Carmen Andreea Silter: Marketing Specialist

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Carmen Andreea Silter, una giovane esperta di marketing, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Sono nata in una piccola città in Romania.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 29 anni e abito in Italia, a Roma, più precisamente.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho iniziato il mio percorso di studi in Romania. Poi ho continuato in Italia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sin da piccola ho avuto la passione per i numeri e per l’economia.

Dopo le scuole medie ho scelto un collegio con indirizzo economico (Finanza e Contabilità), in Romania, ma dopo il secondo anno mi sono trasferita in Italia e ho proseguito, dalla terza superiore in un istituto tecnico conseguendo il diploma di tecnico della gestione aziendale/informatico nel sud dell’Italia, in Calabria, per la precisione.

Non mi è bastato.

Quindi, la voglia di continuare e scoprire nuove realtà mi ha portata a Roma dove mi sono laureata in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione dell’impresa alla Sapienza.

Infine, ho arricchito il mio percorso universitario grazie a una borsa di studio che mi ha permesso di andare negli Stati Uniti e conseguire il master in International Marketing Management presso la Saint Joseph University (PA).

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

All’inizio, cioè alle superiori, la più grande difficoltà è stata la lingua, perché appena trasferita non sapevo neanche una parola di italiano, tanto meno le regole della grammatica, ma è stata una bella sfida.

Sfida che oggi, a distanza di più di 10 anni mi permette di parlare l’italiano a livello quasi nativo.

Un’altra difficoltà è stata la mia voglia di essere sempre tra i primi. Per questa ragione venivo definita la secchiona della classe, i professori mi stimavano e la cosa non andava a genio ai miei compagni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

La mia prima esperienza lavorativa, in assoluto, è stata come badante, mia madre lavorava di giorno e io la sera.

Sono sempre stata testarda e indipendente.

Ho continuato come cameriera in uno dei bar del paese anche se non avevo la minima esperienza.

Dopo i 3 mesi estivi mi hanno proposto di lavorare part-time con loro e cosi ho imparato il mestiere di barista.

La mattina andavo a scuola, il pomeriggio al lavoro e la sera studiavo.

Il mio obiettivo era quello di salire a Roma per andare a studiare alla Sapienza.

Da quelle esperienze in Calabria ho imparato a gestire il mio tempo, i miei impegni, a settare le priorità e, cosa più importante, a divertirmi lavorando.

Arrivata a Roma, da sola e senza neanche un’idea di come muovermi è iniziata un’altra sfida.

Ho iniziato l’università e, dopo qualche mese, ho iniziato a lavorare come cameriera in un albergo di lusso tramite un’agenzia interinale.

L’agenzia stessa, avendo più appalti mi proponeva diversi lavori sia come cameriera che come barista.

Ho fatto doppi turni, corse da un lavoro all’altro e, nel frattempo, continuavo anche con i miei studi.

A distanza di quasi un anno dall’inizio della mia collaborazione con l’agenzia sono cresciuta e sono diventata responsabile dei punti vendita nelle varie strutture.

Gestivo il personale, gli statini e il carico/scarico della merce.

Nello stesso periodo ho iniziato la mia esperienza in AIESEC, un’associazione non profit gestita interamente da studenti, associazione dove ho avuto una crescita non indifferente.

Sono entrata come semplice membro, successivamente, mi sono candidata per la posizione di team leader per arrivare, poi, alla carica più alta, ovvero quella di Vicepresidente dell’area Outgoing Exchange & International Relations.

Dopo AIESEC ho lavorato come impiegata contabile, bartender, promoter e altri lavoretti simili.

Dopo il master, in contemporanea, con tutti i lavori sopra indicati ho fatto uno stage in sales & marketing che mi ha fatto innamorare ancora di più di questo mondo e mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta.

Tutte le esperienze mi hanno insegnato quanto è importante l’impegno, il rapporto con le persone, con il tuo team, la dedizione, l’ascolto, differenziare la vita privata da quella professionale e quanto è importante reagire quando ci sono delle difficoltà.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, ricopro il ruolo di Marketing Assistant preso la New Life Srl.

Quello che più mi piace del mio attuale lavoro è il fatto che non è mai monotono.

Sto a contatto con le persone, gestisco i fornitori, le pagine social dell’azienda, organizziamo e gestiamo eventi di grande portata.

Quindi ho modo di avere una visione dell’azienda a 360°.

In più gestisco anche il bar interno e il personale.

La mia squadra mi dà una carica indescrivibile.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Non credo di aver riscontrato troppe difficoltà, se non la discriminazione in alcuni casi, ma non ci do troppo peso.

Una grossa difficoltà, sicuramente, la sto trovando nel trovare un nuovo impiego in un’altra città.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi vorrei trasferire a Milano e trovare un’azienda con la quale possa andare in sintonia, crescere e fare carriera al suo interno.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Safaa Mataich: Biologa Evoluzionista

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Safaa Mataich, biologa evoluzionista impegnata nel lavoro sociale, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Le mie origini sono marocchine: il paese in cui sono nata e al quale, in qualche misura, appartengo.

Soprattutto, sento mia la storia antica del Marocco.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 27 anni, compiuti il 4 Novembre 2018. Al momento abito a Firenze.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho cominciato l’asilo a 2 anni in un istituto gestito dalle suore, a Firenze.

Dopo ho sempre frequentato scuole pubbliche, fino alla Laurea Magistrale per la quale mi sono trasferita a Bologna.

L’unica esperienza di studio “all’estero”, è quella che ho fatto in Marocco, dove ho frequentato solo il secondo semestre della terza elementare e dove ho dovuto studiare in arabo e francese in una situazione a me totalmente estranea.

Fortunatamente, mia madre mi aveva insegnato a leggere e scrivere l’arabo già dai miei primi anni.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Da piccola avevo il sogno di diventare una scienziata, e appena ho sentito parlare di Mendel e DNA alle medie, ho deciso che quello sarebbe stato il mio destino.

Mi sono, quindi, iscritta a un Istituto Tecnico ad indirizzo Biologico-Sanitario per continuare con la facoltà di Scienze Biologiche.

Ho, poi, ottenuto la laurea magistrale in Biodiversità ed Evoluzione, con una tesi in Antropologia Molecolare (che utilizza il DNA antico, appartenuto ai nostri antenati, per ricostruire la storia evolutiva e migratoria della specie umana, n.d.r.)

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

Non sono mai riuscita ad adattarmi alla scuola nel suo atteggiamento giudicante e molto frustrante della individualità degli studenti.

Ho ottenuto i miei diplomi con molta fatica, vinta solo dalla profonda passione che ho per le materie studiate.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sempre fatto un po’ di tutto per guadagnare qualcosina: dalla venditrice di gioielli e profumi alla fiera dell’artigianato, alla badante, alla mediatrice e insegnate.

Tutte esperienze che mi hanno fatto capire il valore dei soldi e quanto sono da rispettare le persone che fanno i lavori più “umili” e faticosi.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, collaboro con l’Associazione Nosotras: un’associazione di donne provenienti da 70 paesi diversi, che si impegnano su diversi fronti per la dignità delle persone.

Il lavoro sociale è, effettivamente, lontano dalla mia formazione accademica, ma sono entrata in questa associazione all’età di 16 anni per un progetto sull’identità delle seconde generazioni.

Da quel momento ne faccio parte e continuo ad imparare da ogni esperienza e formazione connessa.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Le difficoltà sono state, principalmente, quelle del comprendere cosa volevo fare nella vita: sapevo solo di non voler fare un lavoro monotono e ripetitivo.

Non ho trovato l’orientamento di cui avevo bisogno.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi impegnerò a creare una sintesi delle mie due passioni: il lavoro nel sociale e la mia conoscenza scientifica.

La via più adatta è quella delle Ong, in cui è necessario avere un buon livello di sensibilità ed empatia da associare a delle ottime competenze tecniche.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

LinkedIn: il Social per il Business

Gaudeamus igitur!

Finalmente, LinkedIn è diventato il Social per il Business con la S maiuscola.

Negli ultimi mesi, in Italia ma anche nel resto del mondo, LinkedIn è passato da social network per postare il proprio Curriculum Vitae al fine di trovare un lavoro a luogo dove intrecciare relazioni d’affari o stringere partnership per lanciare nuovi business.

LINKEDIN: UN PO’ DI STORIA

Questo social viene lanciato da Reid Hoffman, Allen Blue, Konstantin Guericke, Eric Ly e Jean-Luc Vaillant il 5 maggio 2003.

Il suo scopo è quello di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso la creazione di relazioni tra i vari utenti.

Infatti, il suo motto è: Relationships Matter (Le relazioni contano, ndr).

Qui ogni utente è un nodo di una rete e i suoi contatti, cioè le persone nella sua lista, sono definiti “connessioni”.

Nel 2016 la piattaforma viene acquisita da Microsoft per 26,2 miliardi di dollari.

Alla fine del 2017 ha raggiunto i 530 milioni di iscritti con Milano al quinto posto tra le aree più connesse a livello globale.

LINKEDIN: LA SUA TRASFORMAZIONE

Inizialmente, specie in Italia, è stato visto come il parente povero di Facebook.

Un social dove caricare il proprio CV e cercare offerte di lavoro in linea con le proprie aspirazioni.

E questo è stato, a mio parere, fino agli inizi di quest’anno.

Poi, non so bene né come né quando qualcosa è cambiato.

All’inizio pensavo fosse solo una mia percezione.

Però, quando anche Gary Vaynerchuk ha confermato in uno dei suoi famosi video motivazionali che da un po’ di tempo aveva iniziato a passare più tempo su LinkedIn e ha consigliato a chi fa business, nel 2018, di aumentare la propria attività su questo social, ho capito che la mia intuizione era giusta.

Ma cosa vuol dire tutto ciò per l’utente comune?

Per chi è alla ricerca di un posto di lavoro cambia poco o nulla.

Forse, però, vi è un vantaggio indiretto poiché LinkedIn aumentando ancora di più la sua autorevolezza scoraggerà quei pochi che lo avevano preso per un secondo Facebook dal postare foto di gattini e altre sciocchezze simili perché si rovinerebbero la reputazione per sempre.

Mentre per chi come me è un imprenditore digitale e un libero professionista significa sviluppare più facilmente contatti con persone con la mia stessa forma mentis.

Il mio profilo, infatti, non è costruito per attirare l’attenzione dei responsabili delle risorse umane.

Non sono alla ricerca di un posto di lavoro fisso.

Questa, grazie a Internet, è l’era migliore per chi vuol fare impresa e vuol realizzare con la propria creatività e intraprendenza i suoi sogni.

La Rete ti permette di scalare velocemente il tuo business, di lavorare a distanza con persone di valore e con competenze e soft skill complementari alle tue.

Quindi bisogna sfruttare al massimo l’opportunità che ci viene offerta.

LINKEDIN: UN PICCOLO TRUCCO

Per usare al meglio questa piattaforma il mio consiglio è quello di fissarsi un obiettivo e in base a quello costruire il proprio profilo.

E ricordati questo:

  • Metti sempre la tua foto. Non lasciare lo spazio vuoto, non mettere foto di coppia o ancora peggio del tuo cane, gatto o canarino.

  • Nella descrizione che appare accanto allo spazio per l’immagine e quando descrivi le tue esperienze lavorative non usare un muro di parole ma scrivi paragrafi brevi di due o tre righe e lascia uno spazio bianco tra un paragrafo e l’altro poiché ne facilita la lettura.

Infine, se utilizzi LinkedIn per trovare clienti o stringere partnership ti svelo un piccolo trucco che mi è stato suggerito da un interessante post di Mirko Saini: la mail di risposta a chi ti chiede di entrare in connessione.

Questa, per esempio, è quella che ho creato io dopo la lettura del suddetto post:

Ciao [Nome di chi ti contatta],

piacere di e-conoscerti e grazie per avermi invitato.

Ti va di raccontarmi qualcosa in più su di te? Lavoro, interessi e per quale ragione hai deciso di aggiungermi al tuo network, mi piace l’idea di conoscere un po’ di più le persone che incontro su LinkedIn.

La mia grande passione è lo sport, una volta giocavo a calcio… ora non più.

Pratico la corsa, il nuoto, la pesca in apnea e vado in bici.

Inoltre, cerco di curare la mia parte spirituale (a volte ci riesco, altre meno).

Su Facebook gestisco 1 gruppo sul quale puoi aggiungerti, se di tuo interesse:

Harvi-Lab for Startup:

https://www.facebook.com/groups/harvilab/

Scrivo anche su 2 blog, uno personale e uno multiautore, che per certi versi rende più agile rispetto a Linkedin la condivisione di un certo tipo di contenuti, li trovi qui:

  1. https://federicochigbuhgasparini.wordpress.com/

  2. https://harviup.com/blog/

Per il momento ti saluto e spero ci sia presto occasione di conoscerci dal vivo.

Buona giornata,

Federico

Inoltre, ho creato una tabella in Excel dove raccolgo le informazioni principali del nuovo contatto e segno se ha risposto o meno al mio messaggio.

Questo mi ha permesso di conoscere meglio i miei contatti e in alcuni casi di instaurare una bella relazione.

CONCLUSIONI

LinkedIn, da qualche tempo, è diventato un social network su cui chi fa business deve assolutamente esserci poiché permette di sviluppare ottime relazioni d’affari.

Ovviamente, non ha perso la funzione per cui è nato cioè di luogo che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Ma, ora, vi si affianca questa nuova opportunità che permette di trovare nuovi clienti oppure di sviluppare partnership.

Per questo il mio consiglio è quello di investirci più tempo, di aumentare la partecipazione alle discussioni e di pubblicarci più contenuti.

P. S.: Se vuoi aggiungermi alle tue connessioni questo è il link al mio profilo:

https://www.linkedin.com/in/federicochigbuhgasparini/

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Marco Piccioni: Marco Piccioni Consulting srl

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Marco Piccioni, un consulente che ho conosciuto di recente su LinkedIn, dopo che ha catturato la mia attenzione coi suoi contenuti.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 44 anni.

E sono nato e vivo a Roma.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho una laurea in Sociologia.

Qual è la tua attuale professione?

Sono il titolare di una società di consulenza specializzata in direzione aziendale: la Marco Piccioni Consulting srl.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e che cosa ti hanno insegnato?

Per pochi mesi, subito dopo la laurea, ho lavorato in una società di consulenza che mi ha insegnato cosa non si deve fare per gestire al meglio i clienti.

Qual è l’attività principale della Marco Piccioni Consulting srl?

Gli ambiti di intervento sono:

·         sicurezza del lavoro (decreto 81/08) con nomina RSPP;

·         medicina del lavoro con nomina del medico competente;

·         visite mediche periodiche al personale;

·         corsi di formazione per il personale;

·         certificazioni di qualità ISO 9000 e certificazioni ambientali ISO 14000;

·         attestazioni SOA;

·         consulenza PRIVACY GDPR con nomina DPO.

In sintesi: ogni tipo di problematica che può avere un’azienda.

Ci piace essere lì per dare una mano.

Quanti collaboratori ha la Marco Piccioni Consulting srl?

Il gruppo di lavoro è mutevole.

C’è un parte stabile da anni e altri che ruotano. Alcuni lavorano solo con noi e altri sono collaboratori occasionali.

Quindi se non sbaglio direi 15/20 professionisti stabili. Tutti con p.iva.

La tua società opera solo a livello locale oppure anche a livello nazionale?

Lavoriamo in tutta Italia. Alcuni nostri clienti sono filiali italiane di gruppi internazionali.

Ovviamente, la gran parte di essi ha la sede e opera a Roma.

Quali strategie di marketing utilizza la Marco Piccioni Consulting srl per attirare nuovi clienti?

Un mix di interventi.

In questo momento sto tentando di acquisire maggiore visibilità attraverso la presenza sui social: LinkedIn e il canale YouTube Marco Piccioni Consulting srl.

Quale strategia, invece, utilizza la Marco Piccioni Consulting srl per fidelizzare i suoi clienti?

Nessuna strategia in particolare. Lavoriamo al meglio cercando di offrire ai nostri clienti sempre qualcosa in più rispetto quello che si aspettano.

In genere è il cliente stesso che richiede nuovi servizi, nuove consulenze.

Che ruolo occupa Internet nella strategia di marketing della Marco Piccioni Consulting srl?

Centrale, determinante, esclusivo.

Poi, c’è il passaparola dei nostri clienti.

Quando hai lanciato tuo canale YouTube quale obiettivo ti sei prefissato?

Inizialmente, si trattava genericamente di una indistinta necessità di recuperare terreno in termini di visibilità per la Marco Piccioni Consulting srl.

Da qualche settimana è subentrata anche la semplice voglia di riuscire a farcela. Una sorta di sfida con me stesso. Il tutto, però, divertendomi.

In che modo pensi di far crescere gli iscritti al tuo canale YouTube?

Ancora non ho una strategia chiara in mente.

Se hai qualche consiglio da darmi, lo ascolto volentieri.

Oltre a YouTube, la tua strategia di personal branding prevede l’utilizzo di altri canali social?

Sì! Uso Linkedin.

Mi trovo bene su questo social network, poiché puoi affrontare tematiche di vario tipo confrontandoti con persone interessanti e – per lo più – intelligenti.

Cosa consiglieresti a una persona che si vuole mettere in proprio?

Volontà, ambizione e fantasia.

Se, però, hai un capitale inziale da investire la fantasia può anche non servire.

Qui dovrei darti una risposta articolata che richiederebbe, però, troppo spazio.

Magari, potremmo parlarne in un’altra occasione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In ambito professionale te lo dico, seriamente, non ho mai detto né pensato vorrei arrivare “a questo punto”.

Dopo quel punto, se fai un passo puoi andare ancora più avanti.

Per questo il mio unico obiettivo può essere… il massimo che si riesce a fare.

In ogni caso per darti un’idea, un ordine di grandezza di cosa considero il vero successo – ripeto – solo sul piano professionale: è possedere minimo una squadra di calcio, andare a lavoro in elicottero e nello studio avere appeso un Caravaggio.

L’idea più o meno è questa e – mio malgrado – la strada da percorrere è ancora un bel po’ lunga.

L’intervista è finita, ma voglio aggiungere una cosa, la più importante: qui si è parlato di lavoro, di ambizione, aspetti centrali e determinanti, che però non sono nulla se non condivisi con gli affetti.

Sono gli affetti che riempono di significato tutto ciò che facciamo.

Ciao e grazie,

Marco

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

 

Umberto Zanesco: Startup Business Lab

Oggi, mio caro lettore, ti presento Umberto Zanesco, giovane project manager dal radioso futuro, che ho conosciuto grazie a LinkedIn.

Di lui mi hanno colpito la sua energia, la sua gran voglia di fare e il suo spirito imprenditoriale.

Se vuoi vederlo all’opera, ti consiglio di visitare il suo blog Startup Business Lab.

Se, invece, vuoi conoscerlo meglio, non ti resta che proseguire nella lettura di questo post e ti assicuro che ne vale la pena.

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 28 anni e vivo a Poole, Dorset, UK.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo scientifico e, subito dopo, laurea magistrale in Economia e Commercio a Napoli.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Dopo un periodo da freelancer come business developer e project manager, c’è stato un gap di qualche mese nella mia vita lavorativa, in cui ho cominciato a scrivere e a progettare il mio prossimo business.

Nel frattempo, il 19 novembre inizierò come project manager presso FDM Group nel centro di Londra.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale?

Ho iniziato come rappresentate di ricambi industriali.

Successivamente, ho fatto il business developer per un’azienda che produceva videogiochi per tablet e smartphone, ARS Digitalia.

Quindi ho gestito, per pochissimo tempo, insieme a due soci una società sportiva che aveva preso in gestione un campo di calcetto, Sietten FC.

Dopodiché per 2 anni ho avuto la mia attività, la ZaMarini, che era così suddivisa: un chiosco di bibite (nella fattispecie, un carretto) e un ristorante italiano in una food court a Perth CBD, Western Australia.

Infine, una volta giunto a Londra ho lavorato per 1 anno e pochi mesi come croupier in un casinò online, Extreme Live Gaming.

Nel frattempo, mi sono preparato per 8 mesi al concorso per segretario di legazione sostenuto a Roma e fallito miseramente.

Sono arrivato 300esimo su 3.000 partecipanti, con 39 risposte esatte su 60.

Pensa che i primi 200 che sono passati alla fase successiva avevano totalizzato 40 risposte esatte.

Poi sono tornato in Italia per godermi 10 mesi di paternità, durante i quali ho continuato a scrivere, ricercare, progettare e, occasionalmente, a lavorare da freelancer come project manager.

Che cosa ti hanno insegnato le tue esperienze lavorative precedenti?

Una marea di cose.

Elencherò le più importanti:

  • tecniche di business developing;

  • come si avvia e si gestisce un’attività;

  • customer service e orientamento ai bisogni del cliente;

  • organizzazione personale e del team di progetto.

Cosa ti ha spinto ad andare in Australia e qual è stato il tuo primo lavoro laggiù?

A Napoli avevo un lavoro a tempo indeterminato come rappresentate per l’azienda di ricambi industriali, DMC.

Mia moglie lavorava come infermiera in una clinica privata.

Stavamo pensando di mettere su famiglia ma prima di farlo volevamo fare un’esperienza all’estero.

Non semplicemente un viaggio di piacere, proprio vivere all’estero per un periodo di almeno 3 mesi.

Dopodiché, sarei tornato a gestire la società sportiva Sietten FC e a fare il business developer per ARS Digitalia, ma avrei lasciato comunque il mio lavoro alla DMC.

Le cose, poi, sono precipitate.

Mia moglie si è rotta la caviglia in palestra ed è stata licenziata nel giro di 3 settimane.

Quindi era completamente a terra e provava, in quel momento, un odio profondo verso l’Italia.

Io ero pressato sempre di più dalla DMC, che veniva schiacciata dalla concorrenza ogni giorno di più, e i soci non riuscivano a trovare una soluzione ai problemi dell’azienda, scaricando la pressione sui dipendenti, che avevano l’unica colpa di “ricevere uno stipendio”.

Inoltre c’era il problema ambientale.

A Napoli non si respira. L’aria è inquinata e devi stare attento a quello che mangi perché c’è la terra dei fuochi.

Infine, stavano morendo amici e parenti di tumore: mio padre, mio zio, mia cugina, un amico di neanche 30 anni. Quasi uno ogni 2 anni.

Quindi siamo andati in Australia con l’intento di rimanerci.

Alla fine ho aperto la ZaMarini e ci siamo rimasti 2 anni.

Come nasce ZaMarini?

ZaMarini nasce da ricerca e analisi di mercato, niente di più.

Io non ho mai cucinato in vita mia e mi sono sempre fatto sbucciare la frutta da mia mamma, prima, e da mia moglie, poi.

Quindi non avevo nessuna esperienza nel campo della ristorazione, ma proprio niente.

Ho visto che a Perth la domanda nel settore food era crescente e il mercato, pure.

Per cui l’attività era potenzialmente profittevole.

L’alternativa era un investimento nel fintech o in miniere d‘oro o nel fashion, ma non avevo soldi e le ho scartate a prescindere.

A quel punto mi sono rimboccato le maniche, ho costruito il mio “carretto”, ho lasciato il lavoretto che avevo trovato, nel frattempo, per mantenermi lì e sono partito all’avventura.

Il primo problema che ho incontrato è stato quello burocratico: a Perth non si può vendere tramite un carretto al di fuori di festival ed eventi.

Come al solito però, fatta la legge, trovato l’inganno.

Infatti, ho scoperto il modo di lavorare come chiosco itinerante 7 giorni su 7 per 12/24 ore, legalmente.

Ero l’unico in tutta Perth ed ero nel secondo posto migliore di tutta la città: sulla via tra la stazione centrale dei treni e gli uffici, la biblioteca e l’università.

Inizialmente, doveva essere solo una breve esperienza, quindi non solo ci ho speso il minimo indispensabile (in termini economici), ma ho anche scelto il nome senza un riferimento particolare al mercato.

Za sono le prime due lettere del mio cognome e Marini è il cognome di mia moglie che non lavorava materialmente nella ZaMarini, ma ha un cognome che mi piace tantissimo e fa molto “italiano”.

La parte più difficile è stata imparare a sbucciare la frutta in fretta, fare le granite con le ricette giuste e mantenere gli standard di servizio alti (pulizia, design, odore, eliminare gli insetti, etc.).

Insomma, la parte operativa.

Il marketing, poi, è stato un qualcosa che mi ha tenuto sveglio la notte.

Come potevo fidelizzare la mia clientela, che divideva le sue preferenze tra me (spremute e frullati di frutta) e il caffè?

Una battaglia inaspettata che stavo pensando di vincere offrendo frullati alla caffeina.  😀

Ma, poi, non ho avuto il tempo per implementare la cosa.

Come si è conclusa la tua avventura imprenditoriale in Australia?

Per vendere il carretto era il periodo peggiore.

Nel picco dell’estate mi avevano fatto un’offerta dove avrei realizzato un guadagno netto del 400% che, purtroppo, ho rifiutato poiché pensavo di rimanere in Australia.

Ma in inverno non c’era nessuno disposto ad acquistarlo e, quindi, ho regalato il carretto alla mia ex chef (a cui siamo ancora molto affezionati poiché rappresenta la nostra famiglia australiana) e venduto il ristorante ad un pakistano.

Sarebbe stata una exit niente male, se non si fosse messo in mezzo il centre management del centro commerciale in cui era locato il ristorante.

L’acquirente era disposto ad acquistare la mia attività, compreso brand name, menu e ricette, insomma tutta la corporate identity, ad un bellissimo prezzo, circa 5 volte più di quanto avevo speso per allestirlo completamente.

Il management si è opposto dicendo che dovevano approvare loro la new entry, indipendentemente, dal mantenimento di nome e ricette.

A quel punto la situazione era la seguente: se il mio acquirente avesse acquistato ed il management del centro commerciale avesse posto il veto sull’operazione, il mio compratore si sarebbe ritrovato fregato.

Ho dovuto mediare, cioè “pagare qualcuno”, e ridurre il prezzo di vendita per riuscire a strappare un accordo.

Alla fine me ne sono uscito guadagnando “solo” il doppio di quanto ci avevo speso, ma non ho venduto il brand name ZaMarini a cui ero particolarmente affezionato e che è rimasto registrato a mio nome fino all’anno scorso.

Come mai sei tornato in Europa?

Essenzialmente per problemi di visto.

In Australia, per rimanere c’erano 3 vie:

  1. Sponsorizzazione da parte dello Stato, se rientri nelle figure richieste.

  2. Sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro.

  3. Devi essere tu il datore di lavoro di te stesso.

Io ho scelto la terza via.

Ma a un certo punto, a causa di un governo xenofobo, hanno cambiato la legge riguardante il mio percorso: un datore di lavoro non poteva più sponsorizzare né se stesso, né il precedente proprietario di quella stessa attività.

Mi sono trovato fregato, ho dovuto impacchettare tutto e vendere nel giro di 6 mesi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento mi sto costruendo una carriera da project manager.

Un po’ perché è una cosa che so fare e per cui sento di essere portato, un po’ per rispondere alle esigenze di sicurezza di mia moglie e mia figlia.

Essenzialmente, il discorso affrontato in famiglia è stato: “Ok, apri una tua nuova attività. E se va male? Hai una figlia, ora, a cui pensare”.

Per cui ho deciso di costruire il mio piano “B” di creazione di una carriera a cui potrò sempre tornare nel caso in cui le cose, come imprenditore, andassero male.

Contemporaneamente, sto continuando a progettare, ricercare, imparare, senza sosta.

Ho, già, un’idea imprenditoriale in mente che coltiverò per i prossimi 2 anni.

Quindi, al termine di questo periodo potrò decidere se restare dipendente o tornare a fare l’imprenditore.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Luciano. Un anno dopo

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Antonio Luciano, copyblogger, che avevo già intervistato in una precedente occasione più di un anno fa (leggi qui).

Buona lettura!

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È passato poco più di un anno dalla nostra prima intervista. Com’è cambiata la tua vita lavorativa?

È cambiato tutto, sono cambiato io, è cambiato il mio modo di fare comunicazione, l’approccio al web, la presenza online – business.

Sono uno specialista diverso, adesso, in grado di camminare con le proprie gambe – perché la spina dorsale l’avevo già – autonomo e richiesto, il che non guasta mai.

Quindi credo anche originale, se non unico.

In questo periodo mi sono concentrato sul cambiare la comunicazione. Rendermi indipendente.

Sentivo di aver assimilato tutto quello che occorreva per lavorare in totale autonomia e disporre delle competenze, l’autorevolezza  e l’esperienza necessaria per fare il grande passo e l’ho fatto.

Molti pensano sempre in termini diversi, spesso solo economici, dal maturare la giusta expertise e ragionare in progressivi gradi di crescita prima di assurgere a un presunto ruolo professionale o, se lo fanno, si sente così poco a riguardo tra gli specialisti web.

Dopo 7 anni online, nel mio caso, si è trattato di unire i puntini e cambiare pelle. In altre parole, rinascere.

Ovvio, come tutte le volte che vi è una rinascita a essa segue sempre una morte, ma preferisco tralasciare e guardare avanti, quasi nulla indietro.

Ora, sono come la mia attività online appare, un copyblogger punto di riferimento per coloro che intendono approcciarsi al content marketing efficace con il loro blog e sfruttare così le incredibili opportunità che il copy-blogging offre.

Quando e come nasce il tuo podcast?

Nasce da un’attenta valutazione della affordance che questo media offre a un copyblogger che fa  formazione/comunicazione online e si avvale di un blog come strumento per erogare contenuti nel web.

Difatti il podcast è un media democratico, economico, ubiquitario e più caldo rispetto alla scrittura, pur trattandosi sempre di comunicazione a distanza.

Perciò da comunicatore come potevo dire no a così tanti vantaggi e a zero criticità?

Inoltre, può essere asincrono ma anche sincrono, a tutto vantaggio delle interviste. Un format che ho sviluppato al punto tale da sentire la necessità di evolvere in qualcos’altro.

Ritengo che in questo senso i podcast abbiano il potenziale intrinseco di avvicinare ulteriormente, accorciare le distanze, fare una sorta di personal branding migliore, essere più diretti, arrivare ai lettori quanto prima a ragione di un carico cognitivo richiesto per essere fruiti assai meno probante rispetto al testo e al video.

D’altronde l’oralità ci appartiene, è nel nostro DNA.

Perciò ho pensato che il passaggio da lettore ad ascoltatore fosse quanto ci fosse di più immediato nella comunicazione.

Una transizione indolore, quasi naturale, meno problematica sicuramente, che richiama in causa una mente già strutturata, reattiva e predisposta a funzionare rispetto a come non abbia già dovuto fare con i media sopra citati. 

Per ultimo, ma non meno importante, s’incontra con la mia passione adolescenziale per la radio, meglio di così…

Quali risultati ti ha portato il tuo podcast?

Autorevolezza, piano editoriale rimpolpato, una seconda giovinezza creativa, un media che aggiunto alla scrittura porta a un miglioramento della comunicazione.

Sentire la propria voce può fare solo bene a un copyblogger, troppo abituato a cantarsela e suonarsela da solo.

D’altronde scrivere, come la lettura, è un atto solitario e alienante, mentre l’ascolto apre a nuovi scenari del copy-blogging, collaborazioni, progetti, contenuti.

Perciò fare podcasting va oltre il mero testo e offre tutta una serie di novità produttive, meno schematiche, più spontanee che esulano da quelle prettamente strutturate della scrittura.

Anche la rifioritura della vena creativa assume la sua importanza nella valutazione dei risultati, e sotto questo punto di vista si sa che il piano editoriale di un copyblogger piange sempre.

Come si inserisce il tuo podcast nella tua strategia di Lead Generation?

Il podcasting rientra in un piano strategico più ampio che riguarda la mia attività-presenza online.

Una strategia nella strategia che se ha anticipato le altre è solo per ragioni organizzative.

Ho in mente di catturare lead con la formazione che svolgerò presto nella mia Copy-Academy.

I podcast,al momento, sono solo a uno stato embrionale, mi sono dato del tempo per imparare a farli bene e in modo professionale.

Dopodiché è la scelta della piattaforma a fare la differenza, YouTube compreso, perlomeno nel mio caso.

Adesso, punto molto sul blog e a portarci quanti più utenti possibile con i contenuti che realizzo.

Ad interiorizzare piuttosto che portare all’esterno, agire ad intra anziché ad extra come facevo in passato.

Diciamo che ho fatto reverse strategy.

Quindi sono passato a pubblicarli su Linkedin, luogo di “caccia” in cui attrarre le buyer personas a cui mi rivolgo principalmente ovvero specialisti, freelancer, PMI e aziende che vogliono fare content marketing efficace.

I podcastal momento, sul mio blog assolvono a tre funzioni:

  1. Approfondire l’articolo che ho scritto su cui sono embeddati per articolare ulteriormente il contenuto.

  2. Rendere il testo che ho scritto una traccia audio. Quindi fare un podcast uguale con l’obiettivo di facilitare e rendere più agevole la fruizione del contenuto a chi non ha il tempo di leggere o magari vuole ascoltarlo mentre si occupa di fare altro.

  3. Fare interviste.

Per adesso non è previsto un piano editoriale a sé stante di podcasting ma arriverà, eccome se arriverà. 😉

Tutto ciò per fortuna sta avvenendo in modo del tutto naturale senza particolari forzature e con ottimi riscontri/risultati tant’è che i lead si avvicinano spontanei.

Devo dire che sono molto soddisfatto.

Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?

So che questa è una risposta che interessa tutti coloro intendono cimentarsi con il fare podcasting. L’ho fatta anch’io, a suo tempo, agli esperti prima di intraprendere questa strada.

Esistono tanti strumenti. Tutti validissimi.

Ma io utilizzo Zencast.com che ha il non trascurabile vantaggio di costringere a usare Skype o Google Hangouts per fare le interviste con tutti i rischi annessi e connessi, perdita di linea, calo della banda, brusca precipitazione della qualità, etc.

In pratica risolve tutte quelle spiacevoli situazioni che ti portano a pregare e a incrociare le dita, per i più scaramantici, tutte le volte che inizi un’intervista ma non sai che risultato finale otterrai con il pericolo di dover rifare tutto daccapo e bruciare la traccia audio già fatta con la simpatia garantita di chi hai coinvolto nel ruolo dell’intervistato.

Giusto per tranquillizzare gli animi e i portafogli la versione FREE prevede un piano con 8 ore di registrazione gratis al mese, poter invitare fino a due ospiti con un link per registrare l’intervista, formato MP3 di alta qualità.

Figo e conveniente, no?

Come nasce una tua intervista e che processo usi per realizzarla?

Come ho già detto, dopo averne fatte circa 50 scritte, ho sentito il desiderio di cambiare, ma anche di evolvere questo format così prezioso per il copy-blogging.

Il processo di realizzazione inizia da un’attenta attività di studio e analisi della presenza online dell’intervistato.

Poi, mi concentro sugli aspetti peculiari allo scopo di enfatizzare l’unicità dello specialista in questione.

L’intervista non dev’essere solo un’occasione di indagine approfondita altrimenti diventa un contenuto piatto, un interrogatorio modello Gestapo.

Può fare anche dell’ottimo content marketing, oltre che una velata forma di pseudo personal branding con tenui tinte autoreferenziali.

Sta al talento dell’intervistatore, alla sua perspicacia e passione per il lavoro che svolge riuscirci.

Ecco, perché è meglio puntare sempre e solo su interessi comuni o perlomeno che si intersecano e trasversali ma sempre piuttosto vicini.

Seppur dona una luce diversa, una prospettiva di indagine differente deve rimanere fedele all’identità dell’intervistato che ne esce valorizzato e divertire i lettori ma soprattutto chi è vittima di una serie di domande a raffica.

Ma ha anche l’incombente compito di catturare e destare interesse in entrambe le parti altrimenti è istigazione allo svenimento. 😀

Gioco molto su questo aspetto, mi piace pensare di vedere aspetti degli specialisti che altri non vedono, attraverso un punto di osservazione diverso per dare una differente chiave di lettura del loro ruolo professionale/presenza online e fare una sottaciuta ma neanche così poco esplicita forma di digital marketing.

Infine, interseco tutto questo tessuto fatto di emozioni, competenze, contenuti, astrazioni con l’argomento portante dell’intervista nel mio caso il copy-blogging, e poi evvai di mix.

Non bisogna allontanarsi mai da quest’ultimo è il collante per mantenere vigile l’attenzione e coinvolgere nella lettura affinché venga consumata per intero, insomma sia valsa la pena farla.

Un’intervista che presenta l’intervistato, lo valorizza, in termini più veniali lo vende bene, dovrebbe essere appiccicosa ai backlink, lo scopo sarebbe questo, ma credo rimanga incompiuto, quasi sprecato, temo.

Ma, soprattutto, cerco di divertirmi e trasmettere questo.

Infondere positività costruttiva, creare questo genere di attivazione nei lettori e devo ammettere mio malgrado che con il testo è molto faticoso e non facile da raggiungere come risultato, anche per questa ragione ho deciso di passare ai podcast con un sogno nel mirino: fare una Copy-Radio a tutti gli effetti un giorno, chissà…

Fai una pre-intervista propedeutica all’intervista vera e propria?

Invio le domande, semplicemente. Gli specialisti con cui entro in contatto orbitano quasi tutti nella blogosfera da tempo o mi conoscono.

Comunque, oramai, è facile farsi un’idea assai rapidamente su di me e di cosa mi occupo da una rapida ricerca online, forse era più difficile a primordi.

Sin dagli albori ho sempre inviato email di richiesta per le interviste piuttosto articolate e complete a livello descrittivo dove inserivo il link alla pagina-categoria Interviste di quelle svolte sul mio blog per far capire subito di cosa si trattasse ed è stato di aiuto, un metodo efficace, non ho mai ricevuto un rifiuto, almeno per adesso. 🙂

Come scegli i tuoi ospiti?

Questa domanda mi riporta indietro nel tempo.

Ho iniziato a fare interviste nel gennaio del 2016 ed è cambiato molto da allora.

Tuttavia sono sempre rimasto fedele allo scegliere gli specialisti in base alla loro scelta di usare il blog come strumento di lavoro nel web, pensando sempre poco al personal branding e molto alla mia missione, cioè diffondere il ‘messaggio’ che celebra ed elegge il blog a migliore strumento per fare formazione-comunicazione online.

Quindi dare a questo potente mezzo il giusto status culturale facendo riferimento al settore disciplinare delle Scienze della Formazione.

Nel tempo, poi, ho affinato l’indagine che si è allontanata sempre più dalla formazione e si è polarizzata sulla comunicazione, avvicinandosi nella fattispecie al copywriting e al blogging parimenti al mio processo di trasformazione da formatore a copywriter-blogger freelance.

Seppur, pensandoci bene, trattasi di un trucco speculare alla cultura che non contempla ancora un approccio multidisciplinare, quello di far differenziazioni di settore piuttosto che al web, oramai, sempre più luogo di sintesi dei saperi tant’è che entrambi i settori disciplinari si sono fusi assieme da tempo – vedi www.copyblogger.com, il noto sito americano – proprio a ragione dei rispettivi interessi e necessità.

Come fai la post-produzione?

Per chi è alle prime armi suggerisco questo post che ho scritto su come fare il primo Podcast e superare gli ostacoli e le criticità che si incontrano inizialmente e rischiano di farci demordere.

Onde evitare ripetizioni per rispondere mi ricollego alla domanda numero 4: “Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?”

Uso Audacity il noto software audio open-source per montare, tagliare e cucire le tracce audio e Zencast per le interviste, entrambi user friendly, il primo gratuito il secondo quasi ma comunque a prova di specialista.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

 

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Luca Spinelli. Un anno e mezzo dopo.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la mia seconda intervista a Luca Spinelli che avevi conosciuto su questo blog circa un anno e mezzo fa.

Questo ragazzo mi aveva colpito per la determinazione e la strategia con cui era riuscito a crearsi un’attività sostenibile nel tempo in un momento in cui la propaganda istituzionale era impegnata con tutti i suoi mezzi a diffondere il falso mito della “Crisi” che impediva ai giovani di realizzare i propri sogni.

Luca, ai miei occhi, era il classico esempio di come la volontà se ben diretta può ribaltare le situazioni più sfavorevoli.

Per questo motivo ho ritenuto molto importante intervistarlo di nuovo per sapere come sta procedendo il suo percorso professionale e di vita.

Buona lettura!

* * *

Come mai hai chiuso il tuo blog che aveva riscosso così tanto successo e ti aveva dato un’ottima visibilità?

Più che chiuso diciamo che gli ho dato il colpo di grazia. L’avevo archiviato (spostato da lucaspinelli.it ad un altro dominio) nel 2015 con l’idea di creare qualcosa di nuovo nel 2016 ma alla fine ho preferito accantonare la cosa per dedicarmi esclusivamente alla libera professione.

Come mai hai un sito web così minimal?

Parlare di sito web è eccessivo.

Io ho un biglietto da visita.

È paradossale che chi si occupa di digitale non abbia un sito web vero e proprio ma noto che è una cosa molto comune: “Il calzolaio, d’altronde, va in giro con le scarpe rotte”.

Il perché, nel mio caso specifico, è subito spiegato: i costi (di tempo più che altro) per tenere attivo un blog superano i benefici.

Altra cosa fondamentale è che negli anni, ricordo che ho scritto dal 2009 al 2015, ho perso interesse e passione per la scrittura.

Per questi 2 motivi ho preferito avere un semplice biglietto da visita più che un sito web vero e proprio.

Come sta andando la tua attività?

In una parola? Bene.

Non dico “alla grande” perché per dirlo credo che si dovrebbero fatturare almeno 4-5 mila euro al mese. Quindi mi limito a dire “bene”.

Il 2015 è stato un anno abbastanza piatto ma d’altronde era il 1° e più che un anno si è trattato di qualche mese. Nel 2016, invece, sono entrato nel vivo dell’azione, ho affrontato le prime vere difficoltà e ho iniziato a collaborare con aziende che apprezzo e che, credo, apprezzino il mio lavoro.

Per parlare del 2017, invece, è ancora presto, diciamo solo che il trend è in crescita e sono davvero contento.

Quale strategia di marketing usi per acquisire nuova clientela?

Parto col dire che sono ancora fedele a Subito, Bakeca, Kijiji e Vivastreet con cui nel 2015 avevo trovato alcuni dei miei primi clienti.

Quella di proporsi come professionisti su siti web del genere non si può certo definire una strategia di marketing ma ne approfitto comunque per consigliarla.

Il grosso dei lavori arrivano dall’offline e questo è un altro paradosso per chi si occupa di digitale. Ci si aspetta che i clienti arrivino dal web, no?

Invece, nel mio caso il 50% arriva proprio da fuori.

L’altra grande fetta arriva da collaborazioni con agenzie o aziende che rivendono i miei servizi mentre l’ultima piccola parte arriva da LinkedIn e Twitter (sarà che gli oltre 13.000 collegamenti su LinkedIn e 9.000 follower su Twitter destano ancora interesse sebbene abbia quasi completamente abbandonato i profili).

Fino a qualche mese fa avevo anche 2 landing che spingevo con AdWords ma che poi ho spento essendo più che soddisfatto dei risultati ottenuti tramite gli altri canali.

Per essere chiari, comunque, non ho una strategia vera e propria e questo è il mio più grande difetto sul lavoro, lo dico senza problemi.

Prediligo attività di lead generation low cost, se non gratuite (il passaparola, il resell dei miei servizi, etc.), quindi sono l’ultima persona al mondo a cui chiedere di strategie del genere.

[Anche se Luca non la identifica come tale, quella che ha appena descritto e ha applicato fino ad oggi è una vera e propria strategia, n.d.r.]

Sei ancora nel vecchio “Regime dei Minimi”?

Sono ancora nei minimi e, salvo un boom del fatturato s’intende, spero di rimanerci a lungo.

Ne approfitto per consigliarlo ancora a chiunque anche se oggi è stato sostituito dal regime forfettario (in realtà il regime dei minimi è, ancora, previsto per coloro che iniziano una nuova attività è ha una durata quinquennale, n.d.r.).

Come sta procedendo lo sviluppo dei business online di cui avevi accennato nella prima intervista? Su cosa sono verticalizzati?

Qua arriva il colpo di scena!

Li ho chiusi e venduti tutti. Non ne ho salvato neanche uno.

Diciamo solo che ho cominciato un nuovo progetto potenzialmente scalabile all’infinito che mi ha fatto vedere tutti i siti web che avevo come bastoni e pietre del paleolitico.

Vorrei poterti dire di più ma non è tutta farina del mio sacco.

Come sta procedendo il tuo progetto di vita, che prevede il trasferimento all’estero e di mettere su famiglia, di cui ci hai parlato nella prima intervista?

Procede. Mancano ancora molti step e ho più dubbi di quanti non ne avessi un anno e mezzo fa ma l’idea di base è sempre quella.

La cosa che più mi lascia perplesso è la destinazione quindi benvengano i consigli dei lettori che, magari, hanno già compiuto questo passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri da qui a cinque anni?

Visto quello che è successo in un anno e mezzo non oso più fare progetti.

È stato sconvolgente, in senso positivo intendo, rileggere la vecchia intervista per confrontarla con l’oggi.

Questa volta mi astengo dal rispondere 😀

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017

Oggi, mio caro lettore, ti darò qualche consiglio su come portare al successo la tua Partita IVA nel 2017.

Ovviamente, spetta a te riempire di significato la parola successo. Per ogni persona, infatti, questo termine ha un valore diverso.

Io, qui, mi limiterò a indicarti alcune scorciatoie che renderanno il tuo percorso più agevole.

Iniziamo col dire che, nel 2017, sia che tu sia un disoccupato, che vuol sfruttare uno dei regimi agevolati della Partita IVA per crearsi la sua opportunità lavorativa, oppure un libero professionista, un artigiano, un commerciante o un imprenditore da tempo sul mercato non puoi più prescindere da Internet e dai Social Network.

E non rispondermi: “Il mio settore è differente”, “queste cose vanno bene per tutti gli altri ma non per me” oppure “ho sempre fatto così. Perché dovrei cambiare?”.

Queste sono solo delle giustificazioni per non uscire dalla tua comfort zone.

Se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene per cui non ti stai interessando a Internet e ai social, allora senza saperlo stai lentamente e inesorabilmente arretrando.

Certo, ora, la cosa non ti sta colpendo nel portafoglio, ma presto inizierai a subire i primi inesorabili contraccolpi di una crisi di mercato e in men che non si dica non avrai più le forze per reagire.

In pratica sei come quella rana che buttata viva in una pentola d’acqua fredda sotto cui è stato acceso un fuoco, dapprima si gode il nuovo “stagno”.

Successivamente, quando l’acqua si fa tiepida inizia a provare un po’ di fastidio, ma non salta fuori dalla pentola poiché ritiene di poter sopportare la cosa.

Infine, quando l’acqua si fa troppo calda non ha più le forze per saltare fuori e portarsi in salvo. Quindi non le resta che lasciarsi morire.

Ti ricordi di Mivar, il più importante costruttore italiano di televisori degli anni ’80?

Beh, prima dell’avvento delle TV a schermo piatto aveva una grossa fetta del mercato italiano. Però, non avendo abbracciato per tempo il cambiamento dei gusti dei suoi clienti, dall’oggi al domani, l’azienda si è trovata espulsa dal mercato e ha dovuto chiudere i battenti.

A onor del vero, a un certo punto, la Mivar ha provato a inserirsi nel nuovo mercato ma era troppo tardi per farlo.

Quest’azienda, come la Kodak, Blackberry, Nokia e tante altre, soffriva di un terribile male la miopia di marketing.

Ora, per non subire il loro stesso destino (se sei già da tempo sul mercato, n.d.r.) oppure per non buttare via i tuoi soldi (se solo adesso ti stai affacciando al mondo del business, n.d.r.) devi sfruttare Internet per acquisire nuove competenze e analizzare il tuo mercato.

La Rete è un ottimo strumento per formarsi in modo permanente.

Se hai soldi ci puoi trovare degli ottimi corsi che ti permetteranno di fare il salto di qualità.

Se, invece, non hai molti soldi a disposizione, dovrai armarti di santa pazienza e setacciare l’oceano di risorse gratuite presenti nel web alla ricerca di quelle perle che potrai applicare al tuo business, ovviamente, dopo averle adattate al tuo caso specifico.

Per quanto riguarda, invece, l’analisi del mercato in cui operi o vorrai operare hai la possibilità di sfruttare diversi strumenti.

Oltre a Google e ai tool a lui connessi (Keywords Planner, Google Trends, Google Suggest), ti consiglio di sfruttare Answer The Public.

Questo strumento, di facile utilizzo, ti permette di scoprire con quali correlazioni di parole chi utilizza Google cerca la parola chiave o di individuare nicchie particolari oppure di focalizzarti sugli effettivi bisogni delle persone.

Prendiamo, ad esempio, Partita IVA come parola chiave e selezioniamo IT (Italia, n.d.r.) come paese in cui individuare le query di ricerca.

In pochi secondi Answer The Public ti mostrerà le chiavi di ricerca utilizzate dagli italiani che sono correlate alla suddetta parola chiave.

A questo punto, potrai usare questi spunti per scrivere dei post per il tuo blog che rispondano alle chiavi di ricerca che hai intercettato oppure per creare dei sondaggi con SurveyGizmo in base ai bisogni individuati correlati al prodotto o servizio che offri sul mercato.

Nel primo caso il tuo obiettivo sarà quello di acquisire traffico verso il tuo blog e autorevolezza agli occhi delle persone che effettuano una determinata ricerca su Google, Bing & co.

Nel secondo caso dovrai creare un questionario che ti permetta di capire quanto le persone siano consapevoli del loro bisogno, desiderio o problema, quanto forte sia in loro la volontà di risolvere la questione, infine, se e quanto sono disposti a pagare la tua soluzione.

Inoltre, se sarai veramente bravo nel formularlo, avrai la possibilità di acquisire fin da subito dei clienti.

Qui entrano in gioco i Social Network.

Come, già, sai su Facebook e LinkedIn ci sono i Gruppi che su G+ prendono il nome di Community.

Queste comunità di persone si raggruppano attorno a un interesse comune come accade nei forum d’altronde.

Una volta individuati con gli strumenti di cui sopra gli interessi legati alla soluzione che offri o che vorrai offrire sul mercato sarà facile per te, attraverso un questionario settato nel modo giusto, catturare nei gruppi l’attenzione di persone interessate a trovare una soluzione ai loro problemi.

Dopo aver intercettato il tuo pubblico target e aver instaurato con lui una relazione di valore attraverso il tuo blog o la tua Newsletter dovrai vendergli il tuo prodotto o servizio.

Vendere qualcosa a qualcuno è facile ma non semplice.

In Rete ci sono tante risorse gratuite da cui acquisire utili competenze che faranno di te un venditore migliore.

Io consiglio lo studio del bel libro di Frank Bettger “Il Venditore Meraviglioso” di cui ho già parlato in questo post.

Ovviamente, il solo studio non basterà a migliorare il tuo fatturato ma devi fare anche tanta pratica. Passare cioè all’azione.

Se ci rifletti bene esperienza e competenze danno vita a un prodotto o servizio, ma è solo con l’ingresso sul mercato che potrai capire il grado di successo di ciò che hai creato.

Grazie a un’attenta analisi di tutti i dati che hai raccolto nella prima fase da me descritta e alle risposte che raccoglierai direttamente dai test di mercato potrai facilmente aggiustare il tiro del tuo modello di business.

Di fondamentale importanza è l’essere flessibili mentalmente.

Non bisogna fossilizzarsi sul business plan originario ma essere sempre disposti a cambiare direzione in base alle risposte del mercato, pur essendo determinati nel perseguire la propria Vision e la propria Mission.

CONCLUSIONE

Se vuoi portare al successo la tua Partita IVA nel 2017 non puoi prescindere dall’utilizzo di Internet e dei Social Network.

Dovrai sfruttare questi strumenti per fare la tua analisi di mercato e per comunicare col tuo target.

Così facendo ti posizionerai nella loro testa come un valore e acquisirai autorevolezza.

Una volta sul mercato validerai le ipotesi che hai formulato nel tuo modello di business e, successivamente, in base ai feedback che avrai, nel frattempo, ricevuto adatterai il tuo prodotto o servizio per rispondere alle richieste della tua clientela attuale o potenziale.

Analizza le risposte del tuo pubblico target a ogni cambiamento che apporti e, poi, fai ulteriori modifiche.

Esegui questo processo più volte nel corso della vita del tuo prodotto o servizio solo così ne determinerai un successo prolungato nel tempo.

Ricordati che nel momento in cui smetterai di evolverti segnerai l’inizio della tua fine.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Massimo Ponzano: Network Marketing [Tre anni dopo]

Massimo Ponzano - Network Marketer

Massimo Ponzano – Network Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti porterò con la mia seconda intervista a Massimo Ponzano a conoscere più da vicino il mondo del Multilevel Marketing o Network Marketing, che dir si voglia.

Conosco Max da molti anni e so che è una persona onesta e seria, per questo motivo quando ho visto che è diventato un network marketer di successo ho deciso che era giunto per me il momento di scoprire qualcosa di più su questo mondo che molto spesso viene accostato a quello delle truffe a schema piramidale, il cosiddetto Schema Ponzi.

In realtà, il Network Marketing è un sistema di vendita C2C, cioè da consumatore a consumatore. Ciò vuol dire che l’elemento principale è la vendita del prodotto e non la costruzione della cosiddetta downline (la catena di venditori che stanno sotto uno sponsor, che guadagna una percentuale sulle vendite effettuate dagli sponsorizzati, n.d.r.).

L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto.

Buona lettura!

* * *

Ciao Max, per iniziare parlaci un po’ di te. Ok? 

Ciao Federico, è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con te.

Mi chiamo Massimo Ponzano, ma tutti mi chiamano Max, e a giugno compirò 50 anni. Sono sposato, ma senza figli e dal 2001 sono tornato a vivere a Genova, la città in cui sono nato.

Sono laureato in ingegneria chimica e dopo aver lavorato per alcune aziende del settore petrolifero prima e delle telecomunicazioni poi, vivendo per anni tra Torino, Milano e Roma e viaggiando per l’Italia in lungo e in largo, da gennaio 2016 mi occupo a tempo pieno della mia attività come Franchise Partner della Juice Plus Company.

Credo fortemente nelle attività fatte dalle persone e con le persone e il Network Marketing è ciò che sta cambiando in maniera incredibile la mia vita.

Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, seguimi sui social (Facebook, Twitter, Instagram, Google+ o LinkedIn) o contattami attraverso il mio blog personale: http://www.maxponzano.com

Tre anni fa durante la nostra prima intervista che hai rilasciato a questo blog ci avevi parlato di Empower Network e del Team Market Badass. Fai ancora parte di entrambi? 

Il progetto Empower Network Italia è stato chiuso da ormai parecchio tempo perché l’azienda, che comunque continua il suo percorso negli USA e in molti altri paesi nel mondo, ha deciso di non investire sul nostro Paese giacché i numeri non erano dalla nostra parte.

Un vero peccato, ma tutto nasce dal fatto che, in Italia più che in altri paesi, le persone non danno la giusta importanza alla formazione personale e non sono disposte a investire su se stesse impegnandosi e studiando per imparare nuove competenze.

Io ho sempre creduto che la formazione sia la base fondamentale e necessaria per iniziare un’attività, qualunque essa sia, sia come dipendente che come imprenditore, anche se faticosa e anche se, all’inizio, sembra non portare risultati.

Senza una formazione completa e approfondita, non potremo mai costruire alcunché di solido e duraturo. È un po‘ come costruire un palazzo: ci vuole moltissimo tempo per preparare le fondamenta e sembra quasi che i lavori non procedano, visto che non sono visibili, ma una volta finite le fondamenta, in poche settimane il palazzo cresce e, piano dopo piano, sale sempre più in alto.

Quell’esperienza è stata per me, comunque, molto preziosa perché mi ha dato competenze importanti che sto usando e mettendo in pratica ancora oggi. 

Com’è cambiata la tua vita da allora? 

Da allora sono cambiate molte cose.

In quel periodo ero ancora un dipendente felice e indaffarato. Lavoravo come Account Manager in una società di ingegneria del software, anche se sono un ingegnere chimico, e ricoprivo un ruolo prettamente commerciale che mi portava ad attraversare settimanalmente mezza Italia.

Partivo al martedì mattina dalla Liguria e attraversavo Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, percorrendo circa 5000/6000 km al mese.

Era un lavoro che mi piaceva molto, ma che mi toglieva moltissimo tempo perché le mie giornate lavorative erano fatte di 12 o anche 14 ore di lavoro.

C’erano colleghi che invidiavano la mia vita (gli alberghi e i ristoranti dove passavo 3 o 4 giorni alla settimana erano di certo molto belli), ma io cercavo di spiegare che stare in un bell’albergo da solo non è che sia questa gran cosa.

Meglio dormire nel proprio letto accanto alla propria moglie e, magari, andare a cena con gli amici o, come piace fare a me, chiudere la giornata con una bella partita di tennis.

Ma quello era il mio lavoro e mi concentravo sempre e solo sugli aspetti positivi.

Ho, infatti, conosciuto moltissime aziende, moltissimi professionisti e imprenditori in gamba e tante realtà industriali in diversi settori, verificandone purtroppo le difficoltà che il periodo di “crisi” in cui viviamo (e che dura da diversi anni) ha scatenato.

Nel frattempo, e di riflesso, anche l’azienda per cui lavoravo io ha iniziato ad accusare le difficoltà del periodo e se nel 2014 furono licenziate 14 persone, nel 2015 è andata un po‘ meglio, ma i licenziamenti non si sono fermati. E io, devo dire in maniera del tutto inaspettata, sono stato uno dei licenziati. 

Nel tempo ti sei appassionato al Network Marketing. Quando e com’è nata questa tua passione? 

Ebbene sì… e per fortuna mi viene da dire!

Tutto è iniziato nel periodo universitario (quindi circa 25 anni fa). Avevo partecipato, invitato da un amico, a un grande incontro in un palazzetto nei dintorni di Bologna ed ero rimasto colpito dalla marea di persone che erano intervenute a quell’incontro.

Non sapevo nulla di Network Marketing, ma da quel giorno mi sono messo a studiare. Pochi mesi dopo, però, ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro da una multinazionale nel settore petrolifero e sono partito per la mia prima avventura da ingegnere.

Negli anni successivi, lasciata Genova, ho vissuto a Londra, a Torino, a Milano e poi 3 anni a Roma e il Network Marketing è rimasto dormiente nel cassetto del mio comodino, chiuso tra le pagine di alcuni libri che mi ero ripromesso di leggere. 

Mi daresti una definizione di Network Marketing?

Potrei parlarti per ore (e molte pagine) del Network Marketing, ma cercherò di dirti quello che credo sia più importante e, da buon ingegnere amante dei numeri, quello che è concretamente verificabile.

In Italia, purtroppo, c’è ancora poca conoscenza di questo settore e molte persone associano il Network Marketing a quei sistemi piramidali che, invece, sono illegali.

Ma la gente, invece, dovrebbe sapere che ci sono oltre 103 milioni di persone in tutto il mondo che svolgono un’attività di Network Marketing e che sviluppano un fatturato complessivo di 183 miliardi di dollari all’anno, in costante aumento con una crescita annuale del 7,7% (alla faccia della crisi).

In Europa, in particolare, l’Italia si colloca al 4° posto dopo la Germania, la Francia, l’Inghilterra nella classifica di fatturato di vendita diretta con più di 2.9 miliardi di dollari di fatturato all’anno con una percentuale di crescita del 9,4% e 514.500 addetti (fonte: WFDSA 2015, World Federation of Direct Selling Association).

A questo link chiunque può verificare questi dati :

http://wfdsa.org/wp-content/uploads/2016/02/FINAL-Sales-Report-2015-v2-5-31-2016-002.pdf

Fare Network Marketing significa cogliere un’opportunità straordinaria di fare impresa, ossia sposare un modello d’impresa che è sempre più all’attenzione del mondo dell’industria.

Qualche mese fa sono stato personalmente alla SDA Bocconi di Milano, la Scuola di Direzione Aziendale, dove ogni anno sempre più neolaureati escono da quell’università discutendo tesi sul Network Marketing.

Nell’occasione ho conosciuto la professoressa Carolina Guerini che è anche docente alla LIUC di Castellanza (VA), dove proprio in questi giorni inizierà il secondo Executive Master in Network Marketing riservato e dedicato ai manager d’azienda e agli imprenditori (è un Master che costa 4.900€ + iva, n.d.r.).

Chiacchierando piacevolmente con la dottoressa Guerini ho avuto molte conferme su ciò che già avevo intuito, ma, in particolare, ho saputo (come spiega la dottoressa su un video che è reperibile su YouTube: https://youtu.be/wHjhqQ15fwY) che le aziende che distribuiscono i loro prodotti con un modello d’impresa basato su questo sistema di vendita, in questo periodo di crisi, vedono una crescita dei loro fatturati a 3 cifre.

In breve, fare Network Marketing significa avviare con costi minimi una propria attività imprenditoriale basata sulla condivisione e sul passaparola, che non ha rischi se non quello di vedere crescere l’attività stessa in giro per il mondo, o per lo meno nei paesi in cui l’azienda con cui si collabora è presente.

Il tutto è regolamentato dalla legge 173/2005 e le norme fiscali che regolano questo tipo di attività sono decisamente vantaggiose e interessanti per noi network marketer. 

Consiglieresti ad una persona in difficoltà economiche di iniziare un’attività di Network Marketing? 

Direi che la risposta l’ho data prima, ma se serve la ribadisco volentieri: certo che Sì!

E dato che è un’attività che si può iniziare anche part-time, consiglierei a chiunque di guardarsi in giro e d’iniziare una sua propria attività nel settore del Network Marketing.

Come mi hanno insegnato, bisogna scavare il pozzo prima di avere sete perché poi mancano le forze.

Questo per dire che è sempre utile e importante avere nel cassetto una soluzione B, che nel tempo, anche se molti all’inizio magari non ci credono, può diventare la soluzione A.

Questo è esattamente il percorso che ho fatto io. 

Con che criterio si dovrebbe scegliere un Network Marketing? 

Oggi, e da poco meno di 2 anni, la mia vita è basata esclusivamente su un’attività di Network Marketing e, prima di scegliere l’azienda con cui collaborare, ne ho analizzate molte, per non dire moltissime, di aziende che operano con questo sistema distributivo e credo che 3 siano i parametri fondamentali da analizzare e verificare prima di decidere.

  • La cosa principale, ovviamente, è l’azienda stessa: ci sono moltissime aziende che nascono e decidono di sfruttare il Network Marketing per lanciare i propri prodotti e servizi, ma io consiglio di diffidare dalle aziende nate da 5 minuti e magari in fase di prelancio. Un’azienda seria deve essere presente sul mercato da molto tempo, almeno 5 anni, ma possibilmente anche 10 o 20. Molto spesso, assistendo a presentazioni di nuove aziende, ho sentito parlare di Momentum, cioè di quel periodo durante il quale nessuno conosce quell’azienda e i suoi prodotti e quindi è opportuno entrare in attività. Beh, io credo che il Momentum ognuno di noi se lo possa creare se alle spalle ha appunto un’azienda seria e se la stessa ha 40 anni di storia e dei prodotti validi, non ci saranno problemi a creare una grande attività.
  • La seconda cosa, certamente da valutare, sono i prodotti che l’azienda crea e distribuisce tramite i suoi collaboratori. Devono essere prodotti di largo consumo, di qualità superiore alla media e che le persone usano, riacquistano e di cui possono facilmente parlare a loro volta. Quest’ultimo punto è normalmente rispettato dalle aziende serie che operano con il Network Marketing visto che, non investendo in pubblicità, investono buona parte del fatturato in Ricerca & Sviluppo.
  • Il terzo e ultimo punto fondamentale non è, come forse molti credono, il piano dei compensi, cioè quel sistema meritocratico e aperto a tutti con cui l’azienda paga i suoi collaboratori e che consente di ottenere quelle rendite automatiche e ricorrenti tanto amate da chi si avvicina al Network Marketing. Credimi se ti dico che ne ho visti moltissimi e li ho squadrati e studiati a fondo: sistemi binari, unilevel, con spillover, a matrice e altri ancora (sono pur sempre un ingegnere che con i numeri se la cava), ma è la formazione che i network marketer possono e devono ricevere che fa la differenza. E qui c’è un altro punto fondamentale: troppe volte ho visto situazioni ambigue dove la formazione diventava il core business dell’attività di Network Marketing, scavalcando così l’importanza dei prodotti e a essa stessa veniva dato un valore economico venendo venduta ai collaboratori.

Il Network Marketing è un’attività straordinaria senza rischi, che può davvero portare a uno stile di vita meraviglioso e a entrate economiche inimmaginabili nel mondo del lavoro dipendente tradizionale, ma va insegnato, dalla A alla Z, a chi si vuole realmente impegnare e dato che si basa sulla condivisione di un prodotto è certo necessario e importante da parte del network marketer conoscere e utilizzare i prodotti, ma non può esistere il fatto che la formazione per lo sviluppo e la crescita dell’attività abbia un costo, che magari supera il costo dei prodotti stessi. 

Quanto consiglieresti di investire a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività (ad esempio, più di mille euro in prodotti anche se sei disoccupato o sei una persona a basso reddito)? 

Questa è una bella domanda e spero di riuscire a darti una bella risposta.

Entrare nel mondo del Network Marketing significa avviare una vera e propria attività imprenditoriale e credo che una qualsiasi attività imprenditoriale necessiti, per il suo avviamento, di svariate decine (per non dire centinaia) di migliaia di euro.

Ovviamente dipende dall’attività, ma se immaginiamo di aprire un bar, un ristorante, piuttosto che un chiosco sulla spiaggia o una lavanderia self service (giusto per fare qualche esempio) credo che sia normale investire molti soldi, magari facendoseli prestare da una banca.

Nel Network Marketing non credo sia giusto parlare di investimento ma piuttosto di consumo personale.

Un network marketer acquista i prodotti per un uso personale. Dopodiché prende consapevolezza dei benefici che quei prodotti gli portano e inizia così la sua attività.

Quindi 1.000€ di prodotti, per usare la cifra da te suggerita, può essere eccessiva per iniziare l’attività, anche se, secondo me, è importante utilizzare i guadagni dei primi mesi per acquistare e testare tutti i prodotti in catalogo.

C’è anche da dire che l’azienda con cui decidiamo di associarci non può, per legge, obbligarci ad acquistare kit prefissati di prodotti (anche se alcune lo fanno).

Sta alla nostra abilità imprenditoriale e alle nostre possibilità economiche del momento capire che stiamo avviando un tipo di attività che non potrà prescindere dalla nostra capacità di condividere i risultati e dall’entusiasmo che ci deriverà dall’uso dei nostri prodotti. Dico nostri consapevolmente, perché da quando ho aperto il mio Franchise personale, i prodotti di cui parlo con le persone, sono i miei prodotti perché ideati e prodotti dalla mia azienda.

Perché un’azienda di Network Marketing è costituita dai suoi collaboratori e senza di loro non esisterebbe (e la cosa è ovviamente reciproca).

Quindi, per rispondere alla tua domanda, verificherei che l’azienda non dia obblighi di acquisto, altrimenti la scarterei a priori e poi deciderei di investire qualche centinaio di euro per iniziare a conoscere e usare il prodotto o i principali prodotti di cui poi mi dovrò fare portavoce.

Avendone la possibilità, ovviamente sarebbe meglio iniziare come farebbe un imprenditore che vuole aprire un bar o un ristorante ossia, facendo un minimo di magazzino personale per poi pensare alle attività di marketing che sono di certo molto utili. Ma deve essere una scelta. 

Quali sono le prime cose che dovrebbe fare un neofita al fine di ottenere i primi risultati? 

Studiare!

Fare Network Marketing e diventare un network marketer è una vera professione e a me piace dire la professione del nostro secolo.

È un’attività semplice, ma non è facile farla bene (semplice e facile sono 2 concetti molto diversi). Tutti siamo già network marketer visto che, quasi ogni giorno, diamo consigli per gli acquisti agli amici: leggiamo un bel libro e lo consigliamo, andiamo al cinema a vedere una prima visione e diamo il nostro parere sul film, invogliando o dissuadendo chi ci conosce ad acquistare il biglietto per andare a vederlo, la nostra parola vale più della pubblicità fatta sui giornali e questa è la forza principale del Network Marketing.

Quindi credo che sia fondamentale imparare a fare ancora meglio ciò che già facciamo e imparare a farlo anche e soprattutto con gente che non conosciamo, imparando a gestire le obiezioni.

Questo, e molto altro ancora, è ciò che una buona formazione gratuita deve fornire. E poi, cosa assolutamente ancora più importante, il network marketer neofita deve darsi un po’ di tempo.

Nessuno nasce “imparato” e avviando un’attività di questo tipo, possono servire mesi o anni per diventare dei PRO, cioè dei professionisti, e non possono certo bastare pochi giorni.

Chi vi dice così, vuole reclutarvi, ma non vuole aiutarvi a imparare… e la differenza è sostanziale perché, probabilmente, non imparerete mai e la vostra attività di Network Marketing, nonostante l’entusiasmo iniziale, sarà destinata a spegnersi velocemente.

A cosa ti stai dedicando in questo momento e con che risultati? 

A partire da gennaio 2016, dopo essere stato licenziato a dicembre 2015 (e dopo 22 anni di lavoro dipendente), sto davvero cambiando la mia vita.

Ad aprile 2015 avevo aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company, società svizzero-americana nata nel 1970 e con sede europea a Basilea, iniziando semplicemente a usare alcuni prodotti. Ne avevo acquistati 2 apprezzando fin da subito la possibilità di pagarli in 4 rate e, nel giro di poche settimane, ne avevo anche verificato i benefici.

Io sono uno sportivo, almeno mi piace definirmi così, gioco a tennis 2 o 3 volte alla settimana e ho sentito subito grandi effetti positivi dalla loro assunzione che si traducevano in:

  1. una maggiore energia durante i match;
  2. una maggiore capacità e velocità di recupero.

Purtroppo, però, per il poco tempo che avevo a disposizione, non ho potuto iniziare fin da subito l’attività commerciale, dedicandole il tempo che meritava, ma non ho mai perso di vista il mio sogno che era quello di avere un’attività tutta mia, da fare stando a contatto con le persone e i cui guadagni, se vogliamo parlare anche di questi, non avessero limiti di crescita. Cosa che è evidentemente impossibile in un tradizionale lavoro da dipendente.

Da 13 mesi a questa parte, invece, mi sto impegnando in questa attività a tempo pieno e sto mettendo in pratica i tanti consigli raccolti da persone che hanno una grandissima esperienza in questo campo.

Ma, soprattutto, sto insegnando alle persone che si avvicinano a questo mondo tutto quello che ho imparato perché, come ho detto prima, la formazione è la cosa fondamentale che può e deve far fare il salto di qualità.

Il Network Marketing si basa su questa equazione: Impara, Insegna e Insegna ad Insegnare.

E, oggi come oggi, questa frase è per me ancora più importante visto che io sviluppo il mio network di clienti e collaboratori attraverso i Social Network e con Facebook in maniera particolare.

Facebook è una piattaforma straordinaria con oltre 1.800.000.000 account attivi e oltre 23 milioni di italiani che, ogni giorno, ci si connettono.

Il terrore di chi inizia a fare questa attività è sempre stato questo: la lista dei nominativi!

Nessuno vuole, per lo meno all’inizio, disturbare amici e parenti, ma a tutti è richiesto di fare una lista con 100 nomi di potenziali clienti e, forzatamente, sono proprio i nomi di parenti e di amici che ci vanno a finire dentro… ma se la lista dei nominativi la costruiamo usando Facebook in modo professionale, fare una grande attività diventa davvero alla portata di tutti.

Ma bisogna studiare e darsi il tempo di imparare per farlo. E una volta capito come fare, andare alla conquista di altri paesi diventa un gioco da ragazzi. 

Riesci a vivere solo di questo? 

Decisamente sì, ma so anche che il bello deve ancora arrivare!

Ho chiuso il 2016 con un livello di guadagni molto simile a quello che avevo l’anno precedente quando, in azienda da 15 anni e con il livello di quadro, lavoravo 12 e più ore al giorno e percorrevo 60.000 km all’anno, con tutti i rischi che ne conseguivano, azzerando (o quasi) il mio tempo libero settimanale, ma, soprattutto, contribuendo ad arricchire un’azienda che non mi apparteneva e che appena ha potuto e voluto mi ha scaricato senza farsi alcuno scrupolo.

Oggi non dico che lavoro meno, anzi, ma mi diverto molto di più, lo faccio da casa utilizzando il mio MacBook o quando sono in giro con lo smartphone o incontrando amici che, attirati dal mio profilo Facebook, vogliono capire cosa sto combinando nella vita.

Il tempo libero me lo gestisco come voglio e la mia attività sta crescendo a ritmi incredibili.

Ho una media mensile di crescita, negli ultimi 12 mesi, del +13%, ma solo nel mese di gennaio (rispetto a dicembre) del +32%. Se poi confronto gennaio 2017 versus gennaio 2016 siamo a +251%. Non male per essere in un periodo di “crisi”. Vero? 

Quanto tempo hai impiegato per arrivare al tuo livello attuale di competenza e di guadagni? 

Credo di averti già risposto sopra, ma riepiloghiamo.

Ho aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company a fine aprile 2015 e per tutto maggio sono stato un semplice consumatore.

Senza accorgermene, a giugno, ho fatto i primi clienti, amici che mi vedevano consumare prodotti a loro sconosciuti che non trovavano da nessuna parte.

Nello stesso mese ho iniziato a lavorare sul mio profilo Facebook personale, ho raggiunto la prima qualifica Distributore Diretto Senior e ho preso il primo bonus da 250€.

Così a luglio e ad agosto ho semplicemente continuato a migliorare il mio posizionamento su Facebook e ho raggiunto altri 2 obiettivi (ad agosto, mese che spaventa i network marketer, ma non spaventa Facebook, sono diventato Coordinatore Vendite e ho preso il terzo bonus da 500€).

A settembre ho ottenuto il quarto bonus da 700€ e poi, mio malgrado, ho avuto un piccolo calo perché, proprio in quel periodo, ho avuto la notizia del licenziamento e non posso certo dire che sia stata una bella sorpresa.

La mia attività con Juice Plus ne ha risentito, poiché se non continui a fare con costanza certe azioni (per lo meno finché non raggiungi un certo livello), l’attività rallenta e, addirittura, rischia di spegnersi.

Appena mi sono ripreso dallo shock del licenziamento (che oggi benedico), mi sono buttato a testa bassa nell’attività.

Ho creato un sistema online gratuito per semplificare quanto più possibile la formazione delle persone che decidevano di iniziare l’attività nel mio Team e per scalare velocemente (cioè aumentare il numero dei collaboratori, n.d.r.).

Qui mi è servito molto quanto imparato con Empower Network e ho iniziato la mia ascesa nel piano carriera di Juice Plus. 

Quanto tempo passi a studiare le strategie che applichi nel tuo business? 

Non voglio far credere che fare Network Marketing sia banale e si possa guadagnare senza fare nulla. Tutt’altro e chi lo dice non è sincero.

Bisogna impegnarsi per imparare e poi mettere in pratica, ogni giorno e con costanza, azioni semplici, ma fondamentali. Sia che tu lo faccia offline che online.

Oggi come oggi, passo 8/10 ore al giorno sul PC per studiare nuove strategie da applicare e insegnare (non esiste solo Facebook, ma anche Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+ e gli altri social) e poi faccio sessioni di formazione con chi vuole imparare e darsi da fare.

Più volte alla settimana incontro amici o persone conosciute sui social che vogliono capire come funziona. Le domande sono tantissime e spaziano dagli aspetti fiscali alla paura di non farcela.

Ma un’attività di Network Marketing si può iniziare anche part-time e quindi 2 o 3 ore al giorno possono essere sufficienti, ma devono essere ore di qualità che poi ci verranno ricompensate.

Proprio come sta accadendo a me e alle tante persone che lavorano insieme a me.

In base a quali criteri costruisci i tuoi team?

Questa attività mi ha cambiato la vita. Mi alzo alla mattina alle 8.30, faccio colazione e poi mi metto al lavoro. Quando parlo con le persone cerco di capire cosa cercano loro : io non cerco nessuno… ho imparato a essere pescatore anziché cacciatore.

E, senza voler apparire presuntuoso, sapendo ciò che quest’attività può portare nella vita delle persone, dapprima lavorandoci part-time e poi anche full time, cerco solo di capire se la persona che ho davanti ha davvero voglia di mettersi in gioco, di studiare, di imparare, di farsi guidare, ma, soprattutto, di impegnarsi.

Perché nulla accade per caso e tutto nasce da noi, dal nostro desiderio di costruire qualcosa che duri nel tempo e che porti per sempre il nostro nome e, perché no, ci dia soddisfazioni economiche importanti. Perché con il Network Marketing si può. 

Che supporto offri loro per farli crescere? 

Il Team con cui collaboro offre webinar di formazione settimanale mirati al grado di preparazione delle persone.

Perché chi inizia oggi ha bisogno di imparare cose che chi ha iniziato da 1 mese già sa.

Successivamente, sempre con l’aiuto del Team, organizzo webinar di formazione per chi vuole iniziare a creare il suo Team e quindi deve imparare a insegnare. Cose da fare ce ne sono davvero molte, ma il percorso è semplice e guidato.

C’è chi ci impiega qualche settimana, chi qualche mese, ma il percorso è testato e funzionante. 

Quali risultati hanno ottenuto i membri del tuo team? 

Questa è la domanda più bella a cui mi piace rispondere.

Nelle mie precedenti esperienze di Network Marketing non ho realizzato nulla di particolare a dire il vero, ma qualcosa avevo già fatto.

Ho sempre avuto questo problema… non riuscivo a duplicare il mio entusiasmo e chi iniziava a collaborare con me, amici della famosa lista dei nominativi, magari sull’onda delle emozioni che io riuscivo a trasmettere, non riuscivano a ottenere dei risultati che gli dessero la giusta motivazione per andare avanti. E piano piano si spegnevano. E io con loro.

Oggi, invece, ho costruito e collaboro con un Team di persone semplici, uomini e donne, giovani e meno giovani, senza particolari esperienze di vendita (perché noi non vendiamo nulla, ma facciamo in modo che chi ci contatta voglia acquistare) e senza particolari caratteristiche se non quella di aver davvero voglia (o bisogno) di farcela.

Mi hanno insegnato e ho potuto verificare che senza un desiderio bruciante, senza un sogno concreto da voler realizzare, questa attività non funziona.

Avere degli obiettivi è la più grande forza umana di automotivazione e devo dire che tra tutte le cose meravigliose che ci dà Juice Plus, c’è anche un piano marketing che consente di avere soddisfazioni tangibili fin da subito. E quando una persona vede fin da subito il premio per il suo impegno, beh… è difficile da fermare. 

Quali progetti hai per il futuro?  

È semplice: creare un Team di professionisti, che siano in grado di duplicare un lavoro semplice, ma non facile, che abbiano voglia di imparare un modo diverso di usare i Social Network e di interagire con le persone che incontrano quotidianamente, che credano in loro stessi e nella loro capacità di creare qualcosa di incredibile e che credano anche che la cosa più importante che abbiamo è la nostra salute.

I soldi sono una conseguenza di queste semplici azioni.

Servono impegno, passione, sincerità e rispetto: il Franchise di Juice Plus farà il resto.

Se guardo alle mie esperienze passate, è facile dire che la cosa più importante è la semplicità: e questo è ciò che sto cercando di duplicare.

Grazie, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico