Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

 

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Stefano Bersanetti. Un anno dopo

Stefano Bersanetti

Stefano Bersanetti

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Stefano Bersanetti, ingegnere e manager di successo con una bella esperienza di lavoro in Cina nel suo curriculum.

Di recente, Stefano ha fatto pivoting come si dice nel linguaggio gergale degli startupper.

Infatti, il suo blog Pensieri stra…nieri in cui si parlava della sua esperienza di lavoro in terra cinese e che ospitava una rubrica in cui altri expat italiani raccontavano della loro vita da emigranti ha mutato pelle e nome.

Ora, si chiama Il puntino sulla i ed è focalizzato sulla sua attuale esperienza lavorativa a contatto con l’innovazione.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita?

Direi che è stato un anno intenso e complicato, sia a livello lavorativo, sia a livello di vita privata. Probabilmente l’esperienza più fortificante e rigenerante è stato il viaggio che ho fatto con mia moglie on the road tra i parchi degli Stati Uniti. Una totale immersione nella natura, che ha rilasciato nel corpo e nello spirito gemme di positività.

Perché hai deciso di cambiare il titolo e l’impostazione del tuo blog visto che avevi fatto un pivot di recente pur mantenendo in vita il vecchio brand?

Come giustamente hai notato, avevo fatto una prima operazione qualche mese fa, evidenziando una correzione di rotta.

Si viene e si va, pur essendo una rubrica di cui vado molto fiero, cominciava a essere poco sostenibile: la difficoltà delle interviste, un argomento comunque molto specifico e affrontato da centinaia di blog che si trovano in Rete.

E soprattutto, mi sono reso conto che, per la mia propensione giornalistica, raccontare ciò di cui non ero più protagonista (l’espatrio) non mi consentiva di rispondere alle principali regole del fact checking.

Ciò che scrivevo, attingeva ad un’esperienza che si era conclusa nel 2012.

Ecco allora la necessità anche di cambiare il titolo, per togliere il riferimento all’essere stato straniero in terra d’altri.

Quali argomenti tratti nel nuovo blog?

Ho creato tre sezioni, ognuna corrispondente a una mia passione.

Prima di tutto l’innovazione, nella sezione L’ingegnere esploratore, da intendersi non solo come innovazione tecnologica, ma a 360°.

Innovare significa progredire, cambiare: quanta innovazione possiamo apportare quotidianamente nella nostra vita e nel nostro lavoro?

Una seconda sezione nasce dal mio essere manager: L’occhio del manager si rivolge a tutti quegli aspetti della quotidianità in cui occorrerebbe, dal mio punto di vista, più spirito manageriale e più capacità strategica. Nel mio post sul caso Higuain, per esempio, non parlo di calcio, ma parlo di gestione aziendale.

L’ultima sezione, che ho chiamato Matita rossa e blu, affronta il mondo dei Social: come questi hanno cambiato, in meglio o in peggio, la nostra vita, generando una iperconnessione della quale non abbiamo ancora colto gli elementi positivi.

Quali strategie hai deciso di implementare per far crescere questo nuovo blog velocemente?

Sicuramente il veicolo più importante resta la Pagina Facebook, nella quale, peraltro, pubblico anche notizie o articoli di altri blogger. Sto cercando, in questo modo, di aumentare il traffico verso la fanpage, così che questa possa diventare a sua volta veicolo verso il blog.

Non credo, invece, che manterrò la Newsletter. Ho visto che non genera grossi contatti.

Alla luce dei tuoi primi dati statistici il cambio ti ha fatto perdere qualcuno dei tuoi vecchi lettori?

È ancora presto per dirlo.

Credo che alcuni lettori fossero molto affezionati alla rubrica Si viene e si va, per cui, nel momento in cui l’ho interrotta, hanno perso l’interesse per il blog.

Spero, tuttavia, di riuscire ad acquisire lettori partecipi, non tanto in quantità, ma in qualità, lettori che commentino e che dicano la propria idea.

Mi rendo conto che il tempo per interagire in un blog non c’è, soprattutto se si trascorre molto tempo sui Social, ma indirizzando maggiormente gli argomenti, chi è interessato dovrebbe anche dire la propria opinione.

Qual è l’obiettivo che ti sei prefissato di raggiungere con questo nuovo “brand”?

Il puntino sulla i è il mio essere.

Sono preciso, a volte, purtroppo, puntiglioso, non lascio mai nulla al caso. Datemi una tabella Excel con centinaia di numeri e ve la analizzo da capo a fondo.

Nello stesso tempo, il mio lato ingegneristico è compensato da una cultura classica che mi ha infuso, dai tempi del Liceo, la voglia di approfondire, di interessarmi e di leggere moltissimo.

Sono molto Social, nel senso che sfrutto la Rete per attingere informazioni e dati.

Del resto, come ho scritto anche nella pagina Sul blog e su di me, mi sarebbe piaciuto fare il giornalista ed è questo il taglio che vorrei dare ai miei post.

Ecco dunque cosa vuole essere Il puntino sulla i: un blog dove esprimere me stesso, sperando di generare interesse.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

Cookie Law. Habemus Banner

Finalmente, dopo un lungo conclave WordPress ha rilasciato il widget che permette a tutti i blogger che utilizzano la piattaforma WordPress.com di mettersi in regola con la legge vigente.

Cosa devi fare?

Prima di tutto, crea, se non lo hai già fatto, una pagina dedicata alla Cookie & Privacy Policy.

Questo passaggio è molto importante poiché nel banner dovrà essere inserito il link alla suddetta.

Per quanto riguarda il contenuto della pagina puoi prendere spunto dalla mia.

Ricordati, però, di inserire nella tua Cookie Policy i link alle Privacy Policy di tutti i tasti e widget social che utilizzi, oltre a quello diretto alla pagina di Automattic.

Fatto ciò, per avere il proprio banner basterà entrare nel Pannello di Controllo (dashboard) cliccare su Aspetto ==> Personalizza ==> Widget.

Una volta giunti in questa sezione seleziona EU Cookie Law Banner ed aggiungilo all’area widget a piè di pagina oppure per quei temi che non la supportano in quella della barra laterale (comparirà ugualmente a fondo pagina, n.d.r.).

A questo punto il gioco è fatto. Infatti, ti basterà seguire i seguenti passaggi:

  1. Apri il widget;

  2. Scegli la modalità con cui il visitatore accetterà l’utilizzo dei cookie;

  3. Stabilisci il colore del banner. Le opzioni sono solo due: Trasparente o Nero;

  4. Personalizza il messaggio che apparirà al visitatore;

  5. Inserisci il link alla tua pagina Cookie Policy nell’apposito spazio e poi scegli personalizza (ti suggerisco di far così poiché ho notato che seguendo la via più logica il widget non accettava l’url e lasciava quello predefinito, n.d.r.);

  6. Personalizza il testo che rimanda alla tua policy e quello che apparirà sul bottone d’accettazione;

  7. Salva il tutto.

A questo punto potrai eliminare il testo provvisorio o il banner “fai da te” che, in attesa della fumata nera da parte di WordPress, avevi posto in essere per tentare di essere in regola con le direttive dell’Autorità Garante, goderti il tuo blog e dormire sonni tranquilli.

Alessandro Pozzetti: APclick – Social Media Marketing & Web Writing

Oggi, mio caro lettore, ti porterò a conoscere Alessandro Pozzetti, titolare del blog Apclick, che considero l’ideale punto di partenza per coloro che vogliono intraprendere la carriera di freelancer nel mondo del social media marketing e del web writing.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 32 anni. Appena compiuti, lo scorso 4 maggio.

Sembra ieri che facevo l’esame della patente…!

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Il mio percorso scolastico non è dei più nobili, ahimè, perché da ragazzino pensavo solo al basket e alla ragazzine 🙂

Detto questo, ho frequentato ragioneria fino alla classe terza.

Poi ho mollato per avere una mia indipendenza economica e, pentito della scelta di vita, appena un paio di anni dopo ripresi gli studi grazie ai corsi serali – mentre lavoravo naturalmente – per conseguire almeno l’attestato di qualifica professionale: indirizzo segretario d’azienda.

Seppur minimo, fu il mio primo vero grande successo.

Chi ha frequentato le scuole serali, parallelamente ad un lavoro giornaliero, può capire lo sforzo fisico e psicologico che comporta una pratica simile.

Ecco perché dico che è stato il mio “primo vero grande successo”, del tutto voluto e del tutto personale.

Qual è stato il tuo pecorso professionale?

Come ti anticipavo prima, ho iniziato presto a lavorare e mi sono dovuto adattare a fare il magazziniere (per un’azienda biomedicale sita nel distretto mirandolese) non avendo alcun diploma da esibire agli allora datori di lavoro.

Conseguito il mio attestato, riuscii ad entrare con un contratto di apprendistato presso uno studio di commercialisti il quale, nell’arco di una decina di mesi, non mi riconobbe molto.

Preso dallo sconforto, iniziai ad inviare curriculum a palate e in poco tempo riuscii ad accedere all’interno dell’ufficio acquisti di una nota e solida azienda della bassa modenese.

L’impresa, purtroppo, non risultò altrettanto solida quella notte del 20 maggio 2012 che sconvolse la vita di migliaia di persone in Emilia e non solo. Un tremendo terremoto la fece crollare su se stessa, assieme ad altre aziende, condomini, casolari e ville.

Il mio ex datore di lavoro non si diede per vinto e trovò subito un locale dove appoggiarci almeno con gli uffici.

Il 29 maggio 2012, la seconda tremenda scossa venne a trovarci alle 9.00 di mattina e comportò, oltre ad ulteriori vittime e crolli, la delocalizzazione dell’azienda nel parmense.

Qual è stata la molla che ti ha spinto a diventare freelancer? Torneresti mai indietro?

Covavo da sempre la voglia di creare una mia attività.

Il terremoto, pur nella sua tragicità, mi diede la spinta finale.

Dopo la delocalizzazione dell’azienda, sconvolto un po’ anche dai fatti, diedi le dimissioni e mi trasferii per tre mesi con la mia compagna e la sua famiglia in Trentino, in attesa che le scosse sotto le nostre case modenesi si calmassero.

Un azzardo enorme, se ripenso al contratto a tempo indeterminato e al fatto che, in quei pochi anni all’interno dell’azienda, ero riuscito a divenire responsabile dell’ufficio acquisti.

Ancora oggi, però, non me ne pento.

Se non avessi preso quella decisione, molto probabilmente oggi non sarei qui.

Quei mesi in Trentino ed i primi successivi, libero da ogni vincolo professionale, mi permisero di approfondire la mia passione per il web ed in particolare per le piattaforme social, portandomi a seguire corsi su corsi e a cominciare a testare le mie capacità.

Un ringraziamento, per tutto quel coraggio che accumulai, va alla mia attuale moglie e alla sua famiglia.

Loro, davvero, mi diedero quell’audacia necessaria per acchiappare l’opportunità che mi si era palesata.

I miei genitori, invece, non ebbero molto piacere per quella mia scelta di rinunciare ad un contratto a tempo indeterminato ma, seppur col senno di poi, oggi li vedo felici ed orgogliosi dei miei primi traguardi da freelancer, e questo mi basta.

Se non sbaglio anche la tua compagna è freelancer ed avete anche appena allargato la famiglia? Quindi si può vivere benissimo e pensare al futuro anche senza inseguire un posto fisso, giusto?

Sì, anche lei è freelancer in ambito grafico-stilistico e, sì, stiamo aspettando un bambino che nascerà a fine agosto.

Vivere benissimo” è una parola enorme nel 2015, purtroppo.

Non tanto per il fatto che investiamo quasi 12 ore al giorno nel nostro lavoro, quanto per la fatica di ricevere i pagamenti nei termini prestabiliti.

Non fraintendermi, so bene che è un problema comune italiano (ahimè!), però è davvero stressante rincorrere le persone per poche centinaia di Euro, dopo che gli hai prestato tutta la tua esperienza e professionalità.

Quale strategia applichi per trovare nuovi clienti?

Faccio parlare il mio blog ed i miei canali sociali. Null’altro!

Se agli inizi presentavo la mia attività attraverso email e telefonate, adesso il blog – in particolare – è divenuto la mia vetrina.

Il cliente passa durante una passeggiata sul web, si ferma a guardare i miei prodotti in esposizione, e poi entra per chiedere informazioni e, talvolta, acquista.

Alias, atterrano sul mio blog, leggono di cosa mi occupo, mi contattano per info attraverso email o telefonicamente, e alcuni di questi si sono trasformati e si trasformano in clienti.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Applicazione, passione, costanza e voglia di stupirmi ancora.

Questi quattro ingredienti mi fanno alzare di buonora tutte le mattine, sabato compreso (molto spesso), per aggiornarmi sulle novità del giorno, cominciare ad amministrare le mie campagne, creare gli articoli per i blog che gestisco, andare a fare docenza e gestire le mansioni che ne convengono da calendario.

Scendendo più nel particolare, amo la manualità, quindi mi affido a meno tool possibili per riuscire a toccare con mano ogni singola realtà e pratica derivata dal singolo progetto.

Questo, a mio modestissimo parere, pur essendo più dispendioso in termini di tempo, mi permette concretamente di comprendere l’essenza di ogni cliente e di ogni settore.

Ho comunque strumenti di cui non posso farne a meno: Hootsuite e Drive su tutti.

Lavori da solo o ti sei creato, nel tempo, una squadra di professionisti del tuo calibro che ti supportano nella realizzazione dei tuoi progetti?

Ho un collaboratore fisso e insostituibile, che è Christian Roveri.

Lui è davvero il mio braccio destro per tutto; se ho bisogno so che lui c’è, praticamente sempre, e questo mi agevola molto.

Ci siamo conosciuti grazie ad una delle mie prime email di presentazione da freelancer.

Davvero una bella storia!

È un vero professionista, che non molla mai e con tanta voglia di crescere come me.

Il mio blog, ad esempio, è una sua creazione. Per tutto ciò che riguarda siti web, eCommerce, posizionamento, Seo e AdWords, non ho mai avuto dubbi: solo lui.

Ho anche altri collaboratori molto seri e competenti, che mi aiutano tantissimo per la parte di content marketing; Dio li benedica, spesso li stresso 🙂

Che cosa è Internet per te?

Non potrei più vivere in un mondo esclusivamente offline.

Senza Internet non esisterebbe il web (questo va ricordato sempre, perché molto non sanno che sono due cose ben differenti) e di conseguenza non potrei svolgere il mio lavoro.

Per me è soprattutto comunicazione, informazione e opportunità.

Ritengo, appunto, che sia la più grande opportunità che l’uomo e la società di oggi potessero mai ricevere.

A tuo parere, può un’azienda o un professionista pensare di avere successo senza essere web oriented? C’è qualche settore produttivo che può fare a meno della Rete?

Esistono ancora piccole realtà di paese che possono sopravvivere senza essere web oriented, come un forno o un bar di quartiere per intenderci, ma anche per loro sarà questione di tempo.

Il gioco lo regge l’età avanzata dell’italiano medio, facendo sì che questo passaggio avvenga più lentamente.

Gli smartphone sono stati solo il primo passo della “messa in rete quotidiana” della società. Adesso stiamo iniziando a vivere quello delle aziende, il più complesso e lungo.

E siamo solo all’inizio…

Un sito web od un blog possono bastare ad un’azienda per attirare nuova clientela?

Con un sito web ben posizionato ed un blog attivo che produce contenuti utili al proprio target, nel 2015 siamo già ad un buon 50% circa di comunicazione digitale.

Bene, quindi, ma non ottimale.

I canali sociali sono fondamentali per la diffusione di contenuti e per comunicare quotidianamente con l’utenza.

Inoltre, non sottovaluterei l’offline: ad esempio, l’immagine che ogni singolo componente dà all’esterno dell’impresa, in ogni situazione ed evento, contribuisce molto sul bilancio economico annuale.

Quali caratteristiche deve avere un sito web aziendale per avere la speranza di emergere nel Mare Magnum di Internet?

Non è propriamente il mio campo.

Qui dovrebbe rispondere Christian, però su due piedi mi vengono in mente alcune caratteristiche imprescindibili come: essere responsive, avere un layout fresco e intuitivo, comunicare chiaramente “chi siamo e cosa facciamo”, contenere contenuti utili alla fame d’informazione dell’utenza ed indicizzabili dai motori di ricerca, un buon posizionamento, ottimizzazione SEO e pulsanti canali social in bella vista (se questi sono attivi chiaramente).

Come gestisci i clienti difficili?

Coi guanti, come tutti gli altri.

Tendenzialmente ho molta pazienza: l’unica volta che l’ho persa, appena chiusa la call, sono andato a correre in aperta campagna con la musica a tutto volume nelle orecchie.

Ovviamente, alla scadenza del contratto con quel medesimo cliente, non ho rinnovato la mia disponibilità!

In che modo stabilisci i prezzi dei tuoi servizi e riesci a farne percepire il valore ai clienti potenziali che in una fase di mercato come quella attuale tendono a volere di più spendendo poco o niente?

Talvolta mi viene richiesto un listino prezzi…e dentro di me sorrido, perché siamo visti proprio come dei fornitori di prodotti.

Detto questo, i miei prezzi li stabilisco in base al tempo stimato per la gestione di tutte le attività e, chiaramente, il cosa comporteranno materialmente le stesse.

Non do mai un prezzo prima di un’attenta analisi. Questo è poco ma sicuro!

Far percepire il valore di una buona comunicazione sociale, fino ad un paio di anni fa era molto più difficile.

Le aziende ed i professionisti, oggi, sanno che devono cogliere l’onda digital finché sono in tempo e finché la stessa non li travolgerà.

Diversi dei clienti che mi contattano, infatti, li percepisco già consapevoli del fatto di non poter più fare a meno di affacciarsi al web.

Poi, sì: lo sconto me lo chiedono sempre in fase di firma 🙂

Hai mai perso la pazienza con un cliente?

Con un cliente no, con un utente sì.

E non me ne vanto poiché non dovrebbe mai succedere. Lì ho compreso un mio limite su cui, tuttora, sto lavorando molto.

Come vedi il tuo futuro?

Sicuramente, da papà freelancer; e non vedo l’ora, lo dico con tutta la sincerità del caso.

Ci penso tutti i giorni, perché è il mio distributore organico di energia positiva!

Per quanto riguarda la mia figura (il mio brand), qualcosa sta già evolvendo.

Infatti, ad aprile sono divenuto un vero e proprio docente e, conoscendo le mie ansie, tuttora sono incredulo di questo risultato.

Inoltre, col tempo, spero che questa etichetta possa diventarmi stretta poiché significherebbe aver acquisito ulteriori competenze, ulteriore visibilità e come logica conseguenza più clienti.

Non ho paura delle tasse e dell’aumento dei costi poiché sono partito da zero tre anni fa, dopo essere letteralmente sopravvissuto ad un terremoto, quindi oggi tutto il resto lo ritengo affrontabile.

Anche grazie ad un po’ di fede, non lo nascondo.

Ho un sogno nel cassetto: poter mantenere la mia famiglia con la sola scrittura attraverso i miei libri. Chissà… 🙂