Aura Conte.

Viviamo in un’era incredibile ricca di grandi opportunità. La crisi e l’incalzante sviluppo tecnologico hanno determinato la dissoluzione di un mondo e di un modo di lavorare e l’avvento di un periodo in cui ogni individuo può, armandosi di tanto coraggio, aspirare a realizzare i propri sogni.

Aura Conte, la giovane scrittrice siciliana che presento in questa intervista è una di quelle persone che, a mio avviso, hanno imboccato la strada giusta verso il successo grazie al sapiente connubio di Internet e della sua passione per la scrittura, a cui si deve aggiungere anche il coraggio e la tenacia.

Buona lettura!

Quanti anni hai?

Ho 31 anni. 

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato al liceo classico ed in seguito mi sono laureata all’Università degli Studi di Messina, in uno dei tanti curriculum di Scienze della Formazione, con una tesi dal titolo: “Molto rumore su Shakespeare”.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Nasce da bambina.

Da piccola ero molto timida e la scrittura mi aiutava ad esprimermi. Per combattere la timidezza ho poi iniziato a studiare recitazione sino ai vent’anni.

Il teatro ha influenzato il mio amore nel creare storie e trasporle in sceneggiature o romanzi brevi.

Qual è il tuo genere letterario preferito?

Dipende dal periodo, amo l’horror ma negli ultimi anni mi sono avvicinata alla letteratura romance americana, per lo più commedie.

Come sei arrivata a pubblicare il tuo primo romanzo?

Per caso. Sino ai ventiquattro anni ho pubblicato storie online in ebook sui miei vari blog, quando i libri digitali erano all’inizio, ma poi ho scritto “Purpureo Re-Birth” e mi son detta: “prova a dargli una chance, risica” e da quel giorno di marzo 2008 è iniziata la mia avventura.

Come ti sei sentita quando hai scoperto che un tuo romanzo è diventato un bestseller sulle piattaforme online?

Quando “Controvento” è diventato bestseller ci sono rimasta di sasso. Ci sono testimonianze sparse nei vari social network.

Sebbene in tanti avessero letto l’estratto prima dell’uscita, non avrei mai pensato di raggiungere certi obbiettivi e di mantenerli per mesi.

Un romanzo storico, siciliano e con uno stile coeso non è proprio una lettura leggera.

Hai una casa editrice che ti segue o ti autopubblichi?

Ho una casa editrice che mi segue: Edizioni Il Pavone, la quale è una NOEAP (Casa editrice che non pubblica libri a pagamento, n.d.r.) e pubblica testi in formato digitale, ma ho auto-pubblicato anche dei racconti brevi e gratuiti online.

Cosa ne pensi del fenomeno del self-publishing? Cambierà il panorama editoriale?

Sono favorevole al self-publishing e spero che stia già cambiando il panorama editoriale, adesso.

Sono una sostenitrice degli ebook e il self-publishing dovrebbe aprire maggiormente al fatto che una storia non cambia natura solo perché scritta su carta oppure sia disponibile via eReader.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

Credo che sia molto disorganizzato rispetto a quello delle altre nazioni.

Le case editrici digitali sono poche, non ci sono agevolazioni per le piccole/medie case editrici NOEAP, i social network di libri made in Italy sono pochissimi e c’è una grande chiusura mentale nei confronti degli ebook.

Vivi solo di scrittura o affianchi ad essa un altro lavoro? Se affianchi un lavoro principale alla tua attività di scrittrice come influisce sui tuoi libri?

Oltre a cercare di fare la scrittrice, sono vice presidente di una ONLUS dal 2004 (“Iside”) la quale si occupa di arte e cultura e collabora con case editrici, enti e affini.

Il mio lavoro è abbastanza correlato alla scrittura ma devo dire che mi distrae, purtroppo.

Quando vi dicono che l’arte non paga è verissimo, mai credere che fare semplicemente lo scrittore vi aiuterà a pagare tasse, mangiare o affitto… stessa cosa vale in tutti i settori artistici affini.

Ciò, però, non vuol implicare che non bisogna tentare di realizzare il proprio sogno.

Come utilizzi Internet ed i social network per promuoverti?

Internet e i social network sono la colonna portante di tutte le promozioni dei miei testi. Pubblicando in formato digitale penso sia il minimo utilizzarli quotidianamente come scrittrice e persona.

Non sopporto chi pensa che tutto gli sia dovuto nel mondo dell’arte, come quelli che non seguono le persone sui social o che pensano che aver pubblicato del materiale artistico sia la fine del percorso.

Il problema di Internet è che bisogna aprirsi al mondo e per chi è timido non è facile. Bisogna solo perseverare.

Sommando chi mi segue sui social network o su siti come Goodreads da poco ho superato i 45.000 follower, però non mi sento famosa, arrivata o la trovo una ragione per snobbare chi mi segue.

La verità è che il nostro mondo sta viaggiando ad alta velocità e nulla ora è mai abbastanza, la promozione base non basta, è necessario fare di più come scrittori.

Internet ha cambiato il modo di fare lo scrittore?

Ci sono milioni di scrittori al mondo. Ora, tutti possono mettersi alla prova quando prima non era possibile.

Chissà quanti bellissimi romanzi prima dell’avvento di Internet sono andati perduti!

Quale ruolo ha il tuo blog nella tua strategia di marketing?

Il mio sito web e il blog hanno un ruolo fondamentale per l’archiviazione e una migliore condivisione delle notizie.

I social network, purtroppo, non bastano. Bisogna partire dall’idea che nessuno ti conosce e potrebbe voler sapere di più su di te, quindi un posto dove scrivere biografia, bibliografia, lista social, articoli ecc… è necessario.

Tutti possiamo inserire nella bio di Twitter o Facebook “scrittore, musicista, blogger o attore” ma ci vogliono sostanza e originalità per essere presi seriamente.

Perché stai scrivendo un romanzo in inglese?

In concomitanza con la scrittura, sin da piccola, ho sviluppato un forte amore per la lingua inglese.

Con gli anni e grazie ad Internet ho, quindi, stretto amicizie un po’ ovunque nel mondo, specialmente con statunitensi e inglesi.

Questi miei amici volevano spesso leggere ciò che scrivevo così, ogni tanto, ho tradotto le varie storie. Poi sono arrivate le pubblicazioni “ufficiali” e dopo altre richieste ho deciso di provare.

La mia vita in generale è un continuo esperimento.

In fondo perché limitarsi all’italiano quando puoi provare ad allargare gli orizzonti?

Quali difficoltà stai incontrando nella sua stesura, non essendo la tua lingua madre?

Nella scrittura è più una questione di differenti stili e di linguaggio utilizzato.

Per evitare il problema negli ultimi due anni ho letto quasi 200 romanzi in inglese (nel mio caso romance o horror, visto che sono i generi su cui sto lavorando) ma non sembra mai abbastanza.

Purtroppo, i nostri modi di dire sono spesso molto diversi, anche una frase comune rischia di non fluire quando troppo simile all’italiano.

Che cosa ti sta dando questa esperienza?

Da una parte è una continua scoperta di cose nuove e dall’altra terrore.

Sebbene, sia ben organizzata tra siti e social, gli scrittori pubblicati, auto-pubblicati o, semplicemente, emergenti anglosassoni sono mostruosamente molto più preparati e organizzati di noi italiani.

Sinceramente non mi aspetto molto da questo nuovo esperimento, ma è sempre giusto mettersi alla prova.

Ci racconti del tuo impegno in favore della cultura?

Amo l’arte quindi mi piace prendere parte ad iniziative relative ad essa o a crearne.

Indipendentemente dagli eventi o festival a cui ho partecipato come scrittrice, con la mia associazione ho cercato nel tempo di portare avanti delle campagne di promozione a favore della cultura e della letteratura attraverso alcune collaborazioni.

L’ultimo evento si è concluso poche settimane fa ed è stato realizzato da Edizioni Il Pavone insieme ad Iside ONLUS: “Incontra un libro – III edizione” un evento gratuito via web in occasione de Il Maggio dei Libri.

Quest’anno è stato un piccolo successo. Sono molto soddisfatta di essermi occupata della sua organizzazione come event manager e di avervi partecipato anche come scrittrice, sebbene solo con un racconto horror breve: “Closer”.

Come scrittrice iniziative del genere sono un’ottima scusa per promuoversi e mettersi in gioco, ma anche per conoscere e collaborare con altri scrittori… stressati allo stesso livello.

