Massimo Ponzano: Network Marketing [Tre anni dopo]

Massimo Ponzano

Massimo Ponzano – Network Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti porterò con la mia seconda intervista a Massimo Ponzano a conoscere più da vicino il mondo del Multilevel Marketing o Network Marketing, che dir si voglia.

Conosco Max da molti anni e so che è una persona onesta e seria, per questo motivo quando ho visto che è diventato un network marketer di successo ho deciso che era giunto per me il momento di scoprire qualcosa di più su questo mondo che molto spesso viene accostato a quello delle truffe a schema piramidale, il cosiddetto Schema Ponzi.

In realtà, il Network Marketing è un sistema di vendita C2C, cioè da consumatore a consumatore. Ciò vuol dire che l’elemento principale è la vendita del prodotto e non la costruzione della cosiddetta downline (la catena di venditori che stanno sotto uno sponsor, che guadagna una percentuale sulle vendite effettuate dagli sponsorizzati, n.d.r.).

L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto.

Buona lettura!

* * *

Ciao Max, per iniziare parlaci un po’ di te. Ok? 

Ciao Federico, è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con te.

Mi chiamo Massimo Ponzano, ma tutti mi chiamano Max, e a giugno compirò 50 anni. Sono sposato, ma senza figli e dal 2001 sono tornato a vivere a Genova, la città in cui sono nato.

Sono laureato in ingegneria chimica e dopo aver lavorato per alcune aziende del settore petrolifero prima e delle telecomunicazioni poi, vivendo per anni tra Torino, Milano e Roma e viaggiando per l’Italia in lungo e in largo, da gennaio 2016 mi occupo a tempo pieno della mia attività come Franchise Partner della Juice Plus Company.

Credo fortemente nelle attività fatte dalle persone e con le persone e il Network Marketing è ciò che sta cambiando in maniera incredibile la mia vita.

Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, seguimi sui social (Facebook, Twitter, Instagram, Google+ o LinkedIn) o contattami attraverso il mio blog personale: http://www.maxponzano.com

Tre anni fa durante la nostra prima intervista che hai rilasciato a questo blog ci avevi parlato di Empower Network e del Team Market Badass. Fai ancora parte di entrambi? 

Il progetto Empower Network Italia è stato chiuso da ormai parecchio tempo perché l’azienda, che comunque continua il suo percorso negli USA e in molti altri paesi nel mondo, ha deciso di non investire sul nostro Paese giacché i numeri non erano dalla nostra parte.

Un vero peccato, ma tutto nasce dal fatto che, in Italia più che in altri paesi, le persone non danno la giusta importanza alla formazione personale e non sono disposte a investire su se stesse impegnandosi e studiando per imparare nuove competenze.

Io ho sempre creduto che la formazione sia la base fondamentale e necessaria per iniziare un’attività, qualunque essa sia, sia come dipendente che come imprenditore, anche se faticosa e anche se, all’inizio, sembra non portare risultati.

Senza una formazione completa e approfondita, non potremo mai costruire alcunché di solido e duraturo. È un po‘ come costruire un palazzo: ci vuole moltissimo tempo per preparare le fondamenta e sembra quasi che i lavori non procedano, visto che non sono visibili, ma una volta finite le fondamenta, in poche settimane il palazzo cresce e, piano dopo piano, sale sempre più in alto.

Quell’esperienza è stata per me, comunque, molto preziosa perché mi ha dato competenze importanti che sto usando e mettendo in pratica ancora oggi. 

Com’è cambiata la tua vita da allora? 

Da allora sono cambiate molte cose.

In quel periodo ero ancora un dipendente felice e indaffarato. Lavoravo come Account Manager in una società di ingegneria del software, anche se sono un ingegnere chimico, e ricoprivo un ruolo prettamente commerciale che mi portava ad attraversare settimanalmente mezza Italia.

Partivo al martedì mattina dalla Liguria e attraversavo Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, percorrendo circa 5000/6000 km al mese.

Era un lavoro che mi piaceva molto, ma che mi toglieva moltissimo tempo perché le mie giornate lavorative erano fatte di 12 o anche 14 ore di lavoro.

C’erano colleghi che invidiavano la mia vita (gli alberghi e i ristoranti dove passavo 3 o 4 giorni alla settimana erano di certo molto belli), ma io cercavo di spiegare che stare in un bell’albergo da solo non è che sia questa gran cosa.

Meglio dormire nel proprio letto accanto alla propria moglie e, magari, andare a cena con gli amici o, come piace fare a me, chiudere la giornata con una bella partita di tennis.

Ma quello era il mio lavoro e mi concentravo sempre e solo sugli aspetti positivi.

Ho, infatti, conosciuto moltissime aziende, moltissimi professionisti e imprenditori in gamba e tante realtà industriali in diversi settori, verificandone purtroppo le difficoltà che il periodo di “crisi” in cui viviamo (e che dura da diversi anni) ha scatenato.

Nel frattempo, e di riflesso, anche l’azienda per cui lavoravo io ha iniziato ad accusare le difficoltà del periodo e se nel 2014 furono licenziate 14 persone, nel 2015 è andata un po‘ meglio, ma i licenziamenti non si sono fermati. E io, devo dire in maniera del tutto inaspettata, sono stato uno dei licenziati. 

Nel tempo ti sei appassionato al Network Marketing. Quando e com’è nata questa tua passione? 

Ebbene sì… e per fortuna mi viene da dire!

Tutto è iniziato nel periodo universitario (quindi circa 25 anni fa). Avevo partecipato, invitato da un amico, a un grande incontro in un palazzetto nei dintorni di Bologna ed ero rimasto colpito dalla marea di persone che erano intervenute a quell’incontro.

Non sapevo nulla di Network Marketing, ma da quel giorno mi sono messo a studiare. Pochi mesi dopo, però, ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro da una multinazionale nel settore petrolifero e sono partito per la mia prima avventura da ingegnere.

Negli anni successivi, lasciata Genova, ho vissuto a Londra, a Torino, a Milano e poi 3 anni a Roma e il Network Marketing è rimasto dormiente nel cassetto del mio comodino, chiuso tra le pagine di alcuni libri che mi ero ripromesso di leggere. 

Mi daresti una definizione di Network Marketing?

Potrei parlarti per ore (e molte pagine) del Network Marketing, ma cercherò di dirti quello che credo sia più importante e, da buon ingegnere amante dei numeri, quello che è concretamente verificabile.

In Italia, purtroppo, c’è ancora poca conoscenza di questo settore e molte persone associano il Network Marketing a quei sistemi piramidali che, invece, sono illegali.

Ma la gente, invece, dovrebbe sapere che ci sono oltre 103 milioni di persone in tutto il mondo che svolgono un’attività di Network Marketing e che sviluppano un fatturato complessivo di 183 miliardi di dollari all’anno, in costante aumento con una crescita annuale del 7,7% (alla faccia della crisi).

In Europa, in particolare, l’Italia si colloca al 4° posto dopo la Germania, la Francia, l’Inghilterra nella classifica di fatturato di vendita diretta con più di 2.9 miliardi di dollari di fatturato all’anno con una percentuale di crescita del 9,4% e 514.500 addetti (fonte: WFDSA 2015, World Federation of Direct Selling Association).

A questo link chiunque può verificare questi dati :

http://wfdsa.org/wp-content/uploads/2016/02/FINAL-Sales-Report-2015-v2-5-31-2016-002.pdf

Fare Network Marketing significa cogliere un’opportunità straordinaria di fare impresa, ossia sposare un modello d’impresa che è sempre più all’attenzione del mondo dell’industria.

Qualche mese fa sono stato personalmente alla SDA Bocconi di Milano, la Scuola di Direzione Aziendale, dove ogni anno sempre più neolaureati escono da quell’università discutendo tesi sul Network Marketing.

Nell’occasione ho conosciuto la professoressa Carolina Guerini che è anche docente alla LIUC di Castellanza (VA), dove proprio in questi giorni inizierà il secondo Executive Master in Network Marketing riservato e dedicato ai manager d’azienda e agli imprenditori (è un Master che costa 4.900€ + iva, n.d.r.).

Chiacchierando piacevolmente con la dottoressa Guerini ho avuto molte conferme su ciò che già avevo intuito, ma, in particolare, ho saputo (come spiega la dottoressa su un video che è reperibile su YouTube: https://youtu.be/wHjhqQ15fwY) che le aziende che distribuiscono i loro prodotti con un modello d’impresa basato su questo sistema di vendita, in questo periodo di crisi, vedono una crescita dei loro fatturati a 3 cifre.

In breve, fare Network Marketing significa avviare con costi minimi una propria attività imprenditoriale basata sulla condivisione e sul passaparola, che non ha rischi se non quello di vedere crescere l’attività stessa in giro per il mondo, o per lo meno nei paesi in cui l’azienda con cui si collabora è presente.

Il tutto è regolamentato dalla legge 173/2005 e le norme fiscali che regolano questo tipo di attività sono decisamente vantaggiose e interessanti per noi network marketer. 

Consiglieresti ad una persona in difficoltà economiche di iniziare un’attività di Network Marketing? 

Direi che la risposta l’ho data prima, ma se serve la ribadisco volentieri: certo che Sì!

E dato che è un’attività che si può iniziare anche part-time, consiglierei a chiunque di guardarsi in giro e d’iniziare una sua propria attività nel settore del Network Marketing.

Come mi hanno insegnato, bisogna scavare il pozzo prima di avere sete perché poi mancano le forze.

Questo per dire che è sempre utile e importante avere nel cassetto una soluzione B, che nel tempo, anche se molti all’inizio magari non ci credono, può diventare la soluzione A.

Questo è esattamente il percorso che ho fatto io. 

Con che criterio si dovrebbe scegliere un Network Marketing? 

Oggi, e da poco meno di 2 anni, la mia vita è basata esclusivamente su un’attività di Network Marketing e, prima di scegliere l’azienda con cui collaborare, ne ho analizzate molte, per non dire moltissime, di aziende che operano con questo sistema distributivo e credo che 3 siano i parametri fondamentali da analizzare e verificare prima di decidere.

  • La cosa principale, ovviamente, è l’azienda stessa: ci sono moltissime aziende che nascono e decidono di sfruttare il Network Marketing per lanciare i propri prodotti e servizi, ma io consiglio di diffidare dalle aziende nate da 5 minuti e magari in fase di prelancio. Un’azienda seria deve essere presente sul mercato da molto tempo, almeno 5 anni, ma possibilmente anche 10 o 20. Molto spesso, assistendo a presentazioni di nuove aziende, ho sentito parlare di Momentum, cioè di quel periodo durante il quale nessuno conosce quell’azienda e i suoi prodotti e quindi è opportuno entrare in attività. Beh, io credo che il Momentum ognuno di noi se lo possa creare se alle spalle ha appunto un’azienda seria e se la stessa ha 40 anni di storia e dei prodotti validi, non ci saranno problemi a creare una grande attività.
  • La seconda cosa, certamente da valutare, sono i prodotti che l’azienda crea e distribuisce tramite i suoi collaboratori. Devono essere prodotti di largo consumo, di qualità superiore alla media e che le persone usano, riacquistano e di cui possono facilmente parlare a loro volta. Quest’ultimo punto è normalmente rispettato dalle aziende serie che operano con il Network Marketing visto che, non investendo in pubblicità, investono buona parte del fatturato in Ricerca & Sviluppo.
  • Il terzo e ultimo punto fondamentale non è, come forse molti credono, il piano dei compensi, cioè quel sistema meritocratico e aperto a tutti con cui l’azienda paga i suoi collaboratori e che consente di ottenere quelle rendite automatiche e ricorrenti tanto amate da chi si avvicina al Network Marketing. Credimi se ti dico che ne ho visti moltissimi e li ho squadrati e studiati a fondo: sistemi binari, unilevel, con spillover, a matrice e altri ancora (sono pur sempre un ingegnere che con i numeri se la cava), ma è la formazione che i network marketer possono e devono ricevere che fa la differenza. E qui c’è un altro punto fondamentale: troppe volte ho visto situazioni ambigue dove la formazione diventava il core business dell’attività di Network Marketing, scavalcando così l’importanza dei prodotti e a essa stessa veniva dato un valore economico venendo venduta ai collaboratori.

