Massimo Ponzano: Network Marketing [Tre anni dopo]

Max Ponzano - Network Marketer

Max Ponzano – Network Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti porterò con la mia seconda intervista a Massimo Ponzano a conoscere più da vicino il mondo del Multilevel Marketing o Network Marketing, che dir si voglia.

Conosco Max da molti anni e so che è una persona onesta e seria, per questo motivo quando ho visto che è diventato un network marketer di successo ho deciso che era giunto per me il momento di scoprire qualcosa di più su questo mondo che molto spesso viene accostato a quello delle truffe a schema piramidale, il cosiddetto Schema Ponzi.

In realtà, il Network Marketing è un sistema di vendita C2C, cioè da consumatore a consumatore. Ciò vuol dire che l’elemento principale è la vendita del prodotto e non la costruzione della cosiddetta downline (la catena di venditori che stanno sotto uno sponsor, che guadagna una percentuale sulle vendite effettuate dagli sponsorizzati, n.d.r.).

L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto.

Buona lettura!

* * *

Ciao Max, per iniziare parlaci un po’ di te. Ok? 

Ciao Federico, è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con te.

Mi chiamo Massimo Ponzano, ma tutti mi chiamano Max, e a giugno compirò 50 anni. Sono sposato, ma senza figli e dal 2001 sono tornato a vivere a Genova, la città in cui sono nato.

Sono laureato in ingegneria chimica e dopo aver lavorato per alcune aziende del settore petrolifero prima e delle telecomunicazioni poi, vivendo per anni tra Torino, Milano e Roma e viaggiando per l’Italia in lungo e in largo, da gennaio 2016 mi occupo a tempo pieno della mia attività come Franchise Partner della Juice Plus Company.

Credo fortemente nelle attività fatte dalle persone e con le persone e il Network Marketing è ciò che sta cambiando in maniera incredibile la mia vita.

Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, seguimi sui social (Facebook, Twitter, Instagram, Google+ o LinkedIn) o contattami attraverso il mio blog personale: http://www.maxponzano.com

Tre anni fa durante la nostra prima intervista che hai rilasciato a questo blog ci avevi parlato di Empower Network e del Team Market Badass. Fai ancora parte di entrambi? 

Il progetto Empower Network Italia è stato chiuso da ormai parecchio tempo perché l’azienda, che comunque continua il suo percorso negli USA e in molti altri paesi nel mondo, ha deciso di non investire sul nostro Paese giacché i numeri non erano dalla nostra parte.

Un vero peccato, ma tutto nasce dal fatto che, in Italia più che in altri paesi, le persone non danno la giusta importanza alla formazione personale e non sono disposte a investire su se stesse impegnandosi e studiando per imparare nuove competenze.

Io ho sempre creduto che la formazione sia la base fondamentale e necessaria per iniziare un’attività, qualunque essa sia, sia come dipendente che come imprenditore, anche se faticosa e anche se, all’inizio, sembra non portare risultati.

Senza una formazione completa e approfondita, non potremo mai costruire alcunché di solido e duraturo. È un po‘ come costruire un palazzo: ci vuole moltissimo tempo per preparare le fondamenta e sembra quasi che i lavori non procedano, visto che non sono visibili, ma una volta finite le fondamenta, in poche settimane il palazzo cresce e, piano dopo piano, sale sempre più in alto.

Quell’esperienza è stata per me, comunque, molto preziosa perché mi ha dato competenze importanti che sto usando e mettendo in pratica ancora oggi. 

Com’è cambiata la tua vita da allora? 

Da allora sono cambiate molte cose.

In quel periodo ero ancora un dipendente felice e indaffarato. Lavoravo come Account Manager in una società di ingegneria del software, anche se sono un ingegnere chimico, e ricoprivo un ruolo prettamente commerciale che mi portava ad attraversare settimanalmente mezza Italia.

Partivo al martedì mattina dalla Liguria e attraversavo Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, percorrendo circa 5000/6000 km al mese.

Era un lavoro che mi piaceva molto, ma che mi toglieva moltissimo tempo perché le mie giornate lavorative erano fatte di 12 o anche 14 ore di lavoro.

C’erano colleghi che invidiavano la mia vita (gli alberghi e i ristoranti dove passavo 3 o 4 giorni alla settimana erano di certo molto belli), ma io cercavo di spiegare che stare in un bell’albergo da solo non è che sia questa gran cosa.

Meglio dormire nel proprio letto accanto alla propria moglie e, magari, andare a cena con gli amici o, come piace fare a me, chiudere la giornata con una bella partita di tennis.

Ma quello era il mio lavoro e mi concentravo sempre e solo sugli aspetti positivi.

Ho, infatti, conosciuto moltissime aziende, moltissimi professionisti e imprenditori in gamba e tante realtà industriali in diversi settori, verificandone purtroppo le difficoltà che il periodo di “crisi” in cui viviamo (e che dura da diversi anni) ha scatenato.

Nel frattempo, e di riflesso, anche l’azienda per cui lavoravo io ha iniziato ad accusare le difficoltà del periodo e se nel 2014 furono licenziate 14 persone, nel 2015 è andata un po‘ meglio, ma i licenziamenti non si sono fermati. E io, devo dire in maniera del tutto inaspettata, sono stato uno dei licenziati. 

Nel tempo ti sei appassionato al Network Marketing. Quando e com’è nata questa tua passione? 

Ebbene sì… e per fortuna mi viene da dire!

Tutto è iniziato nel periodo universitario (quindi circa 25 anni fa). Avevo partecipato, invitato da un amico, a un grande incontro in un palazzetto nei dintorni di Bologna ed ero rimasto colpito dalla marea di persone che erano intervenute a quell’incontro.

Non sapevo nulla di Network Marketing, ma da quel giorno mi sono messo a studiare. Pochi mesi dopo, però, ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro da una multinazionale nel settore petrolifero e sono partito per la mia prima avventura da ingegnere.

Negli anni successivi, lasciata Genova, ho vissuto a Londra, a Torino, a Milano e poi 3 anni a Roma e il Network Marketing è rimasto dormiente nel cassetto del mio comodino, chiuso tra le pagine di alcuni libri che mi ero ripromesso di leggere. 

Mi daresti una definizione di Network Marketing?

Potrei parlarti per ore (e molte pagine) del Network Marketing, ma cercherò di dirti quello che credo sia più importante e, da buon ingegnere amante dei numeri, quello che è concretamente verificabile.

In Italia, purtroppo, c’è ancora poca conoscenza di questo settore e molte persone associano il Network Marketing a quei sistemi piramidali che, invece, sono illegali.

Ma la gente, invece, dovrebbe sapere che ci sono oltre 103 milioni di persone in tutto il mondo che svolgono un’attività di Network Marketing e che sviluppano un fatturato complessivo di 183 miliardi di dollari all’anno, in costante aumento con una crescita annuale del 7,7% (alla faccia della crisi).

In Europa, in particolare, l’Italia si colloca al 4° posto dopo la Germania, la Francia, l’Inghilterra nella classifica di fatturato di vendita diretta con più di 2.9 miliardi di dollari di fatturato all’anno con una percentuale di crescita del 9,4% e 514.500 addetti (fonte: WFDSA 2015, World Federation of Direct Selling Association).

A questo link chiunque può verificare questi dati :

http://wfdsa.org/wp-content/uploads/2016/02/FINAL-Sales-Report-2015-v2-5-31-2016-002.pdf

Fare Network Marketing significa cogliere un’opportunità straordinaria di fare impresa, ossia sposare un modello d’impresa che è sempre più all’attenzione del mondo dell’industria.

Qualche mese fa sono stato personalmente alla SDA Bocconi di Milano, la Scuola di Direzione Aziendale, dove ogni anno sempre più neolaureati escono da quell’università discutendo tesi sul Network Marketing.

Nell’occasione ho conosciuto la professoressa Carolina Guerini che è anche docente alla LIUC di Castellanza (VA), dove proprio in questi giorni inizierà il secondo Executive Master in Network Marketing riservato e dedicato ai manager d’azienda e agli imprenditori (è un Master che costa 4.900€ + iva, n.d.r.).

Chiacchierando piacevolmente con la dottoressa Guerini ho avuto molte conferme su ciò che già avevo intuito, ma, in particolare, ho saputo (come spiega la dottoressa su un video che è reperibile su YouTube: https://youtu.be/wHjhqQ15fwY) che le aziende che distribuiscono i loro prodotti con un modello d’impresa basato su questo sistema di vendita, in questo periodo di crisi, vedono una crescita dei loro fatturati a 3 cifre.

In breve, fare Network Marketing significa avviare con costi minimi una propria attività imprenditoriale basata sulla condivisione e sul passaparola, che non ha rischi se non quello di vedere crescere l’attività stessa in giro per il mondo, o per lo meno nei paesi in cui l’azienda con cui si collabora è presente.

Il tutto è regolamentato dalla legge 173/2005 e le norme fiscali che regolano questo tipo di attività sono decisamente vantaggiose e interessanti per noi network marketer. 

