Antonio Luciano. Un anno dopo

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Antonio Luciano, copyblogger, che avevo già intervistato in una precedente occasione più di un anno fa (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

È passato poco più di un anno dalla nostra prima intervista. Com’è cambiata la tua vita lavorativa?

È cambiato tutto, sono cambiato io, è cambiato il mio modo di fare comunicazione, l’approccio al web, la presenza online – business.

Sono uno specialista diverso, adesso, in grado di camminare con le proprie gambe – perché la spina dorsale l’avevo già – autonomo e richiesto, il che non guasta mai.

Quindi credo anche originale, se non unico.

In questo periodo mi sono concentrato sul cambiare la comunicazione. Rendermi indipendente.

Sentivo di aver assimilato tutto quello che occorreva per lavorare in totale autonomia e disporre delle competenze, l’autorevolezza  e l’esperienza necessaria per fare il grande passo e l’ho fatto.

Molti pensano sempre in termini diversi, spesso solo economici, dal maturare la giusta expertise e ragionare in progressivi gradi di crescita prima di assurgere a un presunto ruolo professionale o, se lo fanno, si sente così poco a riguardo tra gli specialisti web.

Dopo 7 anni online, nel mio caso, si è trattato di unire i puntini e cambiare pelle. In altre parole, rinascere.

Ovvio, come tutte le volte che vi è una rinascita a essa segue sempre una morte, ma preferisco tralasciare e guardare avanti, quasi nulla indietro.

Ora, sono come la mia attività online appare, un copyblogger punto di riferimento per coloro che intendono approcciarsi al content marketing efficace con il loro blog e sfruttare così le incredibili opportunità che il copy-blogging offre.

Quando e come nasce il tuo podcast?

Nasce da un’attenta valutazione della affordance che questo media offre a un copyblogger che fa  formazione/comunicazione online e si avvale di un blog come strumento per erogare contenuti nel web.

Difatti il podcast è un media democratico, economico, ubiquitario e più caldo rispetto alla scrittura, pur trattandosi sempre di comunicazione a distanza.

Perciò da comunicatore come potevo dire no a così tanti vantaggi e a zero criticità?

Inoltre, può essere asincrono ma anche sincrono, a tutto vantaggio delle interviste. Un format che ho sviluppato al punto tale da sentire la necessità di evolvere in qualcos’altro.

Ritengo che in questo senso i podcast abbiano il potenziale intrinseco di avvicinare ulteriormente, accorciare le distanze, fare una sorta di personal branding migliore, essere più diretti, arrivare ai lettori quanto prima a ragione di un carico cognitivo richiesto per essere fruiti assai meno probante rispetto al testo e al video.

D’altronde l’oralità ci appartiene, è nel nostro DNA.

Perciò ho pensato che il passaggio da lettore ad ascoltatore fosse quanto ci fosse di più immediato nella comunicazione.

Una transizione indolore, quasi naturale, meno problematica sicuramente, che richiama in causa una mente già strutturata, reattiva e predisposta a funzionare rispetto a come non abbia già dovuto fare con i media sopra citati. 

Per ultimo, ma non meno importante, s’incontra con la mia passione adolescenziale per la radio, meglio di così…

Quali risultati ti ha portato il tuo podcast?

Autorevolezza, piano editoriale rimpolpato, una seconda giovinezza creativa, un media che aggiunto alla scrittura porta a un miglioramento della comunicazione.

Sentire la propria voce può fare solo bene a un copyblogger, troppo abituato a cantarsela e suonarsela da solo.

D’altronde scrivere, come la lettura, è un atto solitario e alienante, mentre l’ascolto apre a nuovi scenari del copy-blogging, collaborazioni, progetti, contenuti.

Perciò fare podcasting va oltre il mero testo e offre tutta una serie di novità produttive, meno schematiche, più spontanee che esulano da quelle prettamente strutturate della scrittura.

Anche la rifioritura della vena creativa assume la sua importanza nella valutazione dei risultati, e sotto questo punto di vista si sa che il piano editoriale di un copyblogger piange sempre.

Come si inserisce il tuo podcast nella tua strategia di Lead Generation?

Il podcasting rientra in un piano strategico più ampio che riguarda la mia attività-presenza online.

Una strategia nella strategia che se ha anticipato le altre è solo per ragioni organizzative.

Ho in mente di catturare lead con la formazione che svolgerò presto nella mia Copy-Academy.

I podcast,al momento, sono solo a uno stato embrionale, mi sono dato del tempo per imparare a farli bene e in modo professionale.

Dopodiché è la scelta della piattaforma a fare la differenza, YouTube compreso, perlomeno nel mio caso.

Adesso, punto molto sul blog e a portarci quanti più utenti possibile con i contenuti che realizzo.

Ad interiorizzare piuttosto che portare all’esterno, agire ad intra anziché ad extra come facevo in passato.

Diciamo che ho fatto reverse strategy.

Quindi sono passato a pubblicarli su Linkedin, luogo di “caccia” in cui attrarre le buyer personas a cui mi rivolgo principalmente ovvero specialisti, freelancer, PMI e aziende che vogliono fare content marketing efficace.

I podcastal momento, sul mio blog assolvono a tre funzioni:

  1. Approfondire l’articolo che ho scritto su cui sono embeddati per articolare ulteriormente il contenuto.

  2. Rendere il testo che ho scritto una traccia audio. Quindi fare un podcast uguale con l’obiettivo di facilitare e rendere più agevole la fruizione del contenuto a chi non ha il tempo di leggere o magari vuole ascoltarlo mentre si occupa di fare altro.

  3. Fare interviste.

Per adesso non è previsto un piano editoriale a sé stante di podcasting ma arriverà, eccome se arriverà. 😉

Tutto ciò per fortuna sta avvenendo in modo del tutto naturale senza particolari forzature e con ottimi riscontri/risultati tant’è che i lead si avvicinano spontanei.

Devo dire che sono molto soddisfatto.

Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?

So che questa è una risposta che interessa tutti coloro intendono cimentarsi con il fare podcasting. L’ho fatta anch’io, a suo tempo, agli esperti prima di intraprendere questa strada.

Esistono tanti strumenti. Tutti validissimi.

Ma io utilizzo Zencast.com che ha il non trascurabile vantaggio di costringere a usare Skype o Google Hangouts per fare le interviste con tutti i rischi annessi e connessi, perdita di linea, calo della banda, brusca precipitazione della qualità, etc.

In pratica risolve tutte quelle spiacevoli situazioni che ti portano a pregare e a incrociare le dita, per i più scaramantici, tutte le volte che inizi un’intervista ma non sai che risultato finale otterrai con il pericolo di dover rifare tutto daccapo e bruciare la traccia audio già fatta con la simpatia garantita di chi hai coinvolto nel ruolo dell’intervistato.

Giusto per tranquillizzare gli animi e i portafogli la versione FREE prevede un piano con 8 ore di registrazione gratis al mese, poter invitare fino a due ospiti con un link per registrare l’intervista, formato MP3 di alta qualità.

Figo e conveniente, no?

Come nasce una tua intervista e che processo usi per realizzarla?

Come ho già detto, dopo averne fatte circa 50 scritte, ho sentito il desiderio di cambiare, ma anche di evolvere questo format così prezioso per il copy-blogging.

Il processo di realizzazione inizia da un’attenta attività di studio e analisi della presenza online dell’intervistato.

Poi, mi concentro sugli aspetti peculiari allo scopo di enfatizzare l’unicità dello specialista in questione.

L’intervista non dev’essere solo un’occasione di indagine approfondita altrimenti diventa un contenuto piatto, un interrogatorio modello Gestapo.

Può fare anche dell’ottimo content marketing, oltre che una velata forma di pseudo personal branding con tenui tinte autoreferenziali.

Sta al talento dell’intervistatore, alla sua perspicacia e passione per il lavoro che svolge riuscirci.

Ecco, perché è meglio puntare sempre e solo su interessi comuni o perlomeno che si intersecano e trasversali ma sempre piuttosto vicini.

Seppur dona una luce diversa, una prospettiva di indagine differente deve rimanere fedele all’identità dell’intervistato che ne esce valorizzato e divertire i lettori ma soprattutto chi è vittima di una serie di domande a raffica.

Ma ha anche l’incombente compito di catturare e destare interesse in entrambe le parti altrimenti è istigazione allo svenimento. 😀

Gioco molto su questo aspetto, mi piace pensare di vedere aspetti degli specialisti che altri non vedono, attraverso un punto di osservazione diverso per dare una differente chiave di lettura del loro ruolo professionale/presenza online e fare una sottaciuta ma neanche così poco esplicita forma di digital marketing.

Infine, interseco tutto questo tessuto fatto di emozioni, competenze, contenuti, astrazioni con l’argomento portante dell’intervista nel mio caso il copy-blogging, e poi evvai di mix.

Non bisogna allontanarsi mai da quest’ultimo è il collante per mantenere vigile l’attenzione e coinvolgere nella lettura affinché venga consumata per intero, insomma sia valsa la pena farla.

Un’intervista che presenta l’intervistato, lo valorizza, in termini più veniali lo vende bene, dovrebbe essere appiccicosa ai backlink, lo scopo sarebbe questo, ma credo rimanga incompiuto, quasi sprecato, temo.

Ma, soprattutto, cerco di divertirmi e trasmettere questo.

Infondere positività costruttiva, creare questo genere di attivazione nei lettori e devo ammettere mio malgrado che con il testo è molto faticoso e non facile da raggiungere come risultato, anche per questa ragione ho deciso di passare ai podcast con un sogno nel mirino: fare una Copy-Radio a tutti gli effetti un giorno, chissà…

Fai una pre-intervista propedeutica all’intervista vera e propria?

Invio le domande, semplicemente. Gli specialisti con cui entro in contatto orbitano quasi tutti nella blogosfera da tempo o mi conoscono.

Comunque, oramai, è facile farsi un’idea assai rapidamente su di me e di cosa mi occupo da una rapida ricerca online, forse era più difficile a primordi.

Sin dagli albori ho sempre inviato email di richiesta per le interviste piuttosto articolate e complete a livello descrittivo dove inserivo il link alla pagina-categoria Interviste di quelle svolte sul mio blog per far capire subito di cosa si trattasse ed è stato di aiuto, un metodo efficace, non ho mai ricevuto un rifiuto, almeno per adesso. 🙂

Come scegli i tuoi ospiti?

Questa domanda mi riporta indietro nel tempo.

Ho iniziato a fare interviste nel gennaio del 2016 ed è cambiato molto da allora.

Tuttavia sono sempre rimasto fedele allo scegliere gli specialisti in base alla loro scelta di usare il blog come strumento di lavoro nel web, pensando sempre poco al personal branding e molto alla mia missione, cioè diffondere il ‘messaggio’ che celebra ed elegge il blog a migliore strumento per fare formazione-comunicazione online.

Quindi dare a questo potente mezzo il giusto status culturale facendo riferimento al settore disciplinare delle Scienze della Formazione.

Nel tempo, poi, ho affinato l’indagine che si è allontanata sempre più dalla formazione e si è polarizzata sulla comunicazione, avvicinandosi nella fattispecie al copywriting e al blogging parimenti al mio processo di trasformazione da formatore a copywriter-blogger freelance.

Seppur, pensandoci bene, trattasi di un trucco speculare alla cultura che non contempla ancora un approccio multidisciplinare, quello di far differenziazioni di settore piuttosto che al web, oramai, sempre più luogo di sintesi dei saperi tant’è che entrambi i settori disciplinari si sono fusi assieme da tempo – vedi www.copyblogger.com, il noto sito americano – proprio a ragione dei rispettivi interessi e necessità.

Come fai la post-produzione?

Per chi è alle prime armi suggerisco questo post che ho scritto su come fare il primo Podcast e superare gli ostacoli e le criticità che si incontrano inizialmente e rischiano di farci demordere.

Onde evitare ripetizioni per rispondere mi ricollego alla domanda numero 4: “Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?”

Uso Audacity il noto software audio open-source per montare, tagliare e cucire le tracce audio e Zencast per le interviste, entrambi user friendly, il primo gratuito il secondo quasi ma comunque a prova di specialista.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Luca Leandro: lucaleandro.com (già Homo Intraprendente)

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa intervista ti presento Luca Leandro fondatore di HomoIntraprendente.it (aggiornamento del 19-09-2018: il sito ha cambiato denominazione ora è LucaLeandro.com) un blog dedicato alla crescita personale molto interessante.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per il gradito invito!

Ho 33 anni, abito in un paesello della Brianza con moglie e figlia, e sono lombardo di adozione, dato che le mie origini sono pugliesi.

Qual è stato il tuo percorso di studi ?

Dopo il liceo scientifico, mi sono trasferito a Milano per frequentare Ingegneria Gestionale al Politecnico.

Il mio percorso di laurea è stato molto rapido (ho conseguito la laurea magistrale appena compiuti i 23 anni), ma allo stesso tempo è stata per me una vera tortura.

Per anni, infatti, ho odiato i libri e lo studio, e la mia prevalente fonte di apprendimento è stata la pratica.

Farà sorridere, ma mi sono laureato senza mai aver letto un libro realmente da cima a fondo.

Oggi, invece, leggo almeno 30 libri all’anno, dedico un’ora al giorno e 2 week end a trimestre alla mia formazione personale, e non potrei vivere più di qualche giorno senza imparare cose nuove.

Chiaramente nell’ambito che mi interessa: l’essere umano, e tutto ciò che concerne la crescita personale.

Quali sono state le tue precedenti esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

Negli anni delle superiori e dell’università ho portato avanti la mia passione per la musica facendo prima il DJ alle feste degli amici, poi trasmettendo musica in una famosa radio locale, poi diventando tecnico audio e luci per concerti.

Arrivato a Milano, ho gestito tutta la parte tecnica di un teatro e ho creato la mia personale attività di service audio-luci per concerti ed eventi in genere.

Questa esperienza, durata fino al termine dell’università, è stata incredibilmente formativa.

Sia perché provare la fatica di lavorare anche 30-35 ore di seguito, con sforzi fisici importanti e un livello di attenzione sempre al massimo è stata una grande palestra di resistenza.

Sia perché avere a che fare già dai 20 anni con clienti propri, ti proietta subito alla concretezza dei risultati e del valore che produci.

Esercizio che ancora oggi dirige le mie scelte di manager.

Dopo l’università sono entrato subito in una società di consulenza direzionale, poi ho proseguito in un’altra concorrente.

Nel complesso ho fatto 4 anni di vera e propria formazione professionale.

La consulenza ti risucchia ogni energia, ma ti insegna un metodo di lavoro e ti costringe a una forma mentis molto razionale, orientata alle soluzioni e ai risultati. In particolare mi riferisco alla scaltrezza necessaria per risolvere problemi complessi in tempi stretti e con pochissimi aiuti o informazioni.

Elementi senza dubbio utilissimi per un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro.

Negli anni successivi sono stato assistente personale di un imprenditore. Esperienza che mi ha fatto vedere e toccare con mano tutte le problematiche tipiche della piccola impresa italiana, e mi ha insegnato cosa vuol dire coordinare le attività di tutti i reparti aziendali, dalla produzione all’amministrazione, e mantenere le redini di un’intera impresa.

Qual è la tua attuale attività lavorativa?

Oggi, da più di quattro anni, sono responsabile operativo in un’impresa distributrice di prodotti per il settore idrotermosanitario.

Nel concreto mi occupo di coordinare il lavoro della nostra filiale, supervisionando le attività dei vari reparti, ottimizzando i processi, gestendo le eccezioni, e promuovendo tutte le migliorie che si possono apportare all’organizzazione, dall’automatizzazione alla formazione del personale.

Di fatto sto capitalizzando le esperienze precedenti, sia in termini di modus operandi che di ampiezza della visibilità sui processi aziendali, vivendo in prima persona la responsabilità di far funzionare le cose al meglio.

Tu sei una persona multipotenziale. Puoi spiegare cosa significa?

La prima volta che ho sentito nominare la “Multipotenzialite” è stato guardando il video TED di Emilie Wapnick .

Sono rimasto esterrefatto da quanto mi rivedessi in quella descrizione.

In sostanza si definisce multipotenziale una persona che, per attitudine, apprende rapidamente e riesce a sistematizzare bene le informazioni.

Questo gli consente di entrare con una certa disinvoltura in qualsiasi contesto umano e professionale, acquisendo con rapidità le capacità necessarie a dare buoni risultati in quell’ambito.

Detta così può sembrare una cosa di cui vantarsi 🙂

Di fatto la persona multipotenziale periodicamente si ritrova innamorata di una materia, uno sport, una professione, ci si immerge totalmente.

Poi magicamente, quando ormai padroneggia la materia, si ritrova innamorata di altro, e quindi orienta la propria attenzione verso altri lidi.

Se la persona multipotenziale non si autoimpone una disciplina, avrà sempre il difetto di non diventare mai specialista di qualcosa in particolare, e questo da un punto di vista professionale può avere il suo peso.

D’altro canto è una persona che impara molto velocemente qualsiasi cosa, che ha buona capacità di sintesi, ed è profondamente adattabile a qualsiasi contesto. E questo è un vantaggio in contesti destrutturati, che richiedono molta flessibilità.

Non dimenticherò mai un colloquio di lavoro con una head hunter che, intervistandomi, mi disse:

“Sig. Leandro, lei sembra perfetto per fare tutto, ma nella sostanza non è specializzato in nulla. Deve decidere cosa fare da grande, perché i miei clienti hanno bisogno di professionisti specializzati, e io non saprei proprio per quale posizione candidarla”.

Questa frase all’epoca mi fece molto male. Sia perché speravo che le mie qualità venissero comprese, mentre era evidente che il mondo del lavoro preferisse una specializzazione.

Sia perché l’idea di concentrarmi solo su un ambito mi metteva ansia.

Ma oggi ho acquisito più metodo e disciplina, e faccio un lavoro in cui la “multipotenzialite” è una utilissima qualità, che mi permette di avere un’ottica a 360 gradi sulla mia impresa, capire le peculiarità di ogni reparto, e comprendere facilmente le leve su cui intervenire per ottimizzare i processi e massimizzare i risultati.

Quali sono i tuoi personaggi e blog di riferimento?

I personaggi che seguo con maggior interesse sono Robin Sharma, Brendon Burchard e Simon Sinek.

Questi, però, si trovano prevalentemente su Youtube.

Pur avendo stili comunicativi molto diversi, li trovo tutti interessanti e motivanti.

Come veri e propri blogger invece mi piacciono Mark Manson e Steven Aitchinson, anche se li seguo solo di tanto in tanto.

Come nasce HomoIntraprendente.it?

Nonostante la scuola, le aziende straordinarie, la storia e la cultura, l’immensa bellezza di cui il nostro Paese è dotato, la formazione che riceviamo non ci educa a conoscere e gestire le nostre emozioni, e quindi a orientare i nostri sforzi verso ciò che è davvero rilevante per noi.

In due parole: non siamo educati alla felicità e alla realizzazione personale.

Viviamo di Milan, Grande Fratello, meteo e lamentele, salvo poi andare a dormire senza la soddisfazione di aver costruito qualcosa di utile e di valore.

Nel tempo ci ritroviamo frustrati, insicuri, o spenti, apatici, insoddisfatti, e incapaci di inseguire con efficacia quel bruciante desiderio di realizzazione che tutti prima o poi proviamo nel cuore.

Si può soffrire di “lamentite”, di paure, di bassa autostima, o semplicemente di cattive abitudini.

Ma quale che sia il nostro blocco, con i giusti strumenti, le giuste competenze, e una sana dose di intraprendenza, possiamo imparare a conoscere e gestire le nostre emozioni, definire cosa vuol dire “realizzazione” secondo i nostri canoni, e attuare un “piano esecutivo” per migliorare giorno dopo giorno la nostra vita.

Dopo anni in cui ho sofferto questa sorta di “smarrimento esistenziale”, grazie al mondo della crescita personale ho riscoperto il piacere di lavorare per migliorarmi, pormi obiettivi rilevanti e lavorare per raggiungerli.

Vorrei che HomoIntraprendente.it fosse la casa di chi desidera portare la propria vita a un livello di soddisfazione e realizzazione superiore.

Se ti senti in continuo cammino verso ciò che importa per te, la tua vita acquisisce un valore tutto diverso, e tu vivi infinitamente più felice e soddisfatto.

Nonostante la fatica di studiare, cambiare, provare il disagio che la crescita porta con sé.

Affinché questo avvenga devi conoscere le tue dinamiche emotive e fisiologiche, imparare a dominarle, e dirigere le tue energie verso la realizzazione di obiettivi che per te contano, e ti danno soddisfazione.

Questa è la mia visione della crescita personale, ed è ciò che tratto su HomoIntraprendente.it.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere con questo progetto?

La mia missione è quella di avvicinare alla crescita personale anche chi di crescita personale non ha mai sentito parlare.

Voglio accompagnare queste persone in un percorso di esplorazione di sé, finalizzato a conoscersi nel profondo e a imparare a guidarsi verso la propria realizzazione.

Come obiettivo personale vorrei che questo blog, entro qualche anno, diventasse il mio lavoro.

Ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché questo avvenga.

Quali risultati hai ottenuto fino a ora?

Una cinquantina di follower costanti e solidi, 300 altri lettori occasionali iscritti alla newsletter, 4000 visite/mese da traffico organico e un trend di 1 iscritto nuovo al giorno alla newsletter.

È tutto ciò che mi serviva nel primo anno e mezzo per confermare che il format piace e funziona, per esplorare meglio il mio target e i suoi bisogni, nonché avviare un’attività per me del tutto nuova.

Non ti nascondo che sono partito dal dover imparare a scrivere in italiano e in modo comprensibile, cosa che in molti danno per scontata, e invece scontata non è. 🙂

Ora, pian piano, l’obiettivo è quello di accrescere la base utenti fino a un migliaio 1000 di iscritti alla newsletter entro 6 mesi e iniziare a fornire degli infoprodotti utili e strutturati.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come dicevamo prima, uno dei difetti della “multipotenzialite” è il rischio di disperdere energie in troppe cose diverse.

Mi sto allenando molto su questo aspetto.

E parte integrante di questo mio allenamento è la scelta, per i prossimi anni, di seguire solo due progetti: HomoIntraprendente.it e togliamoilciuccio.it, sito relativo al libro che ho scritto a 4 mani con mia moglie, e che finalmente inizia a dare i suoi risultati.

Oltre che il mio lavoro di manager d’azienda, s’intende.

In passato ho seguito numerose startup e decine di progetti, ma mi sono presto reso conto che per raggiungere risultati di rilievo è necessario focalizzarsi e seminare per lungo tempo.

Quindi non metterò altra carne al fuoco almeno per un po’.

E, poi, in famiglia siamo in trepidante attesa del secondo figlio, che verrà “sfornato” entro pochi mesi. Quindi chiaramente anche questo emozionante “progetto” richiederà un impegno e una dedizione che evidentemente hanno la priorità su tutto.

Lasciami concludere Federico, ringraziandoti per l’ospitalità e perché questa intervista è stata la prima che mi ha richiesto tre settimane per essere completata! 🙂

Nella loro semplicità, le tue domande hanno richiesto una riflessione importante e una “maturazione” dentro me, che ho sentito davvero utile, oltre che piacevole.

Ti ringrazio, e per chi lo desidera, sono sempre in giro per il web e su HomoIntraprendente.it

A presto,

Luca

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Mimmo Mastronardi: Millennium Copy

Mimmo Mastronardi

Mimmo Mastronardi – Copywriter

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Mimmo Mastronardi, fondatore di Millennium Copy, un progetto destinato, a mio avviso, a cambiare il volto del copywriting in Italia.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per avermi invitato per questa intervista.

Ho 36 anni e vivo in Puglia, a Monopoli. Il gioco da tavola (pugliese) più famoso al mondo.

Monopoli è una località che si trova a circa 40 km a sud-est di Bari e insieme ai paesi che la circondano è una zona molto visitata dai turisti, soprattutto nella stagione estiva.

Vivo in una bella cittadina di poco più di 50.000 abitanti con un paesaggio molto bello e vasto, fatto di un mare e delle spiagge stupende e di bellissime campagne.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Il mio percorso scolastico comprende, dopo la scuola dell’obbligo, lo studio presso l’Istituto Tecnico Commerciale (la vecchia Ragioneria). Studi svolti nel mio paese.

In seguito, a Bari, ho frequentato la facoltà di Economia e Commercio.

Ma non sarebbe stata quella la mia strada. E l’ho capito quando una mattina, prima di andare all’Università, mi sono fermato a Bari in una libreria Feltrinelli e ho sfogliato e, poi, acquistato il libro di Alfio Bardolla dal titolo: ”I soldi fanno la felicità”.

Da lì ho iniziato a maturare altre convinzioni. Ma ho comunque finito gli studi.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti all’attuale e cosa hai imparato da esse?

Ora, mi occupo di copywriting a risposta diretta, nello specifico.

Che non vuol dire solamente SCRIVERE, come erroneamente in molti pensano.

Nel passato ho svolto per parecchio tempo, nei week end, la mansione di cameriere presso ristoranti e sale ricevimenti.

Ho fatto, inoltre, il venditore in un sistema di vendita del tipo Network Marketing. E poi ho avuto esperienza anche nella vendita di aspirapolvere.

Infine, sono passato a fare consulenza marketing per attività ristorative.

Prima, appunto, di focalizzarmi sul copywriting a risposta diretta in svariati settori.

Cosa ho imparato dalle esperienze precedenti?

Col cameriere ho imparato a sentire le esigenze dei clienti e a trattare con la gente. E come ognuno è diverso dall’altro.

Un po’ anche dalla vendita, ovviamente, ho tratto gli stessi insegnamenti.

Ma soprattutto mi sono reso conto che non mi piaceva svolgere quel lavoro fatto senza uno straccio di marketing.

Io mi ero creato il mito del venditore e di quanto fosse bello fare vendite. In realtà il vero lavoro di vendita che a me è piaciuto al volo è stato un altro.

Per questo dopo aver studiato innumerevoli materiali sulla vendita sono passato al marketing e, infine, al copywriting a risposta diretta.

Il lavoro di vendita di cui ho avuto esperienza era di scarsa qualità ed efficienza.

Nonostante, ci fossero bravissime persone a farlo con cui ho fatto esperienza.

Sono però certo che si poteva svolgere in maniera più efficiente e efficace se ci fosse stata una fase di marketing preparatoria.

Quegli stessi venditori potevano performare ancora meglio se ci fosse stato un buon marketing a sostenerli e a precederli nella fase di vendita vera e propria generando dei lead qualificati.

Come sei approdato al copywriting?

Come sono approdato al copywriting? L’ho già accennato prima.

Non mi piaceva come era svolta la vendita classica.

Per me doveva essere la competenza principale per diventare un imprenditore.

Invece, era un’attività orribile svolta senza un’azione di marketing precedente.

Quindi potremmo dire che la vera abilità fondamentale è quella di saper usare al meglio il marketing e la vendita in concomitanza.

Devono andare di pari passo.

Ero alla ricerca della miglior forma di marketing esistente sul pianeta.

Io sono un tipo con la mente da matematico, anche se, spesso, di un copywriter non si direbbe.

Quindi ero alla ricerca di un marketing scientifico.

Sono giunto al copywriting a risposta diretta e su consiglio di Marco De Veglia ho iniziato a studiare tutti gli autori americani (quasi tutti) o inglesi che mi consigliava e che aveva studiato lui stesso nel passato.

Preferisco sempre studiare testi in lingua inglese perché quasi tutti i formatori e scrittori italiani copiano o scimmiottano gli originali (appunto spesso americani o comunque testi di autori in lingua inglese).

Ovviamente seguendo Marco De Veglia ho acquisito un bagaglio tecnico in merito al brand positioning di tutto rispetto.

Soprattutto, considerando che nel mondo se ne ha poca o nessuna conoscenza.

Ed io, in Italia, osservo da anni il miglior esperto su piazza (parlo di Marco, ovviamente).

Il positioning è molto utile per chi si occupa di svolgere lavori di copywriting.

Che cosa ti appassiona di più di questa scienza?

Mi appassiona tutto.

Io la definisco in parte scienza e in parte arte.

Puoi, a livello strategico, prendere una persona che cerca qualcosa e portarla docilmente all’acquisto.

Oppure puoi stimolare le persone risvegliando in loro un desiderio da appagare o un problema da risolvere, che è sopito da tempo, e portarle all’acquisto.

Puoi fare questo senza squilli di trombe e senza esagerare nei toni, come fanno in molti.

Effettuare quella che io definisco una vendita gentile.

Inoltre, puoi continuare con loro un dialogo e vendergli, nel tempo, ancora più prodotti o servizi.

In questo modo hai un estremo controllo di tutta la parte marketing e vendita.

Non è tanto l’aspetto dello scrivere che mi appassiona, ma quanto più l’aspetto strategico che c’è dietro.

Poi è chiaro che il mio lavoro si conclude con la scrittura vera e propria.

Ma a molte aziende serve molto altro prima del semplice copy.

Serve una vera struttura di marketing ideata secondo i vecchi dettami del copywriting a risposta diretta.

E direi che, nonostante tutta la formazione che esiste in giro nel mondo e in Italia, poche realtà sono davvero ben organizzate.

In Italia di certo, ma non solo. Anche fuori dai confini italiani non c’è tutta questa grande organizzazione per supportare una struttura di marketing a risposta diretta.

Come sta andando la tua attività di copy?

La mia attività di copywriting sta andando bene. Io scrivo copy per diversi clienti.

Sono, in Italia, Il professionista  di questa disciplina.

Oltre al lavoro da copywriter professionista che svolgo ormai da oltre 4 anni, ora ho realizzato il mio sogno di lavorare con veri professionisti che sono specialisti, tra i migliori in Italia, in altre specialità del marketing.

Penso, ad esempio, al traffic manager che alcuni chiamano media buyer, parliamo di chi porta traffico ben targettizzato al copy.

Penso ad un esperto di video, sempre più utile grazie a YouTube e le promozioni tramite video di Facebook Ads.

Ho un grafico a mia disposizione e una persona che mi aiuta a mettere tutto online.

Il tutto in maniera organizzata.

Invece, da libero professionista spesso il mio lavoro si fermava all’aspetto strategico e del copy finale.

Poi erano altri professionisti che intervenivano, interni all’azienda mia cliente o freelancer come me.

Lavorando con un team e con una mia propria agenzia ora sono in grado di controllare tutto il funnel marketing del mio cliente.

Quindi posso realmente capire se il mio copy funziona o meno.

Perché so di poter contare su persone estremamente competenti.

Dopo l’estate 2017 lanceremo il nostro brand.

Ora, stiamo lavorando con clienti che già ci conoscono. E lavoriamo solo con alcuni tipi di clienti che vogliono fare un certo tipo di lavoro.

Abbiamo creato un format di servizi alternativi rispetto a quelli che alcuni svolgono in Italia.

E posso affermare, senza paura di essere smentito, di un livello nettamente più alto.

Ma a deciderlo saranno i clienti, ovviamente.

In sintesi lavoriamo prevalentemente a performance quando riusciamo a trovare un accordo.

Come stanno andando i tuoi progetti Millennium Copy e il Ginnasio del Copy?

Ho già accennato al mio progetto da freelancer e a quello con la mia agenzia.

Per Millennium Copy e il relativo Ginnasio, che è un progetto collegato, sono un po’ fermo.

Il lavoro per i clienti è tanto e, quindi, i miei progetti personali li ho messi un pochino da parte.

Qual è la Mission che si cela dietro a questi due progetti?

Sostanzialmente, Millennium Copy nel mio immaginario futuro sarà l’unica vera Enciclopedia Gratuita sul copywriting in Italia.

Questa, almeno, è la mia visione del progetto che vuole diffondere la scienza e l’arte del copywriting a risposta diretta.

Il tutto realizzato da un professionista che giorno dopo giorno lavora a stretto contatto con clienti veri che devono vendere i loro prodotti e servizi.

Non mi piace fare il formatore di professione.

Preferisco che a farlo siano altri.

A me piace portare risultati concreti.

Qual è la situazione attuale del copywriting nel panorama italiano?

Qual è la situazione attuale del copywriting in Italia? Non lo so.

Ti faccio io una domanda. Ci sono copywriter in Italia?

Intendo dire veri professionisti al servizio di clienti?

Parlo di veri professionisti che svolgono il lavoro al livello di certi americani.

Secondo me ce ne sono pochi, pochissimi.

Io, almeno, non ne conosco poi tanti.

Secondo me tutto deriva da una struttura errata delle aziende in Italia.

Come dico anche in Millennium Copy le aziende italiane non sono ancora strutturate per far lavorare bene un copywriter e di conseguenza i copywriter bravi che potrebbero nascere restano nell’ombra a prendere spiccioli.

Spesso, invece, il copywriter in USA, lavora nel reciproco vantaggio per sé e l’azienda cliente.

Ritengo che questa sia una questione di competitività del mercato italiano rispetto a quello straniero.

Le aziende italiane sono in media piccole o piccolissime quindi non in grado di lavorare bene con veri copywriter, tanto meno con agenzie come quella che ho creato di recente col mio team.

Infatti, noi selezioniamo una manciata di clienti con cui lavorare.

Tre blog sul copywriting che un aspirante copywriter dovrebbe leggere assiduamente?

Il primo sicuramente è quello di Roy Furr, un ragazzo di 35 anni che è un fenomeno.

Sono sicuro che tra 10-15 anni sarà considerato il miglior copywriter al mondo. Già da anni lavora con aziende che fatturano, almeno, 10 milioni di dollari.

È famoso per aver iniziato la sua carriera avendo sfidato e battuto il copy del suo cliente, un famoso internet marketer.

Il blog di Roy è a questo indirizzo:

http://www.breakthroughmarketingsecrets.com/blog/

Poi te ne do uno che riguarda la scienza del CRO, conversion rate optimization.

Per me ogni copywriter non può esserlo veramente se non conosce bene l’arte di ottimizzare il lavoro realizzato.

Qui posto il blog più seguito al mondo sull’argomento: https://conversionxl.com/blog/

Il fondatore è Peep Laja.

E poi voglio raccomandare 2 blog che non vengono più aggiornati, ma che sono stati scritti dai 2 migliori copywriter attualmente in vita.

Gary Bencivenga (oggi in pensione): http://marketingbullets.com/archive/ (contiene 29 articoli che sono i principi base sul copywriting scritti dal più grande copywriter vivente)

Clayton Makepeace (lui lavora ancora con la sua azienda RESPONSE INK): http://www.makepeacetotalpackage.com/ (blog scritto dal 2005 al 2010).

Tre libri che un aspirante copywriter dovrebbe studiare?

È difficile darti solo 3 titoli ma ci provo:

  1. Ca$hvertising di Drew Eric Whitman

  2. The Adweek Copywriting Handbook di Joseph Sugarman (il primo libro sul copywriting che ho letto).

  3. Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman premio nobel per l’economia nel 2002 anche se tratta di psicologia cognitiva.

Prendo l’ultimo libro per rappresentare la voglia di ogni copywriter di studiare l’aspetto cognitivo dell’essere umano, il suo cervello, il modo di pensare.

L’irrazionalità dell’essere umano.

È questo che ti renderà libero di scrivere del copy vero e non scimmiottare copy scopiazzati in giro per il web.

Il copy scopiazzato è un errore madornale che vedo fare a quasi tutti.

Come identifichi il cliente target?

Anzitutto, faccio compilare al mio cliente un BRIEF.

Un documento per me utile per ottenere tutte le informazioni del caso: sul prodotto o sul servizio, sull’azienda, sul cliente target, su chi influenza la decisione del cliente e le promozioni realizzate in passato.

Poi guardo tutti i siti, i canali social e i materiali del cliente. Tra cui le testimonianze, positive e negative.

Se riesco a parlare con i clienti ancora meglio.

E poi faccio mie ricerche sul pubblico target leggendo articoli che lo riguardano, scopro i gruppi online in cui si confronta e cerco di essere la persona a cui andrò a vendere. Sia essa uomo o donna, bambino o anziano.

Se non riesci a empatizzare col target non riuscirai mai a fare un copy veramente efficace.

Qual è il segreto dietro un’offerta a prova di stupido?

Non sono sicuro di aver capito la domanda.

Ma se per ”offerta a prova di stupido” intendi la semplicità con cui grazie a una determinata offerta un potenziale cliente acquista facilmente il tuo prodotto o servizio, non esiste alcun segreto.

Devi semplicemente capire quale può essere la migliore maniera di presentare il tuo prodotto o servizio affinché sia quanto più facile possibile per il tuo cliente acquistarlo e per te sia molto profittevole venderlo.

A volte, potresti scegliere di fargli compiere tanti piccoli passi per fargli acquistare solo piccole parti del prodotto o servizio, a volte, potresti vendergli tutto direttamente.

In realtà non esistono regole precise. È l’esperienza che si acquisisce sul campo che ti aiuta.

Molto spesso le regole vengono smentite quando ti metti al lavoro.

Però è ovvio che quanto meno sforzo o impegno richiedi al tuo potenziale cliente, più è semplice per lui effettuare l’acquisto.

Questo vale soprattutto quando il tuo Brand non è così tanto forte e non hai una grossa fiducia da parte del mercato.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti futuri?

Mi vedo sempre impegnato nel migliorare le mie capacità di copywriter lavorando sia per clienti come freelancer… ma sempre più presente col nuovo progetto di agenzia che ho lanciato da pochissimi mesi.

Ovviamente lato editoriale voglio impegnarmi a essere più presente con Millennium Copy.

Può sembrare che le informazioni sul copywriting in Italia siano arrivate in abbondanza ma in realtà sono davvero scarse e di bassa qualità.

Inoltre, c’è soprattutto una scarsa capacità di mettere in azione nelle aziende i concetti appresi.

Per questo l’agenzia di cui faccio parte entra nelle aziende e lavora in partnership con l’imprenditore con cui abbiamo scelto di collaborare.

Credo che in giro ci sia un po’ troppa capacità di chiacchierare e poca reale capacità di aiutare le aziende per davvero.

Per questo l’attuale progetto mi eccita e allo stesso tempo mi fa guardare al futuro con entusiasmo.

Mi piace migliorare costantemente le mie capacità e questo progetto mi permette di farlo alla grande.

Grazie ancora dell’intervista, Federico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Mira alla Luna

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un libro che ho letto di recente:

MIRA ALLA LUNA

Se sbagli, atterrerai tra le stelle

Questo testo scritto da Giovanni Zanier, imprenditore di successo nel settore dell’Elettronica Industriale, è indirizzato ai terzisti di questa industria.

A questo punto, ti chiederai, visto che non faccio parte della categoria suddetta, perché ho letto questo libro e perché lo consiglio a tutti coloro che vogliono raggiungere il successo con la propria attività.

Devi sapere che, nel corso degli anni, mi sono creato una vasta libreria personale in cui spicca una Top 10 di libri che ogni anno rileggo per accrescere le mie motivazioni a scalare l’impervia montagna del successo.

Ebbene, questo libro dal titolo così poetico, che mi è stato regalato a Natale, è entrato di diritto nella mia speciale classifica e si è conquistato un posto tra Pensa in grande e manda tutti al diavolo scritto da Donald Trump e Bill Zanker e Il venditore meraviglioso di Frank Bettger, che sono tra le mie letture preferite.

By the way, se non li hai mai letti, ti consiglio di farlo. Ti dirò di più studiali bene e applica quello che impari da queste letture nella tua vita quotidiana.

Se farai ciò con costanza, creando delle vere e proprie abitudini, nel giro di qualche mese vedrai la tua vita cambiare in meglio.

Tornando a Mira alla Luna sappi che vi sono due possibili chiavi di lettura a cui si deve fare attenzione.

La prima chiave è quella di più facile comprensione poiché si basa sull’analisi letterale del testo.

Si parte dalla storia della vita dell’autore la cui giovinezza non è stata per niente facile ma che ne ha forgiato la determinazione, caratteristica essenziale se si vuole avere successo nel mondo degli affari e del lavoro, fino ad arrivare all’introduzione di un metodo di lavoro che, se seguito passo dopo passo, porterà il terzista del settore dell’Elettronica Industriale a liberarsi dalle catene che gli sono imposte dai suoi clienti.

Nel mezzo Giovanni ci spiega cosa sta accadendo nel mondo e perché quella che la propaganda, diffusa dai giornali e dalle televisioni attraverso i telegiornali e i talk show, chiama La Grande Crisi in realtà è una rivoluzione che modifica alle radici il modo di produrre e vendere beni e servizi: La Terza Rivoluzione Industriale.

Questo vuol dire che chi non si adeguerà al cambiamento farà la fame oppure sopravviverà dando fondo alle ricchezze che ha accumulato nel tempo.

Coloro che, invece, abbandoneranno le posizioni conservatrici e la loro comfort zone avranno la possibilità di accumulare ricchezze e fare delle carriere lavorative fantastiche.

Ah! Come dice sempre Giovanni quando lo intervistano in TV in qualità di opinionista: “Non pensare che la politica verrà in tuo soccorso, perché è troppo impegnata a salvare se stessa”.

Ergo, non attenderti che appaia un Deus ex machina all’orizzonte che ti porterà il lavoro dei tuoi sogni o farà ripartire il fatturato della tua attività come per magia.

Toglitelo dalla testa questo Happy End. Piuttosto rimboccati le maniche, studia tanto in modo da acquisire le competenze richieste, attualmente, dal mercato e poi mettile in pratica o in vendita.

Nell’era della formazione permanente solo coloro che si muoveranno in questa direzione avranno successo in Italia e nel mondo. Sappilo.

Tutti gli altri staranno seduti al bar o su una panchina ai giardinetti a lamentarsi dei ladri che stanno al governo del Paese, degli extracomunitari che rubano loro il lavoro, dell’Euro, della cattiva Europa a guida tedesca, della globalizzazione, etc., senza capire che fino a quando non assumeranno su di sé la responsabilità della loro vita non otterranno nulla.

E ti assicuro che i soldi veri, quelli pesanti, in Italia, in modo onesto, li puoi fare.

Soprattutto, oggi, grazie alle informazioni che si possono recuperare, anche gratuitamente, con l’aiuto di Internet.

Certo è, che se utilizzi il tuo smartphone per vedere video divertenti su YouTube, giocare ai videogiochi e altre perdite di tempo di questo genere continuerai a vivere la tua vita di sempre.

Fatti tuoi!

Ma poi non andare in giro a scassare le orecchie delle persone con la tua negatività e le tue lamentele.

Ricordati che non hai il diritto di usare il cervello degli altri come cestino per i rifiuti riempendolo coi tuoi pensieri negativi e il tuo sterile pettegolezzo.

Tornando al libro, la seconda chiave di lettura di Mira alla Luna è basata sull’analisi strutturale del testo.

Infatti, se lo si guarda con attenzione in controluce si vedrà come esso sia stato costruito seguendo le più moderne strategie di marketing.

Se studierai con attenzione ogni passaggio, potrai anche tu sfruttare la stessa struttura per promuovere la tua attività oppure per cercare lavoro.

Ovviamente, dovrai adattare il modello al tuo caso particolare ma una volta realizzato il tutto ti stupirai dei grandi risultati che otterrai.

Prima di salutarti, però, ti devo svelare un segreto.

Giovanni Zanier è mio amico da oltre vent’anni e, quindi, ti posso garantire che la storia della sua vita, raccontata nel libro, è vera poiché ne abbiamo percorso un tratto assieme.

E se lui lavorando onestamente, in Italia, è riuscito a raggiungere i risultati straordinari di cui parla nel testo, ce la potrai fare anche tu.

Fidati!

Basta solo che ti impegni e credi in te stesso. Le capacità ce le hai poiché come tutti sei dotato di un cervello, cioè il computer più potente dell’universo.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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P.S: Mira alla Luna lo puoi acquistare su Amazon.