[Lettura Consigliata]: Mira alla Luna

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un libro che ho letto di recente:

MIRA ALLA LUNA

Se sbagli, atterrerai tra le stelle

Questo testo scritto da Giovanni Zanier, imprenditore di successo nel settore dell’Elettronica Industriale, è indirizzato ai terzisti di questa industria.

A questo punto, ti chiederai, visto che non faccio parte della categoria suddetta, perché ho letto questo libro e perché lo consiglio a tutti coloro che vogliono raggiungere il successo con la propria attività.

Devi sapere che, nel corso degli anni, mi sono creato una vasta libreria personale in cui spicca una Top 10 di libri che ogni anno rileggo per accrescere le mie motivazioni a scalare l’impervia montagna del successo.

Ebbene, questo libro dal titolo così poetico, che mi è stato regalato a Natale, è entrato di diritto nella mia speciale classifica e si è conquistato un posto tra Pensa in grande e manda tutti al diavolo scritto da Donald Trump e Bill Zanker e Il venditore meraviglioso di Frank Bettger, che sono tra le mie letture preferite.

By the way, se non li hai mai letti, ti consiglio di farlo. Ti dirò di più studiali bene e applica quello che impari da queste letture nella tua vita quotidiana.

Se farai ciò con costanza, creando delle vere e proprie abitudini, nel giro di qualche mese vedrai la tua vita cambiare in meglio.

Tornando a Mira alla Luna sappi che vi sono due possibili chiavi di lettura a cui si deve fare attenzione.

La prima chiave è quella di più facile comprensione poiché si basa sull’analisi letterale del testo.

Si parte dalla storia della vita dell’autore la cui giovinezza non è stata per niente facile ma che ne ha forgiato la determinazione, caratteristica essenziale se si vuole avere successo nel mondo degli affari e del lavoro, fino ad arrivare all’introduzione di un metodo di lavoro che, se seguito passo dopo passo, porterà il terzista del settore dell’Elettronica Industriale a liberarsi dalle catene che gli sono imposte dai suoi clienti.

Nel mezzo Giovanni ci spiega cosa sta accadendo nel mondo e perché quella che la propaganda, diffusa dai giornali e dalle televisioni attraverso i telegiornali e i talk show, chiama La Grande Crisi in realtà è una rivoluzione che modifica alle radici il modo di produrre e vendere beni e servizi: La Terza Rivoluzione Industriale.

Questo vuol dire che chi non si adeguerà al cambiamento farà la fame oppure sopravviverà dando fondo alle ricchezze che ha accumulato nel tempo.

Coloro che, invece, abbandoneranno le posizioni conservatrici e la loro comfort zone avranno la possibilità di accumulare ricchezze e fare delle carriere lavorative fantastiche.

Ah! Come dice sempre Giovanni quando lo intervistano in TV in qualità di opinionista: “Non pensare che la politica verrà in tuo soccorso, perché è troppo impegnata a salvare se stessa”.

Ergo, non attenderti che appaia un Deus ex machina all’orizzonte che ti porterà il lavoro dei tuoi sogni o farà ripartire il fatturato della tua attività come per magia.

Toglitelo dalla testa questo Happy End. Piuttosto rimboccati le maniche, studia tanto in modo da acquisire le competenze richieste, attualmente, dal mercato e poi mettile in pratica o in vendita.

Nell’era della formazione permanente solo coloro che si muoveranno in questa direzione avranno successo in Italia e nel mondo. Sappilo.

Tutti gli altri staranno seduti al bar o su una panchina ai giardinetti a lamentarsi dei ladri che stanno al governo del Paese, degli extracomunitari che rubano loro il lavoro, dell’Euro, della cattiva Europa a guida tedesca, della globalizzazione, etc., senza capire che fino a quando non assumeranno su di sé la responsabilità della loro vita non otterranno nulla.

E ti assicuro che i soldi veri, quelli pesanti, in Italia, in modo onesto, li puoi fare.

Soprattutto, oggi, grazie alle informazioni che si possono recuperare, anche gratuitamente, con l’aiuto di Internet.

Certo è, che se utilizzi il tuo smartphone per vedere video divertenti su YouTube, giocare ai videogiochi e altre perdite di tempo di questo genere continuerai a vivere la tua vita di sempre.

Fatti tuoi!

Ma poi non andare in giro a scassare le orecchie delle persone con la tua negatività e le tue lamentele.

Ricordati che non hai il diritto di usare il cervello degli altri come cestino per i rifiuti riempendolo coi tuoi pensieri negativi e il tuo sterile pettegolezzo.

Tornando al libro, la seconda chiave di lettura di Mira alla Luna è basata sull’analisi strutturale del testo.

Infatti, se lo si guarda con attenzione in controluce si vedrà come esso sia stato costruito seguendo le più moderne strategie di marketing.

Se studierai con attenzione ogni passaggio, potrai anche tu sfruttare la stessa struttura per promuovere la tua attività oppure per cercare lavoro.

Ovviamente, dovrai adattare il modello al tuo caso particolare ma una volta realizzato il tutto ti stupirai dei grandi risultati che otterrai.

Prima di salutarti, però, ti devo svelare un segreto.

Giovanni Zanier è mio amico da oltre vent’anni e, quindi, ti posso garantire che la storia della sua vita, raccontata nel libro, è vera poiché ne abbiamo percorso un tratto assieme.

E se lui lavorando onestamente, in Italia, è riuscito a raggiungere i risultati straordinari di cui parla nel testo, ce la potrai fare anche tu.

Fidati!

Basta solo che ti impegni e credi in te stesso. Le capacità ce le hai poiché come tutti sei dotato di un cervello, cioè il computer più potente dell’universo.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

___________

P.S: Mira alla Luna lo puoi acquistare su Amazon.

Annunci

L’Importanza Di Avere Una Guida

Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante ed anche l’Italia, notoriamente un paese conservatore, piano piano si sta adeguando.

Per questo motivo è fondamentale per chi vuole crearsi un’attività o per coloro che sono sul mercato da diversi anni e non vogliono rischiare di essere travolti dal cambiamento epocale che stiamo vivendo e che alcuni si ostinano a chiamare “Crisi” avere una guida che li traghetti nell’era dell’Economia della condivisione e della collaborazione.

La Sharing Economy di cui avrai di certo sentito parlare.

Da adolescente lessi “Il Gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach. Questo breve romanzo di formazione colpì molto la mia fantasia.

Il protagonista, Jonathan Livingston, cerca costantemente di perfezionare la sua tecnica di volo che vive come una passione totalizzante.

Dapprima, si perfeziona da solo raggiungendo un alto livello di padronanza dell’arte di volare, ma questo gli richiede molto tempo e gli costa l’esilio dal suo stormo (con questa immagine lo scrittore ci rappresenta tutte quelle persone conservatrici che si oppongono al cambiamento per se stessi e per gli altri. In parole povere sono i classici amici o familiari che cercano di dissuaderti dall’intraprendere strade nuove, n.d.r.).

Successivamente, trova una guida ed altri gabbiani con cui allenarsi e questo gli permette di superare il limite raggiunto in precedenza. Cosa che avviene in tempi più rapidi.

Ti ho parlato di questo libro poiché l’imprenditore o il libero professionista di successo si comporta allo stesso modo del gabbiano Jonathan Livingston che grazie al duro lavoro cerca sempre di migliorarsi.

Però, come si dice bene nel racconto da soli si può arrivare fino ad un certo punto.

Dopodiché, se si vuole crescere, bisogna per forza di cose avere una guida.

Questo passaggio è importantissimo se si vuole raggiungere un successo duraturo.

Ed è per questo motivo che, in ogni campo, le persone che si pongono grandi obiettivi investono ingenti capitali in consulenze, formazione, mastermind e coaching.

Sottolineo il termine: “Investono”, poiché chi non combinerà mai nulla nella vita ritiene queste cose dei costi inutili, delle spese.

Dopodiché si stupiscono dei risultati altrui e danno la colpa dei loro insuccessi alla sfortuna, al governo, alla troppa concorrenza, al fatto che chi ha avuto successo nella vita deve per forza di cose aver trovato una scorciatoia poco pulita, poiché gli onesti non fanno i soldi.

Ti suonano familiari queste affermazioni?

Insomma, i perdenti incolpano tutto e tutti della loro situazione tranne che se stessi.

Non si assumono la responsabilità della vita che stanno vivendo.

I vincenti per prima cosa prendono la vita nelle loro mani sia nel bene che nel male.

Inoltre, i vincenti sanno benissimo che da soli possono arrivare fino ad un certo punto e che poi incontreranno un soffitto di cristallo che li bloccherà al livello raggiunto.

A quel punto, ricorreranno alla visione di un soggetto esterno all’attività che svolgono, che grazie alle sue competenze ed al minor coinvolgimento personale indicherà loro il sentiero giusto per superare l’ostacolo che li sta tenendo inchiodati impedendogli di crescere nel business.

Ecco, perché anche per te, mio caro lettore, avere una guida sarà un passaggio fondamentale nella tua scalata verso il successo.

In qualunque stadio del tuo business tu sia, hai bisogno di una guida.

Agli inizi quando sei spaventato come un pulcino, pur non dandolo a vedere all’esterno, avere un consulente ti permette di accelerare lo sviluppo del tuo progetto facendoti risparmiare tempo e denaro.

Successivamente, ti permette di scalare più rapidamente il tuo business.

Ora, che sai qual è “Il Segreto” del successo di un’attività fermati un attimo a riflettere su te stesso e sii onesto.

  • Quanto ci tieni a rendere la tua attività solida e duratura nel tempo?

  • Quanto è importante per te raggiungere la tua indipendenza economica?

  • Quanta passione metti nel tuo lavoro?

Se ci tieni a rendere la tua attività solida e duratura nel tempo, se è importante per te raggiungere la tua indipendenza economica e se metti nel tuo lavoro tanta passione, allora non perdere altro tempo e cerca una guida.

Investi il tuo denaro e il tuo tempo in una consulenza che ti faccia fare il salto di qualità e ti permetta di passare al livello successivo.

CONCLUSIONE

Il business è come un complesso videogioco dove ci sono diversi livelli di difficoltà da affrontare prima di completarlo.

Puoi decidere di affrontarlo da solo col rischio di sprecare tempo e denaro fermandoti ai primi livelli oppure puoi assumere una guida che ti porti fino ai livelli più alti.

La decisione è tua.

Se rinunci all’opportunità di avere una guida, poi non lamentarti della “Crisi”, della troppa concorrenza o della sfortuna.

Queste sono scuse. Una magra consolazione che ti dai per giustificare il fatto che hai deciso di non decidere, che hai fallito.

Ricordati:

Non puoi ottenere risultati diversi, se ti ostini a fare le cose sempre nello stesso modo.

Per cui analizza con onestà la tua situazione e se sei disposto a seguire il percorso che ti indicherò: contattami.

Sarò la tua guida!

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sponsorizzazione

Oggi, mio caro lettore, parte un esperimento che cambierà un poco il volto di questo blog.

Se mi stai seguendo da molto tempo avrai notato che la maggior parte degli articoli da me pubblicati parlano di:

  • persone che hanno realizzato o stanno realizzando un loro sogno;

  • strumenti, idee e soluzioni per coloro che vogliono crearsi una propria attività o rilanciarla;

  • argomenti connessi ai social network e alla comunicazione via web.

Da oggi, però, accanto a questo tipo di articoli troverai dei post decontestualizzati.

Di recente, infatti, mi è stato chiesto da un mio conoscente che opera nell’ambito del marketing turistico se potevo mettergli a disposizione il mio spazio per dei guest post volti a promuovere delle attività turistiche.

Ho accettato subito la sua proposta poiché lusingato dal fatto che questo blog abbia attirato la sua attenzione e perché in passato avevo già parlato di argomenti legati all’ambito turistico in due articoli che hanno riscosso un certo successo tra coloro che mi seguono.

Personalmente, credo molto nel turismo. Se sfruttato con saggezza potrebbe, a mio giudizio, trasformarsi nel “petrolio” italiano e fare da volano per la crescita dell’Italia intera, ed essendo un settore “labour intensive” decollando darebbe sollievo alla grande fame di posti di lavoro che oggi colpisce il nostro Paese.

Ovviamente, non ho concesso il mio spazio gratis, bensì ho chiesto una donazione che servirà per sviluppare un progetto di cui ti parlerò presto.

Ecco perché, di tanto in tanto, troverai dei post recanti, a fine articolo, la dicitura: SPONSORIZZATO.

Mi è sembrato corretto, mio caro lettore, avvisarti di ciò, prima di ringraziarti per la fiducia che mi hai accordato ed il tempo che mi hai dedicato fino ad oggi. E spero che tu voglia continuare, nonostante tutto, a frequentare ancora questo blog.

A questo punto, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al mio prossimo post.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il Primo Frutto di Italian Business Design

business design

I primi giorni di settembre di quest’anno dal mio incontro online con il Prof. Paolo Orlandi, docente di Marketing Pandemico presso la L.A.B.A. di Rimini e il Poliarte di Ancona, nacque l’idea di dar vita ad un progetto comune: Italian Business Design.

Scopo del nostro progetto è quello di diffondere un nuovo modello per la creazione di un’attività professionale o imprenditoriale, come è felicemente sintetizzato nell’immagine che accompagna questo post.

Oggi questo cammino ha prodotto il suo primo frutto un eBook dal titolo: I Principi di Italian Business Design.

E il cui sottotitolo chiarisce ancora meglio le nostre intenzioni: come creare il tuo mercato.

Questo libro è un’approfondimento del manifesto pubblicato precedentemente su questo blog.

Ovviamente, per pubblicare le nostre sudate carte tanto per citare un noto conterraneo del Prof. Orlandi, Giacomo Leopardi, abbiamo usato una piattaforma di self-publishing creata da un altro marchigiano (per la serie gli strani incroci del destino, n.d.r.): StreetLib di Antonio Tombolini.

Siamo entrati così a pieno titolo nella community degli streetlibers.

E… siamo molto soddisfatti dell’esperienza appena vissuta con questa piattaforma editoriale italiana dal facile utilizzo. Per cui, senza dubbio, vi ricorreremo di nuovo in futuro.

Abbiamo scelto questo modo per autopubblicarci per due motivi:

  • È il sistema più veloce ed economico per portare sul mercato un MVP (minimum valuable product, n.d.r.);

  • Il self-publishing è un modello disruptive e quindi in linea coi principi che sosteniamo nel libro.

Per il momento il frutto delle nostre fatiche lo puoi acquistare su Bookrepublic:

https://www.bookrepublic.it/book/9788892527591-i-principi-di-italian-business-design-come-aprire-il-tuo-mercato/

Ma presto sarà presente su altre librerie online.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al mio prossimo post o in libreria.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Stefano Bersanetti: Pensieri strani…eri

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Stefano Bersanetti, autore del blog Pensieri strani…eri, che, oltre ad essere una ricca miniera di informazioni per tutti coloro che stanno meditando di lasciare l’Italia, è un luogo dove il lettore viene educato all’amore verso le diverse culture e da cui si possono estrapolare degli utili insegnamenti da calare nella nostra realtà italiana.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

38 anni.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Dopo il diploma di Maturità Classica, mi sono iscritto al Politecnico di Torino, facoltà di Ingegneria Chimica.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e quali paesi ti hanno portato a visitare?

La prima parte della mia esperienza professionale è stata legata al mondo Operations, in particolare Industrializzazione e Produzione. Sono cresciuto nel duro mondo dell’Automotive, vera palestra di formazione.

Dopo un passaggio nel mondo del fashion e del lusso in un’azienda orafa di Torino, sono passato nella mia attuale azienda, Carel Industries Spa, leader nel settore della regolazione dei sistemi di condizionamento e refrigerazione, per la quale lavoro da quasi dieci anni.

Dopo i primi tre anni come responsabile dello stabilimento italiano, ho trascorso i successivi tre anni in Cina, come responsabile Operations del Plant (stabilimento locale, n.d.r.). Di ritorno dall’esperienza nella Terra di Mezzo, per poco più di un anno ho ricoperto il ruolo di Responsabile Logistico Corporate, con la possibilità di viaggiare tra gli altri plant e filiali del gruppo (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania, Stati Uniti, per citarne alcune).

Dove vivi e lavori, ora?

Attualmente, sono il Chief Executive Officer di un laboratorio specializzato in test e misure elettriche in provincia di Padova, città nella quale risiedo.

Come influisce sulla tua visione dell’Italia e del mondo la tua esperienza da Expat?

Fare un’esperienza da Expat (colui che risiede all’estero per lavoro o per studio, n.d.r.) dovrebbe diventare una milestone della vita di tutti i giovani italiani.

Abbiamo ancora una cultura troppo provinciale, che ci porta a non chiederci cosa ci possa essere al di là della porta di casa.

Andare all’estero permette di vivere la relatività: in prima analisi si capisce bene cosa significhi essere stranieri in terra d’altri, basti pensare alla necessità di farsi comprendere; poi, ci si trova costretti a confrontarsi con usi e costumi diversi, tradizioni che si scontrano con il nostro modo di pensare.

E, nonostante, ci si chieda “ma perché fanno queste cose?”, non è giusto cercare di darsi delle risposte: occorre solo accettare ed adattarsi.

Un esempio? Per i cinesi, utilizzare il fazzoletto di stoffa per soffiarsi il naso è maleducato e schifoso, perché lo si ripone sporco all’interno della tasca.

Quando e perché hai aperto il tuo blog?

Il mio blog è nato poco più di tre anni fa. Mi piaceva l’idea di condividere riflessioni e considerazioni che maturavano dalla mia esperienza di Expat.

Non avevo l’obiettivo di raccontare gli episodi che ci capitavano tutti i giorni (di blog così e anche molto divertenti ce ne sono tantissimi), ma di estrapolare da essi insegnamenti o possibilità di confronto con la nostra realtà italiana.

Quali sono le finalità del tuo blog?

Pensieri strani…eri era nato, come dicevo prima, con l’obiettivo di mettere a confronto due modi di vivere, due mondi.

Oggi, ovviamente, il focus del blog è parzialmente cambiato. Mi piace condividere aspetti legati alla società e alla cultura: ogni persona è un “animale” sociale, che deve convivere con il resto del mondo, accettandone le peculiarità, non additandole semplicemente come differenze.

E poi, la cultura, per sua natura richiede un continuo scambio e confronto.

Come nasce l’idea della tua rubrica “Si viene e si va”?

Un giorno mi sono chiesto: quanti amici o conoscenti o semplici lettori stanno meditando di scappare dall’Italia, ma non sanno bene cosa fare e dove andare?

Io mi ritengo un former expat fortunatissimo: la mia azienda mi ha supportato in tutto e per tutto, dalle pratiche per il visto, alla ricerca dell’alloggio, all’ottenimento della patente.

Chi, invece, deve partire munito solo di valigia e speranza ha necessità di sapere cosa lo aspetti all’estero: fornire esperienze di Expat è il modo migliore per percepire la viva quotidianità.

In che modo individui le persone da intervistare nella rubrica “Si viene e si va”?

Nella prima stagione, ho cercato di toccare tutti i punti del globo, quindi c’è stato un primo aspetto prettamente geografico.

Il secondo è stato di natura professionale, cioè ho cercato di mostrare di che cosa si occupano gli italiani all’estero e devo dire che ho scoperto davvero una grande varietà di occupazioni.

La seconda stagione, che è in fase di preparazione, sarà un po’ diversa: ma non anticipo nulla, vi lascio la sorpresa!

Cosa vuol dire: “Laowai”?

Laowai è il termine cinese per indicare lo straniero. È un po’ paragonabile al nostro extracomunitario. Con la stessa accezione vagamente negativa.

Che cos’è per te la diversità?

La diversità è una ricchezza grandissima. Se non ci fosse diversità di vedute, di gusti, di colori, di piaceri, se tutte le persone amassero le stesse cose, ci troveremmo di fronte ad una realtà stile Blade Runner.

Eppure proprio in quel film gli stessi androidi dimostrano quanto sia necessario provare delle emozioni.

Confrontarsi con culture, tradizioni, cibi diversi è linfa per il nostro cervello, perché ha la possibilità di avere input variegati e quindi affinare le proprie scelte.

Chi la pensa diversamente da me o chi ha una vita diversa dalla mia, è il benvenuto nel mio blog, perché mi fa conoscere un altro punto di vista.

Come sei entrato a far parte del progetto #adotta1blogger e cosa ne pensi?

Ho conosciuto il progetto frequentando alcuni blog che riportavano il logo, così mi sono interessato e alla fine mi sono proposto.

Credo sia molto interessante, soprattutto per un blogger dilettante come me. Ci si confronta con blogger professionisti o, comunque, con uno stuolo di lettori molto più corposo del mio, per cui si può solo imparare.

Spero di riuscire a portare un po’ del mio pensiero (tempo permettendo!) e, soprattutto, spero che qualcuno cominci a partecipare attivamente alle mie discussioni. Quello per me sarebbe il più grande risultato. Preferisco avere qualche lettore in meno, ma attivo: questo significherebbe per me aver smosso un po’ la voglia di discutere. E di pensare.

3 Errori da evitare quando s’inizia un’attività

Oggi, mio caro lettore, ti voglio segnalare tre degli errori più comuni che si fanno quando s’inizia un’attività.

Di recente, mi è capitata tra le mani una statistica che segnalava come su 100 attività che aprono i battenti 80 falliscono nei primi cinque anni.

Delle rimanenti 20 altre 16 chiudono nei successivi cinque anni.

Quindi in 10 anni solo 4 attività sono riuscite a consolidarsi e a prosperare.

Questi dati, però, non ti devono spaventare impedendoti di realizzare i tuoi sogni.

Le ragioni per cui, a mio avviso, dovresti mantenere un sano ottimismo sono le seguenti:

  • Non esiste il fallimento. Ecco cosa disse al riguardo Thomas Edison ad un giornalista del New York Times che gli rinfacciava di aver fallito per la settecentesima volta nella sua ricerca volta a creare la luce elettrica: “Non ho fallito settecento volte. Non ho fallito nemmeno una volta. Sono riuscito a provare che quei settecento modi non funzionano. Dopo che avrò eliminato tutti i sistemi che non funzionano troverò quello che andrà bene.”

Per la cronaca ci vollero diverse migliaia di insuccessi prima che egli riuscisse a trovare il sistema giusto.

Il fallimento è un’atteggiamento mentale.

Se ti arrendi nella tua testa, allora sì che sei finito.

In caso contrario puoi sempre risorgere dalle tue ceneri come l’Araba Fenice.

Quindi se assumi una prospettiva positiva come quella che ho appena citato non ti fermerà nessuno.

E non pensare che quello che disse Edison fosse valido solo ai suoi tempi, ma ora non si possa più applicare.

Infatti, negli USA ai giorni nostri i Business Angel scommettono molto volentieri sulle idee di chi è fallito, anche più volte, perché sanno che da quegli insuccessi avrà sicuramente tratto degli utili insegnamenti che lo porteranno al successo.

Stoppati!

Conosco, già, la tua obiezione: “L’Italia non è gli Stati Uniti”.

Vero!

Ma in questo momento storico in cui tu ti fai frenare dai dubbi e dalle paure ci sono persone di qualunque età e condizione finanziaria, in Italia, che lanciano i loro business ed hanno successo. Te lo assicuro.

  • Hai l’opportunità, grazie ad Internet, di imparare dalle storie degli altri come evitare molti degli errori più comuni che portano un’attività alla chiusura.

Quindi fai ricerca, non essere pigro.

Guarda un inutile telegiornale in meno, tra l’altro i telegiornali come i giornali sono pieni di notizie negative che riguardano solo una piccola parte della popolazione mondiale.

Però, se ci fai caso ogni notizia negativa influisce su di te più di una positiva.

Questo avviene perché l’istinto di conservazione, retaggio di quando eravamo cavernicoli, te la mette in bella evidenza nella tua mente per costringerti a rimanere nella tua comfort zone.

Questo istinto primordiale agisce così non per cattiveria, bensì perché vuole evitarti delle delusioni o delle sofferenze.

Se gli darai retta, però, non sprigionerai mai tutte le tue potenzialità.

  • Grazie alla Rete ed alle attuali tecnologie puoi creare un’effetto leva che ti permetterà di raggiungere in breve tempo risultati che solo dieci anni fa sarebbero stati inimmaginabili.

Perciò, sfrutta Internet per accumulare conoscenza e studiare la tua concorrenza, magari, scoprirai che potrai allearti con qualcuno di loro nella vendita del tuo servizio/prodotto.

Ricordati che l’economia della collaborazione è l’unica che, in questi anni, non ha risentito della crisi.

Adesso, ti svelerò i tre errori di cui ti ho parlato all’inizio e che dovrai evitare se vuoi aumentare le tue chance di successo.

  • Il primo errore consiste nel non porsi la seguente domanda: “Perché le persone dovrebbero comprare il mio servizio/prodotto?”

Se risponderai, sinceramente, a questo quesito sarai a cavallo.

Infatti, avrai definito la tua unicità, cioè il cosa ti differenzia dagli altri tuoi competitor.

Non cadere anche tu nella trappola della differenziazione dagli altri concorrenti della tua nicchia di mercato in base alla qualità, poiché non è detto che la tua clientela sia così preparata da capire la superiorità qualitativa del tuo servizio/prodotto.

Inoltre, è ovvio che dovrai offrire un servizio/prodotto di qualità ai tuoi clienti.

Mentre se capirai in che cosa consiste la tua unicità e saprai comunicarlo alla tua clientela avrai aperto un canale diretto verso il loro portafoglio.

  • Il secondo errore è quello di non scrivere un piano d’azione che ti guidi nella scalata verso il successo.

La nostra mente ragiona per obiettivi. Per cui se non te li poni navigherai a vista e risponderai, di volta in volta, alle situazioni che ti si parano davanti.

In questo modo non raggiungerai mai il successo.

Poniti un obiettivo ambizioso e lascia che sia la tua mente ad indicarti la strada per raggiungerlo.

Il grande filosofo latino Seneca così descrisse colui che è senza un’obiettivo:

I nostri piani saltano perché non hanno un obiettivo. Quando un uomo non sa a quale porto vuole approdare, nessun vento sarà quello giusto.”

Per realizzare il tuo progetto segui questo schema mettendolo per iscritto:

  1. Definisci il piano d’azione per i prossimi 12 mesi;

  2. Determina quello che dovrai fare nei prossimi 100 giorni;

  3. Stabilisci ciò che farai nei prossimi 30 giorni;

  4. Individua le cose da fare nei prossimi 7 giorni;

  5. Fai, immediatamente, tre cose in funzione della realizzazione del tuo progetto imprenditoriale.

Fatto tutto ciò avrai una mappa con dei chiari punti di riferimento utili a capire a che punto sei nel tuo percorso verso la creazione della tua attività.

Questo strumento che dovrai sempre tenere a portata di mano ti servirà, inoltre, a correggere il tiro, qualora tu ti sia allontanato troppo da uno dei punti suddetti.

In più ti aiuta a non procrastinare le cose.

Infatti, il quinto punto ti costringe a metterti in gioco fin da subito.

  • Il terzo errore è quello di innamorarsi troppo della propria idea, del proprio servizio o prodotto e, quindi, di perdere quella flessibilità che ti permette di apprezzare i consigli di chi ti sta attorno senza liquidarli con frasi del tipo: “Quelli non capiscono nulla!” oppure “La gente è strana come fa a non capire che il mio prodotto è superiore a…” (credimi, poiché nel corso della mia carriera mi è capitato di sentire, veramente, pronunciare queste frasi da alcuni imprenditori che non si capacitavano del loro insuccesso, n.d.r.).

Sii umile. Ascolta tutti ed alla fine decidi con la tua testa.

I tuoi interlocutori sono tutti potenziali clienti e ti possono suggerire come costruire il tuo servizio/prodotto in modo che incontri il loro favore.

Non prestargli attenzione sarebbe un peccato.

Infatti, da un loro spunto potrebbe nascere l’idea che ti farà diventare milionario.

Prima di lasciarti voglio darti un ultimo consiglio. Non entrare mai in quel buco nero che è la spirale della “guerra del prezzo”.

Infatti, il prezzo basso non solo non ti differenzia dalla concorrenza, ma avvicina sempre di più il momento in cui dovrai chiudere la tua attività.

Lo so cosa vuoi dirmi: “C’è la crisi. La gente non compra e chiede sempre sconti. Quindi, se tengo i prezzi bassi verranno tutti ad acquistare da me.”

Balle!

Così facendo attirerai solo la clientela più rognosa, rosicchierai i tuoi margini di profitto e, soprattutto, non eviterai la concorrenza.

Infatti, troverai sempre chi ha le spalle più grosse delle tue, poiché ha a disposizione ingenti capitali che gli permetteranno di tenere prezzi più bassi dei tuoi e più a lungo di te.

Così, quando sarai fallito, potrà rialzarli ed essendo rimasto l’unico mercante su piazza avrà una posizione monopolistica.

Ciò vuol dire che gli stessi clienti che si lamentano del prezzo, a loro giudizio, eccessivo del servizio/prodotto che vendi tu, sul medio/lungo periodo, volenti o nolenti, si ritroveranno ad acquistarlo ad un prezzo più alto di quello iniziale.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti ed augurarti: Buon Business!

Frank Iodice: Breve dialogo sulla felicità

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista che ho fatto a Frank Iodice, italiano, nizzardo d’adozione, autore del blog Articoliliberi, di alcuni romanzi e di un interessante progetto Breve dialogo sulla felicità che vuole coinvolgere gli studenti delle scuole italiane per farne dei cittadini più consapevoli.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Trentatre. Inizia come un interrogatorio!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono laureato in Lingue e letterature straniere. Una laurea pressoché inutile.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Da bambino copiavo i grandi: Hemingway, Jack London e Joseph Conrad. Trascrivevo interi brani su un quaderno, poi cambiavo il finale. E leggevo moltissimo.

Da quanti anni vivi all’estero e cosa ti ha portato a lasciare l’Italia?

La mia è una famiglia di emigranti. Mia madre è nata in Venezuela. Metà dei parenti vive all’estero e fin da ragazzino andavo via periodicamente, ora da questo ora da quello zio. Per questo motivo non ho mai sviluppato un vero attaccamento a una città precisa, neanche a quella in cui sono nato.

Mio nonno, emigrante nei duri anni ’40, diceva sempre che se il posto in cui sei nato non ti piace devi cambiarlo, altrimenti lui cambierà te. Così sono partito anch’io, definitivamente intorno ai ventun anni, ma senza dimenticare né rinnegare le mie origini.

Oggi sento che con i messaggi contenuti nei miei scritti posso aiutare gli altri a migliorare lo stato delle cose, mostrando loro ciò che non va e di cui non mi sarei accorto se fossi rimasto a casa.

La crisi attuale è una crisi di valori. Nasce nella politica, siamo d’accordo, ma a essere minacciata è la parte cui dovremmo tenere di più, la nostra testa. Per salvare questa, io conosco soltanto un modo: leggere, esigere la conoscenza che da lassù provano a negarci, perché conoscenza vuol dire libertà personale, e per i governanti le persone libere sono scomode da gestire.

Vivere all’estero non significa abbandonare il mio Paese, anzi, proprio perché lo amavo troppo, non potevo assistere passivamente alla sua rovina. Noi emigranti lottiamo per costruire una vita migliore, grazie agli strumenti offerti da altri posti più vivibili, ma lo facciamo anche per dare un esempio a chi, più coraggioso di noi, è rimasto a combattere in prima linea.

Come questa tua esperienza di vita da expat si riflette nella tua scrittura?

Georges Simenon diceva che le storie sono sotto casa, non c’è bisogno di cercarle altrove.

I miei libri sono quasi tutti ambientati qui, nel sud della Francia; non potrei fare diversamente, ho bisogno della realtà che mi circonda per dare autenticità ai sentimenti che descrivo.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Non posso giudicare perché non sono un editore. Credo che le case editrici italiane stiano affrontando un momento davvero difficile. La loro è una guerra contro la politica dell’anti-cultura. Di certo, se ci fossero più lettori, non saremmo qui a parlarne.

Se andiamo all’origine del problema, arriviamo nelle famiglie e nelle scuole, i due luoghi in cui bisognerebbe far riscoprire ai bambini e ai ragazzi l’importanza della lettura: leggendo si mettono in moto dei meccanismi grazie ai quali impari a esprimere quello che pensi e con le giuste parole, oltre ad ampliare la tua cultura personale.

La cultura non può restare in tasca, nel telefonino, ma devi imparare a coltivarla con la curiosità necessaria per una ricerca costruttiva, una ricerca che inizia con la lettura.

Purtroppo c’è un intero sistema che si muove in senso inverso, imponendo un ritmo frenetico, giustificato dalla mancanza di tempo.

Il tempo: ci accorgiamo della sua importanza soltanto quando ci viene a mancare e preferiamo fare altro perché ormai giudichiamo improduttivo trascorrere un pomeriggio leggendo un bel libro o chiacchierando di quelli già letti.

Ma perché in Italia si legge sempre meno? A chi fa comodo che la gente trascorra intere giornate immersa nei social network? Perché il prezzo dei gingilli tecnologici scende sempre di più, anzi, adesso si regalano addirittura, mentre quello dei libri aumenta di anno in anno? Finché non troviamo risposte a domande come queste, è inutile lamentarci perché le maggiori proposte editoriali sono quelle con i faccioni televisivi in bella mostra in copertina. Mass media uno, letteratura zero.

Forse il vero problema in questo momento è che anche il libro è diventato un oggetto di consumo e, come le leggi del mercato impongono, è destinato ad avere una vita breve. Questo, secondo il punto di vista di chi li vende.

Secondo il mio, esistono libri finti e libri veri, tutto qui.

Come sei riuscito a farti pubblicare?

Ho iniziato soprattutto con i racconti brevi, su varie riviste italiane e francesi, alcune abbastanza rinomate.

A breve uscirà in Francia il mio nuovo romanzo, per un editore della mia città.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere i tuoi libri e le tue iniziative?

Ho creato un blog: Articoliliberi, su cui non scrivo con cadenza regolare ma soltanto quando ho qualcosa da dire.

Parlaci del tuo ultimo progetto: Breve dialogo sulla felicità.

Tutte le storie che scrivo hanno dietro una storia.

L’anno scorso, di questi tempi, sono partito per Montevideo, non avevo neanche i soldi per il biglietto di ritorno, soltanto un indirizzo e il quaderno degli appunti.

L’idea era quella di incontrare l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica per scrivere, col suo consenso, una storia ispirata alla sua vita, da diffondere tra i giovani per risvegliare in loro un sentimento di reazione contro ciò che è ingiusto.

Dopo diversi mesi di avventure, sono riuscito a parlare col presidente “povero”, senza nessun supporto né da parte dell’Ambasciata italiana, del Consolato o dell’Istituto di Cultura Italiana di Montevideo, a cui mi ero rivolto al mio arrivo e che mi hanno voltato le spalle perché in quel periodo in Uruguay c’era molta tensione, dovuta all’avvicinarsi delle elezioni, e nessuno ha voluto impegnarsi nell’avallare un lavoro scritto da uno sconosciuto.

Ho vissuto perlopiù nei cantegriles, presso alcune famiglie incontrate laggiù, e devo ammettere che il mio aspetto non era dei migliori, quindi era comprensibile che negli uffici del centro non si fidassero di me: potevo essere uno scrittore matto, perfettamente mimetizzato tra la popolazione locale, oppure un pazzo e basta.

Il mio, comunque, è stato un approccio filosofico: sono partito alla ricerca di una storia, volevo incontrare l’uomo, non il politico.

Credo che non avrei scritto lo stesso testo se avessi ottenuto un appuntamento ufficiale presso il suo ufficio presidenziale e dormito in un hotel sulla Rambla, perché la vera letteratura è fatta di vita vera, non soltanto di parole.

Stando lì, mi sono reso conto che avevo bisogno di vivere tra la gente vera per provare una certa gamma di emozioni che precedono il concepimento di una storia e la rendono verosimile.

L’idea di diffondere gratuitamente questo pamphlet – all’incirca 44 pagine molto fitte –, poi, mi sembra coerente con le tematiche affrontate: amore per la vita sobria, per le piccole cose e per il proprio tempo, ma soprattutto amore per la propria libertà.

In questo marasma di letteratura Mujiquiana, che prenderà sempre più piede nel panorama editoriale italiano, il Breve dialogo sulla felicità, pubblicato col suo benestare, una fusione delle sue parole con le mie, un dialogo in parte reale e in parte no, è per il momento l’unico testo diffuso gratuitamente nelle scuole.

Per come la vedo io, sarebbe contraddittorio guadagnare soldi pubblicando un testo su José Mujica, a meno che non si devolvano in beneficenza.

Ma io sono un idealista e la mia parola per molti non conta niente.

Che riscontro ha avuto e quale obiettivo ti sei prefissato di raggiungere con questa iniziativa?

Il testo è nato in spagnolo, Breve diálogo sobre la felicidad, pubblicato inizialmente presso la rivista della Biblioteca Nazionale, a Montevideo, nel mese di maggio 2014, e, soltanto dopo, l’ho tradotto in italiano.

Le prime 1.000 copie, stampate a mie spese, sono state regalate nel corso dei primi incontri nel 2014, da settembre a dicembre. In molti, adulti e ragazzi, hanno apprezzato la storia e l’hanno diffusa a loro volta, forse perché non è un semplice elogio delle buone azioni del presidente povero, ma un’analisi approfondita che mette in risalto gli aspetti psicologici che ci sono dietro. Ho spiegato soprattutto come la mancanza di una figura paterna ha influenzato il suo percorso umano.

Recentemente, abbiamo creato un Crowdfunding per stamparne altre copie, sempre destinate alla distribuzione gratuita tra i giovani pensatori.

Le copie che stiamo diffondendo nelle scuole sono in formato tascabile. Le ho create con l’idea che i ragazzi se le passino sotto i banchi durante le lezioni, preparando la loro rivoluzione culturale.

L’entusiasmo di alcuni insegnanti ha fatto sicuramente la differenza.

L’entusiasmo e la determinazione fanno sempre la differenza.

Quando gli studenti hanno letto il testo che ho inviato loro in formato Pdf prima di incontrarmi e ricevere le copie cartacee, il dibattito è stato più produttivo e arricchente per loro quanto per noi.

Parlo al plurale perché accanto a me c’è Eleonora, la mia fidanzata; senza di lei sarebbe difficile organizzare tutto ciò, già solo per il tempo che occorre per le telefonate, le email, la diffusione degli inviti, i contatti con le scuole… Dovrei smettere di scrivere per diventare una specie di promotore editoriale.

Eleonora mi ha permesso di non perdere di vista la mia attività letteraria, la quale, tra il tavolino della brasserie e il tavolo di casa, richiede almeno dieci ore al giorno, e di mantenere la concentrazione necessaria per vivere costantemente in un altro mondo, come faccio io.

Insomma, come mi ha insegnato una certa persona che conosco, è meglio che ognuno faccia il proprio mestiere.

L’Italia ed il turismo

Recentemente, è stata pubblicata la classifica dei paesi più visitati al mondo dai turisti nel 2013 in cui l’Italia si è classificata in quinta posizione. Al primo posto della suddetta si trova la Francia, al secondo gli USA, al terzo la Spagna ed al quarto la Cina.

Apriti cielo! Subito sui giornali, nei Tg e nei talk show televisivi si sono alzate le solite voci critiche pronte a denunciare come anche nel settore turistico il Paese avesse imboccato la via del declino, poiché non è pensabile che la nazione col più grande patrimonio artistico e culturale del mondo sia così indietro rispetto agli altri competitor.

Ora, tali considerazioni mi sembrano del tutto esagerate e fuorvianti.

Nel mondo ci sono 204 nazioni [fonte Wikipedia] e quindi essere il quinto paese più visitato, anche se con un ampio distacco dal primo classificato, non è certo un risultato disprezzabile tenuto conto del nostro gap infrastrutturale, della mancanza di un’efficace politica dei visti turistici e della mancanza di un’efficiente Agenzia statale dedita alla promozione turistica del nostro Paese.

Qualcuno potrà obiettare che negli anni ’70 occupavamo una posizione migliore. A costoro rispondo che in più di quarant’anni il mercato turistico ha ampliato la sua offerta. Paesi che prima non erano nostri competitor ora lo sono. Si pensi al blocco delle nazioni dell’est Europa oppure alla Cina o agli Emirati Arabi.

Fatta questa doverosa premessa penso che ci si debba dare da fare per migliorare la qualità della nostra offerta prendendo come benchmark proprio la Francia.

Per prima cosa dobbiamo capire che tipo di turista vogliamo conquistare.

Infatti, si può pensare di competere sul prezzo per cercare di attirare più turisti, ma a quel punto non dovremmo stupirci se tra questi ultimi ci saranno persone che scambiano le nostre città d’arte per dei parchi giochi dove tutto è permesso come, ad esempio, fare il pediluvio nelle fontane o nelle calli oppure urinare nei cestini della spazzatura a Piazza San Marco a Venezia.

Oppure, potremmo pensare di agire nello stesso modo in cui opera la Apple mirando a conquistare un turista più evoluto e con una maggior disponibilità finanziaria. Questa azienda, infatti, non si preoccupa se il prezzo dei suoi prodotti è più alto rispetto a quello delle aziende sue concorrenti poiché punta tutto sulla qualità del suo prodotto, sull’esperienza emozionale che i suoi clienti vivono quando visitano un Apple Store e sul customere care.

Ecco in Italia, a mio avviso, non ci si dovrebbe preoccupare se i nostri prezzi sono più alti rispetto agli altri paesi del Mediterraneo poiché per l’appunto abbiamo un prodotto che per qualità non ha rivali nel mondo e, quindi, ci possiamo permettere di farlo pagare di più.

Quello su cui dobbiamo, invece, lavorare è:

  1. Il marketing. Bisogna trasformare il viaggio nel nostro Paese in uno status symbol. Un bene aspirazionale. Un must to have nella wishing list di tutte le persone che vogliono apparire.

    Perché non pensare di inserire all’interno dei nostri principali aeroporti delle aree museali gratuite con i reperti che, attualmente, giacciono nei magazzini delle nostre istituzioni culturali, magari facendo ruotare, nel tempo, gli oggetti esposti, in modo da offrire ai passeggeri in transito un’esperienza unica al mondo?

    Perché non creare un canale su YouTube dove vengano raccolti i migliori programmi che valorizzano il nostro territorio, il nostro patrimonio artistico, il nostro stile di vita e la nostra cucina trasmessi dalle TV digitali italiane?

    Ovviamente, tali programmi dovrebbero quanto meno essere sottotitolati in inglese in modo da moltiplicare per mille l’effetto che ha ottenuto il film La Grande Bellezza.

    Perché non collegare l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma con un bus navetta alla più vicina area archeologica facendo pagare un biglietto d’ingresso da € 15-20 come accade per certe realtà in Francia?

  1. La logistica. Dobbiamo migliorare tutte le nostre infrastrutture.

  2. Il Customere Care. Dobbiamo diffondere negli italiani la mentalità che il turista è una ricchezza per tutti. Non solo per coloro che vivono di turismo. In modo che ognuno di noi si trasformi in un ambasciatore dell’accoglienza che renda il soggiorno dei nostri ospiti un’esperienza unica ed indimenticabile.

  3. La ristrutturazione del territorio e del patrimonio culturale. Ci sono intere zone del Paese che col tempo si sono spopolate e che potrebbero essere riportate a nuova vita seguendo la strada tracciata dal sindaco di Gangi in provincia di Palermo, uno dei borghi più belli d’Italia, che ha messo in vendita ad € 1,00 alcune abitazioni del centro storico a patto che vengano ristrutturate ed adattate ad uso abitativo o ricettivo.

    Curare il territorio, oltre a permettere alle future generazioni di godere della bellezza del patrimonio che c’è stato lasciato in eredità dai nostri antenati, sarebbe un’ulteriore occasione di creazione di posti di lavoro non delocalizzabili.

Questo elenco non è certo esaustivo di tutte le cose che si potrebbero fare al posto di piangerci addosso e di perderci in sterili chiacchiere su classifiche che trovano il tempo che trovano.

E voi, miei cari lettori, cosa ne pensate? Quali azioni intraprendereste per sfruttare al meglio le potenzialità del nostro bellissimo Paese?