La trasformazione

Dicembre è tempo di bilanci, di tirare le somme e di programmare l’anno che verrà.

Questo mio ultimo post dell’anno sarà, quindi, diverso dai soliti a cui sei abituato, mio caro lettore.

Infatti, parlerò un po’ di me e dei miei progetti.

Per me il 2016 è stato l’anno della trasformazione da consulente freelance a imprenditore digitale seriale. Infatti, nel corso del 2017 i due grossi progetti pianificati e lanciati durante questi ultimi e intensi 12 mesi si trasformeranno in società.

Grazie a Internet e ai Social Network ho incontrato le persone con cui ho dato vita negli ultimi 2 anni a tutti i miei progetti di lavoro dall’ebook scritto a quattro mani col Prof. Paolo Orlandi, docente di Marketing Pandemico presso la L. A. B. A. di Rimini, alla collaborazione con Gentian Hajdaraj titolare di Web Marketing Aziendale che mi ha introdotto nel mondo della Lead Generation.

Oltre a queste fantastiche persone, la mia strada ha incrociato quella di coloro che nel 2017 diventeranno a tutti gli effetti miei soci:

  • Mauro Manfredi, un leader visionario con una forte esperienza come International Business Developer alle spalle e una grande passione per il mondo delle startup.

  • Nina Gabriella MadaffariBusiness Coach di talento ed esperta HR con un trascorso professionale all’interno di importanti multinazionali.

  • Federico Antonioni, esperto nella gestione di blog aziendali.

  • Valeria Pindilli, giovanissimo talento del Business Development.

Insieme abbiamo fatto nascere una sinergia professionale che ha dato vita ai seguenti brand:

  • HarviUp, Business Accelerator, che si rivolge a startup e ad aziende con lo scopo di aiutarle ad accelerare la scalata ai mercati a cui si rivolgono.

  • Pocket Manager, progetto dedicato ai liberi professionisti e ai piccoli imprenditori che vogliono usufruire delle competenze strategiche e manageriali di un manager per risolvere i loro problemi e conquistare nuove fette di mercato, ma che per ovvie ragioni di dimensioni non possono assumerne uno.

Le imprese che andremo a creare saranno digitali e liquide. Vascelli corsari adatti a conquistare gli oceani blu che si aprono di fronte a noi.

Questo modello d’impresa, essendo flessibile e permettendo di lavorare a distanza e di automatizzare i processi, ci consentirà di affrontare le incertezze dei vari mercati senza troppi patemi d’animo.

Inoltre, si adatta alla nostra ambizione di essere un driver capace di favorire un cambiamento di mentalità nella classe dirigente e imprenditoriale del nostro Paese.

In questo periodo storico, in Italia, vi è un grande fermento che si muove sottotraccia. Un movimento carbonaro, fatto di giovani e meno giovani che non si sono arresi alla crisi e all’immobilismo conservatore che sembra avvolgere la nostra nazione.

Proprio come nel periodo risorgimentale in ogni angolo del Paese vi sono persone che anche grazie alla Rete si riuniscono per dar vita a nuove iniziative imprenditoriali consci del fatto che il riscatto di una nazione non passa solo dal rinnovamento politico.

Creare nuovi modelli d’impresa per forza di cose costringerà la classe dirigente attuale a prendere atto dello status quo e ad adeguarsi a esso o scomparire.

Sarà un forte cambiamento dal basso che travolgerà l’Ancien Régime e stabilirà un ordine nuovo.

La Rivoluzione, ormai è partita, si coordina attraverso Internet, si sviluppa negli spazi di coworking, ha i suoi podcast e intellettuali di riferimento, i suoi miti in Italia e all’estero, ma soprattutto è alimentata da una massa di persone di ogni età che non ha più nulla da perdere.

Nessuno potrà toglierci la speranza di una vita migliore ed essa ci porterà alla vittoria.

Come ti ho detto all’inizio, mio caro lettore, questo è l’ultimo post del 2016 quindi colgo l’occasione per farti gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Attirare Il Tuo Cliente Ideale

Dopo aver parlato di come posizionarsi nella mente del consumatore ed aver affermato che il blog è essenziale per avere successo in questa operazione, oggi ti spiegherò, mio caro lettore, come attirare il tuo cliente ideale.

Sicuramente, ti ricorderai che in un recente articolo ho analizzato il cambiamento avvenuto nel processo d’acquisto degli italiani nel 2015.

In quel post ho scritto che grazie all’avvento di Internet, dei Social Network, degli smartphone e dei Tablet il consumatore tende ad acquisire molte informazioni sul prodotto o servizio che vuole acquistare e pure sul venditore, prima di procedere all’acquisto.

Il processo decisionale del tuo cliente ideale, oggigiorno, si è allungato e solo nel momento in cui il suo problema o bisogno oppure desiderio si sarà fatto più urgente egli passerà all’azione e tu potrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Per questo motivo, ti dovrai attrezzare per conoscere i bisogni e i desideri del tuo cliente ideale, e per creare con lui un rapporto di fiducia che lo porti a posizionarti nella sua mente come LA SOLUZIONE al suo problema.

Per far ciò dovrai ricorrere alla Lead Generation, cioè un insieme di azioni di marketing volte all’acquisizione ed alla generazione di una lista di contatti. Clienti, realmente, interessati alle attività svolte da un’azienda.

Di questo potente strumento ti ha, già, parlato Gentian Hajdaraj, titolare di Web Marketing Aziendale nell’intervista che gli feci tempo fa (leggi qui, n.d.r.).

In pratica grazie alla Lead Generation si fa il c.d. Inbound Marketing.

Vi è, quindi, un’inversione dei ruoli: è il potenziale cliente che cerca te e non tu che cerchi lui.

In pratica il tuo compito sarà quello di accompagnare i contatti caldi (i lead, n.d.r), far evolvere il loro interesse nei tuoi confronti e creare tra di voi un rapporto di fiducia.

IL FUNNEL

Se di recente, mio caro lettore, ti sei messo a studiare un po’ la Lead Generation per capire se può essere la soluzione ideale per aumentare il tuo fatturato ti sarai imbattuto nel termine funnel ovvero imbuto.

Infatti, graficamente il processo di cui sopra viene rappresentato come un imbuto in cui entrano un gran numero di contatti, ma ne esce un numero minore di clienti reali (quanto minore sta nelle tue capacità di comunicatore, ma soprattutto di venditore, n.d.r.).

Come è ovvio d’altronde, poiché non esiste nessun metodo al mondo che ti può garantire che il 100% dei tuoi potenziali clienti si trasformi nel 100% dei tuoi clienti reali.

Altro termine che avrai sentito di recente, specie se sei un assiduo frequentatore di Facebook o di LinkedIn, visto che è sulla bocca di tutti, è: lista dei contatti, detta anche mailing list.

Questa è lo strumento principale di una campagna di Lead Generation perché ti permette di fare email marketing, di educare il tuo pubblico attraverso la tua newsletter, di fidelizzarlo e di convertirlo in clientela reale.

IL CLIENTE IDEALE

La prima cosa che devi fare se vorrai che questo potente strumento ti sia di qualche utilità è definire a chi il tuo prodotto o servizio è diretto.

Analizza bene te stesso, quello che vendi e la concorrenza. Crea un profilo virtuale di colui o colei che pensi possa essere il tuo cliente ideale.

Cerca di capire i luoghi virtuali che lui o lei frequenta e quale tipo di comunicazione attira la sua attenzione.

Questa fase di Business Intelligence avrà una triplice utilità:

  • Ti permetterà di conoscere te stesso.

  • Ti permetterà di conoscere la tua concorrenza.

  • Ti permetterà di capire come meglio posizionarti nella mente del tuo target.

IL SITO WEB

Conclusa la fase di analisi del tuo pubblico ideale dovrai stabilire il tipo di comunicazione che utilizzerai per raggiungerlo.

Tre sono i tipi di comunicazione da prendere in considerazione:

  • Testuale

  • Visiva (Immagini, infografiche e video)

  • Sonora (Podcast)

Puoi usarne uno solo, due o tutti e tre. Questa decisione spetta solo a te, ma la devi prendere prima di partire con la costruzione del tuo sito web e del tuo blog, perché è attorno al tuo modo di comunicare che essi dovranno essere costruiti.

Ovviamente, come avrai già capito il blog dovrà essere inglobato all’interno del tuo sito web poiché ciò è essenziale per il tuo successo imprenditoriale o professionale.

Infatti, ti servirà per far crescere la tua autorevolezza e la tua credibilità di esperto.

Devi diventare la figura di riferimento dei tuoi utenti.

COME ATTIRARE IL TUO CLIENTE IDEALE

Una volta costruito il tuo sito web e il tuo blog devi farci arrivare il traffico dei visitatori che, poi, educherai attraverso l’email marketing e la newsletter.

Per generare le visite alla tua “vetrina virtuale” potrai usare i Social Network, partecipare alle discussioni sui vari forum tematici presenti in Rete o usare la pubblicità online: Google Adwords, Facebook Ads, LinkedIn Ads e Twitter Ads.

Stai attento, però, a non farti prendere dalle mode del momento.

In questo periodo, Facebook Ads è lo strumento che va per la maggiore per generare traffico qualificato verso il proprio sito web o blog.

Lo strumento è ottimo e poco costoso, se paragonato agli altri che ho citato, ma i suoi costi di conversione sono in salita poiché il numero dei suoi utilizzatori è in costante ascesa.

Per questo motivo chi vuole aumentare il suo fatturato facendo ricorso a Facebook Ads deve avere un’attività commerciale che vende prodotti o servizi di valore medio-alto.

Se, invece, vendi infoprodotti, allora ti conviene usare questo strumento solo se il tuo prodotto ha un prezzo uguale o superiore a € 100,00.

Infine, se vorrai generare traffico gratuito verso il tuo sito web dovrai giocoforza ricorrere al tuo ingegno ed alla tua creatività.

I miei suggerimenti sono:

  1. Scrivi dei guest post di valore per i blogger del tuo settore. I blogger sono sempre felici di ospitare post di qualità sui loro blog. All’interno di questi guest post inserisci un link che indirizza al tuo sito web così attirerai le visite di coloro a cui il tuo articolo è particolarmente piaciuto.

  2. Commenta in modo approfondito i post di blogger e influencer che sono considerati autorevoli nel tuo settore.

  3. Contribuisci con contenuti di valore alle discussioni presenti nei forum tematici o nei gruppi sui vari Social Network relative ai beni o servizi che vendi. Di tanto in tanto, nel rispetto delle regole imposte dagli amministratori degli spazi che ospitano i tuoi interventi, pubblica un commento con un link che porta direttamente alla tua “vetrina virtuale”.

  4. Intervista blogger famosi e influencer del tuo settore.

Questi sono tutti modi a “costo zero” che ti aiutano a generare traffico verso il tuo sito web.

EMAIL MARKETING

Dopo aver generato il traffico verso la tua piattaforma online dovrai prendere alcuni dati essenziali dei visitatori del tuo sito web.

Per fa ciò devi ricorrere alla c.d. Squeeze Page, cioè una pagina dotata di un form in cui l’utente lascerà il suo indirizzo email, il suo nome e tutti gli altri dati che riterrai opportuno chiedere (non esagerare però, poiché rischi che il visitatore abbandoni il tuo sito, n.d.r.).

Per invogliare le persone a lasciare i propri dati puoi dare in cambio un ebook gratuito, un codice sconto, un report, dei gadget in omaggio o altre risorse gratuite.

In questo modo la tua lista, cioè il tuo mercato, crescerà costantemente nel corso del tempo.

Ma, ora, viene il bello!

Una volta che hai creato la tua lista dovrai nutrirla dandogli contenuti di valore (Lead Nurturing, n.d.r.) in modo da posizionarti nella mente dei tuoi contatti, educare il tuo potenziale cliente e creare tra di voi un legame di fiducia.

È qui che entra in gioco la newsletter. Essa è lo strumento che devi utilizzare per fare Lead Nurturing.

Per crearne una e distribuirla hai a disposizione diverse applicazioni: MailChimp, GetResponse, AWeber, ConvertKit e altre ancora.

Ricordati che è solo alla fine di questo lungo percorso che, finalmente, potrai proporgli l’acquisto del tuo prodotto o servizio attraverso una sequenza di email di vendita (sales letter, n.d.r.).

CONCLUSIONE

Il processo per attirare il tuo cliente ideale, come hai visto, è composto da più fasi, ognuna propedeutica alla successiva, che raggiungono il loro apice con la Lead Generation, che è lo strumento principe per attirare i clienti.

Solo dopo che avrai catturato la loro attenzione e creato un rapporto di fiducia dovranno entrare in gioco le tue doti di venditore, non prima, se vorrai concludere la tua vendita.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Aura Conte.

Viviamo in un’era incredibile ricca di grandi opportunità. La crisi e l’incalzante sviluppo tecnologico hanno determinato la dissoluzione di un mondo e di un modo di lavorare e l’avvento di un periodo in cui ogni individuo può, armandosi di tanto coraggio, aspirare a realizzare i propri sogni.

Aura Conte, la giovane scrittrice siciliana che presento in questa intervista è una di quelle persone che, a mio avviso, hanno imboccato la strada giusta verso il successo grazie al sapiente connubio di Internet e della sua passione per la scrittura, a cui si deve aggiungere anche il coraggio e la tenacia.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 31 anni. 

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato al liceo classico ed in seguito mi sono laureata all’Università degli Studi di Messina, in uno dei tanti curriculum di Scienze della Formazione, con una tesi dal titolo: “Molto rumore su Shakespeare”.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce da bambina.

Da piccola ero molto timida e la scrittura mi aiutava ad esprimermi. Per combattere la timidezza ho poi iniziato a studiare recitazione sino ai vent’anni.

Il teatro ha influenzato il mio amore nel creare storie e trasporle in sceneggiature o romanzi brevi.

Qual è il tuo genere letterario preferito?

Dipende dal periodo, amo l’horror ma negli ultimi anni mi sono avvicinata alla letteratura romance americana, per lo più commedie.

Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo romanzo?

Per caso. Sino ai ventiquattro anni ho pubblicato storie online in ebook sui miei vari blog, quando i libri digitali erano all’inizio, ma poi ho scritto “Purpureo Re-Birth” e mi son detta: “prova a dargli una chance, risica” e da quel giorno di marzo 2008 è iniziata la mia avventura.

Come ti sei sentita quando hai scoperto che un tuo romanzo è diventato un bestseller sulle piattaforme online?

Quando “Controvento” è diventato bestseller ci sono rimasta di sasso. Ci sono testimonianze sparse nei vari social network.

Sebbene in tanti avessero letto l’estratto prima dell’uscita, non avrei mai pensato di raggiungere certi obbiettivi e di mantenerli per mesi.

Un romanzo storico, siciliano e con uno stile coeso non è proprio una lettura leggera.

Hai una casa editrice che ti segue o ti autopubblichi?

Ho una casa editrice che mi segue: Edizioni Il Pavone, la quale è una NOEAP (Casa editrice che non pubblica libri a pagamento, n.d.r.) e pubblica testi in formato digitale, ma ho auto-pubblicato anche dei racconti brevi e gratuiti online.

Cosa ne pensi del fenomeno del self-publishing? Cambierà il panorama editoriale?

Sono favorevole al self-publishing e spero che stia già cambiando il panorama editoriale, adesso.

Sono una sostenitrice degli ebook e il self-publishing dovrebbe aprire maggiormente al fatto che una storia non cambia natura solo perché scritta su carta oppure sia disponibile via eReader.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

Credo che sia molto disorganizzato rispetto a quello delle altre nazioni.

Le case editrici digitali sono poche, non ci sono agevolazioni per le piccole/medie case editrici NOEAP, i social network di libri made in Italy sono pochissimi e c’è una grande chiusura mentale nei confronti degli ebook.

Vivi solo di scrittura o affianchi ad essa un altro lavoro? Se affianchi un lavoro principale alla tua attività di scrittrice come influisce sui tuoi libri?

Oltre a cercare di fare la scrittrice, sono vice presidente di una ONLUS dal 2004 (“Iside”) la quale si occupa di arte e cultura e collabora con case editrici, enti e affini.

Il mio lavoro è abbastanza correlato alla scrittura ma devo dire che mi distrae, purtroppo.

Quando vi dicono che l’arte non paga è verissimo, mai credere che fare semplicemente lo scrittore vi aiuterà a pagare tasse, mangiare o affitto… stessa cosa vale in tutti i settori artistici affini.

Ciò, però, non vuol implicare che non bisogna tentare di realizzare il proprio sogno.

Come utilizzi Internet ed i social network per promuoverti?

Internet e i social network sono la colonna portante di tutte le promozioni dei miei testi. Pubblicando in formato digitale penso sia il minimo utilizzarli quotidianamente come scrittrice e persona.

Non sopporto chi pensa che tutto gli sia dovuto nel mondo dell’arte, come quelli che non seguono le persone sui social o che pensano che aver pubblicato del materiale artistico sia la fine del percorso.

Il problema di Internet è che bisogna aprirsi al mondo e per chi è timido non è facile. Bisogna solo perseverare.

Sommando chi mi segue sui social network o su siti come Goodreads da poco ho superato i 45.000 follower, però non mi sento famosa, arrivata o la trovo una ragione per snobbare chi mi segue.

La verità è che il nostro mondo sta viaggiando ad alta velocità e nulla ora è mai abbastanza, la promozione base non basta, è necessario fare di più come scrittori.

Internet ha cambiato il modo di fare lo scrittore?

Ci sono milioni di scrittori al mondo. Ora, tutti possono mettersi alla prova quando prima non era possibile.

Chissà quanti bellissimi romanzi prima dell’avvento di Internet sono andati perduti!

Quale ruolo ha il tuo blog nella tua strategia di marketing?

Il mio sito web e il blog hanno un ruolo fondamentale per l’archiviazione e una migliore condivisione delle notizie.

I social network, purtroppo, non bastano. Bisogna partire dall’idea che nessuno ti conosce e potrebbe voler sapere di più su di te, quindi un posto dove scrivere biografia, bibliografia, lista social, articoli ecc… è necessario.

Tutti possiamo inserire nella bio di Twitter o Facebook “scrittore, musicista, blogger o attore” ma ci vogliono sostanza e originalità per essere presi seriamente.

Perché stai scrivendo un romanzo in inglese?

In concomitanza con la scrittura, sin da piccola, ho sviluppato un forte amore per la lingua inglese.

Con gli anni e grazie ad Internet ho, quindi, stretto amicizie un po’ ovunque nel mondo, specialmente con statunitensi e inglesi.

Questi miei amici volevano spesso leggere ciò che scrivevo così, ogni tanto, ho tradotto le varie storie. Poi sono arrivate le pubblicazioni “ufficiali” e dopo altre richieste ho deciso di provare.

La mia vita in generale è un continuo esperimento.

In fondo perché limitarsi all’italiano quando puoi provare ad allargare gli orizzonti?

Quali difficoltà stai incontrando nella sua stesura, non essendo la tua lingua madre?

Nella scrittura è più una questione di differenti stili e di linguaggio utilizzato.

Per evitare il problema negli ultimi due anni ho letto quasi 200 romanzi in inglese (nel mio caso romance o horror, visto che sono i generi su cui sto lavorando) ma non sembra mai abbastanza.

Purtroppo, i nostri modi di dire sono spesso molto diversi, anche una frase comune rischia di non fluire quando troppo simile all’italiano.

Che cosa ti sta dando questa esperienza?

Da una parte è una continua scoperta di cose nuove e dall’altra terrore.

Sebbene, sia ben organizzata tra siti e social, gli scrittori pubblicati, auto-pubblicati o, semplicemente, emergenti anglosassoni sono mostruosamente molto più preparati e organizzati di noi italiani.

Sinceramente non mi aspetto molto da questo nuovo esperimento, ma è sempre giusto mettersi alla prova.

Ci racconti del tuo impegno in favore della cultura?

Amo l’arte quindi mi piace prendere parte ad iniziative relative ad essa o a crearne.

Indipendentemente dagli eventi o festival a cui ho partecipato come scrittrice, con la mia associazione ho cercato nel tempo di portare avanti delle campagne di promozione a favore della cultura e della letteratura attraverso alcune collaborazioni.

L’ultimo evento si è concluso poche settimane fa ed è stato realizzato da Edizioni Il Pavone insieme ad Iside ONLUS: “Incontra un libro – III edizione” un evento gratuito via web in occasione de Il Maggio dei Libri.

Quest’anno è stato un piccolo successo. Sono molto soddisfatta di essermi occupata della sua organizzazione come event manager e di avervi partecipato anche come scrittrice, sebbene solo con un racconto horror breve: “Closer”.

Come scrittrice iniziative del genere sono un’ottima scusa per promuoversi e mettersi in gioco, ma anche per conoscere e collaborare con altri scrittori… stressati allo stesso livello.

Maura Cannaviello. La comunicazione sul Web

Oggi, mio caro lettore, ti farò scoprire attraverso la mia intervista Maura Cannaviello, Web Marketing Specialist, Content Manager e Blogger.

Maura ha più di 15 anni di esperienza nella comunicazione sul web in aziende nazionali e internazionali, e scrive di tecnologia e di narrativa.

Il suo blog è www.maura.it | whymarghette.

Quale percorso scolastico hai seguito?

Ciao Federico, innanzitutto grazie per l’ospitalità.

Sono Tecnico della Grafica e della Pubblicità, e Addetto Stampa.

Inoltre, ho frequentato alcuni corsi di perfezionamento come quello sul marketing strategico e internazionale.

Tuttora continuo a tenermi aggiornata, seguendo webinar e leggendo manuali di scrittura sul web e tecniche di promozione online.

Quali esperienze lavorative hai alle spalle?

Per quasi 14 anni ho lavorato in ambito di comunicazione e marketing, come Content & Communication Manager, per un’internet company internazionale con sede a Firenze ma con uffici in tutto il mondo.

Dopo essermi trasferita a Milano sono stata impiegata nel marketing commerciale di una nota emittente televisiva nazionale e successivamente ho lavorato come Web Marketing Specialist per conto di un editore indipendente.

Come sei approdata nel mondo del Web Marketing e che cosa ti affascina di più di questo strumento?

Quando ho iniziato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro, in pochi avevano una connessione a internet e buona parte dei servizi che oggi conosciamo, dalle email ai social network ad esempio, dovevano ancora vedere la luce!

Ho avuto la fortuna di lavorare per un’azienda pioniera in questo ambito, che mi ha permesso di sperimentare e muovermi con indipendenza.

Internet e la comunicazione sono sempre stati due campi di studio che mi hanno affascinato e il mio percorso si è delineato in modo piuttosto naturale.

Quali sono i risultati che hai ottenuto fino ad ora?

Con più di 15 anni di esperienza alle spalle potrei stilare un elenco piuttosto corposo dei risultati ottenuti durante il mio percorso.

Dirò invece che un progetto che mi sta dando grandi soddisfazioni è il mio blog personale sulla comunicazione sul web: maura.it | whymarghette .

Ho registrato il dominio nel lontano 1998 (te l’ho detto che sono una pioniera del web ), ma il sito nella versione attuale è online da meno di due anni e mi ha già portato tanti contatti e nuovi progetti.

Quali progetti stai portando avanti?

In questo momento sto seguendo la comunicazione aziendale e di prodotto di alcune attività commerciali del settore turistico.

Inoltre, sto scrivendo degli ebook per conto di alcune Web Agency.

Quali prospettive hai per il futuro?

Il settore in cui opero è in continua evoluzione e per questo molto stimolante. C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare o da sperimentare.

Mi piacerebbe continuare a occuparmi con profitto della presenza digitale aziendale proprio perché ogni giorno è una nuova sfida che non stanca mai.

Elena Manzoni: Dal Fachiro al 730

Oggi, mio caro lettore, ti guiderò alla scoperta di Elena Manzoni giovane autrice che, di recente, ha pubblicato la sua prima opera che s’intitola Dal fachiro al 730.

Questo libro, che mi è stato regalato da una mia cliente, è un ritratto comico-amaro del mondo del lavoro a cui molti giovani si affacciano con la testa piena di sogni e belle speranze per poi essere triturati dalla grigia realtà.

Buona lettura!

Quanti anni ha?

Ho 31 anni, compiuti il 16 dicembre 2014.

Che tipo di percorso scolastico ha seguito?

Ho conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico statale Berchet di Milano e la laurea, sia triennale che magistrale, presso l’Università Bocconi.

Quella triennale in “Economia e management delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali” è stata conseguita nel 2005 a 21 anni, mentre la magistrale l’ho conseguita nel 2007 a 23 anni in “Economia e management dell’arte, della cultura e della comunicazione”.

Sottolineo l’età, poiché è estremamente importante, a mio avviso, laurearsi giovani, sia per poter competere coi laureati stranieri sia per potersi fare un solido bagaglio di esperienze da poter rivendere in giovane età: il classico “giovane con esperienza”.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?

Avendo conseguito la laurea specialistica nel luglio 2007 ho sperimentato sulla mia pelle la Crisi che ha cambiato il modo standard con cui ci si approcciava al lavoro.

Un tempo, un neolaureato di un prestigioso ateneo riceveva diverse telefonate dalle aziende per fissare un colloquio di lavoro e aveva l’imbarazzo della scelta, mentre per me non è stato così.

Ho svolto due stage durante il periodo universitario: uno presso il Consolato Australiano e l’altro presso Calvin Klein Jeans, ma di assunzione non si parlava.

Ho poi collaborato post lauream, nel settore marketing e commerciale, con Carrefour e Coty.

Successivamente, nel 2009, per caso, ho ricevuto l’offerta di collaborare col primo studio commercialista e, fino ad aprile 2014, ho sempre lavorato nell’ambito della consulenza fiscale, in studi via via più prestigiosi e strutturati.

Ciò che faccio attualmente lo rimando alle prossime risposte…

Come nasce la sua passione per la scrittura?

Come molte passioni la mia è innata.

Sono sempre stata la prima della classe in italiano e scrivere un tema per me non era un compito in classe bensì un premio.

Dalle elementari fino all’università ho tenuto un diario perché scrivere, come parlare, è il mio modo di comunicare il mio essere.

L’idea del Fachiro è nata quasi quattro anni fa. Quindi sono seguiti i primi capitoli abbozzati e l’involucro della sua struttura… le esperienze poi si sono accumulate ed hanno intessuto la trama, ma la vera stesura definitiva è avvenuta da marzo a luglio 2014.

Legge molto? Quali sono i suoi generi preferiti?

Non mi definirei un’accanita lettrice. Sono una lettrice costante, ma soprattutto di piccole cose come ad esempio un articolo su una rivista. Non divoro un romanzo dopo l’altro.

I miei generi preferiti sono da sempre il fantasy, per cui nutro una passione smodata anche in versione cinematografica, e, negli ultimi anni, i libri di psicologia.

Senza dubbio Louise Hay è per me grande fonte di ispirazione.

Nel suo primo libro Dal fachiro al 730 descrive la sua esperienza del mondo del lavoro e lancia un messaggio a tutti i suoi lettori che si può condensare così: “Segui i tuoi sogni. Non farti imprigionare nel grigiore di una vita che ti è imposta da altri e realizza te stesso”. Lei è riuscita a fare ciò che dice? Ha lasciato lo studio di commercialisti di cui parla nel libro?

Adesso posso rispondere! 😉

Sì, certo! Non apprezzo molto le persone che predicano bene e razzolano male. Sarei poco credibile se, dopo aver scritto il Fachiro, vivessi ancora una vita che non mi appartiene.

Ad aprile 2014 ho abbandonato la vita di studio, senza avere un lavoro in mano, senza conoscenze o Santi in Paradiso e con un mutuo sulle spalle: la sofferenza era davvero troppa e il corpo e l’anima non tolleravano oltre di essere massacrati.

Mi sono quindi trovata a casa, a 30 anni, avendo davanti a me tutta la vita da giocare e non sapendo esattamente come farlo.

Gli step successivi sono stati, quindi: dormire qualche ora in più la mattina per riacquistare lucidità, ritagliare un paio di ore al giorno per l’invio di CV (rigorosamente non a studi di commercialisti, ma a mansioni radicalmente opposte) e, finalmente, riordinare tutta la documentazione scritta negli anni e concludere il Fachiro.

Da qui la scrittura, la ricerca di un grafico per la copertina (a costo zero, non avendo budget) la ricerca di una piattaforma che si sposasse bene con le mie idee di self publisher e alla fine la revisione della bozza (sette revisioni!) fatta da mia madre, editor di fiducia e a ottimo prezzo. 😉

Ad ottobre 2014 il Fachiro ha visto la luce in formato ebook e, poi, per coloro che lo desideravano, ho provveduto alla stampa del cartaceo on demand.

Sempre nello stesso mese ho realizzato un altro sogno nel cassetto: mi sono iscritta ad un corso professionale per Sommelier e, tra meno di un anno, dovrei essere abilitata ufficialmente alla pratica della professione.

In questa ottica di cambio rotta e fiducia nelle proprie capacità, a luglio un’agenzia per il lavoro interinale mi ha contattata per una sostituzione di soli sette giorni presso una società di Milano a cui ho risposto con entusiasmo.

I sette giorni si sono trasformati in mesi e, ancora oggi, lavoro presso quella azienda con buone prospettive di assunzione diretta. Entro fine marzo saprò il mio destino.

Svolgo, al momento, una mansione abbastanza semplice, ma a stretto contatto con il pubblico, il che mi piace molto. Inoltre, ho un orario di lavoro classico, la qual cosa che mi permette per coltivare le mie innumerevoli passioni anche extra ufficio.

Per questo mi sento di consigliare ai giovani di accettare con entusiasmo anche lavori che paiono sciocchi e senza prospettive, perché da cosa nasce cosa.

Adesso, è felice?

La parola felicità è molto ambigua per un carattere come il mio sempre alla ricerca di nuovi stimoli ma, ultimamente, mi sono fermata a pensare che in 12 mesi ho rivoluzionato completamente la mia vita.

Da sola e senza spintarelle o favoritismi.

Solo con un’incrollabile fede nell’Universo e nelle mie potenzialità.

Un anno fa non esisteva nulla di ciò che ora ho e quindi credo che con altri 12 mesi io possa fare altrettanto. Figuriamoci in più anni!

Mi piace vedere la vita come un puzzle: il soggetto lo devi scegliere tu, ma man mano che aggiungi tasselli scopri i dettagli e, spesso, sono ancora migliori di come te li eri figurati.

Al momento, affinché la mia felicità possa dirsi compiuta manca un contratto a tempo indeterminato con la mia attuale società e la risposta delle università a cui ho scritto per poter presentare il mio libro.

Io adoro fare attività di aula ed il Fachiro è nato per essere presentato ai giovani nelle scuole e nelle università o tramite caffè letterari e circoli culturali. Per ora, però, non ho ancora ricevuto gli spazi che mi sono prefissata di ottenere.

La TV, poi, sarebbe un ottimo trampolino di lancio, così come la radio o qualche recensione sulla stampa.

Lancio, quindi, un appello a tutti coloro che leggeranno la mia intervista: contattatemi alla mail emanzoni83@gmail.com e non ve ne pentirete! 😉

Inoltre, voglio assolutamente tradurre il libro in inglese e per questo motivo avvierò un crowdfunding per poterlo fare.

Diciamo che la strada verso la felicità appare intrapresa.

Questa sua opera prima come le ha cambiato la vita?

Credo che nulla sia in grado di cambiare la nostra vita tranne noi stessi.

Per me il Fachiro è stato lo strumento per non cadere mai in depressione o perdere il coraggio.

Nei tre mesi in cui sono stata a casa senza lavoro, dopo aver passato l’aspirapolvere la mattina ed aver mandato i CV, scrivere è stato il mio lavoro.

Quindi (stipendio a parte) vivevo la casa con un rigore da ufficio, pausa pranzo e stop, poi PC ed almeno cinque ore di lavoro quotidiano alla tastiera.

In questo senso il libro è stato un salvagente ed uno strumento catartico che mi ha permesso di vivere e rivivere esperienze, anche di sofferenza, della mia vita e rielaborarle in maniera costruttiva.

Questi mesi, poi, sono stati fantastici poiché ho ricevuto diversi messaggi (riportati sul blog legato al Fachiro) di persone che mi ringraziano per aver dato loro speranza o quel pizzico di coraggio in più per poter tentare di essere realmente se stesse.

Questo ha cambiato la mia vita: avere l’emozione e l’onore di essere un modello.

Credo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi: essere un modello positivo per gli altri e spronarli a dare il meglio.

Sta già lavorando ad un sequel?

In questo periodo le mie giornate iniziano alle 6.30 di mattina e si chiudono alle 23.30 con la lezione serale da Sommelier. Per questo motivo ho davvero poco tempo da dedicare alla scrittura, ma ovviamente una scrittrice ha bisogno di scrivere e non può restare con le dita ferme.

L’idea per il prossimo libro c’è. Non è esattamente un sequel del Fachiro nel senso che non ho intenzione di scrivere un’opera su come ho realizzato i miei sogni. Quella semmai costituirà solo un’introduzione, il mio sarà un romanzo più sociologico… Per saperne di più dovrete leggerlo!

Pensa di proporre i suoi libri ad una casa editrice italiana o continuerà ad autopubblicarsi?

La scelta della autopubblicazione è stata dettata da un lato dall’immediatezza della pubblicazione e dal fatto di poterlo fare senza filtri, dall’altro dalla possibilità di avere un guadagno “decente” dalle vendite.

Francamente, scrivere per poi dare tutto il profitto ad una casa editrice non mi allettava particolarmente.

Tuttavia devo ammettere che un editore mi sarebbe molto utile per far arrivare il mio libro in libreria, per aiutarmi con la pubblicità e con l’ottenimento di spazi per la sua presentazione al pubblico.

In questo senso potrei valutare la proposta di una casa editrice seria, ma solo se fosse veramente intenzionata a pubblicizzarlo come si deve.

Ho inviato il libro a due case editrici.

Da una ho ricevuto una manifestazione d’interesse, ma a conti fatti mi offriva, a pagamento, ciò che la mia piattaforma di autopubblicazione mi ha offerto gratis, quindi ho declinato l’offerta.

La seconda si è data 90 giorni per darmi una risposta, ne mancano ancora 60; vi farò sapere.

Cosa pensa del panorama editoriale italiano?

Premetto di essere nuova di questo mondo, quindi, non ho la conoscenza necessaria per poter rispondere esaustivamente a questa domanda.

Da quello che ho potuto vedere le case editrici succhiano tutto il guadagno della tua fatica e, a meno che tu non sia Stephen King, con tirature abnormi, attaccato non ti resta quasi nulla di guadagno.

Ho inviato decine di mail a tutte le librerie di Milano che organizzano presentazioni di libri, ma i pochi che si sono degnati di rispondermi, non prendono in considerazione testi autopubblicati ma solo libri editi da case editrici.

Ho quindi tentato anche con la libreria di Peschiera del Garda, ma anche lì nessuna risposta, nonostante sia una realtà piccola.

Io credo si debba dare spazio ai giovani scrittori, ma vedo che le librerie già traboccano di libri, quindi capisco vi sia un problema di iper produzione di testi.

Perciò direi che, probabilmente, si dovrebbe investire in figure professionali che valutino i manoscritti con grande attenzione, poiché non è detto che un autore famoso scriva tutti libri belli.

Può accadere che un emergente batta un big e quindi si meriti di avere la chance di essere pubblicato.

E poi, francamente, vorrei tanto leggere cose di qualità, che facciano riflettere senza essere pesanti.

Va bene le Cinquanta sfumature di grigio, ma anche le 50 sfumature di pensiero sarebbero gradite. Ma questo non è un problema solo italiano, purtroppo è mondiale.

Come utilizza Internet ed i social network per promuovere la sua attività di scrittrice?

Premetto che prima di pubblicare non ho mai avuto un profilo Facebook, né utilizzato la rete per scopi di promozione personale.

Questo perché ho sempre ritenuto molto più appagante avere amici reali che mi chiamassero per raccontarmi la propria vita, piuttosto che avere un calderone dove tutti dicono tutto di tutti.

Il libro mi ha costretta a scendere in campo, ma sono ancora all’inizio del mio percorso di scoperta.

Per prima cosa ho creato (da sola, senza avvalermi di professionisti del settore) un sito internet: www.ellymanzoni.jimdo.com, in cui mi presento e introduco anche la mia opera. Dal sito è poi possibile accedere direttamente alla sezione dedicata al blog del libro nella quale i lettori possono lasciare liberamente i propri commenti (da me molto apprezzati!).

Di seguito, ho aperto una pagina Facebook che ha il titolo del libro Dal fachiro al 730 nella quale aggiorno la situazione della sua distribuzione e le collaborazioni che intreccio.

Prossima tappa è interagire con altri blogger (cosa che, grazie a te, sto facendo ora) e rendere più attrattiva la mia pagina Facebook, trovando il tempo di aggiornarla più spesso.

Giorgia Penzo

Oggi, miei cari lettori, con l’intervista a Giorgia Penzo faremo un’altra veloce incursione nel mondo degli scrittori emergenti.

Buona lettura!

Come nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce sui banchi di scuola. Le materie umanistiche mi appassionano da sempre e ancora adesso le mie letture preferite sono in prevalenza di saggistica.

Al di fuori dei compiti a casa, ho iniziato a scrivere per passare il tempo e per sfogarmi nelle giornate no. Poi, negli anni del liceo, quasi per gioco, ho cominciato a partecipare ad alcuni concorsi letterari. Sono stata scelta per far parte di diverse pubblicazioni collettive e da lì ha avuto inizio questa bellissima avventura.

Come influisce sul tuo stile la tua forma mentis giuridica?

L’università mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze, arricchire il dizionario, organizzare i pensieri e affinare la tecnica di ricerca. Più che sullo stile, ha influito maggiormente sul metodo della raccolta degli elementi utili alla costruzione di una storia.

Da dove trai lo spunto per i tuoi scritti?

Principalmente dalle mie passioni, ovvero dai giochi di ruolo, dal cinema, dalla storia, dall’arte e dal mondo del sovrannaturale.

In che modo utilizzi Internet per promuoverti come scrittrice e quali frutti ha portato la tua strategia di marketing online?

Dal momento che finora ho pubblicato con piccoli editori, l’auto-promozione online si è rivelata decisiva per farmi conoscere.

Utilizzo, principalmente, i canali dei social network più famosi (Facebook e Twitter) e quelli dedicati ai libri (Goodreads e aNobii).

Ho collaborato con diversi blog letterari e ne curo uno io stessa dove, oltre ad aggiornare sulle mie uscite, posto anche articoli personali.

Cosa pensi del sistema editoriale italiano?

Si scrive moltissimo, si pubblica tanto, si legge troppo poco.

I grandi editori italiani puntano sul chick lit, il romance e il thriller perché rappresentano i generi maggiormente letti e di conseguenza i più venduti. In questo momento penso che scrivere altri generi (apprezzati, ma non abbastanza commerciali) infici un po’ la possibilità di essere notati e arrivare al grande pubblico.

Quando si scrive per passione questo è un dettaglio che non importa, ma se in ballo c’è la grande editoria allora la passione passa in secondo piano. Le maggiori case editrici pubblicano, giustamente, solo quello che può portar loro profitto.

Preferisci pubblicare un ebook o un hardcover?

Credo che un autore che sostiene che non ci sia differenza tra i due supporti non sia del tutto sincero. Personalmente pubblicare in formato cartaceo mi dà più soddisfazione. L’ebook è, comunque, uno strumento preziosissimo, più immediato e diretto della brossura.

Quali consigli daresti ad una persona che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

Consiglierei di armarsi di costanza e tanta pazienza, non farsi abbattere dai “no” e dalle delusioni che inevitabilmente arriveranno, di non pagare mai per pubblicare e, infine, di credere fino in fondo nel proprio sogno.

Attualmente, riesci a mantenerti con la scrittura o hai anche un altro lavoro?

In Italia mantenersi con la sola attività di scrittore è un’utopia, un miraggio che pochissimi fortunati trasformano in realtà.

Attualmente, sono educatrice di nido d’infanzia. È una professione che adoro e che mi dà parecchi stimoli. Spero di affiancarla alla mia attività da scribacchina il più a lungo possibile. 🙂

Il mondo dell’editoria visto con gli occhi di uno scrittore emergente: Ben Apfel

Oggi, miei cari lettori, vi propongo un’analisi dell’attuale mondo dell’editoria vista dalla prospettiva del blogger e scrittore Ben Apfel.

Chi mi segue da un po’ di tempo conosce senz’altro questo autore che ho già intervistato due volte su questo blog, poiché tra tutti coloro che mi hanno rilasciato un’intervista è uno di quelli che, al momento, sta avendo più successo nella realizzazione del suo progetto.

Buona lettura!

Com’è il rapporto tra te ed il tuo attuale editore? Come ha influito la sua visione sulla prosecuzione del tuo blomanzo?

Posso dirti che col mio nuovo editore vi è, finalmente, un rapporto vero, basato su una stima reciproca che per una volta non è “di pura facciata”. E non è poco se si considera che, oggi, sempre di più il rapporto editori/autori si fonda sul tentativo dei primi di forzare i secondi ad intraprendere i percorsi da loro ritenuti più remunerativi con buona pace della eventuale poetica degli scrittori.

Ragion per cui la sua influenza sul blomanzo non può che essere espressa in termini emotivi.

“Vuoi davvero sapere come ci si sente a completare un progetto editoriale sapendo che verrà pubblicato?”.

🙂

Come mai tu ed il tuo editore avete optato per un ebook e non avete pensato a dare al tuo blomanzo una vita su carta?

Come si dice in questi casi: “Grazie per la domanda”.

Dato per assunto che l’ebook, che una volta era considerato il terribile futuro del libro, è oramai quasi ovunque il presente, a questa tua domanda risponderò solo in termini di costi e benefici: green.

In qualunque campo tecnologia e innovazione non prescindono più dai costi sostenuti dall’ambiente ed, onestamente, ignorarli per il piacere romantico dei nostalgici della carta in un Paese con più del 12% di analfabetismo (di ritorno, n.d.r.) sarebbe una barzelletta. Purtroppo, l’ennesima.

Ma seppure la questione ambientalista non fosse rilevante, con l’ebook i costi di produzione per gli editori scendono notevolmente ed allo stesso tempo il bacino d’utenza si espande in maniera inverosimile. Ed ecco che quanto è risparmiato per la stampa ha motivo di essere reinvestito nelle traduzioni.

È un’equazione semplice e, a mio modo di vedere, vincente.

Chi non può proprio fare a meno del supporto cartaceo si prepari, in futuro, a pagare all’editore un prezzo molto più alto per la vita dell’albero da cui si estrae la materia prima per la carta.

“Perché ripulire una coscienza dovrebbe essere un’operazione a buon mercato?”.

In passato avevi già avuto a che fare con delle case editrici? Quali differenze hai notato tra il rapporto di allora e quello attuale? Che tipo di libri avevi pubblicato?

Sì, ho avuto a che fare con alcune case editrici. Sulle differenze tra questa e le altre ho accennato prima, ma insisto su un aspetto.

Bisogna che le menti degli editori siano giovani, libere ed aperte, e che abbiano l’ambizione di crescere senza doversi conformare alle vecchie regole, rivelatesi fallimentari, del “marketing editoriale” ed abbiano la certezza di saperlo fare proprio grazie ai nuovi strumenti di cui possono disporre oggi.

Che tipo di libri ho pubblicato in passato? Saggi, romanzi… tutto ciò che ho ritenuto importante dire nel dato momento col registro, a mio avviso, più efficace.

Molti blogger che ti seguono sono aspiranti scrittori. Quali suggerimenti daresti loro sul comportamento da tenere con gli editori e sulle questioni editoriali?

Come ho già detto poc’anzi i giovani autori devono salvaguardare le proprie idee avendo cura di farle crescere.

L’editore grande o piccolo che sia non è mai in cerca di un libro quanto di un autore. Insomma, non se ne fanno nulla dell’uovo, sono allevatori di galline. Solo assicuratevi di avere sempre il diritto di razzolare in libertà ed evitate le batterie come la peste se non volete che le vostre uova siano insipide e quadrate.

C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere sul mondo dell’editoria e sulle questioni editoriali?

Non so… all’estero (Ben vive a Berlino, n.d.r.) il dibattito carta/digitale sta scivolando via come quando hanno fatto fuori la benzina normale e introdotto quella senza piombo.

La questione è dibattuta soprattutto in Italia e, visti i numeri in ballo, consiglierei ai nostri colossi dell’editoria di licenziare i loro esperti di comunicazione.

In quel campo scrivere nel curriculum: “Sono nel campo da 50 anni”, non è esattamente il massimo. Ma l’Italia è il paese dei vecchi ed a una certa età, da noi, si sa, il culo diventa pericolosamente appiccicoso.

Aggiungo: attorno a voi è tutto nuovo, osservate, studiate, ideate come si faceva una volta nel Bel Paese.

L’editoria, a tuo parere, ha un futuro roseo davanti a sé oppure intravvedi delle ombre sul suo modello di business? Che strada dovrebbe intraprendere?

Anche a questa domanda ho risposto qui sopra. La strada non è semplice. Niente lo è. Si tratta di avere il coraggio di buttare via i vecchi modelli e accollarsi dei rischi calcolati. Qual è il senso della locuzione “rischio d’impresa”? Qualche editore se lo ricorda?

Internet è una risorsa o una minaccia per gli editori?

Internet è un’incredibile risorsa.

Facciamo un piccolo esperimento mentale, cari amici editori:

  • Ritornate con la mente al 1987 quando stavate pensando di aprire una casa editrice con la mente piena di dubbi e di problemi da risolvere.

  • Se qualcuno in quel momento vi avesse detto: “Credi che avresti meno problemi se potessi raggiungere milioni di potenziali lettori pigiando tre tasti? E se potessi raggiungere milioni di scrittori? E se potessi non pagare la stampa dei libri?

  • La risposta, allora, sarebbe stata una grossa risata con quel fondo d’isteria che connota la fine del sogno allorquando s’è smesso di fantasticare e ci si ritrova immersi fino al collo nella realtà.

Qual è il vostro punto di vista riguardo al mondo dell’editoria, miei cari lettori? Fatecelo sapere con un commento in modo che si possa dare il via ad un bel dibattito. Grazie.

Ben Apfel

 

Sono passati diversi mesi da quando intervistai per la prima volta Ben Apfel autore del blomanzo: Fare fuori la Medusa.

Ben che, attualmente, vive a Berlino, da allora ne ha fatta di strada. Per questo motivo ho deciso di intervistarlo di nuovo per fare il punto della situazione.

Che fine hanno fatto i tuoi personaggi? Continuano a vivere sui social network su cui avevano aperto il loro profilo?

I personaggi che avevano trovato alloggio tra i liberi spazi di alcuni “social” sono stati usati per testare l’appeal di alcune idee e degli approcci complementari al racconto. Ma gestirli tutti da solo, come puoi ben immaginare, può portare alla “dissociazione” ed in alcuni casi alla schizofrenia.

Scherzi a parte, solo il personaggio di Nico è rimasto a lavorare su un social. Non fosse altro perché la sua presenza su Instagram è stata particolarmente apprezzata. Più di quella di Massi su Twitter, per fare un esempio.

Hai trovato, infine, un editore disposto a pubblicare il tuo scritto?

Il contratto con un editore per Fare fuori la Medusa è arrivato presto. Prima che si arrivasse alla metà del racconto.

I dettagli non li svelo qui perché non posso. Ma mi piacerebbe parlarne la prossima volta che vorrai intervistarmi. In quell’occasione vorrei dissertare anche di questioni editoriali e di editori.

Posso, però, dire fin da subito che Fare fuori la Medusa avrà una seconda vita come “ultraebook”, cioè un ebook stracarico di contenuti extra e mille e più possibilità di fruizione dell’opera. Un viaggio attraverso i suoi “strati” con la possibilità di fruirlo passo dopo passo insieme allo scrittore (odio parlare di me in terza persona ma qui è utile). Al suo interno si troveranno contenuti multimediali d’ogni genere, ivi comprese interviste ed immagini esclusive relative al blomanzo.

Ma l’idea più forte resta quella di una traduzione in lingua inglese che frullerà Luca e Nico ben al di fuori dei confini italiani per proiettarli nell’orbita di milioni di nuovi lettori.

Ci puoi, per favore, anticipare qualche tuo progetto futuro?

Naturalmente ho, per così dire, aperto nuovi cantieri.

Qui a Berlino stiamo preparando il reading recitato e musicato di Fare fuori la Medusa con Fabrizio Luccitti (autore del brano “Polaroid” che chiude il blomanzo, n.d.r.) e Daniela Lucato, valente attrice con cui ho collaborato in passato.

In secondo luogo è in uscita sui soliti canali, l’ebook di una raccolta di racconti dal titolo: “Macchine“, ormai è questione di settimane, forse giorni, prima che faccia la sua comparsa ufficiale nei luoghi preposti.

Per questi racconti la versione inglese è già pronta e non vedo l’ora di testare la tenuta del mio stile letterario e delle mie idee presso i lettori anglofoni di tutto il mondo.

Infine, il blog in cui è nato Fare fuori la Medusa resterà vivo. Anzi, verrà ravvivato con punture di adrenalina, se necessario, perché sia pronto ad accogliere una nuova storia: il mio secondo blomanzo.

Sulla trama non ti anticipo nulla se non che i personaggi, come me, sono assolutamente fuori di testa.

Ah, il magnifico logo di Madrigal resterà sul blog a garanzia della qualità dei prossimi blomanzi.