La teoria della coda lunga

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della teoria della coda lunga nata, nel 2004, da un’intuizione di Chris Anderson e da lui condensata nel libro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati.

Questa teoria serve per descrivere il modello economico e commerciale di realtà come Amazon, Netflix e altre ancora.

LA CODA CORTA

Prima dell’avvento di Internet e dei grandi marketplace i clienti di una determinata categoria merceologica avevano una scelta limitata di prodotti da poter acquistare: le hit ovvero i prodotti più venduti a livello nazionale.

Questo perché i negozi fisici per quanto possano essere grandi non possono fisicamente contenere tutti i prodotti possibili e immaginabili.

Prendiamo, ad esempio, una libreria di quartiere.

Il suo proprietario per poter portare avanti l’attività deve ricavare dalla vendita dei libri i soldi necessari per coprire tutte le spese (affitto dei locali, bollette, stipendi del personale, libri, commercialista, tasse, attività di marketing etc.) e anche un profitto con cui mantenere sé e la sua famiglia.

Per questo motivo i libri esposti saranno una selezione, più o meno ampia a seconda della grandezza dello spazio espositivo, di ciò che è maggiormente venduto dagli editori a livello nazionale.

Lato imprenditore, questo comporta un certo appiattimento sul “mainstream culturale” in quanto essere alternativi, 9 volte su 10, porta al fallimento dell’attività e, lato consumatore, costringe i lettori a consumare un ristretto numero di libri rispetto alla reale produzione editoriale di una nazione.

Chiaramente, i lettori non hanno tutti i medesimi gusti ma giocoforza, in un modello di economia totalmente offline, si devono adeguare a ciò che passa il convento.

Quindi è il mercato che sceglie cosa deve essere venduto e cosa inesorabilmente è destinato a scomparire.

E ciò accade non solo nel mercato dei libri ma anche in quello della musica, del cinema e in molti altri ancora.

LA CODA LUNGA

Internet ha cambiato le regole del gioco in maniera molto drastica.

Infatti, se agli albori del commercio online si è semplicemente replicato ciò che accadeva offline, col passare del tempo si è capito che il valore, in termini monetari, della somma delle vendite realizzate nelle singole nicchie, nel suo complesso poteva superare e di molto il valore delle vendite realizzate sul mercato principale.

Questo ragionamento nacque dall’intuizione di alcuni imprenditori che capirono che non tutti i clienti hanno i medesimi gusti e sfruttarono la cosa a loro vantaggio.

Oltre a ciò, la smaterializzazione di alcuni prodotti come, ad esempio, libri, musica e film ha portato a un forte abbattimento dei costi di stoccaggio e di distribuzione.

Infatti, un conto è avere un magazzino fisico con dentro dei CD o dei DVD. Un altro è immagazzinare dei file online e distribuirli attraverso la Rete.

In quest’ultimo caso anche la vendita di una singola unità di prodotto è per l’imprenditore un guadagno netto.

CONCLUSIONI

Dove i costi di magazzino e di distribuzione sono alti, le aziende preferiscono andare sul sicuro vendendo i prodotti più popolari (modello di business a coda corta).

Con l’avvento di Internet questo modello, in molti campi (specie nell’editoria, nella discografia, nella cinematografia e nella televisione) è stato messo in crisi da quello a coda lunga in cui è l’offerta a generare la domanda.

Infatti, col diminuire dei costi di magazzino e di distribuzione si è potuto ampliare la gamma di prodotti a mercato aumentando le possibilità di scelta del consumatore.

Si sono venute così a creare numerose nicchie il cui valore, una volta che le si somma tutte assieme, supera di gran lunga quello delle singole nicchie più popolari.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

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Effetto Compounding

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dell’effetto compounding o effetto esponenziale.

Si tratta di un concetto matematico molto interessante che è utilizzato in finanza ma si può osservare in natura e in ogni aspetto della nostra vita.

E una volta che lo avrai capito, a fondo, potrai sfruttarlo a tuo vantaggio per portare al successo il tuo business.

L’EFFETTO COMPOUNDING IN FINANZA

Nel campo finanziario, in Italia, questo concetto è conosciuto anche col nome di interesse composto.

Immagina di avere depositato su di un conto vincolato per dieci anni una cifra pari a € 1.000,00 che ti venga remunerata con un interesse del 10% annuo.

Alla fine del primo anno riceverai € 100,00 di interessi che andranno ad aggiungersi al capitale iniziale.

Quindi il secondo anno l’interesse del 10% verrà calcolato sia sul capitale iniziale che sugli interessi maturati durante il primo anno.

Otterrai così € 110,00 di interessi.

E così per gli anni successivi fino alla scadenza del vincolo.

Nella tabella seguente ti mostro la progressione su 10 anni:

CAPITALE

INTERESSI

1.000,00

100,00

1.100,00

110,00

1.210,00

121,00

1.331,00

133,10

1.464,10

146,41

1.610,51

161,05

1.771,56

177,16

1.948,72

194,87

2.143,59

214,36

2.348,95

234,89

Come vedi gli interessi all’inizio crescono lentamente ma col passare degli anni a causa dell’effetto compounding crescono esponenzialmente.

Se rappresentassi in un grafico l’interesse composto che Albert Einstein definiva l’invenzione più importante della storia dell’umanità.

Apparirebbe come una curva che parte lentamente e, poi, cresce all’infinito.

Di conseguenza, contrariamente a quanto pensano molte persone, tenere i soldi fermi su un fondo indicizzato senza fare alcun movimento è una scelta saggia e oculata.

Infatti, in questo caso i soldi crescono in maniera esponenziale poiché la crescita parte dal capitale iniziale ma poi viene calcolata sugli interessi maturati e accumulati di anno in anno.

Al contrario entrare e uscire continuamente dagli investimenti, anche se all’apparenza può sembrare più redditizio, non porta ai medesimi guadagni.

L’EFFETTO COMPOUNDING NEL BUSINESS

Come ho detto all’inizio del post questo effetto pervade ogni campo della nostra vita.

Nel business questo concetto è stato tradotto da Donald Trump e Bill Zanker nel loro libro Pensa in grande e manda tutti al diavolo col termine slancio.

Quello che capita, in effetti, quando si parte con un’attività è che il business agli inizi stenti a crescere.

Non si ha slancio.

Per far muovere un’attività bisogna battere l’inerzia iniziale immettendo molta energia.

Ad un certo punto, però, le acque iniziano a smuoversi.

Si concludono le prime vendite.

Non è un flusso continuo ma è il segnale che c’è un mercato ricettivo alla nostra proposta di valore.

Si è, così, validato sul mercato la propria idea imprenditoriale.

La qual cosa è molto importante per capire se si può andare avanti o si deve desistere e abbandonare il business.

Ovviamente, prima di raggiungere i primi risultati interessanti in termini di fatturato ma, soprattutto, di utili netti occorre molto tempo.

Il più delle volte, però, in questa fase iniziale, che può durare anni, le persone si fanno prendere dallo sconforto e abbandonano il loro progetto per buttarsi su uno nuovo.

Non si rendono conto che, visti i primi riscontri positivi ottenuti dal mercato, la soluzione migliore sarebbe insistere con tenacia e determinazione fino al punto di rottura, cioè quando il flusso di clienti inizia a crescere esponenzialmente.

Infatti, entrare e uscire dai progetti imprenditoriali è una gran perdita di tempo, soldi ed energia specie alla luce dell’effetto compounding.

CONCLUSIONI

L’effetto compounding o effetto esponenziale caratterizza ogni ambito della nostra vita.

La cosa bella è che lo puoi sfruttare a tuo vantaggio, magari, per migliorare la tua salute adottando una serie di abitudini positive e, nel mondo degli affari, per portare al successo il tuo business reiterando con tenacia e determinazione tutte quelle azioni che ti stanno portando clienti, aumento di fatturato e utili netti.

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Federico

Il paradosso della scelta

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del paradosso della scelta, un concetto fondamentale per chi ha un’attività imprenditoriale o aspira ad averla.

Tante volte, lungo il mio percorso come business designer, ho incrociato imprenditori ossessionati dal proporre ai loro clienti una vasta gamma di prodotti con la convinzione che così facendo si potesse ampliare il proprio giro d’affari e, di conseguenza, aumentare le proprie entrate.

Niente di più sbagliato!

MAGGIORE SCELTA UGUALE MENO GUADAGNO

I neuroscienziati sin dal 1960 hanno iniziato a condurre esperimenti finalizzati a capire i comportamenti di acquisto delle persone.

Così facendo hanno fatto delle scoperte molto interessanti e che vanno nella direzione opposta a quella suggerita dal senso comune.

Ad esempio, nel 2000, grazie a un esperimento ideato e condotto dalla professoressa Sheena Iyengar, docente di Management alla Business School della Columbia University, e al professore Mark Lepper, docente di Psicologia alla Stanford University, si appreso che una vasta scelta di prodotti attira l’interesse di più persone come è ovvio che sia, ma vende meno.

Nell’occasione i due docenti si finsero commessi di un centro commerciale e piazzarono un banchetto per la vendita di marmellate dove, alternativamente, esponevano 24 o 6 vasetti di vari gusti.

Così facendo scoprirono che il tavolo con 24 marmellate differenti attirava più clienti e che questi ultimi in media assaggiavano 2 gusti ma alla fine le vendite erano molto basse.

Al contrario il tavolo con 6 vasetti di marmellata attirava meno clienti.

Anche qui la media degli assaggi era di 2 gusti a persona però le vendite erano molto maggiori.

Le proporzioni erano le seguenti:

  • Il banchetto con 24 confezioni di vari gusti di marmellata attirava l’attenzione del 60% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Il tavolo con 6 vasetti di marmellata di vari gusti attirava l’attenzione del 40% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Nel caso dei 24 gusti differenti solo il 3% acquistò effettivamente ciò che aveva assaggiato.

  • Nel secondo caso il 30% di chi aveva assaggiato il prodotto lo acquistò.

IL MOTIVO

A questo punto, ti starai chiedendo il motivo dietro al comportamento di queste persone.

Ebbene, gli esseri umani per loro natura hanno una forte avversione alla perdita.

Questo è un retaggio di quando l’uomo viveva nelle caverne circondato da una natura ostile.

Era un atteggiamento conservativo che gli permetteva di sopravvivere in quell’ambiente.

Nel mondo moderno in cui l’uomo domina tutti gli elementi vediamo che vi è una forte avversione al rischio da parte della maggioranza degli individui.

Le persone preferiscono vivere in una situazione disagiata ma a loro familiare piuttosto che imboccare una nuova via e perdere la loro “comfort zone”.

A questo punto ti starai chiedendo che cosa c’entra tutto ciò col risultato dell’esperimento.

Te lo dico subito!

Quando le persone si trovano di fronte a un’ampia scelta di prodotti o servizi rimangono disorientate e per paura di sbagliare, quindi di perdere i loro soldi, preferiscono non scegliere.

Riducendo la gamma di prodotti o servizi, invece, si ottiene l’effetto opposto poiché la persona ha meno possibilità di commettere una scelta sbagliata.

CONCLUSIONI

Alla luce di questo esperimento e delle conoscenze acquisite, nel corso degli anni, sul comportamento d’acquisto delle persone si capisce che se si vuole aumentare le proprie vendite bisogna ridurre la gamma di prodotti o servizi che si mettono di fronte al potenziale cliente.

Questo discorso vale sia per i negozi fisici ma a maggior ragione per gli e-commerce o qualsiasi altra cosa venduta online.

In quest’ultimo caso bisogna tener presente che, oltre alla paura di fare una scelta sbagliata, il potenziale cliente è assalito anche da altre paure tipo quella di non ricevere il prodotto, che arrivi danneggiato oppure che i dati della sua carta di credito possano essere usati in modo fraudolento.

Quindi l’eliminare un elemento di frizione risulta essere una scelta vincente poiché aumenta le possibilità che il potenziale cliente acquisti.

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Federico

A proposito di Network Marketing

Negli ultimi tre anni, in Italia, il network marketing, grazie anche a una tassazione molto favorevole, ha avuto una vera e propria esplosione.

Forse, sarà capitato anche a te che un tuo amico o conoscente ti abbia invitato, senza impegno, a partecipare a una presentazione dove, oltre a cercare di venderti un prodotto o servizio, ti veniva proposto di diventare network marketer.

Questo trend è in ascesa in tutto il mondo come spiega molto bene il mio amico Massimo Ponzano in questa intervista.

Il perché è presto detto, le aziende che utilizzano questo sistema di vendita sfruttano due elementi fondamentali:

  • il fatto che tutti nel nostro piccolo siamo degli influencer;

  • le persone, a parità di condizioni e, a volte, anche se le condizioni sono peggiori, preferiscono acquistare da un amico per via del rapporto di fiducia che li lega e del principio di reciprocità.

Inoltre, se ci pensi bene questo sistema è vincente sia per l’impresa che propone il proprio prodotto o servizio che per il network marketer che ottiene una ricompensa economica per la sua attività in favore dell’azienda.

COME AVERE SUCCESSO COL NETWORK MARKETING

Per avere successo nel network marketing come il mio amico Massimo, che in questi giorni ha raggiunto, con l’ultima meritata promozione, il vertice del piano marketing della Juice Plus, devi ragionare come un’azienda che ha due target: il B2C e il B2B.

Nel primo caso dovendo vendere il tuo prodotto al cliente finale dovrai predisporre un funnel, cioè una strategia di Lead Generation, volta a esaltare i benefici che hai trovato nel prodotto e che potrebbero essere una soluzione valida anche per i problemi del tuo potenziale cliente.

Qui devi porre l’accento sul problema per cui il prodotto che vendi è la soluzione.

Inoltre, devi far scattare l’identificazione tra te e il tuo potenziale cliente che è alla ricerca della soluzione al suo problema.

Ad esempio, un obeso che tramite il prodotto X riesce a dimagrire raggiungendo il suo peso forma potrà facilmente far scattare il meccanismo d’identificazione in altre persone che vivono il suo stesso problema e sono alla ricerca di una soluzione.

Nel secondo caso dovendo trovare delle persone interessate a diventare a loro volta network marketer dovrai creare un funnel che fa leva sul tuo personal brand, se vorrai ottenere dei risultati.

Qui l’accento dovrà essere posto sul tuo stile di vita sfruttando i social network: Facebook e Instagram oppure You Tube.

Dovrai incuriosire le persone a tal punto da spingerle a contattarti per capire il tuo segreto.

Più lo storytelling della tua vita sarà emozionante, più possibilità avrai di trovare persone desiderose di vivere come te.

Questa è la parte più facile del lavoro.

Il difficile viene dopo.

Infatti, una volta che avrai creato la tua downline dovrai far ottenere alle persone che sponsorizzi dei risultati, se non vorrai perderle o, peggio ancora, trasformarle in tuoi detrattori.

In altre parole dovrai rendere replicabile il tuo modello di business.

Per farlo dovrai analizzare attentamente il modo in cui operi e, fatto ciò, dovrai creare delle procedure standard che i tuoi sponsorizzati dovranno replicare alla lettera se vorranno, col tempo, ottenere i tuoi stessi risultati.

Quest’ultima parte richiede da parte tua una grande pazienza e forti doti comunicative visto che dovrai insegnare ad altri individui il tuo metodo di lavoro, ma soprattutto dovrai supportarli nei momenti in cui andranno in crisi per mancanza di risultati.

Ti assicuro che questa è un’attività molto complessa che richiede forti doti di empatia e molta calma poiché quello che per te è scontato e facile da realizzare per altri non lo è affatto.

CONCLUSIONI

Il network marketing in Italia e all’estero sta vivendo un vero e proprio boom.

Chi vuole dedicarsi a questa attività, se vuole ottenere dei risultati, deve ragionare come un’azienda che ha due target ideali: il B2C e il B2B.

Per ognuno di questi target bisognerà costruire un funnel che faccia leva su elementi attrattivi diversi.

Sono due percorsi paralleli che non si incontrano mai.

Inoltre, il percorso per il target B2B deve essere standardizzato in procedure facilmente replicabili da chiunque.

Solo in questo modo lo sponsor potrà portare al successo i suoi sponsorizzati e, indirettamente, anche se stesso.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Impresa Tradizionale vs. Impresa Digitale [Liquida]

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dei due modelli d’impresa tra cui dovrai scegliere nel momento in cui deciderai di lanciare il tuo business:

  • Impresa tradizionale.

  • Impresa digitale [liquida].

A questi se ne può affiancare anche un terzo modello che trae origine dai primi due: l’impresa ibrida.

L’IMPRESA TRADIZIONALE

Questo è il modello classico di azienda a cui tutti siamo abituati e prevede che vi sia una sede, cioè una struttura fisica dedicata alla produzione dei beni o dei servizi oppure al commercio, dei dipendenti che variano nel numero in base alla grandezza dell’impresa e tutta una serie di costi fissi, costi variabili e adempimenti burocratici non indifferenti.

Capisci bene che per mettere in piedi un’azienda di questo tipo devi avere ingenti capitali ma, soprattutto, la tua organizzazione deve essere molto efficiente poiché solo in questo modo ridurrai il peso dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia, e, mercato permettendo, produrrai degli utili a fine anno.

Per far ciò l’imprenditore deve sapere vendere, fare marketing, delegare, deve avere il pieno controllo dei numeri e una grande capacità organizzativa.

Troppo spesso, però, si vedono imprese dove, se non c’è il titolare, tutto si blocca poiché è lui che decide su ogni cosa, oltre ad essere il depositario di tutte le competenze necessarie per mandare avanti la baracca.

L’IMPRESA DIGITALE [LIQUIDA]

Questo secondo modello d’azienda è molto flessibile e risponde più velocemente ai mutamenti del mercato.

Inoltre, può contare su costi fissi e variabili che incidono di meno sul fatturato, e minori oneri burocratici.

Il perché è presto detto.

Questo tipo d’impresa tende a dematerializzarsi il più possibile per vivere in Internet.

Un classico esempio è l’e-commerce dove non vi è una sede fisica in cui il cliente può visionare il prodotto e poi acquistarlo, ma il tutto avviene in Rete.

In questo caso l’imprenditore ha eliminato il costo fisso dei locali in cui esercitare l’attività commerciale e dei commessi.

Inoltre, può tenere la sua attività aperta tutti i giorni 24h su 24h, senza incorrere in rivendicazioni sindacali e cattiva pubblicità a causa degli orari di lavoro.

La qual cosa gli permetterà di avere margini più alti rispetto a un concorrente che ha un’attività tradizionale.

Tra l’altro, se l’e-commerce in questione operasse in dropshipping il suo titolare si dovrebbe occupare solo di portare traffico al suo negozio virtuale poiché a tutto il resto ci penserebbe il dropshipper.

In pratica, in questo caso dovrebbe, principalmente, occuparsi del marketing cercando di creare strategie promozionali sempre più performanti.

Gran parte dei ricavi verrebbero reinvestiti in advertising allo scopo di sfruttare l’effetto leva e scalare la nicchia di mercato velocemente in modo da diventarne il leader.

Grazie a questo modello di business si eliminano i problemi di magazzino, dell’inventario e della logistica.

Per la cronaca, attualmente in Italia, ci sono diversi ragazzi che stanno facendo un sacco di soldi con il dropshipping.

Poiché hanno trovato una nicchia di mercato interessata a un determinato prodotto, un prodotto che risponde alle esigenze dei loro potenziali clienti e un dropshipper il quale si occupa del packaging e della spedizione al cliente finale.

Per comprendere meglio come funziona il tutto ti invito a leggere questa case history.

Come vedi i protagonisti di questa storia per le mani hanno avuto solo i campioni del prodotto, del packaging e dell’etichetta.

Ad assemblare il tutto secondo le loro istruzioni ci ha pensato il dropshipper.

Nel tempo sono stati creati marketplace, ad esempio Oberlo, dove coloro che vogliono lanciare un loro e-commerce sfruttando la metodologia del dropshipping possono trovare prodotti da rivendere alla nicchia che hanno individuato con un’approfondita analisi di mercato preliminare.

By the way, se non sei ancora convinto che il modello d’impresa digitale [liquida] si possa applicare ad ogni settore, ti faccio un ulteriore esempio partendo da un settore che, concettualmente, è il più lontano possibile dal mondo di Internet poiché molto concreto e solido: l’agricoltura.

Un agricoltore che ha una buona produzione per aumentare i suoi margini ha davanti a sé diverse possibilità, ad esempio:

  • la vendita diretta del suo prodotto. Ma per far ciò, oltre ad affrontare tutta una serie di adempimenti burocratici, dovrà predisporre un locale idoneo alla vendita al pubblico oppure avere un banco al mercato locale e avere dei commessi. Il che comporta tutta una serie di costi non indifferenti;

  • trasformare il suo prodotto per, poi, venderlo direttamente. In questo caso, avrà ulteriori oneri burocratici e costi dovuti all’allestimento dei locali per la lavorazione e la trasformazione dei prodotti.

    Non penserai mica che lo Stato gli lasci usare la cucina di casa sua per far tutto ciò, vero?

    In più ci vorrà il personale che materialmente dovrà eseguire il lavoro.

Entrambe le soluzioni richiedono un ingente impegno in termini finanziari e di tempo.

Tutte risorse sottratte alla sua attività principale che è quella di coltivare i campi e raccogliere i frutti del suo duro lavoro.

La strategia che, a mio avviso, dovrebbe seguire al fine di aumentare i suoi utili è la seguente:

  • Analizzare la concorrenza diretta, quella indiretta e i clienti.

  • Trovare un terzista che trasformi il prodotto destinato al segmento di mercato precedentemente individuato.

  • Sviluppare un brand e creare una sua identità di marca.

  • Selezionare un dropshipper che si occupi dell’assemblaggio e dell’invio al cliente finale del prodotto confenzionato nel rispetto delle normative previste per il commercio dei prodotti alimentari.

  • Crearsi il proprio e-shop con Shopify.

  • Individuare un marketer freelance che si occupi della promozione del prodotto online per permettergli di scalare il mercato.

In questo modo il nostro agricoltore potrà dedicarsi al lavoro nei suoi campi, al controllo dei numeri e alla gestione dell’organizzazione mentre il resto verrà lasciato ai vari partner.

Come vedi il processo che dal campo porta al cliente finale è stato suddiviso in vari step ognuno affidato a un partner diverso.

Facendo così diminuiscono gli oneri burocratici a cui è sottoposto e l’investimento richiesto è inferiore a quello previsto nel caso in cui avesse seguito uno dei due percorsi delineati in prima battuta.

LA TERZA VIA: L’IMPRESA IBRIDA

Per completezza d’informazione ti segnalo che chi ha deciso di lanciare un suo business ha di fronte a sé anche una terza via che ha alla base i due modelli d’impresa che ti ho appena descritto.

La soluzione di cui parlo è: l’impresa ibrida.

Con questa definizione classifico quelle imprese che sono tradizionali ma hanno un ramo d’azienda totalmente liquido.

Tale innesto permette all’impresa di aumentare i suoi utili in modo considerevole sfruttando le opportunità create dalla tecnologia digitale.

CONCLUSIONI

Oggigiorno, se vuoi lanciare un business ti trovi di fronte due modelli d’impresa tra cui scegliere: quello tradizionale, che per partire richiede un forte investimento iniziale di capitali e per far utili deve essere molto efficiente dal punto di vista dell’organizzazione, e quello dell’impresa digitale [liquida], che richiede meno capitali del precedente per l’avviamento e sfrutta le potenzialità della Rete per scalare il mercato.

Quest’ultimo modello è quello che lascia nelle mani dell’imprenditore più margini poiché l’incidenza dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia (intesa come tempo sottratto allo svolgimento della propria attività imprenditoriale e, quindi, come costo, n.d.r.) sul fatturato è inferiore rispetto a quella del caso precedente.

Vi è, infine, una terza via che consiste nel creare un’impresa ibrida la quale unisce i due modelli per cogliere il meglio dell’uno e dell’altro.

La scelta che dovrai fare si baserà come sempre sull’analisi del mercato fatta in via preliminare.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017

Oggi, mio caro lettore, ti darò qualche consiglio su come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017.

Ovviamente, spetta a te riempire di significato la parola successo. Per ogni persona, infatti, questo termine ha un valore diverso.

Io, qui, mi limiterò a indicarti alcune scorciatoie che renderanno il tuo percorso più agevole.

Iniziamo col dire che, nel 2017, sia che tu sia un disoccupato, che vuol sfruttare uno dei regimi agevolati della Partita IVA per crearsi la sua opportunità lavorativa, oppure un libero professionista, un artigiano, un commerciante o un imprenditore da tempo sul mercato non puoi più prescindere da Internet e dai Social Network.

E non rispondermi: “Il mio settore è differente”, “queste cose vanno bene per tutti gli altri ma non per me” oppure “ho sempre fatto così. Perché dovrei cambiare?”.

Queste sono solo delle giustificazioni per non uscire dalla tua comfort zone.

Se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene per cui non ti stai interessando a Internet e ai social, allora senza saperlo stai lentamente e inesorabilmente arretrando.

Certo, ora, la cosa non ti sta colpendo nel portafoglio, ma presto inizierai a subire i primi inesorabili contraccolpi di una crisi di mercato e in men che non si dica non avrai più le forze per reagire.

In pratica sei come quella rana che buttata viva in una pentola d’acqua fredda sotto cui è stato acceso un fuoco, dapprima si gode il nuovo “stagno”.

Successivamente, quando l’acqua si fa tiepida inizia a provare un po’ di fastidio, ma non salta fuori dalla pentola poiché ritiene di poter sopportare la cosa.

Infine, quando l’acqua si fa troppo calda non ha più le forze per saltare fuori e portarsi in salvo. Quindi non le resta che lasciarsi morire.

Ti ricordi di Mivar, il più importante costruttore italiano di televisori degli anni ’80?

Beh, prima dell’avvento delle TV a schermo piatto aveva una grossa fetta del mercato italiano. Però, non avendo abbracciato per tempo il cambiamento dei gusti dei suoi clienti, dall’oggi al domani, l’azienda si è trovata espulsa dal mercato e ha dovuto chiudere i battenti.

A onor del vero, a un certo punto, la Mivar ha provato a inserirsi nel nuovo mercato ma era troppo tardi per farlo.

Quest’azienda, come la Kodak, Blackberry, Nokia e tante altre, soffriva di un terribile male la miopia di marketing.

Ora, per non subire il loro stesso destino (se sei già da tempo sul mercato, n.d.r.) oppure per non buttare via i tuoi soldi (se solo adesso ti stai affacciando al mondo del business, n.d.r.) devi sfruttare Internet per acquisire nuove competenze e analizzare il tuo mercato.

La Rete è un ottimo strumento per formarsi in modo permanente.

Se hai soldi ci puoi trovare degli ottimi corsi che ti permetteranno di fare il salto di qualità.

Se, invece, non hai molti soldi a disposizione, dovrai armarti di santa pazienza e setacciare l’oceano di risorse gratuite presenti nel web alla ricerca di quelle perle che potrai applicare al tuo business, ovviamente, dopo averle adattate al tuo caso specifico.

Per quanto riguarda, invece, l’analisi del mercato in cui operi o vorrai operare hai la possibilità di sfruttare diversi strumenti.

Oltre a Google e ai tool a lui connessi (Keywords Planner, Google Trends, Google Suggest), ti consiglio di sfruttare Answer The Public.

Questo strumento, di facile utilizzo, ti permette di scoprire con quali correlazioni di parole chi utilizza Google cerca la parola chiave o di individuare nicchie particolari oppure di focalizzarti sugli effettivi bisogni delle persone.

Prendiamo, ad esempio, Partita IVA come parola chiave e selezioniamo IT (Italia, n.d.r.) come paese in cui individuare le query di ricerca.

In pochi secondi Answer The Public ti mostrerà le chiavi di ricerca utilizzate dagli italiani che sono correlate alla suddetta parola chiave.

A questo punto, potrai usare questi spunti per scrivere dei post per il tuo blog che rispondano alle chiavi di ricerca che hai intercettato oppure per creare dei sondaggi con SurveyGizmo in base ai bisogni individuati correlati al prodotto o servizio che offri sul mercato.

Nel primo caso il tuo obiettivo sarà quello di acquisire traffico verso il tuo blog e autorevolezza agli occhi delle persone che effettuano una determinata ricerca su Google, Bing & co.

Nel secondo caso dovrai creare un questionario che ti permetta di capire quanto le persone siano consapevoli del loro bisogno, desiderio o problema, quanto forte sia in loro la volontà di risolvere la questione, infine, se e quanto sono disposti a pagare la tua soluzione.

Inoltre, se sarai veramente bravo nel formularlo, avrai la possibilità di acquisire fin da subito dei clienti.

Qui entrano in gioco i Social Network.

Come, già, sai su Facebook e LinkedIn ci sono i Gruppi che su G+ prendono il nome di Community.

Queste comunità di persone si raggruppano attorno a un interesse comune come accade nei forum d’altronde.

Una volta individuati con gli strumenti di cui sopra gli interessi legati alla soluzione che offri o che vorrai offrire sul mercato sarà facile per te, attraverso un questionario settato nel modo giusto, catturare nei gruppi l’attenzione di persone interessate a trovare una soluzione ai loro problemi.

Dopo aver intercettato il tuo pubblico target e aver instaurato con lui una relazione di valore attraverso il tuo blog o la tua Newsletter dovrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Vendere qualcosa a qualcuno è facile ma non semplice.

In Rete ci sono tante risorse gratuite da cui acquisire utili competenze che faranno di te un venditore migliore.

Io consiglio lo studio del bel libro di Frank Bettger “Il Venditore Meraviglioso” di cui ho già parlato in questo post.

Ovviamente, il solo studio non basterà a migliorare il tuo fatturato ma devi fare anche tanta pratica. Passare cioè all’azione.

Se ci rifletti bene esperienza e competenze danno vita a un prodotto o servizio, ma è solo con l’ingresso sul mercato che potrai capire il grado di successo di ciò che hai creato.

Grazie a un’attenta analisi di tutti i dati che hai raccolto nella prima fase da me descritta e alle risposte che raccoglierai direttamente dai test di mercato potrai facilmente aggiustare il tiro del tuo modello di business.

Di fondamentale importanza è l’essere flessibili mentalmente.

Non bisogna fossilizzarsi sul business plan originario ma essere sempre disposti a cambiare direzione in base alle risposte del mercato, pur essendo determinati nel perseguire la propria Vision e la propria Mission.

CONCLUSIONE

Se vuoi portare al successo la tua Partita IVA nel 2017 non puoi prescindere dall’utilizzo di Internet e dei Social Network.

Dovrai sfruttare questi strumenti per fare la tua analisi di mercato e per comunicare col tuo target.

Così facendo ti posizionerai nella loro testa come un valore e acquisirai autorevolezza.

Una volta sul mercato validerai le ipotesi che hai formulato nel tuo modello di business e, successivamente, in base ai feedback che avrai, nel frattempo, ricevuto adatterai il tuo prodotto o servizio per rispondere alle richieste della tua clientela attuale o potenziale.

Analizza le risposte del tuo pubblico target a ogni cambiamento che apporti e, poi, fai ulteriori modifiche.

Esegui questo processo più volte nel corso della vita del tuo prodotto o servizio solo così ne determinerai un successo prolungato nel tempo.

Ricordati che nel momento in cui smetterai di evolverti segnerai l’inizio della tua fine.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Sfruttare Al Massimo L’Aiuto Di Un Consulente

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come sfruttare al massimo l’aiuto di un consulente.

Se ti sei rivolto ad un professionista i casi sono tre:

  1. La tua attività va male e vuoi risollevarne le sorti prima che sia troppo tardi.

  2. La tua attività va bene, ma vuoi migliorarne alcuni aspetti per farla andare ancora meglio.

  3. Devi partire con un’attività imprenditoriale o professionale e non sai bene come muoverti.

In tutti questi casi tu ti trovi in un punto A e vuoi che il consulente ti porti al punto B.

In parole povere, deve trasformare te e la tua attività.

Affinché la trasformazione avvenga tu ti devi affidare a lui completamente e non devi dargli le tue soluzioni.

Tieni sempre presente che il consulente è lui. Se tu fossi in grado di fare le cose che gli chiedi, da solo, non lo pagheresti. Giusto?

Quindi fatti aiutare.

Ricordati che:

Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”.

Infatti, non puoi andare da un consulente porgli delle domande e dargli anche le risposte.

Questo atteggiamento è presuntuoso e dimostra solo che sei in cerca di conferme alle tue teorie. Inoltre, non ti porta a nessun cambiamento.

Ma, allora, come puoi pretendere di ottenere risultati diversi da quelli che già stai ottenendo senza compiere azioni diverse da quelle che compi di solito?

COME SI SCEGLIE UN CONSULENTE

A mio giudizio, ci sono solo due modi per scegliere un consulente.

Il primo modo è quello di individuarlo grazie al passaparola che avviene all’interno delle tue cerchie.

Infatti, se vieni a sapere che il tal professionista ha aiutato in modo efficace un tuo concorrente oppure un conoscente ti avvicinerai a lui con una migliore predisposizione d’animo e con più fiducia.

Questo perché hai una riprova sociale del suo valore e ciò ti permette di superare la paura di buttare via i tuoi soldi.

Il timore di subire una perdita è ciò che, maggiormente, frena le persone dall’agire e le mantiene bloccate nella situazione che stanno vivendo.

Il secondo è quello di affidarsi ad Internet sia per la sua ricerca sia per capire se è un consulente di valore.

Il primo step è molto facile. Oramai, tutti noi prima di acquistare un prodotto o un servizio facciamo una ricerca preliminare con Google o qualche altro motore di ricerca oppure ci confrontiamo su un forum o in un gruppo su Facebook o LinkedIn o Google+.

Il secondo step, invece, è quello di leggere attentamente il blog del consulente che si vuole assumere.

Se da esso si ricevono informazioni utili e di valore, che applicate con costanza ti portano ad ottenere dei miglioramenti, allora il professionista è valido.

Nel caso in cui sul suo blog si trovino solo informazioni superficiali che non analizzano in profondità un tema, magari contenute in articoli brevi, allora lascia perdere.

Non contattarlo. Butteresti via i tuoi soldi e il tuo tempo.

Questo è il genere di professionista che scrive sul suo blog post brevi e non approfonditi poiché è convinto che la gente non ami leggere.

Dopodiché si lamenta dei suoi clienti dicendo che non capiscono nulla e che lo pagano poco etc.

A questo professionista io risponderei: “Ma pezzo d’asino! Sei tu con la tua comunicazione superficiale e priva di valore che attiri quel genere di clienti, quindi non prendertela con loro, bensì con te stesso”.

Una persona prima di mettere mano al portafoglio ci pensa su mille volte.

Se trova su di un blog, gratis, delle informazioni utili a migliorare la sua situazione, sarà più propenso ad assumere il consulente che gliele ha fornite, ben sapendo che questo avrà un costo poiché i bravi professionisti si pagano profumatamente.

COME USUFRUIRE DELLA CONSULENZA

Due sono i modi in cui puoi usufruire di una consulenza:

  • Do it with you: il consulente ti affianca nel tuo lavoro e ti conduce per mano nel percorso di trasformazione della tua attività ma sarai tu a fare tutto.

  • Do it for you: il consulente fa il lavoro al posto tuo. Ovviamente, questa seconda opzione è più costosa rispetto alla precedente.

Entrambe le soluzioni ti porteranno ad un cambio radicale di mentalità. Dopo la consulenza la tua attività non sarà più quella di prima.

Quindi prima di contattare un consulente devi rispondere onestamente a queste domande:

  1. Sono pronto a cambiare?

  2. Voglio uscire dalla mia comfort zone?

  3. Sono disposto ad agire seguendo le linee guida dettate dal mio consulente?

Ricordati, inoltre, che ricorrere ad un consulente è un investimento non un costo.

Parlo d’investimento poiché se il professionista è valido e seguirai tutte le sue istruzioni alla letterà quello che hai speso ti ritornerà sotto forma di maggiori utili.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO L’AIUTO DI UN CONSULENTE

Una volta, individuato il consulente che fa al caso tuo ed averlo ingaggiato dovrai affidarti a lui completamente.

Non mettergli in bocca le tue risposte, segui i suoi consigli ed armati di santa pazienza poiché per avere dei risultati ci vorrà molto tempo.

Infatti, bisognerà superare lo stato d’inerzia iniziale.

Come ci insegna la Fisica qualsiasi oggetto che è immobile ha bisogno di tanta energia per mettersi in moto.

Lo stesso vale per le attività imprenditoriali o professionali.

Per cambiare passo avranno bisogno di un grande sforzo iniziale.

Dapprima i cambiamenti saranno impercettibili poi, man mano che passa il tempo, diverranno visibili.

Se, invece, poni delle resistenze e non segui con tenacia la strada che ti viene indicata i risultati non si vedranno o saranno solamente parziali.

Quindi rimarrai deluso e ti farai prendere dallo sconforto. Oltre a ciò incolperai il consulente di tutto, mentre in realtà dovresti prenderti le colpe derivanti dal fatto che non lo hai ascoltato.

Un esempio ti chiarirà meglio il concetto.

Se il tuo consulente ti dice di fare una determinata azione di marketing sul tuo database clienti e di portarla avanti nel tempo e tu, dopo l’invio della prima Newsletter, vedendo che il tasso di apertura è basso gli dici che la strategia da lui indicata non funziona, sbagli.

Intanto, non tieni conto del fatto che i tuoi clienti hanno bisogno di un certo periodo di tempo per adattarsi alla novità.

Inoltre, l’azione che stai portando avanti è quella di educare il tuo mercato e per farlo ti ci vuole tempo.

Non puoi avere tutto e subito.

Quello del volere una gratificazione istantanea è uno dei mali che affliggono la nostra società.

Ciò porta gli imprenditori e i professionisti a spazientirsi nel momento in cui non ottengono risultati immediati, ad abbandonare il nuovo tracciato per intraprenderne uno nuovo e poi un’altro ancora fino a che non hanno esaurito le loro risorse monetarie.

A quel punto, si convincono di essere circondati da incompetenti e continuano a fare di testa loro.

Tu non commettere lo stesso errore.

Affidati alle cure del tuo consulente, agisci secondo le sue direttive, abbi pazienza ed abbandonati al cambiamento.

CONCLUSIONI

Se vuoi lanciare la tua attività imprenditoriale o professionale oppure rilanciarla hai bisogno di un consulente che ti aiuti nella trasformazione.

Due sono le modalità attraverso cui la consulenza ti potrà essere erogata o il consulente farà il lavoro per te oppure ti affiancherà nel percorso di cambiamento. In quest’ultimo caso sarai tu a fare tutto il lavoro.

In entrambi i casi non dovrai opporti al cambiamento che ti viene proposto.

Infatti, se vorrai ottenere dei risultati soddisfacenti e duraturi, dovrai affidarti al consulente con tutto te stesso.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Buttare I Soldi Nel Cesso Con La Pubblicità D’Immagine

Oggi, mio caro lettore con un po’ di grana, ti spiegherò come buttare i soldi nel cesso con la pubblicità d’immagine.

Questo tipo di pubblicità il cui scopo è quello di far memorizzare alla gente il nome di un brand e che aveva senso in passato quando c’era poca concorrenza.

Oggigiorno, in un mercato super affollato non ha ragione d’essere perché il consumatore non si fida più della voce delle aziende.

Ha preso troppe “sole” (fregature in romanesco, n.d.r.).

Chi si fida più delle banche? Nessuno.

Ma in passato non era così.

Oggi, il consumatore si fida della voce degli altri consumatori. Si è passati da un approccio verticale (azienda-consumatore) ad un approccio orizzontale (consumatore-consumatore).

C’è una tribalizzazione del consumatore che si riunisce in:

  • reti

  • gruppi

  • centri focali

  • Le reti sono caratterizzate dal rapporto 1 a 1 e sono tipiche dei social network.
  • I gruppi vedono le persone aggregarsi attorno ad un’idea o a dei valori comuni.
  • I centri focali, invece, sono le aggregazioni che si formano attorno ad un leader o a un brand (ad esempio, i fan della Apple).

Le imprese, quindi, per vendere i loro prodotti o servizi devono trovare la loro tribù.

COME BUTTARE I SOLDI NEL CESSO CON LA PUBBLICITÀ D’IMMAGINE

Ma torniamo all’oggetto di questo articolo.

Se anche tu qualche volta guardi le TV locali, magari del circuito “7 Gold” perché ti piace seguire il calcio, avrai visto gli spot pubblicitari di qualche imprenditore locale con un po’ di grana da buttare.

Questi imprenditori sicuramente ottengono un risultato. Quello di far conoscere il loro brand al telespettatore e di fissarlo nella loro mente. Questo avviene solamente dopo ripetuti passaggi in TV che bruciano letteralmente migliaia di euro.

Però, questa strategia può andare bene per un brand come Coca Cola che è un prodotto, una commodity, che trovi dappertutto oppure per la Samsung o la Apple che sono presenti in numerosi punti vendita ed hanno ingenti capitali da investire in pubblicità.

Sono aziende miliardarie che sfruttano la loro diffusione capillare e che possono permettersi di bruciare milioni di euro in pubblicità che raggiungono anche persone non interressate al loro prodotto.

Perché il vero problema dietro lo spot televisivo è questo.

Si raggiungono persone che non sono i clienti ideali del brand pubblicizzato o perché non possono permetterselo o perché non hanno alcun interesse al prodotto o servizio.

In pratica, si utilizza un sistema di pesca a strascico.

Questo discorso vale anche per i volantini, le brochure e la cartellonistica stradale.

Ma soffermiamoci sugli spot televisivi che passano sulle TV locali:

  • Ogni passaggio ha un valore di migliaia di euro.

  • Per posizionare la marca nella mente dello spettatore servono più passaggi.

  • Si raggiungono persone per nulla interessate al prodotto o servizio promosso dal brand.

  • Non si ha la certezza del ritorno economico dell’investimento pubblicitario (numero di spettatori raggiunti convertiti in clienti, n.d.r.).

Io che sono un appassionato di calcio e son tifoso del Milan mi diverto a seguire i programmi televisivi in cui è presente Tiziano Crudeli (giornalista tifoso dei rossoneri, n.d.r.).

Ebbene, nel seguirlo su una TV locale, “7 Gold”, sono venuto a conoscenza dell’esistenza di diverse aziende di cui non penso che comprerò mai i prodotti.

Quelle che si sono posizionate meglio nella mia mente sono:

  • Zanatta Vetro

  • Zetahaus

  • Capozi

  • Mobilificio Caramel

Gli spot di queste ultime due aziende mi hanno colpito particolarmente.

Quelli di “Capozi – Autotrasporti” mi sono piaciuti per due motivi:

  1. Hanno Tiziano Crudeli come protagonista.

  2. Cercano di posizionarsi nella mente del potenziale cliente per un elemento differenziante rispetto alla concorrenza: la puntualità.

Il martellare sul suddetto concetto ha lo scopo di differenziare Capozi dai concorrenti:

Noi siamo puntuali. Gli altri no.

Gli spot del Mobilificio Caramel, invece, mi hanno colpito per:

  • La voce dello speaker che è caratteristica.

  • Il concetto che i loro mobili sono fatti di legno “bio”.

Soffermiamoci, mio caro lettore, per un momento su quest’ultimo elemento e prova a rispondere a questa mia domanda:

Quali tipi di legno non biologici conosci?”

La risposta corretta è… nessuno.

Infatti, tutti i tipi di legno derivano dagli alberi.

Non esistono legni sintetici.

Questa pubblicità che insegue la moda del biologico si basa su un concetto falso.

Perché, quindi, dovrei riporre la mia fiducia in quest’azienda?

Se costruiscono i loro spot su una bugia, chissà che cosa mettono nei loro mobili.

Qui gli errori che ha fatto il titolare del mobilificio sono 2:

  1. Uno spot che si basa su una palese falsità (clamoroso autogol, n.d.r.).

  2. Lo spot raggiunge anche persone che non sono potenziali clienti.

LA PROMOZIONE AI TEMPI DELLA RETE

Ovviamente, per farsi conoscere un’azienda di piccole e medie dimensioni deve fare pubblicità per raggiungere i potenziali clienti. Ma lo deve fare in modo intelligente, cioè verificando il ritorno del capitale investito.

By the way, questo lo si può fare anche con uno spot televisivo se si inserisce una chiara call to action.

Però, il modo più efficace è quello di sfruttare la Rete entrando in contatto con le giuste “tribù”, cioè quelle che manifestano interesse per la tipologia di prodotto o servizio che è venduto dall’azienda.

Una volta entrati in contatto bisognerà prima creare un rapporto di fiducia coi membri della “tribù” partecipando alle loro discussioni e solo in un secondo momento vendere attraverso il “marketing diretto”.

Questo presuppone che l’utente avendo acquisito fiducia nel brand gli dia i suoi dati di contatto e che l’azienda sfrutti questa possibilità, in primo luogo, per fornire valore al suo contatto e, successivamente, per promuovere i suoi prodotti o servizi.

Fornire valore al potenziale cliente significa educarlo. Bisogna cioè preparare il terreno per la futura vendita facendo capire al contatto che il prodotto o servizio che gli si offre, oltre ad essere di valore, appaga un suo desiderio, un suo bisogno o una sua ansia.

Bisogna parlare contemporaneamente a mente, cuore e spirito del consumatore.

Questo approccio per l’azienda è molto vantaggioso poiché:

  1. Si comunica il proprio messaggio a persone realmente interessate al prodotto o servizio che si vende.

  2. Si verifica in modo preciso se l’investimento in promozione sta portando dei risultati concreti.

  3. Si possono fare dei test per capire quale messaggio e quale canale porta più conversioni da potenziale cliente a cliente reale. E quindi si può aggiustare il tiro della comunicazione.

Ovviamente, non si ottengono dei risultati dalla sera alla mattina. Ci vuole molta pazienza. Però il costo di questo tipo di promozione è molto inferiore a quella dei passaggi televisivi che si traduce in un aumento dei margini per le aziende dovuti ai risparmi conseguiti.

CONCLUSIONE

Fare pubblicità attraverso gli spot televisivi è costoso e non porta risultati verificabili in termini di ritorno sull’investimento.

Le piccole e medie aziende dovrebbero evitare questo strumento per pruomuovere i loro prodotti o servizi.

Invece, dovrebbero investire nel marketing diretto che:

  • raggiunge solo le persone veramente interessate al prodotto o servizio;

  • porta forti risparmi che si trasformano in un aumento dei margini per l’impresa;

  • permette di aggiustare il tiro della comunicazione fino a trovare il messaggio che converte di più i contatti in clienti reali.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

Ueh Paleo! Ti Piace Perdere Facile

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Sì, ce l’ho proprio con te che stai tutto il giorno a lamentarti con gli altri “Dinosauri” che ti circondano di una “Crisi” inesistente.

Certo che se gestisci la tua attività come si faceva nel ‘900 e cerchi di generare una domanda per il tuo prodotto o servizio con strategie di marketing dei primi anni ’80, sei finito.

Internet, i social media, gli smartphone e i tablet sono per la tua attività l’equivalente del grande meteorite che colpendo la crosta terreste ha decretato la fine dei dinosauri.

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Dammi retta! Se ti fai ancora promozione col volantino, la brochurina e il sito web “vetrina”, cala la saracinesca e utilizza i tuoi risparmi per goderti la vita in un paese in via di sviluppo. Così spenderai i tuoi soldi in modo intelligente.

Ora, li stai buttando nel cesso.

Inoltre, alimenti il buco nell’ozono, la deforestazione, il riscaldamento globale, la fame nel mondo e l’aumento della tassa sui rifiuti per le attività commerciali.

Sai raccogliere quei cazzo di volantini che lordano le strade delle nostre città e smaltirli non è a costo “zero”.

Cosa?”

Mi stai dicendo che tu li fai distribuire da delle belle gnocche proprio per evitare questo problema!

Ueh, Paleo! Certo che ne hai di “Danè” da sbatter via.”

Come si dice a Milano.

Intanto, in questo modo fai incazzare le mogli, le compagne e le fidanzate degli “animali” che si fanno irretire dalla sirena di turno e voltato l’angolo gettano il volantino o la brochurina per terra.

E poi sai cosa succede?

Nooo!

Il tuo Comune aumenta la tassa sui rifiuti per le attività commerciali.

E quando ti arriva il bollettino da pagare tu bestemmi per giorni e giorni perché non sai dove trovare i soldi per pagarlo.

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Hai appena scoperto Facebook Ads e ti senti il più “figo del bigonzo”.

Beh, ti do una brutta notizia o affidi la gestione ad un professionista che sa il fatto suo, non al solito “Cuggino” oppure al fuffaiolo a basso costo di turno, o studi bene come si utilizza lo strumento investendo tempo e denaro in libri e corsi oppure farai la fine di un chirurgo plastico di mia conoscenza che ha speso più di € 5000,00 in pubblicità online senza tirar su neanche un nuovo cliente.

Avrebbe fatto meglio a farsi una bella vacanza con quei soldi. Non trovi?

Perché se fai pubblicità su Facebook come si faceva 20 anni fa, cioè la classica pubblicità d’immagine che serve a far ricordare il Brand e che interrompe le persone mentre si stanno rilassando facendosi i cazzi degli altri sul social di “zio” Mark, non otterrai nemmeno un cliente.

L’unico risultato che avrai sarà quello di arricchire le tasche di Facebook e di impoverire le tue.

Un esempio di come si possono buttare via i soldi con Facebook Ads solo per farsi sbertucciare è il seguente:

Seac Apnea - Adv Fail

Una pubblicità su Facebook senza CTA

Seac Apnea - Epic Fail 2

Ecco cosa succede se si fa fare la pubblicità su Facebook al “Cuggino” o ad un fuffaiolo a basso costo.

(Dopo il mio commento la situazione è peggiorata vedi qui)

Ueh, Paleo! Vedo che sei sbiancato in volto.”

Lo so!

Adesso, il criceto che hai tra le orecchie si è messo in moto preso da un’attacco di panico per trovare una soluzione ai danni causati dalle varie strategie che ha messo in piedi.

La buona notizia è che, forse, non è troppo tardi per salvare il tuo tempo e il tuo denaro.

Infatti, hai davanti a te due strade:

  • Mi contatti per avere una consulenza. In soli 6 mesi sono sicuro di rimetterti in carreggiata. Ti porterò nel XXI secolo.

  • Ti metti a studiare tutto quello che ho imparato io, acquistando libri e navigando in Internet.

Ah, dimenticavo c’è una terza soluzione: “Decidi di non decidere”.

In quest’ultimo caso rilassati e “Stai sereno!”.

The end is near!”

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

L’Importanza Di Avere Una Guida

Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante ed anche l’Italia, notoriamente un paese conservatore, piano piano si sta adeguando.

Per questo motivo è fondamentale per chi vuole crearsi un’attività o per coloro che sono sul mercato da diversi anni e non vogliono rischiare di essere travolti dal cambiamento epocale che stiamo vivendo e che alcuni si ostinano a chiamare “Crisi” avere una guida che li traghetti nell’era dell’Economia della condivisione e della collaborazione.

La Sharing Economy di cui avrai di certo sentito parlare.

Da adolescente lessi “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach. Questo breve romanzo di formazione colpì molto la mia fantasia.

Il protagonista, Jonathan Livingston, cerca costantemente di perfezionare la sua tecnica di volo che vive come una passione totalizzante.

Dapprima, si perfeziona da solo raggiungendo un alto livello di padronanza dell’arte di volare, ma questo gli richiede molto tempo e gli costa l’esilio dal suo stormo (con questa immagine lo scrittore ci rappresenta tutte quelle persone conservatrici che si oppongono al cambiamento per se stessi e per gli altri. In parole povere sono i classici amici o familiari che cercano di dissuaderti dall’intraprendere strade nuove, n.d.r.).

Successivamente, trova una guida ed altri gabbiani con cui allenarsi e questo gli permette di superare il limite raggiunto in precedenza. Cosa che avviene in tempi più rapidi.

Ti ho parlato di questo libro poiché l’imprenditore o il libero professionista di successo si comporta allo stesso modo del gabbiano Jonathan Livingston che grazie al duro lavoro cerca sempre di migliorarsi.

Però, come si dice bene nel racconto da soli si può arrivare fino ad un certo punto.

Dopodiché, se si vuole crescere, bisogna per forza di cose avere una guida.

Questo passaggio è importantissimo se si vuole raggiungere un successo duraturo.

Ed è per questo motivo che, in ogni campo, le persone che si pongono grandi obiettivi investono ingenti capitali in consulenze, formazione, mastermind e coaching.

Sottolineo il termine: “Investono”, poiché chi non combinerà mai nulla nella vita ritiene queste cose dei costi inutili, delle spese.

Dopodiché si stupiscono dei risultati altrui e danno la colpa dei loro insuccessi alla sfortuna, al governo, alla troppa concorrenza, al fatto che chi ha avuto successo nella vita deve per forza di cose aver trovato una scorciatoia poco pulita, poiché gli onesti non fanno i soldi.

Ti suonano familiari queste affermazioni?

Insomma, i perdenti incolpano tutto e tutti della loro situazione tranne che se stessi.

Non si assumono la responsabilità della vita che stanno vivendo.

I vincenti per prima cosa prendono la vita nelle loro mani sia nel bene che nel male.

Inoltre, i vincenti sanno benissimo che da soli possono arrivare fino ad un certo punto e che poi incontreranno un soffitto di cristallo che li bloccherà al livello raggiunto.

A quel punto, ricorreranno alla visione di un soggetto esterno all’attività che svolgono, che grazie alle sue competenze ed al minor coinvolgimento personale indicherà loro il sentiero giusto per superare l’ostacolo che li sta tenendo inchiodati impedendogli di crescere nel business.

Ecco, perché anche per te, mio caro lettore, avere una guida sarà un passaggio fondamentale nella tua scalata verso il successo.

In qualunque stadio del tuo business tu sia, hai bisogno di una guida.

Agli inizi quando sei spaventato come un pulcino, pur non dandolo a vedere all’esterno, avere un consulente ti permette di accelerare lo sviluppo del tuo progetto facendoti risparmiare tempo e denaro.

Successivamente, ti permette di scalare più rapidamente il tuo business.

Ora, che sai qual è “Il Segreto” del successo di un’attività fermati un attimo a riflettere su te stesso e sii onesto.

  • Quanto ci tieni a rendere la tua attività solida e duratura nel tempo?

  • Quanto è importante per te raggiungere la tua indipendenza economica?

  • Quanta passione metti nel tuo lavoro?

Se ci tieni a rendere la tua attività solida e duratura nel tempo, se è importante per te raggiungere la tua indipendenza economica e se metti nel tuo lavoro tanta passione, allora non perdere altro tempo e cerca una guida.

Investi il tuo denaro e il tuo tempo in una consulenza che ti faccia fare il salto di qualità e ti permetta di passare al livello successivo.

CONCLUSIONE

Il business è come un complesso videogioco dove ci sono diversi livelli di difficoltà da affrontare prima di completarlo.

Puoi decidere di affrontarlo da solo col rischio di sprecare tempo e denaro fermandoti ai primi livelli oppure puoi assumere una guida che ti porti fino ai livelli più alti.

La decisione è tua.

Se rinunci all’opportunità di avere una guida, poi non lamentarti della “Crisi”, della troppa concorrenza o della sfortuna.

Queste sono scuse. Una magra consolazione che ti dai per giustificare il fatto che hai deciso di non decidere, che hai fallito.

Ricordati:

Non puoi ottenere risultati diversi, se ti ostini a fare le cose sempre nello stesso modo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico