Michele Renzullo: scritturacreativa.org

Michele Renzullo

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presento Michele Renzullo, autore di romanzi e titolare di Scrittura Creativa, un corso di scrittura creativa online.

Un progetto che per lungo tempo non ha generato profitti e che, nel suo momento più buio, quando si trovava a un passo dalla chiusura, grazie al lockdown imposto a causa del Coronavirus ha ottenuto un successo inaspettato.

Questo a riprova che la resilienza è una dote che tutti coloro che vogliono raggiungere i propri obiettivi imprenditoriali devono possedere e che creare un business digitale o un ramo d’azienda digitale è una strada che, oramai, tutte le imprese e tutti liberi professionisti devono percorrere, se vogliono prosperare.

Infatti, oggigiorno, nessuno può pensare di farcela senza essere presente con cognizione di causa in Internet con la sua attività imprenditoriale o professionale.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao Federico, grazie per ospitarmi sul tuo blog.

Ho 43 anni, e in questo momento abito a Barcellona, dopo 9 anni di permanenza a Dublino.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato un Istituto Tecnico Commerciale che, inizialmente, odiai. Ma dopo il primo anno ci feci pace.

Per il resto, mi ero iscritto a Lettere Moderne, che abbandonai per mancanza di motivazione. Erano tutti lì interessati a superare l’esamuccio.

Ho frequentato, successivamente, il Corso di Alta Scrittura Creativa della Cattolica, un Master in imprenditorialità a Dublino e altri corsi specifici come quelli su: SEO, Copywriting, Web design.

Ma, fondamentalmente, sono un autodidatta che si nutre di centinaia di libri.

Quali esperienze di lavoro hai avuto nel corso della tua carriera lavorativa e che cosa ti hanno insegnato che ti è utile ora?

Tutte le esperienze lavorative mi hanno insegnato qualcosa: dal cameriere all’account manager per Facebook.

Ho sempre cercato di vedere le cose da un altro punto di vista, di migliorare i processi, di renderli più snelli e funzionali.

Le task di routine mi annoiano.

Mi interessa più la logica che sta dietro ai processi.

Da tutte le esperienze lavorative ho imparato qualcosa e da tutte sono scappato.

Quando non riuscivo più a imparare niente di nuovo, mollavo il colpo.

Come nasce la tua passione per la scrittura creativa?

Non ricordo nemmeno e, forse, ai tempi non la chiamavo nemmeno scrittura creativa, ma semplicemente scrittura.

Diciamo che sono sempre andato bene nei temi di italiano e all’età di 20 anni ho sentito l’esigenza di scrivere il mio primo romanzo.

Ne sono seguiti altri 4.

Attualmente, sono in fase di lavorazione del mio quinto romanzo, che spero trovi presto un buon editore.

Quando è stato il tuo incontro coi libri di Robert Kiyosaki e come questo ha influenzato il tuo mindset imprenditoriale?

Lessi Padre Ricco, Padre Povero circa 5 anni fa.

Alcuni elementi sono stati illuminanti, altri sono stati delle conferme di qualche intuizione o considerazione che sentivo già dentro.

Il sentirsi ricchi o poveri non dipende dai soldi, ma da uno stato mentale.

I soldi devono lavorare per te e non tu per loro.

E in questo, la scalabilità e l’automatismo dei prodotti del digital marketing ne rappresentano una perfetta incarnazione.

Quando e come nasce la tua scuola di scrittura creativa?

Ho lanciato www.scritturacreativa.org nel 2016.

Si erano combinate, come spesso accade quando si crea qualcosa, diverse circostanze differenti.

Lo spunto pratico me lo ha dato il videocorso di Marco Ronco sulla SEO (penso il miglior SEO italiano).

Diciamo che l’aver seguito il suo videocorso mi è servito sia per acquisire i fondamenti di questa affascinante disciplina (tuttora gestisco io questo aspetto), sia per strutturare il mio corso online.

In più avevo seguito un master in imprenditorialità a Dublino e avevo appena pubblicato il mio romanzo L’una di Ferragosto.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare per farla emergere?

Per molto tempo non sono riuscito a battere il break even point (in italiano punto di pareggio, ovvero quella situazione in cui non hai né profitti né perdite, n.d.r.).

A volte, paradossalmente, è più facile gestire un completo insuccesso o un disastro.

Ma quando ti trovi a ricevere dei buoni riscontri, con gente che ammira e apprezza il tuo lavoro, ma tu non sbarchi il lunario, è dura gestire la cosa dal punto di vista finanziario.

Dopo il lockdown a causa del Coronavirus che risultati hai ottenuto?

Parlando di numeri: 600 iscritti in un mese, 40 mila visite mensili al blog, 10 mila iscritti alla Newsletter e fan social.

Ma il risultato più sorprendente è la fiducia che si è instaurata con quanti si sono iscritti e la loro riconoscenza.

Ancora fatico a credere a tutte le testimonianze che mi hanno lasciato.

In più, anche il lato economico mi sta regalando molte inaspettate soddisfazioni, che mi danno la serenità per affrontare meglio il lavoro.

Cosa hai imparato lungo il percorso che ti ha portato ai risultati attuali?

Che se rinunci non saprai mai se ce l’avresti fatta.

Solitamente, il successo arriva sempre a un passo dal fallimento totale.

Che se non vendi oppure non convinci in un dato momento storico non vuol dire che il tuo prodotto o servizio è scarso.

Sono tanti i fattori che possono non farti convertire in quel momento.

D’altro canto, possiamo e dobbiamo sempre migliorare, lavorando con umiltà.

Ciò vuol dire che hai bisogno di tante competenze diverse, in diversi ambiti, che saper comunicare è tutto e che, a volte, per quanto abbiamo l’impressione di aver lavorato bene, di aver dato, non è ancora abbastanza.

Dobbiamo sempre mirare all’eccellenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A breve, uscirò sul mercato con la pubblicazione di un manuale di scrittura creativa di 230 pagine.

Penso che sia uno dei più completi in lingua italiana.

Sto, inoltre, raccogliendo materiale per lanciare un nuovo prodotto: un videocorso di Master editing e correzione di bozze.

Infine, voglio continuare a lavorare sull’attuale videocorso di scrittura creativa e, naturalmente, a scrivere romanzi.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Alessandro Mozzati: CMZ sas

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Alessandro Mozzati, titolare della CMZ, una PMI lombarda del settore del “cleaning”.

Le piccole imprese sono la struttura portante del sistema industriale italiano e io considero i piccoli imprenditori dei veri e propri eroi visto il difficile contesto in cui operano a causa dell’enorme burocrazia e della forte pressione fiscale che li colpisce, oltre alle altre carenze strutturali del sistema Paese.

Spero che quest’intervista ti piaccia come è piaciuta a me.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 47 anni, una splendida moglie e due figli che adoro.

Vivo a Monza, dopo essere cresciuto a Sesto San Giovanni, città alla quale sono ancora molto legato.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono diplomato come “Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere”, ma ho iniziato a lavorare mentre finivo le superiori.

Per questo motivo non ho proseguito con gli studi universitari ma mi sono sempre molto “coltivato” dal punto di vista degli interessi e della cultura personale in maniera piuttosto eclettica e trasversale.

Qual è stato il tuo percorso professionale prima di diventare amministratore della CMZ sas di Alessandro Mozzati & C.?

Io e mio padre abbiamo iniziato insieme questa avventura, con molti scontri sul campo di battaglia.

Padre e figlio in ambito professionale sono una miscela esplosiva sia nel bene che nel male.

Dopo poco tempo mio padre mi affidava incarichi per i quali avevo studiato, ovvero l’amministrazione e la gestione delle risorse umane, oltre che alla presenza diretta sui cantieri.

Che cosa hai imparato da queste esperienze professionali che ti è utile per la posizione che ricopri attualmente?

Tutto!

Le pulizie ora non hanno segreti per me, in ambito civile, industriale, trattamenti di ogni tipo su ogni superficie.

Le pulizie però, sono il 5% del mio lavoro quotidiano.

Ho dovuto imparare a gestire mezzi, persone, clienti, fornitori, amministrazione, reti web, siti internet, social, pratiche legali e sindacali, redigere offerte e avventurarmi nel mondo del “commerciale” al quale non sono particolarmente legato.

Quando e come nasce CMZ?

Nasce nel ‘93.

Mio padre era in società con mio nonno in un’attività che produceva centrali telefoniche per Siemens.

Purtroppo, alla morte improvvisa di quest’ultimo, si trovò nella condizione di dover mettere in liquidazione quanto fondato da poco.

Il resto è semplice da raccontare.

Mio padre rimase disoccupato e non volle tornare a fare il dipendente.

Il mercato era florido e la concorrenza era agguerrita ma non come ora.

Si lavorava bene e non si avevano tutte queste incombenze a cui dovere ottemperare ogni giorno.

Ora, il nostro lavoro è prevalentemente documentale.

È incredibile quale trasformazione abbia subito.

Non si avevano obiettivi.

Io, soprattutto, guardavo solo al brevissimo periodo.

Con il tempo ho iniziato a pianificare e a cercare nuove opportunità

Che cosa ti ha spinto ad aprire la tua società?

La volontà di strutturare un progetto che rispecchiasse la professionalità conseguita da me e mio padre nel corso degli anni precedenti, ma che avrebbe rischiato di restare legata unicamente alle nostre persone, se non avessimo pensato a un progetto diverso e più allargato, con risorse valide sia per quanto riguarda la parte pratica e operativa che nei ruoli strategici e d’ufficio.

Quali sono i principali problemi nel tuo settore?

La difficoltà più grande che affrontiamo in questo ambito è che i nostri servizi sono percepiti dal cliente come “commodity”.

Ovvero, servizi senza evidenti differenze di qualità percepibile tra fornitore e fornitore.

Questo facilita la concorrenza sleale da parte di imprese che spesso non rispettano neppure le normative sul lavoro e sono, però, in grado di offrire servizi apparentemente simili a prezzi più bassi.

Altro grande ostacolo, complesso ma anche sfidante dal punto di vista degli obiettivi, è quello dell’organizzazione giornaliera del lavoro, molto più densa di grandi e piccole difficoltà da affrontare con pazienza, dato che il nostro è un lavoro svolto da persone verso altre persone, sempre diverse nei comportamenti e nelle esigenze.

Come l’avvento di Internet e dei Social Network ha impattato sul tuo settore?

Enormemente, e questa azienda ha saputo cogliere fin dall’inizio le opportunità offerte da Internet, grazie a una presenza on-line costante fin dai primi anni dello sviluppo del web in Italia.

La Rete offre immense possibilità a chi sa coglierle.

Ma negli ultimi anni questo ambito presenta anche qualche rischio vista la presenza sempre più invasiva di portali che offrono manodopera a basso costo senza intermediazione reale d’impresa.

Come sfrutti Internet e i social per acquisire nuovi clienti?

Siamo presenti attraverso il nostro sito web e gli strumenti gratuiti e a pagamento messi a disposizione da Google, oltre ad avere strutturato un servizio di marketing e mailing in grado di comunicare in maniera efficace.

Per ora non abbiamo “sfruttato” molto i canali social come Facebook e Instagram solo per mancanza di tempo da dedicare a questi strumenti.

Ma riteniamo che entrambi siano validissimi per il settore delle pulizie dato che, come tutto ciò che concerne la vita di casa e ufficio, rientra nella sfera degli interessi personali degli individui che utilizzano questi canali.

Qual è il tuo pubblico target?

Indubbiamente un pubblico che privilegi la qualità, un alto livello consulenziale e un supporto costante prima, durante e dopo lo svolgimento del lavoro, e che sia disposto a pagare il giusto per un servizio di alta qualità, come quello garantito dai nostri capi squadra e addetti.

Non, evidentemente, chi guarda al prezzo in apparenza più basso e che valuta i preventivi solo in base a quello, per poi trovarsi a gestire brutte sorprese, se non veri e propri pasticci.

Quali attività di marketing sfrutti, oltre a quelle che fai on-line, per ampliare la tua clientela?

Il passaparola dei clienti soddisfatti resta la risorsa di marketing “off-line” più valida e remunerativa.

La nostra azienda ha, comunque, sempre svolto attività di telemarketing su potenziali clienti, così come campagne di email marketing e volantinaggio, oltre a scrivere articoli per il web (content marketing).

Il buon ritorno in termini di contatti della nostra presenza “on-line” ha comunque sempre reso queste attività non “urgenti” visto il flusso discreto e costante di richieste spontanee provenienti dalla Rete.

Quali sono i servizi che CMZ eroga ai suoi clienti?

Servizi di pulizia professionale in ufficio, condominio, ma anche in appartamento.

Oltre al classico lavoro di pulizie ci occupiamo anche della completa gestione di appartamenti in modalità B&B.

L’esperienza maturata in oltre 20 anni di attività e le professionalità di elevato livello presenti in azienda hanno consentito a CMZ di inaugurare un’attività di vera e propria consulenza strategica rivolta non solo ad altre imprese di pulizie, ma soprattutto a gestori di grandi patrimoni immobiliari per tutte le tematiche in tema di gestione dei contratti e delle operazioni in materia ambientale e “cleaning”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Questa azienda non cerca la crescita “a tutti i costi” né dal punto di vista del fatturato né da quella del mero numero di clienti attivi.

Desideriamo svilupparci in maniera sostenibile e mantenendo il nostro “imprinting”.

Stiamo cercando di consolidarci lavorando per un target di clienti sempre più “allineato” e che sposi la nostra visione di un rapporto professionale sereno e gratificante, in modo che gli stessi collaboratori siano soddisfatti di svolgere quotidianamente il proprio lavoro.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come crearsi il giusto mindset imprenditoriale grazie ai podcast

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno strumento molto utile per formare il giusto mindset imprenditoriale.

Io stesso ne ho tratto un enorme beneficio in termini di fatturato da quando, circa sei mesi fa, ho deciso di farne un uso massiccio per riempire i tempi morti delle mie giornate e il mio tempo libero.

Lo strumento di cui ti voglio parlare è il podcast.

CHE COSA E’ UN PODCAST

Come avrai notato, se navighi in Internet con una certa assiduità, i mezzi di comunicazione tradizionali (giornali, radio e TV) hanno dato origine, nel mondo digitale, a dei loro “fratelli minori”.

Il podcast è, per l’appunto, il “fratello minore” della radio.

Si tratta di una “Radio on Demand“.

In pratica il podcaster genera un file audio e lo carica su un server da cui ogni ascoltatore lo può scaricare.

L’indirizzo di posizionamento di questo file viene inserito in un feed RSS, ovvero una sorta di menù del ristorante, nel quale è possibile aggiungere tutta una serie di informazioni legate a quel file audio e che si aggiorna, automaticamente, ogni volta che si carica un nuovo file.

A questo punto l’ascoltatore diventa parte attiva poiché è lui che seleziona cosa ascoltare e scaricare sul proprio device (PC, lettore MP3, tablet o smortphone) per crearsi il proprio palinsesto da sentire quando, come e dove vuole.

La forza di questo strumento sta appunto in questa grande libertà data a chi ne fruisce.

Fatta questa doverosa premessa tecnica lascia che ti spieghi come nasce il termine podcast e la storia di questo tool.

Lo sviluppo a fine anni ’90 di una rete Internet capace di trasportare un’enorme mole di dati, la commercializzazione dei primi lettori MP3 e la digitalizzazione degli strumenti per la produzione audio avevano abbattuto notevolmente i costi per produrre musica e programmi radiofonici.

Ciò aveva portato, negli USA, alla nascita di diversi programmi radiofonici autoprodotti e diffusi via web.

Il 12 febbraio 2004 grazie a un articolo dal titolo Audible revolution del giornalista Ben Hammersley pubblicato sul giornale The Guardian viene coniato il termine podcasting per identificare questo nascente fenomeno.

Nel 2005 Steve Jobs consacra il termine podcasting quando annuncia che i nuovi iPod avranno la funzione per scaricare da iTunes i podcast e collezionarli.

Visto che molti di questi programmi radiofonici trattavano di argomenti che in radio non si potevano trattare, come, ad esempio, il sesso oppure la discriminazione razziale o di genere attraverso un linguaggio molto esplicito, questo mondo inizia ad attirare i giovani.

Nel 2007 Apple presenta l’iPhone, telefono + lettore MP3, e ciò dà un ulteriore spinta al fenomeno podcast, negli Usa.

Nel 2014 il podcast Serial diventa un caso editoriale che rende il podcasting un vero e proprio fenomeno di massa.

Il pubblico richiede sempre più podcast, le aziende iniziano a sponsorizzarli, la TV inizia a dedicare la sua attenzione a questo fenomeno e fare il podcaster diventa un’attività grazie alla quale si può vivere più che dignitosamente.

Questo negli Stati Uniti d’America.

Ma in Italia?

Beh, nel nostro Paese, il fenomemo del podcasting ha preso piede negli ultimi 4 anni con un trend in crescita nell’ultimo anno.

COME SFRUTTARE UN PODCAST

Per chi è un imprenditore o aspira a diventarlo questo tool diventa un ottimo compagno di lavoro poiché lo aiuta a forgiare la propria mentalità.

Tra l’altro il podcast lo si può ascoltare ovunque e mentre si è intenti a fare altro.

Ad esempio, la mattina quando ci si fa la barba oppure quando si va a correre in un parco o durante gli spostamenti casa-lavoro.

Le occasioni sono innumerevoli.

Tutto tempo morto che si può recuperare e rendere produttivo.

Sì, hai capito bene: produttivo.

Infatti, i podcast ti possono fornire un sacco di informazioni interessanti e di spunti utili per il tuo lavoro.

Inoltre, se il loro ascolto si trasforma in un’abitudine prolungata nel corso del tempo, quello che impari arriverà ad agire a livello subconscio.

PODCAST ITALIANI: I MIEI FAVORITI

Tra i podcast italiani che seguo per migliorare il mio mindset imprenditoriale e da cui traggo spunti utili per migliorare il mio business ci sono:

  • Italian Indie: il podcast di Samuele Onelia e Alberto Cabas Vidani è una raccolta di interviste fatte a imprenditori che hanno lanciato business digitali di successo.

    Si tratta del primo podcast che ho iniziato a seguire con una certa assiduità e che mi ha aiutato a trovare altre persone con la mia stessa mentalità da cui imparare scorciatoie utili per far crescere i miei progetti imprenditoriali.

  • Talent Bay: il podcast di Valerio Russo è una raccolta d’interviste fatte a persone di grande talento che ripercorrono la loro storia.

    Lo scopo è quello di permettere all’ascoltatore di imparare dalle persone che hanno avuto successo nella loro vita per sfruttare questi insegnamenti all’interno del proprio percorso di crescita personale.

  • Diario di due imprenditori digitali: Daniele Besana e Marco Gatti sono simpatici, hanno due belle “voci da radio”, ti danno un sacco di spunti utili e ti fanno veramente capire come il ragionare per obiettivi sia fondamentale per far crescere la tua attività.

    Inoltre, alla fine di ogni puntata mettono i link ai tool o ai libri di cui hanno parlato e ciò è molto utile.

  • Imprenditori di successo: Francesco Smorgoni e Paolo Pugni con simpatia, metodo e disciplina sono una fonte inesauribile di saggezza imprenditoriale.

  • Dario Vignali Podcast: Dario Vignali è un giovane imprenditore digitale di successo, noto per l’omonimo blog e l’azienda liquida Marketers, che mette a nudo il suo percorso imprenditoriale.

    Per chi come me vuole creare il suo impero imprenditoriale è un must seguirlo.

  • Radio Cresi: il podcast di Luca Cresi Ferrari, socio di Dario Vignali in Marketers, è da seguire assolutamente.

    Spunti utili su come organizzare la propria attività imprenditoriale, gestire un team da remoto e su letture interessanti sono all’ordine del giorno.

    Io seguo da tempo le sue Live su Facebook e i consigli che mi ha dato rispondendo ai miei commenti sono il pattern su cui sto costruendo la mia realtà imprenditoriale.

CONCLUSIONI

Il podcast è uno strumento indispensabile, a mio avviso, per crearsi il giusto mindset imprenditoriale.

Infatti, le persone che frequentiamo molto spesso non capiscono le nostre ambizioni e tendono a frenarci.

Con questo strumento possiamo entrare in contatto con persone che hanno la stessa nostra mentalità, che hanno già superato le sfide che noi stiamo affrontando, se siamo all’inizio del percorso come imprenditori, e ci possono dare consigli utili per superarle.

Mentre, nel caso in cui si sia imprenditori navigati, si potranno trarre dall’ascolto dei podcast utili idee per nuovi progetti o per rendere più efficiente il proprio business.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il business rende liberi… specialmente, se digitale

Oggigiorno, infatti, chi ha un lavoro autonomo ha la possibilità, se lo desidera, di essere:

  • Location Indipendent

  • Time Indipendent

In altre parole ha la possibilità di essere libero da vincoli di luogo e di tempo per lavorare, potendo così costruirsi uno stile di vita su misura in base alle sue esigenze economiche e sociali.

LOCATION INDIPENDENT

Conosci il termine: nomade digitale?

Beh, se non lo conosci sappi che con questa terminologia si indica una persona che lavora come freelancer spostandosi da una località all’altra del pianeta senza appunto essere vincolato a un luogo specifico come avveniva un tempo.

Questo libero professionista ha la possibilità di continuare a seguire i suoi clienti che si trovano, ad esempio, in Italia stando tranquillamente seduto in un coworking di Bali semplicemente grazie a una connessione veloce a Internet, a un computer e a uno smartphone.

Ed è facilitato in ciò poiché, oramai, vi è anche tutto un ecosistema online fatto di app, Saas, cloud, social network per sviluppare contatti con altri professionisti e piattaforme dedicate ai freelancer per trovare clienti come:

  • Fiverr

  • Freelancer,

  • Up Work

  • Go Lance

  • Addlance

  • Remote

  • Guru

  • Peopleperhour

  • Twago

  • We Work Remotely

  • Workana

Siccome, però, per lavorare in questo modo non c’è bisogno di passare tutta la vita in viaggio muovendosi da una nazione all’altra come una trottola, è stata coniata una nuova etichetta che affianca la prima: Location Indipendent.

In questo modo si racchiudono sotto questa categoria tutti coloro che lavorano da dove vogliono anche senza bisogno di essere continuamente in viaggio.

Come, ad esempio, il sottoscritto che ha lasciato il centro di Milano per andare a vivere sulle colline moreniche del Lago di Garda.

TIME INDIPENDENT

Con questa terminologia si indica il fatto che il freelancer ha la possibilità di organizzare come meglio crede il suo orario di lavoro senza essere vincolato a uno schema fisso come i dipendenti.

Inoltre, può scegliersi i periodi di vacanza senza dover rendere conto a nessuno.

Ciò non vuol dire, però, lavorare di meno anzi, a volte, si lavorano 7 giorni alla settimana e anche di notte.

Ma questa resta, comunque, una libera scelta individuale.

DA SOGNATORE A LAVORATORE AUTONOMO

Molto spesso alla base del percorso che porta un individuo a diventare un lavoratore autonomo c’è un sogno.

A volte, invece, c’è uno stato di necessità. Infatti, l’alto tasso di disoccupazione che affligge l’Italia può spingere alcuni ad aprire la propria attività nella speranza di poter portare a casa la pagnotta.

Accade anche che alcuni di coloro che avevano aperto la loro partita Iva, poiché non avevano di fronte a sé altre alternative, cammin facendo si appasionino ardentemente al loro lavoro.

Comunque, vada come vada, il cammino ideale di chi vuol fare business è il seguente:

Sogno => Idea => Progetto => Risultato => Business

Tutto parte da un sogno che si trasforma in un’idea.

L’idea diventa un progetto.

Il progetto porta a un risultato.

E attorno al risultato si costruisce un business.

Questo percorso suddiviso in 5 step ben si concilia, a mio avviso, con la metodologia Lean Startup secondo cui non va costruito il prodotto o servizio fino a quando l’MVP (Minimun Viable Product, cioè un prodotto ridotto all’essenziale che ha le caratteristiche minime per essere utilizzato dal segmento di clientela a cui è rivolto, n.d.r.) non è validato dal mercato.

In altre parole, se dagli esperimenti progettati non si ottiene un risultato soddisfacente, allora, non si costruisce il business.

I 3 QUADRANTI DEL BUSINESS

I tre quadranti del business sono:

  1. Passione

  2. Competenze

  3. Richiesta del mercato

Fino ad ora non avevo citato il termine passione.

L’ho fatto di proposito poiché non è detto che un business, anche di successo, si debba per forza di cose costruire attorno a una passione.

Anzi, molto spesso, accade che una persona scopre ciò che lo appassiona mentre sta lavorando al suo business.

Poiché è proprio quando sei totalmente immerso nel tuo lavoro che puoi capire quali sono le attività che ti piacciono e ti appasionano di più.

In ogni caso per aprire un business non basta la passione. Occorrono le competenze e ci deve essere una richiesta di mercato.

Come puoi ben capire le competenze sono necessarie se si vuole offrire un prodotto o servizio di qualità, generare un flusso di clienti e concludere ottime vendite.

Questo vuol dire studiare molto per migliorarsi costantemente.

Cosa che dovrai fare per tutta la vita visto che il mondo cambia alla velocità della luce.

Di recente, ho scoperto una parola ugandese che ben sintetizza quello che ho appena scritto.

Questa parola è Somà => leggere; ma un leggere inteso come studio volto a migliorare sé stessi e la società in cui si vive.

Da ultimo, ma non per ultimo, in ordine d’importanza vi è il quadrante della richiesta di mercato.

Infatti, se non c’è domanda per il prodotto o servizio che offri, è inutile creare un business poiché andresti incontro a un sicuro fallimento.

Ad esempio, potresti essere appassionato di aquiloni e avere tutte le competenze necessarie ma se non sono richieste dal mercato allora non guadagnerai un solo euro.

CONCLUSIONI

Fare business ti dà la possibilità di essere libero da vincoli di luogo e di tempo.

Ma deve essere costruito attorno a un risultato.

E deve nascere dall’intersezione delle tue competenze e la richiesta di mercato.

Meglio se da una passione ma questa non è una condizione necessaria e sufficiente.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Martino Ghielmi: Vadoinafrica.com

Martino Ghielmi

Martino Ghielmi – Vadoinafrica.com

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso la mia intervista Martino Ghielmi, creatore del blog Vadoinafrica.com e del relativo gruppo su Facebook Vadoinafrica Network | con Martino Ghielmi.

Un ragazzo veramente in gamba che attraverso la sua opera ha l’ambizione di cambiare il modo in cui, in Italia, ci si approccia all’Africa.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni e vivo a Tradate (VA).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo Scientifico al Ferraris di Varese, media del 6,5 costante fino alla quinta. Poi maturità con 100/100.

Laurea triennale in Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, a Milano, specialistica in Studi Afro-Asiatici all’Università di Pavia.

Entrambe con tesi sull’Africa, entrambe con lode.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale? Che cosa ti hanno insegnato?

Dopo alcune estati di viaggi, la mia prima esperienza lavorativa è stata a Nairobi (Kenya) durante il Servizio Civile con IPSIA (ONG delle ACLI) occupandomi di economia informale e imprenditoria giovanile.

Poi tre anni in Accenture, multinazionale che opera nel settore della consulenza, seguendo progetti di organizzazione aziendale e formazione.

Nei fine settimana seguivo le attività di Run2gether, squadra di atletica indipendente frutto di un gemellaggio Kenya-Austria, che ho portato a due vittorie consecutive alla Stramilano battendo squadre molto più blasonate.

Nel 2013 mi sono licenziato per collaborare con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla realizzazione di una rete di partnership universitarie poi rilevata la fondazione E4Impact, con cui ho collaborato fino al 2017.

Che lavoro fai, attualmente?

Sono consulente e formatore indipendente. Affianco aziende e organizzazioni interessate a interagire nel medio-lungo periodo con i contesti africani.

Inoltre, collaboro con la Fondazione Alma Mater dell’Università degli Studi di Bologna nel formare studenti con idee imprenditoriali relative all’Africa.

Come nasce la tua passione per l’Africa?

Sui campi di atletica. Praticavo, senza particolare successo, le distanze medie e lunghe e un giorno ho conosciuto Mathias Ntawulikura, maratoneta rwandese cinque volte olimpionico.

Grato dei consigli da lui ricevuti, trascorro l’estate successiva in Kenya, dove si allenano i migliori.

Da quel momento inizia un percorso di curiosità per un continente assai più variegato rispetto agli stereotipi che, come tutti gli italiani/europei, anche io avevo in mente.

Ho deciso così di approfondire lo studio della storia africana, delle sue tante culture e delle relazioni con il mondo.

Quali paesi del continente africano hai visitato? Qual è quello che ti è rimasto di più nel cuore?

In ordine cronologico: Kenya, Uganda, Sierra Leone, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Etiopia, Rwanda e Marocco. Il primo.

Che cos’è Vadoinafrica Network? Quale obiettivo si pone?

Una Community, pragmatica ma visionaria, convinta che il futuro dell’Europa passi (anche) da un rinnovato rapporto con l’Africa.

Imprenditori, professionisti, creativi, ricercatori e appassionati: condividiamo esperienze, risorse e contatti tra i due continenti incontrandoci di persona durante i Vadoinafrica Meetup.

Immagine del primo Meetup milanese di Vadoinafrica – giugno 2019

Prossimi due appuntamenti a Milano (sabato 21/09, 17.30 presso Open Milano) e a Firenze (martedì 24/09, 18.30 Officine Valis).

L’obiettivo è la crescita personale e professionale di ciascuno.

Che cosa può fare l’Italia per l’Africa?

L’Italia, geograficamente un naturale ponte eurafricano, ha raggiunto nel 2016 il terzo posto nella classifica degli investitori esteri nel continente: un fatto storico, perché solo due anni prima era ventesima. Ma in gran parte si tratta di energia (ENI e la sua filiera) e di infrastrutture.

Si potrebbe fare molto di più connettendo filiere in campo agroalimentare, innanzitutto, dove l’Italia è ricca di esperienze e tecnologie su una scala medio-piccola. Compatibile con contesti e imprese africane.

Poi tutto il mondo dell’industria creativa e culturale: fashion, design, architettura, cinema, letteratura che, attualmente, guarda l’Africa solo da un punto di vista filantropico o caritatevole.

Generalizzando bisogna superare il modello del progetto per costruire partnership bidirezionali basate su investimenti, scambi commerciali e creazione di competenze locali primariamente sul piano tecnico.

Che cosa può fare l’Africa per l’Italia?

Come dice il nigeriano Wole Soyinka (Nobel per la letteratura nel 1986) le relazioni euro-africane degli ultimi cinque secoli sono la storia di un monologo.

Quello europeo. Dal trauma collettivo della tratta atlantica e del periodo coloniale, l’Europa fatica a riconoscere come pari le voci e gli interessi africani.

Infatti, “non c’è mai stato un riconoscimento reciproco che prendesse atto delle condizioni economiche profondamente cambiate negli ultimi tempi, bensì un confronto mono-direzionale. Ovviamente anche i leader africani hanno le loro responsabilità. È un peccato, perché un dialogo tra pari favorirebbe non poco lo sviluppo delle relazioni umane.”

Mettere in essere un ascolto, serio e dettagliato, delle esigenze altrui potrebbe aprire numerosi spazi, tanto sul piano culturale quanto economico, importanti forse più per un’Italia/Europa in cerca di futuro che per un’Africa che, anche in assenza di questo mutamento sta trovando nell’Asia interlocutori differenti.

Per provarci occorre l’umiltà di non avere già in tasca le ricette preconfezionate.

L’immagine che i media mainstream trasmettono dell’Africa è quella di un continente in cui la povertà, a dispetto delle grandi ricchezze del sottosuolo e ambientali, regna sovrana. Ma è davvero così?

L’Africa è un continente enorme (un miliardo e 200 milioni di abitanti). Non un paese!

E non può essere ridotta a povertà/malattie/guerre.

C’è di tutto ed è tutto in veloce trasformazione. Ci sono tanti problemi, in gran parte eredità di una trasformazione sociale e culturale troppo rapida e troppo violenta negli ultimi 150 anni.

La cosa indubbia è che c’è una gran voglia di fare, di rischiare, di provare a fare qualcosa che non si respira più in Europa.

Qual è la tua più grande ambizione?

Lasciare un segno nella vita delle persone che incontro.

Scherzando, ma non troppo, mi piacerebbe poter ricevere honoris causa il passaporto dell’Unione Africana quando sarà operativo.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Portare a regime Vadoinafrica Business Lab, membership riservata a imprenditori (su selezione, le candidature sono aperte fino al 30 Settembre): un vero e proprio circolo di menti, online e di persona, grazie a cui imparare da chi ha già investito in loco, interagire con Ambassador basati nei principali Paesi africani, condividere contatti e informazioni e usufruire di sconti e promozioni riservate.

Poi viaggi, eventi e divulgazione, continuando a essere fedele al motto di Vadoinafrica: ”Conoscere, Connettere, Creare”.

Viktor Ekpuk (USA/Nigeria) – Photo credits: CNN

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

Effetto Compounding

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dell’effetto compounding o effetto esponenziale.

Si tratta di un concetto matematico molto interessante che è utilizzato in finanza ma si può osservare in natura e in ogni aspetto della nostra vita.

E una volta che lo avrai capito, a fondo, potrai sfruttarlo a tuo vantaggio per portare al successo il tuo business.

L’EFFETTO COMPOUNDING IN FINANZA

Nel campo finanziario, in Italia, questo concetto è conosciuto anche col nome di interesse composto.

Immagina di avere depositato su di un conto vincolato per dieci anni una cifra pari a € 1.000,00 che ti venga remunerata con un interesse del 10% annuo.

Alla fine del primo anno riceverai € 100,00 di interessi che andranno ad aggiungersi al capitale iniziale.

Quindi il secondo anno l’interesse del 10% verrà calcolato sia sul capitale iniziale che sugli interessi maturati durante il primo anno.

Otterrai così € 110,00 di interessi.

E così per gli anni successivi fino alla scadenza del vincolo.

Nella tabella seguente ti mostro la progressione su 10 anni:

CAPITALE

INTERESSI

1.000,00

100,00

1.100,00

110,00

1.210,00

121,00

1.331,00

133,10

1.464,10

146,41

1.610,51

161,05

1.771,56

177,16

1.948,72

194,87

2.143,59

214,36

2.348,95

234,89

Come vedi gli interessi all’inizio crescono lentamente ma col passare degli anni a causa dell’effetto compounding crescono esponenzialmente.

Se rappresentassi in un grafico l’interesse composto che Albert Einstein definiva l’invenzione più importante della storia dell’umanità.

Apparirebbe come una curva che parte lentamente e, poi, cresce all’infinito.

Di conseguenza, contrariamente a quanto pensano molte persone, tenere i soldi fermi su un fondo indicizzato senza fare alcun movimento è una scelta saggia e oculata.

Infatti, in questo caso i soldi crescono in maniera esponenziale poiché la crescita parte dal capitale iniziale ma poi viene calcolata sugli interessi maturati e accumulati di anno in anno.

Al contrario entrare e uscire continuamente dagli investimenti, anche se all’apparenza può sembrare più redditizio, non porta ai medesimi guadagni.

L’EFFETTO COMPOUNDING NEL BUSINESS

Come ho detto all’inizio del post questo effetto pervade ogni campo della nostra vita.

Nel business questo concetto è stato tradotto da Donald Trump e Bill Zanker nel loro libro Pensa in grande e manda tutti al diavolo col termine slancio.

Quello che capita, in effetti, quando si parte con un’attività è che il business agli inizi stenti a crescere.

Non si ha slancio.

Per far muovere un’attività bisogna battere l’inerzia iniziale immettendo molta energia.

Ad un certo punto, però, le acque iniziano a smuoversi.

Si concludono le prime vendite.

Non è un flusso continuo ma è il segnale che c’è un mercato ricettivo alla nostra proposta di valore.

Si è, così, validato sul mercato la propria idea imprenditoriale.

La qual cosa è molto importante per capire se si può andare avanti o si deve desistere e abbandonare il business.

Ovviamente, prima di raggiungere i primi risultati interessanti in termini di fatturato ma, soprattutto, di utili netti occorre molto tempo.

Il più delle volte, però, in questa fase iniziale, che può durare anni, le persone si fanno prendere dallo sconforto e abbandonano il loro progetto per buttarsi su uno nuovo.

Non si rendono conto che, visti i primi riscontri positivi ottenuti dal mercato, la soluzione migliore sarebbe insistere con tenacia e determinazione fino al punto di rottura, cioè quando il flusso di clienti inizia a crescere esponenzialmente.

Infatti, entrare e uscire dai progetti imprenditoriali è una gran perdita di tempo, soldi ed energia specie alla luce dell’effetto compounding.

CONCLUSIONI

L’effetto compounding o effetto esponenziale caratterizza ogni ambito della nostra vita.

La cosa bella è che lo puoi sfruttare a tuo vantaggio, magari, per migliorare la tua salute adottando una serie di abitudini positive e, nel mondo degli affari, per portare al successo il tuo business reiterando con tenacia e determinazione tutte quelle azioni che ti stanno portando clienti, aumento di fatturato e utili netti.

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Federico

Il paradosso della scelta

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del paradosso della scelta, un concetto fondamentale per chi ha un’attività imprenditoriale o aspira ad averla.

Tante volte, lungo il mio percorso come business designer, ho incrociato imprenditori ossessionati dal proporre ai loro clienti una vasta gamma di prodotti con la convinzione che così facendo si potesse ampliare il proprio giro d’affari e, di conseguenza, aumentare le proprie entrate.

Niente di più sbagliato!

MAGGIORE SCELTA UGUALE MENO GUADAGNO

I neuroscienziati sin dal 1960 hanno iniziato a condurre esperimenti finalizzati a capire i comportamenti di acquisto delle persone.

Così facendo hanno fatto delle scoperte molto interessanti e che vanno nella direzione opposta a quella suggerita dal senso comune.

Ad esempio, nel 2000, grazie a un esperimento ideato e condotto dalla professoressa Sheena Iyengar, docente di Management alla Business School della Columbia University, e al professore Mark Lepper, docente di Psicologia alla Stanford University, si appreso che una vasta scelta di prodotti attira l’interesse di più persone come è ovvio che sia, ma vende meno.

Nell’occasione i due docenti si finsero commessi di un centro commerciale e piazzarono un banchetto per la vendita di marmellate dove, alternativamente, esponevano 24 o 6 vasetti di vari gusti.

Così facendo scoprirono che il tavolo con 24 marmellate differenti attirava più clienti e che questi ultimi in media assaggiavano 2 gusti ma alla fine le vendite erano molto basse.

Al contrario il tavolo con 6 vasetti di marmellata attirava meno clienti.

Anche qui la media degli assaggi era di 2 gusti a persona però le vendite erano molto maggiori.

Le proporzioni erano le seguenti:

  • Il banchetto con 24 confezioni di vari gusti di marmellata attirava l’attenzione del 60% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Il tavolo con 6 vasetti di marmellata di vari gusti attirava l’attenzione del 40% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Nel caso dei 24 gusti differenti solo il 3% acquistò effettivamente ciò che aveva assaggiato.

  • Nel secondo caso il 30% di chi aveva assaggiato il prodotto lo acquistò.

IL MOTIVO

A questo punto, ti starai chiedendo il motivo dietro al comportamento di queste persone.

Ebbene, gli esseri umani per loro natura hanno una forte avversione alla perdita.

Questo è un retaggio di quando l’uomo viveva nelle caverne circondato da una natura ostile.

Era un atteggiamento conservativo che gli permetteva di sopravvivere in quell’ambiente.

Nel mondo moderno in cui l’uomo domina tutti gli elementi vediamo che vi è una forte avversione al rischio da parte della maggioranza degli individui.

Le persone preferiscono vivere in una situazione disagiata ma a loro familiare piuttosto che imboccare una nuova via e perdere la loro “comfort zone”.

A questo punto ti starai chiedendo che cosa c’entra tutto ciò col risultato dell’esperimento.

Te lo dico subito!

Quando le persone si trovano di fronte a un’ampia scelta di prodotti o servizi rimangono disorientate e per paura di sbagliare, quindi di perdere i loro soldi, preferiscono non scegliere.

Riducendo la gamma di prodotti o servizi, invece, si ottiene l’effetto opposto poiché la persona ha meno possibilità di commettere una scelta sbagliata.

CONCLUSIONI

Alla luce di questo esperimento e delle conoscenze acquisite, nel corso degli anni, sul comportamento d’acquisto delle persone si capisce che se si vuole aumentare le proprie vendite bisogna ridurre la gamma di prodotti o servizi che si mettono di fronte al potenziale cliente.

Questo discorso vale sia per i negozi fisici ma a maggior ragione per gli e-commerce o qualsiasi altra cosa venduta online.

In quest’ultimo caso bisogna tener presente che, oltre alla paura di fare una scelta sbagliata, il potenziale cliente è assalito anche da altre paure tipo quella di non ricevere il prodotto, che arrivi danneggiato oppure che i dati della sua carta di credito possano essere usati in modo fraudolento.

Quindi l’eliminare un elemento di frizione risulta essere una scelta vincente poiché aumenta le possibilità che il potenziale cliente acquisti.

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Federico

Bilancio 2018

Caro lettore, siamo ormai giunti a fine anno e, come da tradizione, è tempo di bilanci.

Quello che segue è il mio bilancio 2018.

Vi troverai descritto sia quello che ho realizzato a livello di business che quello che ho fatto a livello personale e gli insegnamenti che tutte queste esperienze mi hanno lasciato.

Buona lettura e Felice Anno Nuovo!

* * *

BILANCIO 2018: LATO BUSINESS

Quello che è appena trascorso è stato per me un anno molto impegnativo dal punto di vista degli affari anche se il fatturato che ho portato a casa è rimasto pressoché uguale a quello del 2017.

A gennaio il progetto HarviUp, in cui sono impegnato dall’inizio del 2016, ha preso la sua forma attuale e definitiva completando il passaggio da acceleratore di imprese e startup a studio di business design.

Questa nuova identità ci ha permesso di incontrare diversi potenziali partner con cui poter sviluppare delle ottime sinergie nel corso del 2019.

Nel frattempo, la mia collaborazione con Web Marketing Aziendale si è fatta sempre più solida grazie all’ottima intesa che ho con Gentian Hajdaraj, il suo titolare.

Abbiamo lanciato sul mercato LeadCommerce, un sistema che serve per aumentare le vendite degli e-commerce.

E questo ci ha permesso di venire in contatto con aziende sempre più grandi e strutturate, alcune delle quali, sono sicuro, nel 2019, si trasformeranno in nostre clienti.

Inoltre, l’8 maggio ho fondato assieme a Mauro Manfredi, amico e socio nel progetto HarviUp, e a sua moglie, WIBS & Co. Srls che ci servirà come trampolino di lancio per diversi progetti ognuno dei quali verticalizzato su uno specifico segmento di mercato.

La specializzazione, infatti, premia sempre l’azienda o il professionista che la porta avanti in quanto chi fa troppe cose viene percepito come un fornitore di servizi che per tirare a campare fa un po’ di tutto e lo fa pure male.

Comunque, essendo, appena, partiti i risultati ottenuti fino ad ora non sono degni di nota anche se le prospettive per il 2019 lasciano ben sperare.

Infine, proseguendo nel mio cammino volto alla diversificazione delle fonti di reddito, ho implementato gli sforzi profusi nella mia attività privata: le consulenze di marketing.

Questo ha portato allo sviluppo di una sinergia molto interessante con una realtà dell’Alto Mantovano.

Ma solo il prossimo anno mi dirà quali frutti porterà questa partnership.

BILANCIO 2018: LATO PERSONALE

Questo è stato un anno molto stressante dal punto di vista lavorativo.

Quindi per evitare ricadute negative sulla mia salute ho aumentato, nella seconda parte dell’anno, il tempo dedicato all’attività sportiva e gli spazi in cui stacco totalmente la testa dal lavoro per rilassarmi.

Inoltre, ho iniziato a curare molto di più l’alimentazione.

La qual cosa mi ha portato degli indubbi vantaggi sia dal punto di vista fisico che da quello mentale.

La maggior lucidità acquisita nella seconda metà dell’anno mi ha portato ad aumentare la quantità di tempo che dedico alla mia formazione personale.

L’obiettivo finale è quello di aumentare le mie competenze professionali in modo da dare ai miei clienti un servizio sempre migliore.

Il che inciderà positivamente anche sul mio fatturato con indubbi vantaggi sulla qualità della mia vita.

BILANCIO 2018: COSA HO IMPARATO

Il 2018 mi ha portato, sul finire dell’anno, a eliminare il consumo di programmi televisivi che approfondiscono temi inerenti alla politica e allo sport.

Questo perché sono solo un’inutile cacofonia di suoni che mi distrae dagli obiettivi più importanti della mia vita.

Il tempo così recuperato l’ho dedicato all’ascolto di podcast in inglese e in italiano dedicati al mondo del business e dell’economia.

Infatti, la formazione economica sta alla base di ogni percorso di arricchimento personale.

Oltre, a ciò ho aumentato il tempo dedicato alla lettura di libri dedicati alla crescita personale, al business e al marketing.

Ho iniziato a seguire le live su Facebook e i video su YouTube di chi ha dimostrato di saper raggiungere in Italia e all’estero risultati interessanti in termini di fatturato e autorevolezza acquisita sul mercato.

Il percorso intrapreso è ai suoi inizi quindi non ho ancora dei risultati da poterti mostrare.

Infine, una maggiore consapevolezza di chi sono e degli obiettivi che voglio raggiungere nella mia vita mi ha portato a selezionare ancora di più le persone che frequento.

Come dice Jim Rohn noi siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più.

Le nostre frequentazioni sociali influenzano il nostro modo di pensare e di vederci condizionando le nostre azioni e, di conseguenza, i nostri risultati.

Una volta raggiunta questa consapevolezza è naturale smettere di frequentare certe persone poiché sono solo delle zavorre che rallentano il nostro cammino.

Fare ciò non vuol dire essere misantropi, snob o avere la puzza sotto il naso ma è indice del fatto che ci si vuole bene e che si sono eliminate tutte quelle convinzioni limitanti che ci sono state inculcate fin da piccoli con l’unico scopo di condannarci alla mediocrità.

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Federico

[Lettura Consigliata]: Da Sottozero a Imprenditore

Se hai letto I Quadranti del Cashflow di Robert T. Kiyosaki, sai che la strada verso la libertà finanziaria parte dal quadrante denominato: Imprenditore.

Ma conquistare una mentalità da imprenditore non è facile specie in una nazione come l’Italia dove fin da piccoli si è bombardati dal messaggio che gli imprenditori sono tutti ladri e sfruttano i loro dipendenti arricchendosi alle loro spalle.

Ora, se sei una persona profondamente buona e vieni a contatto con questo messaggio che ha un’impronta fortemente negativa, nel momento in cui inizierai la tua carriera lavorativa molto probabilmente, anche avendone le possibilità, non farai l’imprenditore.

In questo modo ti condannerai a una qualità della vita inferiore rispetto a quella che potresti avere sfruttando i tuoi talenti, le tue competenze e le risorse economiche che hai a disposizione.

Tutto ciò, se ci pensi bene, è un danno per te ma anche per la società nel suo complesso poiché è l’impresa che dà lavoro a chi, legittimamente, ha come massima aspirazione la sicurezza del posto fisso.

Più imprese = più posti di lavoro.

Comunque, per acquisire la giusta forma mentis e per evitare di cadere in questa trappola c’è una soluzione molto facile da seguire e cioè quella di immergersi nella lettura di libri o ebook scritti da imprenditori per coloro che aspirano a diventarlo o lo sono già e vogliono crescere ancora di più.

L’ebook che ti consiglio oggi è Da Sottozero a Imprenditore di Mihail Bria, fondatore del BriaGroup, un’azienda specializzata nella fornitura e posa di finestre e porte con sedi a Cuneo, Milano, Nizza, Roma, Sanremo e Strasburgo.

L’autore, un immigrato moldavo, racconta le strategie e le tecniche che lo hanno portato ad essere imprenditore di se stesso.

Ci sono alcuni punti del suo racconto che mi hanno colpito molto, portandomi a fare delle profonde riflessioni.

Ad esempio, quando descrive dei condizionamenti che riceviamo dall’ambiente che ci circonda.

Infatti, solitamente accade che, quando racconti la tua intenzione di aprire un’attività a qualcuno della tua cerchia di amici, un tuo amico ti elenchi tutta una serie di motivi per cercarti un posto fisso tra cui, nell’ordine, la sicurezza dello stipendio a fine mese, le ferie pagate, la pensione, a cui contrappone un lungo elenco di eventi negativi che colpiscono chi cerca di fare l’imprenditore.

Un altro passaggio molto interessante di questo ebook è quello in cui l’autore elogia il fatto di possedere poche risorse economiche quando si parte con la propria avventura imprenditoriale.

Infatti, secondo lui, l’avere troppi soldi quando si lancia un business porta a compiere grossi errori, a cui, poi, è difficile rimediare e che, in breve tempo, ti fanno esaurire tutte le risorse a disposizione e fallire.

Purtroppo, ho potuto constatare di persona che questa sua affermazione in molti casi risulta essere, tristemente, vera.

Mi è capitato, infatti, nella mia carriera di Business Designer di incontrare diverse persone sull’orlo del fallimento poiché avevano utilizzato i loro soldi per attività che non avevano portato alcun risultato e che, nel momento in cui gli si chiedeva un nuovo investimento per correggere la direzione della loro azienda, non sapevano dove trovare i capitali necessari per investire in tutte quelle azioni che al contrario gli avrebbero portato dei risultati positivi.

Quindi, il discorso dell’autore che dice che è meglio partire con pochi soldi, imparare a gestirli e piano piano con l’aumentare della propria esperienza accrescere la leva finaziaria a cui fare ricorso, non fa una grinza poiché permette all’imprenditore di migliorarsi imparando dai piccoli fallimenti a cui è andato incontro.

“La quantità di denaro che gestisce un imprenditore deve essere proporzionale alla sua esperienza”.

Mihail Bria

Invece, se ci fai caso la prima cosa che fa chi vuole lanciare un’attività in proprio è chiedere soldi a destra e a manca senza nemmeno sapere se il suo prodotto o servizio venderà o meno.

Nella testa di queste persone alberga la convinzione che basterà aprire l’attività, mettersi alla cassa e si avranno grossi incassi.

Questa mentalità poteva andare bene negli anni ’50, quando la competizione era scarsa e non c’era Internet che ha aumentato enormemente la possibilità di scelta dei consumatori.

Ma oggi, purtroppo, non è così.

I soldi arriveranno solo se si ha la giusta strategia, un ottimo brand positioning e si è pronti a lavorare duro con grande umiltà e tanta pazienza.

Altro consiglio che trovo particolarmente azzeccato è quello di partire con una srls piuttosto che con una ditta individuale, una sas o una snc per evitare di mettere a rischio il proprio patrimonio personale.

Con tutti i suoi limiti questo strumento di autoimpiego è una soluzione valida per iniziare un’avventura imprenditoriale.

Purtroppo, vi sono diversi notai che boicottano questo istituto giuridico poiché non possono trarne alcun profitto.

Infatti, per la costituzione di una srls i notai, a norma di legge, non possono richiedere alcun compenso per la prestazione svolta.

Ovviamente, chi inizia un’attività imprenditoriale non pensa di poter fallire e per questo motivo non separa il suo patrimonio personale da quello dell’impresa.

Ma questo è un grave errore di cui ci si può pentire amaramente, qualora le cose andassero veramente male.

Oltre a ciò, alcuni commercialisti spingono i loro clienti a non optare per questo tipo di società dicendo loro che, scegliendo altre forme (ditta individuale, sas, snc, impresa familiare), il compenso richiesto dallo studio per la gestione della contabilità e della parte fiscale è inferiore rispetto a quello chiesto per una srl o srls.

E siccome molte persone ragionano con una mentalità da supermercato, ovvero, sono sempre alla ricerca del prezzo più basso, questo discorso fa subito breccia nelle loro teste.

Così abbagliati dall’idea di risparmiare qualche euro mettono a rischio tutto ciò che possiedono.

Da ultimo, ti segnalo altri due suggerimenti estremamente utili tratti da questo ebook:

  1. Parti subito con la tua attività poiché, in caso contrario, il momento ideale per partire non si presenterà mai.

  2. Ascolta gli altri e fai l’opposto.

In base alla mia esperienza personale questi due consigli valgono oro.

CONCLUSIONI

L’ebook di Mihail BriaDa sottozero a imprenditore“, Bruno Editore, è un testo ricco di ottimi suggerimenti per chi vuol partire con la propria attività o, avendocene già una, vuole rilanciarla.

Risulta, quindi, una lettura caldamente consigliata.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

[Lettura Consigliata]: Metodo Imprenditore Libero

Di recente, mio caro lettore, ho preso la buona abitudine di leggere libri scritti da piccoli imprenditori che, in Italia, hanno avuto successo nel loro business e raccontano come hanno fatto a raggiungerlo.

Faccio questo per acquisire la loro forma mentis e apprendere la loro metodologia di lavoro.

Inoltre, il fatto che queste persone abbiano raggiunto il successo con una PMI, cioè il tipo d’impresa che forma l’ossatura dell’imprenditoria italiana, e che si parli delle difficoltà tipiche del nostro contesto economico rende il modello più facilmente imitabile.

Con questo non voglio dire che non si debbano leggere i libri sui grandi imprenditori che hanno raggiunto il successo in Italia e nel mondo da cui si trae sempre grande ispirazione, bensì che, se vuoi raggiungere, il livello di questi ultimi devi porti un obiettivo più alla tua portata per, poi, scalare.

In fondo, ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo.

Fatta questa doverosa premessa, il libro o meglio l’eBook edito da Bruno Editore, di cui ti parlerò, oggi, s’intitola Metodo Imprenditore Libero ed è stato scritto da Emanuele Rissone, il fondatore della catena Vitamin Store.

Le radici del suo successo affondano nel lontano 1985 quando all’età di 15 anni viene ispirato dalla visione di un film e da una canzone della sua indimenticabile colonna sonora.

Il film in questione è Rocky III e la canzone di cui parlo è Eye of the Tiger dei Survivor.

Lo spirito di emulazione spinge Emanuele Risssone a cercare di ottenere un fisico come quello di Sylvester Stallone.

Vivendo nell’hinterland milanese e non avendo i soldi per iscriversi in una palestra di bodybuilding s’ingegna come può.

Attacca allo stipite della porta della sua camera una sbarra per trazioni a cui si appende ogni volta che entra o che esce dalla stanza e si mette a fare un sacco di flessioni, anche su una mano sola.

In pochi mesi il suo fisico s’irrobustisce.

Già solo questa parte della sua storia è di grande ispirazione per tutti coloro che ambiscono a diventare imprenditori.

Infatti, analizzando il modo di pensare dell’autore troviamo 3 passaggi fondamentali per costruire un business di successo:

  1. Bisogna porsi un obiettivo ambizioso.

    Nel nostro caso lo scrittore si era posto l’obiettivo di avere un fisico atletico come quello di Rocky Balboa.

  2. Bisogna sfruttare al meglio le risorse che si hanno a disposizione.

    Non avere i soldi necessari per iscriversi in palestra non è stato un ostacolo così grosso da impedire a Emanuele Rissone di tentare di realizzare il suo sogno.

  3. Bisogna agire con determinazione e seguendo una strategia. Non basta avere un sogno o un’idea imprenditoriale.

    Se l’autore si fosse limitato, uscendo dal cinema, a dire ai suoi amici di volere un fisico come quello di Stallone e non si fosse adoperato per raggiungere l’obiettivo non sarebbe accaduto nulla.

METODO IMPRENDITORE LIBERO: LO SCHEMA

All’età di 19 anni Emanuele Rissone, oltre a frequentare l’università, inizia a gettare le basi del suo successo.

Dai 15 ai 19 anni, infatti, si è appassionato sia allo sport che all’integrazione alimentare che ne favorisce le performance.

Accumula informazioni attraverso le riviste di settore, come Cultura Fisica, imparando tutto ciò che può e mettendolo, successivamente, in pratica durante gli allenamenti in palestra.

Dopodiché, essendo un tipo molto preciso e puntiglioso, e avendo capito che avrebbe potuto avere un futuro in quel mercato, si mette a studiare in modo approfondito il settore dell’integrazione alimentare.

Tutto questo nel tempo libero lasciato dalla scuola.

Questa strategia gli permette di crearsi le competenze necessarie per lanciarsi nel campo della produzione degli integratori alimentari, partendo dalla camera di casa sua.

L’entusiasmo che lo contraddistingue lo porta a contattare le industrie farmaceutiche per realizzare il suo progetto di creare degli integratori alimentari per sportivi che abbiano un gusto gradevole rispetto a quelli che erano, allora, in circolazione.

Tanta è la passione che ci mette nello spiegare la sua idea ai suoi interlocutori che riesce a coinvolgerli ottenendo da loro, gratuitamente, alcuni chilogrammi di proteine e aminoacidi ramificati.

A questo punto, la camera di casa sua si trasforma nel suo laboratorio di produzione.

Dapprima, si mette a confezionare barattoli da 500g di aminoacidi ramificati e proteine in polvere che inizia a vendere agli atleti delle palestre dell’hinterland milanese.

Ed è subito un successo.

Le richieste del suo prodotto, che ha una qualità superiore rispetto agli altri prodotti in circolazione, aumentano.

Quindi torna dalle due case famaceutiche che gli avevano dato i primi campioni gratuiti e fa i suoi primi acquisti.

Ha, così, i suoi primi fornitori.

Nel frattempo, per realizzare il prodotto che, da sempre, aveva in mente trova un terzo fornitore: un’industria che produce aromi.

Anche in questo caso replica lo schema che aveva applicato in precedenza con le industrie farmaceutiche, cioè farsi dare una prima campionatura del prodotto gratis e, poi, una volta superato il test di mercato iniziare ad acquistare le quantità necessarie per soddisfare le sue esigenze produttive.

I suoi prodotti, una volta aromatizzati, hanno ancora più successo.

Un giorno, però, il suo migliore cliente lo informa che uno dei suoi atleti vorrebbe il prodotto confezionato in capsule anziché in polvere.

In un primo momento l’autore viene colto dal panico, ma subito accetta la sfida e si impegna per esaudire la richiesta.

La qual cosa porta all’ingresso di un quarto fornitore testato sempre con la procedura di cui sopra.

Il cliente rimane, talmente, soddisfatto che aumenta il suo ordine.

Il panico raddoppia.

Ma anche questa volta Emanuele Rissone riesce a soddisfare, brillantemente, le richieste pervenutegli.

La domanda del suo prodotto aumenta ancora e, quindi, l’autore è costretto ad acquistare un macchinario per confezionare le capsule.

Oramai, ha acquisito un certo slancio, ha ampliato il giro di palestre che rifornisce e iniziano ad arrivargli le prime richieste di collaborazione.

A ventun anni compiuti capisce che l’università non gli sta dando nulla e lascia gli studi.

Infatti, sta imparando molto di più su come si gestisce un’azienda dall’esperienza quotidiana.

Il nostro imprenditore ha le idee molto chiare.

Pianifica la sua linea di integratori dopo aver studiato i prodotti made in USA arrivati sul mercato italiano per trovare l’elemento differenziante da proporre ai suoi potenziali clienti.

Una volta pianificata la produzione Emanuele Rissone si rivolge a un’importante impresa di Bergamo per fare produrre la linea di prodotti che si è immaginato.

La sua passione e il suo entusiasmo sono così coinvolgenti che l’azienda accetta di entrare nel novero dei suoi fornitori.

In quel momento, si pone la questione di trovare i capitali necessari per costituire la srl, acquistare gli imballi e le materie prime.

Inizia così il tempo della ricerca dei fondi…

E qui, mio caro lettore, mi fermo per non toglierti il piacere della lettura di questo ebook suddiviso in 7 capitoli più un extra bonus e una parte dedicata agli esercizi il cui scopo è quello di darti i primi rudimenti per poter realizzare la tua idea imprenditoriale.

Se hai letto con attenzione il mio riassunto di parte del primo capitolo del libro e hai una certa dimestichezza col metodo Lean Startup elaborato da Eric Ries, nel 2008, avrai notato che Emanuele Rissone, senza saperlo, ha approcciato il suo progetto seguendo questa metodologia.

Infatti, ha creato un Minimum Viable Product (MVP), cioè un prodotto basico e via via lo ha migliorato seguendo i suggerimenti dei suoi clienti.

Inoltre, una volta creata una procedura vincente l’ha replicata tutte le volte che si rendeva necessario (come, ad esempio, nel caso della ricerca e acquisizione di fornitori).

CONCLUSIONI

Questo eBook, a mio avviso, è un’ottima lettura sia per chi sta iniziando il suo percorso imprenditoriale sia per coloro che sono già imprenditori e vogliono semplicemente migliorarsi o avere delle conferme.

Ovviamente, non basta la lettura di un libro per replicare il successo del suo protagonista.

Ma se si trova il contenuto interessante e utile, il mio consiglio è quello di leggere molte volte il testo fino a quando non si è assimilato i concetti che ci servono e si riesce ad applicarli in modo automatico.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico