SPID: cos’è e perché è utile

A volte, ci sono strumenti digitali messi a disposizione gratuitamente dalla Pubblica Amministrazione che si tende a ignorare.

Uno di questi è lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Quando nel 2016 la pubblicità istituzionale iniziò a invitare i cittadini a dotarsi di questo strumento per poter operare online con gli enti pubblici, snobbai la cosa.

E ciò è paradossale se penso che ho un business digitale e che lavoro da remoto da più di 10 anni.

Per fortuna, il mio Esperto Contabile (figura equipollente al commercialista, n.d.r.), Dr. Ivan Napoleone Fichera, a fine 2019 mi ha convinto a dotarmi di questo strumento.

Infatti, se così non fosse stato, visto che vivo in Lombardia, quest’anno in piena emergenza Covid-19 non avrei avuto un medico di base a cui fare riferimento in caso di malattia, giacché il mio era andato in pensione e io che è da più di 10 anni, per fortuna, che non ne ho bisogno, non me ne ero nemmeno accorto.

A dirla tutta, non mi ricordavo nemmeno il suo nome.

Per scoprirlo ho visitato l’apposita sezione del sito della Regione Lombardia e qui ho scoperto di non avere più un medico di base.

Ovviamente, se non avessi avuto lo SPID non avrei potuto risolvere la cosa viste le restrizioni alla circolazione e gli ovvi problemi ad accedere a un ufficio dell’ASL durante tutto il periodo dell’emergenza.

Invece, grazie a questo strumento digitale sono riuscito a scegliere il mio nuovo medico di base in 5 minuti e senza muovermi da casa.

La morale di questa storia è che non bisogna snobbare gli strumenti digitali che la Pubblica Amministrazione ci mette a disposizione per dialogare con lei.

SPID: Cos’è e come richiederlo

L’acronimo SPID sta, come ho detto sopra, per Sistema Pubblico di Identità Digitale ed è gratuito (anche se, per esempio, il riconoscimento via webcam o tramite il postino che viene al tuo domicilio si paga, n.d.r.).

Si tratta di un sistema di autenticazione che permette a cittadini e imprese di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti alla piattaforma con un’unica identità digitale grazie a un computer, un tablet o un cellulare (tramite username e password oppure App, n.d.r.).

Con lo stesso username (nome utente, n.d.r) e la stessa password (credenziali di primo livello, n.d.r.) è possibile accedere, a titolo di esempio, ai seguenti enti pubblici:

  • Agenzia delle Entrate
  • Agenzia delle Entrate-Riscossione
  • Inps
  • Inail
  • Mod.730 Unico Precompilato
  • Regione Lombardia
  • Centrale Rischi Banca d’Italia

N. B.: Se vuoi scoprire quali sono i servizi abilitati SPID messi a disposizione da oltre 4000 amministrazioni pubbliche visita il seguente sito:

https://www.spid.gov.it/servizi

La comodità di questo sistema sta nel fatto che si possono effettuare diverse operazioni dal proprio ufficio o da casa, come ho fatto io, evitando così di recarsi personalmente presso gli uffici pubblici.

Cosa assai saggia, di questi tempi, giacché il coronavirus è ancora in mezzo a noi.

Attualmente, lo SPID è molto utilizzato per accedere alla propria posizione Inps, per cui è richiesta una credenziale di secondo livello, e richiedere i vari bonus istituiti dal governo per dare un sostegno a chi è rimasto senza reddito.

Normalmente, invece, i servizi più utilizzati sono quelli di consultazione della propria posizione.

Alcuni esempi:

  • Inps: per verificare la propria posizione contributiva o richiedere delle prestazioni economiche.
  • Agenzia delle entrate: per controllare la propria dichiarazione dei redditi, le imposte e le tasse pagate.
  • Agenzia delle entrate-riscossione: per controllare le cartelle esattoriali a proprio carico e per richiederne il rateizzo.
  • Mod. 730 Unico Precompilato: per controllare, modificare e inviare il proprio mod.730.

Come si richiede

La procedura è molto semplice ed è spiegata in dettaglio sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID).

Per richiederlo devi essere maggiorenne e cittadino italiano.

E ti devi rivolgere a uno degli Identity Provider autorizzato dall’AGID (Aruba, Poste italiane, Infocert, Intesa, Lepida, Namirial, Sielte, SpidItalia, Tim) che deve riconoscerti.

Questo riconoscimento può essere fatto di persona o webcam oppure tramite carta d’identità elettronica (CIE), carta nazionale dei servizi (CNS), firma digitale ma in questi ultimi casi devi avere un lettore di smart card collegato al PC e la CIE o la CNS devono essere state preventivamente abilitate per l’uso dei servizi online.

Se, invece, decidi di seguire la procedura più comune sono necessari:

  • un documento d’identità italiano valido (passaporto o carta d’identità);
  • un indirizzo di posta elettronica;
  • il numero di cellulare che usi normalmente (anche se non sei tu intestatario del contratto, n.d.r.);
  • la tessera sanitaria.

Dopo il riconoscimento otterrai le credenziali da utilizzare per accedere al sistema digitale.

Personalmente, ho attivato lo SPID con le Poste Italiane poiché, assieme ad Aruba, attualmente, è l’unico Identity Provider che fornisce tutti e tre i livelli di credenziali.

Con il secondo livello che ti permette tramite l’App PosteID di autorizzare l’accesso ai servizi online anche attraverso QR code, impronta o il riconoscimento facciale.

* * *

Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici.

Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente. Reinventati. Fai la differenza!

Federico

Come crearsi il giusto mindset imprenditoriale grazie ai podcast

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno strumento molto utile per formare il giusto mindset imprenditoriale.

Io stesso ne ho tratto un enorme beneficio in termini di fatturato da quando, circa sei mesi fa, ho deciso di farne un uso massiccio per riempire i tempi morti delle mie giornate e il mio tempo libero.

Lo strumento di cui ti voglio parlare è il podcast.

CHE COSA E’ UN PODCAST

Come avrai notato, se navighi in Internet con una certa assiduità, i mezzi di comunicazione tradizionali (giornali, radio e TV) hanno dato origine, nel mondo digitale, a dei loro “fratelli minori”.

Il podcast è, per l’appunto, il “fratello minore” della radio.

Si tratta di una “Radio on Demand“.

In pratica il podcaster genera un file audio e lo carica su un server da cui ogni ascoltatore lo può scaricare.

L’indirizzo di posizionamento di questo file viene inserito in un feed RSS, ovvero una sorta di menù del ristorante, nel quale è possibile aggiungere tutta una serie di informazioni legate a quel file audio e che si aggiorna, automaticamente, ogni volta che si carica un nuovo file.

A questo punto l’ascoltatore diventa parte attiva poiché è lui che seleziona cosa ascoltare e scaricare sul proprio device (PC, lettore MP3, tablet o smortphone) per crearsi il proprio palinsesto da sentire quando, come e dove vuole.

La forza di questo strumento sta appunto in questa grande libertà data a chi ne fruisce.

Fatta questa doverosa premessa tecnica lascia che ti spieghi come nasce il termine podcast e la storia di questo tool.

Lo sviluppo a fine anni ’90 di una rete Internet capace di trasportare un’enorme mole di dati, la commercializzazione dei primi lettori MP3 e la digitalizzazione degli strumenti per la produzione audio avevano abbattuto notevolmente i costi per produrre musica e programmi radiofonici.

Ciò aveva portato, negli USA, alla nascita di diversi programmi radiofonici autoprodotti e diffusi via web.

Il 12 febbraio 2004 grazie a un articolo dal titolo Audible revolution del giornalista Ben Hammersley pubblicato sul giornale The Guardian viene coniato il termine podcasting per identificare questo nascente fenomeno.

Nel 2005 Steve Jobs consacra il termine podcasting quando annuncia che i nuovi iPod avranno la funzione per scaricare da iTunes i podcast e collezionarli.

Visto che molti di questi programmi radiofonici trattavano di argomenti che in radio non si potevano trattare, come, ad esempio, il sesso oppure la discriminazione razziale o di genere attraverso un linguaggio molto esplicito, questo mondo inizia ad attirare i giovani.

Nel 2007 Apple presenta l’iPhone, telefono + lettore MP3, e ciò dà un ulteriore spinta al fenomeno podcast, negli Usa.

Nel 2014 il podcast Serial diventa un caso editoriale che rende il podcasting un vero e proprio fenomeno di massa.

Il pubblico richiede sempre più podcast, le aziende iniziano a sponsorizzarli, la TV inizia a dedicare la sua attenzione a questo fenomeno e fare il podcaster diventa un’attività grazie alla quale si può vivere più che dignitosamente.

Questo negli Stati Uniti d’America.

Ma in Italia?

Beh, nel nostro Paese, il fenomemo del podcasting ha preso piede negli ultimi 4 anni con un trend in crescita nell’ultimo anno.

COME SFRUTTARE UN PODCAST

Per chi è un imprenditore o aspira a diventarlo questo tool diventa un ottimo compagno di lavoro poiché lo aiuta a forgiare la propria mentalità.

Tra l’altro il podcast lo si può ascoltare ovunque e mentre si è intenti a fare altro.

Ad esempio, la mattina quando ci si fa la barba oppure quando si va a correre in un parco o durante gli spostamenti casa-lavoro.

Le occasioni sono innumerevoli.

Tutto tempo morto che si può recuperare e rendere produttivo.

Sì, hai capito bene: produttivo.

Infatti, i podcast ti possono fornire un sacco di informazioni interessanti e di spunti utili per il tuo lavoro.

Inoltre, se il loro ascolto si trasforma in un’abitudine prolungata nel corso del tempo, quello che impari arriverà ad agire a livello subconscio.

PODCAST ITALIANI: I MIEI FAVORITI

Tra i podcast italiani che seguo per migliorare il mio mindset imprenditoriale e da cui traggo spunti utili per migliorare il mio business ci sono:

  • Italian Indie: il podcast di Samuele Onelia e Alberto Cabas Vidani è una raccolta di interviste fatte a imprenditori che hanno lanciato business digitali di successo.

    Si tratta del primo podcast che ho iniziato a seguire con una certa assiduità e che mi ha aiutato a trovare altre persone con la mia stessa mentalità da cui imparare scorciatoie utili per far crescere i miei progetti imprenditoriali.

  • Talent Bay: il podcast di Valerio Russo è una raccolta d’interviste fatte a persone di grande talento che ripercorrono la loro storia.

    Lo scopo è quello di permettere all’ascoltatore di imparare dalle persone che hanno avuto successo nella loro vita per sfruttare questi insegnamenti all’interno del proprio percorso di crescita personale.

  • Diario di due imprenditori digitali: Daniele Besana e Marco Gatti sono simpatici, hanno due belle “voci da radio”, ti danno un sacco di spunti utili e ti fanno veramente capire come il ragionare per obiettivi sia fondamentale per far crescere la tua attività.

    Inoltre, alla fine di ogni puntata mettono i link ai tool o ai libri di cui hanno parlato e ciò è molto utile.

  • Imprenditori di successo: Francesco Smorgoni e Paolo Pugni con simpatia, metodo e disciplina sono una fonte inesauribile di saggezza imprenditoriale.

  • Dario Vignali Podcast: Dario Vignali è un giovane imprenditore digitale di successo, noto per l’omonimo blog e l’azienda liquida Marketers, che mette a nudo il suo percorso imprenditoriale.

    Per chi come me vuole creare il suo impero imprenditoriale è un must seguirlo.

  • Radio Cresi: il podcast di Luca Cresi Ferrari, socio di Dario Vignali in Marketers, è da seguire assolutamente.

    Spunti utili su come organizzare la propria attività imprenditoriale, gestire un team da remoto e su letture interessanti sono all’ordine del giorno.

    Io seguo da tempo le sue Live su Facebook e i consigli che mi ha dato rispondendo ai miei commenti sono il pattern su cui sto costruendo la mia realtà imprenditoriale.

CONCLUSIONI

Il podcast è uno strumento indispensabile, a mio avviso, per crearsi il giusto mindset imprenditoriale.

Infatti, le persone che frequentiamo molto spesso non capiscono le nostre ambizioni e tendono a frenarci.

Con questo strumento possiamo entrare in contatto con persone che hanno la stessa nostra mentalità, che hanno già superato le sfide che noi stiamo affrontando, se siamo all’inizio del percorso come imprenditori, e ci possono dare consigli utili per superarle.

Mentre, nel caso in cui si sia imprenditori navigati, si potranno trarre dall’ascolto dei podcast utili idee per nuovi progetti o per rendere più efficiente il proprio business.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Link-to-Leads

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di Link-to-Leads, un servizio in outsourcing per fare lead generation e acquisire, attraverso LinkedIn, un portafolio clienti B2B altospendenti.

Buona lettura!

* * *

A PROPOSITO DI LINKEDIN

LinkedIn è il social network verticalizzato sul mondo del business ed è di proprietà di Microsoft.

A gennaio 2019 il numero dei suoi iscritti, nel mondo, ha raggiunto la quota di 604,4 milioni (fonte: Kepios Analysis).

In Italia la piattaforma conta 15,3 milioni di utenti (fonte: Agcom).

Una vera manna per tutte quelle aziende che vendono prodotti o servizi in B2B, cioè ad altre aziende.

Per questo motivo, negli anni, specie nel mondo anglosassone sono nati formatori e corsi, ora anche in Italia, che insegnano a utilizzare al meglio il proprio profilo personale e quello aziendale per trovare clienti su LinkedIn.

Questa è un’ottima soluzione, se si ha molto tempo a disposizione per dedicarsi prima alla propria formazione e, successivamente, all’applicazione di ciò che si è imparato (sperando di averlo capito bene, n.d.r.) per raggiungere il proprio pubblico target e vendergli il proprio prodotto o servizio.

Però, diciamocelo con tutta onestà, molte figure apicali (imprenditori, amministratori unici, direttori marketing, direttori commerciali etc.) all’interno di un’azienda non hanno tempo da dedicare alla propria formazione.

Infatti, sono impegnate a far crescere i fatturati e gli utili aziendali in un mercato che giorno dopo giorno si fa sempre più complesso oppure a trovare soluzioni per i vari problemi che, di quando in quando, giungono alla loro attenzione.

Magari, se tu, che stai leggendo in questo momento il post, sei una di queste figure mi stai dando ragione. Vero?

Quindi prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Inghilterra sono nati dei servizi specializzati nell’uso di LinkedIn come fonte di contatti “caldi”, pronti cioè a essere trasformati in clienti paganti dalle aziende e dai liberi professionisti.

Tempo fa sono rimasto colpito da un servizio creato da una società inglese che era riservato solo agli avvocati. 

Mi era molto piaciuta proprio questa sua verticalizzazione.

Quindi mi sono messo alla ricerca di qualcosa di simile per le aziende e ho scoperto Link-to-Leads, un servizio in outsourcing dedicato alle imprese che operano in ambito B2B e vendono prodotti finiti (meglio se costosi o che richiedono forniture che devono essere riacquistate nel corso del tempo, n.d.r.).

A PROPOSITO DI LINK-TO-LEADS

Questo servizio in outsourcing, che nasce all’estero e ora sta sbarcando sul mercato italiano dopo aver dato buona prova di sé nella nazioni in cui è presente, mette a disposizione di un’azienda un team di professionisti specializzati nell’utilizzo di LinkedIn per sviluppare contatti commerciali, a livello nazionale e internazionale, perfettamente in target col prodotto o servizio che l’impresa vende.

Tutto ciò al costo su base mese di una risorsa uomo interna, che in Italia come tutti ben sanno è particolarmente elevata.

Qui il vantaggio per l’azienda che usufruisce del servizio esternalizzato è del tutto evidente: si abbattono i costi e l’imponibile fiscale.

Invece, rispetto a un singolo collaboratore esterno il vantaggio di Link-to-Leads consiste nel fatto che il team che segue l’azienda cliente opera sia sul mercato interno sia su quelli internazionali.

L’impresa che usufruisce del servizio può così avere più fonti da cui generare un flusso costante di contatti “caldi”.

Per intenderci, un’azienda italiana può puntare, se strutturata in modo adeguato, per il suo prodotto o servizio a quella fetta di mercato che va oltre i 15,3 milioni di utenti italiani iscritti a LinkedIn.

Link-to-Leads garantisce ai suoi clienti circa 200 contatti “caldi” al mese (che rimarrano per sempre nel tuo database clienti, n.d.r.) e di cui almeno 5 in base alle statistiche si trasformano in clienti paganti.

Tutti risultati ottenuti senza far ricorso alla pubblicità, cosa che rende ancora più interessante il servizio visto che fare advertising su LinkedIn è molto costoso.

All’estero dove il servizio è già diffuso il pacchetto è venduto a blocchi di tre mesi e con pagamento anticipato dell’intero prezzo di listino.

Mentre, in Italia, essendo appena sbarcato viene proposto con una interessante formula 1+2 e a prezzo scontato per chi presenta il codice di uno dei partner ufficiali [per chi fosse interessato questo è il mio codice LTL19#2 (per attivarlo vai sulla Landing Page del servizio e segui le istruzioni)]

In altre parole si acquista e si paga a prezzo scontato un solo mese di servizio dopodiché se si è soddisfatti dei risultati si acquistano anche i restanti due mesi del pacchetto.

Questo permette all’azienda di testare la bontà del servizio e di acquisire, grazie all’aumento delle vendite, i fondi necessari per il successivo rinnovo.

COME FUNZIONA LINK-TO-LEADS

Poiché, come ho già detto in precedenza, Link-to-Leads non è adatto a tutte le aziende, è prevista una call gratuita di selezione con un esperto del loro Team.

Se l’azienda supera questo primo filtro può accedere al servizio.

Per prima cosa un project manager di Link-to-Leads farà un’analisi approfondita dell’impresa per capire come è stato usato LinkedIn fino a quel momento, avere un quadro generale dell’azienda e dei suoi prodotti o servizi, e stabilire quali tra i profili personali presenti sul social dovranno essere utilizzati per far partire la campagna di lead generation (il pacchetto standard prevede che possano essere seguiti fino a un massimo di 2 profili personali, n.d.r.).

Fatto ciò il project manager e il suo Team prenderanno in carico il profilo o i profili personali selezionati, oltre che la pagina aziendale, e procederanno con il loro restyling per metterli in condizione di catturare l’attenzione dei decisori aziendali delle aziende che possono diventare loro clienti.

Tale lavoro ha una durata di 15 giorni.

Finita questa fase preliminare parte il primo mese del servizio.

Il Team di Link-to-Leads per tutto il periodo si occuperà di pubblicare attraverso i profili individuati 5 post alla settimana costruiti in modo tale che le parole chiave e gli hashtag impiegati catturino l’attenzione delle persone all’interno delle aziende target, cioè che possono essere interessate al prodotto o servizio del cliente.

Allorquando si sviluppa un primo approccio da parte di un potenziale cliente, questo viene “scaldato” attraverso tutta una serie di messaggi nella Inbox che lo portano alla fine del percorso a fissare un’appuntamento coi commerciali dell’azienda cliente per concludere il contratto.

Questo a grandi linee è il funzionamento di un sistema che sfrutta le potenzialità di LinkedIn Sales Navigator, la funzione premium che LinkedIn mette a disposizione dei venditori.

CONCLUSIONI

LinkedIn coi suoi 604,4 milioni di utenti a livello mondiale è un ottimo mezzo per le aziende che fanno B2B per acquisire contatti realmente in target col prodotto o servizio che vendono.

La consapevolezza di ciò ha fatto sì che, nel tempo, nascessero, dapprima, formatori e corsi per imparare a sfruttare questo social network per acquisire clienti e, in un secondo momento, dei servizi esterni, alcuni verticalizzati su settori specifici, a cui le aziende o i liberi professionisti possono delegare la parte di lead generation, liberando il tempo delle figure di vertice delle imprese e facendo loro risparmiare denaro che viceversa sarebbe dovuto andare all’implementazione di risorse interne.

Tra i vari servizi che ho scoperto nel mio lungo viaggio per trovare strumenti utili per far decollare il business dei miei clienti Link-to-Leads è funzionale allo scopo di fare lead generation tramite LinkedIn e, di conseguenza, aumentare le loro vendite.

Questo perché permette di esternalizzare i costi di un servizio, oramai necessario, se si vuole competere sui mercati globalizzati odierni.

Inoltre, a differenza di un freelancer che, di solito, è verticalizzato su di una singola nazione il servizio di cui sopra apre le porte di più nazioni contemporaneamente.

Attualmente, in Italia Link-to-Leads è in fase di lancio.

Ed è acquistabile a un prezzo inferiore rispetto a quello a cui è venduto in altri stati europei e con la formula 1+2, se presenti il codice LTL19#2, che ti permette di testare il servizio e di interromperlo dopo un mese se non sei soddisfatto dei risultati ottenuti.

Se pensi che Link-to-Leads faccia al caso tuo, clicca qui.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Pensa e arricchisci te stesso

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro del 1937: Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill.

Nonostante, siano passati 82 anni dalla sua prima uscita il suo contenuto è sempre attuale e i suoi insegnamenti sono, tuttora, applicabili.

A mio avviso, questo è un testo fondamentale per chi ha l’ambizione di combinare qualcosa di grande nella sua vita oppure vuol fare l’imprenditore o il libero professionista

In questi ultimi due casi una sua frequente lettura aiuta ad acquisire la giusta forma mentis per affrontare un percorso lavorativo molto difficile come quello del lavoro autonomo.

N. B.: La versione che consiglio di leggere è quella del 1937 e non quella del 1960 dalla quale sono state eliminate diverse parti.

* * *

A PROPOSITO DELL’AUTORE

Napoleon Hill (1883 – 1970) è il padre del filone letterario dedicato al successo personale.

Celebre la sua frase: “Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”.

Nasce povero nella Contea di Wise (Virginia). A 10 anni perde la madre. A 13 anni per mantenersi inizia a scrivere per un giornale locale.

Nel 1908 viene mandato a intervistare il milionario Andrew Carnegie.

Quest’ultimo credeva che il metodo per raggiungere il successo fosse replicabile da qualsiasi persona.

Per dimostrare ciò commissionò a Hill (senza pagarlo, ma dandogli solo delle lettere di referenze) le interviste di oltre 500 persone di successo, uomini e donne, tra cui molti milionari, con lo scopo di trovare la formula del loro successo, di sistematizzarla, di renderla replicabile da tutti e di pubblicarla.

La ricerca condotta dall’autore durò più di vent’anni e portò alla pubblicazione, nel 1928, di un primo corso intitolato La legge del successo.

E, successivamente, al libro del 1937, Pensa e arricchisci te stesso, che venderà 30 milioni di copie e renderà Napoleon Hill famoso in tutto il mondo.

Degno di nota è anche il fatto che dal 1933 al 1936 Hill è stato consulente non pagato del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt.

Dopo questo grande successo l’autore si dedicò anima e corpo alla diffusione di quella che aveva denominato: Filosofia del Successo.

E lo fece sia attraverso la pubblicazione di altri libri e scritti che tramite corsi in aula.

Contrariamente a quel che si può pensare, visto le tematiche da lui portate avanti, Hill era pervaso da una profonda fede cristiana e credeva che non si poteva raggiungere il successo senza basarsi sul principio del dare.

Per questo motivo, diceva, il 98% della popolazione mondiale non lo raggiungerà mai poiché non concepisce la generosità.

Credeva, inoltre, che ogni avvenimento negativo porta in sé un importante apprendimento che se fatto proprio facilita il raggiungimento dei propri obiettivi.

Infine, vedeva il successo come un gran burlone che si concede a chi lo insegue solo un momento dopo che questi sta per desistere.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Il libro gira attorno a 3 concetti cardine:

  1. I pensieri sono cose. Quindi qualsiasi cosa che può essere pensata può anche essere realizzata.

  2. Bisogna avere un desiderio ardente per trasformare la propria visione in realtà.

  3. Bisogna credere profondamente che sia possibile realizzare il proprio sogno. Devi avere una fede incrollabile che raggiungerai i tuoi obiettivi nonostante le avversità e l’ostracismo e l’incredulità di chi ti circonda.

Nel testo Napoleon Hill definisce sognatori pratici coloro che, nonostante, tutto e tutti inseguono la propria visione.

Inoltre, afferma che il mondo progredisce solo grazie al loro contributo.

Infatti, l’inseguire i propri obiettivi di successo porta delle ricadute positive per l’intera società.

Altro concetto ben evidenziato nell’edizione del 1937 è che la Crisi del 1929 che aveva resettato la società americana dell’epoca doveva essere vista come una grande opportunità poiché aveva riportato tutti sulla medesima linea di partenza.

Per l’autore, come per me d’altronde, queste grandi crisi cicliche sono in realtà una grande opportunità di emergere per tutti coloro che in tempi normali non avrebbero avuto alcuna chance.

CONCLUSIONI

Pensa e arrichisci te stesso, nell’edizione del 1937, è un testo che può veramente cambiare il destino di una persona.

Non è, però, per quelle persone che credono che basti visualizzare mentalmente la richezza, la gloria e la fama perché esse entrino nelle loro vite come per magia.

Né fa per coloro che hanno un atteggiamento mentale negativo.

Va bene, invece, per tutti coloro che dotati di tenacia e determinazione non hanno paura di lavorare duro e non si arrendono mai davanti alle avversità.

Va bene per tutti coloro che hanno una grande visione e vogliono lasciare una bella eredità al mondo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Il più grande venditore del 3°millennio

Come ben saprai, se sei un lettore affezionato di questo blog, la lettura di una grande quantità di libri è uno dei tratti comuni delle personalità che hanno più successo nel mondo degli affari.

Infatti, coloro che desiderano il successo leggono molti libri poiché sono sempre alla ricerca di nuove idee e nuovi spunti da applicare nella loro quotidiana ricerca di miglioramento.

Questo accade perché i libri sono una grande fonte d’ispirazione per tutti coloro che li leggono con mente aperta e, subito dopo, applicano quello che hanno imparato.

Fatta questa doverosa premessa, il libro di cui ti parlerò oggi è intitolato “Il più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, ed è stato scritto da Michele Tribuzio, top manager, imprenditore, formatore, life coach, scrittore ed editore.

Il testo in questione è un racconto didattico, cioè una storia di fantasia nella cui trama sono inseriti degli insegnamenti.

Nel nostro caso il libro ha l’ambizione di formare il lettore nel campo della vendita.

Qui la vendita è intesa in senso lato come ben evidenziato dal sottotitolo “Fai della tua vita un capolavoro”.

Infatti, nell’incipit l’autore spiega che tutto è “vendita”.

Vende l’uomo che vuol conquistare una donna o l’impiegato che vuole entrare nelle grazie del suo superiore.

Questo è un concetto che condivido ed è di facile intuizione poiché vivendo in un contesto sociale ogni giorno noi, inconsapevolmente, ci vendiamo.

Lo facciamo quando vogliamo far prevalere le nostre idee oppure quando offriamo noi stessi per un’amicizia, ad esempio.

Il testo è infarcito di piccole perle di saggezza come “Solo le conoscenze di cui si fa uso costante si fissano nel nostro cervello” o “Ama i tuoi cari, ma scegli i tuoi pari” oppure “Attraverso le scelte le persone scolpiscono il proprio carattere” e di consigli pratici.

Tra questi ultimi mi ha colpito il piccolo trucco suggerito a tutti coloro che soffrono di forte sudorazione ascellare per ovviare a questo imbarazzante problema.

…Vuoi sapere cosa utilizzare per emanare un odore semplice e fresco?

Presto detto: il bicarbonato di sodio. Che cosa è? La sudorazione è acida e la puzza che si sente è data dagli acidi e dalla fermentazione batterica.

Se utilizzi il bicarbonato di sodio, non hai bisogno di deodoranti che magari ti irritano le ascelle, basta il bicarbonato. Come si utilizza?

Ti lavi le ascelle asciugandole leggermente umide in modo che assorbano un po’ di quel bicarbonato.

Porta sempre con te del bicarbonato in macchina, in valigia, nella borsa.

Ti farà essere sempre fresco nella pelle e, di conseguenza, anche nella mente.

Infine, i libro contiene alcuni esercizi molto interessanti.

Quello che mi è piaciuto di più è stato l’esercizio della tastiera di Mario Silvano, grande esperto di vendite.

Componendo la tua musica capisci che tipo di venditore sei e quali errori di impostazione commetti quando vendi.

CONCLUSIONI

Il libro di Michele TribuzioIl più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, è un libro che vale la pena leggere che tu sia un venditore di professione o meno.

I tanti spunti che si possono trovare al suo interno ti permetteranno di sviluppare quei microcambiamenti che, se applicati con costanza, sul lungo periodo, avranno un grosso impatto sulla tua vita.

Ma, soprattutto, ti faranno prendere coscienza del fatto che tu sei l’artefice ultimo della tua esistenza.

Se vivi una vita mediocre è colpa tua.

Ognuno è il successo e l’insuccesso della sua vita“, scrive l’autore.

E questa è una grande verità.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

LinkedIn: il Social per il Business

Gaudeamus igitur!

Finalmente, LinkedIn è diventato il Social per il Business con la S maiuscola.

Negli ultimi mesi, in Italia ma anche nel resto del mondo, LinkedIn è passato da social network per postare il proprio Curriculum Vitae al fine di trovare un lavoro a luogo dove intrecciare relazioni d’affari o stringere partnership per lanciare nuovi business.

LINKEDIN: UN PO’ DI STORIA

Questo social viene lanciato da Reid Hoffman, Allen Blue, Konstantin Guericke, Eric Ly e Jean-Luc Vaillant il 5 maggio 2003.

Il suo scopo è quello di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso la creazione di relazioni tra i vari utenti.

Infatti, il suo motto è: Relationships Matter (Le relazioni contano, ndr).

Qui ogni utente è un nodo di una rete e i suoi contatti, cioè le persone nella sua lista, sono definiti “connessioni”.

Nel 2016 la piattaforma viene acquisita da Microsoft per 26,2 miliardi di dollari.

Alla fine del 2017 ha raggiunto i 530 milioni di iscritti con Milano al quinto posto tra le aree più connesse a livello globale.

LINKEDIN: LA SUA TRASFORMAZIONE

Inizialmente, specie in Italia, è stato visto come il parente povero di Facebook.

Un social dove caricare il proprio CV e cercare offerte di lavoro in linea con le proprie aspirazioni.

E questo è stato, a mio parere, fino agli inizi di quest’anno.

Poi, non so bene né come né quando qualcosa è cambiato.

All’inizio pensavo fosse solo una mia percezione.

Però, quando anche Gary Vaynerchuk ha confermato in uno dei suoi famosi video motivazionali che da un po’ di tempo aveva iniziato a passare più tempo su LinkedIn e ha consigliato a chi fa business, nel 2018, di aumentare la propria attività su questo social, ho capito che la mia intuizione era giusta.

Ma cosa vuol dire tutto ciò per l’utente comune?

Per chi è alla ricerca di un posto di lavoro cambia poco o nulla.

Forse, però, vi è un vantaggio indiretto poiché LinkedIn aumentando ancora di più la sua autorevolezza scoraggerà quei pochi che lo avevano preso per un secondo Facebook dal postare foto di gattini e altre sciocchezze simili perché si rovinerebbero la reputazione per sempre.

Mentre per chi come me è un imprenditore digitale e un libero professionista significa sviluppare più facilmente contatti con persone con la mia stessa forma mentis.

Il mio profilo, infatti, non è costruito per attirare l’attenzione dei responsabili delle risorse umane.

Non sono alla ricerca di un posto di lavoro fisso.

Questa, grazie a Internet, è l’era migliore per chi vuol fare impresa e vuol realizzare con la propria creatività e intraprendenza i suoi sogni.

La Rete ti permette di scalare velocemente il tuo business, di lavorare a distanza con persone di valore e con competenze e soft skill complementari alle tue.

Quindi bisogna sfruttare al massimo l’opportunità che ci viene offerta.

LINKEDIN: UN PICCOLO TRUCCO

Per usare al meglio questa piattaforma il mio consiglio è quello di fissarsi un obiettivo e in base a quello costruire il proprio profilo.

E ricordati questo:

  • Metti sempre la tua foto. Non lasciare lo spazio vuoto, non mettere foto di coppia o ancora peggio del tuo cane, gatto o canarino.

  • Nella descrizione che appare accanto allo spazio per l’immagine e quando descrivi le tue esperienze lavorative non usare un muro di parole ma scrivi paragrafi brevi di due o tre righe e lascia uno spazio bianco tra un paragrafo e l’altro poiché ne facilita la lettura.

Infine, se utilizzi LinkedIn per trovare clienti o stringere partnership ti svelo un piccolo trucco che mi è stato suggerito da un interessante post di Mirko Saini: la mail di risposta a chi ti chiede di entrare in connessione.

Questa, per esempio, è quella che ho creato io dopo la lettura del suddetto post:

Ciao [Nome di chi ti contatta],

piacere di e-conoscerti e grazie per avermi invitato.

Ti va di raccontarmi qualcosa in più su di te? Lavoro, interessi e per quale ragione hai deciso di aggiungermi al tuo network, mi piace l’idea di conoscere un po’ di più le persone che incontro su LinkedIn.

La mia grande passione è lo sport, una volta giocavo a calcio… ora non più.

Pratico la corsa, il nuoto, la pesca in apnea e vado in bici.

Inoltre, cerco di curare la mia parte spirituale (a volte ci riesco, altre meno).

Su Facebook gestisco 1 gruppo sul quale puoi aggiungerti, se di tuo interesse:

Harvi-Lab for Startup:

https://www.facebook.com/groups/harvilab/

Scrivo anche su 2 blog, uno personale e uno multiautore, che per certi versi rende più agile rispetto a Linkedin la condivisione di un certo tipo di contenuti, li trovi qui:

  1. https://federicochigbuhgasparini.wordpress.com/

  2. https://harviup.com/blog/

Per il momento ti saluto e spero ci sia presto occasione di conoscerci dal vivo.

Buona giornata,

Federico

Inoltre, ho creato una tabella in Excel dove raccolgo le informazioni principali del nuovo contatto e segno se ha risposto o meno al mio messaggio.

Questo mi ha permesso di conoscere meglio i miei contatti e in alcuni casi di instaurare una bella relazione.

CONCLUSIONI

LinkedIn, da qualche tempo, è diventato un social network su cui chi fa business deve assolutamente esserci poiché permette di sviluppare ottime relazioni d’affari.

Ovviamente, non ha perso la funzione per cui è nato cioè di luogo che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Ma, ora, vi si affianca questa nuova opportunità che permette di trovare nuovi clienti oppure di sviluppare partnership.

Per questo il mio consiglio è quello di investirci più tempo, di aumentare la partecipazione alle discussioni e di pubblicarci più contenuti.

P. S.: Se vuoi aggiungermi alle tue connessioni questo è il link al mio profilo:

https://www.linkedin.com/in/federicochigbuhgasparini/

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

LEANSTACK

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di LEANSTACK, un’applicazione ideata da Ash Maurya, il creatore del Lean Canvas, oltre che l’autore dei libri: Running Lean e Scaling Lean.

LEANSTACK è uno strumento freemium (alcune funzione di base sono gratuite mentre altre sono a pagamento, ndr) che sfrutta il cloud e che ritengo possa essere molto utile per chi vuole avviare una nuova attività o una startup.

Tieni presente che il fine di tutta la ricerca condotta, nel corso degli anni, da Ash Maurya è quello di ridurre al minimo il rischio d’impresa.

E LEANSTACK è stato creato per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo.

L’assunto da cui Maurya parte è la constatazione che molti prodotti falliscono la prova del mercato non perché sono stati costruiti male, bensì poiché non trovano clienti.

Questo comporta un grande spreco di tempo e di denaro.

Per evitare tutto ciò, diversi anni fa, ha creato il Lean Canvas che è un’evoluzione del Business Model Canvas di Alexander Osterwalder.

A questo punto, forse, ti starai chiedendo in che cosa questi due strumenti si differenziano.

Beh, la differenza tra i due consiste nel fatto che il primo mette al centro il cliente e il suo problema o bisogno, mentre il secondo si focalizza sull’azienda e, quindi, risulta poco adatto, secondo Maurya, a rappresentare graficamente il modello di business di un’attività nascente o quello del lancio di un nuovo prodotto.

Infatti, secondo Maurya un imprenditore si dovrebbe concentrare solamente su due cose:

  1. la creazione di un modello di business funzionante e dinamico;

  2. il testare ciclicamente il suo modello di business attraverso dei veloci esperimenti condotti sul mercato al fine di ridurre i rischi di insuccesso.

Se tutto ciò da un punto di vista meramente concettuale è facile da comprendere, è quando si passa alla sua applicazione concreta sul campo che sorgono i primi problemi.

Questo è dovuto al fatto che:

  1. è complesso dare una priorità ai rischi e definire gli esperimenti;

  2. è difficile, nel corso del tempo, tracciare gli esperimenti;

  3. è complesso trasferire quello che si è imparato dagli esperimenti nel canvas.

Ed è per questo motivo che Maurya ha sviluppato LEANSTACK.

Lo strumento è distinto in tre elementi:

  1. Lean Canvas

  2. Traction Roadmap

  3. Sprint Board

Il primo elemento è il Lean Canvas.

In questo l’applicazione, a mio avviso, dà il meglio di sè.

Infatti, per la sua creazione hai un facile percorso guidato che in massimo 20 minuti ti permetterà di realizzare la trasposizione grafica del tuo modello di business.

Tra l’altro, una volta realizzato, il canvas lo si può facilmente trasformare in PDF per condividerlo coi propri colleghi o i propri stakeholder.

N.B.: ogni colonna del canvas è corredata da un video, che spiega come compilare il riquadro, a cui si accede cliccando sull’icona con il punto interrogativo.

Il secondo elemento è la Traction RoadMap, che consiste nella trasposizione grafica delle previsioni finanziarie del proprio business.

Questa parte del modello che solitamente nel Business Plan risulta difficile da comprendere, poiché è facile perdersi nelle cifre dei fogli di Excel, viene semplificata al massimo prendendo in consideazione solo 7 metriche chiave.

Ciò permette di controllare nel corso del tempo se si sta rispettando la tabella di marcia stabilita agli inizi.

E qualora si constatasse uno scostamento notevole dalle previsioni fatte al momento di iniziare l’attività, si potrà facilmente intervenire con i correttivi più opportuni.

Infine, si ha la Sprint Board. Questo strumento ti permette di fissare i tuoi obiettivi, di formulare piani di validazione, e di testare le tue idee e strategie tramite veloci esperimenti.

Oltre a ciò, LEANSTACK, fornisce al suo utente ulteriori mezzi per migliorare le proprie competenze nell’utilizzo del tool e permettere agli imprenditori di tutto il mondo di avere successo.

Si tratta di:

  1. Corsi

  2. Workshop

  3. Template dei vari canvas (Resources)

  4. Un forum tematico (Discussion)

CONCLUSIONI

LEANSTACK è un’applicazione che non deve mancare nella cassetta degli attrezzi di un aspirante imprenditore o di uno startupper poiché permette di costruire dei modelli di business dove il rischio d’impresa è ridotto al minimo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Da Sottozero a Imprenditore

Se hai letto I Quadranti del Cashflow di Robert T. Kiyosaki, sai che la strada verso la libertà finanziaria parte dal quadrante denominato: Imprenditore.

Ma conquistare una mentalità da imprenditore non è facile specie in una nazione come l’Italia dove fin da piccoli si è bombardati dal messaggio che gli imprenditori sono tutti ladri e sfruttano i loro dipendenti arricchendosi alle loro spalle.

Ora, se sei una persona profondamente buona e vieni a contatto con questo messaggio che ha un’impronta fortemente negativa, nel momento in cui inizierai la tua carriera lavorativa molto probabilmente, anche avendone le possibilità, non farai l’imprenditore.

In questo modo ti condannerai a una qualità della vita inferiore rispetto a quella che potresti avere sfruttando i tuoi talenti, le tue competenze e le risorse economiche che hai a disposizione.

Tutto ciò, se ci pensi bene, è un danno per te ma anche per la società nel suo complesso poiché è l’impresa che dà lavoro a chi, legittimamente, ha come massima aspirazione la sicurezza del posto fisso.

Più imprese = più posti di lavoro.

Comunque, per acquisire la giusta forma mentis e per evitare di cadere in questa trappola c’è una soluzione molto facile da seguire e cioè quella di immergersi nella lettura di libri o ebook scritti da imprenditori per coloro che aspirano a diventarlo o lo sono già e vogliono crescere ancora di più.

L’ebook che ti consiglio oggi è Da Sottozero a Imprenditore di Mihail Bria, fondatore del BriaGroup, un’azienda specializzata nella fornitura e posa di finestre e porte con sedi a Cuneo, Milano, Nizza, Roma, Sanremo e Strasburgo.

L’autore, un immigrato moldavo, racconta le strategie e le tecniche che lo hanno portato ad essere imprenditore di se stesso.

Ci sono alcuni punti del suo racconto che mi hanno colpito molto, portandomi a fare delle profonde riflessioni.

Ad esempio, quando descrive dei condizionamenti che riceviamo dall’ambiente che ci circonda.

Infatti, solitamente accade che, quando racconti la tua intenzione di aprire un’attività a qualcuno della tua cerchia di amici, un tuo amico ti elenchi tutta una serie di motivi per cercarti un posto fisso tra cui, nell’ordine, la sicurezza dello stipendio a fine mese, le ferie pagate, la pensione, a cui contrappone un lungo elenco di eventi negativi che colpiscono chi cerca di fare l’imprenditore.

Un altro passaggio molto interessante di questo ebook è quello in cui l’autore elogia il fatto di possedere poche risorse economiche quando si parte con la propria avventura imprenditoriale.

Infatti, secondo lui, l’avere troppi soldi quando si lancia un business porta a compiere grossi errori, a cui, poi, è difficile rimediare e che, in breve tempo, ti fanno esaurire tutte le risorse a disposizione e fallire.

Purtroppo, ho potuto constatare di persona che questa sua affermazione in molti casi risulta essere, tristemente, vera.

Mi è capitato, infatti, nella mia carriera di Business Designer di incontrare diverse persone sull’orlo del fallimento poiché avevano utilizzato i loro soldi per attività che non avevano portato alcun risultato e che, nel momento in cui gli si chiedeva un nuovo investimento per correggere la direzione della loro azienda, non sapevano dove trovare i capitali necessari per investire in tutte quelle azioni che al contrario gli avrebbero portato dei risultati positivi.

Quindi, il discorso dell’autore che dice che è meglio partire con pochi soldi, imparare a gestirli e piano piano con l’aumentare della propria esperienza accrescere la leva finaziaria a cui fare ricorso, non fa una grinza poiché permette all’imprenditore di migliorarsi imparando dai piccoli fallimenti a cui è andato incontro.

“La quantità di denaro che gestisce un imprenditore deve essere proporzionale alla sua esperienza”.

Mihail Bria

Invece, se ci fai caso la prima cosa che fa chi vuole lanciare un’attività in proprio è chiedere soldi a destra e a manca senza nemmeno sapere se il suo prodotto o servizio venderà o meno.

Nella testa di queste persone alberga la convinzione che basterà aprire l’attività, mettersi alla cassa e si avranno grossi incassi.

Questa mentalità poteva andare bene negli anni ’50, quando la competizione era scarsa e non c’era Internet che ha aumentato enormemente la possibilità di scelta dei consumatori.

Ma oggi, purtroppo, non è così.

I soldi arriveranno solo se si ha la giusta strategia, un ottimo brand positioning e si è pronti a lavorare duro con grande umiltà e tanta pazienza.

Altro consiglio che trovo particolarmente azzeccato è quello di partire con una srls piuttosto che con una ditta individuale, una sas o una snc per evitare di mettere a rischio il proprio patrimonio personale.

Con tutti i suoi limiti questo strumento di autoimpiego è una soluzione valida per iniziare un’avventura imprenditoriale.

Purtroppo, vi sono diversi notai che boicottano questo istituto giuridico poiché non possono trarne alcun profitto.

Infatti, per la costituzione di una srls i notai, a norma di legge, non possono richiedere alcun compenso per la prestazione svolta.

Ovviamente, chi inizia un’attività imprenditoriale non pensa di poter fallire e per questo motivo non separa il suo patrimonio personale da quello dell’impresa.

Ma questo è un grave errore di cui ci si può pentire amaramente, qualora le cose andassero veramente male.

Oltre a ciò, alcuni commercialisti spingono i loro clienti a non optare per questo tipo di società dicendo loro che, scegliendo altre forme (ditta individuale, sas, snc, impresa familiare), il compenso richiesto dallo studio per la gestione della contabilità e della parte fiscale è inferiore rispetto a quello chiesto per una srl o srls.

E siccome molte persone ragionano con una mentalità da supermercato, ovvero, sono sempre alla ricerca del prezzo più basso, questo discorso fa subito breccia nelle loro teste.

Così abbagliati dall’idea di risparmiare qualche euro mettono a rischio tutto ciò che possiedono.

Da ultimo, ti segnalo altri due suggerimenti estremamente utili tratti da questo ebook:

  1. Parti subito con la tua attività poiché, in caso contrario, il momento ideale per partire non si presenterà mai.

  2. Ascolta gli altri e fai l’opposto.

In base alla mia esperienza personale questi due consigli valgono oro.

CONCLUSIONI

L’ebook di Mihail BriaDa sottozero a imprenditore“, Bruno Editore, è un testo ricco di ottimi suggerimenti per chi vuol partire con la propria attività o, avendocene già una, vuole rilanciarla.

Risulta, quindi, una lettura caldamente consigliata.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Metodo Imprenditore Libero

Di recente, mio caro lettore, ho preso la buona abitudine di leggere libri scritti da piccoli imprenditori che, in Italia, hanno avuto successo nel loro business e raccontano come hanno fatto a raggiungerlo.

Faccio questo per acquisire la loro forma mentis e apprendere la loro metodologia di lavoro.

Inoltre, il fatto che queste persone abbiano raggiunto il successo con una PMI, cioè il tipo d’impresa che forma l’ossatura dell’imprenditoria italiana, e che si parli delle difficoltà tipiche del nostro contesto economico rende il modello più facilmente imitabile.

Con questo non voglio dire che non si debbano leggere i libri sui grandi imprenditori che hanno raggiunto il successo in Italia e nel mondo da cui si trae sempre grande ispirazione, bensì che, se vuoi raggiungere, il livello di questi ultimi devi porti un obiettivo più alla tua portata per, poi, scalare.

In fondo, ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo.

Fatta questa doverosa premessa, il libro o meglio l’eBook edito da Bruno Editore, di cui ti parlerò, oggi, s’intitola Metodo Imprenditore Libero ed è stato scritto da Emanuele Rissone, il fondatore della catena Vitamin Store.

Le radici del suo successo affondano nel lontano 1985 quando all’età di 15 anni viene ispirato dalla visione di un film e da una canzone della sua indimenticabile colonna sonora.

Il film in questione è Rocky III e la canzone di cui parlo è Eye of the Tiger dei Survivor.

Lo spirito di emulazione spinge Emanuele Risssone a cercare di ottenere un fisico come quello di Sylvester Stallone.

Vivendo nell’hinterland milanese e non avendo i soldi per iscriversi in una palestra di bodybuilding s’ingegna come può.

Attacca allo stipite della porta della sua camera una sbarra per trazioni a cui si appende ogni volta che entra o che esce dalla stanza e si mette a fare un sacco di flessioni, anche su una mano sola.

In pochi mesi il suo fisico s’irrobustisce.

Già solo questa parte della sua storia è di grande ispirazione per tutti coloro che ambiscono a diventare imprenditori.

Infatti, analizzando il modo di pensare dell’autore troviamo 3 passaggi fondamentali per costruire un business di successo:

  1. Bisogna porsi un obiettivo ambizioso.

    Nel nostro caso lo scrittore si era posto l’obiettivo di avere un fisico atletico come quello di Rocky Balboa.

  2. Bisogna sfruttare al meglio le risorse che si hanno a disposizione.

    Non avere i soldi necessari per iscriversi in palestra non è stato un ostacolo così grosso da impedire a Emanuele Rissone di tentare di realizzare il suo sogno.

  3. Bisogna agire con determinazione e seguendo una strategia. Non basta avere un sogno o un’idea imprenditoriale.

    Se l’autore si fosse limitato, uscendo dal cinema, a dire ai suoi amici di volere un fisico come quello di Stallone e non si fosse adoperato per raggiungere l’obiettivo non sarebbe accaduto nulla.

METODO IMPRENDITORE LIBERO: LO SCHEMA

All’età di 19 anni Emanuele Rissone, oltre a frequentare l’università, inizia a gettare le basi del suo successo.

Dai 15 ai 19 anni, infatti, si è appassionato sia allo sport che all’integrazione alimentare che ne favorisce le performance.

Accumula informazioni attraverso le riviste di settore, come Cultura Fisica, imparando tutto ciò che può e mettendolo, successivamente, in pratica durante gli allenamenti in palestra.

Dopodiché, essendo un tipo molto preciso e puntiglioso, e avendo capito che avrebbe potuto avere un futuro in quel mercato, si mette a studiare in modo approfondito il settore dell’integrazione alimentare.

Tutto questo nel tempo libero lasciato dalla scuola.

Questa strategia gli permette di crearsi le competenze necessarie per lanciarsi nel campo della produzione degli integratori alimentari, partendo dalla camera di casa sua.

L’entusiasmo che lo contraddistingue lo porta a contattare le industrie farmaceutiche per realizzare il suo progetto di creare degli integratori alimentari per sportivi che abbiano un gusto gradevole rispetto a quelli che erano, allora, in circolazione.

Tanta è la passione che ci mette nello spiegare la sua idea ai suoi interlocutori che riesce a coinvolgerli ottenendo da loro, gratuitamente, alcuni chilogrammi di proteine e aminoacidi ramificati.

A questo punto, la camera di casa sua si trasforma nel suo laboratorio di produzione.

Dapprima, si mette a confezionare barattoli da 500g di aminoacidi ramificati e proteine in polvere che inizia a vendere agli atleti delle palestre dell’hinterland milanese.

Ed è subito un successo.

Le richieste del suo prodotto, che ha una qualità superiore rispetto agli altri prodotti in circolazione, aumentano.

Quindi torna dalle due case famaceutiche che gli avevano dato i primi campioni gratuiti e fa i suoi primi acquisti.

Ha, così, i suoi primi fornitori.

Nel frattempo, per realizzare il prodotto che, da sempre, aveva in mente trova un terzo fornitore: un’industria che produce aromi.

Anche in questo caso replica lo schema che aveva applicato in precedenza con le industrie farmaceutiche, cioè farsi dare una prima campionatura del prodotto gratis e, poi, una volta superato il test di mercato iniziare ad acquistare le quantità necessarie per soddisfare le sue esigenze produttive.

I suoi prodotti, una volta aromatizzati, hanno ancora più successo.

Un giorno, però, il suo migliore cliente lo informa che uno dei suoi atleti vorrebbe il prodotto confezionato in capsule anziché in polvere.

In un primo momento l’autore viene colto dal panico, ma subito accetta la sfida e si impegna per esaudire la richiesta.

La qual cosa porta all’ingresso di un quarto fornitore testato sempre con la procedura di cui sopra.

Il cliente rimane, talmente, soddisfatto che aumenta il suo ordine.

Il panico raddoppia.

Ma anche questa volta Emanuele Rissone riesce a soddisfare, brillantemente, le richieste pervenutegli.

La domanda del suo prodotto aumenta ancora e, quindi, l’autore è costretto ad acquistare un macchinario per confezionare le capsule.

Oramai, ha acquisito un certo slancio, ha ampliato il giro di palestre che rifornisce e iniziano ad arrivargli le prime richieste di collaborazione.

A ventun anni compiuti capisce che l’università non gli sta dando nulla e lascia gli studi.

Infatti, sta imparando molto di più su come si gestisce un’azienda dall’esperienza quotidiana.

Il nostro imprenditore ha le idee molto chiare.

Pianifica la sua linea di integratori dopo aver studiato i prodotti made in USA arrivati sul mercato italiano per trovare l’elemento differenziante da proporre ai suoi potenziali clienti.

Una volta pianificata la produzione Emanuele Rissone si rivolge a un’importante impresa di Bergamo per fare produrre la linea di prodotti che si è immaginato.

La sua passione e il suo entusiasmo sono così coinvolgenti che l’azienda accetta di entrare nel novero dei suoi fornitori.

In quel momento, si pone la questione di trovare i capitali necessari per costituire la srl, acquistare gli imballi e le materie prime.

Inizia così il tempo della ricerca dei fondi…

E qui, mio caro lettore, mi fermo per non toglierti il piacere della lettura di questo ebook suddiviso in 7 capitoli più un extra bonus e una parte dedicata agli esercizi il cui scopo è quello di darti i primi rudimenti per poter realizzare la tua idea imprenditoriale.

Se hai letto con attenzione il mio riassunto di parte del primo capitolo del libro e hai una certa dimestichezza col metodo Lean Startup elaborato da Eric Ries, nel 2008, avrai notato che Emanuele Rissone, senza saperlo, ha approcciato il suo progetto seguendo questa metodologia.

Infatti, ha creato un Minimum Viable Product (MVP), cioè un prodotto basico e via via lo ha migliorato seguendo i suggerimenti dei suoi clienti.

Inoltre, una volta creata una procedura vincente l’ha replicata tutte le volte che si rendeva necessario (come, ad esempio, nel caso della ricerca e acquisizione di fornitori).

CONCLUSIONI

Questo eBook, a mio avviso, è un’ottima lettura sia per chi sta iniziando il suo percorso imprenditoriale sia per coloro che sono già imprenditori e vogliono semplicemente migliorarsi o avere delle conferme.

Ovviamente, non basta la lettura di un libro per replicare il successo del suo protagonista.

Ma se si trova il contenuto interessante e utile, il mio consiglio è quello di leggere molte volte il testo fino a quando non si è assimilato i concetti che ci servono e si riesce ad applicarli in modo automatico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Answer The Public

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno strumento delle cui potenzialità avevo trattato, già, in passato: Answer The Public.

Il mio scopo è quello di analizzare in profondità questo tool gratuito che non può mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon imprenditore o libero professionista e che, se affiancato agli strumenti di analisi di Google e al sondaggio realizzato secondo i criteri descritti nel mio ultimo post, permette di avere una mappa ben definita del proprio potenziale mercato e di identificare il tipo di contenuti da far apparire di fronte agli occhi dei propri potenziali clienti.

Buona lettura!

* * *

DEFINIRE IL CONTESTO

Ogni imprenditore o libero professionista che si rispetti prima di affrontare il mercato dovrebbe definire il contesto in cui andrà a operare.

Con questo intendo dire che dovrà analizzare la concorrenza e il pubblico target a cui è rivolto il suo prodotto o servizio.

Answer The Public è lo strumento ideale per conoscere meglio come un potenziale cliente cerca il prodotto o il servizio che si sta vendendo o che si vuole vendere.

In pratica ti permette di entrare nella testa delle persone e di capire il linguaggio che utilizzano per fare le loro ricerche con Google e gli altri motori di ricerca.

All’apparenza questo può sembrare un dettaglio poco importante, ma non è così.

Chi opera in un determinato settore, qualunque esso sia, utilizza un linguaggio tecnico e dà per scontato che anche chi non appartiene alla propria categoria conosca la terminologia in uso nell’ambiente.

Molto spesso quando si visita il sito web, ad esempio, di un avvocato, di un digital marketer o di altri liberi professionisti, ci si imbatte in contenuti che sono scritti più per far capire ai colleghi che si è competenti e si domina la materia che per essere compresi dai non addetti ai lavori.

Oppure, se si tratta di un sito aziendale ci si trova di fronte al solito elenco di caratterisitiche che il prodotto o il servizio possiede.

Invece, per essere efficace la comunicazione di un sito dovrebbe spiegare in che modo si intende migliorare la vita del visitatore attraverso il proprio prodotto o servizio.

Infatti, mettersi al servizio del cliente e portarlo dal punto A in cui si trova, attualmente, al punto B, dove vorrebbe essere, è lo scopo di ogni imprenditore o libero professionista degno di questo nome.

Per far ciò, però devi spogliarti di tutte le credenze che hai sulla tua target audience e metterti nei suoi panni.

Questa cosa la puoi fare attraverso accurate ricerche di mercato, che sono costose sia in termini di tempo che di denaro, oppure puoi sfruttare i dati provenienti dai motori di ricerca.

Le persone, converrai con me, li usano per trovare risposte a ogni tipo di domanda, anche le più inconfessabili.

Questo vuol dire che sono una fonte incredibile di informazioni relativamente a quello che gli individui vogliono realmente, il tutto in tempo reale.

Tutto vero, tutto bello ma c’è un però… analizzare tutta la mole di dati che ci viene riproposta dai motori di ricerca ogni volta che li interroghiamo per trovare gli argomenti che ci interessano consuma un sacco di tempo.

Ed è qui che ci viene in aiuto Answer The Public.

Questo tool ti permette di utilizzare il tuo know how per comprendere come le persone parlano degli argomenti tipici del tuo settore.

Saperlo ti permetterà di scrivere dei contenuti da postare sul tuo sito web in grado di intercettare la domanda consapevole, cioè quella di coloro che sono alla ricerca di una determinata risposta, di un determinato prodotto o servizio.

Ti faccio un esempio per farti comprendere meglio cosa intendo.

Luca ha un negozio che vende attrezzatura subacquea verticalizzato sull’apnea.

Ovviamente, ha anche una piattaforma e-commerce con un blog con un suo piano editoriale.

Sapendo che le principali marche del settore, come ogni anno, stanno per lanciare sul mercato dei nuovi modelli di mute mimetiche per la pesca in apnea usa Answer The Public per comprendere meglio le intenzioni di acquisto degli appassionati.

Così facendo scopre che vi è molto interesse per il mimetismo adatto alla pesca in acque basse.

Questo spunto gli permette di scrivere tutta una serie di post che mettono in evidenza quali sono le migliori mute mimetiche in commercio per la pesca in acque basse in base ai fondali che il pescatore si troverà ad affrontare.

Il risultato finale di questa strategia sarà un aumento di traffico organico verso il blog del suo sito e un conseguente aumento delle vendite del suo e-commerce.

Il fatto di essere stato così specifico, infatti, ha permesso a Luca di apparire sempre nelle ricerce delle persone per quel determinato argomento surclassando i post generalisti dei concorrenti.

In parole povere si è fatto trovare nel posto giusto al momento giusto.

La qual cosa gli conferisce un notevole vantaggio in termini di vendite.

COME OTTIMIZZARE “REALMENTE” LE PAROLE CHIAVE

Non sempre ottimizzare i contenuti trattati nel proprio blog con le parole chiave col volume di ricerca più alto risulta essere la strategia vincente per trovare il proprio pubblico target.

Certamente, il volume di ricerca delle parole chiave è un dato significativo.

Ma non trovi strano che Google da una parte ti fornisca dei suggerimenti quando digiti nella sua casella di ricerca (basati sulla reale esperienza degli utenti, n.d.r.) e dall’altra i suoi tool per l’advertising ti dicano che nessuno sta facendo ricerche con quel termine.

Mmm… C’è qualcosa che non quadra.

Sempre per rimanere nel contesto della pesca in apnea, se digito in Google “arbalete per” la mia ricerca mi dà 5 idee utili per scrivere altrettanti articoli che intercetteranno una domanda consapevole:

  1. arbalete per iniziare

  2. arbalete per tonni

  3. arbalete per principianti

  4. arbalete per tana

  5. arbalete per pesca in tana

Ecco, questo è quello che intendo quando dico che bisogna entrare nella testa dei potenziali clienti.

Una volta che avrai capito quello che vuole il tuo pubblico target non ti resterà che costruire una valida strategia per farglielo avere.

E tutto questo avrà un forte impatto positivo sul tuo business.

LA MIGLIORE STRATEGIA DI CONTENT MARKETING

La migliore strategia di content marketing consiste nel dare valore al tuo pubblico target.

Per far ciò dovrai:

  1. Scoprire da chi è composta la tua audience e, poi, interagire e creare empatia con il tuo pubblico target.

  2. Rendere i tuoi contenuti rilevanti e memorabili.

  3. Fare arrivare i tuoi contenuti di fronte al tuo pubblico target migliorando così la sua vita:

    • Insegnagli qualcosa.

    • Intrattienilo, ispiralo, fallo sorridere.

    • Aiutalo a prendere le giuste decisioni.

    • Rendi la sua vita un po’ più facile.

CONCLUSIONI

Answer The Public è un tool gratuito che non può mancare nella tua cassetta degli attrezzi di imprenditore o libero professionista poiché ti permette di entrare nella testa dei tuoi potenziali clienti.

Utilizzandolo assieme agli strumenti di analisi messi a disposizione da Google e al sondaggio ti permetterà di definire il contesto di mercato che vuoi conquistare con il tuo prodotto o servizio.

E di trovare la chiave di lettura per far comparire i tuoi contenuti davanti al tuo pubblico target ideale il che influenzerà positivamente l’andamento del tuo fatturato.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico