[Lettura Consigliata]: Mira alla Luna

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un libro che ho letto di recente:

MIRA ALLA LUNA

Se sbagli, atterrerai tra le stelle

Questo testo scritto da Giovanni Zanier, imprenditore di successo nel settore dell’Elettronica Industriale, è indirizzato ai terzisti di questa industria.

A questo punto, ti chiederai, visto che non faccio parte della categoria suddetta, perché ho letto questo libro e perché lo consiglio a tutti coloro che vogliono raggiungere il successo con la propria attività.

Devi sapere che, nel corso degli anni, mi sono creato una vasta libreria personale in cui spicca una Top 10 di libri che ogni anno rileggo per accrescere le mie motivazioni a scalare l’impervia montagna del successo.

Ebbene, questo libro dal titolo così poetico, che mi è stato regalato a Natale, è entrato di diritto nella mia speciale classifica e si è conquistato un posto tra Pensa in grande e manda tutti al diavolo scritto da Donald Trump e Bill Zanker e Il venditore meraviglioso di Frank Bettger, che sono tra le mie letture preferite.

By the way, se non li hai mai letti, ti consiglio di farlo. Ti dirò di più studiali bene e applica quello che impari da queste letture nella tua vita quotidiana.

Se farai ciò con costanza, creando delle vere e proprie abitudini, nel giro di qualche mese vedrai la tua vita cambiare in meglio.

Tornando a Mira alla Luna sappi che vi sono due possibili chiavi di lettura a cui si deve fare attenzione.

La prima chiave è quella di più facile comprensione poiché si basa sull’analisi letterale del testo.

Si parte dalla storia della vita dell’autore la cui giovinezza non è stata per niente facile ma che ne ha forgiato la determinazione, caratteristica essenziale se si vuole avere successo nel mondo degli affari e del lavoro, fino ad arrivare all’introduzione di un metodo di lavoro che, se seguito passo dopo passo, porterà il terzista del settore dell’Elettronica Industriale a liberarsi dalle catene che gli sono imposte dai suoi clienti.

Nel mezzo Giovanni ci spiega cosa sta accadendo nel mondo e perché quella che la propaganda, diffusa dai giornali e dalle televisioni attraverso i telegiornali e i talk show, chiama La Grande Crisi in realtà è una rivoluzione che modifica alle radici il modo di produrre e vendere beni e servizi: La Terza Rivoluzione Industriale.

Questo vuol dire che chi non si adeguerà al cambiamento farà la fame oppure sopravviverà dando fondo alle ricchezze che ha accumulato nel tempo.

Coloro che, invece, abbandoneranno le posizioni conservatrici e la loro comfort zone avranno la possibilità di accumulare ricchezze e fare delle carriere lavorative fantastiche.

Ah! Come dice sempre Giovanni quando lo intervistano in TV in qualità di opinionista: “Non pensare che la politica verrà in tuo soccorso, perché è troppo impegnata a salvare se stessa”.

Ergo, non attenderti che appaia un Deus ex machina all’orizzonte che ti porterà il lavoro dei tuoi sogni o farà ripartire il fatturato della tua attività come per magia.

Toglitelo dalla testa questo Happy End. Piuttosto rimboccati le maniche, studia tanto in modo da acquisire le competenze richieste, attualmente, dal mercato e poi mettile in pratica o in vendita.

Nell’era della formazione permanente solo coloro che si muoveranno in questa direzione avranno successo in Italia e nel mondo. Sappilo.

Tutti gli altri staranno seduti al bar o su una panchina ai giardinetti a lamentarsi dei ladri che stanno al governo del Paese, degli extracomunitari che rubano loro il lavoro, dell’Euro, della cattiva Europa a guida tedesca, della globalizzazione, etc., senza capire che fino a quando non assumeranno su di sé la responsabilità della loro vita non otterranno nulla.

E ti assicuro che i soldi veri, quelli pesanti, in Italia, in modo onesto, li puoi fare.

Soprattutto, oggi, grazie alle informazioni che si possono recuperare, anche gratuitamente, con l’aiuto di Internet.

Certo è, che se utilizzi il tuo smartphone per vedere video divertenti su YouTube, giocare ai videogiochi e altre perdite di tempo di questo genere continuerai a vivere la tua vita di sempre.

Fatti tuoi!

Ma poi non andare in giro a scassare le orecchie delle persone con la tua negatività e le tue lamentele.

Ricordati che non hai il diritto di usare il cervello degli altri come cestino per i rifiuti riempendolo coi tuoi pensieri negativi e il tuo sterile pettegolezzo.

Tornando al libro, la seconda chiave di lettura di Mira alla Luna è basata sull’analisi strutturale del testo.

Infatti, se lo si guarda con attenzione in controluce si vedrà come esso sia stato costruito seguendo le più moderne strategie di marketing.

Se studierai con attenzione ogni passaggio, potrai anche tu sfruttare la stessa struttura per promuovere la tua attività oppure per cercare lavoro.

Ovviamente, dovrai adattare il modello al tuo caso particolare ma una volta realizzato il tutto ti stupirai dei grandi risultati che otterrai.

Prima di salutarti, però, ti devo svelare un segreto.

Giovanni Zanier è mio amico da oltre vent’anni e, quindi, ti posso garantire che la storia della sua vita, raccontata nel libro, è vera poiché ne abbiamo percorso un tratto assieme.

E se lui lavorando onestamente, in Italia, è riuscito a raggiungere i risultati straordinari di cui parla nel testo, ce la potrai fare anche tu.

Fidati!

Basta solo che ti impegni e credi in te stesso. Le capacità ce le hai poiché come tutti sei dotato di un cervello, cioè il computer più potente dell’universo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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P.S: Mira alla Luna lo puoi acquistare su Amazon.

Elena Manzoni: Dal Fachiro al 730

Oggi, mio caro lettore, ti guiderò alla scoperta di Elena Manzoni giovane autrice che, di recente, ha pubblicato la sua prima opera che s’intitola Dal fachiro al 730.

Questo libro, che mi è stato regalato da una mia cliente, è un ritratto comico-amaro del mondo del lavoro a cui molti giovani si affacciano con la testa piena di sogni e belle speranze per poi essere triturati dalla grigia realtà.

Buona lettura!

Quanti anni ha?

Ho 31 anni, compiuti il 16 dicembre 2014.

Che tipo di percorso scolastico ha seguito?

Ho conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico statale Berchet di Milano e la laurea, sia triennale che magistrale, presso l’Università Bocconi.

Quella triennale in “Economia e management delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali” è stata conseguita nel 2005 a 21 anni, mentre la magistrale l’ho conseguita nel 2007 a 23 anni in “Economia e management dell’arte, della cultura e della comunicazione”.

Sottolineo l’età, poiché è estremamente importante, a mio avviso, laurearsi giovani, sia per poter competere coi laureati stranieri sia per potersi fare un solido bagaglio di esperienze da poter rivendere in giovane età: il classico “giovane con esperienza”.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?

Avendo conseguito la laurea specialistica nel luglio 2007 ho sperimentato sulla mia pelle la Crisi che ha cambiato il modo standard con cui ci si approcciava al lavoro.

Un tempo, un neolaureato di un prestigioso ateneo riceveva diverse telefonate dalle aziende per fissare un colloquio di lavoro e aveva l’imbarazzo della scelta, mentre per me non è stato così.

Ho svolto due stage durante il periodo universitario: uno presso il Consolato Australiano e l’altro presso Calvin Klein Jeans, ma di assunzione non si parlava.

Ho poi collaborato post lauream, nel settore marketing e commerciale, con Carrefour e Coty.

Successivamente, nel 2009, per caso, ho ricevuto l’offerta di collaborare col primo studio commercialista e, fino ad aprile 2014, ho sempre lavorato nell’ambito della consulenza fiscale, in studi via via più prestigiosi e strutturati.

Ciò che faccio attualmente lo rimando alle prossime risposte…

Come nasce la sua passione per la scrittura?

Come molte passioni la mia è innata.

Sono sempre stata la prima della classe in italiano e scrivere un tema per me non era un compito in classe bensì un premio.

Dalle elementari fino all’università ho tenuto un diario perché scrivere, come parlare, è il mio modo di comunicare il mio essere.

L’idea del Fachiro è nata quasi quattro anni fa. Quindi sono seguiti i primi capitoli abbozzati e l’involucro della sua struttura… le esperienze poi si sono accumulate ed hanno intessuto la trama, ma la vera stesura definitiva è avvenuta da marzo a luglio 2014.

Legge molto? Quali sono i suoi generi preferiti?

Non mi definirei un’accanita lettrice. Sono una lettrice costante, ma soprattutto di piccole cose come ad esempio un articolo su una rivista. Non divoro un romanzo dopo l’altro.

I miei generi preferiti sono da sempre il fantasy, per cui nutro una passione smodata anche in versione cinematografica, e, negli ultimi anni, i libri di psicologia.

Senza dubbio Louise Hay è per me grande fonte di ispirazione.

Nel suo primo libro Dal fachiro al 730 descrive la sua esperienza del mondo del lavoro e lancia un messaggio a tutti i suoi lettori che si può condensare così: “Segui i tuoi sogni. Non farti imprigionare nel grigiore di una vita che ti è imposta da altri e realizza te stesso”. Lei è riuscita a fare ciò che dice? Ha lasciato lo studio di commercialisti di cui parla nel libro?

Adesso posso rispondere! 😉

Sì, certo! Non apprezzo molto le persone che predicano bene e razzolano male. Sarei poco credibile se, dopo aver scritto il Fachiro, vivessi ancora una vita che non mi appartiene.

Ad aprile 2014 ho abbandonato la vita di studio, senza avere un lavoro in mano, senza conoscenze o Santi in Paradiso e con un mutuo sulle spalle: la sofferenza era davvero troppa e il corpo e l’anima non tolleravano oltre di essere massacrati.

Mi sono quindi trovata a casa, a 30 anni, avendo davanti a me tutta la vita da giocare e non sapendo esattamente come farlo.

Gli step successivi sono stati, quindi: dormire qualche ora in più la mattina per riacquistare lucidità, ritagliare un paio di ore al giorno per l’invio di CV (rigorosamente non a studi di commercialisti, ma a mansioni radicalmente opposte) e, finalmente, riordinare tutta la documentazione scritta negli anni e concludere il Fachiro.

Da qui la scrittura, la ricerca di un grafico per la copertina (a costo zero, non avendo budget) la ricerca di una piattaforma che si sposasse bene con le mie idee di self publisher e alla fine la revisione della bozza (sette revisioni!) fatta da mia madre, editor di fiducia e a ottimo prezzo. 😉

Ad ottobre 2014 il Fachiro ha visto la luce in formato ebook e, poi, per coloro che lo desideravano, ho provveduto alla stampa del cartaceo on demand.

Sempre nello stesso mese ho realizzato un altro sogno nel cassetto: mi sono iscritta ad un corso professionale per Sommelier e, tra meno di un anno, dovrei essere abilitata ufficialmente alla pratica della professione.

In questa ottica di cambio rotta e fiducia nelle proprie capacità, a luglio un’agenzia per il lavoro interinale mi ha contattata per una sostituzione di soli sette giorni presso una società di Milano a cui ho risposto con entusiasmo.

I sette giorni si sono trasformati in mesi e, ancora oggi, lavoro presso quella azienda con buone prospettive di assunzione diretta. Entro fine marzo saprò il mio destino.

Svolgo, al momento, una mansione abbastanza semplice, ma a stretto contatto con il pubblico, il che mi piace molto. Inoltre, ho un orario di lavoro classico, la qual cosa che mi permette per coltivare le mie innumerevoli passioni anche extra ufficio.

Per questo mi sento di consigliare ai giovani di accettare con entusiasmo anche lavori che paiono sciocchi e senza prospettive, perché da cosa nasce cosa.

Adesso, è felice?

La parola felicità è molto ambigua per un carattere come il mio sempre alla ricerca di nuovi stimoli ma, ultimamente, mi sono fermata a pensare che in 12 mesi ho rivoluzionato completamente la mia vita.

Da sola e senza spintarelle o favoritismi.

Solo con un’incrollabile fede nell’Universo e nelle mie potenzialità.

Un anno fa non esisteva nulla di ciò che ora ho e quindi credo che con altri 12 mesi io possa fare altrettanto. Figuriamoci in più anni!

Mi piace vedere la vita come un puzzle: il soggetto lo devi scegliere tu, ma man mano che aggiungi tasselli scopri i dettagli e, spesso, sono ancora migliori di come te li eri figurati.

Al momento, affinché la mia felicità possa dirsi compiuta manca un contratto a tempo indeterminato con la mia attuale società e la risposta delle università a cui ho scritto per poter presentare il mio libro.

Io adoro fare attività di aula ed il Fachiro è nato per essere presentato ai giovani nelle scuole e nelle università o tramite caffè letterari e circoli culturali. Per ora, però, non ho ancora ricevuto gli spazi che mi sono prefissata di ottenere.

La TV, poi, sarebbe un ottimo trampolino di lancio, così come la radio o qualche recensione sulla stampa.

Lancio, quindi, un appello a tutti coloro che leggeranno la mia intervista: contattatemi alla mail emanzoni83@gmail.com e non ve ne pentirete! 😉

Inoltre, voglio assolutamente tradurre il libro in inglese e per questo motivo avvierò un crowdfunding per poterlo fare.

Diciamo che la strada verso la felicità appare intrapresa.

Questa sua opera prima come le ha cambiato la vita?

Credo che nulla sia in grado di cambiare la nostra vita tranne noi stessi.

Per me il Fachiro è stato lo strumento per non cadere mai in depressione o perdere il coraggio.

Nei tre mesi in cui sono stata a casa senza lavoro, dopo aver passato l’aspirapolvere la mattina ed aver mandato i CV, scrivere è stato il mio lavoro.

Quindi (stipendio a parte) vivevo la casa con un rigore da ufficio, pausa pranzo e stop, poi PC ed almeno cinque ore di lavoro quotidiano alla tastiera.

In questo senso il libro è stato un salvagente ed uno strumento catartico che mi ha permesso di vivere e rivivere esperienze, anche di sofferenza, della mia vita e rielaborarle in maniera costruttiva.

Questi mesi, poi, sono stati fantastici poiché ho ricevuto diversi messaggi (riportati sul blog legato al Fachiro) di persone che mi ringraziano per aver dato loro speranza o quel pizzico di coraggio in più per poter tentare di essere realmente se stesse.

Questo ha cambiato la mia vita: avere l’emozione e l’onore di essere un modello.

Credo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi: essere un modello positivo per gli altri e spronarli a dare il meglio.

Sta già lavorando ad un sequel?

In questo periodo le mie giornate iniziano alle 6.30 di mattina e si chiudono alle 23.30 con la lezione serale da Sommelier. Per questo motivo ho davvero poco tempo da dedicare alla scrittura, ma ovviamente una scrittrice ha bisogno di scrivere e non può restare con le dita ferme.

L’idea per il prossimo libro c’è. Non è esattamente un sequel del Fachiro nel senso che non ho intenzione di scrivere un’opera su come ho realizzato i miei sogni. Quella semmai costituirà solo un’introduzione, il mio sarà un romanzo più sociologico… Per saperne di più dovrete leggerlo!

Pensa di proporre i suoi libri ad una casa editrice italiana o continuerà ad autopubblicarsi?

La scelta della autopubblicazione è stata dettata da un lato dall’immediatezza della pubblicazione e dal fatto di poterlo fare senza filtri, dall’altro dalla possibilità di avere un guadagno “decente” dalle vendite.

Francamente, scrivere per poi dare tutto il profitto ad una casa editrice non mi allettava particolarmente.

Tuttavia devo ammettere che un editore mi sarebbe molto utile per far arrivare il mio libro in libreria, per aiutarmi con la pubblicità e con l’ottenimento di spazi per la sua presentazione al pubblico.

In questo senso potrei valutare la proposta di una casa editrice seria, ma solo se fosse veramente intenzionata a pubblicizzarlo come si deve.

Ho inviato il libro a due case editrici.

Da una ho ricevuto una manifestazione d’interesse, ma a conti fatti mi offriva, a pagamento, ciò che la mia piattaforma di autopubblicazione mi ha offerto gratis, quindi ho declinato l’offerta.

La seconda si è data 90 giorni per darmi una risposta, ne mancano ancora 60; vi farò sapere.

Cosa pensa del panorama editoriale italiano?

Premetto di essere nuova di questo mondo, quindi, non ho la conoscenza necessaria per poter rispondere esaustivamente a questa domanda.

Da quello che ho potuto vedere le case editrici succhiano tutto il guadagno della tua fatica e, a meno che tu non sia Stephen King, con tirature abnormi, attaccato non ti resta quasi nulla di guadagno.

Ho inviato decine di mail a tutte le librerie di Milano che organizzano presentazioni di libri, ma i pochi che si sono degnati di rispondermi, non prendono in considerazione testi autopubblicati ma solo libri editi da case editrici.

Ho quindi tentato anche con la libreria di Peschiera del Garda, ma anche lì nessuna risposta, nonostante sia una realtà piccola.

Io credo si debba dare spazio ai giovani scrittori, ma vedo che le librerie già traboccano di libri, quindi capisco vi sia un problema di iper produzione di testi.

Perciò direi che, probabilmente, si dovrebbe investire in figure professionali che valutino i manoscritti con grande attenzione, poiché non è detto che un autore famoso scriva tutti libri belli.

Può accadere che un emergente batta un big e quindi si meriti di avere la chance di essere pubblicato.

E poi, francamente, vorrei tanto leggere cose di qualità, che facciano riflettere senza essere pesanti.

Va bene le Cinquanta sfumature di grigio, ma anche le 50 sfumature di pensiero sarebbero gradite. Ma questo non è un problema solo italiano, purtroppo è mondiale.

Come utilizza Internet ed i social network per promuovere la sua attività di scrittrice?

Premetto che prima di pubblicare non ho mai avuto un profilo Facebook, né utilizzato la rete per scopi di promozione personale.

Questo perché ho sempre ritenuto molto più appagante avere amici reali che mi chiamassero per raccontarmi la propria vita, piuttosto che avere un calderone dove tutti dicono tutto di tutti.

Il libro mi ha costretta a scendere in campo, ma sono ancora all’inizio del mio percorso di scoperta.

Per prima cosa ho creato (da sola, senza avvalermi di professionisti del settore) un sito internet: www.ellymanzoni.jimdo.com, in cui mi presento e introduco anche la mia opera. Dal sito è poi possibile accedere direttamente alla sezione dedicata al blog del libro nella quale i lettori possono lasciare liberamente i propri commenti (da me molto apprezzati!).

Di seguito, ho aperto una pagina Facebook che ha il titolo del libro Dal fachiro al 730 nella quale aggiorno la situazione della sua distribuzione e le collaborazioni che intreccio.

Prossima tappa è interagire con altri blogger (cosa che, grazie a te, sto facendo ora) e rendere più attrattiva la mia pagina Facebook, trovando il tempo di aggiornarla più spesso.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Ivano Mingotti. Una vita per i libri

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Ivano Mingotti, giovane scrittore che ho scoperto vagabondando per la Rete. Di lui, oltre alla giovane età, mi ha colpito la sua grande passione per la scrittura che trasuda da tutto il suo essere.

Buona lettura!

Quale è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato lingue alle scuole superiori e per questo, ora, svolgo anche qualche traduzione per alcuni editori minori.

Dopodiché ho affrontato la laurea triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione. Ci ho messo un po’, poiché contemporaneamente lavoravo per mantenermi agli studi.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Penso di portarmela dietro da sempre. Da bambino parlavo poco e pensavo molto: quindi la scrittura è stata il mezzo più naturale che ho trovato per esprimermi. Ora direi che parlo e scrivo molto, il che, a volte, non è il massimo.

Quale è stato il percorso che ti ha portato dall’autopubblicazione alla pubblicazione presso una casa editrice?

In realtà, e lo dico senza vergogna perché agli inizi, non conoscendo i modi e le vie più consone – ero ancora ignaro e innocente, soprattutto perché molto giovane –, ci si finisce spesso, ho iniziato pubblicando due romanzi con un editore a pagamento.

Ovviamente, a 19 anni, era difficile capire che anche la promozione non sarebbe stata un granché, soprattutto per il fatto che un editore a pagamento tende a non farla.

Ci ho messo un po’ a comprendere il mondo dell’editoria ed alla fine, a 22 anni, ho pubblicato, senza pagare nemmeno un euro, il mio primo romanzo con un editore puro (non a pagamento, n.d.r.). S’intitolava: “Sotto un sole nero”. Da lì, non ho più smesso.

All’autopubblicazione ci sono arrivato più tardi, tenendola in parallelo con l’altro tipo di pubblicazione. Perché come ho detto prima scrivo molto e non mi va di tenere alcuni libri nel cassetto.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

In quanto autore e presidente di un’associazione il cui scopo è la valorizzazione della letteratura direi che conosco bene l’ambiente e i suoi difetti che, essenzialmente, sono quattro: il lettore, l’editore, l’autore e le istituzioni. I quali, a dire il vero, sono tutti elementi del sistema di cui stiamo parlando.

Tutti e quattro hanno comportamenti paradossali:

  • Il lettore è schivo. Tende a non dare credito alle giovani leve e a fiondarsi sui titoli delle grandi editrici, lamentandosi però dell’offerta ripetitiva e scarna delle stesse. Poi quando viene a trovarsi davanti a nomi, titoli, o stili diversi, e per questo originali, tende al rifiuto totale. In poche parole: è chiuso e si lamenta, dichiarandosi aperto, che non c’è altro che la solita minestra.

  • L’editore puro si lamenta degli autori che ”non vendono” e ”non si prodigano”; però finisce spesso per comportarsi come gli editori a pagamento: pubblica e non fa promozione, nascondendosi dietro al fatto che ”non ci sono soldi”. I metodi gratuiti per promuovere un libro in realtà ci sono, ma viene delegato tutto all’autore e al suo proporsi (che, ovviamente, non avendo supporto, sarà fallimentare o quasi).

  • L’autore che attende la promozione dell’editore, lasciando quindi che i titoli scompaiano, non calcolati da nessun lettore. Poi, ovvio, ci sono tanti autori che si autopromuovono, ma questo parte da un’esigenza personale che scatta, se scatta, solo allorquando lo scrittore si rende conto che l’editore fa poco o nulla per promuoverlo.

  • Le istituzioni sono spaventate dagli scrittori sconosciuti al grande pubblico (non vengono fatti eventi sui piccoli autori e, quindi, non li si aiuta) e dai COSTI. Anche in questo caso, però, ci sono molti eventi a costo zero che possono essere utilizzati per promuovere la cultura e la letteratura, ma è difficile farlo capire alle istituzioni, ed ancor più difficile proporvisi da piccoli autori.

Cosa ne pensi dei premi letterari in Italia?

Ho idee contrastanti. Ci sono premi validi, che aiutano l’autore a farsi conoscere o a dargli la spinta emotiva per farlo. E poi ci sono premi inutili, atti al solo scopo di finanziare, con le iscrizioni al bando, l’associazione o l’ente che li propone. Costume molto diffuso, a dire il vero.

Che cosa è “LiberoLibro Macherio”, l’associazione culturale di cui sei Presidente?

LiberoLibro Macherio è nata il 27 novembre 2013, con l’intento, fondamentalmente, di dare una mano a risolvere tutte le problematiche di cui ho appena parlato.

È un’associazione fondata prevalentemente da autori e artisti, ed ha ormai compiuto il suo primo anno.

Cresciamo giorno dopo giorno, per fortuna. Non usiamo un solo euro pubblico, ma solo il nostro tempo e la nostra attenzione.

Ci dedichiamo a presentare libri di vari piccoli autori nelle ”serate letterarie”. Un piccolo format di un paio d’ore, il mercoledì sera, in cui tre autori presentano le loro creazioni.

Dopodiché proponiamo ad alcuni editori con cui siamo in contatto gli inediti più meritevoli che ci arrivano per il nostro progetto “Sogno nel Cassetto”. Glieli spediamo corredati da una breve relazione e dal video della serata di ‘presentazione dell’inedito’.

Oltre a ciò, facciamo informazione attraverso “Assaggi di psicologia”, un intervento mensile sul nostro sito in cui grazie all’aiuto ed alla penna della nostra collaboratrice e psicologa Silvia Guerini Rocco affrontiamo diversi temi culturali dal punto di vista della psicologia; inoltre, intervistiamo anziani e bambini appartenenti a etnie o gruppi sociali differenti e altre tipologie di persone, per il progetto “La parola a…”; stiamo, infine, organizzando il concorso LiberoLibro Macherio, che sarà bandito entro gennaio/febbraio, e collaboriamo con le altre associazioni del luogo, per far rete, su varie iniziative.

Per esempio, in quest’ultimo anno, abbiamo proposto la creazione:

  • di una bacheca da apporre per le strade di Macherio per informare la cittadinanza degli eventi culturali che si terranno nel paese che è stata avvallata dalle istituzioni ed è ”in fase di costruzione”;

  • di una piccola fiera del libro che vedrà la luce nell’estate del 2015 e per cui faccio un appello a tutti gli autori che leggono il tuo blog: “Venite a presentare i vostri romanzi alla nostra fiera!”.

  • di una festa delle associazioni da tenersi in ottobre che, per la verità, dobbiamo ancora proporre alle istituzioni.

Come s’intitola il tuo ultimo romanzo e di che cosa parla?

Il mio ultimo romanzo si intitola “Il paese dei poveri”. È una distopia, ambientata in un presente parallelo in cui la società è totalmente aggrappata al concetto di produttività e guadagno economico, e per questo non solo emargina, ma sbatte tutti coloro che non rientrano nei suoi parametri in campi di prigionia chiamati “paesi dei poveri” (molto simili ai lager nazisti, per struttura e regole). Mi pare una metafora calzante per la nostra società, prese le dovute misure.

Il protagonista è uno di questi ‘poveri’, e ci porterà a ‘visitare’ la sua prigionia e le caratteristiche di questi ‘paesi dei poveri’, che la gente di questa distopia finge di non vedere. Insomma, un parallelo anche con l’Olocausto.

Ho uno stile particolare, evolutosi ancora una volta soprattutto per questo romanzo, che invito, quantomeno, a sbirciare.

Quanti anni hai?

Ho 26 anni. E purtroppo, checché se ne dica, essere giovani, in Italia, è un difetto.

Com’è il tuo rapporto col pubblico?

Direi buono da certi punti di vista e non buono per altri. Amo la condivisione, la rete che si è venuta a creare con i miei contatti, l’affetto vero, la stima. Non amo che, dopo tutti questi anni in cui ho tessuto reti e reti, si usi più spesso il complimento che il supporto vero e proprio.

Insomma, un artista ha bisogno di vendere, e purtroppo, benché stimato e riempito di complimenti, i dati di vendita sono bassi.

È una situazione allarmante, perché, e parlo da Presidente di LiberoLibro Macherio, moltissimi autori validi, con lettori che li conoscono bene e li leggono (purtroppo gratuitamente, magari con anteprime ed altri piccoli brani), non riescono poi a vendere il loro prodotto finale.

Il lettore preferisce sempre il libro Mondadori, non c’è nulla da fare.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico