Regime Forfettario 2016

Con oggi, mio caro lettore, inauguro “Fisco News” grazie alla gentile collaborazione del Dr. Ivan Napoleone Fichera, consulente contabile, fiscale ed aziendale.

Lo scopo di questo nuovo spazio è quello di fornire ulteriori spunti di riflessione per chi vuole mettersi in proprio oppure rilanciare la sua attività.

Ed ora lascio a lui la parola.

Buona lettura!

________________________________________________________________________________________________

Ciao!

Mi chiamo Ivan Fichera ed, oggi, ti parlerò del Regime Forfettario!

Innanzitutto ringrazio Federico per la possibilità che mi sta dando, con questo articolo, di farmi conoscere da te e da tutti i lettori del suo bellissimo Blog.

Quindi mi presento: sono Ivan Napoleone Fichera e sono iscritto all’Ordine dei Commercialisti di Catania. La mia specializzazione professionale è nei settori dell’imprenditorialità, della consulenza gestionale e strategica ed, ovviamente, del fisco.

Come avrai letto poc’anzi ti parlerò del Regime Forfettario: questo regime nasce alla fine del 2014 per ampliare il precedente regime per le nuove imprese produttive giovanili (meglio noto come Regime dei Minimi o Minimale) a tutti i piccolissimi imprenditori, a prescindere dall’età anagrafica.

L’obiettivo ovviamente era (ed è) quello di agevolare la creazione di attività economiche e fornire le migliori risorse per permettere ai disoccupati il cosiddetto autoimpiego (e cioè il lavorare per se stessi).

Trattandosi di autoimpiego è ovvio che il Regime Forfettario può essere applicato unicamente da ditte individuali e non dalle società.

Quello che cercherò di fornirti oggi è una completa e chiara definizione del Regime Forfettario, di come funziona e soprattutto quando risulta più conveniente usarlo e quando invece (si tratta di rari casi) no.

La cosa che interessa di più di questo Regime è la serie di agevolazioni che comporta per chi ne usufruisce. Ma quali sono queste Agevolazioni?

  1. Ai fini IVA il soggetto si comporta come se fosse un consumatore finale.

Ciò significa che, tramite il Regime Forfettario, l’azienda emette fatture senza IVA e non dovrà mai pagarla se non in alcuni casi, legati ad alcune particolari situazioni.

Regime Forfettario 2016 - Quando si paga l'IVA

 

  1. Esclusione da tutta una serie di incombenze burocratiche.

Chi aderisce al Regime Forfettario infatti:

  • non deve effettuare la registrazione delle fatture emesse e ricevute, dei corrispettivi e delle bollette doganali ma solo numerarle e conservarle secondo i requisiti stabiliti dalla legge (e cioè 5 anni ai fini fiscali e 10 ai fini civili);
  • non deve presentare dichiarazione IVA e IRAP;
  • è escluso dagli Studi di Settore, dai Parametri, dalla Comunicazione Polivalente (il c.d. Spesometro) e dalla Comunicazione delle Dichiarazioni d’Intento.
  1. Esclusione dalle regole inerenti le Ritenute d’Acconto.

Le attività economiche rientranti nel Regime Forfettario non sono soggette né alla trattenuta della ritenuta d’acconto sulle fatture emesse né tantomeno devono pagare alcuna ritenuta d’acconto sulle fatture d’acquisto ricevute.

  1. Diminuzione del 35% dei contributi Minimi INPS.
    Ciò significa che il Minimale INPS viene “scontato” del 35%. Per l’anno 2016 i Contributi Minimi INPS così diventeranno:

    1. per i Commercianti € 2.348,46 (anziché € 3.613,02);
    2. per gli Artigiani € 2.339,37 (anziché € 3.599,03).

Per i Professionisti non c’è alcuna forma di riduzione dei contributi.

  1. Imposta fissa sostitutiva di IRPEF e IRAP.

Ciò significa che non dovrai pagare né IRPEF né IRAP ma solo un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito calcolato.

Ma non finisce qui: se l’attività che stai per intraprendere risponde a determinati requisiti puoi usufruire di un ulteriore sconto sull’imposta sostitutiva. Se rientri infatti nel cosiddetto “Bonus Start-Up” l’imposta sostitutiva per i primi cinque anni sarà del 5% e solo a partire dal sesto anno passerà al 15%.

Quali sono questi requisiti?

Regime Forfettario 2016 - Requisiti per il Bonus Start-Up

  1. Il reddito Imponibile viene determinato secondo il criterio “per cassa”.

Ciò significa che fanno parte del reddito annuale solo gli importi che sono stati incassati e non il valore della somma di tutte le singole fatture. Grazie a questo criterio quindi  pagherai sempre le imposte dopo che avrai incassato gli importi delle fatture, evitando così di dover anticipare le imposte su quanto ancora non hai incassato.

C’è una piccola particolarità da dire sul metodo di calcolo del reddito nel Regime Forfettario: normalmente il reddito viene calcolato definendo l’utile (ricavi – costi) che l’attività ha avuto durante l’esercizio contabile.

Nel Regime Forfettario ciò non avviene, in quanto il reddito viene calcolato applicando sull’importo totale dei ricavi fatturati un coefficiente di redditività forfettario (da qui il nome Forfettario del Regime), a prescindere dai costi realmente sostenuti. Sul reddito così ottenuto poi si calcola l’imposta sostitutiva.

Esistono 6 diversi coefficienti di redditività, distinti in base al tipo di attività economica svolta dall’azienda e identificata tramite i codici ATECO.

Regime Forfettario 2016 - Coefficienti di Redditività

 

Facendo due esempi:

  • Nel caso di un soggetto che avvia un’attività di commercio ambulante di indumenti con un fatturato di € 13.000,00 il reddito imponibile sarà di € 7.020,00 (il 54% del fatturato) ed essendo una nuova attività su questo reddito pagherà il 5% di Imposta Sostitutiva (pari ad € 351,00);
  • Nel caso di un soggetto che decide di fare entrare la propria attività professionale, già esistente ed attiva, nel Regime Forfettario con un fatturato di € 13.000,00 il reddito sarà di € 10.140,00 (il 78% del fatturato) ed essendo una vecchia attività pagherà il 15% di Imposta Sostitutiva (pari ad € 1.521,00).
Attenzione: Saldo ed Acconto della Dichiarazione dei Redditi.

In sede di Dichiarazione, ogni anno, si pagano il Saldo (scontato ovviamente dell’acconto dell’anno precedente) e l’Acconto per l’anno successivo (che si ottiene calcolando il 99% del Saldo dell’anno in corso).

Ciò significa che il primo anno l’importo da pagare in dichiarazione sarà pari al doppio dell’Imposta Sostitutiva, e così ogni volta che si avrà un aumento del fatturato si avrà un aumento sia del Saldo che dell’Acconto.

Quindi è sempre bene tenere a portata di mano una calcolatrice! 😉

Come ti dicevo nell’introduzione questo Regime è rivolto ai piccolissimi imprenditori. Ciò significa che l’impiego del Regime Forfettario è limitato ad alcuni casi specifici, legati alla grandezza dell’azienda e al tipo di attività svolta. Tali limiti cono stati chiaramente stabiliti dal legislatore che ha determinato con precisione due categorie distinte di barriere all’accesso al Regime Forfettario:

  1. Cause di Esclusione.

Le Cause di Esclusione rappresentano cinque diverse situazioni specifiche nelle quali un’azienda potrebbe venirsi a trovare, in base al tipo di attività svolta o alle caratteristiche del titolare, e che comportano l’esclusione dal Regime Forfettario.

Basta rientrare in una sola delle cinque Cause di Esclusione per non poter usufruire del Regime Forfettario.

Regime Forfettario 2016 - Cause di Esclusione

  1. Requisiti Necessari.

Dopo aver stabilito attività e titolari esclusi dal Regime Forfettario il legislatore pone l’attenzione sui requisiti specifici che devono avere le attività economiche per poter godere di questo Regime.

I tre requisiti stabiliti dalla legge (inerenti ai ricavi, all’uso di lavoro accessorio e alla presenza di beni strumentali) devono essere presenti in contemporanea per poter usufruire del Regime Forfettario e nel caso in cui uno di essi dovesse non essere più presente l’azienda non potrà più usufruire del suddetto Regime a partire dall’anno successivo alla perdita del requisito.

Regime Forfettario 2016 - Requisiti per l'accesso al Regime

 

Attenzione: La Fuoriuscita dal Regime Forfettario.

Come abbiamo visto nel caso in cui venga meno uno dei Requisiti l’adozione del Regime Forfettario avviene nell’esercizio successivo a quello nel quale si verifica la perdita del requisito.

Nel caso di Clausola di Esclusione invece, non avendo alcun diritto a fruire del Regime Forfettario, l’adozione del Regime Ordinario avviene sin dal momento della costituzione dell’attività economica. Questo comporta che, se per errore si è applicato il Regime Forfettario, dovranno essere corrisposte le tasse non versate, l’IVA e si dovrà procedere a regolarizzare la situazione Fiscale e Burocratica.

Ora ti starai chiedendo: Ma quando mi conviene adottare il Regime Forfettario?

Posso tranquillamente dire che il Regime Forfettario conviene quasi sempre rispetto al Regime “Normale” Semplificato. Ciò per una serie di motivi:

  • meno pensieri ed un compenso minore al Commercialista per via dei minori adempimenti burocratici;
  • flusso di cassa più stabile a causa dell’esclusione dal pagamento dell’IVA e della determinazione del reddito tramite il criterio “per Cassa”;
  • minore costo contributivo;
  • valore delle imposte da pagare minore (anche se spesso di poco, soprattutto per le attività che non usufruiscono del Bonus Start-Up).

Esistono però dei casi particolari nei quali il Regime Forfettario potrebbe essere meno conveniente rispetto a quello Semplificato, ciò a causa principalmente a tre fattori:

Il Regime Forfettario, essendo soggetto ad imposta sostitutiva, non permette di usufruire delle detrazioni per carichi di famiglia, per spese sanitarie, per ristrutturazioni, etc.

Ciò comporta che in casi di famiglie numerose, in presenza di grosse somme detraibili per ristrutturazioni di immobili o in presenza di particolari patologie potrebbe risultare più conveniente economicamente aderire al Regime Semplificato piuttosto che a quello Forfettario.

Come abbiamo visto il Regime Forfettario calcola il reddito in base a un Coefficiente di Redditività specifico stabilito in base al tipo di attività svolta.

Se però nella tua attività hai dei costi molto superiori rispetto a quanto stabilito dal coefficiente (è il caso di molti professionisti che tra software vari, affitto dello studio ed attrezzature varie superano di gran lunga il 32% del fatturato di costi) potrebbe essere più vantaggioso aderire al Regime Semplificato piuttosto che a quello Forfettario.

Invece, per i fatturati più bassi spesso potrebbe essere più conveniente aderire al Regime Semplificato piuttosto che al Forfettario a causa del fatto che l’imposta sostitutiva potrebbe risultare più alta rispetto all’IRPEF.

Questo presupposto vale in particolar modo per i Professionisti che abbiano un reddito inferiore ai 15.000,00 € (se sono in grado di fare a meno di un Commercialista o se ne trovano uno che ha indulgenza di loro).

Ma come si può determinare la maggiore convenienza o meno del Regime Forfettario rispetto al Regime Semplificato?

Il modo migliore è sempre consultare un esperto che possa effettuare tutti i calcoli del caso.

Puoi chiedere al tuo Commercialista o, se non ne hai uno, chiedere direttamente a me mandandomi una email a: boss@ivanfichera.it oppure inserendo un commento qui sotto (anche se te lo sconsiglio, per motivi di privacy).

Detto ciò ho finito il post, spero di aver dissipato ogni tuo dubbio e rimango a disposizione per qualunque tua domanda!

A presto! 🙂

________________________________________________________________________________________________

A questo punto dopo questa lunga disanima sul Regime Forfettario, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito ad iscriverti alla mia Newsletter e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Paolo Orlandi: Marketing Pandemico

Oggi, mio caro lettore, con questa intervista ti presento Paolo Orlandi, che attraverso il suo blog Marketing Pandemico cerca di innovare in Italia la cultura del marketing.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 48 anni e vivo a Fermo, nelle Marche.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Nel 1986 ho conseguito la maturità scientifica a Fermo presso il Liceo Scientifico T. C. Onesti.

Dopodiché mi sono laureato presso l’Università Cà Foscari di Venezia nel 1994 in Economia Aziendale.

Successivamente, dopo oltre un decennio, ho conseguito il Master in Fashion Marketing e Merchandising presso il Polimoda di Firenze, corso semestrale.

Poi nel 2005 mi sono iscritto presso Ist. Teologico Marchigiano e ho conseguito nel 2010 la baccalaurea e nel 2012 la licenza in Teologia Pastorale presso la Pontificia Univ. Lateranense, che è equivalente alla laurea in Teologia.

Quali esperienze lavorative hanno maggiormente contribuito a formarti?

Dal 1992 al 2005 sono stato dirigente dell’azienda Calzaturificio Mandolesi.

Esportavamo quasi il 90% della nostra produzione di scarpe donna con un pricing di fascia media.

Dopo l’avvento dell’euro abbiamo deciso di chiudere poiché non eravamo più competitivi con i prezzi e non avevamo le skill per produrre all’estero.

Dal 2005 al 2007 sono stato disoccupato. In quel periodo ho affrontato oltre 20 colloqui di lavoro (ricordo 5 incontri alla Chicco a Como senza esito, un incubo).

Qual è la tua professione attuale?

Da gennaio 2008 ho iniziato, improvvisamente, due lavori. Prima mi assume la Modiano come Responsabile Marketing per i circoli di carte (burraco, texas hold’em ecc. ) e poi assumo la cattedra come supplente presso un liceo scientifico di Fermo fino al 2010.

Dal 2014 collaboro parzialmente con la Modiano e mi dedico a consulenze varie per le start-up.

Tu sei un docente. Che cosa insegni e dove?

Insegno religione cattolica. Dal 2010 ho l’incarico presso I.I.S. V. Bonifazi di Civitanova Marche.

Inoltre, dal 2012 insegno Marketing Pandemico presso la L.A.B.A. di Rimini e il Poliarte di Ancona.

In qualità di docente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Cerco di far crescere la fiducia in loro stessi. Più che trasmettere cose cerco di seminare qualcosa che cresca nel futuro. Sono pieni di mille nozioni ma hanno le gambe fragili su cui poggiare. Io tento di irrobustirle.

Qual è stata la tua soddisfazione maggiore come insegnante?

La loro vicinanza sempre. Il fatto che ti rispettino e ti considerino importante per il loro essere persona.

Spesso, incontro ragazzi per strada, ovviamente non li ricordo tutti (ho quasi mille allievi all’anno in totale) e sono loro a salutarmi, a parlarmi, a raccontarmi e, a volte, mi ricordano frasi che ho detto loro e di cui io non ho ricordo.

Come nasce la tua passione per il marketing?

Ho imparato a vendere piano piano. Poi dall’eccitazione che mi provocava ho capito che mi piaceva da matti e che per vendere occorre grande preparazione.

Il marketing, appunto, sono tutte quelle fasi che servono affinché la vendita sia superflua: il più è a monte.

Per questo ho voluto fortemente il master dopo 10 anni in cui vendevo calzature.

Esperienza dura, in quanto lavoravo, ma proficua.

Il marketing è una disciplina assai complessa. Non è pubblicità come spesso dicono i faciloni italiani oppure coloro che indicano un prodotto scadente come: “Questo prodotto è da marketing”.

No, esso è un processo molto, ma molto difficile, sempre nuovo, in grado di aprire un mercato, ma anche no.

Inoltre, come dico spesso la storia del marketing serve a poco o niente. La ricerca iniziale, invece, è tutto.

Come nasce il tuo blog e qual è il suo fine?

Il mio blog Marketing Pandemico nasce alle fine del 2013 dopo un corso di web marketing.

Lì mi hanno dato l’input per iniziare e sono partito.

Pubblicavo poco e, spesse volte, solo come pro-memoria per le mie lezioni. Ad un certo punto iniziai ad avere i primi riscontri.

Però, molti mi dicevano che scrivevo in un linguaggio troppo difficile, per addetti ai lavori.

Allora, cominciai a semplificare i concetti e cercai di indirizzare i post a due tipi di pubblico: i miei studenti e le persone che intendono creare il proprio mercato con la propria impresa.

Negli ultimi tempi tento sempre di non essere troppo complicato e di parlare ai potenziali neoimprenditori.

Ti assicuro che è difficilissimo. Infatti, temo di avere tra i miei lettori molti consulenti e pochissimi imprenditori, ahimè!

Come promuovi il tuo blog?

In genere tramite LinkedIn, Facebook, Twitter e Google+. Direi in maniera costante, ma posso dedicare solo scampoli di tempo durante l’anno, un po’ di più da luglio ad agosto.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Centrale, direi.

Tutte le mie idee di marketing e di organizzazione del lavoro passano da qui.

Allego sempre il blog ai cv e quando intervengo su varie discussioni, se ho temi interessanti.

Quali social network usi per promuovere il tuo “Personal Brand”?

Direi, in primis, Facebook e LinkedIn.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Tanto studio, tanta ricerca, poi riflessione ed, infine, scrivere.

Scrivendo mi vengono le idee, da sole come richiamate dallo schermo.

Ipotiziamo che tu debba gestire un cliente difficile. Come ti comporti?

Tutti i clienti sono difficili. In genere non ascoltano i consulenti.

Ricordo che dei miei report alla Modiano, circa 200, nessuno dico nessuno è stato messo in pratica, temo nemmeno letti.

Il cliente difficile è quello poi che pretende che di punto in bianco si possa ottenere moltissimo successo. Partendo da zero e con zero investimenti.

La cultura del marketing in Italia è, praticamente, nulla.

Pertanto, e scusa se mi ripeto, tutti i clienti sono difficili e ci vuole molta pazienza per fargli capire le cose da fare, nel giusto ordine, per cercare di ottenere i primi successi, e piano piano aumentare il lavoro.

In genere i clienti difficili che non si “convertono”, mi abbandonano subito.

Come stabilisci il prezzo di una tua consulenza?

Io preferisco un rapporto di crescita continuativa.

Stabilisco un minimo fisso mensile più una parte variabile sulla base dei risultati.

Vedo che questo piace molto, perché non abbandono il cliente al solo report di azione, ma lo seguo passo passo in modo costante nel tempo.

Spesso, offro un report iniziale gratuito come analisi di base di partenza, in omaggio, prima di firmare il contratto.

Quali tool non possono mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon marketer?

Tanta passione che ti porta a ricercare.

Curiosità e voglia di cambiare il mondo con i tool necessari a realizzare i desideri delle persone.

Cambiano a secondo del tempo e dello spazio.

Insomma, non ci sono ricette fisse, ma se c’è la passione questa ti suggerirà i tool che devi assolutamente avere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento, sto cercando di crearmi una mia clientela di start-upper. Sto studiando meglio il web marketing e spero di iniziare da settembre una presentazione del mio nuovo blog per aiutare le imprese a nascere e a guadagnare, e perché no fare impresa in prima persona.

Ho qualche progetto ma ancora in stato embrionale. Rimangono due sogni: consulente marketing e imprenditore.

Come vedi il panorama imprenditoriale italiano da qui a 10 anni?

Difficile molto, ma molto difficile. Non ci sono incentivi per essere imprenditore. Tutto concorre a disilludere.

Non parlo solo della burocrazia. Ma tutto l’ambiente vede male l’imprenditore.

Concordo con le parole di Brian Cohen (Chairman di New York Angels, società di business  angel che opera sulla Costa Est degli USA, n.d.r) che ho pubblicato pochi giorni fa.

Manca la cultura del fallimento, che è la base per ogni imprenditore di successo.

Qui se fallisci una volta, sei out a vita.

Più che una legge incentivante l’impresa occorrerebbe una legge per sapere cosa mi succede se fallisco.

L’avevo scritto tempo fa. Secondo me, potrebbe essere un nudge efficace per far sì che le persone con una minimo voglia di imprendere facciano impresa, sapendo prima, nel caso peggiore, a cosa andranno incontro.

5,5 Lezioni Di Vita Che Ho Appreso Lavorando Nelle Start-up

 

Nel corso della mia carriera lavorativa ho collaborato con diverse start-up operanti sia nella New Economy che in settori più tradizionali.

Lavorare per queste realtà è stato molto duro, ma entusiasmante, e mi ha arricchito dal punto di vista culturale. Non da quello finanziario, purtroppo.

Giacché in questo momento storico le start-up sono identificate come uno degli strumenti migliori per creare occupazione e sviluppo, ho pensato che fosse utile raccontare le 5,5 lezioni di vita che ho imparato lavorando per questo tipo di aziende.

1) Orari flessibili.

Il libero professionista (in diverse realtà i “dipendenti” sono a P. IVA, n.d.r.) che collabora con una start-up deve scordarsi del suo tempo libero poiché si deve adattare ai tempi di queste società che, notoriamente, hanno orari molto elastici e lavorano anche nei weekend. Non adeguarsi a questi ritmi significa perdere il cliente.

A lungo andare tale situazione può logorare i nervi e le possibilità di sclerare col “Boss” sono alte.

Tra l’altro non si può contare nemmeno su dei lauti guadagni, in quanto queste aziende non possono permettersi di pagarti il giusto, essendo agli inizi della loro avventura e questo fatto aumenta il livello di stress personale giacché tutti noi, chi più e chi meno, abbiamo degli impegni a cui fare fronte.

2) Non esistono ruoli ben definiti.

Chi lavora per una start-up si deve scordare di avere un ruolo ben definito come, invece, accade in un’azienda più strutturata.

Qui devi adattarti, improvvisare e raggiungere lo scopo.

La qual cosa se da un lato permette di arricchire il proprio bagaglio di conoscenze, dall’altro è fonte di incomprensioni da parte di potenziali futuri datori di lavoro che hanno sempre lavorato in contesti dove c’è una forte specializzazione nei ruoli.

3) Prendere l’iniziativa.

In un contesto in costante evoluzione dove non hai un punto di riferimento certo. Intendo con questo dire che non hai un diretto superiore che ti fa da mentore. Non puoi essere un elemento passivo. Un mero esecutore degli ordini provenienti dall’alto.

Nelle start-up devi assumerti le tue responsabilità ed agire. Quindi i rischi di sbagliare sono superiori.

4) Il fallimento non esiste.

Se agisci corri il rischio di sbagliare. L’importante è non farsi abbattere dai propri errori, imparare la lezione ed andare avanti.

Nel mio piccolo tengo sempre presente ciò che Thomas Edison al settecentesimo tentativo fallito di creare la luce elettrica disse al giornalista del New York Times che gli pose la seguente domanda:

“Come ci si sente ad aver fallito per la settecentesima volta?”

Il grande inventore rispose: “Non ho fallito settecento volte. Non ho fallito nemmeno una volta. Sono riuscito a provare che quei settecento modi non funzionano. Dopo che avrò eliminato tutti i sistemi che non funzionano, troverò quello che andrà bene.”

Con una simile prospettiva non si perde mai la motivazione.

5) Il proprio contributo è fondamentale.

Il lavoro che uno svolge in una start-up è di primaria importanza in una realtà dove il personale scarseggia.

Questo lo si capisce più facilmente nel momento in cui si lascia l’azienda. Quindi meglio esserne consci fin da subito poiché aumenta il proprio potere contrattuale.

Allorquando si abbandona la società si verifica sempre o una o l’altra di queste situazioni:

  • Il lavoro che si è svolto fiorisce e porta i suoi frutti. Non sei tu a goderli ma ciò ti rende conscio dei tuoi mezzi e ti dona fiducia.

  • La start-up fallisce e tu capisci quanto eri essenziale. In più, se ti sei lasciato in malo modo, vieni colto da un sottile senso di soddisfazione che in alcuni casi non è poi così sottile: godi proprio come un riccio. È inutile negarlo.

5,5) Gli ostacoli che incontri nello svolgere il tuo lavoro in realtà sono opportunità.

La maggioranza di noi ama vivere senza imprevisti. Stare nella propria comfort zone però non permette di evolversi.

Ecco in una start-up non corri questo rischio. Gli ostacoli che ti si parano davanti sono i più disparati. Superandoli cresci e diventi un professionista migliore.

Conclusioni

Lavorare in una start-up oppure affiancarla come collaboratore esterno non è per tutti.

Non fa al caso di coloro che sono abitudinari e vogliono un orario di lavoro di 40 ore settimanali. Non fa al caso di coloro che non amano le sfide ed alti livelli di stress quotidiano.

Però, se si ha un animo avventuroso, è un’esperienza che consiglio di provare almeno una volta nella propria carriera lavorativa.

 

Giovanni Villa. Da Leonardo da Vinci a The Voice Beck

Oggi, miei cari lettori, vi propongo la mia intervista a Giovanni Villa il quattordicenne fondatore di The Voice Beck, un social magazine cioè un social media che ha l’interfaccia tipica di un magazine online, poiché in questo modo si facilita la circolazione delle idee, delle informazioni e delle opinioni tra i membri della intera community, e la struttura tipica di un social network dove ognuno è parte di una micro-community formata dai propri amici.

Da dove nasce l’idea di The Voice Beck?

Alla base della mia idea di creare un social network ci sono stati quattro elementi, che mi hanno molto coinvolto ed emozionato, e che hanno caratterizzato la scelta di sviluppare ciò che oggi è una vera e propria realtà.

Il primo elemento consiste nella visita che ho fatto assieme ai miei familiari al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano dove ho scoperto le mappe mentali di Leonardo da Vinci, che in seguito ho adoperato per costruire la struttura che permette la condivisione dei contenuti a livello nazionale ed internazionale in The Voice Beck.

Il secondo è stato la visione di un documentario venezuelano, che ha lasciato un segno indelebile nella mia anima. In esso si narravano le vicende di alcune persone che, nonostante, fossero molto povere s’impegnavano in favore del loro prossimo attraverso lo scambio reciproco del proprio tempo libero.

Il terzo elemento che mi ha influenzato è stato il film con Kevin Spacey “Un Sogno per Domani” (Pay It Forward) in cui il famoso attore è l’insegnante di un ragazzino idealista, Trevor, che vuole cambiare il mondo e renderlo migliore attraverso “Passa il Favore”. La sua idea era che ogni persona dovesse fare qualche cosa di veramente importante per altre tre persone. Queste a loro volta avrebbero dovuto restituire il favore non all’individuo che li aveva aiutati bensì ad altri tre sconosciuti. Col tempo si sarebbe ingenerato un meccanismo virtuoso che avrebbe coinvolto intere nazioni e continenti facendo del mondo un posto migliore.  

L’ultimo fattore che mi ha spinto a progettare The Voice Beck è stato il recente sisma che ha colpito l’Emilia Romagna, l’area del mantovano ed una parte del basso Veneto, e che ho vissuto in diretta.

Quella notte, infatti, la mia famiglia ed io la passammo in giardino a causa del grande spavento che ci colse dopo la prima forte scossa.

Quell’esperienza è stata il fattore scatenante che ha dato il via a tutta una serie di riflessioni che mi hanno portato ad immaginare uno strumento capace di far comunicare tutti con tutti ed in ogni condizione possibile. A questo punto ho raccontato l’idea al mio papà e da lì è cominciata l’avventura che ora è realtà. 

The Voice Beck nasce con lo scopo di fornire ai suoi utilizzatori uno strumento informatico in grado di diffondere idee, opinioni, informazioni e di connettere persone, aziende e mass media in tutto il mondo. Svincolando la circolazione dei contenuti dai fastidiosi filtri della rete di amicizie e del luogo.

Quanti anni avevi all’epoca in cui ideasti il tuo social?

All’epoca in cui ho progettato The Voice Beck avevo 12 anni.

Data la tua giovanissima età quali ostacoli si sono frapposti tra te e la realizzazione del tuo progetto?

Ti dico la verità, poi tu scrivi quello che vuoi.

Il primo ostacolo che la mia famiglia ed io abbiamo dovuto affrontare è stato il totale disinteresse da parte delle istituzioni che in altri paesi accompagnano la nascita e la crescita delle start-up tecnologiche dando un supporto sia economico sia organizzativo.

Ti faccio un esempio concreto. Ci siamo rivolti al Politecnico di Milano con la speranza di trovare un interlocutore valido con cui confrontarci e sviluppare i complessi algoritmi alla base di The Voice Beck. Al contrario abbiamo incontrato una burocrazia asfissiante che ci ha fatto perdere del tempo prezioso e sprecare denaro. Dal loro atteggiamento si capiva che non avevano fiducia in me e nel mio progetto. Chiaramente, hanno avuto una visione miope. Non essendo io un perito informatico o un laureato in ingegneria bensì un ragazzino hanno preso la cosa sottogamba.

Quello che non hanno capito è che così facendo hanno dato uno stimolo in più a me ed ai miei familiari per impegnarci nella realizzazione della mia idea. 

A quel punto ci siamo mossi in prima persona. Abbiamo selezionato un pool di ingegneri e di tecnici informatici che hanno reso reale quello che fino ad allora era stato un semplice progetto disegnato su un foglio di carta A4.

Alla luce dei fatti, come capirai, il mio giudizio sulle istituzioni che ho incontrato non può che essere negativo. Il mio rammarico, inoltre, è che il nostro Paese se persisterà nel fare affidamento su persone che non hanno una visione più ampia del mondo non potrà generare sviluppo economico e nuova occupazione.

Permettimi, infine, di aggiungere che grazie al lavoro di tutti coloro che a vario titolo si sono impegnati perché The Voice Beck venisse alla luce, a mio giudizio, per la prima volta abbiamo l’occasione di sfidare gli americani sul loro stesso terreno.

Le istituzioni italiane ti hanno favorito in qualche modo?

A dire il vero, solo il Ministero della Pubblica Istruzione fece, all’epoca, un timido tentativo presso le istituzioni americane per capire se, visto il mio comprovato talento nel campo informatico, ci fossero le condizioni per farmi proseguire gli studi negli Stati Uniti, ma trovandosi di fronte ad un caso eccezionale (un esperto informatico di 12 anni, ndr), alla mancanza di una legislazione a riguardo ed alle restrittive norme statunitensi sull’immigrazione si arrese quasi subito comunicandomi l’impossibilità di realizzare il mio sogno americano.

Hai provato a proporre il tuo progetto negli USA? Con quale risultato?

Sì, a seguito dell’interessamento al mio progetto da parte di una società di investitori di Palo Alto in California, la quale ci richiedeva anche l’ammontare del nostro fabbisogno economico. 

Forti di questa richiesta avevamo deciso, quindi, di trasferirci laggiù. Ma ancora una volta le autorità americane, con grande sorpresa da parte nostra, viste le normative molto restringenti in fatto di immigrazione ci hanno rifiutato i visti per lavorare nel loro paese.

Quali suggerimenti daresti al nostro governo ed alla nostra classe dirigente per sviluppare la “New Economy” in Italia in modo da trasformare il Paese nella Silicon Valley europea?

Se potessi parlare con i nostri governanti gli direi di abbassare le tasse e di sburocratizzare il Paese. Non servono finanziamenti pubblici che, poi, finiscono nelle tasche dei soliti noti. Il mercato ed il merito farebbero emergere i talenti presenti in Italia che trovando un ambiente favorevole non avrebbero più alcun motivo per fuggire all’estero.

Quali sono le potenzialità di The Voice Beck?

The Voice Beck è stato ideato e strutturato attraverso le mappe mentali di Leonardo da Vinci in modo tale che i contenuti che il singolo utente pubblica siano visibili a tutta la community degli iscritti indipendentemente dalla sua rete di amicizie.

Abbiamo lavorato tantissimo per rendere una piattaforma molto complessa semplice e intuitiva da usare per gli utenti e con un grado di sicurezza di tipo militare a tutela della privacy.

The Voice, cioè la landing page che appare all’utente una volta che ha effettuato l’accesso dalla homepage, ha il lay out tipico di una testata giornalistica. Abbiamo scelto questa interfaccia utente poiché è familiare a tutti.

Ogni membro della community può pubblicare i propri glob corredandoli di foto, link e video sul The Voice della propria nazione (ad es. The Voice – Italia) oppure, se lo ritiene opportuno per la diffusione delle sue idee, li può pubblicare su quelli delle altre nazioni rendendoli così visibili a tutti gli iscritti a prescindere dai filtri della rete di amicizie e del luogo. Si crea, in questo modo, un unico social magazine globale.

Chiunque su The Voice può interagire sempre con chiunque in maniera libera e democratica. Questo poiché il nostro algoritmo premia il valore dei contenuti pubblicati facendo emergere il glob più apprezzato dalla community.

Inoltre, per permettere ai membri della community di essere costantemente aggiornati su quello che accade nel mondo vi sono la Breaking News, in collaborazione con l’ANSA, ed all’interno del pannello di controllo, che si trova nel profilo privato, vi è un collegamento diretto coi Mass Media.

Il tutto ci tengo a precisarlo è e sarà, per sempre, gratuito.

The Voice Beck, inoltre, dà anche alle aziende la possibilità di promuovere i loro beni e servizi non solo attraverso i glob ma anche attraverso la categoria degli: Annunci, pensata proprio per le loro. 

Tutto ciò in modo totalmente gratuito sia oggi sia in futuro.

Su The Voice Beck per aumentare la portata del proprio messaggio, a differenza che su altri social network, non si paga. Bisogna, invece, pubblicare contenuti di qualità che incontrino i gusti dei membri della community. 

Come dicono gli esperti americani di social media marketing:

“Content is the King”.

Quali sono le differenze tra The Voice Beck ed un qualsiasi magazine online?

La differenza è semplice. Sul mio Social Magazine tutta la community può esprimere le proprie idee e le proprie opinioni in merito alle varie notizie globbate senza le censure preventive di un editore o di un comitato di redazione. I contenuti di valore acquistano visibilità grazie ai glob che ricevono e ad uno speciale algoritmo che ne favorisce l’emersione su The Voice e sulla News Line. 

Su The Voice Beck fanno fede la responsabilità personale e la democrazia.

Perché è uno strumento democratico e meritocratico?

Ehhh! Bella domanda. Su questo punto ho in parte, già, risposto in precedenza. La stampa, la radio e la televisione hanno dei filtri. 

The Voice Beck, invece, dà la possibilità a tutti di poter esprimere le proprie idee, i propri disagi e raccontare anche i propri successi in modo semplice e totalmente libero. In questo modo si ha la possibilità di essere letti o visti in tutto il mondo e da tutti.

Come The Voice Beck può promuovere la fratellanza e la comprensione fra i popoli?

The Voice Beck può promuovere la fratellanza e la comprensione fra i popoli perché è uno strumento democratico che promuove l’interazione ed il confronto tra i membri della community delle diverse nazioni. Inoltre, attraverso la Banca del Tiempo vogliamo facilitare la diffusione della solidarietà tra le persone e lo scambio di buone azioni. In questo sono stato ispirato sia dal film “Un Sogno per Domani” sia dal documentario di cui ho parlato all’inizio dell’intervista.

Il tuo Social Magazine, oltre al risvolto ludico, ha dei forti elementi di impegno sociale a favore degli ultimi ed è l’unico social network al mondo, per quanto ne sappia, che è nato con tale impostazione. Puoi parlarci, per favore, di questo aspetto? 

Quel che dici è vero. Noi vogliamo avere un occhio di riguardo per il Terzo Settore. Infatti, all’interno del pannello di controllo posto nel profilo privato, oltre alla Banca del Tiempo, l’utente troverà la possibilità di fare delle donazioni in favore delle Onlus. Al momento abbiamo stretto accordi con una sola Onlus ma contiamo di stringerne presto altri.  

A riguardo voglio precisare una cosa. Non saremo noi a raccogliere i soldi delle donazioni bensì reindirizzeremo il donatore sul sito web dell’associazione da lui scelta dove troverà tutte le indicazioni per contattarla e per effettuare la sua elargizione.

Come amiamo definirci noi: “Siamo un social fuori dagli schemi”.

A questo punto, miei cari lettori, non vi resta che iscrivervi su The Voice Beck per sfruttarne tutte le sue potenzialità: http://www.thevoicebeck.com