Elena Manzoni: Dal Fachiro al 730

Oggi, mio caro lettore, ti guiderò alla scoperta di Elena Manzoni giovane autrice che, di recente, ha pubblicato la sua prima opera che s’intitola Dal fachiro al 730.

Questo libro, che mi è stato regalato da una mia cliente, è un ritratto comico-amaro del mondo del lavoro a cui molti giovani si affacciano con la testa piena di sogni e belle speranze per poi essere triturati dalla grigia realtà.

Buona lettura!

Quanti anni ha?

Ho 31 anni, compiuti il 16 dicembre 2014.

Che tipo di percorso scolastico ha seguito?

Ho conseguito il diploma di maturità presso il liceo classico statale Berchet di Milano e la laurea, sia triennale che magistrale, presso l’Università Bocconi.

Quella triennale in “Economia e management delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali” è stata conseguita nel 2005 a 21 anni, mentre la magistrale l’ho conseguita nel 2007 a 23 anni in “Economia e management dell’arte, della cultura e della comunicazione”.

Sottolineo l’età, poiché è estremamente importante, a mio avviso, laurearsi giovani, sia per poter competere coi laureati stranieri sia per potersi fare un solido bagaglio di esperienze da poter rivendere in giovane età: il classico “giovane con esperienza”.

Qual è stato il suo percorso lavorativo?

Avendo conseguito la laurea specialistica nel luglio 2007 ho sperimentato sulla mia pelle la Crisi che ha cambiato il modo standard con cui ci si approcciava al lavoro.

Un tempo, un neolaureato di un prestigioso ateneo riceveva diverse telefonate dalle aziende per fissare un colloquio di lavoro e aveva l’imbarazzo della scelta, mentre per me non è stato così.

Ho svolto due stage durante il periodo universitario: uno presso il Consolato Australiano e l’altro presso Calvin Klein Jeans, ma di assunzione non si parlava.

Ho poi collaborato post lauream, nel settore marketing e commerciale, con Carrefour e Coty.

Successivamente, nel 2009, per caso, ho ricevuto l’offerta di collaborare col primo studio commercialista e, fino ad aprile 2014, ho sempre lavorato nell’ambito della consulenza fiscale, in studi via via più prestigiosi e strutturati.

Ciò che faccio attualmente lo rimando alle prossime risposte…

Come nasce la sua passione per la scrittura?

Come molte passioni la mia è innata.

Sono sempre stata la prima della classe in italiano e scrivere un tema per me non era un compito in classe bensì un premio.

Dalle elementari fino all’università ho tenuto un diario perché scrivere, come parlare, è il mio modo di comunicare il mio essere.

L’idea del Fachiro è nata quasi quattro anni fa. Quindi sono seguiti i primi capitoli abbozzati e l’involucro della sua struttura… le esperienze poi si sono accumulate ed hanno intessuto la trama, ma la vera stesura definitiva è avvenuta da marzo a luglio 2014.

Legge molto? Quali sono i suoi generi preferiti?

Non mi definirei un’accanita lettrice. Sono una lettrice costante, ma soprattutto di piccole cose come ad esempio un articolo su una rivista. Non divoro un romanzo dopo l’altro.

I miei generi preferiti sono da sempre il fantasy, per cui nutro una passione smodata anche in versione cinematografica, e, negli ultimi anni, i libri di psicologia.

Senza dubbio Louise Hay è per me grande fonte di ispirazione.

Nel suo primo libro Dal fachiro al 730 descrive la sua esperienza del mondo del lavoro e lancia un messaggio a tutti i suoi lettori che si può condensare così: “Segui i tuoi sogni. Non farti imprigionare nel grigiore di una vita che ti è imposta da altri e realizza te stesso”. Lei è riuscita a fare ciò che dice? Ha lasciato lo studio di commercialisti di cui parla nel libro?

Adesso posso rispondere! 😉

Sì, certo! Non apprezzo molto le persone che predicano bene e razzolano male. Sarei poco credibile se, dopo aver scritto il Fachiro, vivessi ancora una vita che non mi appartiene.

Ad aprile 2014 ho abbandonato la vita di studio, senza avere un lavoro in mano, senza conoscenze o Santi in Paradiso e con un mutuo sulle spalle: la sofferenza era davvero troppa e il corpo e l’anima non tolleravano oltre di essere massacrati.

Mi sono quindi trovata a casa, a 30 anni, avendo davanti a me tutta la vita da giocare e non sapendo esattamente come farlo.

Gli step successivi sono stati, quindi: dormire qualche ora in più la mattina per riacquistare lucidità, ritagliare un paio di ore al giorno per l’invio di CV (rigorosamente non a studi di commercialisti, ma a mansioni radicalmente opposte) e, finalmente, riordinare tutta la documentazione scritta negli anni e concludere il Fachiro.

Da qui la scrittura, la ricerca di un grafico per la copertina (a costo zero, non avendo budget) la ricerca di una piattaforma che si sposasse bene con le mie idee di self publisher e alla fine la revisione della bozza (sette revisioni!) fatta da mia madre, editor di fiducia e a ottimo prezzo. 😉

Ad ottobre 2014 il Fachiro ha visto la luce in formato ebook e, poi, per coloro che lo desideravano, ho provveduto alla stampa del cartaceo on demand.

Sempre nello stesso mese ho realizzato un altro sogno nel cassetto: mi sono iscritta ad un corso professionale per Sommelier e, tra meno di un anno, dovrei essere abilitata ufficialmente alla pratica della professione.

In questa ottica di cambio rotta e fiducia nelle proprie capacità, a luglio un’agenzia per il lavoro interinale mi ha contattata per una sostituzione di soli sette giorni presso una società di Milano a cui ho risposto con entusiasmo.

I sette giorni si sono trasformati in mesi e, ancora oggi, lavoro presso quella azienda con buone prospettive di assunzione diretta. Entro fine marzo saprò il mio destino.

Svolgo, al momento, una mansione abbastanza semplice, ma a stretto contatto con il pubblico, il che mi piace molto. Inoltre, ho un orario di lavoro classico, la qual cosa che mi permette per coltivare le mie innumerevoli passioni anche extra ufficio.

Per questo mi sento di consigliare ai giovani di accettare con entusiasmo anche lavori che paiono sciocchi e senza prospettive, perché da cosa nasce cosa.

Adesso, è felice?

La parola felicità è molto ambigua per un carattere come il mio sempre alla ricerca di nuovi stimoli ma, ultimamente, mi sono fermata a pensare che in 12 mesi ho rivoluzionato completamente la mia vita.

Da sola e senza spintarelle o favoritismi.

Solo con un’incrollabile fede nell’Universo e nelle mie potenzialità.

Un anno fa non esisteva nulla di ciò che ora ho e quindi credo che con altri 12 mesi io possa fare altrettanto. Figuriamoci in più anni!

Mi piace vedere la vita come un puzzle: il soggetto lo devi scegliere tu, ma man mano che aggiungi tasselli scopri i dettagli e, spesso, sono ancora migliori di come te li eri figurati.

Al momento, affinché la mia felicità possa dirsi compiuta manca un contratto a tempo indeterminato con la mia attuale società e la risposta delle università a cui ho scritto per poter presentare il mio libro.

Io adoro fare attività di aula ed il Fachiro è nato per essere presentato ai giovani nelle scuole e nelle università o tramite caffè letterari e circoli culturali. Per ora, però, non ho ancora ricevuto gli spazi che mi sono prefissata di ottenere.

La TV, poi, sarebbe un ottimo trampolino di lancio, così come la radio o qualche recensione sulla stampa.

Lancio, quindi, un appello a tutti coloro che leggeranno la mia intervista: contattatemi alla mail emanzoni83@gmail.com e non ve ne pentirete! 😉

Inoltre, voglio assolutamente tradurre il libro in inglese e per questo motivo avvierò un crowdfunding per poterlo fare.

Diciamo che la strada verso la felicità appare intrapresa.

Questa sua opera prima come le ha cambiato la vita?

Credo che nulla sia in grado di cambiare la nostra vita tranne noi stessi.

Per me il Fachiro è stato lo strumento per non cadere mai in depressione o perdere il coraggio.

Nei tre mesi in cui sono stata a casa senza lavoro, dopo aver passato l’aspirapolvere la mattina ed aver mandato i CV, scrivere è stato il mio lavoro.

Quindi (stipendio a parte) vivevo la casa con un rigore da ufficio, pausa pranzo e stop, poi PC ed almeno cinque ore di lavoro quotidiano alla tastiera.

In questo senso il libro è stato un salvagente ed uno strumento catartico che mi ha permesso di vivere e rivivere esperienze, anche di sofferenza, della mia vita e rielaborarle in maniera costruttiva.

Questi mesi, poi, sono stati fantastici poiché ho ricevuto diversi messaggi (riportati sul blog legato al Fachiro) di persone che mi ringraziano per aver dato loro speranza o quel pizzico di coraggio in più per poter tentare di essere realmente se stesse.

Questo ha cambiato la mia vita: avere l’emozione e l’onore di essere un modello.

Credo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi: essere un modello positivo per gli altri e spronarli a dare il meglio.

Sta già lavorando ad un sequel?

In questo periodo le mie giornate iniziano alle 6.30 di mattina e si chiudono alle 23.30 con la lezione serale da Sommelier. Per questo motivo ho davvero poco tempo da dedicare alla scrittura, ma ovviamente una scrittrice ha bisogno di scrivere e non può restare con le dita ferme.

L’idea per il prossimo libro c’è. Non è esattamente un sequel del Fachiro nel senso che non ho intenzione di scrivere un’opera su come ho realizzato i miei sogni. Quella semmai costituirà solo un’introduzione, il mio sarà un romanzo più sociologico… Per saperne di più dovrete leggerlo!

Pensa di proporre i suoi libri ad una casa editrice italiana o continuerà ad autopubblicarsi?

La scelta della autopubblicazione è stata dettata da un lato dall’immediatezza della pubblicazione e dal fatto di poterlo fare senza filtri, dall’altro dalla possibilità di avere un guadagno “decente” dalle vendite.

Francamente, scrivere per poi dare tutto il profitto ad una casa editrice non mi allettava particolarmente.

Tuttavia devo ammettere che un editore mi sarebbe molto utile per far arrivare il mio libro in libreria, per aiutarmi con la pubblicità e con l’ottenimento di spazi per la sua presentazione al pubblico.

In questo senso potrei valutare la proposta di una casa editrice seria, ma solo se fosse veramente intenzionata a pubblicizzarlo come si deve.

Ho inviato il libro a due case editrici.

Da una ho ricevuto una manifestazione d’interesse, ma a conti fatti mi offriva, a pagamento, ciò che la mia piattaforma di autopubblicazione mi ha offerto gratis, quindi ho declinato l’offerta.

La seconda si è data 90 giorni per darmi una risposta, ne mancano ancora 60; vi farò sapere.

Cosa pensa del panorama editoriale italiano?

Premetto di essere nuova di questo mondo, quindi, non ho la conoscenza necessaria per poter rispondere esaustivamente a questa domanda.

Da quello che ho potuto vedere le case editrici succhiano tutto il guadagno della tua fatica e, a meno che tu non sia Stephen King, con tirature abnormi, attaccato non ti resta quasi nulla di guadagno.

Ho inviato decine di mail a tutte le librerie di Milano che organizzano presentazioni di libri, ma i pochi che si sono degnati di rispondermi, non prendono in considerazione testi autopubblicati ma solo libri editi da case editrici.

Ho quindi tentato anche con la libreria di Peschiera del Garda, ma anche lì nessuna risposta, nonostante sia una realtà piccola.

Io credo si debba dare spazio ai giovani scrittori, ma vedo che le librerie già traboccano di libri, quindi capisco vi sia un problema di iper produzione di testi.

Perciò direi che, probabilmente, si dovrebbe investire in figure professionali che valutino i manoscritti con grande attenzione, poiché non è detto che un autore famoso scriva tutti libri belli.

Può accadere che un emergente batta un big e quindi si meriti di avere la chance di essere pubblicato.

E poi, francamente, vorrei tanto leggere cose di qualità, che facciano riflettere senza essere pesanti.

Va bene le Cinquanta sfumature di grigio, ma anche le 50 sfumature di pensiero sarebbero gradite. Ma questo non è un problema solo italiano, purtroppo è mondiale.

Come utilizza Internet ed i social network per promuovere la sua attività di scrittrice?

Premetto che prima di pubblicare non ho mai avuto un profilo Facebook, né utilizzato la rete per scopi di promozione personale.

Questo perché ho sempre ritenuto molto più appagante avere amici reali che mi chiamassero per raccontarmi la propria vita, piuttosto che avere un calderone dove tutti dicono tutto di tutti.

Il libro mi ha costretta a scendere in campo, ma sono ancora all’inizio del mio percorso di scoperta.

Per prima cosa ho creato (da sola, senza avvalermi di professionisti del settore) un sito internet: www.ellymanzoni.jimdo.com, in cui mi presento e introduco anche la mia opera. Dal sito è poi possibile accedere direttamente alla sezione dedicata al blog del libro nella quale i lettori possono lasciare liberamente i propri commenti (da me molto apprezzati!).

Di seguito, ho aperto una pagina Facebook che ha il titolo del libro Dal fachiro al 730 nella quale aggiorno la situazione della sua distribuzione e le collaborazioni che intreccio.

Prossima tappa è interagire con altri blogger (cosa che, grazie a te, sto facendo ora) e rendere più attrattiva la mia pagina Facebook, trovando il tempo di aggiornarla più spesso.

Luca Fialdini: Il Taccuino di Mr Eliot

Oggi, miei cari lettori, vi propongo l’intervista che ho fatto a Luca Fialdini autore del blog Il Taccuino di Mr Eliot. Questo blogger ha catturato la mia attenzione per la padronanza della lingua italiana, per il suo stile, la sua vis polemica, le sue recensioni letterarie, musicali e cinematografiche. I suoi articoli sono così accurati ed accattivanti che dopo aver letto la sua recensione al film The Mist alla prima occasione utile me lo sono andato a vedere. A questo punto non mi resta che augurarvi: buona lettura.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho avuto un percorso scolastico più che nella norma: dopo le Scuole Elementari e Medie, ho conseguito la Maturità Classica e mi sono iscritto alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pisa, che tuttora frequento. Per quanto riguarda l’educazione musicale, invece, il percorso è stato più tortuoso. Quando ho iniziato gli studi di musica frequentavo ancora le Scuole Medie ed era impensabile che mi iscrivessi subito al Conservatorio. Allorquando ne ho avuta la possibilità il vecchio ordinamento dei Conservatori italiani mi presentava un bivio: o Conservatorio o Università. Naturalmente ho optato per l’università, avendo la possibilità di poter conseguire alcuni esami da privatista grazie all’istituto musicale che frequento.

Quando è nata in te l’esigenza di avere un blog?

Più che di esigenza parlerei di curiosità. Nell’estate 2012 sono venuto a sapere che una mia carissima amica aveva un blog in Internet che usava (ed usa ancora) a mo’ di palinsesto, alla stregua di un “diario pubblico”. Difatti era questa l’idea che mi ha spinto ad aprirne uno personale: poter condividere idee in libertà, senza pretendere di aver qualcosa di interessante da dire.

Quali sono gli argomenti trattati sul tuo blog?

Come ho detto sopra, in origine doveva trattare di tutto e di niente, dei semplici pensieri buttati lì. Poi ho iniziato a personalizzarlo sempre di più, introducendo degli argomenti che mi appassionano particolarmente, come il cinema, la letteratura, la musica. Direi che sono prevalentemente questi gli argomenti che tratto nel blog (anche se ogni tanto mi concedo qualche “divagazione”), ma sempre in modo assai poco tecnico… anche perché forse solo con la musica potrei essere in grado di fare analisi puramente tecniche. Di cinema ne parlo solo come appassionato, perché – appunto – non ho le competenze necessarie per poterne parlare da critico.

Come nasce la tua passione per la musica e per il cinema?

Della nascita della passione musicale ritengo di averne parlato abbastanza in questo articolo del mio blog: La prima nota, ovvero come tutto ebbe  inizio;  qui posso solo affermare che la suddetta nasce da una serie di fortunate circostanze. Quella per il cinema, invece, l’ho da sempre. Non riesco a ricordare un momento particolare della mia vita in cui non parlassi di un certo film o di una certa persona legata al mondo del cinema. Da bambino mi sono appassionato alle storie e ai personaggi: Indiana Jones, Edmond Dantés, Salvatore “Totò” Di Vita, Luke Skywalker (ma anche Rick O’Connel e Simba). Poi, crescendo, mi sono interessato sempre più ai registi, ai maghi della fotografia e alle tecniche cinematografiche. Successivamente, dopo aver visto le ormai famosissime recensioni di Yotobi, ho iniziato a pensare che, forse, avrei potuto scrivere qualche articolo sul cinema.

Come mai hai intitolato il tuo blog allo scrittore e poeta T. S. Eliot, premio Nobel per la letteratura nel 1948?

In seconda liceo (ossia il quarto anno del liceo classico, n.d.r.), ho letto The Waste Land (La Terra Desolata). Non dico che è successo lo stesso che con la musica – perché non è così – ma lo ritengo un avvenimento estremamente importante per la mia evoluzione culturale. Ormai, ero abituato ai poeti che comunicano con i loro rigidi schemi, i quali ci mostrano il mondo attraverso un filtro quasi onirico. Eliot mi ha sorpreso perché ci mostra le sue idee con un crudezza quasi fotografica: non giudica, non nasconde, ci mostra le cose esattamente come stanno. Da Thomas Eliot possono imparare tutte le arti, non solo la letteratura, ma anche la musica, la scultura, la pittura: non bisogna proporre l’idea in una lussuosa confezione, bisogna arrivare dritti al punto ed essere il più concisi possibile. Credo sia per questo che ho scelto di intitolare il blog a T. S. Eliot, è il mio punto di riferimento per come ci si deve porre di fronte al prodotto artistico.

Scrivi per altri blog?

Non per altri blog… propriamente detti (ovvero, con dei palinsesti come il mio); però scrivo per una rivista on-line che si appoggia alla piattaforma di WordPress, cioè Uni Info News, di cui ho parlato anche nel mio blog. La rivista è nata dall’idea del fondatore, Giulio Profeta, e dalla volontà dei co-fondatori Paolo Gambacciani, Alessio Nicolosi, Rachele Salvini e Matteo Taccola, studenti dell’Università di Pisa. Non ha un indirizzo specifico (informatica, letteratura, politica o altro ancora), ma si pone come la fusione di un periodico di cultura generale con una rivista di attualità. Essendo composta esclusivamente da studenti non ha la pretesa di essere una rivista tecnica anche se le penne stanno dimostrando una competenza ed una professionalità veramente ammirevoli.

Essere blogger che cosa ti ha portato (parlo di arricchimento dal punto di vista culturale e di esperienze)?

Innanzitutto, mi ha portato a conoscere molte persone attraverso le loro idee e le loro passioni. Ho avuto la possibilità di entrare in contatto con individui che, in altre circostanze, non avrei mai conosciuto: chi scrive commenti ai miei articoli, colui che mi spedisce e-mail chiedendomi spiegazioni, pareri (o semplicemente per aggiornarmi sulle ultime novità in fatto di insulti ed improperi), spesso si trova molto distante da me sia per ubicazione fisica sia per interessi. Ad esempio, uno dei miei pochi “fedeli lettori” è un ragazzo che ama la musica rap – che io, onestamente, non considero musica – ed è anche un appassionato lettore di Stephen King, per cui spesso ci scambiamo opinioni e consigli sui libri dello scrittore. Quindi potrei dire che l’avere un blog mi ha portato (indirettamente, beninteso) ad una maggiore elasticità mentale e a considerare i molteplici aspetti che caratterizzano le persone.

Pensi che questa tua esperienza come blogger possa, in futuro, sfociare in uno sbocco lavorativo o tornarti utile sul posto di lavoro? 

Non credo che quello di blogger professionista potrebbe mai diventare il mio lavoro. Tuttavia, ci sono degli aspetti che, per lo meno secondo me, possono essere utili per qualsiasi impiego lavorativo. Avere un blog ti insegna ad essere il più preciso possibile in quello che fai e a rispettare le scadenze (se, ad esempio, ti poni l’obbligo di pubblicare un articolo alla settimana). Certo un blog è sempre abbastanza malleabile con i limiti, ma è un modo per iniziare ad essere puntuali. Ti insegna a documentarti il più possibile su ciò che scrivi (non è la mia massima aspirazione postare articoli pieni di boiate), ad essere conciso e a non perderti in discorsi inutili: è importante far capire ai lettori  anche se , come me, se ne hanno una decina scarsa – dove si vuole andare a parare e soprattutto a non subissarli di chiacchiere e giri di parole. Inoltre, fare il blogger può essere un buon allenamento nella gestione del proprio tempo, cosa che molti non riescono a fare pur avendo abbondantemente raggiunto l’età della ragione che, a seconda dei soggetti, può andare dai quattordici agli ottantaquattro anni.