Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

 

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

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Antonio Luciano: Blogger-Copywriter

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti presento Antonio Luciano, blogger-copywriter di talento, dalla personalità poliedrica.

Il suo blog è ricco di contenuti interessanti e mi ha colpito sia per le interviste che ha fatto a diversi professionisti del web che per le risorse che mette a disposizione gratuitamente per tutti coloro che vogliono diventare blogger.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Vivo a Prato e ho 39 anni all’anagrafe, ma all’incirca 9 anni quando di tratta di fare content marketing.

Ho appena finito la pubertà a livello di intelligenza emotiva e credo di averne circa un centinaio o, perlomeno, sono quelli che sento quando cedo il passo alla misantropia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho fatto il collegio, ehm liceo classico, per poi diplomarmi alle magistrali, dopodiché sono finito a fare Scienze della Formazione, ma volevo fare Psicologia.

Si dice che i formatori siano un po’ coglioni e un po’ preti ma, fortunatamente, non sono religioso e poi faccio il blogger-copywriter.

Come ti formi attualmente?

Prediligo la formazione online sia per ragioni di tempo che logistiche, in Toscana, dalle mie parti, non sono mai stato appagato da nessun corso in aula, perciò sotto questo aspetto sono un immigrato digitale.

Ma la mia passione sono i manuali di letteratura con cui soddisfo parte della mia curiosità e del mio essere affetto da manie ossessivo compulsive. Cosicché fin quando non ho capito barra tradotto ciascun passaggio mi ci friggo il cervello. Insomma, è una roba parossistica da fuori di testa.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti a quella attuale?

Barista, cameriere, facchino, pulizie e traslochi, meccanico, commesso, formatore, fattorino, cuoco, parrucchiere, personal trainer, bagnino.

Qual è la tua attività attuale?

Blogger-copywriter ma non so quale venga prima, temo per giunta che l’una soffra rispetto all’altra di un complesso d’inferiorità accompagnato spesso da strane crisi d’identità.

Tuttavia mi sento di impersonare un gioco di ruolo più che una figura professionale e sembra persino divertente, almeno per il momento. Ma fondamentalmente sono una persona seria e uno specialista ancor più solido.

Come si svolge una tua giornata lavorativa tipo?

Wow! Premesso che non sono un mattiniero poiché soffro di pressione bassa e il cervello proprio non funge a quelle ore proibitive, per intenderci, per me le 8 corrispondono all’alba.

Prediligo, quindi, le lunghe ore notturne per lavorare.

Una mia giornata di lavoro finisce mediamente alle 23.30, ma non è raro che m’imbatta in puntate che si protraggono fino alle 4 del mattino.

Apro le danze alle 10.30 del mattino e lavoro non stop fino a notte fonda.

Diciamo che parto adagio al mattino per finire versione rock and roll a notte fonda.

Ho una lista di cose da fare e se non la chiudo non stacco, non esiste. Al limite posso avvantaggiarmi su quella del giorno dopo.

Se ho impegni imprevisti lavoro sempre preventivamente per non andare mai in debito né sotto. Meglio fare una cosa, oggi e adesso, in più che una domani in meno.

Una sorta di: “Chi vuol esser lieto e tranquillo negli impegni di lavoro sia, del doman non v’è certezza”, questo è il mio motto.

L’attesa nei tempi di lavoro non aumenta la stima né incrementa il desiderio. La parola ritardo non è certo femmina.

A mio avviso, invece, riduce le chance lavorative e l’autorevolezza.

Inoltre, ritengo la prontezza un motivo di plauso, professionalità e rispetto nei confronti della committenza.

Infine, è un vantaggio concorrenziale sui competitor.

Poi, de gustibus non disputandum est ci mancherebbe.

Sei freelancer o dipendente?

Freelancer ma non mi dispiace neanche l’altra modalità lavorativa.

Quando hai aperto il tuo blog?

Circa 5 anni fa.

Perché hai scelto la piattaforma Blogger invece di WordPress?

Desideravo avere una piattaforma integrata e sincronizzata di applicazioni direttamente in Google – e per me dove c’è Google c’è casa – senza dovermi loggare tutte le volte per accedere alle applicazioni e per cui la facilità di utilizzo a fronte della potenza delle prestazioni mi consentissero di giocarmela alla pari con i plugin di WordPress.

Inoltre, riscontrai sin da subito che in fatto di indicizzazione e altri fattori Blogger non era certo figlio di un dio minore rispetto a WordPress e che poteva essere egualmente professionale.

Tuttavia, credo che anche su quest’ultima osservazione dovrebbero essere interrogati gli altri e il fatidico mercato del lavoro ammesso che esso esista e non sia solo un’invenzione del sistema. Infine, Google mi dava più sicurezze di WordPress e sinceramente me le dà ancora.

Tant’è che in barba a chi diceva il contrario, il blog è rimasto mio lì dov’è, nessuno me lo ha sottratto e in 5 anni mai avuta una spesa né un problema grave o un imprevisto.

Inoltre, ti dirò di più sono recentemente passato al protocollo di connessione protetta HTTPS facendo tutto da solo senza grossi patemi e sbattimenti nonostante continui a vedere almeno per il momento pochi utenti WordPress che hanno intrapreso e portato a termine questo passaggio delicato.

Infine, volevo metterci le mani da solo e visto che all’epoca in fatto di web design ero a zero decisi di iniziare dalla piattaforma CMS più accessibile che mi desse la possibilità di apprendere senza spendere.

Secondo me questo è un punto decisamente a suo favore per chi intende come me lavorare sul personal branding sin nei minimi particolari per non finire per essere l’ennesimo uno, nessuno e centomila che ha un template troppo in uso, diffuso e quindi riconoscibile.

Ci tengo a precisare che sono comunque un appassionato di WordPress piattaforma software di “personal publishing” e content management system (CMS) sensazionale e meraviglioso che uso quotidianamente e con cui mi trovo alla grande.

Che ruolo riveste il blog nella tua strategia di acquisizione clienti?

Non esclusivo, anche se sarei curioso di rivolgere questa domanda proprio a loro, ai clienti. Spesso, persino, gli specialisti di settore sono restii a documentarsi, sfido gli altri target.

Tuttavia la mia strategia, al momento, prevede di scrivere sul mio blog solo per il piacere di farlo e per portare avanti i miei progetti di ricerca mentre scrivo per convertire e aumentare l’audience per altri blog e progetti multi-autore.

Scrivo molto e, spesso, confesso di avvertire come un senso di svuotamento per cui curare anche il mio blog ha richiesto una forte riduzione della frequenza di pubblicazione e dei ritmi di scrittura, ma lo amo molto e non potrei mai lasciarlo morire. Dopotutto, è il mio bonsai.

Sento che, oramai, è cresciuto e necessita di meno attenzioni ma continuo a dedicargli amorevoli cure, dopotutto è il mio portfolio online.

E il mio prodotto sono i contenuti e i servizi-format e le modalità testuali che offro. L’offerta formativa, poi, è la mia forma di digital marketing silente, un agente silenzioso ma dannatamente efficace.

Quali altri canali usi per acquisire clienti?

Punto e investo molto sulla content curation e a scrivere per quanti più blog possibili.

Requisiti richiesti e irrinunciabili:

  1. che io compaia come autore nella firma e non come ghostwriter;

  2. che siano progetti costruttivi sul breve e lungo termine e bada bene non ho menzionato il denaro!

Quali sono le differenze principali tra e-learning e web learning?

Premetto: lungi da me avere pretese accademiche e che per fare un lavoro completo sarebbe necessario partire da un’analisi della linea diacronica e sincronica di questi settori per cui mi limiterò a far emergere le differenze ponendoli a contrasto.

Cosicché mentre a definire l’e-learning ci pensa già e, oltretutto autorevolmente, Wikipedia, le Scienze della Formazione non offrono una disamina sul web learning.

Tra queste due branche dell’instructional design esistono differenze ma anche tante analogie.

Entrambe partono dall’assunto che sia necessaria una connessione Internet per poter fruire dei contenuti formativi.

Banalmente, per web learning s’intende l’erogazione e la fruizione di formazione attraverso il web.

Già da un’analisi più approfondita cambiano le modalità attraverso cui è possibile farlo in quanto l’offerta formativa si allarga inglobando al suo interno forme di apprendimento più libere che possono avere luogo e origine dagli ambiti online più disparati come i blog, gli ebook, i podcast, i video e tutti i formati che il web mette a disposizione per fare formazione.

Ambedue consistono nello svolgere dei percorsi formativi, tuttavia il web learning consente un processo formativo permanente e continuo non vincolato a un percorso prestabilito, condizionato e articolato in fase di design come l’e-learning. Esso può essere nomadico, rizomatico (ricerca formativa che procede per multipli, senza punti di entrata o uscita ben definiti, n.d.r.) e verificarsi in assenza di propedeuticità.

Per contro, invece, l’e-learning prevede l’uso di piattaforme che consentono al formatore-instructional designer di monitorare/controllare i discenti in formazione calibrando così interventi e azioni sul processo formativo sia in itinere che a posteriori per agevolare l’apprendimento e, infine, a corso concluso di misurarne la qualità.

Ancora, il web learning prende le mosse dall’auto-responsabilizzazione del soggetto in formazione.

Cosa inammissibile secondo i puristi i quali sostengono che in assenza di monitoraggio non si possa stabilire se vi sia stato o meno apprendimento.

Ma se faccio riferimento a soggetti per lo più interessati, salvo prodotti formativi totalmente inaffidabili, quando si pratica web learning sfido il perseguire a perdere tempo, cosicché automaticamente saremo portati a trovare fonti sempre più esaustive e affidabili per il bene della nostra formazione.

Perciò punto molto sul web learning per l’educazione degli adulti e la formazione permanente/continua alias life long learning. Credo che si tenda troppo a sottovalutare la nostra capacità di essere diventati ciò che siamo adesso attraverso l’auto-valutazione dei contenuti formali – non formali ed informali e di fatto minimizziamo questa nostra abilità innata che è avvenuta per lo più in assenza di misurazione da parte di formatori e instructional designer esperti.

Salvo che non si tratti di professioni ad alto tasso di responsabilità ritengo ci si possa affidare all’autoformazione con una certa tranquillità e approccio liberale. Non entro né sviscero volontariamente la spinosa questione delle certificazioni.

Concludo più semplicemente dicendo che entrambi possono finire i percorsi formativi con degli attestati più o meno riconosciuti.

Idem per il tutoraggio, servizio di affiancamento che offrono tutti e due.

In sostanza si può dire che il web learning rappresenti l’evoluzione dell’e-learning, ove il suo punto di forza e distintivo è quello di aver fatto uscire la formazione da un ambiente prettamente fatto di specialisti per offrire la possibilità a ciascun autore-specialista per mezzo dell’uso dei moderni web-media di divenire a sua volta un formatore afferente a un particolare ambito di trattazione alias nicchia online – come fai tu e faccio io, per esempio – di essere autorevole e di decidere di erogare formazione.

Ci dà la possibilità vicendevolmente di formarci da altri specialisti e di poter scegliere, a nostra discrezione, i prodotti/servizi e le modalità formative migliori per farlo.

Insomma, la formazione si è emancipata divenendo così non più appannaggio dei soli esperti di settore e si è mostrata alcune volte anche più valida e migliore.

Quali progetti hai per il futuro?

Crescere come copywriter e creare così contenuti magnetici che vendono, tanto convincenti da risultare quasi appiccicosi.

Darmi al podcasting formato su cui punto per fare formazione da più di 4 anni fa quando questo era misconosciuto e di cui già ne capivo l’importanza in tempi non sospetti a causa delle reminiscenze universitarie.

Poi, vorrei scrivere un libro sul blog come strumento per fare formazione e su un altro paio di ideuzze che ho maturato in merito a taluni format-modalità formative da inserire all’interno di un calendario editoriale per risultare così curato e gestito come si deve.

Approfondire le mie conoscenze in ambito web design e aprire un’agenzia di copywiriting.

Ancora, fare tanta formazione, crescere e… volli, volli sempre, e fortissimamente volli sempre migliorarmi!

Grazie, Federico, è stato un piacere risponderti.

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Federico

Maura Cannaviello. Due anni dopo

Maura Cannaviello

Maura Cannaviello alias whymarghette

Circa due anni fa, mio caro lettore, ho avuto il piacere di intervistare Maura Cannaviello, consulente web marketing e branding, docente di social media ed email marketing, e fondatrice di whymarghette Academy.

Ma, forse, tu la conosci col suo nick: whymarghette (la “e” finale è muta).

Oggi sono tornato a intervistarla per capire come si è evoluto il suo lavoro in tutto questo tempo.

Buona lettura!

* * *

La prima intervista che mi hai rilasciato è datata 12 maggio 2015. Com’è cambiata la tua vita da quella data?

Ciao Federico, è un piacere essere di nuovo qui. In questi quasi due anni, sono cambiati molti aspetti della mia vita.

Innanzitutto, sono diventata mamma e questo è stato l’evento più bello e significativo.

Poi, ho aperto la partita Iva e avviato la mia Academy di corsi di formazione online sul web marketing. Ho iniziato anche a tenere docenze in aula e in azienda e sto per pubblicare il mio primo libro di digital marketing per la Flaccovio Editore, “Email Marketing Automation”.

Con tutte queste sfide e nuove responsabilità,  per certi aspetti la mia vita si è complicata, soprattutto per quello che riguarda la gestione del tempo tra casa e lavoro. Il tutto però è ampiamente ripagato dalle soddisfazioni che ogni giorno diventano sempre più grandi.

Com’è cambiato da allora il tuo blog? Qual è la strategia dietro questo cambiamento?

Due anni per un blog sono come dieci per un uomo.  🙂

Naturalmente scherzo, ma con tutte le novità del digitale è impensabile non rinnovarsi continuamente.

In questo periodo abbiamo visto l’introduzione della Cookie Law e il metodo “Mobile first” per Google, solo per citare alcuni cambiamenti.

Sul mio blog ho deciso di eliminare i pop up che ostacolano la fruizione da mobile e i banner di affiliazione per dare più visibilità alle call-to-action come l’iscrizione ai miei corsi e alla newsletter.

Più di ciò che si “vede” sul blog, ho lavorato alla macchina che c’è dietro, rafforzando e automatizzando, attraverso contenuti personalizzati, l’email marketing di whymarghette, che è oltretutto diventata una sezione molto importante del mio sito.

Che cos’è whymarghette Academy?

WMAcademy è il mio centro di formazione online pensato per le aziende e i professionisti che desiderano migliorare le proprie competenze sul marketing digitale.

I corsi on demand gratuiti e a pagamento, trattano i temi di social media, content ed email marketing. Il percorso di studio è modulare così da garantire un’effettiva crescita nell’apprendimento. Sono anche previsti test di valutazione e un contatto diretto con me.

Tutti i contenuti sono frutto della mia esperienza sul campo di oltre quindici anni e anche delle richieste che più di frequente ricevo dalle aziende e da parte di chi vuole fare formazione.

Perché per un’azienda o un freelancer è importante formarsi all’utilizzo dei social?

Dovrebbe, ormai, essere chiaro che non esiste più la differenza tra online e offline.

Chi ha un’attività ha la necessità di comunicare, di incontrare il proprio pubblico nei luoghi che frequenta. Sono oggi 31 milioni gli italiani collegati su Facebook ogni giorno. E questo è solo per fare un esempio.

Essere presente sui canali giusti e farlo nel modo adeguato aiuta a instaurare questa relazione e a seguire il proprio target anche fuori dal negozio. Per non parlare di chi è presente solo online (le imprese digitali come ad esempio gli e-commerce, n.d.r.).

I social e il web cambiano continuamente ed è importante conoscere tutte le novità offerte dagli strumenti disponibili per non perdersi delle opportunità importanti.

Quale social non deve mancare in una moderna strategia di comunicazione?

Non a caso ho citato Facebook. Oggi è il social network più diffuso e che più di altri si adatta ai diversi ambiti merceologici.

Proprio perché così generalista può essere inserito all’interno di una strategia di promozione aziendale, ma la scelta non dovrebbe essere fatta d’impulso bensì dopo un’attenta analisi del proprio mercato.

Ogni canale dovrebbe assolvere a uno scopo specifico e Facebook, come piattaforma di advertising dai costi ancora piuttosto contenuti, si è rivelata uno strumento efficace nell’intercettare la domanda latente.

Tuttavia, molti marchi o prodotti che servono specifiche nicchie potrebbero trovare più conveniente investire su altri social, due su tutti: Instagram e Snapchat.

Ci sono molte persone che partono con una loro attività e, non avendo molti soldi a disposizione, utilizzano la propria fan page su Facebook al posto del sito web. Hai qualche utile consiglio da dargli?

Il sito web dovrebbe essere il canale primario di qualsiasi attività.

WordPress presenta un’interfaccia semplice, gratuita e consente di avere una piattaforma di proprietà dove gestire in autonomia la propria comunicazione con un investimento minimo (dominio ed hosting).

La newsletter è l’altro strumento che ci fornisce la libertà di comunicare nei tempi e nei modi che desideriamo con il nostro pubblico.

Al contrario, la fan page non è di nostra proprietà. Facebook ci concede uno spazio che al momento è gratis, al netto delle sponsorizzazioni indispensabili per ottenere visibilità per i propri contenuti, soggetto a regole che non possiamo controllare.

Se un domani Facebook sparisse avremmo investito tempo e risorse su un progetto di cui non ci resterebbe nulla!

Si può sfruttare la fan page su Facebook per fare Lead Generation?

Facebook ha di recente introdotto i moduli per la raccolta dei dati degli utenti che possono essere sponsorizzati attraverso un obiettivo di campagna studiato appositamente.

Ho testato con successo questo formato che consente di “catturare” indirizzi email, numeri di telefono e altri dati senza uscire dalla piattaforma e per pochi centesimi per lead.

L’importante è studiare bene il contenuto che vogliamo fornire in cambio dell’iscrizione, dovrebbe essere allineato ai nostri obiettivi e rilevante per il nostro consumatore ideale.

Al database che andrà scaricato puntualmente (Facebook conserva le informazioni per 90 giorni) è necessario agganciare un flusso di messaggi che fidelizzino il nuovo iscritto dopo averlo intercettato sul social network.

Quale autoresponder consiglieresti a chi usa solo la fan page per fare Lead Generation?

MailChimp ha proprio in questi giorni rilasciato una nuova feature a pagamento sulla propria piattaforma. Era già possibile eseguire una serie di integrazioni tra Facebook e MailChimp in modo automatico, come ad esempio installare nelle tab di Facebook il form di registrazione alla lista della piattaforma di email marketing. Oggi è possibile avviare una campagna di acquisizione lead direttamente da MailChimp.

Un’altra opzione potrebbe essere GetResponse, il quale fornisce landing page su cui installare facilmente il pixel di Facebook e su cui far confluire dal social network il traffico catturato tramite l’inserzione. Così, successivamente, sarebbe anche possibile fare campagne di remarketing sui visitatori che sono atterrati sulla nostra pagina di optin.

Personal Branding vs. Branding: tu che strategia hai adottato per posizionarti sul mercato e perché?

Sono partita dal Personal Branding attraverso il mio blog.

Per posizionarsi sul mercato il mio consiglio è quello di aprire un blog perché si tratta di un progetto completo. Consente di imparare facendo esperienza diretta su tecniche e strategie di comunicazione, di creare relazioni virtuose con professionisti del proprio settore e di ottenere visibilità sui propri progetti.

Le persone amano le storie personali, il potersi immedesimare in un percorso altrui. Metterci la faccia si conferma una strategia vincente per fare personal branding.

In genere, a un primo blog o sito, dopo un po’ di esperienza, ne segue o seguono altri che possono lanciare un brand. Il mio progetto di corsi di web marketing online, WMAcademy, ne è un esempio.

Quali progetti hai per il futuro (ad es. creare una srl)?

Federico, mi piacerebbe! Intanto, sono concentrata sull’imminente pubblicazione del mio libro “Email Marketing Automation” dove espongo come migliorare i processi di lavoro e la qualità della propria comunicazione applicando all’email personalizzazione e automazione.

La formazione online di WMAcademy è l’altro progetto che occuperà il mio prossimo futuro.

Inoltre, sto lavorando a un nuovo sito interamente dedicato all’email marketing che spero di lanciare a breve.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Igor Redaelli. Web designer a 17 anni

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare un giovanissimo web designer che ho scoperto recentemente navigando in Rete: Igor Redaelli.

Rimango sempre affascinato dai tanti giovani talenti del web che il nostro Paese, nonostante tutto, riesce a sfornare.

Una cantera come quella del Barcellona che, però, sforna talenti non nel calcio bensì in un settore cruciale per lo sviluppo di una nazione: Internet.

Caratteristica comune a tutti i ragazzi che ho intervistato fino ad ora è che si sono costruiti le loro competenze da autodidatti.

Questo la dice lunga sull’arretratezza di certi programmi scolastici.

Ovviamente, non bisogna fare di ogni erba un fascio in quanto ci sono diverse ottime scuole, in giro per l’Italia, con eccellenti insegnanti che sanno motivare i loro studenti.

A mio giudizio, per far emergere queste eccellenze dal mare magnum della mediocrità che le circonda bisognerebbe eliminare il valore legale dei titoli di studio e premiare, dando loro più soldi, quelle realtà che riescono a sfornare studenti capaci di inserirsi velocemente nel mondo del lavoro una volta finito il loro percorso di studi o di laurearsi bene e in tempi brevi se hanno scelto di frequentare l’università.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 17 anni e vivo in provincia di Milano.

Quale percorso di studi stai seguendo?

Attualmente, frequento il quarto anno di un istituto professionale che ti diploma come tecnico elettrico.

Quali sono le tue aspirazioni future proiettate in un arco temporale di 5 anni?

Non ho ancora le idee ben chiare sul mio futuro. Sono in un momento cruciale della mia vita: davanti a me si sono aperte molte strade, ma non ho ancora deciso quale sia quella migliore da percorrere.

Sicuramente, dopo gli studi comincerò subito a lavorare come freelancer.

Come è nata la tua passione per la costruzione dei siti web?

La mia passione è nata all’età di 12 anni quando iniziai a realizzare e a gestire alcuni siti web di cui scrissi anche dei “frammenti” di codice HTML.

Quelli furono i miei primi siti web statici.

Fu amore a prima vista. Infatti, rimasi affascinato da questo mondo così bello e complesso.

Capii subito che il mondo del web design sarebbe stato il mio futuro.

Quali sono le competenze che hai sviluppato, nel tempo, in questo campo e i risultati che hai ottenuto?

Nel corso degli anni ho sviluppato molte competenze tra queste il linguaggio di mark-up: HTML, CSS e PHP.

Col tempo ne ho acquisite anche tante altre sviluppando siti web dinamici con il CMS WordPress.

Ho ottenuto sempre ottimi risultati, pur studiando da autodidatta, e le mie competenze crescono giorno dopo giorno.

Come hai monetizzato le tue competenze?

Monetizzo le mie competenze occupandomi della realizzazione e della gestione di siti web.

Come gestisci un cliente difficile?

Con molta pazienza. Cerco sempre di entrare in relazione con il cliente, di creare un legame emotivo con la persona che ho di fronte e, affinché si fidi di me, di apparire autorevole ai suoi occhi.

Cerco anche di espormi in maniera rispettosa nei suoi confronti ascoltandolo attentamente e facendolo sentire importante.

Come hai strutturato il tuo canale di acquisizione clienti?

Gli unici canali che utilizzo per la promozione della mia attività e per acquisire nuovi clienti sono i social media.

Ho promosso e promuovo ancora la mia attività sui vari Social Network.

In base ai dati che ho raccolto tramite Google Analytics è Twitter il social che porta più traffico in ingresso al mio sito, circa il 40% dei visitatori provengono da lì.

Perché, oggigiorno, un’attività deve avere un sito web?

Un sito web è la base di partenza di un’attività. Se è ben fatto comunica affidabilità e professionalità al cliente.

Inoltre, è il mezzo di comunicazione per eccellenza e permette la massima interazione con i propri clienti.

Chi è presente su Internet ha sicuramente più vantaggi di chi non c’è e non essere sul web significa far notare la propria assenza.

Un imprenditore o un libero professionista avendo un sito web ha la possibilità di essere sempre visibile a ogni ora del giorno e della notte, e di mostrare la propria “vetrina virtuale” ogni giorno della settimana, anche nei giorni di festa.

Con un sito web si ha anche la possibilità di aggiornare i propri clienti sulle ultime novità relative alla propria attività o di pubblicare contenuti con lo scopo di catturare l’attenzione di potenziali clienti, magari notificandoglieli con una newsletter.

Questi sono i primi vantaggi che mi vengono in mente.

Quali sono, da un punto di vista tecnico, i segreti di un sito web di successo?

I segreti di un sito web di successo sono diversi.

Ti elenco quelli che, dal mio punto di vista, sono i più importanti:

  • Ottimizzazione per i motori di ricerca: in questo entra in gioco la SEO (Search Engine Optimization, n.d.r).

  • Template con un design responsive: negli ultimi anni gli utenti che accedono ai siti da mobile sono aumentati a livello esponenziale. Inoltre, avere un sito web mobile friendly è un importante fattore di ranking sui motori di ricerca come Google.

  • Velocità di caricamento delle pagine web del sito: un altro fattore importante è la velocità di caricamento delle pagine. Anche questo è un fattore di cui Google tiene gran conto per il ranking. Il principale segreto per avere una pagina web dal caricamento veloce sta, innanzitutto, nel far risiedere il sito su un server di hosting professionale e non su quelli low cost o gratuiti. Come sempre: “Chi più spende, più guadagna”.

  • Utilizzare una CDN: riguarda sempre la velocità del caricamento di una pagina.

Il vantaggio di avere una CDN è quello di ridurre i tempi di latenza avvicinando i file dei nostri siti web agli utenti, in modo da diminuire il carico sui server e l’utilizzo della banda passante che li collega al web.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come Creare Un Opt-in Form Per La Tua Fanpage Di Facebook Con MailChimp

Oggi, mio caro lettore, ti spiegherò come creare un Opt-in form per la tua fanpage di Facebook con MailChimp.

Nell’ultimo post ti ho parlato degli strumenti che devi assolutamente utilizzare per attirare il tuo cliente ideale. Tra di essi ho indicato la mailing list e la newsletter.

Quest’ultimo strumento è molto importante poiché ti permette di creare un rapporto di fiducia con i tuoi follower, di posizionare nella loro mente l’idea che tu sei la soluzione al loro problema e, dulcis in fundo, di vendergli il tuo prodotto o servizio.

Dai primi di febbraio sono alle prese con la creazione della mia newsletter e quindi ti posso fornire qualche utile consiglio che ti semplificherà la vita, se anche tu vorrai seguire il mio esempio.

Buona lettura!

MAILCHIMP

Poiché questo blog è stato realizzato con WordPress.com giocoforza ho dovuto utilizzare come autoresponder MailChimp, giacché è l’unica soluzione possibile, se si adotta questo tipo di piattaforma.

Questo autorisponditore è semplice da utilizzare, è gratuito fino a quando non superi i 2.000 iscritti alla tua mailing list (per questo motivo ti consiglio di eliminare periodicamente gli iscritti inattivi da lungo tempo, n.d.r.) e ti permette di spedire gratis fino a 12.000 email ogni mese.

Tanta roba, vero?

Superati questi confini oppure se vuoi automatizzare la tua sequenza di email per il lancio di un tuo prodotto o servizio devi passare al servizio a pagamento.

L’OPT-IN FORM

Per la realizzazione dell’Opt-in form di un sito web o di un blog WordPress.com mette a disposizione il MailChimp Widget, che trovi nel pannello di controllo sotto la voce widget che ti appare quando clicchi su Personalizza.

Facile da utilizzare ha, però, un grosso limite: ti permette di creare un pop-up banner che viene visualizzato dal visitatore del tuo sito solo quando vi atterrà per la prima volta.

Se lo chiude per visitare con calma il tuo sito web, non lo rivedrà più.

Alla visita successiva, infatti, il banner non gli sarà più mostrato per via di un cookie tecnico (il mio consiglio è di ritardare di qualche secondo l’apparizione del pop-up in modo da aumentare le possibilità che il visitatore s’iscriva alla tua newsletter, n.d.r.).

Questo di per sé non sarebbe un problema, se si potesse posizionare un Opt-in form fisso anche, a destra, sulla barra laterale del blog.

Senonché tale soluzione su WordPress.com è impedita ed è logico, se ci pensi, che sia così poiché vi è già il modulo con cui chi è interessato ai tuoi contenuti può lasciare il suo indirizzo email per essere aggiornato ogni volta che pubblichi un nuovo post.

Attenzione, però, perché quest’ultimo widget ti permetterà di crearti il tuo pubblico, ma non il tuo mercato visto che i dati di contatto di chi s’iscrive non ti vengono comunicati, per cui non puoi crearti la tua mailing list.

Per superare questo ostacolo io ho creato una pagina dedicata denominata Newsletter dove invito, colui che è interessato agli argomenti di cui tratto nel blog e vuole ricevere, in via esclusiva, anche contenuti diversi (Report, eBook ecc.) dal semplice aggiornamento sull’ultimo post pubblicato, ad iscriversi alla mia mailing list attraverso la mia fanpage su Facebook.

A proposito, se quanto hai letto fin qui ti è piaciuto, perché non ripaghi il mio sforzo iscrivendoti alla mia newsletter!  🙂

COME CREARE UN OPT-IN FORM PER LA TUA FANPAGE DI FACEBOOK

Per prima cosa, dopo che ti sei iscritto, la procedura guidata di MailChimp ti fa creare la tua newsletter (denominazione, layout, ecc.).

Il passo successivo è quello di creare la propria lista di contatti. Per far ciò devi cliccare su Lists, se hai già creato la tua bozza di newsletter essa ti apparirà sulla tua sinistra mentre alla tua destra troverai il pulsante Stats.

Lists MailChimp

Clicca sul suddetto bottone e vedrai apparire un menu a tendina.

A questo punto, non devi far altro che cliccare su Signup forms ti si aprirà una pagina con diverse voci, identica a quella che vedi qui sotto.

Signup forms di MailChimp

La prima denominata General Forms è molto importante perché ti permette di modificare, a tuo piacimento, gli Opt-in form e le varie email automatiche che seguono al processo di iscrizione o di disiscrizione alla tua mailing list (utilissima la funzione per tradurre automaticamente in italiano i testi di default dei vari form, n.d.r.).

Ma torniamo al tema principale di questo articolo e cioè come creare un Opt-in form per la tua fanpage di Facebook.

Bene! Scorrendo dall’alto verso il basso la pagina di cui sopra, arriverai alla funzione che ti permetterà di creare il modulo d’iscrizione alla tua newsletter da mostrare sulla tua pagina fan.

MailChimp Facebook Form

Da qui in poi è una passeggiata, infatti, MailChimp ha reso la procedura molto semplice, quindi non mi dilungherò ancora in ulteriori spiegazioni.

Aggiungerò solo tre cose:

  • Se avrai seguito correttamente le istruzioni di MailChimp, apparirà sulla tua fanpage la busta che vedi nell’immagine qui sotto con l’invito ad iscriversi alla tua newsletter.

Facebook Form per l'iscrizione alla newsletter

  • Ricordati che hai la possibilità di mostrare a colui che si vuole iscrivere alla tua mailing list l’Opt-in form come appare sul tuo sito web o blog oppure puoi contestualizzare meglio il tutto dandogli un look alla Facebook come ho fatto io.

Facebook look Opt-in form MailChimp

  • Fai sempre un test di prova per vedere se tutto funziona correttamente.
CONCLUSIONE

Grazie a MailChimp, anche se sfrutti per il tuo sito web o blog la piattaforma WordPress.com, puoi crearti seguendo la procedura che ti ho appena descritto la tua mailing list, strumento che non può mancare in una moderna strategia di marketing.

Il punto è che per aumentare le possibilità che qualcuno s’iscriva alla tua newsletter dovrai giocare d’astuzia e sfruttare la tua fanpage su Facebook.

Questa soluzione, se a prima vista ti può sembrare un limite, in realtà è una grande opportunità per utilizzare, a tuo vantaggio, le enormi potenzialità di ingaggio della tua pagina fan.

Se sarai creativo ed accorto, raccoglierai attorno a te una community di fan che contribuirà col suo entusiasmo e supporto al tuo successo.

Per oggi questo è tutto, mio caro lettore.

Non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima ti invito ad iscriverti alla mia newsletter, se non lo hai già fatto, e se l’articolo ti è piaciuto e lo hai trovato utile, per favore, condividilo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il blog è essenziale per…

In un contesto di mercato in cui la competizione sul prezzo è all’ultimo sangue il blog è essenziale per comunicare ai tuoi potenziali clienti e a quelli attuali l’elemento che ti differenzia dai tuoi competitor.

Nello scorso articolo ti ho indicato, mio caro lettore, questo mezzo di comunicazione come uno degli strumenti che non possono mancare in una moderna strategia di marketing per posizionarsi nella mente del consumatore.

Si tratta di una questione di vita o di morte.

Sì, hai capito benissimo! Sto parlando della vita o della morte della tua attività. Quella da cui dipende la tua indipendenza economica.

Pensi che stia esagerando?

Beh, sei in buona compagnia. Infatti, ci sono tanti imprenditori e professionisti che all’alba del 2016 non si sono resi conto che il blog è essenziale per convincere gli individui a contribuire ai loro fatturati attraverso l’acquisto dei prodotti o servizi che vendono.

Non obiettarmi che il tuo business è differente!

Questa è semplicemente una patetica scusa.

Ammetti, invece, che sei pigro ed hai paura di uscire dalla tua comfort zone per imparare qualcosa di nuovo.

Anche se in questo momento i tuoi affari stanno andando bene, il fatto che tu, mio caro lettore, non ti dia da fare per mutare il modo con cui stai comunicando al mondo che sei sul mercato col tuo prodotto o servizio è indice di una mancanza di lungimiranza.

Infatti, se vuoi rimanere a lungo in affari devi ragionare come un giocatore di scacchi che pensa in anticipo le sue mosse prevedendo anche quelle dell’avversario.

Se ti muoverai all’ultimo costretto dalla forza degli eventi, sarà troppo tardi poiché i tuoi concorrenti più avveduti avranno acquisito su di te un vantaggio incolmabile.

E non dirmi che tu hai, già, il sito web. Questo strumento non basta da solo per creare un rapporto di fiducia coi tuoi potenziali clienti, pur essendo molto importante poiché ti garantisce un minimo di visibilità.

Averne uno è senz’altro un bel passo in avanti che hai fatto nella direzione giusta, ma affinché esso si trasformi in una macchina per far soldi devi portarci traffico qualificato e per far ciò il blog è essenziale.

Solo attraverso di esso puoi mostrare le tue competenze, la conoscenza del prodotto o servizio che vendi e la tua autorevolezza.

Per costruire un blog ci sono diverse soluzioni: WordPress, Drupal, Joomla, Squarespace, Rainmaker e altre ancora.

In questo post mi limiterò ad accennare, solamente, a due di esse e cioè alla piattaforma più diffusa tra i blogger, WordPress, e a quella che di recente ha colpito la mia attenzione, Squarespace.

WORDPRESS VS. SQUARESPACE

Attualmente, WordPress è la piattaforma di blogging più usata al mondo poiché è gratuita, facile da installare, ha tanti plug-in che la rendono così flessibile da adattarsi perfettamente ad ogni esigenza e vi è una grande community di programmatori che si occupa del suo sviluppo.

Di contro, l’estrema libertà di customizzazione di cui gode WordPress lo rende uno strumento complesso da utilizzare per chi non ha dimestichezza col mondo di Internet e del computer.

Per tua fortuna, in Rete, ci sono un sacco di tutorial e di blog che spiegano come sfruttare al meglio questo CMS (content management system, n.d.r.).

Se vuoi imparare qualche trucco che ti faciliterà la vita con WordPress ti consiglio di leggerti i post di Andrea Toxiri, alias Mr Tozzo, il quale sul suo blog ha una rubrica dal titolo, alquanto, esplicativo: Help WordPress.

Se, invece, tanta libertà di customizzazione ti spaventa, Squarespace è la soluzione ideale per te.

Questa piattaforma ti mette a disposizione una ventina di template dal bel design, totalmente responsive, cioè che si adattano perfettamente alla visione da tablet e smartphone, tutti facilmente personalizzabili anche senza essere un web designer e ha un’ottima assistenza (solo in lingua inglese, n.d.r.).

Qui, però, si paga un canone annuale (accetta solo carte di credito per il pagamento, n.d.r).

Per chi si vuole creare da solo il proprio sito web o il blog vi sono due pacchetti, il più economico dei quali ha un costo di $ 96,00 l’anno, che ti permetteranno di sceglierti il template che più ti piace. In ogni pacchetto è compreso anche il servizio di hosting.

In più, prima dell’acquisto del servizio ti viene data l’opportunità di provare gratis la piattaforma per 14 giorni in questo modo potrai capire se sei in grado di fare tutto da solo o se ti conviene affidarti ad un professionista per la realizzazione del tuo sito web o blog.

Infine, hai anche la possibilità di acquistare il dominio da questa società. Io, però, sconsiglio questa soluzione in quanto ti vincolerebbe troppo a Squarespace, mentre se acquisterai il dominio da un altro fornitore qualora volessi migrare il tuo blog o sito web su un altro servizio hosting perché, ad esempio, vuoi passare a WordPress non avrai nessun problema nel farlo.

QUESTIONE DI BLOGGING

Ora, che hai preso coscienza del fatto che il blog è essenziale per fare business ed hai scoperto alcune delle piattaforme che potresti usare per crearne uno, non ti resta che capire come bloggare in modo efficace.

Fare del buon blogging non è per niente facile, ma neanche una cosa impossibile.

Una risorsa che ti può essere utile è il blog di Francesco Panìco: Blog Facile.

Però, prima di dedicarti alla sua lettura devi stabilire l’argomento attorno a cui costruire tutto il tuo piano editoriale.

Ricordati di non dedicare tutti gli articoli che andrai a scrivere alla promozione del tuo prodotto o servizio e di dare sempre contenuti di valore in pasto a chi ti legge.

È buona norma pubblicare un articolo promozionale ogni dieci in questo modo non stancherai il tuo pubblico, mentre gli altri contenuti che scriverai devono avere per oggetto una soluzione al problema che fa perdere il sonno il tuo lettore.

Se, sei un mio fedele, lettore avrai notato come mi muovo.

Io, da più di due anni a questa parte, mi sono focalizzato su un problema che assilla diverse migliaia di italiani: quello dell’indipendenza economica.

Ho intervistato persone che, nonostante la situazione odierna o proprio grazie ad essa, hanno deciso che era il momento giusto per realizzare i propri sogni. Oltre a ciò pubblico articoli su idee o strumenti che possono aiutare le persone a creare o a far crescere il proprio business.

Difficilmente, troverai articoli su questo blog in cui promuovo direttamente la mia attività, ma questo non vuol dire che non stia utilizzando questo spazio come vetrina promozionale per posizionarmi nella mente del mio cliente ideale.

Lo sto facendo. Ma in modo molto sottile.

CONCLUSIONE

Come avrai, ormai, capito dopo questa breve lettura il blog è essenziale:

  • Per comunicare ai tuoi potenziali clienti in cosa sei differente dai tuoi concorrenti e, quindi, perché è meglio acquistare il prodotto o il servizio da te.

  • Per creare un rapporto di fiducia tra te e il tuo mercato.

  • Per portare al tuo sito web contatti caldi interessati alla soluzione che proponi al loro problema.

A questo punto, mio caro lettore, dopo averti parlato di come il blog è essenziale per posizionarsi nella mente del consumatore non mi resta che salutarti dandoti appuntamento al prossimo post dove approfondirò alcuni discorsi che ho iniziato in questo articolo.

Ma ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Mr Tozzo: Toxnetlab’s Blog

Continua la serie di interviste ai blogger che considero un punto di riferimento nel panorama italiano del Web 2.0.

Oggi, mio caro lettore, ti presento Andrea Toxiri, alias Mr Tozzo, titolare del blog Toxnetlab sul quale potrai trovare utili consigli in campo informatico e sulla comunicazione via web.

Tra i vari argomenti da lui trattati ti segnalo la rubrica Help WordPress che insegna un sacco di trucchi per sfruttare al meglio le caratteristiche di WordPress.com, la piattaforma gratuita di blogging più utilizzata al mondo.

Quanti anni hai e dove vivi?

Prima di tutto volevo ringraziarti per aver pensato a me per questa intervista.

Ho 34 anni e vivo a Roma.

Che percorso scolastico hai seguito?

Avendo una preferenza per le materie scientifiche il mio percorso scolastico è stato molto omogeneo.

Liceo Scientifico per quanto riguarda le Superiori.

E visto il mio “amore” per tutto ciò che riguarda il mondo delle tecnologia quando è arrivato il momento di scegliere il mio percorso universitario la scelta è ricaduta su: Ingegneria delle Telecomunicazioni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti all’attuale?

A febbraio sono 10 anni che lavoro.

In questo periodo ho cambiato quattro aziende ed ho svolto (con diversi ruoli: da sistemista a capo progetto, passando per docente) sempre il lavoro di consulente in campo ICT.

In realtà, ho sempre fatto il consulente da quando ho ricevuto il mio primo computer. Prima per amici e parenti.

E da 10 anni mi pagano anche 😀

Come nasce la tua passione per il copywriting e i social media?

Oltre che dalla tecnologia sono sempre stato affascinato dal mondo del giornalismo, tanto che quando stavo alle elementari avevo una macchina da scrivere regalata da mio nonno.

Poi, per un bel periodo ho mollato questa passione e mi sono dedicato prevalentemente al mondo della tecnologia fino a quando nel 2009 ho avuto il mio primo incontro con il mondo del Blog e dei Social Media.

Come sei approdato alla tua attuale professione? Se non sbaglio ti dividi tra un’attività in azienda e la tua attività da freelancer, giusto?

Alla professione di consulente sono arrivato dopo la mia laurea mentre, grazie al blog, ho scritto e scrivo per portali di tecnologia.

Com’è una tua giornata tipo?

Inizia presto, alle 6, e mi divido tra lavoro e famiglia.

La maggior parte delle giornata è occupata dall’attività di consulente e poi naturalmente c’è tutta l’attività di PR sui Social Media (dove bisogna essere sempre presenti).

Durante la pausa di pranzo, invece, mi dedico alla lettura dei colleghi blogger o scrivo i post per il mio blog.

Quali strategie utilizzi per trovare nuovi clienti?

Per quanto riguarda l’attività di blogger il mio “manager” è il mio blog. Le richieste per scrivere per alcune redazioni sono arrivate proprio grazie a lui.

Come gestisci un cliente difficile?

Un cliente è sempre difficile e bisogna andarci sempre con cautela.

Ci sono stati dei momenti critici dove la mia pazienza è stata messa a dura prova.

Prima avevo un carattere fumino.

Adesso, invece, ho capito che chi alza la voce ha sempre torto e che rispondere con tranquillità senza alzare i toni od offendere spiazza il tuo interlocutore.

Naturalmente, questo se hai ragione; invece, se sei nel torto conviene ammettere l’errore, perché tutti sbagliamo, e cercare di rimediare.

Ti è mai capitato di sbroccare con un cliente?

Discutere sì, proprio sbroccare no.

A Roma e nel Lazio come viene percepito il mondo dei social media ed il tuo lavoro da parte degli imprenditori?

I Social Media sono visti ancora con diffidenza perché l’idea che hanno è che sono degli strumenti per perdere tempo (forse, sarà colpa dei giochini che girano su Facebook?).

Questo, naturalmente, non è un problema che si trova solo dalle mie parti, ma è un concetto diffuso a livello nazionale.

Se pensi che negli Stati Uniti c’è gente che ha creato un vero e proprio business con Facebook e qui da noi nelle aziende, invece, viene bloccato.

In Italia manca una cultura digitale e questa mancanza porta ad avere due situazioni: il datore di lavoro che ti blocca Facebook e il dipendente che cazzeggia tutto il giorno sul web.

Come nasce il tuo blog e che importanza assume nelle tue strategie di comunicazione?

Il mio blog nasce nel 2009 per curiosità e come vi ho scritto:

Da quando ho iniziato a “smanettare” con i computer sono stato il consulente informatico di amici e parenti.

Poi è arrivato Internet e le consulenze si sono spostate dai computer al web.

Questo blog nasce dalla mia passione per il mondo informatico e del web, l’idea è quella di fornire consulenze a chi non è pratico. Cercherò di trattare gli argomenti in maniera semplice, ma completa, per dare la soluzione a tutti.”

Il blog è molto importante per le mie strategie di comunicazione, perché è molto più di un semplice CV dove elenchi quello che sai fare.

Il blog ti permette di far vedere a tutti quello che sai fare veramente.

Inoltre, ti permette di raggiungere persone in tutto il mondo (se guardo le statistiche del mio blog ho ricevuto visite da quasi tutto il globo…Groenlandia compresa).

L’importante è essere sempre onesti con i tuoi lettori perché tanto se provi a fare il furbo prima o poi quello che ti sgama lo trovi.

Quali tool utilizzi per facilitare la tua attività di blogger?

Hootsuite, Buzzsumo, Google Trend questi sono quelli che uso di più per muovermi online.

Invece, per quanto riguarda l’offline uso molto Evernote (l’ho installato su iPhone, iPad e Mac) perché lo trovo molto comodo per prendere appunti o scrivere pezzi di post quando sono in giro.

E poi, naturalmente, l’applicazione di WordPress per pubblicare articoli quando non sono né a casa, né in ufficio.

Com’è il tuo rapporto con gli altri blogger?

Buono, anzi ottimo. Nella vita offline non sono un attaccabrighe e lo stesso nella vita online.

Se mi piaci ti seguo, altrimenti non ti seguo.

Naturalmente, se non concordo con quello che scrivi una critica te la lascio… ma sempre costruttiva.

Come ti formi per restare continuamente al passo coi tempi?

Ho i miei blogger di riferimento del settore e leggo anche i libri che riguardano determinati argomenti.

Ad esempio, l’ultimo che ho letto è “Contagioso” di Jonah Berger molto interessante. E quando ho tempo partecipo anche a qualche seminario online.

Da utilizzatore di WordPress ho apprezzato la tua idea di creare una serie di articoli in cui dai al tuo pubblico alcune dritte. Come è nata?

Tutto è nato durante la “Tempesta della Cookie Law”, ho notato che molte persone non conoscevano le sue funzioni basilari e quindi ho pensato: “Perché non creare una rubrica? “

Sono contento che l’abbia apprezzata. Spero che sia così anche per gli altri.

So che sei un’appassionato fotografo. Quanto è importante l’immagine fotografica all’interno del tuo stile di comunicazione?

La passione per la fotografia nasce prima di quella per i Social e per il Blog.

Quando sono in vacanza ho sempre in mano la mia Nikon (sono praticamente ai livelli dei cinesi ;D ).

Faccio anche molte foto con il mio iPhone e sono molto attivo su Instagram, che io definisco la sintesi delle mie passioni… Social-Fotografia, e Flickr.

L’immagine è molto importante nella comunicazione perché può rafforzare un concetto o spiegarlo meglio.

Del resto come si dice: “Un’immagine vale più di mille parole”.

Cosa ne pensi di Google+?

Un raccomandato senza talento!!!

Lo so con questa frase mi tirerò dietro l’ira di molti “Guru”, ma a me Google+ non è mai piaciuto.

Lo vedo come una brutta copia di Facebook che però, nonostante Google, non ha avuto il successo sperato da BigG.

Lo uso poco, giusto per pubblicare i miei post e quelli dei colleghi blogger.

Di che cosa parla il tuo e-book: “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1”?

C’è stato un periodo della mia vita in cui mi arrivavano diverse email che mi chiedevano: “Come si fa a fare… ?”, l’idea è stata quindi di prendere le risposte che gli davo e creare dei post per il mio blog.

Così è nata la rubrica “Chiedilo a Mr Tozzo”.

L’ebook “Chiedilo a Mr Tozzo VOL. 1” è una raccolta di tutti quei post (così lo puoi portare sempre dietro).

Forse, uscirà anche un VOL. 2, però, non so ancora come e quando.

Qual è stata la tua più grande soddisfazione come comunicatore?

Lasciando perdere i numeri e le statistiche (che fanno sempre piacere): ogni volta che un lettore arriva sul mio blog e va via con qualcosa in più rispetto a quando è arrivato.

Cookie Law. Habemus Banner

Finalmente, dopo un lungo conclave WordPress ha rilasciato il widget che permette a tutti i blogger che utilizzano la piattaforma WordPress.com di mettersi in regola con la legge vigente.

Cosa devi fare?

Prima di tutto, crea, se non lo hai già fatto, una pagina dedicata alla Cookie & Privacy Policy.

Questo passaggio è molto importante poiché nel banner dovrà essere inserito il link alla suddetta.

Per quanto riguarda il contenuto della pagina puoi prendere spunto dalla mia.

Ricordati, però, di inserire nella tua Cookie Policy i link alle Privacy Policy di tutti i tasti e widget social che utilizzi, oltre a quello diretto alla pagina di Automattic.

Fatto ciò, per avere il proprio banner basterà entrare nel Pannello di Controllo (dashboard) cliccare su Aspetto ==> Personalizza ==> Widget.

Una volta giunti in questa sezione seleziona EU Cookie Law Banner ed aggiungilo all’area widget a piè di pagina oppure per quei temi che non la supportano in quella della barra laterale (comparirà ugualmente a fondo pagina, n.d.r.).

A questo punto il gioco è fatto. Infatti, ti basterà seguire i seguenti passaggi:

  1. Apri il widget;

  2. Scegli la modalità con cui il visitatore accetterà l’utilizzo dei cookie;

  3. Stabilisci il colore del banner. Le opzioni sono solo due: Trasparente o Nero;

  4. Personalizza il messaggio che apparirà al visitatore;

  5. Inserisci il link alla tua pagina Cookie Policy nell’apposito spazio e poi scegli personalizza (ti suggerisco di far così poiché ho notato che seguendo la via più logica il widget non accettava l’url e lasciava quello predefinito, n.d.r.);

  6. Personalizza il testo che rimanda alla tua policy e quello che apparirà sul bottone d’accettazione;

  7. Salva il tutto.

A questo punto potrai eliminare il testo provvisorio o il banner “fai da te” che, in attesa della fumata nera da parte di WordPress, avevi posto in essere per tentare di essere in regola con le direttive dell’Autorità Garante, goderti il tuo blog e dormire sonni tranquilli.

Cookie Law. Aggiornamento finale

Come direbbe Shakespeare “Molto rumore per nulla”.

La Cookie Law, che tanto in ambasce ha messo chi come me possiede un blog su WordPress e non solo, si può rispettare facilmente come ben ci spiega Angelo Cerrone nel suo ultimo aggiornamento ed a cui rimando per un approfondimento.

Breve riassunto per chi, ancora, non sa di che cosa sto parlando.

Sicuramente, navigando in Rete, di recente, avrai notato che appena apri, per la prima volta, la pagina di un sito web o di un blog ti appare un banner che ti avvisa che sta utilizzando dei cookie.

Il banner, altresì, ti informa che continuando a scorrere la pagina o cliccando sull’apposito bottone “Accetto” dai il tuo consenso all’utilizzo di tali strumenti; inoltre, per chi vuole saperne di più mette a disposizione un link alla pagina sulla privacy dove viene spiegato nel dettaglio che tipo di cookie sono utilizzati dal sito in questione e come disattivarli qualora non si gradisse essere “spiati” durante la navigazione del suddetto.

Ebbene, questo fiorire di banner sui cookie è dovuto ad una direttiva europea volta a tutelare la privacy dei cittadini europei che navigano in Internet, a cui il legislatore italiano si è adeguato con una legge con qualche punto di difficile interpretazione.

Ricordo che tale legge e la successiva direttiva del Garante della Privacy che impongono a tutti i siti e blog di informare i visitatori dell’utilizzo dei cookie entra in vigore al passaggio tra il 2 giugno ed il 3 giugno 2015 e che per chi non vi si adegua ci sono multe salatissime.

Tutto ciò premesso, se l’adeguamento alla norma di legge è abbastanza facile per coloro che hanno un proprio spazio web tale non lo è sembrato, ad una prima lettura del testo, per coloro che hanno un sito o blog su WordPress.com che non sono proprietari dello spazio che utilizzano né del CMS.

Mentre, ora si ha la certezza che per adeguarsi alla direttiva del Garante chi ha un blog o un sito su WP dovrà, semplicemente, imitare quello che ho fatto io.

Infine, ti ricordo che per essere perfettamente conforme alla legge, mio caro lettore, devi aggiungere al testo dell’informativa questo codice HTML , gentilmente fornitomi da Angelo, che rimanda alla normativa sulla privacy di Automattic:

<a href=”http://automattic.com/privacy “>leggi qui</a>

Buon blogging!

Aggiornamento del 07-06-2015:

Il Garante della Privacy ha confermato che per coloro che hanno un sito od un blog su WordPress l’obbligo di legge cade in capo ad Automattic come si evince dal punto 3 dell’informativa emessa in data 05-06-2015. (leggi qui)

Aggiornamento finale (01-07-2015):

Finalmente, WordPress ha rilasciato il widget col banner che ci mette in regola con le direttive del Garante della Privacy. Per maggiori info leggi il mio ultimo articolo a riguardo. Con oggi la questione è definitivamente chiusa.

Angelo Cerrone. L’eleganza di comunicare emozioni

Oggi, mio caro lettore, ti presento attraverso questa intervista Angelo Cerrone, giovane promessa del marketing italiano ed autore dell’omonimo blog.

A lui la parola. Buona lettura!

Ciao Federico è un piacere essere intervistato da te che rappresenti un punto di riferimento per la comunicazione italiana, in quanto sei abilissimo nel coniugare cultura, qualità e creatività in tutti i tuoi lavori.

Ma prima di iniziare l’intervista concedimi la possibilità di salutare i tuoi lettori che sono una risorsa importantissima per questo blog.

Quanti anni hai e di dove sei?

Sono nato sotto il segno del cancro in una calda notte del luglio del 1986 e quindi quest’anno compirò 29 anni.

Vivo nella splendida provincia di Salerno, un territorio ricco di storia, cultura e tradizioni ma che è privo di un assetto economico capace di essere competitivo in tutto il mondo e ciò penalizza le risorse professionali dislocate in tutta l’area salernitana.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Dopo aver concluso le scuole medie decisi di mia spontanea volontà di frequentare il liceo linguistico poiché ero attratto dallo studio dell’inglese e dello spagnolo.

Purtroppo, il percorso scolastico fu caratterizzato da una vera e propria lotta contro i consueti “favoritismi” che caratterizzano la scuola italiana.

Questa situazione mi ha segnato profondamente e ancora oggi provo “disgusto” verso le lingue straniere.

Quindi, dopo aver ottenuto la maturità, decisi di seguire la mia seconda passione ovvero: l’economia.

Mi iscrissi alla laurea triennale di Economia e Amministrazione delle Imprese ed iniziai a dare i miei primi esami.

Durante i tre anni di studi, lessi alcuni libri sul marketing e sulla comunicazione d’impresa e fui letteralmente sedotto da questa disciplina che non conoscevo.

Per questo, dopo essermi laureato alla triennale, ho deciso di specializzarmi in comunicazione, ottenendo il massimo dei voti.

Dunque il mio percorso scolastico è stato “movimentato” ma segnato da un filo logico: la comunicazione, l’economia e le lingue sono alla base del marketing.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo?

Sicuramente, non ho un curriculum prestigioso come tanti altri professionisti anche perché sono “relativamente giovane” per il mondo del lavoro, ma per ora le soddisfazioni non mancano.

Infatti, ho sempre lavorato nel settore del marketing e della comunicazione e ciò mi rende fiero del mio percorso lavorativo in quanto viviamo in una Nazione dove è facile bruciarsi e/o dove è difficile collocarsi nei settori professionali di pertinenza.

In questi anni ho lavorato per importanti realtà imprenditoriali, non soltanto locali ma anche internazionali, ho conosciuto molti professionisti del settore e, in ultimo, ho collaborato con alcune amministrazioni locali in ambito politico.

La mia carriera non poteva iniziare nel migliori dei modi.

Come hai conquistato il tuo primo posto di lavoro nel settore in cui operi?

Sarò sincero. Per me la mia prima vera esperienza di lavoro è quella che sto vivendo tuttora nell’agenzia dove opero.

Le altre esperienze sono state superflue e poco produttive sotto il profilo dell’apprendimento della professione.

Alla Pubblisystem sono entrato mediante il classico contratto da stagista e dopo un po’ di dura gavetta sono stato promosso all’area marketing.

Lo staff dell’agenzia nutre una profonda stima nelle mie capacità ed in questi ultimi mesi ha apprezzato, a più riprese, il mio modo di lavorare: sicuramente, un po’ troppo lontano dai classici canoni italiani ma molto produttivo sotto il profilo economico.

Qual è la cosa che più ti appassiona nel tuo campo lavorativo?

Quando si lavora per passione è quasi impossibile scegliere gli aspetti più piacevoli della propria professione.

Il marketing è una disciplina troppo complessa ed articolata per essere amata “parzialmente”.

Certamente, la parte strategica è più vicina alla mia indole e non c’è cosa più bella di pianificare un’azione che dovrà condurre un’azienda e/o un libero professionista al “successo”.

Quando qualcuno raggiunge determinati obiettivi attraverso le tue idee e il tuo lavoro, ti senti, talmente, felice da amare a dismisura la tua attività.

Tu lavori sia per una società che come freelancer. Giusto? Quali sono gli aspetti positivi del lavoro da dipendente e quelli positivi da freelancer?

Sì, caro Federico, ti ricordi molto bene.

Oltre a lavorare in una delle agenzie di comunicazione più importanti del territorio, sto muovendo i primi passi da freelancer.

Lavorare in agenzia è molto produttivo perché hai la possibilità di crescere professionalmente mediante un continuo confronto con i tuoi colleghi. Non hai la necessità di ricercare costantemente nuovi clienti ed hai, soprattutto, uno stipendio fisso.

Ma questo, forse, è anche uno degli aspetti più penalizzanti del lavoro alle dipendenze di qualcuno.

Infatti, spesso, i corrispettivi sono troppo bassi e non sono sufficienti a fornirti quell’autonomia economica necessaria per realizzarti nella vita di tutti i giorni.

Inoltre, le imprese italiane sono troppo lontane dalle esigenze dei lavoratori di oggi.

Concetti quali flessibilità e dinamicità sono ancora un miraggio per il nostro Paese e tutto ciò si tramuta in contesti imprenditoriali poco produttivi e competitivi.

Per superare la crisi economica è necessario non opprimere psicologicamente i lavoratori.

Molti economisti americani hanno individuato nella libertà del lavoro (ovvero: orari flessibili, premi di produzione, vacanze strategiche e altro ancora) un modo innovativo per incrementare la qualità produttiva di un’azienda.

È, forse, questo l’aspetto più seducente della vita da freelancer.

Hai la possibilità di lavorare in base alle tue esigenze e di avere dei compensi maggiori rispetto ai lavoratori dipendenti, ma per colpa delle tasse troppo elevate è difficilissimo far “quadrare” i conti in un settore duramente colpito dalla grande crisi economica come il nostro.

In futuro pensi di metterti in proprio definitivamente?

Se ti rispondessi di sarei troppo banale. Se ti rispondessi di no sembrerei troppo presuntuoso. Per questo ti dico: non lo so.

A parte gli scherzi vorrei avviare un’attività tutta mia, ma lo scenario economico italiano mi blocca.

Come ho già ribadito precedentemente, le tasse incidono negativamente sull’economia nazionale e finché la classe politica italiana continuerà ad aumentarle per perseguire il pareggio di bilancio, le nostre condizioni lavorative saranno sempre più precarie e ciò limiterà la possibilità di avviare nuove attività d’impresa.

Quali sono i tuoi punti di forza e che servizi proponi ai tuoi clienti?

Sul mercato propongo un’ampia gamma di servizi che abbracciano sia il marketing tradizionale sia quello digitale che quello non convenzionale.

Però, la forte passione per la tecnologia e per il web mi stanno conducendo ad una specializzazione nel digital advertising ed è anche per questo che sto imparando ad utilizzare WordPress e Joomla per poter realizzare siti web ed ampliare così la mia offerta “commerciale”.

Per quanto riguarda i miei punti di forza potrei dilungarmi su concetti quali: professionalità, creatività, dinamismo, originalità e tante altre qualità che appartengono ad ogni professionista ma ciò ridurebbe la mia figura ad una semplice valutazione oggettiva.

Pertanto, preferisco che ogni cliente, ogni mio collega e qualsiasi altro individuo mi valuti e mi apprezzi per ciò che realizzo.

Il passaparola è la miglior medicina per il personal branding.

Quali obiettivi hai nella vita?

Ho solo un unico grande obiettivo ovvero lasciare una traccia indelebile nel panorama comunicativo nazionale e di raggiungere i vertici del marketing italiano.

Forse, sarà un sogno irrealizzabile, ma finché ne avrò la possibilità cercherò in tutti i modi di trasformare questo sogno in realtà.

Se tu dovessi fare un bilancio della tua carriera lavorativa a che punto pensi di essere arrivato rispetto al percorso che ti sei prefissato?

Parto dal presupposto che la carriera di un professionista può essere rappresentata mediante una struttura piramidale simile a quella di Maslow.

L’inizio carriera è collocato alla base della piramide ed è possibile accedere ad uno step successivo solo quando, interiormente, saremmo sazi e le nostre conoscenze in quel determinato contesto non potranno essere più arricchite.

Per perfezionarci sarà necessario passare ad una fase successiva.

Solo i più bravi raggiungeranno il vertice mentre molti si fermeranno agli step precedenti.

Se mi avessi posto questa domanda qualche mese fa ti avrei risposto di essere ancora alla base della piramide, ma in questi ultimi mesi la mia notorietà è cresciuta in modo esponenziale e anche la qualità dei lavori è nettamente migliorata.

Poiché ho avvertito l’esigenza di ricercare nuovi stimoli culturali che mi potessero ulteriormente migliorare, penso che la mia carriera sia al secondo gradino della piramide ma per raggiungere il vertice dovrò lavorare sodo e migliorarmi costantemente.