La trasformazione

Dicembre è tempo di bilanci, di tirare le somme e di programmare l’anno che verrà.

Questo mio ultimo post dell’anno sarà, quindi, diverso dai soliti a cui sei abituato, mio caro lettore.

Infatti, parlerò un po’ di me e dei miei progetti.

Per me il 2016 è stato l’anno della trasformazione da consulente freelance a imprenditore digitale seriale. Infatti, nel corso del 2017 i due grossi progetti pianificati e lanciati durante questi ultimi e intensi 12 mesi si trasformeranno in società.

Grazie a Internet e ai Social Network ho incontrato le persone con cui ho dato vita negli ultimi 2 anni a tutti i miei progetti di lavoro dall’ebook scritto a quattro mani col Prof. Paolo Orlandi, docente di Marketing Pandemico presso la L. A. B. A. di Rimini, alla collaborazione con Gentian Hajdaraj titolare di Web Marketing Aziendale che mi ha introdotto nel mondo della Lead Generation.

Oltre a queste fantastiche persone, la mia strada ha incrociato quella di coloro che nel 2017 diventeranno a tutti gli effetti miei soci:

  • Mauro Manfredi, un leader visionario con una forte esperienza come International Business Developer alle spalle e una grande passione per il mondo delle startup.

  • Nina Gabriella MadaffariBusiness Coach di talento ed esperta HR con un trascorso professionale all’interno di importanti multinazionali.

  • Federico Antonioni, esperto nella gestione di blog aziendali.

  • Valeria Pindilli, giovanissimo talento del Business Development.

Insieme abbiamo fatto nascere una sinergia professionale che ha dato vita ai seguenti brand:

  • HarviUp, Business Accelerator, che si rivolge a startup e ad aziende con lo scopo di aiutarle ad accelerare la scalata ai mercati a cui si rivolgono.

  • Pocket Manager, progetto dedicato ai liberi professionisti e ai piccoli imprenditori che vogliono usufruire delle competenze strategiche e manageriali di un manager per risolvere i loro problemi e conquistare nuove fette di mercato, ma che per ovvie ragioni di dimensioni non possono assumerne uno.

Le imprese che andremo a creare saranno digitali e liquide. Vascelli corsari adatti a conquistare gli oceani blu che si aprono di fronte a noi.

Questo modello d’impresa, essendo flessibile e permettendo di lavorare a distanza e di automatizzare i processi, ci consentirà di affrontare le incertezze dei vari mercati senza troppi patemi d’animo.

Inoltre, si adatta alla nostra ambizione di essere un driver capace di favorire un cambiamento di mentalità nella classe dirigente e imprenditoriale del nostro Paese.

In questo periodo storico, in Italia, vi è un grande fermento che si muove sottotraccia. Un movimento carbonaro, fatto di giovani e meno giovani che non si sono arresi alla crisi e all’immobilismo conservatore che sembra avvolgere la nostra nazione.

Proprio come nel periodo risorgimentale in ogni angolo del Paese vi sono persone che anche grazie alla Rete si riuniscono per dar vita a nuove iniziative imprenditoriali consci del fatto che il riscatto di una nazione non passa solo dal rinnovamento politico.

Creare nuovi modelli d’impresa per forza di cose costringerà la classe dirigente attuale a prendere atto dello status quo e ad adeguarsi a esso o scomparire.

Sarà un forte cambiamento dal basso che travolgerà l’Ancien Régime e stabilirà un ordine nuovo.

La Rivoluzione, ormai è partita, si coordina attraverso Internet, si sviluppa negli spazi di coworking, ha i suoi podcast e intellettuali di riferimento, i suoi miti in Italia e all’estero, ma soprattutto è alimentata da una massa di persone di ogni età che non ha più nulla da perdere.

Nessuno potrà toglierci la speranza di una vita migliore ed essa ci porterà alla vittoria.

Come ti ho detto all’inizio, mio caro lettore, questo è l’ultimo post del 2016 quindi colgo l’occasione per farti gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo.

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Angelo Cerrone. Un anno dopo

Angelo Cerrone

Angelo Cerrone

Tempo fa, mio caro lettore, ho intervistato Angelo Cerrone, social media manager di grande talento, nato e cresciuto in Campania.

Oggi ho deciso di intervistarlo di nuovo vista la bella crescita che hanno avuto i suoi progetti e il suo blog per carpirne i trucchi del mestiere in modo da aiutarti a replicarli.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita?

Prima di raccontarti della mia vita, volevo ringraziarti per questa seconda intervista che rappresenta un attestato di stima nei miei confronti.

Come avrai notato sui social la mia vita è stata stravolta sia sotto il profilo professionale che sotto il profilo privato.

Per quanto riguarda il lato lavorativo, ho abbandonato l’incarico da social media manager presso l’agenzia dove ho mosso i miei primi passi da professionista.

La decisione è stata abbastanza sofferta, ma i margini di crescita si erano ridotti notevolmente e, dunque, era giunto il momento di intraprendere nuove avventure.

Per alcuni mesi mi sono dedicato alla vita da libero professionista che continuo a svolgere tuttora e poi, dopo un lungo corteggiamento, ho accettato una collaborazione interna presso un’impresa privata.

Qui mi sto occupando della digitalizzazione della loro attività sia sui social network che sui più importanti motori di ricerca.

Inoltre, mi è stato affidato l’incarico di gestire anche la contabilità, un mio vecchio amore, monitorando in questo modo la crescita del loro business.

Quindi, attualmente, svolgo entrambe le mansioni e, nonostante, i tanti impegni le soddisfazioni non mancano.

Invece, per quanto riguarda la mia vita privata finalmente dopo un po’ di tempo ho trovato una ragazza fantastica con cui stiamo progettando qualcosa di importante e con cui condivido una passione nata da poco ovvero la fotografia.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

In quest’ultimo anno il blog ha raggiunto la sua maturità visto che la maggior parte delle visite deriva dalla ricerca organica e non più dalla condivisione dei post sui social network.

Inoltre, in questi ultimi mesi, il calendario editoriale è stato completamente stravolto. Ho ridotto la frequenza di pubblicazione in modo tale da migliorare la qualità dei contenuti e i risultati sembrano darmi ragione.

Ho registrato una crescita netta dei seguaci, una crescita delle condivisione dei post e, soprattutto, una maggiore visibilità sui social network.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Ci vogliono tre ingredienti: costanza, determinazione e originalità.

Per quanto riguarda la costanza mi riferisco a un aggiornamento periodico del proprio blog. Questo non significa che bisogna pubblicare uno o più articoli al giorno perché è impensabile lavorare a questi ritmi.

I più bravi ci riescono ma alle loro spalle c’è un team che li supporta.

I blogger meno “fortunati” devono realizzare in prima persona i loro articoli e questo determina uno stress non indifferente.

Per questo bisogna trovare una soluzione intermedia, un articolo ogni tot giorni, che consenta di scrivere contenuti utili e di qualità.

Il secondo ingrediente è la determinazione.

Se ci arrendessimo alle prime difficoltà la figura del blogger non esisterebbe in quanto ci vogliono almeno due anni per consolidare il proprio blog e per creare una community di buona qualità.

Il terzo e ultimo ingrediente per creare un blog di successo è l’originalità.

Per originalità non intendo solo la creazione di post innovativi ma anche di rivedere sotto un’ottica differente ciò che è già stato trattato da altri blogger.

Purtroppo, con la crescita del loro numero questo ingrediente è venuto meno ed è sufficiente una novità dell’ultima ora per generare cento articoli identici o molto simili.

Mi è capitato di leggere post che avevano lo stesso titolo e le stesse parole.

Com’è possibile tutto ciò?

Semplicemente, perché i blogger in questione avevano tradotto un articolo in lingua inglese.

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Gli argomenti li scelgo generalmente una settimana prima dell’elaborazione del post, salvo novità dell’ultima ora, in modo tale da effettuare ricerche più approfondite sul tema trattato.

La scelta spesso è determinata dalle mie esperienze personali con il mondo dei social network o in alternativa dalle richieste dei miei follower.

Le richieste possono essere esplicite (commento, messaggio, etc.) o tacite cioè tratte dai dati statistici del mio blog.

Alcuni articoli di successo sono nati proprio dalla lettura degli insight.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online e aumentare la tua audience?

Sulla distribuzione dei contenuti ho avuto una bellissima conversazione digitale con una mia cara amica blogger che evidenziava come tantissimi blogger postano i loro contenuti in tutti i gruppi in cui sono iscritti.

Io ho sottolineato come questa strategia sia orientata semplicemente a far gonfiare le visite del blog e a guadagnare qualche centesimo con AdSense.

Io, invece, ho optato per una condivisione real time sui social dove sono iscritto e una ricondivisione differita dopo qualche giorno o periodo ben stabilito.

Inoltre, mi sono concentrato molto sul lato SEO dei singoli post e questo mi ha consentito di raggiungere ottimi risultati.

Infatti, la vita media di un post sui social network è di pochi giorni, salvo alcuni post evergreen, mentre con la SEO, la vita media di un articolo è nettamente superiore.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Non mettermi in difficoltà con domande che potrebbero svelare i miei segreti.

A parte gli scherzi, ad agosto avevo annunciato delle novità interessanti e la prima è stata già lanciata.

Ho trovato uno spazio autonomo per il mio progetto Advertising Break, rubrica sulla pubblicità creativa, in modo tale da differenziare i contenuti pubblicitari da quelli più markettari.

Ora ho in mente altri due progetti.

Il primo è top secret e sarà svelato nel 2017, il secondo invece è sempre più vicino ma non posso sbilanciarmi troppo visto che è una sorpresa per i miei follower.

Però, visto lo splendido rapporto che c’è tra di noi, voglio dare un’esclusiva ai tuoi “seguaci”: il secondo progetto interesserà il mio blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Sì, ci ho pensato più volte ma per raggiungere una certa autonomia economica è necessario lavorare sodo per più anni e concentrarsi anche sui guadagni indiretti.

Mi spiego meglio.

Un blog o qualsiasi progetto sui social genera due tipi di entrate: quelle dirette e quelle indirette.

Le prime non hanno bisogno di presentazioni visto che ci sono numerosi articoli che spiegano come guadagnare con un blog.

Invece, le seconde, spesso sottovalutate, sono fondamentali per consolidare la propria figura professionale.

In questi ultimi mesi ho ricevuto alcune offerte di collaborazione grazie al mio blog e ai miei progetti su Instagram, ma ho sempre rifiutato perchè non c’erano le condizioni per portare avanti la cosa.

Quindi in modo indiretto ho già guadagnato qualcosa, ora però spero di incrementare i guadagni diretti.

Come stanno andando gli altri tuoi progetti online?

In questi ultimi mesi mi sono concentrato principalmente su Instagram dove ho lanciato due progetti: #unangeloinviaggio e Italia in cartolina.

unangeloinviaggio

unangeloinviaggio

Entrambi i progetti hanno una tematica comune: la valorizzazione del territorio italiano mediante i social network.

Per quanto riguarda #unangeloinviaggio il progetto è gestito direttamente sul mio profilo personale dove pubblico quotidianamente le foto dei miei viaggi categorizzandole appunto con l’hashtag di cui sopra.

Invece, Italia in cartolina ha un profilo autonomo e sono i miei follower a indicarmi le località più belle del nostro Paese.

Anche qui ogni giorno vengono postate due foto in modo tale da stimolare la partecipazione di tutti gli iger d’Italia.

Per quanto riguarda invece i progetti storici Graffi Creativi e l’Advertising Break hanno, ormai, raggiunto la loro autonomia.

Come ho già anticipato prima la rubrica sulla pubblicità creativa ha trovato uno spazio tutto suo mentre su Graffi Creativi ho dato spazio definitivamente alle news e alle novità sul mondo dei social network.

Il nuovo format sembra piacere ai lettori e la crescita organica della pagina Facebook è più che raddoppiata.

Hai qualche novità su come si evolveranno il tuo blog e i tuoi progetti online che puoi darmi in anteprima per i miei lettori?

Dai, sul blog ti ho già detto troppo e non posso più sbilanciarmi altrimenti viene meno l’effetto sorpresa.

Invece, sui progetti posso darti qualche informazione dettagliata in esclusiva.

A dicembre i miei due progetti su Instagram saranno rinnovati parzialmente.

Per quanto riguarda Italia in cartolina ti anticipo che ci sarà il classico contest natalizio per valorizzare il territorio italiano anche durante le festività.

Invece, per quanto riguarda #unangeloinviaggio ho creato un contest che rappresenta una novità assoluta per chi gestisce un account privato su Instagram, ma anche in questo caso tutto è top secret.

Un altro progetto interessante è quello che sto elaborando per l’azienda con cui collaboro e coinvolgerà i negozianti e gli artigiani italiani.

Speriamo che questa idea venga apprezzata in quanto è sempre bello ricevere qualche complimento da chi ti segue con affetto.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Startup vs. Imprese

Oggigiorno, si fa largo abuso della parola startup e molto spesso questo termine inglese viene usato a sproposito.

Sembra che ogni persona che sta per aprire un’attività o che l’ha aperta da poco tempo stia realizzando una startup.

Non è così. Il suddetto termine si può utilizzare esclusivamente in caso di avviamento di un’attività innovativa.

Tale tipologia d’impresa, perché di questo si tratta, nasce per risolvere un problema o per appagare un bisogno. Quindi deve crearsi un mercato.

In tutti gli altri casi si tratta dell’avviamento di un’impresa di tipo tradizionale che organizza i fattori produttivi e le risorse umane, in modo non occasionale, al fine di produrre beni o servizi da vendere sul mercato con una finalità economica.

Per intenderci meglio, colui che apre una pizzeria o una fabbrica di bottoni non è uno startupper, bensì un imprenditore in fase di avviamento.

Quindi non potrà pretendere di poter accedere ai fondi stanziati dalle istituzioni per le startup come, purtroppo, mi è capitato di vedere.

Infatti, il suo scopo principale è quello di fare profitti e non innovazione.

Di contro, le startup producono e portano sul mercato innovazione ed è per questo che molte di esse iniziano a monetizzare solo diversi anni dopo la loro costituzione, come è accaduto per esempio a Google.

Ciò detto, un elemento in comune tra le due tipologie d’azienda c’è ed è la sostenibilità finanziaria.

Per questo motivo è molto importante il processo di validazione cioè quel percorso che porta a capire se vi è un mercato per il prodotto o il servizio che si vuol proporre.

Senza di esso aprire un’attività è un vero e proprio azzardo, specie di questi tempi.

CONCLUSIONI

Startup ed imprese sono tipologie d’azienda completamente diverse tra loro. Le prime hanno come scopo principale quello di fare innovazione mentre le seconde puntano fin da subito a fare utili.

Entrambe, però, devono puntare alla sostenibilità finanziaria del progetto imprenditoriale.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

La Peggiore Strategia Per Attirare I Clienti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della peggiore strategia per attirare i clienti.

Sia che tu abbia appena intrapreso la tua attività oppure che tu sia presente sul mercato da anni devi avere una tecnica efficace per attirare i clienti.

Più ne attiri, più probabilità hai di vendere il tuo prodotto o servizio.

Per far ciò la cosa peggiore che puoi fare è quella di contattare i tuoi potenziali clienti senza averne il permesso.

Sia che tu lo faccia attraverso le email oppure che tu lo faccia via telefono, se contatti delle persone a freddo, difficilmente, otterrai un risultato positivo.

Ovviamente, qualche vendita, se sei fortunato, la otterrai anche così; però non saranno quelle a far crescere il tuo business.

Infatti, a nessuno piace essere interrotto durante la routine quotidiana da telefonate di venditori sconosciuti oppure dallo spam che arriva nella propria casella di posta elettronica.

A te, forse, piace?

E non dirmi che il tuo caso è differente poiché il tuo prodotto o servizio merita di essere conosciuto, tu sei speciale ed hai uno stile diverso da quello di tutti gli altri venditori che scassano i “Cabbasisi” per dirla come il Commissario Montalbano.

Non è così! Fattene una ragione.

I tempi in cui queste tecniche di vendita funzionavano sono finiti da un pezzo.

Ora, è l’era del web marketing.

Non lo fai o non lo vuoi fare perché non credi in Internet. Peggio per te. Sei out!

I tuoi affari, inesorabilmente, scemeranno e piano piano la tua attività uscirà di scena. Questa si chiama selezione darwiniana.

Sei appena partito col tuo business e non vuoi investire denaro oppure non ti vuoi impegnare in prima persona nel web marketing.

Sei out!

Mi spiace per te ma la tua attività ha scarse, se non nulle possibilità, di decollare.

Questa è la nuda e cruda verità. So che non ti piace, ma è così.

Siamo nel 2016 non puoi pensare di poter aver successo con le tecniche di vendita del millennio scorso.

Se parti con un business devi avere un budget per le azioni di marketing oppure se proprio non ce l’hai, devi trovare una soluzione per promuoverti a costo zero o farlo da solo investendoci il tuo tempo.

Pensa che le statistiche dicono che in Italia ci sono più giovani che chiedono ai genitori o ai parenti € 25.000-30.000 per acquistare un’auto che per lanciare una propria attività.

Assurdo! Si pensa prima all’automobile, un bene che è soggetto a svalutazione, che a crearsi un proprio futuro.

Tra parentesi, anche il culto dell’auto è un residuo del passato. Di una società che non aveva Internet per cui spostarsi per andare al lavoro era essenziale.

Ed è il marketing attraverso le sue tecniche che, ancora oggi, fa percepire alle persone la necessità di possederne una.

Oggigiorno, infatti si assiste all’avvento dell’impresa liquida. Un’azienda in cui non è importante che il lavoratore sia presente in sede, a volte, tra le altre cose non vi è nemmeno una sede operativa classica, ma essa è collocata in uno spazio di co-working.

Tempo un decennio, anche in Italia, sono sicuro che le strade e le autostrade saranno meno trafficate, così come i treni dei pendolari. Questo perché ci si muoverà sulle autostrade digitali.

LA STRATEGIA VINCENTE

Ma che cos’è il web marketing di cui ti ho parlato prima?

È quell’insieme di strategie che ti portano a conquistare, prima di tutto, la fiducia dei tuoi clienti ideali in modo che siano loro a contattarti per acquistare il tuo prodotto o servizio.

Alla base di questa strategia vincente, hub & spoke (leggi questo mio articolo a riguardo, n.d.r.), che guarda al futuro, pur affondando le sue radici nel passato, c’è il tuo sito web dotato di blog.

A tal proposito, quando te ne fai realizzare uno da una web agency o da un web designer fatti consegnare tutte le chiavi di accesso al tuo spazio virtuale e poi cambia la password.

Ti dico ciò, poiché pochi giorni fa sono stato contattato dalla titolare di una società che si era fatta letteralmente chiudere fuori dalla porta del suo sito web avendone un danno economico notevole.

Se quando acquisti una casa da un privato per prima cosa cambi la serratura della porta d’ingresso, è cosa buona e giusta farlo anche per la tua casa virtuale.

Suggerimento: se proprio vuoi farti realizzare il sito web da una web agency o da un web designer, acquista tu, direttamente, il dominio e il servizio di hosting, in modo da averne il controllo diretto, poi gira dati e password a chi ti dovrà costruire il tutto.

In questo modo potrai fargli firmare un contratto che ti tuteli veramente da situazioni come quella che ti ho appena descritto e che gli impedisca di trasferire il tuo sito da un’altra parte.

Una volta che hai il tuo sito web popola il tuo blog con i tuoi contenuti.

Il mio consiglio è quello di aver già pronto un nucleo di 5/10 post per il momento del lancio.

Così i primi visitatori passeranno, fin da subito, del tempo sul tuo sito e saranno più propensi ad iscriversi alla tua newsletter, che è il secondo elemento che ti servirà per attirare i potenziali clienti e coltivarli fino a quando non saranno pronti per comprare da te (vedi come, attualmente, funziona il processo d’acquisto degli italiani in questo mio articolo, n.d.r.).

Una volta che hai in mano questi due strumenti dovrai popolare il tuo database e per farlo ti potrai avvalere della pubblicità online, dei social network, del guest posting e se hai uno spazio fisico dove accogli i tuoi potenziali clienti oppure partecipi ad eventi o fiere potrai chiedere a chi mostra interesse per la tua attività i dati di contatto ed il permesso di inviargli la newsletter.

Lo scopo di questa strategia è quello di creare un rapporto di fiducia tra te ed il tuo interlocutore che ti deve vedere come l’esperto a cui ricorrere nel momento del bisogno.

Certo, questo modo di procedere richiede tempo per vedere i primi risultati.

Inoltre, dovrai sempre tenere sotto controllo i dati inerenti alla campagna di web marketing che stai portando avanti per poter correggere la rotta in modo da non allontanarti dagli obiettivi che ti sei prefissato.

Ma alla fine del processo avrai creato il tuo mercato composto da persone profilate ed interessate a te e al tuo prodotto o servizio e avrai delle vendite assicurate.

CONCLUSIONE

La strategia peggiore che puoi attuare per promuovere i tuoi affari è quella di chiamare a freddo i tuoi potenziali clienti o riempire di posta indesiderata i loro indirizzi email, che hai ottenuto dai loro siti web dopo una ricerca con Google, oppure da qualche lista DEM che hai acquistato.

La strategia migliore è quella di farti conoscere attraverso i contenuti del tuo blog, la tua newsletter e i tuoi canali social.

Conquista così la fiducia dei tuoi interlocutori ed essi ti premieranno acquistando il tuo prodotto o servizio.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Italia: il miglior paese al mondo dove iniziare a fare impresa

USMC Mud Run 2004

U.S. Navy photo by Chief PhotographerÕs Mate Eric A. Clement (RELEASED)

Oggi, mio caro lettore, proverò a spiegarti perché l’Italia è il miglior paese al mondo dove iniziare a fare impresa.

No, non sono andato fuori di testa! Quello che ho affermato poc’anzi lo penso veramente.

Il mio ragionamento parte dalla constatazione che in diversi manuali di management si paragona il mondo degli affari ad un campo di battaglia.

Se facciamo nostro questo assunto e lo portiamo alle sue estreme conseguenze è facile capire che gli imprenditori e i professionisti italiani fanno parte dei corpi di elité del lavoro autonomo.

Sono sicuro che concorderai con me che l’addestramento a cui si sottopongono i membri dei corpi speciali sia estremamente duro. Giusto?

Dietro a ciò ci sono due ordini di fattori:

  • Vi è l’esigenza di sviluppare una forte resilienza* e di eliminare dal gruppo gli elementi che non sopportano il peso di un forte stress, essendo queste truppe impegnate dietro le linee nemiche in missioni particolarmente pericolose.

  • Vi è la volontà di forgiare attraverso la dura disciplina e il duro lavoro, oltre che lo spirito di corpo, tutti quegli automatismi che dovranno essere applicati durante una missione.

Disciplina, resilienza e capacità di reggere forti stress anche per lunghi periodi sono caratteristiche presenti in tutti gli imprenditori, i manager e i professionisti di successo. Sei d’accordo?

Inoltre, concorderai con me sul fatto che in Italia, rispetto ad altre nazioni, vi è troppa burocrazia ed una forte pressione fiscale che rendono impervio ma non impossibile creare un’attività e portarla al successo. Vero?

Tutte le oggettive difficoltà a cui chi vuole lavorare in proprio, nel nostro Paese, deve trovare una soluzione si possono tranquillamente paragonare alle varie fasi dell’addestramento a cui si sottopongono i membri delle forze speciali.

Questo spiega come mai gli imprenditori, i manager e i professionisti italiani quando si trasferiscono all’estero il più delle volte hanno successo. Infatti, trovandosi ad operare in un tessuto socio-economico meno sfavorevole rispetto al suolo patrio riescono a cogliere ogni opportunità e a sfruttarla al meglio.

La complessità del nostro Paese aiuta tutti noi italiani a sviluppare delle capacità che, altrimenti, non avremmo. La mente degli italiani è costantemente impegnata a superare le barriere che il legislatore e la Pubblica Amministrazione frappongono tra loro ed il successo. Ad ogni problema si cerca una soluzione.

Ora, non vi è dubbio che i manager, i professionisti e gli imprenditori che nel mondo guadagnano di più sono quelli che riescono a trovare una soluzione a situazioni complesse. Concordi?

Quindi la nostra creatività e l’arte di arrangiarsi sono il frutto delle difficoltà che affrontiamo e superiamo ogni giorno.

Non ne abbiamo la controprova ma, forse, se vivessimo in un paese con una normale pressione fiscale ed una burocrazia efficiente, potremmo dire addio alla maggior parte delle caratteristiche che ci permettono, posti in un altro contesto sociale, di emergere con facilità.

Con questo non voglio fare l’elogio dei nostri governanti e della nostra amministrazione pubblica, ma voglio semplicemente sottolineare come le nostre qualità al pari di quelle dei membri delle forze speciali non sono innate, bensì sono il frutto di un durissimo allenamento prolungato nel tempo.

Cosa accadrà quando anche l’Italia sarà un paese normale? Ai posteri l’ardua sentenza.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima ti invito ad iscriverti alla mia newsletter e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

*In psicologia, la resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, immerse in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino a raggiungere mete importanti. [Fonte Wikipedia]

Italian Business Design

Oggi, mio caro lettore, ti presento il progetto di economia collaborativa ITALIAN BUSINESS DESIGN di cui sono co-fondatore assieme al Professor Paolo Orlandi, docente di Marketing Pandemico presso il Poliarte di Ancona e la L.A.B.A. di Rimini.

Questo progetto professionale nasce dall’esigenza di rispondere alle mutevoli condizioni socio-economiche del mondo.

Vari sono i fattori che determinano i mutamenti. Sottolineiamo quelli legati alla tecnologia che ha, ormai, invaso ogni ambito della vita contemporanea, attraverso l’uso di Internet e, soprattutto, dei Social Network.

L’ampliamento della coda lunga in quasi tutti i settori con una crescente richiesta di essere considerati delle persone e non dei semplici consumatori o clienti.

Altri fattori, poi, sono pronti a intervenire per delineare un futuro che non è prevedibile, ma al quale occorre essere pronti per coglierne le opportunità e limitarne i conseguenti rischi.

A tutto ciò si aggiunga che la grande Crisi ha colpito il mondo e l’Italia mandando in soffitta un modello di economia obsoleto, che per ancora qualche tempo affiancherà quello che, attualmente, si sta sviluppando: cioè quello dell’economia della condivisione e della collaborazione.

Una Crisi che costringe a cambiare con immediatezza il modo di fare business e di innovare continuamente.

Da tutto ciò consegue che gli italiani, sempre, più dovranno crearsi la propria attività o rilanciarla se, come professionisti o imprenditori, non sono riusciti adattarsi ai cambiamenti in corso, subendone così i contraccolpi negativi.

La caccia al mitico posto fisso richiederà, se non si è in possesso delle competenze richieste dal nuovo mercato del lavoro, sempre più tempo.

Occorre,quindi, sfruttare i propri talenti con coraggio ed abnegazione. Oggi più che mai ciò è possibile.

Allo stesso tempo, gestire un’attività professionale o un’impresa senza sfruttare al meglio Internet ed i Social Network ridurrà al minimo le possibilità che il proprio business abbia successo.

Inoltre, occorre aprirsi alla ricerca continua in modo da essere pronti alle novità e rimodulare sempre il proprio business.

L’obiettivo che in qualità di Business Designer ci prefiggiamo è quello di aiutare le persone di buona volontà e che desiderano reinventarsi partendo dalle loro passioni e dai loro sogni oppure coloro che vogliono portare la loro attività nel XXI secolo e creare nuovi modelli di business.

Questo, a nostro avviso, è il momento giusto per farlo poiché come nel dopoguerra non abbiamo più nulla da perdere e davanti a noi c’è tutto da ricostruire.

Dobbiamo rimboccarci le maniche per cambiare il mondo in cui viviamo per farne un luogo migliore per noi, per i nostri figli e nipoti.

Per questo scopo, oggi, nasce:

ITALIAN BUSINESS DESIGN

MISSION

Partiamo dall’analisi delle singole parole.

Italian, italiano, cioè figlio di un determinato passato, incarnato in questa storia piena di bellezza e creatività, con il nostro gusto, gli italici sapori e la nostra cultura frutto di complesse stratificazioni.

Siamo e rimarremo per sempre degli inguaribili italiani. Difetti e pregi compresi.

Business, cioè la capacità di scovare opportunità e aprire un mercato.

Quanto più il prodotto risulta straordinario e riesce a scatenare i desideri della persone tanto più il business sarà importante e remunerativo.

Design, invece, sta ad indicare qualche cosa di più di un semplice disegno.

È la realizzazione di una visione e di un sogno che si materializza.

Sono la forma e le modalità che si concretizzano.

Il designer, moderno demiurgo, trasforma ciò che sogna in realtà. Non fa arte, bensì impresa.

Il progetto ITALIAN BUSINESS DESIGN si compone dell’amalgama di queste tre parole.

Si prefigge di aiutare ad aprire o a sviluppare business attraverso un design ricercato, influenzato dal nostro sentire italiano.

Con un modello aperto al rischio e basato su un procedimento che, attraverso tentativi ed errori, ci conduca al successo.

Si prefigge di offrire a tutte le persone di Buona Volontà che intendono realizzare o rilanciare il proprio business il nostro contributo professionale attraverso un Team specifico che realizzi il Design Giusto per il loro successo futuro.

METODO DI LAVORO

Nel Team saranno coinvolti tutti i professionisti considerati degli Italian Business Designer.

I Team saranno costituiti in base alle esigenze del cliente.

Saranno guidati da un Team Leader detto: Architetto Business Designer.

Egli chiamerà e nominerà le persone con le competenze giuste per sviluppare il progetto specifico.

Ogni persona coinvolta avrà un nickname che identificherà il suo ruolo all’interno del progetto ed anche le sue competenze.

L’obiettivo sarà sempre quello di creare un business o di ampliarlo attraverso la scoperta di nuovi clienti e nuovi mercati.

I nostri fondamenti etici sono quelli che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.

Al centro poniamo sempre il massimo rispetto delle persone.

Inoltre, ci prefiggiamo anche il massimo rispetto delle regole, fondamento di una sana vita in comune.

COME RICHIEDERE IL NOSTRO INTERVENTO E COME OPERIAMO

In primo luogo, il potenziale cliente dovrà contattare uno o più membri di ITALIAN BUSINESS DESIGN, d’ora in poi, semplicemente, detti: business designer.

Spiegare dettagliatamente, magari, tramite mail il tipo intervento richiesto.

Il business designer che riceve la richiesta d’aiuto, dopo attenta valutazione, condivide le sue riflessioni con i colleghi aventi le competenze giuste per portare a termine il progetto.

Se accetta la missione questi diventa Architetto, crea il suo Team e assegna ai membri coinvolti i nickname in base ai rispettivi compiti.

Quindi, invia il preventivo al potenziale cliente.

Se esso viene accettato, con congruo anticipo ed acconto, si procede a stabilire le modalità ed i tempi d’intervento suddividendo il lavoro tra i vari business designer coinvolti.

Il rapporto cliente – business designer si basa sulla fiducia.

Per tanto, se per qualsiasi motivo di natura economica o di dignità dovesse venire meno la suddetta, il rapporto di collaborazione s’interromperà immediatamente.

Ciò vale sia nei confronti dei clienti che dei membri.

Nello svolgimento dell’incarico si adotteranno tutti i mezzi tecnologici utili a poter svolgere nel modo più efficiente il lavoro in Team e per monitorare i risultati raggiunti, sia positivi che negativi.

TUTTO CIÒ PREMESSO:

Prometto a coloro che si uniranno al sottoscritto ed al Prof. Paolo Orlandi: notti insonni, tanto lavoro, deadline infernali, paga certa e proporzionata al proprio contributo e tanto, tanto divertimento. Oltre a gloria imperitura.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che lanciare il bando d’arruolamento per coloro che desiderano cimentarsi in questa avventura ed il codice a cui dovranno attenersi.

ITALIAN BUSINESS DESIGN MANIFESTO

  1. Il Business Design è da noi inteso come quell’attività volta alla creazione di nuovi modelli di business che facciano realizzare sogni imprenditoriali e che contribuiscano a far nascere posti di lavoro o conservino quelli esistenti.

  1. I Business Designer operano con creatività ed in Team. Ognuno in base alle proprie competenze nel più puro spirito di collaborazione. Noi crediamo nell’alleanza di cervelli.

  1. La composizione dei vari Team di Business Designer varia a seconda del cliente e del prodotto.

  1. Il Team Leader del gruppo di lavoro è colui che acquisisce il cliente. Egli seleziona i membri della squadra con la quale seguirà il progetto di cui è l’unico responsabile. Suddivide i compiti e decide se fare da General Contractor, in questo caso, una volta pagato dal cliente, suddividerà il denaro in base al contributo dato da ciascuno dei vari membri del Team alla realizzazione del progetto, oppure se presentare al cliente i vari componenti della sua squadra in modo che si instauri un rapporto diretto cliente-fornitore.

  1. I Business Designer nell’eseguire i loro compiti sfruttano in modo creativo ed efficiente gli strumenti messi a disposizione da Internet per lavorare in condivisione. Per questo motivo può accadere che non s’incontrino mai fisicamente.

  1. La creazione di un nuovo modello di business deve partire da:

  • Analisi del prodotto e delle sue potenzialità future;

  • Analisi del cliente e delle sue esigenze, volontà e capacità di cambiare;

  • Massima creatività.

  1. Le principali linee di intervento contemplano:

  • Analisi del business attraverso il prodotto, la comunicazione aziendale e i vari strumenti di marketing utilizzati.

  • Design del modello di business per rendere il Prodotto Stra-Ordinario (mucca viola) con tutti gli strumenti di marketing necessari: packaging, prezzo, comunicazione aziendale, linee distributive. In modo da rendere il business unico e inimitabile.

  • Analisi del mercato in cui opera il soggetto e, soprattutto, individuazione delle potenzialità.

  • Elaborazione di una pianificazione di marketing: dalla ricerca attraverso la mission fino alla definizione dell’obiettivo e delle conseguenti strategie e tattiche di marketing.

  • Particolare attenzione sarà rivolta alla Comunicazione Pandemica-Virale del prodotto.

  • Monitoraggio continuo delle azioni intraprese ed elaborazione delle soluzioni per i cambiamenti necessari allo scopo di conseguire il Business Design di successo.

  1. Nella realizzazione del progetto il cliente sarà seguito passo dopo passo con la diligenza del buon padre di famiglia.

  2. I membri del Team condividono tutte le informazioni in loro possesso con gli altri Business Designer del gruppo in modo che ognuno sia sempre aggiornato sull’andamento del progetto.

  3. Tutti coloro che saranno coinvolti in un Team avranno uno specifico e simpatico nickname che li identifica e ne delimita le aree di competenza. A titolo di esempio:

  • Scout Purple Cow;
  • Antropologo d’impresa;
  • Internet Nerd;
  • Burocrate Easy;
  • Architetto Business Design (il Team Leader, n.d.r.);
  • Sperimentatore Martire;
  • Process Product;
  • Crazy Packaging.

11.   Il Business Designer fa squadra col cliente e le sue risorse interne od esterne e collabora e compete con esse al fine di portare al successo il progetto affidatogli.

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Attiva i tuoi Talenti con coraggio e competenza e pazzia.

Federico

Paolo

Software Gratuiti per la Fatturazione

Con oggi, mio caro lettore, inauguro all’interno del mio blog una nuova categoria: Business Tools, che sarà dedicata a tutti quegli strumenti (gratuiti e non) utili per sviluppare il proprio business.

Quando s’inizia un’attività ci si preoccupa, principalmente, di acquisire nuovi clienti per i nostri prodotti o servizi e, spesse volte, si trascura la parte amministrativa poiché si pensa che tanto c’è il commercialista.

Questo, però, è un grave errore.

Se tu tieni in ordine la tua contabilità ti sarà più facile capire come stanno andando i tuoi affari e, pure, il tuo commercialista ti ringrazierà poiché ne faciliterai il lavoro.

Navigando in Rete ho trovato alcuni software gratuiti per la fatturazione, davvero, interessanti.

Si tratta di: Invoicex Base, GIM Free e SmartStudio Free.

I primi due sono più adatti per le piccole imprese e i commercianti che adottano il regime di contabilità semplificata, mentre l’ultimo è ideale per i professionisti.

Ho scelto di parlarti di questi tre software poiché, oltre ad essere gratuiti, possono essere utilizzati senza limiti di tempo.

In Rete, infatti, ve ne sono altri che puoi utilizzare gratis per un certo periodo, ad es. 30 giorni, dopodiché ti si bloccano e devi per forza acquistare il prodotto.

Quindi se hai scelto uno di questi software e, poi, non lo acquisti, perdi tutta la parte di contabilità che avevi gestito con il programma gestionale in questione.

Invoicex Base

Prodotto dalla TNX di Poggibonsi in provincia di Siena, azienda specializzata in programmazione software e grafica web, Invoicex è un programma gestionale per fatturazione, gestione magazzino e contabilità.

Oltre alla versione base che è gratuita ed Open Source, il che permetterà a chi è più smanettone di poter adattare il software alle proprie esigenze lavorando sui codici sorgente, vi è la possibilità di acquistare delle versioni di questo programma più complete oppure di richiedere all’azienda di customizzarlo in base ai propri bisogni.

Queste caratteristiche fanno di Invoicex Base uno dei programmi di fatturazione più scaricati in Italia.

Ha una grafica pulita e permette di creare l’anagrafica di clienti e fornitori, fatture, DdT, note di credito, gestire la contabilità, il magazzino, l’IVA e gli agenti, di produrre statistiche e molto altro ancora.

Insomma, come si suol dire: “Tanta roba!”.

Come ho detto all’inizio, però, non è adatto per i professionisti poiché la versione gratuita non gestisce le ritenute d’acconto e la rivalsa INPS.

GIM Free

Prodotto dalla MIGG di Rende in provincia di Cosenza è un software user-friendly facile da usare anche per i meno esperti e adatto per la gestione delle piccole imprese e delle attività commerciali.

GIM sta, infatti, per gestione impresa e magazzino.

Nella versione free e possibile inserire e consultare dati senza alcuna limitazione in:

  • Anagrafica (Clienti, Fornitori, Articoli);

  • Vendite (Preventivi, Ordini, DdT, Fatture).

E limitatamente ad un certo numero di dati nei restanti moduli del programma.

Nelle versioni con licenza non ci sono limitazioni.

Anche in questo caso è possibile richiedere personalizzazioni del software. Inoltre, la MIGG ha un ottimo servizio di assistenza a cui chiedere informazioni.

SmartStudio Free

Prodotto sempre dalla MIGG è adatto per liberi professionisti e freelancer in quanto gestisce la ritenuta d’acconto e la rivalsa INPS che qui è indicata con la voce Contributi INPS.

Se, infatti, nell’impostare la fattura per il cliente B2B si flagga la voce Contributi, la ritenuta d’acconto verrà calcolata escludendo la quota relativa ai suddetti.

Questa soluzione è adatta solo per coloro che sono iscritti alle Casse degli Ordini.

Il programma nella sua versione free gestisce tutto ciò che riguarda i clienti: anagrafica, preventivi, lavori-anticipazioni, fatture proforma e fatture.

Non è prevista la gestione dei fornitori.

Questo rende SmartStudio molto facile da usare.

Qualora, uno volesse utilizzare anche i moduli relativi all’estratto conto clienti, alla Prima Nota, allo scadenziario e all’analisi dati dovrà, per forza di cose, acquistare la versione a pagamento.

E tu, mio caro lettore, hai degli altri programmi di fatturazione gratuiti da suggerire o dei commenti da fare sui prodotti da me segnalati?

Se così fosse, per favore, lascia  il tuo commento qui sotto. Grazie.

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Risorse Umane & Non Umane. Le Aziende Rinascono dalle Persone

Oggi, miei cari lettori, vi parlerò di un convegno intitolato “Risorse Umane e Non Umane. Le aziende rinascono dalle persone”, che si è tenuto a Verona il 25 settembre 2013 presso l’Hotel Crowne Plaza, organizzato da ESTE, la casa editrice per l’impresa da più tempo in attività in Italia, in quanto fondata nel 1955 da Pietro Gennaro, pioniere della consulenza di direzione, che per primo ha portato nel nostro Paese l’approccio scientifico di stampo anglosassone applicandolo agli studi sull’organizzazione aziendale.

Oggetto di questo ciclo di convegni sono due aspetti fondamentali nella quotidiana gestione di un’azienda: le risorse umane, cioè i collaboratori e le persone che, a vario titolo, lavorano nelle aziende e le risorse non umane, cioè le conoscenze, gli strumenti e la tecnologia che supportano le persone nel loro operato in favore dell’impresa.

Tra i vari relatori che si sono succeduti sul palco quelli che mi sono piaciuti di più sono stati nell’ordine: Marina Salamon, Presidente di Altana; Philip Vanhoutte, Managing Director EMEA della Plantronics; Emanuela Bertagna, Amministratore di InformaAzione e Cetti Galante, Amministratore Delegato di Intoo.

Marina Salamon, 55 anni, ha affrontato il tema della meritocrazia all’interno dell’impresa. Ha spiegato che nelle sue aziende si fa carriera solo per meriti personali, non ci sono membri della sua famiglia ed ha affermato i suoi figli non vi entreranno mai, ma eserciteranno solo il ruolo di azionisti. Questo è un concetto del tutto sconosciuto alla maggior parte delle aziende italiane dove il ruolo della famiglia è preponderante e dove si entra, spesso, per cooptazione in quanto parenti, amici, mariti, mogli, figli ed amanti del proprietario.

Il suo scopo come imprenditrice è quello di individuare le persone più meritevoli per una certa posizione e valorizzarne il lato imprenditoriale, che è presente in ognuno di noi in varie sfumature, in modo che l’azienda possa trarne il massimo dei benefici.

Nel corso della sua carriera questa regola, che si è autoimposta, è stata infranta una sola volta quando per amore del padre che vi lavorava acquistò Doxa, leader italiana nelle ricerche di mercato, e nella quale per un breve periodo lavorò anche il fratello. Da allora non ha mai più fatto eccezioni.

A parte il carisma della persona, che è riuscita a conciliare il ruolo di madre di quattro figli più uno in affido, e la sua semplicità quello che mi ha colpito del suo metodo è stato proprio il cercare di ottimizzare le caratteristiche di ogni suo manager favorendo così il lavoro di squadra.

Lei si comporta come quell’allenatore che valutate le qualità tecniche dei giocatori che allena li fa giocare ognuno nel ruolo più idoneo alle proprie caratteristiche ottenendo così il massimo della prestazione da tutti.

Philip Vanhoutte, che ha tenuto il suo discorso in inglese, ha parlato di Smarter Working. Con questo terminologia s’intende la rivoluzione che sta colpendo gli uffici. Infatti, con l’avvento della tecnologia mobile lo spazio di lavoro organizzato in modo tradizionale risulta superato ed inefficiente.

Lo Smarter Working dona libertà, favorisce il risparmio e salva il pianeta da una parte. Mentre dall’altra richiede che gli spazi lavorativi vengano ripensati in modo che siano funzionali e facilitino la collaborazione fra i dipendenti dell’impresa. Questo porta i professionisti a richiedere gli strumenti giusti per soddisfare le proprie esigenze ed aumentare la flessibilità.

La parte del suo discorso che più mi è piaciuta è stata quella in cui parlando del suo lavoro ha affermato che per essere più efficiente ha smesso da tre anni di guardare la TV, legge il giornale solo nei week-end, si rifugia in chiesa o in una sauna quando non c’è nessuno per favorire il flusso dei suoi pensieri e legge molti libri.

Va bene quindi l’uso massiccio della tecnologia nel proprio lavoro ma l’uomo non deve dimenticare la sua umanità e deve riappropriarsi dei propri spazi.

Altro spunto interessante è stato quello in cui si è parlato di due gruppi di lavoro all’interno della sua azienda che non hanno a capo un dirigente e si autogestiscono producendo ottimi risultati. Sarà questo il destino di molte business unit dell’impresa del futuro?

Emanuela Bertagna, invece, fin da subito ci ha mostrato le sue competenze nel campo della formazione. Infatti, per prima cosa ha fatto alzare in piedi tutto il pubblico in sala, dopodiché ci ha invitato a stringere la mano alla persona seduta davanti a noi e a quella che ci stava alle spalle, presentandoci. Questa azione oltre a catturare l’attenzione di tutti i presenti è stata propedeutica al suo discorso sulla gestione del cambiamento, che deve essere gestito con creatività.

Tre sono gli elementi da lei indicati come caratterizzanti la propria trasformazione:

  • Muoversi cioè mettersi in moto è la prima cosa da fare se si vuole avere successo;

  • Comunicare con gli altri, ma non solo. Infatti, con questo termine la relatrice intende anche il porre attenzione al grillo parlante che è in noi.

  • Avere successo cioè il fare accadere le cose che desidero partendo da una comune azione. 

Inoltre, ha aggiunto che le azioni che intraprendiamo per cambiare sono guidate dai nostri valori e, a volte, capita che i suddetti siano differenti da quelli aziendali. Ciò comporta una estraneazione da parte del dipendente. Compito del formatore in questo caso è quello di riallineare i valori interni a quelli esterni.

Infine ha specificato che individuare i valori aziendali è più facile in caso di aziende padronali.

Invece, nel caso di aziende in mano a fondi d’investimento la linea valoriale deve essere dettata dal management.

Mentre nella Pubblica Amministrazione i valori sono sostituiti dalla presa di coscienza del ruolo sociale della funzione pubblica. 

Cetti Galante ha raccontato la sua esperienza nel mondo dell’outplacement. Del suo discorso mi hanno colpito diversi aspetti.

Il primo aspetto è che se si perde il posto di lavoro non lo si deve nascondere a chi ci è vicino. Non bisogna vergognarsi di una situazione che può capitare a tutti e di cui non si ha colpa. Parlare della propria condizione aiuta a non sentirsi soli.

Oltre a ciò bisogna sempre avere un piano di riserva poiché il rischio di essere licenziati incombe su tutti.

Altro aspetto interessante da lei sottolineato è che, in realtà, in Italia il lavoro c’è. Il problema è che domanda ed offerta non s’incontrano. I giovani dovrebbero essere orientati verso studi tecnici e professionali. Ed all’università bisognerebbe privilegiare le discipline scientifiche rispetto a quelle umanistiche.

Gli adulti dal canto loro devono essere pronti a spostarsi geograficamente e ad abbandonare la cassa integrazione e la mobilità. Gli è capitato, infatti, nel corso della sua carriera di incontrare persone che non volevano seguire la formazione oppure volevano non essere disturbati con offerte di lavoro prima di aver esaurito il godimento della CIG.

A suo avviso l’outplacement dovrebbe essere reso obbligatorio seguendo la formula in vigore in altri paesi europei che prevede che chi rifiuta le proposte di lavoro una prima volta perda il 30% dell’indennità sostitutiva che li tutela, al secondo rifiuto tale decurtazione dovrebbe salire al 60% ed al terzo la tutela dovrebbe essere tolta del tutto.

Infine, i lavoratori che stanno perdendo il posto compresi in una fascia d’età dai 40 ai 60 anni non dovrebbero avere paura di aprire una posizione con P. IVA che è un ottimo modo per ricollocarsi sul lungo periodo.

L’ultimo consiglio che ha dato è quello di essere tenaci e non mollare mai.

Questi consigli dati da chi rappresenta una società che riesce nel giro di un anno a ricollocare il 90% delle persone a lei affidate sono da tenere in gran conto.

In conclusione l’aver partecipato a questo convegno mi ha arricchito e mi ha fatto incontrare diverse persone capaci ed interessanti. Consiglio quindi a tutti coloro che hanno il desiderio di ampliare i propri orizzonti di partecipare ad uno dei prossimi incontri. Il calendario lo trovate sul sito www.runu.it . Non ve ne pentirete.