Come Funziona il Processo d’Acquisto degli Italiani nel 2015

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Il processo d’acquisto degli italiani nel 2015 è divenuto molto più complesso che nel passato.

Infatti, se prima dell’avvento degli smartphone, dei Tablet e l’ampia diffusione del web 2.0, che nel nostro Paese si può far risalire al 2008 con il boom di Facebook, la maggioranza dei consumatori aveva solo due modi per informarsi su di un prodotto o servizio:

  1. La pubblicità.

  2. Le informazioni raccolte tra i parenti, gli amici e i conoscenti che lo avevano già sperimentato.

Oggigiorno, non è più così.

Oggi, mio caro lettore, il potenziale cliente prima di mettere mano al portafoglio si dedica ad una vera e propria operazione d’intelligence acquisendo informazioni sul venditore, oltre che sul prodotto o servizio, tramite Google o un altro motore di ricerca oppure sui blog o nei forum.

Il tempo che intercorre tra la fase di ricerca e l’acquisto vero e proprio si è dilatato. Quindi per i venditori è sempre più importante essere presenti nella mente del potenziale acquirente durante tutto il processo d’acquisto.

La pubblicità tradizionale è meno efficace di un tempo. Con essa si può far conoscere il proprio brand o il proprio prodotto/servizio, cioè si farà del semplice posizionamento, e sarà tanto più efficace quanto più a lungo s’investirà nelle campagne pubblicitarie.

Capisci che per far ciò devi essere una grossa azienda con un ingente budget destinato all’advertising. Infatti, dovrai essere presente nella mente del cliente nel momento in cui si deciderà all’acquisto che non si sa, di preciso, quando avverrà.

Questo semplice concetto, però, è difficile da far passare tra molti imprenditori e professionisti.

Me ne sono reso conto parlando, ultimamente, con diversi potenziali clienti.

Infatti, a prescindere dalla loro età anagrafica e dalla loro collocazione geografica, la maggioranza degli intervistati ha in essere attività promozionali obsolete quali volantini, brochure, pubblicità sui giornali, sia offline che online, o cartellonistica stradale.

Il classico messaggio sparato nel mucchio nella speranza di ottenere qualche cliente.

Ma perché questi imprenditori e professionisti si comportano in un modo così “antico” sprecando i loro soldi?

In primis ciò, è dovuto ad una mancanza di comprensione dell’attuale processo d’acquisto seguito dal cliente.

In secondo luogo, poiché non vogliono uscire dalla loro “comfort zone” provando una via nuova.

Quindi trovano diverse giustificazioni per avvalorare la loro fallimentare strategia di comunicazione che porta scarsi risultati che, ovviamente, imputano alla crisi.

Un esempio ti renderà più chiaro il concetto che ho appena esposto.

Io vivo a Ponti sul Mincio, un paese di poco più di duemila anime di cui la maggioranza sono anziani.

Ora la classica strategia promozionale dell’imprenditore della zona è il volantino nella casella della posta che finisce, spesso e volentieri, nel cestino della carta per la raccolta differenziata o la pubblicità su alcuni giornali distribuiti gratuitamente a livello locale oppure la sponsorizzazione di qualche sagra o di un altro evento dal forte potere attrattivo.

Il risultato finale è scarso. Loro dicono per colpa della crisi. Io dico perché le persone hanno sviluppato gli anticorpi a queste forme pubblicitarie.

Quando ho provato a spiegare loro che, magari, facendo Lead Generation avrebbero ottenuto dei risultati migliori mi è stato risposto che sono cose che vanno bene in città non qui dove la popolazione è formata da anziani.

Beh, si sbagliano di grosso perché molti di quegli anziani hanno uno smartphone o un Tablet e, spesso, lo usano per fare ricerche con Google e quelli che proprio non sono avvezzi alla tecnologia si fanno aiutare dai nipoti o da persone più esperte di loro.

Come so queste cose?

Perché alcuni mi hanno chiesto il favore di fare delle ricerche al posto loro o perché gli ho insegnato ad utilizzare il Tablet oppure lo smartphone ed ho notato che una volta appresi i primi rudimenti sfruttano questi strumenti con cognizione di causa. Certo non sono ai livelli di una persona più giovane, ma vedere un’ottantenne che si organizza una vacanza con Internet sono soddisfazioni.

Ma torniamo al nostro imprenditore.

Quando gli faccio notare la cosa risponde che sono delle eccezioni. Allora, provo a cambiare strategia e gli chiedo come s’informa su un prodotto o servizio che vuole acquistare.

Il più delle volte mi dice che usa Internet.

Quindi, mi chiedo, se lui per primo utilizza la Rete e butta via i volantini pubblicitari e non degna di attenzione la pubblicità sui giornali, perché gli altri non dovrebbero fare altrettanto?

Se io fossi, ad esempio, il titolare di un’agenzia immobiliare locale invece che lamentarmi che non si vendono case per colpa delle tasse sfrutterei Facebook Ads per promuovere gli immobili che ho in carico in Germania, UK e Olanda giacché d’estate i cittadini di questi paesi, letteralmente, invadono la zona.

Ovviamente, mi attrezzerei assumendo un collaboratore che parla inglese, tedesco ed olandese o mi darei da fare per imparare, almeno, due di queste lingue.

Facendo così mi creerei un mercato con scarsissima concorrenza e venderei o affitterei più immobili.

A questo punto, ti chiederai come funziona il processo d’acquisto degli italiani nel 2015.

Presto detto, esso si distingue in 5 fasi:

  1. Nascita di un problema, di un interesse o di un’esigenza (PIE);

  2. Ricerca della soluzione in Internet;

  3. Valutazione delle informazioni raccolte;

  4. Identificazione della soluzione migliore compatibile col budget a disposizione;

  5. Acquisto.

Se tu sarai presente nella mente del tuo cliente ideale durante tutto il percorso, allora avrai buone possibilità di vendergli il tuo prodotto o servizio.

Per far ciò devi sfruttare la Lead Generation. Dovrai partire dalla costruzione di un sito web adatto a questa forma di promozione. Successivamente, dovrai utilizzare Facebook Ads o Google Adwords per generare dei contatti interessati che atterrino sul tuo sito web dove avrai creato una landing page con una precisa Call-to-Action.

Dal momento in cui il contatto interessato esegue la Call-to-Action da te predisposta entra nel tuo funnel.

Da qui in poi il tuo compito sarà quello di fornirgli valore a titolo gratuito in modo che egli ti identifichi come quella persona o azienda esperta di cui si ricorderà al momento di passare all’acquisto del prodotto/servizio.

Ricordati che si preferisce sempre concludere degli affari con chi si conosce da tempo piuttosto che con l’ultimo arrivato di cui non si sa nulla.

I metodi per distribuire valore ai tuoi potenziali clienti sono vari, ad esempio: i video, i blog, le newsletter, i webinar, i teleseminar, le email ecc. .

Tutti gli strumenti suddetti sono volti a conquistare la fiducia dei potenziali clienti e a creare la tua reputazione.

Certo il processo richiede tempo poiché non saprai mai il momento esatto in cui il potenziale cliente deciderà di mettere mano al portafoglio, però avrai una probabilità maggiore di convertirlo in cliente rispetto ad un processo di vendita tradizionale basato sulla strategia promozionale di sparare nel mucchio nella speranza che qualcuno cada nella tua rete.

Inoltre, il metodo che si basa sulla Lead Generation ha dei costi nettamente inferiori rispetto alla pubblicità tradizionale.

Conclusione

Il processo d’acquisto degli italiani nel 2015 si basa essenzialmente sulla ricerca di soluzioni via Internet.

Quindi se si vuole aumentare il numero delle vendite bisogna farsi trovare lì dove si trova il consumatore.

Per far ciò la Lead Generation è uno strumento migliore rispetto a tutti i tipi di pubblicità tradizionali, compreso il caro e ormai vecchio banner, per cui i consumatori hanno sviluppato delle vere e proprie difese mentali.

I tempi per avere i primi risultati sono, forse, più lunghi, però i costi pubblicitari nel lungo periodo sono inferiori rispetto alle forme pubblicitarie tradizionali ed i tassi di conversione da potenziale cliente a cliente sono più alti.

A questo punto, mio caro lettore, ti ho dato molto materiale su cui riflettere. Quindi non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al mio prossimo post.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Photo Credits: I Love Creativity 

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Mr Tozzo: Toxnetlab’s Blog

Continua la serie di interviste ai blogger che considero un punto di riferimento nel panorama italiano del Web 2.0.

Oggi, mio caro lettore, ti presento Andrea Toxiri, alias Mr Tozzo, titolare del blog Toxnetlab sul quale potrai trovare utili consigli in campo informatico e sulla comunicazione via web.

Tra i vari argomenti da lui trattati ti segnalo la rubrica Help WordPress che insegna un sacco di trucchi per sfruttare al meglio le caratteristiche di WordPress.com, la piattaforma gratuita di blogging più utilizzata al mondo.

Quanti anni hai e dove vivi?

Prima di tutto volevo ringraziarti per aver pensato a me per questa intervista.

Ho 34 anni e vivo a Roma.

Che percorso scolastico hai seguito?

Avendo una preferenza per le materie scientifiche il mio percorso scolastico è stato molto omogeneo.

Liceo Scientifico per quanto riguarda le Superiori.

E visto il mio “amore” per tutto ciò che riguarda il mondo delle tecnologia quando è arrivato il momento di scegliere il mio percorso universitario la scelta è ricaduta su: Ingegneria delle Telecomunicazioni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti all’attuale?

A febbraio sono 10 anni che lavoro.

In questo periodo ho cambiato quattro aziende ed ho svolto (con diversi ruoli: da sistemista a capo progetto, passando per docente) sempre il lavoro di consulente in campo ICT.

In realtà, ho sempre fatto il consulente da quando ho ricevuto il mio primo computer. Prima per amici e parenti.

E da 10 anni mi pagano anche 😀

Come nasce la tua passione per il copywriting e i social media?

Oltre che dalla tecnologia sono sempre stato affascinato dal mondo del giornalismo, tanto che quando stavo alle elementari avevo una macchina da scrivere regalata da mio nonno.

Poi, per un bel periodo ho mollato questa passione e mi sono dedicato prevalentemente al mondo della tecnologia fino a quando nel 2009 ho avuto il mio primo incontro con il mondo del Blog e dei Social Media.

Come sei approdato alla tua attuale professione? Se non sbaglio ti dividi tra un’attività in azienda e la tua attività da freelancer, giusto?

Alla professione di consulente sono arrivato dopo la mia laurea mentre, grazie al blog, ho scritto e scrivo per portali di tecnologia.

Com’è una tua giornata tipo?

Inizia presto, alle 6, e mi divido tra lavoro e famiglia.

La maggior parte delle giornata è occupata dall’attività di consulente e poi naturalmente c’è tutta l’attività di PR sui Social Media (dove bisogna essere sempre presenti).

Durante la pausa di pranzo, invece, mi dedico alla lettura dei colleghi blogger o scrivo i post per il mio blog.

Quali strategie utilizzi per trovare nuovi clienti?

Per quanto riguarda l’attività di blogger il mio “manager” è il mio blog. Le richieste per scrivere per alcune redazioni sono arrivate proprio grazie a lui.

Come gestisci un cliente difficile?

Un cliente è sempre difficile e bisogna andarci sempre con cautela.

Ci sono stati dei momenti critici dove la mia pazienza è stata messa a dura prova.

Prima avevo un carattere fumino.

Adesso, invece, ho capito che chi alza la voce ha sempre torto e che rispondere con tranquillità senza alzare i toni od offendere spiazza il tuo interlocutore.

Naturalmente, questo se hai ragione; invece, se sei nel torto conviene ammettere l’errore, perché tutti sbagliamo, e cercare di rimediare.

Ti è mai capitato di sbroccare con un cliente?

Discutere sì, proprio sbroccare no.

A Roma e nel Lazio come viene percepito il mondo dei social media ed il tuo lavoro da parte degli imprenditori?

I Social Media sono visti ancora con diffidenza perché l’idea che hanno è che sono degli strumenti per perdere tempo (forse, sarà colpa dei giochini che girano su Facebook?).

Questo, naturalmente, non è un problema che si trova solo dalle mie parti, ma è un concetto diffuso a livello nazionale.

Se pensi che negli Stati Uniti c’è gente che ha creato un vero e proprio business con Facebook e qui da noi nelle aziende, invece, viene bloccato.

In Italia manca una cultura digitale e questa mancanza porta ad avere due situazioni: il datore di lavoro che ti blocca Facebook e il dipendente che cazzeggia tutto il giorno sul web.

Come nasce il tuo blog e che importanza assume nelle tue strategie di comunicazione?

Il mio blog nasce nel 2009 per curiosità e come vi ho scritto:

Da quando ho iniziato a “smanettare” con i computer sono stato il consulente informatico di amici e parenti.

Poi è arrivato Internet e le consulenze si sono spostate dai computer al web.

Questo blog nasce dalla mia passione per il mondo informatico e del web, l’idea è quella di fornire consulenze a chi non è pratico. Cercherò di trattare gli argomenti in maniera semplice, ma completa, per dare la soluzione a tutti.”

Il blog è molto importante per le mie strategie di comunicazione, perché è molto più di un semplice CV dove elenchi quello che sai fare.

Il blog ti permette di far vedere a tutti quello che sai fare veramente.

Inoltre, ti permette di raggiungere persone in tutto il mondo (se guardo le statistiche del mio blog ho ricevuto visite da quasi tutto il globo…Groenlandia compresa).

L’importante è essere sempre onesti con i tuoi lettori perché tanto se provi a fare il furbo prima o poi quello che ti sgama lo trovi.

Quali tool utilizzi per facilitare la tua attività di blogger?

Hootsuite, Buzzsumo, Google Trend questi sono quelli che uso di più per muovermi online.

Invece, per quanto riguarda l’offline uso molto Evernote (l’ho installato su iPhone, iPad e Mac) perché lo trovo molto comodo per prendere appunti o scrivere pezzi di post quando sono in giro.

E poi, naturalmente, l’applicazione di WordPress per pubblicare articoli quando non sono né a casa, né in ufficio.

Com’è il tuo rapporto con gli altri blogger?

Buono, anzi ottimo. Nella vita offline non sono un attaccabrighe e lo stesso nella vita online.

Se mi piaci ti seguo, altrimenti non ti seguo.

Naturalmente, se non concordo con quello che scrivi una critica te la lascio… ma sempre costruttiva.

Come ti formi per restare continuamente al passo coi tempi?

Ho i miei blogger di riferimento del settore e leggo anche i libri che riguardano determinati argomenti.

Ad esempio, l’ultimo che ho letto è “Contagioso” di Jonah Berger molto interessante. E quando ho tempo partecipo anche a qualche seminario online.

Da utilizzatore di WordPress ho apprezzato la tua idea di creare una serie di articoli in cui dai al tuo pubblico alcune dritte. Come è nata?

Tutto è nato durante la “Tempesta della Cookie Law”, ho notato che molte persone non conoscevano le sue funzioni basilari e quindi ho pensato: “Perché non creare una rubrica? “

Sono contento che l’abbia apprezzata. Spero che sia così anche per gli altri.

So che sei un’appassionato fotografo. Quanto è importante l’immagine fotografica all’interno del tuo stile di comunicazione?

La passione per la fotografia nasce prima di quella per i Social e per il Blog.

Quando sono in vacanza ho sempre in mano la mia Nikon (sono praticamente ai livelli dei cinesi ;D ).

Faccio anche molte foto con il mio iPhone e sono molto attivo su Instagram, che io definisco la sintesi delle mie passioni… Social-Fotografia, e Flickr.

L’immagine è molto importante nella comunicazione perché può rafforzare un concetto o spiegarlo meglio.

Del resto come si dice: “Un’immagine vale più di mille parole”.

Cosa ne pensi di Google+?

Un raccomandato senza talento!!!

Lo so con questa frase mi tirerò dietro l’ira di molti “Guru”, ma a me Google+ non è mai piaciuto.

Lo vedo come una brutta copia di Facebook che però, nonostante Google, non ha avuto il successo sperato da BigG.

Lo uso poco, giusto per pubblicare i miei post e quelli dei colleghi blogger.

Di che cosa parla il tuo e-book: “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1”?

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi arrivavano diverse email che mi chiedevano: “Come si fa a fare… ?”, l’idea è stata quindi di prendere le risposte che gli davo e creare dei post per il mio blog.

Così è nata la rubrica “Chiedilo a Mr Tozzo”.

L’ebook “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1” è una raccolta di tutti quei post (così lo puoi portare sempre dietro).

Forse, uscirà anche un VOL. 2, però, non so ancora come e quando.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione come comunicatore?

Lasciando perdere i numeri e le statistiche (che fanno sempre piacere): ogni volta che un lettore arriva sul mio blog e va via con qualcosa in più rispetto a quando è arrivato.

Il sito web e la strategia “hub & spoke”

Oggigiorno, avere un sito web ed essere presenti sui social network è di vitale importanza per qualsiasi attività in quanto tale sinergia permette alle aziende non solo di far conoscere ad un vasto pubblico i propri beni o servizi ma anche di ottenere utili feedback per il loro miglioramento. Questa è la famosa bidirezionalità della comunicazione web 2.0 di cui tanto si parla ultimamente.

Per meglio spiegare ai miei interlocutori il rapporto che intercorre tra un sito web aziendale e i loro profili aziendali aperti o da aprirsi sui vari social network ho mutuato un’immagine dall’industria del trasporto aereo: quella dell’hub & spoke, che Wikipedia così definisce:

Il modello hub and spoke si è sviluppato negli USA in seguito alla deregulation nell’aviazione civile commerciale. L’introduzione delle regole del libero mercato e la possibilità di definire arbitrariamente il prezzo del biglietto avevano reso necessaria una revisione dell’architettura dei trasporti aerei sia passeggeri che cargo. Concentrando i collegamenti su un “hub”, il risultato è una capacità di fornire più frequenze tra due aeroporti “spoke”, il cui flusso di traffico, invece di risolversi con voli diretti, viene convogliato sull’hub. Ad esempio, a parità di flusso di traffico tra due aeroporti “spoke” (Catania e Venezia) il convogliare traffico su un hub (come può essere Roma) permette di realizzare più collegamenti in uno stesso periodo di tempo con un miglior tasso di riempimento degli aeromobili.

Ciò è possibile a causa del fatto che, per uno spoke, il convogliare tutti i flussi verso gli altri spoke sull’hub si traduce in un incremento del flusso (definito come numero di passeggeri trasportati nell’unità di tempo) spoke-hub.

Nella mia versione il sito web aziendale diviene l’hub, ovvero il fulcro, dell’immagine online che il mio interlocutore presenta al suo target. Esso, oltre a fornire all’eventuale visitatore tutte le informazioni che cerca, dovrà chiamarlo all’azione, in inglese call to action, ad es. portarlo ad iscriversi alla newsletter o al blog aziendale, ad acquistare online il bene o il servizio prodotto dall’azienda ecc. ecc. .

Gli spoke, cioè i raggi, sono i profili aziendali aperti sui vari social network. Ognuno di essi si deve differenziare per contenuti dagli altri ma tutti devono alimentare le visite al sito web aziendale.

E tu, caro collega, come spieghi al tuo cliente o al tuo prospect il rapporto che intercorre tra un sito web aziendale e i vari profili ad esso collegati aperti o da aprirsi sui social network?

Fashion & Design: 9 errori da evitare nella costruzione del proprio sito web

Oggi analizzerò gli errori presenti nel sito web di un brand, che s’è appena affacciato sul mercato fashion degli accessori, in modo che possiate evitare di ripeterli nella costruzione del vostro sito aziendale.

Il sito in questione è il seguente: http://www.tak-ori.com

[N.d.R.: In data 30 giugno 2013 il sito qui recensito ha apportato alcune modifiche che vanno nella direzione da noi auspicata. Permangono, comunque, evidenti errori dovuti alla mancanza di un piano editoriale ed alla poca conoscenza della lingua inglese da parte del copywriter.]

Errore n. 1: sulla home page non è riportato il numero della partita IVA. Questo è gravissimo in primo luogo poiché si viola l’art. 35 comma 1 del DPR 633/72, la qual cosa comporta una sanzione amministrativa pecuniaria che va da un minimo di € 258,23 ad un massimo di € 2065,83; in secondo luogo poiché è un chiaro segno di mancanza di trasparenza.

Errore n. 2: la pagina denominata Made in Italy è un insieme di immagini che non ha alcuna corrispondenza con il titolo suddetto. Infatti, la produzione ivi rappresentata potrebbe svolgersi in qualsiasi parte del mondo. Meglio avrebbero fatto ad utilizzare un video in cui avrebbero dovuto mostrare la località italiana in cui si producono i cappelli, l’esterno della fabbrica e tutti i passaggi produttivi che portano alla realizzazione del prodotto finale.

La medesima cosa si può fare anche con una sequenza di fotografie come in questo caso dove l’enfasi è stata messa sulla produzione artigianale del prodotto:

http://www.cbmadeinitaly.com/pages/production.html

Errore n. 3: tutte le fotografie presenti sul sito sono prive di didascalie esplicative che renderebbero più facile la vita del visitatore, specie per coloro che vorrebbero collegare l’immagine di un cappello ad un nome o ad un codice per poterlo, successivamente, acquistare. Di sicuro, il webmaster che ha fatto questo lavoro non ha provveduto a rinominare le immagini prima di pubblicarle. Grave errore. Infatti, forse non tutti sanno che le fotografie non vengono viste dai motori di ricerca e quindi non servono per il posizionamento. Invece, i loro nomi vengono letti da Google Immagini e questo può portare visite al vostro sito.

Errore n. 4: le immagini proposte nelle pagine Inspiration Stars & Friends sono troppe, specie se si pensa che ci troviamo davanti alla prima stagione. Inoltre, le foto presenti nella pagina dedicata ai VIP si caricano troppo lentamente. Questo vuol dire che non si è tenuto conto che non tutti i potenziali visitatori sono dotati di connessioni veloci e del fatto che chi naviga utilizzando chiavette, smartphone o tablet può trovarsi in una zona con scarsa copertura. In questo caso immagini troppo pesanti rendono il loro caricamento talmente esasperante che dopo poco secondi, in genere 4″, il visitatore abbandonerà il sito per non tornarci più.

Errore n. 5: il visitatore che giunge sulle pagine Press ReleaseCollection trova la medesima dicitura il che è alquanto spiazzante. Inoltre, il testo contenuto nella prima delle due pagine non presenta i bottoni che permettono di salvarlo sul proprio PC, ingrandirlo o stamparlo ed in più contiene errori grammaticali e di ortografia. A voi miei cari lettori il compito di individuare quali.

Errore n. 6: i testi presenti sono scritti in caratteri troppo piccoli e soprattutto solo in inglese. La trovata non è geniale in quanto se entriamo in Press scopriamo che le uniche riviste di moda che al momento hanno prestato attenzione a questo brand sono quelle russe. Da ciò deduco che il principale mercato di sbocco di questi prodotti è la Russia. Quindi sarebbe stato un gesto cortese presentare i testi anche in russo. Infine, visto che il marchio si definisce Made in Italy sarebbe stato bello ritrovare i contenuti anche nella nostra lingua.

Errore n. 7:  la pagina Contacts è poco trasparente. Infatti, su di essa sono riportati solo i dati dello showroom che, notoriamente, si occupa solo della distribuzione del prodotto. Mancano i dati relativi alla società proprietaria del brand.

Ricordo a tutti che le società di capitali sono obbligate ex art. 42 della L. 88/09 a pubblicare sulla home page del proprio sito le seguenti informazioni:

a) la sede sociale;

b) l’ufficio del registro delle imprese presso il quale la società è iscritta e il numero di iscrizione;

c) il capitale sociale, indicato secondo la somma effettivamente versata e quale risulta esistente dall’ultimo bilancio;

d) l’eventuale stato di liquidazione della società;

e) se, in caso di SpA o di Srl, la società ha un socio unico.

In caso di mancato rispetto di tale obbligo di legge si rischia una sanzione amministrativa pecuniaria che varia da un minimo di € 206,00 ad un massimo di € 2065,00.

Suggerisco, inoltre, di indicare tra gli indirizzi di posta elettronica la propria PEC poiché in futuro potrebbe sostituire anche tra privati le classica raccomandata A. R. .

Errore n. 8: mancano contenuti che permettano di fidelizzare il visitatore e lo trasformino in un portavoce del brand. I testi proposti sono banali e non danno informazioni utili. L’unico spunto di un qualche interesse sono i nomi dei cappelli presenti in questa prima collezione ma se poi si vuole associare un nome ad un immagine non si può poiché come ho già detto in precedenza le fotografie non riportano alcuna didascalia. Tra le altre cose se i modelli proposti sono 12 perché solo 11 sono stati battezzati?

Errore n. 9: una volta entrati nella pagina dove si può vedere l’intera collezione Autunno-Inverno 2013/2014 ci si trova di fronte ad un caos colorato che svilisce il prodotto presentato. Meglio sarebbe stato mostrare ogni singolo modello, dopo averlo associato ad un nome o ad un codice, in modo nettamente separato dal successivo. Inoltre, anziché farci vedere per ogni singolo cappello le sue varianti avrebbero dovuto mettere una sola fotografia per modello clickando sulla quale si sarebbe dovuto accedere ad una scheda con le varianti colore ognuna con un suo codice identificativo. Questo errore dimostra che il sito non è stato costruito né per facilitare il lavoro dei buyer né per il cliente finale. Chi ha progettato il tutto non ha definito in precedenza il suo target e di conseguenza non vi nessuna chiara call to action richiesta al visitatore, che dopo la prima visita avendo appagato la sua curiosità non tornerà più sul sito web aziendale.

Qualora qualcuno di voi, miei cari lettori, individuasse ulteriori errori presenti nel sito che ho analizzato, vi invito a comunicarmeli in modo da arricchire col vostro contributo la presente discussione.

Se, invece, volete migliorare la vostra comunicazione via web non fatevi scrupolo e contattatemi. 

Tiziana Bezzi: Tao Yoga Dance

Per la mia prima intervista ho incontrato la nota Creative Director, Tiziana Bezzi, con la quale tra il 2004 ed il 2005 ho partecipato alla progettazione e realizzazione delle cerimonie di apertura e di chiusura dei FIS ALPINE WORLD CHAMPIONSHIPS – BORMIO 2005 – LOMBARDIA e degli UCI MOUNTAIN BIKE & TRIALS WORLD CHAMPIONSHIPS di Livigno.

Che cosa è Tao Yoga Dance ?

Tao Yoga Dance è un metodo, una via, una disciplina creata da me durante un lungo percorso, iniziato nel 1983, di studio e di insegnamento nell’ambito della danza e delle attività motorie per il benessere. La mia disciplina, nascendo da un cammino che ha inizio con i primi passi di danza uniti agli asana di Yoga, si arricchisce ogni giorno che passa, semplicemente attraverso la pratica e lo studio. Attualmente sto introducendo nelle mie sessioni: Tecniche Avanzate di Respirazione Yogica per il benessere fisico e spirituale. La mia ricerca, intesa come formazione perenne, contribuisce a fare luce sull’effetto dei molteplici traumi ossei e muscolari, e sulle dannose posture disfunzionali all’intero equilibrio psicofisico sia nelle arti performanti ed in molte pratiche sportive a livello amatoriale e/o agonistico, sia nella vita sedentaria a tutte le età, ed ha come obbiettivo il ripristino dell’equilibrio energetico e la rigenerazione del flusso vitale.

Qual è il tuo background professionale e culturale?

Dopo aver trascorso un’infanzia ed un’adolescenza da atleta, sperimentandomi a livello agonistico in diversi sport ad elevato stress “competitivo” (ad esempio lo sci, la ginnastica artistica e acrobatica), dal 1980 al 1995 ho studiato Danza Moderna e Contemporanea con numerosi insegnanti di significativa importanza per la mia formazione, tra i quali Robert Josè Pomper, Steve La Chance, Daniel Tinazzi, Brian Bullard, Garrison Rochelle, Maurice McGee e con alcuni di essi ho condiviso importantissime esperienze professionali come con il coreografo Paolo Gozlino (RAI, C.O.N.I.) ed il grande amico Henry Shaw di New York, che sono stati i miei più grandi esempi sul campo. Altri maestri, come Hal Yamanouchi per il Training dell’Attore, Marcel Marceau per il Mimodanza ed il maestro Diego Zanon per il Tai Chi-Chi Kung, mi hanno aperto le porte delle discipline interiori e delle arti marziali. Sin dall’infanzia, inoltre, ho praticato Yoga nei centri che mia madre ha diretto a partire dagli anni ’70. Da allora non ho mai smesso di esercitare questa disciplina seguendo i preziosi consigli di Spiritual Master e Yogi dall’India, tra cui il contemporaneo Acharya Shree Shankar, e di affermati insegnanti in ambito internazionale. Ho insegnato dal 1992 al 2004 presso il “Centro Sportivo Indalo” di Milano attività motorie per la terza età, applicando metodi Feldenkrais, Pilates e Yoga, ginnastiche formative per i bambini, Danza Moderna e Contemporanea per ragazzi e adulti, unendo sempre la mia passione per la danza alla creazione del benessere psicofisico per ogni età. Sono laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano con indirizzo in Estetica (tesi di laurea : “Libertà, disciplina e malattia in Vincent Willem van Gogh”), sono Tecnico Regionale Lombardia F.G.I. e Maestra di Sci F.I.S.I. Dal 1985 ho coreografato e diretto cerimonie d’apertura e di chiusura di importanti eventi sportivi a livello mondiale, e sperimentato, dal 1990 al 2000, l’incontro di danza e poesia per il Teatrodanza in Italia ed in Svizzera, creando favole ed opere multimediali. Attualmente, insegno a Milano presso il Tennis Club Lombardo in via Sismondi, 8 ed organizzo seminari di formazione per insegnanti di Tao Yoga Dance in Italia e all’estero.

Quale rapporto vi è tra la Tao Yoga Dance lo Yoga e le altre discipline meditative?

Tao Yoga Dance è un atto di consapevolezza, un allenamento alla concentrazione, è una pratica di meditazione dinamica, è un percorso di autoconoscenza attraverso l’attenzione e l’ascolto di sé e l’apprendimento di posture e di esercizi semplici ed efficaci, codificati sia nello Yoga, sia nel Tao Yoga tradizionali, sia nella danza. Si parte con una fase di riscaldamento presa dal Tai Chi-Chi Kung, Chi Kung significa pratica, che è d’aiuto nell’individuazione di eventuali blocchi energetici, nella facilitazione del loro scioglimento, e nella migliore gestione del proprio flusso vitale e creativo. Quest’energia primordiale, chiamata Chi, Kundalini Shakti o in altro modo, si attiva attraverso il respiro coniugato al movimento. La danza, invece, è l’aspetto più creativo, ed anche se vogliamo più rituale, sacro e devozionale, legato alla luce interiore, essa libera da attaccamenti e schemi rigidi. Il suo work-in-progress è un cammino individuale e di gruppo che accresce la consapevolezza e l’armonizzazione della struttura corporea, aumenta la flessibilità muscolare, scioglie le tensioni e riporta all’equilibrio psicofisico attraverso un percorso di salvaguardia e gestione della propria capacità di autoguarigione, ed è un sano allenamento al “buonumore”. Inoltre, obbiettivo della Tao Yoga Dance è quello di co-creare con lo studente ed approfondire durante le sessioni, elementi di base di pratiche corporee e tecniche terapeutiche motorie e respiratorie, arti curative e meditative di derivazione occidentale e orientale quali Yoga, Tai Chi-Chi Kung, Healing Tao, Do-in, Pilates e Danza Contemporanea oltre ad elementi pratici e conoscitivi di base degli antichissimi Mudra. Il risultato è una sequenza armonica di respiro e movimento che si adatta all’individuo di ogni età nel rispetto delle sue specifiche e personali capacità, fluente ed in perenne evoluzione conoscitiva, per arrivare ad uno stato di rilassatezza mentale e fisica rigenerante.

E’ possibile inserire la Tao Yoga Dance all’interno di una cerimonia o di uno spettacolo?

Sì, la Tao Yoga Dance può diventare davvero spettacolare… cerimoniale, cool. Fa parte della sua dimensione Tao.

Come hai utilizzato il web 2.0 per diffondere la filosofia della Tao Yoga Dance e quali risultati hai ottenuto?

Ho scoperto da poco le enormi potenzialità che può avere la Rete nella diffusione di un’idea. Sono solo all’inizio. Prima di creare la pagina di Tao Yoga Dance su Facebook, ad esempio, ci ho meditato 2 anni e mi sono posta diverse domande: a chi volevo che arrivasse il mio messaggio? Dove? Per quali motivi? Dopodiché ho cominciato a studiare i suoi contenuti, le immagini, una grafica chiara, delle minime informazioni utili, un linguaggio, la filosofia di pensiero che deve trasparire da una parola o da una fotografia. Una volta attivata la mia fan page gli strumenti di web analisi mi hanno permesso di scoprire molte informazioni riguardo a quale genere, età e personalità o cultura può interessare questa offerta.

FB ti ha permesso di entrare in contatto con realtà diverse dalla tua? Questi incontri virtuali hanno portato ad incontri nel mondo reale?

Essendo tutte le news ed i post della mia fan page scritti in inglese, la filosofia di Tao Yoga Dance si è diffusa in tutto il mondo. Ciò mi ha permesso d’incontrare in Rete persone con interessi simili ai miei, molti maestri, molte scuole che hanno il mio stesso entusiasmo nel condividere gli stessi messaggi, lo stesso intento ad avere cura della dimensione umana nella sua interezza, nei diversi cicli della vita, nella necessità di sollevarci dallo stress e dagli stili di vita nocivi, nello scambio di conoscenze nel campo del benessere, delle pratiche sportive e meditative. Da 2 anni, inoltre, sto collaborando con una Fondazione Internazionale che ha come obbiettivo di innalzare la coscienza dell’umanità attraverso la diffusione dello Yoga e della Meditazione, e di sviluppare progetti umanitari. Quest’iniziativa, nata dal web 2.0, si concretizza con incontri nel mondo reale con il Presidente ed i suoi fondatori che avvengono sia in Europa sia in India, e procede fluente, anche attraverso la Rete, verso la costruzione di spazi sempre più accessibili alla dimensione interiore e verso l’eliminazione del pensiero dualistico tramite la condivisione di valori universali eterni.

Se desiderate praticare Tao Yoga Dance, inserirla in un vostro evento oppure avere una consulenza sulla comunicazione web 2.0 contattatemi.