Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Caro lettore, come ben saprai, se sei un true fan di questo blog, ho dato vita alla rubrica Almost Famous 6 anni fa, esattamente nel marzo del 2013, con lo scopo di dar visibilità attraverso le mie interviste a tutti coloro che stanno cercando di trasformare i loro sogni, piccoli o grandi che siano, in realtà.

Per questo motivo ho intervistato per la terza volta Andrea Toxiri che, da poco, ha iniziato un nuovo percorso che spera, col tempo, di far diventare la sua professione [le altre 2 interviste le trovi qui e qui, se sei interessato a conoscere la sua evoluzione, ndr].

Se vuoi sapere di che cosa si tratta, prosegui nella lettura!

* * *

Prima di tutto ti volevo ringraziare per questa terza intervista, infatti, dall’ultima che mi hai intervistato sono cambiate diverse cose.

La più importante è che, dopo 9 anni, ho chiuso il mio blog Toxnetlab che mi ha dato tante soddisfazioni.

La decisione è avvenuta perché in questi anni sono cambiato io e le mie passioni e non avevo più stimoli come blogger, ma visto che ho molto rispetto per il mio lavoro come blogger e per la blogosfera (quella seria intendo) non volevo trasformare Toxnetlab in una barca alla deriva e quindi dopo 1 mese senza scrivere ho deciso di chiudere i battenti.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce dai tempi delle macchinette fotografiche usa e getta (il periodo dovrebbe essere più o meno fine anni ’80 inizio anni ’90) usate durante le gite scolastiche o durante le vacanze estive.

Poi la passione è cresciuta grazie anche alle Polaroid (per il mio ultimo compleanno mi hanno regalato una Instax tanto per rimanere in tema di Polaroid), l’arrivo del digitale ha messo sicuramente il turbo al tutto.

Quando mi chiedono: “Cosa rappresenta per te la fotografia? E perché è una passione così forte?”.

Io rispondo sempre con la stessa frase: “La fotografia è l’unico modo che conosco per fermare il tempo.

Inoltre, sempre secondo me, la fotografia è il mezzo di comunicazione più potente e allo stesso tempo il più difficile.

Tutti possono comunicare qualcosa con la parola, ma provaci con una fotografia.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché molti “cultori della parola” tendono a denigrare la fotografia per colpa dei social (in particolare di Instagram), dei selfie con la bocca a culo di gallina o per quelle persone che sfruttano la fotografia solo per fare “markette” sui social network.

Ma la fotografia non è questo!

Qual è il tuo genere fotografico preferito?

La Street Photography!

In questi anni ho provato diversi generi Portrait, Travel, Sport, Microstock, Macro e Paesaggistica ma nessuno di questi è riuscito a darmi le stesse emozioni che riesce a darmi la Street Photography.

Girare per la città e raccontare quello che vedo immortalando istanti di vita di “strada” mi piace molto.

Inoltre, la Street Photography è l’unico genere fotografico non costruito e dove devi essere molto sveglio per cogliere il momento altrimenti una volta che è passato non torna più (e magari hai perso una bella foto).

Quando hai trasformato la tua passione in un business?

Diciamo che la trasformazione è ancora in corso d’opera.

Non è facile entrare in un mercato nuovo e con molta concorrenza.

Quindi non mi sto mettendo fretta e sto cercando di fare le cose per bene.

Adesso, sto lavorando al mio Personal Brand (una cosa fondamentale anche nella fotografia).

In questo periodo sto studiando e scattando molte foto per migliorare sempre di più la mia tecnica e per creare un Portfolio per farmi conoscere.

L’unico modo per fare tutto questo è buttarsi nella mischia. Quindi partecipo a vari eventi di settore come, ad esempio, le fiere e come ho detto punto molto anche sulla formazione.

Anche se nella fotografia (ma come in ogni cosa) più della formazione è importante la pratica: quindi scattare foto, è fondamentale.

Ecco perché quando posso, esco per la mia città con la macchina fotografica al collo e scarpe comode ai piedi alla ricerca dello scatto giusto.

Naturalmente, la Street non è l’unico genere fotografico che pratico.

Infatti, mi voglio specializzare anche nel Portrait (il ritratto, ndr) e nella fotografia sportiva.

Come ho già detto prima la pratica è fondamentale quindi:

  • il 31 marzo 2019 parteciperò ad un model-sharing dove potrò fotografare una modella in studio;

  • il week end del 5-6-7 aprile 2019 andrò al Romics;

  • mentre il 13 aprile 2019 mi troverai, sicuramente, a fare foto durante il Gran Premio della Formula E a Roma (purtroppo, non come fotografo accreditato).

Un calendario denso d’impegni ai quali seguirà un periodo chiuso nel mio studio casalingo al lavoro sulla post-produzione.

La tua attività di fotografo è la tua fonte principale di sostentamento oppure è un business collaterale?

Come ti ho già detto per adesso non è ancora un business avviato, ma spero che lo diventi al più presto.

Come riesci a conciliare il tuo lavoro da dipendente con quello di fotografo?

La passione è sicuramente una grande spinta che non ti fa sentire la stanchezza.

Se parliamo dell’attività fotografica sicuramente appena ho tempo: nei week end, compleanni, anniversari.

Insomma, appena posso, ho sempre la macchina fotografica in mano, anche per una semplice passeggiata.

Invece, per quanto riguarda il lavoro di post-produzione delle foto sicuramente la sera quando tutti a casa dormono.

Nel tempo la tua intenzione è quella di far diventare la fotografia la tua unica attività lavorativa?

Lo spero, sto lavorando proprio per questo.

Hai già aperto la tua partita Iva come fotografo?

No, non essendo ancora un business.

Ma spero di farlo il prima possibile perché vorrà dire che le cose stanno andando bene.

Hai un tuo studio fotografico?

Essendo uno Street Photographer preferisco scattare per “strada“, anche nel caso di Portrait (ritratti) preferisco fare Street Portrait.

Quindi no, non ho uno studio fotografico ma a casa nel mio ufficio ho allestito un piccolo studio che utilizzo per fare le foto per il mercato microstock.

Un domani, se le cose andranno bene, chissà forse lo aprirò.

Adesso come adesso se proprio mi dovesse servire una location penso che opterei per una ricerca su Airbnb.

Come fotografo lavori solo a Roma e nel Lazio oppure a livello nazionale?

Adesso, faccio foto per amici e parenti oppure alle fiere o a eventi organizzati tendenzialmente su Roma, ma come ho scritto anche sul mio sito:

La mia attività si svolge principalmente su Roma e nel Lazio, ma questo non vuole dire che io non mi possa spostare.

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale per la riuscita di un lavoro, quindi contattami via email o tramite i miei canali social spiegandomi le tue esigenze, in questa maniera potrò organizzare l’attività al meglio”.

Quali servizi offri?

Street Photography, FotoReportage e Microstock sono i generi dove sto spingendo di più, ma sto cercando di specializzarmi anche nel Portrait (i ritratti, ndr).

Come trovi i tuoi clienti?

Premesso che, per adesso, sono amici o parenti; sono molto attivo sui social, in particolare su Instagram (mrtozzo81), sulla mia Pagina Facebook (Andrea Toxiri Photo) e con il mio sito web: https://andreatoxiri.it

Hai un portfolio online da mostrare ai miei lettori?

Sì, pubblico su: Instagram, 500px, Adobe Stock, Shutterstock e Getty Images.

Instagram: http://instagram.com/mrtozzo81

500px: https://500px.com/toxiriandrea

Adobe Stock: https://toxiriandrea.myportfolio.com/

Shutterstock: https://goo.gl/PaH8Eg

Getty Images: http://bit.ly/2ugTIBY

Portfolio sport: https://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-sport/

Portfolio portraithttps://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-portrait/

Quali lavori ti commissionano di più i tuoi clienti?

Facendo sempre la premessa che, per adesso, sono solo amici e parenti, principalmente, sono feste o anniversari.

L’ultimo che ho fatto è stato l’anniversario di nozze di mia zia.

Altrimenti, durante le fiere (come, ad esempio, il Romics) c’è sempre qualcuno che mi chiede le foto.

Che cos’è la fotografia microstock?

È una palestra per migliorare la tua tecnica fotografica.

Ti faccio un esempio, per farti capire meglio: metti che hai un blog di cucina e stai scrivendo la ricetta per fare la carbonara.

Hai scritto il tuo post ma ti mancano le foto, allora vai su uno dei tanti siti di Microstock (Adobe, Shutterstock, Getty Images) e fai una ricerca sulla carbonara.

Scegli la foto che ti piace di più la paghi e te la scarichi, del prezzo che tu paghi alla piattaforma al fotografo va una percentuale.

È un mercato difficile ma molto stimolante, non diventi ricco ma qualcuno ha ingranato bene e ci campa tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Rendere la fotografia la mia unica attività, viaggiare e fotografare tanto, pubblicare un fotolibro e organizzare una piccola mostra fotografica.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Simone Bennati. Un anno e sette mesi dopo

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Simone Bennati, proprietario del noto blog Bennaker.com, blogger, social media marketer, content curator e copywriter.

Un professionista coi fiocchi con una forte personalità e titolare di un gruppo su Facebook

“Ciccio senti ‘na cosa” che è un supporto incredibile per tutti coloro che hanno a che fare con Internet.

Buona lettura!

* * *

Quando ti ho intervistato la prima volta (giugno 2017) avevi appena perso il lavoro. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Un anno e mezzo è passato e molte cose sono cambiate, se non addirittura moltissime.

Sono cambiato io, innanzitutto. Il fatto di esseremi ritrovato da un giorno all’altro a non avere più un’occupazione mi ha dato un bello scossone, tanto sul piano emotivo, quanto su quello pratico.

Di buono c’è che questo imprevisto mi ha dimostrato una cosa estremamente importante, ovvero che l’idea di lavorare sulla mia immagine professionale attraverso Bennaker.com e i social fu, a suo tempo, quella giusta.

Senza tutto il lavoro di Personal Branding portato avanti nei 3 anni precedenti, infatti, mi sarei trovato a dover ricominciare come un 33enne qualsiasi; magari anche bravo e competente, ma totalmente sconosciuto. E invece questo non è accaduto.

Piuttosto, il fatto che Bennaker fosse tornato sulla piazza ha scatenato un interesse e un affetto del tutto inediti, e per i quali ancora ringrazio.

Questi ultimi 18 mesi li ho dedicati perlopiù alla formazione, rimettendomi sui libri e frequentando corsi che speravo mi avrebbero dato una marcia in più, cosa che si è puntualmente verificata.

Ho poi incrementato il lavoro sul blog, affinato la mia presenza sui social e partecipato a un gran numero di eventi e incontri di settore.

Insomma, non sono rimasto a casa a piangermi addosso, ma ho approfittato di questa parentesi di imprevista libertà per migliorare me stesso e farmi conoscere da una platea sempre più ampia.

Due cose che, posso assicurarlo, portano via un sacco di tempo e di energie.

All’epoca della prima intervista avevi da poco aperto su Facebook il tuo gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa”. Che risultati ha ottenuto? Sei soddisfatto di questa tua creatura?

Ciccio”, così come lo chiamano i membri più affezionati, mi ha dato e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Considerato che l’idea di creare “Ciccio” è nata dalla necessità di risolvere un mio problema, il fatto che oggi centinaia di persone utilizzino il Gruppo per trovare soluzione ai loro problemi mi infonde grande gioia.

I numeri non sono certo quelli da gruppone di Facebook, ma che importa?

Ricevo quotidiamente messaggi di persone che mi ringraziano per aver creato un luogo dove domande e risposte si incontrano, ma in cui nessuno si erge a maestro o a portatore della verità assoluta.

Di fatto, considero “Ciccio” una sorta di riproduzione in miniatura del mondo che vorrei: un mondo fatto di ascolto, collaborazione e rispetto…

Come sta andando il tuo storico blog Bennaker.com?

Anche il lavoro sul blog procede a gonfie vele e i risultati, numerici e non, parlano da soli.

Ho sempre pensato che mettere a disposizione il proprio know-how fosse il modo migliore per attirare le persone e instaurare nuovi rapporti.

Questo modo di agire permette non solo di ampliare la propria rete di contatti, ma anche di accrescere la propria reputazione, portando coloro che sono interessati alla tua professionalità a rapportarsi con maggiore rispetto e considerazione.

Produrre nuove idee e contenuti non è sempre facile, ma ho la fortuna di essere uno di quelli che, tanto nel bene, quanto nel male, non si lasciano semplicemente attraversare dalle cose, ma sono portati a osservare e analizzare tutto ciò che fanno o capita loro.

Il prendere questi input e tradurli in parole è, poi, un passaggio quasi naturale.

Ho notato che hai aumentato la tua attività su LinkedIn. Cosa pensi di questo social?

LinkedIn è, tra tutte le piattaforme social, quella in cui mi diverto di più.

Un divertimento che si concretizza nella condivisione quotidiana di: contenuti che considero di valore (articoli, approfondimenti, grafici, etc.), rilfessioni inerenti il mondo della comunicazione, aneddoti e molto altro ancora.

Nonstante, siano ancora molti quelli che considerano LinkedIn una sorta di Facebook del lavoro, i dati riguardanti la crescita degli utenti parlano chiaro: LinkedIn non solo gode di ottima salute, ma il grado di apprezzamento del pubblico aumenta in modo esponenziale.

Oggi, quando pensiamo a un’azienda sui social, la prima piattaforma che ci viene in mente è Facebook, seguita a ruota da Instagram. Ma domani sarà ancora così?

Secondo me no. E la colpa, se così vogliamo definirla, sarà proprio di LinkedIn.

LinkedIn vs. Facebook: su quale dei due, nel 2019, si deve per forza avere un profilo personale?

Quando si parla di risorse social aziendali, le uniche che dovrebbero essere schierate sono quelle per cui è previsto un ruolo all’interno del piano strategico, ovvero quelle che devono contribuire attivamente al raggiungimento di uno o più obiettivi.

Applicare lo stesso principio ai profili personali sarebbe (forse) esagerato, ma bisogna anche domandarsi a cosa potrebbe mai servire un profilo che non si ha modo di seguire o che, pur seguendolo, non porta a nulla di concreto?

Nel mio piccolo, se proprio dovessi azzardare un consiglio, suggerirei a coloro che vogliono utilizzare i social per finalità legate al business e al Personal Branding di dare una possibilità a LinkedIn.

Questo significa non solo aprire un profilo personale, ma anche e soprattutto curarlo, entrando in contatto con altri professionisti del proprio settore, nonché con quelli appartenenti a settori in cui la propria professionalità potrebbe essere richiesta.

Se invece l’obiettivo della propria presenza sui social è semplicemente quello di cazzeggiare, beh… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Facebook a Instagram, passando per Twitter e Snapchat, il social-cazzeggio regna sovrano. Quindi pochi scrupoli e spazio alla leggerezza.

Fai attività di public speaking?

Quello di parlare in pubblico, fosse anche solo il pubblico di una diretta Facebook, è un mio grosso limite, nel senso che vivo questo tipo di situazioni con grandissima ansia.

Mi è capitato in più di un paio di occasioni di parlare di fronte ad altri e, per quanto i feedback ricevuti siano stati oltremodo positivi, il livello di stress che subisco è sempre altissimo.

È una cosa che con l’esperienza e il tempo tende a smorzarsi, lo so, ma per il momento preferisco limitare il numero delle occasioni, scegliendo solo quelle con un pubblico ristretto e ben selezionato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A dire la verità, non sono mai stato bravo a fare progetti. Persino i miei weekend sono spesso improvvisati, quindi figuriamoci il resto…

Ci sono, però, una serie di attività che intendo continuare a seguire e che, ad oggi, rappresentano l’ossatura del mio lavoro quotidiano.

Il fatto di continuare a scrivere su Bennaker.com, ad esempio, è qualcosa che porterò avanti qualsiasi cosa mi capiti e per cui troverò sempre tempo.

Lo stesso dicasi per la gestione delle mie risorse social, nonché per il quotidiano aggiornamento sulle novità riguardanti il mondo del Digital Marketing.

Volendo andare un po’ più sul concreto, mi piacerebbe proprormi sul mercato sia come consulente che come formatore in ambito social.

Parlare delle materie che amo a chi ha voglia di imparare mi viene piuttosto semplice.

Vedremo come va a finire. Il fatto che non ne abbia la minima idea neanche io mi spaventa e eccita allo stesso tempo, ma la mia vita è sempre stata così.

E mi piace proprio perché è incerta.

L’ultima domanda sono sicuro che piacerà molto a tutti i tuoi “true fan”: hai trovato un degno sostituto del pub di Maria?

Non credo che troverò mai un degno sostituto del pub di Maria. Il Legend – perché è così si chiamava – era per me un posto speciale.

Una sorta di seconda casa in cui, in base all’umore, andavo a sbollire i miei malumori o a godermi il piacere della compagnia.

Sarà quindi molto difficile trovare un locale che riesca a farmi sentire allo stesso modo.

Un locale in cui possa andare a pensare, scrivere, parlare, mangiare, bere, fumare ogni volta che voglio, quando voglio.

E poi, vabbè, al Legend c’era prima di tutto Maria, con la sua risata contagiosa e il suo modo di fare cordiale e premuroso.

Il suo pub non era solo un pub, ma una situazione. E di situazioni belle come quella non ce ne sono molte in giro.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

Antonio Luciano. Un anno dopo

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Antonio Luciano, copyblogger, che avevo già intervistato in una precedente occasione più di un anno fa (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

È passato poco più di un anno dalla nostra prima intervista. Com’è cambiata la tua vita lavorativa?

È cambiato tutto, sono cambiato io, è cambiato il mio modo di fare comunicazione, l’approccio al web, la presenza online – business.

Sono uno specialista diverso, adesso, in grado di camminare con le proprie gambe – perché la spina dorsale l’avevo già – autonomo e richiesto, il che non guasta mai.

Quindi credo anche originale, se non unico.

In questo periodo mi sono concentrato sul cambiare la comunicazione. Rendermi indipendente.

Sentivo di aver assimilato tutto quello che occorreva per lavorare in totale autonomia e disporre delle competenze, l’autorevolezza  e l’esperienza necessaria per fare il grande passo e l’ho fatto.

Molti pensano sempre in termini diversi, spesso solo economici, dal maturare la giusta expertise e ragionare in progressivi gradi di crescita prima di assurgere a un presunto ruolo professionale o, se lo fanno, si sente così poco a riguardo tra gli specialisti web.

Dopo 7 anni online, nel mio caso, si è trattato di unire i puntini e cambiare pelle. In altre parole, rinascere.

Ovvio, come tutte le volte che vi è una rinascita a essa segue sempre una morte, ma preferisco tralasciare e guardare avanti, quasi nulla indietro.

Ora, sono come la mia attività online appare, un copyblogger punto di riferimento per coloro che intendono approcciarsi al content marketing efficace con il loro blog e sfruttare così le incredibili opportunità che il copy-blogging offre.

Quando e come nasce il tuo podcast?

Nasce da un’attenta valutazione della affordance che questo media offre a un copyblogger che fa  formazione/comunicazione online e si avvale di un blog come strumento per erogare contenuti nel web.

Difatti il podcast è un media democratico, economico, ubiquitario e più caldo rispetto alla scrittura, pur trattandosi sempre di comunicazione a distanza.

Perciò da comunicatore come potevo dire no a così tanti vantaggi e a zero criticità?

Inoltre, può essere asincrono ma anche sincrono, a tutto vantaggio delle interviste. Un format che ho sviluppato al punto tale da sentire la necessità di evolvere in qualcos’altro.

Ritengo che in questo senso i podcast abbiano il potenziale intrinseco di avvicinare ulteriormente, accorciare le distanze, fare una sorta di personal branding migliore, essere più diretti, arrivare ai lettori quanto prima a ragione di un carico cognitivo richiesto per essere fruiti assai meno probante rispetto al testo e al video.

D’altronde l’oralità ci appartiene, è nel nostro DNA.

Perciò ho pensato che il passaggio da lettore ad ascoltatore fosse quanto ci fosse di più immediato nella comunicazione.

Una transizione indolore, quasi naturale, meno problematica sicuramente, che richiama in causa una mente già strutturata, reattiva e predisposta a funzionare rispetto a come non abbia già dovuto fare con i media sopra citati. 

Per ultimo, ma non meno importante, s’incontra con la mia passione adolescenziale per la radio, meglio di così…

Quali risultati ti ha portato il tuo podcast?

Autorevolezza, piano editoriale rimpolpato, una seconda giovinezza creativa, un media che aggiunto alla scrittura porta a un miglioramento della comunicazione.

Sentire la propria voce può fare solo bene a un copyblogger, troppo abituato a cantarsela e suonarsela da solo.

D’altronde scrivere, come la lettura, è un atto solitario e alienante, mentre l’ascolto apre a nuovi scenari del copy-blogging, collaborazioni, progetti, contenuti.

Perciò fare podcasting va oltre il mero testo e offre tutta una serie di novità produttive, meno schematiche, più spontanee che esulano da quelle prettamente strutturate della scrittura.

Anche la rifioritura della vena creativa assume la sua importanza nella valutazione dei risultati, e sotto questo punto di vista si sa che il piano editoriale di un copyblogger piange sempre.

Come si inserisce il tuo podcast nella tua strategia di Lead Generation?

Il podcasting rientra in un piano strategico più ampio che riguarda la mia attività-presenza online.

Una strategia nella strategia che se ha anticipato le altre è solo per ragioni organizzative.

Ho in mente di catturare lead con la formazione che svolgerò presto nella mia Copy-Academy.

I podcast,al momento, sono solo a uno stato embrionale, mi sono dato del tempo per imparare a farli bene e in modo professionale.

Dopodiché è la scelta della piattaforma a fare la differenza, YouTube compreso, perlomeno nel mio caso.

Adesso, punto molto sul blog e a portarci quanti più utenti possibile con i contenuti che realizzo.

Ad interiorizzare piuttosto che portare all’esterno, agire ad intra anziché ad extra come facevo in passato.

Diciamo che ho fatto reverse strategy.

Quindi sono passato a pubblicarli su Linkedin, luogo di “caccia” in cui attrarre le buyer personas a cui mi rivolgo principalmente ovvero specialisti, freelancer, PMI e aziende che vogliono fare content marketing efficace.

I podcastal momento, sul mio blog assolvono a tre funzioni:

  1. Approfondire l’articolo che ho scritto su cui sono embeddati per articolare ulteriormente il contenuto.

  2. Rendere il testo che ho scritto una traccia audio. Quindi fare un podcast uguale con l’obiettivo di facilitare e rendere più agevole la fruizione del contenuto a chi non ha il tempo di leggere o magari vuole ascoltarlo mentre si occupa di fare altro.

  3. Fare interviste.

Per adesso non è previsto un piano editoriale a sé stante di podcasting ma arriverà, eccome se arriverà. 😉

Tutto ciò per fortuna sta avvenendo in modo del tutto naturale senza particolari forzature e con ottimi riscontri/risultati tant’è che i lead si avvicinano spontanei.

Devo dire che sono molto soddisfatto.

Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?

So che questa è una risposta che interessa tutti coloro intendono cimentarsi con il fare podcasting. L’ho fatta anch’io, a suo tempo, agli esperti prima di intraprendere questa strada.

Esistono tanti strumenti. Tutti validissimi.

Ma io utilizzo Zencast.com che ha il non trascurabile vantaggio di costringere a usare Skype o Google Hangouts per fare le interviste con tutti i rischi annessi e connessi, perdita di linea, calo della banda, brusca precipitazione della qualità, etc.

In pratica risolve tutte quelle spiacevoli situazioni che ti portano a pregare e a incrociare le dita, per i più scaramantici, tutte le volte che inizi un’intervista ma non sai che risultato finale otterrai con il pericolo di dover rifare tutto daccapo e bruciare la traccia audio già fatta con la simpatia garantita di chi hai coinvolto nel ruolo dell’intervistato.

Giusto per tranquillizzare gli animi e i portafogli la versione FREE prevede un piano con 8 ore di registrazione gratis al mese, poter invitare fino a due ospiti con un link per registrare l’intervista, formato MP3 di alta qualità.

Figo e conveniente, no?

Come nasce una tua intervista e che processo usi per realizzarla?

Come ho già detto, dopo averne fatte circa 50 scritte, ho sentito il desiderio di cambiare, ma anche di evolvere questo format così prezioso per il copy-blogging.

Il processo di realizzazione inizia da un’attenta attività di studio e analisi della presenza online dell’intervistato.

Poi, mi concentro sugli aspetti peculiari allo scopo di enfatizzare l’unicità dello specialista in questione.

L’intervista non dev’essere solo un’occasione di indagine approfondita altrimenti diventa un contenuto piatto, un interrogatorio modello Gestapo.

Può fare anche dell’ottimo content marketing, oltre che una velata forma di pseudo personal branding con tenui tinte autoreferenziali.

Sta al talento dell’intervistatore, alla sua perspicacia e passione per il lavoro che svolge riuscirci.

Ecco, perché è meglio puntare sempre e solo su interessi comuni o perlomeno che si intersecano e trasversali ma sempre piuttosto vicini.

Seppur dona una luce diversa, una prospettiva di indagine differente deve rimanere fedele all’identità dell’intervistato che ne esce valorizzato e divertire i lettori ma soprattutto chi è vittima di una serie di domande a raffica.

Ma ha anche l’incombente compito di catturare e destare interesse in entrambe le parti altrimenti è istigazione allo svenimento. 😀

Gioco molto su questo aspetto, mi piace pensare di vedere aspetti degli specialisti che altri non vedono, attraverso un punto di osservazione diverso per dare una differente chiave di lettura del loro ruolo professionale/presenza online e fare una sottaciuta ma neanche così poco esplicita forma di digital marketing.

Infine, interseco tutto questo tessuto fatto di emozioni, competenze, contenuti, astrazioni con l’argomento portante dell’intervista nel mio caso il copy-blogging, e poi evvai di mix.

Non bisogna allontanarsi mai da quest’ultimo è il collante per mantenere vigile l’attenzione e coinvolgere nella lettura affinché venga consumata per intero, insomma sia valsa la pena farla.

Un’intervista che presenta l’intervistato, lo valorizza, in termini più veniali lo vende bene, dovrebbe essere appiccicosa ai backlink, lo scopo sarebbe questo, ma credo rimanga incompiuto, quasi sprecato, temo.

Ma, soprattutto, cerco di divertirmi e trasmettere questo.

Infondere positività costruttiva, creare questo genere di attivazione nei lettori e devo ammettere mio malgrado che con il testo è molto faticoso e non facile da raggiungere come risultato, anche per questa ragione ho deciso di passare ai podcast con un sogno nel mirino: fare una Copy-Radio a tutti gli effetti un giorno, chissà…

Fai una pre-intervista propedeutica all’intervista vera e propria?

Invio le domande, semplicemente. Gli specialisti con cui entro in contatto orbitano quasi tutti nella blogosfera da tempo o mi conoscono.

Comunque, oramai, è facile farsi un’idea assai rapidamente su di me e di cosa mi occupo da una rapida ricerca online, forse era più difficile a primordi.

Sin dagli albori ho sempre inviato email di richiesta per le interviste piuttosto articolate e complete a livello descrittivo dove inserivo il link alla pagina-categoria Interviste di quelle svolte sul mio blog per far capire subito di cosa si trattasse ed è stato di aiuto, un metodo efficace, non ho mai ricevuto un rifiuto, almeno per adesso. 🙂

Come scegli i tuoi ospiti?

Questa domanda mi riporta indietro nel tempo.

Ho iniziato a fare interviste nel gennaio del 2016 ed è cambiato molto da allora.

Tuttavia sono sempre rimasto fedele allo scegliere gli specialisti in base alla loro scelta di usare il blog come strumento di lavoro nel web, pensando sempre poco al personal branding e molto alla mia missione, cioè diffondere il ‘messaggio’ che celebra ed elegge il blog a migliore strumento per fare formazione-comunicazione online.

Quindi dare a questo potente mezzo il giusto status culturale facendo riferimento al settore disciplinare delle Scienze della Formazione.

Nel tempo, poi, ho affinato l’indagine che si è allontanata sempre più dalla formazione e si è polarizzata sulla comunicazione, avvicinandosi nella fattispecie al copywriting e al blogging parimenti al mio processo di trasformazione da formatore a copywriter-blogger freelance.

Seppur, pensandoci bene, trattasi di un trucco speculare alla cultura che non contempla ancora un approccio multidisciplinare, quello di far differenziazioni di settore piuttosto che al web, oramai, sempre più luogo di sintesi dei saperi tant’è che entrambi i settori disciplinari si sono fusi assieme da tempo – vedi www.copyblogger.com, il noto sito americano – proprio a ragione dei rispettivi interessi e necessità.

Come fai la post-produzione?

Per chi è alle prime armi suggerisco questo post che ho scritto su come fare il primo Podcast e superare gli ostacoli e le criticità che si incontrano inizialmente e rischiano di farci demordere.

Onde evitare ripetizioni per rispondere mi ricollego alla domanda numero 4: “Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?”

Uso Audacity il noto software audio open-source per montare, tagliare e cucire le tracce audio e Zencast per le interviste, entrambi user friendly, il primo gratuito il secondo quasi ma comunque a prova di specialista.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Aura Conte. Tre anni dopo

Aura Conte

Aura Conte – Professione scrittrice

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Aura Conte, scrittrice siciliana, che avevo intervistato circa tre anni fa (leggi qui) e la cui storia dimostra come, in Italia, sia possibile vivere di cultura.

Buona lettura!

* * *

Sono passati quasi tre anni dalla nostra prima intervista, com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è stata stravolta. Nei primi mesi del 2016, la casa editrice con la quale ho pubblicato e collaborato ha chiuso, quindi nell’ultimo anno e mezzo ho dovuto ricominciare da zero.

Così, indipendentemente dai progetti non legati alla mia vita da scrittrice come Bookoria, mi sono messa a “studiare” il mondo del self publishing e altre cose affini.

Hai una casa editrice di riferimento per la pubblicazione dei tuoi libri?

In questo momento, la maggior parte dei miei libri sono pubblicati in modalità “self”, ma il mio libro più conosciuto, in passato, “Controvento” (menzionato nell’intervista di tre anni fa), da maggio 2017 è pubblicato come “La sposa del capitano” da Libro/mania, progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton.

Come vedi mi piace pubblicare sia in modalità “self” che con una casa editrice.

A quali generi letterari ti stai dedicando maggiormente?

Ultimamente: thriller, crime romance (la serie “Pecador”), dark romance (“Damaged”), suspense, thriller psicologico (“Un’ombra tra le righe”) e sto scrivendo un nuovo romanzo storico.

Vado a periodi.

Se dovessi fare un bilancio della tua carriera da scrittrice, quale sarebbe? Come stanno andando i tuoi ultimi libri?

Pubblico dal 2009 e mi reputo molto soddisfatta. Dopo una lunghissima pausa, durante la quale ho scritto in silenzio, nell’ultimo anno ho pubblicato diversi libri e ognuno di loro è arrivato ai primi posti in classifica nella sua categoria nelle varie librerie online, come Amazon o Kobo: thriller, romance, commedie, racconti, romanzi storici.

Prima di passare al self publishing, ero un po’ bloccata; si trattava di qualcosa di nuovo, non avevo più le sicurezze solitamente offerte da una casa editrice.

Avevo paura di ricominciare da zero, però collaborare con un’altra autrice, Connie Furnari, mi ha sbloccata.

Nell’ultimo anno, abbiamo scritto insieme ben quattro libri (due della serie “Pecador”, “Charmeur” e “Cinders”), tre già pubblicati e uno in uscita.

Che cos’è Bookoria e quali risultati ha ottenuto?

Bookoria è un blog/progetto fondato nel novembre 2015 da me e dall’associazione Iside Onlus, nata per la promozione della cultura e dell’arte, della quale sono vicepresidente dal 2004.

Lo scopo del progetto è la promozione della cultura, in questo caso della letteratura.

Molti blog si limitano a recensire o segnalare l’uscita di nuovi libri.

Bookoria, invece, va oltre tutto ciò pur di avvicinare le persone al mondo letterario.

All’interno del sito sono riportati eventi letterari (solitamente difficili da trovare), book trailer, giornate autore, rubriche, interviste e tutto ciò che ruota intorno ai libri.

Inoltre, inviare del materiale da inserire nel sito è molto più semplice rispetto ai soliti blog.

Autori, case editrici e addetti stampa possono inviare gratuitamente a Bookoria tutte le informazioni senza registrazioni o email, per farlo basta compilare delle schede online.

In due anni, oltre ad alcune collaborazioni con diverse case editrici, sono stati inseriti su Bookoria più di 600 post riguardanti libri, eventi e book trailer.

Direi che i risultati sono abbastanza buoni.

Attualmente, ti dedichi solamente all’attività di scrittrice o hai anche un secondo lavoro?

Oltre a Bookoria e all’associazione, ormai mi dedico soltanto alla scrittura.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività di scrittrice?

Sfrutto tutti i canali di promozione, sponsorizzo i post dei nuovi libri in uscita, utilizzo le “IG Stories” su Instagram e tanto altro.

Come descriveresti il panorama editoriale italiano nel 2018?

Credo che stia annaspando. La piccola editoria è (purtroppo) agonizzante e le grandi case editrici per vendere devono mettere i loro libri in offerta o fare accordi con colossi come Amazon.

Inoltre, chi vuole fare lo scrittore in modalità “self” deve lavorare il triplo e occuparsi di marketing, distribuzione, grafica, etc.

Essere uno scrittore in modalità “self” “serio” e avere un altro lavoro ormai è impossibile, perché non c’è più abbastanza tempo per fare entrambe le cose e pubblicare più di un libro l’anno.

L’unica nota positiva è l’IVA al 4%.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho di prossima uscita un nuovo libro scritto insieme a Connie Furnari, il seguito di “Pecador: Flor de Cuba”, il quale è stato #1 nella categoria Thriller, #3 in quella Romance e #7 in classifica generale su Amazon.

Si tratta di una saga familiare crime-romance ispirata a Scarface, il Padrino e Romeo+Juliet.

La saga è articolata in due filoni, da una parte la storia dei due protagonisti principali (scritta a quattro mani) e dall’altra diversi spin-off (scritti solo da me o da Connie).

Inoltre, sto già lavorando da qualche mese ai miei prossimi spin-off, i quali saranno pubblicati dopo Pecador II.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sergio Albertini: content writer freelance

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Sergio Albertini, persona dotata di grande umanità e talento per la scrittura, professione: content writer freelance.

Buona lettura!

* * *

Ciao Federico,

permettimi di ringraziarti per questa opportunità. Mi fa piacere che tu abbia pensato a me. È una grande soddisfazione.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ormai, sono un diversamente giovane. Ho 40 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Verona.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi non è stato proprio lineare. Sono riuscito a perdere un anno e a vincere due borse di studio nei due anni successivi.

Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo, con la voglia, la costanza e le idee che ho oggi, ma la scienza ancora non offre questa possibilità.

Sono un disegnatore meccanico che ama la lettura e la scrittura.

Oggi mi è sempre più chiaro perché la professoressa d’italiano insisteva nel chiedermi: “Si può sapere cosa ci fai qua?”.

Terminati gli studi superiori non sono andato all’università. Ho preferito entrare nel mondo del lavoro e mi sono formato sul campo. Erano “altri tempi”, oggi non avrei dubbi.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Io credo che tutte le esperienze lavorative siano state utili, nel bene e nel male, perché hanno contribuito alla mia formazione professionale.

Ho iniziato come commesso in un videonoleggio. Ero un appassionato di cinema e ritrovarmi circondato da film in VHS era il coronamento di un sogno.

Dopo poco tempo sono diventato responsabile del negozio e, poi, di un punto vendita più grande.

Ricordo questa esperienza con molto affetto, perché mi ha permesso di apprendere e sviluppare competenze organizzative, di gestione del personale e delle relazioni con i clienti.

È stato un grande balzo evolutivo, per il ragazzo timido che ero.

Poi ho annusato la crisi che stava avanzando in quel settore e ho deciso che era giunto il momento di una nuova sfida.

Così ho ricominciato da zero come impiegato commerciale nell’azienda che mi ha poi accompagnato per quasi 17 anni.

In questi anni ho imparato a gestire tutti i flussi lavorativi di una media impresa, dal primo contatto con il cliente, alla spedizione dell’ordine, dalla gestione dei fornitori fino a quella dei partner della logistica.

Mi sentivo a casa, vivevo in azienda 10-11 ore al giorno. In pratica, ero sempre attivo, sette giorni su sette.

Creavo contatti con nuovi clienti, sviluppavo iniziative per migliorare l’organizzazione e gestione dei flussi di lavoro e cercavo di spingere l’azienda verso progetti legati al web.

È stata un’esperienza formativa completa e impegnativa, ma la rifarei, perché ha contribuito a creare il professionista che sono oggi.

Per quale motivo hai lasciato il tuo ultimo lavoro?

Il lavoro assorbiva molto del mio tempo, ma mi piaceva, devo essere onesto.

Nel 2012 sono diventato papà di un bambino meraviglioso. Avevo quasi 35 anni, un posto di lavoro sicuro e ben remunerato, tutto sembrava perfetto.

Ma appena pensi di essere arrivato, di avere delle certezze per il tuo futuro, la vita ti dimostra che devi essere sempre pronto a tutto.

Purtroppo, mio figlio ha avuto un infarto cerebrale che ha spazzato via, in pochi minuti, una parte estesa dell’emisfero cerebrale sinistro.

La situazione non mi è stata chiara fin da subito, credevo di poter affrontare tutto e continuare a fare quello che stavo facendo, ma mi sbagliavo.

Mio figlio aveva e ha bisogno di terapie continue che richiedono un impegno costante e quotidiano.

Le mie priorità sono cambiate in modo inaspettato, non potevo più permettermi di essere asservito al mio lavoro e non potevo più sopportare le restrizioni alle quali mi obbligava.

Il dolore, la difficoltà di comprendere e far comprendere le incognite legate al futuro di mio figlio, le difficoltà per organizzare le visite in altre città, tutto alimentava uno stato emotivo sempre più complesso e ingestibile.

Quando mi sono reso conto che stavo perdendo il lume della ragione ho iniziato a pensare a delle alternative.

Avevo bisogno di poter gestire il tempo in modo più elastico, di ricominciare a vivere e di essere più presente nella vita di mio figlio.

Ecco perché ho deciso di iniziare una nuova avventura professionale, come freelancer.

Quale professione svolgi attualmente?

Attualmente svolgo l’attività di content writer, scrivo contenuti per agenzie, aziende e liberi professionisti.

Inoltre, mi occupo di organizzare piccoli eventi di formazione offline, lavoro a un progetto di e-learning e collaboro a un progetto per l’educazione digitale.

Di recente, ho iniziato a parlare della mia esperienza personale, perché vorrei poterla trasformare in un messaggio utile: qualsiasi cosa dolorosa possa accaderci, è il seme amaro di un fiore che possiamo far sbocciare, se crediamo in noi stessi e non ci arrendiamo.

Credo che la scrittura sia una tecnologia liquida capace di adattarsi a ogni contenitore.

Così ho trasformato la passione per la scrittura in un lavoro.

Il tempo mi dirà se il mio azzardo sarà premiato, al momento non mi posso lamentare.

Da quanto tempo hai iniziato e che risultati hai ottenuto fino ad oggi?

Ho iniziato full time da poco meno di un anno e devo dire che sono molto soddisfatto.

Quello che è accaduto a mio figlio ha sconvolto il mio mondo e mi ha offerto una visione del futuro completamente diversa.

Mi sono messo in gioco a 40 anni e i riscontri positivi non mancano, ma credo sia presto per poterti dire – questo è il frutto dei miei sforzi.

Che cos’è il progetto “Digital Tutoring”?

Si tratta di un progetto che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che le persone incontrano, per informarsi e formarsi online.

Il mio blog è nato anche per questo: condividere contenuti utili per trasmettere le conoscenze che io stesso acquisisco.

Se ci hai fatto caso, molti dei miei post sono abbastanza lunghi e forniscono link di approfondimento a fonti più autorevoli.

Cerco di offrire un punto di partenza e un percorso informativo/formativo in cui io mi sono già inoltrato.

Il mio è un concetto di Digital Peer Tutoring: poiché credo che il miglior modo per apprendere sia farlo con l’intenzione di spiegarlo e che il miglior modo di riuscirci sia narrando le nostre esperienze personali.

Per questo motivo mi piace l’idea di fondare il mio blogging sul rapporto tra pari per permettere alle persone di inserirsi al meglio nei meccanismi del web.

Desidero fornire informazioni per risolvere i dubbi e i problemi che le persone incontrano, supportandoli nelle difficoltà di ordine organizzativo e didattico.

Miro a sostenere le persone per potenziarne le conoscenze e gli atteggiamenti, che consentano loro di compiere delle scelte responsabili e consapevoli.

L’idea è di mostrare un percorso che si prefigge di ampliare il ventaglio di azioni di cui una persona può disporre: progettando sinergie tra chi cerca formazione e chi fornisce strumenti di apprendimento.

Quindi una prospettiva progettuale, che si trasforma in una visione integrata e partecipata, mirata a far accrescere i risultati e il benessere di tutti.

Come ti formi per rimanere costantemente aggiornato sui cambiamenti del web?

Leggo e studio tutti i giorni.

Ho una lista di link, selezionati nel tempo, per poter essere sempre aggiornato sulle novità di settore.

Sono un appassionato della calda e profumata carta, quindi ho una libreria che mantengo fornita e aggiornata.

Ho frequentato, frequento e lo farò con continuità, corsi online e offline per proseguire il mio percorso di apprendimento.

Il concetto di apprendimento continuo è una forma mentis che apprezzo molto, non riuscirei più a farne a meno.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Desidero vivere realizzando contenuti per il web, con lo scopo di aiutare le aziende e i professionisti a raggiungere i loro obiettivi.

Essere partner di un team che mira al raggiungimento di un obiettivo è entusiasmante, ma allo stesso tempo voglio e devo potermi muovere in libertà; questa è l’unica prerogativa dalla quale non posso esimermi.

Voglio portare avanti il concetto di formazione e vorrei poterla offrire a tutti coloro che, per diversi motivi, hanno bisogno di apprendere le dinamiche del web e sviluppare un progetto di business online.

Ho anche altre idee per la testa, ma facciamo un passo alla volta, vediamo cosa accade.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Luca Leandro: lucaleandro.com (già Homo Intraprendente)

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa intervista ti presento Luca Leandro fondatore di HomoIntraprendente.it (aggiornamento del 19-09-2018: il sito ha cambiato denominazione ora è LucaLeandro.com) un blog dedicato alla crescita personale molto interessante.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per il gradito invito!

Ho 33 anni, abito in un paesello della Brianza con moglie e figlia, e sono lombardo di adozione, dato che le mie origini sono pugliesi.

Qual è stato il tuo percorso di studi ?

Dopo il liceo scientifico, mi sono trasferito a Milano per frequentare Ingegneria Gestionale al Politecnico.

Il mio percorso di laurea è stato molto rapido (ho conseguito la laurea magistrale appena compiuti i 23 anni), ma allo stesso tempo è stata per me una vera tortura.

Per anni, infatti, ho odiato i libri e lo studio, e la mia prevalente fonte di apprendimento è stata la pratica.

Farà sorridere, ma mi sono laureato senza mai aver letto un libro realmente da cima a fondo.

Oggi, invece, leggo almeno 30 libri all’anno, dedico un’ora al giorno e 2 week end a trimestre alla mia formazione personale, e non potrei vivere più di qualche giorno senza imparare cose nuove.

Chiaramente nell’ambito che mi interessa: l’essere umano, e tutto ciò che concerne la crescita personale.

Quali sono state le tue precedenti esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

Negli anni delle superiori e dell’università ho portato avanti la mia passione per la musica facendo prima il DJ alle feste degli amici, poi trasmettendo musica in una famosa radio locale, poi diventando tecnico audio e luci per concerti.

Arrivato a Milano, ho gestito tutta la parte tecnica di un teatro e ho creato la mia personale attività di service audio-luci per concerti ed eventi in genere.

Questa esperienza, durata fino al termine dell’università, è stata incredibilmente formativa.

Sia perché provare la fatica di lavorare anche 30-35 ore di seguito, con sforzi fisici importanti e un livello di attenzione sempre al massimo è stata una grande palestra di resistenza.

Sia perché avere a che fare già dai 20 anni con clienti propri, ti proietta subito alla concretezza dei risultati e del valore che produci.

Esercizio che ancora oggi dirige le mie scelte di manager.

Dopo l’università sono entrato subito in una società di consulenza direzionale, poi ho proseguito in un’altra concorrente.

Nel complesso ho fatto 4 anni di vera e propria formazione professionale.

La consulenza ti risucchia ogni energia, ma ti insegna un metodo di lavoro e ti costringe a una forma mentis molto razionale, orientata alle soluzioni e ai risultati. In particolare mi riferisco alla scaltrezza necessaria per risolvere problemi complessi in tempi stretti e con pochissimi aiuti o informazioni.

Elementi senza dubbio utilissimi per un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro.

Negli anni successivi sono stato assistente personale di un imprenditore. Esperienza che mi ha fatto vedere e toccare con mano tutte le problematiche tipiche della piccola impresa italiana, e mi ha insegnato cosa vuol dire coordinare le attività di tutti i reparti aziendali, dalla produzione all’amministrazione, e mantenere le redini di un’intera impresa.

Qual è la tua attuale attività lavorativa?

Oggi, da più di quattro anni, sono responsabile operativo in un’impresa distributrice di prodotti per il settore idrotermosanitario.

Nel concreto mi occupo di coordinare il lavoro della nostra filiale, supervisionando le attività dei vari reparti, ottimizzando i processi, gestendo le eccezioni, e promuovendo tutte le migliorie che si possono apportare all’organizzazione, dall’automatizzazione alla formazione del personale.

Di fatto sto capitalizzando le esperienze precedenti, sia in termini di modus operandi che di ampiezza della visibilità sui processi aziendali, vivendo in prima persona la responsabilità di far funzionare le cose al meglio.

Tu sei una persona multipotenziale. Puoi spiegare cosa significa?

La prima volta che ho sentito nominare la “Multipotenzialite” è stato guardando il video TED di Emilie Wapnick .

Sono rimasto esterrefatto da quanto mi rivedessi in quella descrizione.

In sostanza si definisce multipotenziale una persona che, per attitudine, apprende rapidamente e riesce a sistematizzare bene le informazioni.

Questo gli consente di entrare con una certa disinvoltura in qualsiasi contesto umano e professionale, acquisendo con rapidità le capacità necessarie a dare buoni risultati in quell’ambito.

Detta così può sembrare una cosa di cui vantarsi 🙂

Di fatto la persona multipotenziale periodicamente si ritrova innamorata di una materia, uno sport, una professione, ci si immerge totalmente.

Poi magicamente, quando ormai padroneggia la materia, si ritrova innamorata di altro, e quindi orienta la propria attenzione verso altri lidi.

Se la persona multipotenziale non si autoimpone una disciplina, avrà sempre il difetto di non diventare mai specialista di qualcosa in particolare, e questo da un punto di vista professionale può avere il suo peso.

D’altro canto è una persona che impara molto velocemente qualsiasi cosa, che ha buona capacità di sintesi, ed è profondamente adattabile a qualsiasi contesto. E questo è un vantaggio in contesti destrutturati, che richiedono molta flessibilità.

Non dimenticherò mai un colloquio di lavoro con una head hunter che, intervistandomi, mi disse:

“Sig. Leandro, lei sembra perfetto per fare tutto, ma nella sostanza non è specializzato in nulla. Deve decidere cosa fare da grande, perché i miei clienti hanno bisogno di professionisti specializzati, e io non saprei proprio per quale posizione candidarla”.

Questa frase all’epoca mi fece molto male. Sia perché speravo che le mie qualità venissero comprese, mentre era evidente che il mondo del lavoro preferisse una specializzazione.

Sia perché l’idea di concentrarmi solo su un ambito mi metteva ansia.

Ma oggi ho acquisito più metodo e disciplina, e faccio un lavoro in cui la “multipotenzialite” è una utilissima qualità, che mi permette di avere un’ottica a 360 gradi sulla mia impresa, capire le peculiarità di ogni reparto, e comprendere facilmente le leve su cui intervenire per ottimizzare i processi e massimizzare i risultati.

Quali sono i tuoi personaggi e blog di riferimento?

I personaggi che seguo con maggior interesse sono Robin Sharma, Brendon Burchard e Simon Sinek.

Questi, però, si trovano prevalentemente su Youtube.

Pur avendo stili comunicativi molto diversi, li trovo tutti interessanti e motivanti.

Come veri e propri blogger invece mi piacciono Mark Manson e Steven Aitchinson, anche se li seguo solo di tanto in tanto.

Come nasce HomoIntraprendente.it?

Nonostante la scuola, le aziende straordinarie, la storia e la cultura, l’immensa bellezza di cui il nostro Paese è dotato, la formazione che riceviamo non ci educa a conoscere e gestire le nostre emozioni, e quindi a orientare i nostri sforzi verso ciò che è davvero rilevante per noi.

In due parole: non siamo educati alla felicità e alla realizzazione personale.

Viviamo di Milan, Grande Fratello, meteo e lamentele, salvo poi andare a dormire senza la soddisfazione di aver costruito qualcosa di utile e di valore.

Nel tempo ci ritroviamo frustrati, insicuri, o spenti, apatici, insoddisfatti, e incapaci di inseguire con efficacia quel bruciante desiderio di realizzazione che tutti prima o poi proviamo nel cuore.

Si può soffrire di “lamentite”, di paure, di bassa autostima, o semplicemente di cattive abitudini.

Ma quale che sia il nostro blocco, con i giusti strumenti, le giuste competenze, e una sana dose di intraprendenza, possiamo imparare a conoscere e gestire le nostre emozioni, definire cosa vuol dire “realizzazione” secondo i nostri canoni, e attuare un “piano esecutivo” per migliorare giorno dopo giorno la nostra vita.

Dopo anni in cui ho sofferto questa sorta di “smarrimento esistenziale”, grazie al mondo della crescita personale ho riscoperto il piacere di lavorare per migliorarmi, pormi obiettivi rilevanti e lavorare per raggiungerli.

Vorrei che HomoIntraprendente.it fosse la casa di chi desidera portare la propria vita a un livello di soddisfazione e realizzazione superiore.

Se ti senti in continuo cammino verso ciò che importa per te, la tua vita acquisisce un valore tutto diverso, e tu vivi infinitamente più felice e soddisfatto.

Nonostante la fatica di studiare, cambiare, provare il disagio che la crescita porta con sé.

Affinché questo avvenga devi conoscere le tue dinamiche emotive e fisiologiche, imparare a dominarle, e dirigere le tue energie verso la realizzazione di obiettivi che per te contano, e ti danno soddisfazione.

Questa è la mia visione della crescita personale, ed è ciò che tratto su HomoIntraprendente.it.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere con questo progetto?

La mia missione è quella di avvicinare alla crescita personale anche chi di crescita personale non ha mai sentito parlare.

Voglio accompagnare queste persone in un percorso di esplorazione di sé, finalizzato a conoscersi nel profondo e a imparare a guidarsi verso la propria realizzazione.

Come obiettivo personale vorrei che questo blog, entro qualche anno, diventasse il mio lavoro.

Ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché questo avvenga.

Quali risultati hai ottenuto fino a ora?

Una cinquantina di follower costanti e solidi, 300 altri lettori occasionali iscritti alla newsletter, 4000 visite/mese da traffico organico e un trend di 1 iscritto nuovo al giorno alla newsletter.

È tutto ciò che mi serviva nel primo anno e mezzo per confermare che il format piace e funziona, per esplorare meglio il mio target e i suoi bisogni, nonché avviare un’attività per me del tutto nuova.

Non ti nascondo che sono partito dal dover imparare a scrivere in italiano e in modo comprensibile, cosa che in molti danno per scontata, e invece scontata non è. 🙂

Ora, pian piano, l’obiettivo è quello di accrescere la base utenti fino a un migliaio 1000 di iscritti alla newsletter entro 6 mesi e iniziare a fornire degli infoprodotti utili e strutturati.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come dicevamo prima, uno dei difetti della “multipotenzialite” è il rischio di disperdere energie in troppe cose diverse.

Mi sto allenando molto su questo aspetto.

E parte integrante di questo mio allenamento è la scelta, per i prossimi anni, di seguire solo due progetti: HomoIntraprendente.it e togliamoilciuccio.it, sito relativo al libro che ho scritto a 4 mani con mia moglie, e che finalmente inizia a dare i suoi risultati.

Oltre che il mio lavoro di manager d’azienda, s’intende.

In passato ho seguito numerose startup e decine di progetti, ma mi sono presto reso conto che per raggiungere risultati di rilievo è necessario focalizzarsi e seminare per lungo tempo.

Quindi non metterò altra carne al fuoco almeno per un po’.

E, poi, in famiglia siamo in trepidante attesa del secondo figlio, che verrà “sfornato” entro pochi mesi. Quindi chiaramente anche questo emozionante “progetto” richiederà un impegno e una dedizione che evidentemente hanno la priorità su tutto.

Lasciami concludere Federico, ringraziandoti per l’ospitalità e perché questa intervista è stata la prima che mi ha richiesto tre settimane per essere completata! 🙂

Nella loro semplicità, le tue domande hanno richiesto una riflessione importante e una “maturazione” dentro me, che ho sentito davvero utile, oltre che piacevole.

Ti ringrazio, e per chi lo desidera, sono sempre in giro per il web e su HomoIntraprendente.it

A presto,

Luca

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Gigi Faggella: il mio downshifting

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città natale, Barletta in Puglia, poi laurea in giurisprudenza all’Università di Bari, seguita dall’abilitazione alla professione di avvocato.

Un paio di anni a Roma nel settore del diritto internazionale e comunitario, poi il trasferimento a Milano.

Quali esperienze lavorative hai avuto nella tua vita?

Come ho accennato sopra, dopo un brevissimo periodo di tirocinio nella mia città natale, che mi stava professionalmente stretta, mi sono trasferito a Roma, dove ho collaborato con uno studio specializzato in diritto internazionale e comunitario, per cui ero diviso tra la capitale e Bruxelles.

Dopo un po’ il lavoro mi sembrava ripetitivo, troppo burocratico, speso essenzialmente a risolvere le pastoie documentali tra l’Unione Europea e, nel mio caso, l’Italia, nell’interesse delle aziende clienti, che il più delle volte erano interessate ad ottenere finanziamenti CEE (all’epoca si chiamava così, ndr) grazie alla nostra conoscenza del sistema che in effetti era (ed è tuttora) abbastanza complesso.

Per cui sono salito a Milano, dove ho avuto la fortuna di entrare subito a far parte di un grosso studio legale operante nel settore del diritto penale aziendale in cui sono rimasto per quasi undici anni e che ha costituito il nucleo centrale della mia esperienza lavorativa.

È stato un periodo intensissimo, senza orari, fatto di giorni e notti di lavoro, il weekend era un lusso, ma a Milano, in quel settore, se vuoi ottenere risultati di rilievo è l’unico modo.

Dopo undici anni non ce la facevo più a reggere quei ritmi, per cui, forte anche della notevole esperienza maturata, ho deciso di aprire uno studio legale nello stesso settore per conto mio sempre a Milano, con altri colleghi, in cui ho lavorato per altri otto anni in processi molto lunghi e impegnativi.

Credevo che mettersi in proprio avrebbe alleggerito i miei impegni, invece, mi sbagliavo di grosso perché a me sembravano aumentati, dal momento che avevo tutta la responsabilità sulle mie spalle.

Perché hai abbandonato la tua carriera di avvocato?

La risposta a questa domanda la si può leggere tra le righe di quella precedente, ma aggiungo una considerazione importante a cui sono giunto alla fine della mia “carriera”, quando ho deciso di smettere proprio nel periodo in cui un professionista dovrebbe essere all’apice della stessa.

Ho semplicemente compreso che quella non era più la mia strada o, forse, non lo era mai stata.

Fare l’avvocato non era ciò che la parte più profonda della mia anima desiderava. Ho svolto la professione con impegno e dedizione, ottenendo anche un certo successo in processi di grande visibilità mediatica, ma fare quel lavoro iniziava a pesarmi, invece di darmi piacere, quasi mi nauseava.

Il corrispettivo economico non era un motivo per me abbastanza valido per andare avanti, comunque, in un’attività che non mi piaceva.

Sono dell’idea che ognuno di noi debba seguire sempre il suo “Daimon”, il suo spirito guida, ed io ho iniziato ad ascoltare il mio che continuava a ripetermi che ero su una strada sbagliata.

Aggiungo la considerazione che il disagio sempre più acuto a cui ho accennato sopra, si era somatizzato in una seria malattia autoimmune che, una volta smesso di lavorare, è regredita spontaneamente.

La mente è un’arma potente che può darci sofferenze ma anche miracolose guarigioni.

Che lavoro svolgi, attualmente?

Al momento non ho un lavoro nel senso canonico del termine.

Mi sto ancora leccando le ferite del lavoro precedente.

Ogni tanto presto qualche consulenza e sono impegnato nel sociale con azioni di volontariato che mi danno una grande soddisfazione a livello personale, di anima.

Ti garantisco che sono gioie che valgono molto di più di ogni corrispettivo economico.

Inoltre, sto facendo la cosa che più mi piace al mondo: scrivere.

Per questo mi sono ritirato a vivere nella tranquillità dei boschi di montagna come ho detto prima.

Insomma, mi sono ripreso il mio tempo.

Il bene più prezioso che possa esistere.

Inoltre, sto finalmente scrivendo il libro che ho sempre desiderato scrivere.

Un romanzo un po’ particolare e gestisco, senza particolari assilli, il mio piccolo blog che mi diverte moltissimo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mondo assume il colore delle lenti con cui lo guardiamo.

Ho finalmente tolto gli occhiali scuri per indossare lenti colorate.

Quindi progetti ne ho molti, primo tra tutti quello di far partire una società con un paio di amici che hanno avuto la mia stessa evoluzione per diffondere concetti e idee su un nuovo stile di vita che possa far riflettere le persone su come vivono la loro vita, specialmente nelle grandi città.

Stile di vita che reputo completamente sbagliato.

Mi riferisco a materie come l’educazione alimentare, la respirazione, la meditazione, e in genere le discipline collegate ad antiche filosofie orientali che qui da noi sono ancora poco conosciute, che non vanno oltre l’ora di yoga in palestra, che con ciò che intendo non ha nulla a che vedere.

Insomma, corsi e incontri finalizzati alla diffusione di un nuovo stile di vita oltre ad essere motivo di incontro tra persone che hanno interessi simili e che sentono che, in questo folle periodo, ci stiamo perdendo qualcosa di importante di noi stessi.

Qual è il tuo più grande sogno?

Direi più di uno, ma se dovessi riassumere il tutto in uno scenario unitario ti direi che vorrei trasferirmi a vivere in un posto di mare, avere un cane e continuare a scrivere, lontano dalla frenesia del mondo di oggi.

Sei felice?

Credo che la felicità sia una sensazione transitoria ma ti rispondo di sì.

Nel senso che adesso sono sereno, più centrato, meno in balia degli sbalzi umorali che caratterizzavano la mia vita frenetica di prima. Diciamo che sono radicalmente cambiate le cose che ora mi possono fare felice perché sono più semplici e alla portata rispetto alle soddisfazioni materiali.

Per farti soltanto un esempio, prima non mi facevo sfuggire l’ultimo modello di smartphone appena usciva, adesso non mi importa più nulla e ho lo stesso cellulare da tre anni e finché non si rompe non ci penso a cambiarlo, mentre mi rende felice meditare tra gli alberi di un bosco all’alba o al tramonto.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Luca Spinelli. Un anno e mezzo dopo.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la mia seconda intervista a Luca Spinelli che avevi conosciuto su questo blog circa un anno e mezzo fa.

Questo ragazzo mi aveva colpito per la determinazione e la strategia con cui era riuscito a crearsi un’attività sostenibile nel tempo in un momento in cui la propaganda istituzionale era impegnata con tutti i suoi mezzi a diffondere il falso mito della “Crisi” che impediva ai giovani di realizzare i propri sogni.

Luca, ai miei occhi, era il classico esempio di come la volontà se ben diretta può ribaltare le situazioni più sfavorevoli.

Per questo motivo ho ritenuto molto importante intervistarlo di nuovo per sapere come sta procedendo il suo percorso professionale e di vita.

Buona lettura!

* * *

Come mai hai chiuso il tuo blog che aveva riscosso così tanto successo e ti aveva dato un’ottima visibilità?

Più che chiuso diciamo che gli ho dato il colpo di grazia. L’avevo archiviato (spostato da lucaspinelli.it ad un altro dominio) nel 2015 con l’idea di creare qualcosa di nuovo nel 2016 ma alla fine ho preferito accantonare la cosa per dedicarmi esclusivamente alla libera professione.

Come mai hai un sito web così minimal?

Parlare di sito web è eccessivo.

Io ho un biglietto da visita.

È paradossale che chi si occupa di digitale non abbia un sito web vero e proprio ma noto che è una cosa molto comune: “Il calzolaio, d’altronde, va in giro con le scarpe rotte”.

Il perché, nel mio caso specifico, è subito spiegato: i costi (di tempo più che altro) per tenere attivo un blog superano i benefici.

Altra cosa fondamentale è che negli anni, ricordo che ho scritto dal 2009 al 2015, ho perso interesse e passione per la scrittura.

Per questi 2 motivi ho preferito avere un semplice biglietto da visita più che un sito web vero e proprio.

Come sta andando la tua attività?

In una parola? Bene.

Non dico “alla grande” perché per dirlo credo che si dovrebbero fatturare almeno 4-5 mila euro al mese. Quindi mi limito a dire “bene”.

Il 2015 è stato un anno abbastanza piatto ma d’altronde era il 1° e più che un anno si è trattato di qualche mese. Nel 2016, invece, sono entrato nel vivo dell’azione, ho affrontato le prime vere difficoltà e ho iniziato a collaborare con aziende che apprezzo e che, credo, apprezzino il mio lavoro.

Per parlare del 2017, invece, è ancora presto, diciamo solo che il trend è in crescita e sono davvero contento.

Quale strategia di marketing usi per acquisire nuova clientela?

Parto col dire che sono ancora fedele a Subito, Bakeca, Kijiji e Vivastreet con cui nel 2015 avevo trovato alcuni dei miei primi clienti.

Quella di proporsi come professionisti su siti web del genere non si può certo definire una strategia di marketing ma ne approfitto comunque per consigliarla.

Il grosso dei lavori arrivano dall’offline e questo è un altro paradosso per chi si occupa di digitale. Ci si aspetta che i clienti arrivino dal web, no?

Invece, nel mio caso il 50% arriva proprio da fuori.

L’altra grande fetta arriva da collaborazioni con agenzie o aziende che rivendono i miei servizi mentre l’ultima piccola parte arriva da LinkedIn e Twitter (sarà che gli oltre 13.000 collegamenti su LinkedIn e 9.000 follower su Twitter destano ancora interesse sebbene abbia quasi completamente abbandonato i profili).

Fino a qualche mese fa avevo anche 2 landing che spingevo con AdWords ma che poi ho spento essendo più che soddisfatto dei risultati ottenuti tramite gli altri canali.

Per essere chiari, comunque, non ho una strategia vera e propria e questo è il mio più grande difetto sul lavoro, lo dico senza problemi.

Prediligo attività di lead generation low cost, se non gratuite (il passaparola, il resell dei miei servizi, etc.), quindi sono l’ultima persona al mondo a cui chiedere di strategie del genere.

[Anche se Luca non la identifica come tale, quella che ha appena descritto e ha applicato fino ad oggi è una vera e propria strategia, n.d.r.]

Sei ancora nel vecchio “Regime dei Minimi”?

Sono ancora nei minimi e, salvo un boom del fatturato s’intende, spero di rimanerci a lungo.

Ne approfitto per consigliarlo ancora a chiunque anche se oggi è stato sostituito dal regime forfettario (in realtà il regime dei minimi è, ancora, previsto per coloro che iniziano una nuova attività è ha una durata quinquennale, n.d.r.).

Come sta procedendo lo sviluppo dei business online di cui avevi accennato nella prima intervista? Su cosa sono verticalizzati?

Qua arriva il colpo di scena!

Li ho chiusi e venduti tutti. Non ne ho salvato neanche uno.

Diciamo solo che ho cominciato un nuovo progetto potenzialmente scalabile all’infinito che mi ha fatto vedere tutti i siti web che avevo come bastoni e pietre del paleolitico.

Vorrei poterti dire di più ma non è tutta farina del mio sacco.

Come sta procedendo il tuo progetto di vita, che prevede il trasferimento all’estero e di mettere su famiglia, di cui ci hai parlato nella prima intervista?

Procede. Mancano ancora molti step e ho più dubbi di quanti non ne avessi un anno e mezzo fa ma l’idea di base è sempre quella.

La cosa che più mi lascia perplesso è la destinazione quindi benvengano i consigli dei lettori che, magari, hanno già compiuto questo passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri da qui a cinque anni?

Visto quello che è successo in un anno e mezzo non oso più fare progetti.

È stato sconvolgente, in senso positivo intendo, rileggere la vecchia intervista per confrontarla con l’oggi.

Questa volta mi astengo dal rispondere 😀

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico