Francesco Panìco. Un anno dopo

Francesco Panìco

Francesco Panìco

Oggi, mio caro lettore, sono tornato a intervistare il noto blogger Francesco Panìco.

Poco più di un anno è trascorso dalla prima intervista che ha rilasciato a questo blog e tanta acqua è passata sotto i ponti.

Cos’è successo?

Lo scoprirai solo leggendo…

Poco più di un anno fa hai rilasciato la tua prima intervista a questo blog. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Ciao Federico, sono contento di tornare a scrivere per il tuo blog :).

Sono ancora a Versailles e felice di esserci!

Questa città  è così multietnica e stimolante…

La mia integrazione è ormai consolidata, parlo un buon francese e ho stretto tante nuove amicizie interessanti.

Ho un lavoretto part-time come barman in un simpatico ristorante italiano nel quartiere de La Défense.

Trovare un lavoro mi ha permesso di imparare la lingua più facilmente e di migliorare la mia integrazione.

Come si è evoluto il tuo blog durante quest’anno?

Il mio blog è in fase ascendente. Continua ad avere traffico anche se non pubblico più regolarmente dei nuovi articoli e ho più tempo per occuparmi della creazione di contenuti a pagamento.

Oggi riesco persino ad ottenere dei guadagni costanti anche se non è stato semplice e ho commesso diversi errori prima di comprendere le giuste strategie di vendita e promozione.

Non sai quanto avrei voluto trovare qualcuno che mi indicasse cosa fare per arrivare a raggiungere subito i miei obiettivi, evitando tutti gli sbagli che ho fatto!

Nell’intervista precedente hai dichiarato che il tuo obiettivo, dal punto di vista lavorativo, è quello di poter vivere grazie al tuo blog vendendo infoprodotti. Ne hai già pubblicato qualcuno?

Ho appena finito di preparare il mio terzo infoprodotto e sto per lanciarlo. Credo che sia quello della maturità.

Quello in cui ho messo dentro tutta la mia esperienza e le migliori strategie apprese negli ultimi anni. 

Quali sono stati i risultati che hai ottenuto dai tuoi lanci? Puoi già vivere di solo questo?

Creare e lanciare infoprodotti è veramente un lavoro, quasi a tempo pieno.

Ci vogliono impegno e studio!

Le vendite aumentano di mese in mese e i lettori del mio blog anche. Tuttavia ancora non posso permettermi di vivere solo di questo.

Ma grazie alle entrate extra che mi procura, oggi, posso scegliere di fare un piccolo lavoro part-time che mi occupa solo 25 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, piuttosto che passare giornate intere a lavorare per realizzare i sogni di qualcun altro.

Oggi vivo meglio e sono più sereno. Ho più tempo per me, per fare sport, per leggere, per studiare, per portare avanti il progetto del mio blog e ho, comunque, un tenore di vita dignitoso.

Quali errori hai commesso la prima volta che ti sei cimentato nella realizzazione di un infoprodotto e nella sua vendita?

Sicuramente più di uno. Ma proprio grazie ai miei errori ho imparato tanto.

C’è, soprattutto, un errore che oggi ricordo specialmente.

Quando creai il mio primo infoprodotto decisi di chiamarlo BLOG START.

Lo chiamai così perché pensavo che le informazioni contenute al suo interno fossero le basi per creare un blog davvero professionale.

Tuttavia, questo titolo suscitò in molti lettori l’impressione che il corso contenesse informazioni scontate, basilari e banali. Ma non era affatto così. Anzi…

Il corso contiene tutto quello che bisogna imparare prima di lanciarsi nel mondo del blogging e le strategie avanzate per far crescere il proprio blog velocemente una volta creato.

Insomma, è come se spiegasse come imparare a camminare prima di imparare a correre e poi le tecniche per affinare la corsa.

Per questo motivo consideravo quel titolo perfetto, ma di fatto mi fece perdere un sacco di vendite nella fase iniziale di lancio. Finché un lettore, un giorno, non me lo fece gentilmente notare.

Così, cambiai il nome dell’infoprodotto in BLOG PRO. Il contenuto è rimasto lo stesso ma le vendite da allora sono aumentate sensibilmente.

Da questo ho imparato quanto sia importante fare attenzione nel dare i nomi ai propri corsi.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe cimentarsi nella realizzazione di un infoprodotto?

La prima cosa da fare è, sicuramente, quella di testare i bisogni dei propri lettori.

Un infoprodotto di successo non parte dalle nostre idee, ma dai loro bisogni.

Per questo il consiglio principale che mi sento di dare è di testare le proprie intuizioni.

Prima di metterti all’opera per creare il tuo infoprodotto è meglio essere sicuri al cento per cento del fatto che ci sia un pubblico disposto a comprarlo.

Perdere diverse settimane a realizzare il tuo infoprodotto e fare pochissime vendite, o addirittura zero, non sarebbe una bella esperienza. 

Che tool utilizzi per la creazione dei tuoi infoprodotti?

Io preferisco creare degli infoprodotti in PDF.

Amo scrivere!

Per questo uso solo e soltanto Word per preparare i miei corsi.

Poi, chiaramente, l’intero sistema di vendita richiede l’uso di altri strumenti: un autoresponder, un servizio per archiviare il materiale online e uno per gestire i pagamenti.

Personalmente, cerco di non complicarmi la vita e di utilizzare dei programmi molto semplici: GetResponse, PayPal, Google Drive.

Quale strategia utilizzi per lanciarli?

A dirla tutta non c’è una strategia che preferisco in particolare. Mi piace testare e vedere ogni volta i risultati che ottengo.

Divido la mia lista in piccoli gruppi e per ognuno di loro testo un lancio diverso.

Ogni volta cambio il prezzo, la durata della promozione, il titolo della pagina di vendita. In questo modo riesco a capire cosa funziona meglio e come ottimizzare le mie vendite.

Quando uscirà il tuo prossimo infoprodotto?

Il mio ultimo infoprodotto, BLOG MONEY, è pronto da qualche giorno. Sto già effettuando il primo lancio, rivolto ad una piccola parte della mia lista. Farò altri piccoli test prima di proporlo alla maggioranza degli iscritti.

Di che cosa parlerà?

In BLOG MONEY ho raccolto le strategie per vendere e guadagnare online attraverso gli infoprodotti.

Oggi, grazie alla larghissima diffusione di Internet, questo tipo di business è in piena espansione e anche gli utenti sono molto più propensi all’acquisto online rispetto a qualche anno fa.

Tuttavia, quelli che davvero approfittano di questa opportunità sono ancora molto pochi, mentre gli altri restano bloccati dal timore di non essere capaci o dalla scarsa conoscenza delle tecniche di vendita e promozione perdendo così la grande opportunità di produrre dei guadagni extra che potrebbero davvero cambiare il loro stile di vita.

Con il mio ultimo infoprodotto, voglio dare a tutti la possibilità di sfruttare il web per generare guadagni extra.

Reputo che non sia così difficile e che per farlo bisogna solo scendere in campo e iniziare a giocare.

Solo chi non prova a vendere online non guadagna!

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Ruben Vezzoli. Un anno dopo

Ruben Vezzoli

Ruben Vezzoli

Poco più di un anno fa ho avuto il piacere di intervistare per questo blog Ruben Vezzoli, giovane talento italiano del web, in procinto di partire per la Germania per uno stage di 6 mesi.

Ora, l’ho intervistato di nuovo per capire come è andata la sua esperienza all’estero e come si è evoluta la sua carriera lavorativa.

Buona lettura!

N.B.: Ruben è stato così gentile da fornirmi il link alla pagina dove sono elencate tutte le opportunità di lavoro in Lesara (clicca qui).

Ufficio Lesara @ Berlino

L’ufficio di Lesara @ Berlino

Com’è stato trasferirsi a Berlino da neodiplomato per buttarsi subito nel mondo del lavoro?

Non è stato affatto facile all’inizio. Io provengo da un paesino di circa 1000 abitanti e trasferirsi in una grande capitale europea con 3,5 milioni, ha stravolto il mio stile di vita.

Le città offrono enormi opportunità, ma a volte mi manca il poter conoscere tutti gli abitanti di un luogo. Certe volte ti senti un numero.

Come hai fatto a trovare lavoro in Germania?

Ho scoperto Lesara, startup berlinese, nel maggio del 2015, grazie a delle amicizie in comune con il CEO dell’azienda, Roman Kirsch.

Per quale azienda lavori e di cosa ti occupi nello specifico?

Come ho detto in precedenza, l’azienda si chiama Lesara. Ci occupiamo di vendita online di prodotti di abbigliamento e lifestyle.

Io in particolare mi occupo di quello che viene chiamato SEM, il marketing sui motori di ricerca, sia SEO che SEA (search engine advertising, n.d.r.).

Devo anche supportare gli altri dipartimenti aziendali in caso di necessità perché il mio obiettivo principale è controllare che tutto il mercato italiano vada nella giusta direzione.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Ho deciso di trasferirmi all’estero anche per migliorare il mio inglese, visto che all’inizio facevo fatica anche a capire le altre persone.

Posso però dire che dopo un anno sono migliorato tantissimo, anche se so che la strada è ancora lunga e tortuosa.

Quali sono stati, invece, i pregi di questa esperienza lavorativa?

Sicuramente ho consolidato le mie conoscenze e ho imparato i vari processi. Per intenderci, avevo già le competenze per costruire una casa, ma a volte non partivo dalle fondamenta.

Quanto saresti dovuto rimanere in origine a Berlino e in base a quale formula contrattuale?

Quando sono partito dovevo fare 6 mesi di stage.

Come si sono evolute le cose dal punto di vista contrattuale e del ruolo lavorativo?

Dopo 6 mesi sono diventato apprendista e dopo altri 6 mesi sono diventato Online Marketing Manager.

Il contratto a tempo indeterminato è ormai morto. E secondo me, è meglio così!

Se vuoi davvero completarti come professionista non puoi restare in un’azienda fino alla pensione.

Bisogna essere pronti a cambiare azienda da un momento all’altro.

Bisogna saper coglier le occasioni giuste, come quella che io ho preso un anno fa.

Quali competenze hai acquisito in questo periodo?

Ho ampliato le mie conoscenze per quanto riguarda la SEO tecnica e ho imparato, praticamente da 0, il funzionamento delle campagne a pagamento sui motori di ricerca.

Probabilmente però la competenza più importante che ho acquisito è il saper analizzare il “petrolio del 21esimo secolo”, i dati.

Ruben Vezzoli in azione

Ruben Vezzoli @ work

 Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ormai ho preso questa strada e devo percorrerla fino in fondo, quindi non credo di iscrivermi ad un’università nel breve periodo, ma mai dire mai.

Il mio sogno è il poter aprire un’agenzia tutta mia, ma quello che mi spaventa è il mercato italiano, per molti versi lo ritengo ancora immaturo.

E quando lo definisco immaturo, non mi riferisco soltanto alle aziende, ma anche a chi lavora direttamente nel digitale.

Mi rendo conto che sono ancora troppo poche le persone competenti in questo settore.

Consiglieresti ad un neodiplomato di fare un’esperienza lavorativa all’estero?

Sì, ti cambia davvero la vita. Ti porta a veder le cose da un punto di vista differente.

Quali sono le skill per catturare l’attenzione di un’azienda straniera?

Penso la voglia di fare e di mettersi in gioco. Ma anche un po’ di umiltà, perché mi capita spesso di incotrare “tuttologi” del settore che poi si rivelano delle persone con 0 passione e 0 competenze.

Qual è la strategia migliore per farsi notare da un’azienda straniera?

Non esiste una strategia migliore o peggiore. Basta darsi da fare.

Alla luce del tuo percorso di studi e della tua esperienza lavorativa pensi che la scuola italiana ti abbia dato tutti gli strumenti necessari per raggiungere, in ambito lavorativo, i risultati che hai ottenuto?

Assolutamente no! Durante il mio percorso scolastico ho incontrato bravissime persone, però queste sono ancora in minoranza.

Dal mio punto di vista la scuola italiana non è stata in grado di fornirmi le competenze di cui avevo bisogno, perché è un mondo ormai vecchio di 40 anni e dove tutte le persone non sono stimolate a dare il loro massimo.

Polemiche a parte, basta rimboccarsi le maniche e fare tutto da soli.

* * *

Ringrazio Ruben per la sua disponibilità e per l’opportunità data ai miei lettori di poter vivere un’esperienza di vita e di lavoro all’estero come la sua.

Se sei interessato, clicca sul link seguente per scoprire le offerte di lavoro che Lesara ha aperte in questo momento:

https://corporate.lesara.com/career

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Riccardo Russo. Un anno dopo

Riccardo Russo

Riccardo Russo

Circa un anno fa ho pubblicato la mia prima intervista a Riccardo Russo, un giovanissimo talento del web, che mi aveva colpito per la sua capacità di usare i social media e di conciliare la sua vita da studente di liceo scientifico con quella di freelancer in erba.

Personalmente, quando in TV vedo un programma come “Hotel da Incubo” o “Restaurant Impossible” mi rimane sempre la curiosità di sapere se le aziende aiutate sono ancora sul mercato e se la consulenza, che i titolari e il personale dell’azienda hanno ricevuto, ha dato i suoi frutti.

Per questo motivo ho deciso di intervistare più volte nel corso della loro vita le persone che mi hanno rilasciato una prima intervista.

Il mio scopo è quello di capire se gli intervistati sono riusciti a realizzare i loro sogni e come sono cambiate le loro priorità nel corso del tempo.

Buona lettura!

* * *

Come è andata l’avventura con la startup londinese Areea?

È stata un’avventura splendida. Ho vissuto dei mesi molto intensi, circondato da persone in gamba da cui potevo soltanto imparare, tra cui Jacopo Mele, inserito nella lista dei trenta Under 30 più influenti d’Europa secondo la rivista statunitense Forbes ed Antimo Farid Mir, che oltre ad essere il CEO di Areea, è anche il presidente dello Youth Economic Summit.

Qual era il vostro focus?

Areea è una startup operante nel settore del beverage. Siamo riusciti a creare una bevanda con un enzima in grado di depurare il nostro corpo dagli effetti dell’inquinamento. All’interno del team svolgevo ricerche di mercato.

Areea2

Il Team di Areea

Come si è conclusa e perché?

Ho preferito fare un passo indietro lasciando la startup, ma porto con me tutte le cose positive che quest’esperienza mi ha offerto.

Le ho raccolte una per una ed ora fanno parte di me ampliando quelle che sono le mie conoscenze e competenze.

L’aspetto formativo, adesso, è la mia priorità.

Sono riuscito ad estrapolare da quest’avventura ciò che stavo cercando.

Areea

In laboratorio

Che cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Mi ha lasciato tanto. Come detto in precedenza, mi trovavo in un contesto splendido e molto stimolante.

Entrarci e restarci nel migliore dei modi, a 16 anni, non è stato semplicissimo.

Ho sfidato me stesso per vedere fino a che punto sarei riuscito ad arrivare.

È stato complicato riuscire a conciliare gli impegni scolastici con quelli lavorativi… per la gioia dei miei genitori, però, è arrivata anche la promozione! 🙂

Che cosa è la Fondazione Homo ex Machina?

È la prima fondazione tecnofilantropica italiana.

Il modo più moderno per fare beneficienza.

Quali sono i suoi obiettivi?

La fondazione ha come obiettivo quello di migliorare il mondo e salvaguardare il benessere dell’umanità attraverso la tecnologia digitale.

Uno dei progetti più interessanti è scApp, un’applicazione in grado di salvare la vita di molte persone in caso di calamità naturali.

Per approfondire l’argomento invito tutti a visitare questo link: http://hexma.org/sicurezza/

Qual è il tuo ruolo al suo interno?

Mi sto occupando, insieme ad altri membri della fondazione, di realizzare un contest che possa in qualche modo stimolare il pensiero creativo degli under 18 italiani.

Un guru della tecnologia presenterà un quesito inerente l’impatto della tecnologia sulla nostra vita e gli under 18 potranno rispondere con un breve video di massimo 60 secondi in cui “raccontare” la propria visione rispetto al dilemma proposto in partenza.

L’obiettivo principale del contest è quello di far avvicinare gli under 18 italiani al mondo della tecnologia con l’intento di farli orientare verso le professioni digitali.

Cos’è il progetto “The Haircut”?

TheHaircut.it è il primo blog in Italia rivolto esclusivamente all’hairstyle maschile ed al mondo dei barber shop.

La mission di TheHaircut.it non è solo quella di offrire dei contenuti informativi in merito alle tematiche prima citate, ma anche quella di creare il primo network in Italia composto da barber shop esclusivi, selezionati nella maniera più accurata possibile.

Come nasce?

Mi sono trovato spesso in giro per varie città italiane o anche all’estero intenzionato a voler dare anche una semplice sfoltita ai miei capelli.

Non avevo idea di dove andare, però.

A quel punto, dopo aver “collaudato” la validità del progetto, ho condiviso il tutto con Davide Fantino, che ha deciso di entrare a far parte del team.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e qual è la strategia che adotterai per raggiungerli?

L’obiettivo è quello di offrire dei benefici, in termini di visibilità e credibilità, ai barber shop che si affiliano alla nostra piattaforma.

Sono certo, inoltre, che stiamo creando un servizio realmente utile in grado di indirizzare nella maniera più corretta possibile i nostri lettori nei barber shop più esclusivi d’Italia.

Che fine ha fatto riccardorusso.net il blog che ti ha lanciato?

Nonostante mi avesse aiutato in maniera considerevole in merito alla promozione delle mie attività e dato tanto altro, qualche mese fa ho deciso di metterlo offline per mancanza di tempo.

Ho preferito focalizzarmi interamente su altri progetti.

Lo rivedremo online?

Assolutamente sì, al più presto!

È una promessa.

L’anno appena trascorso è stato ricco di esperienze e molto intenso. Che cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato tanto, dal punto di vista umano, professionale e caratteriale.

Sono riuscito a scavare sempre più dentro me stesso entrando in contatto con degli scenari con cui mi confronto quotidianamente e che amo moltissimo.

Ho capito col tempo che l’unica caratteristica che bisogna necessariamente possedere è la capacità di rischiare.

Le altre skill si costruiscono col tempo.

Alla luce di tutte queste esperienze come vedi il tuo futuro?

Vivo!

Vedo un futuro: vivo.

Credo sia questo il termine che identifica al meglio la mia idea di futuro con la consapevolezza di inseguire in maniera costante e naturale ogni mia passione ed ogni mio obiettivo, al di là di tutto, al di là di tutti.

Riccardo Russo 2

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Spero che questa seconda intervista a Riccardo Russo ti sia piaciuta e ti stimoli a gettare le basi di un tuo business.

Prima di lasciarti, però, ti invito ad iscriverti alla mia newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Luca Spinelli. Come crearsi un lavoro al tempo della crisi e vincere la propria scommessa

Oggi, mio caro lettore, ti porterò a conoscere Luca SpinelliSEO e webmaster freelance, che ha colpito la mia attenzione il giorno in cui mi sono imbattuto in un articolo sul suo blog in cui spiegava per filo e per segno la strategia da lui seguita per crearsi la sua opportunità lavorativa.

Questo ragazzo non si è perso d’animo a causa della “crisi”, delle mancate risposte ai CV inviati o alle offerte di lavoro poco serie che gli sono state fatte, ma ha aguzzato l’ingegno ed alla fine ha vinto la scommessa fatta su se stesso.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 20 anni ed abito a Lissone.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato presso l’ITCG Europa Unita, della città in cui abito, ragioneria e dopo cinque anni d’intenso studio (spero che non ci creda nessuno) mi sono diplomato come Ragioniere e Perito Commerciale.

Il mio percorso scolastico è poi proseguito presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca dove mi sono iscritto a Sociologia, facoltà che però, dopo due anni, ho abbandonato per dedicarmi alla libera professione.

Hai avuto qualche esperienza lavorativa durante gli anni dei tuoi studi?

Se uno stage scolastico in 4° superiore presso il Comune della mia città e qualche lavoretto sul web come freelancer valgono, allora sì; altrimenti: no, non ho mai avuto esperienze lavorative.

Ora, che lavoro fai?

Oggi sono un libero professionista e più nel dettaglio un SEO e un webmaster.

Per i non “addetti ai lavori” mi occupo di posizionamento sui motori di ricerca e di creare, gestire ed ottimizzare siti web per PMI o privati.

Dal momento che inviando il tuo CV non riuscivi a trovare uno stage serio o un lavoro, quale strategia hai adottato per risolvere la situazione e volgerla a tua favore?

Dopo decine di CV inviati ho fatto due cose:

  1. Ho scritto un articolo sul mio blog in cui informavo i miei lettori d’essermi messo alla ricerca di un lavoro in ambito SEO.

  1. Poi mi sono mosso per aprire la P.IVA. Dato che nessuno poteva o voleva offrirmi un lavoro, me lo sono creato da solo.

Quali risultati hai ottenuto?

Ho trovato i miei primi clienti prima ancora che il commercialista mi consegnasse la P.IVA e dopo neanche quattro mesi dalla sua apertura sono più che soddisfatto dei risultati che ho ottenuto.

Di fatto ho uno “stipendio” migliore di molti coetanei che conosco. E vengo pagato per fare qualcosa che amo profondamente.

Quando hai aperto la Partita Iva che regime hai adottato?

Ho adottato il regime dei minimi. Un regime che consiglio a chiunque.

Pagare le tasse solo in base alla differenza fra ricavi e costi è qualcosa di eccezionale (in alcuni paesi è la normalità) che dovrebbero poter fare tutti e non sono le persone che possono accedere, finché possono usufruirne, al regime dei minimi.

Quale strategia di marketing utilizzi per trovare nuovi clienti?

Attualmente, nessuna. Ci credi?

Il mio blog l’ho archiviato ed il mio sito web è in (ri)costruzione.

Quindi non uso più neanche lo strumento che mi ha lanciato in questo mondo.

In futuro, però, (Gennaio 2016 data in cui verrà pubblicata la nuova e definitiva versione del mio blog) utilizzerò Facebook Ads, Google AdWords ed altri canali pubblicitari minori come gli annunci sponsorizzati di subito.it, vivastreet.it, ecc. .

Quale ruolo hanno il blogging ed i social network all’interno di questa strategia?

Come detto poco sopra, attualmente non sto sfruttando nessuna strategia, ma nel 2016 il blog sarà decisivo e verrà affiancato da diverse landing page con cui ho intenzione di convertire il traffico dei miei articoli.

Ai social network, invece, riserverò un ruolo marginale, fatta eccezione per Facebook per via di Facebook Ads, e di mero “customer care” se così si può definire.

Quali progetti hai per il futuro?

I progetti sono semplici, ma molto difficili da realizzare.

Sembra un ossimoro, ma non lo è (semplice non significa facile).

Quelli lavorativi?

Abbandonare la dipendenza dai clienti per concentrarmi e vivere, esclusivamente, dei miei business online. Ho molte idee che vorrei testare e rendere realtà.

Quelli personali?

Devo trasferirmi in un paese come il Canada, l’Islanda, la Norvegia o la Svizzera (al fresco, insomma), sposarmi, fare 1 o 2 pargoli e, forse, comprare una cosa come 5 cani.

Qual è il futuro della SEO, a tuo giudizio?

Un futuro incerto come ogni futuro. Credo che gli sviluppi tecnologici nel campo dell’IA (intelligenza artificiale, n.d.r.) saranno determinanti e che la SEO come la conosciamo oggi diventerà tutt’altra cosa.

Come si fa a riconoscere se si ha di fronte un webmaster o un SEO affidabile e non il solito personaggio improvvisato?

Bisogna fare una cosa molto semplice.

Nel caso del webmaster bisogna chiedergli di mostrarci 2-3 lavori che ha realizzato, magari tutti dello stesso tipo di quello che vogliamo che realizzi per noi.

Se ti serve un e-Commerce ed i tre siti che ti fa vedere sono, praticamente, tutti uguali c’è già qualcosa che non va (non so a quanti piaccia avere un negozio graficamente identico, magari, a quello di un concorrente).

Nel caso del SEO vedere qualche risultato di posizionamento non è una brutta idea, ma ti direi anche di fargli una domanda specifica: “Che posizione mi garantisci ed entro quanto?”. Se ti risponde la 1° entro una data precisa allora storci il naso.

Nessun SEO può garantire niente entro una data X o per lo meno se lo fa assicurati che nel contratto ci sia una clausola che preveda il rimborso (parziale o totale) nel caso in cui il risultato non venga raggiunto entro la data indicata.

Ed ora che siamo giunti al termine di questa bella ed illuminante intervista, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Stefano Bersanetti: Pensieri strani…eri

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Stefano Bersanetti, autore del blog Pensieri strani…eri, che, oltre ad essere una ricca miniera di informazioni per tutti coloro che stanno meditando di lasciare l’Italia, è un luogo dove il lettore viene educato all’amore verso le diverse culture e da cui si possono estrapolare degli utili insegnamenti da calare nella nostra realtà italiana.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

38 anni.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Dopo il diploma di Maturità Classica, mi sono iscritto al Politecnico di Torino, facoltà di Ingegneria Chimica.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e quali paesi ti hanno portato a visitare?

La prima parte della mia esperienza professionale è stata legata al mondo Operations, in particolare Industrializzazione e Produzione. Sono cresciuto nel duro mondo dell’Automotive, vera palestra di formazione.

Dopo un passaggio nel mondo del fashion e del lusso in un’azienda orafa di Torino, sono passato nella mia attuale azienda, Carel Industries Spa, leader nel settore della regolazione dei sistemi di condizionamento e refrigerazione, per la quale lavoro da quasi dieci anni.

Dopo i primi tre anni come responsabile dello stabilimento italiano, ho trascorso i successivi tre anni in Cina, come responsabile Operations del Plant (stabilimento locale, n.d.r.). Di ritorno dall’esperienza nella Terra di Mezzo, per poco più di un anno ho ricoperto il ruolo di Responsabile Logistico Corporate, con la possibilità di viaggiare tra gli altri plant e filiali del gruppo (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Stati Uniti, per citarne alcune).

Dove vivi e lavori, ora?

Attualmente, sono il Chief Executive Officer di un laboratorio specializzato in test e misure elettriche in provincia di Padova, città nella quale risiedo.

Come influisce sulla tua visione dell’Italia e del mondo la tua esperienza da Expat?

Fare un’esperienza da Expat (colui che risiede all’estero per lavoro o per studio, n.d.r.) dovrebbe diventare una milestone della vita di tutti i giovani italiani.

Abbiamo ancora una cultura troppo provinciale, che ci porta a non chiederci cosa ci possa essere al di là della porta di casa.

Andare all’estero permette di vivere la relatività: in prima analisi si capisce bene cosa significhi essere stranieri in terra d’altri, basti pensare alla necessità di farsi comprendere; poi, ci si trova costretti a confrontarsi con usi e costumi diversi, tradizioni che si scontrano con il nostro modo di pensare.

E, nonostante, ci si chieda “ma perché fanno queste cose?”, non è giusto cercare di darsi delle risposte: occorre solo accettare ed adattarsi.

Un esempio? Per i cinesi, utilizzare il fazzoletto di stoffa per soffiarsi il naso è maleducato e schifoso, perché lo si ripone sporco all’interno della tasca.

Quando e perché hai aperto il tuo blog?

Il mio blog è nato poco più di tre anni fa. Mi piaceva l’idea di condividere riflessioni e considerazioni che maturavano dalla mia esperienza di Expat.

Non avevo l’obiettivo di raccontare gli episodi che ci capitavano tutti i giorni (di blog così e anche molto divertenti ce ne sono tantissimi), ma di estrapolare da essi insegnamenti o possibilità di confronto con la nostra realtà italiana.

Quali sono le finalità del tuo blog?

Pensieri strani…eri era nato, come dicevo prima, con l’obiettivo di mettere a confronto due modi di vivere, due mondi.

Oggi, ovviamente, il focus del blog è parzialmente cambiato. Mi piace condividere aspetti legati alla società e alla cultura: ogni persona è un “animale” sociale, che deve convivere con il resto del mondo, accettandone le peculiarità, non additandole semplicemente come differenze.

E poi, la cultura, per sua natura richiede un continuo scambio e confronto.

Come nasce l’idea della tua rubrica “Si viene e si va”?

Un giorno mi sono chiesto: quanti amici o conoscenti o semplici lettori stanno meditando di scappare dall’Italia, ma non sanno bene cosa fare e dove andare?

Io mi ritengo un former expat fortunatissimo: la mia azienda mi ha supportato in tutto e per tutto, dalle pratiche per il visto, alla ricerca dell’alloggio, all’ottenimento della patente.

Chi, invece, deve partire munito solo di valigia e speranza ha necessità di sapere cosa lo aspetti all’estero: fornire esperienze di Expat è il modo migliore per percepire la viva quotidianità.

In che modo individui le persone da intervistare nella rubrica “Si viene e si va”?

Nella prima stagione, ho cercato di toccare tutti i punti del globo, quindi c’è stato un primo aspetto prettamente geografico.

Il secondo è stato di natura professionale, cioè ho cercato di mostrare di che cosa si occupano gli italiani all’estero e devo dire che ho scoperto davvero una grande varietà di occupazioni.

La seconda stagione, che è in fase di preparazione, sarà un po’ diversa: ma non anticipo nulla, vi lascio la sorpresa!

Cosa vuol dire: “Laowai”?

Laowai è il termine cinese per indicare lo straniero. È un po’ paragonabile al nostro extracomunitario. Con la stessa accezione vagamente negativa.

Che cos’è per te la diversità?

La diversità è una ricchezza grandissima. Se non ci fosse diversità di vedute, di gusti, di colori, di piaceri, se tutte le persone amassero le stesse cose, ci troveremmo di fronte ad una realtà stile Blade Runner.

Eppure proprio in quel film gli stessi androidi dimostrano quanto sia necessario provare delle emozioni.

Confrontarsi con culture, tradizioni, cibi diversi è linfa per il nostro cervello, perché ha la possibilità di avere input variegati e quindi affinare le proprie scelte.

Chi la pensa diversamente da me o chi ha una vita diversa dalla mia, è il benvenuto nel mio blog, perché mi fa conoscere un altro punto di vista.

Come sei entrato a far parte del progetto #adotta1blogger e cosa ne pensi?

Ho conosciuto il progetto frequentando alcuni blog che riportavano il logo, così mi sono interessato e alla fine mi sono proposto.

Credo sia molto interessante, soprattutto per un blogger dilettante come me. Ci si confronta con blogger professionisti o, comunque, con uno stuolo di lettori molto più corposo del mio, per cui si può solo imparare.

Spero di riuscire a portare un po’ del mio pensiero (tempo permettendo!) e, soprattutto, spero che qualcuno cominci a partecipare attivamente alle mie discussioni. Quello per me sarebbe il più grande risultato. Preferisco avere qualche lettore in meno, ma attivo: questo significherebbe per me aver smosso un po’ la voglia di discutere. E di pensare.

Riccardo Russo. Web Marketer & Blogger a 16 anni

Oggi, mio caro lettore, faremo un salto in Sicilia per conoscere attraverso questa mia intervista un giovanissimo talento del web Riccardo Russo, fondatore dell’omonimo blog e web marketer.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 16 anni e vivo a Messina.

Che tipo di scuola stai frequentando?

Frequenterò da settembre il quarto liceo scientifico.

Come nasce la tua passione per il web?

È nata per puro caso gestendo delle pagine Facebook all’età di 12 anni.

Proporzionalmente al grado di successo ottenuto arrivarono le prime proposte di lavoro da persone che erano intente ad acquistare pubblicità.

Ho notato che le cose giravano per il verso giusto, scoprendo che intorno a ciò vi era un vero e proprio business.

Decisi, allora, di dedicare del tempo per studiare approfonditamente le varie materie digitali.

Quanto tempo dedichi a formarti per migliorare le tue conoscenze?

Dedico mediamente due ore al giorno per migliorare le mie conoscenze e per aggiornarmi su tutti i cambiamenti che avvengono nel mondo digital.

Quali blog segui per questo scopo?

I blog che leggo, che postano contenuti ed offrono un reale valore in questo ambito sono molteplici.

Alcuni esempi possono essere quelli di Davide Pozzi e Dario Vignali, MySocialWeb di Riccardo Esposito, SocialMediaCoso di Francesco Ambrosino o skande di Riccardo Scandellari.

Leggi libri a tema e/o partecipi a dei corsi?

Sì, leggo molti libri a tema, inerenti principalmente alla SEO, ai Social Media, al blogging ed all’Inbound Marketing.

Qual è stato il tuo primo lavoro da freelancer?

Il mio primo lavoro da freelancer è stato come Social Media Manager.

Come promuovi la tua attività?

Tutto ciò che riguarda la promozione della mia attività lo devo al mio blog.

Attualmente, non porto avanti alcun tipo di campagna di advertising, ma cerco soltanto di farmi trovare al momento giusto sui social network e sui motori di ricerca.

Come gestisci un cliente difficile?

Mi mostro empatico nei suoi confronti e gestisco la situazione con molta pazienza.

Nella tua regione gli imprenditori capiscono l’importanza di essere presenti su Internet e, di conseguenza, quanto sia prezioso il tuo lavoro?

Purtroppo no o, comunque, non appieno. La digitalizzazione in Sicilia è piuttosto arretrata.

Di conseguenza gli imprenditori non riescono a capire quanto possa essere prezioso possedere un sito web o attuare delle strategie online.

Bisogna prendere atto del fatto che il mondo è cambiato e sta continuando a cambiare.

Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e noi non possiamo opporci a questo straordinario cambiamento. Dobbiamo adeguarci e cavalcare l’onda del web.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di personal branding?

Il blog è di fondamentale importanza nella mia strategia di personal branding.

Tramite esso riesco a far “sentire” la mia voce e riesco a creare relazioni durature con i lettori e con altri blogger.

Quali social network utilizzi nella tua strategia di comunicazione?

Utilizzo principalmente Twitter, LinkedIn e Google+. Per adesso non sto prendendo molto in considerazione Facebook, nonostante sappia il potenziale enorme che c’è dietro.

Qual è il tuo tool preferito?

Trovo davvero utili una decina di tool, soprattutto quelli messi a disposizione da Google. Ma il mio preferito resta SocialBro.

Dopo la maturità come vedi il futuro? Pensi di andare all’università, di metterti subito a lavorare oppure di andare all’estero?

Bella domanda. La risposta non sarà semplice o definitiva perché non riesco a prevedere il mio futuro. Sono certo del fatto che se dovessi perseguire una carriera universitaria, dovrò riuscire a far coesistere gli studi con la mia attività online.

D’altra parte mi piacerebbe mettermi a lavorare da subito, magari come freelancer, in altre città o all’estero. Mi stuzzica, infine, l’idea di fare il nomade digitale: colui che viaggia in giro per il mondo e lavora, semplicemente, tramite un laptop ed una connessione ad internet.

Adesso mi rivolgo a te che stai leggendo questa intervista:

Sappi che oggi devi essere pronto a cambiare. Devi provare a cambiare vita. Devi distaccarti dagli stupidi modelli imposti dalla società.

Il consiglio che do ai miei coetanei è quello di sognare. Sognate il più possibile. Fate la vita che realmente volete fare. Ponetevi un obiettivo e perseguitelo con tutte le vostre forze. Salite sul carro del web ed unitevi al cambiamento!

Francesco Panìco: BlogFacile.net

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Francesco Panìco, fondatore di BlogFacile.net e Copy Editor professionista con una grande passione per l’informatica ed il web.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Compirò 33 anni a settembre e, attualmente, vivo nella fiabesca Versailles.

Come mai ti sei trasferito in Francia? La motivazione è ancora valida?

È stato quasi un caso. Dopo diversi anni di lavoro in Italia, avevo voglia di confrontarmi con nuove realtà, di immergermi in una nuova cultura ma purtroppo la mia conoscenza superficiale delle lingue straniere e il mio impiego da dipendente sono stati sempre un freno.

Ma il destino ha voluto che conoscessi una ragazza francese. Così insieme all’amore è arrivata l’opportunità di trasferirmi all’estero.

Adesso, vivo qui insieme alla mia compagna. Ammetto che è lei la motivazione principale del mio trasferimento.

Cambiando nazione ho ritrovato stimoli assopiti da diversi anni di lavoro da dipendente. Ho deciso di darmi da fare per farmi conoscere sul web (era da sempre un sogno nel cassetto) e di rimettermi a studiare le lingue straniere anche se sono un vero testone quando si tratta di apprendere una nuova lingua.

Ora, dopo quasi un anno, parlo un discreto francese.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Mi sono diplomato, nel 2001, in un istituto tecnico di Foggia, la mia città di origine, specializzandomi negli studi d’informatica.

Ho sempre avuto il pallino dei computer. Mi è stato trasmesso senz’altro da mio padre, che ha iniziato a parlarmi di PC e schede madri, già, da quando avevo meno di 12 anni.

Due mesi dopo aver preso il diploma ero, già, nel mondo del lavoro e solo qualche anno dopo, nel 2004, decisi di iscrivermi alla facoltà di informatica dell’Università di Bari.

Tuttavia non mi è mai riuscito di far bene due cose contemporaneamente. Tanta stima per chi riesce a studiare e lavorare allo stesso tempo, ma non fa per me. Così rinunciai alla mia avventura universitaria dopo appena un anno.

E a dirla tutta, ho avuto l’impressione che l’istruzione universitaria fosse troppo lontana da quello che serviva nel mondo del lavoro. Così ripresi a dedicarmi a tempo pieno al mio impiego principale.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima dell’attuale e in che cosa ti hanno arricchito professionalmente?

Nel 2001 ho cominciato a lavorare per una piccola casa editrice della mia città.

Era un’attività legata soprattutto a stampe di tipo religioso, ma il suo cavallo di battaglia era il calendario da muro che ogni anno i fedeli di San Pio da Pietrelcina attendevano con ansia. Si preparava e stampava in decine di migliaia di copie, e andava a ruba.

Veniva spedito in tutto il mondo, oltre che in Italia.

Eravamo quattro dipendenti e io mi occupavo un po’ di tutto: dalla redazione di testi alla correzione delle bozze, dalla gestione del database degli abbonati all’organizzazione del processo di spedizione.

È stato, soprattutto, in quegli anni che ho iniziato ad acquisire diverse delle mie conoscenze. Ho imparato tanto sul campo dell’editoria e del copywriting.

Inoltre, mi sono specializzato nell’uso di programmi come FileMaker e InDesign.

Oltre a comporre il calendario annuale di Padre Pio, mi occupavo della revisione e dell’impaginazione di diversi altri testi (religiosi e non), e di gestire il sito web che promuoveva la casa editrice.

Già intorno al 2006 avevo a che fare con Google Analytcs, Mailing list e Newsletter.

Dal 2011 ho iniziato a collaborare con un’altra casa editrice, molto più grande e consolidata. Anche questa operava nel campo delle stampe religiose, pubblicando riviste mensili e annuali.

Dopo qualche anno, però, non ero più felice. Non avevo più stimoli, non crescevo più a livello personale e professionale, e molti degli incarichi che ricevevo mi sembravano noiosi. Così il mio rapporto di lavoro, a metà del 2014, s’interruppe.

Di che cosa ti occupi attualmente?

Attualmente, mi occupo a tempo pieno di BlogFacile.net. Ho diversi progetti in cantiere da sviluppare. Il mio obiettivo e di farlo crescere fino a farlo diventare la mia fonte di reddito principale.

Quali vantaggi e quali svantaggi ha la tua attività da freelancer?

Non mi sono ancora dedicato ad una vera e propria attività da freelancer. Negli anni ho capito cosa mi piace fare e cosa, invece, detesto.

Non ho la pazienza di portare avanti i rapporti con i clienti.

Certi clienti possono essere, davvero, un incubo.

Troppe volte ho visto clienti perennemente indecisi e insoddisfatti, troppo volte ho visto fatture non saldate e lavori di ore ed ore pagati una miseria.

Quindi non ho mai pensato di lavorare come freelancer.

A volte, faccio piccole consulenze e do qualche consiglio a chi mi chiede aiuto ma finora ho rifiutato relazioni di lavoro più “stabili”.

Torneresti a fare il dipendente?

Il mio obiettivo è quello di guadagnare con il mio blog, attraverso gli infoprodotti, ma potrei anche prendere in considerazione delle collaborazioni con altri progetti online.

Nel frattempo, non ho paura di mettermi a fare qualsiasi lavoro da dipendente per arrotondare.

Come gestisci un cliente difficile?

Ormai ti sarà chiaro: li evito 🙂

Come stabilisci il prezzo delle tue prestazioni professionali?

Nonostante non abbia mai prestato le mie capacità professionali per lavori occasionali, penso che bisogna imporre un prezzo adeguato alle ore che un lavoro prende, senza stare lì a tirarla troppo per le lunghe.

Un giorno potrei accettare una collaborazione di lavoro, ma solo ad un prezzo “giusto”, che paghi non solo le ore del mio tempo ma anche le mie competenze.

Se devo lavorare per 10 euro all’ora, preferisco fare il cameriere in qualche ristorante di Parigi. Paga meglio e dà meno problemi 🙂

Come nasce il tuo blog?

Nasce come una sfida personale, un modo per mettere alla prova le mie capacità. Ma anche dalla voglia che avevo di condividere le mie conoscenze per aiutare chi ha voglia di avvicinarsi al mondo del web.

Ho notato che in Italia c’è ancora un certo analfabetismo informatico che impedisce a molte persone di usare la Rete per promuoversi.

Per questo ho creato BlogFacile.net. Per dare a chiunque la possibilità di imparare ad usare il web come mezzo di comunicazione e di promozione.

A chi si rivolge e a quali problemi dà soluzione?

Oggi qualunque professionista e qualunque attività ha bisogno di farsi conoscere e di rendersi visibile. E per far questo Internet è un mezzo indispensabile.

Il mercato del lavoro si sta evolvendo in questo senso e molti, da questo punto di vista, sono ancora indietro.

BlogFacile vuole essere una risorsa valida per tutti i professionisti e i piccoli imprenditori che hanno bisogno di crearsi visibilità e vogliono imparare a farlo.

Quale strategia di comunicazione hai utilizzato per lanciarlo?

Sono partito da zero, senza usare liste di contatti già esistenti.

Partire così è il modo più difficile. Per avere subito traffico e visibilità ho usato Facebook ADS e ho interagito con altri blogger, scrivendo guest post o facendo loro interviste.

Ma penso che scrivere guest post per i blogger più conosciuti della propria nicchia sia il modo migliore per farsi conoscere subito.

Gli sforzi fatti in ottica SEO pagano solo dopo diverso tempo.

Come ti rapporti coi social network?

Sono social dipendente. In pratica sono su tutti i social. Cerco però di usare il mio tempo su queste piattaforme in maniera utile. Li uso per seguire i gruppi e le persone di mio interesse e per capire cosa la gente ama e quali sono gli argomenti di discussione più caldi. Quindi provo a trarne spunti interessanti per scrivere nuovi articoli. O forse è tutta una scusa per giustificare la mia dipendenza… 🙂

Qual è il tuo social network preferito?

Sarò banale ma dico Facebook. Credo che sia il social maggiormente innovativo e con le maggiori ambizioni di sviluppo.

Inoltre, offre numerosi strumenti utili a noi blogger.

Ha tool di statistica e di promozione davvero unici.

Quali tool utilizzi per facilitare il tuo lavoro?

Feedly per seguire i blogger più interessanti. Pocket per conservare i contenuti davvero utili.

Ma lo strumento davvero indispensabile, per me, è OneNote: l’ho installato su tutti i miei dispositivi. Grazie a OneNote posso annotare in qualunque momento idee e appunti e avere sempre a portata di mano le mie numerose liste.

Lo ammetto, sono un fan delle liste e ne ho una per ogni cosa: per le cose da fare, per gli articoli da scrivere, per le idee da sviluppare, per i libri da leggere, per le nuove parole in francese che imparo…

Come ti vedi tra dieci anni?

Mi facevo questa domanda quando avevo il mio vecchio lavoro da dipendente. E mi rispondevo che mi vedevo con un buon posto di lavoro, con una situazione economica stabile, ma schiavo di una monotonia logorante. E mentre mi facevo quella domanda, guardavo dalla finestra del mio ufficio e mi sentivo come un uccello in gabbia.

Adesso, ho smesso di farmi questa domanda perché penso che il momento più importante da vivere, per ogni persona, sia il presente.

È nel presente che dobbiamo lavorare per i nostri progetti.

È oggi che abbiamo la possibilità di realizzare i nostri sogni.

Paolo Orlandi: Marketing Pandemico

Oggi, mio caro lettore, con questa intervista ti presento Paolo Orlandi, che attraverso il suo blog Marketing Pandemico cerca di innovare in Italia la cultura del marketing.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 48 anni e vivo a Fermo, nelle Marche.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Nel 1986 ho conseguito la maturità scientifica a Fermo presso il Liceo Scientifico T. C. Onesti.

Dopodiché mi sono laureato presso l’Università Cà Foscari di Venezia nel 1994 in Economia Aziendale.

Successivamente, dopo oltre un decennio, ho conseguito il Master in Fashion Marketing e Merchandising presso il Polimoda di Firenze, corso semestrale.

Poi nel 2005 mi sono iscritto presso Ist. Teologico Marchigiano e ho conseguito nel 2010 la baccalaurea e nel 2012 la licenza in Teologia Pastorale presso la Pontificia Univ. Lateranense, che è equivalente alla laurea in Teologia.

Quali esperienze lavorative hanno maggiormente contribuito a formarti?

Dal 1992 al 2005 sono stato dirigente dell’azienda Calzaturificio Mandolesi.

Esportavamo quasi il 90% della nostra produzione di scarpe donna con un pricing di fascia media.

Dopo l’avvento dell’euro abbiamo deciso di chiudere poiché non eravamo più competitivi con i prezzi e non avevamo le skill per produrre all’estero.

Dal 2005 al 2007 sono stato disoccupato. In quel periodo ho affrontato oltre 20 colloqui di lavoro (ricordo 5 incontri alla Chicco a Como senza esito, un incubo).

Qual è la tua professione attuale?

Da gennaio 2008 ho iniziato, improvvisamente, due lavori. Prima mi assume la Modiano come Responsabile Marketing per i circoli di carte (burraco, texas hold’em ecc. ) e poi assumo la cattedra come supplente presso un liceo scientifico di Fermo fino al 2010.

Dal 2014 collaboro parzialmente con la Modiano e mi dedico a consulenze varie per le start-up.

Tu sei un docente. Che cosa insegni e dove?

Insegno religione cattolica. Dal 2010 ho l’incarico presso I.I.S. V. Bonifazi di Civitanova Marche.

Inoltre, dal 2012 insegno Marketing Pandemico presso la L.A.B.A. di Rimini e il Poliarte di Ancona.

In qualità di docente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Cerco di far crescere la fiducia in loro stessi. Più che trasmettere cose cerco di seminare qualcosa che cresca nel futuro. Sono pieni di mille nozioni ma hanno le gambe fragili su cui poggiare. Io tento di irrobustirle.

Qual è stata la tua soddisfazione maggiore come insegnante?

La loro vicinanza sempre. Il fatto che ti rispettino e ti considerino importante per il loro essere persona.

Spesso, incontro ragazzi per strada, ovviamente non li ricordo tutti (ho quasi mille allievi all’anno in totale) e sono loro a salutarmi, a parlarmi, a raccontarmi e, a volte, mi ricordano frasi che ho detto loro e di cui io non ho ricordo.

Come nasce la tua passione per il marketing?

Ho imparato a vendere piano piano. Poi dall’eccitazione che mi provocava ho capito che mi piaceva da matti e che per vendere occorre grande preparazione.

Il marketing, appunto, sono tutte quelle fasi che servono affinché la vendita sia superflua: il più è a monte.

Per questo ho voluto fortemente il master dopo 10 anni in cui vendevo calzature.

Esperienza dura, in quanto lavoravo, ma proficua.

Il marketing è una disciplina assai complessa. Non è pubblicità come spesso dicono i faciloni italiani oppure coloro che indicano un prodotto scadente come: “Questo prodotto è da marketing”.

No, esso è un processo molto, ma molto difficile, sempre nuovo, in grado di aprire un mercato, ma anche no.

Inoltre, come dico spesso la storia del marketing serve a poco o niente. La ricerca iniziale, invece, è tutto.

Come nasce il tuo blog e qual è il suo fine?

Il mio blog Marketing Pandemico nasce alle fine del 2013 dopo un corso di web marketing.

Lì mi hanno dato l’input per iniziare e sono partito.

Pubblicavo poco e, spesse volte, solo come pro-memoria per le mie lezioni. Ad un certo punto iniziai ad avere i primi riscontri.

Però, molti mi dicevano che scrivevo in un linguaggio troppo difficile, per addetti ai lavori.

Allora, cominciai a semplificare i concetti e cercai di indirizzare i post a due tipi di pubblico: i miei studenti e le persone che intendono creare il proprio mercato con la propria impresa.

Negli ultimi tempi tento sempre di non essere troppo complicato e di parlare ai potenziali neoimprenditori.

Ti assicuro che è difficilissimo. Infatti, temo di avere tra i miei lettori molti consulenti e pochissimi imprenditori, ahimè!

Come promuovi il tuo blog?

In genere tramite LinkedIn, Facebook, Twitter e Google+. Direi in maniera costante, ma posso dedicare solo scampoli di tempo durante l’anno, un po’ di più da luglio ad agosto.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Centrale, direi.

Tutte le mie idee di marketing e di organizzazione del lavoro passano da qui.

Allego sempre il blog ai cv e quando intervengo su varie discussioni, se ho temi interessanti.

Quali social network usi per promuovere il tuo “Personal Brand”?

Direi, in primis, Facebook e LinkedIn.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Tanto studio, tanta ricerca, poi riflessione ed, infine, scrivere.

Scrivendo mi vengono le idee, da sole come richiamate dallo schermo.

Ipotiziamo che tu debba gestire un cliente difficile. Come ti comporti?

Tutti i clienti sono difficili. In genere non ascoltano i consulenti.

Ricordo che dei miei report alla Modiano, circa 200, nessuno dico nessuno è stato messo in pratica, temo nemmeno letti.

Il cliente difficile è quello poi che pretende che di punto in bianco si possa ottenere moltissimo successo. Partendo da zero e con zero investimenti.

La cultura del marketing in Italia è, praticamente, nulla.

Pertanto, e scusa se mi ripeto, tutti i clienti sono difficili e ci vuole molta pazienza per fargli capire le cose da fare, nel giusto ordine, per cercare di ottenere i primi successi, e piano piano aumentare il lavoro.

In genere i clienti difficili che non si “convertono”, mi abbandonano subito.

Come stabilisci il prezzo di una tua consulenza?

Io preferisco un rapporto di crescita continuativa.

Stabilisco un minimo fisso mensile più una parte variabile sulla base dei risultati.

Vedo che questo piace molto, perché non abbandono il cliente al solo report di azione, ma lo seguo passo passo in modo costante nel tempo.

Spesso, offro un report iniziale gratuito come analisi di base di partenza, in omaggio, prima di firmare il contratto.

Quali tool non possono mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon marketer?

Tanta passione che ti porta a ricercare.

Curiosità e voglia di cambiare il mondo con i tool necessari a realizzare i desideri delle persone.

Cambiano a secondo del tempo e dello spazio.

Insomma, non ci sono ricette fisse, ma se c’è la passione questa ti suggerirà i tool che devi assolutamente avere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento, sto cercando di crearmi una mia clientela di start-upper. Sto studiando meglio il web marketing e spero di iniziare da settembre una presentazione del mio nuovo blog per aiutare le imprese a nascere e a guadagnare, e perché no fare impresa in prima persona.

Ho qualche progetto ma ancora in stato embrionale. Rimangono due sogni: consulente marketing e imprenditore.

Come vedi il panorama imprenditoriale italiano da qui a 10 anni?

Difficile molto, ma molto difficile. Non ci sono incentivi per essere imprenditore. Tutto concorre a disilludere.

Non parlo solo della burocrazia. Ma tutto l’ambiente vede male l’imprenditore.

Concordo con le parole di Brian Cohen (Chairman di New York Angels, società di business  angel che opera sulla Costa Est degli USA, n.d.r) che ho pubblicato pochi giorni fa.

Manca la cultura del fallimento, che è la base per ogni imprenditore di successo.

Qui se fallisci una volta, sei out a vita.

Più che una legge incentivante l’impresa occorrerebbe una legge per sapere cosa mi succede se fallisco.

L’avevo scritto tempo fa. Secondo me, potrebbe essere un nudge efficace per far sì che le persone con una minimo voglia di imprendere facciano impresa, sapendo prima, nel caso peggiore, a cosa andranno incontro.

Michela Calculli: Mammaeconomia

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Michela Calculli mamma di due splendidi bimbi, moglie, social media manager, ideatrice del blog Mammaeconomia e formatrice.

Mi sono imbattuto nel suo blog, che ha una sezione dedicata al Fisco, molto tempo fa mentre ricercavo informazioni sui vari regimi delle partite IVA e da allora non ho più smesso di seguirlo.

In tutti questi anni, grazie al suo stile di scrittura coinvolgente, Michela mi ha reso partecipe delle sue vittorie e dei suoi dolori.

Ha aperto una finestra sulla sua vita in quel di Torino e sulla sua professione in qualità di freelancer.

Mi ha mostrato come sia dura conciliare l’essere una “partita IVA” e l’avere una famiglia, svelandomi quanto coraggio ci voglia, oggigiorno, per fare una scelta del genere visto che la società in cui viviamo non supporta chi imbocca questa strada.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

36 appena compiuti.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho un diploma di Ragioniere e Perito Commerciale e una laurea in Economia Politica.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Ho fatto tantissime cose, molto diverse fra loro:

  • analista di mercato nel settore ICT;

  • praticante commercialista (prima o poi darò l’esame);

  • responsabile amministrativa per un ecommerce;

  • redattrice economica in un canale televisivo;

  • blogger e consulente aziendale.

Come approdi al web?

Il web mi ha affascinata sempre. Mi ricordo che nel ’98 andavo spessissimo nell’unico pub del mio paese natale, Gravina in Puglia, che aveva un modem e che consentiva, pagando, di collegarti a Internet. Ho frequentato corsi e svolto attività legate al web ogni volta che ho potuto da allora fino ad oggi.

Come e quando nasce il tuo blog “Mammaeconomia”?

Era il 19 marzo 2011, lo ricordo perché era la prima festa del papà per mio marito. Il mio primo figlio aveva sei mesi e io ero rientrata al lavoro da poco. L’idea era quella di tenere un “diario della conciliazione lavoro-famiglia”.

Avresti mai immaginato di diventare così popolare?

No. Mentre muovevo i primi passi guardavo i blogger famosi scrivere e promuovere libri, colloquiare con i propri lettori e mi domandavo se qualcuno avrebbe trovato interessante quello che scrivevo io. Non ho mai raggiunto quei livelli di seguito, ma qualcuno ha trovato interessanti le cose che scrivevo.

Come ti rapporti con gli altri blogger? Partecipi a molti meet-up?

Con molti blogger sono nati rapporti di amicizia e collaborazioni professionali.

Mi capita di partecipare spesso a degli eventi durante i quali ci incontriamo e, citando Rudy Bandiera, aggiungiamo al web: Spritz e abbracci.

Di recente, hai spostato il tuo blog da Blogger ad uno spazio tutto tuo. Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto in questa direzione? Quando a tuo parere un blogger dovrebbe fare la stessa cosa?

Ormai dovevo farlo. Sono una blogger freelance, faccio consulenza aziendale e formazione, non ero credibile a livello professionale con un blog non del tutto mio. E ho risposto anche alla seconda domanda: se diventa il tuo lavoro non puoi restare su Blogger, ne va della tua credibilità.

Quando diventi freelancer?

Sono diventata una freelancer meno di un anno dopo l’apertura del blog, nel gennaio 2012. Avevo già una serie di contatti con potenziali clienti e ho deciso di fare il salto e aprire la partita IVA.

Come stabilisci il prezzo delle tue prestazioni professionali?

Cerco di stimare le ore necessarie a svolgere un’attività ed entro nel dettaglio di quel che farò con il cliente. Ma ammetto che i preventivi richiedono anche una massiccia dose di esperienza e di errori, purtroppo. Difficile riuscire al primo colpo.

Come gestisci i clienti difficili o che fanno richieste assurde?

Come dicevo ci vuole esperienza. Ormai i clienti difficili li individuo lontano un miglio. E in quei casi alzo la tariffa perché già so che le richieste saranno molte più di quelle iniziali o come dici tu assurde.

Mi è anche capitato di dover chiudere anzitempo dei rapporti di collaborazione, non portavano a nulla né per me né per il cliente.

Siamo persone che lavorano con le persone, non è detto che io sia sempre la consulente giusta per un determinato cliente, e vale anche il viceversa.

Come trovi i clienti?

Devo essere sincera: in tre anni e mezzo non ho fatto molta attività commerciale.

La maggior parte dei miei clienti sono arrivati a me spontaneamente con il passaparola o perché mi seguivano da tempo sui social.

Per me è quindi fondamentale il modo di porsi online.

In Rete io sono proprio io, se mi incontri di persona sai già cosa aspettarti da me, questo mio modo di fare probabilmente pregiudica alcuni contatti, non lo saprò mai ma credo che qualche potenziale cliente mi abbia scartata per come mi comporto online.

Ma ho preferito essere il più trasparente possibile anche per questo: per poter lavorare con persone a cui piaccio e che mi piacciano a loro volta. È una strategia come un’altra.

Come si concilia l’essere mamma di due splendidi bimbi ed il lavoro da freelancer?

Si cerca di conciliare. Essere freelancer lavorando online consente una certa libertà nella gestione del tempo (anche se non sempre è così). La gestione del tempo diventa l’asset fondamentale per un genitore-freelancer, è un gioco di incastri e di gestione efficiente di tutti gli spazi disponibili. Ci sono dei giorni in cui me la cavo brillantemente e altri in cui vado in affanno.

Lavori in team?

Sì, mi capita spesso di lavorare in team per i miei clienti: redazioni di blog o magazine aziendali, partecipazione a singole campagne per i brand clienti, progetti digital che prevedono diverse figure professionali e, ancora la cosa non è pubblica quindi resterò sul vago, progetti di formazione.

Come vedi il tuo futuro?

Non so risponderti. E non perché io non abbia alcuna idea di dove voglio andare.

Ma è un mondo che cambia in fretta e anche io da quando ho iniziato l’attività ho “aggiustato il tiro” più volte grazie a stimoli esterni ed a una sempre migliore conoscenza delle mie capacità e competenze.

Quello che auguro a me stessa è un trend in crescita continua sia umana che professionale.

Ruben Vezzoli. Un talento italiano

Caro lettore, oggi ti voglio presentare Ruben Vezzoli, il più giovane tra i professionisti del web che hanno colpito la mia attenzione.

Ruben ha in comune con tutte le altre persone che ho intervistato fino ad ora la determinazione con cui s’impegna nella realizzazione delle proprie aspirazioni lavorative.

Magari, mio caro lettore, la vita ti costringerà a fare un doppio lavoro per poter inseguire i tuoi sogni o le tue passioni.

Però, non farlo in un periodo storico dove il mito del posto fisso è finito, sarebbe un vero delitto.

La mia speranza è che questa serie d’interviste ti sproni a realizzarti.

Non tenere chiusa la canzone che è in te per paura di ciò che ti aspetta o per compiacere chi ti sta vicino.

La vita è un viaggio meraviglioso che dura un battito di ciglio.

Non arrivare al suo termine pieno di rimpianti per non essere riuscito ad esprimere te stesso, il tuo vero Io.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 19 anni e vivo a Piario, un piccolo paesello della provincia di Bergamo.

Che indirizzo hai scelto alle superiori?

Mi sono appena diplomato come ragioniere all’IISS “Andrea Fantoni” di Clusone.

Come nasce la tua passione per la SEO, il Web Marketing e il Web Design?

Durante il primo anno di scuola superiore il mio istituto organizzò un corso su come creare siti web attraverso il CMS Joomla e da lì è nato tutto.

Il tuo è un talento naturale oppure di famiglia?

No, no del tutto naturale 🙂 .

Hai appena finito le superiori. Pensi di frequentare l’Università o di metterti, subito, a lavorare?

Ho, momentaneamente, accantonato l’idea di frequentare l’università perché ad agosto mi trasferirò a Berlino per 6 mesi per fare uno stage presso una start-up che lavora nel settore dell’e-commerce.

Come vedi il tuo futuro lavorativo: freelancer o dipendente?

Difficile prevedere il futuro. A me piace molto l’idea di diventare freelancer.

Pensi di rimanere in Italia o di emigrare all’estero?

Per 6 mesi emigrerò a Berlino. Poi si vedrà.

So che mentre eri libero da impegni scolastici hai avuto delle esperienze lavorative. Come hai trovato il tuo primo cliente?

Il mio primo cliente mi ha contattato dopo aver visto il mio blog.

Ti è mai capitato un cliente difficile? Come lo hai gestito?

Sì ed, oltretutto, era una persona che conoscevo piuttosto bene; ma con pazienza sono riuscito ad accontentarlo.

Ipotizziamo che tu decida di fare il freelancer. Quale strategia adotteresti per trovare nuovi clienti?

Il passaparola è fondamentale.

Però anche il mio sito è un “luogo” dove ho il primo approccio con i miei clienti.

Com’è una tua giornata lavorativa tipo?

La mia passione è iniziata durante gli anni scolastici, quindi diciamo che non era un vero e proprio lavoro a tempo pieno.

Solitamente, accendevo il computer verso le 17.00 e lavoravo ai miei progetti fino alle 23.00. E dopo fino a quando non mi addormentavo dedicavo quel momento alla lettura di blog e libri tematici.

Quali sono i tuoi tool preferiti?

Non ne ho di preferiti anche perché ogni giorno ne scopro di nuovi.

Penso che i tool che fornisce Google siano, davvero, molto utili e ben fatti.

Qual è il tuo social network preferito?

Penso Facebook.

Anche se può sembrare una scelta ovvia, in realtà ritengo che sia uno dei social media più difficili da utilizzare per fare promozione.

Consideri il blog uno strumento ancora utile?

Sì, molto utile.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Il mio blog è un elemento centrale della mia strategia di comunicazione.

Mi permette di rapportarmi con i clienti e confrontarmi con altri professionisti più esperti di me.