esiste una politica di resi che può e deve far stare tutti tranquilli.

Dal 17 maggio 2019 data d’ingresso di Unstoppable Generation in Ariix che risultati economici hai ottenuto e che livello hai raggiunto?

Io sono entrato in Ariix il 18 maggio e devo dirti che l’inizio è stato esaltante.

Fino a quel giorno avevo vissuto, come tutti gli amici di Unstoppable, 4 mesi di paura e di stress.

Il fatturato in Juice Plus si era più che dimezzato e ripartire da zero non è stato semplice.

Tra maggio e luglio abbiamo fatto tantissima formazione perché in Ariix sono estremamente attenti alla preparazione di noi incaricati (la formazione non solo è gratuita, ma ci pagano in AOR, ma ne parleremo in un’altra occasione visto che me ne sono appena aggiudicati 100.000 per volare ad Hong Kong e ci tengo a spiegare a te e ai tuoi lettori cosa sono questi punti).

Detto questo, per rispondere alla tua domanda, in questo momento ho la qualifica di Officer e sono tra i primi 40 Top Power Ranker in Italia.

Il Power Ranking è una classifica che Ariix fa per stimolare la sana competizione e che si sale (o si scende) in funzione di diversi parametri legati allo svolgimento dell’attività.

A livello europeo sono nei Top 250 e sono, per questo motivo, stato invitato a una cena speciale in occasione della prima convention italiana che si è svolta il 12 e 13 ottobre 2019 a Roma.

Sul mio profilo Facebook trovi molte foto di quel weekend e anche della serata che Ariix ha organizzato a Cinecittà dove tutti siamo stati invitati a partecipare in abiti dell’Antica Roma: è stata una delle più belle feste a cui io abbia mai partecipato.

Parlando ancora di formazione, permettimi di dire che dal 2011 anche Tim Sales, un vero guru del MLM, lavora con Ariix e nel weekend appena citato ci ha fatto alcune sessioni formative di altissimo valore.

Sono realmente onorato di lavorare nella stessa azienda di questo “luminare” del settore, che è stato consulente, nel mondo, per oltre 200 aziende di network marketing e ha generato numeri incredibili.

Anni fa si era ritirato da questa industria, ma quando è nata Ariix ha deciso di unirsi a lei per un progetto che, ne sono certo, cambierà per sempre (e in meglio) il mondo del network marketing (leggi qui). 

Quanto ti manca per arrivare a un livello simile a quello che avevi raggiunto in Juice Plus Company?

Mi sono dato, com’è giusto e importante fare, alcuni obiettivi a breve, medio e lungo termine, ma siamo ancora nella fase di “costruzione”, che per me è la fase più esaltante, e non ti so dire quanto tempo servirà.

Diciamo che per ottenere quello che in Juice Plus ho ottenuto in 4 anni, qui conto di impiegare metà tempo, ma non perché sia più facile, ma perché ho più esperienza e collaboro con professionisti veri, con un’azienda che ci supporta e ci sta al fianco ogni giorno e che collabora al nostro impegno sui social.

E anche le persone di cui mi sto circondando sono professionisti di valore o comunque lavorano e si impegnano per diventarlo.

Insomma, in un’azienda di professionisti, dobbiamo essere professionisti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a migliorarmi e ad aiutare le persone a credere di più nel network marketing e in sé stesse.

Fare network marketing è una professione e alla Bocconi di Milano ne parlano di frequente.

Ma non solo in questa prestigiosa università.

Ad esempio, poco dopo la nostra ultima intervista, esattamente a giugno 2017, stava per concludersi il secondo Executive Master in Network Marketing alla LIUC di Castellanza.

So che il lavoro da fare per cambiare la percezione negativa che ha, nell’immaginario collettivo, questa professione è ancora tanto, perché in Italia c’è ancora molta diffidenza.

E, invece, le persone dovrebbero sapere che nel nostro Paese il network marketing è un modello di business normato dalla legge da oltre 20 anni e che prevede benefici fiscali importanti.

Questa è, ormai, la mia vita e il bello del network marketing, anche se so che può sembrare una frase fatta, è che per avere successo bisogna aiutare gli altri ad avere successo.

Ci sono 8 modi diversi di guadagnare le commissioni settimanali che ogni venerdì mattina Ariix ci bonifica e tra queste è molto importante una voce che si chiama Matching Bonus: più guadagnano le persone del tuo Team e più la società ti premia perché hai, evidentemente, fatto un buon lavoro di formazione.

Quindi: impara, insegna e insegna ad insegnare perché solo così avrai successo nel network marketing.

E se troverai persone migliori di te, puoi stare tranquillo perché non ti soffieranno il posto, come potrebbe succedere in un qualsiasi altro posto di lavoro, ma avrai dei riconoscimenti economici anche se, visto che qui vige la meritocrazia, quella persona potrà crescere e guadagnare più di te.

Che dire… anche stavolta è stata una bella chiacchierata nella speranza di aver risposto pienamente a tutte le tue domande e di aver incuriosito i tuoi lettori che sono arrivati a leggere fino a qui.

Ti ringrazio di cuore per questa nuova opportunità che mi hai dato e alla prossima!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Martino Ghielmi: Vadoinafrica.com

Martino Ghielmi

Martino Ghielmi – Vadoinafrica.com

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso la mia intervista Martino Ghielmi, creatore del blog Vadoinafrica.com e del relativo gruppo su Facebook Vadoinafrica Network | con Martino Ghielmi.

Un ragazzo veramente in gamba che attraverso la sua opera ha l’ambizione di cambiare il modo in cui, in Italia, ci si approccia all’Africa.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni e vivo a Tradate (VA).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo Scientifico al Ferraris di Varese, media del 6,5 costante fino alla quinta. Poi maturità con 100/100.

Laurea triennale in Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, a Milano, specialistica in Studi Afro-Asiatici all’Università di Pavia.

Entrambe con tesi sull’Africa, entrambe con lode.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale? Che cosa ti hanno insegnato?

Dopo alcune estati di viaggi, la mia prima esperienza lavorativa è stata a Nairobi (Kenya) durante il Servizio Civile con IPSIA (ONG delle ACLI) occupandomi di economia informale e imprenditoria giovanile.

Poi tre anni in Accenture, multinazionale che opera nel settore della consulenza, seguendo progetti di organizzazione aziendale e formazione.

Nei fine settimana seguivo le attività di Run2gether, squadra di atletica indipendente frutto di un gemellaggio Kenya-Austria, che ho portato a due vittorie consecutive alla Stramilano battendo squadre molto più blasonate.

Nel 2013 mi sono licenziato per collaborare con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla realizzazione di una rete di partnership universitarie poi rilevata la fondazione E4Impact, con cui ho collaborato fino al 2017.

Che lavoro fai, attualmente?

Sono consulente e formatore indipendente. Affianco aziende e organizzazioni interessate a interagire nel medio-lungo periodo con i contesti africani.

Inoltre, collaboro con la Fondazione Alma Mater dell’Università degli Studi di Bologna nel formare studenti con idee imprenditoriali relative all’Africa.

Come nasce la tua passione per l’Africa?

Sui campi di atletica. Praticavo, senza particolare successo, le distanze medie e lunghe e un giorno ho conosciuto Mathias Ntawulikura, maratoneta rwandese cinque volte olimpionico.

Grato dei consigli da lui ricevuti, trascorro l’estate successiva in Kenya, dove si allenano i migliori.

Da quel momento inizia un percorso di curiosità per un continente assai più variegato rispetto agli stereotipi che, come tutti gli italiani/europei, anche io avevo in mente.

Ho deciso così di approfondire lo studio della storia africana, delle sue tante culture e delle relazioni con il mondo.

Quali paesi del continente africano hai visitato? Qual è quello che ti è rimasto di più nel cuore?

In ordine cronologico: Kenya, Uganda, Sierra Leone, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Etiopia, Rwanda e Marocco. Il primo.

Che cos’è Vadoinafrica Network? Quale obiettivo si pone?

Una Community, pragmatica ma visionaria, convinta che il futuro dell’Europa passi (anche) da un rinnovato rapporto con l’Africa.

Imprenditori, professionisti, creativi, ricercatori e appassionati: condividiamo esperienze, risorse e contatti tra i due continenti incontrandoci di persona durante i Vadoinafrica Meetup.

Immagine del primo Meetup milanese di Vadoinafrica – giugno 2019

Prossimi due appuntamenti a Milano (sabato 21/09, 17.30 presso Open Milano) e a Firenze (martedì 24/09, 18.30 Officine Valis).

L’obiettivo è la crescita personale e professionale di ciascuno.

Che cosa può fare l’Italia per l’Africa?

L’Italia, geograficamente un naturale ponte eurafricano, ha raggiunto nel 2016 il terzo posto nella classifica degli investitori esteri nel continente: un fatto storico, perché solo due anni prima era ventesima. Ma in gran parte si tratta di energia (ENI e la sua filiera) e di infrastrutture.

Si potrebbe fare molto di più connettendo filiere in campo agroalimentare, innanzitutto, dove l’Italia è ricca di esperienze e tecnologie su una scala medio-piccola. Compatibile con contesti e imprese africane.

Poi tutto il mondo dell’industria creativa e culturale: fashion, design, architettura, cinema, letteratura che, attualmente, guarda l’Africa solo da un punto di vista filantropico o caritatevole.

Generalizzando bisogna superare il modello del progetto per costruire partnership bidirezionali basate su investimenti, scambi commerciali e creazione di competenze locali primariamente sul piano tecnico.

Che cosa può fare l’Africa per l’Italia?

Come dice il nigeriano Wole Soyinka (Nobel per la letteratura nel 1986) le relazioni euro-africane degli ultimi cinque secoli sono la storia di un monologo.

Quello europeo. Dal trauma collettivo della tratta atlantica e del periodo coloniale, l’Europa fatica a riconoscere come pari le voci e gli interessi africani.

Infatti, “non c’è mai stato un riconoscimento reciproco che prendesse atto delle condizioni economiche profondamente cambiate negli ultimi tempi, bensì un confronto mono-direzionale. Ovviamente anche i leader africani hanno le loro responsabilità. È un peccato, perché un dialogo tra pari favorirebbe non poco lo sviluppo delle relazioni umane.”

Mettere in essere un ascolto, serio e dettagliato, delle esigenze altrui potrebbe aprire numerosi spazi, tanto sul piano culturale quanto economico, importanti forse più per un’Italia/Europa in cerca di futuro che per un’Africa che, anche in assenza di questo mutamento sta trovando nell’Asia interlocutori differenti.

Per provarci occorre l’umiltà di non avere già in tasca le ricette preconfezionate.

L’immagine che i media mainstream trasmettono dell’Africa è quella di un continente in cui la povertà, a dispetto delle grandi ricchezze del sottosuolo e ambientali, regna sovrana. Ma è davvero così?

L’Africa è un continente enorme (un miliardo e 200 milioni di abitanti). Non un paese!

E non può essere ridotta a povertà/malattie/guerre.

C’è di tutto ed è tutto in veloce trasformazione. Ci sono tanti problemi, in gran parte eredità di una trasformazione sociale e culturale troppo rapida e troppo violenta negli ultimi 150 anni.

La cosa indubbia è che c’è una gran voglia di fare, di rischiare, di provare a fare qualcosa che non si respira più in Europa.

Qual è la tua più grande ambizione?

Lasciare un segno nella vita delle persone che incontro.

Scherzando, ma non troppo, mi piacerebbe poter ricevere honoris causa il passaporto dell’Unione Africana quando sarà operativo.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Portare a regime Vadoinafrica Business Lab, membership riservata a imprenditori (su selezione, le candidature sono aperte fino al 30 Settembre): un vero e proprio circolo di menti, online e di persona, grazie a cui imparare da chi ha già investito in loco, interagire con Ambassador basati nei principali Paesi africani, condividere contatti e informazioni e usufruire di sconti e promozioni riservate.

Poi viaggi, eventi e divulgazione, continuando a essere fedele al motto di Vadoinafrica: ”Conoscere, Connettere, Creare”.

Viktor Ekpuk (USA/Nigeria) – Photo credits: CNN

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Desirèe Capozio

Oggi, mio caro lettore, ti farò conoscere attraverso questa intervista Desirèe Capozio, un mio collegamento su LinkedIn, che mi ha colpito per la sua tenacia e determinazione nell’inseguire il suo sogno di…

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho da poco compiuto 24 anni e, attualmente, vivo a Londra.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho un diploma di liceo scientifico tradizionale: 5 anni in cui ho maturato sempre più la convinzione che… “la matematica non sarà mai il mio mestiere”.

Ma scherzi a parte, probabilmente, se tornassi indietro, rifarei questa scelta (ma non ditelo a mio papà, poiché di fronte a lui non lo ammetterei mai!), perché, a mio parere, tra tutti i licei quello scientifico è il più completo, capace di darti una buona preparazione generale in tutte le materie.

All’università ho fatto una scelta più orientata, ma di nuovo non eccessivamente settoriale: ho una laurea in Culture e Letterature del mondo moderno, che grosso modo è un mix di Lettere, Lingue e materie sociologiche.

Quali sono state le tue esperienze di lavoro più significative e cosa ti hanno insegnato?

Tutte le mie esperienze lavorative sono state significative: non ne ricordo neppure una che non mi abbia lasciato niente.

Ma se proprio devo scegliere, allora, scelgo la TV e la Radio.

La prima perché è sempre stata il mio più grande sogno.

Un sogno che, però, è diventato anche una delle mie più grandi lezioni di vita, che mi ha fatta crescere tantissimo.

È un mondo molto difficile, soprattutto per noi donne, e non ho paura a dirlo.

Purtroppo, sebbene siano stati fatti degli enormi passi avanti rispetto al passato, e questo bisogna ammetterlo, c’è ancora molto lavoro da fare, per riuscire a considerare la donna sulla base delle capacità prima che dell’aspetto.

Suona come un banale luogo comune, vero? Eppure, è la verità.

Ora, però, non voglio descrivere questa realtà come assolutamente negativa: è, comunque, un mondo affascinante, che ti insegna a prendere piena consapevolezza di te stesso.

Sei sotto i riflettori a 360°. Non c’è niente che puoi sottovalutare: le persone ti vedono, ti ascoltano e, soprattutto, ti sentono e per lasciarsi “sentire” ci vuole un gran coraggio.

Ma è questo a fare la differenza: quando chi hai di fronte, o dietro uno schermo, non solo ti vede e ti ascolta ma ti sente anche; allora, hai fatto bingo!

E qui veniamo alla Radio: a differenza della TV, che è sempre stato un sogno da raggiungere, il mondo radiofonico, invece, l’ho sempre ignorato.

Ho iniziato per gioco, perché mi si è presentata l’occasione e quel gioco è diventato una delle mie passioni più grandi, tanto da mancarmi quando è sparito dalla mia vita.

È stata una piacevole rivelazione. Una rivelazione in cui ho scoperto che c’è molta più autenticità di quanta non ce ne sia in TV (che bella scoperta starai pensando, eh!).

Lo so, ma il discorso è molto più profondo e settoriale: io non sto parlando di TV intesa come il mezzo per diffondere film oppure telefilm, dove ovviamente siamo consapevolmente di fronte a una finzione.

Io sto operando questo parallelo da un punto di vista, esclusivamente, giornalistico.

Ovviamente, in entrambi i casi per ragioni di palinsesto e di settore ci sono degli standard da rispettare ma se in radio il giornalista o chi per lui può mantenere una propria personalità, in TV sembra che questa venga completamente cancellata, per lasciare spazio al “personaggio”, che più che comunicare deve apparire.

Che cosa hai imparato dalle tue esperienze lavorative all’estero?

Non ho ancora un’esperienza decennale di lavoro all’estero ma considerando i pochi mesi che ho fatto a Monaco di Baviera nel 2015 e quelli che sto facendo qui a Londra adesso, ti posso dire che potremmo parlarne per ore.

Vivere all’estero ti cambia e ti forma in maniera veloce e incredibile e lavorare in un contesto che non è il tuo ti mette, veramente, a dura prova.

Partiamo dalla scontata questione linguistica che, però, si rivela essere un importante ostacolo da superare già dal primo momento, ovvero quello del colloquio.

A prescindere da quale lavoro tu stia svolgendo, lavorare usando una lingua che non è la tua ti mette nelle condizioni di mantenere l’attenzione a livelli altissimi costantemente.

Non solo ti dovrai concentrare su quello che stai facendo ma anche a comunicare e a comprendere ciò che ti viene detto.

Veniamo, poi, alla complessa questione culturale: nel mio caso specifico io posso parlare di due nazioni che hanno fatto del lavoro un vero e proprio stile di vita e non sempre è facile comprendere cosa significhi per loro.

La cultura, inevitabilmente, influenza la nostra vita e il lavoro ne occupa gran parte.

Ti è piaciuto lavorare coi bambini?

Lavorare con i bambini mi è piaciuto moltissimo, ma indubbiamente è stata una delle esperienze più impegnative della mia vita.

Ho avuto a che fare con bambini di qualsiasi età: partendo da bimbi di sei mesi, che hanno bisogno di cure e attenzioni continue fino ad arrivare ai pomeriggi nelle scuole con ragazzini in preadolescenza, che hanno un enorme bisogno di essere ascoltati e compresi.

È un lavoro impegnativo non solo per la responsabilità pratica che comporta, ma soprattutto per quella emotiva.

I bambini hanno i canali aperti, molto più aperti di quelli degli adulti, molto spesso, e sentono tutto.

Alle volte basta anche solo un tuo pensiero negativo inespresso a renderli nervosi e a scatenare in loro delle reazioni.

Tu non te lo spieghi perché non hai detto o fatto nulla ma loro sentono tutto.

Hanno bisogno di empatia continua, che però deve essere ben dosata per non lasciare arrivare loro il messaggio che possono permettersi tutto perché “tanto li capisci”, in testa devi sempre avere chiaro il messaggio che prima di ogni altra cosa hai il compito di educarli.

È stata un’enorme esperienza di crescita che sono felicissima di aver avuto l’opportunità di fare ma non credo che lavorerò ancora con i bambini, in futuro, perché io più che un’educatrice mi ritengo più vicina al ruolo della “zia”, che si rotola sul pavimento e compra il gelato e questo sul lavoro non è possibile.

Che cos’è l’attività di “scalda pubblico” di cui parli sul tuo profilo LinkedIn?

L’attività di “scalda pubblico” rientra all’interno di quell’enorme etichetta chiamata “presentazione”.

Quando presenti un evento, di qualsiasi tipo esso sia, arriverà sempre il momento in cui dovrai, appunto, scaldare il pubblico, ovvero creare e trasmettere la tensione scenica che è quella che, poi, farà esplodere le emozioni nei cuori delle persone.

Sembra una frase molto romanzata ma all’atto pratico di questo si tratta.

Ti accorgi che funziona quando, in primis, lo senti nascere dentro di te, non importa se l’evento che stai presentando ti interessa davvero o meno, arriva un punto in cui devi diventare un tutt’uno con il momento, sentire il tuo cuore colmo di gioia e, poi, immediatamente passare “la palla” al pubblico, prima che la magia svanisca, e introdurlo così nel clou dell’evento.

Mi viene difficile spiegarlo a parole, ma sono certa che chiunque si sia trovato a presentare sa di cosa sto parlando.

È un qualcosa che senti dentro e con l’esperienza impari sempre più a riconoscerlo e a gestirne i tempi nel modo giusto.

Tutti credono sia questione di dialettica, di sfacciataggine, ma ti svelo un segreto: è solo questione di emozioni.

Le senti e le trasmetti in un meccanismo continuo. Funziona!

Sei pubblicista o giornalista?

Nessuno dei due.

In Italia ho lavorato per diversi anni per prendere il tesserino da pubblicista ma chi ha intrapreso questa difficile strada sa bene che non basta l’esperienza di anni per prendere il tesserino ma bisogna essere pagati e, in Italia, purtroppo, questo è molto complesso.

Ma non voglio entrare in polemiche di circostanza, quindi mi limito a dire che se mi si presenterà una buona occasione, riprenderò il percorso per ottenere il tesserino, altrimenti andrò avanti per la mia strada, senza ansie.

Il mondo del giornalismo, oggi, ci mette di fronte a una nuova realtà in cui il tesserino non è più essenziale.

Conosco molte persone che lo possiedono ma che non lavorano e molte persone senza che, invece, hanno una carriera giornalistica avviata e affermata.

So di starmi lanciando in un’affermazione forte, perché c’è chi ci guadagna sopra il duro lavoro di giovani che inseguono il “pezzo di carta” ma, avendolo provato sulla mia pelle, questo messaggio voglio lanciarlo senza paura proprio a tutti quei giovani come me che si sono visti riempire la testa dall’utilità di un qualcosa che non è, poi, così determinante.

In questo lavoro servono: amore, passione, dedizione e curiosità.

Solo questi quattro elementi faranno, davvero, la differenza.

Sei una profonda conoscitrice del calcio giovanile e femminile?

Diciamo che ne so abbastanza.

In Italia, oltre che del calcio “pubblicizzato”, mi occupavo anche e, soprattutto, del calcio giovanile e femminile.

Tornassi indietro, lo rifarei.

Seguo il “grande calcio” e sono una grande tifosa bianconera ma sono anche molto obiettiva nel riconoscere che i veri valori in quel calcio lì non esistono più.

Sui campi delle giovanili e delle squadre femminili, invece, tira tutt’altra aria.

È un calcio sminuito, emarginato, ma che è stracolmo di amore e passione.

Ho visto partite perse finite tra le lacrime e ho visto ragazzi e ragazze piangere di gioia per un goal.

Ho visto squadre avversarie aiutarsi tra loro.

Ho visto tutto ciò che su un campo di calcio dovrebbe esserci.

Quanto ti appassiona il calcio in generale?

Tantissimo. Il calcio è metà del mio cuore, l’altra metà è occupata della danza.

Strano, vero?!

La mia passione per il calcio è come la passione per la mia famiglia: è nato tutto così.

Da piccolina i miei cugini mi mettevano in balcone con la bandiera e mi dicevano di urlare: “Forza Juve!”.

Mi tenevano in braccio a loro durante le partite e mi raccontavano la storia del club e delle grandi leggende come Del Piero.

Mi facevano passare interi pomeriggi in un garage a giocare a pallone e mi portavano allo stadio con loro.

Dall’altra parte c’era mio papà che cercava di inculcarmi l’amore per il Milan ma che, alla fine, si è arreso e si è accontentato di condividere con me questa passione anche se sotto bandiere diverse.

Oggi la mia passione per il calcio continua a essere questo: guardare le partite con la mia famiglia, cantare con i miei cugini e prendere in giro mio papà ed è proprio questo che più di tutto amo del calcio in Italia: riesce a creare convivialità.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento lavoro in un ristorante nel centro di Londra, principalmente, per sopravvivere alla costosa vita inglese.

Ma ti dirò, oggi è diventato molto di più. Lavorare in un ristorante a Londra è una vera e propria esperienza.

Conosci sempre gente nuova proveniente, letteralmente, da tutto il mondo e io amo chiacchierare e ascoltare le storie di ognuno di loro e non vedo l’ora, presto, di raccontarvele tutte.

Infatti, parallelamente a tutto ciò, ovviamente non ho abbandonato la mia strada ma sto lavorando a dei miei progetti. Quindi… #staytuned!

Qual è la tua più grande ambizione?

Scoprire sempre cose nuove e raccontarle alla gente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho ben chiaro in testa dove voglio arrivare ma non voglio fare piani troppo rigidi e nemmeno riesco a immaginarmeli, altrimenti non avrei più alcuna ragione per vivere.

Gli imprevisti, i cambi di rotta, sono la vita.

Quindi il mio progetto è fare un lavoro che la mattina mi faccia svegliare felice (sfatiamo il mito che non sia possibile!).

Non importa se ogni tot di anni dovrò reinventarmi, la sola cosa che conta è fare qualcosa che ti faccia battere il cuore: è questa la sola e unica chiave per il successo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sabrina Piazza: “The Wandering Girl”

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Sabrina Piazza, “The Wandering Girl”.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su LinkedIn grazie al gruppo Career Accelerator, una iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali nata e cresciuta su Facebook.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao! Ho compiuto 28 anni a gennaio e vivo a Parigi.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato il liceo scientifico a indirizzo linguistico per capire presto che la mia passione erano (e sono tuttora) le lingue straniere.

Terminato il biennio ho, quindi, deciso di impegnare qualche giornata estiva studiando una terza lingua (nonché diritto, che allo scientifico non era previsto) e passare al liceo linguistico.

Finito il liceo ho scelto una triennale in Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche e, dopo un paio d’anni di esperienze di vita e lavoro all’estero, mi sono infine specializzata in Gestione Turistica Sostenibile.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sperimentato diversi settori e ruoli.

Durante gli studi davo lezioni private e organizzavo qualche evento, facendo più che altro relazioni pubbliche per amici e qualche discoteca milanese.

Il mondo degli eventi mi ha sempre affascinato, per cui spesso ne ho preso parte anche come hair-model, hostess e, infine, come assistente in un’agenzia MICE (termine utilizzato nel settore turistico per indicare un’agenzia che si occupa di viaggi per Meeting, Incentive, Congress, Events, ndr).

Ho lavorato come cameriera nei ristoranti in Italia, Francia e Australia.

Soprattutto, in Australia sono stata piuttosto attiva nell’ambiente dei festival musicali, come barista ma anche in biglietteria.

Durante l’ultimo periodo della mia vita australiana mi sono ritirata tre mesi in un’azienda agricola, dove ho imparato moltissimo, dalle tecniche di potatura degli alberi da frutto, fino al vaccinare le pecore.

È stato davvero un arricchimento e la scoperta di un amore inaspettato per la vita agreste.

Nel 2017 ho preso parte a un progetto di sviluppo agro-turistico sostenibile in Costa Rica, gestendo le fasi iniziali di analisi delle risorse e delle necessità, incontrando gli imprenditori locali e realizzando studi sul turismo in loco.

Da sempre sostenitrice del concetto di Europa, ho voluto approfittare di una possibilità che mi è stata offerta lo stesso anno a Bruxelles e collaborare per un progetto europeo sul gap tra i percorsi formativi proposti in ambito turistico e la domanda effettiva del mercato del lavoro.

Infine, per quasi tutto il 2018 ho lavorato per un grande gruppo francese che offre soggiorni all inclusive incentrati sulle attività sportive e la socialità.

Ognuna di queste esperienze è stata incredibilmente arricchente proprio grazie alla loro diversità.

Nell’insieme, oltre ovviamente ai saper fare “tecnici”, ho affinato moltissimo la mia capacità di comprendere i clienti o gli interlocutori del momento e ho imparato ad essere paziente, accogliente e comprensiva.

Trovarmi immersa in ambienti totalmente diversi, a culture diametralmente opposte, mi ha forgiato come persona, sviluppando lo spirito di osservazione, la capacità di ascolto e d’interazione.

Com’è stato lavorare all’estero e quale delle varie esperienze ti è piaciuta di più?

Ogni paese è differente e bisogna sapersi adattare alla cultura, ai costumi locali per integrarsi e ottenere dei risultati.

Non potrei scegliere un’esperienza tra le altre, perché ognuna ha degli aspetti positivi e non mi pento di nessuna

Tu sei una grande amante dei viaggi. Tra le tante nazioni che hai visitato qual è quella dove ti trasferiresti più volentieri e perché?

Ormai credo sia palese: ovviamente la Francia 🙂 .

In questo paese ho trovato veramente il giusto equilibrio: ottimi servizi e cultura latineggiante ma abbastanza nordica da offrire un ambiente di lavoro stimolante e possibilità di carriera interessanti.

Come si chiama il tuo blog e di cosa parla?

L’ho chiamato “The Wandering Girl” perché per quasi 10 anni sono stata fondamentalmente nomade.

Adoro viaggiare zaino in spalla, leggera e in modalità “slow”, muovendomi con i mezzi locali e facendomi ospitare dalle persone del posto.

In questo modo riesco a immergermi totalmente in un’altra cultura e capisco più facilmente come vivono e pensano gli abitanti di una regione.

Al momento mi sono fermata ma non ho, assolutamente, perso lo spirito d’avventura e la curiosità.

Continuo a esplorare, sia anche solo la città in cui vivo e i suoi dintorni.

L’obiettivo del blog è raccontare i miei viaggi dando consigli utili a chi voglia seguire gli stessi itinerari.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

In Italia, sicuramente lo scontro con una mentalità “all’antica” e “provinciale”.

In quanto giovane non vieni affatto considerato come risorsa ma piuttosto come un peso, una perdita di tempo perché bisogna formarti.

Non vieni mai ascoltato, anzi se parli vieni guardato con sufficienza o come un insubordinato che non rispetta la gerarchia, perché in quanto inesperto, a quanto pare incapace di opinare su qualcosa.

Se hai viaggiato, vieni bollato come inaffidabile e irresponsabile.

Quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto continuando la mia carriera nell’hospitality.

L’obiettivo è imparare a lavorare nei vari dipartimenti che esistono all’interno di un gruppo alberghiero, per acquisire quella conoscenza complessiva che permette di gestire una struttura da cima a fondo.

Continuo a nutrire un particolare interesse per il segmento “business ed eventi”, quindi cercherò, probabilmente, di dare alla mia carriera una spinta in quella direzione.

Da qualche parte nella mia testa aleggia anche il vago sogno di aprire una struttura in una zona agricola e gestirla come bed & breakfast con un corollario di attività affini sia al mondo del turismo quanto a quello dell’agricoltura.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Nenna: Formatore e Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Antonio Nenna, un giovane formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare “Green”, come recita la sua headline su LinkedIn.

Un ragazzo in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 24 anni e vivo a Torino, ma ormai passo il 70% del mio tempo a Milano!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono sempre stato un ragazzo a cui piacevano le novità e, infatti, tutti i miei studi sono stati costellati da percorsi usciti da poco: Liceo Scientifico-Tecnologico, Laurea Triennale in Economia e Statistica per le Decisioni Strategiche, un corso intensivo (tecnico-pratico) sulla valorizzazione del settore agro-alimentare finanziato da Slow Food, UNISG e Regione Piemonte, ed infine l’attuale Laurea Magistrale in Environmental and Food Economics.

In un mondo che cambia alla velocità della luce, come sviluppi le competenze necessarie per stare al passo coi tempi?

Grazie ai libri, al web e al mio lavoro.

Quando non posso usare il computer i libri diventano la mia seconda casa.

Quando lo posso utilizzare, invece, divido il tempo in sessioni di formazione e sessioni di lavoro.

Questo perché ho potuto constatare che applicare subito ciò che si è imparato al proprio lavoro è il primo modo per comprendere a pieno e, soprattutto, per sviluppare un proprio metodo non replicabile!

Ovviamente, mi aiutano anche gli eventi dal vivo, ma per questioni di tempo ancora non posso permettermi di partecipare a tutti quelli che vorrei.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale e cosa hai imparato che ti è utile anche oggi?

Questo è un argomento molto interessante.

All’inizio del mio percorso ho dovuto combattere contro i pregiudizi: essere giovane, con una laurea ed un tirocinio che non c’entrava nulla con quello che volevo fare nella vita.

Ho dovuto farmi strada fra coloro che volevano fregarmi [individui che si presentavano con cariche (job title) che non possedevano] e chi mi trattava con sufficienza.

Poi ho trovato i primi clienti di livello (lo chef Luca Zara e la sua compagna Chiara Bardesono), e da lì non mi sono più fermato.

Ho imparato molto a livello personale, soprattutto, cosa significa gestire un business da soli.

Ed ho avuto modo di imparare molto anche sulla negoziazione One-To-One.

Sono diventato più sicuro e la fiducia in me stesso è cresciuta guardando i miei successi.

Tanto che, ora, sono determinato a superarli ogni anno che passa.

Ho compreso anche molti aspetti tecnici del Social Media Marketing e del Web Marketing.

Avrei voluto scoprire prima ciò che volevo fare, ma sono contento della strada che ho percorso e non vedo l’ora di proseguire sul sentiero che mi sto costruendo!

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento sono un formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare che operano in regimi di sostenibilità ambientale. Il mio obiettivo è duplice.

Da un lato chi produce in maniera ecosostenibile può guadagnare di più e, di conseguenza, investire di più nella salvaguardia dell’ambiente.

Dall’altro, grazie al marketing strategico, è possibile acquisire e fidelizzare i consumatori educandoli all’acquisto solo di prodotti ecosostenibili.

Ho in mente una vera e propria rivoluzione del mercato, e ho scelto di farlo dopo che mi sono reso conto della direzione in cui ci stiamo dirigendo.

Ho utilizzato (ed utilizzo) le mie competenze anche per altri settori, come ad esempio la startup EndlessWebsite nella quale al momento sono formatore e direttore marketing.

Ho a cuore, soprattutto, i ragazzi più giovani di me, quindi se vedo un progetto che mi interessa non ho problemi ad accettare l’incarico.

Poi ho anche qualche cliente speciale, ma ne parlerò nell’ultima domanda, ah ah! 😛

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Il primo passo è quello di conoscere esattamente la situazione di chi ho di fronte.

Non solo a livello di business, ma anche a livello di mindset.

Se il potenziale cliente non è disposto ad effettuare determinati cambiamenti all’interno della sua azienda, sono costretto a rifiutare il lavoro.

Non perché voglia tirarmela, anzi, avrei solo piacere a lavorare di più.

Semplicemente, non posso lavorare con elementi che non sono disposti ad implementare tutte le procedure necessarie per raggiungere l’obiettivo finale.

Questo perché un’applicazione discreta non porta risultati né per l’azienda né per il fine del bene comune che ho descritto precedentemente.

In ogni caso, se l’imprenditore ha superato la selezione si procede con un’analisi dettagliata della gestione aziendale e di tutto il reparto marketing.

Questo tenendo sempre sott’occhio i numeri (il bilancio, ndr).

Dopo si inizia a lavorare: io formo l’imprenditore (o chi per lui) e inizio a somministrargli i concetti che può implementare fin da subito (e che non costano nulla).

Una volta arrivati i risultati si predispone un piano di reinvestimento nel marketing, andando ad aggiungere i pezzi più costosi ma che permettono di ottenere risultati maggiori.

Alla fine del primo periodo di azione, l’azienda può decidere se continuare il percorso con me o se proseguire da sola.

Su cosa ti sei verticalizzato e perché hai scelto questa verticalizzazione?

Come detto precedentemente il mio focus è diretto al settore agro-alimentare e alla sostenibilità ambientale.

La scelta è dovuta al fatto che ci sono molti tecnici che sanno come operare per proteggere l’ambiente, ma finché il cambio di direzione non lo prenderanno i consumatori non si potrà avere una rivoluzione green.

Per arrivare a questo è necessario possedere dei sistemi di marketing avanzati che sappiano coinvolgere i clienti in un certo modo.

Non ho intenzione di far chiudere tutti coloro che non producono in maniera ecosostenibile, anzi, in realtà li invito sempre a valutare di cambiare business model e a implementare ciò che insegno per non avere perdite di alcun tipo.

Qual è la tua strategia online per sviluppare il tuo network di contatti?

Diciamo che la mia strategia online sta nascendo, nel senso che ho iniziato da poco ad essere presente (poiché il progetto è nuovo), e quindi al momento ciò che utilizzo di più sono LinkedIn e Facebook.

Su LinkedIn pubblico articoli e interagisco con coloro che reputo interessanti.

Su Facebook ho anche dei contatti personali ma interagisco molto con le community presenti sul social, come quelle di Marketers dove periodicamente pubblico dei contenuti che siano utili a chi si approccia a questo mondo.

