Giovanni Oro: Mondi Futuri

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò attraverso questa mia intervista Giovanni Oro, giovane scrittore di libri di fantascienza e fondatore del blog Mondi Futuri, che ho conosciuto in quanto è un rievocatore appassionato della II Guerra Mondiale.

Di lui mi hanno colpito la sua grande capacità di divulgatore e la sua tenace volontà di vivere di scrittura.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 35 anni e abito a Ponti sul Mincio in provincia di Mantova.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Liceo Classico a Palermo, Laurea triennale in Storia Contemporanea e quella specialistica in Storia d’Europa all’Università di Bologna.

Quali sono state le tue esperienze lavorative più importanti e cosa hai appreso da esse?

Ho lavorato per alcuni mesi come venditore di materassi e da questa esperienza ho imparato che non è un lavoro che fa per me.

Attualmente, faccio la guida turistica un lavoro che mi piace e che, in qualche modo, mi permette di mettere a frutto tutto quello che ho studiato.

In qualche modo le tue esperienze lavorative passate influiscono sul tuo modo di scrivere?

Assolutamente, in nessun modo.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho cominciato a scrivere durante gli anni della scuola media.

La mia prima opera: un’orribile storia su bambini che viaggiano nel tempo fino all’epoca dei dinosauri.

Come sia nata questa mia passione, però, non lo so.

Sappi solo che mi è sempre piaciuto inventare storie.

Quanti libri hai pubblicato fino ad oggi e di che genere?

Al momento, uno solo di fantascienza: “L’equinozio di Xipe” della Leone Editore.

Come è nata la tua passione per la fantascienza e che cosa t’ispira di più di questo genere letterario?

La risposta potrà sembrare banale ma la fantascienza mi dà la libertà creativa.

Infatti, posso inventare quello che mi pare.

La passione è nata essenzialmente grazie ai film: in primo luogo “Guerre Stellari”, la prima trilogia, però.

Qual è la tua fonte d’ispirazione?

La Storia quella con la S maiuscola.

Essendo uno storico di formazione sono gli eventi del passato a dare forma e coerenza alle mie storie.

Non è un caso che nel mio libro di fantascienza ci sia una cronologia che copre quasi 800 anni di avvenimenti che precedono quelli narrati nel romanzo.

Prevenendo una domanda che può sembrare ovvia: non scrivo romanzi storici semplicemente perché penso di non saperne abbastanza.

I tuoi libri sono sempre stati pubblicati attraverso degli editori oppure hai sfruttato anche il self-publishing?

Ho pubblicato solo con un editore tradizionale.

Quale strategia hai adottato per trovare il tuo editore?

Banalmente, mi sono rivolto a un’agenzia letteraria.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Complicato.

Si legge sempre meno il che è collegato all’educazione scolastica.

E si tende a pubblicare sempre la stessa cosa, spesso invadendo le librerie di autori stranieri di qualità più che mediocre solo perché l’autore straniero tira di più di quello italiano.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Solo uno: continuare a scrivere.

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Federico

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Aura Conte. Tre anni dopo

Aura Conte

Aura Conte – Professione scrittrice

 

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Aura Conte, scrittrice siciliana, che avevo intervistato circa tre anni fa (leggi qui) e la cui storia dimostra come, in Italia, sia possibile vivere di cultura.

Buona lettura!

* * *

Sono passati quasi tre anni dalla nostra prima intervista, com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è stata stravolta. Nei primi mesi del 2016, la casa editrice con la quale ho pubblicato e collaborato ha chiuso, quindi nell’ultimo anno e mezzo ho dovuto ricominciare da zero.

Così, indipendentemente dai progetti non legati alla mia vita da scrittrice come Bookoria, mi sono messa a “studiare” il mondo del self publishing e altre cose affini.

Hai una casa editrice di riferimento per la pubblicazione dei tuoi libri?

In questo momento, la maggior parte dei miei libri sono pubblicati in modalità “self”, ma il mio libro più conosciuto, in passato, “Controvento” (menzionato nell’intervista di tre anni fa), da maggio 2017 è pubblicato come “La sposa del capitano” da Libro/mania, progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton.

Come vedi mi piace pubblicare sia in modalità “self” che con una casa editrice.

A quali generi letterari ti stai dedicando maggiormente?

Ultimamente: thriller, crime romance (la serie “Pecador”), dark romance (“Damaged”), suspense, thriller psicologico (“Un’ombra tra le righe”) e sto scrivendo un nuovo romanzo storico.

Vado a periodi.

Se dovessi fare un bilancio della tua carriera da scrittrice, quale sarebbe? Come stanno andando i tuoi ultimi libri?

Pubblico dal 2009 e mi reputo molto soddisfatta. Dopo una lunghissima pausa, durante la quale ho scritto in silenzio, nell’ultimo anno ho pubblicato diversi libri e ognuno di loro è arrivato ai primi posti in classifica nella sua categoria nelle varie librerie online, come Amazon o Kobo: thriller, romance, commedie, racconti, romanzi storici.

Prima di passare al self publishing, ero un po’ bloccata; si trattava di qualcosa di nuovo, non avevo più le sicurezze solitamente offerte da una casa editrice.

Avevo paura di ricominciare da zero, però collaborare con un’altra autrice, Connie Furnari, mi ha sbloccata.

Nell’ultimo anno, abbiamo scritto insieme ben quattro libri (due della serie “Pecador”, “Charmeur” e “Cinders”), tre già pubblicati e uno in uscita.

Che cos’è Bookoria e quali risultati ha ottenuto?

Bookoria è un blog/progetto fondato nel novembre 2015 da me e dall’associazione Iside Onlus, nata per la promozione della cultura e dell’arte, della quale sono vicepresidente dal 2004.

Lo scopo del progetto è la promozione della cultura, in questo caso della letteratura.

Molti blog si limitano a recensire o segnalare l’uscita di nuovi libri.

Bookoria, invece, va oltre tutto ciò pur di avvicinare le persone al mondo letterario.

All’interno del sito sono riportati eventi letterari (solitamente difficili da trovare), book trailer, giornate autore, rubriche, interviste e tutto ciò che ruota intorno ai libri.

Inoltre, inviare del materiale da inserire nel sito è molto più semplice rispetto ai soliti blog.

Autori, case editrici e addetti stampa possono inviare gratuitamente a Bookoria tutte le informazioni senza registrazioni o email, per farlo basta compilare delle schede online.

In due anni, oltre ad alcune collaborazioni con diverse case editrici, sono stati inseriti su Bookoria più di 600 post riguardanti libri, eventi e book trailer.

Direi che i risultati sono abbastanza buoni.

Attualmente, ti dedichi solamente all’attività di scrittrice o hai anche un secondo lavoro?

Oltre a Bookoria e all’associazione, ormai mi dedico soltanto alla scrittura.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività di scrittrice?

Sfrutto tutti i canali di promozione, sponsorizzo i post dei nuovi libri in uscita, utilizzo le “IG Stories” su Instagram e tanto altro.

Come descriveresti il panorama editoriale italiano nel 2018?

Credo che stia annaspando. La piccola editoria è (purtroppo) agonizzante e le grandi case editrici per vendere devono mettere i loro libri in offerta o fare accordi con colossi come Amazon.

Inoltre, chi vuole fare lo scrittore in modalità “self” deve lavorare il triplo e occuparsi di marketing, distribuzione, grafica, etc.

Essere uno scrittore in modalità “self” “serio” e avere un altro lavoro ormai è impossibile, perché non c’è più abbastanza tempo per fare entrambe le cose e pubblicare più di un libro l’anno.

L’unica nota positiva è l’IVA al 4%.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho di prossima uscita un nuovo libro scritto insieme a Connie Furnari, il seguito di “Pecador: Flor de Cuba”, il quale è stato #1 nella categoria Thriller, #3 in quella Romance e #7 in classifica generale su Amazon.

Si tratta di una saga familiare crime-romance ispirata a Scarface, il Padrino e Romeo+Juliet.

La saga è articolata in due filoni, da una parte la storia dei due protagonisti principali (scritta a quattro mani) e dall’altra diversi spin-off (scritti solo da me o da Connie).

Inoltre, sto già lavorando da qualche mese ai miei prossimi spin-off, i quali saranno pubblicati dopo Pecador II.

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Federico

[Lettura Consigliata]: Mira alla Luna

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un libro che ho letto di recente:

MIRA ALLA LUNA

Se sbagli, atterrerai tra le stelle

Questo testo scritto da Giovanni Zanier, imprenditore di successo nel settore dell’Elettronica Industriale, è indirizzato ai terzisti di questa industria.

A questo punto, ti chiederai, visto che non faccio parte della categoria suddetta, perché ho letto questo libro e perché lo consiglio a tutti coloro che vogliono raggiungere il successo con la propria attività.

Devi sapere che, nel corso degli anni, mi sono creato una vasta libreria personale in cui spicca una Top 10 di libri che ogni anno rileggo per accrescere le mie motivazioni a scalare l’impervia montagna del successo.

Ebbene, questo libro dal titolo così poetico, che mi è stato regalato a Natale, è entrato di diritto nella mia speciale classifica e si è conquistato un posto tra Pensa in grande e manda tutti al diavolo scritto da Donald Trump e Bill Zanker e Il venditore meraviglioso di Frank Bettger, che sono tra le mie letture preferite.

By the way, se non li hai mai letti, ti consiglio di farlo. Ti dirò di più studiali bene e applica quello che impari da queste letture nella tua vita quotidiana.

Se farai ciò con costanza, creando delle vere e proprie abitudini, nel giro di qualche mese vedrai la tua vita cambiare in meglio.

Tornando a Mira alla Luna sappi che vi sono due possibili chiavi di lettura a cui si deve fare attenzione.

La prima chiave è quella di più facile comprensione poiché si basa sull’analisi letterale del testo.

Si parte dalla storia della vita dell’autore la cui giovinezza non è stata per niente facile ma che ne ha forgiato la determinazione, caratteristica essenziale se si vuole avere successo nel mondo degli affari e del lavoro, fino ad arrivare all’introduzione di un metodo di lavoro che, se seguito passo dopo passo, porterà il terzista del settore dell’Elettronica Industriale a liberarsi dalle catene che gli sono imposte dai suoi clienti.

Nel mezzo Giovanni ci spiega cosa sta accadendo nel mondo e perché quella che la propaganda, diffusa dai giornali e dalle televisioni attraverso i telegiornali e i talk show, chiama La Grande Crisi in realtà è una rivoluzione che modifica alle radici il modo di produrre e vendere beni e servizi: La Terza Rivoluzione Industriale.

Questo vuol dire che chi non si adeguerà al cambiamento farà la fame oppure sopravviverà dando fondo alle ricchezze che ha accumulato nel tempo.

Coloro che, invece, abbandoneranno le posizioni conservatrici e la loro comfort zone avranno la possibilità di accumulare ricchezze e fare delle carriere lavorative fantastiche.

Ah! Come dice sempre Giovanni quando lo intervistano in TV in qualità di opinionista: “Non pensare che la politica verrà in tuo soccorso, perché è troppo impegnata a salvare se stessa”.

Ergo, non attenderti che appaia un Deus ex machina all’orizzonte che ti porterà il lavoro dei tuoi sogni o farà ripartire il fatturato della tua attività come per magia.

Toglitelo dalla testa questo Happy End. Piuttosto rimboccati le maniche, studia tanto in modo da acquisire le competenze richieste, attualmente, dal mercato e poi mettile in pratica o in vendita.

Nell’era della formazione permanente solo coloro che si muoveranno in questa direzione avranno successo in Italia e nel mondo. Sappilo.

Tutti gli altri staranno seduti al bar o su una panchina ai giardinetti a lamentarsi dei ladri che stanno al governo del Paese, degli extracomunitari che rubano loro il lavoro, dell’Euro, della cattiva Europa a guida tedesca, della globalizzazione, etc., senza capire che fino a quando non assumeranno su di sé la responsabilità della loro vita non otterranno nulla.

E ti assicuro che i soldi veri, quelli pesanti, in Italia, in modo onesto, li puoi fare.

Soprattutto, oggi, grazie alle informazioni che si possono recuperare, anche gratuitamente, con l’aiuto di Internet.

Certo è, che se utilizzi il tuo smartphone per vedere video divertenti su YouTube, giocare ai videogiochi e altre perdite di tempo di questo genere continuerai a vivere la tua vita di sempre.

Fatti tuoi!

Ma poi non andare in giro a scassare le orecchie delle persone con la tua negatività e le tue lamentele.

Ricordati che non hai il diritto di usare il cervello degli altri come cestino per i rifiuti riempendolo coi tuoi pensieri negativi e il tuo sterile pettegolezzo.

Tornando al libro, la seconda chiave di lettura di Mira alla Luna è basata sull’analisi strutturale del testo.

Infatti, se lo si guarda con attenzione in controluce si vedrà come esso sia stato costruito seguendo le più moderne strategie di marketing.

Se studierai con attenzione ogni passaggio, potrai anche tu sfruttare la stessa struttura per promuovere la tua attività oppure per cercare lavoro.

Ovviamente, dovrai adattare il modello al tuo caso particolare ma una volta realizzato il tutto ti stupirai dei grandi risultati che otterrai.

Prima di salutarti, però, ti devo svelare un segreto.

Giovanni Zanier è mio amico da oltre vent’anni e, quindi, ti posso garantire che la storia della sua vita, raccontata nel libro, è vera poiché ne abbiamo percorso un tratto assieme.

E se lui lavorando onestamente, in Italia, è riuscito a raggiungere i risultati straordinari di cui parla nel testo, ce la potrai fare anche tu.

Fidati!

Basta solo che ti impegni e credi in te stesso. Le capacità ce le hai poiché come tutti sei dotato di un cervello, cioè il computer più potente dell’universo.

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Federico

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P.S: Mira alla Luna lo puoi acquistare su Amazon.

Michela Calculli: Mammaeconomia

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Michela Calculli mamma di due splendidi bimbi, moglie, social media manager, ideatrice del blog Mammaeconomia e formatrice.

Mi sono imbattuto nel suo blog, che ha una sezione dedicata al Fisco, molto tempo fa mentre ricercavo informazioni sui vari regimi delle partite IVA e da allora non ho più smesso di seguirlo.

In tutti questi anni, grazie al suo stile di scrittura coinvolgente, Michela mi ha reso partecipe delle sue vittorie e dei suoi dolori.

Ha aperto una finestra sulla sua vita in quel di Torino e sulla sua professione in qualità di freelancer.

Mi ha mostrato come sia dura conciliare l’essere una “partita IVA” e l’avere una famiglia, svelandomi quanto coraggio ci voglia, oggigiorno, per fare una scelta del genere visto che la società in cui viviamo non supporta chi imbocca questa strada.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

36 appena compiuti.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho un diploma di Ragioniere e Perito Commerciale e una laurea in Economia Politica.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Ho fatto tantissime cose, molto diverse fra loro:

  • analista di mercato nel settore ICT;

  • praticante commercialista (prima o poi darò l’esame);

  • responsabile amministrativa per un ecommerce;

  • redattrice economica in un canale televisivo;

  • blogger e consulente aziendale.

Come approdi al web?

Il web mi ha affascinata sempre. Mi ricordo che nel ’98 andavo spessissimo nell’unico pub del mio paese natale, Gravina in Puglia, che aveva un modem e che consentiva, pagando, di collegarti a Internet. Ho frequentato corsi e svolto attività legate al web ogni volta che ho potuto da allora fino ad oggi.

Come e quando nasce il tuo blog “Mammaeconomia”?

Era il 19 marzo 2011, lo ricordo perché era la prima festa del papà per mio marito. Il mio primo figlio aveva sei mesi e io ero rientrata al lavoro da poco. L’idea era quella di tenere un “diario della conciliazione lavoro-famiglia”.

Avresti mai immaginato di diventare così popolare?

No. Mentre muovevo i primi passi guardavo i blogger famosi scrivere e promuovere libri, colloquiare con i propri lettori e mi domandavo se qualcuno avrebbe trovato interessante quello che scrivevo io. Non ho mai raggiunto quei livelli di seguito, ma qualcuno ha trovato interessanti le cose che scrivevo.

Come ti rapporti con gli altri blogger? Partecipi a molti meet-up?

Con molti blogger sono nati rapporti di amicizia e collaborazioni professionali.

Mi capita di partecipare spesso a degli eventi durante i quali ci incontriamo e, citando Rudy Bandiera, aggiungiamo al web: Spritz e abbracci.

Di recente, hai spostato il tuo blog da Blogger ad uno spazio tutto tuo. Quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto in questa direzione? Quando a tuo parere un blogger dovrebbe fare la stessa cosa?

Ormai dovevo farlo. Sono una blogger freelance, faccio consulenza aziendale e formazione, non ero credibile a livello professionale con un blog non del tutto mio. E ho risposto anche alla seconda domanda: se diventa il tuo lavoro non puoi restare su Blogger, ne va della tua credibilità.

Quando diventi freelancer?

Sono diventata una freelancer meno di un anno dopo l’apertura del blog, nel gennaio 2012. Avevo già una serie di contatti con potenziali clienti e ho deciso di fare il salto e aprire la partita IVA.

Come stabilisci il prezzo delle tue prestazioni professionali?

Cerco di stimare le ore necessarie a svolgere un’attività ed entro nel dettaglio di quel che farò con il cliente. Ma ammetto che i preventivi richiedono anche una massiccia dose di esperienza e di errori, purtroppo. Difficile riuscire al primo colpo.

Come gestisci i clienti difficili o che fanno richieste assurde?

Come dicevo ci vuole esperienza. Ormai i clienti difficili li individuo lontano un miglio. E in quei casi alzo la tariffa perché già so che le richieste saranno molte più di quelle iniziali o come dici tu assurde.

Mi è anche capitato di dover chiudere anzitempo dei rapporti di collaborazione, non portavano a nulla né per me né per il cliente.

Siamo persone che lavorano con le persone, non è detto che io sia sempre la consulente giusta per un determinato cliente, e vale anche il viceversa.

Come trovi i clienti?

Devo essere sincera: in tre anni e mezzo non ho fatto molta attività commerciale.

La maggior parte dei miei clienti sono arrivati a me spontaneamente con il passaparola o perché mi seguivano da tempo sui social.

Per me è quindi fondamentale il modo di porsi online.

In Rete io sono proprio io, se mi incontri di persona sai già cosa aspettarti da me, questo mio modo di fare probabilmente pregiudica alcuni contatti, non lo saprò mai ma credo che qualche potenziale cliente mi abbia scartata per come mi comporto online.

Ma ho preferito essere il più trasparente possibile anche per questo: per poter lavorare con persone a cui piaccio e che mi piacciano a loro volta. È una strategia come un’altra.

Come si concilia l’essere mamma di due splendidi bimbi ed il lavoro da freelancer?

Si cerca di conciliare. Essere freelancer lavorando online consente una certa libertà nella gestione del tempo (anche se non sempre è così). La gestione del tempo diventa l’asset fondamentale per un genitore-freelancer, è un gioco di incastri e di gestione efficiente di tutti gli spazi disponibili. Ci sono dei giorni in cui me la cavo brillantemente e altri in cui vado in affanno.

Lavori in team?

Sì, mi capita spesso di lavorare in team per i miei clienti: redazioni di blog o magazine aziendali, partecipazione a singole campagne per i brand clienti, progetti digital che prevedono diverse figure professionali e, ancora la cosa non è pubblica quindi resterò sul vago, progetti di formazione.

Come vedi il tuo futuro?

Non so risponderti. E non perché io non abbia alcuna idea di dove voglio andare.

Ma è un mondo che cambia in fretta e anche io da quando ho iniziato l’attività ho “aggiustato il tiro” più volte grazie a stimoli esterni ed a una sempre migliore conoscenza delle mie capacità e competenze.

Quello che auguro a me stessa è un trend in crescita continua sia umana che professionale.

Ivano Mingotti. Una vita per i libri

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Ivano Mingotti, giovane scrittore che ho scoperto vagabondando per la Rete. Di lui, oltre alla giovane età, mi ha colpito la sua grande passione per la scrittura che trasuda da tutto il suo essere.

Buona lettura!

Quale è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato lingue alle scuole superiori e per questo, ora, svolgo anche qualche traduzione per alcuni editori minori.

Dopodiché ho affrontato la laurea triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione. Ci ho messo un po’, poiché contemporaneamente lavoravo per mantenermi agli studi.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Penso di portarmela dietro da sempre. Da bambino parlavo poco e pensavo molto: quindi la scrittura è stata il mezzo più naturale che ho trovato per esprimermi. Ora direi che parlo e scrivo molto, il che, a volte, non è il massimo.

Quale è stato il percorso che ti ha portato dall’autopubblicazione alla pubblicazione presso una casa editrice?

In realtà, e lo dico senza vergogna perché agli inizi, non conoscendo i modi e le vie più consone – ero ancora ignaro e innocente, soprattutto perché molto giovane –, ci si finisce spesso, ho iniziato pubblicando due romanzi con un editore a pagamento.

Ovviamente, a 19 anni, era difficile capire che anche la promozione non sarebbe stata un granché, soprattutto per il fatto che un editore a pagamento tende a non farla.

Ci ho messo un po’ a comprendere il mondo dell’editoria ed alla fine, a 22 anni, ho pubblicato, senza pagare nemmeno un euro, il mio primo romanzo con un editore puro (non a pagamento, n.d.r.). S’intitolava: “Sotto un sole nero”. Da lì, non ho più smesso.

All’autopubblicazione ci sono arrivato più tardi, tenendola in parallelo con l’altro tipo di pubblicazione. Perché come ho detto prima scrivo molto e non mi va di tenere alcuni libri nel cassetto.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

In quanto autore e presidente di un’associazione il cui scopo è la valorizzazione della letteratura direi che conosco bene l’ambiente e i suoi difetti che, essenzialmente, sono quattro: il lettore, l’editore, l’autore e le istituzioni. I quali, a dire il vero, sono tutti elementi del sistema di cui stiamo parlando.

Tutti e quattro hanno comportamenti paradossali:

  • Il lettore è schivo. Tende a non dare credito alle giovani leve e a fiondarsi sui titoli delle grandi editrici, lamentandosi però dell’offerta ripetitiva e scarna delle stesse. Poi quando viene a trovarsi davanti a nomi, titoli, o stili diversi, e per questo originali, tende al rifiuto totale. In poche parole: è chiuso e si lamenta, dichiarandosi aperto, che non c’è altro che la solita minestra.

  • L’editore puro si lamenta degli autori che ”non vendono” e ”non si prodigano”; però finisce spesso per comportarsi come gli editori a pagamento: pubblica e non fa promozione, nascondendosi dietro al fatto che ”non ci sono soldi”. I metodi gratuiti per promuovere un libro in realtà ci sono, ma viene delegato tutto all’autore e al suo proporsi (che, ovviamente, non avendo supporto, sarà fallimentare o quasi).

  • L’autore che attende la promozione dell’editore, lasciando quindi che i titoli scompaiano, non calcolati da nessun lettore. Poi, ovvio, ci sono tanti autori che si autopromuovono, ma questo parte da un’esigenza personale che scatta, se scatta, solo allorquando lo scrittore si rende conto che l’editore fa poco o nulla per promuoverlo.

  • Le istituzioni sono spaventate dagli scrittori sconosciuti al grande pubblico (non vengono fatti eventi sui piccoli autori e, quindi, non li si aiuta) e dai COSTI. Anche in questo caso, però, ci sono molti eventi a costo zero che possono essere utilizzati per promuovere la cultura e la letteratura, ma è difficile farlo capire alle istituzioni, ed ancor più difficile proporvisi da piccoli autori.

Cosa ne pensi dei premi letterari in Italia?

Ho idee contrastanti. Ci sono premi validi, che aiutano l’autore a farsi conoscere o a dargli la spinta emotiva per farlo. E poi ci sono premi inutili, atti al solo scopo di finanziare, con le iscrizioni al bando, l’associazione o l’ente che li propone. Costume molto diffuso, a dire il vero.

Che cosa è “LiberoLibro Macherio”, l’associazione culturale di cui sei Presidente?

LiberoLibro Macherio è nata il 27 novembre 2013, con l’intento, fondamentalmente, di dare una mano a risolvere tutte le problematiche di cui ho appena parlato.

È un’associazione fondata prevalentemente da autori e artisti, ed ha ormai compiuto il suo primo anno.

Cresciamo giorno dopo giorno, per fortuna. Non usiamo un solo euro pubblico, ma solo il nostro tempo e la nostra attenzione.

Ci dedichiamo a presentare libri di vari piccoli autori nelle ”serate letterarie”. Un piccolo format di un paio d’ore, il mercoledì sera, in cui tre autori presentano le loro creazioni.

Dopodiché proponiamo ad alcuni editori con cui siamo in contatto gli inediti più meritevoli che ci arrivano per il nostro progetto “Sogno nel Cassetto”. Glieli spediamo corredati da una breve relazione e dal video della serata di ‘presentazione dell’inedito’.

Oltre a ciò, facciamo informazione attraverso “Assaggi di psicologia”, un intervento mensile sul nostro sito in cui grazie all’aiuto ed alla penna della nostra collaboratrice e psicologa Silvia Guerini Rocco affrontiamo diversi temi culturali dal punto di vista della psicologia; inoltre, intervistiamo anziani e bambini appartenenti a etnie o gruppi sociali differenti e altre tipologie di persone, per il progetto “La parola a…”; stiamo, infine, organizzando il concorso LiberoLibro Macherio, che sarà bandito entro gennaio/febbraio, e collaboriamo con le altre associazioni del luogo, per far rete, su varie iniziative.

Per esempio, in quest’ultimo anno, abbiamo proposto la creazione:

  • di una bacheca da apporre per le strade di Macherio per informare la cittadinanza degli eventi culturali che si terranno nel paese che è stata avvallata dalle istituzioni ed è ”in fase di costruzione”;

  • di una piccola fiera del libro che vedrà la luce nell’estate del 2015 e per cui faccio un appello a tutti gli autori che leggono il tuo blog: “Venite a presentare i vostri romanzi alla nostra fiera!”.

  • di una festa delle associazioni da tenersi in ottobre che, per la verità, dobbiamo ancora proporre alle istituzioni.

Come s’intitola il tuo ultimo romanzo e di che cosa parla?

Il mio ultimo romanzo si intitola “Il paese dei poveri”. È una distopia, ambientata in un presente parallelo in cui la società è totalmente aggrappata al concetto di produttività e guadagno economico, e per questo non solo emargina, ma sbatte tutti coloro che non rientrano nei suoi parametri in campi di prigionia chiamati “paesi dei poveri” (molto simili ai lager nazisti, per struttura e regole). Mi pare una metafora calzante per la nostra società, prese le dovute misure.

Il protagonista è uno di questi ‘poveri’, e ci porterà a ‘visitare’ la sua prigionia e le caratteristiche di questi ‘paesi dei poveri’, che la gente di questa distopia finge di non vedere. Insomma, un parallelo anche con l’Olocausto.

Ho uno stile particolare, evolutosi ancora una volta soprattutto per questo romanzo, che invito, quantomeno, a sbirciare.

Quanti anni hai?

Ho 26 anni. E purtroppo, checché se ne dica, essere giovani, in Italia, è un difetto.

Com’è il tuo rapporto col pubblico?

Direi buono da certi punti di vista e non buono per altri. Amo la condivisione, la rete che si è venuta a creare con i miei contatti, l’affetto vero, la stima. Non amo che, dopo tutti questi anni in cui ho tessuto reti e reti, si usi più spesso il complimento che il supporto vero e proprio.

Insomma, un artista ha bisogno di vendere, e purtroppo, benché stimato e riempito di complimenti, i dati di vendita sono bassi.

È una situazione allarmante, perché, e parlo da Presidente di LiberoLibro Macherio, moltissimi autori validi, con lettori che li conoscono bene e li leggono (purtroppo gratuitamente, magari con anteprime ed altri piccoli brani), non riescono poi a vendere il loro prodotto finale.

Il lettore preferisce sempre il libro Mondadori, non c’è nulla da fare.