Igor Redaelli. Web designer a 17 anni

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare un giovanissimo web designer che ho scoperto recentemente navigando in Rete: Igor Redaelli.

Rimango sempre affascinato dai tanti giovani talenti del web che il nostro Paese, nonostante tutto, riesce a sfornare.

Una cantera come quella del Barcellona che, però, sforna talenti non nel calcio bensì in un settore cruciale per lo sviluppo di una nazione: Internet.

Caratteristica comune a tutti i ragazzi che ho intervistato fino ad ora è che si sono costruiti le loro competenze da autodidatti.

Questo la dice lunga sull’arretratezza di certi programmi scolastici.

Ovviamente, non bisogna fare di ogni erba un fascio in quanto ci sono diverse ottime scuole, in giro per l’Italia, con eccellenti insegnanti che sanno motivare i loro studenti.

A mio giudizio, per far emergere queste eccellenze dal mare magnum della mediocrità che le circonda bisognerebbe eliminare il valore legale dei titoli di studio e premiare, dando loro più soldi, quelle realtà che riescono a sfornare studenti capaci di inserirsi velocemente nel mondo del lavoro una volta finito il loro percorso di studi o di laurearsi bene e in tempi brevi se hanno scelto di frequentare l’università.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 17 anni e vivo in provincia di Milano.

Quale percorso di studi stai seguendo?

Attualmente, frequento il quarto anno di un istituto professionale che ti diploma come tecnico elettrico.

Quali sono le tue aspirazioni future proiettate in un arco temporale di 5 anni?

Non ho ancora le idee ben chiare sul mio futuro. Sono in un momento cruciale della mia vita: davanti a me si sono aperte molte strade, ma non ho ancora deciso quale sia quella migliore da percorrere.

Sicuramente, dopo gli studi comincerò subito a lavorare come freelancer.

Come è nata la tua passione per la costruzione dei siti web?

La mia passione è nata all’età di 12 anni quando iniziai a realizzare e a gestire alcuni siti web di cui scrissi anche dei “frammenti” di codice HTML.

Quelli furono i miei primi siti web statici.

Fu amore a prima vista. Infatti, rimasi affascinato da questo mondo così bello e complesso.

Capii subito che il mondo del web design sarebbe stato il mio futuro.

Quali sono le competenze che hai sviluppato, nel tempo, in questo campo e i risultati che hai ottenuto?

Nel corso degli anni ho sviluppato molte competenze tra queste il linguaggio di mark-up: HTML, CSS e PHP.

Col tempo ne ho acquisite anche tante altre sviluppando siti web dinamici con il CMS WordPress.

Ho ottenuto sempre ottimi risultati, pur studiando da autodidatta, e le mie competenze crescono giorno dopo giorno.

Come hai monetizzato le tue competenze?

Monetizzo le mie competenze occupandomi della realizzazione e della gestione di siti web.

Come gestisci un cliente difficile?

Con molta pazienza. Cerco sempre di entrare in relazione con il cliente, di creare un legame emotivo con la persona che ho di fronte e, affinché si fidi di me, di apparire autorevole ai suoi occhi.

Cerco anche di espormi in maniera rispettosa nei suoi confronti ascoltandolo attentamente e facendolo sentire importante.

Come hai strutturato il tuo canale di acquisizione clienti?

Gli unici canali che utilizzo per la promozione della mia attività e per acquisire nuovi clienti sono i social media.

Ho promosso e promuovo ancora la mia attività sui vari Social Network.

In base ai dati che ho raccolto tramite Google Analytics è Twitter il social che porta più traffico in ingresso al mio sito, circa il 40% dei visitatori provengono da lì.

Perché, oggigiorno, un’attività deve avere un sito web?

Un sito web è la base di partenza di un’attività. Se è ben fatto comunica affidabilità e professionalità al cliente.

Inoltre, è il mezzo di comunicazione per eccellenza e permette la massima interazione con i propri clienti.

Chi è presente su Internet ha sicuramente più vantaggi di chi non c’è e non essere sul web significa far notare la propria assenza.

Un imprenditore o un libero professionista avendo un sito web ha la possibilità di essere sempre visibile a ogni ora del giorno e della notte, e di mostrare la propria “vetrina virtuale” ogni giorno della settimana, anche nei giorni di festa.

Con un sito web si ha anche la possibilità di aggiornare i propri clienti sulle ultime novità relative alla propria attività o di pubblicare contenuti con lo scopo di catturare l’attenzione di potenziali clienti, magari notificandoglieli con una newsletter.

Questi sono i primi vantaggi che mi vengono in mente.

Quali sono, da un punto di vista tecnico, i segreti di un sito web di successo?

I segreti di un sito web di successo sono diversi.

Ti elenco quelli che, dal mio punto di vista, sono i più importanti:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca: in questo entra in gioco la SEO (Search Engine Optimization, n.d.r).

  • Template con un design responsive: negli ultimi anni gli utenti che accedono ai siti da mobile sono aumentati a livello esponenziale. Inoltre, avere un sito web mobile friendly è un importante fattore di ranking sui motori di ricerca come Google.

  • Velocità di caricamento delle pagine web del sito: un altro fattore importante è la velocità di caricamento delle pagine. Anche questo è un fattore di cui Google tiene gran conto per il ranking. Il principale segreto per avere una pagina web dal caricamento veloce sta, innanzitutto, nel far risiedere il sito su un server di hosting professionale e non su quelli low cost o gratuiti. Come sempre: “Chi più spende, più guadagna”.

  • Utilizzare una CDN: riguarda sempre la velocità del caricamento di una pagina.

Il vantaggio di avere una CDN è quello di ridurre i tempi di latenza avvicinando i file dei nostri siti web agli utenti, in modo da diminuire il carico sui server e l’utilizzo della banda passante che li collega al web.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Mr Tozzo. Un anno dopo

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri alias Mr Tozzo

Caro lettore, oggi ti propongo una nuova intervista ad Andrea Toxiri alias Mr Tozzo fondatore di Toxnetlab’s Blog che è un punto di riferimento per gli appassionati di Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita? 

Ciao e grazie per questa seconda intervista.

In questo anno la famiglia si è allargata (a luglio è arrivato Michele).

Invece, per quanto riguarda il lavoro non è cambiato molto.

Le mie passioni sono sempre le stesse lettura, musica, fotografia e cucina e proprio a queste ultime due mi sono appassionato sempre di più tanto che sto facendo tanta pratica per migliorare, appena posso.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

A marzo il blog compierà 8 anni e questa estate ho iniziato a pensare a qualche novità per farlo evolvere anche perché nel mondo del blogging se rimani fermo sei finito.

La prima è arrivata a settembre, ovvero le interviste a blogger e youtuber che seguo.

Nei mesi prossimi ne arriveranno altre due.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Grazie per aver definito il mio blog di successo.

Guarda non ho una formula magica ma sicuramente ci vuole passione per quello che stai facendo, competenza per quanto riguarda l’argomento che vuoi affrontare, onestà verso i tuoi lettori, una costante formazione/informazione perché le cose sul web cambiano velocemente ed educazione verso tutti.

Io mi sono mosso sempre così e qualche soddisfazione me la sono tolta.

Poi naturalmente devi avere tanta pazienza perché i numeri non arrivano subito e per affrontare (sempre in maniera educata) chi ti verrà contro (hater, troll, criticoni etc.).

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Il blog ha tre argomenti centrali che sono: Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Ci tengo a precisare che Comunicazione/Web Marketing non è un argomento che tratto come esperto del settore, ma come utente finale lo subisce.

La Comunicazione e il Web Marketing sono due argomenti che esulano dal mio background ma ai quali mi sono appassionato in questi ultimi anni e che cerco di approfondire appena posso.

Alcune volte gli argomenti nascono anche da un’esigenza di risolvere un problema (Tecnologia – Web/Social Media) che ho oppure che mi viene proposto o quando scopro qualche nuova cosa.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online ed aumentare la tua audience?

I miei canali principali sono Facebook e Twitter ma cerco di curare molto il titolo del post.

Un titolo che non illuda il lettore ma che allo stesso tempo provochi un “sentimento” (che può essere di rabbia o di gioia) che lo porti a leggere,  commentare e cliccare.

Il post su “iPhone e Android” è quello che attualmente detiene il record di commenti (oltre i 100), ma come puoi immaginare la maggior parte sono …diciamo… “animati” perché sono andato a toccare (schierandomi) una diatriba che va avanti da anni.

Invece il post sulle “Telecamere IP” è quello che detiene il record di visite (attualmente 33389 da Febbraio 2015).

Quindi diciamo che aiutare, informare e provocare aiuta alla diffusione dei tuoi contenuti.

Dirò una cosa banale: “Io non scrivo per Google, ma per chi mi legge (che poi è quello che vorrei leggere io andando su un blog)”.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Ci stavo pensando ma ancora non mi sono mosso in quel senso, perché devo capire ancora come farlo senza snaturare il blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Mi piacerebbe vivere scrivendo (magari come giornalista freelance) sempre in ambito tecnologico.

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Federico

 

 

Riccardo Russo. Un anno dopo

Riccardo Russo

Riccardo Russo

Circa un anno fa ho pubblicato la mia prima intervista a Riccardo Russo, un giovanissimo talento del web, che mi aveva colpito per la sua capacità di usare i social media e di conciliare la sua vita da studente di liceo scientifico con quella di freelancer in erba.

Personalmente, quando in TV vedo un programma come “Hotel da Incubo” o “Restaurant Impossible” mi rimane sempre la curiosità di sapere se le aziende aiutate sono ancora sul mercato e se la consulenza, che i titolari e il personale dell’azienda hanno ricevuto, ha dato i suoi frutti.

Per questo motivo ho deciso di intervistare più volte nel corso della loro vita le persone che mi hanno rilasciato una prima intervista.

Il mio scopo è quello di capire se gli intervistati sono riusciti a realizzare i loro sogni e come sono cambiate le loro priorità nel corso del tempo.

Buona lettura!

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Come è andata l’avventura con la startup londinese Areea?

È stata un’avventura splendida. Ho vissuto dei mesi molto intensi, circondato da persone in gamba da cui potevo soltanto imparare, tra cui Jacopo Mele, inserito nella lista dei trenta Under 30 più influenti d’Europa secondo la rivista statunitense Forbes ed Antimo Farid Mir, che oltre ad essere il CEO di Areea, è anche il presidente dello Youth Economic Summit.

Qual era il vostro focus?

Areea è una startup operante nel settore del beverage. Siamo riusciti a creare una bevanda con un enzima in grado di depurare il nostro corpo dagli effetti dell’inquinamento. All’interno del team svolgevo ricerche di mercato.

Areea2

Il Team di Areea

Come si è conclusa e perché?

Ho preferito fare un passo indietro lasciando la startup, ma porto con me tutte le cose positive che quest’esperienza mi ha offerto.

Le ho raccolte una per una ed ora fanno parte di me ampliando quelle che sono le mie conoscenze e competenze.

L’aspetto formativo, adesso, è la mia priorità.

Sono riuscito ad estrapolare da quest’avventura ciò che stavo cercando.

Areea

In laboratorio

Che cosa ti ha lasciato quest’esperienza?

Mi ha lasciato tanto. Come detto in precedenza, mi trovavo in un contesto splendido e molto stimolante.

Entrarci e restarci nel migliore dei modi, a 16 anni, non è stato semplicissimo.

Ho sfidato me stesso per vedere fino a che punto sarei riuscito ad arrivare.

È stato complicato riuscire a conciliare gli impegni scolastici con quelli lavorativi… per la gioia dei miei genitori, però, è arrivata anche la promozione! 🙂

Che cosa è la Fondazione Homo ex Machina?

È la prima fondazione tecnofilantropica italiana.

Il modo più moderno per fare beneficienza.

Quali sono i suoi obiettivi?

La fondazione ha come obiettivo quello di migliorare il mondo e salvaguardare il benessere dell’umanità attraverso la tecnologia digitale.

Uno dei progetti più interessanti è scApp, un’applicazione in grado di salvare la vita di molte persone in caso di calamità naturali.

Per approfondire l’argomento invito tutti a visitare questo link: http://hexma.org/sicurezza/

Qual è il tuo ruolo al suo interno?

Mi sto occupando, insieme ad altri membri della fondazione, di realizzare un contest che possa in qualche modo stimolare il pensiero creativo degli under 18 italiani.

Un guru della tecnologia presenterà un quesito inerente l’impatto della tecnologia sulla nostra vita e gli under 18 potranno rispondere con un breve video di massimo 60 secondi in cui “raccontare” la propria visione rispetto al dilemma proposto in partenza.

L’obiettivo principale del contest è quello di far avvicinare gli under 18 italiani al mondo della tecnologia con l’intento di farli orientare verso le professioni digitali.

Cos’è il progetto “The Haircut”?

TheHaircut.it è il primo blog in Italia rivolto esclusivamente all’hairstyle maschile ed al mondo dei barber shop.

La mission di TheHaircut.it non è solo quella di offrire dei contenuti informativi in merito alle tematiche prima citate, ma anche quella di creare il primo network in Italia composto da barber shop esclusivi, selezionati nella maniera più accurata possibile.

Come nasce?

Mi sono trovato spesso in giro per varie città italiane o anche all’estero intenzionato a voler dare anche una semplice sfoltita ai miei capelli.

Non avevo idea di dove andare, però.

A quel punto, dopo aver “collaudato” la validità del progetto, ho condiviso il tutto con Davide Fantino, che ha deciso di entrare a far parte del team.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e qual è la strategia che adotterai per raggiungerli?

L’obiettivo è quello di offrire dei benefici, in termini di visibilità e credibilità, ai barber shop che si affiliano alla nostra piattaforma.

Sono certo, inoltre, che stiamo creando un servizio realmente utile in grado di indirizzare nella maniera più corretta possibile i nostri lettori nei barber shop più esclusivi d’Italia.

Che fine ha fatto riccardorusso.net il blog che ti ha lanciato?

Nonostante mi avesse aiutato in maniera considerevole in merito alla promozione delle mie attività e dato tanto altro, qualche mese fa ho deciso di metterlo offline per mancanza di tempo.

Ho preferito focalizzarmi interamente su altri progetti.

Lo rivedremo online?

Assolutamente sì, al più presto!

È una promessa.

L’anno appena trascorso è stato ricco di esperienze e molto intenso. Che cosa ti ha lasciato?

Mi ha lasciato tanto, dal punto di vista umano, professionale e caratteriale.

Sono riuscito a scavare sempre più dentro me stesso entrando in contatto con degli scenari con cui mi confronto quotidianamente e che amo moltissimo.

Ho capito col tempo che l’unica caratteristica che bisogna necessariamente possedere è la capacità di rischiare.

Le altre skill si costruiscono col tempo.

Alla luce di tutte queste esperienze come vedi il tuo futuro?

Vivo!

Vedo un futuro: vivo.

Credo sia questo il termine che identifica al meglio la mia idea di futuro con la consapevolezza di inseguire in maniera costante e naturale ogni mia passione ed ogni mio obiettivo, al di là di tutto, al di là di tutti.

Riccardo Russo 2

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Spero che questa seconda intervista a Riccardo Russo ti sia piaciuta e ti stimoli a gettare le basi di un tuo business.

Prima di lasciarti, però, ti invito ad iscriverti alla mia newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Ueh Paleo! Ti Piace Perdere Facile

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Sì, ce l’ho proprio con te che stai tutto il giorno a lamentarti con gli altri “Dinosauri” che ti circondano di una “Crisi” inesistente.

Certo che se gestisci la tua attività come si faceva nel ‘900 e cerchi di generare una domanda per il tuo prodotto o servizio con strategie di marketing dei primi anni ’80, sei finito.

Internet, i social media, gli smartphone e i tablet sono per la tua attività l’equivalente del grande meteorite che colpendo la crosta terreste ha decretato la fine dei dinosauri.

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Dammi retta! Se ti fai ancora promozione col volantino, la brochurina e il sito web “vetrina”, cala la saracinesca e utilizza i tuoi risparmi per goderti la vita in un paese in via di sviluppo. Così spenderai i tuoi soldi in modo intelligente.

Ora, li stai buttando nel cesso.

Inoltre, alimenti il buco nell’ozono, la deforestazione, il riscaldamento globale, la fame nel mondo e l’aumento della tassa sui rifiuti per le attività commerciali.

Sai raccogliere quei cazzo di volantini che lordano le strade delle nostre città e smaltirli non è a costo “zero”.

Cosa?”

Mi stai dicendo che tu li fai distribuire da delle belle gnocche proprio per evitare questo problema!

Ueh, Paleo! Certo che ne hai di “Danè” da sbatter via.”

Come si dice a Milano.

Intanto, in questo modo fai incazzare le mogli, le compagne e le fidanzate degli “animali” che si fanno irretire dalla sirena di turno e voltato l’angolo gettano il volantino o la brochurina per terra.

E poi sai cosa succede?

Nooo!

Il tuo Comune aumenta la tassa sui rifiuti per le attività commerciali.

E quando ti arriva il bollettino da pagare tu bestemmi per giorni e giorni perché non sai dove trovare i soldi per pagarlo.

Ueh, Paleo! Ti piace perdere facile.”

Hai appena scoperto Facebook Ads e ti senti il più “figo del bigonzo”.

Beh, ti do una brutta notizia o affidi la gestione ad un professionista che sa il fatto suo, non al solito “Cuggino” oppure al fuffaiolo a basso costo di turno, o studi bene come si utilizza lo strumento investendo tempo e denaro in libri e corsi oppure farai la fine di un chirurgo plastico di mia conoscenza che ha speso più di € 5000,00 in pubblicità online senza tirar su neanche un nuovo cliente.

Avrebbe fatto meglio a farsi una bella vacanza con quei soldi. Non trovi?

Perché se fai pubblicità su Facebook come si faceva 20 anni fa, cioè la classica pubblicità d’immagine che serve a far ricordare il Brand e che interrompe le persone mentre si stanno rilassando facendosi i cazzi degli altri sul social di “zio” Mark, non otterrai nemmeno un cliente.

L’unico risultato che avrai sarà quello di arricchire le tasche di Facebook e di impoverire le tue.

Un esempio di come si possono buttare via i soldi con Facebook Ads solo per farsi sbertucciare è il seguente:

 

Seac Apnea - Adv Fail

Una pubblicità su Facebook senza CTA

Seac Apnea - Epic Fail 2

Ecco cosa succede se si fa fare la pubblicità su Facebook al “Cuggino” o ad un fuffaiolo a basso costo.

(Dopo il mio commento la situazione è peggiorata vedi qui)

Ueh, Paleo! Vedo che sei sbiancato in volto.”

Lo so!

Adesso, il criceto che hai tra le orecchie si è messo in moto preso da un’attacco di panico per trovare una soluzione ai danni causati dalle varie strategie che ha messo in piedi.

La buona notizia è che, forse, non è troppo tardi per salvare il tuo tempo e il tuo denaro.

Infatti, hai davanti a te due strade:

  • Mi contatti per avere una consulenza. In soli 6 mesi sono sicuro di rimetterti in carreggiata. Ti porterò nel XXI secolo.

  • Ti metti a studiare tutto quello che ho imparato io, acquistando libri e navigando in Internet.

Ah, dimenticavo c’è una terza soluzione: “Decidi di non decidere”.

In quest’ultimo caso rilassati e “Stai sereno!”.

The end is near!”

A questo punto, mio caro Paleo, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici “Dinosauri”. Grazie!

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Federico

Come Posizionarsi Nella Mente Del Consumatore

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di come posizionarsi nella mente del consumatore.

Per far crescere un business, oltre ad un prodotto o servizio di qualità, ci vogliono i clienti.

Questa è una verità universale su cui tutti concordano. Giusto?

Per trovare i clienti bisogna far sapere in giro che si è sul mercato, in parole povere: farsi pubblicità, e posizionarsi nella mente del consumatore come il brand, il prodotto o servizio che risolve il suo problema o appaga il suo desiderio.

Detta così la storia, sembra tutto ovvio e semplice.

Ma non lo è, per il fatto che il cervello umano nel corso degli anni ha sviluppato dei filtri automatici i quali ci proteggono dalle varie forme di pubblicità, attenuandone gli effetti.

Spot televisivi o radiofonici, cartellonistica stradale, spazi pubblicitari sui giornali, volantini, brochure e, persino, i banner sui siti web sono meno efficaci di un tempo.

Sottolineo le parole “meno efficaci” poiché non voglio che passi l’idea che questi strumenti siano inutili per l’acquisizione di nuova clientela.

Infatti, quanto più grande è la tua azienda e quindi il budget che hai a disposizione per la promozione dei tuoi prodotti o servizi quanto più grandi saranno i risultati che otterrai.

Ovviamente, se la tua è una piccola o piccolissima attività oppure se sei all’inizio della tua carriera professionale o imprenditoriale per posizionarti nella mente del consumatore non avrai senz’altro grandi somme per pubblicizzarti.

Per questo motivo ogni euro che dedichi alla tua promozione deve assicurarti un buon ritorno in termini di clienti, in caso contrario stai buttando via il denaro che hai faticosamente guadagnato.

Cosa che tu non vuoi. Vero?

Per tua fortuna, nel 2016 hai a tua disposizione la Rete per promuoverti in modo efficace anche con un budget limitato e, se proprio non hai denaro da investire, dovrai semplicemente rimboccarti le maniche per imparare tutto quello che ti serve per farti da solo la tua campagna di web marketing.

Ciò vuol dire che, oggigiorno, non puoi non avere un sito web, un blog e una newsletter.

In caso contrario non lamentarti se non riesci a fatturare abbastanza.

Essere su Internet per posizionarsi nella mente del consumatore è essenziale poiché egli ha acquisito grazie a questa tecnologia sempre più potere, non come singolo individuo bensì in virtù della sua posizione all’interno di una rete di contatti.

A tal proposito giova ricordare quello che dice la legge di Metcalfe, l’inventore della tecnologia di rete Ethernet, e cioè che: “La potenza di una rete di n membri in un contesto uno a uno è pari a .

Questa legge spiega bene come si diffonde secondo la modalità uno a uno la pubblicità tradizionale all’interno di una rete di consumatori.

Oggigiorno, però, grazie ad Internet le relazioni all’interno di una rete di contatti avvengono anche secondo la modalità uno a molti o molti a molti.

Per questo motivo bisogna integrare la legge di Metcalfe con quella di Reed che dice che: “La potenza di una rete di n membri in un contesto molti a molti è pari a 2ⁿ quando n è pari o superiore a 5”.

Alla luce di ciò risulta che la potenza di una rete molti a molti è sempre superiore a quella di uno a uno.

Questo spiega il perché grazie ai social media vi è stato un trasferimento di potere dal brand ai consumatori.

Quindi, come ci si può posizionare nella mente del consumatore?

Ovvio, con un sito web, un blog e una newsletter in modo che chi ti legge condivida con la sua rete di contatti il valore che gli dai attraverso i tuoi contenuti.

Più valore darai con i tuoi articoli al tuo lettore, più sarà alto il tuo ritorno d’immagine e più sarà facile che lui si ricordi di te nel momento in cui dovrà fare un acquisto.

Il consumatore, oggi, cerca la soluzione ai suoi problemi o il prodotto/servizio che appaga il suo desiderio in Rete con Google, nei social network, sui blog, nei forum e nelle e-zine (magazine online, n.d.r.).

Quindi è in Internet che ti devi fare trovare. Se non sei lì, non esisti.

E, sul lungo periodo, se insisterai nel non creare una tua piattaforma online da cui dirigere la tua comunicazione, dovrai chiudere la tua attività.

Chi non sbarca in Rete e non presidia adeguatamente il suo spazio virtuale è destinato ad estinguersi come i dinosauri. Credimi.

CONCLUSIONE

Se ancora oggi non ti sei dotato di un sito web, un blog e di una newsletter, stai lasciando sul tavolo un sacco di denaro.

Ora, è il momento di farlo, prima che sia troppo tardi.

A questo punto, mio caro lettore, dopo averti parlato di come posizionarsi nella mente del consumatore non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post dove approfondirò il discorso che ho iniziato in questo articolo.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Ruben Vezzoli. Un talento italiano

Caro lettore, oggi ti voglio presentare Ruben Vezzoli, il più giovane tra i professionisti del web che hanno colpito la mia attenzione.

Ruben ha in comune con tutte le altre persone che ho intervistato fino ad ora la determinazione con cui s’impegna nella realizzazione delle proprie aspirazioni lavorative.

Magari, mio caro lettore, la vita ti costringerà a fare un doppio lavoro per poter inseguire i tuoi sogni o le tue passioni.

Però, non farlo in un periodo storico dove il mito del posto fisso è finito, sarebbe un vero delitto.

La mia speranza è che questa serie d’interviste ti sproni a realizzarti.

Non tenere chiusa la canzone che è in te per paura di ciò che ti aspetta o per compiacere chi ti sta vicino.

La vita è un viaggio meraviglioso che dura un battito di ciglio.

Non arrivare al suo termine pieno di rimpianti per non essere riuscito ad esprimere te stesso, il tuo vero Io.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 19 anni e vivo a Piario, un piccolo paesello della provincia di Bergamo.

Che indirizzo hai scelto alle superiori?

Mi sono appena diplomato come ragioniere all’IISS “Andrea Fantoni” di Clusone.

Come nasce la tua passione per la SEO, il Web Marketing e il Web Design?

Durante il primo anno di scuola superiore il mio istituto organizzò un corso su come creare siti web attraverso il CMS Joomla e da lì è nato tutto.

Il tuo è un talento naturale oppure di famiglia?

No, no del tutto naturale 🙂 .

Hai appena finito le superiori. Pensi di frequentare l’Università o di metterti, subito, a lavorare?

Ho, momentaneamente, accantonato l’idea di frequentare l’università perché ad agosto mi trasferirò a Berlino per 6 mesi per fare uno stage presso una start-up che lavora nel settore dell’e-commerce.

Come vedi il tuo futuro lavorativo: freelancer o dipendente?

Difficile prevedere il futuro. A me piace molto l’idea di diventare freelancer.

Pensi di rimanere in Italia o di emigrare all’estero?

Per 6 mesi emigrerò a Berlino. Poi si vedrà.

So che mentre eri libero da impegni scolastici hai avuto delle esperienze lavorative. Come hai trovato il tuo primo cliente?

Il mio primo cliente mi ha contattato dopo aver visto il mio blog.

Ti è mai capitato un cliente difficile? Come lo hai gestito?

Sì ed, oltretutto, era una persona che conoscevo piuttosto bene; ma con pazienza sono riuscito ad accontentarlo.

Ipotizziamo che tu decida di fare il freelancer. Quale strategia adotteresti per trovare nuovi clienti?

Il passaparola è fondamentale.

Però anche il mio sito è un “luogo” dove ho il primo approccio con i miei clienti.

Com’è una tua giornata lavorativa tipo?

La mia passione è iniziata durante gli anni scolastici, quindi diciamo che non era un vero e proprio lavoro a tempo pieno.

Solitamente, accendevo il computer verso le 17.00 e lavoravo ai miei progetti fino alle 23.00. E dopo fino a quando non mi addormentavo dedicavo quel momento alla lettura di blog e libri tematici.

Quali sono i tuoi tool preferiti?

Non ne ho di preferiti anche perché ogni giorno ne scopro di nuovi.

Penso che i tool che fornisce Google siano, davvero, molto utili e ben fatti.

Qual è il tuo social network preferito?

Penso Facebook.

Anche se può sembrare una scelta ovvia, in realtà ritengo che sia uno dei social media più difficili da utilizzare per fare promozione.

Consideri il blog uno strumento ancora utile?

Sì, molto utile.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Il mio blog è un elemento centrale della mia strategia di comunicazione.

Mi permette di rapportarmi con i clienti e confrontarmi con altri professionisti più esperti di me.

Mr Tozzo: Toxnetlab’s Blog

Continua la serie di interviste ai blogger che considero un punto di riferimento nel panorama italiano del Web 2.0.

Oggi, mio caro lettore, ti presento Andrea Toxiri, alias Mr Tozzo, titolare del blog Toxnetlab sul quale potrai trovare utili consigli in campo informatico e sulla comunicazione via web.

Tra i vari argomenti da lui trattati ti segnalo la rubrica Help WordPress che insegna un sacco di trucchi per sfruttare al meglio le caratteristiche di WordPress.com, la piattaforma gratuita di blogging più utilizzata al mondo.

Quanti anni hai e dove vivi?

Prima di tutto volevo ringraziarti per aver pensato a me per questa intervista.

Ho 34 anni e vivo a Roma.

Che percorso scolastico hai seguito?

Avendo una preferenza per le materie scientifiche il mio percorso scolastico è stato molto omogeneo.

Liceo Scientifico per quanto riguarda le Superiori.

E visto il mio “amore” per tutto ciò che riguarda il mondo delle tecnologia quando è arrivato il momento di scegliere il mio percorso universitario la scelta è ricaduta su: Ingegneria delle Telecomunicazioni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti all’attuale?

A febbraio sono 10 anni che lavoro.

In questo periodo ho cambiato quattro aziende ed ho svolto (con diversi ruoli: da sistemista a capo progetto, passando per docente) sempre il lavoro di consulente in campo ICT.

In realtà, ho sempre fatto il consulente da quando ho ricevuto il mio primo computer. Prima per amici e parenti.

E da 10 anni mi pagano anche 😀

Come nasce la tua passione per il copywriting e i social media?

Oltre che dalla tecnologia sono sempre stato affascinato dal mondo del giornalismo, tanto che quando stavo alle elementari avevo una macchina da scrivere regalata da mio nonno.

Poi, per un bel periodo ho mollato questa passione e mi sono dedicato prevalentemente al mondo della tecnologia fino a quando nel 2009 ho avuto il mio primo incontro con il mondo del Blog e dei Social Media.

Come sei approdato alla tua attuale professione? Se non sbaglio ti dividi tra un’attività in azienda e la tua attività da freelancer, giusto?

Alla professione di consulente sono arrivato dopo la mia laurea mentre, grazie al blog, ho scritto e scrivo per portali di tecnologia.

Com’è una tua giornata tipo?

Inizia presto, alle 6, e mi divido tra lavoro e famiglia.

La maggior parte delle giornata è occupata dall’attività di consulente e poi naturalmente c’è tutta l’attività di PR sui Social Media (dove bisogna essere sempre presenti).

Durante la pausa di pranzo, invece, mi dedico alla lettura dei colleghi blogger o scrivo i post per il mio blog.

Quali strategie utilizzi per trovare nuovi clienti?

Per quanto riguarda l’attività di blogger il mio “manager” è il mio blog. Le richieste per scrivere per alcune redazioni sono arrivate proprio grazie a lui.

Come gestisci un cliente difficile?

Un cliente è sempre difficile e bisogna andarci sempre con cautela.

Ci sono stati dei momenti critici dove la mia pazienza è stata messa a dura prova.

Prima avevo un carattere fumino.

Adesso, invece, ho capito che chi alza la voce ha sempre torto e che rispondere con tranquillità senza alzare i toni od offendere spiazza il tuo interlocutore.

Naturalmente, questo se hai ragione; invece, se sei nel torto conviene ammettere l’errore, perché tutti sbagliamo, e cercare di rimediare.

Ti è mai capitato di sbroccare con un cliente?

Discutere sì, proprio sbroccare no.

A Roma e nel Lazio come viene percepito il mondo dei social media ed il tuo lavoro da parte degli imprenditori?

I Social Media sono visti ancora con diffidenza perché l’idea che hanno è che sono degli strumenti per perdere tempo (forse, sarà colpa dei giochini che girano su Facebook?).

Questo, naturalmente, non è un problema che si trova solo dalle mie parti, ma è un concetto diffuso a livello nazionale.

Se pensi che negli Stati Uniti c’è gente che ha creato un vero e proprio business con Facebook e qui da noi nelle aziende, invece, viene bloccato.

In Italia manca una cultura digitale e questa mancanza porta ad avere due situazioni: il datore di lavoro che ti blocca Facebook e il dipendente che cazzeggia tutto il giorno sul web.

Come nasce il tuo blog e che importanza assume nelle tue strategie di comunicazione?

Il mio blog nasce nel 2009 per curiosità e come vi ho scritto:

Da quando ho iniziato a “smanettare” con i computer sono stato il consulente informatico di amici e parenti.

Poi è arrivato Internet e le consulenze si sono spostate dai computer al web.

Questo blog nasce dalla mia passione per il mondo informatico e del web, l’idea è quella di fornire consulenze a chi non è pratico. Cercherò di trattare gli argomenti in maniera semplice, ma completa, per dare la soluzione a tutti.”

Il blog è molto importante per le mie strategie di comunicazione, perché è molto più di un semplice CV dove elenchi quello che sai fare.

Il blog ti permette di far vedere a tutti quello che sai fare veramente.

Inoltre, ti permette di raggiungere persone in tutto il mondo (se guardo le statistiche del mio blog ho ricevuto visite da quasi tutto il globo…Groenlandia compresa).

L’importante è essere sempre onesti con i tuoi lettori perché tanto se provi a fare il furbo prima o poi quello che ti sgama lo trovi.

Quali tool utilizzi per facilitare la tua attività di blogger?

Hootsuite, Buzzsumo, Google Trend questi sono quelli che uso di più per muovermi online.

Invece, per quanto riguarda l’offline uso molto Evernote (l’ho installato su iPhone, iPad e Mac) perché lo trovo molto comodo per prendere appunti o scrivere pezzi di post quando sono in giro.

E poi, naturalmente, l’applicazione di WordPress per pubblicare articoli quando non sono né a casa, né in ufficio.

Com’è il tuo rapporto con gli altri blogger?

Buono, anzi ottimo. Nella vita offline non sono un attaccabrighe e lo stesso nella vita online.

Se mi piaci ti seguo, altrimenti non ti seguo.

Naturalmente, se non concordo con quello che scrivi una critica te la lascio… ma sempre costruttiva.

Come ti formi per restare continuamente al passo coi tempi?

Ho i miei blogger di riferimento del settore e leggo anche i libri che riguardano determinati argomenti.

Ad esempio, l’ultimo che ho letto è “Contagioso” di Jonah Berger molto interessante. E quando ho tempo partecipo anche a qualche seminario online.

Da utilizzatore di WordPress ho apprezzato la tua idea di creare una serie di articoli in cui dai al tuo pubblico alcune dritte. Come è nata?

Tutto è nato durante la “Tempesta della Cookie Law”, ho notato che molte persone non conoscevano le sue funzioni basilari e quindi ho pensato: “Perché non creare una rubrica? “

Sono contento che l’abbia apprezzata. Spero che sia così anche per gli altri.

So che sei un’appassionato fotografo. Quanto è importante l’immagine fotografica all’interno del tuo stile di comunicazione?

La passione per la fotografia nasce prima di quella per i Social e per il Blog.

Quando sono in vacanza ho sempre in mano la mia Nikon (sono praticamente ai livelli dei cinesi ;D ).

Faccio anche molte foto con il mio iPhone e sono molto attivo su Instagram, che io definisco la sintesi delle mie passioni… Social-Fotografia, e Flickr.

L’immagine è molto importante nella comunicazione perché può rafforzare un concetto o spiegarlo meglio.

Del resto come si dice: “Un’immagine vale più di mille parole”.

Cosa ne pensi di Google+?

Un raccomandato senza talento!!!

Lo so con questa frase mi tirerò dietro l’ira di molti “Guru”, ma a me Google+ non è mai piaciuto.

Lo vedo come una brutta copia di Facebook che però, nonostante Google, non ha avuto il successo sperato da BigG.

Lo uso poco, giusto per pubblicare i miei post e quelli dei colleghi blogger.

Di che cosa parla il tuo e-book: “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1”?

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi arrivavano diverse email che mi chiedevano: “Come si fa a fare… ?”, l’idea è stata quindi di prendere le risposte che gli davo e creare dei post per il mio blog.

Così è nata la rubrica “Chiedilo a Mr Tozzo”.

L’ebook “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1” è una raccolta di tutti quei post (così lo puoi portare sempre dietro).

Forse, uscirà anche un VOL. 2, però, non so ancora come e quando.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione come comunicatore?

Lasciando perdere i numeri e le statistiche (che fanno sempre piacere): ogni volta che un lettore arriva sul mio blog e va via con qualcosa in più rispetto a quando è arrivato.

Francesco Ambrosino: Socialmediacoso

Prosegue la serie di ritratti che ha per protagonisti i nuovi professionisti della Rete.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista che ho fatto a Francesco Ambrosino di Socialmediacoso, un blog che propone sempre contenuti molto interessanti e che permette di accrescere le proprie conoscenze su social media, copywriting e blogging.

Quanti anni hai e di dove sei?

Innanzitutto, grazie mille per l’intervista.

Venendo alla tua domanda: ho trent’anni, vivo in provincia di Avellino, precisamente a Mugnano del Cardinale, ma ho vissuto tutta la mia vita prima del matrimonio a Saviano, in provincia di Napoli.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Mi sono diplomato al Liceo Linguistico con un percorso diviso in due fasi: la prima fase di ribellione, che mi ha portato a trascurare lo studio per dedicarmi a manifestazioni ed occupazioni (e che mi è costata un anno), e la seconda di assestamento, iniziata in seguito al mio fidanzamento con la ragazza, che dopo dieci anni ho sposato, cosa che mi ha consentito di maturare molto in fretta.

Mi sono laureato alla triennale in Scienze della Comunicazione a Salerno. Un ateneo che consiglio a tutti.

Sono stati anni molto belli, perché studiavo quello che mi piaceva e interagivo con persone interessanti, molto più interessanti dei compagni del liceo.

Nel frattempo ho frequentato dei corsi di formazione: due in informatica e uno in Sceneggiatura Cinematografica.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Sono stato fortunato perché, appena mi sono laureato, sono andato da mio padre e gli ho detto che non avevo intenzione di fare la Specialistica e che preferivo iniziare a lavorare subito nell’azienda di famiglia.

Non ne fu entusiasta, ma accettò la mia richiesta.

Per due anni mi sono fatto le ossa (il culo, in realtà) – si dovrebbe sempre iniziare così – lavorando senza sosta, facendo le trasferte, viaggiando molto e imparando tantissimo.

Nel 2012 ho deciso di fare qualcosa che fosse solo mio. Così ho aperto la partita iva ed ho iniziato a fornire servizi web e comunicazione.

L’inizio non è stato brillante e non mi ha riservato grosse soddisfazioni.

Così mi sono preso un anno di “pausa” che ho dedicato ad un progetto di formazione nel settore editoriale in azienda.

Nel frattempo ho continuato a studiare molto, fino a quando, lo scorso agosto, ho deciso di aprire Socialmediacoso e mettermi nuovamente sul mercato forte dell’esperienza maturata e delle competenze acquisite.

Oggi cerco di far convivere le due cose: dipendente d’azienda e freelancer.

Per ora ci sto riuscendo, vedremo in futuro.

Come sei approdato alla tua attuale professione?

Perché sentivo il bisogno di rimettere la scrittura e la comunicazione al centro della mia vita.

Mi sono sforzato di adeguare la mia passione ai tempi nei quali viviamo.

Quindi blogging e social media marketing mi sono sembrati l’ambiente giusto nel quale occupare un piccolo spazio.

Come ti dividi tra la tua attività di freelancer e quella nell’azienda di famiglia?

Con difficoltà, lavorando di notte e facendo più cose contemporaneamente.

Fortunatamente, in azienda sono molto autonomo, quindi riesco a organizzare il lavoro nel modo migliore.

Inoltre, credo che il tempo dedicato alla mia attività da freelancer porti diversi benefici all’azienda, sia in termini di visibilità che in termini professionali, perché ho la possibilità di mettere le mie competenze al servizio dei corsi di formazione che organizziamo.

Com’è una tua giornata tipo?

Lunga e incasinata. Mi sveglio molto presto, poco prima delle 6.00, perché purtroppo vivo lontano dal luogo di lavoro, che è a Napoli città. Prendo i mezzi pubblici, il che vuol dire arrivare in ufficio già stanco e incazzato.

Lavoro molto, perché anche nei momenti di minore intensità ho sempre mille cose da fare, che ovviamente si accumulano, costringendomi a fare il turno di notte.

È un circolo vizioso. Mi alzo presto e vado a dormire tardi.

Per cui sono perennemente stanco e assonnato. Però, quello che faccio mi piace e questo aiuta molto.

Quali strategie adotti per conquistare nuovi clienti?

Nessuna strategia, punto su un approccio molto diretto e schietto.

Il veicolo di attrazione principale è il mio blog, ma punto molto sulla costruzione di relazioni vere con i colleghi, perché credo che si possa crescere solo se si fa quadrato e ci si aiuta a vicenda.

Non considero gli altri blogger o social media manager dei competitor, perché c’è spazio per tutti.

Io devo solo preoccuparmi di dimostrare quello che so fare ogni giorno.

Lavorando con sacrificio e passione, e costruendo un network solido, le richieste poi arrivano. Ma te le devi guadagnare!

Come gestisci un cliente difficile?

Tutti i clienti sono difficili. Bisogna solo armarsi di pazienza e impostare un rapporto diretto dal primo momento.

Tu hai bisogno di me per fare cose che non sai fare, io ho bisogno di te per vivere e guadagnare. Veniamoci incontro e cerchiamo di lavorare per il bene comune.

Una tecnica che uso, quando posso, è quella di far passare la comunicazione con il cliente via email, perché le telefonate fanno perdere un mare di tempo.

Inoltre, cerco di fargli usare Google Drive per consegnarmi il materiale, altrimenti tra allegati e revisioni non se ne esce più.

Lo rispetto, e non lo scavalco mai, perché sono io che lavoro per lui, non viceversa. E questo non bisogna mai dimenticarlo.

Ti è mai capitato di perdere le staffe con un cliente?

No, perché sono molto chiaro sin da subito e chi lavora con me questo lo sa.

Se una cosa non mi piace lo dico subito, ma il rispetto per il cliente non può mai mancare.

Poi, se l’incompatibilità si fa insostenibile ci si saluta ed ognuno va per la propria strada.

Ho imparato a gestire gruppi di persone molto eterogenee. Questo mi ha consentito di migliorare moltissimo il mio livello di sopportazione e di gestione dello stress, e delle crisi. Quindi riesco a trattenermi prima di esplodere.

Nella tua regione ed in generale nel sud Italia gli imprenditori come si pongono nei confronti del web marketing?

Nella mia: male, ma in Campania non funziona niente; quindi non fa testo.

In generale credo che l’approccio sia ancora un po’ immaturo, ma vedo dei margini di miglioramento importanti. Il problema è far capire al cliente quello che fai concretamente…lì è dura davvero.

Se ci riesci, sei a cavallo. Sta a te, poi, non farti disarcionare.

Quali tool utilizzi per facilitare la tua attività?

Quelli che non possono mancare sono: Feedly, Flipboard, Google Drive, Google Docs, Canva, Pixlr Editor, Pocket, Tweetdeck, PostPickr, Todoist…ne uso molti, basta dare un’occhiata alla rubrica Essential Tools che pubblico ogni mercoledì sul mio blog.

Come ti formi per rimanere sempre aggiornato rispetto ai continui cambiamenti del mondo del web?

Leggo moltissimi blog e giornali di settore, italiani e stranieri, seguo le discussioni nelle community sui social network ed interagisco con colleghi più esperti di me.

Quando posso, poi, partecipo ad eventi e workshop tematici, e seguo webinar online, i più comodi per me che sono sempre bloccato in ufficio.

In Rete circolano un sacco d’informazioni su come fare web marketing e blogging. A tuo parere, è tutto oro quel che luccica?

Dipende da chi le pubblica quelle informazioni. Va fatta un’attenta attività di filtraggio e selezione, per distinguere i contenuti utili dalla fuffa inutile.

Ci sono molti blogger competenti che offrono risorse utilissime e ben scritte, credo che si debba dedicare attenzione a queste persone, ignorando gli altri.

Come ti vedi da qui a 10 anni?

Mi auguro più rilassato. Ora ho 30 anni, due figli ed i problemi tipici della mia generazione.

Ho intenzione di fare grossi sacrifici per un altro paio di anni, dormendo poco e lavorando tantissimo. Poi mi fermerò e farò il punto della situazione.

Se avrò raggiunto gli obiettivi prefissati, bene.

In caso contrario, mi rimboccherò le maniche e ripartirò con un nuovo progetto.

Quindi, per rispondere alla tua domanda, spero di poter invertire le proporzioni attuali e fare più il padre e meno il professionista.

In tanti hanno dato per morto il blog in favore dei social network. Tu che ne pensi?

Che è una cretinata. Ad essere morto è il concetto di blog come entità autosufficiente, perché senza i social non si va da nessuna parte, ma fino a quando le persone avranno una storia da raccontare ci sarà sempre un pubblico pronto ad ascoltarle.

Il blog non morirà mai.

Si evolverà, diventando sempre più integrato coi social.

Che importanza ha il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

È tutto. Senza il blog, oggi, non mi avresti intervistato.

La mia credibilità e la mia autorevolezza non esisterebbero senza il blog. Non potrei farne a meno, non ora. Magari in futuro, perché non credo che farò il blogger per sempre.

Come ti rapporti con gli altri blogger e socialmediacosi?

Per me viene prima la persona e poi il professionista. Quindi cerco di costruire delle relazioni umane con i miei colleghi, anche perché l’interazione è la parte che amo di più del mio lavoro.

Cerco di essere sempre disponibile con tutti, perché quelli che fanno i preziosi e ti presentano la fattura ogni volta che gli chiedi un chiarimento non li sopporto.

Siamo sulla stessa barca. Dobbiamo remare insieme.

Qual è il miglior risultato che hai ottenuto nel tuo lavoro?

Sapere di essere stato utile al cliente, di non averlo deluso e di non aver tradito la sua fiducia. Quello per me è un risultato che conta.

Le 7 caratteristiche fondamentali del Business Designer

Oggi, mio caro lettore, mi soffermerò sulle sette caratteristiche fondamentali che deve avere un Business Designer.

Come ho spiegato in un articolo precedente questa è una professione che nasce dalle esigenze di una società liquida come quella odierna.

Oggigiorno, essendo venute meno molte certezze tra le quali quella del posto fisso, le persone sono più inclini a seguire la loro voce interiore e cercano di realizzare le proprie idee imprenditoriali piuttosto che rinchiudersi in una gabbia priva di prospettive per pochi euro al mese.

Sarà capitato anche a te di sentire di qualche tuo amico o parente che ha lasciato il posto di lavoro fisso che aveva da anni per realizzare un suo sogno.

Per alcuni stante la situazione attuale ciò è inconcepibile. Non capiscono perché una persona che ha la fortuna di avere un lavoro baratti uno stipendio certo per l’incerto.

A mio avviso, è proprio la situazione che stiamo vivendo in Italia ad aver imposto ai singoli individui un cambio di prospettiva ed una rielaborazione della scala dei valori sulla quale impostare la propria vita.

Quindi chi sceglie di lasciare un posto di lavoro fisso per mettersi in proprio è una persona che non vuole più seguire i dettami del senso comune oppure le imposizioni familiari.

Vuole realizzare se stesso poiché ha capito che la vita è una sola e va vissuta secondo le proprie aspirazioni non quelle degli altri.

Tutto ciò premesso, si capisce perché rivolgersi ad un Business Designer prima di iniziare la propria avventura imprenditoriale sia cosa buona e giusta.

Infatti, come per la costruzione di una casa o per la ristrutturazione di un appartamento ci si affida ad un professionista competente lo stesso si dovrebbe fare nel caso in cui si voglia iniziare un’attività oppure nel caso in cui avendone una, già, avviata si voglia cambiare rotta per tornare competitivi.

Le caratteristiche principali che deve avere un Business Designer sono le seguenti:

  • Creatività;

  • Esperienze lavorative diversificate;

  • Conoscenza di Internet e dei social media;

  • Capacità organizzative;

  • Saper ascoltare;

  • Eccellenti doti comunicative;

  • Pazienza.

#1 – CREATIVITÀ

Non si possono creare dei modelli di business se non si ha un animo creativo.

Il Business Designer trasforma un’idea imprenditoriale in una realtà concreta oppure ridisegna i confini di un’attività già consolidata, ma che ha perso la rotta a causa dei mutamenti sociali, economici e tecnologici avvenuti negli ultimi anni.

Per questo motivo deve essere un creativo alla stessa stregua di uno stilista o di un designer d’interni.

#2 – ESPERIENZE LAVORATIVE DIVERSIFICATE

L’aver accumulato nel corso del tempo esperienze lavorative in campi diversi permette al Business Designer di avere una visione a 360°.

Questo lo aiuta ad elaborare le migliori soluzioni per superare i differenti problemi che il cliente porta alla sua attenzione.

Al contrario, se avesse operato sempre nel medesimo settore la sua forma mentis lo porterebbe, inevitabilmente, ad applicare lo stesso modello cognitivo alle problematiche che, di volta in volta, gli vengono sottoposte.

Per questo motivo un professionista del business design dovrebbe avere alle spalle almeno 10/15 anni di carriera lavorativa per poter offrire un servizio di un certo livello.

Se tutti questi anni li ha passati nel medesimo settore potrà offrire solo una visione specialistica ai suoi clienti.

Ma il Business Designer deve avere un approccio generalista poiché nel corso della sua attività dovrà indossare “più cappelli”.

#3 – CONOSCENZA DI INTERNET E DEI SOCIAL MEDIA

Oggigiorno, qualsiasi attività deve vivere su Internet e sui social network.

Quindi il Business Designer deve conoscere i fondamentali della comunicazione in Rete. Questa competenza gli permetterà di scegliere i professionisti del web più idonei per portare a termine il progetto affidatogli dal cliente.

Senza queste conoscenze sostenere un colloquio con un web designer o un web marketer è veramente arduo. Infatti, non puoi capire se la persona che hai davanti è preparata o meno.

#4 – CAPACITÀ ORGANIZZATIVE

Per il Business Designer avere buone doti organizzative è essenziale poiché deve coordinare diversi fornitori di servizi e disegnare il modello di business del cliente.

Questa capacità gli permette, inoltre, di gestire nel migliore dei modi più progetti contemporaneamente.

#5 – SAPER ASCOLTARE

Il Business Designer deve saper ascoltare.

Questa dote è molto importante poiché aumenta le possibilità di vendita della sua consulenza.

Il miglior venditore, infatti, è colui che sa porre le domande giuste ed ascolta con attenzione il cliente che parla di sé.

Dopodiché dovrà spiegargli come potrà essergli d’aiuto.

Il saper ascoltare è una qualità, particolarmente, utile anche nei confronti dei fornitori e dei membri del team con cui si lavora ad un progetto. Infatti, dalle informazioni che essi veicolano possono nascere spunti preziosi per sviluppare al meglio il modello di business su cui si sta lavorando.

#6 – ECCELLENTI DOTI COMUNICATIVE

Il Business Designer deve avere ottime doti comunicative sia scritte che orali.

Infatti, deve essere in grado di presentare al meglio il modello di business da lui elaborato sia al cliente sia a tutti i membri del team che dovrà realizzarlo e deve saper coinvolgere tutte le parti in causa.

Senza il coinvolgimento emotivo di tutti gli stakeholder nessun processo ha una minima speranza di riuscita.

#7 – PAZIENZA

Il Business Designer deve essere una persona molto paziente poiché non è facile mediare fra le esigenze del cliente e quelle dei vari fornitori di servizi.

Spiegare ad un cliente le soluzioni che si sono scelte per aiutarlo nello sviluppo della sua attività imprenditoriale non è mai cosa facile, poiché molte persone s’innamorano delle loro idee e non sentono ragioni, e quando le cose vanno male non si assumono le responsabilità del proprio insuccesso ma tendono a scaricarle sugli altri.

Ci vuole, quindi, tutta la pazienza di questo mondo per portare il cliente dalla sua posizione alla nostra.

Anche il rapporto con i vari fornitori, a volte, richiede la pazienza di un santo.

Infatti, questi ultimi molto spesso tendono a venderti la soluzione per loro più comoda spacciandola come la più efficiente. Sarà compito del Business Designer convincerli a seguire le linee guida da lui stabilite nella elaborazione del modello di business del cliente.

CONCLUSIONE

L’insieme delle caratteristiche che ho appena descritto delineano la figura di un professionista eclettico che deve capire bene le esigenze delle persone che ha davanti e tradurle in realtà.

Per far ciò dovrà costituire un team di lavoro. Cioé dovrà mettere in rete una serie di fornitori di beni e servizi.

Se saprà ascoltare i clienti ed i fornitori e mediare tra le rispettive esigenze il suo successo sarà garantito.

Ovviamente, la sua non è un’obbligazione di risultato. Il suo scopo è quello di accompagnare gli imprenditori nella realizzazione dei loro progetti. In nessun modo, potrà garantire che essi facciano profitti. Questo solo il mercato ed il tempo potranno dirlo.

Giovanni Villa. Da Leonardo da Vinci a The Voice Beck

Oggi, miei cari lettori, vi propongo la mia intervista a Giovanni Villa il quattordicenne fondatore di The Voice Beck, un social magazine cioè un social media che ha l’interfaccia tipica di un magazine online, poiché in questo modo si facilita la circolazione delle idee, delle informazioni e delle opinioni tra i membri della intera community, e la struttura tipica di un social network dove ognuno è parte di una micro-community formata dai propri amici.

Da dove nasce l’idea di The Voice Beck?

Alla base della mia idea di creare un social network ci sono stati quattro elementi, che mi hanno molto coinvolto ed emozionato, e che hanno caratterizzato la scelta di sviluppare ciò che oggi è una vera e propria realtà.

Il primo elemento consiste nella visita che ho fatto assieme ai miei familiari al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano dove ho scoperto le mappe mentali di Leonardo da Vinci, che in seguito ho adoperato per costruire la struttura che permette la condivisione dei contenuti a livello nazionale ed internazionale in The Voice Beck.

Il secondo è stato la visione di un documentario venezuelano, che ha lasciato un segno indelebile nella mia anima. In esso si narravano le vicende di alcune persone che, nonostante, fossero molto povere s’impegnavano in favore del loro prossimo attraverso lo scambio reciproco del proprio tempo libero.

Il terzo elemento che mi ha influenzato è stato il film con Kevin Spacey “Un Sogno per Domani” (Pay It Forward) in cui il famoso attore è l’insegnante di un ragazzino idealista, Trevor, che vuole cambiare il mondo e renderlo migliore attraverso “Passa il Favore”. La sua idea era che ogni persona dovesse fare qualche cosa di veramente importante per altre tre persone. Queste a loro volta avrebbero dovuto restituire il favore non all’individuo che li aveva aiutati bensì ad altri tre sconosciuti. Col tempo si sarebbe ingenerato un meccanismo virtuoso che avrebbe coinvolto intere nazioni e continenti facendo del mondo un posto migliore.  

L’ultimo fattore che mi ha spinto a progettare The Voice Beck è stato il recente sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, l’area del mantovano ed una parte del basso Veneto, e che ho vissuto in diretta.

Quella notte, infatti, la mia famiglia ed io la passammo in giardino a causa del grande spavento che ci colse dopo la prima forte scossa.

Quell’esperienza è stata il fattore scatenante che ha dato il via a tutta una serie di riflessioni che mi hanno portato ad immaginare uno strumento capace di far comunicare tutti con tutti ed in ogni condizione possibile. A questo punto ho raccontato l’idea al mio papà e da lì è cominciata l’avventura che ora è realtà. 

The Voice Beck nasce con lo scopo di fornire ai suoi utilizzatori uno strumento informatico in grado di diffondere idee, opinioni, informazioni e di connettere persone, aziende e mass media in tutto il mondo. Svincolando la circolazione dei contenuti dai fastidiosi filtri della rete di amicizie e del luogo.

Quanti anni avevi all’epoca in cui ideasti il tuo social?

All’epoca in cui ho progettato The Voice Beck avevo 12 anni.

Data la tua giovanissima età quali ostacoli si sono frapposti tra te e la realizzazione del tuo progetto?

Ti dico la verità, poi tu scrivi quello che vuoi.

Il primo ostacolo che la mia famiglia ed io abbiamo dovuto affrontare è stato il totale disinteresse da parte delle istituzioni che in altri paesi accompagnano la nascita e la crescita delle start-up tecnologiche dando un supporto sia economico sia organizzativo.

Ti faccio un esempio concreto. Ci siamo rivolti al Politecnico di Milano con la speranza di trovare un interlocutore valido con cui confrontarci e sviluppare i complessi algoritmi alla base di The Voice Beck. Al contrario abbiamo incontrato una burocrazia asfissiante che ci ha fatto perdere del tempo prezioso e sprecare denaro. Dal loro atteggiamento si capiva che non avevano fiducia in me e nel mio progetto. Chiaramente, hanno avuto una visione miope. Non essendo io un perito informatico o un laureato in ingegneria bensì un ragazzino hanno preso la cosa sottogamba.

Quello che non hanno capito è che così facendo hanno dato uno stimolo in più a me ed ai miei familiari per impegnarci nella realizzazione della mia idea. 

A quel punto ci siamo mossi in prima persona. Abbiamo selezionato un pool di ingegneri e di tecnici informatici che hanno reso reale quello che fino ad allora era stato un semplice progetto disegnato su un foglio di carta A4.

Alla luce dei fatti, come capirai, il mio giudizio sulle istituzioni che ho incontrato non può che essere negativo. Il mio rammarico, inoltre, è che il nostro Paese se persisterà nel fare affidamento su persone che non hanno una visione più ampia del mondo non potrà generare sviluppo economico e nuova occupazione.

Permettimi, infine, di aggiungere che grazie al lavoro di tutti coloro che a vario titolo si sono impegnati perché The Voice Beck venisse alla luce, a mio giudizio, per la prima volta abbiamo l’occasione di sfidare gli americani sul loro stesso terreno.

Le istituzioni italiane ti hanno favorito in qualche modo?

A dire il vero, solo il Ministero della Pubblica Istruzione fece, all’epoca, un timido tentativo presso le istituzioni americane per capire se, visto il mio comprovato talento nel campo informatico, ci fossero le condizioni per farmi proseguire gli studi negli Stati Uniti, ma trovandosi di fronte ad un caso eccezionale (un esperto informatico di 12 anni, ndr), alla mancanza di una legislazione a riguardo ed alle restrittive norme statunitensi sull’immigrazione si arrese quasi subito comunicandomi l’impossibilità di realizzare il mio sogno americano.

Hai provato a proporre il tuo progetto negli USA? Con quale risultato?

Sì, a seguito dell’interessamento al mio progetto da parte di una società di investitori di Palo Alto in California, la quale ci richiedeva anche l’ammontare del nostro fabbisogno economico. 

Forti di questa richiesta avevamo deciso, quindi, di trasferirci laggiù. Ma ancora una volta le autorità americane, con grande sorpresa da parte nostra, viste le normative molto restringenti in fatto di immigrazione ci hanno rifiutato i visti per lavorare nel loro paese.

Quali suggerimenti daresti al nostro governo ed alla nostra classe dirigente per sviluppare la “New Economy” in Italia in modo da trasformare il Paese nella Silicon Valley europea?

Se potessi parlare con i nostri governanti gli direi di abbassare le tasse e di sburocratizzare il Paese. Non servono finanziamenti pubblici che, poi, finiscono nelle tasche dei soliti noti. Il mercato ed il merito farebbero emergere i talenti presenti in Italia che trovando un ambiente favorevole non avrebbero più alcun motivo per fuggire all’estero.

Quali sono le potenzialità di The Voice Beck?

The Voice Beck è stato ideato e strutturato attraverso le mappe mentali di Leonardo da Vinci in modo tale che i contenuti che il singolo utente pubblica siano visibili a tutta la community degli iscritti indipendentemente dalla sua rete di amicizie.

Abbiamo lavorato tantissimo per rendere una piattaforma molto complessa semplice e intuitiva da usare per gli utenti e con un grado di sicurezza di tipo militare a tutela della privacy.

The Voice, cioè la landing page che appare all’utente una volta che ha effettuato l’accesso dalla homepage, ha il lay out tipico di una testata giornalistica. Abbiamo scelto questa interfaccia utente poiché è familiare a tutti.

Ogni membro della community può pubblicare i propri glob corredandoli di foto, link e video sul The Voice della propria nazione (ad es. The Voice – Italia) oppure, se lo ritiene opportuno per la diffusione delle sue idee, li può pubblicare su quelli delle altre nazioni rendendoli così visibili a tutti gli iscritti a prescindere dai filtri della rete di amicizie e del luogo. Si crea, in questo modo, un unico social magazine globale.

Chiunque su The Voice può interagire sempre con chiunque in maniera libera e democratica. Questo poiché il nostro algoritmo premia il valore dei contenuti pubblicati facendo emergere il glob più apprezzato dalla community.

Inoltre, per permettere ai membri della community di essere costantemente aggiornati su quello che accade nel mondo vi sono la Breaking News, in collaborazione con l’ANSA, ed all’interno del pannello di controllo, che si trova nel profilo privato, vi è un collegamento diretto coi Mass Media.

Il tutto ci tengo a precisarlo è e sarà, per sempre, gratuito.

The Voice Beck, inoltre, dà anche alle aziende la possibilità di promuovere i loro beni e servizi non solo attraverso i glob ma anche attraverso la categoria degli: Annunci, pensata proprio per le loro. 

Tutto ciò in modo totalmente gratuito sia oggi sia in futuro.

Su The Voice Beck per aumentare la portata del proprio messaggio, a differenza che su altri social network, non si paga. Bisogna, invece, pubblicare contenuti di qualità che incontrino i gusti dei membri della community. 

Come dicono gli esperti americani di social media marketing:

“Content is the King”.

Quali sono le differenze tra The Voice Beck ed un qualsiasi magazine online?

La differenza è semplice. Sul mio Social Magazine tutta la community può esprimere le proprie idee e le proprie opinioni in merito alle varie notizie globbate senza le censure preventive di un editore o di un comitato di redazione. I contenuti di valore acquistano visibilità grazie ai glob che ricevono e ad uno speciale algoritmo che ne favorisce l’emersione su The Voice e sulla News Line. 

Su The Voice Beck fanno fede la responsabilità personale e la democrazia.

Perché è uno strumento democratico e meritocratico?

Ehhh! Bella domanda. Su questo punto ho in parte, già, risposto in precedenza. La stampa, la radio e la televisione hanno dei filtri. 

The Voice Beck, invece, dà la possibilità a tutti di poter esprimere le proprie idee, i propri disagi e raccontare anche i propri successi in modo semplice e totalmente libero. In questo modo si ha la possibilità di essere letti o visti in tutto il mondo e da tutti.

Come The Voice Beck può promuovere la fratellanza e la comprensione fra i popoli?

The Voice Beck può promuovere la fratellanza e la comprensione fra i popoli perché è uno strumento democratico che promuove l’interazione ed il confronto tra i membri della community delle diverse nazioni. Inoltre, attraverso la Banca del Tiempo vogliamo facilitare la diffusione della solidarietà tra le persone e lo scambio di buone azioni. In questo sono stato ispirato sia dal film “Un Sogno per Domani” sia dal documentario di cui ho parlato all’inizio dell’intervista.

Il tuo Social Magazine, oltre al risvolto ludico, ha dei forti elementi di impegno sociale a favore degli ultimi ed è l’unico social network al mondo, per quanto ne sappia, che è nato con tale impostazione. Puoi parlarci, per favore, di questo aspetto? 

Quel che dici è vero. Noi vogliamo avere un occhio di riguardo per il Terzo Settore. Infatti, all’interno del pannello di controllo posto nel profilo privato, oltre alla Banca del Tiempo, l’utente troverà la possibilità di fare delle donazioni in favore delle Onlus. Al momento abbiamo stretto accordi con una sola Onlus ma contiamo di stringerne presto altri.  

A riguardo voglio precisare una cosa. Non saremo noi a raccogliere i soldi delle donazioni bensì reindirizzeremo il donatore sul sito web dell’associazione da lui scelta dove troverà tutte le indicazioni per contattarla e per effettuare la sua elargizione.

Come amiamo definirci noi: “Siamo un social fuori dagli schemi”.

A questo punto, miei cari lettori, non vi resta che iscrivervi su The Voice Beck per sfruttarne tutte le sue potenzialità: http://www.thevoicebeck.com