Il metodo Lean Startup spiegato con parole semplici

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò il metodo Lean Startup con parole semplici.

Questa metodologia è stata teorizzata da Eric Ries nel suo libro Partire leggeri (ed. Rizzoli 2012) e trae ispirazione dal metodo Lean Manufacturing sviluppato dalla Toyota in Giappone negli anni ’70 al fine di contenere gli sprechi durante il ciclo produttivo.

In base ai principi del metodo Lean Startup tutto ciò che non soddisfa velocemente un bisogno reale del mercato è uno spreco.

Quindi il prodotto o il servizio innovativo più efficiente sarà quello che soddisfa un bisogno reale sentito fortemente dagli utenti.

Se questa condizione non viene soddisfatta si ha un grosso spreco di risorse.

Questa metodologia può essere applicata anche al di fuori del contesto delle startup innovative.

Ad esempio, se ti è venuta in mente l’idea di aprire un esercizio commerciale per vendere frullati realizzati con frutta proveniente da produzioni biologiche poiché vuoi cavalcare il trend dei prodotti bio, attualmente, tanto di moda, sarà cosa buona e giusta verificare se:

  • il bisogno esiste;

  • il bisogno è sentito dal target che hai identificato come tuo potenziale cliente;

  • il bisogno è così sentito dal tuo target da spingerlo ad acquistare il prodotto che proponi.

Tornando al nostro esempio non solo dovrai conoscere la densità demografica della zona dove vuoi aprire il tuo esercizio commerciale, il reddito medio dei suoi abitanti, i dati relativi al traffico di passaggio nella via in cui hai deciso di aprire il tuo locale e l’analisi di eventuali concorrenti ma anche se il bisogno di assumere prodotti sani è fortemente sentito da coloro che gravitano nell’area.

Tutto questo, però, non basta dovrai anche fare dei test di mercato che ti confermino che i tuoi potenziali clienti sono disposti a mettere mano al portafoglio per acquistare il tuo prodotto.

IL CUSTOMER DEVELOPMENT

Il secondo pilastro su cui si fonda il metodo Lean Startup è il Customer Development teorizzato da Steve Blank nel 2005.

Una startup innovativa prima di sviluppare il suo prodotto o servizio deve predisporre delle strategie strutturate e ripetibili per comprendere e individuare i propri clienti.

Una volta individuati questi ultimi dovrà fare in modo di alimentare un flusso continuo di input e feedback provenienti dalla propria clientela.

Si creerà così un processo di continuo apprendimento e di verifica delle ipotesi alla base dell’idea di business che andrà ad implementare il prodotto o servizio al fine di riproporlo sul mercato per raccogliere nuovi input e feedback che porteranno a nuove implementazioni.

Si parla, infatti, di Minimum Viable Product (MVP). Cioè di un prodotto che ha le minime caratteristiche di funzionalità che lo rendono idoneo all’essere testato sul mercato e che si può facilmente implementare sulla base dei riscontri provenienti dai clienti per poi, di nuovo, essere riproposto sul mercato al fine di raccogliere nuovi feedback e così via.

In questo modo si genererà un ciclo virtuoso riducendo al massimo gli sprechi di tempo, di denaro e di tutte le altre risorse messe in campo.

Ovviamente, anche questo secondo principio del metodo Lean Startup è esportabile nel mondo delle PMI e delle microimprese.

Per esempio, se tu, mio caro lettore, volessi aprire un servizio di ristorazione sull’onda del grande successo che hanno in TV i programmi che parlano di cucina, dovresti, dapprima, aprire la tua casa a degli ospiti organizzando diverse cene e raccogliendo pareri e suggerimenti dai convitati.

Dopodiché dovresti aprire il tuo home restaurant, che tradotto in parole povere è il “ristorante in casa” che come ben saprai è la tendenza del momento. Questo ti permetterebbe di testare le tue capacità culinarie e la gestione della sala con clienti veri ed eterogenei, ottenendo così i tuoi primi guadagni.

E solo alla fine, dopo aver implementato il tuo servizio grazie ai vari test di mercato, potrai aprire il ristorante dei tuoi sogni.

Grazie a questo processo di validazione ridurresti al minimo il rischio di fallimento.

Per il metodo Lean Startup nulla è verificato se non è validato.

Tutti i test servono ad un unico scopo cioè a raccogliere dati utili misurabili e reali per migliorare il prodotto o il servizio che si propone, apprendere, ridurre gli sprechi e scongiurare il pericolo di mettere sul mercato un prodotto o un servizio che nessuno vuole.

COME COSTRUIRE UNA STARTUP: LE 4 FASI

Nella costruzione di una startup possiamo distinguere 4 fasi:

  1. Costumer discovery: dall’idea si passa ad un prototipo del prodotto o del servizio che viene testato sul mercato. L’obiettivo finale è quello di capire se vi è un bisogno sul mercato e se ciò che si propone lo soddisfa.

  2. Costumer validation: sulla base dei feedback ottenuti si testa un business model. Su piccola scala si crea un processo di vendita ripetibile.

  3. Costumer creation: si crea un mercato più ampio.

  4. Company building: si passa da una organizzazione informale, ad esempio una sinergia professionale, alla costruzione di un’azienda strutturata e con procedure standardizzate.

Il metodo Lean Startup è un processo continuo di validazione che avviene in ognuna delle 4 fasi e porterà lo startupper a decidere se perseverare nella direzione intrapresa oppure se fare pivoting, cioè cambiare strada.

Le intuizioni, in questo modo, vengono validate da un insieme di dati misurabili che accompagneranno ogni evoluzione.

CONCLUSIONI

Il metodo Lean Startup stravolge il modo di approcciare un business. Si passa, infatti, da una logica “orientata al prodotto” ad una logica “orientata al cliente” che è diretta a soddisfare i reali bisogni del suddetto e per questo aumenta le probabilità di successo di un’attività.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Come Buttare I Soldi Nel Cesso Con La Pubblicità D’Immagine

Oggi, mio caro lettore con un po’ di grana, ti spiegherò come buttare i soldi nel cesso con la pubblicità d’immagine.

Questo tipo di pubblicità il cui scopo è quello di far memorizzare alla gente il nome di un brand e che aveva senso in passato quando c’era poca concorrenza.

Oggigiorno, in un mercato super affollato non ha ragione d’essere perché il consumatore non si fida più della voce delle aziende.

Ha preso troppe “sole” (fregature in romanesco, n.d.r.).

Chi si fida più delle banche? Nessuno.

Ma in passato non era così.

Oggi, il consumatore si fida della voce degli altri consumatori. Si è passati da un approccio verticale (azienda-consumatore) ad un approccio orizzontale (consumatore-consumatore).

C’è una tribalizzazione del consumatore che si riunisce in:

  • reti

  • gruppi

  • centri focali

  • Le reti sono caratterizzate dal rapporto 1 a 1 e sono tipiche dei social network.
  • I gruppi vedono le persone aggregarsi attorno ad un’idea o a dei valori comuni.
  • I centri focali, invece, sono le aggregazioni che si formano attorno ad un leader o a un brand (ad esempio, i fan della Apple).

Le imprese, quindi, per vendere i loro prodotti o servizi devono trovare la loro tribù.

COME BUTTARE I SOLDI NEL CESSO CON LA PUBBLICITÀ D’IMMAGINE

Ma torniamo all’oggetto di questo articolo.

Se anche tu qualche volta guardi le TV locali, magari del circuito “7 Gold” perché ti piace seguire il calcio, avrai visto gli spot pubblicitari di qualche imprenditore locale con un po’ di grana da buttare.

Questi imprenditori sicuramente ottengono un risultato. Quello di far conoscere il loro brand al telespettatore e di fissarlo nella loro mente. Questo avviene solamente dopo ripetuti passaggi in TV che bruciano letteralmente migliaia di euro.

Però, questa strategia può andare bene per un brand come Coca Cola che è un prodotto, una commodity, che trovi dappertutto oppure per la Samsung o la Apple che sono presenti in numerosi punti vendita ed hanno ingenti capitali da investire in pubblicità.

Sono aziende miliardarie che sfruttano la loro diffusione capillare e che possono permettersi di bruciare milioni di euro in pubblicità che raggiungono anche persone non interressate al loro prodotto.

Perché il vero problema dietro lo spot televisivo è questo.

Si raggiungono persone che non sono i clienti ideali del brand pubblicizzato o perché non possono permetterselo o perché non hanno alcun interesse al prodotto o servizio.

In pratica, si utilizza un sistema di pesca a strascico.

Questo discorso vale anche per i volantini, le brochure e la cartellonistica stradale.

Ma soffermiamoci sugli spot televisivi che passano sulle TV locali:

  • Ogni passaggio ha un valore di migliaia di euro.

  • Per posizionare la marca nella mente dello spettatore servono più passaggi.

  • Si raggiungono persone per nulla interessate al prodotto o servizio promosso dal brand.

  • Non si ha la certezza del ritorno economico dell’investimento pubblicitario (numero di spettatori raggiunti convertiti in clienti, n.d.r.).

Io che sono un appassionato di calcio e son tifoso del Milan mi diverto a seguire i programmi televisivi in cui è presente Tiziano Crudeli (giornalista tifoso dei rossoneri, n.d.r.).

Ebbene, nel seguirlo su una TV locale, “7 Gold”, sono venuto a conoscenza dell’esistenza di diverse aziende di cui non penso che comprerò mai i prodotti.

Quelle che si sono posizionate meglio nella mia mente sono:

  • Zanatta Vetro

  • Zetahaus

  • Capozi

  • Mobilificio Caramel

Gli spot di queste ultime due aziende mi hanno colpito particolarmente.

Quelli di “Capozi – Autotrasporti” mi sono piaciuti per due motivi:

  1. Hanno Tiziano Crudeli come protagonista.

  2. Cercano di posizionarsi nella mente del potenziale cliente per un elemento differenziante rispetto alla concorrenza: la puntualità.

Il martellare sul suddetto concetto ha lo scopo di differenziare Capozi dai concorrenti:

Noi siamo puntuali. Gli altri no.

Gli spot del Mobilificio Caramel, invece, mi hanno colpito per:

  • La voce dello speaker che è caratteristica.

  • Il concetto che i loro mobili sono fatti di legno “bio”.

Soffermiamoci, mio caro lettore, per un momento su quest’ultimo elemento e prova a rispondere a questa mia domanda:

Quali tipi di legno non biologici conosci?”

La risposta corretta è… nessuno.

Infatti, tutti i tipi di legno derivano dagli alberi.

Non esistono legni sintetici.

Questa pubblicità che insegue la moda del biologico si basa su un concetto falso.

Perché, quindi, dovrei riporre la mia fiducia in quest’azienda?

Se costruiscono i loro spot su una bugia, chissà che cosa mettono nei loro mobili.

Qui gli errori che ha fatto il titolare del mobilificio sono 2:

  1. Uno spot che si basa su una palese falsità (clamoroso autogol, n.d.r.).

  2. Lo spot raggiunge anche persone che non sono potenziali clienti.

LA PROMOZIONE AI TEMPI DELLA RETE

Ovviamente, per farsi conoscere un’azienda di piccole e medie dimensioni deve fare pubblicità per raggiungere i potenziali clienti. Ma lo deve fare in modo intelligente, cioè verificando il ritorno del capitale investito.

By the way, questo lo si può fare anche con uno spot televisivo se si inserisce una chiara call to action.

Però, il modo più efficace è quello di sfruttare la Rete entrando in contatto con le giuste “tribù”, cioè quelle che manifestano interesse per la tipologia di prodotto o servizio che è venduto dall’azienda.

Una volta entrati in contatto bisognerà prima creare un rapporto di fiducia coi membri della “tribù” partecipando alle loro discussioni e solo in un secondo momento vendere attraverso il “marketing diretto”.

Questo presuppone che l’utente avendo acquisito fiducia nel brand gli dia i suoi dati di contatto e che l’azienda sfrutti questa possibilità, in primo luogo, per fornire valore al suo contatto e, successivamente, per promuovere i suoi prodotti o servizi.

Fornire valore al potenziale cliente significa educarlo. Bisogna cioè preparare il terreno per la futura vendita facendo capire al contatto che il prodotto o servizio che gli si offre, oltre ad essere di valore, appaga un suo desiderio, un suo bisogno o una sua ansia.

Bisogna parlare contemporaneamente a mente, cuore e spirito del consumatore.

Questo approccio per l’azienda è molto vantaggioso poiché:

  1. Si comunica il proprio messaggio a persone realmente interessate al prodotto o servizio che si vende.

  2. Si verifica in modo preciso se l’investimento in promozione sta portando dei risultati concreti.

  3. Si possono fare dei test per capire quale messaggio e quale canale porta più conversioni da potenziale cliente a cliente reale. E quindi si può aggiustare il tiro della comunicazione.

Ovviamente, non si ottengono dei risultati dalla sera alla mattina. Ci vuole molta pazienza. Però il costo di questo tipo di promozione è molto inferiore a quella dei passaggi televisivi che si traduce in un aumento dei margini per le aziende dovuti ai risparmi conseguiti.

CONCLUSIONE

Fare pubblicità attraverso gli spot televisivi è costoso e non porta risultati verificabili in termini di ritorno sull’investimento.

Le piccole e medie aziende dovrebbero evitare questo strumento per pruomuovere i loro prodotti o servizi.

Invece, dovrebbero investire nel marketing diretto che:

  • raggiunge solo le persone veramente interessate al prodotto o servizio;

  • porta forti risparmi che si trasformano in un aumento dei margini per l’impresa;

  • permette di aggiustare il tiro della comunicazione fino a trovare il messaggio che converte di più i contatti in clienti reali.

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Federico

Come Individuare Il Tuo Cliente Ideale Attraverso Un Sondaggio

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di come individuare il tuo cliente ideale attaverso un sondaggio.

Se come la maggior parte delle persone hai aperto la tua attività o la stai per aprire (in quest’ultimo caso fermati e leggi attentamente questo post, n.d.r.) seguendo la via classica, probabilmente hai buttato via tempo e denaro o lo stai per fare.

Seguire la via classica vuol dire fare quello che già migliaia di persone in Italia hanno fatto prima di te.

Le stesse persone che, ora, si lamentano della “Crisi”.

Ma quale “Crisi”!

Solo i “paleolitici” ne risentono. Chi applica la nuova via cresce a doppia cifra qualsiasi sia il suo settore.

Ad esempio il mio amico Giovanni, in soli 3 mesi, sfruttando le tecniche di web marketing in modo sapiente ha fatturato € 150.000,00 in un settore maturo ed altamente competitivo come quello dell’elettronica industriale.

L’ho sentito 5 giorni fa, incuriosito dal fatto che non vedevo più né i suoi post su Pulse (la piattaforma di blogging interna a LinkedIn, n.d.r.) né la sua pubblicità su Facebook, per chiedergli cosa stesse succedendo alla sua attività e lui serafico mi ha risposto che ha dovuto bloccare tutta la sua attività promozionale su Internet poiché non sapeva più come gestire il continuo afflusso di clienti.

Il mio amico Giovanni è uno scafato. Non lascia nulla al caso. Oltre ad essere un esperto nel suo settore e un gran lavoratore, negli ultimi 3 anni si è impegnato a studiare a fondo le tecniche di web marketing andando direttamente alla fonte, cioé acquistando infoprodotti americani e partecipando ad incontri con Al Ries e Jay Abraham che sono alcune tra le menti più brillanti del mondo del business.

Ecco, Giovanni è uno di quei pochi in Italia che pagherei anche € 100.000,00 per accedere alle sue tecniche di web marketing e di vendita.

Perché so che la cifra mi ritornerebbe moltiplicata per 10.

Lo so poiché tutti i consigli che mi ha dato li ho applicati ed ho ottenuto risultati straordinari.

La cosa bella di Giovanni è che è partito da “zero” e lavorando onestamente ha creato un business a 7 cifre che gli permette un alto tenore di vita.

Inoltre, è una persona che pensa in grande e sa che “il Business non dorme mai”. Infatti, è sempre impegnato in qualche nuovo progetto che trasforma in poco tempo in un successo.

Ed anche quando fallisce impara qualche cosa di nuovo e sviluppa nuovi contatti.

Se lo frequenti senti fiumi di adrenalina scorrere nelle tue vene e se applichi qualche suo consiglio in poco tempo vedi i risultati, come ti ho già detto poc’anzi.

Tra i vari consigli che mi ha dato c’è quello di trovare il proprio mercato attraverso un sondaggio e poi costruire il prodotto intorno alle informazioni che si raccolgono dai propri potenziali clienti.

Ancora meglio è la soluzione che prevede di costruire il prodotto o il servizio dopo averlo già venduto. La classica prevendita dei biglietti di un concerto o di un evento sportivo come la finale di Champions League ne è un chiaro esempio.

Come ti ho accennato poc’anzi mentre la via classica prevede l’apertura dell’attività e, successivamente, la ricerca dei clienti attraverso la pubblicità, che deve creare nelle persone un bisogno, (mi raccomando per promuoverti non utilizzare i volantini poiché l’unico bisogno che susciteresti in questo caso è quello di trovare un cestino per la carta, n. d. r.), la nuova via inverte il processo.

La nuova via parte dalla comprensione dei problemi, dei desideri e dei bisogni dei potenziali clienti per poi creare il prodotto o il servizio da vendergli.

Ma come si può capire ciò che vogliono le persone?

La risposta è molto semplice: chiedendoglielo.

Come?

Con un sondaggio.

IL SONDAGGIO

Per essere efficace deve individuare:

  • un segmento socio-demografico preciso;

  • un problema che assilla il segmento togliendogli il sonno;

  • la cifra che il potenziale cliente sarebbe disposto a pagare per eliminare il problema che lo assilla;

  • i canali distributivi preferiti dal potenziale cliente per ricevere la soluzione al problema.

Vuoi un esempio pratico di un sondaggio creato sulla base di questi principi?

Sì!

Be’ allora vai qui e testa quello che, assieme ad alcuni colleghi, ho creato per la creazione ed il lancio sul mercato di un nuovo servizio di consulenza.

LE DOMANDE

Come avrai notato, se hai risposto al mio sondaggio e se lo hai fatto ti ringrazio di cuore, le domande sono sia aperte che chiuse.

Le prime servono a far focalizzare l’intervistato sul suo problema. Più scrive più avrò informazioni utili per la creazione del prodotto o del servizio.

Inoltre, questo è un criterio molto utile nella selezione delle risposte da analizzare.

Infatti, se ottieni migliaia di risposte non avrai certo il tempo di leggerle tutte, quindi dovrai scegliere quelle più lunghe poiché sono quelle delle persone che sentono più forte il problema.

Questo è il tuo target ideale. Qui le statistiche ci dicono che si hanno i tassi di conversione da potenziale cliente a cliente più alti.

Se hai risposto al mio questionario (se non lo hai ancora fatto: fallo subito! Così carpirai uno dei miei segreti [vai qui], n.d.r.), avrai notato come esso spinge l’intervistato a prendere consapevolezza di sé.

La qual cosa è molto importante poiché solo chi è consapevole della sua situazione può prendere la decisione di uscire dalla propria “comfort zone”.

Il numero delle domande varia a seconda del tipo di progetto che vuoi andare a sviluppare. Più sono, più chiara sarà l’immagine che avrai del tuo potenziale cliente.

Però, ricordati che per invogliare le persone a rispondere a delle lunghe interviste bisogna prevedere un premio, una gratificazione che le spinga ad agire.

ALTRE CARATTERISTICHE

Il questionario deve rimanere online almeno 60 giorni. In questo modo si avrà un tempo più che sufficiente per raccogliere un numero significativo di risposte, che deve essere almeno di 100 unità.

Per promuovere la tua intervista utilizza la tua mailing list, il tuo sito web o il tuo blog oppure i gruppi di Facebook dedicati allo specifico problema che vai a risolvere.

In ultima istanza puoi creare una Landing Page apposita sui cui dirotterai il traffico tramite Facebook Ads e dove avrai predisposto un Lead Magnet gratuito per invogliare l’utente che ci atterrà a partecipare al sondaggio.

In quest’ultimo caso la risorsa che dai in regalo agli intervistati potrebbe anche essere un’anticipazione del successivo prodotto in modo da alimentare il desiderio del prodotto finale.

CONCLUSIONE

Oggigiorno, costruire un’attività, un prodotto o un servizio senza sapere se c’è un mercato disponibile e facilmente conquistabile è uno spreco di tempo e denaro.

Questa strategia, la c.d. via classica, poteva andare bene 20 o 30 anni fa, non ora che a causa di Internet sei in competizione persino col piccolo commerciante che si trova a Nairobi per non parlare dei grandi store online tipo Amazon o eBay.

Per avere successo devi costruire la tua attività, il tuo prodotto o il tuo servizio partendo da un sondaggio tra i tuoi potenziali clienti.

Una volta che avrai una chiara fotografia della situazione potrai dedicarti a sviluppare una soluzione che risponda alle esigenze del tuo mercato.

Ecco, perché oggigiorno si parla di Prosumer (cioè del fatto che il consumatore si fa produttore attraverso l’esplicitazione dei suoi desideri, bisogni e problemi alle aziende).

Il processo di produzione si è invertito grazie ad Internet che permette di analizzare in profondità le esigenze delle persone, si è amplificato grazie ai social network e, per chiudere il cerchio, sono arrivati gli smartphone che, essendo presenti nelle tasche di tutti noi, hanno dato il colpo finale al vecchio mondo.

Il risultato di questa rivoluzione copernicana è che i “paleolitici”, ora, si dibattono come un pesce fuori dall’acqua attendendo l’inevitabile fine.

Mentre tanti altri, in Italia, come Giovanni hanno crescite a doppia cifra.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

P.S.: Presto ti svelerò il segreto di chi vende il prodotto o il servizio prima ancora di averlo creato. Quindi stay tuned!

L’Importanza Di Fare Networking

Oggi, mio caro lettore, affronterò un tema, a mio giudizio, cruciale per chi vuole avere successo nella propria attività: il networking.

L’uomo è per sua natura un animale sociale e la sua propensione a fare gruppo si rafforza nei momenti di crisi poiché cerca sostegno nei propri simili.

Stare con gli altri aiuta ad uscire dalla propria comfort zone e ad aumentare la fiducia nelle possibilità di superare con successo le difficoltà che si stanno per affrontare.

Vedere, infatti, qualcuno che lotta al tuo fianco aumenta il tuo coraggio.

Per questo motivo se ti accingi ad iniziare un’attività professionale o imprenditoriale devi per forza di cose fare networking.

Infatti, quando sei all’inizio della tua impresa è naturale che tu sia preso da mille dubbi e paure, oltre a non sapere dove trovare la tua clientela.

Il networking ti aiuta a far fronte ad entrambe le situazioni.

Nel primo caso il confronto con chi è già passato da un’esperienza simile a quella che stai vivendo ti può dare utili spunti per implementare nuove soluzioni che ti porteranno a raggiungere i tuoi obiettivi.

Inoltre, il tuo network ti può indicare delle scorciatoie a cui non avevi pensato o portarti delle opportunità di guadagno diverse da quella su cui stai focalizzando tutti i tuoi sforzi.

Nel secondo caso, il networking è un’utile strumento per trovare nuovi clienti attraverso il passaparola che riuscirai ad ingenerare nella tua rete di contatti.

Ma come fare networking in modo efficiente?

Nel caso in cui tu voglia creare un’alleanza di cervelli che ti possa portare al successo, ti consiglio di allontanarti dai gruppi che sei solito frequentare per trovare delle persone con cui hai in comune l’obiettivo di essere imprenditore o libero professionista.

Molto spesso le persone che ci stanno attorno tendono a distoglierci dalle nostre mete. Non lo fanno con cattiveria. Semplicemente, pensano di sapere cosa sia meglio per noi e quindi tendono ad indicarci una via da percorrere diversa da quella che intimamente sentiamo essere la nostra strada o ad invogliarci a rimanere nella nostra comfort zone.

Questo non vuol dire che devi tagliare i ponti con tutti i tuoi familiari, i parenti ed i vecchi amici, bensì che devi frequentare, oltre a loro, anche dei sognatori come te.

Persone che non si arrendono alla status quo ma vogliono prendere in mano le redini del proprio destino.

Dove trovare persone di tal fatta?

Facile! Sui Social Network.

Io, ad esempio, ti consiglio, se hai un profilo personale su Facebook, d’iscriverti ai gruppi che riuniscono persone che operano nel tuo stesso settore d’interesse. Vedrai quanti spunti e consigli utili vi troverai. Sono delle vere e proprie miniere d’informazioni.

Inoltre, nei momenti in cui si è un po’ depressi poiché i risultati tardano ad arrivare, il solo sapere che ci sono altre persone che come te si danno da fare per determinare il loro futuro, senza farsi condizionare dalla situazione contingente, dà una carica incredibile.

Tra di essi, infine, potrai trovare anche persone adatte a collaborare allo sviluppo dei tuoi progetti.

Quest’ultimo punto è molto importante poiché è finito il tempo di un uomo solo al comando. Siamo entrati nell’era dell’economia della collaborazione.

Ciò non vuol dire che dovrai per forza far entrare dei soci nella tua impresa o assumere del personale, bensì che, se vorrai avere successo, dovrai delegare alcune attività ad altri. La tua abilità starà nell’identificare le persone giuste per realizzare i compiti che non vuoi più portare avanti personalmente e nel creare un procedimento che esse dovranno seguire per arrivare al risultato che ti sei prefissato. Infine, dovrai controllare il loro operato.

Oggigiorno, grazie ad Internet è molto facile collaborare con individui con cui non ci si è mai incontrati di persona.

È una cosa veramente esaltante lavorare con persone che stanno dall’altro capo dell’Italia e fondere le proprie competenze con le loro per raggiungere un obiettivo comune.

Certo, ci vuole molta disciplina ed all’inizio ti sembrerà strano, poiché la cultura aziendale italiana prevede ancora che per lavorare si debba condividere tutti lo stesso ambiente, ma una volta che avrai provato questo moderno modo di lavorare non ne potrai fare più a meno.

Prova! E vedrai che mi darai ragione.

Nel caso in cui tu voglia cercare dei clienti, anche i network naturali di cui fai parte (famiglia, parenti, amici ed ex compagni di scuola o di università) saranno il luogo ideale per far sapere che ti sei messo in proprio e non limitarti a dir loro che ti sei messo in affari, invitali anche a condividere la notizia con altre persone, in modo da ingenerare un bel passaparola.

CONCLUSIONE

Il networking è cruciale per portare al successo un’attività professionale o imprenditoriale.

Vi sono due tipi di network:

  • Un network naturale: famiglia, parenti ed amici;

  • Un network funzionale: persone che si frequentano poiché si ha la medesima comunione d’intenti, a cui si dà sostegno e da cui lo si riceve, con cui ci si confronta e si collabora.

Dal primo tipo di network difficilmente riceverai sostegno, ma ti sarà utile nella ricerca dei clienti.

Dal secondo, invece, avrai sia il supporto di cui hai bisogno sia la possibilità di trovare nuove occasioni di business, collaboratori e clienti.

Per costruirti un network del secondo tipo non utilizzare solo i canali offline (associazioni di categoria, eventi di settore ecc.), ma sfrutta massicciamente Internet e in primo luogo i gruppi presenti sui vari Social Network.

A questo punto, mi sembra di averti detto tutto.

Quindi, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

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Federico

Italian Business Design

Oggi, mio caro lettore, ti presento il progetto di economia collaborativa ITALIAN BUSINESS DESIGN di cui sono co-fondatore assieme al Professor Paolo Orlandi, docente di Marketing Pandemico presso il Poliarte di Ancona e la L.A.B.A. di Rimini.

Questo progetto professionale nasce dall’esigenza di rispondere alle mutevoli condizioni socio-economiche del mondo.

Vari sono i fattori che determinano i mutamenti. Sottolineiamo quelli legati alla tecnologia che ha, ormai, invaso ogni ambito della vita contemporanea, attraverso l’uso di Internet e, soprattutto, dei Social Network.

L’ampliamento della coda lunga in quasi tutti i settori con una crescente richiesta di essere considerati delle persone e non dei semplici consumatori o clienti.

Altri fattori, poi, sono pronti a intervenire per delineare un futuro che non è prevedibile, ma al quale occorre essere pronti per coglierne le opportunità e limitarne i conseguenti rischi.

A tutto ciò si aggiunga che la grande Crisi ha colpito il mondo e l’Italia mandando in soffitta un modello di economia obsoleto, che per ancora qualche tempo affiancherà quello che, attualmente, si sta sviluppando: cioè quello dell’economia della condivisione e della collaborazione.

Una Crisi che costringe a cambiare con immediatezza il modo di fare business e di innovare continuamente.

Da tutto ciò consegue che gli italiani, sempre, più dovranno crearsi la propria attività o rilanciarla se, come professionisti o imprenditori, non sono riusciti adattarsi ai cambiamenti in corso, subendone così i contraccolpi negativi.

La caccia al mitico posto fisso richiederà, se non si è in possesso delle competenze richieste dal nuovo mercato del lavoro, sempre più tempo.

Occorre,quindi, sfruttare i propri talenti con coraggio ed abnegazione. Oggi più che mai ciò è possibile.

Allo stesso tempo, gestire un’attività professionale o un’impresa senza sfruttare al meglio Internet ed i Social Network ridurrà al minimo le possibilità che il proprio business abbia successo.

Inoltre, occorre aprirsi alla ricerca continua in modo da essere pronti alle novità e rimodulare sempre il proprio business.

L’obiettivo che in qualità di Business Designer ci prefiggiamo è quello di aiutare le persone di buona volontà e che desiderano reinventarsi partendo dalle loro passioni e dai loro sogni oppure coloro che vogliono portare la loro attività nel XXI secolo e creare nuovi modelli di business.

Questo, a nostro avviso, è il momento giusto per farlo poiché come nel dopoguerra non abbiamo più nulla da perdere e davanti a noi c’è tutto da ricostruire.

Dobbiamo rimboccarci le maniche per cambiare il mondo in cui viviamo per farne un luogo migliore per noi, per i nostri figli e nipoti.

Per questo scopo, oggi, nasce:

ITALIAN BUSINESS DESIGN

MISSION

Partiamo dall’analisi delle singole parole.

Italian, italiano, cioè figlio di un determinato passato, incarnato in questa storia piena di bellezza e creatività, con il nostro gusto, gli italici sapori e la nostra cultura frutto di complesse stratificazioni.

Siamo e rimarremo per sempre degli inguaribili italiani. Difetti e pregi compresi.

Business, cioè la capacità di scovare opportunità e aprire un mercato.

Quanto più il prodotto risulta straordinario e riesce a scatenare i desideri della persone tanto più il business sarà importante e remunerativo.

Design, invece, sta ad indicare qualche cosa di più di un semplice disegno.

È la realizzazione di una visione e di un sogno che si materializza.

Sono la forma e le modalità che si concretizzano.

Il designer, moderno demiurgo, trasforma ciò che sogna in realtà. Non fa arte, bensì impresa.

Il progetto ITALIAN BUSINESS DESIGN si compone dell’amalgama di queste tre parole.

Si prefigge di aiutare ad aprire o a sviluppare business attraverso un design ricercato, influenzato dal nostro sentire italiano.

Con un modello aperto al rischio e basato su un procedimento che, attraverso tentativi ed errori, ci conduca al successo.

Si prefigge di offrire a tutte le persone di Buona Volontà che intendono realizzare o rilanciare il proprio business il nostro contributo professionale attraverso un Team specifico che realizzi il Design Giusto per il loro successo futuro.

METODO DI LAVORO

Nel Team saranno coinvolti tutti i professionisti considerati degli Italian Business Designer.

I Team saranno costituiti in base alle esigenze del cliente.

Saranno guidati da un Team Leader detto: Architetto Business Designer.

Egli chiamerà e nominerà le persone con le competenze giuste per sviluppare il progetto specifico.

Ogni persona coinvolta avrà un nickname che identificherà il suo ruolo all’interno del progetto ed anche le sue competenze.

L’obiettivo sarà sempre quello di creare un business o di ampliarlo attraverso la scoperta di nuovi clienti e nuovi mercati.

I nostri fondamenti etici sono quelli che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.

Al centro poniamo sempre il massimo rispetto delle persone.

Inoltre, ci prefiggiamo anche il massimo rispetto delle regole, fondamento di una sana vita in comune.

COME RICHIEDERE IL NOSTRO INTERVENTO E COME OPERIAMO

In primo luogo, il potenziale cliente dovrà contattare uno o più membri di ITALIAN BUSINESS DESIGN, d’ora in poi, semplicemente, detti: business designer.

Spiegare dettagliatamente, magari, tramite mail il tipo intervento richiesto.

Il business designer che riceve la richiesta d’aiuto, dopo attenta valutazione, condivide le sue riflessioni con i colleghi aventi le competenze giuste per portare a termine il progetto.

Se accetta la missione questi diventa Architetto, crea il suo Team e assegna ai membri coinvolti i nickname in base ai rispettivi compiti.

Quindi, invia il preventivo al potenziale cliente.

Se esso viene accettato, con congruo anticipo ed acconto, si procede a stabilire le modalità ed i tempi d’intervento suddividendo il lavoro tra i vari business designer coinvolti.

Il rapporto cliente – business designer si basa sulla fiducia.

Per tanto, se per qualsiasi motivo di natura economica o di dignità dovesse venire meno la suddetta, il rapporto di collaborazione s’interromperà immediatamente.

Ciò vale sia nei confronti dei clienti che dei membri.

Nello svolgimento dell’incarico si adotteranno tutti i mezzi tecnologici utili a poter svolgere nel modo più efficiente il lavoro in Team e per monitorare i risultati raggiunti, sia positivi che negativi.

TUTTO CIÒ PREMESSO:

Prometto a coloro che si uniranno al sottoscritto ed al Prof. Paolo Orlandi: notti insonni, tanto lavoro, deadline infernali, paga certa e proporzionata al proprio contributo e tanto, tanto divertimento. Oltre a gloria imperitura.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che lanciare il bando d’arruolamento per coloro che desiderano cimentarsi in questa avventura ed il codice a cui dovranno attenersi.

ITALIAN BUSINESS DESIGN MANIFESTO

  1. Il Business Design è da noi inteso come quell’attività volta alla creazione di nuovi modelli di business che facciano realizzare sogni imprenditoriali e che contribuiscano a far nascere posti di lavoro o conservino quelli esistenti.

  1. I Business Designer operano con creatività ed in Team. Ognuno in base alle proprie competenze nel più puro spirito di collaborazione. Noi crediamo nell’alleanza di cervelli.

  1. La composizione dei vari Team di Business Designer varia a seconda del cliente e del prodotto.

  1. Il Team Leader del gruppo di lavoro è colui che acquisisce il cliente. Egli seleziona i membri della squadra con la quale seguirà il progetto di cui è l’unico responsabile. Suddivide i compiti e decide se fare da General Contractor, in questo caso, una volta pagato dal cliente, suddividerà il denaro in base al contributo dato da ciascuno dei vari membri del Team alla realizzazione del progetto, oppure se presentare al cliente i vari componenti della sua squadra in modo che si instauri un rapporto diretto cliente-fornitore.

  1. I Business Designer nell’eseguire i loro compiti sfruttano in modo creativo ed efficiente gli strumenti messi a disposizione da Internet per lavorare in condivisione. Per questo motivo può accadere che non s’incontrino mai fisicamente.

  1. La creazione di un nuovo modello di business deve partire da:

  • Analisi del prodotto e delle sue potenzialità future;

  • Analisi del cliente e delle sue esigenze, volontà e capacità di cambiare;

  • Massima creatività.

  1. Le principali linee di intervento contemplano:

  • Analisi del business attraverso il prodotto, la comunicazione aziendale e i vari strumenti di marketing utilizzati.

  • Design del modello di business per rendere il Prodotto Stra-Ordinario (mucca viola) con tutti gli strumenti di marketing necessari: packaging, prezzo, comunicazione aziendale, linee distributive. In modo da rendere il business unico e inimitabile.

  • Analisi del mercato in cui opera il soggetto e, soprattutto, individuazione delle potenzialità.

  • Elaborazione di una pianificazione di marketing: dalla ricerca attraverso la mission fino alla definizione dell’obiettivo e delle conseguenti strategie e tattiche di marketing.

  • Particolare attenzione sarà rivolta alla Comunicazione Pandemica-Virale del prodotto.

  • Monitoraggio continuo delle azioni intraprese ed elaborazione delle soluzioni per i cambiamenti necessari allo scopo di conseguire il Business Design di successo.

  1. Nella realizzazione del progetto il cliente sarà seguito passo dopo passo con la diligenza del buon padre di famiglia.

  2. I membri del Team condividono tutte le informazioni in loro possesso con gli altri Business Designer del gruppo in modo che ognuno sia sempre aggiornato sull’andamento del progetto.

  3. Tutti coloro che saranno coinvolti in un Team avranno uno specifico e simpatico nickname che li identifica e ne delimita le aree di competenza. A titolo di esempio:

  • Scout Purple Cow;
  • Antropologo d’impresa;
  • Internet Nerd;
  • Burocrate Easy;
  • Architetto Business Design (il Team Leader, n.d.r.);
  • Sperimentatore Martire;
  • Process Product;
  • Crazy Packaging.

11.   Il Business Designer fa squadra col cliente e le sue risorse interne od esterne e collabora e compete con esse al fine di portare al successo il progetto affidatogli.

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Attiva i tuoi Talenti con coraggio e competenza e pazzia.

Federico

Paolo

Business Designer. Che cosa fa?

Di recente, un amico mi ha posto la seguente domanda: “Che cosa fa il Business Designer?”.

Questo interrogativo mi ha portato a compiere una profonda riflessione.

Infatti, se per chi esercita una determinata professione è chiaro in che cosa consiste il suo lavoro ciò è meno palese per un osservatore esterno.

Quindi, come potrà una persona non addetta ai lavori capire se ha bisogno di quel professionista?

Questo è un problema comune a molte delle nuove professioni sorte negli ultimi anni grazie ad Internet.

Prova a spiegare ad una persona qualunque (compresi: imprenditori, manager e laureati col vecchio ordinamento) che cosa è un social media strategist, un web marketer o un community manager.

La prima reazione che ha l’interlocutore è di perplessità. A volte, annuisce facendo finta di aver capito la tua spiegazione, ma subito si tradisce poiché fa seguire la fatidica domanda: “Ma si campa col tuo lavoro?”.

A quel punto, come un personaggio dei cartoni animati la tua mascella e le tue braccia cadono a terra e gli occhi strabuzzano. E ti verrebbe da rispondere: “In effetti: no! Vivo sotto un ponte, mi lavo presso i bagni pubblici e mangio grazie all’elemosina che raccolgo agli angoli delle strade”.

Così la persona che hai di fronte potrebbe stamparsi in volto un sorriso sarcastico e rispondere: “Eh, lo dicevo io!”.

Ovviamente, ti trattieni poiché il tuo interlocutore potrebbe essere un potenziale cliente.

Quindi ripeti il tuo spot personale di un minuto, quello che utilizzi quando ti presenti ad un nuovo cliente, nella speranza di esser capito.

Ma niente!

A questo punto, nove volte su dieci, ti arrendi e dai una risposta generica che pensi possa essere compresa da chi sta ti sta davanti: “In parole povere: faccio il consulente”.

L’altro ti guarda ed avendo una vaga idea di cosa sia un consulente, pensa: “Ci voleva così tanto a spiegarlo?”.

Tornando a noi, il Business Designer è un consulente manageriale che si rivolge agli start-upper, qui intesi come tutti coloro che vogliono avviare un’attività in proprio (freelancer compresi, n.d.r), ed agli imprenditori disorientati che vogliono che la loro azienda sopravviva al cambiamento in corso.

Questo professionista ha una visione olistica dell’impresa ed è ad essa che rivolge le sue attenzioni.

Non è, infatti, un Business Coach che, generalmente, si occupa di sviluppare il potenziale insito nelle persone che segue.

Il Business Designer inizia il suo consulto con un’analisi della situazione attuale.

Nel caso il suo cliente sia uno start-upper, nel senso di cui sopra, si analizzerà non solo l’idea imprenditoriale ma anche i potenziali clienti dell’attività, creando un profilo preciso del cliente ideale, ed il contesto sociale in cui si andrà ad operare.

Quest’ultima operazione è molto importante in quanto bisogna tenere sempre presente gli interessi di tutti gli stakeholder che operano in un determinato mercato e permette di prefigurarsi tutta una serie di paletti che potrebbero essere frapposti da chi è toccato dall’arrivo di un nuovo competitor.

Per chiarire questo concetto basta pensare alla guerra che i tassisti stanno facendo a Uber in difesa del loro monopolio.

Nella costruzione del modello di business per il suo cliente il Business Designer deve ragionare come un giocatore di scacchi anticipando mentalmente le mosse che l’avversario farà in risposta alle sue.

Invece, nel caso in cui il cliente sia un imprenditore già presente da tempo sul mercato si analizzerà l’impresa e la risposta dell’azienda ai cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società.

Una volta in possesso di questi dati si disegnerà un modello di business volto allo sviluppo di un oceano blu, cioè uno spazio di mercato nuovo. Quindi lo sguardo non sarà più rivolto alla concorrenza, bensì ai non clienti.

Pensa al Cirque du Soleil. I suoi spettacoli si rivolgono ad un pubblico diverso da quello del circo classico. I suoi clienti cercano l’adrenalina provocata da alcune esibizioni circensi classiche (ad es. quelle dei trapezisti e degli acrobati) e la raffinatezza di uno spettacolo teatrale.

Nel caso in cui non ci si possa allontanare col modello di business dall’oceano rosso, cioè quello spazio di mercato in cui vi è una forte concorrenza, allora il Business Designer dovrà puntare su una maggiore efficienza aziendale e su di un utilizzo più efficace di Internet.

Alla fase dell’analisi seguirà quella della creazione della strategia che lo start-upper o l’imprenditore disorientato dovranno seguire nel corso del tempo.

A questo punto del suo lavoro il Business Designer sarà conscio delle risorse a sua disposizione, dei punti deboli e dei punti di forza del suo cliente, degli obiettivi da raggiungere e degli ostacoli che dovrà affrontare per realizzare il suo progetto, e cercherà d’individuare all’interno del suo network di conoscenze quei contatti che possono aiutarlo nella sua impresa.

In pratica, il Business Designer si muoverà alla stessa stregua di Cavour quando s’impegnò nell’unificazione d’Italia.

Una volta superata anche questa fase verificherà che il cliente segua passo per passo il progetto da lui disegnato.

Per far ciò avrà stabilito delle pietre miliari all’interno della road map, cioè delle tappe intermedie, che l’attività seguita dovrà raggiungere. Così facendo saprà sempre a che punto si è nella realizzazione del modello di business.

Ovviamente, visto che viviamo un periodo di grandi cambiamenti il progetto disegnato dal Business Designer è flessibile e subirà tutte le modifiche necessarie per raggiungere l’obiettivo finale ovvero: il successo dell’impresa.

CONCLUSIONE

Il Business Designer disegna, da qui il termine designer, il modello di business dei suoi clienti e per far ciò suddivide il suo lavoro in due fasi: analisi e pianificazione.

Il passo successivo è quello di individuare all’interno del suo network di contatti quelli più idonei per la riuscita del progetto.

Infine, vi è la fase di verifica attraverso le pietre miliari dei progressi ottenuti dal cliente e siccome la situazione è fluida, se necessario, si aggiornerà il modello di business e la rotta che si sta seguendo in modo che l’attività imprenditoriale seguita dal Business Designer generi un utile.