D’altronde è proprio grazie a quello se ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti!

Come trovi nuovi clienti per la tua attività?

Al momento, come detto anche sopra, la mia presenza online è in fase di espansione.

Difatti, le strategie di acquisizione clienti che per ora hanno funzionato meglio sono state le pr e i referral.

Però, sicuramente, la parte online diventerà fondamentale, soprattutto per le fasi di educazione del cliente prima di entrare in contatto con me.

In ogni caso, penso che i referral siano uno strumento potentissimo se utilizzati come si deve, e sono sicuro che uniti alle fasi online non potranno che avere un effetto potenziante.

In più, chi entra in contatto con me sa che nel corso del nostro rapporto lavorativo avrà accesso a tutta una serie di bonus impliciti, e questo comporta che le stesse persone mi fanno pubblicità senza doverglielo chiedere!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ovvero il più vicino possibile, ho in mente di avviare due progetti principali.

Il primo sarà quello di espandere la mia attività, formando dei giovani che possano essere i formatori del futuro.

Ci sono già molti ragazzi che conosco che sono interessati, e sono sicuro che diversi di loro sono in gamba.

Non vedo l’ora di lanciare la mia Academy!

Il secondo è quello di arrivare a svolgere degli eventi (o partecipare a quelli esistenti) per formare il pubblico.

Questo perché per quanti contenuti io possa produrre, gratuiti o a pagamento, la formazione e la consulenza One-To-One sono insostituibili, e gli eventi sono un ottimo modo per approcciarsi al pubblico e riuscire a far avvicinare sempre più individui a questo mondo.

E poi beh, l’obiettivo intrinseco è quello di rivoluzionare il mercato.

Sono un folle? Un visionario? È possibile, ma qualcuno dovrà pur provarci. 😉

Un’ultima curiosità: com’è lavorare per una cosplayer?

Eh,eh, sapevo che questa cosa avrebbe destato l’interesse di tutti!

Beh, fortunatamente, io sono sempre stato leggermente nerd, quindi mi intendo abbastanza del settore.

In questo caso particolare, poi, è uno di quei lavori che ti rilassa.

O meglio, ci sono tantissime cose a cui fare attenzione ed è un settore molto competitivo, ma mi fa distrarre dalla mia routine quotidiana.

Inoltre, Dajla è una ragazza fantastica. Applica tutto ciò che le insegno ed è sempre entusiasta di testare ed imparare concetti nuovi!

Poi quando raggiunge certi risultati si emoziona, mi fa i complimenti e mi emoziono anche io ah, ah.

Se fosse nel mio settore di appartenenza sarebbe il cliente ideale.

In ogni caso sono certo che farà strada e non solo grazie ai miei insegnamenti.

Sono fiero di collaborare con lei, soprattutto perché nel business, come nella vita, bisogna avere un certo mindset, e lei è in grado di spaccare il mondo!

La rivedrete sicuramente a breve sui grandi schermi, garantito!

A questo punto ringrazio chi ha letto fino a qui.

Poi, ringrazio pubblicamente te, caro Federico, per avermi dato la possibilità di raccontarmi e mi auguro di aver potuto donare degli spunti, almeno in minima parte, a qualcuno dei tuoi lettori.

Un abbraccio,

Antonio.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Caro lettore, come ben saprai, se sei un true fan di questo blog, ho dato vita alla rubrica Almost Famous 6 anni fa, esattamente nel marzo del 2013, con lo scopo di dar visibilità attraverso le mie interviste a tutti coloro che stanno cercando di trasformare i loro sogni, piccoli o grandi che siano, in realtà.

Per questo motivo ho intervistato per la terza volta Andrea Toxiri che, da poco, ha iniziato un nuovo percorso che spera, col tempo, di far diventare la sua professione [le altre 2 interviste le trovi qui e qui, se sei interessato a conoscere la sua evoluzione, ndr].

Se vuoi sapere di che cosa si tratta, prosegui nella lettura!

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Prima di tutto ti volevo ringraziare per questa terza intervista, infatti, dall’ultima che mi hai intervistato sono cambiate diverse cose.

La più importante è che, dopo 9 anni, ho chiuso il mio blog Toxnetlab che mi ha dato tante soddisfazioni.

La decisione è avvenuta perché in questi anni sono cambiato io e le mie passioni e non avevo più stimoli come blogger, ma visto che ho molto rispetto per il mio lavoro come blogger e per la blogosfera (quella seria intendo) non volevo trasformare Toxnetlab in una barca alla deriva e quindi dopo 1 mese senza scrivere ho deciso di chiudere i battenti.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce dai tempi delle macchinette fotografiche usa e getta (il periodo dovrebbe essere più o meno fine anni ’80 inizio anni ’90) usate durante le gite scolastiche o durante le vacanze estive.

Poi la passione è cresciuta grazie anche alle Polaroid (per il mio ultimo compleanno mi hanno regalato una Instax tanto per rimanere in tema di Polaroid), l’arrivo del digitale ha messo sicuramente il turbo al tutto.

Quando mi chiedono: “Cosa rappresenta per te la fotografia? E perché è una passione così forte?”.

Io rispondo sempre con la stessa frase: “La fotografia è l’unico modo che conosco per fermare il tempo.

Inoltre, sempre secondo me, la fotografia è il mezzo di comunicazione più potente e allo stesso tempo il più difficile.

Tutti possono comunicare qualcosa con la parola, ma provaci con una fotografia.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché molti “cultori della parola” tendono a denigrare la fotografia per colpa dei social (in particolare di Instagram), dei selfie con la bocca a culo di gallina o per quelle persone che sfruttano la fotografia solo per fare “markette” sui social network.

Ma la fotografia non è questo!

Qual è il tuo genere fotografico preferito?

La Street Photography!

In questi anni ho provato diversi generi Portrait, Travel, Sport, Microstock, Macro e Paesaggistica ma nessuno di questi è riuscito a darmi le stesse emozioni che riesce a darmi la Street Photography.

Girare per la città e raccontare quello che vedo immortalando istanti di vita di “strada” mi piace molto.

Inoltre, la Street Photography è l’unico genere fotografico non costruito e dove devi essere molto sveglio per cogliere il momento altrimenti una volta che è passato non torna più (e magari hai perso una bella foto).

Quando hai trasformato la tua passione in un business?

Diciamo che la trasformazione è ancora in corso d’opera.

Non è facile entrare in un mercato nuovo e con molta concorrenza.

Quindi non mi sto mettendo fretta e sto cercando di fare le cose per bene.

Adesso, sto lavorando al mio Personal Brand (una cosa fondamentale anche nella fotografia).

In questo periodo sto studiando e scattando molte foto per migliorare sempre di più la mia tecnica e per creare un Portfolio per farmi conoscere.

L’unico modo per fare tutto questo è buttarsi nella mischia. Quindi partecipo a vari eventi di settore come, ad esempio, le fiere e come ho detto punto molto anche sulla formazione.

Anche se nella fotografia (ma come in ogni cosa) più della formazione è importante la pratica: quindi scattare foto, è fondamentale.

Ecco perché quando posso, esco per la mia città con la macchina fotografica al collo e scarpe comode ai piedi alla ricerca dello scatto giusto.

Naturalmente, la Street non è l’unico genere fotografico che pratico.

Infatti, mi voglio specializzare anche nel Portrait (il ritratto, ndr) e nella fotografia sportiva.

Come ho già detto prima la pratica è fondamentale quindi:

  • il 31 marzo 2019 parteciperò ad un model-sharing dove potrò fotografare una modella in studio;

  • il week end del 5-6-7 aprile 2019 andrò al Romics;

  • mentre il 13 aprile 2019 mi troverai, sicuramente, a fare foto durante il Gran Premio della Formula E a Roma (purtroppo, non come fotografo accreditato).

Un calendario denso d’impegni ai quali seguirà un periodo chiuso nel mio studio casalingo al lavoro sulla post-produzione.

La tua attività di fotografo è la tua fonte principale di sostentamento oppure è un business collaterale?

Come ti ho già detto per adesso non è ancora un business avviato, ma spero che lo diventi al più presto.

Come riesci a conciliare il tuo lavoro da dipendente con quello di fotografo?

La passione è sicuramente una grande spinta che non ti fa sentire la stanchezza.

Se parliamo dell’attività fotografica sicuramente appena ho tempo: nei week end, compleanni, anniversari.

Insomma, appena posso, ho sempre la macchina fotografica in mano, anche per una semplice passeggiata.

Invece, per quanto riguarda il lavoro di post-produzione delle foto sicuramente la sera quando tutti a casa dormono.

Nel tempo la tua intenzione è quella di far diventare la fotografia la tua unica attività lavorativa?

Lo spero, sto lavorando proprio per questo.

Hai già aperto la tua partita Iva come fotografo?

No, non essendo ancora un business.

Ma spero di farlo il prima possibile perché vorrà dire che le cose stanno andando bene.

Hai un tuo studio fotografico?

Essendo uno Street Photographer preferisco scattare per “strada“, anche nel caso di Portrait (ritratti) preferisco fare Street Portrait.

Quindi no, non ho uno studio fotografico ma a casa nel mio ufficio ho allestito un piccolo studio che utilizzo per fare le foto per il mercato microstock.

Un domani, se le cose andranno bene, chissà forse lo aprirò.

Adesso come adesso se proprio mi dovesse servire una location penso che opterei per una ricerca su Airbnb.

Come fotografo lavori solo a Roma e nel Lazio oppure a livello nazionale?

Adesso, faccio foto per amici e parenti oppure alle fiere o a eventi organizzati tendenzialmente su Roma, ma come ho scritto anche sul mio sito:

La mia attività si svolge principalmente su Roma e nel Lazio, ma questo non vuole dire che io non mi possa spostare.

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale per la riuscita di un lavoro, quindi contattami via email o tramite i miei canali social spiegandomi le tue esigenze, in questa maniera potrò organizzare l’attività al meglio”.

Quali servizi offri?

Street Photography, FotoReportage e Microstock sono i generi dove sto spingendo di più, ma sto cercando di specializzarmi anche nel Portrait (i ritratti, ndr).

Come trovi i tuoi clienti?

Premesso che, per adesso, sono amici o parenti; sono molto attivo sui social, in particolare su Instagram (mrtozzo81), sulla mia Pagina Facebook (Andrea Toxiri Photo) e con il mio sito web: https://andreatoxiri.it

Hai un portfolio online da mostrare ai miei lettori?

Sì, pubblico su: Instagram, 500px, Adobe Stock, Shutterstock e Getty Images.

Instagram: http://instagram.com/mrtozzo81

500px: https://500px.com/toxiriandrea

Adobe Stock: https://toxiriandrea.myportfolio.com/

Shutterstock: https://goo.gl/PaH8Eg

Getty Images: http://bit.ly/2ugTIBY

Portfolio sport: https://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-sport/

Portfolio portraithttps://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-portrait/

Quali lavori ti commissionano di più i tuoi clienti?

Facendo sempre la premessa che, per adesso, sono solo amici e parenti, principalmente, sono feste o anniversari.

L’ultimo che ho fatto è stato l’anniversario di nozze di mia zia.

Altrimenti, durante le fiere (come, ad esempio, il Romics) c’è sempre qualcuno che mi chiede le foto.

Che cos’è la fotografia microstock?

È una palestra per migliorare la tua tecnica fotografica.

Ti faccio un esempio, per farti capire meglio: metti che hai un blog di cucina e stai scrivendo la ricetta per fare la carbonara.

Hai scritto il tuo post ma ti mancano le foto, allora vai su uno dei tanti siti di Microstock (Adobe, Shutterstock, Getty Images) e fai una ricerca sulla carbonara.

Scegli la foto che ti piace di più la paghi e te la scarichi, del prezzo che tu paghi alla piattaforma al fotografo va una percentuale.

È un mercato difficile ma molto stimolante, non diventi ricco ma qualcuno ha ingranato bene e ci campa tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Rendere la fotografia la mia unica attività, viaggiare e fotografare tanto, pubblicare un fotolibro e organizzare una piccola mostra fotografica.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico