L’alfabeto del Business Design

Il Business Design è una nuova professione dai tratti non ancora ben definiti, ma di cui si può stilare un suo “alfabeto” col quale indicare alcune delle caratteristiche proprie del business designer.

A come Amore: è questo il sentimento che deve illuminare l’intera attività del business designer.

Egli, infatti, deve amare profondamente il prossimo e la sua professione.

Deve essere altruista e generoso se vuole costruire dei modelli di business vincenti per i suoi clienti.

Oltre a ciò, deve avere una forte passione per quello che fa poiché questo lavoro non ha orari predefiniti.

Può capitare di lavorare nei week-end e di essere libero durante la settimana oppure di essere impegnati la sera e liberi di giorno.

Da ciò si evince che il business design non è un lavoro per persone che amano la routine.

Inoltre, il business designer al lavoro vero e proprio deve affiancare diverse ore di studio sulle più disparate materie sia per rimanere costantemente aggiornato in un mondo che cambia alla velocità della luce sia per stimolare la sua creatività.

B come Business: obiettivo principale del business design è quello di costruire nuovi modelli di business.

Per far ciò ci si muove su due direttrici o si crea una strategia oceano blu, cioè si apre un nuovo mercato dove non vi sono competitor, oppure si rende più efficiente il modello di business aziendale del cliente, se non ci si può allontanare dall’oceano rosso in cui si naviga.

C come Creatività: il business designer è un creativo in quanto deve ridisegnare un modello di business oppure inventarsene uno di sana pianta.

Egli alimenta la sua creatività attraverso la curiosità che gli permette di esplorare più campi dello scibile umano e di trovare soluzioni innovative ai problemi.

Il mantra del business designer è: “Non esistono problemi. Esistono soluzioni.”

D come Determinazione: per portare al successo la propria attività o quella del cliente bisogna essere determinati.

Gli ostacoli che il business designer incontra nel suo lavoro sono per lui solo situazioni temporanee.

Tutto si può superare con la propria determinazione.

E come Empatia: il business designer deve calarsi nei panni dei suoi clienti, vedere coi loro occhi e provare ciò che essi sentono.

In caso contrario difficilmente potrà portare al successo le loro attività.

L’empatia è, inoltre, molto importante anche nel caso in cui il business designer lavori all’interno di un team. Questa qualità, infatti, gli permetterà di integrarsi ed interagire al meglio coi colleghi della squadra.

F come Fiducia in se stessi: il business designer deve avere una grande fiducia nei suoi mezzi.

Altrimenti non potrà affrontare tutte le insidie che gli si pareranno davanti nel corso della sua professione.

La più insidiosa delle quali è il giudizio di coloro che lo circondano abitualmente che, non capendo la sua attività lavorativa, cercheranno di mettere in dubbio le sue certezze.

Inoltre, questa qualità permette al business designer di rimanere fedele ai propri principi e valori, nonostante le pressioni esterne.

In conclusione chi intraprende la via del business design deve essere una persona che ama ciò che fa, altruista (poiché il suo fine ultimo è quello di disegnare dei modelli di business che devono salvare i posti di lavoro preesistenti o crearne di nuovi, e portare beneficio alla società), determinata, empatica e che ha un’estrema fiducia nei suoi mezzi e nei suoi valori.

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Business Designer. Che cosa fa?

Di recente, un amico mi ha posto la seguente domanda: “Che cosa fa il Business Designer?”.

Questo interrogativo mi ha portato a compiere una profonda riflessione.

Infatti, se per chi esercita una determinata professione è chiaro in che cosa consiste il suo lavoro ciò è meno palese per un osservatore esterno.

Quindi, come potrà una persona non addetta ai lavori capire se ha bisogno di quel professionista?

Questo è un problema comune a molte delle nuove professioni sorte negli ultimi anni grazie ad Internet.

Prova a spiegare ad una persona qualunque (compresi: imprenditori, manager e laureati col vecchio ordinamento) che cosa è un social media strategist, un web marketer o un community manager.

La prima reazione che ha l’interlocutore è di perplessità. A volte, annuisce facendo finta di aver capito la tua spiegazione, ma subito si tradisce poiché fa seguire la fatidica domanda: “Ma si campa col tuo lavoro?”.

A quel punto, come un personaggio dei cartoni animati la tua mascella e le tue braccia cadono a terra e gli occhi strabuzzano. E ti verrebbe da rispondere: “In effetti: no! Vivo sotto un ponte, mi lavo presso i bagni pubblici e mangio grazie all’elemosina che raccolgo agli angoli delle strade”.

Così la persona che hai di fronte potrebbe stamparsi in volto un sorriso sarcastico e rispondere: “Eh, lo dicevo io!”.

Ovviamente, ti trattieni poiché il tuo interlocutore potrebbe essere un potenziale cliente.

Quindi ripeti il tuo spot personale di un minuto, quello che utilizzi quando ti presenti ad un nuovo cliente, nella speranza di esser capito.

Ma niente!

A questo punto, nove volte su dieci, ti arrendi e dai una risposta generica che pensi possa essere compresa da chi sta ti sta davanti: “In parole povere: faccio il consulente”.

L’altro ti guarda ed avendo una vaga idea di cosa sia un consulente, pensa: “Ci voleva così tanto a spiegarlo?”.

Tornando a noi, il Business Designer è un consulente manageriale che si rivolge agli start-upper, qui intesi come tutti coloro che vogliono avviare un’attività in proprio (freelancer compresi, n.d.r), ed agli imprenditori disorientati che vogliono che la loro azienda sopravviva al cambiamento in corso.

Questo professionista ha una visione olistica dell’impresa ed è ad essa che rivolge le sue attenzioni.

Non è, infatti, un Business Coach che, generalmente, si occupa di sviluppare il potenziale insito nelle persone che segue.

Il Business Designer inizia il suo consulto con un’analisi della situazione attuale.

Nel caso il suo cliente sia uno start-upper, nel senso di cui sopra, si analizzerà non solo l’idea imprenditoriale ma anche i potenziali clienti dell’attività, creando un profilo preciso del cliente ideale, ed il contesto sociale in cui si andrà ad operare.

Quest’ultima operazione è molto importante in quanto bisogna tenere sempre presente gli interessi di tutti gli stakeholder che operano in un determinato mercato e permette di prefigurarsi tutta una serie di paletti che potrebbero essere frapposti da chi è toccato dall’arrivo di un nuovo competitor.

Per chiarire questo concetto basta pensare alla guerra che i tassisti stanno facendo a Uber in difesa del loro monopolio.

Nella costruzione del modello di business per il suo cliente il Business Designer deve ragionare come un giocatore di scacchi anticipando mentalmente le mosse che l’avversario farà in risposta alle sue.

Invece, nel caso in cui il cliente sia un imprenditore già presente da tempo sul mercato si analizzerà l’impresa e la risposta dell’azienda ai cambiamenti che stanno avvenendo nella nostra società.

Una volta in possesso di questi dati si disegnerà un modello di business volto allo sviluppo di un oceano blu, cioè uno spazio di mercato nuovo. Quindi lo sguardo non sarà più rivolto alla concorrenza, bensì ai non clienti.

Pensa al Cirque du Soleil. I suoi spettacoli si rivolgono ad un pubblico diverso da quello del circo classico. I suoi clienti cercano l’adrenalina provocata da alcune esibizioni circensi classiche (ad es. quelle dei trapezisti e degli acrobati) e la raffinatezza di uno spettacolo teatrale.

Nel caso in cui non ci si possa allontanare col modello di business dall’oceano rosso, cioè quello spazio di mercato in cui vi è una forte concorrenza, allora il Business Designer dovrà puntare su una maggiore efficienza aziendale e su di un utilizzo più efficace di Internet.

Alla fase dell’analisi seguirà quella della creazione della strategia che lo start-upper o l’imprenditore disorientato dovranno seguire nel corso del tempo.

A questo punto del suo lavoro il Business Designer sarà conscio delle risorse a sua disposizione, dei punti deboli e dei punti di forza del suo cliente, degli obiettivi da raggiungere e degli ostacoli che dovrà affrontare per realizzare il suo progetto, e cercherà d’individuare all’interno del suo network di conoscenze quei contatti che possono aiutarlo nella sua impresa.

In pratica, il Business Designer si muoverà alla stessa stregua di Cavour quando s’impegnò nell’unificazione d’Italia.

Una volta superata anche questa fase verificherà che il cliente segua passo per passo il progetto da lui disegnato.

Per far ciò avrà stabilito delle pietre miliari all’interno della road map, cioè delle tappe intermedie, che l’attività seguita dovrà raggiungere. Così facendo saprà sempre a che punto si è nella realizzazione del modello di business.

Ovviamente, visto che viviamo un periodo di grandi cambiamenti il progetto disegnato dal Business Designer è flessibile e subirà tutte le modifiche necessarie per raggiungere l’obiettivo finale ovvero: il successo dell’impresa.

CONCLUSIONE

Il Business Designer disegna, da qui il termine designer, il modello di business dei suoi clienti e per far ciò suddivide il suo lavoro in due fasi: analisi e pianificazione.

Il passo successivo è quello di individuare all’interno del suo network di contatti quelli più idonei per la riuscita del progetto.

Infine, vi è la fase di verifica attraverso le pietre miliari dei progressi ottenuti dal cliente e siccome la situazione è fluida, se necessario, si aggiornerà il modello di business e la rotta che si sta seguendo in modo che l’attività imprenditoriale seguita dal Business Designer generi un utile.

Web Marketing 2.0: come utilizzare WhatsApp per promuovere un hotel

Oggi, miei cari lettori, voglio condividere con voi alcune riflessioni che prendono spunto da una case history di successo di cui sono venuto a conoscenza confrontandomi con alcuni colleghi.

In breve, la storia è questa. Poco prima dell’inizio della scorsa stagione estiva un albergatore di Rimini si è rivolto alla Web Agency che cura il portale www.info-alberghi.com chiedendo ai suoi titolari di escogitare una soluzione per incrementare le prenotazioni del suo hotel, le quali stavano andando a rilento a causa della crisi e del clima inclemente che continuava ad imperversare.

Durante il brainstorming focalizzato sulla risoluzione del problema posto dal cliente uno dei membri dello staff dell’agenzia suggerisce di associare all’albergo un contatto su WhatsApp. Nel giustificare la sua idea il ragazzo è partito dal fatto che lui ed i suoi amici erano dei forti utilizzatori di questo instant messenger e così pure gli amici dei loro amici.

Tenuto conto che WhatsApp ha 300 milioni di utenti, i quali si scambiano giornalmente una media di 27 milioni di messaggi, è facile capire che ci si trova di fronte ad una consistente massa di potenziali clienti.

A questo punto la Web Agency contatta il cliente e gli comunica le sue proposte di web marketing tra cui la soluzione suddetta, che viene subito accolta dalla proprietà dell’hotel anche perché a costo zero rispetto alle altre prospettate.

Alla fine l’esperimento si è rivelato un vero e proprio successo. Infatti, l’albergatore ha ricevuto nell’arco dell’intera stagione estiva più di 200 messaggi, la maggioranza dei quali si sono trasformati in prenotazioni e soggiorni.

La cosa che ha colpito maggiormente il proprietario dell’albergo è stata la facilità con cui ha interagito coi potenziali clienti. 

In questo caso il connubio WhatsApp, smartphone e tablet ha abbattuto le naturali barriere che ci sono tra le persone ed ha permesso l’instaurazione di un rapporto di fiducia tra l’albergatore ed i prospect facilitando la trasformazione del contatto in prenotazione.

Ovviamente, la mole di contatti sviluppati è stata proporzionale a quella degli utenti del portale turistico riminese, che ho menzionato in precedenza, il quale ha fatto da vetrina. Senza questo effetto di trascinamento, forse, i risultati sarebbero stati inferiori.

Questa storia dimostra come il web marketing 2.0, se utilizzato correttamente, può portare al successo aziende che operano in settori, oramai, maturi come quello dell’ospitalità dove la concorrenza è fortissima. 

Il classico Oceano Rosso, come lo definirebbero gli studiosi Kim e Mauborgne, autori del libro “Strategia Oceano Blu”, in cui le aziende si contendono la stessa domanda esistente erodendo quote di mercato a scapito delle concorrenti. 

Il solo fatto di essere su WhatsApp ha differenziato l’hotel in questione dagli altri presenti sul portale riminese di cui sopra conferendogli un vantaggio competitivo che lo ha portato ad andare a cercare nuovi clienti là dove essi trascorrono il loro tempo, dimostrando apertura al dialogo. La qual cosa ha premiato l’albergatore lungimirante con un aumento di fatturato.

Oggigiorno, miei cari lettori, per cambiare il destino della propria attività basta veramente poco. Però ci vuole coscienza del fatto che bisogna aprirsi al nuovo ed abbandonare la strada seguita fino ad ora di una comunicazione unilaterale che ha fatto il suo tempo. Ma se non siete in grado di sfruttare nel modo migliore gli strumenti offerti dal web affidatevi a persone competenti.