Consiglieresti ad una persona in difficoltà economiche di iniziare un’attività di Network Marketing? 

Direi che la risposta l’ho data prima, ma se serve la ribadisco volentieri: certo che Sì!

E dato che è un’attività che si può iniziare anche part-time, consiglierei a chiunque di guardarsi in giro e d’iniziare una sua propria attività nel settore del Network Marketing.

Come mi hanno insegnato, bisogna scavare il pozzo prima di avere sete perché poi mancano le forze.

Questo per dire che è sempre utile e importante avere nel cassetto una soluzione B, che nel tempo, anche se molti all’inizio magari non ci credono, può diventare la soluzione A.

Questo è esattamente il percorso che ho fatto io. 

Con che criterio si dovrebbe scegliere un Network Marketing? 

Oggi, e da poco meno di 2 anni, la mia vita è basata esclusivamente su un’attività di Network Marketing e, prima di scegliere l’azienda con cui collaborare, ne ho analizzate molte, per non dire moltissime, di aziende che operano con questo sistema distributivo e credo che 3 siano i parametri fondamentali da analizzare e verificare prima di decidere.

  • La cosa principale, ovviamente, è l’azienda stessa: ci sono moltissime aziende che nascono e decidono di sfruttare il Network Marketing per lanciare i propri prodotti e servizi, ma io consiglio di diffidare dalle aziende nate da 5 minuti e magari in fase di prelancio. Un’azienda seria deve essere presente sul mercato da molto tempo, almeno 5 anni, ma possibilmente anche 10 o 20. Molto spesso, assistendo a presentazioni di nuove aziende, ho sentito parlare di Momentum, cioè di quel periodo durante il quale nessuno conosce quell’azienda e i suoi prodotti e quindi è opportuno entrare in attività. Beh, io credo che il Momentum ognuno di noi se lo possa creare se alle spalle ha appunto un’azienda seria e se la stessa ha 40 anni di storia e dei prodotti validi, non ci saranno problemi a creare una grande attività.
  • La seconda cosa, certamente da valutare, sono i prodotti che l’azienda crea e distribuisce tramite i suoi collaboratori. Devono essere prodotti di largo consumo, di qualità superiore alla media e che le persone usano, riacquistano e di cui possono facilmente parlare a loro volta. Quest’ultimo punto è normalmente rispettato dalle aziende serie che operano con il Network Marketing visto che, non investendo in pubblicità, investono buona parte del fatturato in Ricerca & Sviluppo.
  • Il terzo e ultimo punto fondamentale non è, come forse molti credono, il piano dei compensi, cioè quel sistema meritocratico e aperto a tutti con cui l’azienda paga i suoi collaboratori e che consente di ottenere quelle rendite automatiche e ricorrenti tanto amate da chi si avvicina al Network Marketing. Credimi se ti dico che ne ho visti moltissimi e li ho squadrati e studiati a fondo: sistemi binari, unilevel, con spillover, a matrice e altri ancora (sono pur sempre un ingegnere che con i numeri se la cava), ma è la formazione che i network marketer possono e devono ricevere che fa la differenza. E qui c’è un altro punto fondamentale: troppe volte ho visto situazioni ambigue dove la formazione diventava il core business dell’attività di Network Marketing, scavalcando così l’importanza dei prodotti e a essa stessa veniva dato un valore economico venendo venduta ai collaboratori.

Il Network Marketing è un’attività straordinaria senza rischi, che può davvero portare a uno stile di vita meraviglioso e a entrate economiche inimmaginabili nel mondo del lavoro dipendente tradizionale, ma va insegnato, dalla A alla Z, a chi si vuole realmente impegnare e dato che si basa sulla condivisione di un prodotto è certo necessario e importante da parte del network marketer conoscere e utilizzare i prodotti, ma non può esistere il fatto che la formazione per lo sviluppo e la crescita dell’attività abbia un costo, che magari supera il costo dei prodotti stessi. 

Quanto consiglieresti di investire a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività (ad esempio, più di mille euro in prodotti anche se sei disoccupato o sei una persona a basso reddito)? 

Questa è una bella domanda e spero di riuscire a darti una bella risposta.

Entrare nel mondo del Network Marketing significa avviare una vera e propria attività imprenditoriale e credo che una qualsiasi attività imprenditoriale necessiti, per il suo avviamento, di svariate decine (per non dire centinaia) di migliaia di euro.

Ovviamente dipende dall’attività, ma se immaginiamo di aprire un bar, un ristorante, piuttosto che un chiosco sulla spiaggia o una lavanderia self service (giusto per fare qualche esempio) credo che sia normale investire molti soldi, magari facendoseli prestare da una banca.

Nel Network Marketing non credo sia giusto parlare di investimento ma piuttosto di consumo personale.

Un network marketer acquista i prodotti per un uso personale. Dopodiché prende consapevolezza dei benefici che quei prodotti gli portano e inizia così la sua attività.

Quindi 1.000€ di prodotti, per usare la cifra da te suggerita, può essere eccessiva per iniziare l’attività, anche se, secondo me, è importante utilizzare i guadagni dei primi mesi per acquistare e testare tutti i prodotti in catalogo.

C’è anche da dire che l’azienda con cui decidiamo di associarci non può, per legge, obbligarci ad acquistare kit prefissati di prodotti (anche se alcune lo fanno).

Sta alla nostra abilità imprenditoriale e alle nostre possibilità economiche del momento capire che stiamo avviando un tipo di attività che non potrà prescindere dalla nostra capacità di condividere i risultati e dall’entusiasmo che ci deriverà dall’uso dei nostri prodotti. Dico nostri consapevolmente, perché da quando ho aperto il mio Franchise personale, i prodotti di cui parlo con le persone, sono i miei prodotti perché ideati e prodotti dalla mia azienda.

Perché un’azienda di Network Marketing è costituita dai suoi collaboratori e senza di loro non esisterebbe (e la cosa è ovviamente reciproca).

Quindi, per rispondere alla tua domanda, verificherei che l’azienda non dia obblighi di acquisto, altrimenti la scarterei a priori e poi deciderei di investire qualche centinaio di euro per iniziare a conoscere e usare il prodotto o i principali prodotti di cui poi mi dovrò fare portavoce.

Avendone la possibilità, ovviamente sarebbe meglio iniziare come farebbe un imprenditore che vuole aprire un bar o un ristorante ossia, facendo un minimo di magazzino personale per poi pensare alle attività di marketing che sono di certo molto utili. Ma deve essere una scelta. 

Quali sono le prime cose che dovrebbe fare un neofita al fine di ottenere i primi risultati? 

Studiare!

Fare Network Marketing e diventare un network marketer è una vera professione e a me piace dire la professione del nostro secolo.

È un’attività semplice, ma non è facile farla bene (semplice e facile sono 2 concetti molto diversi). Tutti siamo già network marketer visto che, quasi ogni giorno, diamo consigli per gli acquisti agli amici: leggiamo un bel libro e lo consigliamo, andiamo al cinema a vedere una prima visione e diamo il nostro parere sul film, invogliando o dissuadendo chi ci conosce ad acquistare il biglietto per andare a vederlo, la nostra parola vale più della pubblicità fatta sui giornali e questa è la forza principale del Network Marketing.

Quindi credo che sia fondamentale imparare a fare ancora meglio ciò che già facciamo e imparare a farlo anche e soprattutto con gente che non conosciamo, imparando a gestire le obiezioni.

Questo, e molto altro ancora, è ciò che una buona formazione gratuita deve fornire. E poi, cosa assolutamente ancora più importante, il network marketer neofita deve darsi un po’ di tempo.

Nessuno nasce “imparato” e avviando un’attività di questo tipo, possono servire mesi o anni per diventare dei PRO, cioè dei professionisti, e non possono certo bastare pochi giorni.

Chi vi dice così, vuole reclutarvi, ma non vuole aiutarvi a imparare… e la differenza è sostanziale perché, probabilmente, non imparerete mai e la vostra attività di Network Marketing, nonostante l’entusiasmo iniziale, sarà destinata a spegnersi velocemente.

A cosa ti stai dedicando in questo momento e con che risultati? 

A partire da gennaio 2016, dopo essere stato licenziato a dicembre 2015 (e dopo 22 anni di lavoro dipendente), sto davvero cambiando la mia vita.

Ad aprile 2015 avevo aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company, società svizzero-americana nata nel 1970 e con sede europea a Basilea, iniziando semplicemente a usare alcuni prodotti. Ne avevo acquistati 2 apprezzando fin da subito la possibilità di pagarli in 4 rate e, nel giro di poche settimane, ne avevo anche verificato i benefici.

Io sono uno sportivo, almeno mi piace definirmi così, gioco a tennis 2 o 3 volte alla settimana e ho sentito subito grandi effetti positivi dalla loro assunzione che si traducevano in:

  1. una maggiore energia durante i match;
  2. una maggiore capacità e velocità di recupero.

Purtroppo, però, per il poco tempo che avevo a disposizione, non ho potuto iniziare fin da subito l’attività commerciale, dedicandole il tempo che meritava, ma non ho mai perso di vista il mio sogno che era quello di avere un’attività tutta mia, da fare stando a contatto con le persone e i cui guadagni, se vogliamo parlare anche di questi, non avessero limiti di crescita. Cosa che è evidentemente impossibile in un tradizionale lavoro da dipendente.

Da 13 mesi a questa parte, invece, mi sto impegnando in questa attività a tempo pieno e sto mettendo in pratica i tanti consigli raccolti da persone che hanno una grandissima esperienza in questo campo.

Ma, soprattutto, sto insegnando alle persone che si avvicinano a questo mondo tutto quello che ho imparato perché, come ho detto prima, la formazione è la cosa fondamentale che può e deve far fare il salto di qualità.

Il Network Marketing si basa su questa equazione: Impara, Insegna e Insegna ad Insegnare.

E, oggi come oggi, questa frase è per me ancora più importante visto che io sviluppo il mio network di clienti e collaboratori attraverso i Social Network e con Facebook in maniera particolare.

Facebook è una piattaforma straordinaria con oltre 1.800.000.000 account attivi e oltre 23 milioni di italiani che, ogni giorno, ci si connettono.

Il terrore di chi inizia a fare questa attività è sempre stato questo: la lista dei nominativi!

Nessuno vuole, per lo meno all’inizio, disturbare amici e parenti, ma a tutti è richiesto di fare una lista con 100 nomi di potenziali clienti e, forzatamente, sono proprio i nomi di parenti e di amici che ci vanno a finire dentro… ma se la lista dei nominativi la costruiamo usando Facebook in modo professionale, fare una grande attività diventa davvero alla portata di tutti.

Ma bisogna studiare e darsi il tempo di imparare per farlo. E una volta capito come fare, andare alla conquista di altri paesi diventa un gioco da ragazzi. 

Riesci a vivere solo di questo? 

Decisamente sì, ma so anche che il bello deve ancora arrivare!

Ho chiuso il 2016 con un livello di guadagni molto simile a quello che avevo l’anno precedente quando, in azienda da 15 anni e con il livello di quadro, lavoravo 12 e più ore al giorno e percorrevo 60.000 km all’anno, con tutti i rischi che ne conseguivano, azzerando (o quasi) il mio tempo libero settimanale, ma, soprattutto, contribuendo ad arricchire un’azienda che non mi apparteneva e che appena ha potuto e voluto mi ha scaricato senza farsi alcuno scrupolo.

Oggi non dico che lavoro meno, anzi, ma mi diverto molto di più, lo faccio da casa utilizzando il mio MacBook o quando sono in giro con lo smartphone o incontrando amici che, attirati dal mio profilo Facebook, vogliono capire cosa sto combinando nella vita.

Il tempo libero me lo gestisco come voglio e la mia attività sta crescendo a ritmi incredibili.

Ho una media mensile di crescita, negli ultimi 12 mesi, del +13%, ma solo nel mese di gennaio (rispetto a dicembre) del +32%. Se poi confronto gennaio 2017 versus gennaio 2016 siamo a +251%. Non male per essere in un periodo di “crisi”. Vero? 

Quanto tempo hai impiegato per arrivare al tuo livello attuale di competenza e di guadagni? 

Credo di averti già risposto sopra, ma riepiloghiamo.

Ho aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company a fine aprile 2015 e per tutto maggio sono stato un semplice consumatore.

Senza accorgermene, a giugno, ho fatto i primi clienti, amici che mi vedevano consumare prodotti a loro sconosciuti che non trovavano da nessuna parte.

Nello stesso mese ho iniziato a lavorare sul mio profilo Facebook personale, ho raggiunto la prima qualifica Distributore Diretto Senior e ho preso il primo bonus da 250€.

Così a luglio e ad agosto ho semplicemente continuato a migliorare il mio posizionamento su Facebook e ho raggiunto altri 2 obiettivi (ad agosto, mese che spaventa i network marketer, ma non spaventa Facebook, sono diventato Coordinatore Vendite e ho preso il terzo bonus da 500€).

A settembre ho ottenuto il quarto bonus da 700€ e poi, mio malgrado, ho avuto un piccolo calo perché, proprio in quel periodo, ho avuto la notizia del licenziamento e non posso certo dire che sia stata una bella sorpresa.

La mia attività con Juice Plus ne ha risentito, poiché se non continui a fare con costanza certe azioni (per lo meno finché non raggiungi un certo livello), l’attività rallenta e, addirittura, rischia di spegnersi.

Appena mi sono ripreso dallo shock del licenziamento (che oggi benedico), mi sono buttato a testa bassa nell’attività.

Ho creato un sistema online gratuito per semplificare quanto più possibile la formazione delle persone che decidevano di iniziare l’attività nel mio Team e per scalare velocemente (cioè aumentare il numero dei collaboratori, n.d.r.).

Qui mi è servito molto quanto imparato con Empower Network e ho iniziato la mia ascesa nel piano carriera di Juice Plus. 

Quanto tempo passi a studiare le strategie che applichi nel tuo business? 

Non voglio far credere che fare Network Marketing sia banale e si possa guadagnare senza fare nulla. Tutt’altro e chi lo dice non è sincero.

Bisogna impegnarsi per imparare e poi mettere in pratica, ogni giorno e con costanza, azioni semplici, ma fondamentali. Sia che tu lo faccia offline che online.

Oggi come oggi, passo 8/10 ore al giorno sul PC per studiare nuove strategie da applicare e insegnare (non esiste solo Facebook, ma anche Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+ e gli altri social) e poi faccio sessioni di formazione con chi vuole imparare e darsi da fare.

Più volte alla settimana incontro amici o persone conosciute sui social che vogliono capire come funziona. Le domande sono tantissime e spaziano dagli aspetti fiscali alla paura di non farcela.

Ma un’attività di Network Marketing si può iniziare anche part-time e quindi 2 o 3 ore al giorno possono essere sufficienti, ma devono essere ore di qualità che poi ci verranno ricompensate.

Proprio come sta accadendo a me e alle tante persone che lavorano insieme a me.

In base a quali criteri costruisci i tuoi team?

Questa attività mi ha cambiato la vita. Mi alzo alla mattina alle 8.30, faccio colazione e poi mi metto al lavoro. Quando parlo con le persone cerco di capire cosa cercano loro : io non cerco nessuno… ho imparato a essere pescatore anziché cacciatore.

E, senza voler apparire presuntuoso, sapendo ciò che quest’attività può portare nella vita delle persone, dapprima lavorandoci part-time e poi anche full time, cerco solo di capire se la persona che ho davanti ha davvero voglia di mettersi in gioco, di studiare, di imparare, di farsi guidare, ma, soprattutto, di impegnarsi.

Perché nulla accade per caso e tutto nasce da noi, dal nostro desiderio di costruire qualcosa che duri nel tempo e che porti per sempre il nostro nome e, perché no, ci dia soddisfazioni economiche importanti. Perché con il Network Marketing si può. 

Che supporto offri loro per farli crescere? 

Il Team con cui collaboro offre webinar di formazione settimanale mirati al grado di preparazione delle persone.

Perché chi inizia oggi ha bisogno di imparare cose che chi ha iniziato da 1 mese già sa.

Successivamente, sempre con l’aiuto del Team, organizzo webinar di formazione per chi vuole iniziare a creare il suo Team e quindi deve imparare a insegnare. Cose da fare ce ne sono davvero molte, ma il percorso è semplice e guidato.

C’è chi ci impiega qualche settimana, chi qualche mese, ma il percorso è testato e funzionante. 

Quali risultati hanno ottenuto i membri del tuo team? 

Questa è la domanda più bella a cui mi piace rispondere.

Nelle mie precedenti esperienze di Network Marketing non ho realizzato nulla di particolare a dire il vero, ma qualcosa avevo già fatto.

Ho sempre avuto questo problema… non riuscivo a duplicare il mio entusiasmo e chi iniziava a collaborare con me, amici della famosa lista dei nominativi, magari sull’onda delle emozioni che io riuscivo a trasmettere, non riuscivano a ottenere dei risultati che gli dessero la giusta motivazione per andare avanti. E piano piano si spegnevano. E io con loro.

Oggi, invece, ho costruito e collaboro con un Team di persone semplici, uomini e donne, giovani e meno giovani, senza particolari esperienze di vendita (perché noi non vendiamo nulla, ma facciamo in modo che chi ci contatta voglia acquistare) e senza particolari caratteristiche se non quella di aver davvero voglia (o bisogno) di farcela.

Mi hanno insegnato e ho potuto verificare che senza un desiderio bruciante, senza un sogno concreto da voler realizzare, questa attività non funziona.

Avere degli obiettivi è la più grande forza umana di automotivazione e devo dire che tra tutte le cose meravigliose che ci dà Juice Plus, c’è anche un piano marketing che consente di avere soddisfazioni tangibili fin da subito. E quando una persona vede fin da subito il premio per il suo impegno, beh… è difficile da fermare. 

Quali progetti hai per il futuro?  

È semplice: creare un Team di professionisti, che siano in grado di duplicare un lavoro semplice, ma non facile, che abbiano voglia di imparare un modo diverso di usare i Social Network e di interagire con le persone che incontrano quotidianamente, che credano in loro stessi e nella loro capacità di creare qualcosa di incredibile e che credano anche che la cosa più importante che abbiamo è la nostra salute.

I soldi sono una conseguenza di queste semplici azioni.

Servono impegno, passione, sincerità e rispetto: il Franchise di Juice Plus farà il resto.

Se guardo alle mie esperienze passate, è facile dire che la cosa più importante è la semplicità: e questo è ciò che sto cercando di duplicare.

Grazie, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Francesco Ambrosino. Un anno dopo

Francesco Ambrosino

Francesco Ambrosino – founder Socialmediacoso

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Francesco Ambrosino, esperto Social Media Manager, Content Marketer e noto blogger campano, che ho già avuto il piacere di ospitare sul mio blog tempo fa.

Buona lettura!

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Che cosa era Effea Solutions e di cosa si occupava?

Quando ho aperto la Partiva Iva nel 2012 decisi di creare un brand che offrisse due servizi: sviluppo siti web, del quale si occupava mio cognato, e comunicazione e marketing.

Ero troppo immaturo, probabilmente, ma quel percorso ha perso molto velocemente fascino, e dopo un anno l’ho messo da parte, facendo solo qualche lavoretto, e mi sono concentrato su altro e ho studiato.

Quando sono tornato, era nato Socialmediacoso.

Come mai quella esperienza è finita e cosa hai imparato da quell’avventura?

Per colpa mia. Non era quello che volevo fare e non avevo ancora le competenze adatte per fare il freelancer in modo adeguato.

Pessimo tempismo. Ma mi ha aiutato molto perché mi ha fatto capire cosa volevo fare davvero.

A differenza di molti altri professionisti del web non hai puntato sul personal branding ma hai creato il brand con cui sei conosciuto in Rete “Socialmediacoso”, come mai hai fatto questa scelta strategica?

Non è proprio così, io ho puntato tutto sul personal branding, solo che non ho voluto costruire un posizionamento basato solo sul mio nome e cognome, perché a me piace lavorare sui progetti. Ma che dietro Socialmediacoso ci sia io è palese ed evidente ovunque, perché è il mio progetto.

Ho sempre considerato Socialmediacoso come un hub. Un elemento centrale dal quale far partire tutte le mie collaborazioni con altri professionisti.

Infatti, oggi offro servizi avvalendomi del prezioso contributo di colleghi che, però, lavorano su di un cliente di Socialmediacoso.

Quali vantaggi si hanno nell’avere un brand piuttosto che nell’essere un personal brand?

Ripeto, il mio progetto è personal branding puro, solo che l’ho veicolato attraverso un naming e un brand riconoscibili.

Il 2016 è stato per te l’anno della svolta. Quali sono stati i cambiamenti rispetto al 2015?

Ho capito con chi non volevo lavorare, e questo è stato imporante.

Poi ho iniziato a pensare in grande, a stringere collaborazioni con agenzie e freelancer in modo tale da offrire servizi più completi e complessi.

Infine, ho anche capito che dovevo provare a vivere la mia vita, quindi ho rallentato un po’ i ritmi e ho smesso di fare le nottate a lavorare.

Adesso di notte guardo Netflix. Ne ho guadagnato di salute.

Quali sono state le ragioni alla base di questo pivoting (cambiamento nel gergo delle startup, n.d.r.)?

Non volevo essere schiavo del mio lavoro, volevo anzi rendermi ancora più indipendente.

Infatti, ho anche lasciato l’azienda di famiglia, dando le dimissioni lo scorso settembre.

Volevo vivere del mio lavoro, ma volevo anche farlo con entusiasmo e passione, e per fare questo avevo bisogno di riorganizzare la mia vita.

Lo sto facendo e piano piano ci riuscirò.

Quali risultati hai ottenuto e, soprattutto, sei soddisfatto di ciò?

Io non sono mai soddisfatto di nulla. Vivo a blocchi semestrali poiché ho sempre bisogno di evolvermi e puntare a qualcosa di nuovo, altrimenti mi annoio. Sono contento di come si è sviluppata la mia carriera professionale, ma non mi accontento.

Il giorno che lo farò, smetterò di fare questo mestiere.

In futuro pensi di creare una società che detenga il brand “Socialmediacoso”?

Penso ad una società, ma non credo con il brand Socialmediacoso, perché se giungo alla decisione di passare da freelancer a imprenditore, allora dovrà essere per un progetto nuovo.

Altrimenti, resto come sto. Che schifo non mi fa.

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Federico

Igor Redaelli. Web designer a 17 anni

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare un giovanissimo web designer che ho scoperto recentemente navigando in Rete: Igor Redaelli.

Rimango sempre affascinato dai tanti giovani talenti del web che il nostro Paese, nonostante tutto, riesce a sfornare.

Una cantera come quella del Barcellona che, però, sforna talenti non nel calcio bensì in un settore cruciale per lo sviluppo di una nazione: Internet.

Caratteristica comune a tutti i ragazzi che ho intervistato fino ad ora è che si sono costruiti le loro competenze da autodidatti.

Questo la dice lunga sull’arretratezza di certi programmi scolastici.

Ovviamente, non bisogna fare di ogni erba un fascio in quanto ci sono diverse ottime scuole, in giro per l’Italia, con eccellenti insegnanti che sanno motivare i loro studenti.

A mio giudizio, per far emergere queste eccellenze dal mare magnum della mediocrità che le circonda bisognerebbe eliminare il valore legale dei titoli di studio e premiare, dando loro più soldi, quelle realtà che riescono a sfornare studenti capaci di inserirsi velocemente nel mondo del lavoro una volta finito il loro percorso di studi o di laurearsi bene e in tempi brevi se hanno scelto di frequentare l’università.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 17 anni e vivo in provincia di Milano.

Quale percorso di studi stai seguendo?

Attualmente, frequento il quarto anno di un istituto professionale che ti diploma come tecnico elettrico.

Quali sono le tue aspirazioni future proiettate in un arco temporale di 5 anni?

Non ho ancora le idee ben chiare sul mio futuro. Sono in un momento cruciale della mia vita: davanti a me si sono aperte molte strade, ma non ho ancora deciso quale sia quella migliore da percorrere.

Sicuramente, dopo gli studi comincerò subito a lavorare come freelancer.

Come è nata la tua passione per la costruzione dei siti web?

La mia passione è nata all’età di 12 anni quando iniziai a realizzare e a gestire alcuni siti web di cui scrissi anche dei “frammenti” di codice HTML.

Quelli furono i miei primi siti web statici.

Fu amore a prima vista. Infatti, rimasi affascinato da questo mondo così bello e complesso.

Capii subito che il mondo del web design sarebbe stato il mio futuro.

Quali sono le competenze che hai sviluppato, nel tempo, in questo campo e i risultati che hai ottenuto?

Nel corso degli anni ho sviluppato molte competenze tra queste il linguaggio di mark-up: HTML, CSS e PHP.

Col tempo ne ho acquisite anche tante altre sviluppando siti web dinamici con il CMS WordPress.

Ho ottenuto sempre ottimi risultati, pur studiando da autodidatta, e le mie competenze crescono giorno dopo giorno.

Come hai monetizzato le tue competenze?

Monetizzo le mie competenze occupandomi della realizzazione e della gestione di siti web.

Come gestisci un cliente difficile?

Con molta pazienza. Cerco sempre di entrare in relazione con il cliente, di creare un legame emotivo con la persona che ho di fronte e, affinché si fidi di me, di apparire autorevole ai suoi occhi.

Cerco anche di espormi in maniera rispettosa nei suoi confronti ascoltandolo attentamente e facendolo sentire importante.

Come hai strutturato il tuo canale di acquisizione clienti?

Gli unici canali che utilizzo per la promozione della mia attività e per acquisire nuovi clienti sono i social media.

Ho promosso e promuovo ancora la mia attività sui vari Social Network.

In base ai dati che ho raccolto tramite Google Analytics è Twitter il social che porta più traffico in ingresso al mio sito, circa il 40% dei visitatori provengono da lì.

Perché, oggigiorno, un’attività deve avere un sito web?

Un sito web è la base di partenza di un’attività. Se è ben fatto comunica affidabilità e professionalità al cliente.

Inoltre, è il mezzo di comunicazione per eccellenza e permette la massima interazione con i propri clienti.

Chi è presente su Internet ha sicuramente più vantaggi di chi non c’è e non essere sul web significa far notare la propria assenza.

Un imprenditore o un libero professionista avendo un sito web ha la possibilità di essere sempre visibile a ogni ora del giorno e della notte, e di mostrare la propria “vetrina virtuale” ogni giorno della settimana, anche nei giorni di festa.

Con un sito web si ha anche la possibilità di aggiornare i propri clienti sulle ultime novità relative alla propria attività o di pubblicare contenuti con lo scopo di catturare l’attenzione di potenziali clienti, magari notificandoglieli con una newsletter.

Questi sono i primi vantaggi che mi vengono in mente.

Quali sono, da un punto di vista tecnico, i segreti di un sito web di successo?

I segreti di un sito web di successo sono diversi.

Ti elenco quelli che, dal mio punto di vista, sono i più importanti:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca: in questo entra in gioco la SEO (Search Engine Optimization, n.d.r).

  • Template con un design responsive: negli ultimi anni gli utenti che accedono ai siti da mobile sono aumentati a livello esponenziale. Inoltre, avere un sito web mobile friendly è un importante fattore di ranking sui motori di ricerca come Google.

  • Velocità di caricamento delle pagine web del sito: un altro fattore importante è la velocità di caricamento delle pagine. Anche questo è un fattore di cui Google tiene gran conto per il ranking. Il principale segreto per avere una pagina web dal caricamento veloce sta, innanzitutto, nel far risiedere il sito su un server di hosting professionale e non su quelli low cost o gratuiti. Come sempre: “Chi più spende, più guadagna”.

  • Utilizzare una CDN: riguarda sempre la velocità del caricamento di una pagina.

Il vantaggio di avere una CDN è quello di ridurre i tempi di latenza avvicinando i file dei nostri siti web agli utenti, in modo da diminuire il carico sui server e l’utilizzo della banda passante che li collega al web.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Stefano Bersanetti. Un anno dopo

Stefano Bersanetti

Stefano Bersanetti

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Stefano Bersanetti, ingegnere e manager di successo con una bella esperienza di lavoro in Cina nel suo curriculum.

Di recente, Stefano ha fatto pivoting come si dice nel linguaggio gergale degli startupper.

Infatti, il suo blog Pensieri stra…nieri in cui si parlava della sua esperienza di lavoro in terra cinese e che ospitava una rubrica in cui altri expat italiani raccontavano della loro vita da emigranti ha mutato pelle e nome.

Ora, si chiama Il puntino sulla i ed è focalizzato sulla sua attuale esperienza lavorativa a contatto con l’innovazione.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita?

Direi che è stato un anno intenso e complicato, sia a livello lavorativo, sia a livello di vita privata. Probabilmente l’esperienza più fortificante e rigenerante è stato il viaggio che ho fatto con mia moglie on the road tra i parchi degli Stati Uniti. Una totale immersione nella natura, che ha rilasciato nel corpo e nello spirito gemme di positività.

Perché hai deciso di cambiare il titolo e l’impostazione del tuo blog visto che avevi fatto un pivot di recente pur mantenendo in vita il vecchio brand?

Come giustamente hai notato, avevo fatto una prima operazione qualche mese fa, evidenziando una correzione di rotta.

Si viene e si va, pur essendo una rubrica di cui vado molto fiero, cominciava a essere poco sostenibile: la difficoltà delle interviste, un argomento comunque molto specifico e affrontato da centinaia di blog che si trovano in Rete.

E soprattutto, mi sono reso conto che, per la mia propensione giornalistica, raccontare ciò di cui non ero più protagonista (l’espatrio) non mi consentiva di rispondere alle principali regole del fact checking.

Ciò che scrivevo, attingeva ad un’esperienza che si era conclusa nel 2012.

Ecco allora la necessità anche di cambiare il titolo, per togliere il riferimento all’essere stato straniero in terra d’altri.

Quali argomenti tratti nel nuovo blog?

Ho creato tre sezioni, ognuna corrispondente a una mia passione.

Prima di tutto l’innovazione, nella sezione L’ingegnere esploratore, da intendersi non solo come innovazione tecnologica, ma a 360°.

Innovare significa progredire, cambiare: quanta innovazione possiamo apportare quotidianamente nella nostra vita e nel nostro lavoro?

Una seconda sezione nasce dal mio essere manager: L’occhio del manager si rivolge a tutti quegli aspetti della quotidianità in cui occorrerebbe, dal mio punto di vista, più spirito manageriale e più capacità strategica. Nel mio post sul caso Higuain, per esempio, non parlo di calcio, ma parlo di gestione aziendale.

L’ultima sezione, che ho chiamato Matita rossa e blu, affronta il mondo dei Social: come questi hanno cambiato, in meglio o in peggio, la nostra vita, generando una iperconnessione della quale non abbiamo ancora colto gli elementi positivi.

Quali strategie hai deciso di implementare per far crescere questo nuovo blog velocemente?

Sicuramente il veicolo più importante resta la Pagina Facebook, nella quale, peraltro, pubblico anche notizie o articoli di altri blogger. Sto cercando, in questo modo, di aumentare il traffico verso la fanpage, così che questa possa diventare a sua volta veicolo verso il blog.

Non credo, invece, che manterrò la Newsletter. Ho visto che non genera grossi contatti.

Alla luce dei tuoi primi dati statistici il cambio ti ha fatto perdere qualcuno dei tuoi vecchi lettori?

È ancora presto per dirlo.

Credo che alcuni lettori fossero molto affezionati alla rubrica Si viene e si va, per cui, nel momento in cui l’ho interrotta, hanno perso l’interesse per il blog.

Spero, tuttavia, di riuscire ad acquisire lettori partecipi, non tanto in quantità, ma in qualità, lettori che commentino e che dicano la propria idea.

Mi rendo conto che il tempo per interagire in un blog non c’è, soprattutto se si trascorre molto tempo sui Social, ma indirizzando maggiormente gli argomenti, chi è interessato dovrebbe anche dire la propria opinione.

Qual è l’obiettivo che ti sei prefissato di raggiungere con questo nuovo “brand”?

Il puntino sulla i è il mio essere.

Sono preciso, a volte, purtroppo, puntiglioso, non lascio mai nulla al caso. Datemi una tabella Excel con centinaia di numeri e ve la analizzo da capo a fondo.

Nello stesso tempo, il mio lato ingegneristico è compensato da una cultura classica che mi ha infuso, dai tempi del Liceo, la voglia di approfondire, di interessarmi e di leggere moltissimo.

Sono molto Social, nel senso che sfrutto la Rete per attingere informazioni e dati.

Del resto, come ho scritto anche nella pagina Sul blog e su di me, mi sarebbe piaciuto fare il giornalista ed è questo il taglio che vorrei dare ai miei post.

Ecco dunque cosa vuole essere Il puntino sulla i: un blog dove esprimere me stesso, sperando di generare interesse.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Angelo Cerrone. Un anno dopo

Angelo Cerrone

Angelo Cerrone

Tempo fa, mio caro lettore, ho intervistato Angelo Cerrone, social media manager di grande talento, nato e cresciuto in Campania.

Oggi ho deciso di intervistarlo di nuovo vista la bella crescita che hanno avuto i suoi progetti e il suo blog per carpirne i trucchi del mestiere in modo da aiutarti a replicarli.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita?

Prima di raccontarti della mia vita, volevo ringraziarti per questa seconda intervista che rappresenta un attestato di stima nei miei confronti.

Come avrai notato sui social la mia vita è stata stravolta sia sotto il profilo professionale che sotto il profilo privato.

Per quanto riguarda il lato lavorativo, ho abbandonato l’incarico da social media manager presso l’agenzia dove ho mosso i miei primi passi da professionista.

La decisione è stata abbastanza sofferta, ma i margini di crescita si erano ridotti notevolmente e, dunque, era giunto il momento di intraprendere nuove avventure.

Per alcuni mesi mi sono dedicato alla vita da libero professionista che continuo a svolgere tuttora e poi, dopo un lungo corteggiamento, ho accettato una collaborazione interna presso un’impresa privata.

Qui mi sto occupando della digitalizzazione della loro attività sia sui social network che sui più importanti motori di ricerca.

Inoltre, mi è stato affidato l’incarico di gestire anche la contabilità, un mio vecchio amore, monitorando in questo modo la crescita del loro business.

Quindi, attualmente, svolgo entrambe le mansioni e, nonostante, i tanti impegni le soddisfazioni non mancano.

Invece, per quanto riguarda la mia vita privata finalmente dopo un po’ di tempo ho trovato una ragazza fantastica con cui stiamo progettando qualcosa di importante e con cui condivido una passione nata da poco ovvero la fotografia.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

In quest’ultimo anno il blog ha raggiunto la sua maturità visto che la maggior parte delle visite deriva dalla ricerca organica e non più dalla condivisione dei post sui social network.

Inoltre, in questi ultimi mesi, il calendario editoriale è stato completamente stravolto. Ho ridotto la frequenza di pubblicazione in modo tale da migliorare la qualità dei contenuti e i risultati sembrano darmi ragione.

Ho registrato una crescita netta dei seguaci, una crescita delle condivisione dei post e, soprattutto, una maggiore visibilità sui social network.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Ci vogliono tre ingredienti: costanza, determinazione e originalità.

Per quanto riguarda la costanza mi riferisco a un aggiornamento periodico del proprio blog. Questo non significa che bisogna pubblicare uno o più articoli al giorno perché è impensabile lavorare a questi ritmi.

I più bravi ci riescono ma alle loro spalle c’è un team che li supporta.

I blogger meno “fortunati” devono realizzare in prima persona i loro articoli e questo determina uno stress non indifferente.

Per questo bisogna trovare una soluzione intermedia, un articolo ogni tot giorni, che consenta di scrivere contenuti utili e di qualità.

Il secondo ingrediente è la determinazione.

Se ci arrendessimo alle prime difficoltà la figura del blogger non esisterebbe in quanto ci vogliono almeno due anni per consolidare il proprio blog e per creare una community di buona qualità.

Il terzo e ultimo ingrediente per creare un blog di successo è l’originalità.

Per originalità non intendo solo la creazione di post innovativi ma anche di rivedere sotto un’ottica differente ciò che è già stato trattato da altri blogger.

Purtroppo, con la crescita del loro numero questo ingrediente è venuto meno ed è sufficiente una novità dell’ultima ora per generare cento articoli identici o molto simili.

Mi è capitato di leggere post che avevano lo stesso titolo e le stesse parole.

Com’è possibile tutto ciò?

Semplicemente, perché i blogger in questione avevano tradotto un articolo in lingua inglese.

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Gli argomenti li scelgo generalmente una settimana prima dell’elaborazione del post, salvo novità dell’ultima ora, in modo tale da effettuare ricerche più approfondite sul tema trattato.

La scelta spesso è determinata dalle mie esperienze personali con il mondo dei social network o in alternativa dalle richieste dei miei follower.

Le richieste possono essere esplicite (commento, messaggio, etc.) o tacite cioè tratte dai dati statistici del mio blog.

Alcuni articoli di successo sono nati proprio dalla lettura degli insight.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online e aumentare la tua audience?

Sulla distribuzione dei contenuti ho avuto una bellissima conversazione digitale con una mia cara amica blogger che evidenziava come tantissimi blogger postano i loro contenuti in tutti i gruppi in cui sono iscritti.

Io ho sottolineato come questa strategia sia orientata semplicemente a far gonfiare le visite del blog e a guadagnare qualche centesimo con AdSense.

Io, invece, ho optato per una condivisione real time sui social dove sono iscritto e una ricondivisione differita dopo qualche giorno o periodo ben stabilito.

Inoltre, mi sono concentrato molto sul lato SEO dei singoli post e questo mi ha consentito di raggiungere ottimi risultati.

Infatti, la vita media di un post sui social network è di pochi giorni, salvo alcuni post evergreen, mentre con la SEO, la vita media di un articolo è nettamente superiore.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Non mettermi in difficoltà con domande che potrebbero svelare i miei segreti.

A parte gli scherzi, ad agosto avevo annunciato delle novità interessanti e la prima è stata già lanciata.

Ho trovato uno spazio autonomo per il mio progetto Advertising Break, rubrica sulla pubblicità creativa, in modo tale da differenziare i contenuti pubblicitari da quelli più markettari.

Ora ho in mente altri due progetti.

Il primo è top secret e sarà svelato nel 2017, il secondo invece è sempre più vicino ma non posso sbilanciarmi troppo visto che è una sorpresa per i miei follower.

Però, visto lo splendido rapporto che c’è tra di noi, voglio dare un’esclusiva ai tuoi “seguaci”: il secondo progetto interesserà il mio blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Sì, ci ho pensato più volte ma per raggiungere una certa autonomia economica è necessario lavorare sodo per più anni e concentrarsi anche sui guadagni indiretti.

Mi spiego meglio.

Un blog o qualsiasi progetto sui social genera due tipi di entrate: quelle dirette e quelle indirette.

Le prime non hanno bisogno di presentazioni visto che ci sono numerosi articoli che spiegano come guadagnare con un blog.

Invece, le seconde, spesso sottovalutate, sono fondamentali per consolidare la propria figura professionale.

In questi ultimi mesi ho ricevuto alcune offerte di collaborazione grazie al mio blog e ai miei progetti su Instagram, ma ho sempre rifiutato perchè non c’erano le condizioni per portare avanti la cosa.

Quindi in modo indiretto ho già guadagnato qualcosa, ora però spero di incrementare i guadagni diretti.

Come stanno andando gli altri tuoi progetti online?

In questi ultimi mesi mi sono concentrato principalmente su Instagram dove ho lanciato due progetti: #unangeloinviaggio e Italia in cartolina.

unangeloinviaggio

unangeloinviaggio

Entrambi i progetti hanno una tematica comune: la valorizzazione del territorio italiano mediante i social network.

Per quanto riguarda #unangeloinviaggio il progetto è gestito direttamente sul mio profilo personale dove pubblico quotidianamente le foto dei miei viaggi categorizzandole appunto con l’hashtag di cui sopra.

Invece, Italia in cartolina ha un profilo autonomo e sono i miei follower a indicarmi le località più belle del nostro Paese.

Anche qui ogni giorno vengono postate due foto in modo tale da stimolare la partecipazione di tutti gli iger d’Italia.

Per quanto riguarda invece i progetti storici Graffi Creativi e l’Advertising Break hanno, ormai, raggiunto la loro autonomia.

Come ho già anticipato prima la rubrica sulla pubblicità creativa ha trovato uno spazio tutto suo mentre su Graffi Creativi ho dato spazio definitivamente alle news e alle novità sul mondo dei social network.

Il nuovo format sembra piacere ai lettori e la crescita organica della pagina Facebook è più che raddoppiata.

Hai qualche novità su come si evolveranno il tuo blog e i tuoi progetti online che puoi darmi in anteprima per i miei lettori?

Dai, sul blog ti ho già detto troppo e non posso più sbilanciarmi altrimenti viene meno l’effetto sorpresa.

Invece, sui progetti posso darti qualche informazione dettagliata in esclusiva.

A dicembre i miei due progetti su Instagram saranno rinnovati parzialmente.

Per quanto riguarda Italia in cartolina ti anticipo che ci sarà il classico contest natalizio per valorizzare il territorio italiano anche durante le festività.

Invece, per quanto riguarda #unangeloinviaggio ho creato un contest che rappresenta una novità assoluta per chi gestisce un account privato su Instagram, ma anche in questo caso tutto è top secret.

Un altro progetto interessante è quello che sto elaborando per l’azienda con cui collaboro e coinvolgerà i negozianti e gli artigiani italiani.

Speriamo che questa idea venga apprezzata in quanto è sempre bello ricevere qualche complimento da chi ti segue con affetto.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Giorgio Valleris: Professione Media Manager

Giorgio Valleris, Media Manager

Giorgio Valleris

Oggi, mio caro lettore, ti presentarò attraverso la mia intervista Giorgio Valleris, professione: Media Manager.

Ci siamo conosciuti lavorando su un bel progetto imprenditoriale e fin da subito ho apprezzato la sua competenza nel campo del copywriting, settore che riveste un ruolo fondamentale per i business che vogliono crescere grazie a Internet.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 38 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Monza. Mi sono trasferito qui da una decina d’anni. Prima vivevo alle porte di Milano, ma ho scelto di allontanarmi un po’ dal capoluogo, in perfetto stile “scappo dalla città”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Un percorso tortuoso, così come alle volte lo è la vita.

Ho studiato ragioneria e, poi, ho scelto di iscrivermi a mediazione linguistica e culturale alla Statale di Milano.

Una volta laureato ho iniziato a fare il cronista per alcuni giornali locali e nei week end ho seguito un Master in Media Relations alla Business School de Il Sole 24 Ore.

Grazie al cielo ho scelto di non seguire la contabilità di nessuna azienda, appena diplomato. Altrimenti, sai che disastri avrei combinato tra spese, ricavi, bilanci e conti economici? No, me la cavo meglio con le parole che con i numeri.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale?

Come ti dicevo ho iniziato a fare il cronista per alcuni periodici locali appena laureato. Una bella esperienza.

Chi dice che fare il giornalista è meglio che lavorare avrà anche ragione, ma io ne ho passate di sere e week end tra consigli comunali, sedi di quartiere e interviste varie.

Poi ho lavorato per 8 anni nel Consiglio regionale della Lombardia come addetto stampa per un gruppo politico: all’inizio è stata davvero dura perché avevo responsabilità enormi e nessuna esperienza. Devi farti le ossa. E senza fartele rompere. Se ci riesci, dal punto di vista professionale compi un vero salto di qualità.

Nel 2013 ho iniziato la mia carriera come freelancer: tanto copywriting per i clienti più diversi, qualche ufficio stampa qua e là, collaborazioni giornalistiche con tv e testate.

Una svolta (termine abusatissimo da noi copy) a livello professionale e personale. Non tornerei mai indietro!

Qual è il cappello che indossi più spesso tra i tanti ruoli che rivesti?

Oggi, senz’altro quello di copy. Se mi guardo allo specchio è quello che mi sta meglio perché è il mio cappello preferito. Se è comodo non ti saprei dire, certi giorni quando non hai l’ispirazione ti sta stretto da farti venire mal di testa, ma quando s’accende quella classica lampadina, indossarlo è meraviglioso e me lo si legge in faccia.

Che cosa ti affascina di più dell’uso della parola?

Una sola virgola può stravolgere il senso di una frase, immagina cosa può fare una parola al posto giusto.

L’ho imparato studiando da copy ma anche intervistando i personaggi più diversi e lavorando nell’ambito della comunicazione politica.

In realtà non m’innamoro del claim o dello slogan fine a se stesso, ma delle sensazioni che provocano leggendoli. Quando capisci che quelle due o tre parole, messe insieme in quell’ordine e in quel contesto, hanno un potenziale enorme. È questo che m’affascina di più.

Come ha rivoluzionato la tua attività l’avvento della Rete?

La rivoluziona ogni giorno. Quando pensi di averci capito qualcosa ecco che arriva il nuovo algoritmo di Google, ecco che i guru del marketing cambiano le regole del gioco facendoti dubitare di quanto hai appreso fino a quel momento.

Però quant’è più facile lavorare con la Rete!

Come ti aggiorni?

Seguo seminari e conferenze appena posso.

In una professione non ancora “regolata” come quella del copywriter è fondamentale aggiornarsi continuamente, specie perché la continua evoluzione del linguaggio e delle regole del web ci obbliga a farlo, altrimenti meglio cambiare mestiere.

Leggo testi di altri copy e pubblicitari stranieri, da Claude Hopkins a Domenico Colella. E poi seguo i blog di alcuni SEO e butto anche un occhio alla concorrenza che non fa mai male…

Hai qualche consiglio da dare a coloro che vogliono seguire le tue orme?

Guarda, ti stupirò. Non parlerò né di perseveranza né di fiducia in se stessi.

Secondo me il consiglio migliore è sempre quello di far leggere il tuo claim, la tua headline o il tuo copy a tua moglie/marito, mamma/papà o a quello seduto di fianco a te al bar.

Insomma, a qualcuno che non si interessi minimamente di marketing e advertising.

Fagli leggere quello che hai scritto prima di inviarlo al cliente. Ho imparato negli anni che il suo giudizio è molto più importante di quanto si pensi e, talvolta, ti può perfino dare la dritta vincente…

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Mr Tozzo. Un anno dopo

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri alias Mr Tozzo

Caro lettore, oggi ti propongo una nuova intervista ad Andrea Toxiri alias Mr Tozzo fondatore di Toxnetlab’s Blog che è un punto di riferimento per gli appassionati di Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita? 

Ciao e grazie per questa seconda intervista.

In questo anno la famiglia si è allargata (a luglio è arrivato Michele).

Invece, per quanto riguarda il lavoro non è cambiato molto.

Le mie passioni sono sempre le stesse lettura, musica, fotografia e cucina e proprio a queste ultime due mi sono appassionato sempre di più tanto che sto facendo tanta pratica per migliorare, appena posso.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

A marzo il blog compierà 8 anni e questa estate ho iniziato a pensare a qualche novità per farlo evolvere anche perché nel mondo del blogging se rimani fermo sei finito.

La prima è arrivata a settembre, ovvero le interviste a blogger e youtuber che seguo.

Nei mesi prossimi ne arriveranno altre due.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Grazie per aver definito il mio blog di successo.

Guarda non ho una formula magica ma sicuramente ci vuole passione per quello che stai facendo, competenza per quanto riguarda l’argomento che vuoi affrontare, onestà verso i tuoi lettori, una costante formazione/informazione perché le cose sul web cambiano velocemente ed educazione verso tutti.

Io mi sono mosso sempre così e qualche soddisfazione me la sono tolta.

Poi naturalmente devi avere tanta pazienza perché i numeri non arrivano subito e per affrontare (sempre in maniera educata) chi ti verrà contro (hater, troll, criticoni etc.).

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Il blog ha tre argomenti centrali che sono: Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Ci tengo a precisare che Comunicazione/Web Marketing non è un argomento che tratto come esperto del settore, ma come utente finale lo subisce.

La Comunicazione e il Web Marketing sono due argomenti che esulano dal mio background ma ai quali mi sono appassionato in questi ultimi anni e che cerco di approfondire appena posso.

Alcune volte gli argomenti nascono anche da un’esigenza di risolvere un problema (Tecnologia – Web/Social Media) che ho oppure che mi viene proposto o quando scopro qualche nuova cosa.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online ed aumentare la tua audience?

I miei canali principali sono Facebook e Twitter ma cerco di curare molto il titolo del post.

Un titolo che non illuda il lettore ma che allo stesso tempo provochi un “sentimento” (che può essere di rabbia o di gioia) che lo porti a leggere,  commentare e cliccare.

Il post su “iPhone e Android” è quello che attualmente detiene il record di commenti (oltre i 100), ma come puoi immaginare la maggior parte sono …diciamo… “animati” perché sono andato a toccare (schierandomi) una diatriba che va avanti da anni.

Invece il post sulle “Telecamere IP” è quello che detiene il record di visite (attualmente 33389 da Febbraio 2015).

Quindi diciamo che aiutare, informare e provocare aiuta alla diffusione dei tuoi contenuti.

Dirò una cosa banale: “Io non scrivo per Google, ma per chi mi legge (che poi è quello che vorrei leggere io andando su un blog)”.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Ci stavo pensando ma ancora non mi sono mosso in quel senso, perché devo capire ancora come farlo senza snaturare il blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Mi piacerebbe vivere scrivendo (magari come giornalista freelance) sempre in ambito tecnologico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

 

 

Francesco Panìco. Un anno dopo

Francesco Panìco

Francesco Panìco

Oggi, mio caro lettore, sono tornato a intervistare il noto blogger Francesco Panìco.

Poco più di un anno è trascorso dalla prima intervista che ha rilasciato a questo blog e tanta acqua è passata sotto i ponti.

Cos’è successo?

Lo scoprirai solo leggendo…

Poco più di un anno fa hai rilasciato la tua prima intervista a questo blog. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Ciao Federico, sono contento di tornare a scrivere per il tuo blog :).

Sono ancora a Versailles e felice di esserci!

Questa città  è così multietnica e stimolante…

La mia integrazione è ormai consolidata, parlo un buon francese e ho stretto tante nuove amicizie interessanti.

Ho un lavoretto part-time come barman in un simpatico ristorante italiano nel quartiere de La Défense.

Trovare un lavoro mi ha permesso di imparare la lingua più facilmente e di migliorare la mia integrazione.

Come si è evoluto il tuo blog durante quest’anno?

Il mio blog è in fase ascendente. Continua ad avere traffico anche se non pubblico più regolarmente dei nuovi articoli e ho più tempo per occuparmi della creazione di contenuti a pagamento.

Oggi riesco persino ad ottenere dei guadagni costanti anche se non è stato semplice e ho commesso diversi errori prima di comprendere le giuste strategie di vendita e promozione.

Non sai quanto avrei voluto trovare qualcuno che mi indicasse cosa fare per arrivare a raggiungere subito i miei obiettivi, evitando tutti gli sbagli che ho fatto!

Nell’intervista precedente hai dichiarato che il tuo obiettivo, dal punto di vista lavorativo, è quello di poter vivere grazie al tuo blog vendendo infoprodotti. Ne hai già pubblicato qualcuno?

Ho appena finito di preparare il mio terzo infoprodotto e sto per lanciarlo. Credo che sia quello della maturità.

Quello in cui ho messo dentro tutta la mia esperienza e le migliori strategie apprese negli ultimi anni. 

Quali sono stati i risultati che hai ottenuto dai tuoi lanci? Puoi già vivere di solo questo?

Creare e lanciare infoprodotti è veramente un lavoro, quasi a tempo pieno.

Ci vogliono impegno e studio!

Le vendite aumentano di mese in mese e i lettori del mio blog anche. Tuttavia ancora non posso permettermi di vivere solo di questo.

Ma grazie alle entrate extra che mi procura, oggi, posso scegliere di fare un piccolo lavoro part-time che mi occupa solo 25 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, piuttosto che passare giornate intere a lavorare per realizzare i sogni di qualcun altro.

Oggi vivo meglio e sono più sereno. Ho più tempo per me, per fare sport, per leggere, per studiare, per portare avanti il progetto del mio blog e ho, comunque, un tenore di vita dignitoso.

Quali errori hai commesso la prima volta che ti sei cimentato nella realizzazione di un infoprodotto e nella sua vendita?

Sicuramente più di uno. Ma proprio grazie ai miei errori ho imparato tanto.

C’è, soprattutto, un errore che oggi ricordo specialmente.

Quando creai il mio primo infoprodotto decisi di chiamarlo BLOG START.

Lo chiamai così perché pensavo che le informazioni contenute al suo interno fossero le basi per creare un blog davvero professionale.

Tuttavia, questo titolo suscitò in molti lettori l’impressione che il corso contenesse informazioni scontate, basilari e banali. Ma non era affatto così. Anzi…

Il corso contiene tutto quello che bisogna imparare prima di lanciarsi nel mondo del blogging e le strategie avanzate per far crescere il proprio blog velocemente una volta creato.

Insomma, è come se spiegasse come imparare a camminare prima di imparare a correre e poi le tecniche per affinare la corsa.

Per questo motivo consideravo quel titolo perfetto, ma di fatto mi fece perdere un sacco di vendite nella fase iniziale di lancio. Finché un lettore, un giorno, non me lo fece gentilmente notare.

Così, cambiai il nome dell’infoprodotto in BLOG PRO. Il contenuto è rimasto lo stesso ma le vendite da allora sono aumentate sensibilmente.

Da questo ho imparato quanto sia importante fare attenzione nel dare i nomi ai propri corsi.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe cimentarsi nella realizzazione di un infoprodotto?

La prima cosa da fare è, sicuramente, quella di testare i bisogni dei propri lettori.

Un infoprodotto di successo non parte dalle nostre idee, ma dai loro bisogni.

Per questo il consiglio principale che mi sento di dare è di testare le proprie intuizioni.

Prima di metterti all’opera per creare il tuo infoprodotto è meglio essere sicuri al cento per cento del fatto che ci sia un pubblico disposto a comprarlo.

Perdere diverse settimane a realizzare il tuo infoprodotto e fare pochissime vendite, o addirittura zero, non sarebbe una bella esperienza. 

Che tool utilizzi per la creazione dei tuoi infoprodotti?

Io preferisco creare degli infoprodotti in PDF.

Amo scrivere!

Per questo uso solo e soltanto Word per preparare i miei corsi.

Poi, chiaramente, l’intero sistema di vendita richiede l’uso di altri strumenti: un autoresponder, un servizio per archiviare il materiale online e uno per gestire i pagamenti.

Personalmente, cerco di non complicarmi la vita e di utilizzare dei programmi molto semplici: GetResponse, PayPal, Google Drive.

Quale strategia utilizzi per lanciarli?

A dirla tutta non c’è una strategia che preferisco in particolare. Mi piace testare e vedere ogni volta i risultati che ottengo.

Divido la mia lista in piccoli gruppi e per ognuno di loro testo un lancio diverso.

Ogni volta cambio il prezzo, la durata della promozione, il titolo della pagina di vendita. In questo modo riesco a capire cosa funziona meglio e come ottimizzare le mie vendite.

Quando uscirà il tuo prossimo infoprodotto?

Il mio ultimo infoprodotto, BLOG MONEY, è pronto da qualche giorno. Sto già effettuando il primo lancio, rivolto ad una piccola parte della mia lista. Farò altri piccoli test prima di proporlo alla maggioranza degli iscritti.

Di che cosa parlerà?

In BLOG MONEY ho raccolto le strategie per vendere e guadagnare online attraverso gli infoprodotti.

Oggi, grazie alla larghissima diffusione di Internet, questo tipo di business è in piena espansione e anche gli utenti sono molto più propensi all’acquisto online rispetto a qualche anno fa.

Tuttavia, quelli che davvero approfittano di questa opportunità sono ancora molto pochi, mentre gli altri restano bloccati dal timore di non essere capaci o dalla scarsa conoscenza delle tecniche di vendita e promozione perdendo così la grande opportunità di produrre dei guadagni extra che potrebbero davvero cambiare il loro stile di vita.

Con il mio ultimo infoprodotto, voglio dare a tutti la possibilità di sfruttare il web per generare guadagni extra.

Reputo che non sia così difficile e che per farlo bisogna solo scendere in campo e iniziare a giocare.

Solo chi non prova a vendere online non guadagna!

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Ruben Vezzoli. Un anno dopo

Ruben Vezzoli

Ruben Vezzoli

Poco più di un anno fa ho avuto il piacere di intervistare per questo blog Ruben Vezzoli, giovane talento italiano del web, in procinto di partire per la Germania per uno stage di 6 mesi.

Ora, l’ho intervistato di nuovo per capire come è andata la sua esperienza all’estero e come si è evoluta la sua carriera lavorativa.

Buona lettura!

N.B.: Ruben è stato così gentile da fornirmi il link alla pagina dove sono elencate tutte le opportunità di lavoro in Lesara (clicca qui).

Ufficio Lesara @ Berlino

L’ufficio di Lesara @ Berlino

Com’è stato trasferirsi a Berlino da neodiplomato per buttarsi subito nel mondo del lavoro?

Non è stato affatto facile all’inizio. Io provengo da un paesino di circa 1000 abitanti e trasferirsi in una grande capitale europea con 3,5 milioni, ha stravolto il mio stile di vita.

Le città offrono enormi opportunità, ma a volte mi manca il poter conoscere tutti gli abitanti di un luogo. Certe volte ti senti un numero.

Come hai fatto a trovare lavoro in Germania?

Ho scoperto Lesara, startup berlinese, nel maggio del 2015, grazie a delle amicizie in comune con il CEO dell’azienda, Roman Kirsch.

Per quale azienda lavori e di cosa ti occupi nello specifico?

Come ho detto in precedenza, l’azienda si chiama Lesara. Ci occupiamo di vendita online di prodotti di abbigliamento e lifestyle.

Io in particolare mi occupo di quello che viene chiamato SEM, il marketing sui motori di ricerca, sia SEO che SEA (search engine advertising, n.d.r.).

Devo anche supportare gli altri dipartimenti aziendali in caso di necessità perché il mio obiettivo principale è controllare che tutto il mercato italiano vada nella giusta direzione.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Ho deciso di trasferirmi all’estero anche per migliorare il mio inglese, visto che all’inizio facevo fatica anche a capire le altre persone.

Posso però dire che dopo un anno sono migliorato tantissimo, anche se so che la strada è ancora lunga e tortuosa.

Quali sono stati, invece, i pregi di questa esperienza lavorativa?

Sicuramente ho consolidato le mie conoscenze e ho imparato i vari processi. Per intenderci, avevo già le competenze per costruire una casa, ma a volte non partivo dalle fondamenta.

Quanto saresti dovuto rimanere in origine a Berlino e in base a quale formula contrattuale?

Quando sono partito dovevo fare 6 mesi di stage.

Come si sono evolute le cose dal punto di vista contrattuale e del ruolo lavorativo?

Dopo 6 mesi sono diventato apprendista e dopo altri 6 mesi sono diventato Online Marketing Manager.

Il contratto a tempo indeterminato è ormai morto. E secondo me, è meglio così!

Se vuoi davvero completarti come professionista non puoi restare in un’azienda fino alla pensione.

Bisogna essere pronti a cambiare azienda da un momento all’altro.

Bisogna saper coglier le occasioni giuste, come quella che io ho preso un anno fa.

Quali competenze hai acquisito in questo periodo?

Ho ampliato le mie conoscenze per quanto riguarda la SEO tecnica e ho imparato, praticamente da 0, il funzionamento delle campagne a pagamento sui motori di ricerca.

Probabilmente però la competenza più importante che ho acquisito è il saper analizzare il “petrolio del 21esimo secolo”, i dati.

Ruben Vezzoli in azione

Ruben Vezzoli @ work

 Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ormai ho preso questa strada e devo percorrerla fino in fondo, quindi non credo di iscrivermi ad un’università nel breve periodo, ma mai dire mai.

Il mio sogno è il poter aprire un’agenzia tutta mia, ma quello che mi spaventa è il mercato italiano, per molti versi lo ritengo ancora immaturo.

E quando lo definisco immaturo, non mi riferisco soltanto alle aziende, ma anche a chi lavora direttamente nel digitale.

Mi rendo conto che sono ancora troppo poche le persone competenti in questo settore.

Consiglieresti ad un neodiplomato di fare un’esperienza lavorativa all’estero?

Sì, ti cambia davvero la vita. Ti porta a veder le cose da un punto di vista differente.

Quali sono le skill per catturare l’attenzione di un’azienda straniera?

Penso la voglia di fare e di mettersi in gioco. Ma anche un po’ di umiltà, perché mi capita spesso di incotrare “tuttologi” del settore che poi si rivelano delle persone con 0 passione e 0 competenze.

Qual è la strategia migliore per farsi notare da un’azienda straniera?

Non esiste una strategia migliore o peggiore. Basta darsi da fare.

Alla luce del tuo percorso di studi e della tua esperienza lavorativa pensi che la scuola italiana ti abbia dato tutti gli strumenti necessari per raggiungere, in ambito lavorativo, i risultati che hai ottenuto?

Assolutamente no! Durante il mio percorso scolastico ho incontrato bravissime persone, però queste sono ancora in minoranza.

Dal mio punto di vista la scuola italiana non è stata in grado di fornirmi le competenze di cui avevo bisogno, perché è un mondo ormai vecchio di 40 anni e dove tutte le persone non sono stimolate a dare il loro massimo.

Polemiche a parte, basta rimboccarsi le maniche e fare tutto da soli.

* * *

Ringrazio Ruben per la sua disponibilità e per l’opportunità data ai miei lettori di poter vivere un’esperienza di vita e di lavoro all’estero come la sua.

Se sei interessato, clicca sul link seguente per scoprire le offerte di lavoro che Lesara ha aperte in questo momento:

https://corporate.lesara.com/career

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico