Riviera romagnola: la patria dell’accoglienza. Riminibeach.it sarà a tua disposizione!

Riviera romagnola

Oggi, mio caro lettore, ti propongo un post dedicato alla riviera romagnola.

Lo spunto mi è stato fornito dall’incontro con Ivan Casilli, web marketer di San Marino con grande esperienza nel settore turistico.

Con lui ho potuto parlare a lungo di turismo, delle migliori strategie di comunicazione per promuoverlo, delle ragioni per cui dovrei passare qualche giorno dalle sue parti, visto che non ci sono mai stato, e soprattutto mi ha consigliato per prenotare le mie vacanze senza correre il rischio di spiacevoli sorprese il portale: Riminibeach.it .

Avendo trovato le informazioni che mi ha fornito molto utili gli ho chiesto di scrivermi qualche riga a riguardo da condividere con i lettori del mio blog. E lui ha accettato di buon grado.

Detto ciò,   lascio  la parola ad Ivan:

“Ci sono tanti motivi per cui la riviera romagnola è il posto ideale per ognuno. In primis, il fatto che rappresenta da decenni un territorio pronto a soddisfare le esigenze di tutti.

Un ventaglio dalle mille sfaccettature che rispondono ad ogni preferenza: dagli infiniti litorali rilassanti alla vita notturna, per non parlare poi della storia e della cultura che valorizza la riviera e dei vari centri storici di epoca romana che affascinano tantissimi turisti ancora oggi.

Il mare adriatico, anche se non è paragonabile a quello del resto del Mediterraneo, offre un grande scenario, perfetto, con le sue spiagge chilometriche per le famiglie e i bambini.

Quello che di certo non è paragonabile a qualsiasi altro posto è l’ospitalità, il calore e la passione con cui i romagnoli ospitano milioni di turisti ogni anno.

Fondamentale per il proprio soggiorno, sia di svago che di lavoro, è scegliere la struttura più adatta ad ogni esigenza.

Per questo, Riminibeach.it è il portale che potrà accontentare ogni tipo di utente.

E’ un servizio eccellente, organizzato al dettaglio per poter facilitare la navigazione e rendere ogni servizio il più trasparente e chiaro possibile.

Grazie ai filtri che sono stati inseriti si potrà scegliere la struttura in base alle varie esigenze.

Potrete vedere una selezione di hotel suddivisi per stelle e posizione per chi non può rinunciare alla comodità e al comfort.

Si possono scegliere alberghi in base alle recensioni e ai giudizi oppure in base ad ogni tipo di servizio offerto, come il parcheggio, l’area bimbi, la spa, la presenza di strutture per disabili e tantissimo altro.

Un grande vantaggio di Riminibeach.it è quello di rimanere sempre aggiornato sulle offerte, anche Last Minute, delle strutture.

Inoltre, in una sezione del portale si potranno visualizzare tutti gli eventi e le notizie inerenti al territorio della riviera romagnola : fiere, mostre, gite, eventi sportivi e di ogni altro tipo per ogni gusto ed età!

E’ importante essere consigliati e sapere che cosa succederà durante il soggiorno nella zona scelta, così da impiegare il proprio tempo nel migliore dei modi.

Inoltre, esiste anche una sezione dedicata al tempo libero in cui vengono consigliati locali, ristoranti, outlet per lo shopping e itinerari di ogni tipo: in bicicletta, da trekking, culturali, enogastronomici e turistici.

Il portale, infine, per ogni località della riviera propone diverse alternative di soggiorno per soddisfare le preferenze di tutti.

Vengono presentati hotel, residence e anche appartamenti per chi preferisce sentirsi in vacanza come a casa nella più totale autonomia.

Riminibeach.it è un portale sicuro che richiede solo il 30% del pagamento al momento della prenotazione, con la possibilità di contattare l’assistenza, sempre online, per qualsiasi informazione.

Il pagamento dovrà essere effettuato tramite bonifico bancario o carta di credito e per chiunque decida di usufruire di questo servizio ci sarà uno sconto del 5% .

Con tutti questi plus non potete sbagliare! Grazie a Riminibeach.it sceglierete la struttura migliore per voi.

La riviera romagnola vi aspetta con lo stesso calore di sempre, trasmettendovi il buon gusto anche a tavola con la sua piadina nei locali più In delle città ma anche in quelli più tipici.

Vi aspettiamo!”

Cookie Law. Habemus Banner

Finalmente, dopo un lungo conclave WordPress ha rilasciato il widget che permette a tutti i blogger che utilizzano la piattaforma WordPress.com di mettersi in regola con la legge vigente.

Cosa devi fare?

Prima di tutto, crea, se non lo hai già fatto, una pagina dedicata alla Cookie & Privacy Policy.

Questo passaggio è molto importante poiché nel banner dovrà essere inserito il link alla suddetta.

Per quanto riguarda il contenuto della pagina puoi prendere spunto dalla mia.

Ricordati, però, di inserire nella tua Cookie Policy i link alle Privacy Policy di tutti i tasti e widget social che utilizzi, oltre a quello diretto alla pagina di Automattic.

Fatto ciò, per avere il proprio banner basterà entrare nel Pannello di Controllo (dashboard) cliccare su Aspetto ==> Personalizza ==> Widget.

Una volta giunti in questa sezione seleziona EU Cookie Law Banner ed aggiungilo all’area widget a piè di pagina oppure per quei temi che non la supportano in quella della barra laterale (comparirà ugualmente a fondo pagina, n.d.r.).

A questo punto il gioco è fatto. Infatti, ti basterà seguire i seguenti passaggi:

  1. Apri il widget;

  2. Scegli la modalità con cui il visitatore accetterà l’utilizzo dei cookie;

  3. Stabilisci il colore del banner. Le opzioni sono solo due: Trasparente o Nero;

  4. Personalizza il messaggio che apparirà al visitatore;

  5. Inserisci il link alla tua pagina Cookie Policy nell’apposito spazio e poi scegli personalizza (ti suggerisco di far così poiché ho notato che seguendo la via più logica il widget non accettava l’url e lasciava quello predefinito, n.d.r.);

  6. Personalizza il testo che rimanda alla tua policy e quello che apparirà sul bottone d’accettazione;

  7. Salva il tutto.

A questo punto potrai eliminare il testo provvisorio o il banner “fai da te” che, in attesa della fumata nera da parte di WordPress, avevi posto in essere per tentare di essere in regola con le direttive dell’Autorità Garante, goderti il tuo blog e dormire sonni tranquilli.

Cookie Law. Aggiornamento finale

Come direbbe Shakespeare “Molto rumore per nulla”.

La Cookie Law, che tanto in ambasce ha messo chi come me possiede un blog su WordPress e non solo, si può rispettare facilmente come ben ci spiega Angelo Cerrone nel suo ultimo aggiornamento ed a cui rimando per un approfondimento.

Breve riassunto per chi, ancora, non sa di che cosa sto parlando.

Sicuramente, navigando in Rete, di recente, avrai notato che appena apri, per la prima volta, la pagina di un sito web o di un blog ti appare un banner che ti avvisa che sta utilizzando dei cookie.

Il banner, altresì, ti informa che continuando a scorrere la pagina o cliccando sull’apposito bottone “Accetto” dai il tuo consenso all’utilizzo di tali strumenti; inoltre, per chi vuole saperne di più mette a disposizione un link alla pagina sulla privacy dove viene spiegato nel dettaglio che tipo di cookie sono utilizzati dal sito in questione e come disattivarli qualora non si gradisse essere “spiati” durante la navigazione del suddetto.

Ebbene, questo fiorire di banner sui cookie è dovuto ad una direttiva europea volta a tutelare la privacy dei cittadini europei che navigano in Internet, a cui il legislatore italiano si è adeguato con una legge con qualche punto di difficile interpretazione.

Ricordo che tale legge e la successiva direttiva del Garante della Privacy che impongono a tutti i siti e blog di informare i visitatori dell’utilizzo dei cookie entra in vigore al passaggio tra il 2 giugno ed il 3 giugno 2015 e che per chi non vi si adegua ci sono multe salatissime.

Tutto ciò premesso, se l’adeguamento alla norma di legge è abbastanza facile per coloro che hanno un proprio spazio web tale non lo è sembrato, ad una prima lettura del testo, per coloro che hanno un sito o blog su WordPress.com che non sono proprietari dello spazio che utilizzano né del CMS.

Mentre, ora si ha la certezza che per adeguarsi alla direttiva del Garante chi ha un blog o un sito su WP dovrà, semplicemente, imitare quello che ho fatto io.

Infine, ti ricordo che per essere perfettamente conforme alla legge, mio caro lettore, devi aggiungere al testo dell’informativa questo codice HTML , gentilmente fornitomi da Angelo, che rimanda alla normativa sulla privacy di Automattic:

<a href=”http://automattic.com/privacy “>leggi qui</a>

Buon blogging!

Aggiornamento del 07-06-2015:

Il Garante della Privacy ha confermato che per coloro che hanno un sito od un blog su WordPress l’obbligo di legge cade in capo ad Automattic come si evince dal punto 3 dell’informativa emessa in data 05-06-2015. (leggi qui)

Aggiornamento finale (01-07-2015):

Finalmente, WordPress ha rilasciato il widget col banner che ci mette in regola con le direttive del Garante della Privacy. Per maggiori info leggi il mio ultimo articolo a riguardo. Con oggi la questione è definitivamente chiusa.

Come utilizzare volantini pubblicitari e brochure in modo efficace

Ho deciso di scrivere questo post poiché per l’ennesima volta mi sono trovato per le mani della pubblicità indesiderata.

Infatti, spero che, dopo aver letto questo mio articolo, quelli tra di voi che sono usi promuoversi con gli strumenti che ora andrò a descrivere capiscano come farlo in modo efficace.

Sarà capitato anche a te, mio caro lettore, di trovare nella tua cassetta delle lettere brochure e volantini che pubblicizzano svendite, prodotti, servizi ed attività varie.

Il 99,9% delle volte farai come me e getterai il tutto nella raccolta differenziata senza nemmeno leggerne il contenuto.

Nello 0,1% dei casi leggerai il volantino o la brochure e, subito dopo, la butterai via.

Pochissime volte conserverai questo materiale pubblicitario e lo utilizzerai.

In quest’ultimo caso, se si tiene conto dell’arco di vita di una persona, si parla di una percentuale tendente allo zero.

Certamente, mio caro lettore, ti sarà anche capitato di trovare una brochure o un volantino sotto il tergicristallo della tua auto oppure di essere fermato per strada da una persona che ti ha rifilato questo tipo di materiale pubblicitario.

In tutti questi casi, se sei una persona sensibile ai temi dell’ecologia e del decoro urbano avrai buttato il tutto in un cestino per la raccolta differenziata della carta, in caso contrario l’avrai gettato per terra, il più delle volte, senza leggere, se non distrattamente, il messaggio che ti è stato appena proposto.

Tutto quello che ho descritto qui sopra è interruption marketing. Cioè una pubblicità che interrompe un’attività che stiamo facendo per cercare di venderci qualche cosa che o non ci serve oppure che acquistiamo, già, da qualche altro fornitore.

In parole povere si tratta di una sottile forma di violenza che nella maggioranza dei casi non porta al risultato sperato dall’autore del messaggio pubblicitario, poiché a nessuno piace essere disturbato mentre è intento a fare le sue cose. Giusto?

Pensare di fare della pesca a strascico distribuendo volantini e brochure su larga scala ha come unico effetto quello di far arricchire le tipografie e le società che si occupano della loro distribuzione, e di impoverire le tasche dell’imprenditore.

Infatti, investire dei soldi in una strategia pubblicitaria come quella che ho descritto poc’anzi ha dei ritorni minimi e, a volte, nulli.

Vediamo, invece, quando questo tipo di materiale pubblicitario risulta efficace.

Esso è utile solo nel caso in cui è ben definito il target a cui il messaggio pubblicitario è diretto.

Gli esempi sottostanti chiariranno meglio il mio pensiero:

  • Se con la nostra azienda partecipiamo ad una fiera di settore troveremo senza ombra di dubbio orecchie attente a ciò che stiamo dicendo. In questo caso colui che riceverà una brochure od un volantino sarà più facile che lo conservi per poi analizzarlo con più calma una volta a casa o in ufficio.

  • Un altro caso in cui i volantini o le brochure fanno il loro dovere è quello in cui si ha una postazione fissa in una zona di forte passaggio. Se, ad esempio, sono un noleggiatore di motoscafi ed ho la mia postazione sul lungomare di una località turistica sarà facile che coloro che passano davanti al mio gazebo si fermino per chiedere informazioni e prendano con sé il nostro materiale pubblicitario per poi ricontattarci, più tardi, per prenotare il motoscafo.

In entrambe le situazioni le persone a cui si inocula il messaggio pubblicitario hanno già una qualche forma di interesse in ciò che gli si va a proporre. Ciò rende più facile la loro conversione da potenziale cliente a cliente.

In conclusione, mio caro imprenditore, artigiano o lavoratore autonomo in cerca di nuova clientela, lascia la pesca a strascico a coloro che di professione fanno i pescatori e cerca di definire al meglio il tuo target.

Dopodiché vai nei luoghi frequentati dai tuoi potenziali clienti e raggiungili con il tuo materiale pubblicitario.

In questo modo aumenterai le tue possibilità di concludere la tua vendita.

Ed ora, mio caro lettore, lascio la parola a te. Se hai qualche altro suggerimento da dare aggiungi un tuo commento.

L’arte del follow up

Oggigiorno fare follow up, cioè tutte quelle attività di comunicazione che seguono il primo contatto con il nostro interlocutore, è diventato ancora più essenziale che in passato.

Il follow up è bidirezionale poiché deve essere eseguito sia che sia tu a dover ottenere qualcosa da qualcuno sia a parti invertite.

Ma andiamo con ordine.

Le situazioni più comuni sono:

  • tu contatti una persona perché vuoi qual cosa da lei;

  • tu sei contattato da qualcuno che vuole ottenere da te qualche cosa.

Ed in entrambi i casi vieni lasciato sospeso in un limbo senza risposte.

Ultimamente, ti sarà capitato di telefonare ad un fornitore per chiedere un preventivo e di dover attendere a lungo la sua risposta. Vero?

In quel frangente ti sarai domandato: “Visto che tutti si lamentano della crisi, perché non mi risponde velocemente dato che gli sto offrendo un’opportunità di guadagno?”.

Sai come mai accade ciò?

“Sono tutti molto impegnati e non hanno trovato, ancora, il tempo per rispondermi”, mi dirai.

Risposta sbagliata!

“Allora si sono dimenticati di ricontattarmi”, mi risponderai.

Sbagliato!

Svegliati, amico! La verità è che agli altri non importa nulla del tuo tempo.

Il tuo tempo, cioè ciò che nessuna persona ti potrà restituire e quindi una delle cose più preziose che possiedi, per loro non ha alcuna importanza.

A questo punto se vuoi ottenere una qualsivoglia risposta devi dare per scontato una qualche attività di sollecitazione ed in alcuni casi dovrai essere particolarmente insistente.

Alcune persone si sentono a disagio nel far ciò poiché non vogliono appiccicarsi addosso l’etichetta di scassaminchia, come direbbe Pif.

Ma farsi questo genere di scrupoli non porta da nessuna parte. Il risultato finale è che diventerai verde di rabbia come l’Incredibile Hulk! e basta.

In un mondo ideale ad una domanda seguirebbe sempre una risposta. Questo nella realtà, però, non accade.

Quindi abbandona ogni scrupolo. Impara dai bambini che insistono fino a che non ottengono ciò che vogliono oppure fino a quando non riesci a persuaderli a desistere da loro intento.

In ogni caso il bambino ha ottenuto la sua risposta. Il cerchio è chiuso.

I bambini sono un fulgido esempio di tenacia e determinazione.

Le persone tenaci e determinate piacciono, e nove volte su dieci portano a casa il risultato.

Come ho accennato poc’anzi la cosa bella del follow up è che funziona in ambo le direzioni.

Ad esempio, se per caso fossi tu a dover fare qualche cosa per il tuo interlocutore potresti stupirlo tenendolo regolarmente informato su ciò che stai facendo per lui.

Ti garantisco che otterrai un effetto Wow!

Oggi nessuno si aspetta un servizio del genere e quando lo si riceve se lo si ricorda a lungo.

Inoltre, stai sicuro che il beneficiato parlerà ai suoi amici di te e del modo efficiente in cui hai gestito il rapporto tra di voi intercorso.

Raggiungi così due effetti:

  • Se il tuo interlocutore è anche un tuo cliente lo fidelizzerai a vita;

  • In più ottieni un sacco di pubblicità gratuita.

Quindi, amico caro, te lo dico da amico abbandona ogni forma di timidezza e datti al follow up.

Hai solo da guadagnarci!

5 Regole per una comunicazione efficace

Dagli albori dell’umanità comunicare è una delle attività principali degli esseri umani.

Oggigiorno, grazie ad Internet ed ai Social Network siamo immersi in un oceano comunicativo che ci rende indifferenti.

Si veicolano miliardi di contenuti.

Il contenuto è il re e fare un’eccellente comunicazione significa vincere elezioni, vendere più beni e servizi, ed affermarsi come personaggio pubblico.

Il miglior comunicatore è colui che, nove volte su dieci, vincerà tutta la posta in gioco.

PREMESSA

Per lavoro e per passione leggo molto ed esploro il web alla ricerca di materiali interessanti che mi arrichiscano dal punto di vista culturale e professionale.

Spesso mi capita di trovare contenuti di valore veicolati da un linguaggio povero ma, soprattutto, poco rispettoso delle regole grammaticali e di sintassi. La qual cosa rende meno pregiata l’informazione che si vuole trasmettere e danneggia la reputazione della persona o dell’azienda che comunica il messaggio.

In questo articolo stilerò cinque regole che, a mio avviso, devono essere tenute presenti se si vuole fare una buona comunicazione.

REGOLA N. 1

Chi comunica deve:

  • farsi capire;

  • trasmettere valore;

  • farsi ascoltare.

REGOLA N. 2

Colui che comunica deve controllare la grammatica e la sintassi del messaggio che trasmette.

Infatti, un testo ed un eloquio ben curato fanno una buona impressione su chi legge o ascolta.

REGOLA N. 3

Il messaggio che si veicola deve dare valore, cioè deve arricchire chi lo riceve.

La gente non presta più attenzione al classico spot pubblicitario in cui si elogia il prodotto, il servizio o l’azienda.

Oggi le persone vogliono capire come cambierai in meglio la loro vita. E se non mantieni quello che dici, grazie ad Internet comunicheranno la loro pessima esperienza agli altri danneggiando la tua reputazione.

REGOLA N. 4

Giacché il livello di attenzione di una persona normale è di 10 minuti bisogna mantenere viva la sua attenzione.

Per far ciò si devono spiegare concetti complessi con esempi semplici.

Inoltre, si può sfruttare l’arte dello storytelling. Infatti, le persone sono maggiormente coinvolte da una storia vera o verosimile che dalla semplice enunciazione di una teoria.

REGOLA N. 5

Non bisogna ripetere all’infinito lo stesso concetto.

È vero che la ripetizione di un messaggio aiuta a fissarlo nella mente del nostro interlocutore, ma farlo per troppe volte è un chiaro segnale del fatto che si ha poco da dire e ciò danneggia la reputazione del comunicatore.

CONCLUSIONE 

La comunicazione è un’attività complessa e le regole che la governano non si esauriscono certo nell’esiguo elenco da me proposto. Ma esse possono essere la base su cui erigere le fondamenta per veicolare in modo efficace il proprio messaggio e farsi ascoltare.

E tu, mio caro lettore, quali regole aggiungeresti al mio elenco?

Una pagina Facebook ben gestita: Hello Bank!

Oggi, miei cari lettori, vi parlerò della fan page su Facebook di Hello Bank!, banca digitale del gruppo BNL BNP PARIBAS. 

Già il nome scelto per questa nuova realtà suscita in me gioiosi ricordi poiché mi riporta alla mente il mitico cartone animato Hello! Spank. 

La prima impressione che ho avuto, una volta, giunto sulla suddetta fan page è stata molto positiva. Infatti, vi ho trovato un ambiente fresco e ben seguito. Gli articoli proposti ai visitatori, tratti dal blog del sito aziendale, sono attuali e, soprattutto, danno loro valore aggiunto, poiché non riguardano solo i servizi bancari proposti alla clientela o la gestione del risparmio, ma anche argomenti come gli strumenti online per creare un CV più efficace o il bike sharing. Il tutto accompagnato da post con interessanti infografiche.

Visto che è una pagina giovane, nel senso che è attiva da pochi mesi, mi sono preso la briga di scorrerla fino alle sue origini per cercare di capirne le strategie di comunicazione. 

Da quel che ho visto mi sono reso conto che lo staff preposto alla comunicazione digitale sa il fatto suo. Alcuni dei suoi membri, tra l’altro, ci vengono presentati attraverso i video.

La fan page è incentrata sul cliente attuale e potenziale. Il linguaggio utilizzato è targetizzato sull’utente di Facebook. Il che vuol dire che la comunicazione è virata sull’infotainment in modo da informare, educare e, contemporaneamente, divertire chi trascorre del tempo sulla pagina.

Ovviamente, essendo nata da poco Hello Bank! si trova ancora in una fase di rodaggio. Quindi è facile imbattersi in post contenenti i reclami dei clienti per i disservizi subiti: la maggior parte dei quali riguardano i tempi di attivazione del conto corrente.

Peccati di gioventù che seguendo il flusso dei commenti postati dagli utenti si evince essere in fase di soluzione.

In conclusione, la pagina che ho analizzato è nel suo complesso ben strutturata, ha un tono leggero e tratta argomenti noiosi, ma essenziali per imparare a gestire il proprio bilancio, con un taglio giovanilistico volto a catturare l’attenzione della generazione digitale, ma non solo. È seguita da uno staff ben preparato e molto disponibile. Ed è, a mio avviso, un utile strumento di educazione finanziaria.

Come non gestire le lamentele attraverso la propria pagina Facebook

Di recente, ho avuto un problema con la Vodafone, operatore telefonico a cui sono legato da anni e con cui mi sono sempre trovato bene.

In breve, i fatti sono i seguenti. Il 6 dicembre 2013 fui contattato da una commerciale del servizio business che mi propose il passaggio ad un piano telefonico più vantaggioso rispetto a quello che stavo utilizzando. Feci presente alla gentile signorina del call center che non erano ancora passati i due anni dal mio ultimo cambio di piano tariffario quindi avrei aderito alla proposta solo nel caso in cui non mi fosse stata addebitata la penale prevista dal contratto in essere.

L’operatrice mi garantì che non mi sarebbe stata addebitato nessun costo oltre i € 19,00 per il cambio tariffario. Convinto accettai di fare il passaggio.

Nel medesimo giorno contattai il servizio clienti aziendali della Vodafone per chiedere una spiegazione sul nuovo piano e di nuovo, chiesi alla mia interlocutrice la conferma della non applicazione della penale per la cessazione anticipata della vecchia tariffa. Ancora una volta venni rassicurato sul fatto che non vi erano penali da pagare.

In questi giorni mi è arrivata la bolletta e con mio stupore ho scoperto che la penale oggetto della discussione di allora mi era stata addebitata. Chiamo subito il servizio clienti aziendali che mi dice che sono consci del problema che ha colpito tutti i clienti che hanno aderito al nuovo piano. Questo disservizio, ho scoperto più tardi parlando con un altro operatore, è stato causato da un bug nel sistema informatico dell’azienda.

La soluzione prospettatami era quella di pagare la bolletta con l’importo errato e nelle bollette successive mi sarebbero stati riaccreditati i € 100,00 pagati in più rispetto a quanto dovuto.

Dopo averci riflettuto un po’ sono giunto alla conclusione che tale soluzione nascondeva un finanziamento involontario da parte mia e di tutti gli altri clienti vittime del medesimo disservizio alla Vodafone, la qual cosa non mi andava proprio giù.

Quindi contatto, di nuovo, il servizio clienti per chiedere l’emissione di una nota di credito a mio favore per quanto non dovuto. Mi viene risposto che la politica aziendale non prevede tale possibilità. Al che io ho risposto che non avevo nessuna intenzione di finanziare una ricca società telefonica che mi aveva causato un disguido in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.

Conclusione: tutti gli operatori con cui ho parlato mi hanno dato ragione. Io non pagherò la bolletta attuale e salderò quanto effettivamente dovuto solo nella successiva. In pratica dovrò auto-tutelarmi giacché l’azienda non può venirmi incontro.

Tutta questa esperienza ha confermato l’opinione che nel corso degli anni mi sono fatto sugli addetti del servizio clienti aziendali della Vodafone: sono gentili e preparati. Ma mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. 

A questo punto ho voluto fare un piccolo esperimento riproponendo il mio reclamo via Facebook e Twitter per capire come sarebbe stato gestito.

Per prima cosa ho visitato la pagina di Vodafone Italia su Facebook per capire cosa si diceva del disservizio che mi era capitato, visto che non ero stato l’unica vittima.

Con mia sorpresa l’azienda non aveva anticipato i clienti aziendali spiegando loro quello che era accaduto e la soluzione che aveva adottato per risolvere la cosa.

Molto strano visto che avevo saputo dagli operatori che avevano ricevuto l’input di contattare le vittime del disservizio prima che questi inondassero di proteste i call center.

Inoltre, non c’erano post di clienti infuriati per quanto gli era successo. Cosa ancora più strana.

La pagina principale della loro fan page è essenzialmente dedicata alla promozione dei prodotti. Ma se la si scorre con attenzione si noterà che diversi commenti ai post sono lamentele di clienti insoddisfatti a cui l’azienda risponde, il più delle volte, con un messaggio standard contenente il link ad un’app per la compilazione di un form al fine di inoltrare il reclamo al servizio clienti.

Le lamentele dei clienti si trovano in un settore più appartato. Quello dei messaggi all’azienda che risponde col messaggio standard di cui sopra. Ora, quest’area seminascosta se fosse utilizzata meglio potrebbe dare numerosi spunti per migliorare il servizio offerto. Attualmente, manca totalmente di empatia. Chi risponde al cliente non si immedesima nel disagio che esso subisce e la risposta standardizzata sortisce come unico effetto quello di far irritare ancora di più l’interlocutore portandolo ad abbandonare Vodafone. 

Tra l’altro alcuni ex clienti dell’operatore telefonico nei loro commenti evidenziano come una volta passati ad un nuovo operatore vengano molestati dai commerciali dell’azienda al fine di farli tornare sui loro passi.

Quindi ho agito nel seguente modo. Ho pubblicato il mio reclamo sulla pagina principale avvisando l’azienda che se non avessi ottenuto soddisfazione avrei continuato la mia battaglia sia online sia offline. Ho fatto ciò per capire come la situazione di crisi sarebbe stata gestita dai loro PR digitali.

Dopodiché ho fotografato il post e l’ho twittato con i seguenti hashtag: #VodafoneIT e #crisi. 

Risultati ottenuti in 24 ore: il post su Facebook è stato cancellato e il mio tweet non ha avuto risposta.

A questo punto la mia reazione è stata quella di twittare il mio disappunto per la cancellazione del post.

Risultato finale: nessuno dell’azienda s’è fatto vivo con me. In compenso ho catturato l’attenzione di diverse persone.

Ho voluto fermare qui l’esperimento poiché, ormai, era ovvio che il presidio dell’azienda sui social network era quasi inesistente ed inadeguato. 

A mio avviso, se un problema tecnico causa un disservizio a molti clienti si può ragionevolmente presumere che troverà una valvola di sfogo sui social network e che ciò danneggerà, se mal gestito, la reputazione del brand.

La soluzione migliore sarebbe stata quella di allertare il proprio ufficio di Pubbliche Relazioni per fargli monitorare la Rete e pubblicare sui vari social in cui si è presenti delle scuse, la spiegazione di ciò che era accaduto e la soluzione proposta dall’azienda per risolvere i problemi causati ai suoi clienti aziendali.

Se voi foste stati al posto della Vodafone come vi sareste mossi?

Web Marketing 2.0: come utilizzare WhatsApp per promuovere un hotel

Oggi, miei cari lettori, voglio condividere con voi alcune riflessioni che prendono spunto da una case history di successo di cui sono venuto a conoscenza confrontandomi con alcuni colleghi.

In breve, la storia è questa. Poco prima dell’inizio della scorsa stagione estiva un albergatore di Rimini si è rivolto alla Web Agency che cura il portale www.info-alberghi.com chiedendo ai suoi titolari di escogitare una soluzione per incrementare le prenotazioni del suo hotel, le quali stavano andando a rilento a causa della crisi e del clima inclemente che continuava ad imperversare.

Durante il brainstorming focalizzato sulla risoluzione del problema posto dal cliente uno dei membri dello staff dell’agenzia suggerisce di associare all’albergo un contatto su WhatsApp. Nel giustificare la sua idea il ragazzo è partito dal fatto che lui ed i suoi amici erano dei forti utilizzatori di questo instant messenger e così pure gli amici dei loro amici.

Tenuto conto che WhatsApp ha 300 milioni di utenti, i quali si scambiano giornalmente una media di 27 milioni di messaggi, è facile capire che ci si trova di fronte ad una consistente massa di potenziali clienti.

A questo punto la Web Agency contatta il cliente e gli comunica le sue proposte di web marketing tra cui la soluzione suddetta, che viene subito accolta dalla proprietà dell’hotel anche perché a costo zero rispetto alle altre prospettate.

Alla fine l’esperimento si è rivelato un vero e proprio successo. Infatti, l’albergatore ha ricevuto nell’arco dell’intera stagione estiva più di 200 messaggi, la maggioranza dei quali si sono trasformati in prenotazioni e soggiorni.

La cosa che ha colpito maggiormente il proprietario dell’albergo è stata la facilità con cui ha interagito coi potenziali clienti. 

In questo caso il connubio WhatsApp, smartphone e tablet ha abbattuto le naturali barriere che ci sono tra le persone ed ha permesso l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra l’albergatore ed i prospect facilitando la trasformazione del contatto in prenotazione.

Ovviamente, la mole di contatti sviluppati è stata proporzionale a quella degli utenti del portale turistico riminese, che ho menzionato in precedenza, il quale ha fatto da vetrina. Senza questo effetto di trascinamento, forse, i risultati sarebbero stati inferiori.

Questa storia dimostra come il web marketing 2.0, se utilizzato correttamente, può portare al successo aziende che operano in settori, oramai, maturi come quello dell’ospitalità dove la concorrenza è fortissima. 

Il classico Oceano Rosso, come lo definirebbero gli studiosi Kim e Mauborgne, autori del libro “Strategia Oceano Blu”, in cui le aziende si contendono la stessa domanda esistente erodendo quote di mercato a scapito delle concorrenti. 

Il solo fatto di essere su WhatsApp ha differenziato l’hotel in questione dagli altri presenti sul portale riminese di cui sopra conferendogli un vantaggio competitivo che lo ha portato ad andare a cercare nuovi clienti là dove essi trascorrono il loro tempo, dimostrando apertura al dialogo. La qual cosa ha premiato l’albergatore lungimirante con un aumento di fatturato.

Oggigiorno, miei cari lettori, per cambiare il destino della propria attività basta veramente poco. Però ci vuole coscienza del fatto che bisogna aprirsi al nuovo ed abbandonare la strada seguita fino ad ora di una comunicazione unilaterale che ha fatto il suo tempo. Ma se non siete in grado di sfruttare nel modo migliore gli strumenti offerti dal web affidatevi a persone competenti.

Organizzare il proprio spazio su Pinterest

Pinterest è il Social Network del momento. Ha un alto tasso di penetrazione presso il gentil sesso ed, oltre ad essere un divertente passatempo che permette di collezionare immagini tratte da Internet oppure caricate dai propri device, è un’ottimo strumento per il visual marketing. Per questo motivo molte aziende si sono, già, posizionate o si stanno posizionando su di esso.

A prima vista questo nuovo social network sembra uno strumento molto facile da utilizzare. Infatti, la call to action è semplice: si creano delle board oppure si utilizzano quelle, già, predisposte di default e vi si caricano le nostre immagini preferite. Inoltre, si seguono le board di altri partecipanti che hanno gusti simili ai nostri ed, a volte, si repinnano sulle nostre pinboard le immagini di  coloro che seguiamo che più ci sono piaciute o si lascia su di esse un “Like” od un commento. E  così facendo col tempo ci si crea un proprio gruppo di follower.

L’obbiettivo che le aziende si prefiggono è, quindi, quello di procacciarsi un ampio seguito che si trasformi in clienti ed in strumento di promozione indiretta dei loro prodotti attraverso il passaparola nel mondo reale e la diffusione delle immagini grazie ai repin in quello virtuale. Per far ciò non basta, però, caricare le fotografie dei beni che si vendono corredate da un link al proprio portale aziendale di e-commerce e del prezzo di vendita. Le immagini dei prodotti dovranno rispondere a canoni ben precisi e  cioè essere molto più curate rispetto a quelle presenti in un normale catalogo aziendale o sul proprio sito istituzionale.

Ricordatevi sempre che uno still life ben curato cattura l’attenzione dell’osservatore, lo trasforma in un nostro follower e fa sì che esso diffonda l’immagine del nostro prodotto tra il suo seguito.

Quindi se siete un’azienda investite qualche risorsa in un buon fotografo. Ciò che spenderete, col tempo, vi garantirà un buon ritorno. Inoltre, la cura dell’immagine del vostro prodotto, fosse anche un semplice bullone, vi garantirà di differenziarvi dai vostri competitor.

Bisognerà, inoltre, dare una corretta denominazione alle proprie board ed organizzarle in modo adeguato secondo il grado d’importanza che diamo al prodotto in essa mostrato (ad es. se abbiamo creato una board denominata “Chiodi” in automatico l’algoritmo di Pinterest, che cataloga le board in ordine alfabetico, la porrà prima di quella denominata “Martelli”, se tale soluzione non è di nostro gradimento basterà posizionare il puntatore del mouse sulla board “Martelli”, clickare il tasto sinistro del mouse e mantenendolo premuto trascinarla nella posizione antecedente alla board “Chiodi”).

Mentre organizzate il vostro spazio ricordatevi che il cervello di noi occidentali vede le immagini e le cataloga per grado d’importanza secondo il seguente schema:

1) Da sinistra a destra;

2) Dall’alto verso il basso.

Per tale motivo dovremo sempre porre la board che riteniamo più importante nella zona in alto a sinistra del nostro spazio a questa faremo seguire la seconda per ordine d’importanza e così via.

Inoltre, ricordatevi sempre di creare un buon colpo d’occhio. Bisogna che la successione delle pinboard dei prodotti segua un filo logico e non assomigli ad un’accozzaglia messa lì a caso. Ad esempio potete usare il colore come fil rouge nell’organizzare la vostra successione di board. Infatti, se tutte le cover di ogni singola pinboard avranno il medesimo colore predominante cattureranno più facilmente l’attenzione del visitatore ed avremo maggiori probabilità che esso diventi un nostro follower.

 A questo punto non mi resta che augurarvi: Happy Pinning!

Se avete qualche altro suggerimento utile per gli utilizzatori di Pinterest lasciate un commento. Qualora, invece, abbiate bisogno di una consulenza personalizzata non fatevi scrupolo nel contattarmi.