Il Network Marketing è un’attività straordinaria senza rischi, che può davvero portare a uno stile di vita meraviglioso e a entrate economiche inimmaginabili nel mondo del lavoro dipendente tradizionale, ma va insegnato, dalla A alla Z, a chi si vuole realmente impegnare e dato che si basa sulla condivisione di un prodotto è certo necessario e importante da parte del network marketer conoscere e utilizzare i prodotti, ma non può esistere il fatto che la formazione per lo sviluppo e la crescita dell’attività abbia un costo, che magari supera il costo dei prodotti stessi. 

Quanto consiglieresti di investire a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività (ad esempio, più di mille euro in prodotti anche se sei disoccupato o sei una persona a basso reddito)? 

Questa è una bella domanda e spero di riuscire a darti una bella risposta.

Entrare nel mondo del Network Marketing significa avviare una vera e propria attività imprenditoriale e credo che una qualsiasi attività imprenditoriale necessiti, per il suo avviamento, di svariate decine (per non dire centinaia) di migliaia di euro.

Ovviamente dipende dall’attività, ma se immaginiamo di aprire un bar, un ristorante, piuttosto che un chiosco sulla spiaggia o una lavanderia self service (giusto per fare qualche esempio) credo che sia normale investire molti soldi, magari facendoseli prestare da una banca.

Nel Network Marketing non credo sia giusto parlare di investimento ma piuttosto di consumo personale.

Un network marketer acquista i prodotti per un uso personale. Dopodiché prende consapevolezza dei benefici che quei prodotti gli portano e inizia così la sua attività.

Quindi 1.000€ di prodotti, per usare la cifra da te suggerita, può essere eccessiva per iniziare l’attività, anche se, secondo me, è importante utilizzare i guadagni dei primi mesi per acquistare e testare tutti i prodotti in catalogo.

C’è anche da dire che l’azienda con cui decidiamo di associarci non può, per legge, obbligarci ad acquistare kit prefissati di prodotti (anche se alcune lo fanno).

Sta alla nostra abilità imprenditoriale e alle nostre possibilità economiche del momento capire che stiamo avviando un tipo di attività che non potrà prescindere dalla nostra capacità di condividere i risultati e dall’entusiasmo che ci deriverà dall’uso dei nostri prodotti. Dico nostri consapevolmente, perché da quando ho aperto il mio Franchise personale, i prodotti di cui parlo con le persone, sono i miei prodotti perché ideati e prodotti dalla mia azienda.

Perché un’azienda di Network Marketing è costituita dai suoi collaboratori e senza di loro non esisterebbe (e la cosa è ovviamente reciproca).

Quindi, per rispondere alla tua domanda, verificherei che l’azienda non dia obblighi di acquisto, altrimenti la scarterei a priori e poi deciderei di investire qualche centinaio di euro per iniziare a conoscere e usare il prodotto o i principali prodotti di cui poi mi dovrò fare portavoce.

Avendone la possibilità, ovviamente sarebbe meglio iniziare come farebbe un imprenditore che vuole aprire un bar o un ristorante ossia, facendo un minimo di magazzino personale per poi pensare alle attività di marketing che sono di certo molto utili. Ma deve essere una scelta. 

Quali sono le prime cose che dovrebbe fare un neofita al fine di ottenere i primi risultati? 

Studiare!

Fare Network Marketing e diventare un network marketer è una vera professione e a me piace dire la professione del nostro secolo.

È un’attività semplice, ma non è facile farla bene (semplice e facile sono 2 concetti molto diversi). Tutti siamo già network marketer visto che, quasi ogni giorno, diamo consigli per gli acquisti agli amici: leggiamo un bel libro e lo consigliamo, andiamo al cinema a vedere una prima visione e diamo il nostro parere sul film, invogliando o dissuadendo chi ci conosce ad acquistare il biglietto per andare a vederlo, la nostra parola vale più della pubblicità fatta sui giornali e questa è la forza principale del Network Marketing.

Quindi credo che sia fondamentale imparare a fare ancora meglio ciò che già facciamo e imparare a farlo anche e soprattutto con gente che non conosciamo, imparando a gestire le obiezioni.

Questo, e molto altro ancora, è ciò che una buona formazione gratuita deve fornire. E poi, cosa assolutamente ancora più importante, il network marketer neofita deve darsi un po’ di tempo.

Nessuno nasce “imparato” e avviando un’attività di questo tipo, possono servire mesi o anni per diventare dei PRO, cioè dei professionisti, e non possono certo bastare pochi giorni.

Chi vi dice così, vuole reclutarvi, ma non vuole aiutarvi a imparare… e la differenza è sostanziale perché, probabilmente, non imparerete mai e la vostra attività di Network Marketing, nonostante l’entusiasmo iniziale, sarà destinata a spegnersi velocemente.

A cosa ti stai dedicando in questo momento e con che risultati? 

A partire da gennaio 2016, dopo essere stato licenziato a dicembre 2015 (e dopo 22 anni di lavoro dipendente), sto davvero cambiando la mia vita.

Ad aprile 2015 avevo aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company, società svizzero-americana nata nel 1970 e con sede europea a Basilea, iniziando semplicemente a usare alcuni prodotti. Ne avevo acquistati 2 apprezzando fin da subito la possibilità di pagarli in 4 rate e, nel giro di poche settimane, ne avevo anche verificato i benefici.

Io sono uno sportivo, almeno mi piace definirmi così, gioco a tennis 2 o 3 volte alla settimana e ho sentito subito grandi effetti positivi dalla loro assunzione che si traducevano in:

  1. una maggiore energia durante i match;
  2. una maggiore capacità e velocità di recupero.

Purtroppo, però, per il poco tempo che avevo a disposizione, non ho potuto iniziare fin da subito l’attività commerciale, dedicandole il tempo che meritava, ma non ho mai perso di vista il mio sogno che era quello di avere un’attività tutta mia, da fare stando a contatto con le persone e i cui guadagni, se vogliamo parlare anche di questi, non avessero limiti di crescita. Cosa che è evidentemente impossibile in un tradizionale lavoro da dipendente.

Da 13 mesi a questa parte, invece, mi sto impegnando in questa attività a tempo pieno e sto mettendo in pratica i tanti consigli raccolti da persone che hanno una grandissima esperienza in questo campo.

Ma, soprattutto, sto insegnando alle persone che si avvicinano a questo mondo tutto quello che ho imparato perché, come ho detto prima, la formazione è la cosa fondamentale che può e deve far fare il salto di qualità.

Il Network Marketing si basa su questa equazione: Impara, Insegna e Insegna ad Insegnare.

E, oggi come oggi, questa frase è per me ancora più importante visto che io sviluppo il mio network di clienti e collaboratori attraverso i Social Network e con Facebook in maniera particolare.

Facebook è una piattaforma straordinaria con oltre 1.800.000.000 account attivi e oltre 23 milioni di italiani che, ogni giorno, ci si connettono.

Il terrore di chi inizia a fare questa attività è sempre stato questo: la lista dei nominativi!

Nessuno vuole, per lo meno all’inizio, disturbare amici e parenti, ma a tutti è richiesto di fare una lista con 100 nomi di potenziali clienti e, forzatamente, sono proprio i nomi di parenti e di amici che ci vanno a finire dentro… ma se la lista dei nominativi la costruiamo usando Facebook in modo professionale, fare una grande attività diventa davvero alla portata di tutti.

Ma bisogna studiare e darsi il tempo di imparare per farlo. E una volta capito come fare, andare alla conquista di altri paesi diventa un gioco da ragazzi. 

Riesci a vivere solo di questo? 

Decisamente sì, ma so anche che il bello deve ancora arrivare!

Ho chiuso il 2016 con un livello di guadagni molto simile a quello che avevo l’anno precedente quando, in azienda da 15 anni e con il livello di quadro, lavoravo 12 e più ore al giorno e percorrevo 60.000 km all’anno, con tutti i rischi che ne conseguivano, azzerando (o quasi) il mio tempo libero settimanale, ma, soprattutto, contribuendo ad arricchire un’azienda che non mi apparteneva e che appena ha potuto e voluto mi ha scaricato senza farsi alcuno scrupolo.

Oggi non dico che lavoro meno, anzi, ma mi diverto molto di più, lo faccio da casa utilizzando il mio MacBook o quando sono in giro con lo smartphone o incontrando amici che, attirati dal mio profilo Facebook, vogliono capire cosa sto combinando nella vita.

Il tempo libero me lo gestisco come voglio e la mia attività sta crescendo a ritmi incredibili.

Ho una media mensile di crescita, negli ultimi 12 mesi, del +13%, ma solo nel mese di gennaio (rispetto a dicembre) del +32%. Se poi confronto gennaio 2017 versus gennaio 2016 siamo a +251%. Non male per essere in un periodo di “crisi”. Vero? 

Quanto tempo hai impiegato per arrivare al tuo livello attuale di competenza e di guadagni? 

Credo di averti già risposto sopra, ma riepiloghiamo.

Ho aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company a fine aprile 2015 e per tutto maggio sono stato un semplice consumatore.

Senza accorgermene, a giugno, ho fatto i primi clienti, amici che mi vedevano consumare prodotti a loro sconosciuti che non trovavano da nessuna parte.

Nello stesso mese ho iniziato a lavorare sul mio profilo Facebook personale, ho raggiunto la prima qualifica Distributore Diretto Senior e ho preso il primo bonus da 250€.

Così a luglio e ad agosto ho semplicemente continuato a migliorare il mio posizionamento su Facebook e ho raggiunto altri 2 obiettivi (ad agosto, mese che spaventa i network marketer, ma non spaventa Facebook, sono diventato Coordinatore Vendite e ho preso il terzo bonus da 500€).

A settembre ho ottenuto il quarto bonus da 700€ e poi, mio malgrado, ho avuto un piccolo calo perché, proprio in quel periodo, ho avuto la notizia del licenziamento e non posso certo dire che sia stata una bella sorpresa.

La mia attività con Juice Plus ne ha risentito, poiché se non continui a fare con costanza certe azioni (per lo meno finché non raggiungi un certo livello), l’attività rallenta e, addirittura, rischia di spegnersi.

Appena mi sono ripreso dallo shock del licenziamento (che oggi benedico), mi sono buttato a testa bassa nell’attività.

Ho creato un sistema online gratuito per semplificare quanto più possibile la formazione delle persone che decidevano di iniziare l’attività nel mio Team e per scalare velocemente (cioè aumentare il numero dei collaboratori, n.d.r.).

Qui mi è servito molto quanto imparato con Empower Network e ho iniziato la mia ascesa nel piano carriera di Juice Plus. 

Quanto tempo passi a studiare le strategie che applichi nel tuo business? 

Non voglio far credere che fare Network Marketing sia banale e si possa guadagnare senza fare nulla. Tutt’altro e chi lo dice non è sincero.

Bisogna impegnarsi per imparare e poi mettere in pratica, ogni giorno e con costanza, azioni semplici, ma fondamentali. Sia che tu lo faccia offline che online.

Oggi come oggi, passo 8/10 ore al giorno sul PC per studiare nuove strategie da applicare e insegnare (non esiste solo Facebook, ma anche Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+ e gli altri social) e poi faccio sessioni di formazione con chi vuole imparare e darsi da fare.

Più volte alla settimana incontro amici o persone conosciute sui social che vogliono capire come funziona. Le domande sono tantissime e spaziano dagli aspetti fiscali alla paura di non farcela.

Ma un’attività di Network Marketing si può iniziare anche part-time e quindi 2 o 3 ore al giorno possono essere sufficienti, ma devono essere ore di qualità che poi ci verranno ricompensate.

Proprio come sta accadendo a me e alle tante persone che lavorano insieme a me.

In base a quali criteri costruisci i tuoi team?

Questa attività mi ha cambiato la vita. Mi alzo alla mattina alle 8.30, faccio colazione e poi mi metto al lavoro. Quando parlo con le persone cerco di capire cosa cercano loro : io non cerco nessuno… ho imparato a essere pescatore anziché cacciatore.

E, senza voler apparire presuntuoso, sapendo ciò che quest’attività può portare nella vita delle persone, dapprima lavorandoci part-time e poi anche full time, cerco solo di capire se la persona che ho davanti ha davvero voglia di mettersi in gioco, di studiare, di imparare, di farsi guidare, ma, soprattutto, di impegnarsi.

Perché nulla accade per caso e tutto nasce da noi, dal nostro desiderio di costruire qualcosa che duri nel tempo e che porti per sempre il nostro nome e, perché no, ci dia soddisfazioni economiche importanti. Perché con il Network Marketing si può. 

Che supporto offri loro per farli crescere? 

Il Team con cui collaboro offre webinar di formazione settimanale mirati al grado di preparazione delle persone.

Perché chi inizia oggi ha bisogno di imparare cose che chi ha iniziato da 1 mese già sa.

Successivamente, sempre con l’aiuto del Team, organizzo webinar di formazione per chi vuole iniziare a creare il suo Team e quindi deve imparare a insegnare. Cose da fare ce ne sono davvero molte, ma il percorso è semplice e guidato.

C’è chi ci impiega qualche settimana, chi qualche mese, ma il percorso è testato e funzionante. 

Quali risultati hanno ottenuto i membri del tuo team? 

Questa è la domanda più bella a cui mi piace rispondere.

Nelle mie precedenti esperienze di Network Marketing non ho realizzato nulla di particolare a dire il vero, ma qualcosa avevo già fatto.

Ho sempre avuto questo problema… non riuscivo a duplicare il mio entusiasmo e chi iniziava a collaborare con me, amici della famosa lista dei nominativi, magari sull’onda delle emozioni che io riuscivo a trasmettere, non riuscivano a ottenere dei risultati che gli dessero la giusta motivazione per andare avanti. E piano piano si spegnevano. E io con loro.

Oggi, invece, ho costruito e collaboro con un Team di persone semplici, uomini e donne, giovani e meno giovani, senza particolari esperienze di vendita (perché noi non vendiamo nulla, ma facciamo in modo che chi ci contatta voglia acquistare) e senza particolari caratteristiche se non quella di aver davvero voglia (o bisogno) di farcela.

Mi hanno insegnato e ho potuto verificare che senza un desiderio bruciante, senza un sogno concreto da voler realizzare, questa attività non funziona.

Avere degli obiettivi è la più grande forza umana di automotivazione e devo dire che tra tutte le cose meravigliose che ci dà Juice Plus, c’è anche un piano marketing che consente di avere soddisfazioni tangibili fin da subito. E quando una persona vede fin da subito il premio per il suo impegno, beh… è difficile da fermare. 

Quali progetti hai per il futuro?  

È semplice: creare un Team di professionisti, che siano in grado di duplicare un lavoro semplice, ma non facile, che abbiano voglia di imparare un modo diverso di usare i Social Network e di interagire con le persone che incontrano quotidianamente, che credano in loro stessi e nella loro capacità di creare qualcosa di incredibile e che credano anche che la cosa più importante che abbiamo è la nostra salute.

I soldi sono una conseguenza di queste semplici azioni.

Servono impegno, passione, sincerità e rispetto: il Franchise di Juice Plus farà il resto.

Se guardo alle mie esperienze passate, è facile dire che la cosa più importante è la semplicità: e questo è ciò che sto cercando di duplicare.

Grazie, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Sfruttare Al Massimo L’Aiuto Di Un Consulente

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come sfruttare al massimo l’aiuto di un consulente.

Se ti sei rivolto ad un professionista i casi sono tre:

  1. La tua attività va male e vuoi risollevarne le sorti prima che sia troppo tardi.

  2. La tua attività va bene, ma vuoi migliorarne alcuni aspetti per farla andare ancora meglio.

  3. Devi partire con un’attività imprenditoriale o professionale e non sai bene come muoverti.

In tutti questi casi tu ti trovi in un punto A e vuoi che il consulente ti porti al punto B.

In parole povere, deve trasformare te e la tua attività.

Affinché la trasformazione avvenga tu ti devi affidare a lui completamente e non devi dargli le tue soluzioni.

Tieni sempre presente che il consulente è lui. Se tu fossi in grado di fare le cose che gli chiedi, da solo, non lo pagheresti. Giusto?

Quindi fatti aiutare.

Ricordati che:

Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare”.

Infatti, non puoi andare da un consulente porgli delle domande e dargli anche le risposte.

Questo atteggiamento è presuntuoso e dimostra solo che sei in cerca di conferme alle tue teorie. Inoltre, non ti porta a nessun cambiamento.

Ma, allora, come puoi pretendere di ottenere risultati diversi da quelli che già stai ottenendo senza compiere azioni diverse da quelle che compi di solito?

COME SI SCEGLIE UN CONSULENTE

A mio giudizio, ci sono solo due modi per scegliere un consulente.

Il primo modo è quello di individuarlo grazie al passaparola che avviene all’interno delle tue cerchie.

Infatti, se vieni a sapere che il tal professionista ha aiutato in modo efficace un tuo concorrente oppure un conoscente ti avvicinerai a lui con una migliore predisposizione d’animo e con più fiducia.

Questo perché hai una riprova sociale del suo valore e ciò ti permette di superare la paura di buttare via i tuoi soldi.

Il timore di subire una perdita è ciò che, maggiormente, frena le persone dall’agire e le mantiene bloccate nella situazione che stanno vivendo.

Il secondo è quello di affidarsi ad Internet sia per la sua ricerca sia per capire se è un consulente di valore.

Il primo step è molto facile. Oramai, tutti noi prima di acquistare un prodotto o un servizio facciamo una ricerca preliminare con Google o qualche altro motore di ricerca oppure ci confrontiamo su un forum o in un gruppo su Facebook o LinkedIn o Google+.

Il secondo step, invece, è quello di leggere attentamente il blog del consulente che si vuole assumere.

Se da esso si ricevono informazioni utili e di valore, che applicate con costanza ti portano ad ottenere dei miglioramenti, allora il professionista è valido.

Nel caso in cui sul suo blog si trovino solo informazioni superficiali che non analizzano in profondità un tema, magari contenute in articoli brevi, allora lascia perdere.

Non contattarlo. Butteresti via i tuoi soldi e il tuo tempo.

Questo è il genere di professionista che scrive sul suo blog post brevi e non approfonditi poiché è convinto che la gente non ami leggere.

Dopodiché si lamenta dei suoi clienti dicendo che non capiscono nulla e che lo pagano poco etc.

A questo professionista io risponderei: “Ma pezzo d’asino! Sei tu con la tua comunicazione superficiale e priva di valore che attiri quel genere di clienti, quindi non prendertela con loro, bensì con te stesso”.

Una persona prima di mettere mano al portafoglio ci pensa su mille volte.

Se trova su di un blog, gratis, delle informazioni utili a migliorare la sua situazione, sarà più propenso ad assumere il consulente che gliele ha fornite, ben sapendo che questo avrà un costo poiché i bravi professionisti si pagano profumatamente.

COME USUFRUIRE DELLA CONSULENZA

Due sono i modi in cui puoi usufruire di una consulenza:

  • Do it with you: il consulente ti affianca nel tuo lavoro e ti conduce per mano nel percorso di trasformazione della tua attività ma sarai tu a fare tutto.

  • Do it for you: il consulente fa il lavoro al posto tuo. Ovviamente, questa seconda opzione è più costosa rispetto alla precedente.

Entrambe le soluzioni ti porteranno ad un cambio radicale di mentalità. Dopo la consulenza la tua attività non sarà più quella di prima.

Quindi prima di contattare un consulente devi rispondere onestamente a queste domande:

  1. Sono pronto a cambiare?

  2. Voglio uscire dalla mia comfort zone?

  3. Sono disposto ad agire seguendo le linee guida dettate dal mio consulente?

Ricordati, inoltre, che ricorrere ad un consulente è un investimento non un costo.

Parlo d’investimento poiché se il professionista è valido e seguirai tutte le sue istruzioni alla letterà quello che hai speso ti ritornerà sotto forma di maggiori utili.

COME SFRUTTARE AL MASSIMO L’AIUTO DI UN CONSULENTE

Una volta, individuato il consulente che fa al caso tuo ed averlo ingaggiato dovrai affidarti a lui completamente.

Non mettergli in bocca le tue risposte, segui i suoi consigli ed armati di santa pazienza poiché per avere dei risultati ci vorrà molto tempo.

Infatti, bisognerà superare lo stato d’inerzia iniziale.

Come ci insegna la Fisica qualsiasi oggetto che è immobile ha bisogno di tanta energia per mettersi in moto.

Lo stesso vale per le attività imprenditoriali o professionali.

Per cambiare passo avranno bisogno di un grande sforzo iniziale.

Dapprima i cambiamenti saranno impercettibili poi, man mano che passa il tempo, diverranno visibili.

Se, invece, poni delle resistenze e non segui con tenacia la strada che ti viene indicata i risultati non si vedranno o saranno solamente parziali.

Quindi rimarrai deluso e ti farai prendere dallo sconforto. Oltre a ciò incolperai il consulente di tutto, mentre in realtà dovresti prenderti le colpe derivanti dal fatto che non lo hai ascoltato.

Un esempio ti chiarirà meglio il concetto.

Se il tuo consulente ti dice di fare una determinata azione di marketing sul tuo database clienti e di portarla avanti nel tempo e tu, dopo l’invio della prima Newsletter, vedendo che il tasso di apertura è basso gli dici che la strategia da lui indicata non funziona, sbagli.

Intanto, non tieni conto del fatto che i tuoi clienti hanno bisogno di un certo periodo di tempo per adattarsi alla novità.

Inoltre, l’azione che stai portando avanti è quella di educare il tuo mercato e per farlo ti ci vuole tempo.

Non puoi avere tutto e subito.

Quello del volere una gratificazione istantanea è uno dei mali che affliggono la nostra società.

Ciò porta gli imprenditori e i professionisti a spazientirsi nel momento in cui non ottengono risultati immediati, ad abbandonare il nuovo tracciato per intraprenderne uno nuovo e poi un’altro ancora fino a che non hanno esaurito le loro risorse monetarie.

A quel punto, si convincono di essere circondati da incompetenti e continuano a fare di testa loro.

Tu non commettere lo stesso errore.

Affidati alle cure del tuo consulente, agisci secondo le sue direttive, abbi pazienza ed abbandonati al cambiamento.

CONCLUSIONI

Se vuoi lanciare la tua attività imprenditoriale o professionale oppure rilanciarla hai bisogno di un consulente che ti aiuti nella trasformazione.

Due sono le modalità attraverso cui la consulenza ti potrà essere erogata o il consulente farà il lavoro per te oppure ti affiancherà nel percorso di cambiamento. In quest’ultimo caso sarai tu a fare tutto il lavoro.

In entrambi i casi non dovrai opporti al cambiamento che ti viene proposto.

Infatti, se vorrai ottenere dei risultati soddisfacenti e duraturi, dovrai affidarti al consulente con tutto te stesso.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Individuare Il Tuo Cliente Ideale Attraverso Un Sondaggio

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di come individuare il tuo cliente ideale attaverso un sondaggio.

Se come la maggior parte delle persone hai aperto la tua attività o la stai per aprire (in quest’ultimo caso fermati e leggi attentamente questo post, n.d.r.) seguendo la via classica, probabilmente hai buttato via tempo e denaro o lo stai per fare.

Seguire la via classica vuol dire fare quello che già migliaia di persone in Italia hanno fatto prima di te.

Le stesse persone che, ora, si lamentano della “Crisi”.

Ma quale “Crisi”!

Solo i “paleolitici” ne risentono. Chi applica la nuova via cresce a doppia cifra qualsiasi sia il suo settore.

Ad esempio il mio amico Giovanni, in soli 3 mesi, sfruttando le tecniche di web marketing in modo sapiente ha fatturato € 150.000,00 in un settore maturo ed altamente competitivo come quello dell’elettronica industriale.

L’ho sentito 5 giorni fa, incuriosito dal fatto che non vedevo più né i suoi post su Pulse (la piattaforma di blogging interna a LinkedIn, n.d.r.) né la sua pubblicità su Facebook, per chiedergli cosa stesse succedendo alla sua attività e lui serafico mi ha risposto che ha dovuto bloccare tutta la sua attività promozionale su Internet poiché non sapeva più come gestire il continuo afflusso di clienti.

Il mio amico Giovanni è uno scafato. Non lascia nulla al caso. Oltre ad essere un esperto nel suo settore e un gran lavoratore, negli ultimi 3 anni si è impegnato a studiare a fondo le tecniche di web marketing andando direttamente alla fonte, cioé acquistando infoprodotti americani e partecipando ad incontri con Al Ries e Jay Abraham che sono alcune tra le menti più brillanti del mondo del business.

Ecco, Giovanni è uno di quei pochi in Italia che pagherei anche € 100.000,00 per accedere alle sue tecniche di web marketing e di vendita.

Perché so che la cifra mi ritornerebbe moltiplicata per 10.

Lo so poiché tutti i consigli che mi ha dato li ho applicati ed ho ottenuto risultati straordinari.

La cosa bella di Giovanni è che è partito da “zero” e lavorando onestamente ha creato un business a 7 cifre che gli permette un alto tenore di vita.

Inoltre, è una persona che pensa in grande e sa che “il Business non dorme mai”. Infatti, è sempre impegnato in qualche nuovo progetto che trasforma in poco tempo in un successo.

Ed anche quando fallisce impara qualche cosa di nuovo e sviluppa nuovi contatti.

Se lo frequenti senti fiumi di adrenalina scorrere nelle tue vene e se applichi qualche suo consiglio in poco tempo vedi i risultati, come ti ho già detto poc’anzi.

Tra i vari consigli che mi ha dato c’è quello di trovare il proprio mercato attraverso un sondaggio e poi costruire il prodotto intorno alle informazioni che si raccolgono dai propri potenziali clienti.

Ancora meglio è la soluzione che prevede di costruire il prodotto o il servizio dopo averlo già venduto. La classica prevendita dei biglietti di un concerto o di un evento sportivo come la finale di Champions League ne è un chiaro esempio.

Come ti ho accennato poc’anzi mentre la via classica prevede l’apertura dell’attività e, successivamente, la ricerca dei clienti attraverso la pubblicità, che deve creare nelle persone un bisogno, (mi raccomando per promuoverti non utilizzare i volantini poiché l’unico bisogno che susciteresti in questo caso è quello di trovare un cestino per la carta, n. d. r.), la nuova via inverte il processo.

La nuova via parte dalla comprensione dei problemi, dei desideri e dei bisogni dei potenziali clienti per poi creare il prodotto o il servizio da vendergli.

Ma come si può capire ciò che vogliono le persone?

La risposta è molto semplice: chiedendoglielo.

Come?

Con un sondaggio.

IL SONDAGGIO

Per essere efficace deve individuare:

  • un segmento socio-demografico preciso;

  • un problema che assilla il segmento togliendogli il sonno;

  • la cifra che il potenziale cliente sarebbe disposto a pagare per eliminare il problema che lo assilla;

  • i canali distributivi preferiti dal potenziale cliente per ricevere la soluzione al problema.

Vuoi un esempio pratico di un sondaggio creato sulla base di questi principi?

Sì!

Be’ allora vai qui e testa quello che, assieme ad alcuni colleghi, ho creato per la creazione ed il lancio sul mercato di un nuovo servizio di consulenza.

LE DOMANDE

Come avrai notato, se hai risposto al mio sondaggio e se lo hai fatto ti ringrazio di cuore, le domande sono sia aperte che chiuse.

Le prime servono a far focalizzare l’intervistato sul suo problema. Più scrive più avrò informazioni utili per la creazione del prodotto o del servizio.

Inoltre, questo è un criterio molto utile nella selezione delle risposte da analizzare.

Infatti, se ottieni migliaia di risposte non avrai certo il tempo di leggerle tutte, quindi dovrai scegliere quelle più lunghe poiché sono quelle delle persone che sentono più forte il problema.

Questo è il tuo target ideale. Qui le statistiche ci dicono che si hanno i tassi di conversione da potenziale cliente a cliente più alti.

Se hai risposto al mio questionario (se non lo hai ancora fatto: fallo subito! Così carpirai uno dei miei segreti [vai qui], n.d.r.), avrai notato come esso spinge l’intervistato a prendere consapevolezza di sé.

La qual cosa è molto importante poiché solo chi è consapevole della sua situazione può prendere la decisione di uscire dalla propria “comfort zone”.

Il numero delle domande varia a seconda del tipo di progetto che vuoi andare a sviluppare. Più sono, più chiara sarà l’immagine che avrai del tuo potenziale cliente.

Però, ricordati che per invogliare le persone a rispondere a delle lunghe interviste bisogna prevedere un premio, una gratificazione che le spinga ad agire.

ALTRE CARATTERISTICHE

Il questionario deve rimanere online almeno 60 giorni. In questo modo si avrà un tempo più che sufficiente per raccogliere un numero significativo di risposte, che deve essere almeno di 100 unità.

Per promuovere la tua intervista utilizza la tua mailing list, il tuo sito web o il tuo blog oppure i gruppi di Facebook dedicati allo specifico problema che vai a risolvere.

In ultima istanza puoi creare una Landing Page apposita sui cui dirotterai il traffico tramite Facebook Ads e dove avrai predisposto un Lead Magnet gratuito per invogliare l’utente che ci atterrà a partecipare al sondaggio.

In quest’ultimo caso la risorsa che dai in regalo agli intervistati potrebbe anche essere un’anticipazione del successivo prodotto in modo da alimentare il desiderio del prodotto finale.

CONCLUSIONE

Oggigiorno, costruire un’attività, un prodotto o un servizio senza sapere se c’è un mercato disponibile e facilmente conquistabile è uno spreco di tempo e denaro.

Questa strategia, la c.d. via classica, poteva andare bene 20 o 30 anni fa, non ora che a causa di Internet sei in competizione persino col piccolo commerciante che si trova a Nairobi per non parlare dei grandi store online tipo Amazon o eBay.

Per avere successo devi costruire la tua attività, il tuo prodotto o il tuo servizio partendo da un sondaggio tra i tuoi potenziali clienti.

Una volta che avrai una chiara fotografia della situazione potrai dedicarti a sviluppare una soluzione che risponda alle esigenze del tuo mercato.

Ecco, perché oggigiorno si parla di Prosumer (cioè del fatto che il consumatore si fa produttore attraverso l’esplicitazione dei suoi desideri, bisogni e problemi alle aziende).

Il processo di produzione si è invertito grazie ad Internet che permette di analizzare in profondità le esigenze delle persone, si è amplificato grazie ai social network e, per chiudere il cerchio, sono arrivati gli smartphone che, essendo presenti nelle tasche di tutti noi, hanno dato il colpo finale al vecchio mondo.

Il risultato di questa rivoluzione copernicana è che i “paleolitici”, ora, si dibattono come un pesce fuori dall’acqua attendendo l’inevitabile fine.

Mentre tanti altri, in Italia, come Giovanni hanno crescite a doppia cifra.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

P.S.: Presto ti svelerò il segreto di chi vende il prodotto o il servizio prima ancora di averlo creato. Quindi stay tuned!

Come Attirare Il Tuo Cliente Ideale

Dopo aver parlato di come posizionarsi nella mente del consumatore ed aver affermato che il blog è essenziale per avere successo in questa operazione, oggi ti spiegherò, mio caro lettore, come attirare il tuo cliente ideale.

Sicuramente, ti ricorderai che in un recente articolo ho analizzato il cambiamento avvenuto nel processo d’acquisto degli italiani nel 2015.

In quel post ho scritto che grazie all’avvento di Internet, dei Social Network, degli smartphone e dei Tablet il consumatore tende ad acquisire molte informazioni sul prodotto o servizio che vuole acquistare e pure sul venditore, prima di procedere all’acquisto.

Il processo decisionale del tuo cliente ideale, oggigiorno, si è allungato e solo nel momento in cui il suo problema o bisogno oppure desiderio si sarà fatto più urgente egli passerà all’azione e tu potrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Per questo motivo, ti dovrai attrezzare per conoscere i bisogni e i desideri del tuo cliente ideale, e per creare con lui un rapporto di fiducia che lo porti a posizionarti nella sua mente come LA SOLUZIONE al suo problema.

Per far ciò dovrai ricorrere alla Lead Generation, cioè un insieme di azioni di marketing volte all’acquisizione ed alla generazione di una lista di contatti. Clienti, realmente, interessati alle attività svolte da un’azienda.

Di questo potente strumento ti ha, già, parlato Gentian Hajdaraj, titolare di Web Marketing Aziendale nell’intervista che gli feci tempo fa (leggi qui, n.d.r.).

In pratica grazie alla Lead Generation si fa il c.d. Inbound Marketing.

Vi è, quindi, un’inversione dei ruoli: è il potenziale cliente che cerca te e non tu che cerchi lui.

In pratica il tuo compito sarà quello di accompagnare i contatti caldi (i lead, n.d.r), far evolvere il loro interesse nei tuoi confronti e creare tra di voi un rapporto di fiducia.

IL FUNNEL

Se di recente, mio caro lettore, ti sei messo a studiare un po’ la Lead Generation per capire se può essere la soluzione ideale per aumentare il tuo fatturato ti sarai imbattuto nel termine funnel ovvero imbuto.

Infatti, graficamente il processo di cui sopra viene rappresentato come un imbuto in cui entrano un gran numero di contatti, ma ne esce un numero minore di clienti reali (quanto minore sta nelle tue capacità di comunicatore, ma soprattutto di venditore, n.d.r.).

Come è ovvio d’altronde, poiché non esiste nessun metodo al mondo che ti può garantire che il 100% dei tuoi potenziali clienti si trasformi nel 100% dei tuoi clienti reali.

Altro termine che avrai sentito di recente, specie se sei un assiduo frequentatore di Facebook o di LinkedIn, visto che è sulla bocca di tutti, è: lista dei contatti, detta anche mailing list.

Questa è lo strumento principale di una campagna di Lead Generation perché ti permette di fare email marketing, di educare il tuo pubblico attraverso la tua newsletter, di fidelizzarlo e di convertirlo in clientela reale.

IL CLIENTE IDEALE

La prima cosa che devi fare se vorrai che questo potente strumento ti sia di qualche utilità è definire a chi il tuo prodotto o servizio è diretto.

Analizza bene te stesso, quello che vendi e la concorrenza. Crea un profilo virtuale di colui o colei che pensi possa essere il tuo cliente ideale.

Cerca di capire i luoghi virtuali che lui o lei frequenta e quale tipo di comunicazione attira la sua attenzione.

Questa fase di Business Intelligence avrà una triplice utilità:

  • Ti permetterà di conoscere te stesso.

  • Ti permetterà di conoscere la tua concorrenza.

  • Ti permetterà di capire come meglio posizionarti nella mente del tuo target.

IL SITO WEB

Conclusa la fase di analisi del tuo pubblico ideale dovrai stabilire il tipo di comunicazione che utilizzerai per raggiungerlo.

Tre sono i tipi di comunicazione da prendere in considerazione:

  • Testuale

  • Visiva (Immagini, infografiche e video)

  • Sonora (Podcast)

Puoi usarne uno solo, due o tutti e tre. Questa decisione spetta solo a te, ma la devi prendere prima di partire con la costruzione del tuo sito web e del tuo blog, perché è attorno al tuo modo di comunicare che essi dovranno essere costruiti.

Ovviamente, come avrai già capito il blog dovrà essere inglobato all’interno del tuo sito web poiché ciò è essenziale per il tuo successo imprenditoriale o professionale.

Infatti, ti servirà per far crescere la tua autorevolezza e la tua credibilità di esperto.

Devi diventare la figura di riferimento dei tuoi utenti.

COME ATTIRARE IL TUO CLIENTE IDEALE

Una volta costruito il tuo sito web e il tuo blog devi farci arrivare il traffico dei visitatori che, poi, educherai attraverso l’email marketing e la newsletter.

Per generare le visite alla tua “vetrina virtuale” potrai usare i Social Network, partecipare alle discussioni sui vari forum tematici presenti in Rete o usare la pubblicità online: Google Adwords, Facebook Ads, LinkedIn Ads e Twitter Ads.

Stai attento, però, a non farti prendere dalle mode del momento.

In questo periodo, Facebook Ads è lo strumento che va per la maggiore per generare traffico qualificato verso il proprio sito web o blog.

Lo strumento è ottimo e poco costoso, se paragonato agli altri che ho citato, ma i suoi costi di conversione sono in salita poiché il numero dei suoi utilizzatori è in costante ascesa.

Per questo motivo chi vuole aumentare il suo fatturato facendo ricorso a Facebook Ads deve avere un’attività commerciale che vende prodotti o servizi di valore medio-alto.

Se, invece, vendi infoprodotti, allora ti conviene usare questo strumento solo se il tuo prodotto ha un prezzo uguale o superiore a € 100,00.

Infine, se vorrai generare traffico gratuito verso il tuo sito web dovrai giocoforza ricorrere al tuo ingegno ed alla tua creatività.

I miei suggerimenti sono:

  1. Scrivi dei guest post di valore per i blogger del tuo settore. I blogger sono sempre felici di ospitare post di qualità sui loro blog. All’interno di questi guest post inserisci un link che indirizza al tuo sito web così attirerai le visite di coloro a cui il tuo articolo è particolarmente piaciuto.

  2. Commenta in modo approfondito i post di blogger e influencer che sono considerati autorevoli nel tuo settore.

  3. Contribuisci con contenuti di valore alle discussioni presenti nei forum tematici o nei gruppi sui vari Social Network relative ai beni o servizi che vendi. Di tanto in tanto, nel rispetto delle regole imposte dagli amministratori degli spazi che ospitano i tuoi interventi, pubblica un commento con un link che porta direttamente alla tua “vetrina virtuale”.

  4. Intervista blogger famosi e influencer del tuo settore.

Questi sono tutti modi a “costo zero” che ti aiutano a generare traffico verso il tuo sito web.

EMAIL MARKETING

Dopo aver generato il traffico verso la tua piattaforma online dovrai prendere alcuni dati essenziali dei visitatori del tuo sito web.

Per fa ciò devi ricorrere alla c.d. Squeeze Page, cioè una pagina dotata di un form in cui l’utente lascerà il suo indirizzo email, il suo nome e tutti gli altri dati che riterrai opportuno chiedere (non esagerare però, poiché rischi che il visitatore abbandoni il tuo sito, n.d.r.).

Per invogliare le persone a lasciare i propri dati puoi dare in cambio un ebook gratuito, un codice sconto, un report, dei gadget in omaggio o altre risorse gratuite.

In questo modo la tua lista, cioè il tuo mercato, crescerà costantemente nel corso del tempo.

Ma, ora, viene il bello!

Una volta che hai creato la tua lista dovrai nutrirla dandogli contenuti di valore (Lead Nurturing, n.d.r.) in modo da posizionarti nella mente dei tuoi contatti, educare il tuo potenziale cliente e creare tra di voi un legame di fiducia.

È qui che entra in gioco la newsletter. Essa è lo strumento che devi utilizzare per fare Lead Nurturing.

Per crearne una e distribuirla hai a disposizione diverse applicazioni: MailChimp, GetResponse, AWeber, ConvertKit e altre ancora.

Ricordati che è solo alla fine di questo lungo percorso che, finalmente, potrai proporgli l’acquisto del tuo prodotto o servizio attraverso una sequenza di email di vendita (sales letter, n.d.r.).

CONCLUSIONE

Il processo per attirare il tuo cliente ideale, come hai visto, è composto da più fasi, ognuna propedeutica alla successiva, che raggiungono il loro apice con la Lead Generation, che è lo strumento principe per attirare i clienti.

Solo dopo che avrai catturato la loro attenzione e creato un rapporto di fiducia dovranno entrare in gioco le tue doti di venditore, non prima, se vorrai concludere la tua vendita.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Riccardo Russo. Web Marketer & Blogger a 16 anni

Oggi, mio caro lettore, faremo un salto in Sicilia per conoscere attraverso questa mia intervista un giovanissimo talento del web Riccardo Russo, fondatore dell’omonimo blog e web marketer.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 16 anni e vivo a Messina.

Che tipo di scuola stai frequentando?

Frequenterò da settembre il quarto liceo scientifico.

Come nasce la tua passione per il web?

È nata per puro caso gestendo delle pagine Facebook all’età di 12 anni.

Proporzionalmente al grado di successo ottenuto arrivarono le prime proposte di lavoro da persone che erano intente ad acquistare pubblicità.

Ho notato che le cose giravano per il verso giusto, scoprendo che intorno a ciò vi era un vero e proprio business.

Decisi, allora, di dedicare del tempo per studiare approfonditamente le varie materie digitali.

Quanto tempo dedichi a formarti per migliorare le tue conoscenze?

Dedico mediamente due ore al giorno per migliorare le mie conoscenze e per aggiornarmi su tutti i cambiamenti che avvengono nel mondo digital.

Quali blog segui per questo scopo?

I blog che leggo, che postano contenuti ed offrono un reale valore in questo ambito sono molteplici.

Alcuni esempi possono essere quelli di Davide Pozzi e Dario Vignali, MySocialWeb di Riccardo Esposito, SocialMediaCoso di Francesco Ambrosino o skande di Riccardo Scandellari.

Leggi libri a tema e/o partecipi a dei corsi?

Sì, leggo molti libri a tema, inerenti principalmente alla SEO, ai Social Media, al blogging ed all’Inbound Marketing.

Qual è stato il tuo primo lavoro da freelancer?

Il mio primo lavoro da freelancer è stato come Social Media Manager.

Come promuovi la tua attività?

Tutto ciò che riguarda la promozione della mia attività lo devo al mio blog.

Attualmente, non porto avanti alcun tipo di campagna di advertising, ma cerco soltanto di farmi trovare al momento giusto sui social network e sui motori di ricerca.

Come gestisci un cliente difficile?

Mi mostro empatico nei suoi confronti e gestisco la situazione con molta pazienza.

Nella tua regione gli imprenditori capiscono l’importanza di essere presenti su Internet e, di conseguenza, quanto sia prezioso il tuo lavoro?

Purtroppo no o, comunque, non appieno. La digitalizzazione in Sicilia è piuttosto arretrata.

Di conseguenza gli imprenditori non riescono a capire quanto possa essere prezioso possedere un sito web o attuare delle strategie online.

Bisogna prendere atto del fatto che il mondo è cambiato e sta continuando a cambiare.

Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e noi non possiamo opporci a questo straordinario cambiamento. Dobbiamo adeguarci e cavalcare l’onda del web.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di personal branding?

Il blog è di fondamentale importanza nella mia strategia di personal branding.

Tramite esso riesco a far “sentire” la mia voce e riesco a creare relazioni durature con i lettori e con altri blogger.

Quali social network utilizzi nella tua strategia di comunicazione?

Utilizzo principalmente Twitter, LinkedIn e Google+. Per adesso non sto prendendo molto in considerazione Facebook, nonostante sappia il potenziale enorme che c’è dietro.

Qual è il tuo tool preferito?

Trovo davvero utili una decina di tool, soprattutto quelli messi a disposizione da Google. Ma il mio preferito resta SocialBro.

Dopo la maturità come vedi il futuro? Pensi di andare all’università, di metterti subito a lavorare oppure di andare all’estero?

Bella domanda. La risposta non sarà semplice o definitiva perché non riesco a prevedere il mio futuro. Sono certo del fatto che se dovessi perseguire una carriera universitaria, dovrò riuscire a far coesistere gli studi con la mia attività online.

D’altra parte mi piacerebbe mettermi a lavorare da subito, magari come freelancer, in altre città o all’estero. Mi stuzzica, infine, l’idea di fare il nomade digitale: colui che viaggia in giro per il mondo e lavora, semplicemente, tramite un laptop ed una connessione ad internet.

Adesso mi rivolgo a te che stai leggendo questa intervista:

Sappi che oggi devi essere pronto a cambiare. Devi provare a cambiare vita. Devi distaccarti dagli stupidi modelli imposti dalla società.

Il consiglio che do ai miei coetanei è quello di sognare. Sognate il più possibile. Fate la vita che realmente volete fare. Ponetevi un obiettivo e perseguitelo con tutte le vostre forze. Salite sul carro del web ed unitevi al cambiamento!

Paolo Orlandi: Marketing Pandemico

Oggi, mio caro lettore, con questa intervista ti presento Paolo Orlandi, che attraverso il suo blog Marketing Pandemico cerca di innovare in Italia la cultura del marketing.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 48 anni e vivo a Fermo, nelle Marche.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Nel 1986 ho conseguito la maturità scientifica a Fermo presso il Liceo Scientifico T. C. Onesti.

Dopodiché mi sono laureato presso l’Università Cà Foscari di Venezia nel 1994 in Economia Aziendale.

Successivamente, dopo oltre un decennio, ho conseguito il Master in Fashion Marketing e Merchandising presso il Polimoda di Firenze, corso semestrale.

Poi nel 2005 mi sono iscritto presso Ist. Teologico Marchigiano e ho conseguito nel 2010 la baccalaurea e nel 2012 la licenza in Teologia Pastorale presso la Pontificia Univ. Lateranense, che è equivalente alla laurea in Teologia.

Quali esperienze lavorative hanno maggiormente contribuito a formarti?

Dal 1992 al 2005 sono stato dirigente dell’azienda Calzaturificio Mandolesi.

Esportavamo quasi il 90% della nostra produzione di scarpe donna con un pricing di fascia media.

Dopo l’avvento dell’euro abbiamo deciso di chiudere poiché non eravamo più competitivi con i prezzi e non avevamo le skill per produrre all’estero.

Dal 2005 al 2007 sono stato disoccupato. In quel periodo ho affrontato oltre 20 colloqui di lavoro (ricordo 5 incontri alla Chicco a Como senza esito, un incubo).

Qual è la tua professione attuale?

Da gennaio 2008 ho iniziato, improvvisamente, due lavori. Prima mi assume la Modiano come Responsabile Marketing per i circoli di carte (burraco, texas hold’em ecc. ) e poi assumo la cattedra come supplente presso un liceo scientifico di Fermo fino al 2010.

Dal 2014 collaboro parzialmente con la Modiano e mi dedico a consulenze varie per le start-up.

Tu sei un docente. Che cosa insegni e dove?

Insegno religione cattolica. Dal 2010 ho l’incarico presso I.I.S. V. Bonifazi di Civitanova Marche.

Inoltre, dal 2012 insegno Marketing Pandemico presso la L.A.B.A. di Rimini e il Poliarte di Ancona.

In qualità di docente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Cerco di far crescere la fiducia in loro stessi. Più che trasmettere cose cerco di seminare qualcosa che cresca nel futuro. Sono pieni di mille nozioni ma hanno le gambe fragili su cui poggiare. Io tento di irrobustirle.

Qual è stata la tua soddisfazione maggiore come insegnante?

La loro vicinanza sempre. Il fatto che ti rispettino e ti considerino importante per il loro essere persona.

Spesso, incontro ragazzi per strada, ovviamente non li ricordo tutti (ho quasi mille allievi all’anno in totale) e sono loro a salutarmi, a parlarmi, a raccontarmi e, a volte, mi ricordano frasi che ho detto loro e di cui io non ho ricordo.

Come nasce la tua passione per il marketing?

Ho imparato a vendere piano piano. Poi dall’eccitazione che mi provocava ho capito che mi piaceva da matti e che per vendere occorre grande preparazione.

Il marketing, appunto, sono tutte quelle fasi che servono affinché la vendita sia superflua: il più è a monte.

Per questo ho voluto fortemente il master dopo 10 anni in cui vendevo calzature.

Esperienza dura, in quanto lavoravo, ma proficua.

Il marketing è una disciplina assai complessa. Non è pubblicità come spesso dicono i faciloni italiani oppure coloro che indicano un prodotto scadente come: “Questo prodotto è da marketing”.

No, esso è un processo molto, ma molto difficile, sempre nuovo, in grado di aprire un mercato, ma anche no.

Inoltre, come dico spesso la storia del marketing serve a poco o niente. La ricerca iniziale, invece, è tutto.

Come nasce il tuo blog e qual è il suo fine?

Il mio blog Marketing Pandemico nasce alle fine del 2013 dopo un corso di web marketing.

Lì mi hanno dato l’input per iniziare e sono partito.

Pubblicavo poco e, spesse volte, solo come pro-memoria per le mie lezioni. Ad un certo punto iniziai ad avere i primi riscontri.

Però, molti mi dicevano che scrivevo in un linguaggio troppo difficile, per addetti ai lavori.

Allora, cominciai a semplificare i concetti e cercai di indirizzare i post a due tipi di pubblico: i miei studenti e le persone che intendono creare il proprio mercato con la propria impresa.

Negli ultimi tempi tento sempre di non essere troppo complicato e di parlare ai potenziali neoimprenditori.

Ti assicuro che è difficilissimo. Infatti, temo di avere tra i miei lettori molti consulenti e pochissimi imprenditori, ahimè!

Come promuovi il tuo blog?

In genere tramite LinkedIn, Facebook, Twitter e Google+. Direi in maniera costante, ma posso dedicare solo scampoli di tempo durante l’anno, un po’ di più da luglio ad agosto.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Centrale, direi.

Tutte le mie idee di marketing e di organizzazione del lavoro passano da qui.

Allego sempre il blog ai cv e quando intervengo su varie discussioni, se ho temi interessanti.

Quali social network usi per promuovere il tuo “Personal Brand”?

Direi, in primis, Facebook e LinkedIn.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Tanto studio, tanta ricerca, poi riflessione ed, infine, scrivere.

Scrivendo mi vengono le idee, da sole come richiamate dallo schermo.

Ipotiziamo che tu debba gestire un cliente difficile. Come ti comporti?

Tutti i clienti sono difficili. In genere non ascoltano i consulenti.

Ricordo che dei miei report alla Modiano, circa 200, nessuno dico nessuno è stato messo in pratica, temo nemmeno letti.

Il cliente difficile è quello poi che pretende che di punto in bianco si possa ottenere moltissimo successo. Partendo da zero e con zero investimenti.

La cultura del marketing in Italia è, praticamente, nulla.

Pertanto, e scusa se mi ripeto, tutti i clienti sono difficili e ci vuole molta pazienza per fargli capire le cose da fare, nel giusto ordine, per cercare di ottenere i primi successi, e piano piano aumentare il lavoro.

In genere i clienti difficili che non si “convertono”, mi abbandonano subito.

Come stabilisci il prezzo di una tua consulenza?

Io preferisco un rapporto di crescita continuativa.

Stabilisco un minimo fisso mensile più una parte variabile sulla base dei risultati.

Vedo che questo piace molto, perché non abbandono il cliente al solo report di azione, ma lo seguo passo passo in modo costante nel tempo.

Spesso, offro un report iniziale gratuito come analisi di base di partenza, in omaggio, prima di firmare il contratto.

Quali tool non possono mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon marketer?

Tanta passione che ti porta a ricercare.

Curiosità e voglia di cambiare il mondo con i tool necessari a realizzare i desideri delle persone.

Cambiano a secondo del tempo e dello spazio.

Insomma, non ci sono ricette fisse, ma se c’è la passione questa ti suggerirà i tool che devi assolutamente avere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento, sto cercando di crearmi una mia clientela di start-upper. Sto studiando meglio il web marketing e spero di iniziare da settembre una presentazione del mio nuovo blog per aiutare le imprese a nascere e a guadagnare, e perché no fare impresa in prima persona.

Ho qualche progetto ma ancora in stato embrionale. Rimangono due sogni: consulente marketing e imprenditore.

Come vedi il panorama imprenditoriale italiano da qui a 10 anni?

Difficile molto, ma molto difficile. Non ci sono incentivi per essere imprenditore. Tutto concorre a disilludere.

Non parlo solo della burocrazia. Ma tutto l’ambiente vede male l’imprenditore.

Concordo con le parole di Brian Cohen (Chairman di New York Angels, società di business  angel che opera sulla Costa Est degli USA, n.d.r) che ho pubblicato pochi giorni fa.

Manca la cultura del fallimento, che è la base per ogni imprenditore di successo.

Qui se fallisci una volta, sei out a vita.

Più che una legge incentivante l’impresa occorrerebbe una legge per sapere cosa mi succede se fallisco.

L’avevo scritto tempo fa. Secondo me, potrebbe essere un nudge efficace per far sì che le persone con una minimo voglia di imprendere facciano impresa, sapendo prima, nel caso peggiore, a cosa andranno incontro.

Gentian Hajdaraj. Come ho trasformato la mia passione in lavoro

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la storia di Gentian Hajdaraj, un giovane imprenditore di origini albanesi che vive a Brescia ed ha fondato Web Marketing Aziendale, una Internet Company, che si occupa di Lead Generation.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

32 anni e ne dimostro anche di più. 🙂

A che età sei arrivato in Italia?

Sono arrivato in Italia all’età di 16 anni guardando questo Paese come un posto con molte prospettive.

L’inizio è stato un po’ deludente, ma ho mantenuto sempre un atteggiamento positivo e questo mi ha aiutato a vedere le mie potenzialità e quelle di una nazione come l’Italia.

Ultimamente, per staccare un po’ dalla routine quotidiana, con la mia compagna faccio qualche weekend in diverse città d’Italia e devo ammettere che viviamo in un Paese fantastico che ci offre molto e non solo culturalmente.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Quando sono arrivato qui il mio obiettivo primario era quello di finire gli studi e laurearmi il prima possibile.

Il settore informatico mi incuriosiva molto.

Mi sono diplomato all’ITIS di Parma in elettronica e telecomunicazioni. Dopo il diploma ho notato che nel settore vi era un calo di lavoro.

La Cina andava più veloce di noi e, di conseguenza, alcune aziende iniziavano a chiudere.

Nel frattempo, crescevo e diventavo anche più cosciente del lavoro che volevo fare da grande.

Mi attirava molto il marketing e guardavo con curiosità le pubblicità, gli slogan e la psicologia che c’era dietro.

Per questo motivo ho deciso di iscrivermi alla facoltà di Economia e Management a Parma.

Intanto la mia carriera nel web marketing era iniziata e prometteva bene. Ho dovuto, quindi, scegliere se finire l’Università o aprire una mia attività.

Non avendo le spalle coperte economicamente ho dovuto lasciare a metà gli studi universitari e proseguire con entusiasmo la professione di web marketer. Ma tra i miei obiettivi c’è ancora quello di laurearmi.

Prima di diventare imprenditore che lavori hai fatto?

Come ti dicevo prima, non avendo una famiglia alle spalle che mi mantenesse economicamente, mi sono dovuto arrangiare fin dall’inizio.

Ho lavorato come aiuto cuoco, cameriere, nel settore della geologia, ecc..

Sono lavori di tutto rispetto come altri, ma non mi davano nessuna emozione. Era un processo meccanico senza quel qualcosa in più che mi desse soddisfazione a fine lavoro.

Questo è stato un ulteriore stimolo ad intraprendere la carriera di imprenditore perché non mi ci vedevo arrivare a 60 anni attraverso un percorso di vita uguale, monotono e povero come stile di vita.

Inconsciamente, avevo scoperto l’esistenza della ruota del criceto.

Il problema più grande della ruota del criceto è che non hai tempo di pensare.

Lavori sempre e hai poco tempo per te stesso.

Uno degli elementi fondamentali per avere successo, infatti, è mantenere il focus sul tuo obiettivo.

E se corriamo sempre non possiamo mai averlo, qualsiasi lavoro noi si faccia.

Come e quando inizia la tua carriera d’imprenditore? Quante aziende hai avviato?

Ho iniziato in questo settore più di 5 anni fa con tutte le difficoltà che ci sono nel fare impresa ma con molte soddisfazioni.

La prima azienda che ho attivato fu: Web Marketing Aziendale.

Ho iniziato questo percorso con un’altra persona ma, ora, le nostre strade si sono divise.

Adesso, gestisco WMA con un team di esperti, ottenendo risultati eccellenti che ci regalano grosse soddisfazioni.

La seconda è stata: Venture Knowledge.

VK ha una storia particolare perché è nata su Linkedin da un gruppo tematico.

In questo gruppo abbiamo sviluppato le idee e creato la società. In tutto eravamo 10 soci.

È stata una bellissima esperienza ma, per diversi motivi, la società ha avuto vita breve: solo 2 anni.

Come hai acquisito le conoscenze che ora spendi sul lavoro?

Internet è il può grande mezzo di comunicazione al mondo. Ed è da lì che ho iniziato.

Oggi in tanti, quando non sanno come si fa una cosa o vogliono più informazioni, cercano su Google. Io ho fatto la stessa cosa più di 7 anni fa. Ho scoperto la mia passione e ho iniziato ad informarmi online.

Grazie al Web puoi sapere anche qual è il miglior libro o corso per perfezionarti nella tua professione. E perché no: imparare un nuovo mestiere.

Per migliorare sempre di più ho partecipato a seminari dal vivo con esperti di livello nazionale ed internazionale.

Specialmente, nel mio settore bisogna essere sempre aggiornati e stare al passo con i tempi. Spesso, magari, anticipando il trend.

Per questo motivo ho investito anche in corsi professionali tenuti da esperti americani e non solo.

Fondamentale, è anche imparare da noi stessi. Mi piace studiare i lavori che facciamo e i risultati ottenuti. Ed è anche grazie a questo che miglioriamo sempre di più.

Di che cosa si occupa la tua azienda Web Marketing Aziendale?

Attraverso vari servizi di web marketing ed in particolare di tecniche di Lead Generation, supportiamo aziende e professionisti nello sviluppo online del proprio business, con lo scopo principale di aumentarne la visibilità convertendo i propri utenti in contatti utili, relativamente al contesto in cui si opera.

Spiega con parole semplici che cosa è la Lead Generation?

La Lead Generation è un insieme di azioni di marketing volte all’acquisizione ed alla generazione di una lista di contatti. Clienti, realmente, interessati alle attività svolte da un’azienda.

Applicando la Lead Generation ottieni:

  • Traffico qualificato;

  • Creazione della domanda (prospect);

  • Creazione di un rapporto di fiducia con chi ti segue (target);

  • Conversioni (vendite).

Perché un’impresa dovrebbe fare Lead Generation?

Ci sono molte aziende che si rivolgono a noi perché con l’online hanno ottenuto risultati scarsi e questo succede per 2 fattori fondamentali:

  1. Non è stato individuato il target ideale;

  1. Errata comunicazione.

Grazie alla Lead Generation l’investimento che l’imprenditore fa per una campagna di web marketing viene ottimizzato al massimo.

Qualche giorno fa un mio amico (che non è del settore) mi chiede: ”Ma come fai ad avere nuovi clienti dal Web?”

La mia risposta è stata che sono loro che mi contattano. È rimasto stupito.

Infatti, grazie al nostro sistema è il tuo target a trovarti e, molto spesso, a contattarti.

Molti imprenditori sono ossessionati dall’idea di avere molte visite sul proprio sito web ma, ormai, questo non funziona più.

Utilizzare le azioni marketing di Lead Generation è una strategia vincente sia per il consumatore che per l’azienda:

  • Il consumatore richiede e ottiene le informazioni che desidera;

  • L’azienda comunica direttamente con il proprio target di riferimento.

In quanto tempo, in base alla tua esperienza, un’azienda che investe in Lead Generation ottiene i primi risultati?

Abbiamo avuto risultati anche in pochi giorni, ma sappiamo benissimo che un’attività di successo deve essere costante e durare nel tempo.

Perciò, quello che andiamo a creare con la Lead Generation è una struttura che funzioni da subito ma, soprattutto, che duri nel tempo.

Quali sono, a tuo avviso, i criteri principali che un imprenditore dovrebbe seguire nella scelta di un’agenzia di web marketing?

Se non sa cos’è la Lead Generation bocciarlo subito.   🙂

A parte gli scherzi, un fattore importante è come la Web Agency segue il proprio cliente.

Se crea solo il sito web o fa una campagna web marketing giusto per farla e non segue più il cliente. Tutto ciò sarà inutile.

Poi, altri fattori sono: esperienza, testimonianze e, chiaramente, deve conoscere tutte le ultime strategie di web marketing.

Un consiglio per chi deve investire in una campagna di web marketing: le attività di marketing online devono essere costanti.

Se lo fai per un mese, giusto per provare, è inutile.

Rischi di spendere, invece, che investire e raccogliere i tuoi frutti.

Nicola Losito: I Pensieri e Le Divagazioni del Signor Giacomo

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista che ho fatto a Nicola Losito, scrittore e blogger, che con i suoi scritti e la sua ironia ha colpito il mio interesse.

Buona lettura!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho studiato in diverse scuole dell’Emilia-Romagna: Elementari a Lavino di Mezzo (BO), medie a Bologna, liceo Scientifico a Lugo di Romagna, ingegneria elettronica all’Università di Bologna, questo perché mio padre, sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, a ogni avanzamento di grado, doveva cambiare sede.

Essendo nato in Puglia mi reputo, a tutti gli effetti, un emigrante della cultura di base.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Subito dopo la laurea ho trovato lavoro a Milano alla General Electric Information System poi acquisita dalla Honeywell, concorrente principale della IBM.

Dopo due anni in questa società, sono stato cooptato nell’industria cartotecnica di mio suocero. Una volta informatizzata la contabilità e la direzione commerciale, sono stato dirottato alla produzione: qui, per 24 anni, ho svolto la funzione di direttore di fabbrica. Da elettronico mi sono trasformato in meccanico. Oltre alla testa ho imparato a usare le mani, cosa piuttosto impegnativa per una persona inesperta, ma è stato divertente imparare a far funzionare le macchine alla massima velocità consentita.

L’avvento del fax e della posta elettronica rese matura la nostra produzione (fornivamo buste commerciali a quasi tutte le banche della Lombardia e del Piemonte) e così abbiamo dovuto chiudere l’azienda. Per arrivare alla pensione (mi mancavano 12 anni) ho aperto un’attività commerciale in Milano a cui ho dato il nome, molto significativo, di Punto a Capo.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

In modo molto naturale anche se intervallata da lunghissimi periodi di completa dimenticanza.

Da piccolo leggevo molto e molto presto ho cominciato a usare la penna: il primo romanzo di 20 pagine l’ho scritto a 12 anni, il secondo a 28, prima della laurea. Due esperimenti da dimenticare.

L’anno dopo, in attesa di trovare lavoro, nacque il mio amore per i fumetti d’autore. Il Signor Giacomo con i suoi pensieri e le sue divagazioni, risale proprio a quel lontano periodo della mia vita.

Ho ricominciato a scrivere con impegno e costanza una volta terminato il lavoro attivo.

Come le tue esperienze di vita si riverberano nei tuoi scritti?

Praticamente i miei scritti in tarda età seguono la naturale evoluzione delle quattro stagioni degli esseri umani: l’infanzia/adolescenza, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia, stagioni da me rivissute mentalmente e rielaborate con la fantasia.

I primi anni di un bambino durante le vacanze estive nella masseria dei nonni in Puglia li racconto nel mio romanzo d’esordio scritto nel 2004.

Le esperienze di un giovane sposo si trovano nei racconti stilati fra il 2004 e il 2006. In questi brevi scritti parlo dell’amore, del sesso, del matrimonio, delle scappatelle, vere o inventate, di un marito e di molti altri argomenti.

Da un’assidua frequentazione del mondo virtuale di Internet di un uomo maturo, nasce il mio secondo romanzo.

Infine, le problematiche della vecchiaia, osservata con occhio ironico e, allo stesso tempo, realistico le affronto nel mio ultimo libro.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Attualmente, il panorama editoriale italiano è tristissimo. Si pubblica troppo e male.

Sui banconi delle librerie ci sono sempre gli stessi scrittori e, proprio per questo, non sono per nulla invogliato ad acquistare dei libri.

Il grosso di ciò che viene stampato in Italia è rappresentato da quegli autori stranieri che hanno già venduto parecchio all’estero, ma che ormai hanno smesso di accendere il mio interesse.

Da tempo non mi fido più delle recensioni che leggo sulla stampa o ascolto in TV. Quasi sempre si tratta di marchette prezzolate.

Per comprare un libro oggi mi affido al passaparola di amici e conoscenti.

Ti hanno pubblicato o ti sei auto-pubblicato?

Non ho mai inviato manoscritti a case editrici: l’unico che mi è stato chiesto espressamente da un editore conosciuto a una cena fra amici e, in seguito, anche da un responsabile della B.C.Dalai Editore, incontrato alla Cattolica durante una conferenza, è stato il romanzo Alla bisogna tango si balla, entrambi attratti dal titolo, un azzeccatissimo palindromo. Nel primo caso l’editore era alle prime armi e chiuse i battenti per sopravvenute difficoltà economiche, nel secondo caso, non so che fine fece il manoscritto: so solo che la casa editrice B.C.Dalai, in gravi difficoltà, venne venduta e cambiò ragione sociale in Baldini & Castoldi.

Non vorrei che si pensasse che sia stato il mio libro a fare fallire i due editori: entrambi non fecero in tempo a metterlo in stampa… ahahahah!

Dopo questa disarmante esperienza, l’estate scorsa, terminato il mio ultimo romanzo, ho deciso di auto-pubblicare sotto forma di e-book, predisponendone anche la versione cartacea, tutto ciò che la mia fantasia aveva partorito negli anni.

Da qualche mese, infatti, cinque mie opere sono presenti su Amazon Italia e sono scaricabili a prezzi decisamente abbordabili. Comunque, a chi me le chiede “con gentilezza”, sono disponibile a cederle gratuitamente.

Quanti romanzi hai scritto?

Ne ho scritti tre, nell’ordine: Ossi di Pollo, Alla bisogna tango si balla e Io e Agata. Le altre due mie pubblicazioni sono: I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo, una raccolta di fumetti umoristici e Piani Incrociati, una miscellanea dei miei migliori racconti.

Quando nasce il tuo blog e perché?

Il mio blog I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo nasce quattro anni fa quando scopro l’esistenza della piattaforma WordPress.

In passato avevo tenuto un blog di successo all’interno del social network Netlog, un antesignano di Facebook. Uscito da Netlog, avevo promesso a me stesso di chiudere con i social network ma, dopo una disintossicazione durata due anni, ho cominciato a scrivere su WordPress dove, a mio parere, la vita virtuale è meno aggressiva e i pericoli di sbandate sentimentali sono minori.

Se ti fai i fatti tuoi e non polemizzi con altri blogger, riesci persino a divertirti pubblicando le tue cose e puoi anche fare amicizia con un sacco di persone simpatiche.

Su questa piattaforma è possibile “postare” quando e come ti pare, cioè decidere tu la frequenza e le tematiche.

All’inizio pubblicavo cosucce umoristiche, le strisce del Signor Giacomo, qualche mio racconto, e recensioni dei libri che avevo letto e che mi erano piaciuti.

In seguito, avendo iniziato a viaggiare all’estero, ho iniziato a pubblicare a puntate anche i reportage e i filmati da me girati nei luoghi appena visitati.

Cosa ti ha portato la tua esperienza come blogger?

Immagino che tu voglia una risposta sincera.

Allora, anche a rischio di ricevere bacchettate dagli amici che mi leggono, ti dico che, finalmente, ho capito la mentalità di chi, come me, porta avanti un blog in Rete.

Per avere un buon riscontro devi tu stesso commentare il blog di chi ti segue. Devi, cioè, contraccambiare chi ha preso l’impegno di frequentarti. Se non lo fai, l’amicizia virtuale dura poco.

Io leggo volentieri i blog degli altri e, sorpresa delle sorprese, in questo modo ho incontrato persone davvero interessanti!

Certo, “contraccambiare” comporta stare molte ore attaccato a Internet, ma io mi sono dato una tempistica ferrea: alla Rete dedico solo due giorni alla settimana e poi faccio altro.

Da volontario insegno italiano agli stranieri, seguo un cineforum, leggo libri, faccio il dog sitter al cane di mia figlia, sono iscritto a un corso bisettimanale di ginnastica per la terza età (la mia), curo il prato nella casa di campagna (ho quasi vinto la mia guerra con i sassi), ascolto musica. Insomma ho la settimana piuttosto impegnata.

Il blog, per me, è un grosso impegno mentale e fisico. Non essendo un poeta che in pochi secondi d’ispirazione sforna versi di grande pregio, ma uno scrittore di prosa che ama approfondire i problemi, i miei post sono quasi sempre lunghi, forse troppo lunghi, frutto di ore e ore passate davanti a un computer.

Essendo molto lento a scrivere, ti puoi immaginare quanta fatica mi costa ogni singolo post che pubblico.

I blog che vanno per la maggiore, invece, sono tutti di un’invidiabile brevità. Il vero successo in Rete arriva quando la concisione si coniuga con la capacità di proporre ogni volta temi di grande interesse. A questi blogger va tutta la mia ammirazione.

Oltre al blog utilizzi anche i social network per promuoverti?

WordPress permette automaticamente di promuovere i post su Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin, Google+ ma, se devo dire la verità, non credo di avere molti follower su queste piattaforme. Il mio zoccolo duro è su WordPress. Qui ho diversi amici che mi seguono fedelmente da anni e a loro rinnovo il mio grazie più sincero.

Sei soddisfatto dei risultati ottenuti dai tuoi scritti?

Sono soddisfatto dei miei scritti. Per quanto riguarda i risultati, che dire? Mi basta sapere che qualcuno, al di fuori della ristretta cerchia di amici e parenti, legge i miei libri e i miei post e apprezza la fatica e l’impegno che ci ho messo a scriverli.

I soldi e la gloria mi affascinano parecchio, ma so che difficilmente busseranno alla mia porta. Ma questo banale pensiero, alla mia età, ha smesso di turbarmi il sonno. Giuro.

Come il Milanese Imbruttito ti fa Networking

Oggigiorno non si può prescindere dal fare networking se si vuole costruire una brillante carriera all’interno di un’azienda, eccellere in un settore professionale oppure lanciare con successo il proprio business.

Non solo ci si deve costruire una rete di contatti offline ma anche online, utilizzando Internet per amplificare in modo esponenziale le proprie opportunità attraverso una presenza attiva sui social network.

Ecco, quindi, come il Milanese Imbruttito si muoverebbe per sviluppare la sua rete di conoscenze. Buona lettura!

PREMESSA

Il Milanese Imbruttito da sempre fa networking. Sviluppare contatti per lui è facile come per Usain Bolt vincere la gara dei 100 m.

Inoltre, ha fatto sue due massime di Jeffrey Gitomer, un noto consulente americano:

  • “A parità di condizioni la gente preferisce fare affari con i propri amici”.

  • “Se le condizioni non sono proprio uguali la gente preferisce LO STESSO fare affari con i propri amici”.

Che tradotto in parole povere vuol dire: il segreto del successo sta nell’avere tanti amici.

#1 – CHI TI CONOSCE?

Il Milanese Imbruttito si è fatto le ossa nei più noti locali di Milano. Ha capito fin da adoloscente che se nessuno ti conosce non puoi entrare nel giro che conta e di conseguenza le tue possibilità di successo nella vita tendono verso lo zero.

Quando aveva 15 anni essere conosciuto gli permetteva di fendere la folla, di entrare e far entrare i suoi amici in discoteca, mentre le persone normali passavano ore accalcati davanti all’ingresso del locale nella speranza che qualche PR o gestore mosso a pietà le facesse accedere all’interno.

Adesso, l’essere consciuto gli permette di fare la grana (i soldi, n.d.r.).

#2 – DARE VALORE

Il Milanese Imbruttito sa che non conta quante persone conosce bensì quante persone si vogliono relazionare con lui.

Per passare da E. S. (Emerito Sconosciuto, n.d.r.) a VIP il Milanese Imbruttito dà valore senza aspettarsi nulla in cambio dal beneficiato (ad es. sviluppa un contatto per il suo interlocutore).

Questa è senz’altro la parte più difficile della sua strategia, specialmente quando si è al verde, ma è anche quella che mette in moto il processo per la scalata al successo.

Infatti, tutti coloro che ricevono benefici si sentono obbligati a sdebitarsi in qualche modo.

#3 – ALLEANZE STRATEGICHE

Il Milanese Imbruttito è conscio del fatto che da soli non si va da nessuna parte. Per questo motivo sviluppa alleanze stategiche con tutti coloro che lo possono aiutare a raggiungere i suoi obiettivi.

Nel far ciò sta bene attento nel selezionarne i membri (N.B.: il Milanese Imbruttito è più selettivo del giudice Morgan di X Factor) e che l’alleanza porti vantaggio a tutti i partecipanti. In questo modo tutti saranno lieti di dare il massimo per raggiungere il successo.

#4 – GRUPPI ED ASSOCIAZIONI

Il Milanese Imbruttito da vero social animal s’iscrive a gruppi ed associazioni, ne diventa un membro attivo e cerca di assumere un ruolo di rilievo al loro interno. Così acquista visibilità.

#5 – METTERSI IN MOSTRA

Il Milanese Imbruttito ama essere al centro dell’attenzione. Nessuno si ricorderà di chi in silenzio segue una discussione. Tutti si ricorderanno di colui che, in una riunione, si è alzato ed ha espresso la sua opinione o dà un utile contributo ad una causa.

Questo consiglio è particolarmente utile per tutti coloro che sono su Linkedin. Infatti, iscriversi ai gruppi tematici senza dare il proprio contributo, mostrando così le proprie competenze, non porta molto lontano.

Certamente, leggere i contributi altrui aumenta le nostre conoscenze, ma mettere in mostra il proprio know-how porta contatti.

Ed i contatti, sul lungo periodo, portano la fresca (il denaro, n.d.r.). Remember “Testina” come direbbe il Dogui.

CONCLUSIONE

La vita attiva all’interno di una comunità secondo una strategia volta ad acquisire visibilità e a dare valore al nostro prossimo porta a sviluppare numerosi contatti che al momento opportuno genereranno la spinta giusta per arrivare al successo negli affari.

Questo processo è molto lungo e la persona che intraprende il suddetto percorso deve abbandonare ogni paura e timidezza. Però, alla fine, troverà un vero e proprio tesoro.

E tu, mio caro lettore, quali suggerimenti hai in serbo per il Milanese Imbruttito al fine di aiutarlo nello sviluppo del suo network?

Come il Milanese Imbruttito ti gestisce il profilo su Linkedin

Oggigiorno, non si può prescindere dall’utilizzare Linkedin, il social network dei professionisti, per cercare un posto di lavoro, persone con cui collaborare ad un progetto e nuovi clienti oppure per sviluppare la propria carriera nel mondo aziendale.

Per questo motivo mi sono chiesto come il Milanese Imbruttito utilizzerebbe questo strumento ed ecco cosa è venuto fuori. Buona lettura!

PREMESSA

Il Milanese Imbruttito da sempre fa networking. Sviluppare contatti per lui è facile come per uno dei ragazzi di Geordie Shore farsi uno shot di tequila.

Ben sapendo che Linkedin è uno strumento indispensabile per la sua carriera di freelancer ha elaborato diversi accorgimenti per rendere il suo profilo più interessante.

#1 – LA FOTO

Il Milanese Imbruttito non è un bimbo minkia. Sa che si trova in un contesto differente da Facebook per cui utilizzerà una foto nella quale appare professionale e, nel contempo, sorridente in modo da dare una sensazione di apertura.

Ma, soprattutto, non assume lo sguardo perso nell’infinito tipico del mistico che ha appena raggiunto un alto grado di consapevolezza.

Ovviamente, non prende in considerazione la possibilità di utilizzare un avatar al posto di una fotografia a meno che di professione non faccia il disegnatore di fumetti. Nel qual caso utilizza come immagine del profilo un’ironica caricatura di se stesso.

#2 – IL NOME E COGNOME

Il Milanese Imbruttito scrive il suo nome e cognome con le iniziali maiuscole, poiché il fatto di essere su un social network non fa venire meno le regole grammaticali.

#3 – LA TAGLINE

Il Milanese Imbruttito nella tagline (la prima riga sotto il nome e cognome, n.d.r.) indica in modo chiaro qual è la sua attività e nel farlo, ove è possibile, usa termini molto specifici che circoscrivano il suo ambito operativo.

#4 – IL RIEPILOGO

Il Milanese Imbruttito in questo spazio fa un elenco succinto delle sue skill mettendo in risalto tutti i suoi punti di forza.

Non si dilunga troppo, fedele al motto: “Chi ha tempo, non perda tempo!”

Infatti, l’idea di far perdere minuti preziosi a chi visita il suo profilo fa apparire nella sua mente un N.C.S. (non ci siamo, n.d.r.) grande come una casa.

#5 – IL CV

Il Milanese Imbruttito nello spazio apposito posto sotto il riepilogo allega il suo Curriculum Vitae in modo da facilitare la vita al visitatore che consulta il suo profilo dandogli la possibilità di scaricarsi il file sul proprio pc.

#6 – ESPERIENZE LAVORATIVE

Il Milanese Imbruttito in questo spazio riporta solo i lavori più significativi tra quelli che ha svolto.

Il suo intento è quello di colpire l’attenzione di chi legge il suo profilo non di annoiarlo a morte con un lungo elenco in stile Pagine Gialle.

CONCLUSIONE

Il Milanese Imbruttito da uomo di mondo qual è utilizza per gli elementi principali del suo profilo su Linkedin uno stile conciso, poiché è rispettoso del tempo del suo interlocutore, ma che al contempo faccia risaltare le sue caratteristiche, la sua esperienza e la sua professionalità.

E tu, mio caro lettore, hai qualche altro consiglio da aggiungere sul come creare un profilo perfetto?