Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

 

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

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Luca Spinelli. Un anno e mezzo dopo.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la mia seconda intervista a Luca Spinelli che avevi conosciuto su questo blog circa un anno e mezzo fa.

Questo ragazzo mi aveva colpito per la determinazione e la strategia con cui era riuscito a crearsi un’attività sostenibile nel tempo in un momento in cui la propaganda istituzionale era impegnata con tutti i suoi mezzi a diffondere il falso mito della “Crisi” che impediva ai giovani di realizzare i propri sogni.

Luca, ai miei occhi, era il classico esempio di come la volontà se ben diretta può ribaltare le situazioni più sfavorevoli.

Per questo motivo ho ritenuto molto importante intervistarlo di nuovo per sapere come sta procedendo il suo percorso professionale e di vita.

Buona lettura!

* * *

Come mai hai chiuso il tuo blog che aveva riscosso così tanto successo e ti aveva dato un’ottima visibilità?

Più che chiuso diciamo che gli ho dato il colpo di grazia. L’avevo archiviato (spostato da lucaspinelli.it ad un altro dominio) nel 2015 con l’idea di creare qualcosa di nuovo nel 2016 ma alla fine ho preferito accantonare la cosa per dedicarmi esclusivamente alla libera professione.

Come mai hai un sito web così minimal?

Parlare di sito web è eccessivo.

Io ho un biglietto da visita.

È paradossale che chi si occupa di digitale non abbia un sito web vero e proprio ma noto che è una cosa molto comune: “Il calzolaio, d’altronde, va in giro con le scarpe rotte”.

Il perché, nel mio caso specifico, è subito spiegato: i costi (di tempo più che altro) per tenere attivo un blog superano i benefici.

Altra cosa fondamentale è che negli anni, ricordo che ho scritto dal 2009 al 2015, ho perso interesse e passione per la scrittura.

Per questi 2 motivi ho preferito avere un semplice biglietto da visita più che un sito web vero e proprio.

Come sta andando la tua attività?

In una parola? Bene.

Non dico “alla grande” perché per dirlo credo che si dovrebbero fatturare almeno 4-5 mila euro al mese. Quindi mi limito a dire “bene”.

Il 2015 è stato un anno abbastanza piatto ma d’altronde era il 1° e più che un anno si è trattato di qualche mese. Nel 2016, invece, sono entrato nel vivo dell’azione, ho affrontato le prime vere difficoltà e ho iniziato a collaborare con aziende che apprezzo e che, credo, apprezzino il mio lavoro.

Per parlare del 2017, invece, è ancora presto, diciamo solo che il trend è in crescita e sono davvero contento.

Quale strategia di marketing usi per acquisire nuova clientela?

Parto col dire che sono ancora fedele a Subito, Bakeca, Kijiji e Vivastreet con cui nel 2015 avevo trovato alcuni dei miei primi clienti.

Quella di proporsi come professionisti su siti web del genere non si può certo definire una strategia di marketing ma ne approfitto comunque per consigliarla.

Il grosso dei lavori arrivano dall’offline e questo è un altro paradosso per chi si occupa di digitale. Ci si aspetta che i clienti arrivino dal web, no?

Invece, nel mio caso il 50% arriva proprio da fuori.

L’altra grande fetta arriva da collaborazioni con agenzie o aziende che rivendono i miei servizi mentre l’ultima piccola parte arriva da LinkedIn e Twitter (sarà che gli oltre 13.000 collegamenti su LinkedIn e 9.000 follower su Twitter destano ancora interesse sebbene abbia quasi completamente abbandonato i profili).

Fino a qualche mese fa avevo anche 2 landing che spingevo con AdWords ma che poi ho spento essendo più che soddisfatto dei risultati ottenuti tramite gli altri canali.

Per essere chiari, comunque, non ho una strategia vera e propria e questo è il mio più grande difetto sul lavoro, lo dico senza problemi.

Prediligo attività di lead generation low cost, se non gratuite (il passaparola, il resell dei miei servizi, etc.), quindi sono l’ultima persona al mondo a cui chiedere di strategie del genere.

[Anche se Luca non la identifica come tale, quella che ha appena descritto e ha applicato fino ad oggi è una vera e propria strategia, n.d.r.]

Sei ancora nel vecchio “Regime dei Minimi”?

Sono ancora nei minimi e, salvo un boom del fatturato s’intende, spero di rimanerci a lungo.

Ne approfitto per consigliarlo ancora a chiunque anche se oggi è stato sostituito dal regime forfettario (in realtà il regime dei minimi è, ancora, previsto per coloro che iniziano una nuova attività è ha una durata quinquennale, n.d.r.).

Come sta procedendo lo sviluppo dei business online di cui avevi accennato nella prima intervista? Su cosa sono verticalizzati?

Qua arriva il colpo di scena!

Li ho chiusi e venduti tutti. Non ne ho salvato neanche uno.

Diciamo solo che ho cominciato un nuovo progetto potenzialmente scalabile all’infinito che mi ha fatto vedere tutti i siti web che avevo come bastoni e pietre del paleolitico.

Vorrei poterti dire di più ma non è tutta farina del mio sacco.

Come sta procedendo il tuo progetto di vita, che prevede il trasferimento all’estero e di mettere su famiglia, di cui ci hai parlato nella prima intervista?

Procede. Mancano ancora molti step e ho più dubbi di quanti non ne avessi un anno e mezzo fa ma l’idea di base è sempre quella.

La cosa che più mi lascia perplesso è la destinazione quindi benvengano i consigli dei lettori che, magari, hanno già compiuto questo passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri da qui a cinque anni?

Visto quello che è successo in un anno e mezzo non oso più fare progetti.

È stato sconvolgente, in senso positivo intendo, rileggere la vecchia intervista per confrontarla con l’oggi.

Questa volta mi astengo dal rispondere 😀

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Federico

Massimo Ponzano: Network Marketing [Tre anni dopo]

Max Ponzano - Network Marketer

Max Ponzano – Network Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti porterò con la mia seconda intervista a Massimo Ponzano a conoscere più da vicino il mondo del Multilevel Marketing o Network Marketing, che dir si voglia.

Conosco Max da molti anni e so che è una persona onesta e seria, per questo motivo quando ho visto che è diventato un network marketer di successo ho deciso che era giunto per me il momento di scoprire qualcosa di più su questo mondo che molto spesso viene accostato a quello delle truffe a schema piramidale, il cosiddetto Schema Ponzi.

In realtà, il Network Marketing è un sistema di vendita C2C, cioè da consumatore a consumatore. Ciò vuol dire che l’elemento principale è la vendita del prodotto e non la costruzione della cosiddetta downline (la catena di venditori che stanno sotto uno sponsor, che guadagna una percentuale sulle vendite effettuate dagli sponsorizzati, n.d.r.).

L’efficacia di questo sistema sta essenzialmente nel fatto che il venditore usa nella vita di tutti i giorni i prodotti che vende traendone beneficio e quindi nel momento in cui effettua la vendita sarà il miglior testimonial possibile del prodotto.

Buona lettura!

* * *

Ciao Max, per iniziare parlaci un po’ di te. Ok? 

Ciao Federico, è un piacere fare di nuovo due chiacchiere con te.

Mi chiamo Massimo Ponzano, ma tutti mi chiamano Max, e a giugno compirò 50 anni. Sono sposato, ma senza figli e dal 2001 sono tornato a vivere a Genova, la città in cui sono nato.

Sono laureato in ingegneria chimica e dopo aver lavorato per alcune aziende del settore petrolifero prima e delle telecomunicazioni poi, vivendo per anni tra Torino, Milano e Roma e viaggiando per l’Italia in lungo e in largo, da gennaio 2016 mi occupo a tempo pieno della mia attività come Franchise Partner della Juice Plus Company.

Credo fortemente nelle attività fatte dalle persone e con le persone e il Network Marketing è ciò che sta cambiando in maniera incredibile la mia vita.

Se vuoi sapere qualcosa in più su di me, seguimi sui social (Facebook, Twitter, Instagram, Google+ o LinkedIn) o contattami attraverso il mio blog personale: http://www.maxponzano.com

Tre anni fa durante la nostra prima intervista che hai rilasciato a questo blog ci avevi parlato di Empower Network e del Team Market Badass. Fai ancora parte di entrambi? 

Il progetto Empower Network Italia è stato chiuso da ormai parecchio tempo perché l’azienda, che comunque continua il suo percorso negli USA e in molti altri paesi nel mondo, ha deciso di non investire sul nostro Paese giacché i numeri non erano dalla nostra parte.

Un vero peccato, ma tutto nasce dal fatto che, in Italia più che in altri paesi, le persone non danno la giusta importanza alla formazione personale e non sono disposte a investire su se stesse impegnandosi e studiando per imparare nuove competenze.

Io ho sempre creduto che la formazione sia la base fondamentale e necessaria per iniziare un’attività, qualunque essa sia, sia come dipendente che come imprenditore, anche se faticosa e anche se, all’inizio, sembra non portare risultati.

Senza una formazione completa e approfondita, non potremo mai costruire alcunché di solido e duraturo. È un po‘ come costruire un palazzo: ci vuole moltissimo tempo per preparare le fondamenta e sembra quasi che i lavori non procedano, visto che non sono visibili, ma una volta finite le fondamenta, in poche settimane il palazzo cresce e, piano dopo piano, sale sempre più in alto.

Quell’esperienza è stata per me, comunque, molto preziosa perché mi ha dato competenze importanti che sto usando e mettendo in pratica ancora oggi. 

Com’è cambiata la tua vita da allora? 

Da allora sono cambiate molte cose.

In quel periodo ero ancora un dipendente felice e indaffarato. Lavoravo come Account Manager in una società di ingegneria del software, anche se sono un ingegnere chimico, e ricoprivo un ruolo prettamente commerciale che mi portava ad attraversare settimanalmente mezza Italia.

Partivo al martedì mattina dalla Liguria e attraversavo Toscana, Lazio, Umbria, Marche e Abruzzi, percorrendo circa 5000/6000 km al mese.

Era un lavoro che mi piaceva molto, ma che mi toglieva moltissimo tempo perché le mie giornate lavorative erano fatte di 12 o anche 14 ore di lavoro.

C’erano colleghi che invidiavano la mia vita (gli alberghi e i ristoranti dove passavo 3 o 4 giorni alla settimana erano di certo molto belli), ma io cercavo di spiegare che stare in un bell’albergo da solo non è che sia questa gran cosa.

Meglio dormire nel proprio letto accanto alla propria moglie e, magari, andare a cena con gli amici o, come piace fare a me, chiudere la giornata con una bella partita di tennis.

Ma quello era il mio lavoro e mi concentravo sempre e solo sugli aspetti positivi.

Ho, infatti, conosciuto moltissime aziende, moltissimi professionisti e imprenditori in gamba e tante realtà industriali in diversi settori, verificandone purtroppo le difficoltà che il periodo di “crisi” in cui viviamo (e che dura da diversi anni) ha scatenato.

Nel frattempo, e di riflesso, anche l’azienda per cui lavoravo io ha iniziato ad accusare le difficoltà del periodo e se nel 2014 furono licenziate 14 persone, nel 2015 è andata un po‘ meglio, ma i licenziamenti non si sono fermati. E io, devo dire in maniera del tutto inaspettata, sono stato uno dei licenziati. 

Nel tempo ti sei appassionato al Network Marketing. Quando e com’è nata questa tua passione? 

Ebbene sì… e per fortuna mi viene da dire!

Tutto è iniziato nel periodo universitario (quindi circa 25 anni fa). Avevo partecipato, invitato da un amico, a un grande incontro in un palazzetto nei dintorni di Bologna ed ero rimasto colpito dalla marea di persone che erano intervenute a quell’incontro.

Non sapevo nulla di Network Marketing, ma da quel giorno mi sono messo a studiare. Pochi mesi dopo, però, ho ricevuto la mia prima offerta di lavoro da una multinazionale nel settore petrolifero e sono partito per la mia prima avventura da ingegnere.

Negli anni successivi, lasciata Genova, ho vissuto a Londra, a Torino, a Milano e poi 3 anni a Roma e il Network Marketing è rimasto dormiente nel cassetto del mio comodino, chiuso tra le pagine di alcuni libri che mi ero ripromesso di leggere. 

Mi daresti una definizione di Network Marketing?

Potrei parlarti per ore (e molte pagine) del Network Marketing, ma cercherò di dirti quello che credo sia più importante e, da buon ingegnere amante dei numeri, quello che è concretamente verificabile.

In Italia, purtroppo, c’è ancora poca conoscenza di questo settore e molte persone associano il Network Marketing a quei sistemi piramidali che, invece, sono illegali.

Ma la gente, invece, dovrebbe sapere che ci sono oltre 103 milioni di persone in tutto il mondo che svolgono un’attività di Network Marketing e che sviluppano un fatturato complessivo di 183 miliardi di dollari all’anno, in costante aumento con una crescita annuale del 7,7% (alla faccia della crisi).

In Europa, in particolare, l’Italia si colloca al 4° posto dopo la Germania, la Francia, l’Inghilterra nella classifica di fatturato di vendita diretta con più di 2.9 miliardi di dollari di fatturato all’anno con una percentuale di crescita del 9,4% e 514.500 addetti (fonte: WFDSA 2015, World Federation of Direct Selling Association).

A questo link chiunque può verificare questi dati :

http://wfdsa.org/wp-content/uploads/2016/02/FINAL-Sales-Report-2015-v2-5-31-2016-002.pdf

Fare Network Marketing significa cogliere un’opportunità straordinaria di fare impresa, ossia sposare un modello d’impresa che è sempre più all’attenzione del mondo dell’industria.

Qualche mese fa sono stato personalmente alla SDA Bocconi di Milano, la Scuola di Direzione Aziendale, dove ogni anno sempre più neolaureati escono da quell’università discutendo tesi sul Network Marketing.

Nell’occasione ho conosciuto la professoressa Carolina Guerini che è anche docente alla LIUC di Castellanza (VA), dove proprio in questi giorni inizierà il secondo Executive Master in Network Marketing riservato e dedicato ai manager d’azienda e agli imprenditori (è un Master che costa 4.900€ + iva, n.d.r.).

Chiacchierando piacevolmente con la dottoressa Guerini ho avuto molte conferme su ciò che già avevo intuito, ma, in particolare, ho saputo (come spiega la dottoressa su un video che è reperibile su YouTube: https://youtu.be/wHjhqQ15fwY) che le aziende che distribuiscono i loro prodotti con un modello d’impresa basato su questo sistema di vendita, in questo periodo di crisi, vedono una crescita dei loro fatturati a 3 cifre.

In breve, fare Network Marketing significa avviare con costi minimi una propria attività imprenditoriale basata sulla condivisione e sul passaparola, che non ha rischi se non quello di vedere crescere l’attività stessa in giro per il mondo, o per lo meno nei paesi in cui l’azienda con cui si collabora è presente.

Il tutto è regolamentato dalla legge 173/2005 e le norme fiscali che regolano questo tipo di attività sono decisamente vantaggiose e interessanti per noi network marketer. 

Consiglieresti ad una persona in difficoltà economiche di iniziare un’attività di Network Marketing? 

Direi che la risposta l’ho data prima, ma se serve la ribadisco volentieri: certo che Sì!

E dato che è un’attività che si può iniziare anche part-time, consiglierei a chiunque di guardarsi in giro e d’iniziare una sua propria attività nel settore del Network Marketing.

Come mi hanno insegnato, bisogna scavare il pozzo prima di avere sete perché poi mancano le forze.

Questo per dire che è sempre utile e importante avere nel cassetto una soluzione B, che nel tempo, anche se molti all’inizio magari non ci credono, può diventare la soluzione A.

Questo è esattamente il percorso che ho fatto io. 

Con che criterio si dovrebbe scegliere un Network Marketing? 

Oggi, e da poco meno di 2 anni, la mia vita è basata esclusivamente su un’attività di Network Marketing e, prima di scegliere l’azienda con cui collaborare, ne ho analizzate molte, per non dire moltissime, di aziende che operano con questo sistema distributivo e credo che 3 siano i parametri fondamentali da analizzare e verificare prima di decidere.

  • La cosa principale, ovviamente, è l’azienda stessa: ci sono moltissime aziende che nascono e decidono di sfruttare il Network Marketing per lanciare i propri prodotti e servizi, ma io consiglio di diffidare dalle aziende nate da 5 minuti e magari in fase di prelancio. Un’azienda seria deve essere presente sul mercato da molto tempo, almeno 5 anni, ma possibilmente anche 10 o 20. Molto spesso, assistendo a presentazioni di nuove aziende, ho sentito parlare di Momentum, cioè di quel periodo durante il quale nessuno conosce quell’azienda e i suoi prodotti e quindi è opportuno entrare in attività. Beh, io credo che il Momentum ognuno di noi se lo possa creare se alle spalle ha appunto un’azienda seria e se la stessa ha 40 anni di storia e dei prodotti validi, non ci saranno problemi a creare una grande attività.
  • La seconda cosa, certamente da valutare, sono i prodotti che l’azienda crea e distribuisce tramite i suoi collaboratori. Devono essere prodotti di largo consumo, di qualità superiore alla media e che le persone usano, riacquistano e di cui possono facilmente parlare a loro volta. Quest’ultimo punto è normalmente rispettato dalle aziende serie che operano con il Network Marketing visto che, non investendo in pubblicità, investono buona parte del fatturato in Ricerca & Sviluppo.
  • Il terzo e ultimo punto fondamentale non è, come forse molti credono, il piano dei compensi, cioè quel sistema meritocratico e aperto a tutti con cui l’azienda paga i suoi collaboratori e che consente di ottenere quelle rendite automatiche e ricorrenti tanto amate da chi si avvicina al Network Marketing. Credimi se ti dico che ne ho visti moltissimi e li ho squadrati e studiati a fondo: sistemi binari, unilevel, con spillover, a matrice e altri ancora (sono pur sempre un ingegnere che con i numeri se la cava), ma è la formazione che i network marketer possono e devono ricevere che fa la differenza. E qui c’è un altro punto fondamentale: troppe volte ho visto situazioni ambigue dove la formazione diventava il core business dell’attività di Network Marketing, scavalcando così l’importanza dei prodotti e a essa stessa veniva dato un valore economico venendo venduta ai collaboratori.

Il Network Marketing è un’attività straordinaria senza rischi, che può davvero portare a uno stile di vita meraviglioso e a entrate economiche inimmaginabili nel mondo del lavoro dipendente tradizionale, ma va insegnato, dalla A alla Z, a chi si vuole realmente impegnare e dato che si basa sulla condivisione di un prodotto è certo necessario e importante da parte del network marketer conoscere e utilizzare i prodotti, ma non può esistere il fatto che la formazione per lo sviluppo e la crescita dell’attività abbia un costo, che magari supera il costo dei prodotti stessi. 

Quanto consiglieresti di investire a chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di attività (ad esempio, più di mille euro in prodotti anche se sei disoccupato o sei una persona a basso reddito)? 

Questa è una bella domanda e spero di riuscire a darti una bella risposta.

Entrare nel mondo del Network Marketing significa avviare una vera e propria attività imprenditoriale e credo che una qualsiasi attività imprenditoriale necessiti, per il suo avviamento, di svariate decine (per non dire centinaia) di migliaia di euro.

Ovviamente dipende dall’attività, ma se immaginiamo di aprire un bar, un ristorante, piuttosto che un chiosco sulla spiaggia o una lavanderia self service (giusto per fare qualche esempio) credo che sia normale investire molti soldi, magari facendoseli prestare da una banca.

Nel Network Marketing non credo sia giusto parlare di investimento ma piuttosto di consumo personale.

Un network marketer acquista i prodotti per un uso personale. Dopodiché prende consapevolezza dei benefici che quei prodotti gli portano e inizia così la sua attività.

Quindi 1.000€ di prodotti, per usare la cifra da te suggerita, può essere eccessiva per iniziare l’attività, anche se, secondo me, è importante utilizzare i guadagni dei primi mesi per acquistare e testare tutti i prodotti in catalogo.

C’è anche da dire che l’azienda con cui decidiamo di associarci non può, per legge, obbligarci ad acquistare kit prefissati di prodotti (anche se alcune lo fanno).

Sta alla nostra abilità imprenditoriale e alle nostre possibilità economiche del momento capire che stiamo avviando un tipo di attività che non potrà prescindere dalla nostra capacità di condividere i risultati e dall’entusiasmo che ci deriverà dall’uso dei nostri prodotti. Dico nostri consapevolmente, perché da quando ho aperto il mio Franchise personale, i prodotti di cui parlo con le persone, sono i miei prodotti perché ideati e prodotti dalla mia azienda.

Perché un’azienda di Network Marketing è costituita dai suoi collaboratori e senza di loro non esisterebbe (e la cosa è ovviamente reciproca).

Quindi, per rispondere alla tua domanda, verificherei che l’azienda non dia obblighi di acquisto, altrimenti la scarterei a priori e poi deciderei di investire qualche centinaio di euro per iniziare a conoscere e usare il prodotto o i principali prodotti di cui poi mi dovrò fare portavoce.

Avendone la possibilità, ovviamente sarebbe meglio iniziare come farebbe un imprenditore che vuole aprire un bar o un ristorante ossia, facendo un minimo di magazzino personale per poi pensare alle attività di marketing che sono di certo molto utili. Ma deve essere una scelta. 

Quali sono le prime cose che dovrebbe fare un neofita al fine di ottenere i primi risultati? 

Studiare!

Fare Network Marketing e diventare un network marketer è una vera professione e a me piace dire la professione del nostro secolo.

È un’attività semplice, ma non è facile farla bene (semplice e facile sono 2 concetti molto diversi). Tutti siamo già network marketer visto che, quasi ogni giorno, diamo consigli per gli acquisti agli amici: leggiamo un bel libro e lo consigliamo, andiamo al cinema a vedere una prima visione e diamo il nostro parere sul film, invogliando o dissuadendo chi ci conosce ad acquistare il biglietto per andare a vederlo, la nostra parola vale più della pubblicità fatta sui giornali e questa è la forza principale del Network Marketing.

Quindi credo che sia fondamentale imparare a fare ancora meglio ciò che già facciamo e imparare a farlo anche e soprattutto con gente che non conosciamo, imparando a gestire le obiezioni.

Questo, e molto altro ancora, è ciò che una buona formazione gratuita deve fornire. E poi, cosa assolutamente ancora più importante, il network marketer neofita deve darsi un po’ di tempo.

Nessuno nasce “imparato” e avviando un’attività di questo tipo, possono servire mesi o anni per diventare dei PRO, cioè dei professionisti, e non possono certo bastare pochi giorni.

Chi vi dice così, vuole reclutarvi, ma non vuole aiutarvi a imparare… e la differenza è sostanziale perché, probabilmente, non imparerete mai e la vostra attività di Network Marketing, nonostante l’entusiasmo iniziale, sarà destinata a spegnersi velocemente.

A cosa ti stai dedicando in questo momento e con che risultati? 

A partire da gennaio 2016, dopo essere stato licenziato a dicembre 2015 (e dopo 22 anni di lavoro dipendente), sto davvero cambiando la mia vita.

Ad aprile 2015 avevo aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company, società svizzero-americana nata nel 1970 e con sede europea a Basilea, iniziando semplicemente a usare alcuni prodotti. Ne avevo acquistati 2 apprezzando fin da subito la possibilità di pagarli in 4 rate e, nel giro di poche settimane, ne avevo anche verificato i benefici.

Io sono uno sportivo, almeno mi piace definirmi così, gioco a tennis 2 o 3 volte alla settimana e ho sentito subito grandi effetti positivi dalla loro assunzione che si traducevano in:

  1. una maggiore energia durante i match;
  2. una maggiore capacità e velocità di recupero.

Purtroppo, però, per il poco tempo che avevo a disposizione, non ho potuto iniziare fin da subito l’attività commerciale, dedicandole il tempo che meritava, ma non ho mai perso di vista il mio sogno che era quello di avere un’attività tutta mia, da fare stando a contatto con le persone e i cui guadagni, se vogliamo parlare anche di questi, non avessero limiti di crescita. Cosa che è evidentemente impossibile in un tradizionale lavoro da dipendente.

Da 13 mesi a questa parte, invece, mi sto impegnando in questa attività a tempo pieno e sto mettendo in pratica i tanti consigli raccolti da persone che hanno una grandissima esperienza in questo campo.

Ma, soprattutto, sto insegnando alle persone che si avvicinano a questo mondo tutto quello che ho imparato perché, come ho detto prima, la formazione è la cosa fondamentale che può e deve far fare il salto di qualità.

Il Network Marketing si basa su questa equazione: Impara, Insegna e Insegna ad Insegnare.

E, oggi come oggi, questa frase è per me ancora più importante visto che io sviluppo il mio network di clienti e collaboratori attraverso i Social Network e con Facebook in maniera particolare.

Facebook è una piattaforma straordinaria con oltre 1.800.000.000 account attivi e oltre 23 milioni di italiani che, ogni giorno, ci si connettono.

Il terrore di chi inizia a fare questa attività è sempre stato questo: la lista dei nominativi!

Nessuno vuole, per lo meno all’inizio, disturbare amici e parenti, ma a tutti è richiesto di fare una lista con 100 nomi di potenziali clienti e, forzatamente, sono proprio i nomi di parenti e di amici che ci vanno a finire dentro… ma se la lista dei nominativi la costruiamo usando Facebook in modo professionale, fare una grande attività diventa davvero alla portata di tutti.

Ma bisogna studiare e darsi il tempo di imparare per farlo. E una volta capito come fare, andare alla conquista di altri paesi diventa un gioco da ragazzi. 

Riesci a vivere solo di questo? 

Decisamente sì, ma so anche che il bello deve ancora arrivare!

Ho chiuso il 2016 con un livello di guadagni molto simile a quello che avevo l’anno precedente quando, in azienda da 15 anni e con il livello di quadro, lavoravo 12 e più ore al giorno e percorrevo 60.000 km all’anno, con tutti i rischi che ne conseguivano, azzerando (o quasi) il mio tempo libero settimanale, ma, soprattutto, contribuendo ad arricchire un’azienda che non mi apparteneva e che appena ha potuto e voluto mi ha scaricato senza farsi alcuno scrupolo.

Oggi non dico che lavoro meno, anzi, ma mi diverto molto di più, lo faccio da casa utilizzando il mio MacBook o quando sono in giro con lo smartphone o incontrando amici che, attirati dal mio profilo Facebook, vogliono capire cosa sto combinando nella vita.

Il tempo libero me lo gestisco come voglio e la mia attività sta crescendo a ritmi incredibili.

Ho una media mensile di crescita, negli ultimi 12 mesi, del +13%, ma solo nel mese di gennaio (rispetto a dicembre) del +32%. Se poi confronto gennaio 2017 versus gennaio 2016 siamo a +251%. Non male per essere in un periodo di “crisi”. Vero? 

Quanto tempo hai impiegato per arrivare al tuo livello attuale di competenza e di guadagni? 

Credo di averti già risposto sopra, ma riepiloghiamo.

Ho aperto il mio Franchise personale con la Juice Plus Company a fine aprile 2015 e per tutto maggio sono stato un semplice consumatore.

Senza accorgermene, a giugno, ho fatto i primi clienti, amici che mi vedevano consumare prodotti a loro sconosciuti che non trovavano da nessuna parte.

Nello stesso mese ho iniziato a lavorare sul mio profilo Facebook personale, ho raggiunto la prima qualifica Distributore Diretto Senior e ho preso il primo bonus da 250€.

Così a luglio e ad agosto ho semplicemente continuato a migliorare il mio posizionamento su Facebook e ho raggiunto altri 2 obiettivi (ad agosto, mese che spaventa i network marketer, ma non spaventa Facebook, sono diventato Coordinatore Vendite e ho preso il terzo bonus da 500€).

A settembre ho ottenuto il quarto bonus da 700€ e poi, mio malgrado, ho avuto un piccolo calo perché, proprio in quel periodo, ho avuto la notizia del licenziamento e non posso certo dire che sia stata una bella sorpresa.

La mia attività con Juice Plus ne ha risentito, poiché se non continui a fare con costanza certe azioni (per lo meno finché non raggiungi un certo livello), l’attività rallenta e, addirittura, rischia di spegnersi.

Appena mi sono ripreso dallo shock del licenziamento (che oggi benedico), mi sono buttato a testa bassa nell’attività.

Ho creato un sistema online gratuito per semplificare quanto più possibile la formazione delle persone che decidevano di iniziare l’attività nel mio Team e per scalare velocemente (cioè aumentare il numero dei collaboratori, n.d.r.).

Qui mi è servito molto quanto imparato con Empower Network e ho iniziato la mia ascesa nel piano carriera di Juice Plus. 

Quanto tempo passi a studiare le strategie che applichi nel tuo business? 

Non voglio far credere che fare Network Marketing sia banale e si possa guadagnare senza fare nulla. Tutt’altro e chi lo dice non è sincero.

Bisogna impegnarsi per imparare e poi mettere in pratica, ogni giorno e con costanza, azioni semplici, ma fondamentali. Sia che tu lo faccia offline che online.

Oggi come oggi, passo 8/10 ore al giorno sul PC per studiare nuove strategie da applicare e insegnare (non esiste solo Facebook, ma anche Instagram, Twitter, LinkedIn, Google+ e gli altri social) e poi faccio sessioni di formazione con chi vuole imparare e darsi da fare.

Più volte alla settimana incontro amici o persone conosciute sui social che vogliono capire come funziona. Le domande sono tantissime e spaziano dagli aspetti fiscali alla paura di non farcela.

Ma un’attività di Network Marketing si può iniziare anche part-time e quindi 2 o 3 ore al giorno possono essere sufficienti, ma devono essere ore di qualità che poi ci verranno ricompensate.

Proprio come sta accadendo a me e alle tante persone che lavorano insieme a me.

In base a quali criteri costruisci i tuoi team?

Questa attività mi ha cambiato la vita. Mi alzo alla mattina alle 8.30, faccio colazione e poi mi metto al lavoro. Quando parlo con le persone cerco di capire cosa cercano loro : io non cerco nessuno… ho imparato a essere pescatore anziché cacciatore.

E, senza voler apparire presuntuoso, sapendo ciò che quest’attività può portare nella vita delle persone, dapprima lavorandoci part-time e poi anche full time, cerco solo di capire se la persona che ho davanti ha davvero voglia di mettersi in gioco, di studiare, di imparare, di farsi guidare, ma, soprattutto, di impegnarsi.

Perché nulla accade per caso e tutto nasce da noi, dal nostro desiderio di costruire qualcosa che duri nel tempo e che porti per sempre il nostro nome e, perché no, ci dia soddisfazioni economiche importanti. Perché con il Network Marketing si può. 

Che supporto offri loro per farli crescere? 

Il Team con cui collaboro offre webinar di formazione settimanale mirati al grado di preparazione delle persone.

Perché chi inizia oggi ha bisogno di imparare cose che chi ha iniziato da 1 mese già sa.

Successivamente, sempre con l’aiuto del Team, organizzo webinar di formazione per chi vuole iniziare a creare il suo Team e quindi deve imparare a insegnare. Cose da fare ce ne sono davvero molte, ma il percorso è semplice e guidato.

C’è chi ci impiega qualche settimana, chi qualche mese, ma il percorso è testato e funzionante. 

Quali risultati hanno ottenuto i membri del tuo team? 

Questa è la domanda più bella a cui mi piace rispondere.

Nelle mie precedenti esperienze di Network Marketing non ho realizzato nulla di particolare a dire il vero, ma qualcosa avevo già fatto.

Ho sempre avuto questo problema… non riuscivo a duplicare il mio entusiasmo e chi iniziava a collaborare con me, amici della famosa lista dei nominativi, magari sull’onda delle emozioni che io riuscivo a trasmettere, non riuscivano a ottenere dei risultati che gli dessero la giusta motivazione per andare avanti. E piano piano si spegnevano. E io con loro.

Oggi, invece, ho costruito e collaboro con un Team di persone semplici, uomini e donne, giovani e meno giovani, senza particolari esperienze di vendita (perché noi non vendiamo nulla, ma facciamo in modo che chi ci contatta voglia acquistare) e senza particolari caratteristiche se non quella di aver davvero voglia (o bisogno) di farcela.

Mi hanno insegnato e ho potuto verificare che senza un desiderio bruciante, senza un sogno concreto da voler realizzare, questa attività non funziona.

Avere degli obiettivi è la più grande forza umana di automotivazione e devo dire che tra tutte le cose meravigliose che ci dà Juice Plus, c’è anche un piano marketing che consente di avere soddisfazioni tangibili fin da subito. E quando una persona vede fin da subito il premio per il suo impegno, beh… è difficile da fermare. 

Quali progetti hai per il futuro?  

È semplice: creare un Team di professionisti, che siano in grado di duplicare un lavoro semplice, ma non facile, che abbiano voglia di imparare un modo diverso di usare i Social Network e di interagire con le persone che incontrano quotidianamente, che credano in loro stessi e nella loro capacità di creare qualcosa di incredibile e che credano anche che la cosa più importante che abbiamo è la nostra salute.

I soldi sono una conseguenza di queste semplici azioni.

Servono impegno, passione, sincerità e rispetto: il Franchise di Juice Plus farà il resto.

Se guardo alle mie esperienze passate, è facile dire che la cosa più importante è la semplicità: e questo è ciò che sto cercando di duplicare.

Grazie, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

Igor Redaelli. Web designer a 17 anni

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare un giovanissimo web designer che ho scoperto recentemente navigando in Rete: Igor Redaelli.

Rimango sempre affascinato dai tanti giovani talenti del web che il nostro Paese, nonostante tutto, riesce a sfornare.

Una cantera come quella del Barcellona che, però, sforna talenti non nel calcio bensì in un settore cruciale per lo sviluppo di una nazione: Internet.

Caratteristica comune a tutti i ragazzi che ho intervistato fino ad ora è che si sono costruiti le loro competenze da autodidatti.

Questo la dice lunga sull’arretratezza di certi programmi scolastici.

Ovviamente, non bisogna fare di ogni erba un fascio in quanto ci sono diverse ottime scuole, in giro per l’Italia, con eccellenti insegnanti che sanno motivare i loro studenti.

A mio giudizio, per far emergere queste eccellenze dal mare magnum della mediocrità che le circonda bisognerebbe eliminare il valore legale dei titoli di studio e premiare, dando loro più soldi, quelle realtà che riescono a sfornare studenti capaci di inserirsi velocemente nel mondo del lavoro una volta finito il loro percorso di studi o di laurearsi bene e in tempi brevi se hanno scelto di frequentare l’università.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 17 anni e vivo in provincia di Milano.

Quale percorso di studi stai seguendo?

Attualmente, frequento il quarto anno di un istituto professionale che ti diploma come tecnico elettrico.

Quali sono le tue aspirazioni future proiettate in un arco temporale di 5 anni?

Non ho ancora le idee ben chiare sul mio futuro. Sono in un momento cruciale della mia vita: davanti a me si sono aperte molte strade, ma non ho ancora deciso quale sia quella migliore da percorrere.

Sicuramente, dopo gli studi comincerò subito a lavorare come freelancer.

Come è nata la tua passione per la costruzione dei siti web?

La mia passione è nata all’età di 12 anni quando iniziai a realizzare e a gestire alcuni siti web di cui scrissi anche dei “frammenti” di codice HTML.

Quelli furono i miei primi siti web statici.

Fu amore a prima vista. Infatti, rimasi affascinato da questo mondo così bello e complesso.

Capii subito che il mondo del web design sarebbe stato il mio futuro.

Quali sono le competenze che hai sviluppato, nel tempo, in questo campo e i risultati che hai ottenuto?

Nel corso degli anni ho sviluppato molte competenze tra queste il linguaggio di mark-up: HTML, CSS e PHP.

Col tempo ne ho acquisite anche tante altre sviluppando siti web dinamici con il CMS WordPress.

Ho ottenuto sempre ottimi risultati, pur studiando da autodidatta, e le mie competenze crescono giorno dopo giorno.

Come hai monetizzato le tue competenze?

Monetizzo le mie competenze occupandomi della realizzazione e della gestione di siti web.

Come gestisci un cliente difficile?

Con molta pazienza. Cerco sempre di entrare in relazione con il cliente, di creare un legame emotivo con la persona che ho di fronte e, affinché si fidi di me, di apparire autorevole ai suoi occhi.

Cerco anche di espormi in maniera rispettosa nei suoi confronti ascoltandolo attentamente e facendolo sentire importante.

Come hai strutturato il tuo canale di acquisizione clienti?

Gli unici canali che utilizzo per la promozione della mia attività e per acquisire nuovi clienti sono i social media.

Ho promosso e promuovo ancora la mia attività sui vari Social Network.

In base ai dati che ho raccolto tramite Google Analytics è Twitter il social che porta più traffico in ingresso al mio sito, circa il 40% dei visitatori provengono da lì.

Perché, oggigiorno, un’attività deve avere un sito web?

Un sito web è la base di partenza di un’attività. Se è ben fatto comunica affidabilità e professionalità al cliente.

Inoltre, è il mezzo di comunicazione per eccellenza e permette la massima interazione con i propri clienti.

Chi è presente su Internet ha sicuramente più vantaggi di chi non c’è e non essere sul web significa far notare la propria assenza.

Un imprenditore o un libero professionista avendo un sito web ha la possibilità di essere sempre visibile a ogni ora del giorno e della notte, e di mostrare la propria “vetrina virtuale” ogni giorno della settimana, anche nei giorni di festa.

Con un sito web si ha anche la possibilità di aggiornare i propri clienti sulle ultime novità relative alla propria attività o di pubblicare contenuti con lo scopo di catturare l’attenzione di potenziali clienti, magari notificandoglieli con una newsletter.

Questi sono i primi vantaggi che mi vengono in mente.

Quali sono, da un punto di vista tecnico, i segreti di un sito web di successo?

I segreti di un sito web di successo sono diversi.

Ti elenco quelli che, dal mio punto di vista, sono i più importanti:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca: in questo entra in gioco la SEO (Search Engine Optimization, n.d.r).

  • Template con un design responsive: negli ultimi anni gli utenti che accedono ai siti da mobile sono aumentati a livello esponenziale. Inoltre, avere un sito web mobile friendly è un importante fattore di ranking sui motori di ricerca come Google.

  • Velocità di caricamento delle pagine web del sito: un altro fattore importante è la velocità di caricamento delle pagine. Anche questo è un fattore di cui Google tiene gran conto per il ranking. Il principale segreto per avere una pagina web dal caricamento veloce sta, innanzitutto, nel far risiedere il sito su un server di hosting professionale e non su quelli low cost o gratuiti. Come sempre: “Chi più spende, più guadagna”.

  • Utilizzare una CDN: riguarda sempre la velocità del caricamento di una pagina.

Il vantaggio di avere una CDN è quello di ridurre i tempi di latenza avvicinando i file dei nostri siti web agli utenti, in modo da diminuire il carico sui server e l’utilizzo della banda passante che li collega al web.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Mr Tozzo. Un anno dopo

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri alias Mr Tozzo

Caro lettore, oggi ti propongo una nuova intervista ad Andrea Toxiri alias Mr Tozzo fondatore di Toxnetlab’s Blog che è un punto di riferimento per gli appassionati di Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Buona lettura!

Dalla nostra prima intervista è passato poco più di un anno. Com’è cambiata la tua vita? 

Ciao e grazie per questa seconda intervista.

In questo anno la famiglia si è allargata (a luglio è arrivato Michele).

Invece, per quanto riguarda il lavoro non è cambiato molto.

Le mie passioni sono sempre le stesse lettura, musica, fotografia e cucina e proprio a queste ultime due mi sono appassionato sempre di più tanto che sto facendo tanta pratica per migliorare, appena posso.

Come si è evoluto il tuo blog in tutto questo tempo?

A marzo il blog compierà 8 anni e questa estate ho iniziato a pensare a qualche novità per farlo evolvere anche perché nel mondo del blogging se rimani fermo sei finito.

La prima è arrivata a settembre, ovvero le interviste a blogger e youtuber che seguo.

Nei mesi prossimi ne arriveranno altre due.

Come si crea un blog di successo come il tuo?

Grazie per aver definito il mio blog di successo.

Guarda non ho una formula magica ma sicuramente ci vuole passione per quello che stai facendo, competenza per quanto riguarda l’argomento che vuoi affrontare, onestà verso i tuoi lettori, una costante formazione/informazione perché le cose sul web cambiano velocemente ed educazione verso tutti.

Io mi sono mosso sempre così e qualche soddisfazione me la sono tolta.

Poi naturalmente devi avere tanta pazienza perché i numeri non arrivano subito e per affrontare (sempre in maniera educata) chi ti verrà contro (hater, troll, criticoni etc.).

Come scegli gli argomenti di cui trattare?

Il blog ha tre argomenti centrali che sono: Tecnologia, Web/Social Media e Comunicazione/Web Marketing.

Ci tengo a precisare che Comunicazione/Web Marketing non è un argomento che tratto come esperto del settore, ma come utente finale lo subisce.

La Comunicazione e il Web Marketing sono due argomenti che esulano dal mio background ma ai quali mi sono appassionato in questi ultimi anni e che cerco di approfondire appena posso.

Alcune volte gli argomenti nascono anche da un’esigenza di risolvere un problema (Tecnologia – Web/Social Media) che ho oppure che mi viene proposto o quando scopro qualche nuova cosa.

Come distribuisci i contenuti in modo da catturare l’attenzione degli utenti online ed aumentare la tua audience?

I miei canali principali sono Facebook e Twitter ma cerco di curare molto il titolo del post.

Un titolo che non illuda il lettore ma che allo stesso tempo provochi un “sentimento” (che può essere di rabbia o di gioia) che lo porti a leggere,  commentare e cliccare.

Il post su “iPhone e Android” è quello che attualmente detiene il record di commenti (oltre i 100), ma come puoi immaginare la maggior parte sono …diciamo… “animati” perché sono andato a toccare (schierandomi) una diatriba che va avanti da anni.

Invece il post sulle “Telecamere IP” è quello che detiene il record di visite (attualmente 33389 da Febbraio 2015).

Quindi diciamo che aiutare, informare e provocare aiuta alla diffusione dei tuoi contenuti.

Dirò una cosa banale: “Io non scrivo per Google, ma per chi mi legge (che poi è quello che vorrei leggere io andando su un blog)”.

Hai dei progetti per monetizzare il tuo blog visto il tuo vasto seguito?

Ci stavo pensando ma ancora non mi sono mosso in quel senso, perché devo capire ancora come farlo senza snaturare il blog.

Hai mai pensato di vivere solo attraverso il tuo blog o le tue passioni?

Mi piacerebbe vivere scrivendo (magari come giornalista freelance) sempre in ambito tecnologico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

 

 

Riccardo Russo. Web Marketer & Blogger a 16 anni

Oggi, mio caro lettore, faremo un salto in Sicilia per conoscere attraverso questa mia intervista un giovanissimo talento del web Riccardo Russo, fondatore dell’omonimo blog e web marketer.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 16 anni e vivo a Messina.

Che tipo di scuola stai frequentando?

Frequenterò da settembre il quarto liceo scientifico.

Come nasce la tua passione per il web?

È nata per puro caso gestendo delle pagine Facebook all’età di 12 anni.

Proporzionalmente al grado di successo ottenuto arrivarono le prime proposte di lavoro da persone che erano intente ad acquistare pubblicità.

Ho notato che le cose giravano per il verso giusto, scoprendo che intorno a ciò vi era un vero e proprio business.

Decisi, allora, di dedicare del tempo per studiare approfonditamente le varie materie digitali.

Quanto tempo dedichi a formarti per migliorare le tue conoscenze?

Dedico mediamente due ore al giorno per migliorare le mie conoscenze e per aggiornarmi su tutti i cambiamenti che avvengono nel mondo digital.

Quali blog segui per questo scopo?

I blog che leggo, che postano contenuti ed offrono un reale valore in questo ambito sono molteplici.

Alcuni esempi possono essere quelli di Davide Pozzi e Dario Vignali, MySocialWeb di Riccardo Esposito, SocialMediaCoso di Francesco Ambrosino o skande di Riccardo Scandellari.

Leggi libri a tema e/o partecipi a dei corsi?

Sì, leggo molti libri a tema, inerenti principalmente alla SEO, ai Social Media, al blogging ed all’Inbound Marketing.

Qual è stato il tuo primo lavoro da freelancer?

Il mio primo lavoro da freelancer è stato come Social Media Manager.

Come promuovi la tua attività?

Tutto ciò che riguarda la promozione della mia attività lo devo al mio blog.

Attualmente, non porto avanti alcun tipo di campagna di advertising, ma cerco soltanto di farmi trovare al momento giusto sui social network e sui motori di ricerca.

Come gestisci un cliente difficile?

Mi mostro empatico nei suoi confronti e gestisco la situazione con molta pazienza.

Nella tua regione gli imprenditori capiscono l’importanza di essere presenti su Internet e, di conseguenza, quanto sia prezioso il tuo lavoro?

Purtroppo no o, comunque, non appieno. La digitalizzazione in Sicilia è piuttosto arretrata.

Di conseguenza gli imprenditori non riescono a capire quanto possa essere prezioso possedere un sito web o attuare delle strategie online.

Bisogna prendere atto del fatto che il mondo è cambiato e sta continuando a cambiare.

Le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere e noi non possiamo opporci a questo straordinario cambiamento. Dobbiamo adeguarci e cavalcare l’onda del web.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di personal branding?

Il blog è di fondamentale importanza nella mia strategia di personal branding.

Tramite esso riesco a far “sentire” la mia voce e riesco a creare relazioni durature con i lettori e con altri blogger.

Quali social network utilizzi nella tua strategia di comunicazione?

Utilizzo principalmente Twitter, LinkedIn e Google+. Per adesso non sto prendendo molto in considerazione Facebook, nonostante sappia il potenziale enorme che c’è dietro.

Qual è il tuo tool preferito?

Trovo davvero utili una decina di tool, soprattutto quelli messi a disposizione da Google. Ma il mio preferito resta SocialBro.

Dopo la maturità come vedi il futuro? Pensi di andare all’università, di metterti subito a lavorare oppure di andare all’estero?

Bella domanda. La risposta non sarà semplice o definitiva perché non riesco a prevedere il mio futuro. Sono certo del fatto che se dovessi perseguire una carriera universitaria, dovrò riuscire a far coesistere gli studi con la mia attività online.

D’altra parte mi piacerebbe mettermi a lavorare da subito, magari come freelancer, in altre città o all’estero. Mi stuzzica, infine, l’idea di fare il nomade digitale: colui che viaggia in giro per il mondo e lavora, semplicemente, tramite un laptop ed una connessione ad internet.

Adesso mi rivolgo a te che stai leggendo questa intervista:

Sappi che oggi devi essere pronto a cambiare. Devi provare a cambiare vita. Devi distaccarti dagli stupidi modelli imposti dalla società.

Il consiglio che do ai miei coetanei è quello di sognare. Sognate il più possibile. Fate la vita che realmente volete fare. Ponetevi un obiettivo e perseguitelo con tutte le vostre forze. Salite sul carro del web ed unitevi al cambiamento!

Paolo Orlandi: Marketing Pandemico

Oggi, mio caro lettore, con questa intervista ti presento Paolo Orlandi, che attraverso il suo blog Marketing Pandemico cerca di innovare in Italia la cultura del marketing.

Buona lettura!

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 48 anni e vivo a Fermo, nelle Marche.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Nel 1986 ho conseguito la maturità scientifica a Fermo presso il Liceo Scientifico T. C. Onesti.

Dopodiché mi sono laureato presso l’Università Cà Foscari di Venezia nel 1994 in Economia Aziendale.

Successivamente, dopo oltre un decennio, ho conseguito il Master in Fashion Marketing e Merchandising presso il Polimoda di Firenze, corso semestrale.

Poi nel 2005 mi sono iscritto presso Ist. Teologico Marchigiano e ho conseguito nel 2010 la baccalaurea e nel 2012 la licenza in Teologia Pastorale presso la Pontificia Univ. Lateranense, che è equivalente alla laurea in Teologia.

Quali esperienze lavorative hanno maggiormente contribuito a formarti?

Dal 1992 al 2005 sono stato dirigente dell’azienda Calzaturificio Mandolesi.

Esportavamo quasi il 90% della nostra produzione di scarpe donna con un pricing di fascia media.

Dopo l’avvento dell’euro abbiamo deciso di chiudere poiché non eravamo più competitivi con i prezzi e non avevamo le skill per produrre all’estero.

Dal 2005 al 2007 sono stato disoccupato. In quel periodo ho affrontato oltre 20 colloqui di lavoro (ricordo 5 incontri alla Chicco a Como senza esito, un incubo).

Qual è la tua professione attuale?

Da gennaio 2008 ho iniziato, improvvisamente, due lavori. Prima mi assume la Modiano come Responsabile Marketing per i circoli di carte (burraco, texas hold’em ecc. ) e poi assumo la cattedra come supplente presso un liceo scientifico di Fermo fino al 2010.

Dal 2014 collaboro parzialmente con la Modiano e mi dedico a consulenze varie per le start-up.

Tu sei un docente. Che cosa insegni e dove?

Insegno religione cattolica. Dal 2010 ho l’incarico presso I.I.S. V. Bonifazi di Civitanova Marche.

Inoltre, dal 2012 insegno Marketing Pandemico presso la L.A.B.A. di Rimini e il Poliarte di Ancona.

In qualità di docente cosa cerchi di trasmettere ai tuoi allievi?

Cerco di far crescere la fiducia in loro stessi. Più che trasmettere cose cerco di seminare qualcosa che cresca nel futuro. Sono pieni di mille nozioni ma hanno le gambe fragili su cui poggiare. Io tento di irrobustirle.

Qual è stata la tua soddisfazione maggiore come insegnante?

La loro vicinanza sempre. Il fatto che ti rispettino e ti considerino importante per il loro essere persona.

Spesso, incontro ragazzi per strada, ovviamente non li ricordo tutti (ho quasi mille allievi all’anno in totale) e sono loro a salutarmi, a parlarmi, a raccontarmi e, a volte, mi ricordano frasi che ho detto loro e di cui io non ho ricordo.

Come nasce la tua passione per il marketing?

Ho imparato a vendere piano piano. Poi dall’eccitazione che mi provocava ho capito che mi piaceva da matti e che per vendere occorre grande preparazione.

Il marketing, appunto, sono tutte quelle fasi che servono affinché la vendita sia superflua: il più è a monte.

Per questo ho voluto fortemente il master dopo 10 anni in cui vendevo calzature.

Esperienza dura, in quanto lavoravo, ma proficua.

Il marketing è una disciplina assai complessa. Non è pubblicità come spesso dicono i faciloni italiani oppure coloro che indicano un prodotto scadente come: “Questo prodotto è da marketing”.

No, esso è un processo molto, ma molto difficile, sempre nuovo, in grado di aprire un mercato, ma anche no.

Inoltre, come dico spesso la storia del marketing serve a poco o niente. La ricerca iniziale, invece, è tutto.

Come nasce il tuo blog e qual è il suo fine?

Il mio blog Marketing Pandemico nasce alle fine del 2013 dopo un corso di web marketing.

Lì mi hanno dato l’input per iniziare e sono partito.

Pubblicavo poco e, spesse volte, solo come pro-memoria per le mie lezioni. Ad un certo punto iniziai ad avere i primi riscontri.

Però, molti mi dicevano che scrivevo in un linguaggio troppo difficile, per addetti ai lavori.

Allora, cominciai a semplificare i concetti e cercai di indirizzare i post a due tipi di pubblico: i miei studenti e le persone che intendono creare il proprio mercato con la propria impresa.

Negli ultimi tempi tento sempre di non essere troppo complicato e di parlare ai potenziali neoimprenditori.

Ti assicuro che è difficilissimo. Infatti, temo di avere tra i miei lettori molti consulenti e pochissimi imprenditori, ahimè!

Come promuovi il tuo blog?

In genere tramite LinkedIn, Facebook, Twitter e Google+. Direi in maniera costante, ma posso dedicare solo scampoli di tempo durante l’anno, un po’ di più da luglio ad agosto.

Che ruolo assume il tuo blog nella tua strategia di comunicazione?

Centrale, direi.

Tutte le mie idee di marketing e di organizzazione del lavoro passano da qui.

Allego sempre il blog ai cv e quando intervengo su varie discussioni, se ho temi interessanti.

Quali social network usi per promuovere il tuo “Personal Brand”?

Direi, in primis, Facebook e LinkedIn.

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Tanto studio, tanta ricerca, poi riflessione ed, infine, scrivere.

Scrivendo mi vengono le idee, da sole come richiamate dallo schermo.

Ipotiziamo che tu debba gestire un cliente difficile. Come ti comporti?

Tutti i clienti sono difficili. In genere non ascoltano i consulenti.

Ricordo che dei miei report alla Modiano, circa 200, nessuno dico nessuno è stato messo in pratica, temo nemmeno letti.

Il cliente difficile è quello poi che pretende che di punto in bianco si possa ottenere moltissimo successo. Partendo da zero e con zero investimenti.

La cultura del marketing in Italia è, praticamente, nulla.

Pertanto, e scusa se mi ripeto, tutti i clienti sono difficili e ci vuole molta pazienza per fargli capire le cose da fare, nel giusto ordine, per cercare di ottenere i primi successi, e piano piano aumentare il lavoro.

In genere i clienti difficili che non si “convertono”, mi abbandonano subito.

Come stabilisci il prezzo di una tua consulenza?

Io preferisco un rapporto di crescita continuativa.

Stabilisco un minimo fisso mensile più una parte variabile sulla base dei risultati.

Vedo che questo piace molto, perché non abbandono il cliente al solo report di azione, ma lo seguo passo passo in modo costante nel tempo.

Spesso, offro un report iniziale gratuito come analisi di base di partenza, in omaggio, prima di firmare il contratto.

Quali tool non possono mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon marketer?

Tanta passione che ti porta a ricercare.

Curiosità e voglia di cambiare il mondo con i tool necessari a realizzare i desideri delle persone.

Cambiano a secondo del tempo e dello spazio.

Insomma, non ci sono ricette fisse, ma se c’è la passione questa ti suggerirà i tool che devi assolutamente avere.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento, sto cercando di crearmi una mia clientela di start-upper. Sto studiando meglio il web marketing e spero di iniziare da settembre una presentazione del mio nuovo blog per aiutare le imprese a nascere e a guadagnare, e perché no fare impresa in prima persona.

Ho qualche progetto ma ancora in stato embrionale. Rimangono due sogni: consulente marketing e imprenditore.

Come vedi il panorama imprenditoriale italiano da qui a 10 anni?

Difficile molto, ma molto difficile. Non ci sono incentivi per essere imprenditore. Tutto concorre a disilludere.

Non parlo solo della burocrazia. Ma tutto l’ambiente vede male l’imprenditore.

Concordo con le parole di Brian Cohen (Chairman di New York Angels, società di business  angel che opera sulla Costa Est degli USA, n.d.r) che ho pubblicato pochi giorni fa.

Manca la cultura del fallimento, che è la base per ogni imprenditore di successo.

Qui se fallisci una volta, sei out a vita.

Più che una legge incentivante l’impresa occorrerebbe una legge per sapere cosa mi succede se fallisco.

L’avevo scritto tempo fa. Secondo me, potrebbe essere un nudge efficace per far sì che le persone con una minimo voglia di imprendere facciano impresa, sapendo prima, nel caso peggiore, a cosa andranno incontro.

Aura Conte.

Viviamo in un’era incredibile ricca di grandi opportunità. La crisi e l’incalzante sviluppo tecnologico hanno determinato la dissoluzione di un mondo e di un modo di lavorare e l’avvento di un periodo in cui ogni individuo può, armandosi di tanto coraggio, aspirare a realizzare i propri sogni.

Aura Conte, la giovane scrittrice siciliana che presento in questa intervista è una di quelle persone che, a mio avviso, hanno imboccato la strada giusta verso il successo grazie al sapiente connubio di Internet e della sua passione per la scrittura, a cui si deve aggiungere anche il coraggio e la tenacia.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 31 anni. 

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato al liceo classico ed in seguito mi sono laureata all’Università degli Studi di Messina, in uno dei tanti curriculum di Scienze della Formazione, con una tesi dal titolo: “Molto rumore su Shakespeare”.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce da bambina.

Da piccola ero molto timida e la scrittura mi aiutava ad esprimermi. Per combattere la timidezza ho poi iniziato a studiare recitazione sino ai vent’anni.

Il teatro ha influenzato il mio amore nel creare storie e trasporle in sceneggiature o romanzi brevi.

Qual è il tuo genere letterario preferito?

Dipende dal periodo, amo l’horror ma negli ultimi anni mi sono avvicinata alla letteratura romance americana, per lo più commedie.

Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo romanzo?

Per caso. Sino ai ventiquattro anni ho pubblicato storie online in ebook sui miei vari blog, quando i libri digitali erano all’inizio, ma poi ho scritto “Purpureo Re-Birth” e mi son detta: “prova a dargli una chance, risica” e da quel giorno di marzo 2008 è iniziata la mia avventura.

Come ti sei sentita quando hai scoperto che un tuo romanzo è diventato un bestseller sulle piattaforme online?

Quando “Controvento” è diventato bestseller ci sono rimasta di sasso. Ci sono testimonianze sparse nei vari social network.

Sebbene in tanti avessero letto l’estratto prima dell’uscita, non avrei mai pensato di raggiungere certi obbiettivi e di mantenerli per mesi.

Un romanzo storico, siciliano e con uno stile coeso non è proprio una lettura leggera.

Hai una casa editrice che ti segue o ti autopubblichi?

Ho una casa editrice che mi segue: Edizioni Il Pavone, la quale è una NOEAP (Casa editrice che non pubblica libri a pagamento, n.d.r.) e pubblica testi in formato digitale, ma ho auto-pubblicato anche dei racconti brevi e gratuiti online.

Cosa ne pensi del fenomeno del self-publishing? Cambierà il panorama editoriale?

Sono favorevole al self-publishing e spero che stia già cambiando il panorama editoriale, adesso.

Sono una sostenitrice degli ebook e il self-publishing dovrebbe aprire maggiormente al fatto che una storia non cambia natura solo perché scritta su carta oppure sia disponibile via eReader.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

Credo che sia molto disorganizzato rispetto a quello delle altre nazioni.

Le case editrici digitali sono poche, non ci sono agevolazioni per le piccole/medie case editrici NOEAP, i social network di libri made in Italy sono pochissimi e c’è una grande chiusura mentale nei confronti degli ebook.

Vivi solo di scrittura o affianchi ad essa un altro lavoro? Se affianchi un lavoro principale alla tua attività di scrittrice come influisce sui tuoi libri?

Oltre a cercare di fare la scrittrice, sono vice presidente di una ONLUS dal 2004 (“Iside”) la quale si occupa di arte e cultura e collabora con case editrici, enti e affini.

Il mio lavoro è abbastanza correlato alla scrittura ma devo dire che mi distrae, purtroppo.

Quando vi dicono che l’arte non paga è verissimo, mai credere che fare semplicemente lo scrittore vi aiuterà a pagare tasse, mangiare o affitto… stessa cosa vale in tutti i settori artistici affini.

Ciò, però, non vuol implicare che non bisogna tentare di realizzare il proprio sogno.

Come utilizzi Internet ed i social network per promuoverti?

Internet e i social network sono la colonna portante di tutte le promozioni dei miei testi. Pubblicando in formato digitale penso sia il minimo utilizzarli quotidianamente come scrittrice e persona.

Non sopporto chi pensa che tutto gli sia dovuto nel mondo dell’arte, come quelli che non seguono le persone sui social o che pensano che aver pubblicato del materiale artistico sia la fine del percorso.

Il problema di Internet è che bisogna aprirsi al mondo e per chi è timido non è facile. Bisogna solo perseverare.

Sommando chi mi segue sui social network o su siti come Goodreads da poco ho superato i 45.000 follower, però non mi sento famosa, arrivata o la trovo una ragione per snobbare chi mi segue.

La verità è che il nostro mondo sta viaggiando ad alta velocità e nulla ora è mai abbastanza, la promozione base non basta, è necessario fare di più come scrittori.

Internet ha cambiato il modo di fare lo scrittore?

Ci sono milioni di scrittori al mondo. Ora, tutti possono mettersi alla prova quando prima non era possibile.

Chissà quanti bellissimi romanzi prima dell’avvento di Internet sono andati perduti!

Quale ruolo ha il tuo blog nella tua strategia di marketing?

Il mio sito web e il blog hanno un ruolo fondamentale per l’archiviazione e una migliore condivisione delle notizie.

I social network, purtroppo, non bastano. Bisogna partire dall’idea che nessuno ti conosce e potrebbe voler sapere di più su di te, quindi un posto dove scrivere biografia, bibliografia, lista social, articoli ecc… è necessario.

Tutti possiamo inserire nella bio di Twitter o Facebook “scrittore, musicista, blogger o attore” ma ci vogliono sostanza e originalità per essere presi seriamente.

Perché stai scrivendo un romanzo in inglese?

In concomitanza con la scrittura, sin da piccola, ho sviluppato un forte amore per la lingua inglese.

Con gli anni e grazie ad Internet ho, quindi, stretto amicizie un po’ ovunque nel mondo, specialmente con statunitensi e inglesi.

Questi miei amici volevano spesso leggere ciò che scrivevo così, ogni tanto, ho tradotto le varie storie. Poi sono arrivate le pubblicazioni “ufficiali” e dopo altre richieste ho deciso di provare.

La mia vita in generale è un continuo esperimento.

In fondo perché limitarsi all’italiano quando puoi provare ad allargare gli orizzonti?

Quali difficoltà stai incontrando nella sua stesura, non essendo la tua lingua madre?

Nella scrittura è più una questione di differenti stili e di linguaggio utilizzato.

Per evitare il problema negli ultimi due anni ho letto quasi 200 romanzi in inglese (nel mio caso romance o horror, visto che sono i generi su cui sto lavorando) ma non sembra mai abbastanza.

Purtroppo, i nostri modi di dire sono spesso molto diversi, anche una frase comune rischia di non fluire quando troppo simile all’italiano.

Che cosa ti sta dando questa esperienza?

Da una parte è una continua scoperta di cose nuove e dall’altra terrore.

Sebbene, sia ben organizzata tra siti e social, gli scrittori pubblicati, auto-pubblicati o, semplicemente, emergenti anglosassoni sono mostruosamente molto più preparati e organizzati di noi italiani.

Sinceramente non mi aspetto molto da questo nuovo esperimento, ma è sempre giusto mettersi alla prova.

Ci racconti del tuo impegno in favore della cultura?

Amo l’arte quindi mi piace prendere parte ad iniziative relative ad essa o a crearne.

Indipendentemente dagli eventi o festival a cui ho partecipato come scrittrice, con la mia associazione ho cercato nel tempo di portare avanti delle campagne di promozione a favore della cultura e della letteratura attraverso alcune collaborazioni.

L’ultimo evento si è concluso poche settimane fa ed è stato realizzato da Edizioni Il Pavone insieme ad Iside ONLUS: “Incontra un libro – III edizione” un evento gratuito via web in occasione de Il Maggio dei Libri.

Quest’anno è stato un piccolo successo. Sono molto soddisfatta di essermi occupata della sua organizzazione come event manager e di avervi partecipato anche come scrittrice, sebbene solo con un racconto horror breve: “Closer”.

Come scrittrice iniziative del genere sono un’ottima scusa per promuoversi e mettersi in gioco, ma anche per conoscere e collaborare con altri scrittori… stressati allo stesso livello.

Nicola Losito: I Pensieri e Le Divagazioni del Signor Giacomo

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista che ho fatto a Nicola Losito, scrittore e blogger, che con i suoi scritti e la sua ironia ha colpito il mio interesse.

Buona lettura!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho studiato in diverse scuole dell’Emilia-Romagna: Elementari a Lavino di Mezzo (BO), medie a Bologna, liceo Scientifico a Lugo di Romagna, ingegneria elettronica all’Università di Bologna, questo perché mio padre, sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, a ogni avanzamento di grado, doveva cambiare sede.

Essendo nato in Puglia mi reputo, a tutti gli effetti, un emigrante della cultura di base.

Quali sono state le tue esperienze lavorative?

Subito dopo la laurea ho trovato lavoro a Milano alla General Electric Information System poi acquisita dalla Honeywell, concorrente principale della IBM.

Dopo due anni in questa società, sono stato cooptato nell’industria cartotecnica di mio suocero. Una volta informatizzata la contabilità e la direzione commerciale, sono stato dirottato alla produzione: qui, per 24 anni, ho svolto la funzione di direttore di fabbrica. Da elettronico mi sono trasformato in meccanico. Oltre alla testa ho imparato a usare le mani, cosa piuttosto impegnativa per una persona inesperta, ma è stato divertente imparare a far funzionare le macchine alla massima velocità consentita.

L’avvento del fax e della posta elettronica rese matura la nostra produzione (fornivamo buste commerciali a quasi tutte le banche della Lombardia e del Piemonte) e così abbiamo dovuto chiudere l’azienda. Per arrivare alla pensione (mi mancavano 12 anni) ho aperto un’attività commerciale in Milano a cui ho dato il nome, molto significativo, di Punto a Capo.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

In modo molto naturale anche se intervallata da lunghissimi periodi di completa dimenticanza.

Da piccolo leggevo molto e molto presto ho cominciato a usare la penna: il primo romanzo di 20 pagine l’ho scritto a 12 anni, il secondo a 28, prima della laurea. Due esperimenti da dimenticare.

L’anno dopo, in attesa di trovare lavoro, nacque il mio amore per i fumetti d’autore. Il Signor Giacomo con i suoi pensieri e le sue divagazioni, risale proprio a quel lontano periodo della mia vita.

Ho ricominciato a scrivere con impegno e costanza una volta terminato il lavoro attivo.

Come le tue esperienze di vita si riverberano nei tuoi scritti?

Praticamente i miei scritti in tarda età seguono la naturale evoluzione delle quattro stagioni degli esseri umani: l’infanzia/adolescenza, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia, stagioni da me rivissute mentalmente e rielaborate con la fantasia.

I primi anni di un bambino durante le vacanze estive nella masseria dei nonni in Puglia li racconto nel mio romanzo d’esordio scritto nel 2004.

Le esperienze di un giovane sposo si trovano nei racconti stilati fra il 2004 e il 2006. In questi brevi scritti parlo dell’amore, del sesso, del matrimonio, delle scappatelle, vere o inventate, di un marito e di molti altri argomenti.

Da un’assidua frequentazione del mondo virtuale di Internet di un uomo maturo, nasce il mio secondo romanzo.

Infine, le problematiche della vecchiaia, osservata con occhio ironico e, allo stesso tempo, realistico le affronto nel mio ultimo libro.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Attualmente, il panorama editoriale italiano è tristissimo. Si pubblica troppo e male.

Sui banconi delle librerie ci sono sempre gli stessi scrittori e, proprio per questo, non sono per nulla invogliato ad acquistare dei libri.

Il grosso di ciò che viene stampato in Italia è rappresentato da quegli autori stranieri che hanno già venduto parecchio all’estero, ma che ormai hanno smesso di accendere il mio interesse.

Da tempo non mi fido più delle recensioni che leggo sulla stampa o ascolto in TV. Quasi sempre si tratta di marchette prezzolate.

Per comprare un libro oggi mi affido al passaparola di amici e conoscenti.

Ti hanno pubblicato o ti sei auto-pubblicato?

Non ho mai inviato manoscritti a case editrici: l’unico che mi è stato chiesto espressamente da un editore conosciuto a una cena fra amici e, in seguito, anche da un responsabile della B.C.Dalai Editore, incontrato alla Cattolica durante una conferenza, è stato il romanzo Alla bisogna tango si balla, entrambi attratti dal titolo, un azzeccatissimo palindromo. Nel primo caso l’editore era alle prime armi e chiuse i battenti per sopravvenute difficoltà economiche, nel secondo caso, non so che fine fece il manoscritto: so solo che la casa editrice B.C.Dalai, in gravi difficoltà, venne venduta e cambiò ragione sociale in Baldini & Castoldi.

Non vorrei che si pensasse che sia stato il mio libro a fare fallire i due editori: entrambi non fecero in tempo a metterlo in stampa… ahahahah!

Dopo questa disarmante esperienza, l’estate scorsa, terminato il mio ultimo romanzo, ho deciso di auto-pubblicare sotto forma di e-book, predisponendone anche la versione cartacea, tutto ciò che la mia fantasia aveva partorito negli anni.

Da qualche mese, infatti, cinque mie opere sono presenti su Amazon Italia e sono scaricabili a prezzi decisamente abbordabili. Comunque, a chi me le chiede “con gentilezza”, sono disponibile a cederle gratuitamente.

Quanti romanzi hai scritto?

Ne ho scritti tre, nell’ordine: Ossi di Pollo, Alla bisogna tango si balla e Io e Agata. Le altre due mie pubblicazioni sono: I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo, una raccolta di fumetti umoristici e Piani Incrociati, una miscellanea dei miei migliori racconti.

Quando nasce il tuo blog e perché?

Il mio blog I pensieri e le divagazioni del Signor Giacomo nasce quattro anni fa quando scopro l’esistenza della piattaforma WordPress.

In passato avevo tenuto un blog di successo all’interno del social network Netlog, un antesignano di Facebook. Uscito da Netlog, avevo promesso a me stesso di chiudere con i social network ma, dopo una disintossicazione durata due anni, ho cominciato a scrivere su WordPress dove, a mio parere, la vita virtuale è meno aggressiva e i pericoli di sbandate sentimentali sono minori.

Se ti fai i fatti tuoi e non polemizzi con altri blogger, riesci persino a divertirti pubblicando le tue cose e puoi anche fare amicizia con un sacco di persone simpatiche.

Su questa piattaforma è possibile “postare” quando e come ti pare, cioè decidere tu la frequenza e le tematiche.

All’inizio pubblicavo cosucce umoristiche, le strisce del Signor Giacomo, qualche mio racconto, e recensioni dei libri che avevo letto e che mi erano piaciuti.

In seguito, avendo iniziato a viaggiare all’estero, ho iniziato a pubblicare a puntate anche i reportage e i filmati da me girati nei luoghi appena visitati.

Cosa ti ha portato la tua esperienza come blogger?

Immagino che tu voglia una risposta sincera.

Allora, anche a rischio di ricevere bacchettate dagli amici che mi leggono, ti dico che, finalmente, ho capito la mentalità di chi, come me, porta avanti un blog in Rete.

Per avere un buon riscontro devi tu stesso commentare il blog di chi ti segue. Devi, cioè, contraccambiare chi ha preso l’impegno di frequentarti. Se non lo fai, l’amicizia virtuale dura poco.

Io leggo volentieri i blog degli altri e, sorpresa delle sorprese, in questo modo ho incontrato persone davvero interessanti!

Certo, “contraccambiare” comporta stare molte ore attaccato a Internet, ma io mi sono dato una tempistica ferrea: alla Rete dedico solo due giorni alla settimana e poi faccio altro.

Da volontario insegno italiano agli stranieri, seguo un cineforum, leggo libri, faccio il dog sitter al cane di mia figlia, sono iscritto a un corso bisettimanale di ginnastica per la terza età (la mia), curo il prato nella casa di campagna (ho quasi vinto la mia guerra con i sassi), ascolto musica. Insomma ho la settimana piuttosto impegnata.

Il blog, per me, è un grosso impegno mentale e fisico. Non essendo un poeta che in pochi secondi d’ispirazione sforna versi di grande pregio, ma uno scrittore di prosa che ama approfondire i problemi, i miei post sono quasi sempre lunghi, forse troppo lunghi, frutto di ore e ore passate davanti a un computer.

Essendo molto lento a scrivere, ti puoi immaginare quanta fatica mi costa ogni singolo post che pubblico.

I blog che vanno per la maggiore, invece, sono tutti di un’invidiabile brevità. Il vero successo in Rete arriva quando la concisione si coniuga con la capacità di proporre ogni volta temi di grande interesse. A questi blogger va tutta la mia ammirazione.

Oltre al blog utilizzi anche i social network per promuoverti?

WordPress permette automaticamente di promuovere i post su Facebook, Twitter, Pinterest, Linkedin, Google+ ma, se devo dire la verità, non credo di avere molti follower su queste piattaforme. Il mio zoccolo duro è su WordPress. Qui ho diversi amici che mi seguono fedelmente da anni e a loro rinnovo il mio grazie più sincero.

Sei soddisfatto dei risultati ottenuti dai tuoi scritti?

Sono soddisfatto dei miei scritti. Per quanto riguarda i risultati, che dire? Mi basta sapere che qualcuno, al di fuori della ristretta cerchia di amici e parenti, legge i miei libri e i miei post e apprezza la fatica e l’impegno che ci ho messo a scriverli.

I soldi e la gloria mi affascinano parecchio, ma so che difficilmente busseranno alla mia porta. Ma questo banale pensiero, alla mia età, ha smesso di turbarmi il sonno. Giuro.

Giorgia Penzo

Oggi, miei cari lettori, con l’intervista a Giorgia Penzo faremo un’altra veloce incursione nel mondo degli scrittori emergenti.

Buona lettura!

Come nasce la tua passione per la scrittura?

La mia passione per la scrittura nasce sui banchi di scuola. Le materie umanistiche mi appassionano da sempre e ancora adesso le mie letture preferite sono in prevalenza di saggistica.

Al di fuori dei compiti a casa, ho iniziato a scrivere per passare il tempo e per sfogarmi nelle giornate no. Poi, negli anni del liceo, quasi per gioco, ho cominciato a partecipare ad alcuni concorsi letterari. Sono stata scelta per far parte di diverse pubblicazioni collettive e da lì ha avuto inizio questa bellissima avventura.

Come influisce sul tuo stile la tua forma mentis giuridica?

L’università mi ha permesso di ampliare le mie conoscenze, arricchire il dizionario, organizzare i pensieri e affinare la tecnica di ricerca. Più che sullo stile, ha influito maggiormente sul metodo della raccolta degli elementi utili alla costruzione di una storia.

Da dove trai lo spunto per i tuoi scritti?

Principalmente dalle mie passioni, ovvero dai giochi di ruolo, dal cinema, dalla storia, dall’arte e dal mondo del sovrannaturale.

In che modo utilizzi Internet per promuoverti come scrittrice e quali frutti ha portato la tua strategia di marketing online?

Dal momento che finora ho pubblicato con piccoli editori, l’auto-promozione online si è rivelata decisiva per farmi conoscere.

Utilizzo, principalmente, i canali dei social network più famosi (Facebook e Twitter) e quelli dedicati ai libri (Goodreads e aNobii).

Ho collaborato con diversi blog letterari e ne curo uno io stessa dove, oltre ad aggiornare sulle mie uscite, posto anche articoli personali.

Cosa pensi del sistema editoriale italiano?

Si scrive moltissimo, si pubblica tanto, si legge troppo poco.

I grandi editori italiani puntano sul chick lit, il romance e il thriller perché rappresentano i generi maggiormente letti e di conseguenza i più venduti. In questo momento penso che scrivere altri generi (apprezzati, ma non abbastanza commerciali) infici un po’ la possibilità di essere notati e arrivare al grande pubblico.

Quando si scrive per passione questo è un dettaglio che non importa, ma se in ballo c’è la grande editoria allora la passione passa in secondo piano. Le maggiori case editrici pubblicano, giustamente, solo quello che può portar loro profitto.

Preferisci pubblicare un ebook o un hardcover?

Credo che un autore che sostiene che non ci sia differenza tra i due supporti non sia del tutto sincero. Personalmente pubblicare in formato cartaceo mi dà più soddisfazione. L’ebook è, comunque, uno strumento preziosissimo, più immediato e diretto della brossura.

Quali consigli daresti ad una persona che vorrebbe intraprendere il tuo stesso percorso?

Consiglierei di armarsi di costanza e tanta pazienza, non farsi abbattere dai “no” e dalle delusioni che inevitabilmente arriveranno, di non pagare mai per pubblicare e, infine, di credere fino in fondo nel proprio sogno.

Attualmente, riesci a mantenerti con la scrittura o hai anche un altro lavoro?

In Italia mantenersi con la sola attività di scrittore è un’utopia, un miraggio che pochissimi fortunati trasformano in realtà.

Attualmente, sono educatrice di nido d’infanzia. È una professione che adoro e che mi dà parecchi stimoli. Spero di affiancarla alla mia attività da scribacchina il più a lungo possibile. 🙂