Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Fare Business è molto semplice

Fare Business è molto semplice!

Sì, mio caro lettore, hai capito bene: “Fare Business è molto semplice!”.

Il che non vuol dire che sia facile.

Ma semplice, sì.

Infatti, tutti i Business si basano su tre fasi:

  • creazione della struttura;

  • creazione del canale di acquisizione dei clienti;

  • creazione di un efficace sistema di monetizzazione.

Basta che uno solo di questi elementi non sia ben strutturato per trasformare un potenziale Business di successo in un incubo.

COME STRUTTURARE UN BUSINESS VINCENTE

La prima fase è quella che ti permette di trasformare la tua idea in un’attività imprenditoriale o professionale.

Molte persone hanno le competenze necessarie e le idee giuste per creare un Business vincente, ma nel momento in cui passano all’azione nulla va come previsto.

Perché?

Semplice! Non hanno studiato il mercato e i loro competitor oppure tendono a risparmiare su cose essenziali poiché ragionano come un consumatore anziché come un imprenditore, cioè acquistano i beni e servizi che dovranno sostenere la loro attività al minor costo possibile.

Quest’ultimo punto è molto interessante e fa capire bene perché molti non hanno o non avranno mai successo nel mondo degli affari.

===================================================================

Personalmente, tu compreresti il cibo, i vestiti, le scarpe i giochi per i tuoi figli, gli elettrodomestici, i prodotti per la casa e per la tua igiene intima solamente dai cinesi o nei negozi che vendono tutto ad 1 Euro?

===================================================================

Se la tua risposta alla mia domanda è: “Sì!”.

Allora, ti faccio i miei migliori auguri.

Se, invece, è: “No!”.

Allora, vuol dire che come me e molti altri pensi che il prezzo sia un indicatore di qualità.

A questo punto si pone un’ulteriore questione: “Quanto è importante per te la tua attività? Ovvero, quanto è importante per te la tua unica fonte di reddito?”.

===================================================================

Se la tua unica fonte di reddito è così importante per te, perché per portarla avanti acquisti prodotti o servizi di scarsa qualità?

===================================================================

Infatti, se per determinare la qualità di un prodotto molti usano come indicatore il suo prezzo quando fanno gli acquisti per loro stessi o per la loro famiglia, poiché non vogliono mettere a rischio la propria vita o quella delle persone che amano, è altrettanto vero che non utilizzano il medesimo criterio per le loro attività da cui dipende il loro reddito.

E poi si stupiscono se i loro affari vanno male.

Ti faccio un semplice esempio:

  • Quando si tratta di farsi fare un sito web quasi tutti gli imprenditori o i professionisti si rivolgono a chi gli fa il prezzo più basso e pensano così di aver fatto l’affare della loro vita e ne sono anche molto compiaciuti.

Questo tipo di visione è, invece, molto miope.

Il sito web, oggigiorno, è la prima cosa che un potenziale cliente visita.

Inoltre, hai solo 8 secondi per conquistare la sua attenzione.

Se il tuo sito web è fatto male perché, ad esempio, non è responsive, cioè adatto per essere visto sui tablet e sugli smartphone, sai cosa succede?

Il visitatore va sul sito di un tuo concorrente e, molto probabilmente, acquisterà da lui.

A questo punto, vedendo che il web non porta clienti, l’imprenditore o il professionista dal sito web low cost cosa fa?

Semplice, va in giro a dire che Internet non serve a nulla ed è una perdita di tempo e di denaro.

Ti suona familiare la cosa?

Un’altra situazione molto comune legata sempre ai siti web realizzati a poco prezzo è quella che vede l’imprenditore o il professionista che vuol utilizzare le tecniche di web marketing per trovare nuovi clienti chiedere ad una web agency, ad esempio, una campagna di Lead Generation.

A questo punto, il più delle volte, si scopre che il sito web che si è fatto realizzare e che gli è costato poco non è utilizzabile per lo scopo, poiché di difficile aggiornamento.

Quindi l’unica soluzione adottabile è quella di crearne uno nuovo o adottare una soluzione di rattoppo che sarà meno efficace di una landing page inserita in un sito web fatto a regola d’arte.

In un caso o nell’altro chi pensava di aver risparmiato dei soldi porta a casa una perdita secca.

Certamente, in fase di strutturazione di un’attività bisogna utilizzare il budget che si ha disposizione in modo oculato. Non lo nego.

Però, per far ciò devi prima:

  • validare la tua idea;

  • analizzare i tuoi concorrenti;

  • individuare il tuo cliente ideale.

In questo modo saprai come organizzare la tua attività in modo efficiente ottenendo così un risparmio effettivo.

Inoltre, aumenterai le tue possibilità di successo.

COME STRUTTURARE UN CANALE DI ACQUISIZIONE CLIENTI VINCENTE

Avere un canale di acquisizione clienti vincente è essenziale per garantire la sopravvivenza del tuo Business.

Infatti, senza clienti nessuna attività può vivere e prosperare.

Per strutturarne uno davvero efficace devi partire dalle analisi di mercato fatte nella fase precedente.

Una volta che avrai individuato il tuo target ideale, come si muovono i tuoi competitor per trovare i loro clienti e quali sono i gap che con i loro prodotti o servizi non riescono a colmare, allora potrai passare al marketing diretto che è il canale di acquisizione clienti ideale per chi non dispone di grossi capitali per fare pubblicità.

Infatti, solo grandi compagnie come ad es. Armani, Samsung, Apple possono permettersi di fare la pubblicità d’immagine. In parole povere la classica pubblicità: TV, radio, giornali, cartellonistica stradale etc.

Con questo termine s’intende tutta quella tipologia di advertising che ha come unico scopo quello di far conoscere il brand al grande pubblico.

Ti faccio un esempio per chiarirti le idee a riguardo.

Mettiamo che tu abbia un negozio di parrucche prodotte con capelli naturali e per attirare nuovi clienti tu abbia deciso di affidarti ad una pubblicità fatta attraverso un cartellone stradale posto in una via della tua città molto trafficata.

Sicuramente, il tuo brand acquisirà notorietà tra la gente.

===================================================================

Ma:

  • Quante persone tra quelle che vedono ogni giorno il tuo cartellone pubblicitario soffrono di problemi di calvizie?

  • Quante persone tra coloro che sono affette da questo problema sono effettivamente interessate ad acquistare una parrucca per risolverlo?

===================================================================

La risposta più onesta che potresti dare a questa mia domanda è: “Boh!”

Questo tipo di pubblicità andava bene quando non c’erano molti concorrenti sul mercato. Ti parlo degli albori del ‘900.

Poiché non si può misurare se i soldi spesi con la pubblicità d’immagine ritornano indietro sotto forma di clienti solo i grandi brand possono permettersi di farla.

I piccoli, invece, si devono affidare al marketing diretto poiché permette loro di verificare il ritorno dei soldi spesi in promozione.

===================================================================

  • Tu sai già come comunicare col tuo cliente ideale?

  • Qual è il costo delle azioni di comunicazione che stai facendo?

  • Qual è il ritorno in termini di clienti del tuo investimento?

===================================================================

Se la tua risposta alle domande di cui sopra è positiva, allora sei a buon punto.

Se, invece, non conosci quanto ti costa acquisire un nuovo cliente e quanto ti costa fidelizzarlo (il costo per fidelizzare un cliente è sempre inferiore a quello di acquisizione, n.d.r.) hai un serio problema.

Infatti, non stai utilizzando in modo efficiente il denaro che hai stanziato per le tue attività promozionali.

Ecco perché il marketing diretto fa al caso tuo.

Riprendendo l’esempio di cui sopra, per promuovere il tuo negozio di parrucche fatte con capelli naturali dovrai semplicemente farti creare:

  • Un sito web dotato di un blog professionale.

  • Una Landing Page che spinga chi arriva sul tuo sito in cerca della soluzione al suo problema di calvizie a iscriversi alla tua newsletter in cambio di un buono sconto da spendere nel tuo negozio.

  • Una newsletter dove si spiegano i vantaggi insiti nell’utilizzo di una parrucca fatta con capelli naturali rispetto ad altre soluzioni e i trucchi per mantenerla in perfetto stato per lungo tempo. Ed in cui, ogni tanto, promuoverai qualche tuo servizio. Lo scopo principale della newsletter è quello di posizionarti nella mente dei tuoi contatti come l’esperto del settore. Quello secondario è vendere i tuoi prodotti.

Seguendo questa strategia otterrai un database popolato da persone realmente interessate alla soluzione che proponi, un mercato ideale facile da convertire in clienti reali.

Inoltre, col tempo, ai loro occhi acquisirai l’autorevolezza dell’esperto. Quindi sarà più facile che ti portino altri clienti attraverso il passaparola.

===================================================================

La differenza principale tra la pubblicità d’immagine e il marketing diretto consiste nel fatto che la prima si rivolge ad un pubblico indifferenziato mentre la seconda colpisce un target ben preciso.

===================================================================

Col marketing diretto, inoltre, ti sarà più facile capire il ritorno sul capitale investito in questa operazione poiché avrai dei numeri verificabili.

COME MONETIZZARE I TUOI CONTATTI

A questo punto del percorso, se hai fatto tutto bene, non ti resta che convertire i tuoi contatti, i c.d. Lead, in clienti reali.

Per far ciò dovrai affinare le tue tecniche di vendita. Infatti, capisci anche tu che non basta avere un prodotto di qualità ed un flusso costante di potenziali clienti per far sì che la tua attività abbia successo.

Bisogna anche saper vendere.

E se tu non hai ricevuto questo in dote dalla natura ti dovrai applicare per imparare come si diventa un venditore vincente.

===================================================================

Non tutti nascono venditori. Però, tutti lo possono diventare.

===================================================================

CONCLUSIONE

Fare Business è molto semplice, come ti ho appena dimostrato. Basta saper strutturare bene le tre fasi in cui si distingue:

  1. Creazione di una struttura efficiente ed organizzata.

  2. Creazione di un canale di acquisizione clienti.

  3. Creazione di un efficace sistema di monetizzazione.

Per questo motivo per supportare i miei clienti ho creato una procedura distinta in tre stadi:

  1. Fai decollare il tuo business!”: grazie a questo format il mio cliente alla fine del percorso ottiene un’attività efficiente ed organizzata.

  2. Attira il tuo cliente ideale!”: con questo format strutturo per il mio cliente un efficace canale di acquisizione clienti.

  3. Monetizza i tuoi lead!”: con il mio ultimo format miglioro la tecnica di vendita del mio cliente.

Ogni format è un processo di trasformazione che porta le persone che si affidano alla mia consulenza ad un risultato concreto e si basa sulle numerose esperienze che ho maturato nel corso degli anni.

Ed ora, mio caro lettore, siamo giunti alla conclusione di questo lungo articolo.

Quindi non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

P.S.: Se sei interessato a far nascere e crescere la tua attività imprenditoriale o professionale contattami.

P.P.S.: Se, invece, vuoi solamente aggiornare le tue competenze ti consiglio di iscriverti alla mia Newsletter.

La Peggiore Strategia Per Attirare I Clienti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della peggiore strategia per attirare i clienti.

Sia che tu abbia appena intrapreso la tua attività oppure che tu sia presente sul mercato da anni devi avere una tecnica efficace per attirare i clienti.

Più ne attiri, più probabilità hai di vendere il tuo prodotto o servizio.

Per far ciò la cosa peggiore che puoi fare è quella di contattare i tuoi potenziali clienti senza averne il permesso.

Sia che tu lo faccia attraverso le email oppure che tu lo faccia via telefono, se contatti delle persone a freddo, difficilmente, otterrai un risultato positivo.

Ovviamente, qualche vendita, se sei fortunato, la otterrai anche così; però non saranno quelle a far crescere il tuo business.

Infatti, a nessuno piace essere interrotto durante la routine quotidiana da telefonate di venditori sconosciuti oppure dallo spam che arriva nella propria casella di posta elettronica.

A te, forse, piace?

E non dirmi che il tuo caso è differente poiché il tuo prodotto o servizio merita di essere conosciuto, tu sei speciale ed hai uno stile diverso da quello di tutti gli altri venditori che scassano i “Cabbasisi” per dirla come il Commissario Montalbano.

Non è così! Fattene una ragione.

I tempi in cui queste tecniche di vendita funzionavano sono finiti da un pezzo.

Ora, è l’era del web marketing.

Non lo fai o non lo vuoi fare perché non credi in Internet. Peggio per te. Sei out!

I tuoi affari, inesorabilmente, scemeranno e piano piano la tua attività uscirà di scena. Questa si chiama selezione darwiniana.

Sei appena partito col tuo business e non vuoi investire denaro oppure non ti vuoi impegnare in prima persona nel web marketing.

Sei out!

Mi spiace per te ma la tua attività ha scarse, se non nulle possibilità, di decollare.

Questa è la nuda e cruda verità. So che non ti piace, ma è così.

Siamo nel 2016 non puoi pensare di poter aver successo con le tecniche di vendita del millennio scorso.

Se parti con un business devi avere un budget per le azioni di marketing oppure se proprio non ce l’hai, devi trovare una soluzione per promuoverti a costo zero o farlo da solo investendoci il tuo tempo.

Pensa che le statistiche dicono che in Italia ci sono più giovani che chiedono ai genitori o ai parenti € 25.000-30.000 per acquistare un’auto che per lanciare una propria attività.

Assurdo! Si pensa prima all’automobile, un bene che è soggetto a svalutazione, che a crearsi un proprio futuro.

Tra parentesi, anche il culto dell’auto è un residuo del passato. Di una società che non aveva Internet per cui spostarsi per andare al lavoro era essenziale.

Ed è il marketing attraverso le sue tecniche che, ancora oggi, fa percepire alle persone la necessità di possederne una.

Oggigiorno, infatti si assiste all’avvento dell’impresa liquida. Un’azienda in cui non è importante che il lavoratore sia presente in sede, a volte, tra le altre cose non vi è nemmeno una sede operativa classica, ma essa è collocata in uno spazio di co-working.

Tempo un decennio, anche in Italia, sono sicuro che le strade e le autostrade saranno meno trafficate, così come i treni dei pendolari. Questo perché ci si muoverà sulle autostrade digitali.

LA STRATEGIA VINCENTE

Ma che cos’è il web marketing di cui ti ho parlato prima?

È quell’insieme di strategie che ti portano a conquistare, prima di tutto, la fiducia dei tuoi clienti ideali in modo che siano loro a contattarti per acquistare il tuo prodotto o servizio.

Alla base di questa strategia vincente, hub & spoke (leggi questo mio articolo a riguardo, n.d.r.), che guarda al futuro, pur affondando le sue radici nel passato, c’è il tuo sito web dotato di blog.

A tal proposito, quando te ne fai realizzare uno da una web agency o da un web designer fatti consegnare tutte le chiavi di accesso al tuo spazio virtuale e poi cambia la password.

Ti dico ciò, poiché pochi giorni fa sono stato contattato dalla titolare di una società che si era fatta letteralmente chiudere fuori dalla porta del suo sito web avendone un danno economico notevole.

Se quando acquisti una casa da un privato per prima cosa cambi la serratura della porta d’ingresso, è cosa buona e giusta farlo anche per la tua casa virtuale.

Suggerimento: se proprio vuoi farti realizzare il sito web da una web agency o da un web designer, acquista tu, direttamente, il dominio e il servizio di hosting, in modo da averne il controllo diretto, poi gira dati e password a chi ti dovrà costruire il tutto.

In questo modo potrai fargli firmare un contratto che ti tuteli veramente da situazioni come quella che ti ho appena descritto e che gli impedisca di trasferire il tuo sito da un’altra parte.

Una volta che hai il tuo sito web popola il tuo blog con i tuoi contenuti.

Il mio consiglio è quello di aver già pronto un nucleo di 5/10 post per il momento del lancio.

Così i primi visitatori passeranno, fin da subito, del tempo sul tuo sito e saranno più propensi ad iscriversi alla tua newsletter, che è il secondo elemento che ti servirà per attirare i potenziali clienti e coltivarli fino a quando non saranno pronti per comprare da te (vedi come, attualmente, funziona il processo d’acquisto degli italiani in questo mio articolo, n.d.r.).

Una volta che hai in mano questi due strumenti dovrai popolare il tuo database e per farlo ti potrai avvalere della pubblicità online, dei social network, del guest posting e se hai uno spazio fisico dove accogli i tuoi potenziali clienti oppure partecipi ad eventi o fiere potrai chiedere a chi mostra interesse per la tua attività i dati di contatto ed il permesso di inviargli la newsletter.

Lo scopo di questa strategia è quello di creare un rapporto di fiducia tra te ed il tuo interlocutore che ti deve vedere come l’esperto a cui ricorrere nel momento del bisogno.

Certo, questo modo di procedere richiede tempo per vedere i primi risultati.

Inoltre, dovrai sempre tenere sotto controllo i dati inerenti alla campagna di web marketing che stai portando avanti per poter correggere la rotta in modo da non allontanarti dagli obiettivi che ti sei prefissato.

Ma alla fine del processo avrai creato il tuo mercato composto da persone profilate ed interessate a te e al tuo prodotto o servizio e avrai delle vendite assicurate.

CONCLUSIONE

La strategia peggiore che puoi attuare per promuovere i tuoi affari è quella di chiamare a freddo i tuoi potenziali clienti o riempire di posta indesiderata i loro indirizzi email, che hai ottenuto dai loro siti web dopo una ricerca con Google, oppure da qualche lista DEM che hai acquistato.

La strategia migliore è quella di farti conoscere attraverso i contenuti del tuo blog, la tua newsletter e i tuoi canali social.

Conquista così la fiducia dei tuoi interlocutori ed essi ti premieranno acquistando il tuo prodotto o servizio.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia newsletter e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il blog è essenziale per…

In un contesto di mercato in cui la competizione sul prezzo è all’ultimo sangue il blog è essenziale per comunicare ai tuoi potenziali clienti e a quelli attuali l’elemento che ti differenzia dai tuoi competitor.

Nello scorso articolo ti ho indicato, mio caro lettore, questo mezzo di comunicazione come uno degli strumenti che non possono mancare in una moderna strategia di marketing per posizionarsi nella mente del consumatore.

Si tratta di una questione di vita o di morte.

Sì, hai capito benissimo! Sto parlando della vita o della morte della tua attività. Quella da cui dipende la tua indipendenza economica.

Pensi che stia esagerando?

Beh, sei in buona compagnia. Infatti, ci sono tanti imprenditori e professionisti che all’alba del 2016 non si sono resi conto che il blog è essenziale per convincere gli individui a contribuire ai loro fatturati attraverso l’acquisto dei prodotti o servizi che vendono.

Non obiettarmi che il tuo business è differente!

Questa è semplicemente una patetica scusa.

Ammetti, invece, che sei pigro ed hai paura di uscire dalla tua comfort zone per imparare qualcosa di nuovo.

Anche se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene, il fatto che tu, mio caro lettore, non ti dia da fare per mutare il modo con cui stai comunicando al mondo che sei sul mercato col tuo prodotto o servizio è indice di una mancanza di lungimiranza.

Infatti, se vuoi rimanere a lungo in affari devi ragionare come un giocatore di scacchi che pensa in anticipo le sue mosse prevedendo anche quelle dell’avversario.

Se ti muoverai all’ultimo costretto dalla forza degli eventi, sarà troppo tardi poiché i tuoi concorrenti più avveduti avranno acquisito su di te un vantaggio incolmabile.

E non dirmi che tu hai, già, il sito web. Questo strumento non basta da solo per creare un rapporto di fiducia coi tuoi potenziali clienti, pur essendo molto importante poiché ti garantisce un minimo di visibilità.

Averne uno è senz’altro un bel passo in avanti che hai fatto nella direzione giusta, ma affinché esso si trasformi in una macchina per far soldi devi portarci traffico qualificato e per far ciò il blog è essenziale.

Solo attraverso di esso puoi mostrare le tue competenze, la conoscenza del prodotto o servizio che vendi e la tua autorevolezza.

Per costruire un blog ci sono diverse soluzioni: WordPress, Drupal, Joomla, Squarespace, Rainmaker e altre ancora.

In questo post mi limiterò ad accennare, solamente, a due di esse e cioè alla piattaforma più diffusa tra i blogger, WordPress, e a quella che di recente ha colpito la mia attenzione, Squarespace.

WORDPRESS VS. SQUARESPACE

Attualmente, WordPress è la piattaforma di blogging più usata al mondo poiché è gratuita, facile da installare, ha tanti plug-in che la rendono così flessibile da adattarsi perfettamente ad ogni esigenza e vi è una grande community di programmatori che si occupa del suo sviluppo.

Di contro, l’estrema libertà di customizzazione di cui gode WordPress lo rende uno strumento complesso da utilizzare per chi non ha dimestichezza col mondo di Internet e del computer.

Per tua fortuna, in Rete, ci sono un sacco di tutorial e di blog che spiegano come sfruttare al meglio questo CMS (content management system, n.d.r.).

Se vuoi imparare qualche trucco che ti faciliterà la vita con WordPress ti consiglio di leggerti i post di Andrea Toxiri, alias Mr Tozzo, il quale sul suo blog ha una rubrica dal titolo, alquanto, esplicativo: Help WordPress.

Se, invece, tanta libertà di customizzazione ti spaventa, Squarespace è la soluzione ideale per te.

Questa piattaforma ti mette a disposizione una ventina di template dal bel design, totalmente responsive, cioè che si adattano perfettamente alla visione da tablet e smartphone, tutti facilmente personalizzabili anche senza essere un web designer e ha un’ottima assistenza (solo in lingua inglese, n.d.r.).

Qui, però, si paga un canone annuale (accetta solo carte di credito per il pagamento, n.d.r).

Per chi si vuole creare da solo il proprio sito web o il blog vi sono due pacchetti, il più economico dei quali ha un costo di $ 96,00 l’anno, che ti permetteranno di sceglierti il template che più ti piace. In ogni pacchetto è compreso anche il servizio di hosting.

In più, prima dell’acquisto del servizio ti viene data l’opportunità di provare gratis la piattaforma per 14 giorni in questo modo potrai capire se sei in grado di fare tutto da solo o se ti conviene affidarti ad un professionista per la realizzazione del tuo sito web o blog.

Infine, hai anche la possibilità di acquistare il dominio da questa società. Io, però, sconsiglio questa soluzione in quanto ti vincolerebbe troppo a Squarespace, mentre se acquisterai il dominio da un altro fornitore qualora volessi migrare il tuo blog o sito web su un altro servizio hosting perché, ad esempio, vuoi passare a WordPress non avrai nessun problema nel farlo.

QUESTIONE DI BLOGGING

Ora, che hai preso coscienza del fatto che il blog è essenziale per fare business ed hai scoperto alcune delle piattaforme che potresti usare per crearne uno, non ti resta che capire come bloggare in modo efficace.

Fare del buon blogging non è per niente facile, ma neanche una cosa impossibile.

Una risorsa che ti può essere utile è il blog di Francesco Panìco: Blog Facile.

Però, prima di dedicarti alla sua lettura devi stabilire l’argomento attorno a cui costruire tutto il tuo piano editoriale.

Ricordati di non dedicare tutti gli articoli che andrai a scrivere alla promozione del tuo prodotto o servizio e di dare sempre contenuti di valore in pasto a chi ti legge.

È buona norma pubblicare un articolo promozionale ogni dieci in questo modo non stancherai il tuo pubblico, mentre gli altri contenuti che scriverai devono avere per oggetto una soluzione al problema che fa perdere il sonno il tuo lettore.

Se, sei un mio fedele, lettore avrai notato come mi muovo.

Io, da più di due anni a questa parte, mi sono focalizzato su un problema che assilla diverse migliaia di italiani: quello dell’indipendenza economica.

Ho intervistato persone che, nonostante la situazione odierna o proprio grazie ad essa, hanno deciso che era il momento giusto per realizzare i propri sogni. Oltre a ciò pubblico articoli su idee o strumenti che possono aiutare le persone a creare o a far crescere il proprio business.

Difficilmente, troverai articoli su questo blog in cui promuovo direttamente la mia attività, ma questo non vuol dire che non stia utilizzando questo spazio come vetrina promozionale per posizionarmi nella mente del mio cliente ideale.

Lo sto facendo. Ma in modo molto sottile.

CONCLUSIONE

Come avrai, ormai, capito dopo questa breve lettura il blog è essenziale:

  • Per comunicare ai tuoi potenziali clienti in cosa sei differente dai tuoi concorrenti e, quindi, perché è meglio acquistare il prodotto o il servizio da te.

  • Per creare un rapporto di fiducia tra te e il tuo mercato.

  • Per portare al tuo sito web contatti caldi interessati alla soluzione che proponi al loro problema.

A questo punto, mio caro lettore, dopo averti parlato di come il blog è essenziale per posizionarsi nella mente del consumatore non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post dove approfondirò alcuni discorsi che ho iniziato in questo articolo.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

La Mentalità Dell’Imprenditore vs. La Mentalità Del Consumatore

Avendo, spesso, a che fare con individui che stanno per intraprendere un’attività in proprio ho notato che molti di loro non ragionano con la mentalità dell’imprenditore, bensì con la mentalità del consumatore.

Mi spiego meglio. Tutti noi in quanto consumatori quando acquistiamo un prodotto o un servizio cerchiamo di concludere un affare.

Quindi il processo mentale che seguiamo è il seguente:

  • raccogliamo più informazioni possibili sul prodotto/servizio che vogliamo acquistare;

  • confrontiamo i prezzi;

  • a parità di prodotto/servizio scegliamo quello che costa meno oppure acquistiamo prodotti/servizi in promozione per risparmiare il nostro denaro in modo da poterci permettere altri acquisti.

È per questo motivo che gli e-commerce hanno tanto successo. Essi, infatti, ci danno lo stesso prodotto del negozio sotto casa ad un costo inferiore.

Siamo così abituati a ragionare in questo modo che lo facciamo anche nel momento in cui dobbiamo iniziare la nostra attività imprenditoriale.

Ad esempio, nella scelta del commercialista ci affidiamo a quello più economico.

Questo poiché pensiamo che i soldi così risparmiati potranno essere meglio investiti in altro.

Facendo così, però, perdiamo di vista la visione d’insieme del nostro progetto.

Invece, colui che ha la mentalità dell’imprenditore tiene sempre presente il quadro generale nel quale andranno ad inserirsi tutti gli elementi utili a fargli raggiungere il suo obiettivo finale, cioè il successo della sua attività.

Riprendendo l’esempio di cui sopra egli non si affiderà per forza di cose al commercialista più economico, ma prenderà in considerazione il risultato che il professionista dovrà fargli conseguire.

Mi spiego meglio.

Se io voglio creare un business online non mi affiderò ad un commercialista che tratta solo clienti tradizionali poiché non avrà le competenze necessarie per seguire il mio business. Infatti, non sarà esperto di tutte le norme fiscali che regolano la vendita, ad esempio, di infoprodotti o gli e-commerce.

È vero, potrà sempre informarsi a riguardo, ma non sarà mai bravo come colui che ogni giorno tratta solo quello specifico problema accumulando un grosso bagaglio di conoscenze su di esso.

Quest’ultimo si può definire, senza ombra di dubbio, uno specialista della fiscalità online.

Chi ha la mentalità dell’imprenditore l’applicherà sempre.

Egli baderà più al risultato che vuole raggiungere piuttosto che al costo del prodotto o servizio che andrà ad acquistare poiché per lui quello non è un costo, bensì un investimento che lo farà arrivare prima ed in modo più efficiente al successo.

Si badi bene che per lui anche il suo tempo, che è una risorsa non rinnovabile, ha un valore economico.

Quindi, a volte, preferirà pagare qualcuno per svolgere alcuni compiti che è solito svolgere di persona in modo da poter risparmiare del tempo da dedicare allo sviluppo della sua attività.

Un altro ambito dove bisogna applicare la mentalità dell’imprenditore è quello della scelta del servizio di hosting del proprio sito web.

Scegliere il servizio che costa meno può essere saggio in alcuni casi, in altri no.

Mi spiego meglio. Se il mio sito web deve essere una semplice vetrina statica anche un servizio di hosting poco performante mi potrà andare bene.

Ma se, invece, per promuovere la mia attività devo utilizzare molte foto di alta qualità in questo caso la scelta meno performante e più economica mi penalizzerà di sicuro.

Infatti, il visitatore che giungerà sul mio sito lo abbandonerà dopo poco tempo se le sue pagine si caricheranno lentamente.

Ciò mi causerà dei mancati guadagni.

Per cui, sul lungo periodo, la mia volontà di risparmiare inizialmente qualche euro si rivelerà dannosa per il mio business.

Colui che ha la mentalità dell’imprenditore quando sceglie il servizio di hosting per il proprio sito web ha bene in mente l’obiettivo che esso deve raggiungere e come s’inserisce nel suo modello di business. Quindi basa la sua scelta su queste variabili non sul prezzo.

CONCLUSIONE

In tutti noi è presente la mentalità del consumatore che ci porta a cercare di concludere l’affare più vantaggioso a parità di valore e qualità di un determinato prodotto o servizio.

Quando, però, gestiamo una nostra attività dobbiamo dismettere i panni del consumatore ed assumere la mentalità dell’imprenditore.

Dobbiamo prendere in considerazione la visione d’insieme, cioè gli obiettivi generali del nostro business model, ed il risultato specifico che il prodotto o servizio che andiamo ad acquistare ci deve garantire al fine della realizzazione del nostro progetto.

Spesso, ci accorgeremo che il prodotto o servizio più economico tra quelli che ci possiamo permettere non è il più adatto a farci raggiungere il successo. A questo punto è gioco forza acquistare ciò che costa di più. Ovviamente, sempre rimanendo nei limiti del nostro budget.

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Avere un Sito Web a Norma di Legge

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come avere un sito web a norma di legge.

Infatti, girovagando per la Rete m’imbatto spesso in siti web di aziende e professionisti costruiti senza tener conto di ciò che la normativa italiana prevede a riguardo.

Buona lettura!

COOKIE LAW

Il 3 giugno 2015 è entrata in vigore in Italia la c. d. Cookie Law. Si tratta di una normativa europea volta a tutelare i dati personali e di navigazione in Internet dei cittadini europei.

Questa legge prevede che il visitatore di un sito web che usa cookie tecnici o di profilazione venga avvisato della loro presenza attraverso un banner ed una specifica pagina, la c. d. pagina Cookie e Privacy Policy, e dia il proprio consenso al loro utilizzo o cliccando sul tasto Accetto/OK, accettazione esplicita, oppure continuando a navigare sulle pagine del sito, accettazione implicita.

I cookie, tecnici o di profilazione, sono dei codici che permettono nel primo caso una migliore fruizione del sito da parte del visitatore e nel secondo di profilarlo in modo da scoprire il più possibile su di lui al fine di inviargli dei messaggi pubblicitari.

Qui di seguito riporto parte del testo del regolamento emanato dal Garante per la Privacy.

* * *

1. Considerazioni preliminari.

I cookie sono stringhe di testo di piccole dimensioni che i siti visitati dall’utente inviano al suo terminale (solitamente al browser), dove vengono memorizzati per essere poi ritrasmessi agli stessi siti alla successiva visita del medesimo utente. Nel corso della navigazione su un sito, l’utente può ricevere sul suo terminale anche cookie che vengono inviati da siti o da web server diversi (c.d. “terze parti”), sui quali possono risiedere alcuni elementi (quali, ad esempio, immagini, mappe, suoni, specifici link a pagine di altri domini) presenti sul sito che lo stesso sta visitando.

I cookie, solitamente presenti nei browser degli utenti in numero molto elevato e a volte anche con caratteristiche di ampia persistenza temporale, sono usati per differenti finalità: esecuzione di autenticazioni informatiche, monitoraggio di sessioni, memorizzazione di informazioni su specifiche configurazioni riguardanti gli utenti che accedono al server, ecc.

Al fine di giungere a una corretta regolamentazione di tali dispositivi, è necessario distinguerli posto che non vi sono delle caratteristiche tecniche che li differenziano gli uni dagli altri proprio sulla base delle finalità perseguite da chi li utilizza. In tale direzione si è mosso, peraltro, lo stesso legislatore, che, in attuazione delle disposizioni contenute nella direttiva 2009/136/CE, ha ricondotto l’obbligo di acquisire il consenso preventivo e informato degli utenti all’installazione di cookie utilizzati per finalità diverse da quelle meramente tecniche (cfr. art. 1, comma 5, lett. a), del d. lgs. 28 maggio 2012, n. 69, che ha modificato l’art. 122 del Codice).

Al riguardo, e ai fini del presente provvedimento, si individuano pertanto due macro-categorie: cookie “tecnici” e cookie “di profilazione”.

a. Cookie tecnici.

I cookie tecnici sono quelli utilizzati al solo fine di “effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica, o nella misura strettamente necessaria al fornitore di un servizio della società dell’informazione esplicitamente richiesto dall’abbonato o dall’utente a erogare tale servizio” (cfr. art. 122, comma 1, del Codice).

Essi non vengono utilizzati per scopi ulteriori e sono normalmente installati direttamente dal titolare o gestore del sito web. Possono essere suddivisi in cookie di navigazione o di sessione, che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web (permettendo, ad esempio, di realizzare un acquisto o autenticarsi per accedere ad aree riservate); cookie analytics, assimilati ai cookie tecnici laddove utilizzati direttamente dal gestore del sito per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito stesso; cookie di funzionalità, che permettono all’utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati (ad esempio, la lingua, i prodotti selezionati per l’acquisto) al fine di migliorare il servizio reso allo stesso.

Per l’installazione di tali cookie non è richiesto il preventivo consenso degli utenti, mentre resta fermo l’obbligo di dare l’informativa ai sensi dell’art. 13 del Codice, che il gestore del sito, qualora utilizzi soltanto tali dispositivi, potrà fornire con le modalità che ritiene più idonee.

b. Cookie di profilazione.

I cookie di profilazione sono volti a creare profili relativi all’utente e vengono utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dallo stesso nell’ambito della navigazione in rete. In ragione della particolare invasività che tali dispositivi possono avere nell’ambito della sfera privata degli utenti, la normativa europea e italiana prevede che l’utente debba essere adeguatamente informato sull’uso degli stessi ed esprimere così il proprio valido consenso.

Ad essi si riferisce l’art. 122 del Codice laddove prevede che “l’archiviazione delle informazioni nell’apparecchio terminale di un contraente o di un utente o l’accesso a informazioni già archiviate sono consentiti unicamente a condizione che il contraente o l’utente abbia espresso il proprio consenso dopo essere stato informato con le modalità semplificate di cui all’articolo 13, comma 3” (art. 122, comma 1, del Codice).

2. Soggetti coinvolti: editori e “terze parti”.

Un ulteriore elemento da considerare, ai fini della corretta definizione della materia in esame, è quello soggettivo. Occorre, cioè, tenere conto del differente soggetto che installa i cookie sul terminale dell’utente, a seconda che si tratti dello stesso gestore del sito che l’utente sta visitando (che può essere sinteticamente indicato come “editore”) o di un sito diverso che installa cookie per il tramite del primo (c.d. “terze parti”).

Sulla base di quanto emerso dalla consultazione pubblica, si ritiene necessario che tale distinzione tra i due soggetti sopra indicati venga tenuta in debito conto anche al fine di individuare correttamente i rispettivi ruoli e le rispettive responsabilità, con riferimento al rilascio dell’informativa e all’acquisizione del consenso degli utenti online.

Vi sono molteplici motivazioni per le quali non risulta possibile porre in capo all’editore l’obbligo di fornire l’informativa e acquisire il consenso all’installazione dei cookie nell’ambito del proprio sito anche per quelli installati dalle “terze parti”.
In primo luogo, l’editore dovrebbe avere sempre gli strumenti e la capacità economico-giuridica di farsi carico degli adempimenti delle terze parti e dovrebbe quindi anche poter verificare di volta in volta la corrispondenza tra quanto dichiarato dalle terze parti e le finalità da esse realmente perseguite con l’uso dei cookie. Ciò è reso assai arduo dal fatto che l’editore spesso non conosce direttamente tutte le terze parti che installano cookie tramite il proprio sito e, quindi, neppure la logica sottesa ai relativi trattamenti. Inoltre, non di rado tra l’editore e le terze parti si frappongono soggetti che svolgono il ruolo di concessionari, risultando di fatto molto complesso per l’editore il controllo sull’attività di tutti i soggetti coinvolti.

I cookie terze parti potrebbero, poi, essere nel tempo modificati dai terzi fornitori e risulterebbe poco funzionale chiedere agli editori di tenere traccia anche di queste modifiche successive.

Occorre tenere conto inoltre del fatto che spesso gli editori, che comprendono anche persone fisiche e piccole imprese, sono la parte più “debole” del rapporto. Laddove invece le terze parti sono solitamente grandi società caratterizzate da notevole peso economico, servono normalmente una pluralità di editori e possono essere, rispetto al singolo editore, anche molto numerose.

Si ritiene pertanto che, anche in ragione delle motivazioni sopra indicate, non si possa obbligare l’editore ad inserire sull’home page del proprio sito anche il testo delle informative relative ai cookie installati per il suo tramite dalle terze parti. Ciò determinerebbe peraltro una generale mancanza di chiarezza dell’informativa rilasciata dall’editore, rendendo nel contempo estremamente faticosa per l’utente la lettura del documento e quindi la comprensione delle informazioni in esso contenute, con ciò vanificando anche l’intento di semplificazione previsto dall’art. 122 del Codice.

Analogamente, per quanto concerne l’acquisizione del consenso per i cookie di profilazione, dovendo necessariamente -per le ragioni su esposte tenere distinte le rispettive posizioni di editori e terze parti, si ritiene che gli editori, con i quali gli utenti instaurano un rapporto diretto tramite l’accesso al relativo sito, assumono necessariamente una duplice veste.

Tali soggetti, infatti, da un lato sono titolari del trattamento quanto ai cookie installati direttamente dal proprio sito; dall’altro, non potendo ravvisarsi una contitolarità con le terze parti per i cookie che le stesse installano per il loro tramite, si ritiene corretto considerarli come una sorta di intermediari tecnici tra le stesse e gli utenti. Ed è, quindi, in tale veste che, come si vedrà più avanti, sono chiamati ad operare nella presente deliberazione, con riferimento al rilascio dell’informativa e all’acquisizione del consenso degli utenti online con riguardo ai cookie delle terze parti.

3. Impatto della disciplina in materia di cookie sulla rete.

I cookie svolgono diverse e importanti funzioni nell’ambito della rete. Qualunque decisione in merito alle modalità di informativa e consenso online, riguardando in pratica chiunque abbia un sito Internet, avrà quindi un fortissimo impatto su un numero enorme di soggetti, che presentano peraltro, come si è detto, natura e caratteristiche profondamente diverse tra loro.

Il Garante, consapevole della portata della presente decisione, ritiene pertanto necessario che le misure prescritte nella stessa ai sensi di quanto previsto dall’art. 122, comma 1, del Codice siano, da un lato, tali da consentire agli utenti di esprimere scelte realmente consapevoli sull’installazione dei cookie mediante la manifestazione di un consenso espresso e specifico (come previsto dall’art. 23 del Codice) e, dall’altro, presentino il minore impatto possibile in termini di soluzione di continuità della navigazione dei medesimi utenti e della fruizione, da parte loro, dei servizi telematici.

Di tali opposte esigenze, emerse chiaramente anche in occasione della consultazione pubblica e degli incontri tenuti dall’Autorità, si tiene conto in primo luogo nella determinazione delle modalità con le quali rendere l’informativa in forma semplificata.

È peraltro convinzione del Garante che i due temi, dell’informativa e del consenso, vadano necessariamente trattati in maniera congiunta, onde evitare che il ricorso a modalità di espressione del consenso online che richiedano operazioni eccessivamente complesse da parte degli utenti vanifichino la semplificazione realizzata nell’informativa.

4. L’informativa con modalità semplificate e l’acquisizione del consenso online.

Ai fini della semplificazione dell’informativa, si ritiene che una soluzione efficace, che fa salvi i requisiti previsti dall’art. 13 del Codice (compresa la descrizione dei singoli cookie), sia quella di impostare la stessa su due livelli di approfondimento successivi.

Nel momento in cui l’utente accede a un sito web, deve essergli presentata una prima informativa “breve”, contenuta in un banner a comparsa immediata sulla home page (o altra pagina tramite la quale l’utente può accedere al sito), integrata da un’informativa “estesa”, alla quale si accede attraverso un link cliccabile dall’utente.

Affinché la semplificazione sia effettiva, si ritiene necessario che la richiesta di consenso all’uso dei cookie sia inserita proprio nel banner contenente l’informativa breve. Gli utenti che desiderano avere maggiori e più dettagliate informazioni e differenziare le proprie scelte in merito ai diversi cookie archiviati tramite il sito visitato, possono accedere ad altre pagine del sito, contenenti, oltre al testo dell’informativa estesa, la possibilità di esprimere scelte più specifiche.

4.1. Il banner contenente informativa breve e richiesta di consenso.

Più precisamente, nel momento in cui si accede alla home page (o ad altra pagina) di un sito web, deve immediatamente comparire in primo piano un banner di idonee dimensioni ossia di dimensioni tali da costituire una percettibile discontinuità nella fruizione dei contenuti della pagina web che si sta visitando contenente le seguenti indicazioni:

a) che il sito utilizza cookie di profilazione al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete;

b) che il sito consente anche l’invio di cookie “terze parti” (laddove ciò ovviamente accada);

c) il link all’informativa estesa, ove vengono fornite indicazioni sull’uso dei cookie tecnici e analytics, viene data la possibilità di scegliere quali specifici cookie autorizzare;

d) l’indicazione che alla pagina dell’informativa estesa è possibile negare il consenso all’installazione di qualunque cookie;

e) l’indicazione che la prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) comporta la prestazione del consenso all’uso dei cookie.

Il suindicato banner, oltre a dover presentare dimensioni sufficienti a ospitare l’informativa, seppur breve, deve essere parte integrante dell’azione positiva nella quale si sostanzia la manifestazione del consenso dell’utente. In altre parole, esso deve determinare una discontinuità, seppur minima, dell’esperienza di navigazione: il superamento della presenza del banner al video deve essere possibile solo mediante un intervento attivo dell’utente (appunto attraverso la selezione di un elemento contenuto nella pagina sottostante il banner stesso).

Resta ferma naturalmente la possibilità per gli editori di ricorrere a modalità diverse da quella descritta per l’acquisizione del consenso online all’uso dei cookie degli utenti, sempreché tali modalità assicurino il rispetto di quanto disposto dall’art. 23, comma 3, del Codice.

In conformità con i principi generali, è necessario in ogni caso che dell’avvenuta prestazione del consenso dell’utente sia tenuta traccia da parte dell’editore, il quale potrebbe a tal fine avvalersi di un apposito cookie tecnico, sistema che non sembra particolarmente invasivo (in tal senso, si veda anche il considerando 25 della direttiva 2002/58/CE).

La presenza di tale “documentazione” delle scelte dell’utente consente poi all’editore di non riproporre l’informativa breve alla seconda visita del medesimo utente sullo stesso sito, ferma restando naturalmente la possibilità per l’utente di negare il consenso e/o modificare, in ogni momento e in maniera agevole, le proprie opzioni relative all’uso dei cookie da parte del sito, ad esempio tramite accesso all’informativa estesa, che deve essere linkabile da ogni pagina del sito.

4.2. L’informativa estesa.

L’informativa estesa deve contenere tutti gli elementi previsti dall’art. 13 del Codice, descrivere in maniera specifica e analitica le caratteristiche e le finalità dei cookie installati dal sito e consentire all’utente di selezionare/deselezionare i singoli cookie. Deve essere raggiungibile mediante un link inserito nell’informativa breve, come pure attraverso un riferimento su ogni pagina del sito, collocato in calce alla medesima.

All’interno di tale informativa, deve essere inserito anche il link aggiornato alle informative e ai moduli di consenso delle terze parti con le quali l’editore ha stipulato accordi per l’installazione di cookie tramite il proprio sito. Qualora l’editore abbia contatti indiretti con le terze parti, dovrà linkare i siti dei soggetti che fanno da intermediari tra lui e le stesse terze parti. Non si esclude l’eventualità che tali collegamenti con le terze parti siano raccolti all’interno di un unico sito web gestito da un soggetto diverso dall’editore, come nel caso dei concessionari.

Al fine di mantenere distinta la responsabilità degli editori da quella delle terze parti in relazione all’informativa resa e al consenso acquisito per i cookie di queste ultime tramite il proprio sito, si ritiene necessario che gli editori stessi acquisiscano, già in fase contrattuale, i suindicati link dalle terze parti (con ciò intendendosi anche gli stessi concessionari).

Nel medesimo spazio dell’informativa estesa deve essere richiamata la possibilità per l’utente (alla quale fa riferimento anche l’art. 122, comma 2, del Codice) di manifestare le proprie opzioni in merito all’uso dei cookie da parte del sito anche attraverso le impostazioni del browser, indicando almeno la procedura da eseguire per configurare tali impostazioni. Qualora, poi, le tecnologie utilizzate dal sito siano compatibili con la versione del browser utilizzata dall’utente, l’editore potrà predisporre un collegamento diretto con la sezione del browser dedicata alle impostazioni stesse.

5. Notificazione del trattamento.

Si ricorda che l’uso dei cookie rientra tra i trattamenti soggetti all’obbligo di notificazione al Garante ai sensi dell’art. 37, comma 1, lett. d), del Codice, laddove lo stesso sia finalizzato a “definire il profilo o la personalità dell’interessato, o ad analizzare abitudini o scelte di consumo, ovvero a monitorare l’utilizzo di servizi di comunicazione elettronica con esclusione dei trattamenti tecnicamente indispensabili per fornire i servizi medesimi agli utenti”.

L’uso dei cookie è, invece, sottratto all’obbligo di notificazione sulla base di quanto previsto dal provvedimento del Garante del 31 marzo 2004, che ha inserito espressamente, tra i trattamenti esonerati dal suindicato obbligo, quelli “relativi all’utilizzo di marcatori elettronici o di dispositivi analoghi installati, oppure memorizzati temporaneamente, e non persistenti, presso l’apparecchiatura terminale di un utente, consistenti nella sola trasmissione di identificativi di sessione in conformità alla disciplina applicabile, all’esclusivo fine di agevolare l’accesso ai contenuti di un sito Internet” (deliberazione n. 1 del 31 marzo 2004, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 6 aprile 2004 n. 81).

Dal quadro sopra delineato, emerge pertanto che, mentre i cookie di profilazione, i quali hanno caratteristiche di permanenza nel tempo, sono soggetti all’obbligo di notificazione, i cookie che invece hanno finalità diverse e che rientrano nella categoria dei cookie tecnici, ai quali sono assimilabili anche i cookie analytics (v. punto 1, lett. a), del presente provvedimento), non debbono essere notificati al Garante.

6. Tempi di adeguamento.

Come già evidenziato in precedenza, il Garante è consapevole dell’impatto, anche economico, che la disciplina sui cookie avrà sull’intero settore della società dei servizi dell’informazione e, quindi, del fatto che la realizzazione delle misure necessarie a dare attuazione al presente provvedimento richiederà un notevole impegno, anche in termini di tempo.

In ragione di ciò, si ritiene pertanto congruo prevedere un periodo transitorio di un anno a decorrere dalla pubblicazione della presente decisione in Gazzetta Ufficiale per consentire ai soggetti interessati dal presente provvedimento di potersi avvalere delle modalità semplificate ivi individuate.

7. Conseguenze del mancato rispetto della disciplina in materia di cookie.

Si ricorda che per il caso di omessa informativa o di informativa inidonea, ossia che non presenti gli elementi indicati, oltre che nelle previsioni di cui all’art. 13 del Codice, nel presente provvedimento, è prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da seimila a trentaseimila euro (art. 161 del Codice).

L’installazione di cookie sui terminali degli utenti in assenza del preventivo consenso degli stessi comporta, invece, la sanzione del pagamento di una somma da diecimila a centoventimila euro (art. 162, comma 2-bis, del Codice).

L’omessa o incompleta notificazione al Garante, infine, ai sensi di quanto previsto dall’art. 37, comma 1, lett. d), del Codice, è sanzionata con il pagamento di una somma da ventimila a centoventimila euro (art. 163 del Codice).

TUTTO CIO’ PREMESSO IL GARANTE

1. ai sensi degli artt. 122, comma 1 e 154, comma 1, lett. h), del Codice ai fini dell’individuazione delle modalità semplificate per l’informativa che i gestori di siti web, come meglio specificati in premessa, sono tenuti a fornire agli utenti in relazione ai cookie e agli altri dispositivi installati da o per il tramite del proprio sito stabilisce che nel momento in cui si accede alla home page (o ad altra pagina) di un sito web, deve immediatamente comparire in primo piano un banner di idonee dimensioni contenente le seguenti indicazioni:

a) che il sito utilizza cookie di profilazione al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate dall’utente nell’ambito della navigazione in rete;

b) che il sito consente anche l’invio di cookie “terze parti” (laddove ciò ovviamente accada);

c) il link all’informativa estesa, che deve contenere le seguenti ulteriori indicazioni relative a:

uso dei cookie tecnici e analytics;

possibilità di scegliere quali specifici cookie autorizzare;

possibilità per l’utente di manifestare le proprie opzioni in merito all’uso dei cookie da parte del sito anche attraverso le impostazioni del browser, indicando almeno la procedura da eseguire per configurare tali impostazioni;

d) l’indicazione che alla pagina dell’informativa estesa è possibile negare il consenso all’installazione di qualunque cookie;

e) l’indicazione che la prosecuzione della navigazione mediante accesso ad altra area del sito o selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) comporta la prestazione del consenso all’uso dei cookie;

  1. ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c), del Codice ai fini di mantenere distinta la responsabilità dei gestori di siti web, come meglio specificati in motivazione, da quella delle terze parti prescrive ai medesimi gestori di acquisire già in fase contrattuale i collegamenti (link) alle pagine web contenenti le informative e i moduli per l’acquisizione del consenso relativo ai cookie delle terze parti (con ciò intendendosi anche i concessionari).

* * *

Come si vede dalla lettura del testo le multe per il mancato adeguamento alla norma sono veramente alte e colpiscono non solo chi utilizza un sito web per motivi professionali ma anche chi lo utilizza per motivi personali.

Per completezza d’informazione ricordo che la notifica dell’utilizzo di cookie di profilazione al Garante ha, attualmente, un costo di € 150,00.

SITO WEB AZIENDALE O PROFESSIONALE

Sulla home page di un sito web di un’azienda o di un professionista deve essere riportata la P. IVA ex art. 35 comma 1 del DPR 633/72, la sua violazione comporta una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di € 258,23 ad un massimo di € 2065,83;

Inoltre, le società di capitali sono obbligate ex art. 42 della L. 88/09 a pubblicare sulla home page del proprio sito anche le seguenti informazioni:

a) la sede sociale;

b) l’ufficio del registro delle imprese presso il quale la società è iscritta e il numero di iscrizione;

c) il capitale sociale, indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio;

d) l’eventuale stato di liquidazione della società;

e) se, in caso di SpA o di Srl, la società ha un socio unico.

In caso di mancato rispetto di tale obbligo di legge si rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da un minimo di € 206,00 ad un massimo di € 2065,00.

Suggerimento:

  • indica tra gli indirizzi di posta elettronica la tua PEC poiché in futuro potrebbe sostituire anche tra privati le classica raccomandata A. R. .

SITO WEB PER E-COMMERCE

Sulla home page del sito web ci deve essere la ragione sociale dell’azienda, l’indirizzo completo, la P. IVA e il numero REA. Se trattasi di società di capitale deve esserci anche il capitale sociale versato.

Suggerimento:

  • la P. IVA e tutto il resto devi averli prima di fare il tuo sito web per l’e-commerce, non dopo.

  • Inoltre, ti ricordo che per aprire un e-commerce devi presentare al Comune la SCIA come per un qualsiasi negozio fisico.

CONCLUSIONE

Come vedi, mio caro lettore, diverse sono le norme che incidono su quella vetrina virtuale che è il sito web.

Adeguarsi ad esse non è difficile.

Purtroppo, molti web designer e molte web agency non conoscono la normativa italiana a riguardo e quindi consegnano all’ignaro professionista o imprenditore un sito web non a norma.

Ricordati, però, che le relative sanzioni ricadono sul titolare dell’azienda o sul professionista poiché nel nostro ordinamento vige il principio che: ignorantia legis non excusat. Ergo, non si potrà scaricare la colpa su chi ci ha creato il sito web dicendo che non si conoscevano le disposizioni di legge.

Ed ora, mio caro lettore, non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post e ricorda:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Aura Conte.

Viviamo in un’era incredibile ricca di grandi opportunità. La crisi e l’incalzante sviluppo tecnologico hanno determinato la dissoluzione di un mondo e di un modo di lavorare e l’avvento di un periodo in cui ogni individuo può, armandosi di tanto coraggio, aspirare a realizzare i propri sogni.

Aura Conte, la giovane scrittrice siciliana che presento in questa intervista è una di quelle persone che, a mio avviso, hanno imboccato la strada giusta verso il successo grazie al sapiente connubio di Internet e della sua passione per la scrittura, a cui si deve aggiungere anche il coraggio e la tenacia.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 31 anni. 

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato al liceo classico ed in seguito mi sono laureata all’Università degli Studi di Messina, in uno dei tanti curriculum di Scienze della Formazione, con una tesi dal titolo: “Molto rumore su Shakespeare”.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce da bambina.

Da piccola ero molto timida e la scrittura mi aiutava ad esprimermi. Per combattere la timidezza ho poi iniziato a studiare recitazione sino ai vent’anni.

Il teatro ha influenzato il mio amore nel creare storie e trasporle in sceneggiature o romanzi brevi.

Qual è il tuo genere letterario preferito?

Dipende dal periodo, amo l’horror ma negli ultimi anni mi sono avvicinata alla letteratura romance americana, per lo più commedie.

Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo romanzo?

Per caso. Sino ai ventiquattro anni ho pubblicato storie online in ebook sui miei vari blog, quando i libri digitali erano all’inizio, ma poi ho scritto “Purpureo Re-Birth” e mi son detta: “prova a dargli una chance, risica” e da quel giorno di marzo 2008 è iniziata la mia avventura.

Come ti sei sentita quando hai scoperto che un tuo romanzo è diventato un bestseller sulle piattaforme online?

Quando “Controvento” è diventato bestseller ci sono rimasta di sasso. Ci sono testimonianze sparse nei vari social network.

Sebbene in tanti avessero letto l’estratto prima dell’uscita, non avrei mai pensato di raggiungere certi obbiettivi e di mantenerli per mesi.

Un romanzo storico, siciliano e con uno stile coeso non è proprio una lettura leggera.

Hai una casa editrice che ti segue o ti autopubblichi?

Ho una casa editrice che mi segue: Edizioni Il Pavone, la quale è una NOEAP (Casa editrice che non pubblica libri a pagamento, n.d.r.) e pubblica testi in formato digitale, ma ho auto-pubblicato anche dei racconti brevi e gratuiti online.

Cosa ne pensi del fenomeno del self-publishing? Cambierà il panorama editoriale?

Sono favorevole al self-publishing e spero che stia già cambiando il panorama editoriale, adesso.

Sono una sostenitrice degli ebook e il self-publishing dovrebbe aprire maggiormente al fatto che una storia non cambia natura solo perché scritta su carta oppure sia disponibile via eReader.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

Credo che sia molto disorganizzato rispetto a quello delle altre nazioni.

Le case editrici digitali sono poche, non ci sono agevolazioni per le piccole/medie case editrici NOEAP, i social network di libri made in Italy sono pochissimi e c’è una grande chiusura mentale nei confronti degli ebook.

Vivi solo di scrittura o affianchi ad essa un altro lavoro? Se affianchi un lavoro principale alla tua attività di scrittrice come influisce sui tuoi libri?

Oltre a cercare di fare la scrittrice, sono vice presidente di una ONLUS dal 2004 (“Iside”) la quale si occupa di arte e cultura e collabora con case editrici, enti e affini.

Il mio lavoro è abbastanza correlato alla scrittura ma devo dire che mi distrae, purtroppo.

Quando vi dicono che l’arte non paga è verissimo, mai credere che fare semplicemente lo scrittore vi aiuterà a pagare tasse, mangiare o affitto… stessa cosa vale in tutti i settori artistici affini.

Ciò, però, non vuol implicare che non bisogna tentare di realizzare il proprio sogno.

Come utilizzi Internet ed i social network per promuoverti?

Internet e i social network sono la colonna portante di tutte le promozioni dei miei testi. Pubblicando in formato digitale penso sia il minimo utilizzarli quotidianamente come scrittrice e persona.

Non sopporto chi pensa che tutto gli sia dovuto nel mondo dell’arte, come quelli che non seguono le persone sui social o che pensano che aver pubblicato del materiale artistico sia la fine del percorso.

Il problema di Internet è che bisogna aprirsi al mondo e per chi è timido non è facile. Bisogna solo perseverare.

Sommando chi mi segue sui social network o su siti come Goodreads da poco ho superato i 45.000 follower, però non mi sento famosa, arrivata o la trovo una ragione per snobbare chi mi segue.

La verità è che il nostro mondo sta viaggiando ad alta velocità e nulla ora è mai abbastanza, la promozione base non basta, è necessario fare di più come scrittori.

Internet ha cambiato il modo di fare lo scrittore?

Ci sono milioni di scrittori al mondo. Ora, tutti possono mettersi alla prova quando prima non era possibile.

Chissà quanti bellissimi romanzi prima dell’avvento di Internet sono andati perduti!

Quale ruolo ha il tuo blog nella tua strategia di marketing?

Il mio sito web e il blog hanno un ruolo fondamentale per l’archiviazione e una migliore condivisione delle notizie.

I social network, purtroppo, non bastano. Bisogna partire dall’idea che nessuno ti conosce e potrebbe voler sapere di più su di te, quindi un posto dove scrivere biografia, bibliografia, lista social, articoli ecc… è necessario.

Tutti possiamo inserire nella bio di Twitter o Facebook “scrittore, musicista, blogger o attore” ma ci vogliono sostanza e originalità per essere presi seriamente.

Perché stai scrivendo un romanzo in inglese?

In concomitanza con la scrittura, sin da piccola, ho sviluppato un forte amore per la lingua inglese.

Con gli anni e grazie ad Internet ho, quindi, stretto amicizie un po’ ovunque nel mondo, specialmente con statunitensi e inglesi.

Questi miei amici volevano spesso leggere ciò che scrivevo così, ogni tanto, ho tradotto le varie storie. Poi sono arrivate le pubblicazioni “ufficiali” e dopo altre richieste ho deciso di provare.

La mia vita in generale è un continuo esperimento.

In fondo perché limitarsi all’italiano quando puoi provare ad allargare gli orizzonti?

Quali difficoltà stai incontrando nella sua stesura, non essendo la tua lingua madre?

Nella scrittura è più una questione di differenti stili e di linguaggio utilizzato.

Per evitare il problema negli ultimi due anni ho letto quasi 200 romanzi in inglese (nel mio caso romance o horror, visto che sono i generi su cui sto lavorando) ma non sembra mai abbastanza.

Purtroppo, i nostri modi di dire sono spesso molto diversi, anche una frase comune rischia di non fluire quando troppo simile all’italiano.

Che cosa ti sta dando questa esperienza?

Da una parte è una continua scoperta di cose nuove e dall’altra terrore.

Sebbene, sia ben organizzata tra siti e social, gli scrittori pubblicati, auto-pubblicati o, semplicemente, emergenti anglosassoni sono mostruosamente molto più preparati e organizzati di noi italiani.

Sinceramente non mi aspetto molto da questo nuovo esperimento, ma è sempre giusto mettersi alla prova.

Ci racconti del tuo impegno in favore della cultura?

Amo l’arte quindi mi piace prendere parte ad iniziative relative ad essa o a crearne.

Indipendentemente dagli eventi o festival a cui ho partecipato come scrittrice, con la mia associazione ho cercato nel tempo di portare avanti delle campagne di promozione a favore della cultura e della letteratura attraverso alcune collaborazioni.

L’ultimo evento si è concluso poche settimane fa ed è stato realizzato da Edizioni Il Pavone insieme ad Iside ONLUS: “Incontra un libro – III edizione” un evento gratuito via web in occasione de Il Maggio dei Libri.

Quest’anno è stato un piccolo successo. Sono molto soddisfatta di essermi occupata della sua organizzazione come event manager e di avervi partecipato anche come scrittrice, sebbene solo con un racconto horror breve: “Closer”.

Come scrittrice iniziative del genere sono un’ottima scusa per promuoversi e mettersi in gioco, ma anche per conoscere e collaborare con altri scrittori… stressati allo stesso livello.

Massimo Ponzano: Empower Network

Oggi, miei cari lettori, vi propongo l’intervista che ho fatto a Massimo Ponzano, un amico di vecchia data, che attualmente è impegnato in Empower Network, un’attività che proviene dagli Stati Uniti e che offre la possibilità, a chi vi partecipa e s’impegna nello studio delle tecniche di web marketing che vengono fornite, di realizzare importanti guadagni sfruttando le proprie capacità di blogger ed il supporto dato dalla potenza della loro piattaforma informatica e dei loro servizi.

Adesso, scopriremo se ciò corrisponde a realtà.

Qual è stato il tuo percorso scolastico e quale quello lavorativo?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti per questa opportunità che mi auguro possa offrire qualche spunto di riflessione ai tuoi lettori e possa invogliarli ad approfondire quello di cui parleremo.

Dopo il liceo scientifico, mi sono laureato in ingegneria chimica, ma non ho mai svolto tale professione. Sono subito partito per Londra, dove ho vissuto per qualche mese. Una volta tornato in Italia ho fatto di nuovo le valigie e da Genova, città in cui allora risiedevo, mi sono spostato a Torino, dove ho vissuto due anni. Dopodiché mi sono trasferito a Roma per tre anni ed, infine, sono tornato a Genova, dove mi sono sposato e tuttora vivo.

In tutto questo tempo ho lavorato per una multinazionale operante nell’industri petrolifera, ma da ormai dodici anni lavoro nel settore dell’ICT, in un’azienda il cui core business è rappresentato da sistemi di Call e Contact Center e da applicazioni di CRM.

Premetto che fino a qualche mese fa  sapevo poco di web marketing e network marketing ma, poi, ho letto un’intervista di Bill Gates nella quale lo stesso dichiarava: “Le persone che non hanno un business online e che non sono sui social network nel prossimo futuro rimarranno fuori da qualunque attività commerciale”.

Alcune persone, a me vicine, hanno sorriso a questa affermazione. Io, invece, proprio da quel momento, mi sono messo a studiare come poter sfruttare il web in maniera professionale, cercando di capire se e come fosse possibile trasformare una passione in un lavoro. Non ci vuole, infatti, molto per capire che Internet è oggi uno dei pochi settori che continua a creare posti di lavoro. Il suo attuale valore è stato calcolato in 1 trilione di dollari. 

Forse non tutti sanno che le attività online sono in crescita continua e costante da parecchi anni. Dati alla mano, negli Stati Uniti, ogni 10 secondi nasce un nuovo business basato sul lavoro da casa.

Giacché a me piace, sempre, parlare di cose concrete vi porto ad esempio quello che sta succedendo nel mercato della pubblicità online. Lo voglio fare brevemente invitandovi a leggere il rapporto annuale AdEx Benchmark, realizzato da IAB Europe, punto di riferimento sullo stato del mercato europeo dell’advertising online.

Sappiamo tutti che il 2012 è stato un anno di crisi durissima per l’Europa, ma nonostante questo, il settore della pubblicità online ha registrato un’aumento dell’11,5%, pari a un valore di 24,3 miliardi di euro. Incredibile, vero?

Video e mobile sono gli ambiti che hanno registrato i maggiori tassi di crescita: il primo ha fatto registrare un +50,6% (circa 661,9 milioni di euro), il secondo ha registrato un exploit del 78,3% (circa 392 milioni di euro). Questo credo che confermi l’importanza del settore.

Se volete acquisire ulteriori informazioni a riguardo andate a leggere l’articolo, pubblicato il 31 maggio 2013, sul sito de Il Sole 24 Ore nella sezione Nova24Tech/Business.

Un altro mercato incredibile è quello delle App. Pochi sanno che Facebook ha oltre 1,01 miliardi di utenti che hanno caricato 219 miliardi di foto (dato aggiornato al 10 settembre del 2012, n.d.r.) e che Twitter ha oltre 500 milioni di utenti che ogni giorno si scambiano migliaia di tweet.

Per me sono numeri straordinari che denotano la salute di questo settore. Ed allora mi ci sono buttato. Non essendo né un inventore né un programmatore ho iniziato da ciò che è alla portata di tutti: bloggare.

Che cos’è Empower Network e come sei venuto a conoscenza di questa realtà?

Un giorno dello scorso novembre, la mia curiosità, e quella di un gruppo ristretto di amici fidati, mi ha portato ad assistere, comodamente seduto nel salotto di casa mia, ad un webinar online che si svolgeva dall’altra parte dell’oceano. Tutti noi siamo rimasti affascinati dalla personalità di colui che teneva il seminario. Tutto è successo perché avevamo capito che quell’uomo aveva reso semplice ed alla portata di tutti una cosa straordinaria di cui si sente sempre più parlare, ma che in pochi sanno fare davvero e, soprattutto, ne comprendono le potenzialità: bloggare. 

Un blog, così come è descritto su Wikipedia, è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma cronologica. Esso è gestito da uno o più blogger che pubblicano contenuti multimediali, in forma testuale o in forma di post, concetto assimilabile o avvicinabile ad un articolo di giornale.

Ma cosa ci può essere di straordinario in un blog?

Semplice: la sua capacità di attirare “traffico”, cioè visitatori. E’ come avere un negozio, senza dover investire le cifre necessarie per aprire un punto fisico. Se poi il nostro “negozio” è bello e confortevole, saremo in grado di vendere i nostri prodotti (o info-prodotti).

Ma avere un bel blog, funzionale e, soprattutto, con tante visite, non è così semplice. E soprattutto non è da tutti avere dei prodotti da vendere attraverso di esso. Con Empower Network i miei amici ed io abbiamo subito capito che potevamo cogliere i famosi “due piccioni con una fava”. Così il 2 dicembre 2012 siamo partiti con il progetto Team Market Badass.

Cosa ti ha convinto ad investire tempo e denaro in questa attività?

Di certo la mia voglia di imparare cose nuove è stata una grande ed importantissima leva, ma, da buon genovese, ti posso anche dire che l’investimento iniziale di soli $ 25 è stato altrettanto convincente. Con quella cifra, infatti, avevamo a disposizione un blog già pronto all’uso, altamente indicizzato da Google, ed un corso online per imparare ad ottimizzare il SEO score, usare i TAG e capire al meglio tutte le tecniche di info-marketing più avanzate. L’unico problema era legato al fatto che tutto il materiale di supporto era in inglese ed, allora, ci siamo messi di buzzo buono e lo abbiamo tradotto per dare a tutti i nostri amici l’opportunità di studiarlo. Ed i risultati non hanno tardato ad arrivare.

Ti promuovi attraverso i social network? Come avviene tale promozione?

Ho imparato (e sto ancora imparando) ad usare in maniera diversa da quella più comune: Facebook, Twitter, Linkedin, YouTube, Google+ ed altri social network meno famosi in Italia, ma molto conosciuti nel resto del mondo. Ogni giorno scrivo un post sul mio blog e poi lo condivido, aspettando che il mio blog faccia il resto. Ci sono molte tecniche di promozione, ma non è semplice spiegare tutto in poche parole: bisogna studiare.

 Empower Network ti ha portato dei guadagni?

Sarei bugiardo se ti dicessi che ho intrapreso questa attività solo per il gusto di imparare una cosa nuova. A distanza di poco meno di tre mesi, infatti, il lavoro fatto con il mio blog ha iniziato a dare buoni frutti. Nulla accade per caso ed Internet non è la “gallina dalle uova d’oro”, nel senso che se non fai nulla non guadagni nulla, ma come mi piace spesso ripetere: “Se vuoi avere cose che non hai mai avuto, devi iniziare a fare cose che non hai mai fatto”.

Nel nostro team ci sono ragazzi che si sono dedicati anima e corpo a questo progetto e per loro Empower Network è diventato da tempo un vero e proprio lavoro, con la differenza che lo possono fare da casa o da dove vogliono (basta avere una connessione ad internet ed un tablet). E ti posso assicurare che le loro entrate sono decisamente interessanti.

Vero è che ognuno di noi ha i suoi parametri. Ma credo di poter dire, senza paura di essere smentito che Empower Network dà loro un vero stipendio.

Oltre a questo lavoro ne fai anche altri?

E come potrei non fare altre cose? In questo momento sto partecipando al lancio di un nuovo social network di cui, presto, tutti sentirete parlare perché cambierà il nostro modo di fare acquisti online. Questo è un progetto assolutamente innovativo, ideato e progettato, tra gli altri, da Adam D’Angelo. Per chi non lo conoscesse suggerisco di andare a cercare il suo nome su Google per capire chi è questo ragazzo e perché questo progetto sarà un successo. Partecipare al network è assolutamente gratuito fino al momento in cui non si capisce quanto sia importante abbandonare la figura di semplice fan e diventare un vero e proprio player. I risultati che sto ottenendo sono strabilianti ma di questo potremmo parlarne un’altra volta.

In Internet si trovano, oltre a diverse persone entusiaste di Empower Network, di solito questi ultimi sono degli affiliati, anche molti detrattori che lo paragonano ad un moderno Schema Ponzi (per intenderci: il sistema utilizzato dal finanziere americano Bernard Madoff per truffare i suoi clienti, n.d.r.). Alla luce di questa critica, tu in coscienza, ti sentiresti di consigliarlo ad un disoccupato?

Internet è uno strumento straordinario, ma bisogna imparare ad usarlo. Solitamente chi “parla male” di un business online lo fa dalle pagine del suo sito che, così facendo, attira visite e guadagna dalla pubblicità. Lo Schema Ponzi è un sistema truffaldino e invito tutti a girare alla larga da chi promette grandi e facili guadagni. Come ho detto in precedenza Internet non è la gallina dalle uova d’oro, bensì una grande opportunità per crearsi un lavoro ed un reddito lavorando da casa.

Empower Network è stato fondato il 31 ottobre 2011 da David Wood e David Sharpe e da allora ha coinvolto oltre 72.000 persone, di cui il 95% negli States, pagando oltre $ 20 milioni di commissioni (dati aggiornati al dicembre 2012, n.d.r.).

Empower Network e noi del team italiano non garantiamo guadagni facili, ma assicuriamo il massimo supporto a tutti coloro che vogliono imparare un mestiere nuovo come quello che si può fare con Empower Network.

Abbiamo realizzato un sito di supporto in italiano totalmente gratuito a cui tutti gli affiliati di Empower Network possono accedere. Abbiamo alcuni gruppi Facebook privati in cui ci scambiamo informazioni ed offriamo gratuitamente materiale utile per aumentare le visite ai blog degli iscritti. Spieghiamo cosa sono e come si costruiscono le squeeze pages ed i funnel, cosa sono e come si usano gli autorisponditori e molte altre cose ancora.

Io sono uno dei fondatori del Team Market Badass e posso garantire che Empower Network funziona. Ci sono alcune regole da seguire (noi la chiamiamo Core Checklist) e sono certo che un impegno serio e costante possa permettere a chiunque di avere degli ottimi risultati.

Empower Network è un sistema di blogging virale che si vende da sé, essendo già altamente indicizzato da Google, ma sta a noi ed al nostro impegno rendere affascinante il nostro blog che ci viene fornito pronto all’uso e con tutte le istruzioni per portarlo ai primi posti di Google a portata di mano.

A noi spetta il compito di creare contenuti interessanti, parlando delle nostre passioni, di sport, di cucina, di viaggi, di teatro, di cultura, di politica o di qualunque cosa ci piace e serva a “vendere” la nostra immagine e la nostra professionalità.

A questo punto, non posso che ringraziare tutti coloro che sono arrivati a leggere fino in fondo questa lunga intervista, sperando di non aver annoiato nessuno, ma, al contrario, di avervi incuriosito almeno un po’. Un grazie particolare a te, Federico, per avermi offerto questa opportunità. A presto, Max.

Miei cari lettori, se volete scoprire qualcosa di più sul progetto che vi ho appena presentato e provarlo per tentare di implementare i vostri guadagni contattate Massimo Ponzano via e-mail: massimo.ponzano@gmail.com oppure su Skype: (piccolochimico).

Qualora, invece, abbiate bisogno di una guida nel mare magnum dei social network, contattatemi. Sarò il vostro Virgilio.