Giorgio Valleris: Professione Media Manager

Giorgio Valleris, Media Manager

Giorgio Valleris

Oggi, mio caro lettore, ti presentarò attraverso la mia intervista Giorgio Valleris, professione: Media Manager.

Ci siamo conosciuti lavorando su un bel progetto imprenditoriale e fin da subito ho apprezzato la sua competenza nel campo del copywriting, settore che riveste un ruolo fondamentale per i business che vogliono crescere grazie a Internet.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 38 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Monza. Mi sono trasferito qui da una decina d’anni. Prima vivevo alle porte di Milano, ma ho scelto di allontanarmi un po’ dal capoluogo, in perfetto stile “scappo dalla città”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Un percorso tortuoso, così come alle volte lo è la vita.

Ho studiato ragioneria e, poi, ho scelto di iscrivermi a mediazione linguistica e culturale alla Statale di Milano.

Una volta laureato ho iniziato a fare il cronista per alcuni giornali locali e nei week end ho seguito un Master in Media Relations alla Business School de Il Sole 24 Ore.

Grazie al cielo ho scelto di non seguire la contabilità di nessuna azienda, appena diplomato. Altrimenti, sai che disastri avrei combinato tra spese, ricavi, bilanci e conti economici? No, me la cavo meglio con le parole che con i numeri.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale?

Come ti dicevo ho iniziato a fare il cronista per alcuni periodici locali appena laureato. Una bella esperienza.

Chi dice che fare il giornalista è meglio che lavorare avrà anche ragione, ma io ne ho passate di sere e week end tra consigli comunali, sedi di quartiere e interviste varie.

Poi ho lavorato per 8 anni nel Consiglio regionale della Lombardia come addetto stampa per un gruppo politico: all’inizio è stata davvero dura perché avevo responsabilità enormi e nessuna esperienza. Devi farti le ossa. E senza fartele rompere. Se ci riesci, dal punto di vista professionale compi un vero salto di qualità.

Nel 2013 ho iniziato la mia carriera come freelancer: tanto copywriting per i clienti più diversi, qualche ufficio stampa qua e là, collaborazioni giornalistiche con tv e testate.

Una svolta (termine abusatissimo da noi copy) a livello professionale e personale. Non tornerei mai indietro!

Qual è il cappello che indossi più spesso tra i tanti ruoli che rivesti?

Oggi, senz’altro quello di copy. Se mi guardo allo specchio è quello che mi sta meglio perché è il mio cappello preferito. Se è comodo non ti saprei dire, certi giorni quando non hai l’ispirazione ti sta stretto da farti venire mal di testa, ma quando s’accende quella classica lampadina, indossarlo è meraviglioso e me lo si legge in faccia.

Che cosa ti affascina di più dell’uso della parola?

Una sola virgola può stravolgere il senso di una frase, immagina cosa può fare una parola al posto giusto.

L’ho imparato studiando da copy ma anche intervistando i personaggi più diversi e lavorando nell’ambito della comunicazione politica.

In realtà non m’innamoro del claim o dello slogan fine a se stesso, ma delle sensazioni che provocano leggendoli. Quando capisci che quelle due o tre parole, messe insieme in quell’ordine e in quel contesto, hanno un potenziale enorme. È questo che m’affascina di più.

Come ha rivoluzionato la tua attività l’avvento della Rete?

La rivoluziona ogni giorno. Quando pensi di averci capito qualcosa ecco che arriva il nuovo algoritmo di Google, ecco che i guru del marketing cambiano le regole del gioco facendoti dubitare di quanto hai appreso fino a quel momento.

Però quant’è più facile lavorare con la Rete!

Come ti aggiorni?

Seguo seminari e conferenze appena posso.

In una professione non ancora “regolata” come quella del copywriter è fondamentale aggiornarsi continuamente, specie perché la continua evoluzione del linguaggio e delle regole del web ci obbliga a farlo, altrimenti meglio cambiare mestiere.

Leggo testi di altri copy e pubblicitari stranieri, da Claude Hopkins a Domenico Colella. E poi seguo i blog di alcuni SEO e butto anche un occhio alla concorrenza che non fa mai male…

Hai qualche consiglio da dare a coloro che vogliono seguire le tue orme?

Guarda, ti stupirò. Non parlerò né di perseveranza né di fiducia in se stessi.

Secondo me il consiglio migliore è sempre quello di far leggere il tuo claim, la tua headline o il tuo copy a tua moglie/marito, mamma/papà o a quello seduto di fianco a te al bar.

Insomma, a qualcuno che non si interessi minimamente di marketing e advertising.

Fagli leggere quello che hai scritto prima di inviarlo al cliente. Ho imparato negli anni che il suo giudizio è molto più importante di quanto si pensi e, talvolta, ti può perfino dare la dritta vincente…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Tre caratteristiche che contraddistinguono una persona di successo

A mio giudizio, mio caro lettore, vi sono tre caratteristiche che contraddistinguono una persona di successo:

  1. La tenacia.

  2. La volontà di aggiornarsi costantemente.

  3. La capacità di stipulare alleanze.

La tenacia è la più importante fra le caratteristiche che ho appena elencato. Infatti, senza di essa un uomo che si è posto un obiettivo ambizioso non lo raggiungerà mai.

Per ottenere grandi risultati per forza di cose bisogna pensare in grande.

Dopodiché bisogna stabilire un piano d’azione che abbia al suo interno dei sotto obiettivi e delle “pietre miliari”, che fungano da punti di riferimento per capire se si sta andando nella direzione auspicata.

Fosse così facile tutti potrebbero raggiungere il successo nella propria vita.

Tutti, nessuno escluso.

Solo che nella vita capitano degli imprevisti che, a volte, appaiono agli occhi delle persone come degli ostacoli insormontabili, mentre in realtà sono solo delle prove per saggiare la nostra determinazione a raggiungere la meta che ci siamo prefissati.

In tutte queste situazioni solamente coloro che fanno ricorso alla loro tenacia non si arrendono e continuano il cammino che li porterà al raggiungimento del loro obiettivo.

Per questo Nelson Mandela nei momenti più bui della sua prigionia negli anni dell’apartheid faceva ricorso alla seguente poesia di William Ernest Henley per alimentare la sua tenacia:

INVICTUS

Dal profondo della notte che mi avvolge,

buia come un pozzo che va da un polo all’altro,

ringrazio qualunque dio esista

per l’indomabile anima mia.

Nella feroce stretta delle circostanze

non mi sono tirato indietro né ho gridato.

Sotto i colpi d’ascia della sorte

il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d’ira e di lacrime

si profila il solo Orrore delle ombre,

e ancora la minaccia degli anni

mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,

quanto piena di castighi la vita,

io sono il padrone del mio destino:

Io sono il capitano della mia anima.

La seconda caratteristica di una persona di successo cioè la volontà di aggiornarsi, oggigiorno, è un must irrinunciabile vista la facilità di farlo, anche gratuitamente, grazie ad Internet.

Non farlo, tenuto conto dei repentini cambiamenti tecnologici cui andiamo incontro, è una sicura condanna al fallimento.

Certo ci vuole una determinazione incrollabile per impegnare il proprio tempo libero nel migliorarsi anziché divertendosi. Però, non si può ambire a raggiungere un grande obiettivo senza fare dei sacrifici.

Da ultima ma non meno importante viene la capacità di stipulare alleanze.

Viviamo in un mondo interconnesso dove persino gli oggetti grazie all’Internet delle cose collaborano tra di loro e con gli esseri umani.

Quindi è impensabile pensare di fare qualcosa di grande senza l’aiuto di altre persone.

Creare un team di individui che muovono tutti nella stessa direzione come un sol uomo è, a mio avviso, nell’era dell’Economia Collaborativa e con tutti gli strumenti che, oggigiorno, ti permettono di lavorare a distanza, molto più facile di un tempo.

L’importante è saper selezionare i propri compagni di viaggio.

Vi deve essere una certa affinità mentale, la condivisione dei medesimi intenti e, soprattutto, rispetto reciproco.

Questo non vuol dire che ci si debba appiattire sulla posizione degli altri, se non la si condivide, ma che ci si deve adeguare alle decisioni della maggioranza dei membri del team.

Poi, se non si otterranno i risultati sperati si potrà sempre convincere i compagni di viaggio a venire sulle nostre posizioni.

IN CONCLUSIONE

Senza tenacia, volontà di aggiornarsi e capacità di stipulare alleanze non si va da nessuna parte.

#sapevatelo

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Federico

Mr Tozzo. Un anno dopo

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri alias Mr Tozzo

Caro lettore, oggi ti propongo una nuova intervista ad Andrea Toxiri alias Mr Tozzo fondatore di Toxnetlab’s Blog che è un punto di riferimento per gli appassionati di Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita? 

Ciao e grazie per questa seconda intervista.

In questo anno la famiglia si è allargata (a luglio è arrivato Michele).

Invece, per quanto riguarda il lavoro non è cambiato molto.

Le mie passioni sono sempre le stesse lettura, musica, fotografia e cucina e proprio a queste ultime due mi sono appassionato sempre di più tanto che sto facendo tanta pratica per migliorare, appena posso.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

A marzo il blog compierà 8 anni e questa estate ho iniziato a pensare a qualche novità per farlo evolvere anche perché nel mondo del blogging se rimani fermo sei finito.

La prima è arrivata a settembre, ovvero le interviste a blogger e youtuber che seguo.

Nei mesi prossimi ne arriveranno altre due.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Grazie per aver definito il mio blog di successo.

Guarda non ho una formula magica ma sicuramente ci vuole passione per quello che stai facendo, competenza per quanto riguarda l’argomento che vuoi affrontare, onestà verso i tuoi lettori, una costante formazione/informazione perché le cose sul web cambiano velocemente ed educazione verso tutti.

Io mi sono mosso sempre così e qualche soddisfazione me la sono tolta.

Poi naturalmente devi avere tanta pazienza perché i numeri non arrivano subito e per affrontare (sempre in maniera educata) chi ti verrà contro (hater, troll, criticoni etc.).

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Il blog ha tre argomenti centrali che sono: Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Ci tengo a precisare che Comunicazione/Web Marketing non è un argomento che tratto come esperto del settore, ma come utente finale lo subisce.

La Comunicazione e il Web Marketing sono due argomenti che esulano dal mio background ma ai quali mi sono appassionato in questi ultimi anni e che cerco di approfondire appena posso.

Alcune volte gli argomenti nascono anche da un’esigenza di risolvere un problema (Tecnologia – Web/Social Media) che ho oppure che mi viene proposto o quando scopro qualche nuova cosa.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online ed aumentare la tua audience?

I miei canali principali sono Facebook e Twitter ma cerco di curare molto il titolo del post.

Un titolo che non illuda il lettore ma che allo stesso tempo provochi un “sentimento” (che può essere di rabbia o di gioia) che lo porti a leggere,  commentare e cliccare.

Il post su “iPhone e Android” è quello che attualmente detiene il record di commenti (oltre i 100), ma come puoi immaginare la maggior parte sono …diciamo… “animati” perché sono andato a toccare (schierandomi) una diatriba che va avanti da anni.

Invece il post sulle “Telecamere IP” è quello che detiene il record di visite (attualmente 33389 da Febbraio 2015).

Quindi diciamo che aiutare, informare e provocare aiuta alla diffusione dei tuoi contenuti.

Dirò una cosa banale: “Io non scrivo per Google, ma per chi mi legge (che poi è quello che vorrei leggere io andando su un blog)”.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Ci stavo pensando ma ancora non mi sono mosso in quel senso, perché devo capire ancora come farlo senza snaturare il blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Mi piacerebbe vivere scrivendo (magari come giornalista freelance) sempre in ambito tecnologico.

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Federico

 

 

Francesco Panìco. Un anno dopo

Francesco Panìco

Francesco Panìco

Oggi, mio caro lettore, sono tornato a intervistare il noto blogger Francesco Panìco.

Poco più di un anno è trascorso dalla prima intervista che ha rilasciato a questo blog e tanta acqua è passata sotto i ponti.

Cos’è successo?

Lo scoprirai solo leggendo…

Poco più di un anno fa hai rilasciato la tua prima intervista a questo blog. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Ciao Federico, sono contento di tornare a scrivere per il tuo blog :).

Sono ancora a Versailles e felice di esserci!

Questa città  è così multietnica e stimolante…

La mia integrazione è ormai consolidata, parlo un buon francese e ho stretto tante nuove amicizie interessanti.

Ho un lavoretto part-time come barman in un simpatico ristorante italiano nel quartiere de La Défense.

Trovare un lavoro mi ha permesso di imparare la lingua più facilmente e di migliorare la mia integrazione.

Come si è evoluto il tuo blog durante quest’anno?

Il mio blog è in fase ascendente. Continua ad avere traffico anche se non pubblico più regolarmente dei nuovi articoli e ho più tempo per occuparmi della creazione di contenuti a pagamento.

Oggi riesco persino ad ottenere dei guadagni costanti anche se non è stato semplice e ho commesso diversi errori prima di comprendere le giuste strategie di vendita e promozione.

Non sai quanto avrei voluto trovare qualcuno che mi indicasse cosa fare per arrivare a raggiungere subito i miei obiettivi, evitando tutti gli sbagli che ho fatto!

Nell’intervista precedente hai dichiarato che il tuo obiettivo, dal punto di vista lavorativo, è quello di poter vivere grazie al tuo blog vendendo infoprodotti. Ne hai già pubblicato qualcuno?

Ho appena finito di preparare il mio terzo infoprodotto e sto per lanciarlo. Credo che sia quello della maturità.

Quello in cui ho messo dentro tutta la mia esperienza e le migliori strategie apprese negli ultimi anni. 

Quali sono stati i risultati che hai ottenuto dai tuoi lanci? Puoi già vivere di solo questo?

Creare e lanciare infoprodotti è veramente un lavoro, quasi a tempo pieno.

Ci vogliono impegno e studio!

Le vendite aumentano di mese in mese e i lettori del mio blog anche. Tuttavia ancora non posso permettermi di vivere solo di questo.

Ma grazie alle entrate extra che mi procura, oggi, posso scegliere di fare un piccolo lavoro part-time che mi occupa solo 25 ore a settimana, dal lunedì al venerdì, piuttosto che passare giornate intere a lavorare per realizzare i sogni di qualcun altro.

Oggi vivo meglio e sono più sereno. Ho più tempo per me, per fare sport, per leggere, per studiare, per portare avanti il progetto del mio blog e ho, comunque, un tenore di vita dignitoso.

Quali errori hai commesso la prima volta che ti sei cimentato nella realizzazione di un infoprodotto e nella sua vendita?

Sicuramente più di uno. Ma proprio grazie ai miei errori ho imparato tanto.

C’è, soprattutto, un errore che oggi ricordo specialmente.

Quando creai il mio primo infoprodotto decisi di chiamarlo BLOG START.

Lo chiamai così perché pensavo che le informazioni contenute al suo interno fossero le basi per creare un blog davvero professionale.

Tuttavia, questo titolo suscitò in molti lettori l’impressione che il corso contenesse informazioni scontate, basilari e banali. Ma non era affatto così. Anzi…

Il corso contiene tutto quello che bisogna imparare prima di lanciarsi nel mondo del blogging e le strategie avanzate per far crescere il proprio blog velocemente una volta creato.

Insomma, è come se spiegasse come imparare a camminare prima di imparare a correre e poi le tecniche per affinare la corsa.

Per questo motivo consideravo quel titolo perfetto, ma di fatto mi fece perdere un sacco di vendite nella fase iniziale di lancio. Finché un lettore, un giorno, non me lo fece gentilmente notare.

Così, cambiai il nome dell’infoprodotto in BLOG PRO. Il contenuto è rimasto lo stesso ma le vendite da allora sono aumentate sensibilmente.

Da questo ho imparato quanto sia importante fare attenzione nel dare i nomi ai propri corsi.

Che consiglio daresti a chi vorrebbe cimentarsi nella realizzazione di un infoprodotto?

La prima cosa da fare è, sicuramente, quella di testare i bisogni dei propri lettori.

Un infoprodotto di successo non parte dalle nostre idee, ma dai loro bisogni.

Per questo il consiglio principale che mi sento di dare è di testare le proprie intuizioni.

Prima di metterti all’opera per creare il tuo infoprodotto è meglio essere sicuri al cento per cento del fatto che ci sia un pubblico disposto a comprarlo.

Perdere diverse settimane a realizzare il tuo infoprodotto e fare pochissime vendite, o addirittura zero, non sarebbe una bella esperienza. 

Che tool utilizzi per la creazione dei tuoi infoprodotti?

Io preferisco creare degli infoprodotti in PDF.

Amo scrivere!

Per questo uso solo e soltanto Word per preparare i miei corsi.

Poi, chiaramente, l’intero sistema di vendita richiede l’uso di altri strumenti: un autoresponder, un servizio per archiviare il materiale online e uno per gestire i pagamenti.

Personalmente, cerco di non complicarmi la vita e di utilizzare dei programmi molto semplici: GetResponse, PayPal, Google Drive.

Quale strategia utilizzi per lanciarli?

A dirla tutta non c’è una strategia che preferisco in particolare. Mi piace testare e vedere ogni volta i risultati che ottengo.

Divido la mia lista in piccoli gruppi e per ognuno di loro testo un lancio diverso.

Ogni volta cambio il prezzo, la durata della promozione, il titolo della pagina di vendita. In questo modo riesco a capire cosa funziona meglio e come ottimizzare le mie vendite.

Quando uscirà il tuo prossimo infoprodotto?

Il mio ultimo infoprodotto, BLOG MONEY, è pronto da qualche giorno. Sto già effettuando il primo lancio, rivolto ad una piccola parte della mia lista. Farò altri piccoli test prima di proporlo alla maggioranza degli iscritti.

Di che cosa parlerà?

In BLOG MONEY ho raccolto le strategie per vendere e guadagnare online attraverso gli infoprodotti.

Oggi, grazie alla larghissima diffusione di Internet, questo tipo di business è in piena espansione e anche gli utenti sono molto più propensi all’acquisto online rispetto a qualche anno fa.

Tuttavia, quelli che davvero approfittano di questa opportunità sono ancora molto pochi, mentre gli altri restano bloccati dal timore di non essere capaci o dalla scarsa conoscenza delle tecniche di vendita e promozione perdendo così la grande opportunità di produrre dei guadagni extra che potrebbero davvero cambiare il loro stile di vita.

Con il mio ultimo infoprodotto, voglio dare a tutti la possibilità di sfruttare il web per generare guadagni extra.

Reputo che non sia così difficile e che per farlo bisogna solo scendere in campo e iniziare a giocare.

Solo chi non prova a vendere online non guadagna!

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Federico

Questo è il periodo storico migliore in cui vivere

Questo è il periodo storico migliore in cui vivere. Infatti, oggigiorno, ognuno di noi grazie alle immense potenzialità racchiuse in Internet può formarsi, migliorarsi e raggiungere il successo.

Tutti. Nessuno escluso.

Ora, mio caro lettore, so che starai storcendo il naso e strabuzzando gli occhi per l’incredulità.

Probabilmente, ti viene più facile credere a quello che dicono in TV i nostri politici o i nostri sindacalisti: “Per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale stiamo consegnando ai nostri figli e ai nostri nipoti un Paese senza speranza e con meno diritti” ed altre cazzate del genere.

Sì, hai capito bene: “Cazzate”.

Il modello di società a cui loro fanno riferimento non esiste più.

La globalizzazione, Internet, le nuove tecnologie e la “Grande Crisi” del 2007 lo hanno spazzato via per sempre.

E non ci sarà una sua restaurazione come vorrebbero le forze conservatrici che compongono la classe dirigente della nostra bella Italia.

Il vento che si respira oggi è paragonabile a quello che si respirò all’epoca della Rivoluzione Francese le cui idee furono diffuse in tutta Europa dalla “Grande Armata” di Napoleone.

Anche allora le forze conservatrici tentarono di riportare l’orologio della storia indietro. Ma non ci riuscirono e nacquero, così, i moderni stati come li conosciamo oggi.

Quindi, questo è il periodo storico migliore in cui vivere.

Ma per far sì che questo sia vero anche per te, devi uscire dalla tua comfort zone e darti da fare per migliorarti.

Devi andare su Internet per formarti e, poi, dovrai mostrare al mondo la tua grandezza.

Per acquisire le conoscenze che ti servono rinuncia a farti rimbambire dalla TV coi suoi messaggi negativi o dalle cose più stupide che circolano in Rete e dedica il tempo che recuperi per migliorarti.

Dopodiché buttati nella mischia e fai emergere la grandezza che c’è in te.

Non avere paura di mostrarla poiché la cosa peggiore che puoi fare nella tua vita è quella di farti condizionare dalle persone mediocri che ti circondano.

Come disse Nelson Mandela in “La nostra paura più profonda“.

La nostra paura più profonda

non è di essere inadeguati.

La nostra paura più profonda,

è di essere potenti oltre ogni limite.

È la nostra luce, non la nostra ombra,

a spaventarci di più.

Ci domandiamo: “Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso?”

In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.

Il nostro giocare in piccolo,

non serve al mondo.

Non c’è nulla di illuminato

nello sminuire se stessi cosicché

gli altri non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,

come fanno i bambini.

Siamo nati per rendere manifesta

la gloria di Dio che è dentro di noi.

Non solo in alcuni di noi:

è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce

di risplendere, inconsapevolmente diamo

agli altri la possibilità di fare lo stesso.

E quando ci liberiamo dalle nostre paure,

la nostra presenza

automaticamente libera gli altri.

Ecco, perché questo è il periodo storico migliore in cui vivere.

Hai tanti giganti sulle cui spalle puoi montare per costruire la vita dei tuoi sogni.

Sconfiggere l’inerzia che ti ha caratterizzato per tutti questi anni ti richiederà tanta energia.

I risultati tarderanno a venire e sarai tentato di rinunciare.

Poi vedrai i primi piccoli germogli delle tue fatiche. Questo ti galvanizzerà e ti spingerà a darti da fare ancora di più.

Da lì in avanti non sarà una passeggiata ma avrai conquistato la consapevolezza di poter riuscire a fare ciò che vuoi.

Avrai conquistato la consapevolezza dei tuoi talenti e della tua grandezza.

A questo punto, sarai di esempio per gli altri e, indirettamente, migliorerai le loro vite.

Ma per fare tutto ciò ti servirà un’unica cosa: la determinazione.

Essa, infatti, ti fa compiere quell’ultimo passo che ti permette di superare quella sottile linea che separa il successo dalla sconfitta.

Poiché è nell’ora più buia della nostra esistenza quando tutti gli sforzi compiuti sembrano stati vani che si decide chi sono i vincenti.

Ricordatelo sempre!

Ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Ruben Vezzoli. Un anno dopo

Ruben Vezzoli

Ruben Vezzoli

Poco più di un anno fa ho avuto il piacere di intervistare per questo blog Ruben Vezzoli, giovane talento italiano del web, in procinto di partire per la Germania per uno stage di 6 mesi.

Ora, l’ho intervistato di nuovo per capire come è andata la sua esperienza all’estero e come si è evoluta la sua carriera lavorativa.

Buona lettura!

N.B.: Ruben è stato così gentile da fornirmi il link alla pagina dove sono elencate tutte le opportunità di lavoro in Lesara (clicca qui).

Ufficio Lesara @ Berlino

L’ufficio di Lesara @ Berlino

Com’è stato trasferirsi a Berlino da neodiplomato per buttarsi subito nel mondo del lavoro?

Non è stato affatto facile all’inizio. Io provengo da un paesino di circa 1000 abitanti e trasferirsi in una grande capitale europea con 3,5 milioni, ha stravolto il mio stile di vita.

Le città offrono enormi opportunità, ma a volte mi manca il poter conoscere tutti gli abitanti di un luogo. Certe volte ti senti un numero.

Come hai fatto a trovare lavoro in Germania?

Ho scoperto Lesara, startup berlinese, nel maggio del 2015, grazie a delle amicizie in comune con il CEO dell’azienda, Roman Kirsch.

Per quale azienda lavori e di cosa ti occupi nello specifico?

Come ho detto in precedenza, l’azienda si chiama Lesara. Ci occupiamo di vendita online di prodotti di abbigliamento e lifestyle.

Io in particolare mi occupo di quello che viene chiamato SEM, il marketing sui motori di ricerca, sia SEO che SEA (search engine advertising, n.d.r.).

Devo anche supportare gli altri dipartimenti aziendali in caso di necessità perché il mio obiettivo principale è controllare che tutto il mercato italiano vada nella giusta direzione.

Quali sono le difficoltà che hai incontrato?

Ho deciso di trasferirmi all’estero anche per migliorare il mio inglese, visto che all’inizio facevo fatica anche a capire le altre persone.

Posso però dire che dopo un anno sono migliorato tantissimo, anche se so che la strada è ancora lunga e tortuosa.

Quali sono stati, invece, i pregi di questa esperienza lavorativa?

Sicuramente ho consolidato le mie conoscenze e ho imparato i vari processi. Per intenderci, avevo già le competenze per costruire una casa, ma a volte non partivo dalle fondamenta.

Quanto saresti dovuto rimanere in origine a Berlino e in base a quale formula contrattuale?

Quando sono partito dovevo fare 6 mesi di stage.

Come si sono evolute le cose dal punto di vista contrattuale e del ruolo lavorativo?

Dopo 6 mesi sono diventato apprendista e dopo altri 6 mesi sono diventato Online Marketing Manager.

Il contratto a tempo indeterminato è ormai morto. E secondo me, è meglio così!

Se vuoi davvero completarti come professionista non puoi restare in un’azienda fino alla pensione.

Bisogna essere pronti a cambiare azienda da un momento all’altro.

Bisogna saper coglier le occasioni giuste, come quella che io ho preso un anno fa.

Quali competenze hai acquisito in questo periodo?

Ho ampliato le mie conoscenze per quanto riguarda la SEO tecnica e ho imparato, praticamente da 0, il funzionamento delle campagne a pagamento sui motori di ricerca.

Probabilmente però la competenza più importante che ho acquisito è il saper analizzare il “petrolio del 21esimo secolo”, i dati.

Ruben Vezzoli in azione

Ruben Vezzoli @ work

 Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ormai ho preso questa strada e devo percorrerla fino in fondo, quindi non credo di iscrivermi ad un’università nel breve periodo, ma mai dire mai.

Il mio sogno è il poter aprire un’agenzia tutta mia, ma quello che mi spaventa è il mercato italiano, per molti versi lo ritengo ancora immaturo.

E quando lo definisco immaturo, non mi riferisco soltanto alle aziende, ma anche a chi lavora direttamente nel digitale.

Mi rendo conto che sono ancora troppo poche le persone competenti in questo settore.

Consiglieresti ad un neodiplomato di fare un’esperienza lavorativa all’estero?

Sì, ti cambia davvero la vita. Ti porta a veder le cose da un punto di vista differente.

Quali sono le skill per catturare l’attenzione di un’azienda straniera?

Penso la voglia di fare e di mettersi in gioco. Ma anche un po’ di umiltà, perché mi capita spesso di incotrare “tuttologi” del settore che poi si rivelano delle persone con 0 passione e 0 competenze.

Qual è la strategia migliore per farsi notare da un’azienda straniera?

Non esiste una strategia migliore o peggiore. Basta darsi da fare.

Alla luce del tuo percorso di studi e della tua esperienza lavorativa pensi che la scuola italiana ti abbia dato tutti gli strumenti necessari per raggiungere, in ambito lavorativo, i risultati che hai ottenuto?

Assolutamente no! Durante il mio percorso scolastico ho incontrato bravissime persone, però queste sono ancora in minoranza.

Dal mio punto di vista la scuola italiana non è stata in grado di fornirmi le competenze di cui avevo bisogno, perché è un mondo ormai vecchio di 40 anni e dove tutte le persone non sono stimolate a dare il loro massimo.

Polemiche a parte, basta rimboccarsi le maniche e fare tutto da soli.

* * *

Ringrazio Ruben per la sua disponibilità e per l’opportunità data ai miei lettori di poter vivere un’esperienza di vita e di lavoro all’estero come la sua.

Se sei interessato, clicca sul link seguente per scoprire le offerte di lavoro che Lesara ha aperte in questo momento:

https://corporate.lesara.com/career

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Il metodo Lean Startup spiegato con parole semplici

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò il metodo Lean Startup con parole semplici.

Questa metodologia è stata teorizzata da Eric Ries nel suo libro Partire leggeri (ed. Rizzoli 2012) e trae ispirazione dal metodo Lean Manufacturing sviluppato dalla Toyota in Giappone negli anni ’70 al fine di contenere gli sprechi durante il ciclo produttivo.

In base ai principi del metodo Lean Startup tutto ciò che non soddisfa velocemente un bisogno reale del mercato è uno spreco.

Quindi il prodotto o il servizio innovativo più efficiente sarà quello che soddisfa un bisogno reale sentito fortemente dagli utenti.

Se questa condizione non viene soddisfatta si ha un grosso spreco di risorse.

Questa metodologia può essere applicata anche al di fuori del contesto delle startup innovative.

Ad esempio, se ti è venuta in mente l’idea di aprire un esercizio commerciale per vendere frullati realizzati con frutta proveniente da produzioni biologiche poiché vuoi cavalcare il trend dei prodotti bio, attualmente, tanto di moda, sarà cosa buona e giusta verificare se:

  • il bisogno esiste;

  • il bisogno è sentito dal target che hai identificato come tuo potenziale cliente;

  • il bisogno è così sentito dal tuo target da spingerlo ad acquistare il prodotto che proponi.

Tornando al nostro esempio non solo dovrai conoscere la densità demografica della zona dove vuoi aprire il tuo esercizio commerciale, il reddito medio dei suoi abitanti, i dati relativi al traffico di passaggio nella via in cui hai deciso di aprire il tuo locale e l’analisi di eventuali concorrenti ma anche se il bisogno di assumere prodotti sani è fortemente sentito da coloro che gravitano nell’area.

Tutto questo, però, non basta dovrai anche fare dei test di mercato che ti confermino che i tuoi potenziali clienti sono disposti a mettere mano al portafoglio per acquistare il tuo prodotto.

IL CUSTOMER DEVELOPMENT

Il secondo pilastro su cui si fonda il metodo Lean Startup è il Customer Development teorizzato da Steve Blank nel 2005.

Una startup innovativa prima di sviluppare il suo prodotto o servizio deve predisporre delle strategie strutturate e ripetibili per comprendere e individuare i propri clienti.

Una volta individuati questi ultimi dovrà fare in modo di alimentare un flusso continuo di input e feedback provenienti dalla propria clientela.

Si creerà così un processo di continuo apprendimento e di verifica delle ipotesi alla base dell’idea di business che andrà ad implementare il prodotto o servizio al fine di riproporlo sul mercato per raccogliere nuovi input e feedback che porteranno a nuove implementazioni.

Si parla, infatti, di Minimum Viable Product (MVP). Cioè di un prodotto che ha le minime caratteristiche di funzionalità che lo rendono idoneo all’essere testato sul mercato e che si può facilmente implementare sulla base dei riscontri provenienti dai clienti per poi, di nuovo, essere riproposto sul mercato al fine di raccogliere nuovi feedback e così via.

In questo modo si genererà un ciclo virtuoso riducendo al massimo gli sprechi di tempo, di denaro e di tutte le altre risorse messe in campo.

Ovviamente, anche questo secondo principio del metodo Lean Startup è esportabile nel mondo delle PMI e delle microimprese.

Per esempio, se tu, mio caro lettore, volessi aprire un servizio di ristorazione sull’onda del grande successo che hanno in TV i programmi che parlano di cucina, dovresti, dapprima, aprire la tua casa a degli ospiti organizzando diverse cene e raccogliendo pareri e suggerimenti dai convitati.

Dopodiché dovresti aprire il tuo home restaurant, che tradotto in parole povere è il “ristorante in casa” che come ben saprai è la tendenza del momento. Questo ti permetterebbe di testare le tue capacità culinarie e la gestione della sala con clienti veri ed eterogenei, ottenendo così i tuoi primi guadagni.

E solo alla fine, dopo aver implementato il tuo servizio grazie ai vari test di mercato, potrai aprire il ristorante dei tuoi sogni.

Grazie a questo processo di validazione ridurresti al minimo il rischio di fallimento.

Per il metodo Lean Startup nulla è verificato se non è validato.

Tutti i test servono ad un unico scopo cioè a raccogliere dati utili misurabili e reali per migliorare il prodotto o il servizio che si propone, apprendere, ridurre gli sprechi e scongiurare il pericolo di mettere sul mercato un prodotto o un servizio che nessuno vuole.

COME COSTRUIRE UNA STARTUP: LE 4 FASI

Nella costruzione di una startup possiamo distinguere 4 fasi:

  1. Costumer discovery: dall’idea si passa ad un prototipo del prodotto o del servizio che viene testato sul mercato. L’obiettivo finale è quello di capire se vi è un bisogno sul mercato e se ciò che si propone lo soddisfa.

  2. Costumer validation: sulla base dei feedback ottenuti si testa un business model. Su piccola scala si crea un processo di vendita ripetibile.

  3. Costumer creation: si crea un mercato più ampio.

  4. Company building: si passa da una organizzazione informale, ad esempio una sinergia professionale, alla costruzione di un’azienda strutturata e con procedure standardizzate.

Il metodo Lean Startup è un processo continuo di validazione che avviene in ognuna delle 4 fasi e porterà lo startupper a decidere se perseverare nella direzione intrapresa oppure se fare pivoting, cioè cambiare strada.

Le intuizioni, in questo modo, vengono validate da un insieme di dati misurabili che accompagneranno ogni evoluzione.

CONCLUSIONI

Il metodo Lean Startup stravolge il modo di approcciare un business. Si passa, infatti, da una logica “orientata al prodotto” ad una logica “orientata al cliente” che è diretta a soddisfare i reali bisogni del suddetto e per questo aumenta le probabilità di successo di un’attività.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Startup vs. Imprese

Oggigiorno, si fa largo abuso della parola startup e molto spesso questo termine inglese viene usato a sproposito.

Sembra che ogni persona che sta per aprire un’attività o che l’ha aperta da poco tempo stia realizzando una startup.

Non è così. Il suddetto termine si può utilizzare esclusivamente in caso di avviamento di un’attività innovativa.

Tale tipologia d’impresa, perché di questo si tratta, nasce per risolvere un problema o per appagare un bisogno. Quindi deve crearsi un mercato.

In tutti gli altri casi si tratta dell’avviamento di un’impresa di tipo tradizionale che organizza i fattori produttivi e le risorse umane, in modo non occasionale, al fine di produrre beni o servizi da vendere sul mercato con una finalità economica.

Per intenderci meglio, colui che apre una pizzeria o una fabbrica di bottoni non è uno startupper, bensì un imprenditore in fase di avviamento.

Quindi non potrà pretendere di poter accedere ai fondi stanziati dalle istituzioni per le startup come, purtroppo, mi è capitato di vedere.

Infatti, il suo scopo principale è quello di fare profitti e non innovazione.

Di contro, le startup producono e portano sul mercato innovazione ed è per questo che molte di esse iniziano a monetizzare solo diversi anni dopo la loro costituzione, come è accaduto per esempio a Google.

Ciò detto, un elemento in comune tra le due tipologie d’azienda c’è ed è la sostenibilità finanziaria.

Per questo motivo è molto importante il processo di validazione cioè quel percorso che porta a capire se vi è un mercato per il prodotto o il servizio che si vuol proporre.

Senza di esso aprire un’attività è un vero e proprio azzardo, specie di questi tempi.

CONCLUSIONI

Startup ed imprese sono tipologie d’azienda completamente diverse tra loro. Le prime hanno come scopo principale quello di fare innovazione mentre le seconde puntano fin da subito a fare utili.

Entrambe, però, devono puntare alla sostenibilità finanziaria del progetto imprenditoriale.

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Federico

Riccardo Russo. Un anno dopo

Riccardo Russo

Riccardo Russo

Circa un anno fa ho pubblicato la mia prima intervista a Riccardo Russo, un giovanissimo talento del web, che mi aveva colpito per la sua capacità di usare i social media e di conciliare la sua vita da studente di liceo scientifico con quella di freelancer in erba.

Personalmente, quando in TV vedo un programma come “Hotel da Incubo” o “Restaurant Impossible” mi rimane sempre la curiosità di sapere se le aziende aiutate sono ancora sul mercato e se la consulenza, che i titolari e il personale dell’azienda hanno ricevuto, ha dato i suoi frutti.

Per questo motivo ho deciso di intervistare più volte nel corso della loro vita le persone che mi hanno rilasciato una prima intervista.

Il mio scopo è quello di capire se gli intervistati sono riusciti a realizzare i loro sogni e come sono cambiate le loro priorità nel corso del tempo.

Buona lettura!

* * *

Come è andata l’avventura con la startup londinese Areea?

È stata un’avventura splendida. Ho vissuto dei mesi molto intensi, circondato da persone in gamba da cui potevo soltanto imparare, tra cui Jacopo Mele, inserito nella lista dei trenta Under 30 più influenti d’Europa secondo la rivista statunitense Forbes ed Antimo Farid Mir, che oltre ad essere il CEO di Areea, è anche il presidente dello Youth Economic Summit.

Qual era il vostro focus?

Areea è una startup operante nel settore del beverage. Siamo riusciti a creare una bevanda con un enzima in grado di depurare il nostro corpo dagli effetti dell’inquinamento. All’interno del team svolgevo ricerche di mercato.

Areea2

Il Team di Areea

Come si è conclusa e perché?

Ho preferito fare un passo indietro lasciando la startup, ma porto con me tutte le cose positive che quest’esperienza mi ha offerto.

Le ho raccolte una per una ed ora fanno parte di me ampliando quelle che sono le mie conoscenze e competenze.

L’aspetto formativo, adesso, è la mia priorità.

Sono riuscito ad estrapolare da quest’avventura ciò che stavo cercando.

Areea

In laboratorio

Che cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Mi ha lasciato tanto. Come detto in precedenza, mi trovavo in un contesto splendido e molto stimolante.

Entrarci e restarci nel migliore dei modi, a 16 anni, non è stato semplicissimo.

Ho sfidato me stesso per vedere fino a che punto sarei riuscito ad arrivare.

È stato complicato riuscire a conciliare gli impegni scolastici con quelli lavorativi… per la gioia dei miei genitori, però, è arrivata anche la promozione! 🙂

Che cosa è la Fondazione Homo ex Machina?

È la prima fondazione tecnofilantropica italiana.

Il modo più moderno per fare beneficienza.

Quali sono i suoi obiettivi?

La fondazione ha come obiettivo quello di migliorare il mondo e salvaguardare il benessere dell’umanità attraverso la tecnologia digitale.

Uno dei progetti più interessanti è scApp, un’applicazione in grado di salvare la vita di molte persone in caso di calamità naturali.

Per approfondire l’argomento invito tutti a visitare questo link: http://hexma.org/sicurezza/

Qual è il tuo ruolo al suo interno?

Mi sto occupando, insieme ad altri membri della fondazione, di realizzare un contest che possa in qualche modo stimolare il pensiero creativo degli under 18 italiani.

Un guru della tecnologia presenterà un quesito inerente l’impatto della tecnologia sulla nostra vita e gli under 18 potranno rispondere con un breve video di massimo 60 secondi in cui “raccontare” la propria visione rispetto al dilemma proposto in partenza.

L’obiettivo principale del contest è quello di far avvicinare gli under 18 italiani al mondo della tecnologia con l’intento di farli orientare verso le professioni digitali.

Cos’è il progetto “The Haircut”?

TheHaircut.it è il primo blog in Italia rivolto esclusivamente all’hairstyle maschile ed al mondo dei barber shop.

La mission di TheHaircut.it non è solo quella di offrire dei contenuti informativi in merito alle tematiche prima citate, ma anche quella di creare il primo network in Italia composto da barber shop esclusivi, selezionati nella maniera più accurata possibile.

Come nasce?

Mi sono trovato spesso in giro per varie città italiane o anche all’estero intenzionato a voler dare anche una semplice sfoltita ai miei capelli.

Non avevo idea di dove andare, però.

A quel punto, dopo aver “collaudato” la validità del progetto, ho condiviso il tutto con Davide Fantino, che ha deciso di entrare a far parte del team.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e qual è la strategia che adotterai per raggiungerli?

L’obiettivo è quello di offrire dei benefici, in termini di visibilità e credibilità, ai barber shop che si affiliano alla nostra piattaforma.

Sono certo, inoltre, che stiamo creando un servizio realmente utile in grado di indirizzare nella maniera più corretta possibile i nostri lettori nei barber shop più esclusivi d’Italia.

Che fine ha fatto riccardorusso.net il blog che ti ha lanciato?

Nonostante mi avesse aiutato in maniera considerevole in merito alla promozione delle mie attività e dato tanto altro, qualche mese fa ho deciso di metterlo offline per mancanza di tempo.

Ho preferito focalizzarmi interamente su altri progetti.

Lo rivedremo online?

Assolutamente sì, al più presto!

È una promessa.

L’anno appena trascorso è stato ricco di esperienze e molto intenso. Che cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato tanto, dal punto di vista umano, professionale e caratteriale.

Sono riuscito a scavare sempre più dentro me stesso entrando in contatto con degli scenari con cui mi confronto quotidianamente e che amo moltissimo.

Ho capito col tempo che l’unica caratteristica che bisogna necessariamente possedere è la capacità di rischiare.

Le altre skill si costruiscono col tempo.

Alla luce di tutte queste esperienze come vedi il tuo futuro?

Vivo!

Vedo un futuro: vivo.

Credo sia questo il termine che identifica al meglio la mia idea di futuro con la consapevolezza di inseguire in maniera costante e naturale ogni mia passione ed ogni mio obiettivo, al di là di tutto, al di là di tutti.

Riccardo Russo 2

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Spero che questa seconda intervista a Riccardo Russo ti sia piaciuta e ti stimoli a gettare le basi di un tuo business.

Prima di lasciarti, però, ti invito ad iscriverti alla mia newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Come Sfruttare Al Massimo L’Aiuto Di Un Consulente

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come sfruttare al massimo l’aiuto di un consulente.

Se ti sei rivolto ad un professionista i casi sono tre:

  1. La tua attività va male e vuoi risollevarne le sorti prima che sia troppo tardi.

  2. La tua attività va bene, ma vuoi migliorarne alcuni aspetti per farla andare ancora meglio.

  3. Devi partire con un’attività imprenditoriale o professionale e non sai bene come muoverti.

In tutti questi casi tu ti trovi in un punto A e vuoi che il consulente ti porti al punto B.

In parole povere, deve trasformare te e la tua attività.

Affinché la trasformazione avvenga tu ti devi affidare a lui completamente e non devi dargli le tue soluzioni.

Tieni sempre presente che il consulente è lui. Se tu fossi in grado di fare le cose che gli chiedi, da solo, non lo pagheresti. Giusto?

Quindi fatti aiutare.

Ricordati che:

Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”.

Infatti, non puoi andare da un consulente porgli delle domande e dargli anche le risposte.

Questo atteggiamento è presuntuoso e dimostra solo che sei in cerca di conferme alle tue teorie. Inoltre, non ti porta a nessun cambiamento.

Ma, allora, come puoi pretendere di ottenere risultati diversi da quelli che già stai ottenendo senza compiere azioni diverse da quelle che compi di solito?

COME SI SCEGLIE UN CONSULENTE

A mio giudizio, ci sono solo due modi per scegliere un consulente.

Il primo modo è quello di individuarlo grazie al passaparola che avviene all’interno delle tue cerchie.

Infatti, se vieni a sapere che il tal professionista ha aiutato in modo efficace un tuo concorrente oppure un conoscente ti avvicinerai a lui con una migliore predisposizione d’animo e con più fiducia.

Questo perché hai una riprova sociale del suo valore e ciò ti permette di superare la paura di buttare via i tuoi soldi.

Il timore di subire una perdita è ciò che, maggiormente, frena le persone dall’agire e le mantiene bloccate nella situazione che stanno vivendo.

Il secondo è quello di affidarsi ad Internet sia per la sua ricerca sia per capire se è un consulente di valore.

Il primo step è molto facile. Oramai, tutti noi prima di acquistare un prodotto o un servizio facciamo una ricerca preliminare con Google o qualche altro motore di ricerca oppure ci confrontiamo su un forum o in un gruppo su Facebook o LinkedIn o Google+.

Il secondo step, invece, è quello di leggere attentamente il blog del consulente che si vuole assumere.

Se da esso si ricevono informazioni utili e di valore, che applicate con costanza ti portano ad ottenere dei miglioramenti, allora il professionista è valido.

Nel caso in cui sul suo blog si trovino solo informazioni superficiali che non analizzano in profondità un tema, magari contenute in articoli brevi, allora lascia perdere.

Non contattarlo. Butteresti via i tuoi soldi e il tuo tempo.

Questo è il genere di professionista che scrive sul suo blog post brevi e non approfonditi poiché è convinto che la gente non ami leggere.

Dopodiché si lamenta dei suoi clienti dicendo che non capiscono nulla e che lo pagano poco etc.

A questo professionista io risponderei: “Ma pezzo d’asino! Sei tu con la tua comunicazione superficiale e priva di valore che attiri quel genere di clienti, quindi non prendertela con loro, bensì con te stesso”.

Una persona prima di mettere mano al portafoglio ci pensa su mille volte.

Se trova su di un blog, gratis, delle informazioni utili a migliorare la sua situazione, sarà più propenso ad assumere il consulente che gliele ha fornite, ben sapendo che questo avrà un costo poiché i bravi professionisti si pagano profumatamente.

COME USUFRUIRE DELLA CONSULENZA

Due sono i modi in cui puoi usufruire di una consulenza:

  • Do it with you: il consulente ti affianca nel tuo lavoro e ti conduce per mano nel percorso di trasformazione della tua attività ma sarai tu a fare tutto.

  • Do it for you: il consulente fa il lavoro al posto tuo. Ovviamente, questa seconda opzione è più costosa rispetto alla precedente.

Entrambe le soluzioni ti porteranno ad un cambio radicale di mentalità. Dopo la consulenza la tua attività non sarà più quella di prima.

Quindi prima di contattare un consulente devi rispondere onestamente a queste domande:

  1. Sono pronto a cambiare?

  2. Voglio uscire dalla mia comfort zone?

  3. Sono disposto ad agire seguendo le linee guida dettate dal mio consulente?

Ricordati, inoltre, che ricorrere ad un consulente è un investimento non un costo.

Parlo d’investimento poiché se il professionista è valido e seguirai tutte le sue istruzioni alla letterà quello che hai speso ti ritornerà sotto forma di maggiori utili.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO L’AIUTO DI UN CONSULENTE

Una volta, individuato il consulente che fa al caso tuo ed averlo ingaggiato dovrai affidarti a lui completamente.

Non mettergli in bocca le tue risposte, segui i suoi consigli ed armati di santa pazienza poiché per avere dei risultati ci vorrà molto tempo.

Infatti, bisognerà superare lo stato d’inerzia iniziale.

Come ci insegna la Fisica qualsiasi oggetto che è immobile ha bisogno di tanta energia per mettersi in moto.

Lo stesso vale per le attività imprenditoriali o professionali.

Per cambiare passo avranno bisogno di un grande sforzo iniziale.

Dapprima i cambiamenti saranno impercettibili poi, man mano che passa il tempo, diverranno visibili.

Se, invece, poni delle resistenze e non segui con tenacia la strada che ti viene indicata i risultati non si vedranno o saranno solamente parziali.

Quindi rimarrai deluso e ti farai prendere dallo sconforto. Oltre a ciò incolperai il consulente di tutto, mentre in realtà dovresti prenderti le colpe derivanti dal fatto che non lo hai ascoltato.

Un esempio ti chiarirà meglio il concetto.

Se il tuo consulente ti dice di fare una determinata azione di marketing sul tuo database clienti e di portarla avanti nel tempo e tu, dopo l’invio della prima Newsletter, vedendo che il tasso di apertura è basso gli dici che la strategia da lui indicata non funziona, sbagli.

Intanto, non tieni conto del fatto che i tuoi clienti hanno bisogno di un certo periodo di tempo per adattarsi alla novità.

Inoltre, l’azione che stai portando avanti è quella di educare il tuo mercato e per farlo ti ci vuole tempo.

Non puoi avere tutto e subito.

Quello del volere una gratificazione istantanea è uno dei mali che affliggono la nostra società.

Ciò porta gli imprenditori e i professionisti a spazientirsi nel momento in cui non ottengono risultati immediati, ad abbandonare il nuovo tracciato per intraprenderne uno nuovo e poi un’altro ancora fino a che non hanno esaurito le loro risorse monetarie.

A quel punto, si convincono di essere circondati da incompetenti e continuano a fare di testa loro.

Tu non commettere lo stesso errore.

Affidati alle cure del tuo consulente, agisci secondo le sue direttive, abbi pazienza ed abbandonati al cambiamento.

CONCLUSIONI

Se vuoi lanciare la tua attività imprenditoriale o professionale oppure rilanciarla hai bisogno di un consulente che ti aiuti nella trasformazione.

Due sono le modalità attraverso cui la consulenza ti potrà essere erogata o il consulente farà il lavoro per te oppure ti affiancherà nel percorso di cambiamento. In quest’ultimo caso sarai tu a fare tutto il lavoro.

In entrambi i casi non dovrai opporti al cambiamento che ti viene proposto.

Infatti, se vorrai ottenere dei risultati soddisfacenti e duraturi, dovrai affidarti al consulente con tutto te stesso.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico