Sabrina Piazza: “The Wandering Girl”

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Sabrina Piazza, “The Wandering Girl”.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su LinkedIn grazie al gruppo Career Accelerator, una iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali nata e cresciuta su Facebook.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao! Ho compiuto 28 anni a gennaio e vivo a Parigi.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato il liceo scientifico a indirizzo linguistico per capire presto che la mia passione erano (e sono tuttora) le lingue straniere.

Terminato il biennio ho, quindi, deciso di impegnare qualche giornata estiva studiando una terza lingua (nonché diritto, che allo scientifico non era previsto) e passare al liceo linguistico.

Finito il liceo ho scelto una triennale in Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche e, dopo un paio d’anni di esperienze di vita e lavoro all’estero, mi sono infine specializzata in Gestione Turistica Sostenibile.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sperimentato diversi settori e ruoli.

Durante gli studi davo lezioni private e organizzavo qualche evento, facendo più che altro relazioni pubbliche per amici e qualche discoteca milanese.

Il mondo degli eventi mi ha sempre affascinato, per cui spesso ne ho preso parte anche come hair-model, hostess e, infine, come assistente in un’agenzia MICE (termine utilizzato nel settore turistico per indicare un’agenzia che si occupa di viaggi per Meeting, Incentive, Congress, Events, ndr).

Ho lavorato come cameriera nei ristoranti in Italia, Francia e Australia.

Soprattutto, in Australia sono stata piuttosto attiva nell’ambiente dei festival musicali, come barista ma anche in biglietteria.

Durante l’ultimo periodo della mia vita australiana mi sono ritirata tre mesi in un’azienda agricola, dove ho imparato moltissimo, dalle tecniche di potatura degli alberi da frutto, fino al vaccinare le pecore.

È stato davvero un arricchimento e la scoperta di un amore inaspettato per la vita agreste.

Nel 2017 ho preso parte a un progetto di sviluppo agro-turistico sostenibile in Costa Rica, gestendo le fasi iniziali di analisi delle risorse e delle necessità, incontrando gli imprenditori locali e realizzando studi sul turismo in loco.

Da sempre sostenitrice del concetto di Europa, ho voluto approfittare di una possibilità che mi è stata offerta lo stesso anno a Bruxelles e collaborare per un progetto europeo sul gap tra i percorsi formativi proposti in ambito turistico e la domanda effettiva del mercato del lavoro.

Infine, per quasi tutto il 2018 ho lavorato per un grande gruppo francese che offre soggiorni all inclusive incentrati sulle attività sportive e la socialità.

Ognuna di queste esperienze è stata incredibilmente arricchente proprio grazie alla loro diversità.

Nell’insieme, oltre ovviamente ai saper fare “tecnici”, ho affinato moltissimo la mia capacità di comprendere i clienti o gli interlocutori del momento e ho imparato ad essere paziente, accogliente e comprensiva.

Trovarmi immersa in ambienti totalmente diversi, a culture diametralmente opposte, mi ha forgiato come persona, sviluppando lo spirito di osservazione, la capacità di ascolto e d’interazione.

Com’è stato lavorare all’estero e quale delle varie esperienze ti è piaciuta di più?

Ogni paese è differente e bisogna sapersi adattare alla cultura, ai costumi locali per integrarsi e ottenere dei risultati.

Non potrei scegliere un’esperienza tra le altre, perché ognuna ha degli aspetti positivi e non mi pento di nessuna

Tu sei una grande amante dei viaggi. Tra le tante nazioni che hai visitato qual è quella dove ti trasferiresti più volentieri e perché?

Ormai credo sia palese: ovviamente la Francia 🙂 .

In questo paese ho trovato veramente il giusto equilibrio: ottimi servizi e cultura latineggiante ma abbastanza nordica da offrire un ambiente di lavoro stimolante e possibilità di carriera interessanti.

Come si chiama il tuo blog e di cosa parla?

L’ho chiamato “The Wandering Girl” perché per quasi 10 anni sono stata fondamentalmente nomade.

Adoro viaggiare zaino in spalla, leggera e in modalità “slow”, muovendomi con i mezzi locali e facendomi ospitare dalle persone del posto.

In questo modo riesco a immergermi totalmente in un’altra cultura e capisco più facilmente come vivono e pensano gli abitanti di una regione.

Al momento mi sono fermata ma non ho, assolutamente, perso lo spirito d’avventura e la curiosità.

Continuo a esplorare, sia anche solo la città in cui vivo e i suoi dintorni.

L’obiettivo del blog è raccontare i miei viaggi dando consigli utili a chi voglia seguire gli stessi itinerari.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

In Italia, sicuramente lo scontro con una mentalità “all’antica” e “provinciale”.

In quanto giovane non vieni affatto considerato come risorsa ma piuttosto come un peso, una perdita di tempo perché bisogna formarti.

Non vieni mai ascoltato, anzi se parli vieni guardato con sufficienza o come un insubordinato che non rispetta la gerarchia, perché in quanto inesperto, a quanto pare incapace di opinare su qualcosa.

Se hai viaggiato, vieni bollato come inaffidabile e irresponsabile.

Quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto continuando la mia carriera nell’hospitality.

L’obiettivo è imparare a lavorare nei vari dipartimenti che esistono all’interno di un gruppo alberghiero, per acquisire quella conoscenza complessiva che permette di gestire una struttura da cima a fondo.

Continuo a nutrire un particolare interesse per il segmento “business ed eventi”, quindi cercherò, probabilmente, di dare alla mia carriera una spinta in quella direzione.

Da qualche parte nella mia testa aleggia anche il vago sogno di aprire una struttura in una zona agricola e gestirla come bed & breakfast con un corollario di attività affini sia al mondo del turismo quanto a quello dell’agricoltura.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Antonio Nenna: Formatore e Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Antonio Nenna, un giovane formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare “Green”, come recita la sua headline su LinkedIn.

Un ragazzo in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 24 anni e vivo a Torino, ma ormai passo il 70% del mio tempo a Milano!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono sempre stato un ragazzo a cui piacevano le novità e, infatti, tutti i miei studi sono stati costellati da percorsi usciti da poco: Liceo Scientifico-Tecnologico, Laurea Triennale in Economia e Statistica per le Decisioni Strategiche, un corso intensivo (tecnico-pratico) sulla valorizzazione del settore agro-alimentare finanziato da Slow Food, UNISG e Regione Piemonte, ed infine l’attuale Laurea Magistrale in Environmental and Food Economics.

In un mondo che cambia alla velocità della luce, come sviluppi le competenze necessarie per stare al passo coi tempi?

Grazie ai libri, al web e al mio lavoro.

Quando non posso usare il computer i libri diventano la mia seconda casa.

Quando lo posso utilizzare, invece, divido il tempo in sessioni di formazione e sessioni di lavoro.

Questo perché ho potuto constatare che applicare subito ciò che si è imparato al proprio lavoro è il primo modo per comprendere a pieno e, soprattutto, per sviluppare un proprio metodo non replicabile!

Ovviamente, mi aiutano anche gli eventi dal vivo, ma per questioni di tempo ancora non posso permettermi di partecipare a tutti quelli che vorrei.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale e cosa hai imparato che ti è utile anche oggi?

Questo è un argomento molto interessante.

All’inizio del mio percorso ho dovuto combattere contro i pregiudizi: essere giovane, con una laurea ed un tirocinio che non c’entrava nulla con quello che volevo fare nella vita.

Ho dovuto farmi strada fra coloro che volevano fregarmi [individui che si presentavano con cariche (job title) che non possedevano] e chi mi trattava con sufficienza.

Poi ho trovato i primi clienti di livello (lo chef Luca Zara e la sua compagna Chiara Bardesono), e da lì non mi sono più fermato.

Ho imparato molto a livello personale, soprattutto, cosa significa gestire un business da soli.

Ed ho avuto modo di imparare molto anche sulla negoziazione One-To-One.

Sono diventato più sicuro e la fiducia in me stesso è cresciuta guardando i miei successi.

Tanto che, ora, sono determinato a superarli ogni anno che passa.

Ho compreso anche molti aspetti tecnici del Social Media Marketing e del Web Marketing.

Avrei voluto scoprire prima ciò che volevo fare, ma sono contento della strada che ho percorso e non vedo l’ora di proseguire sul sentiero che mi sto costruendo!

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento sono un formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare che operano in regimi di sostenibilità ambientale. Il mio obiettivo è duplice.

Da un lato chi produce in maniera ecosostenibile può guadagnare di più e, di conseguenza, investire di più nella salvaguardia dell’ambiente.

Dall’altro, grazie al marketing strategico, è possibile acquisire e fidelizzare i consumatori educandoli all’acquisto solo di prodotti ecosostenibili.

Ho in mente una vera e propria rivoluzione del mercato, e ho scelto di farlo dopo che mi sono reso conto della direzione in cui ci stiamo dirigendo.

Ho utilizzato (ed utilizzo) le mie competenze anche per altri settori, come ad esempio la startup EndlessWebsite nella quale al momento sono formatore e direttore marketing.

Ho a cuore, soprattutto, i ragazzi più giovani di me, quindi se vedo un progetto che mi interessa non ho problemi ad accettare l’incarico.

Poi ho anche qualche cliente speciale, ma ne parlerò nell’ultima domanda, ah ah! 😛

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Il primo passo è quello di conoscere esattamente la situazione di chi ho di fronte.

Non solo a livello di business, ma anche a livello di mindset.

Se il potenziale cliente non è disposto ad effettuare determinati cambiamenti all’interno della sua azienda, sono costretto a rifiutare il lavoro.

Non perché voglia tirarmela, anzi, avrei solo piacere a lavorare di più.

Semplicemente, non posso lavorare con elementi che non sono disposti ad implementare tutte le procedure necessarie per raggiungere l’obiettivo finale.

Questo perché un’applicazione discreta non porta risultati né per l’azienda né per il fine del bene comune che ho descritto precedentemente.

In ogni caso, se l’imprenditore ha superato la selezione si procede con un’analisi dettagliata della gestione aziendale e di tutto il reparto marketing.

Questo tenendo sempre sott’occhio i numeri (il bilancio, ndr).

Dopo si inizia a lavorare: io formo l’imprenditore (o chi per lui) e inizio a somministrargli i concetti che può implementare fin da subito (e che non costano nulla).

Una volta arrivati i risultati si predispone un piano di reinvestimento nel marketing, andando ad aggiungere i pezzi più costosi ma che permettono di ottenere risultati maggiori.

Alla fine del primo periodo di azione, l’azienda può decidere se continuare il percorso con me o se proseguire da sola.

Su cosa ti sei verticalizzato e perché hai scelto questa verticalizzazione?

Come detto precedentemente il mio focus è diretto al settore agro-alimentare e alla sostenibilità ambientale.

La scelta è dovuta al fatto che ci sono molti tecnici che sanno come operare per proteggere l’ambiente, ma finché il cambio di direzione non lo prenderanno i consumatori non si potrà avere una rivoluzione green.

Per arrivare a questo è necessario possedere dei sistemi di marketing avanzati che sappiano coinvolgere i clienti in un certo modo.

Non ho intenzione di far chiudere tutti coloro che non producono in maniera ecosostenibile, anzi, in realtà li invito sempre a valutare di cambiare business model e a implementare ciò che insegno per non avere perdite di alcun tipo.

Qual è la tua strategia online per sviluppare il tuo network di contatti?

Diciamo che la mia strategia online sta nascendo, nel senso che ho iniziato da poco ad essere presente (poiché il progetto è nuovo), e quindi al momento ciò che utilizzo di più sono LinkedIn e Facebook.

Su LinkedIn pubblico articoli e interagisco con coloro che reputo interessanti.

Su Facebook ho anche dei contatti personali ma interagisco molto con le community presenti sul social, come quelle di Marketers dove periodicamente pubblico dei contenuti che siano utili a chi si approccia a questo mondo.

D’altronde è proprio grazie a quello se ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti!

Come trovi nuovi clienti per la tua attività?

Al momento, come detto anche sopra, la mia presenza online è in fase di espansione.

Difatti, le strategie di acquisizione clienti che per ora hanno funzionato meglio sono state le pr e i referral.

Però, sicuramente, la parte online diventerà fondamentale, soprattutto per le fasi di educazione del cliente prima di entrare in contatto con me.

In ogni caso, penso che i referral siano uno strumento potentissimo se utilizzati come si deve, e sono sicuro che uniti alle fasi online non potranno che avere un effetto potenziante.

In più, chi entra in contatto con me sa che nel corso del nostro rapporto lavorativo avrà accesso a tutta una serie di bonus impliciti, e questo comporta che le stesse persone mi fanno pubblicità senza doverglielo chiedere!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ovvero il più vicino possibile, ho in mente di avviare due progetti principali.

Il primo sarà quello di espandere la mia attività, formando dei giovani che possano essere i formatori del futuro.

Ci sono già molti ragazzi che conosco che sono interessati, e sono sicuro che diversi di loro sono in gamba.

Non vedo l’ora di lanciare la mia Academy!

Il secondo è quello di arrivare a svolgere degli eventi (o partecipare a quelli esistenti) per formare il pubblico.

Questo perché per quanti contenuti io possa produrre, gratuiti o a pagamento, la formazione e la consulenza One-To-One sono insostituibili, e gli eventi sono un ottimo modo per approcciarsi al pubblico e riuscire a far avvicinare sempre più individui a questo mondo.

E poi beh, l’obiettivo intrinseco è quello di rivoluzionare il mercato.

Sono un folle? Un visionario? È possibile, ma qualcuno dovrà pur provarci. 😉

Un’ultima curiosità: com’è lavorare per una cosplayer?

Eh,eh, sapevo che questa cosa avrebbe destato l’interesse di tutti!

Beh, fortunatamente, io sono sempre stato leggermente nerd, quindi mi intendo abbastanza del settore.

In questo caso particolare, poi, è uno di quei lavori che ti rilassa.

O meglio, ci sono tantissime cose a cui fare attenzione ed è un settore molto competitivo, ma mi fa distrarre dalla mia routine quotidiana.

Inoltre, Dajla è una ragazza fantastica. Applica tutto ciò che le insegno ed è sempre entusiasta di testare ed imparare concetti nuovi!

Poi quando raggiunge certi risultati si emoziona, mi fa i complimenti e mi emoziono anche io ah, ah.

Se fosse nel mio settore di appartenenza sarebbe il cliente ideale.

In ogni caso sono certo che farà strada e non solo grazie ai miei insegnamenti.

Sono fiero di collaborare con lei, soprattutto perché nel business, come nella vita, bisogna avere un certo mindset, e lei è in grado di spaccare il mondo!

La rivedrete sicuramente a breve sui grandi schermi, garantito!

A questo punto ringrazio chi ha letto fino a qui.

Poi, ringrazio pubblicamente te, caro Federico, per avermi dato la possibilità di raccontarmi e mi auguro di aver potuto donare degli spunti, almeno in minima parte, a qualcuno dei tuoi lettori.

Un abbraccio,

Antonio.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Simone Bennati. Un anno e sette mesi dopo

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Simone Bennati, proprietario del noto blog Bennaker.com, blogger, social media marketer, content curator e copywriter.

Un professionista coi fiocchi con una forte personalità e titolare di un gruppo su Facebook

“Ciccio senti ‘na cosa” che è un supporto incredibile per tutti coloro che hanno a che fare con Internet.

Buona lettura!

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Quando ti ho intervistato la prima volta (giugno 2017) avevi appena perso il lavoro. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Un anno e mezzo è passato e molte cose sono cambiate, se non addirittura moltissime.

Sono cambiato io, innanzitutto. Il fatto di esseremi ritrovato da un giorno all’altro a non avere più un’occupazione mi ha dato un bello scossone, tanto sul piano emotivo, quanto su quello pratico.

Di buono c’è che questo imprevisto mi ha dimostrato una cosa estremamente importante, ovvero che l’idea di lavorare sulla mia immagine professionale attraverso Bennaker.com e i social fu, a suo tempo, quella giusta.

Senza tutto il lavoro di Personal Branding portato avanti nei 3 anni precedenti, infatti, mi sarei trovato a dover ricominciare come un 33enne qualsiasi; magari anche bravo e competente, ma totalmente sconosciuto. E invece questo non è accaduto.

Piuttosto, il fatto che Bennaker fosse tornato sulla piazza ha scatenato un interesse e un affetto del tutto inediti, e per i quali ancora ringrazio.

Questi ultimi 18 mesi li ho dedicati perlopiù alla formazione, rimettendomi sui libri e frequentando corsi che speravo mi avrebbero dato una marcia in più, cosa che si è puntualmente verificata.

Ho poi incrementato il lavoro sul blog, affinato la mia presenza sui social e partecipato a un gran numero di eventi e incontri di settore.

Insomma, non sono rimasto a casa a piangermi addosso, ma ho approfittato di questa parentesi di imprevista libertà per migliorare me stesso e farmi conoscere da una platea sempre più ampia.

Due cose che, posso assicurarlo, portano via un sacco di tempo e di energie.

All’epoca della prima intervista avevi da poco aperto su Facebook il tuo gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa”. Che risultati ha ottenuto? Sei soddisfatto di questa tua creatura?

Ciccio”, così come lo chiamano i membri più affezionati, mi ha dato e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Considerato che l’idea di creare “Ciccio” è nata dalla necessità di risolvere un mio problema, il fatto che oggi centinaia di persone utilizzino il Gruppo per trovare soluzione ai loro problemi mi infonde grande gioia.

I numeri non sono certo quelli da gruppone di Facebook, ma che importa?

Ricevo quotidiamente messaggi di persone che mi ringraziano per aver creato un luogo dove domande e risposte si incontrano, ma in cui nessuno si erge a maestro o a portatore della verità assoluta.

Di fatto, considero “Ciccio” una sorta di riproduzione in miniatura del mondo che vorrei: un mondo fatto di ascolto, collaborazione e rispetto…

Come sta andando il tuo storico blog Bennaker.com?

Anche il lavoro sul blog procede a gonfie vele e i risultati, numerici e non, parlano da soli.

Ho sempre pensato che mettere a disposizione il proprio know-how fosse il modo migliore per attirare le persone e instaurare nuovi rapporti.

Questo modo di agire permette non solo di ampliare la propria rete di contatti, ma anche di accrescere la propria reputazione, portando coloro che sono interessati alla tua professionalità a rapportarsi con maggiore rispetto e considerazione.

Produrre nuove idee e contenuti non è sempre facile, ma ho la fortuna di essere uno di quelli che, tanto nel bene, quanto nel male, non si lasciano semplicemente attraversare dalle cose, ma sono portati a osservare e analizzare tutto ciò che fanno o capita loro.

Il prendere questi input e tradurli in parole è, poi, un passaggio quasi naturale.

Ho notato che hai aumentato la tua attività su LinkedIn. Cosa pensi di questo social?

LinkedIn è, tra tutte le piattaforme social, quella in cui mi diverto di più.

Un divertimento che si concretizza nella condivisione quotidiana di: contenuti che considero di valore (articoli, approfondimenti, grafici, etc.), rilfessioni inerenti il mondo della comunicazione, aneddoti e molto altro ancora.

Nonstante, siano ancora molti quelli che considerano LinkedIn una sorta di Facebook del lavoro, i dati riguardanti la crescita degli utenti parlano chiaro: LinkedIn non solo gode di ottima salute, ma il grado di apprezzamento del pubblico aumenta in modo esponenziale.

Oggi, quando pensiamo a un’azienda sui social, la prima piattaforma che ci viene in mente è Facebook, seguita a ruota da Instagram. Ma domani sarà ancora così?

Secondo me no. E la colpa, se così vogliamo definirla, sarà proprio di LinkedIn.

LinkedIn vs. Facebook: su quale dei due, nel 2019, si deve per forza avere un profilo personale?

Quando si parla di risorse social aziendali, le uniche che dovrebbero essere schierate sono quelle per cui è previsto un ruolo all’interno del piano strategico, ovvero quelle che devono contribuire attivamente al raggiungimento di uno o più obiettivi.

Applicare lo stesso principio ai profili personali sarebbe (forse) esagerato, ma bisogna anche domandarsi a cosa potrebbe mai servire un profilo che non si ha modo di seguire o che, pur seguendolo, non porta a nulla di concreto?

Nel mio piccolo, se proprio dovessi azzardare un consiglio, suggerirei a coloro che vogliono utilizzare i social per finalità legate al business e al Personal Branding di dare una possibilità a LinkedIn.

Questo significa non solo aprire un profilo personale, ma anche e soprattutto curarlo, entrando in contatto con altri professionisti del proprio settore, nonché con quelli appartenenti a settori in cui la propria professionalità potrebbe essere richiesta.

Se invece l’obiettivo della propria presenza sui social è semplicemente quello di cazzeggiare, beh… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Facebook a Instagram, passando per Twitter e Snapchat, il social-cazzeggio regna sovrano. Quindi pochi scrupoli e spazio alla leggerezza.

Fai attività di public speaking?

Quello di parlare in pubblico, fosse anche solo il pubblico di una diretta Facebook, è un mio grosso limite, nel senso che vivo questo tipo di situazioni con grandissima ansia.

Mi è capitato in più di un paio di occasioni di parlare di fronte ad altri e, per quanto i feedback ricevuti siano stati oltremodo positivi, il livello di stress che subisco è sempre altissimo.

È una cosa che con l’esperienza e il tempo tende a smorzarsi, lo so, ma per il momento preferisco limitare il numero delle occasioni, scegliendo solo quelle con un pubblico ristretto e ben selezionato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A dire la verità, non sono mai stato bravo a fare progetti. Persino i miei weekend sono spesso improvvisati, quindi figuriamoci il resto…

Ci sono, però, una serie di attività che intendo continuare a seguire e che, ad oggi, rappresentano l’ossatura del mio lavoro quotidiano.

Il fatto di continuare a scrivere su Bennaker.com, ad esempio, è qualcosa che porterò avanti qualsiasi cosa mi capiti e per cui troverò sempre tempo.

Lo stesso dicasi per la gestione delle mie risorse social, nonché per il quotidiano aggiornamento sulle novità riguardanti il mondo del Digital Marketing.

Volendo andare un po’ più sul concreto, mi piacerebbe proprormi sul mercato sia come consulente che come formatore in ambito social.

Parlare delle materie che amo a chi ha voglia di imparare mi viene piuttosto semplice.

Vedremo come va a finire. Il fatto che non ne abbia la minima idea neanche io mi spaventa e eccita allo stesso tempo, ma la mia vita è sempre stata così.

E mi piace proprio perché è incerta.

L’ultima domanda sono sicuro che piacerà molto a tutti i tuoi “true fan”: hai trovato un degno sostituto del pub di Maria?

Non credo che troverò mai un degno sostituto del pub di Maria. Il Legend – perché è così si chiamava – era per me un posto speciale.

Una sorta di seconda casa in cui, in base all’umore, andavo a sbollire i miei malumori o a godermi il piacere della compagnia.

Sarà quindi molto difficile trovare un locale che riesca a farmi sentire allo stesso modo.

Un locale in cui possa andare a pensare, scrivere, parlare, mangiare, bere, fumare ogni volta che voglio, quando voglio.

E poi, vabbè, al Legend c’era prima di tutto Maria, con la sua risata contagiosa e il suo modo di fare cordiale e premuroso.

Il suo pub non era solo un pub, ma una situazione. E di situazioni belle come quella non ce ne sono molte in giro.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Carmen Andreea Silter: Marketing Specialist

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Carmen Andreea Silter, una giovane esperta di marketing, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Sono nata in una piccola città in Romania.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 29 anni e abito in Italia, a Roma, più precisamente.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho iniziato il mio percorso di studi in Romania. Poi ho continuato in Italia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sin da piccola ho avuto la passione per i numeri e per l’economia.

Dopo le scuole medie ho scelto un collegio con indirizzo economico (Finanza e Contabilità), in Romania, ma dopo il secondo anno mi sono trasferita in Italia e ho proseguito, dalla terza superiore in un istituto tecnico conseguendo il diploma di tecnico della gestione aziendale/informatico nel sud dell’Italia, in Calabria, per la precisione.

Non mi è bastato.

Quindi, la voglia di continuare e scoprire nuove realtà mi ha portata a Roma dove mi sono laureata in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione dell’impresa alla Sapienza.

Infine, ho arricchito il mio percorso universitario grazie a una borsa di studio che mi ha permesso di andare negli Stati Uniti e conseguire il master in International Marketing Management presso la Saint Joseph University (PA).

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

All’inizio, cioè alle superiori, la più grande difficoltà è stata la lingua, perché appena trasferita non sapevo neanche una parola di italiano, tanto meno le regole della grammatica, ma è stata una bella sfida.

Sfida che oggi, a distanza di più di 10 anni mi permette di parlare l’italiano a livello quasi nativo.

Un’altra difficoltà è stata la mia voglia di essere sempre tra i primi. Per questa ragione venivo definita la secchiona della classe, i professori mi stimavano e la cosa non andava a genio ai miei compagni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

La mia prima esperienza lavorativa, in assoluto, è stata come badante, mia madre lavorava di giorno e io la sera.

Sono sempre stata testarda e indipendente.

Ho continuato come cameriera in uno dei bar del paese anche se non avevo la minima esperienza.

Dopo i 3 mesi estivi mi hanno proposto di lavorare part-time con loro e cosi ho imparato il mestiere di barista.

La mattina andavo a scuola, il pomeriggio al lavoro e la sera studiavo.

Il mio obiettivo era quello di salire a Roma per andare a studiare alla Sapienza.

Da quelle esperienze in Calabria ho imparato a gestire il mio tempo, i miei impegni, a settare le priorità e, cosa più importante, a divertirmi lavorando.

Arrivata a Roma, da sola e senza neanche un’idea di come muovermi è iniziata un’altra sfida.

Ho iniziato l’università e, dopo qualche mese, ho iniziato a lavorare come cameriera in un albergo di lusso tramite un’agenzia interinale.

L’agenzia stessa, avendo più appalti mi proponeva diversi lavori sia come cameriera che come barista.

Ho fatto doppi turni, corse da un lavoro all’altro e, nel frattempo, continuavo anche con i miei studi.

A distanza di quasi un anno dall’inizio della mia collaborazione con l’agenzia sono cresciuta e sono diventata responsabile dei punti vendita nelle varie strutture.

Gestivo il personale, gli statini e il carico/scarico della merce.

Nello stesso periodo ho iniziato la mia esperienza in AIESEC, un’associazione non profit gestita interamente da studenti, associazione dove ho avuto una crescita non indifferente.

Sono entrata come semplice membro, successivamente, mi sono candidata per la posizione di team leader per arrivare, poi, alla carica più alta, ovvero quella di Vicepresidente dell’area Outgoing Exchange & International Relations.

Dopo AIESEC ho lavorato come impiegata contabile, bartender, promoter e altri lavoretti simili.

Dopo il master, in contemporanea, con tutti i lavori sopra indicati ho fatto uno stage in sales & marketing che mi ha fatto innamorare ancora di più di questo mondo e mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta.

Tutte le esperienze mi hanno insegnato quanto è importante l’impegno, il rapporto con le persone, con il tuo team, la dedizione, l’ascolto, differenziare la vita privata da quella professionale e quanto è importante reagire quando ci sono delle difficoltà.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, ricopro il ruolo di Marketing Assistant preso la New Life Srl.

Quello che più mi piace del mio attuale lavoro è il fatto che non è mai monotono.

Sto a contatto con le persone, gestisco i fornitori, le pagine social dell’azienda, organizziamo e gestiamo eventi di grande portata.

Quindi ho modo di avere una visione dell’azienda a 360°.

In più gestisco anche il bar interno e il personale.

La mia squadra mi dà una carica indescrivibile.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Non credo di aver riscontrato troppe difficoltà, se non la discriminazione in alcuni casi, ma non ci do troppo peso.

Una grossa difficoltà, sicuramente, la sto trovando nel trovare un nuovo impiego in un’altra città.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi vorrei trasferire a Milano e trovare un’azienda con la quale possa andare in sintonia, crescere e fare carriera al suo interno.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Safaa Mataich: Biologa Evoluzionista

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Safaa Mataich, biologa evoluzionista impegnata nel lavoro sociale, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Le mie origini sono marocchine: il paese in cui sono nata e al quale, in qualche misura, appartengo.

Soprattutto, sento mia la storia antica del Marocco.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 27 anni, compiuti il 4 Novembre 2018. Al momento abito a Firenze.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho cominciato l’asilo a 2 anni in un istituto gestito dalle suore, a Firenze.

Dopo ho sempre frequentato scuole pubbliche, fino alla Laurea Magistrale per la quale mi sono trasferita a Bologna.

L’unica esperienza di studio “all’estero”, è quella che ho fatto in Marocco, dove ho frequentato solo il secondo semestre della terza elementare e dove ho dovuto studiare in arabo e francese in una situazione a me totalmente estranea.

Fortunatamente, mia madre mi aveva insegnato a leggere e scrivere l’arabo già dai miei primi anni.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Da piccola avevo il sogno di diventare una scienziata, e appena ho sentito parlare di Mendel e DNA alle medie, ho deciso che quello sarebbe stato il mio destino.

Mi sono, quindi, iscritta a un Istituto Tecnico ad indirizzo Biologico-Sanitario per continuare con la facoltà di Scienze Biologiche.

Ho, poi, ottenuto la laurea magistrale in Biodiversità ed Evoluzione, con una tesi in Antropologia Molecolare (che utilizza il DNA antico, appartenuto ai nostri antenati, per ricostruire la storia evolutiva e migratoria della specie umana, n.d.r.)

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

Non sono mai riuscita ad adattarmi alla scuola nel suo atteggiamento giudicante e molto frustrante della individualità degli studenti.

Ho ottenuto i miei diplomi con molta fatica, vinta solo dalla profonda passione che ho per le materie studiate.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sempre fatto un po’ di tutto per guadagnare qualcosina: dalla venditrice di gioielli e profumi alla fiera dell’artigianato, alla badante, alla mediatrice e insegnate.

Tutte esperienze che mi hanno fatto capire il valore dei soldi e quanto sono da rispettare le persone che fanno i lavori più “umili” e faticosi.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, collaboro con l’Associazione Nosotras: un’associazione di donne provenienti da 70 paesi diversi, che si impegnano su diversi fronti per la dignità delle persone.

Il lavoro sociale è, effettivamente, lontano dalla mia formazione accademica, ma sono entrata in questa associazione all’età di 16 anni per un progetto sull’identità delle seconde generazioni.

Da quel momento ne faccio parte e continuo ad imparare da ogni esperienza e formazione connessa.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Le difficoltà sono state, principalmente, quelle del comprendere cosa volevo fare nella vita: sapevo solo di non voler fare un lavoro monotono e ripetitivo.

Non ho trovato l’orientamento di cui avevo bisogno.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi impegnerò a creare una sintesi delle mie due passioni: il lavoro nel sociale e la mia conoscenza scientifica.

La via più adatta è quella delle Ong, in cui è necessario avere un buon livello di sensibilità ed empatia da associare a delle ottime competenze tecniche.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

LinkedIn: il Social per il Business

Gaudeamus igitur!

Finalmente, LinkedIn è diventato il Social per il Business con la S maiuscola.

Negli ultimi mesi, in Italia ma anche nel resto del mondo, LinkedIn è passato da social network per postare il proprio Curriculum Vitae al fine di trovare un lavoro a luogo dove intrecciare relazioni d’affari o stringere partnership per lanciare nuovi business.

LINKEDIN: UN PO’ DI STORIA

Questo social viene lanciato da Reid Hoffman, Allen Blue, Konstantin Guericke, Eric Ly e Jean-Luc Vaillant il 5 maggio 2003.

Il suo scopo è quello di facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro attraverso la creazione di relazioni tra i vari utenti.

Infatti, il suo motto è: Relationships Matter (Le relazioni contano, ndr).

Qui ogni utente è un nodo di una rete e i suoi contatti, cioè le persone nella sua lista, sono definiti “connessioni”.

Nel 2016 la piattaforma viene acquisita da Microsoft per 26,2 miliardi di dollari.

Alla fine del 2017 ha raggiunto i 530 milioni di iscritti con Milano al quinto posto tra le aree più connesse a livello globale.

LINKEDIN: LA SUA TRASFORMAZIONE

Inizialmente, specie in Italia, è stato visto come il parente povero di Facebook.

Un social dove caricare il proprio CV e cercare offerte di lavoro in linea con le proprie aspirazioni.

E questo è stato, a mio parere, fino agli inizi di quest’anno.

Poi, non so bene né come né quando qualcosa è cambiato.

All’inizio pensavo fosse solo una mia percezione.

Però, quando anche Gary Vaynerchuk ha confermato in uno dei suoi famosi video motivazionali che da un po’ di tempo aveva iniziato a passare più tempo su LinkedIn e ha consigliato a chi fa business, nel 2018, di aumentare la propria attività su questo social, ho capito che la mia intuizione era giusta.

Ma cosa vuol dire tutto ciò per l’utente comune?

Per chi è alla ricerca di un posto di lavoro cambia poco o nulla.

Forse, però, vi è un vantaggio indiretto poiché LinkedIn aumentando ancora di più la sua autorevolezza scoraggerà quei pochi che lo avevano preso per un secondo Facebook dal postare foto di gattini e altre sciocchezze simili perché si rovinerebbero la reputazione per sempre.

Mentre per chi come me è un imprenditore digitale e un libero professionista significa sviluppare più facilmente contatti con persone con la mia stessa forma mentis.

Il mio profilo, infatti, non è costruito per attirare l’attenzione dei responsabili delle risorse umane.

Non sono alla ricerca di un posto di lavoro fisso.

Questa, grazie a Internet, è l’era migliore per chi vuol fare impresa e vuol realizzare con la propria creatività e intraprendenza i suoi sogni.

La Rete ti permette di scalare velocemente il tuo business, di lavorare a distanza con persone di valore e con competenze e soft skill complementari alle tue.

Quindi bisogna sfruttare al massimo l’opportunità che ci viene offerta.

LINKEDIN: UN PICCOLO TRUCCO

Per usare al meglio questa piattaforma il mio consiglio è quello di fissarsi un obiettivo e in base a quello costruire il proprio profilo.

E ricordati questo:

  • Metti sempre la tua foto. Non lasciare lo spazio vuoto, non mettere foto di coppia o ancora peggio del tuo cane, gatto o canarino.

  • Nella descrizione che appare accanto allo spazio per l’immagine e quando descrivi le tue esperienze lavorative non usare un muro di parole ma scrivi paragrafi brevi di due o tre righe e lascia uno spazio bianco tra un paragrafo e l’altro poiché ne facilita la lettura.

Infine, se utilizzi LinkedIn per trovare clienti o stringere partnership ti svelo un piccolo trucco che mi è stato suggerito da un interessante post di Mirko Saini: la mail di risposta a chi ti chiede di entrare in connessione.

Questa, per esempio, è quella che ho creato io dopo la lettura del suddetto post:

Ciao [Nome di chi ti contatta],

piacere di e-conoscerti e grazie per avermi invitato.

Ti va di raccontarmi qualcosa in più su di te? Lavoro, interessi e per quale ragione hai deciso di aggiungermi al tuo network, mi piace l’idea di conoscere un po’ di più le persone che incontro su LinkedIn.

La mia grande passione è lo sport, una volta giocavo a calcio… ora non più.

Pratico la corsa, il nuoto, la pesca in apnea e vado in bici.

Inoltre, cerco di curare la mia parte spirituale (a volte ci riesco, altre meno).

Su Facebook gestisco 1 gruppo sul quale puoi aggiungerti, se di tuo interesse:

Harvi-Lab for Startup:

https://www.facebook.com/groups/harvilab/

Scrivo anche su 2 blog, uno personale e uno multiautore, che per certi versi rende più agile rispetto a Linkedin la condivisione di un certo tipo di contenuti, li trovi qui:

  1. https://federicochigbuhgasparini.wordpress.com/

  2. https://harviup.com/blog/

Per il momento ti saluto e spero ci sia presto occasione di conoscerci dal vivo.

Buona giornata,

Federico

Inoltre, ho creato una tabella in Excel dove raccolgo le informazioni principali del nuovo contatto e segno se ha risposto o meno al mio messaggio.

Questo mi ha permesso di conoscere meglio i miei contatti e in alcuni casi di instaurare una bella relazione.

CONCLUSIONI

LinkedIn, da qualche tempo, è diventato un social network su cui chi fa business deve assolutamente esserci poiché permette di sviluppare ottime relazioni d’affari.

Ovviamente, non ha perso la funzione per cui è nato cioè di luogo che favorisce l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Ma, ora, vi si affianca questa nuova opportunità che permette di trovare nuovi clienti oppure di sviluppare partnership.

Per questo il mio consiglio è quello di investirci più tempo, di aumentare la partecipazione alle discussioni e di pubblicarci più contenuti.

P. S.: Se vuoi aggiungermi alle tue connessioni questo è il link al mio profilo:

https://www.linkedin.com/in/federicochigbuhgasparini/

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Marco Piccioni: Marco Piccioni Consulting srl

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso la mia intervista Marco Piccioni, un consulente che ho conosciuto di recente su LinkedIn, dopo che ha catturato la mia attenzione coi suoi contenuti.

Buona lettura!

*  *  *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 44 anni.

E sono nato e vivo a Roma.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho una laurea in Sociologia.

Qual è la tua attuale professione?

Sono il titolare di una società di consulenza specializzata in direzione aziendale: la Marco Piccioni Consulting srl.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e che cosa ti hanno insegnato?

Per pochi mesi, subito dopo la laurea, ho lavorato in una società di consulenza che mi ha insegnato cosa non si deve fare per gestire al meglio i clienti.

Qual è l’attività principale della Marco Piccioni Consulting srl?

Gli ambiti di intervento sono:

·         sicurezza del lavoro (decreto 81/08) con nomina RSPP;

·         medicina del lavoro con nomina del medico competente;

·         visite mediche periodiche al personale;

·         corsi di formazione per il personale;

·         certificazioni di qualità ISO 9000 e certificazioni ambientali ISO 14000;

·         attestazioni SOA;

·         consulenza PRIVACY GDPR con nomina DPO.

In sintesi: ogni tipo di problematica che può avere un’azienda.

Ci piace essere lì per dare una mano.

Quanti collaboratori ha la Marco Piccioni Consulting srl?

Il gruppo di lavoro è mutevole.

C’è un parte stabile da anni e altri che ruotano. Alcuni lavorano solo con noi e altri sono collaboratori occasionali.

Quindi se non sbaglio direi 15/20 professionisti stabili. Tutti con p.iva.

La tua società opera solo a livello locale oppure anche a livello nazionale?

Lavoriamo in tutta Italia. Alcuni nostri clienti sono filiali italiane di gruppi internazionali.

Ovviamente, la gran parte di essi ha la sede e opera a Roma.

Quali strategie di marketing utilizza la Marco Piccioni Consulting srl per attirare nuovi clienti?

Un mix di interventi.

In questo momento sto tentando di acquisire maggiore visibilità attraverso la presenza sui social: LinkedIn e il canale YouTube Marco Piccioni Consulting srl.

Quale strategia, invece, utilizza la Marco Piccioni Consulting srl per fidelizzare i suoi clienti?

Nessuna strategia in particolare. Lavoriamo al meglio cercando di offrire ai nostri clienti sempre qualcosa in più rispetto quello che si aspettano.

In genere è il cliente stesso che richiede nuovi servizi, nuove consulenze.

Che ruolo occupa Internet nella strategia di marketing della Marco Piccioni Consulting srl?

Centrale, determinante, esclusivo.

Poi, c’è il passaparola dei nostri clienti.

Quando hai lanciato tuo canale YouTube quale obiettivo ti sei prefissato?

Inizialmente, si trattava genericamente di una indistinta necessità di recuperare terreno in termini di visibilità per la Marco Piccioni Consulting srl.

Da qualche settimana è subentrata anche la semplice voglia di riuscire a farcela. Una sorta di sfida con me stesso. Il tutto, però, divertendomi.

In che modo pensi di far crescere gli iscritti al tuo canale YouTube?

Ancora non ho una strategia chiara in mente.

Se hai qualche consiglio da darmi, lo ascolto volentieri.

Oltre a YouTube, la tua strategia di personal branding prevede l’utilizzo di altri canali social?

Sì! Uso Linkedin.

Mi trovo bene su questo social network, poiché puoi affrontare tematiche di vario tipo confrontandoti con persone interessanti e – per lo più – intelligenti.

Cosa consiglieresti a una persona che si vuole mettere in proprio?

Volontà, ambizione e fantasia.

Se, però, hai un capitale inziale da investire la fantasia può anche non servire.

Qui dovrei darti una risposta articolata che richiederebbe, però, troppo spazio.

Magari, potremmo parlarne in un’altra occasione.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

In ambito professionale te lo dico, seriamente, non ho mai detto né pensato vorrei arrivare “a questo punto”.

Dopo quel punto, se fai un passo puoi andare ancora più avanti.

Per questo il mio unico obiettivo può essere… il massimo che si riesce a fare.

In ogni caso per darti un’idea, un ordine di grandezza di cosa considero il vero successo – ripeto – solo sul piano professionale: è possedere minimo una squadra di calcio, andare a lavoro in elicottero e nello studio avere appeso un Caravaggio.

L’idea più o meno è questa e – mio malgrado – la strada da percorrere è ancora un bel po’ lunga.

L’intervista è finita, ma voglio aggiungere una cosa, la più importante: qui si è parlato di lavoro, di ambizione, aspetti centrali e determinanti, che però non sono nulla se non condivisi con gli affetti.

Sono gli affetti che riempono di significato tutto ciò che facciamo.

Ciao e grazie,

Marco

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Umberto Zanesco: Startup Business Lab

Oggi, mio caro lettore, ti presento Umberto Zanesco, giovane project manager dal radioso futuro, che ho conosciuto grazie a LinkedIn.

Di lui mi hanno colpito la sua energia, la sua gran voglia di fare e il suo spirito imprenditoriale.

Se vuoi vederlo all’opera, ti consiglio di visitare il suo blog Startup Business Lab.

Se, invece, vuoi conoscerlo meglio, non ti resta che proseguire nella lettura di questo post e ti assicuro che ne vale la pena.

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 28 anni e vivo a Poole, Dorset, UK.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo scientifico e, subito dopo, laurea magistrale in Economia e Commercio a Napoli.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Dopo un periodo da freelancer come business developer e project manager, c’è stato un gap di qualche mese nella mia vita lavorativa, in cui ho cominciato a scrivere e a progettare il mio prossimo business.

Nel frattempo, il 19 novembre inizierò come project manager presso FDM Group nel centro di Londra.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale?

Ho iniziato come rappresentate di ricambi industriali.

Successivamente, ho fatto il business developer per un’azienda che produceva videogiochi per tablet e smartphone, ARS Digitalia.

Quindi ho gestito, per pochissimo tempo, insieme a due soci una società sportiva che aveva preso in gestione un campo di calcetto, Sietten FC.

Dopodiché per 2 anni ho avuto la mia attività, la ZaMarini, che era così suddivisa: un chiosco di bibite (nella fattispecie, un carretto) e un ristorante italiano in una food court a Perth CBD, Western Australia.

Infine, una volta giunto a Londra ho lavorato per 1 anno e pochi mesi come croupier in un casinò online, Extreme Live Gaming.

Nel frattempo, mi sono preparato per 8 mesi al concorso per segretario di legazione sostenuto a Roma e fallito miseramente.

Sono arrivato 300esimo su 3.000 partecipanti, con 39 risposte esatte su 60.

Pensa che i primi 200 che sono passati alla fase successiva avevano totalizzato 40 risposte esatte.

Poi sono tornato in Italia per godermi 10 mesi di paternità, durante i quali ho continuato a scrivere, ricercare, progettare e, occasionalmente, a lavorare da freelancer come project manager.

Che cosa ti hanno insegnato le tue esperienze lavorative precedenti?

Una marea di cose.

Elencherò le più importanti:

  • tecniche di business developing;

  • come si avvia e si gestisce un’attività;

  • customer service e orientamento ai bisogni del cliente;

  • organizzazione personale e del team di progetto.

Cosa ti ha spinto ad andare in Australia e qual è stato il tuo primo lavoro laggiù?

A Napoli avevo un lavoro a tempo indeterminato come rappresentate per l’azienda di ricambi industriali, DMC.

Mia moglie lavorava come infermiera in una clinica privata.

Stavamo pensando di mettere su famiglia ma prima di farlo volevamo fare un’esperienza all’estero.

Non semplicemente un viaggio di piacere, proprio vivere all’estero per un periodo di almeno 3 mesi.

Dopodiché, sarei tornato a gestire la società sportiva Sietten FC e a fare il business developer per ARS Digitalia, ma avrei lasciato comunque il mio lavoro alla DMC.

Le cose, poi, sono precipitate.

Mia moglie si è rotta la caviglia in palestra ed è stata licenziata nel giro di 3 settimane.

Quindi era completamente a terra e provava, in quel momento, un odio profondo verso l’Italia.

Io ero pressato sempre di più dalla DMC, che veniva schiacciata dalla concorrenza ogni giorno di più, e i soci non riuscivano a trovare una soluzione ai problemi dell’azienda, scaricando la pressione sui dipendenti, che avevano l’unica colpa di “ricevere uno stipendio”.

Inoltre c’era il problema ambientale.

A Napoli non si respira. L’aria è inquinata e devi stare attento a quello che mangi perché c’è la terra dei fuochi.

Infine, stavano morendo amici e parenti di tumore: mio padre, mio zio, mia cugina, un amico di neanche 30 anni. Quasi uno ogni 2 anni.

Quindi siamo andati in Australia con l’intento di rimanerci.

Alla fine ho aperto la ZaMarini e ci siamo rimasti 2 anni.

Come nasce ZaMarini?

ZaMarini nasce da ricerca e analisi di mercato, niente di più.

Io non ho mai cucinato in vita mia e mi sono sempre fatto sbucciare la frutta da mia mamma, prima, e da mia moglie, poi.

Quindi non avevo nessuna esperienza nel campo della ristorazione, ma proprio niente.

Ho visto che a Perth la domanda nel settore food era crescente e il mercato, pure.

Per cui l’attività era potenzialmente profittevole.

L’alternativa era un investimento nel fintech o in miniere d‘oro o nel fashion, ma non avevo soldi e le ho scartate a prescindere.

A quel punto mi sono rimboccato le maniche, ho costruito il mio “carretto”, ho lasciato il lavoretto che avevo trovato, nel frattempo, per mantenermi lì e sono partito all’avventura.

Il primo problema che ho incontrato è stato quello burocratico: a Perth non si può vendere tramite un carretto al di fuori di festival ed eventi.

Come al solito però, fatta la legge, trovato l’inganno.

Infatti, ho scoperto il modo di lavorare come chiosco itinerante 7 giorni su 7 per 12/24 ore, legalmente.

Ero l’unico in tutta Perth ed ero nel secondo posto migliore di tutta la città: sulla via tra la stazione centrale dei treni e gli uffici, la biblioteca e l’università.

Inizialmente, doveva essere solo una breve esperienza, quindi non solo ci ho speso il minimo indispensabile (in termini economici), ma ho anche scelto il nome senza un riferimento particolare al mercato.

Za sono le prime due lettere del mio cognome e Marini è il cognome di mia moglie che non lavorava materialmente nella ZaMarini, ma ha un cognome che mi piace tantissimo e fa molto “italiano”.

La parte più difficile è stata imparare a sbucciare la frutta in fretta, fare le granite con le ricette giuste e mantenere gli standard di servizio alti (pulizia, design, odore, eliminare gli insetti, etc.).

Insomma, la parte operativa.

Il marketing, poi, è stato un qualcosa che mi ha tenuto sveglio la notte.

Come potevo fidelizzare la mia clientela, che divideva le sue preferenze tra me (spremute e frullati di frutta) e il caffè?

Una battaglia inaspettata che stavo pensando di vincere offrendo frullati alla caffeina.  😀

Ma, poi, non ho avuto il tempo per implementare la cosa.

Come si è conclusa la tua avventura imprenditoriale in Australia?

Per vendere il carretto era il periodo peggiore.

Nel picco dell’estate mi avevano fatto un’offerta dove avrei realizzato un guadagno netto del 400% che, purtroppo, ho rifiutato poiché pensavo di rimanere in Australia.

Ma in inverno non c’era nessuno disposto ad acquistarlo e, quindi, ho regalato il carretto alla mia ex chef (a cui siamo ancora molto affezionati poiché rappresenta la nostra famiglia australiana) e venduto il ristorante ad un pakistano.

Sarebbe stata una exit niente male, se non si fosse messo in mezzo il centre management del centro commerciale in cui era locato il ristorante.

L’acquirente era disposto ad acquistare la mia attività, compreso brand name, menu e ricette, insomma tutta la corporate identity, ad un bellissimo prezzo, circa 5 volte più di quanto avevo speso per allestirlo completamente.

Il management si è opposto dicendo che dovevano approvare loro la new entry, indipendentemente, dal mantenimento di nome e ricette.

A quel punto la situazione era la seguente: se il mio acquirente avesse acquistato ed il management del centro commerciale avesse posto il veto sull’operazione, il mio compratore si sarebbe ritrovato fregato.

Ho dovuto mediare, cioè “pagare qualcuno”, e ridurre il prezzo di vendita per riuscire a strappare un accordo.

Alla fine me ne sono uscito guadagnando “solo” il doppio di quanto ci avevo speso, ma non ho venduto il brand name ZaMarini a cui ero particolarmente affezionato e che è rimasto registrato a mio nome fino all’anno scorso.

Come mai sei tornato in Europa?

Essenzialmente per problemi di visto.

In Australia, per rimanere c’erano 3 vie:

  1. Sponsorizzazione da parte dello Stato, se rientri nelle figure richieste.

  2. Sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro.

  3. Devi essere tu il datore di lavoro di te stesso.

Io ho scelto la terza via.

Ma a un certo punto, a causa di un governo xenofobo, hanno cambiato la legge riguardante il mio percorso: un datore di lavoro non poteva più sponsorizzare né se stesso, né il precedente proprietario di quella stessa attività.

Mi sono trovato fregato, ho dovuto impacchettare tutto e vendere nel giro di 6 mesi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento mi sto costruendo una carriera da project manager.

Un po’ perché è una cosa che so fare e per cui sento di essere portato, un po’ per rispondere alle esigenze di sicurezza di mia moglie e mia figlia.

Essenzialmente, il discorso affrontato in famiglia è stato: “Ok, apri una tua nuova attività. E se va male? Hai una figlia, ora, a cui pensare”.

Per cui ho deciso di costruire il mio piano “B” di creazione di una carriera a cui potrò sempre tornare nel caso in cui le cose, come imprenditore, andassero male.

Contemporaneamente, sto continuando a progettare, ricercare, imparare, senza sosta.

Ho, già, un’idea imprenditoriale in mente che coltiverò per i prossimi 2 anni.

Quindi, al termine di questo periodo potrò decidere se restare dipendente o tornare a fare l’imprenditore.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Luciano. Un anno dopo

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Antonio Luciano, copyblogger, che avevo già intervistato in una precedente occasione più di un anno fa (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

È passato poco più di un anno dalla nostra prima intervista. Com’è cambiata la tua vita lavorativa?

È cambiato tutto, sono cambiato io, è cambiato il mio modo di fare comunicazione, l’approccio al web, la presenza online – business.

Sono uno specialista diverso, adesso, in grado di camminare con le proprie gambe – perché la spina dorsale l’avevo già – autonomo e richiesto, il che non guasta mai.

Quindi credo anche originale, se non unico.

In questo periodo mi sono concentrato sul cambiare la comunicazione. Rendermi indipendente.

Sentivo di aver assimilato tutto quello che occorreva per lavorare in totale autonomia e disporre delle competenze, l’autorevolezza  e l’esperienza necessaria per fare il grande passo e l’ho fatto.

Molti pensano sempre in termini diversi, spesso solo economici, dal maturare la giusta expertise e ragionare in progressivi gradi di crescita prima di assurgere a un presunto ruolo professionale o, se lo fanno, si sente così poco a riguardo tra gli specialisti web.

Dopo 7 anni online, nel mio caso, si è trattato di unire i puntini e cambiare pelle. In altre parole, rinascere.

Ovvio, come tutte le volte che vi è una rinascita a essa segue sempre una morte, ma preferisco tralasciare e guardare avanti, quasi nulla indietro.

Ora, sono come la mia attività online appare, un copyblogger punto di riferimento per coloro che intendono approcciarsi al content marketing efficace con il loro blog e sfruttare così le incredibili opportunità che il copy-blogging offre.

Quando e come nasce il tuo podcast?

Nasce da un’attenta valutazione della affordance che questo media offre a un copyblogger che fa  formazione/comunicazione online e si avvale di un blog come strumento per erogare contenuti nel web.

Difatti il podcast è un media democratico, economico, ubiquitario e più caldo rispetto alla scrittura, pur trattandosi sempre di comunicazione a distanza.

Perciò da comunicatore come potevo dire no a così tanti vantaggi e a zero criticità?

Inoltre, può essere asincrono ma anche sincrono, a tutto vantaggio delle interviste. Un format che ho sviluppato al punto tale da sentire la necessità di evolvere in qualcos’altro.

Ritengo che in questo senso i podcast abbiano il potenziale intrinseco di avvicinare ulteriormente, accorciare le distanze, fare una sorta di personal branding migliore, essere più diretti, arrivare ai lettori quanto prima a ragione di un carico cognitivo richiesto per essere fruiti assai meno probante rispetto al testo e al video.

D’altronde l’oralità ci appartiene, è nel nostro DNA.

Perciò ho pensato che il passaggio da lettore ad ascoltatore fosse quanto ci fosse di più immediato nella comunicazione.

Una transizione indolore, quasi naturale, meno problematica sicuramente, che richiama in causa una mente già strutturata, reattiva e predisposta a funzionare rispetto a come non abbia già dovuto fare con i media sopra citati. 

Per ultimo, ma non meno importante, s’incontra con la mia passione adolescenziale per la radio, meglio di così…

Quali risultati ti ha portato il tuo podcast?

Autorevolezza, piano editoriale rimpolpato, una seconda giovinezza creativa, un media che aggiunto alla scrittura porta a un miglioramento della comunicazione.

Sentire la propria voce può fare solo bene a un copyblogger, troppo abituato a cantarsela e suonarsela da solo.

D’altronde scrivere, come la lettura, è un atto solitario e alienante, mentre l’ascolto apre a nuovi scenari del copy-blogging, collaborazioni, progetti, contenuti.

Perciò fare podcasting va oltre il mero testo e offre tutta una serie di novità produttive, meno schematiche, più spontanee che esulano da quelle prettamente strutturate della scrittura.

Anche la rifioritura della vena creativa assume la sua importanza nella valutazione dei risultati, e sotto questo punto di vista si sa che il piano editoriale di un copyblogger piange sempre.

Come si inserisce il tuo podcast nella tua strategia di Lead Generation?

Il podcasting rientra in un piano strategico più ampio che riguarda la mia attività-presenza online.

Una strategia nella strategia che se ha anticipato le altre è solo per ragioni organizzative.

Ho in mente di catturare lead con la formazione che svolgerò presto nella mia Copy-Academy.

I podcast,al momento, sono solo a uno stato embrionale, mi sono dato del tempo per imparare a farli bene e in modo professionale.

Dopodiché è la scelta della piattaforma a fare la differenza, YouTube compreso, perlomeno nel mio caso.

Adesso, punto molto sul blog e a portarci quanti più utenti possibile con i contenuti che realizzo.

Ad interiorizzare piuttosto che portare all’esterno, agire ad intra anziché ad extra come facevo in passato.

Diciamo che ho fatto reverse strategy.

Quindi sono passato a pubblicarli su Linkedin, luogo di “caccia” in cui attrarre le buyer personas a cui mi rivolgo principalmente ovvero specialisti, freelancer, PMI e aziende che vogliono fare content marketing efficace.

I podcastal momento, sul mio blog assolvono a tre funzioni:

  1. Approfondire l’articolo che ho scritto su cui sono embeddati per articolare ulteriormente il contenuto.

  2. Rendere il testo che ho scritto una traccia audio. Quindi fare un podcast uguale con l’obiettivo di facilitare e rendere più agevole la fruizione del contenuto a chi non ha il tempo di leggere o magari vuole ascoltarlo mentre si occupa di fare altro.

  3. Fare interviste.

Per adesso non è previsto un piano editoriale a sé stante di podcasting ma arriverà, eccome se arriverà. 😉

Tutto ciò per fortuna sta avvenendo in modo del tutto naturale senza particolari forzature e con ottimi riscontri/risultati tant’è che i lead si avvicinano spontanei.

Devo dire che sono molto soddisfatto.

Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?

So che questa è una risposta che interessa tutti coloro intendono cimentarsi con il fare podcasting. L’ho fatta anch’io, a suo tempo, agli esperti prima di intraprendere questa strada.

Esistono tanti strumenti. Tutti validissimi.

Ma io utilizzo Zencast.com che ha il non trascurabile vantaggio di costringere a usare Skype o Google Hangouts per fare le interviste con tutti i rischi annessi e connessi, perdita di linea, calo della banda, brusca precipitazione della qualità, etc.

In pratica risolve tutte quelle spiacevoli situazioni che ti portano a pregare e a incrociare le dita, per i più scaramantici, tutte le volte che inizi un’intervista ma non sai che risultato finale otterrai con il pericolo di dover rifare tutto daccapo e bruciare la traccia audio già fatta con la simpatia garantita di chi hai coinvolto nel ruolo dell’intervistato.

Giusto per tranquillizzare gli animi e i portafogli la versione FREE prevede un piano con 8 ore di registrazione gratis al mese, poter invitare fino a due ospiti con un link per registrare l’intervista, formato MP3 di alta qualità.

Figo e conveniente, no?

Come nasce una tua intervista e che processo usi per realizzarla?

Come ho già detto, dopo averne fatte circa 50 scritte, ho sentito il desiderio di cambiare, ma anche di evolvere questo format così prezioso per il copy-blogging.

Il processo di realizzazione inizia da un’attenta attività di studio e analisi della presenza online dell’intervistato.

Poi, mi concentro sugli aspetti peculiari allo scopo di enfatizzare l’unicità dello specialista in questione.

L’intervista non dev’essere solo un’occasione di indagine approfondita altrimenti diventa un contenuto piatto, un interrogatorio modello Gestapo.

Può fare anche dell’ottimo content marketing, oltre che una velata forma di pseudo personal branding con tenui tinte autoreferenziali.

Sta al talento dell’intervistatore, alla sua perspicacia e passione per il lavoro che svolge riuscirci.

Ecco, perché è meglio puntare sempre e solo su interessi comuni o perlomeno che si intersecano e trasversali ma sempre piuttosto vicini.

Seppur dona una luce diversa, una prospettiva di indagine differente deve rimanere fedele all’identità dell’intervistato che ne esce valorizzato e divertire i lettori ma soprattutto chi è vittima di una serie di domande a raffica.

Ma ha anche l’incombente compito di catturare e destare interesse in entrambe le parti altrimenti è istigazione allo svenimento. 😀

Gioco molto su questo aspetto, mi piace pensare di vedere aspetti degli specialisti che altri non vedono, attraverso un punto di osservazione diverso per dare una differente chiave di lettura del loro ruolo professionale/presenza online e fare una sottaciuta ma neanche così poco esplicita forma di digital marketing.

Infine, interseco tutto questo tessuto fatto di emozioni, competenze, contenuti, astrazioni con l’argomento portante dell’intervista nel mio caso il copy-blogging, e poi evvai di mix.

Non bisogna allontanarsi mai da quest’ultimo è il collante per mantenere vigile l’attenzione e coinvolgere nella lettura affinché venga consumata per intero, insomma sia valsa la pena farla.

Un’intervista che presenta l’intervistato, lo valorizza, in termini più veniali lo vende bene, dovrebbe essere appiccicosa ai backlink, lo scopo sarebbe questo, ma credo rimanga incompiuto, quasi sprecato, temo.

Ma, soprattutto, cerco di divertirmi e trasmettere questo.

Infondere positività costruttiva, creare questo genere di attivazione nei lettori e devo ammettere mio malgrado che con il testo è molto faticoso e non facile da raggiungere come risultato, anche per questa ragione ho deciso di passare ai podcast con un sogno nel mirino: fare una Copy-Radio a tutti gli effetti un giorno, chissà…

Fai una pre-intervista propedeutica all’intervista vera e propria?

Invio le domande, semplicemente. Gli specialisti con cui entro in contatto orbitano quasi tutti nella blogosfera da tempo o mi conoscono.

Comunque, oramai, è facile farsi un’idea assai rapidamente su di me e di cosa mi occupo da una rapida ricerca online, forse era più difficile a primordi.

Sin dagli albori ho sempre inviato email di richiesta per le interviste piuttosto articolate e complete a livello descrittivo dove inserivo il link alla pagina-categoria Interviste di quelle svolte sul mio blog per far capire subito di cosa si trattasse ed è stato di aiuto, un metodo efficace, non ho mai ricevuto un rifiuto, almeno per adesso. 🙂

Come scegli i tuoi ospiti?

Questa domanda mi riporta indietro nel tempo.

Ho iniziato a fare interviste nel gennaio del 2016 ed è cambiato molto da allora.

Tuttavia sono sempre rimasto fedele allo scegliere gli specialisti in base alla loro scelta di usare il blog come strumento di lavoro nel web, pensando sempre poco al personal branding e molto alla mia missione, cioè diffondere il ‘messaggio’ che celebra ed elegge il blog a migliore strumento per fare formazione-comunicazione online.

Quindi dare a questo potente mezzo il giusto status culturale facendo riferimento al settore disciplinare delle Scienze della Formazione.

Nel tempo, poi, ho affinato l’indagine che si è allontanata sempre più dalla formazione e si è polarizzata sulla comunicazione, avvicinandosi nella fattispecie al copywriting e al blogging parimenti al mio processo di trasformazione da formatore a copywriter-blogger freelance.

Seppur, pensandoci bene, trattasi di un trucco speculare alla cultura che non contempla ancora un approccio multidisciplinare, quello di far differenziazioni di settore piuttosto che al web, oramai, sempre più luogo di sintesi dei saperi tant’è che entrambi i settori disciplinari si sono fusi assieme da tempo – vedi www.copyblogger.com, il noto sito americano – proprio a ragione dei rispettivi interessi e necessità.

Come fai la post-produzione?

Per chi è alle prime armi suggerisco questo post che ho scritto su come fare il primo Podcast e superare gli ostacoli e le criticità che si incontrano inizialmente e rischiano di farci demordere.

Onde evitare ripetizioni per rispondere mi ricollego alla domanda numero 4: “Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?”

Uso Audacity il noto software audio open-source per montare, tagliare e cucire le tracce audio e Zencast per le interviste, entrambi user friendly, il primo gratuito il secondo quasi ma comunque a prova di specialista.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico