Antonio Luciano: Blogger-Copywriter

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti presento Antonio Luciano, blogger-copywriter di talento, dalla personalità poliedrica.

Il suo blog è ricco di contenuti interessanti e mi ha colpito sia per le interviste che ha fatto a diversi professionisti del web che per le risorse che mette a disposizione gratuitamente per tutti coloro che vogliono diventare blogger.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Vivo a Prato e ho 39 anni all’anagrafe, ma all’incirca 9 anni quando di tratta di fare content marketing.

Ho appena finito la pubertà a livello di intelligenza emotiva e credo di averne circa un centinaio o, perlomeno, sono quelli che sento quando cedo il passo alla misantropia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho fatto il collegio, ehm liceo classico, per poi diplomarmi alle magistrali, dopodiché sono finito a fare Scienze della Formazione, ma volevo fare Psicologia.

Si dice che i formatori siano un po’ coglioni e un po’ preti ma, fortunatamente, non sono religioso e poi faccio il blogger-copywriter.

Come ti formi attualmente?

Prediligo la formazione online sia per ragioni di tempo che logistiche, in Toscana, dalle mie parti, non sono mai stato appagato da nessun corso in aula, perciò sotto questo aspetto sono un immigrato digitale.

Ma la mia passione sono i manuali di letteratura con cui soddisfo parte della mia curiosità e del mio essere affetto da manie ossessivo compulsive. Cosicché fin quando non ho capito barra tradotto ciascun passaggio mi ci friggo il cervello. Insomma, è una roba parossistica da fuori di testa.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti a quella attuale?

Barista, cameriere, facchino, pulizie e traslochi, meccanico, commesso, formatore, fattorino, cuoco, parrucchiere, personal trainer, bagnino.

Qual è la tua attività attuale?

Blogger-copywriter ma non so quale venga prima, temo per giunta che l’una soffra rispetto all’altra di un complesso d’inferiorità accompagnato spesso da strane crisi d’identità.

Tuttavia mi sento di impersonare un gioco di ruolo più che una figura professionale e sembra persino divertente, almeno per il momento. Ma fondamentalmente sono una persona seria e uno specialista ancor più solido.

Come si svolge una tua giornata lavorativa tipo?

Wow! Premesso che non sono un mattiniero poiché soffro di pressione bassa e il cervello proprio non funge a quelle ore proibitive, per intenderci, per me le 8 corrispondono all’alba.

Prediligo, quindi, le lunghe ore notturne per lavorare.

Una mia giornata di lavoro finisce mediamente alle 23.30, ma non è raro che m’imbatta in puntate che si protraggono fino alle 4 del mattino.

Apro le danze alle 10.30 del mattino e lavoro non stop fino a notte fonda.

Diciamo che parto adagio al mattino per finire versione rock and roll a notte fonda.

Ho una lista di cose da fare e se non la chiudo non stacco, non esiste. Al limite posso avvantaggiarmi su quella del giorno dopo.

Se ho impegni imprevisti lavoro sempre preventivamente per non andare mai in debito né sotto. Meglio fare una cosa, oggi e adesso, in più che una domani in meno.

Una sorta di: “Chi vuol esser lieto e tranquillo negli impegni di lavoro sia, del doman non v’è certezza”, questo è il mio motto.

L’attesa nei tempi di lavoro non aumenta la stima né incrementa il desiderio. La parola ritardo non è certo femmina.

A mio avviso, invece, riduce le chance lavorative e l’autorevolezza.

Inoltre, ritengo la prontezza un motivo di plauso, professionalità e rispetto nei confronti della committenza.

Infine, è un vantaggio concorrenziale sui competitor.

Poi, de gustibus non disputandum est ci mancherebbe.

Sei freelancer o dipendente?

Freelancer ma non mi dispiace neanche l’altra modalità lavorativa.

Quando hai aperto il tuo blog?

Circa 5 anni fa.

Perché hai scelto la piattaforma Blogger invece di WordPress?

Desideravo avere una piattaforma integrata e sincronizzata di applicazioni direttamente in Google – e per me dove c’è Google c’è casa – senza dovermi loggare tutte le volte per accedere alle applicazioni e per cui la facilità di utilizzo a fronte della potenza delle prestazioni mi consentissero di giocarmela alla pari con i plugin di WordPress.

Inoltre, riscontrai sin da subito che in fatto di indicizzazione e altri fattori Blogger non era certo figlio di un dio minore rispetto a WordPress e che poteva essere egualmente professionale.

Tuttavia, credo che anche su quest’ultima osservazione dovrebbero essere interrogati gli altri e il fatidico mercato del lavoro ammesso che esso esista e non sia solo un’invenzione del sistema. Infine, Google mi dava più sicurezze di WordPress e sinceramente me le dà ancora.

Tant’è che in barba a chi diceva il contrario, il blog è rimasto mio lì dov’è, nessuno me lo ha sottratto e in 5 anni mai avuta una spesa né un problema grave o un imprevisto.

Inoltre, ti dirò di più sono recentemente passato al protocollo di connessione protetta HTTPS facendo tutto da solo senza grossi patemi e sbattimenti nonostante continui a vedere almeno per il momento pochi utenti WordPress che hanno intrapreso e portato a termine questo passaggio delicato.

Infine, volevo metterci le mani da solo e visto che all’epoca in fatto di web design ero a zero decisi di iniziare dalla piattaforma CMS più accessibile che mi desse la possibilità di apprendere senza spendere.

Secondo me questo è un punto decisamente a suo favore per chi intende come me lavorare sul personal branding sin nei minimi particolari per non finire per essere l’ennesimo uno, nessuno e centomila che ha un template troppo in uso, diffuso e quindi riconoscibile.

Ci tengo a precisare che sono comunque un appassionato di WordPress piattaforma software di “personal publishing” e content management system (CMS) sensazionale e meraviglioso che uso quotidianamente e con cui mi trovo alla grande.

Che ruolo riveste il blog nella tua strategia di acquisizione clienti?

Non esclusivo, anche se sarei curioso di rivolgere questa domanda proprio a loro, ai clienti. Spesso, persino, gli specialisti di settore sono restii a documentarsi, sfido gli altri target.

Tuttavia la mia strategia, al momento, prevede di scrivere sul mio blog solo per il piacere di farlo e per portare avanti i miei progetti di ricerca mentre scrivo per convertire e aumentare l’audience per altri blog e progetti multi-autore.

Scrivo molto e, spesso, confesso di avvertire come un senso di svuotamento per cui curare anche il mio blog ha richiesto una forte riduzione della frequenza di pubblicazione e dei ritmi di scrittura, ma lo amo molto e non potrei mai lasciarlo morire. Dopotutto, è il mio bonsai.

Sento che, oramai, è cresciuto e necessita di meno attenzioni ma continuo a dedicargli amorevoli cure, dopotutto è il mio portfolio online.

E il mio prodotto sono i contenuti e i servizi-format e le modalità testuali che offro. L’offerta formativa, poi, è la mia forma di digital marketing silente, un agente silenzioso ma dannatamente efficace.

Quali altri canali usi per acquisire clienti?

Punto e investo molto sulla content curation e a scrivere per quanti più blog possibili.

Requisiti richiesti e irrinunciabili:

  1. che io compaia come autore nella firma e non come ghostwriter;

  2. che siano progetti costruttivi sul breve e lungo termine e bada bene non ho menzionato il denaro!

Quali sono le differenze principali tra e-learning e web learning?

Premetto: lungi da me avere pretese accademiche e che per fare un lavoro completo sarebbe necessario partire da un’analisi della linea diacronica e sincronica di questi settori per cui mi limiterò a far emergere le differenze ponendoli a contrasto.

Cosicché mentre a definire l’e-learning ci pensa già e, oltretutto autorevolmente, Wikipedia, le Scienze della Formazione non offrono una disamina sul web learning.

Tra queste due branche dell’instructional design esistono differenze ma anche tante analogie.

Entrambe partono dall’assunto che sia necessaria una connessione Internet per poter fruire dei contenuti formativi.

Banalmente, per web learning s’intende l’erogazione e la fruizione di formazione attraverso il web.

Già da un’analisi più approfondita cambiano le modalità attraverso cui è possibile farlo in quanto l’offerta formativa si allarga inglobando al suo interno forme di apprendimento più libere che possono avere luogo e origine dagli ambiti online più disparati come i blog, gli ebook, i podcast, i video e tutti i formati che il web mette a disposizione per fare formazione.

Ambedue consistono nello svolgere dei percorsi formativi, tuttavia il web learning consente un processo formativo permanente e continuo non vincolato a un percorso prestabilito, condizionato e articolato in fase di design come l’e-learning. Esso può essere nomadico, rizomatico (ricerca formativa che procede per multipli, senza punti di entrata o uscita ben definiti, n.d.r.) e verificarsi in assenza di propedeuticità.

Per contro, invece, l’e-learning prevede l’uso di piattaforme che consentono al formatore-instructional designer di monitorare/controllare i discenti in formazione calibrando così interventi e azioni sul processo formativo sia in itinere che a posteriori per agevolare l’apprendimento e, infine, a corso concluso di misurarne la qualità.

Ancora, il web learning prende le mosse dall’auto-responsabilizzazione del soggetto in formazione.

Cosa inammissibile secondo i puristi i quali sostengono che in assenza di monitoraggio non si possa stabilire se vi sia stato o meno apprendimento.

Ma se faccio riferimento a soggetti per lo più interessati, salvo prodotti formativi totalmente inaffidabili, quando si pratica web learning sfido il perseguire a perdere tempo, cosicché automaticamente saremo portati a trovare fonti sempre più esaustive e affidabili per il bene della nostra formazione.

Perciò punto molto sul web learning per l’educazione degli adulti e la formazione permanente/continua alias life long learning. Credo che si tenda troppo a sottovalutare la nostra capacità di essere diventati ciò che siamo adesso attraverso l’auto-valutazione dei contenuti formali – non formali ed informali e di fatto minimizziamo questa nostra abilità innata che è avvenuta per lo più in assenza di misurazione da parte di formatori e instructional designer esperti.

Salvo che non si tratti di professioni ad alto tasso di responsabilità ritengo ci si possa affidare all’autoformazione con una certa tranquillità e approccio liberale. Non entro né sviscero volontariamente la spinosa questione delle certificazioni.

Concludo più semplicemente dicendo che entrambi possono finire i percorsi formativi con degli attestati più o meno riconosciuti.

Idem per il tutoraggio, servizio di affiancamento che offrono tutti e due.

In sostanza si può dire che il web learning rappresenti l’evoluzione dell’e-learning, ove il suo punto di forza e distintivo è quello di aver fatto uscire la formazione da un ambiente prettamente fatto di specialisti per offrire la possibilità a ciascun autore-specialista per mezzo dell’uso dei moderni web-media di divenire a sua volta un formatore afferente a un particolare ambito di trattazione alias nicchia online – come fai tu e faccio io, per esempio – di essere autorevole e di decidere di erogare formazione.

Ci dà la possibilità vicendevolmente di formarci da altri specialisti e di poter scegliere, a nostra discrezione, i prodotti/servizi e le modalità formative migliori per farlo.

Insomma, la formazione si è emancipata divenendo così non più appannaggio dei soli esperti di settore e si è mostrata alcune volte anche più valida e migliore.

Quali progetti hai per il futuro?

Crescere come copywriter e creare così contenuti magnetici che vendono, tanto convincenti da risultare quasi appiccicosi.

Darmi al podcasting formato su cui punto per fare formazione da più di 4 anni fa quando questo era misconosciuto e di cui già ne capivo l’importanza in tempi non sospetti a causa delle reminiscenze universitarie.

Poi, vorrei scrivere un libro sul blog come strumento per fare formazione e su un altro paio di ideuzze che ho maturato in merito a taluni format-modalità formative da inserire all’interno di un calendario editoriale per risultare così curato e gestito come si deve.

Approfondire le mie conoscenze in ambito web design e aprire un’agenzia di copywiriting.

Ancora, fare tanta formazione, crescere e… volli, volli sempre, e fortissimamente volli sempre migliorarmi!

Grazie, Federico, è stato un piacere risponderti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017

Oggi, mio caro lettore, ti darò qualche consiglio su come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017.

Ovviamente, spetta a te riempire di significato la parola successo. Per ogni persona, infatti, questo termine ha un valore diverso.

Io, qui, mi limiterò a indicarti alcune scorciatoie che renderanno il tuo percorso più agevole.

Iniziamo col dire che, nel 2017, sia che tu sia un disoccupato, che vuol sfruttare uno dei regimi agevolati della Partita IVA per crearsi la sua opportunità lavorativa, oppure un libero professionista, un artigiano, un commerciante o un imprenditore da tempo sul mercato non puoi più prescindere da Internet e dai Social Network.

E non rispondermi: “Il mio settore è differente”, “queste cose vanno bene per tutti gli altri ma non per me” oppure “ho sempre fatto così. Perché dovrei cambiare?”.

Queste sono solo delle giustificazioni per non uscire dalla tua comfort zone.

Se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene per cui non ti stai interessando a Internet e ai social, allora senza saperlo stai lentamente e inesorabilmente arretrando.

Certo, ora, la cosa non ti sta colpendo nel portafoglio, ma presto inizierai a subire i primi inesorabili contraccolpi di una crisi di mercato e in men che non si dica non avrai più le forze per reagire.

In pratica sei come quella rana che buttata viva in una pentola d’acqua fredda sotto cui è stato acceso un fuoco, dapprima si gode il nuovo “stagno”.

Successivamente, quando l’acqua si fa tiepida inizia a provare un po’ di fastidio, ma non salta fuori dalla pentola poiché ritiene di poter sopportare la cosa.

Infine, quando l’acqua si fa troppo calda non ha più le forze per saltare fuori e portarsi in salvo. Quindi non le resta che lasciarsi morire.

Ti ricordi di Mivar, il più importante costruttore italiano di televisori degli anni ’80?

Beh, prima dell’avvento delle TV a schermo piatto aveva una grossa fetta del mercato italiano. Però, non avendo abbracciato per tempo il cambiamento dei gusti dei suoi clienti, dall’oggi al domani, l’azienda si è trovata espulsa dal mercato e ha dovuto chiudere i battenti.

A onor del vero, a un certo punto, la Mivar ha provato a inserirsi nel nuovo mercato ma era troppo tardi per farlo.

Quest’azienda, come la Kodak, Blackberry, Nokia e tante altre, soffriva di un terribile male la miopia di marketing.

Ora, per non subire il loro stesso destino (se sei già da tempo sul mercato, n.d.r.) oppure per non buttare via i tuoi soldi (se solo adesso ti stai affacciando al mondo del business, n.d.r.) devi sfruttare Internet per acquisire nuove competenze e analizzare il tuo mercato.

La Rete è un ottimo strumento per formarsi in modo permanente.

Se hai soldi ci puoi trovare degli ottimi corsi che ti permetteranno di fare il salto di qualità.

Se, invece, non hai molti soldi a disposizione, dovrai armarti di santa pazienza e setacciare l’oceano di risorse gratuite presenti nel web alla ricerca di quelle perle che potrai applicare al tuo business, ovviamente, dopo averle adattate al tuo caso specifico.

Per quanto riguarda, invece, l’analisi del mercato in cui operi o vorrai operare hai la possibilità di sfruttare diversi strumenti.

Oltre a Google e ai tool a lui connessi (Keywords Planner, Google Trends, Google Suggest), ti consiglio di sfruttare Answer The Public.

Questo strumento, di facile utilizzo, ti permette di scoprire con quali correlazioni di parole chi utilizza Google cerca la parola chiave o di individuare nicchie particolari oppure di focalizzarti sugli effettivi bisogni delle persone.

Prendiamo, ad esempio, Partita IVA come parola chiave e selezioniamo IT (Italia, n.d.r.) come paese in cui individuare le query di ricerca.

In pochi secondi Answer The Public ti mostrerà le chiavi di ricerca utilizzate dagli italiani che sono correlate alla suddetta parola chiave.

A questo punto, potrai usare questi spunti per scrivere dei post per il tuo blog che rispondano alle chiavi di ricerca che hai intercettato oppure per creare dei sondaggi con SurveyGizmo in base ai bisogni individuati correlati al prodotto o servizio che offri sul mercato.

Nel primo caso il tuo obiettivo sarà quello di acquisire traffico verso il tuo blog e autorevolezza agli occhi delle persone che effettuano una determinata ricerca su Google, Bing & co.

Nel secondo caso dovrai creare un questionario che ti permetta di capire quanto le persone siano consapevoli del loro bisogno, desiderio o problema, quanto forte sia in loro la volontà di risolvere la questione, infine, se e quanto sono disposti a pagare la tua soluzione.

Inoltre, se sarai veramente bravo nel formularlo, avrai la possibilità di acquisire fin da subito dei clienti.

Qui entrano in gioco i Social Network.

Come, già, sai su Facebook e LinkedIn ci sono i Gruppi che su G+ prendono il nome di Community.

Queste comunità di persone si raggruppano attorno a un interesse comune come accade nei forum d’altronde.

Una volta individuati con gli strumenti di cui sopra gli interessi legati alla soluzione che offri o che vorrai offrire sul mercato sarà facile per te, attraverso un questionario settato nel modo giusto, catturare nei gruppi l’attenzione di persone interessate a trovare una soluzione ai loro problemi.

Dopo aver intercettato il tuo pubblico target e aver instaurato con lui una relazione di valore attraverso il tuo blog o la tua Newsletter dovrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Vendere qualcosa a qualcuno è facile ma non semplice.

In Rete ci sono tante risorse gratuite da cui acquisire utili competenze che faranno di te un venditore migliore.

Io consiglio lo studio del bel libro di Frank Bettger “Il Venditore Meraviglioso” di cui ho già parlato in questo post.

Ovviamente, il solo studio non basterà a migliorare il tuo fatturato ma devi fare anche tanta pratica. Passare cioè all’azione.

Se ci rifletti bene esperienza e competenze danno vita a un prodotto o servizio, ma è solo con l’ingresso sul mercato che potrai capire il grado di successo di ciò che hai creato.

Grazie a un’attenta analisi di tutti i dati che hai raccolto nella prima fase da me descritta e alle risposte che raccoglierai direttamente dai test di mercato potrai facilmente aggiustare il tiro del tuo modello di business.

Di fondamentale importanza è l’essere flessibili mentalmente.

Non bisogna fossilizzarsi sul business plan originario ma essere sempre disposti a cambiare direzione in base alle risposte del mercato, pur essendo determinati nel perseguire la propria Vision e la propria Mission.

CONCLUSIONE

Se vuoi portare al successo la tua Partita IVA nel 2017 non puoi prescindere dall’utilizzo di Internet e dei Social Network.

Dovrai sfruttare questi strumenti per fare la tua analisi di mercato e per comunicare col tuo target.

Così facendo ti posizionerai nella loro testa come un valore e acquisirai autorevolezza.

Una volta sul mercato validerai le ipotesi che hai formulato nel tuo modello di business e, successivamente, in base ai feedback che avrai, nel frattempo, ricevuto adatterai il tuo prodotto o servizio per rispondere alle richieste della tua clientela attuale o potenziale.

Analizza le risposte del tuo pubblico target a ogni cambiamento che apporti e, poi, fai ulteriori modifiche.

Esegui questo processo più volte nel corso della vita del tuo prodotto o servizio solo così ne determinerai un successo prolungato nel tempo.

Ricordati che nel momento in cui smetterai di evolverti segnerai l’inizio della tua fine.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Massimo Ponzano: Network Marketing [Tre anni dopo]

Massimo Ponzano

Massimo Ponzano – Network Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti porterò con la mia seconda intervista a Massimo Ponzano a conoscere più da vicino il mondo del Multilevel Marketing o Network Marketing, che dir si voglia.

Conosco Max da molti anni e so che è una persona onesta e seria, per questo motivo quando ho visto che è diventato un network marketer di successo ho deciso che era giunto per me il momento di scoprire qualcosa di più su questo mondo che molto spesso viene accostato a quello delle truffe a schema piramidale, il cosiddetto Schema Ponzi.

In realtà, il Network Marketing è un sistema di vendita C2C, cioè da consumatore a consumatore. Ciò vuol dire che l’elemento principale è la vendita del prodotto e non la costruzione della cosiddetta downline (la catena di venditori che stanno sotto uno sponsor, che guadagna una percentuale sulle vendite effettuate dagli sponsorizzati, n.d.r.).

L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto.

Buona lettura!

* * *

Ciao Max, per iniziare parlaci un po’ di te. Ok? 

Ciao Federico, è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con te.

Mi chiamo Massimo Ponzano, ma tutti mi chiamano Max, e a giugno compirò 50 anni. Sono sposato, ma senza figli e dal 2001 sono tornato a vivere a Genova, la città in cui sono nato.

Sono laureato in ingegneria chimica e dopo aver lavorato per alcune aziende del settore petrolifero prima e delle telecomunicazioni poi, vivendo per anni tra Torino, Milano e Roma e viaggiando per l’Italia in lungo e in largo, da gennaio 2016 mi occupo a tempo pieno della mia attività come Franchise Partner della Juice Plus Company.

Credo fortemente nelle attività fatte dalle persone e con le persone e il Network Marketing è ciò che sta cambiando in maniera incredibile la mia vita.

Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, seguimi sui social (Facebook, Twitter, Instagram, Google+ o LinkedIn) o contattami attraverso il mio blog personale: http://www.maxponzano.com

Tre anni fa durante la nostra prima intervista che hai rilasciato a questo blog ci avevi parlato di Empower Network e del Team Market Badass. Fai ancora parte di entrambi? 

Il progetto Empower Network Italia è stato chiuso da ormai parecchio tempo perché l’azienda, che comunque continua il suo percorso negli USA e in molti altri paesi nel mondo, ha deciso di non investire sul nostro Paese giacché i numeri non erano dalla nostra parte.

Un vero peccato, ma tutto nasce dal fatto che, in Italia più che in altri paesi, le persone non danno la giusta importanza alla formazione personale e non sono disposte a investire su se stesse impegnandosi e studiando per imparare nuove competenze.

Io ho sempre creduto che la formazione sia la base fondamentale e necessaria per iniziare un’attività, qualunque essa sia, sia come dipendente che come imprenditore, anche se faticosa e anche se, all’inizio, sembra non portare risultati.

Senza una formazione completa e approfondita, non potremo mai costruire alcunché di solido e duraturo. È un po‘ come costruire un palazzo: ci vuole moltissimo tempo per preparare le fondamenta e sembra quasi che i lavori non procedano, visto che non sono visibili, ma una volta finite le fondamenta, in poche settimane il palazzo cresce e, piano dopo piano, sale sempre più in alto.

Quell’esperienza è stata per me, comunque, molto preziosa perché mi ha dato competenze importanti che sto usando e mettendo in pratica ancora oggi. 

Com’è cambiata la tua vita da allora? 

Da allora sono cambiate molte cose.

In quel periodo ero ancora un dipendente felice e indaffarato. Lavoravo come Account Manager in una società di ingegneria del software, anche se sono un ingegnere chimico, e ricoprivo un ruolo prettamente commerciale che mi portava ad attraversare settimanalmente mezza Italia.

Partivo al martedì mattina dalla Liguria e attraversavo Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, percorrendo circa 5000/6000 km al mese.

Era un lavoro che mi piaceva molto, ma che mi toglieva moltissimo tempo perché le mie giornate lavorative erano fatte di 12 o anche 14 ore di lavoro.

C’erano colleghi che invidiavano la mia vita (gli alberghi e i ristoranti dove passavo 3 o 4 giorni alla settimana erano di certo molto belli), ma io cercavo di spiegare che stare in un bell’albergo da solo non è che sia questa gran cosa.

Meglio dormire nel proprio letto accanto alla propria moglie e, magari, andare a cena con gli amici o, come piace fare a me, chiudere la giornata con una bella partita di tennis.

Ma quello era il mio lavoro e mi concentravo sempre e solo sugli aspetti positivi.

Ho, infatti, conosciuto moltissime aziende, moltissimi professionisti e imprenditori in gamba e tante realtà industriali in diversi settori, verificandone purtroppo le difficoltà che il periodo di “crisi” in cui viviamo (e che dura da diversi anni) ha scatenato.

Nel frattempo, e di riflesso, anche l’azienda per cui lavoravo io ha iniziato ad accusare le difficoltà del periodo e se nel 2014 furono licenziate 14 persone, nel 2015 è andata un po‘ meglio, ma i licenziamenti non si sono fermati. E io, devo dire in maniera del tutto inaspettata, sono stato uno dei licenziati. 

Nel tempo ti sei appassionato al Network Marketing. Quando e com’è nata questa tua passione? 

Ebbene sì… e per fortuna mi viene da dire!

Tutto è iniziato nel periodo universitario (quindi circa 25 anni fa). Avevo partecipato, invitato da un amico, a un grande incontro in un palazzetto nei dintorni di Bologna ed ero rimasto colpito dalla marea di persone che erano intervenute a quell’incontro.

Non sapevo nulla di Network Marketing, ma da quel giorno mi sono messo a studiare. Pochi mesi dopo, però, ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro da una multinazionale nel settore petrolifero e sono partito per la mia prima avventura da ingegnere.

Negli anni successivi, lasciata Genova, ho vissuto a Londra, a Torino, a Milano e poi 3 anni a Roma e il Network Marketing è rimasto dormiente nel cassetto del mio comodino, chiuso tra le pagine di alcuni libri che mi ero ripromesso di leggere. 

Mi daresti una definizione di Network Marketing?

Potrei parlarti per ore (e molte pagine) del Network Marketing, ma cercherò di dirti quello che credo sia più importante e, da buon ingegnere amante dei numeri, quello che è concretamente verificabile.

In Italia, purtroppo, c’è ancora poca conoscenza di questo settore e molte persone associano il Network Marketing a quei sistemi piramidali che, invece, sono illegali.

Ma la gente, invece, dovrebbe sapere che ci sono oltre 103 milioni di persone in tutto il mondo che svolgono un’attività di Network Marketing e che sviluppano un fatturato complessivo di 183 miliardi di dollari all’anno, in costante aumento con una crescita annuale del 7,7% (alla faccia della crisi).

In Europa, in particolare, l’Italia si colloca al 4° posto dopo la Germania, la Francia, l’Inghilterra nella classifica di fatturato di vendita diretta con più di 2.9 miliardi di dollari di fatturato all’anno con una percentuale di crescita del 9,4% e 514.500 addetti (fonte: WFDSA 2015, World Federation of Direct Selling Association).

A questo link chiunque può verificare questi dati :

http://wfdsa.org/wp-content/uploads/2016/02/FINAL-Sales-Report-2015-v2-5-31-2016-002.pdf

Fare Network Marketing significa cogliere un’opportunità straordinaria di fare impresa, ossia sposare un modello d’impresa che è sempre più all’attenzione del mondo dell’industria.

Qualche mese fa sono stato personalmente alla SDA Bocconi di Milano, la Scuola di Direzione Aziendale, dove ogni anno sempre più neolaureati escono da quell’università discutendo tesi sul Network Marketing.

Nell’occasione ho conosciuto la professoressa Carolina Guerini che è anche docente alla LIUC di Castellanza (VA), dove proprio in questi giorni inizierà il secondo Executive Master in Network Marketing riservato e dedicato ai manager d’azienda e agli imprenditori (è un Master che costa 4.900€ + iva, n.d.r.).

Chiacchierando piacevolmente con la dottoressa Guerini ho avuto molte conferme su ciò che già avevo intuito, ma, in particolare, ho saputo (come spiega la dottoressa su un video che è reperibile su YouTube: https://youtu.be/wHjhqQ15fwY) che le aziende che distribuiscono i loro prodotti con un modello d’impresa basato su questo sistema di vendita, in questo periodo di crisi, vedono una crescita dei loro fatturati a 3 cifre.

In breve, fare Network Marketing significa avviare con costi minimi una propria attività imprenditoriale basata sulla condivisione e sul passaparola, che non ha rischi se non quello di vedere crescere l’attività stessa in giro per il mondo, o per lo meno nei paesi in cui l’azienda con cui si collabora è presente.

Il tutto è regolamentato dalla legge 173/2005 e le norme fiscali che regolano questo tipo di attività sono decisamente vantaggiose e interessanti per noi network marketer. 

Consiglieresti ad una persona in difficoltà economiche di iniziare un’attività di Network Marketing? 

Direi che la risposta l’ho data prima, ma se serve la ribadisco volentieri: certo che Sì!

E dato che è un’attività che si può iniziare anche part-time, consiglierei a chiunque di guardarsi in giro e d’iniziare una sua propria attività nel settore del Network Marketing.

Come mi hanno insegnato, bisogna scavare il pozzo prima di avere sete perché poi mancano le forze.

Questo per dire che è sempre utile e importante avere nel cassetto una soluzione B, che nel tempo, anche se molti all’inizio magari non ci credono, può diventare la soluzione A.

Questo è esattamente il percorso che ho fatto io. 

Con che criterio si dovrebbe scegliere un Network Marketing? 

Oggi, e da poco meno di 2 anni, la mia vita è basata esclusivamente su un’attività di Network Marketing e, prima di scegliere l’azienda con cui collaborare, ne ho analizzate molte, per non dire moltissime, di aziende che operano con questo sistema distributivo e credo che 3 siano i parametri fondamentali da analizzare e verificare prima di decidere.

  • La cosa principale, ovviamente, è l’azienda stessa: ci sono moltissime aziende che nascono e decidono di sfruttare il Network Marketing per lanciare i propri prodotti e servizi, ma io consiglio di diffidare dalle aziende nate da 5 minuti e magari in fase di prelancio. Un’azienda seria deve essere presente sul mercato da molto tempo, almeno 5 anni, ma possibilmente anche 10 o 20. Molto spesso, assistendo a presentazioni di nuove aziende, ho sentito parlare di Momentum, cioè di quel periodo durante il quale nessuno conosce quell’azienda e i suoi prodotti e quindi è opportuno entrare in attività. Beh, io credo che il Momentum ognuno di noi se lo possa creare se alle spalle ha appunto un’azienda seria e se la stessa ha 40 anni di storia e dei prodotti validi, non ci saranno problemi a creare una grande attività.
  • La seconda cosa, certamente da valutare, sono i prodotti che l’azienda crea e distribuisce tramite i suoi collaboratori. Devono essere prodotti di largo consumo, di qualità superiore alla media e che le persone usano, riacquistano e di cui possono facilmente parlare a loro volta. Quest’ultimo punto è normalmente rispettato dalle aziende serie che operano con il Network Marketing visto che, non investendo in pubblicità, investono buona parte del fatturato in Ricerca & Sviluppo.
  • Il terzo e ultimo punto fondamentale non è, come forse molti credono, il piano dei compensi, cioè quel sistema meritocratico e aperto a tutti con cui l’azienda paga i suoi collaboratori e che consente di ottenere quelle rendite automatiche e ricorrenti tanto amate da chi si avvicina al Network Marketing. Credimi se ti dico che ne ho visti moltissimi e li ho squadrati e studiati a fondo: sistemi binari, unilevel, con spillover, a matrice e altri ancora (sono pur sempre un ingegnere che con i numeri se la cava), ma è la formazione che i network marketer possono e devono ricevere che fa la differenza. E qui c’è un altro punto fondamentale: troppe volte ho visto situazioni ambigue dove la formazione diventava il core business dell’attività di Network Marketing, scavalcando così l’importanza dei prodotti e a essa stessa veniva dato un valore economico venendo venduta ai collaboratori.

Il Network Marketing è un’attività straordinaria senza rischi, che può davvero portare a uno stile di vita meraviglioso e a entrate economiche inimmaginabili nel mondo del lavoro dipendente tradizionale, ma va insegnato, dalla A alla Z, a chi si vuole realmente impegnare e dato che si basa sulla condivisione di un prodotto è certo necessario e importante da parte del network marketer conoscere e utilizzare i prodotti, ma non può esistere il fatto che la formazione per lo sviluppo e la crescita dell’attività abbia un costo, che magari supera il costo dei prodotti stessi. 

Quanto consiglieresti di investire a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività (ad esempio, più di mille euro in prodotti anche se sei disoccupato o sei una persona a basso reddito)? 

Questa è una bella domanda e spero di riuscire a darti una bella risposta.

Entrare nel mondo del Network Marketing significa avviare una vera e propria attività imprenditoriale e credo che una qualsiasi attività imprenditoriale necessiti, per il suo avviamento, di svariate decine (per non dire centinaia) di migliaia di euro.

Ovviamente dipende dall’attività, ma se immaginiamo di aprire un bar, un ristorante, piuttosto che un chiosco sulla spiaggia o una lavanderia self service (giusto per fare qualche esempio) credo che sia normale investire molti soldi, magari facendoseli prestare da una banca.

Nel Network Marketing non credo sia giusto parlare di investimento ma piuttosto di consumo personale.

Un network marketer acquista i prodotti per un uso personale. Dopodiché prende consapevolezza dei benefici che quei prodotti gli portano e inizia così la sua attività.

Quindi 1.000€ di prodotti, per usare la cifra da te suggerita, può essere eccessiva per iniziare l’attività, anche se, secondo me, è importante utilizzare i guadagni dei primi mesi per acquistare e testare tutti i prodotti in catalogo.

C’è anche da dire che l’azienda con cui decidiamo di associarci non può, per legge, obbligarci ad acquistare kit prefissati di prodotti (anche se alcune lo fanno).

Sta alla nostra abilità imprenditoriale e alle nostre possibilità economiche del momento capire che stiamo avviando un tipo di attività che non potrà prescindere dalla nostra capacità di condividere i risultati e dall’entusiasmo che ci deriverà dall’uso dei nostri prodotti. Dico nostri consapevolmente, perché da quando ho aperto il mio Franchise personale, i prodotti di cui parlo con le persone, sono i miei prodotti perché ideati e prodotti dalla mia azienda.

Perché un’azienda di Network Marketing è costituita dai suoi collaboratori e senza di loro non esisterebbe (e la cosa è ovviamente reciproca).

Quindi, per rispondere alla tua domanda, verificherei che l’azienda non dia obblighi di acquisto, altrimenti la scarterei a priori e poi deciderei di investire qualche centinaio di euro per iniziare a conoscere e usare il prodotto o i principali prodotti di cui poi mi dovrò fare portavoce.

Avendone la possibilità, ovviamente sarebbe meglio iniziare come farebbe un imprenditore che vuole aprire un bar o un ristorante ossia, facendo un minimo di magazzino personale per poi pensare alle attività di marketing che sono di certo molto utili. Ma deve essere una scelta. 

Quali sono le prime cose che dovrebbe fare un neofita al fine di ottenere i primi risultati? 

Studiare!

Fare Network Marketing e diventare un network marketer è una vera professione e a me piace dire la professione del nostro secolo.

È un’attività semplice, ma non è facile farla bene (semplice e facile sono 2 concetti molto diversi). Tutti siamo già network marketer visto che, quasi ogni giorno, diamo consigli per gli acquisti agli amici: leggiamo un bel libro e lo consigliamo, andiamo al cinema a vedere una prima visione e diamo il nostro parere sul film, invogliando o dissuadendo chi ci conosce ad acquistare il biglietto per andare a vederlo, la nostra parola vale più della pubblicità fatta sui giornali e questa è la forza principale del Network Marketing.

Quindi credo che sia fondamentale imparare a fare ancora meglio ciò che già facciamo e imparare a farlo anche e soprattutto con gente che non conosciamo, imparando a gestire le obiezioni.

Questo, e molto altro ancora, è ciò che una buona formazione gratuita deve fornire. E poi, cosa assolutamente ancora più importante, il network marketer neofita deve darsi un po’ di tempo.

Nessuno nasce “imparato” e avviando un’attività di questo tipo, possono servire mesi o anni per diventare dei PRO, cioè dei professionisti, e non possono certo bastare pochi giorni.

Chi vi dice così, vuole reclutarvi, ma non vuole aiutarvi a imparare… e la differenza è sostanziale perché, probabilmente, non imparerete mai e la vostra attività di Network Marketing, nonostante l’entusiasmo iniziale, sarà destinata a spegnersi velocemente.

A cosa ti stai dedicando in questo momento e con che risultati? 

A partire da gennaio 2016, dopo essere stato licenziato a dicembre 2015 (e dopo 22 anni di lavoro dipendente), sto davvero cambiando la mia vita.

Ad aprile 2015 avevo aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company, società svizzero-americana nata nel 1970 e con sede europea a Basilea, iniziando semplicemente a usare alcuni prodotti. Ne avevo acquistati 2 apprezzando fin da subito la possibilità di pagarli in 4 rate e, nel giro di poche settimane, ne avevo anche verificato i benefici.

Io sono uno sportivo, almeno mi piace definirmi così, gioco a tennis 2 o 3 volte alla settimana e ho sentito subito grandi effetti positivi dalla loro assunzione che si traducevano in:

  1. una maggiore energia durante i match;
  2. una maggiore capacità e velocità di recupero.

Purtroppo, però, per il poco tempo che avevo a disposizione, non ho potuto iniziare fin da subito l’attività commerciale, dedicandole il tempo che meritava, ma non ho mai perso di vista il mio sogno che era quello di avere un’attività tutta mia, da fare stando a contatto con le persone e i cui guadagni, se vogliamo parlare anche di questi, non avessero limiti di crescita. Cosa che è evidentemente impossibile in un tradizionale lavoro da dipendente.

Da 13 mesi a questa parte, invece, mi sto impegnando in questa attività a tempo pieno e sto mettendo in pratica i tanti consigli raccolti da persone che hanno una grandissima esperienza in questo campo.

Ma, soprattutto, sto insegnando alle persone che si avvicinano a questo mondo tutto quello che ho imparato perché, come ho detto prima, la formazione è la cosa fondamentale che può e deve far fare il salto di qualità.

Il Network Marketing si basa su questa equazione: Impara, Insegna e Insegna ad Insegnare.

E, oggi come oggi, questa frase è per me ancora più importante visto che io sviluppo il mio network di clienti e collaboratori attraverso i Social Network e con Facebook in maniera particolare.

Facebook è una piattaforma straordinaria con oltre 1.800.000.000 account attivi e oltre 23 milioni di italiani che, ogni giorno, ci si connettono.

Il terrore di chi inizia a fare questa attività è sempre stato questo: la lista dei nominativi!

Nessuno vuole, per lo meno all’inizio, disturbare amici e parenti, ma a tutti è richiesto di fare una lista con 100 nomi di potenziali clienti e, forzatamente, sono proprio i nomi di parenti e di amici che ci vanno a finire dentro… ma se la lista dei nominativi la costruiamo usando Facebook in modo professionale, fare una grande attività diventa davvero alla portata di tutti.

Ma bisogna studiare e darsi il tempo di imparare per farlo. E una volta capito come fare, andare alla conquista di altri paesi diventa un gioco da ragazzi. 

Riesci a vivere solo di questo? 

Decisamente sì, ma so anche che il bello deve ancora arrivare!

Ho chiuso il 2016 con un livello di guadagni molto simile a quello che avevo l’anno precedente quando, in azienda da 15 anni e con il livello di quadro, lavoravo 12 e più ore al giorno e percorrevo 60.000 km all’anno, con tutti i rischi che ne conseguivano, azzerando (o quasi) il mio tempo libero settimanale, ma, soprattutto, contribuendo ad arricchire un’azienda che non mi apparteneva e che appena ha potuto e voluto mi ha scaricato senza farsi alcuno scrupolo.

Oggi non dico che lavoro meno, anzi, ma mi diverto molto di più, lo faccio da casa utilizzando il mio MacBook o quando sono in giro con lo smartphone o incontrando amici che, attirati dal mio profilo Facebook, vogliono capire cosa sto combinando nella vita.

Il tempo libero me lo gestisco come voglio e la mia attività sta crescendo a ritmi incredibili.

Ho una media mensile di crescita, negli ultimi 12 mesi, del +13%, ma solo nel mese di gennaio (rispetto a dicembre) del +32%. Se poi confronto gennaio 2017 versus gennaio 2016 siamo a +251%. Non male per essere in un periodo di “crisi”. Vero? 

Quanto tempo hai impiegato per arrivare al tuo livello attuale di competenza e di guadagni? 

Credo di averti già risposto sopra, ma riepiloghiamo.

Ho aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company a fine aprile 2015 e per tutto maggio sono stato un semplice consumatore.

Senza accorgermene, a giugno, ho fatto i primi clienti, amici che mi vedevano consumare prodotti a loro sconosciuti che non trovavano da nessuna parte.

Nello stesso mese ho iniziato a lavorare sul mio profilo Facebook personale, ho raggiunto la prima qualifica Distributore Diretto Senior e ho preso il primo bonus da 250€.

Così a luglio e ad agosto ho semplicemente continuato a migliorare il mio posizionamento su Facebook e ho raggiunto altri 2 obiettivi (ad agosto, mese che spaventa i network marketer, ma non spaventa Facebook, sono diventato Coordinatore Vendite e ho preso il terzo bonus da 500€).

A settembre ho ottenuto il quarto bonus da 700€ e poi, mio malgrado, ho avuto un piccolo calo perché, proprio in quel periodo, ho avuto la notizia del licenziamento e non posso certo dire che sia stata una bella sorpresa.

La mia attività con Juice Plus ne ha risentito, poiché se non continui a fare con costanza certe azioni (per lo meno finché non raggiungi un certo livello), l’attività rallenta e, addirittura, rischia di spegnersi.

Appena mi sono ripreso dallo shock del licenziamento (che oggi benedico), mi sono buttato a testa bassa nell’attività.

Ho creato un sistema online gratuito per semplificare quanto più possibile la formazione delle persone che decidevano di iniziare l’attività nel mio Team e per scalare velocemente (cioè aumentare il numero dei collaboratori, n.d.r.).

Qui mi è servito molto quanto imparato con Empower Network e ho iniziato la mia ascesa nel piano carriera di Juice Plus. 

Quanto tempo passi a studiare le strategie che applichi nel tuo business? 

Non voglio far credere che fare Network Marketing sia banale e si possa guadagnare senza fare nulla. Tutt’altro e chi lo dice non è sincero.

Bisogna impegnarsi per imparare e poi mettere in pratica, ogni giorno e con costanza, azioni semplici, ma fondamentali. Sia che tu lo faccia offline che online.

Oggi come oggi, passo 8/10 ore al giorno sul PC per studiare nuove strategie da applicare e insegnare (non esiste solo Facebook, ma anche Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+ e gli altri social) e poi faccio sessioni di formazione con chi vuole imparare e darsi da fare.

Più volte alla settimana incontro amici o persone conosciute sui social che vogliono capire come funziona. Le domande sono tantissime e spaziano dagli aspetti fiscali alla paura di non farcela.

Ma un’attività di Network Marketing si può iniziare anche part-time e quindi 2 o 3 ore al giorno possono essere sufficienti, ma devono essere ore di qualità che poi ci verranno ricompensate.

Proprio come sta accadendo a me e alle tante persone che lavorano insieme a me.

In base a quali criteri costruisci i tuoi team?

Questa attività mi ha cambiato la vita. Mi alzo alla mattina alle 8.30, faccio colazione e poi mi metto al lavoro. Quando parlo con le persone cerco di capire cosa cercano loro : io non cerco nessuno… ho imparato a essere pescatore anziché cacciatore.

E, senza voler apparire presuntuoso, sapendo ciò che quest’attività può portare nella vita delle persone, dapprima lavorandoci part-time e poi anche full time, cerco solo di capire se la persona che ho davanti ha davvero voglia di mettersi in gioco, di studiare, di imparare, di farsi guidare, ma, soprattutto, di impegnarsi.

Perché nulla accade per caso e tutto nasce da noi, dal nostro desiderio di costruire qualcosa che duri nel tempo e che porti per sempre il nostro nome e, perché no, ci dia soddisfazioni economiche importanti. Perché con il Network Marketing si può. 

Che supporto offri loro per farli crescere? 

Il Team con cui collaboro offre webinar di formazione settimanale mirati al grado di preparazione delle persone.

Perché chi inizia oggi ha bisogno di imparare cose che chi ha iniziato da 1 mese già sa.

Successivamente, sempre con l’aiuto del Team, organizzo webinar di formazione per chi vuole iniziare a creare il suo Team e quindi deve imparare a insegnare. Cose da fare ce ne sono davvero molte, ma il percorso è semplice e guidato.

C’è chi ci impiega qualche settimana, chi qualche mese, ma il percorso è testato e funzionante. 

Quali risultati hanno ottenuto i membri del tuo team? 

Questa è la domanda più bella a cui mi piace rispondere.

Nelle mie precedenti esperienze di Network Marketing non ho realizzato nulla di particolare a dire il vero, ma qualcosa avevo già fatto.

Ho sempre avuto questo problema… non riuscivo a duplicare il mio entusiasmo e chi iniziava a collaborare con me, amici della famosa lista dei nominativi, magari sull’onda delle emozioni che io riuscivo a trasmettere, non riuscivano a ottenere dei risultati che gli dessero la giusta motivazione per andare avanti. E piano piano si spegnevano. E io con loro.

Oggi, invece, ho costruito e collaboro con un Team di persone semplici, uomini e donne, giovani e meno giovani, senza particolari esperienze di vendita (perché noi non vendiamo nulla, ma facciamo in modo che chi ci contatta voglia acquistare) e senza particolari caratteristiche se non quella di aver davvero voglia (o bisogno) di farcela.

Mi hanno insegnato e ho potuto verificare che senza un desiderio bruciante, senza un sogno concreto da voler realizzare, questa attività non funziona.

Avere degli obiettivi è la più grande forza umana di automotivazione e devo dire che tra tutte le cose meravigliose che ci dà Juice Plus, c’è anche un piano marketing che consente di avere soddisfazioni tangibili fin da subito. E quando una persona vede fin da subito il premio per il suo impegno, beh… è difficile da fermare. 

Quali progetti hai per il futuro?  

È semplice: creare un Team di professionisti, che siano in grado di duplicare un lavoro semplice, ma non facile, che abbiano voglia di imparare un modo diverso di usare i Social Network e di interagire con le persone che incontrano quotidianamente, che credano in loro stessi e nella loro capacità di creare qualcosa di incredibile e che credano anche che la cosa più importante che abbiamo è la nostra salute.

I soldi sono una conseguenza di queste semplici azioni.

Servono impegno, passione, sincerità e rispetto: il Franchise di Juice Plus farà il resto.

Se guardo alle mie esperienze passate, è facile dire che la cosa più importante è la semplicità: e questo è ciò che sto cercando di duplicare.

Grazie, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

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Federico

Igor Redaelli. Web designer a 17 anni

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare un giovanissimo web designer che ho scoperto recentemente navigando in Rete: Igor Redaelli.

Rimango sempre affascinato dai tanti giovani talenti del web che il nostro Paese, nonostante tutto, riesce a sfornare.

Una cantera come quella del Barcellona che, però, sforna talenti non nel calcio bensì in un settore cruciale per lo sviluppo di una nazione: Internet.

Caratteristica comune a tutti i ragazzi che ho intervistato fino ad ora è che si sono costruiti le loro competenze da autodidatti.

Questo la dice lunga sull’arretratezza di certi programmi scolastici.

Ovviamente, non bisogna fare di ogni erba un fascio in quanto ci sono diverse ottime scuole, in giro per l’Italia, con eccellenti insegnanti che sanno motivare i loro studenti.

A mio giudizio, per far emergere queste eccellenze dal mare magnum della mediocrità che le circonda bisognerebbe eliminare il valore legale dei titoli di studio e premiare, dando loro più soldi, quelle realtà che riescono a sfornare studenti capaci di inserirsi velocemente nel mondo del lavoro una volta finito il loro percorso di studi o di laurearsi bene e in tempi brevi se hanno scelto di frequentare l’università.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 17 anni e vivo in provincia di Milano.

Quale percorso di studi stai seguendo?

Attualmente, frequento il quarto anno di un istituto professionale che ti diploma come tecnico elettrico.

Quali sono le tue aspirazioni future proiettate in un arco temporale di 5 anni?

Non ho ancora le idee ben chiare sul mio futuro. Sono in un momento cruciale della mia vita: davanti a me si sono aperte molte strade, ma non ho ancora deciso quale sia quella migliore da percorrere.

Sicuramente, dopo gli studi comincerò subito a lavorare come freelancer.

Come è nata la tua passione per la costruzione dei siti web?

La mia passione è nata all’età di 12 anni quando iniziai a realizzare e a gestire alcuni siti web di cui scrissi anche dei “frammenti” di codice HTML.

Quelli furono i miei primi siti web statici.

Fu amore a prima vista. Infatti, rimasi affascinato da questo mondo così bello e complesso.

Capii subito che il mondo del web design sarebbe stato il mio futuro.

Quali sono le competenze che hai sviluppato, nel tempo, in questo campo e i risultati che hai ottenuto?

Nel corso degli anni ho sviluppato molte competenze tra queste il linguaggio di mark-up: HTML, CSS e PHP.

Col tempo ne ho acquisite anche tante altre sviluppando siti web dinamici con il CMS WordPress.

Ho ottenuto sempre ottimi risultati, pur studiando da autodidatta, e le mie competenze crescono giorno dopo giorno.

Come hai monetizzato le tue competenze?

Monetizzo le mie competenze occupandomi della realizzazione e della gestione di siti web.

Come gestisci un cliente difficile?

Con molta pazienza. Cerco sempre di entrare in relazione con il cliente, di creare un legame emotivo con la persona che ho di fronte e, affinché si fidi di me, di apparire autorevole ai suoi occhi.

Cerco anche di espormi in maniera rispettosa nei suoi confronti ascoltandolo attentamente e facendolo sentire importante.

Come hai strutturato il tuo canale di acquisizione clienti?

Gli unici canali che utilizzo per la promozione della mia attività e per acquisire nuovi clienti sono i social media.

Ho promosso e promuovo ancora la mia attività sui vari Social Network.

In base ai dati che ho raccolto tramite Google Analytics è Twitter il social che porta più traffico in ingresso al mio sito, circa il 40% dei visitatori provengono da lì.

Perché, oggigiorno, un’attività deve avere un sito web?

Un sito web è la base di partenza di un’attività. Se è ben fatto comunica affidabilità e professionalità al cliente.

Inoltre, è il mezzo di comunicazione per eccellenza e permette la massima interazione con i propri clienti.

Chi è presente su Internet ha sicuramente più vantaggi di chi non c’è e non essere sul web significa far notare la propria assenza.

Un imprenditore o un libero professionista avendo un sito web ha la possibilità di essere sempre visibile a ogni ora del giorno e della notte, e di mostrare la propria “vetrina virtuale” ogni giorno della settimana, anche nei giorni di festa.

Con un sito web si ha anche la possibilità di aggiornare i propri clienti sulle ultime novità relative alla propria attività o di pubblicare contenuti con lo scopo di catturare l’attenzione di potenziali clienti, magari notificandoglieli con una newsletter.

Questi sono i primi vantaggi che mi vengono in mente.

Quali sono, da un punto di vista tecnico, i segreti di un sito web di successo?

I segreti di un sito web di successo sono diversi.

Ti elenco quelli che, dal mio punto di vista, sono i più importanti:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca: in questo entra in gioco la SEO (Search Engine Optimization, n.d.r).

  • Template con un design responsive: negli ultimi anni gli utenti che accedono ai siti da mobile sono aumentati a livello esponenziale. Inoltre, avere un sito web mobile friendly è un importante fattore di ranking sui motori di ricerca come Google.

  • Velocità di caricamento delle pagine web del sito: un altro fattore importante è la velocità di caricamento delle pagine. Anche questo è un fattore di cui Google tiene gran conto per il ranking. Il principale segreto per avere una pagina web dal caricamento veloce sta, innanzitutto, nel far risiedere il sito su un server di hosting professionale e non su quelli low cost o gratuiti. Come sempre: “Chi più spende, più guadagna”.

  • Utilizzare una CDN: riguarda sempre la velocità del caricamento di una pagina.

Il vantaggio di avere una CDN è quello di ridurre i tempi di latenza avvicinando i file dei nostri siti web agli utenti, in modo da diminuire il carico sui server e l’utilizzo della banda passante che li collega al web.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Giorgio Valleris: Professione Media Manager

Giorgio Valleris, Media Manager

Giorgio Valleris

Oggi, mio caro lettore, ti presentarò attraverso la mia intervista Giorgio Valleris, professione: Media Manager.

Ci siamo conosciuti lavorando su un bel progetto imprenditoriale e fin da subito ho apprezzato la sua competenza nel campo del copywriting, settore che riveste un ruolo fondamentale per i business che vogliono crescere grazie a Internet.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 38 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Monza. Mi sono trasferito qui da una decina d’anni. Prima vivevo alle porte di Milano, ma ho scelto di allontanarmi un po’ dal capoluogo, in perfetto stile “scappo dalla città”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Un percorso tortuoso, così come alle volte lo è la vita.

Ho studiato ragioneria e, poi, ho scelto di iscrivermi a mediazione linguistica e culturale alla Statale di Milano.

Una volta laureato ho iniziato a fare il cronista per alcuni giornali locali e nei week end ho seguito un Master in Media Relations alla Business School de Il Sole 24 Ore.

Grazie al cielo ho scelto di non seguire la contabilità di nessuna azienda, appena diplomato. Altrimenti, sai che disastri avrei combinato tra spese, ricavi, bilanci e conti economici? No, me la cavo meglio con le parole che con i numeri.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale?

Come ti dicevo ho iniziato a fare il cronista per alcuni periodici locali appena laureato. Una bella esperienza.

Chi dice che fare il giornalista è meglio che lavorare avrà anche ragione, ma io ne ho passate di sere e week end tra consigli comunali, sedi di quartiere e interviste varie.

Poi ho lavorato per 8 anni nel Consiglio regionale della Lombardia come addetto stampa per un gruppo politico: all’inizio è stata davvero dura perché avevo responsabilità enormi e nessuna esperienza. Devi farti le ossa. E senza fartele rompere. Se ci riesci, dal punto di vista professionale compi un vero salto di qualità.

Nel 2013 ho iniziato la mia carriera come freelancer: tanto copywriting per i clienti più diversi, qualche ufficio stampa qua e là, collaborazioni giornalistiche con tv e testate.

Una svolta (termine abusatissimo da noi copy) a livello professionale e personale. Non tornerei mai indietro!

Qual è il cappello che indossi più spesso tra i tanti ruoli che rivesti?

Oggi, senz’altro quello di copy. Se mi guardo allo specchio è quello che mi sta meglio perché è il mio cappello preferito. Se è comodo non ti saprei dire, certi giorni quando non hai l’ispirazione ti sta stretto da farti venire mal di testa, ma quando s’accende quella classica lampadina, indossarlo è meraviglioso e me lo si legge in faccia.

Che cosa ti affascina di più dell’uso della parola?

Una sola virgola può stravolgere il senso di una frase, immagina cosa può fare una parola al posto giusto.

L’ho imparato studiando da copy ma anche intervistando i personaggi più diversi e lavorando nell’ambito della comunicazione politica.

In realtà non m’innamoro del claim o dello slogan fine a se stesso, ma delle sensazioni che provocano leggendoli. Quando capisci che quelle due o tre parole, messe insieme in quell’ordine e in quel contesto, hanno un potenziale enorme. È questo che m’affascina di più.

Come ha rivoluzionato la tua attività l’avvento della Rete?

La rivoluziona ogni giorno. Quando pensi di averci capito qualcosa ecco che arriva il nuovo algoritmo di Google, ecco che i guru del marketing cambiano le regole del gioco facendoti dubitare di quanto hai appreso fino a quel momento.

Però quant’è più facile lavorare con la Rete!

Come ti aggiorni?

Seguo seminari e conferenze appena posso.

In una professione non ancora “regolata” come quella del copywriter è fondamentale aggiornarsi continuamente, specie perché la continua evoluzione del linguaggio e delle regole del web ci obbliga a farlo, altrimenti meglio cambiare mestiere.

Leggo testi di altri copy e pubblicitari stranieri, da Claude Hopkins a Domenico Colella. E poi seguo i blog di alcuni SEO e butto anche un occhio alla concorrenza che non fa mai male…

Hai qualche consiglio da dare a coloro che vogliono seguire le tue orme?

Guarda, ti stupirò. Non parlerò né di perseveranza né di fiducia in se stessi.

Secondo me il consiglio migliore è sempre quello di far leggere il tuo claim, la tua headline o il tuo copy a tua moglie/marito, mamma/papà o a quello seduto di fianco a te al bar.

Insomma, a qualcuno che non si interessi minimamente di marketing e advertising.

Fagli leggere quello che hai scritto prima di inviarlo al cliente. Ho imparato negli anni che il suo giudizio è molto più importante di quanto si pensi e, talvolta, ti può perfino dare la dritta vincente…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Mr Tozzo. Un anno dopo

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri alias Mr Tozzo

Caro lettore, oggi ti propongo una nuova intervista ad Andrea Toxiri alias Mr Tozzo fondatore di Toxnetlab’s Blog che è un punto di riferimento per gli appassionati di Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita? 

Ciao e grazie per questa seconda intervista.

In questo anno la famiglia si è allargata (a luglio è arrivato Michele).

Invece, per quanto riguarda il lavoro non è cambiato molto.

Le mie passioni sono sempre le stesse lettura, musica, fotografia e cucina e proprio a queste ultime due mi sono appassionato sempre di più tanto che sto facendo tanta pratica per migliorare, appena posso.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

A marzo il blog compierà 8 anni e questa estate ho iniziato a pensare a qualche novità per farlo evolvere anche perché nel mondo del blogging se rimani fermo sei finito.

La prima è arrivata a settembre, ovvero le interviste a blogger e youtuber che seguo.

Nei mesi prossimi ne arriveranno altre due.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Grazie per aver definito il mio blog di successo.

Guarda non ho una formula magica ma sicuramente ci vuole passione per quello che stai facendo, competenza per quanto riguarda l’argomento che vuoi affrontare, onestà verso i tuoi lettori, una costante formazione/informazione perché le cose sul web cambiano velocemente ed educazione verso tutti.

Io mi sono mosso sempre così e qualche soddisfazione me la sono tolta.

Poi naturalmente devi avere tanta pazienza perché i numeri non arrivano subito e per affrontare (sempre in maniera educata) chi ti verrà contro (hater, troll, criticoni etc.).

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Il blog ha tre argomenti centrali che sono: Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Ci tengo a precisare che Comunicazione/Web Marketing non è un argomento che tratto come esperto del settore, ma come utente finale lo subisce.

La Comunicazione e il Web Marketing sono due argomenti che esulano dal mio background ma ai quali mi sono appassionato in questi ultimi anni e che cerco di approfondire appena posso.

Alcune volte gli argomenti nascono anche da un’esigenza di risolvere un problema (Tecnologia – Web/Social Media) che ho oppure che mi viene proposto o quando scopro qualche nuova cosa.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online ed aumentare la tua audience?

I miei canali principali sono Facebook e Twitter ma cerco di curare molto il titolo del post.

Un titolo che non illuda il lettore ma che allo stesso tempo provochi un “sentimento” (che può essere di rabbia o di gioia) che lo porti a leggere,  commentare e cliccare.

Il post su “iPhone e Android” è quello che attualmente detiene il record di commenti (oltre i 100), ma come puoi immaginare la maggior parte sono …diciamo… “animati” perché sono andato a toccare (schierandomi) una diatriba che va avanti da anni.

Invece il post sulle “Telecamere IP” è quello che detiene il record di visite (attualmente 33389 da Febbraio 2015).

Quindi diciamo che aiutare, informare e provocare aiuta alla diffusione dei tuoi contenuti.

Dirò una cosa banale: “Io non scrivo per Google, ma per chi mi legge (che poi è quello che vorrei leggere io andando su un blog)”.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Ci stavo pensando ma ancora non mi sono mosso in quel senso, perché devo capire ancora come farlo senza snaturare il blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Mi piacerebbe vivere scrivendo (magari come giornalista freelance) sempre in ambito tecnologico.

* * *

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Federico

 

 

Come Sfruttare Al Massimo L’Aiuto Di Un Consulente

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come sfruttare al massimo l’aiuto di un consulente.

Se ti sei rivolto ad un professionista i casi sono tre:

  1. La tua attività va male e vuoi risollevarne le sorti prima che sia troppo tardi.

  2. La tua attività va bene, ma vuoi migliorarne alcuni aspetti per farla andare ancora meglio.

  3. Devi partire con un’attività imprenditoriale o professionale e non sai bene come muoverti.

In tutti questi casi tu ti trovi in un punto A e vuoi che il consulente ti porti al punto B.

In parole povere, deve trasformare te e la tua attività.

Affinché la trasformazione avvenga tu ti devi affidare a lui completamente e non devi dargli le tue soluzioni.

Tieni sempre presente che il consulente è lui. Se tu fossi in grado di fare le cose che gli chiedi, da solo, non lo pagheresti. Giusto?

Quindi fatti aiutare.

Ricordati che:

Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”.

Infatti, non puoi andare da un consulente porgli delle domande e dargli anche le risposte.

Questo atteggiamento è presuntuoso e dimostra solo che sei in cerca di conferme alle tue teorie. Inoltre, non ti porta a nessun cambiamento.

Ma, allora, come puoi pretendere di ottenere risultati diversi da quelli che già stai ottenendo senza compiere azioni diverse da quelle che compi di solito?

COME SI SCEGLIE UN CONSULENTE

A mio giudizio, ci sono solo due modi per scegliere un consulente.

Il primo modo è quello di individuarlo grazie al passaparola che avviene all’interno delle tue cerchie.

Infatti, se vieni a sapere che il tal professionista ha aiutato in modo efficace un tuo concorrente oppure un conoscente ti avvicinerai a lui con una migliore predisposizione d’animo e con più fiducia.

Questo perché hai una riprova sociale del suo valore e ciò ti permette di superare la paura di buttare via i tuoi soldi.

Il timore di subire una perdita è ciò che, maggiormente, frena le persone dall’agire e le mantiene bloccate nella situazione che stanno vivendo.

Il secondo è quello di affidarsi ad Internet sia per la sua ricerca sia per capire se è un consulente di valore.

Il primo step è molto facile. Oramai, tutti noi prima di acquistare un prodotto o un servizio facciamo una ricerca preliminare con Google o qualche altro motore di ricerca oppure ci confrontiamo su un forum o in un gruppo su Facebook o LinkedIn o Google+.

Il secondo step, invece, è quello di leggere attentamente il blog del consulente che si vuole assumere.

Se da esso si ricevono informazioni utili e di valore, che applicate con costanza ti portano ad ottenere dei miglioramenti, allora il professionista è valido.

Nel caso in cui sul suo blog si trovino solo informazioni superficiali che non analizzano in profondità un tema, magari contenute in articoli brevi, allora lascia perdere.

Non contattarlo. Butteresti via i tuoi soldi e il tuo tempo.

Questo è il genere di professionista che scrive sul suo blog post brevi e non approfonditi poiché è convinto che la gente non ami leggere.

Dopodiché si lamenta dei suoi clienti dicendo che non capiscono nulla e che lo pagano poco etc.

A questo professionista io risponderei: “Ma pezzo d’asino! Sei tu con la tua comunicazione superficiale e priva di valore che attiri quel genere di clienti, quindi non prendertela con loro, bensì con te stesso”.

Una persona prima di mettere mano al portafoglio ci pensa su mille volte.

Se trova su di un blog, gratis, delle informazioni utili a migliorare la sua situazione, sarà più propenso ad assumere il consulente che gliele ha fornite, ben sapendo che questo avrà un costo poiché i bravi professionisti si pagano profumatamente.

COME USUFRUIRE DELLA CONSULENZA

Due sono i modi in cui puoi usufruire di una consulenza:

  • Do it with you: il consulente ti affianca nel tuo lavoro e ti conduce per mano nel percorso di trasformazione della tua attività ma sarai tu a fare tutto.

  • Do it for you: il consulente fa il lavoro al posto tuo. Ovviamente, questa seconda opzione è più costosa rispetto alla precedente.

Entrambe le soluzioni ti porteranno ad un cambio radicale di mentalità. Dopo la consulenza la tua attività non sarà più quella di prima.

Quindi prima di contattare un consulente devi rispondere onestamente a queste domande:

  1. Sono pronto a cambiare?

  2. Voglio uscire dalla mia comfort zone?

  3. Sono disposto ad agire seguendo le linee guida dettate dal mio consulente?

Ricordati, inoltre, che ricorrere ad un consulente è un investimento non un costo.

Parlo d’investimento poiché se il professionista è valido e seguirai tutte le sue istruzioni alla letterà quello che hai speso ti ritornerà sotto forma di maggiori utili.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO L’AIUTO DI UN CONSULENTE

Una volta, individuato il consulente che fa al caso tuo ed averlo ingaggiato dovrai affidarti a lui completamente.

Non mettergli in bocca le tue risposte, segui i suoi consigli ed armati di santa pazienza poiché per avere dei risultati ci vorrà molto tempo.

Infatti, bisognerà superare lo stato d’inerzia iniziale.

Come ci insegna la Fisica qualsiasi oggetto che è immobile ha bisogno di tanta energia per mettersi in moto.

Lo stesso vale per le attività imprenditoriali o professionali.

Per cambiare passo avranno bisogno di un grande sforzo iniziale.

Dapprima i cambiamenti saranno impercettibili poi, man mano che passa il tempo, diverranno visibili.

Se, invece, poni delle resistenze e non segui con tenacia la strada che ti viene indicata i risultati non si vedranno o saranno solamente parziali.

Quindi rimarrai deluso e ti farai prendere dallo sconforto. Oltre a ciò incolperai il consulente di tutto, mentre in realtà dovresti prenderti le colpe derivanti dal fatto che non lo hai ascoltato.

Un esempio ti chiarirà meglio il concetto.

Se il tuo consulente ti dice di fare una determinata azione di marketing sul tuo database clienti e di portarla avanti nel tempo e tu, dopo l’invio della prima Newsletter, vedendo che il tasso di apertura è basso gli dici che la strategia da lui indicata non funziona, sbagli.

Intanto, non tieni conto del fatto che i tuoi clienti hanno bisogno di un certo periodo di tempo per adattarsi alla novità.

Inoltre, l’azione che stai portando avanti è quella di educare il tuo mercato e per farlo ti ci vuole tempo.

Non puoi avere tutto e subito.

Quello del volere una gratificazione istantanea è uno dei mali che affliggono la nostra società.

Ciò porta gli imprenditori e i professionisti a spazientirsi nel momento in cui non ottengono risultati immediati, ad abbandonare il nuovo tracciato per intraprenderne uno nuovo e poi un’altro ancora fino a che non hanno esaurito le loro risorse monetarie.

A quel punto, si convincono di essere circondati da incompetenti e continuano a fare di testa loro.

Tu non commettere lo stesso errore.

Affidati alle cure del tuo consulente, agisci secondo le sue direttive, abbi pazienza ed abbandonati al cambiamento.

CONCLUSIONI

Se vuoi lanciare la tua attività imprenditoriale o professionale oppure rilanciarla hai bisogno di un consulente che ti aiuti nella trasformazione.

Due sono le modalità attraverso cui la consulenza ti potrà essere erogata o il consulente farà il lavoro per te oppure ti affiancherà nel percorso di cambiamento. In quest’ultimo caso sarai tu a fare tutto il lavoro.

In entrambi i casi non dovrai opporti al cambiamento che ti viene proposto.

Infatti, se vorrai ottenere dei risultati soddisfacenti e duraturi, dovrai affidarti al consulente con tutto te stesso.

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Federico

La Peggiore Strategia Per Attirare I Clienti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della peggiore strategia per attirare i clienti.

Sia che tu abbia appena intrapreso la tua attività oppure che tu sia presente sul mercato da anni devi avere una tecnica efficace per attirare i clienti.

Più ne attiri, più probabilità hai di vendere il tuo prodotto o servizio.

Per far ciò la cosa peggiore che puoi fare è quella di contattare i tuoi potenziali clienti senza averne il permesso.

Sia che tu lo faccia attraverso le email oppure che tu lo faccia via telefono, se contatti delle persone a freddo, difficilmente, otterrai un risultato positivo.

Ovviamente, qualche vendita, se sei fortunato, la otterrai anche così; però non saranno quelle a far crescere il tuo business.

Infatti, a nessuno piace essere interrotto durante la routine quotidiana da telefonate di venditori sconosciuti oppure dallo spam che arriva nella propria casella di posta elettronica.

A te, forse, piace?

E non dirmi che il tuo caso è differente poiché il tuo prodotto o servizio merita di essere conosciuto, tu sei speciale ed hai uno stile diverso da quello di tutti gli altri venditori che scassano i “Cabbasisi” per dirla come il Commissario Montalbano.

Non è così! Fattene una ragione.

I tempi in cui queste tecniche di vendita funzionavano sono finiti da un pezzo.

Ora, è l’era del web marketing.

Non lo fai o non lo vuoi fare perché non credi in Internet. Peggio per te. Sei out!

I tuoi affari, inesorabilmente, scemeranno e piano piano la tua attività uscirà di scena. Questa si chiama selezione darwiniana.

Sei appena partito col tuo business e non vuoi investire denaro oppure non ti vuoi impegnare in prima persona nel web marketing.

Sei out!

Mi spiace per te ma la tua attività ha scarse, se non nulle possibilità, di decollare.

Questa è la nuda e cruda verità. So che non ti piace, ma è così.

Siamo nel 2016 non puoi pensare di poter aver successo con le tecniche di vendita del millennio scorso.

Se parti con un business devi avere un budget per le azioni di marketing oppure se proprio non ce l’hai, devi trovare una soluzione per promuoverti a costo zero o farlo da solo investendoci il tuo tempo.

Pensa che le statistiche dicono che in Italia ci sono più giovani che chiedono ai genitori o ai parenti € 25.000-30.000 per acquistare un’auto che per lanciare una propria attività.

Assurdo! Si pensa prima all’automobile, un bene che è soggetto a svalutazione, che a crearsi un proprio futuro.

Tra parentesi, anche il culto dell’auto è un residuo del passato. Di una società che non aveva Internet per cui spostarsi per andare al lavoro era essenziale.

Ed è il marketing attraverso le sue tecniche che, ancora oggi, fa percepire alle persone la necessità di possederne una.

Oggigiorno, infatti si assiste all’avvento dell’impresa liquida. Un’azienda in cui non è importante che il lavoratore sia presente in sede, a volte, tra le altre cose non vi è nemmeno una sede operativa classica, ma essa è collocata in uno spazio di co-working.

Tempo un decennio, anche in Italia, sono sicuro che le strade e le autostrade saranno meno trafficate, così come i treni dei pendolari. Questo perché ci si muoverà sulle autostrade digitali.

LA STRATEGIA VINCENTE

Ma che cos’è il web marketing di cui ti ho parlato prima?

È quell’insieme di strategie che ti portano a conquistare, prima di tutto, la fiducia dei tuoi clienti ideali in modo che siano loro a contattarti per acquistare il tuo prodotto o servizio.

Alla base di questa strategia vincente, hub & spoke (leggi questo mio articolo a riguardo, n.d.r.), che guarda al futuro, pur affondando le sue radici nel passato, c’è il tuo sito web dotato di blog.

A tal proposito, quando te ne fai realizzare uno da una web agency o da un web designer fatti consegnare tutte le chiavi di accesso al tuo spazio virtuale e poi cambia la password.

Ti dico ciò, poiché pochi giorni fa sono stato contattato dalla titolare di una società che si era fatta letteralmente chiudere fuori dalla porta del suo sito web avendone un danno economico notevole.

Se quando acquisti una casa da un privato per prima cosa cambi la serratura della porta d’ingresso, è cosa buona e giusta farlo anche per la tua casa virtuale.

Suggerimento: se proprio vuoi farti realizzare il sito web da una web agency o da un web designer, acquista tu, direttamente, il dominio e il servizio di hosting, in modo da averne il controllo diretto, poi gira dati e password a chi ti dovrà costruire il tutto.

In questo modo potrai fargli firmare un contratto che ti tuteli veramente da situazioni come quella che ti ho appena descritto e che gli impedisca di trasferire il tuo sito da un’altra parte.

Una volta che hai il tuo sito web popola il tuo blog con i tuoi contenuti.

Il mio consiglio è quello di aver già pronto un nucleo di 5/10 post per il momento del lancio.

Così i primi visitatori passeranno, fin da subito, del tempo sul tuo sito e saranno più propensi ad iscriversi alla tua newsletter, che è il secondo elemento che ti servirà per attirare i potenziali clienti e coltivarli fino a quando non saranno pronti per comprare da te (vedi come, attualmente, funziona il processo d’acquisto degli italiani in questo mio articolo, n.d.r.).

Una volta che hai in mano questi due strumenti dovrai popolare il tuo database e per farlo ti potrai avvalere della pubblicità online, dei social network, del guest posting e se hai uno spazio fisico dove accogli i tuoi potenziali clienti oppure partecipi ad eventi o fiere potrai chiedere a chi mostra interesse per la tua attività i dati di contatto ed il permesso di inviargli la newsletter.

Lo scopo di questa strategia è quello di creare un rapporto di fiducia tra te ed il tuo interlocutore che ti deve vedere come l’esperto a cui ricorrere nel momento del bisogno.

Certo, questo modo di procedere richiede tempo per vedere i primi risultati.

Inoltre, dovrai sempre tenere sotto controllo i dati inerenti alla campagna di web marketing che stai portando avanti per poter correggere la rotta in modo da non allontanarti dagli obiettivi che ti sei prefissato.

Ma alla fine del processo avrai creato il tuo mercato composto da persone profilate ed interessate a te e al tuo prodotto o servizio e avrai delle vendite assicurate.

CONCLUSIONE

La strategia peggiore che puoi attuare per promuovere i tuoi affari è quella di chiamare a freddo i tuoi potenziali clienti o riempire di posta indesiderata i loro indirizzi email, che hai ottenuto dai loro siti web dopo una ricerca con Google, oppure da qualche lista DEM che hai acquistato.

La strategia migliore è quella di farti conoscere attraverso i contenuti del tuo blog, la tua newsletter e i tuoi canali social.

Conquista così la fiducia dei tuoi interlocutori ed essi ti premieranno acquistando il tuo prodotto o servizio.

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Come Posizionarsi Nella Mente Del Consumatore

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di come posizionarsi nella mente del consumatore.

Per far crescere un business, oltre ad un prodotto o servizio di qualità, ci vogliono i clienti.

Questa è una verità universale su cui tutti concordano. Giusto?

Per trovare i clienti bisogna far sapere in giro che si è sul mercato, in parole povere: farsi pubblicità, e posizionarsi nella mente del consumatore come il brand, il prodotto o servizio che risolve il suo problema o appaga il suo desiderio.

Detta così la storia, sembra tutto ovvio e semplice.

Ma non lo è, per il fatto che il cervello umano nel corso degli anni ha sviluppato dei filtri automatici i quali ci proteggono dalle varie forme di pubblicità, attenuandone gli effetti.

Spot televisivi o radiofonici, cartellonistica stradale, spazi pubblicitari sui giornali, volantini, brochure e, persino, i banner sui siti web sono meno efficaci di un tempo.

Sottolineo le parole “meno efficaci” poiché non voglio che passi l’idea che questi strumenti siano inutili per l’acquisizione di nuova clientela.

Infatti, quanto più grande è la tua azienda e quindi il budget che hai a disposizione per la promozione dei tuoi prodotti o servizi quanto più grandi saranno i risultati che otterrai.

Ovviamente, se la tua è una piccola o piccolissima attività oppure se sei all’inizio della tua carriera professionale o imprenditoriale per posizionarti nella mente del consumatore non avrai senz’altro grandi somme per pubblicizzarti.

Per questo motivo ogni euro che dedichi alla tua promozione deve assicurarti un buon ritorno in termini di clienti, in caso contrario stai buttando via il denaro che hai faticosamente guadagnato.

Cosa che tu non vuoi. Vero?

Per tua fortuna, nel 2016 hai a tua disposizione la Rete per promuoverti in modo efficace anche con un budget limitato e, se proprio non hai denaro da investire, dovrai semplicemente rimboccarti le maniche per imparare tutto quello che ti serve per farti da solo la tua campagna di web marketing.

Ciò vuol dire che, oggigiorno, non puoi non avere un sito web, un blog e una newsletter.

In caso contrario non lamentarti se non riesci a fatturare abbastanza.

Essere su Internet per posizionarsi nella mente del consumatore è essenziale poiché egli ha acquisito grazie a questa tecnologia sempre più potere, non come singolo individuo bensì in virtù della sua posizione all’interno di una rete di contatti.

A tal proposito giova ricordare quello che dice la legge di Metcalfe, l’inventore della tecnologia di rete Ethernet, e cioè che: “La potenza di una rete di n membri in un contesto uno a uno è pari a .

Questa legge spiega bene come si diffonde secondo la modalità uno a uno la pubblicità tradizionale all’interno di una rete di consumatori.

Oggigiorno, però, grazie ad Internet le relazioni all’interno di una rete di contatti avvengono anche secondo la modalità uno a molti o molti a molti.

Per questo motivo bisogna integrare la legge di Metcalfe con quella di Reed che dice che: “La potenza di una rete di n membri in un contesto molti a molti è pari a 2ⁿ quando n è pari o superiore a 5”.

Alla luce di ciò risulta che la potenza di una rete molti a molti è sempre superiore a quella di uno a uno.

Questo spiega il perché grazie ai social media vi è stato un trasferimento di potere dal brand ai consumatori.

Quindi, come ci si può posizionare nella mente del consumatore?

Ovvio, con un sito web, un blog e una newsletter in modo che chi ti legge condivida con la sua rete di contatti il valore che gli dai attraverso i tuoi contenuti.

Più valore darai con i tuoi articoli al tuo lettore, più sarà alto il tuo ritorno d’immagine e più sarà facile che lui si ricordi di te nel momento in cui dovrà fare un acquisto.

Il consumatore, oggi, cerca la soluzione ai suoi problemi o il prodotto/servizio che appaga il suo desiderio in Rete con Google, nei social network, sui blog, nei forum e nelle e-zine (magazine online, n.d.r.).

Quindi è in Internet che ti devi fare trovare. Se non sei lì, non esisti.

E, sul lungo periodo, se insisterai nel non creare una tua piattaforma online da cui dirigere la tua comunicazione, dovrai chiudere la tua attività.

Chi non sbarca in Rete e non presidia adeguatamente il suo spazio virtuale è destinato ad estinguersi come i dinosauri. Credimi.

CONCLUSIONE

Se ancora oggi non ti sei dotato di un sito web, un blog e di una newsletter, stai lasciando sul tavolo un sacco di denaro.

Ora, è il momento di farlo, prima che sia troppo tardi.

A questo punto, mio caro lettore, dopo averti parlato di come posizionarsi nella mente del consumatore non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post dove approfondirò il discorso che ho iniziato in questo articolo.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico