Francesco Ambrosino. Un anno dopo

Francesco Ambrosino

Francesco Ambrosino – founder Socialmediacoso

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Francesco Ambrosino, esperto Social Media Manager, Content Marketer e noto blogger campano, che ho già avuto il piacere di ospitare sul mio blog tempo fa.

Buona lettura!

* * *

Che cosa era Effea Solutions e di cosa si occupava?

Quando ho aperto la Partiva Iva nel 2012 decisi di creare un brand che offrisse due servizi: sviluppo siti web, del quale si occupava mio cognato, e comunicazione e marketing.

Ero troppo immaturo, probabilmente, ma quel percorso ha perso molto velocemente fascino, e dopo un anno l’ho messo da parte, facendo solo qualche lavoretto, e mi sono concentrato su altro e ho studiato.

Quando sono tornato, era nato Socialmediacoso.

Come mai quella esperienza è finita e cosa hai imparato da quell’avventura?

Per colpa mia. Non era quello che volevo fare e non avevo ancora le competenze adatte per fare il freelancer in modo adeguato.

Pessimo tempismo. Ma mi ha aiutato molto perché mi ha fatto capire cosa volevo fare davvero.

A differenza di molti altri professionisti del web non hai puntato sul personal branding ma hai creato il brand con cui sei conosciuto in Rete “Socialmediacoso”, come mai hai fatto questa scelta strategica?

Non è proprio così, io ho puntato tutto sul personal branding, solo che non ho voluto costruire un posizionamento basato solo sul mio nome e cognome, perché a me piace lavorare sui progetti. Ma che dietro Socialmediacoso ci sia io è palese ed evidente ovunque, perché è il mio progetto.

Ho sempre considerato Socialmediacoso come un hub. Un elemento centrale dal quale far partire tutte le mie collaborazioni con altri professionisti.

Infatti, oggi offro servizi avvalendomi del prezioso contributo di colleghi che, però, lavorano su di un cliente di Socialmediacoso.

Quali vantaggi si hanno nell’avere un brand piuttosto che nell’essere un personal brand?

Ripeto, il mio progetto è personal branding puro, solo che l’ho veicolato attraverso un naming e un brand riconoscibili.

Il 2016 è stato per te l’anno della svolta. Quali sono stati i cambiamenti rispetto al 2015?

Ho capito con chi non volevo lavorare, e questo è stato imporante.

Poi ho iniziato a pensare in grande, a stringere collaborazioni con agenzie e freelancer in modo tale da offrire servizi più completi e complessi.

Infine, ho anche capito che dovevo provare a vivere la mia vita, quindi ho rallentato un po’ i ritmi e ho smesso di fare le nottate a lavorare.

Adesso di notte guardo Netflix. Ne ho guadagnato di salute.

Quali sono state le ragioni alla base di questo pivoting (cambiamento nel gergo delle startup, n.d.r.)?

Non volevo essere schiavo del mio lavoro, volevo anzi rendermi ancora più indipendente.

Infatti, ho anche lasciato l’azienda di famiglia, dando le dimissioni lo scorso settembre.

Volevo vivere del mio lavoro, ma volevo anche farlo con entusiasmo e passione, e per fare questo avevo bisogno di riorganizzare la mia vita.

Lo sto facendo e piano piano ci riuscirò.

Quali risultati hai ottenuto e, soprattutto, sei soddisfatto di ciò?

Io non sono mai soddisfatto di nulla. Vivo a blocchi semestrali poiché ho sempre bisogno di evolvermi e puntare a qualcosa di nuovo, altrimenti mi annoio. Sono contento di come si è sviluppata la mia carriera professionale, ma non mi accontento.

Il giorno che lo farò, smetterò di fare questo mestiere.

In futuro pensi di creare una società che detenga il brand “Socialmediacoso”?

Penso ad una società, ma non credo con il brand Socialmediacoso, perché se giungo alla decisione di passare da freelancer a imprenditore, allora dovrà essere per un progetto nuovo.

Altrimenti, resto come sto. Che schifo non mi fa.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Andreas Voigt: Innovando

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Andreas Voigt colui che attraverso il suo blog è stato per me fonte d’ispirazione e di riflessione.

Andreas è una mente raffinata, un connubio tra mentalità tedesca ed italiana che fanno di lui un professionista di tutto rispetto oltre che un fine umanista.

Purtroppo, è anche uno di quei cervelli in fuga di cui si parla tanto.

Infatti, di recente è emigrato in Svizzera con la sua famiglia e la sua azienda alla ricerca di un futuro migliore.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 47 anni suonati …

Mi avvicino ai 50 e non capisco il perché!

Qual è stato il tuo percorso scolastico? Si è svolto tutto in Italia?

No, ho fatto solo elementari, medie e superiori in Italia; diplomandomi come perito elettronico.

Non sono mai stato uno studente modello, anzi, direi uno di quelli turbolenti.

Avevo voti discreti e ottimi, ma ero turbolento dal punto di vista comportamentale.

Poi, mi sono messo a studiare e mi sono laureato in sociologia e comunicazione alla Goethe a Frankfurt am Main.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Inizialmente, mi sono occupato prevalentemente di abbigliamento, mondo del fashion e comunicazione.

Per i primi 21 anni ho lavorato, dapprima, come responsabile del controllo qualità e, poi, anche come responsabile agli acquisti di una nota azienda multinazionale di abbigliamento (oggi, purtroppo, inglobata in una ancora più nota e grossa).

Successivamente, nel 2000 ho fondato Innovando e mi sono ritrovato a fare quello che ho sempre voluto fare: comunicazione.

Come nasce la tua passione per il web?

Nasce dalla curiosità. I primi vagiti di Netscape e di un PC collegato in Rete in uno stand fieristico mi hanno portato lì dentro da subito.

Praticamente, la mia passione per il web è nata nel 1996, proprio agli albori e non è passata più.

Il web per me è vita, ormai. Mi definisco essere umano 2.0.

Non voglio dire con questo che sono solo sul e “nel” web, c’è anche la mia vita privata, ma ho di fatto una vita pubblica, sotto gli occhi di tutti e questo in qualche modo aiuta il mio ego. Ci sto bene, mi ci sento a casa e so cosa devo dire e cosa devo fare.

Siccome, non posso portare tutta la gente a casa mia, vado io in mezzo alla gente.

Quando ti sei messo in proprio?

Correva l’anno 2000. In realtà anche prima sebbene parzialmente.

Ho, infatti, ereditato l’aziendina di famiglia.

Un’agenzia di abbigliamento pur lavorando come dipendente per un’azienda tedesca, sempre di abbigliamento.

Mi è servito, perché ho capito che avrei sempre lavorato in proprio.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Beh, non faccio fatica a rispondere a questa domanda.

Efficienza tedesca e ordine italiano. Sembra un controsenso, ma sono così. Sono piuttosto efficiente.

Quando per 20 anni hai fatto il dirigente in una azienda multinazionale, quando hai aperto fabbriche all’estero e comprato tonnellate di jeans, l’efficienza diventa non solo metodo ma modus vivendi.

Però, non sono fatto a compartimenti stagni e adoro “l’ordine” italiano fatto spesso di improvvisazione e di capacità cognitive e intuitive che nessun altro popolo al mondo ha.

Mi piace non essere accentratore, cioè la delega la conosco bene e anche le sue problematiche di gestione.

Però, pretendo molto da me stesso e dagli altri.

Spesso, mi si definisce incontentabile. Pazienza, nessuno è perfetto.

Come stabilisci il prezzo delle tue prestazioni?

Semplice. Modello, margine operativo, costi di gestione, imprevisti, budget, obiettivi.

Come gestisci i clienti difficili o che fanno richieste assurde?

Una volta tacevo e, a testa bassa, incassavo. Adesso non più. Sono, forse, anche più maturo ed esperto. Non lo so ma la butto sul ridere.

Cerco, quindi, di mantenere un atteggiamento allegro e spensierato anche perché inutile creare ulteriori problemi e scontri quando già il cliente è problematico.

Per le richieste assurde uso un tono flemmatico e rispondo sempre così: Pardon?!

Che cosa è Innovando e qual è stata la sua evoluzione nel corso del tempo?

Questa è una domandona.

Innovando è un’esperienza.

Certo ha personalità giuridica, è una società di capitali, piccola, ma io l’ho sempre vista come un’esperienza e questa esperienza ho cercato di trasferirla a tutti coloro che in modo diretto o indiretto hanno avuto a che fare con me.

Infatti, si chiama Innovando e la sua evoluzione è continua.

Definire, però, il percorso di Innovando un percorso evolutivo su una linea temporale standard e rigida, quasi come fosse scandita da un orologio, non è così.

Le linee temporali sono diverse, molteplici e si intersecano con realtà esterne anch’esse diverse.

Ecco perché dico che sì, Innovando è un’esperienza e, anzi, è la sommatoria di tante esperienze diverse. Questa è la nostra forza.

Come mai ti sei trasferito in Svizzera ad Appenzello e non nella Svizzera italiana?

Hai presente il caso? Quello!

Volevo tornare in Germania. Son capitato qua grazie ad un conoscente, amico che vive in Svizzera, a Lugano.

Ci è piaciuto molto il posto, abbiamo posato le valigie e siam rimasti, io e mia moglie.

E siamo molto felici di questo. E’ stato come una cosa naturale, come se fosse già tutto scritto.

Ti è capitato anche in Svizzera che un potenziale cliente ti chiedesse di

realizzare ad una cifra irrisoria un social network sul modello di Facebook per

il nipotino (mi è rimasta impressa questa storia che scrivesti tanto tempo fa

sul tuo blog)?

No, ma mi aspetto che arrivi. Tanto lo so che arriva. L’idiozia non ha passaporto.

Quali sono le differenze tra Italia e Svizzera?

La differenza più sostanziale? Qui sono luterani/calvinisti. Qui in Svizzera il diritto alla buona fede è sancito in Costituzione. Qui in Svizzera c’è una democrazia diretta e, soprattutto, qui niente Euro e niente Unione Europea, mai!

Il resto son quisquilie.

Di recente, mi è sembrato di capire che anche tua moglie si è unita al tuo

team di professionisti. Com’è lavorare in coppia? Come vi siete divisi le

competenze?

La scelta più intelligente che potessi fare!

Mia moglie è svizzera dentro. E’ efficiente, precisa, sicura.

E’ uno di quei motori diesel che vanno sempre, che se li alimenti a banane vanno lo stesso e, soprattutto, ha un colpo d’occhio femminile e una sensibilità che mancava in Innovando.

E, poi, è mia moglie, un contrappeso importante nella gestione del potere.

Chi sono i membri del team di professionisti che nel tempo hai creato?

Siamo in tanti, ormai.

Pietro Suffritti, Andrea Papotti e Andrea Iotti per la parte di infrastruttura e capocentro CED; Alex di Chiara per la parte di progettazione in campo SEO; Gabriele Romanato per lo sviluppo web, solo per citarne alcuni.

C’è Paolo Cervari che è il mio filosofo personale; c’è Susanna Baraldi per il design e Fabrizio Loschi per l’art direction.

Oramai, siamo un team piuttosto importante.

Cosa vedi nel tuo futuro?

Non lo so. E poco mi importa. Qualcosa sarà e sarà, comunque, bello.

Angelo Cerrone. L’eleganza di comunicare emozioni

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso questa intervista Angelo Cerrone, giovane promessa del marketing italiano ed autore dell’omonimo blog.

A lui la parola. Buona lettura!

Ciao Federico è un piacere essere intervistato da te che rappresenti un punto di riferimento per la comunicazione italiana, in quanto sei abilissimo nel coniugare cultura, qualità e creatività in tutti i tuoi lavori.

Ma prima di iniziare l’intervista concedimi la possibilità di salutare i tuoi lettori che sono una risorsa importantissima per questo blog.

Quanti anni hai e di dove sei?

Sono nato sotto il segno del cancro in una calda notte del luglio del 1986 e quindi quest’anno compirò 29 anni.

Vivo nella splendida provincia di Salerno, un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni ma che è privo di un assetto economico capace di essere competitivo in tutto il mondo e ciò penalizza le risorse professionali dislocate in tutta l’area salernitana.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Dopo aver concluso le scuole medie decisi di mia spontanea volontà di frequentare il liceo linguistico poiché ero attratto dallo studio dell’inglese e dello spagnolo.

Purtroppo, il percorso scolastico fu caratterizzato da una vera e propria lotta contro i consueti “favoritismi” che caratterizzano la scuola italiana.

Questa situazione mi ha segnato profondamente e ancora oggi provo “disgusto” verso le lingue straniere.

Quindi, dopo aver ottenuto la maturità, decisi di seguire la mia seconda passione ovvero: l’economia.

Mi iscrissi alla laurea triennale di Economia e Amministrazione delle Imprese ed iniziai a dare i miei primi esami.

Durante i tre anni di studi, lessi alcuni libri sul marketing e sulla comunicazione d’impresa e fui letteralmente sedotto da questa disciplina che non conoscevo.

Per questo, dopo essermi laureato alla triennale, ho deciso di specializzarmi in comunicazione, ottenendo il massimo dei voti.

Dunque il mio percorso scolastico è stato “movimentato” ma segnato da un filo logico: la comunicazione, l’economia e le lingue sono alla base del marketing.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo?

Sicuramente, non ho un curriculum prestigioso come tanti altri professionisti anche perché sono “relativamente giovane” per il mondo del lavoro, ma per ora le soddisfazioni non mancano.

Infatti, ho sempre lavorato nel settore del marketing e della comunicazione e ciò mi rende fiero del mio percorso lavorativo in quanto viviamo in una Nazione dove è facile bruciarsi e/o dove è difficile collocarsi nei settori professionali di pertinenza.

In questi anni ho lavorato per importanti realtà imprenditoriali, non soltanto locali ma anche internazionali, ho conosciuto molti professionisti del settore e, in ultimo, ho collaborato con alcune amministrazioni locali in ambito politico.

La mia carriera non poteva iniziare nel migliori dei modi.

Come hai conquistato il tuo primo posto di lavoro nel settore in cui operi?

Sarò sincero. Per me la mia prima vera esperienza di lavoro è quella che sto vivendo tuttora nell’agenzia dove opero.

Le altre esperienze sono state superflue e poco produttive sotto il profilo dell’apprendimento della professione.

Alla Pubblisystem sono entrato mediante il classico contratto da stagista e dopo un po’ di dura gavetta sono stato promosso all’area marketing.

Lo staff dell’agenzia nutre una profonda stima nelle mie capacità ed in questi ultimi mesi ha apprezzato, a più riprese, il mio modo di lavorare: sicuramente, un po’ troppo lontano dai classici canoni italiani ma molto produttivo sotto il profilo economico.

Qual è la cosa che più ti appassiona nel tuo campo lavorativo?

Quando si lavora per passione è quasi impossibile scegliere gli aspetti più piacevoli della propria professione.

Il marketing è una disciplina troppo complessa ed articolata per essere amata “parzialmente”.

Certamente, la parte strategica è più vicina alla mia indole e non c’è cosa più bella di pianificare un’azione che dovrà condurre un’azienda e/o un libero professionista al “successo”.

Quando qualcuno raggiunge determinati obiettivi attraverso le tue idee e il tuo lavoro, ti senti, talmente, felice da amare a dismisura la tua attività.

Tu lavori sia per una società che come freelancer. Giusto? Quali sono gli aspetti positivi del lavoro da dipendente e quelli positivi da freelancer?

Sì, caro Federico, ti ricordi molto bene.

Oltre a lavorare in una delle agenzie di comunicazione più importanti del territorio, sto muovendo i primi passi da freelancer.

Lavorare in agenzia è molto produttivo perché hai la possibilità di crescere professionalmente mediante un continuo confronto con i tuoi colleghi. Non hai la necessità di ricercare costantemente nuovi clienti ed hai, soprattutto, uno stipendio fisso.

Ma questo, forse, è anche uno degli aspetti più penalizzanti del lavoro alle dipendenze di qualcuno.

Infatti, spesso, i corrispettivi sono troppo bassi e non sono sufficienti a fornirti quell’autonomia economica necessaria per realizzarti nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, le imprese italiane sono troppo lontane dalle esigenze dei lavoratori di oggi.

Concetti quali flessibilità e dinamicità sono ancora un miraggio per il nostro Paese e tutto ciò si tramuta in contesti imprenditoriali poco produttivi e competitivi.

Per superare la crisi economica è necessario non opprimere psicologicamente i lavoratori.

Molti economisti americani hanno individuato nella libertà del lavoro (ovvero: orari flessibili, premi di produzione, vacanze strategiche e altro ancora) un modo innovativo per incrementare la qualità produttiva di un’azienda.

È, forse, questo l’aspetto più seducente della vita da freelancer.

Hai la possibilità di lavorare in base alle tue esigenze e di avere dei compensi maggiori rispetto ai lavoratori dipendenti, ma per colpa delle tasse troppo elevate è difficilissimo far “quadrare” i conti in un settore duramente colpito dalla grande crisi economica come il nostro.

In futuro pensi di metterti in proprio definitivamente?

Se ti rispondessi di sarei troppo banale. Se ti rispondessi di no sembrerei troppo presuntuoso. Per questo ti dico: non lo so.

A parte gli scherzi vorrei avviare un’attività tutta mia, ma lo scenario economico italiano mi blocca.

Come ho già ribadito precedentemente, le tasse incidono negativamente sull’economia nazionale e finché la classe politica italiana continuerà ad aumentarle per perseguire il pareggio di bilancio, le nostre condizioni lavorative saranno sempre più precarie e ciò limiterà la possibilità di avviare nuove attività d’impresa.

Quali sono i tuoi punti di forza e che servizi proponi ai tuoi clienti?

Sul mercato propongo un’ampia gamma di servizi che abbracciano sia il marketing tradizionale sia quello digitale che quello non convenzionale.

Però, la forte passione per la tecnologia e per il web mi stanno conducendo ad una specializzazione nel digital advertising ed è anche per questo che sto imparando ad utilizzare WordPress e Joomla per poter realizzare siti web ed ampliare così la mia offerta “commerciale”.

Per quanto riguarda i miei punti di forza potrei dilungarmi su concetti quali: professionalità, creatività, dinamismo, originalità e tante altre qualità che appartengono ad ogni professionista ma ciò ridurebbe la mia figura ad una semplice valutazione oggettiva.

Pertanto, preferisco che ogni cliente, ogni mio collega e qualsiasi altro individuo mi valuti e mi apprezzi per ciò che realizzo.

Il passaparola è la miglior medicina per il personal branding.

Quali obiettivi hai nella vita?

Ho solo un unico grande obiettivo ovvero lasciare una traccia indelebile nel panorama comunicativo nazionale e di raggiungere i vertici del marketing italiano.

Forse, sarà un sogno irrealizzabile, ma finché ne avrò la possibilità cercherò in tutti i modi di trasformare questo sogno in realtà.

Se tu dovessi fare un bilancio della tua carriera lavorativa a che punto pensi di essere arrivato rispetto al percorso che ti sei prefissato?

Parto dal presupposto che la carriera di un professionista può essere rappresentata mediante una struttura piramidale simile a quella di Maslow.

L’inizio carriera è collocato alla base della piramide ed è possibile accedere ad uno step successivo solo quando, interiormente, saremmo sazi e le nostre conoscenze in quel determinato contesto non potranno essere più arricchite.

Per perfezionarci sarà necessario passare ad una fase successiva.

Solo i più bravi raggiungeranno il vertice mentre molti si fermeranno agli step precedenti.

Se mi avessi posto questa domanda qualche mese fa ti avrei risposto di essere ancora alla base della piramide, ma in questi ultimi mesi la mia notorietà è cresciuta in modo esponenziale e anche la qualità dei lavori è nettamente migliorata.

Poiché ho avvertito l’esigenza di ricercare nuovi stimoli culturali che mi potessero ulteriormente migliorare, penso che la mia carriera sia al secondo gradino della piramide ma per raggiungere il vertice dovrò lavorare sodo e migliorarmi costantemente.

L’arte del follow up

Oggigiorno fare follow up, cioè tutte quelle attività di comunicazione che seguono il primo contatto con il nostro interlocutore, è diventato ancora più essenziale che in passato.

Il follow up è bidirezionale poiché deve essere eseguito sia che sia tu a dover ottenere qualcosa da qualcuno sia a parti invertite.

Ma andiamo con ordine.

Le situazioni più comuni sono:

  • tu contatti una persona perché vuoi qual cosa da lei;

  • tu sei contattato da qualcuno che vuole ottenere da te qualche cosa.

Ed in entrambi i casi vieni lasciato sospeso in un limbo senza risposte.

Ultimamente, ti sarà capitato di telefonare ad un fornitore per chiedere un preventivo e di dover attendere a lungo la sua risposta. Vero?

In quel frangente ti sarai domandato: “Visto che tutti si lamentano della crisi, perché non mi risponde velocemente dato che gli sto offrendo un’opportunità di guadagno?”.

Sai come mai accade ciò?

“Sono tutti molto impegnati e non hanno trovato, ancora, il tempo per rispondermi”, mi dirai.

Risposta sbagliata!

“Allora si sono dimenticati di ricontattarmi”, mi risponderai.

Sbagliato!

Svegliati, amico! La verità è che agli altri non importa nulla del tuo tempo.

Il tuo tempo, cioè ciò che nessuna persona ti potrà restituire e quindi una delle cose più preziose che possiedi, per loro non ha alcuna importanza.

A questo punto se vuoi ottenere una qualsivoglia risposta devi dare per scontato una qualche attività di sollecitazione ed in alcuni casi dovrai essere particolarmente insistente.

Alcune persone si sentono a disagio nel far ciò poiché non vogliono appiccicarsi addosso l’etichetta di scassaminchia, come direbbe Pif.

Ma farsi questo genere di scrupoli non porta da nessuna parte. Il risultato finale è che diventerai verde di rabbia come l’Incredibile Hulk! e basta.

In un mondo ideale ad una domanda seguirebbe sempre una risposta. Questo nella realtà, però, non accade.

Quindi abbandona ogni scrupolo. Impara dai bambini che insistono fino a che non ottengono ciò che vogliono oppure fino a quando non riesci a persuaderli a desistere da loro intento.

In ogni caso il bambino ha ottenuto la sua risposta. Il cerchio è chiuso.

I bambini sono un fulgido esempio di tenacia e determinazione.

Le persone tenaci e determinate piacciono, e nove volte su dieci portano a casa il risultato.

Come ho accennato poc’anzi la cosa bella del follow up è che funziona in ambo le direzioni.

Ad esempio, se per caso fossi tu a dover fare qualche cosa per il tuo interlocutore potresti stupirlo tenendolo regolarmente informato su ciò che stai facendo per lui.

Ti garantisco che otterrai un effetto Wow!

Oggi nessuno si aspetta un servizio del genere e quando lo si riceve se lo si ricorda a lungo.

Inoltre, stai sicuro che il beneficiato parlerà ai suoi amici di te e del modo efficiente in cui hai gestito il rapporto tra di voi intercorso.

Raggiungi così due effetti:

  • Se il tuo interlocutore è anche un tuo cliente lo fidelizzerai a vita;

  • In più ottieni un sacco di pubblicità gratuita.

Quindi, amico caro, te lo dico da amico abbandona ogni forma di timidezza e datti al follow up.

Hai solo da guadagnarci!

5 Regole per una comunicazione efficace

Dagli albori dell’umanità comunicare è una delle attività principali degli esseri umani.

Oggigiorno, grazie ad Internet ed ai Social Network siamo immersi in un oceano comunicativo che ci rende indifferenti.

Si veicolano miliardi di contenuti.

Il contenuto è il re e fare un’eccellente comunicazione significa vincere elezioni, vendere più beni e servizi, ed affermarsi come personaggio pubblico.

Il miglior comunicatore è colui che, nove volte su dieci, vincerà tutta la posta in gioco.

PREMESSA

Per lavoro e per passione leggo molto ed esploro il web alla ricerca di materiali interessanti che mi arrichiscano dal punto di vista culturale e professionale.

Spesso mi capita di trovare contenuti di valore veicolati da un linguaggio povero ma, soprattutto, poco rispettoso delle regole grammaticali e di sintassi. La qual cosa rende meno pregiata l’informazione che si vuole trasmettere e danneggia la reputazione della persona o dell’azienda che comunica il messaggio.

In questo articolo stilerò cinque regole che, a mio avviso, devono essere tenute presenti se si vuole fare una buona comunicazione.

REGOLA N. 1

Chi comunica deve:

  • farsi capire;

  • trasmettere valore;

  • farsi ascoltare.

REGOLA N. 2

Colui che comunica deve controllare la grammatica e la sintassi del messaggio che trasmette.

Infatti, un testo ed un eloquio ben curato fanno una buona impressione su chi legge o ascolta.

REGOLA N. 3

Il messaggio che si veicola deve dare valore, cioè deve arricchire chi lo riceve.

La gente non presta più attenzione al classico spot pubblicitario in cui si elogia il prodotto, il servizio o l’azienda.

Oggi le persone vogliono capire come cambierai in meglio la loro vita. E se non mantieni quello che dici, grazie ad Internet comunicheranno la loro pessima esperienza agli altri danneggiando la tua reputazione.

REGOLA N. 4

Giacché il livello di attenzione di una persona normale è di 10 minuti bisogna mantenere viva la sua attenzione.

Per far ciò si devono spiegare concetti complessi con esempi semplici.

Inoltre, si può sfruttare l’arte dello storytelling. Infatti, le persone sono maggiormente coinvolte da una storia vera o verosimile che dalla semplice enunciazione di una teoria.

REGOLA N. 5

Non bisogna ripetere all’infinito lo stesso concetto.

È vero che la ripetizione di un messaggio aiuta a fissarlo nella mente del nostro interlocutore, ma farlo per troppe volte è un chiaro segnale del fatto che si ha poco da dire e ciò danneggia la reputazione del comunicatore.

CONCLUSIONE 

La comunicazione è un’attività complessa e le regole che la governano non si esauriscono certo nell’esiguo elenco da me proposto. Ma esse possono essere la base su cui erigere le fondamenta per veicolare in modo efficace il proprio messaggio e farsi ascoltare.

E tu, mio caro lettore, quali regole aggiungeresti al mio elenco?

Cubeyou. Un utile web tool per il PR 2.0

Cubeyou è un web tool italiano che permette ad un PR di coordinare la comunicazione sui vari Social Media. Nasce da un’idea di Federico e Gianluca Treu ma è partecipata dall’Andena Holding, fondo di Private Equity di Gianluca Andena, l’ex manager di Permira che firmò l’acquisizione di Valentino, e che partecipa anche in DigitPub, la piattaforma di libri digitali di BookRepublic.

Questo strumento permette con facilità di coordinare l’immagine di un brand e la sua comunicazione su più Social Network integrandole con il proprio sito istituzionale. Ciò permette di modificare in corso d’opera una campagna promozionale che non funziona oppure di calcolare il ROI di un certo tipo di comunicazione.

Si capisce che un PR od una web agency hanno tutto da guadagnarci dall’utilizzo di Cubeyou in quanto da un unica consolle possono gestire la comunicazione e l’immagine di un brand su più Social Network.

Anche il cliente del PR o della web agency ha i suoi vantaggi poiché può misurare l’efficacia del lavoro svolto da coloro che si occupano della sua promozione.

Cubeyou, comunque, non è utile solo alle imprese, piccole o grandi che siano, ma soprattutto per i piccoli esercizi commerciali poiché grazie al tour virtuale portano il loro business direttamente in casa dei potenziali clienti.

I costi, inoltre, sono alla portata di tutti. Si parte dai € 50,00  all’anno per il servizio base che permette solo la visita virtuale alla propria attività  ed un miglior posizionamento nei servizi di geolocalizzazione (Google Maps, Google places ecc.) e si passa ai servizi premium che danno la possibilità di gestire la comunicazione integrata sui vari Social Network, di monitorare l’efficacia delle attività di comunicazione e di integrare il tutto nel proprio sito web.