Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Come Creare Un Opt-in Form Per La Tua Fanpage Di Facebook Con MailChimp

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come creare un Opt-in form per la tua fanpage di Facebook con MailChimp.

Nell’ultimo post ti ho parlato degli strumenti che devi assolutamente utilizzare per attirare il tuo cliente ideale. Tra di essi ho indicato la mailing list e la newsletter.

Quest’ultimo strumento è molto importante poiché ti permette di creare un rapporto di fiducia con i tuoi follower, di posizionare nella loro mente l’idea che tu sei la soluzione al loro problema e, dulcis in fundo, di vendergli il tuo prodotto o servizio.

Dai primi di febbraio sono alle prese con la creazione della mia newsletter e quindi ti posso fornire qualche utile consiglio che ti semplificherà la vita, se anche tu vorrai seguire il mio esempio.

Buona lettura!

MAILCHIMP

Poiché questo blog è stato realizzato con WordPress.com giocoforza ho dovuto utilizzare come autoresponder MailChimp, giacché è l’unica soluzione possibile, se si adotta questo tipo di piattaforma.

Questo autorisponditore è semplice da utilizzare, è gratuito fino a quando non superi i 2.000 iscritti alla tua mailing list (per questo motivo ti consiglio di eliminare periodicamente gli iscritti inattivi da lungo tempo, n.d.r.) e ti permette di spedire gratis fino a 12.000 email ogni mese.

Tanta roba, vero?

Superati questi confini oppure se vuoi automatizzare la tua sequenza di email per il lancio di un tuo prodotto o servizio devi passare al servizio a pagamento.

L’OPT-IN FORM

Per la realizzazione dell’Opt-in form di un sito web o di un blog WordPress.com mette a disposizione il MailChimp Widget, che trovi nel pannello di controllo sotto la voce widget che ti appare quando clicchi su Personalizza.

Facile da utilizzare ha, però, un grosso limite: ti permette di creare un pop-up banner che viene visualizzato dal visitatore del tuo sito solo quando vi atterrà per la prima volta.

Se lo chiude per visitare con calma il tuo sito web, non lo rivedrà più.

Alla visita successiva, infatti, il banner non gli sarà più mostrato per via di un cookie tecnico (il mio consiglio è di ritardare di qualche secondo l’apparizione del pop-up in modo da aumentare le possibilità che il visitatore s’iscriva alla tua newsletter, n.d.r.).

Questo di per sé non sarebbe un problema, se si potesse posizionare un Opt-in form fisso anche, a destra, sulla barra laterale del blog.

Senonché tale soluzione su WordPress.com è impedita ed è logico, se ci pensi, che sia così poiché vi è già il modulo con cui chi è interessato ai tuoi contenuti può lasciare il suo indirizzo email per essere aggiornato ogni volta che pubblichi un nuovo post.

Attenzione, però, perché quest’ultimo widget ti permetterà di crearti il tuo pubblico, ma non il tuo mercato visto che i dati di contatto di chi s’iscrive non ti vengono comunicati, per cui non puoi crearti la tua mailing list.

Per superare questo ostacolo io ho creato una pagina dedicata denominata Newsletter dove invito, colui che è interessato agli argomenti di cui tratto nel blog e vuole ricevere, in via esclusiva, anche contenuti diversi (Report, eBook ecc.) dal semplice aggiornamento sull’ultimo post pubblicato, ad iscriversi alla mia mailing list attraverso la mia fanpage su Facebook.

A proposito, se quanto hai letto fin qui ti è piaciuto, perché non ripaghi il mio sforzo iscrivendoti alla mia newsletter!  🙂

COME CREARE UN OPT-IN FORM PER LA TUA FANPAGE DI FACEBOOK

Per prima cosa, dopo che ti sei iscritto, la procedura guidata di MailChimp ti fa creare la tua newsletter (denominazione, layout, ecc.).

Il passo successivo è quello di creare la propria lista di contatti. Per far ciò devi cliccare su Lists, se hai già creato la tua bozza di newsletter essa ti apparirà sulla tua sinistra mentre alla tua destra troverai il pulsante Stats.

Lists MailChimp

Clicca sul suddetto bottone e vedrai apparire un menu a tendina.

A questo punto, non devi far altro che cliccare su Signup forms ti si aprirà una pagina con diverse voci, identica a quella che vedi qui sotto.

Signup forms di MailChimp

La prima denominata General Forms è molto importante perché ti permette di modificare, a tuo piacimento, gli Opt-in form e le varie email automatiche che seguono al processo di iscrizione o di disiscrizione alla tua mailing list (utilissima la funzione per tradurre automaticamente in italiano i testi di default dei vari form, n.d.r.).

Ma torniamo al tema principale di questo articolo e cioè come creare un Opt-in form per la tua fanpage di Facebook.

Bene! Scorrendo dall’alto verso il basso la pagina di cui sopra, arriverai alla funzione che ti permetterà di creare il modulo d’iscrizione alla tua newsletter da mostrare sulla tua pagina fan.

MailChimp Facebook Form

Da qui in poi è una passeggiata, infatti, MailChimp ha reso la procedura molto semplice, quindi non mi dilungherò ancora in ulteriori spiegazioni.

Aggiungerò solo tre cose:

  • Se avrai seguito correttamente le istruzioni di MailChimp, apparirà sulla tua fanpage la busta che vedi nell’immagine qui sotto con l’invito ad iscriversi alla tua newsletter.

Facebook Form per l'iscrizione alla newsletter

  • Ricordati che hai la possibilità di mostrare a colui che si vuole iscrivere alla tua mailing list l’Opt-in form come appare sul tuo sito web o blog oppure puoi contestualizzare meglio il tutto dandogli un look alla Facebook come ho fatto io.

Facebook look Opt-in form MailChimp

  • Fai sempre un test di prova per vedere se tutto funziona correttamente.
CONCLUSIONE

Grazie a MailChimp, anche se sfrutti per il tuo sito web o blog la piattaforma WordPress.com, puoi crearti seguendo la procedura che ti ho appena descritto la tua mailing list, strumento che non può mancare in una moderna strategia di marketing.

Il punto è che per aumentare le possibilità che qualcuno s’iscriva alla tua newsletter dovrai giocare d’astuzia e sfruttare la tua fanpage su Facebook.

Questa soluzione, se a prima vista ti può sembrare un limite, in realtà è una grande opportunità per utilizzare, a tuo vantaggio, le enormi potenzialità di ingaggio della tua pagina fan.

Se sarai creativo ed accorto, raccoglierai attorno a te una community di fan che contribuirà col suo entusiasmo e supporto al tuo successo.

Per oggi questo è tutto, mio caro lettore.

Non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima ti invito ad iscriverti alla mia newsletter, se non lo hai già fatto, e se l’articolo ti è piaciuto e lo hai trovato utile, per favore, condividilo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come scegliere il nome per la propria attività

 

Il naming, ovvero la scelta del nome della propria azienda, del proprio prodotto o servizio, non è un’operazione facile così come può sembrare a prima vista.

Infatti, molti aspiranti imprenditori non fanno una ricerca preliminare su Internet per capire se qualche altra azienda, attività o brand utilizza, già, il nome prescelto per farsi riconoscere dal proprio target di riferimento.

Diverse volte mi è capitato di essere contattato da un cliente che voleva il mio contributo come project manager per seguire la realizzazione del sito web aziendale oppure per organizzare la sua presenza sui vari social network e scoprire che il dominio da lui desiderato era occupato da un’altra azienda oppure che Facebook non mi permetteva di aprire una pagina fan con la denominazione prescelta poiché già aperta da qualcun altro che non necessariamente era un concorrente del mio cliente.

Il caso più complesso che mi è capitato di dover affrontare riguarda il progetto musicale dei Who Is That DJ di cui ho parlato in questo articolo.

I due dj, che si presentano in scena mascherati, avevano scelto di chiamare così il loro gruppo perché si erano immaginati la seguente scena: un ragazzo partecipa ad un loro evento musicale e rimane particolarmente colpito dalla musica proposta durante il dj set da chiedere a chi gli sta vicino “Chi è quel dj?”. Domanda che in inglese si traduce così: “Who is that dj?”.

Inizio il mio lavoro e scopro che su Facebook, il social più idoneo per intercettare gli amanti della EDM (Electronic Dance Music, n.d.r.) acquisendo così numerosi fan in modo da farsi notare da dj più famosi, etichette discografiche, organizzatori di eventi, promoter, discoteche e riviste di settore, tale denominazione è utilizzata da un competitor americano che ha creato una società la quale fornisce dj per diversi tipi di eventi che si svolgono in tutto il Nord America. Un mercato molto appetibile che genera un gran ritorno d’immagine poiché in questo periodo l’EDM, laggiù, fa tendenza.

Così sono costretto, essendo arrivato a progetto già avviato e con delle tracce musicali pubblicate sia su SoundCloud, il servizio gratuito utilizzato da moltissimi musicisti per promuoversi, sia da due label straniere, ad aprire una fan page con l’acronimo: WTDJ. Infatti, cambiare il nome non era più proponibile in quanto avrebbe generato confusione e gettato alle ortiche il lavoro sviluppato dalle etichette discografiche.

A questo punto, per evitare sorprese in vista di una futura realizzazione del sito web dedicato al gruppo, faccio la ricerca che avrebbero dovuto fare i due dj prima di partire col loro progetto e scopro, con notevole disappunto, che il dominio wtdj.com è occupato da una società cinese, mentre è libero quello whoisthatdj.com.

Infatti, il competitor americano di cui ho parlato poc’anzi aveva acquistato il dominio: whosthatdj.com.

Ovviamente, i ragazzi procedono all’acquisto dell’unico rimasto libero. Scelta comprensibile ma che, a mio parere, potrebbe comportare futuri problemi sul mercato statunitense.

In conclusione, io consiglio vivamente a tutti coloro che vogliono lanciare un progetto di creare, prima di tutto, un elenco con le possibili denominazioni dell’azienda o del brand che si vuole promuovere.

Successivamente, fate una ricerca con un servizio come quello messo a disposizione da Spazio Web per capire se qualcuno ha già acquistato un dominio che utilizza uno dei nomi presenti nella vostra lista. Se ne avete la possibilità acquistate subito ciò che è rimasto libero anche se non avete in programma di realizzare o farvi realizzare, a breve, un sito web istituzionale.

Oggigiorno, acquistare un dominio ha un costo di pochi euro e vi evita spiacevoli future sorprese che vi costringerebbero a spese superiori per modificare la vostra brand identity.

Infine, controllate che il nome da voi prescelto non sia utilizzato da altri come denominazione di una pagina fan o di un profilo sui social network su cui volete essere presenti.

Fatto tutto ciò potete iniziare a costruire la vostra corporate identity cioè sito web, biglietti da visita, brochure e quant’altro dovrà rappresentare la vostra immagine.

Questi sono i miei suggerimenti su come scegliere il nome per la propria attività. Se qualcuno di voi, miei cari lettori, ne ha degli altri vi invito a condividerli con tutti noi commentando questo mio articolo. Grazie.

 

Una pagina Facebook ben gestita: Hello Bank!

Oggi, miei cari lettori, vi parlerò della fan page su Facebook di Hello Bank!, banca digitale del gruppo BNL BNP PARIBAS. 

Già il nome scelto per questa nuova realtà suscita in me gioiosi ricordi poiché mi riporta alla mente il mitico cartone animato Hello! Spank. 

La prima impressione che ho avuto, una volta, giunto sulla suddetta fan page è stata molto positiva. Infatti, vi ho trovato un ambiente fresco e ben seguito. Gli articoli proposti ai visitatori, tratti dal blog del sito aziendale, sono attuali e, soprattutto, danno loro valore aggiunto, poiché non riguardano solo i servizi bancari proposti alla clientela o la gestione del risparmio, ma anche argomenti come gli strumenti online per creare un CV più efficace o il bike sharing. Il tutto accompagnato da post con interessanti infografiche.

Visto che è una pagina giovane, nel senso che è attiva da pochi mesi, mi sono preso la briga di scorrerla fino alle sue origini per cercare di capirne le strategie di comunicazione. 

Da quel che ho visto mi sono reso conto che lo staff preposto alla comunicazione digitale sa il fatto suo. Alcuni dei suoi membri, tra l’altro, ci vengono presentati attraverso i video.

La fan page è incentrata sul cliente attuale e potenziale. Il linguaggio utilizzato è targetizzato sull’utente di Facebook. Il che vuol dire che la comunicazione è virata sull’infotainment in modo da informare, educare e, contemporaneamente, divertire chi trascorre del tempo sulla pagina.

Ovviamente, essendo nata da poco Hello Bank! si trova ancora in una fase di rodaggio. Quindi è facile imbattersi in post contenenti i reclami dei clienti per i disservizi subiti: la maggior parte dei quali riguardano i tempi di attivazione del conto corrente.

Peccati di gioventù che seguendo il flusso dei commenti postati dagli utenti si evince essere in fase di soluzione.

In conclusione, la pagina che ho analizzato è nel suo complesso ben strutturata, ha un tono leggero e tratta argomenti noiosi, ma essenziali per imparare a gestire il proprio bilancio, con un taglio giovanilistico volto a catturare l’attenzione della generazione digitale, ma non solo. È seguita da uno staff ben preparato e molto disponibile. Ed è, a mio avviso, un utile strumento di educazione finanziaria.

Come non gestire le lamentele attraverso la propria pagina Facebook

Di recente, ho avuto un problema con la Vodafone, operatore telefonico a cui sono legato da anni e con cui mi sono sempre trovato bene.

In breve, i fatti sono i seguenti. Il 6 dicembre 2013 fui contattato da una commerciale del servizio business che mi propose il passaggio ad un piano telefonico più vantaggioso rispetto a quello che stavo utilizzando. Feci presente alla gentile signorina del call center che non erano ancora passati i due anni dal mio ultimo cambio di piano tariffario quindi avrei aderito alla proposta solo nel caso in cui non mi fosse stata addebitata la penale prevista dal contratto in essere.

L’operatrice mi garantì che non mi sarebbe stata addebitato nessun costo oltre i € 19,00 per il cambio tariffario. Convinto accettai di fare il passaggio.

Nel medesimo giorno contattai il servizio clienti aziendali della Vodafone per chiedere una spiegazione sul nuovo piano e di nuovo, chiesi alla mia interlocutrice la conferma della non applicazione della penale per la cessazione anticipata della vecchia tariffa. Ancora una volta venni rassicurato sul fatto che non vi erano penali da pagare.

In questi giorni mi è arrivata la bolletta e con mio stupore ho scoperto che la penale oggetto della discussione di allora mi era stata addebitata. Chiamo subito il servizio clienti aziendali che mi dice che sono consci del problema che ha colpito tutti i clienti che hanno aderito al nuovo piano. Questo disservizio, ho scoperto più tardi parlando con un altro operatore, è stato causato da un bug nel sistema informatico dell’azienda.

La soluzione prospettatami era quella di pagare la bolletta con l’importo errato e nelle bollette successive mi sarebbero stati riaccreditati i € 100,00 pagati in più rispetto a quanto dovuto.

Dopo averci riflettuto un po’ sono giunto alla conclusione che tale soluzione nascondeva un finanziamento involontario da parte mia e di tutti gli altri clienti vittime del medesimo disservizio alla Vodafone, la qual cosa non mi andava proprio giù.

Quindi contatto, di nuovo, il servizio clienti per chiedere l’emissione di una nota di credito a mio favore per quanto non dovuto. Mi viene risposto che la politica aziendale non prevede tale possibilità. Al che io ho risposto che non avevo nessuna intenzione di finanziare una ricca società telefonica che mi aveva causato un disguido in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo.

Conclusione: tutti gli operatori con cui ho parlato mi hanno dato ragione. Io non pagherò la bolletta attuale e salderò quanto effettivamente dovuto solo nella successiva. In pratica dovrò auto-tutelarmi giacché l’azienda non può venirmi incontro.

Tutta questa esperienza ha confermato l’opinione che nel corso degli anni mi sono fatto sugli addetti del servizio clienti aziendali della Vodafone: sono gentili e preparati. Ma mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca. 

A questo punto ho voluto fare un piccolo esperimento riproponendo il mio reclamo via Facebook e Twitter per capire come sarebbe stato gestito.

Per prima cosa ho visitato la pagina di Vodafone Italia su Facebook per capire cosa si diceva del disservizio che mi era capitato, visto che non ero stato l’unica vittima.

Con mia sorpresa l’azienda non aveva anticipato i clienti aziendali spiegando loro quello che era accaduto e la soluzione che aveva adottato per risolvere la cosa.

Molto strano visto che avevo saputo dagli operatori che avevano ricevuto l’input di contattare le vittime del disservizio prima che questi inondassero di proteste i call center.

Inoltre, non c’erano post di clienti infuriati per quanto gli era successo. Cosa ancora più strana.

La pagina principale della loro fan page è essenzialmente dedicata alla promozione dei prodotti. Ma se la si scorre con attenzione si noterà che diversi commenti ai post sono lamentele di clienti insoddisfatti a cui l’azienda risponde, il più delle volte, con un messaggio standard contenente il link ad un’app per la compilazione di un form al fine di inoltrare il reclamo al servizio clienti.

Le lamentele dei clienti si trovano in un settore più appartato. Quello dei messaggi all’azienda che risponde col messaggio standard di cui sopra. Ora, quest’area seminascosta se fosse utilizzata meglio potrebbe dare numerosi spunti per migliorare il servizio offerto. Attualmente, manca totalmente di empatia. Chi risponde al cliente non si immedesima nel disagio che esso subisce e la risposta standardizzata sortisce come unico effetto quello di far irritare ancora di più l’interlocutore portandolo ad abbandonare Vodafone. 

Tra l’altro alcuni ex clienti dell’operatore telefonico nei loro commenti evidenziano come una volta passati ad un nuovo operatore vengano molestati dai commerciali dell’azienda al fine di farli tornare sui loro passi.

Quindi ho agito nel seguente modo. Ho pubblicato il mio reclamo sulla pagina principale avvisando l’azienda che se non avessi ottenuto soddisfazione avrei continuato la mia battaglia sia online sia offline. Ho fatto ciò per capire come la situazione di crisi sarebbe stata gestita dai loro PR digitali.

Dopodiché ho fotografato il post e l’ho twittato con i seguenti hashtag: #VodafoneIT e #crisi. 

Risultati ottenuti in 24 ore: il post su Facebook è stato cancellato e il mio tweet non ha avuto risposta.

A questo punto la mia reazione è stata quella di twittare il mio disappunto per la cancellazione del post.

Risultato finale: nessuno dell’azienda s’è fatto vivo con me. In compenso ho catturato l’attenzione di diverse persone.

Ho voluto fermare qui l’esperimento poiché, ormai, era ovvio che il presidio dell’azienda sui social network era quasi inesistente ed inadeguato. 

A mio avviso, se un problema tecnico causa un disservizio a molti clienti si può ragionevolmente presumere che troverà una valvola di sfogo sui social network e che ciò danneggerà, se mal gestito, la reputazione del brand.

La soluzione migliore sarebbe stata quella di allertare il proprio ufficio di Pubbliche Relazioni per fargli monitorare la Rete e pubblicare sui vari social in cui si è presenti delle scuse, la spiegazione di ciò che era accaduto e la soluzione proposta dall’azienda per risolvere i problemi causati ai suoi clienti aziendali.

Se voi foste stati al posto della Vodafone come vi sareste mossi?

Tiziana Bezzi: Tao Yoga Dance

Per la mia prima intervista ho incontrato la nota Creative Director, Tiziana Bezzi, con la quale tra il 2004 ed il 2005 ho partecipato alla progettazione e realizzazione delle cerimonie di apertura e di chiusura dei FIS ALPINE WORLD CHAMPIONSHIPS – BORMIO 2005 – LOMBARDIA e degli UCI MOUNTAIN BIKE & TRIALS WORLD CHAMPIONSHIPS di Livigno.

Che cosa è Tao Yoga Dance ?

Tao Yoga Dance è un metodo, una via, una disciplina creata da me durante un lungo percorso, iniziato nel 1983, di studio e di insegnamento nell’ambito della danza e delle attività motorie per il benessere. La mia disciplina, nascendo da un cammino che ha inizio con i primi passi di danza uniti agli asana di Yoga, si arricchisce ogni giorno che passa, semplicemente attraverso la pratica e lo studio. Attualmente sto introducendo nelle mie sessioni: Tecniche Avanzate di Respirazione Yogica per il benessere fisico e spirituale. La mia ricerca, intesa come formazione perenne, contribuisce a fare luce sull’effetto dei molteplici traumi ossei e muscolari, e sulle dannose posture disfunzionali all’intero equilibrio psicofisico sia nelle arti performanti ed in molte pratiche sportive a livello amatoriale e/o agonistico, sia nella vita sedentaria a tutte le età, ed ha come obbiettivo il ripristino dell’equilibrio energetico e la rigenerazione del flusso vitale.

Qual è il tuo background professionale e culturale?

Dopo aver trascorso un’infanzia ed un’adolescenza da atleta, sperimentandomi a livello agonistico in diversi sport ad elevato stress “competitivo” (ad esempio lo sci, la ginnastica artistica e acrobatica), dal 1980 al 1995 ho studiato Danza Moderna e Contemporanea con numerosi insegnanti di significativa importanza per la mia formazione, tra i quali Robert Josè Pomper, Steve La Chance, Daniel Tinazzi, Brian Bullard, Garrison Rochelle, Maurice McGee e con alcuni di essi ho condiviso importantissime esperienze professionali come con il coreografo Paolo Gozlino (RAI, C.O.N.I.) ed il grande amico Henry Shaw di New York, che sono stati i miei più grandi esempi sul campo. Altri maestri, come Hal Yamanouchi per il Training dell’Attore, Marcel Marceau per il Mimodanza ed il maestro Diego Zanon per il Tai Chi-Chi Kung, mi hanno aperto le porte delle discipline interiori e delle arti marziali. Sin dall’infanzia, inoltre, ho praticato Yoga nei centri che mia madre ha diretto a partire dagli anni ’70. Da allora non ho mai smesso di esercitare questa disciplina seguendo i preziosi consigli di Spiritual Master e Yogi dall’India, tra cui il contemporaneo Acharya Shree Shankar, e di affermati insegnanti in ambito internazionale. Ho insegnato dal 1992 al 2004 presso il “Centro Sportivo Indalo” di Milano attività motorie per la terza età, applicando metodi Feldenkrais, Pilates e Yoga, ginnastiche formative per i bambini, Danza Moderna e Contemporanea per ragazzi e adulti, unendo sempre la mia passione per la danza alla creazione del benessere psicofisico per ogni età. Sono laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano con indirizzo in Estetica (tesi di laurea : “Libertà, disciplina e malattia in Vincent Willem van Gogh”), sono Tecnico Regionale Lombardia F.G.I. e Maestra di Sci F.I.S.I. Dal 1985 ho coreografato e diretto cerimonie d’apertura e di chiusura di importanti eventi sportivi a livello mondiale, e sperimentato, dal 1990 al 2000, l’incontro di danza e poesia per il Teatrodanza in Italia ed in Svizzera, creando favole ed opere multimediali. Attualmente, insegno a Milano presso il Tennis Club Lombardo in via Sismondi, 8 ed organizzo seminari di formazione per insegnanti di Tao Yoga Dance in Italia e all’estero.

Quale rapporto vi è tra la Tao Yoga Dance lo Yoga e le altre discipline meditative?

Tao Yoga Dance è un atto di consapevolezza, un allenamento alla concentrazione, è una pratica di meditazione dinamica, è un percorso di autoconoscenza attraverso l’attenzione e l’ascolto di sé e l’apprendimento di posture e di esercizi semplici ed efficaci, codificati sia nello Yoga, sia nel Tao Yoga tradizionali, sia nella danza. Si parte con una fase di riscaldamento presa dal Tai Chi-Chi Kung, Chi Kung significa pratica, che è d’aiuto nell’individuazione di eventuali blocchi energetici, nella facilitazione del loro scioglimento, e nella migliore gestione del proprio flusso vitale e creativo. Quest’energia primordiale, chiamata Chi, Kundalini Shakti o in altro modo, si attiva attraverso il respiro coniugato al movimento. La danza, invece, è l’aspetto più creativo, ed anche se vogliamo più rituale, sacro e devozionale, legato alla luce interiore, essa libera da attaccamenti e schemi rigidi. Il suo work-in-progress è un cammino individuale e di gruppo che accresce la consapevolezza e l’armonizzazione della struttura corporea, aumenta la flessibilità muscolare, scioglie le tensioni e riporta all’equilibrio psicofisico attraverso un percorso di salvaguardia e gestione della propria capacità di autoguarigione, ed è un sano allenamento al “buonumore”. Inoltre, obbiettivo della Tao Yoga Dance è quello di co-creare con lo studente ed approfondire durante le sessioni, elementi di base di pratiche corporee e tecniche terapeutiche motorie e respiratorie, arti curative e meditative di derivazione occidentale e orientale quali Yoga, Tai Chi-Chi Kung, Healing Tao, Do-in, Pilates e Danza Contemporanea oltre ad elementi pratici e conoscitivi di base degli antichissimi Mudra. Il risultato è una sequenza armonica di respiro e movimento che si adatta all’individuo di ogni età nel rispetto delle sue specifiche e personali capacità, fluente ed in perenne evoluzione conoscitiva, per arrivare ad uno stato di rilassatezza mentale e fisica rigenerante.

E’ possibile inserire la Tao Yoga Dance all’interno di una cerimonia o di uno spettacolo?

Sì, la Tao Yoga Dance può diventare davvero spettacolare… cerimoniale, cool. Fa parte della sua dimensione Tao.

Come hai utilizzato il web 2.0 per diffondere la filosofia della Tao Yoga Dance e quali risultati hai ottenuto?

Ho scoperto da poco le enormi potenzialità che può avere la Rete nella diffusione di un’idea. Sono solo all’inizio. Prima di creare la pagina di Tao Yoga Dance su Facebook, ad esempio, ci ho meditato 2 anni e mi sono posta diverse domande: a chi volevo che arrivasse il mio messaggio? Dove? Per quali motivi? Dopodiché ho cominciato a studiare i suoi contenuti, le immagini, una grafica chiara, delle minime informazioni utili, un linguaggio, la filosofia di pensiero che deve trasparire da una parola o da una fotografia. Una volta attivata la mia fan page gli strumenti di web analisi mi hanno permesso di scoprire molte informazioni riguardo a quale genere, età e personalità o cultura può interessare questa offerta.

FB ti ha permesso di entrare in contatto con realtà diverse dalla tua? Questi incontri virtuali hanno portato ad incontri nel mondo reale?

Essendo tutte le news ed i post della mia fan page scritti in inglese, la filosofia di Tao Yoga Dance si è diffusa in tutto il mondo. Ciò mi ha permesso d’incontrare in Rete persone con interessi simili ai miei, molti maestri, molte scuole che hanno il mio stesso entusiasmo nel condividere gli stessi messaggi, lo stesso intento ad avere cura della dimensione umana nella sua interezza, nei diversi cicli della vita, nella necessità di sollevarci dallo stress e dagli stili di vita nocivi, nello scambio di conoscenze nel campo del benessere, delle pratiche sportive e meditative. Da 2 anni, inoltre, sto collaborando con una Fondazione Internazionale che ha come obbiettivo di innalzare la coscienza dell’umanità attraverso la diffusione dello Yoga e della Meditazione, e di sviluppare progetti umanitari. Quest’iniziativa, nata dal web 2.0, si concretizza con incontri nel mondo reale con il Presidente ed i suoi fondatori che avvengono sia in Europa sia in India, e procede fluente, anche attraverso la Rete, verso la costruzione di spazi sempre più accessibili alla dimensione interiore e verso l’eliminazione del pensiero dualistico tramite la condivisione di valori universali eterni.

Se desiderate praticare Tao Yoga Dance, inserirla in un vostro evento oppure avere una consulenza sulla comunicazione web 2.0 contattatemi.