Sergio Albertini: content writer freelance

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Sergio Albertini, persona dotata di grande umanità e talento per la scrittura, professione: content writer freelance.

Buona lettura!

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Ciao Federico,

permettimi di ringraziarti per questa opportunità. Mi fa piacere che tu abbia pensato a me. È una grande soddisfazione.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ormai, sono un diversamente giovane. Ho 40 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Verona.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi non è stato proprio lineare. Sono riuscito a perdere un anno e a vincere due borse di studio nei due anni successivi.

Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo, con la voglia, la costanza e le idee che ho oggi, ma la scienza ancora non offre questa possibilità.

Sono un disegnatore meccanico che ama la lettura e la scrittura.

Oggi mi è sempre più chiaro perché la professoressa d’italiano insisteva nel chiedermi: “Si può sapere cosa ci fai qua?”.

Terminati gli studi superiori non sono andato all’università. Ho preferito entrare nel mondo del lavoro e mi sono formato sul campo. Erano “altri tempi”, oggi non avrei dubbi.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Io credo che tutte le esperienze lavorative siano state utili, nel bene e nel male, perché hanno contribuito alla mia formazione professionale.

Ho iniziato come commesso in un videonoleggio. Ero un appassionato di cinema e ritrovarmi circondato da film in VHS era il coronamento di un sogno.

Dopo poco tempo sono diventato responsabile del negozio e, poi, di un punto vendita più grande.

Ricordo questa esperienza con molto affetto, perché mi ha permesso di apprendere e sviluppare competenze organizzative, di gestione del personale e delle relazioni con i clienti.

È stato un grande balzo evolutivo, per il ragazzo timido che ero.

Poi ho annusato la crisi che stava avanzando in quel settore e ho deciso che era giunto il momento di una nuova sfida.

Così ho ricominciato da zero come impiegato commerciale nell’azienda che mi ha poi accompagnato per quasi 17 anni.

In questi anni ho imparato a gestire tutti i flussi lavorativi di una media impresa, dal primo contatto con il cliente, alla spedizione dell’ordine, dalla gestione dei fornitori fino a quella dei partner della logistica.

Mi sentivo a casa, vivevo in azienda 10-11 ore al giorno. In pratica, ero sempre attivo, sette giorni su sette.

Creavo contatti con nuovi clienti, sviluppavo iniziative per migliorare l’organizzazione e gestione dei flussi di lavoro e cercavo di spingere l’azienda verso progetti legati al web.

È stata un’esperienza formativa completa e impegnativa, ma la rifarei, perché ha contribuito a creare il professionista che sono oggi.

Per quale motivo hai lasciato il tuo ultimo lavoro?

Il lavoro assorbiva molto del mio tempo, ma mi piaceva, devo essere onesto.

Nel 2012 sono diventato papà di un bambino meraviglioso. Avevo quasi 35 anni, un posto di lavoro sicuro e ben remunerato, tutto sembrava perfetto.

Ma appena pensi di essere arrivato, di avere delle certezze per il tuo futuro, la vita ti dimostra che devi essere sempre pronto a tutto.

Purtroppo, mio figlio ha avuto un infarto cerebrale che ha spazzato via, in pochi minuti, una parte estesa dell’emisfero cerebrale sinistro.

La situazione non mi è stata chiara fin da subito, credevo di poter affrontare tutto e continuare a fare quello che stavo facendo, ma mi sbagliavo.

Mio figlio aveva e ha bisogno di terapie continue che richiedono un impegno costante e quotidiano.

Le mie priorità sono cambiate in modo inaspettato, non potevo più permettermi di essere asservito al mio lavoro e non potevo più sopportare le restrizioni alle quali mi obbligava.

Il dolore, la difficoltà di comprendere e far comprendere le incognite legate al futuro di mio figlio, le difficoltà per organizzare le visite in altre città, tutto alimentava uno stato emotivo sempre più complesso e ingestibile.

Quando mi sono reso conto che stavo perdendo il lume della ragione ho iniziato a pensare a delle alternative.

Avevo bisogno di poter gestire il tempo in modo più elastico, di ricominciare a vivere e di essere più presente nella vita di mio figlio.

Ecco perché ho deciso di iniziare una nuova avventura professionale, come freelancer.

Quale professione svolgi attualmente?

Attualmente svolgo l’attività di content writer, scrivo contenuti per agenzie, aziende e liberi professionisti.

Inoltre, mi occupo di organizzare piccoli eventi di formazione offline, lavoro a un progetto di e-learning e collaboro a un progetto per l’educazione digitale.

Di recente, ho iniziato a parlare della mia esperienza personale, perché vorrei poterla trasformare in un messaggio utile: qualsiasi cosa dolorosa possa accaderci, è il seme amaro di un fiore che possiamo far sbocciare, se crediamo in noi stessi e non ci arrendiamo.

Credo che la scrittura sia una tecnologia liquida capace di adattarsi a ogni contenitore.

Così ho trasformato la passione per la scrittura in un lavoro.

Il tempo mi dirà se il mio azzardo sarà premiato, al momento non mi posso lamentare.

Da quanto tempo hai iniziato e che risultati hai ottenuto fino ad oggi?

Ho iniziato full time da poco meno di un anno e devo dire che sono molto soddisfatto.

Quello che è accaduto a mio figlio ha sconvolto il mio mondo e mi ha offerto una visione del futuro completamente diversa.

Mi sono messo in gioco a 40 anni e i riscontri positivi non mancano, ma credo sia presto per poterti dire – questo è il frutto dei miei sforzi.

Che cos’è il progetto “Digital Tutoring”?

Si tratta di un progetto che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che le persone incontrano, per informarsi e formarsi online.

Il mio blog è nato anche per questo: condividere contenuti utili per trasmettere le conoscenze che io stesso acquisisco.

Se ci hai fatto caso, molti dei miei post sono abbastanza lunghi e forniscono link di approfondimento a fonti più autorevoli.

Cerco di offrire un punto di partenza e un percorso informativo/formativo in cui io mi sono già inoltrato.

Il mio è un concetto di Digital Peer Tutoring: poiché credo che il miglior modo per apprendere sia farlo con l’intenzione di spiegarlo e che il miglior modo di riuscirci sia narrando le nostre esperienze personali.

Per questo motivo mi piace l’idea di fondare il mio blogging sul rapporto tra pari per permettere alle persone di inserirsi al meglio nei meccanismi del web.

Desidero fornire informazioni per risolvere i dubbi e i problemi che le persone incontrano, supportandoli nelle difficoltà di ordine organizzativo e didattico.

Miro a sostenere le persone per potenziarne le conoscenze e gli atteggiamenti, che consentano loro di compiere delle scelte responsabili e consapevoli.

L’idea è di mostrare un percorso che si prefigge di ampliare il ventaglio di azioni di cui una persona può disporre: progettando sinergie tra chi cerca formazione e chi fornisce strumenti di apprendimento.

Quindi una prospettiva progettuale, che si trasforma in una visione integrata e partecipata, mirata a far accrescere i risultati e il benessere di tutti.

Come ti formi per rimanere costantemente aggiornato sui cambiamenti del web?

Leggo e studio tutti i giorni.

Ho una lista di link, selezionati nel tempo, per poter essere sempre aggiornato sulle novità di settore.

Sono un appassionato della calda e profumata carta, quindi ho una libreria che mantengo fornita e aggiornata.

Ho frequentato, frequento e lo farò con continuità, corsi online e offline per proseguire il mio percorso di apprendimento.

Il concetto di apprendimento continuo è una forma mentis che apprezzo molto, non riuscirei più a farne a meno.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Desidero vivere realizzando contenuti per il web, con lo scopo di aiutare le aziende e i professionisti a raggiungere i loro obiettivi.

Essere partner di un team che mira al raggiungimento di un obiettivo è entusiasmante, ma allo stesso tempo voglio e devo potermi muovere in libertà; questa è l’unica prerogativa dalla quale non posso esimermi.

Voglio portare avanti il concetto di formazione e vorrei poterla offrire a tutti coloro che, per diversi motivi, hanno bisogno di apprendere le dinamiche del web e sviluppare un progetto di business online.

Ho anche altre idee per la testa, ma facciamo un passo alla volta, vediamo cosa accade.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Luca Leandro: Homo Intraprendente

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa intervista ti presento Luca Leandro fondatore di HomoIntraprendente.it, un blog dedicato alla crescita personale molto interessante.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per il gradito invito!

Ho 33 anni, abito in un paesello della Brianza con moglie e figlia, e sono lombardo di adozione, dato che le mie origini sono pugliesi.

Qual è stato il tuo percorso di studi ?

Dopo il liceo scientifico, mi sono trasferito a Milano per frequentare Ingegneria Gestionale al Politecnico.

Il mio percorso di laurea è stato molto rapido (ho conseguito la laurea magistrale appena compiuti i 23 anni), ma allo stesso tempo è stata per me una vera tortura.

Per anni, infatti, ho odiato i libri e lo studio, e la mia prevalente fonte di apprendimento è stata la pratica.

Farà sorridere, ma mi sono laureato senza mai aver letto un libro realmente da cima a fondo.

Oggi, invece, leggo almeno 30 libri all’anno, dedico un’ora al giorno e 2 week end a trimestre alla mia formazione personale, e non potrei vivere più di qualche giorno senza imparare cose nuove.

Chiaramente nell’ambito che mi interessa: l’essere umano, e tutto ciò che concerne la crescita personale.

Quali sono state le tue precedenti esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

Negli anni delle superiori e dell’università ho portato avanti la mia passione per la musica facendo prima il DJ alle feste degli amici, poi trasmettendo musica in una famosa radio locale, poi diventando tecnico audio e luci per concerti.

Arrivato a Milano, ho gestito tutta la parte tecnica di un teatro e ho creato la mia personale attività di service audio-luci per concerti ed eventi in genere.

Questa esperienza, durata fino al termine dell’università, è stata incredibilmente formativa.

Sia perché provare la fatica di lavorare anche 30-35 ore di seguito, con sforzi fisici importanti e un livello di attenzione sempre al massimo è stata una grande palestra di resistenza.

Sia perché avere a che fare già dai 20 anni con clienti propri, ti proietta subito alla concretezza dei risultati e del valore che produci.

Esercizio che ancora oggi dirige le mie scelte di manager.

Dopo l’università sono entrato subito in una società di consulenza direzionale, poi ho proseguito in un’altra concorrente.

Nel complesso ho fatto 4 anni di vera e propria formazione professionale.

La consulenza ti risucchia ogni energia, ma ti insegna un metodo di lavoro e ti costringe a una forma mentis molto razionale, orientata alle soluzioni e ai risultati. In particolare mi riferisco alla scaltrezza necessaria per risolvere problemi complessi in tempi stretti e con pochissimi aiuti o informazioni.

Elementi senza dubbio utilissimi per un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro.

Negli anni successivi sono stato assistente personale di un imprenditore. Esperienza che mi ha fatto vedere e toccare con mano tutte le problematiche tipiche della piccola impresa italiana, e mi ha insegnato cosa vuol dire coordinare le attività di tutti i reparti aziendali, dalla produzione all’amministrazione, e mantenere le redini di un’intera impresa.

Qual è la tua attuale attività lavorativa?

Oggi, da più di quattro anni, sono responsabile operativo in un’impresa distributrice di prodotti per il settore idrotermosanitario.

Nel concreto mi occupo di coordinare il lavoro della nostra filiale, supervisionando le attività dei vari reparti, ottimizzando i processi, gestendo le eccezioni, e promuovendo tutte le migliorie che si possono apportare all’organizzazione, dall’automatizzazione alla formazione del personale.

Di fatto sto capitalizzando le esperienze precedenti, sia in termini di modus operandi che di ampiezza della visibilità sui processi aziendali, vivendo in prima persona la responsabilità di far funzionare le cose al meglio.

Tu sei una persona multipotenziale. Puoi spiegare cosa significa?

La prima volta che ho sentito nominare la “Multipotenzialite” è stato guardando il video TED di Emilie Wapnick .

Sono rimasto esterrefatto da quanto mi rivedessi in quella descrizione.

In sostanza si definisce multipotenziale una persona che, per attitudine, apprende rapidamente e riesce a sistematizzare bene le informazioni.

Questo gli consente di entrare con una certa disinvoltura in qualsiasi contesto umano e professionale, acquisendo con rapidità le capacità necessarie a dare buoni risultati in quell’ambito.

Detta così può sembrare una cosa di cui vantarsi 🙂

Di fatto la persona multipotenziale periodicamente si ritrova innamorata di una materia, uno sport, una professione, ci si immerge totalmente.

Poi magicamente, quando ormai padroneggia la materia, si ritrova innamorata di altro, e quindi orienta la propria attenzione verso altri lidi.

Se la persona multipotenziale non si autoimpone una disciplina, avrà sempre il difetto di non diventare mai specialista di qualcosa in particolare, e questo da un punto di vista professionale può avere il suo peso.

D’altro canto è una persona che impara molto velocemente qualsiasi cosa, che ha buona capacità di sintesi, ed è profondamente adattabile a qualsiasi contesto. E questo è un vantaggio in contesti destrutturati, che richiedono molta flessibilità.

Non dimenticherò mai un colloquio di lavoro con una head hunter che, intervistandomi, mi disse:

“Sig. Leandro, lei sembra perfetto per fare tutto, ma nella sostanza non è specializzato in nulla. Deve decidere cosa fare da grande, perché i miei clienti hanno bisogno di professionisti specializzati, e io non saprei proprio per quale posizione candidarla”.

Questa frase all’epoca mi fece molto male. Sia perché speravo che le mie qualità venissero comprese, mentre era evidente che il mondo del lavoro preferisse una specializzazione.

Sia perché l’idea di concentrarmi solo su un ambito mi metteva ansia.

Ma oggi ho acquisito più metodo e disciplina, e faccio un lavoro in cui la “multipotenzialite” è una utilissima qualità, che mi permette di avere un’ottica a 360 gradi sulla mia impresa, capire le peculiarità di ogni reparto, e comprendere facilmente le leve su cui intervenire per ottimizzare i processi e massimizzare i risultati.

Quali sono i tuoi personaggi e blog di riferimento?

I personaggi che seguo con maggior interesse sono Robin Sharma, Brendon Burchard e Simon Sinek.

Questi, però, si trovano prevalentemente su Youtube.

Pur avendo stili comunicativi molto diversi, li trovo tutti interessanti e motivanti.

Come veri e propri blogger invece mi piacciono Mark Manson e Steven Aitchinson, anche se li seguo solo di tanto in tanto.

Come nasce HomoIntraprendente.it?

Nonostante la scuola, le aziende straordinarie, la storia e la cultura, l’immensa bellezza di cui il nostro Paese è dotato, la formazione che riceviamo non ci educa a conoscere e gestire le nostre emozioni, e quindi a orientare i nostri sforzi verso ciò che è davvero rilevante per noi.

In due parole: non siamo educati alla felicità e alla realizzazione personale.

Viviamo di Milan, Grande Fratello, meteo e lamentele, salvo poi andare a dormire senza la soddisfazione di aver costruito qualcosa di utile e di valore.

Nel tempo ci ritroviamo frustrati, insicuri, o spenti, apatici, insoddisfatti, e incapaci di inseguire con efficacia quel bruciante desiderio di realizzazione che tutti prima o poi proviamo nel cuore.

Si può soffrire di “lamentite”, di paure, di bassa autostima, o semplicemente di cattive abitudini.

Ma quale che sia il nostro blocco, con i giusti strumenti, le giuste competenze, e una sana dose di intraprendenza, possiamo imparare a conoscere e gestire le nostre emozioni, definire cosa vuol dire “realizzazione” secondo i nostri canoni, e attuare un “piano esecutivo” per migliorare giorno dopo giorno la nostra vita.

Dopo anni in cui ho sofferto questa sorta di “smarrimento esistenziale”, grazie al mondo della crescita personale ho riscoperto il piacere di lavorare per migliorarmi, pormi obiettivi rilevanti e lavorare per raggiungerli.

Vorrei che HomoIntraprendente.it fosse la casa di chi desidera portare la propria vita a un livello di soddisfazione e realizzazione superiore.

Se ti senti in continuo cammino verso ciò che importa per te, la tua vita acquisisce un valore tutto diverso, e tu vivi infinitamente più felice e soddisfatto.

Nonostante la fatica di studiare, cambiare, provare il disagio che la crescita porta con sé.

Affinché questo avvenga devi conoscere le tue dinamiche emotive e fisiologiche, imparare a dominarle, e dirigere le tue energie verso la realizzazione di obiettivi che per te contano, e ti danno soddisfazione.

Questa è la mia visione della crescita personale, ed è ciò che tratto su HomoIntraprendente.it.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere con questo progetto?

La mia missione è quella di avvicinare alla crescita personale anche chi di crescita personale non ha mai sentito parlare.

Voglio accompagnare queste persone in un percorso di esplorazione di sé, finalizzato a conoscersi nel profondo e a imparare a guidarsi verso la propria realizzazione.

Come obiettivo personale vorrei che questo blog, entro qualche anno, diventasse il mio lavoro.

Ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché questo avvenga.

Quali risultati hai ottenuto fino a ora?

Una cinquantina di follower costanti e solidi, 300 altri lettori occasionali iscritti alla newsletter, 4000 visite/mese da traffico organico e un trend di 1 iscritto nuovo al giorno alla newsletter.

È tutto ciò che mi serviva nel primo anno e mezzo per confermare che il format piace e funziona, per esplorare meglio il mio target e i suoi bisogni, nonché avviare un’attività per me del tutto nuova.

Non ti nascondo che sono partito dal dover imparare a scrivere in italiano e in modo comprensibile, cosa che in molti danno per scontata, e invece scontata non è. 🙂

Ora, pian piano, l’obiettivo è quello di accrescere la base utenti fino a un migliaio 1000 di iscritti alla newsletter entro 6 mesi e iniziare a fornire degli infoprodotti utili e strutturati.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come dicevamo prima, uno dei difetti della “multipotenzialite” è il rischio di disperdere energie in troppe cose diverse.

Mi sto allenando molto su questo aspetto.

E parte integrante di questo mio allenamento è la scelta, per i prossimi anni, di seguire solo due progetti: HomoIntraprendente.it e togliamoilciuccio.it, sito relativo al libro che ho scritto a 4 mani con mia moglie, e che finalmente inizia a dare i suoi risultati.

Oltre che il mio lavoro di manager d’azienda, s’intende.

In passato ho seguito numerose startup e decine di progetti, ma mi sono presto reso conto che per raggiungere risultati di rilievo è necessario focalizzarsi e seminare per lungo tempo.

Quindi non metterò altra carne al fuoco almeno per un po’.

E, poi, in famiglia siamo in trepidante attesa del secondo figlio, che verrà “sfornato” entro pochi mesi. Quindi chiaramente anche questo emozionante “progetto” richiederà un impegno e una dedizione che evidentemente hanno la priorità su tutto.

Lasciami concludere Federico, ringraziandoti per l’ospitalità e perché questa intervista è stata la prima che mi ha richiesto tre settimane per essere completata! 🙂

Nella loro semplicità, le tue domande hanno richiesto una riflessione importante e una “maturazione” dentro me, che ho sentito davvero utile, oltre che piacevole.

Ti ringrazio, e per chi lo desidera, sono sempre in giro per il web e su HomoIntraprendente.it

A presto,

Luca

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Gigi Faggella: il mio downshifting

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città natale, Barletta in Puglia, poi laurea in giurisprudenza all’Università di Bari, seguita dall’abilitazione alla professione di avvocato.

Un paio di anni a Roma nel settore del diritto internazionale e comunitario, poi il trasferimento a Milano.

Quali esperienze lavorative hai avuto nella tua vita?

Come ho accennato sopra, dopo un brevissimo periodo di tirocinio nella mia città natale, che mi stava professionalmente stretta, mi sono trasferito a Roma, dove ho collaborato con uno studio specializzato in diritto internazionale e comunitario, per cui ero diviso tra la capitale e Bruxelles.

Dopo un po’ il lavoro mi sembrava ripetitivo, troppo burocratico, speso essenzialmente a risolvere le pastoie documentali tra l’Unione Europea e, nel mio caso, l’Italia, nell’interesse delle aziende clienti, che il più delle volte erano interessate ad ottenere finanziamenti CEE (all’epoca si chiamava così, ndr) grazie alla nostra conoscenza del sistema che in effetti era (ed è tuttora) abbastanza complesso.

Per cui sono salito a Milano, dove ho avuto la fortuna di entrare subito a far parte di un grosso studio legale operante nel settore del diritto penale aziendale in cui sono rimasto per quasi undici anni e che ha costituito il nucleo centrale della mia esperienza lavorativa.

È stato un periodo intensissimo, senza orari, fatto di giorni e notti di lavoro, il weekend era un lusso, ma a Milano, in quel settore, se vuoi ottenere risultati di rilievo è l’unico modo.

Dopo undici anni non ce la facevo più a reggere quei ritmi, per cui, forte anche della notevole esperienza maturata, ho deciso di aprire uno studio legale nello stesso settore per conto mio sempre a Milano, con altri colleghi, in cui ho lavorato per altri otto anni in processi molto lunghi e impegnativi.

Credevo che mettersi in proprio avrebbe alleggerito i miei impegni, invece, mi sbagliavo di grosso perché a me sembravano aumentati, dal momento che avevo tutta la responsabilità sulle mie spalle.

Perché hai abbandonato la tua carriera di avvocato?

La risposta a questa domanda la si può leggere tra le righe di quella precedente, ma aggiungo una considerazione importante a cui sono giunto alla fine della mia “carriera”, quando ho deciso di smettere proprio nel periodo in cui un professionista dovrebbe essere all’apice della stessa.

Ho semplicemente compreso che quella non era più la mia strada o, forse, non lo era mai stata.

Fare l’avvocato non era ciò che la parte più profonda della mia anima desiderava. Ho svolto la professione con impegno e dedizione, ottenendo anche un certo successo in processi di grande visibilità mediatica, ma fare quel lavoro iniziava a pesarmi, invece di darmi piacere, quasi mi nauseava.

Il corrispettivo economico non era un motivo per me abbastanza valido per andare avanti, comunque, in un’attività che non mi piaceva.

Sono dell’idea che ognuno di noi debba seguire sempre il suo “Daimon”, il suo spirito guida, ed io ho iniziato ad ascoltare il mio che continuava a ripetermi che ero su una strada sbagliata.

Aggiungo la considerazione che il disagio sempre più acuto a cui ho accennato sopra, si era somatizzato in una seria malattia autoimmune che, una volta smesso di lavorare, è regredita spontaneamente.

La mente è un’arma potente che può darci sofferenze ma anche miracolose guarigioni.

Che lavoro svolgi, attualmente?

Al momento non ho un lavoro nel senso canonico del termine.

Mi sto ancora leccando le ferite del lavoro precedente.

Ogni tanto presto qualche consulenza e sono impegnato nel sociale con azioni di volontariato che mi danno una grande soddisfazione a livello personale, di anima.

Ti garantisco che sono gioie che valgono molto di più di ogni corrispettivo economico.

Inoltre, sto facendo la cosa che più mi piace al mondo: scrivere.

Per questo mi sono ritirato a vivere nella tranquillità dei boschi di montagna come ho detto prima.

Insomma, mi sono ripreso il mio tempo.

Il bene più prezioso che possa esistere.

Inoltre, sto finalmente scrivendo il libro che ho sempre desiderato scrivere.

Un romanzo un po’ particolare e gestisco, senza particolari assilli, il mio piccolo blog che mi diverte moltissimo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mondo assume il colore delle lenti con cui lo guardiamo.

Ho finalmente tolto gli occhiali scuri per indossare lenti colorate.

Quindi progetti ne ho molti, primo tra tutti quello di far partire una società con un paio di amici che hanno avuto la mia stessa evoluzione per diffondere concetti e idee su un nuovo stile di vita che possa far riflettere le persone su come vivono la loro vita, specialmente nelle grandi città.

Stile di vita che reputo completamente sbagliato.

Mi riferisco a materie come l’educazione alimentare, la respirazione, la meditazione, e in genere le discipline collegate ad antiche filosofie orientali che qui da noi sono ancora poco conosciute, che non vanno oltre l’ora di yoga in palestra, che con ciò che intendo non ha nulla a che vedere.

Insomma, corsi e incontri finalizzati alla diffusione di un nuovo stile di vita oltre ad essere motivo di incontro tra persone che hanno interessi simili e che sentono che, in questo folle periodo, ci stiamo perdendo qualcosa di importante di noi stessi.

Qual è il tuo più grande sogno?

Direi più di uno, ma se dovessi riassumere il tutto in uno scenario unitario ti direi che vorrei trasferirmi a vivere in un posto di mare, avere un cane e continuare a scrivere, lontano dalla frenesia del mondo di oggi.

Sei felice?

Credo che la felicità sia una sensazione transitoria ma ti rispondo di sì.

Nel senso che adesso sono sereno, più centrato, meno in balia degli sbalzi umorali che caratterizzavano la mia vita frenetica di prima. Diciamo che sono radicalmente cambiate le cose che ora mi possono fare felice perché sono più semplici e alla portata rispetto alle soddisfazioni materiali.

Per farti soltanto un esempio, prima non mi facevo sfuggire l’ultimo modello di smartphone appena usciva, adesso non mi importa più nulla e ho lo stesso cellulare da tre anni e finché non si rompe non ci penso a cambiarlo, mentre mi rende felice meditare tra gli alberi di un bosco all’alba o al tramonto.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

 

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

 

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

* * *

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Federico

Luca Spinelli. Un anno e mezzo dopo.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la mia seconda intervista a Luca Spinelli che avevi conosciuto su questo blog circa un anno e mezzo fa.

Questo ragazzo mi aveva colpito per la determinazione e la strategia con cui era riuscito a crearsi un’attività sostenibile nel tempo in un momento in cui la propaganda istituzionale era impegnata con tutti i suoi mezzi a diffondere il falso mito della “Crisi” che impediva ai giovani di realizzare i propri sogni.

Luca, ai miei occhi, era il classico esempio di come la volontà se ben diretta può ribaltare le situazioni più sfavorevoli.

Per questo motivo ho ritenuto molto importante intervistarlo di nuovo per sapere come sta procedendo il suo percorso professionale e di vita.

Buona lettura!

* * *

Come mai hai chiuso il tuo blog che aveva riscosso così tanto successo e ti aveva dato un’ottima visibilità?

Più che chiuso diciamo che gli ho dato il colpo di grazia. L’avevo archiviato (spostato da lucaspinelli.it ad un altro dominio) nel 2015 con l’idea di creare qualcosa di nuovo nel 2016 ma alla fine ho preferito accantonare la cosa per dedicarmi esclusivamente alla libera professione.

Come mai hai un sito web così minimal?

Parlare di sito web è eccessivo.

Io ho un biglietto da visita.

È paradossale che chi si occupa di digitale non abbia un sito web vero e proprio ma noto che è una cosa molto comune: “Il calzolaio, d’altronde, va in giro con le scarpe rotte”.

Il perché, nel mio caso specifico, è subito spiegato: i costi (di tempo più che altro) per tenere attivo un blog superano i benefici.

Altra cosa fondamentale è che negli anni, ricordo che ho scritto dal 2009 al 2015, ho perso interesse e passione per la scrittura.

Per questi 2 motivi ho preferito avere un semplice biglietto da visita più che un sito web vero e proprio.

Come sta andando la tua attività?

In una parola? Bene.

Non dico “alla grande” perché per dirlo credo che si dovrebbero fatturare almeno 4-5 mila euro al mese. Quindi mi limito a dire “bene”.

Il 2015 è stato un anno abbastanza piatto ma d’altronde era il 1° e più che un anno si è trattato di qualche mese. Nel 2016, invece, sono entrato nel vivo dell’azione, ho affrontato le prime vere difficoltà e ho iniziato a collaborare con aziende che apprezzo e che, credo, apprezzino il mio lavoro.

Per parlare del 2017, invece, è ancora presto, diciamo solo che il trend è in crescita e sono davvero contento.

Quale strategia di marketing usi per acquisire nuova clientela?

Parto col dire che sono ancora fedele a Subito, Bakeca, Kijiji e Vivastreet con cui nel 2015 avevo trovato alcuni dei miei primi clienti.

Quella di proporsi come professionisti su siti web del genere non si può certo definire una strategia di marketing ma ne approfitto comunque per consigliarla.

Il grosso dei lavori arrivano dall’offline e questo è un altro paradosso per chi si occupa di digitale. Ci si aspetta che i clienti arrivino dal web, no?

Invece, nel mio caso il 50% arriva proprio da fuori.

L’altra grande fetta arriva da collaborazioni con agenzie o aziende che rivendono i miei servizi mentre l’ultima piccola parte arriva da LinkedIn e Twitter (sarà che gli oltre 13.000 collegamenti su LinkedIn e 9.000 follower su Twitter destano ancora interesse sebbene abbia quasi completamente abbandonato i profili).

Fino a qualche mese fa avevo anche 2 landing che spingevo con AdWords ma che poi ho spento essendo più che soddisfatto dei risultati ottenuti tramite gli altri canali.

Per essere chiari, comunque, non ho una strategia vera e propria e questo è il mio più grande difetto sul lavoro, lo dico senza problemi.

Prediligo attività di lead generation low cost, se non gratuite (il passaparola, il resell dei miei servizi, etc.), quindi sono l’ultima persona al mondo a cui chiedere di strategie del genere.

[Anche se Luca non la identifica come tale, quella che ha appena descritto e ha applicato fino ad oggi è una vera e propria strategia, n.d.r.]

Sei ancora nel vecchio “Regime dei Minimi”?

Sono ancora nei minimi e, salvo un boom del fatturato s’intende, spero di rimanerci a lungo.

Ne approfitto per consigliarlo ancora a chiunque anche se oggi è stato sostituito dal regime forfettario (in realtà il regime dei minimi è, ancora, previsto per coloro che iniziano una nuova attività è ha una durata quinquennale, n.d.r.).

Come sta procedendo lo sviluppo dei business online di cui avevi accennato nella prima intervista? Su cosa sono verticalizzati?

Qua arriva il colpo di scena!

Li ho chiusi e venduti tutti. Non ne ho salvato neanche uno.

Diciamo solo che ho cominciato un nuovo progetto potenzialmente scalabile all’infinito che mi ha fatto vedere tutti i siti web che avevo come bastoni e pietre del paleolitico.

Vorrei poterti dire di più ma non è tutta farina del mio sacco.

Come sta procedendo il tuo progetto di vita, che prevede il trasferimento all’estero e di mettere su famiglia, di cui ci hai parlato nella prima intervista?

Procede. Mancano ancora molti step e ho più dubbi di quanti non ne avessi un anno e mezzo fa ma l’idea di base è sempre quella.

La cosa che più mi lascia perplesso è la destinazione quindi benvengano i consigli dei lettori che, magari, hanno già compiuto questo passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri da qui a cinque anni?

Visto quello che è successo in un anno e mezzo non oso più fare progetti.

È stato sconvolgente, in senso positivo intendo, rileggere la vecchia intervista per confrontarla con l’oggi.

Questa volta mi astengo dal rispondere 😀

* * *

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Federico

Antonio Luciano: Blogger-Copywriter

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti presento Antonio Luciano, blogger-copywriter di talento, dalla personalità poliedrica.

Il suo blog è ricco di contenuti interessanti e mi ha colpito sia per le interviste che ha fatto a diversi professionisti del web che per le risorse che mette a disposizione gratuitamente per tutti coloro che vogliono diventare blogger.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Vivo a Prato e ho 39 anni all’anagrafe, ma all’incirca 9 anni quando di tratta di fare content marketing.

Ho appena finito la pubertà a livello di intelligenza emotiva e credo di averne circa un centinaio o, perlomeno, sono quelli che sento quando cedo il passo alla misantropia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho fatto il collegio, ehm liceo classico, per poi diplomarmi alle magistrali, dopodiché sono finito a fare Scienze della Formazione, ma volevo fare Psicologia.

Si dice che i formatori siano un po’ coglioni e un po’ preti ma, fortunatamente, non sono religioso e poi faccio il blogger-copywriter.

Come ti formi attualmente?

Prediligo la formazione online sia per ragioni di tempo che logistiche, in Toscana, dalle mie parti, non sono mai stato appagato da nessun corso in aula, perciò sotto questo aspetto sono un immigrato digitale.

Ma la mia passione sono i manuali di letteratura con cui soddisfo parte della mia curiosità e del mio essere affetto da manie ossessivo compulsive. Cosicché fin quando non ho capito barra tradotto ciascun passaggio mi ci friggo il cervello. Insomma, è una roba parossistica da fuori di testa.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti a quella attuale?

Barista, cameriere, facchino, pulizie e traslochi, meccanico, commesso, formatore, fattorino, cuoco, parrucchiere, personal trainer, bagnino.

Qual è la tua attività attuale?

Blogger-copywriter ma non so quale venga prima, temo per giunta che l’una soffra rispetto all’altra di un complesso d’inferiorità accompagnato spesso da strane crisi d’identità.

Tuttavia mi sento di impersonare un gioco di ruolo più che una figura professionale e sembra persino divertente, almeno per il momento. Ma fondamentalmente sono una persona seria e uno specialista ancor più solido.

Come si svolge una tua giornata lavorativa tipo?

Wow! Premesso che non sono un mattiniero poiché soffro di pressione bassa e il cervello proprio non funge a quelle ore proibitive, per intenderci, per me le 8 corrispondono all’alba.

Prediligo, quindi, le lunghe ore notturne per lavorare.

Una mia giornata di lavoro finisce mediamente alle 23.30, ma non è raro che m’imbatta in puntate che si protraggono fino alle 4 del mattino.

Apro le danze alle 10.30 del mattino e lavoro non stop fino a notte fonda.

Diciamo che parto adagio al mattino per finire versione rock and roll a notte fonda.

Ho una lista di cose da fare e se non la chiudo non stacco, non esiste. Al limite posso avvantaggiarmi su quella del giorno dopo.

Se ho impegni imprevisti lavoro sempre preventivamente per non andare mai in debito né sotto. Meglio fare una cosa, oggi e adesso, in più che una domani in meno.

Una sorta di: “Chi vuol esser lieto e tranquillo negli impegni di lavoro sia, del doman non v’è certezza”, questo è il mio motto.

L’attesa nei tempi di lavoro non aumenta la stima né incrementa il desiderio. La parola ritardo non è certo femmina.

A mio avviso, invece, riduce le chance lavorative e l’autorevolezza.

Inoltre, ritengo la prontezza un motivo di plauso, professionalità e rispetto nei confronti della committenza.

Infine, è un vantaggio concorrenziale sui competitor.

Poi, de gustibus non disputandum est ci mancherebbe.

Sei freelancer o dipendente?

Freelancer ma non mi dispiace neanche l’altra modalità lavorativa.

Quando hai aperto il tuo blog?

Circa 5 anni fa.

Perché hai scelto la piattaforma Blogger invece di WordPress?

Desideravo avere una piattaforma integrata e sincronizzata di applicazioni direttamente in Google – e per me dove c’è Google c’è casa – senza dovermi loggare tutte le volte per accedere alle applicazioni e per cui la facilità di utilizzo a fronte della potenza delle prestazioni mi consentissero di giocarmela alla pari con i plugin di WordPress.

Inoltre, riscontrai sin da subito che in fatto di indicizzazione e altri fattori Blogger non era certo figlio di un dio minore rispetto a WordPress e che poteva essere egualmente professionale.

Tuttavia, credo che anche su quest’ultima osservazione dovrebbero essere interrogati gli altri e il fatidico mercato del lavoro ammesso che esso esista e non sia solo un’invenzione del sistema. Infine, Google mi dava più sicurezze di WordPress e sinceramente me le dà ancora.

Tant’è che in barba a chi diceva il contrario, il blog è rimasto mio lì dov’è, nessuno me lo ha sottratto e in 5 anni mai avuta una spesa né un problema grave o un imprevisto.

Inoltre, ti dirò di più sono recentemente passato al protocollo di connessione protetta HTTPS facendo tutto da solo senza grossi patemi e sbattimenti nonostante continui a vedere almeno per il momento pochi utenti WordPress che hanno intrapreso e portato a termine questo passaggio delicato.

Infine, volevo metterci le mani da solo e visto che all’epoca in fatto di web design ero a zero decisi di iniziare dalla piattaforma CMS più accessibile che mi desse la possibilità di apprendere senza spendere.

Secondo me questo è un punto decisamente a suo favore per chi intende come me lavorare sul personal branding sin nei minimi particolari per non finire per essere l’ennesimo uno, nessuno e centomila che ha un template troppo in uso, diffuso e quindi riconoscibile.

Ci tengo a precisare che sono comunque un appassionato di WordPress piattaforma software di “personal publishing” e content management system (CMS) sensazionale e meraviglioso che uso quotidianamente e con cui mi trovo alla grande.

Che ruolo riveste il blog nella tua strategia di acquisizione clienti?

Non esclusivo, anche se sarei curioso di rivolgere questa domanda proprio a loro, ai clienti. Spesso, persino, gli specialisti di settore sono restii a documentarsi, sfido gli altri target.

Tuttavia la mia strategia, al momento, prevede di scrivere sul mio blog solo per il piacere di farlo e per portare avanti i miei progetti di ricerca mentre scrivo per convertire e aumentare l’audience per altri blog e progetti multi-autore.

Scrivo molto e, spesso, confesso di avvertire come un senso di svuotamento per cui curare anche il mio blog ha richiesto una forte riduzione della frequenza di pubblicazione e dei ritmi di scrittura, ma lo amo molto e non potrei mai lasciarlo morire. Dopotutto, è il mio bonsai.

Sento che, oramai, è cresciuto e necessita di meno attenzioni ma continuo a dedicargli amorevoli cure, dopotutto è il mio portfolio online.

E il mio prodotto sono i contenuti e i servizi-format e le modalità testuali che offro. L’offerta formativa, poi, è la mia forma di digital marketing silente, un agente silenzioso ma dannatamente efficace.

Quali altri canali usi per acquisire clienti?

Punto e investo molto sulla content curation e a scrivere per quanti più blog possibili.

Requisiti richiesti e irrinunciabili:

  1. che io compaia come autore nella firma e non come ghostwriter;

  2. che siano progetti costruttivi sul breve e lungo termine e bada bene non ho menzionato il denaro!

Quali sono le differenze principali tra e-learning e web learning?

Premetto: lungi da me avere pretese accademiche e che per fare un lavoro completo sarebbe necessario partire da un’analisi della linea diacronica e sincronica di questi settori per cui mi limiterò a far emergere le differenze ponendoli a contrasto.

Cosicché mentre a definire l’e-learning ci pensa già e, oltretutto autorevolmente, Wikipedia, le Scienze della Formazione non offrono una disamina sul web learning.

Tra queste due branche dell’instructional design esistono differenze ma anche tante analogie.

Entrambe partono dall’assunto che sia necessaria una connessione Internet per poter fruire dei contenuti formativi.

Banalmente, per web learning s’intende l’erogazione e la fruizione di formazione attraverso il web.

Già da un’analisi più approfondita cambiano le modalità attraverso cui è possibile farlo in quanto l’offerta formativa si allarga inglobando al suo interno forme di apprendimento più libere che possono avere luogo e origine dagli ambiti online più disparati come i blog, gli ebook, i podcast, i video e tutti i formati che il web mette a disposizione per fare formazione.

Ambedue consistono nello svolgere dei percorsi formativi, tuttavia il web learning consente un processo formativo permanente e continuo non vincolato a un percorso prestabilito, condizionato e articolato in fase di design come l’e-learning. Esso può essere nomadico, rizomatico (ricerca formativa che procede per multipli, senza punti di entrata o uscita ben definiti, n.d.r.) e verificarsi in assenza di propedeuticità.

Per contro, invece, l’e-learning prevede l’uso di piattaforme che consentono al formatore-instructional designer di monitorare/controllare i discenti in formazione calibrando così interventi e azioni sul processo formativo sia in itinere che a posteriori per agevolare l’apprendimento e, infine, a corso concluso di misurarne la qualità.

Ancora, il web learning prende le mosse dall’auto-responsabilizzazione del soggetto in formazione.

Cosa inammissibile secondo i puristi i quali sostengono che in assenza di monitoraggio non si possa stabilire se vi sia stato o meno apprendimento.

Ma se faccio riferimento a soggetti per lo più interessati, salvo prodotti formativi totalmente inaffidabili, quando si pratica web learning sfido il perseguire a perdere tempo, cosicché automaticamente saremo portati a trovare fonti sempre più esaustive e affidabili per il bene della nostra formazione.

Perciò punto molto sul web learning per l’educazione degli adulti e la formazione permanente/continua alias life long learning. Credo che si tenda troppo a sottovalutare la nostra capacità di essere diventati ciò che siamo adesso attraverso l’auto-valutazione dei contenuti formali – non formali ed informali e di fatto minimizziamo questa nostra abilità innata che è avvenuta per lo più in assenza di misurazione da parte di formatori e instructional designer esperti.

Salvo che non si tratti di professioni ad alto tasso di responsabilità ritengo ci si possa affidare all’autoformazione con una certa tranquillità e approccio liberale. Non entro né sviscero volontariamente la spinosa questione delle certificazioni.

Concludo più semplicemente dicendo che entrambi possono finire i percorsi formativi con degli attestati più o meno riconosciuti.

Idem per il tutoraggio, servizio di affiancamento che offrono tutti e due.

In sostanza si può dire che il web learning rappresenti l’evoluzione dell’e-learning, ove il suo punto di forza e distintivo è quello di aver fatto uscire la formazione da un ambiente prettamente fatto di specialisti per offrire la possibilità a ciascun autore-specialista per mezzo dell’uso dei moderni web-media di divenire a sua volta un formatore afferente a un particolare ambito di trattazione alias nicchia online – come fai tu e faccio io, per esempio – di essere autorevole e di decidere di erogare formazione.

Ci dà la possibilità vicendevolmente di formarci da altri specialisti e di poter scegliere, a nostra discrezione, i prodotti/servizi e le modalità formative migliori per farlo.

Insomma, la formazione si è emancipata divenendo così non più appannaggio dei soli esperti di settore e si è mostrata alcune volte anche più valida e migliore.

Quali progetti hai per il futuro?

Crescere come copywriter e creare così contenuti magnetici che vendono, tanto convincenti da risultare quasi appiccicosi.

Darmi al podcasting formato su cui punto per fare formazione da più di 4 anni fa quando questo era misconosciuto e di cui già ne capivo l’importanza in tempi non sospetti a causa delle reminiscenze universitarie.

Poi, vorrei scrivere un libro sul blog come strumento per fare formazione e su un altro paio di ideuzze che ho maturato in merito a taluni format-modalità formative da inserire all’interno di un calendario editoriale per risultare così curato e gestito come si deve.

Approfondire le mie conoscenze in ambito web design e aprire un’agenzia di copywiriting.

Ancora, fare tanta formazione, crescere e… volli, volli sempre, e fortissimamente volli sempre migliorarmi!

Grazie, Federico, è stato un piacere risponderti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017

Oggi, mio caro lettore, ti darò qualche consiglio su come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017.

Ovviamente, spetta a te riempire di significato la parola successo. Per ogni persona, infatti, questo termine ha un valore diverso.

Io, qui, mi limiterò a indicarti alcune scorciatoie che renderanno il tuo percorso più agevole.

Iniziamo col dire che, nel 2017, sia che tu sia un disoccupato, che vuol sfruttare uno dei regimi agevolati della Partita IVA per crearsi la sua opportunità lavorativa, oppure un libero professionista, un artigiano, un commerciante o un imprenditore da tempo sul mercato non puoi più prescindere da Internet e dai Social Network.

E non rispondermi: “Il mio settore è differente”, “queste cose vanno bene per tutti gli altri ma non per me” oppure “ho sempre fatto così. Perché dovrei cambiare?”.

Queste sono solo delle giustificazioni per non uscire dalla tua comfort zone.

Se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene per cui non ti stai interessando a Internet e ai social, allora senza saperlo stai lentamente e inesorabilmente arretrando.

Certo, ora, la cosa non ti sta colpendo nel portafoglio, ma presto inizierai a subire i primi inesorabili contraccolpi di una crisi di mercato e in men che non si dica non avrai più le forze per reagire.

In pratica sei come quella rana che buttata viva in una pentola d’acqua fredda sotto cui è stato acceso un fuoco, dapprima si gode il nuovo “stagno”.

Successivamente, quando l’acqua si fa tiepida inizia a provare un po’ di fastidio, ma non salta fuori dalla pentola poiché ritiene di poter sopportare la cosa.

Infine, quando l’acqua si fa troppo calda non ha più le forze per saltare fuori e portarsi in salvo. Quindi non le resta che lasciarsi morire.

Ti ricordi di Mivar, il più importante costruttore italiano di televisori degli anni ’80?

Beh, prima dell’avvento delle TV a schermo piatto aveva una grossa fetta del mercato italiano. Però, non avendo abbracciato per tempo il cambiamento dei gusti dei suoi clienti, dall’oggi al domani, l’azienda si è trovata espulsa dal mercato e ha dovuto chiudere i battenti.

A onor del vero, a un certo punto, la Mivar ha provato a inserirsi nel nuovo mercato ma era troppo tardi per farlo.

Quest’azienda, come la Kodak, Blackberry, Nokia e tante altre, soffriva di un terribile male la miopia di marketing.

Ora, per non subire il loro stesso destino (se sei già da tempo sul mercato, n.d.r.) oppure per non buttare via i tuoi soldi (se solo adesso ti stai affacciando al mondo del business, n.d.r.) devi sfruttare Internet per acquisire nuove competenze e analizzare il tuo mercato.

La Rete è un ottimo strumento per formarsi in modo permanente.

Se hai soldi ci puoi trovare degli ottimi corsi che ti permetteranno di fare il salto di qualità.

Se, invece, non hai molti soldi a disposizione, dovrai armarti di santa pazienza e setacciare l’oceano di risorse gratuite presenti nel web alla ricerca di quelle perle che potrai applicare al tuo business, ovviamente, dopo averle adattate al tuo caso specifico.

Per quanto riguarda, invece, l’analisi del mercato in cui operi o vorrai operare hai la possibilità di sfruttare diversi strumenti.

Oltre a Google e ai tool a lui connessi (Keywords Planner, Google Trends, Google Suggest), ti consiglio di sfruttare Answer The Public.

Questo strumento, di facile utilizzo, ti permette di scoprire con quali correlazioni di parole chi utilizza Google cerca la parola chiave o di individuare nicchie particolari oppure di focalizzarti sugli effettivi bisogni delle persone.

Prendiamo, ad esempio, Partita IVA come parola chiave e selezioniamo IT (Italia, n.d.r.) come paese in cui individuare le query di ricerca.

In pochi secondi Answer The Public ti mostrerà le chiavi di ricerca utilizzate dagli italiani che sono correlate alla suddetta parola chiave.

A questo punto, potrai usare questi spunti per scrivere dei post per il tuo blog che rispondano alle chiavi di ricerca che hai intercettato oppure per creare dei sondaggi con SurveyGizmo in base ai bisogni individuati correlati al prodotto o servizio che offri sul mercato.

Nel primo caso il tuo obiettivo sarà quello di acquisire traffico verso il tuo blog e autorevolezza agli occhi delle persone che effettuano una determinata ricerca su Google, Bing & co.

Nel secondo caso dovrai creare un questionario che ti permetta di capire quanto le persone siano consapevoli del loro bisogno, desiderio o problema, quanto forte sia in loro la volontà di risolvere la questione, infine, se e quanto sono disposti a pagare la tua soluzione.

Inoltre, se sarai veramente bravo nel formularlo, avrai la possibilità di acquisire fin da subito dei clienti.

Qui entrano in gioco i Social Network.

Come, già, sai su Facebook e LinkedIn ci sono i Gruppi che su G+ prendono il nome di Community.

Queste comunità di persone si raggruppano attorno a un interesse comune come accade nei forum d’altronde.

Una volta individuati con gli strumenti di cui sopra gli interessi legati alla soluzione che offri o che vorrai offrire sul mercato sarà facile per te, attraverso un questionario settato nel modo giusto, catturare nei gruppi l’attenzione di persone interessate a trovare una soluzione ai loro problemi.

Dopo aver intercettato il tuo pubblico target e aver instaurato con lui una relazione di valore attraverso il tuo blog o la tua Newsletter dovrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Vendere qualcosa a qualcuno è facile ma non semplice.

In Rete ci sono tante risorse gratuite da cui acquisire utili competenze che faranno di te un venditore migliore.

Io consiglio lo studio del bel libro di Frank Bettger “Il Venditore Meraviglioso” di cui ho già parlato in questo post.

Ovviamente, il solo studio non basterà a migliorare il tuo fatturato ma devi fare anche tanta pratica. Passare cioè all’azione.

Se ci rifletti bene esperienza e competenze danno vita a un prodotto o servizio, ma è solo con l’ingresso sul mercato che potrai capire il grado di successo di ciò che hai creato.

Grazie a un’attenta analisi di tutti i dati che hai raccolto nella prima fase da me descritta e alle risposte che raccoglierai direttamente dai test di mercato potrai facilmente aggiustare il tiro del tuo modello di business.

Di fondamentale importanza è l’essere flessibili mentalmente.

Non bisogna fossilizzarsi sul business plan originario ma essere sempre disposti a cambiare direzione in base alle risposte del mercato, pur essendo determinati nel perseguire la propria Vision e la propria Mission.

CONCLUSIONE

Se vuoi portare al successo la tua Partita IVA nel 2017 non puoi prescindere dall’utilizzo di Internet e dei Social Network.

Dovrai sfruttare questi strumenti per fare la tua analisi di mercato e per comunicare col tuo target.

Così facendo ti posizionerai nella loro testa come un valore e acquisirai autorevolezza.

Una volta sul mercato validerai le ipotesi che hai formulato nel tuo modello di business e, successivamente, in base ai feedback che avrai, nel frattempo, ricevuto adatterai il tuo prodotto o servizio per rispondere alle richieste della tua clientela attuale o potenziale.

Analizza le risposte del tuo pubblico target a ogni cambiamento che apporti e, poi, fai ulteriori modifiche.

Esegui questo processo più volte nel corso della vita del tuo prodotto o servizio solo così ne determinerai un successo prolungato nel tempo.

Ricordati che nel momento in cui smetterai di evolverti segnerai l’inizio della tua fine.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Stefano Bersanetti. Un anno dopo

Stefano Bersanetti

Stefano Bersanetti

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Stefano Bersanetti, ingegnere e manager di successo con una bella esperienza di lavoro in Cina nel suo curriculum.

Di recente, Stefano ha fatto pivoting come si dice nel linguaggio gergale degli startupper.

Infatti, il suo blog Pensieri stra…nieri in cui si parlava della sua esperienza di lavoro in terra cinese e che ospitava una rubrica in cui altri expat italiani raccontavano della loro vita da emigranti ha mutato pelle e nome.

Ora, si chiama Il puntino sulla i ed è focalizzato sulla sua attuale esperienza lavorativa a contatto con l’innovazione.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita?

Direi che è stato un anno intenso e complicato, sia a livello lavorativo, sia a livello di vita privata. Probabilmente l’esperienza più fortificante e rigenerante è stato il viaggio che ho fatto con mia moglie on the road tra i parchi degli Stati Uniti. Una totale immersione nella natura, che ha rilasciato nel corpo e nello spirito gemme di positività.

Perché hai deciso di cambiare il titolo e l’impostazione del tuo blog visto che avevi fatto un pivot di recente pur mantenendo in vita il vecchio brand?

Come giustamente hai notato, avevo fatto una prima operazione qualche mese fa, evidenziando una correzione di rotta.

Si viene e si va, pur essendo una rubrica di cui vado molto fiero, cominciava a essere poco sostenibile: la difficoltà delle interviste, un argomento comunque molto specifico e affrontato da centinaia di blog che si trovano in Rete.

E soprattutto, mi sono reso conto che, per la mia propensione giornalistica, raccontare ciò di cui non ero più protagonista (l’espatrio) non mi consentiva di rispondere alle principali regole del fact checking.

Ciò che scrivevo, attingeva ad un’esperienza che si era conclusa nel 2012.

Ecco allora la necessità anche di cambiare il titolo, per togliere il riferimento all’essere stato straniero in terra d’altri.

Quali argomenti tratti nel nuovo blog?

Ho creato tre sezioni, ognuna corrispondente a una mia passione.

Prima di tutto l’innovazione, nella sezione L’ingegnere esploratore, da intendersi non solo come innovazione tecnologica, ma a 360°.

Innovare significa progredire, cambiare: quanta innovazione possiamo apportare quotidianamente nella nostra vita e nel nostro lavoro?

Una seconda sezione nasce dal mio essere manager: L’occhio del manager si rivolge a tutti quegli aspetti della quotidianità in cui occorrerebbe, dal mio punto di vista, più spirito manageriale e più capacità strategica. Nel mio post sul caso Higuain, per esempio, non parlo di calcio, ma parlo di gestione aziendale.

L’ultima sezione, che ho chiamato Matita rossa e blu, affronta il mondo dei Social: come questi hanno cambiato, in meglio o in peggio, la nostra vita, generando una iperconnessione della quale non abbiamo ancora colto gli elementi positivi.

Quali strategie hai deciso di implementare per far crescere questo nuovo blog velocemente?

Sicuramente il veicolo più importante resta la Pagina Facebook, nella quale, peraltro, pubblico anche notizie o articoli di altri blogger. Sto cercando, in questo modo, di aumentare il traffico verso la fanpage, così che questa possa diventare a sua volta veicolo verso il blog.

Non credo, invece, che manterrò la Newsletter. Ho visto che non genera grossi contatti.

Alla luce dei tuoi primi dati statistici il cambio ti ha fatto perdere qualcuno dei tuoi vecchi lettori?

È ancora presto per dirlo.

Credo che alcuni lettori fossero molto affezionati alla rubrica Si viene e si va, per cui, nel momento in cui l’ho interrotta, hanno perso l’interesse per il blog.

Spero, tuttavia, di riuscire ad acquisire lettori partecipi, non tanto in quantità, ma in qualità, lettori che commentino e che dicano la propria idea.

Mi rendo conto che il tempo per interagire in un blog non c’è, soprattutto se si trascorre molto tempo sui Social, ma indirizzando maggiormente gli argomenti, chi è interessato dovrebbe anche dire la propria opinione.

Qual è l’obiettivo che ti sei prefissato di raggiungere con questo nuovo “brand”?

Il puntino sulla i è il mio essere.

Sono preciso, a volte, purtroppo, puntiglioso, non lascio mai nulla al caso. Datemi una tabella Excel con centinaia di numeri e ve la analizzo da capo a fondo.

Nello stesso tempo, il mio lato ingegneristico è compensato da una cultura classica che mi ha infuso, dai tempi del Liceo, la voglia di approfondire, di interessarmi e di leggere moltissimo.

Sono molto Social, nel senso che sfrutto la Rete per attingere informazioni e dati.

Del resto, come ho scritto anche nella pagina Sul blog e su di me, mi sarebbe piaciuto fare il giornalista ed è questo il taglio che vorrei dare ai miei post.

Ecco dunque cosa vuole essere Il puntino sulla i: un blog dove esprimere me stesso, sperando di generare interesse.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico