OKR: I Pilastri della Strategia

Nel precedente post ti ho parlato dell’Obiettivo Supremo (anche detto Ultimate Goal o Moonshot Goal).

Oggi, invece, ti parlerò dei Pilastri della Strategia.

Ovvero, delle scelte su “come vincere la tua partita”, cioè quelle inerenti alla metodologia da utilizzare per raggiungere l’Obiettivo Supremo che ti sei prefissato.

L’insieme di questi 2 elementi dà vita alla strategia aziendale che dovrai, successivamente, declinare in KPI OKR.

Immagina, per un attimo, di trovarti di fronte all’ingresso principale di un tempio greco.

Partendo dall’alto quello che vedresti è il frontone, ovvero la parte triangolare posta a coronamento della facciata dell’edificio.

Sotto di esso vedresti le colonne e, infine, il crepidoma (la piattaforma a gradini sulla quale poggia l’intero tempio).

Ecco, questa tripartizione può essere ripresa per descrivere come s’implementa una strategia aziendale.

In quest’ultimo caso: il frontone rappresenta l’Obiettivo Supremo, le colonne rappresentano i Pilastri della Strategia mentre le KPI e gli OKR sono il crepidoma.

I PILASTRI DELLA STRATEGIA

Dopo che, grazie all’Obiettivo Supremo, hai definito il campo di gioco e il momento in cui riterrai vinta la tua partita (cioè quando potrai considerare la tua avventura imprenditoriale un successo), è ora di definire, tramite i Pilastri della Strategia, il come la vincerai.

I suddetti pilastri dovranno spiegare come:

  • intendi differenziarti sul mercato;
  • il perché un cliente dovrebbe scegliere te piuttosto che un tuo concorrente.

Ricordati sempre che le tue scelte su come vincere la partita saranno i pilastri dell’Obiettivo Supremo.

N. B.: Definisci un minimo di 3 fino a un massimo di 5 Pilastri della Strategia.

Per chiarirti meglio il concetto riprendo l’esempio introdotto nel precedente post:

Aiutare le PMI a realizzare i loro ambiziosi progetti di creazione di valore con l’Africa e diventare l’azienda leader, in Italia e in Europa, nei processi di internazionalizzazione con il continente africano”.

Pilastri della Strategia in questo caso potrebbero essere i seguenti:

  1. Essere il tipo di azienda con cui i clienti desiderano lavorare.
  2. Costruire un Dream Team di collaboratori altamente performante.
  3. Costruire una cultura aziendale dove ogni dipendente e collaboratore abbia la possibilità di imparare, crescere e brillare.
  4. Connettere imprenditori italiani ed europei con imprenditori africani.
  5. Creare una serie di eventi che mettano in luce tutto ciò che c’è di positivo in Africa e permettano agli imprenditori di fare sistema per cogliere le opportunità di business presenti nel continente africano.

P. S.: Visto che l’Obiettivo Supremo e i Pilastri della Strategia sono strettamente connessi tra di loro, ricordati che se cambi il primo, dovrai cambiare anche questi ultimi.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere una consulenza GRATUITA di 30 minuti con me e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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CHI SONO

Mi Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.

La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first”, i Brand dei miei clienti.

Come definire l’obiettivo supremo (Ultimate Goal o Moonshot Goal)

In uno dei miei post precedenti, mio caro lettore, ti ho parlato degli OKR (se non lo hai letto ti consiglio di farlo ora, ndr).

Se ti ricordi, in quell’articolo ho introdotto il concetto di Obiettivo Supremo (nella versione inglese Ultimate Goal o Moonshot Goal, ndr) come mix di Vision e Mission.

L’Obiettivo Supremo è un mezzo per spiegare a tutti i membri del proprio Team, in modo chiaro e semplice, il fine ultimo per cui è nata l’azienda.

Ha un’orizzonte temporale di 10, 15 o 25 anni.

Ed è la stella polare a cui tutti gli altri obiettivi aziendali si devono allineare.

COME DEFINIRE L’OBIETTIVO SUPREMO

Per definirlo è necessario rispondere a queste 3 domande:

1. Qual è lo scopo della tua organizzazione?

Spiega perché la tua organizzazione è stata creata e quale problema risolve.

2. Per servire quale segmento di clientela è nata la tua organizzazione?

Il problema per cui è nata la tua organizzazione potenzialmente affligge molte persone o organizzazioni.

Ma non è possibile servire tutti.

Quindi devi scegliere il segmento di clientela per te più importante e servire quello.

3. Quando considererai la tua avventura imprenditoriale un successo?

Spiega quando potrai dire di aver vinto la tua battaglia.

UN ESEMPIO CHIARIFICATORE

Per farti capire meglio come definire l’Obiettivo Supremo tramite le domande di cui sopra l’esempio seguente ti sarà di grande aiuto.

Obiettivo SupremoAiutare le PMI a realizzare i loro ambiziosi progetti di creazione di valore con l’Africa e diventare l’azienda leader, in Italia e in Europa, nei processi di internazionalizzazione con il continente africano.

Andiamo più nel dettaglio di ciò che scritto:

  1. Qui lo scopo della mia ipotetica organizzazione è ben evidenziato => Supportare le aziende nei loro ambiziosi progetti di creazione di valore con l’Africa.
  2. Anche il segmento di clientela è chiaro => Il target di questa ipotetica organizzazione sono le Piccole e Medie Imprese. Di conseguenza, le Grandi Imprese sono escluse dal suo raggio d’azione e anche i liberi professionisti lo sono.
  3. Da ultimo, la mia frase spiega molto bene quando questa ipotetica organizzazione considererà la sua avventura imprenditoriale un successo => Ovvero, quando sarà considerata, in Italia e in Europa, l’azienda leader nei processi di internazionalizzazione con l’Africa.

CONCLUSIONI

Le risposte alle 3 domande di cui sopra riescono a spiegare chiaramente ai membri del tuo Team qual è la nicchia di mercato a cui ti rivolgi e cosa occorre per portare al successo il tuo progetto imprenditoriale.

Per comprenderle, come vedi, non occorre essere dei laureati ed è per questo che consiglio il loro utilizzo in ogni contesto aziendale.

Inoltre, come vedrai, l’impatto che le risposte a queste 3 domande avranno sulle tue scelte aziendali sarà grande.

Ritornando al mio esempio, l’ipotetica organizzazione di cui parlo terrà conto solo dei feedback delle PMI nella creazione dei suoi servizi.

Inoltre, per quanto riguarda i processi d’internazionalizzazione prenderà in considerazione solo l’Africa.

Questo vuol dire che non accompagnerà le PMI in Cina o negli USA.

P.S.: Più l’Obiettivo Supremo sarà ambizioso più facile sarà per te attirare giovani talenti con cui creare il tuo Dream Team.

Infatti, i Millenials e la Generazione Z, come hanno dimostrato recenti ricerche sociologiche, ai soldi preferiscono le imprese sfidanti.

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Paolo Cerra: SkillsJobs

Paolo Cerra – Fondatore SkillsJobs

Oggi, mio caro lettore, ti presento Paolo Cerra, fondatore di SkillsJobs, una piattaforma che fa incontrare domanda e offerta di lavoro che ha preso molto sul serio il tema della sostenibilità ambientale.

Infatti, ogni volta che effettua direttamente una ricerca per una posizione, per ogni colloquio di lavoro che svolge adotta un albero per un anno.

Inoltre, per ogni candidato che viene inserito in un’azienda, invece, ne pianta uno e lo cura, attraverso uno dei suoi partner, per 10 anni in un bosco chiamato il Bosco di SkillsJobs cosa che gli permette di abbattere l’immissione nell’ambiente, rispettivamente, di 10 kg e 100 kg di CO2 .

Ad oggi, SkillsJobs ha circa 60 alberi tra adottati e piantati ciò gli ha permesso di abbattere circa 1 t di CO2.

A breve, farà un’altra operazione interessante in favore dell’ambiente.

Infatti, adotterà delle arnie e manderà all’azienda cliente un certificato e un codice per avere un vaso di miele da 500 gr proveniente dall’arnia adottata.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 42 anni e abito ad Agrate Brianza in provincia di Monza e Brianza.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Diplomato Itis come Perito Specializzazione Meccanica, iscritto per due anni ad un diploma di Laurea di Economia e Commercio in Statistica ed Informatica per la gestione aziendale e, poi, Scuola del commercio per ottenere l’abilitazione al ruolo come Mediatore e Rappresentante del Commercio.

Qual è stato il tuo percorso lavorativo e cosa ti ha insegnato?

Ho lavorato per 3 anni come dipendente e per 20 come libero professionista, prestando la mia professionalità a “prenditori” che mi hanno insegnato solo come non fare l’imprenditore.

Qual è la tua attuale attività?

La mia attuale e principale attività è SkillsJobs, ma in realtà stiamo sviluppando tutta una serie di attività correlate con diverse tecnologie.

Che cos’è SkillsJobs e quando nasce?

SJ nasce nel 2017 dopo aver raggiunto una certificazione come Hr Specialist con un corso Adecco/Formatemp ed aver ottenuto l’autorizzazione ministeriale come Agenzia di Intermediazione al Lavoro.

SJ è un portale per la ricerca di lavoro e di risorse umane.

Ma, in realtà, è anche un hub o rete di imprese che offrono servizi B2B2C e un CRM in cloud per la gestione delle offerte di lavoro.

Come nasce l’idea di SkillsJobs e quale problema vuole risolvere?

SJ nasce dalla necessità di rivoluzionare il paradigma della ricerca di lavoro, rimettendo al centro le persone con le loro competenze e le loro aspirazioni.

La situazione pre Covid-19 era già grave e la pandemia non ha fatto altro che peggiorarla.

SJ opera e riesce a trovare i giusti candidati senza chiedere dati come età, genere, nazionalità, credo politico/religioso, orientamento sessuale, foto e curriculum vitae.

Sì, da noi non serve il classico CV, perché crediamo che nel 2021 sia diventato uno strumento obsoleto per poter valutare una persona e che, molto spesso, non venga nemmeno preso in considerazione.

Da un lato, abbiamo eliminato le possibili discriminazioni, inserendo anche una sezione dedicata a una autovalutazione delle proprie soft skills (verificabili anche attraverso uno dei nostri partner specializzato in analisi comportamentali) ed una dedicata alle aspirazioni delle persone (vogliamo unificare in un modello i profili in modo tale per cui in ogni parte del mondo si possa accedere a dati certificati attraverso la blockchain in modo univoco).

Dall’altro, le aziende possono valutare i profili che la nostra piattaforma segnala automaticamente grazie al nostro software depositato e di cui siamo proprietari, ma solo in blind mode.

Infatti, per poter contattare la persona devo avere la sua autorizzazione.

Questo avviene attraverso un messaggio automatizzato che invita l’utente a valutare l’offerta e a esprimere l’interesse per effettuare il colloquio.

Solo a quel punto un’azienda potrà conoscere la persona, ma solamente dopo aver valutato le sue competenze.

Al candidato basta una sola registrazione.

Poi, il suo profilo viene suggerito automaticamente alle aziende in base alla percentuale di aderenza rispetto alla ricerca fatta dalle suddette.

Una sola registrazione infinite opportunità.

Quale problema vuole risolvere SkillsJobs?

SJ vuole dare le stesse opportunità a tutti di poter trovare il proprio posto nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile e alle migliori condizioni possibili.

Quali sono i principali problemi che hai incontrato o stai incontrando nello sviluppo del progetto?

Più che problemi riscontro una chiusura mentale verso la possibilità di trovare le persone giuste con un modo completamente diverso da come si è sempre fatto e con l’aiuto di un software che suggerisce i profili più in linea con la ricerca in atto.

Quando, in Italia, la smetteremo di fare discriminazioni (non solo a parole ma anche nei fatti), forse, SJ diventerà il portale di riferimento ed il mondo sarà un posto migliore.

Ne sono certo o almeno lo spero.

Che forma giuridica ha Skillsjobs?

Ad oggi, operiamo come impresa individuale ma a settembre in concomitanza con un operazione di crowdfunding apriremo la nostra srl come startup innovativa.

SkillsJobs ha un’autorizzazione pubblica per operare nel settore dei servizi per il lavoro?

Certo, SJ ha un Autorizzazione Ministeriale come Agenzia di Intermediazione al Lavoro a tempo indeterminato.

Qual è il modello di business alla base di SkillsJobs?

SJ ha diversi modelli di business su cui basa la propria attività: vendita di profili, consulenza alle aziende, commissioni sui servizi dei partner tecnici, vendita di formazione, temporary management.

Sono tutte linee di business che insieme compongono il mondo SJ perché, ad oggi, è impensabile che un portale per la ricerca di lavoro stia in piedi solo con la vendita degli abbonamenti.

Quali sono i tuoi principali concorrenti?

Noi non pubblicando annunci di lavoro ma ricerche di competenze non abbiamo dei diretti competitor tra i big come Infojobs etc.

Nei fatti i nostri più diretti competitor sono le agenzie di ricerca e selezione sul territorio specifico ma, in Italia, sono oltre 4500 e, quindi, tutte di piccole dimensioni a meno che non facciano parte di un gruppo.

SJ si propone come strumento per la ricerca.

E, per assurdo, potrebbe essere utilizzato da tutte le attuali società di ricerca e selezione ed agenzie per la somministrazione come CRM o ATS per gestire le candidature tagliando sensibilmente costi e tempi.

Hai partecipato a qualche contest per startup? Se sì, quali risultati hai ottenuto?

Abbiamo partecipato a contest per startup senza esiti di rilievo. In quanto, normalmente, vengono premiate iniziative più rivolte ai settori food, moda, sharing economy, turismo e food delivery.

Abbiamo, invece, partecipato a contest per aziende di settore e abbiamo vinto il Premio di Categoria Migliore Soluzione per le imprese indetto da Fondazione Sodalitas in Assolombarda ed il Premio HR Mindset Award dalla Società Fertonani – Proper Del Mare e un premio personale come Miglior Impenditore del sociale indetto da un’importante associazione che lotta contro le violenze di genere ed ogni tipo di discriminazione.

Che risultati stai ottenendo con SkillsJobs?

Ad oggi, SJ ha aiutato 38 aziende raggiungendo un fatturato inferiore ai 200.000 € e validando tutte le nostre linee di business in due anni effettivi di attività (tolti i tempi per lo sviluppo e il 2020).

Tra il 2021-2022 creeremo un centinaio di nuovi posti di lavoro grazie ad accordi di partnership per lo sviluppo della rete di punti fisici sul territorio.

Per poi sbarcare nel 2023 sul mercato europeo con un servizio unico nel suo genere.

Come pensi di scalare il mercato?

Stiamo cercando consulenti commerciali HR e recruiter per aprire almeno 1 punto fisico in ogni regione.

Quasi come se fosse un centro per l’impiego 4.0 che porterà SJ, oltre ad essere riconosciuto sul territorio, a implementare i servizi e l’offerta formativa.

Sicuramente, un aiuto importante lo darà il crowdfunding, ma siamo aperti a collaborazioni Win-Win.

Intendi replicare SkillsJobs anche in altre nazioni?

In altre nazioni stiamo già prendendo le misure e sono felice di poter dire che sarà meno faticoso che qui da noi.

Vuoi per mentalità, vuoi per una legislazione diversa per il mondo del lavoro.

Ma, sì, SJ valicherà i confini.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Se SJ riuscirà a mantenere l’impegno per gli 8 punti su 17 per un Europa più sostenibile, mi candiderò come Ministro per il Lavoro.

Altrimenti, continuerò la mia attività e mi piacerebbe trasmettere le mie competenze alle nuove generazioni di imprenditori.

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OKR

Per implementare ed eseguire un piano strategico aziendale si può ricorrere al framework OKR (Objectives & Key Results), acronimo inglese che sta per “Obiettivi e Risultati Chiave“.

Questo schema concettuale permette di:

  • focalizzarsi sui risultati che contano;
  • raggiungere una maggiore trasparenza all’interno dell’azienda;
  • ottenere un migliore allineamento riguardo alla strategia aziendale che i membri dell’azienda e i collaboratori dovranno portare a compimento.

Ciò viene ottenuto organizzando dipendenti, collaboratori e il lavoro che svolgono attorno al raggiungimento di obiettivi comuni.

Un OKR consiste in un obiettivo, che indica la direzione da seguire, e alcuni risultati chiave, che bisogna ottenere se si vuole raggiungere l’obiettivo.

Mentre le iniziative sono tutti quei progetti e compiti che ti aiuteranno a raggiungere i risultati chiave.

In altri termini, l’OKR serve alle aziende per colmare il gap che vi è tra la strategia e la sua esecuzione.

E lo fa attraverso una serie di regole che permettono ai dipendenti e ai collaboratori di prioritizzare le attività, di allinearsi e di misurare i risultati dei loro sforzi.

CHE COS’È UN OBIETTIVO

Un obiettivo è una descrizione di un qualcosa che l’azienda vuol raggiungere in un tempo futuro.

Esso stabilisce la direzione in cui si vuole andare e non deve essere tecnico, né contenere metriche.

CHE COS’È UN RISULTATO CHIAVE

Un risultato chiave è un qualcosa di misurabile che bisogna ottenere, se si vuole raggiungere l’obiettivo.

Si tratta di milestone che indicano quanto si è vicini al raggiungimento del suddetto.

Un risultato chiave, quindi, indica i progressi fatti nella giusta direzione.

OKR: BENEFICI

Lato business questo strumento rende più efficaci ed efficienti i dipendenti e i collaboratori, migliora le performance generali dell’azienda e porta a un aumento delle vendite.

Lato cultura aziendale si ha un maggior:

  • Allineamento strategico: gli OKR aiutano i manager e i dipendenti e collaboratori a remare nella stessa direzione.
  • Focus nell’esecuzione: gli OKR aiutano a focalizzarsi solo sulle cose che davvero contano dando priorità, unicamente, a ciò che ha un grosso impatto sul business.
  • Coinvolgimento dei dipendenti e collaboratori: gli OKR aiutano a comunicare il quadro d’insieme in un modo comprensibile a tutti.

OKR: ATTIVITÀ PRELIMINARI

Prima di implementare l’uso degli OKR all’interno della tua azienda è importante che tu abbia chiaro in mente le sfide che vuoi risolvere e i benefici che ti aspetti di ottenere.

Inoltre, dovrai nominare un OKR Ambassador che avrà il compito di assicurarsi che tutti quelli che useranno gli OKR siano stati istruiti a dovere sul loro utilizzo e siano sul pezzo.

Oltre a ciò, dovrà dare il suo aiuto ed essere da guida nei momenti in cui ce ne fosse bisogno.

Infine, stabilisci la cadenza dei tuoi OKR.

A questo proposito, ricordati che solitamente si stabiliscono 2 cadenze: annuale per l’azienda e trimestrale per i team e gli individui.

OKR: TRASFORMA VISION E MISSION NELL’OBIETTIVO SUPREMO

Spesso la Vision e la Mission di un’azienda sono di difficile comprensione e si confondono l’una con l’altra.

Per ovviare a ciò, si possono trasformare nell’Obiettivo Supremo.

Con questo intendo il fine ultimo per cui è nata la tua azienda.

La stella polare verso la quale devono convergere tutti gli altri obiettivi.

E che richiederà 10, 15, 25 anni o più per essere realizzato.

Alcuni esempi:

  • Rendere la razza umana interplanetaria (Space X).
  • Diventare la più grande compagnia aerea europea attraverso l’offerta delle tariffe più basse possibili (Ryanair).
  • Diventare il più cliente-centrico online store che vende ogni tipo di prodotto (Amazon).

COME STABILIRE GLI OKR AZIENDALI

Gli OKR aziendali vanno da un minimo di 3 a un massimo di 5 e devono darsi un limite temporale di 12 mesi, ma si possono anche prevedere, in caso siano particolarmente ambiziosi, 36 mesi.

Non vanno calati dall’alto, bensì i manager, all’inizio, dovranno organizzare con dipendenti e collaboratori un OKR Workshop per capire il loro pensiero su quali dovrebbero essere le principali priorità dell’azienda.

L’obiettivo di questo esercizio è quello di arrivare a un comune sentire sui risultati da raggiungere nei successivi 12 mesi.

Una volta stabiliti essi dovranno essere suddivisi in unità più piccole e assegnati ai Team o agli individui.

Si parla in questo caso di OKR di Team o individuali.

COME STABILIRE GLI OKR DI TEAM O INDIVIDUALI

Gli OKR di Team o individuali devono essere sottoposti a un monitoraggio settimanale o bisettimanale per vedere il loro stato di avanzamento attraverso i Team Meeting.

Gli OKR di Team o individuali devono avere la precedenza su ogni altro tipo di attività.

Questo per permettere all’azienda di realizzare i suoi OKR.

CARATTERISTICHE CHIAVE DEGLI OBIETTIVI

Gli obiettivi devono essere:

  • Allineati: gli obiettivi dei Team e degli individui devono essere allineati a quelli dell’azienda e supportare il raggiungimento dell’Obiettivo Supremo.
  • Ad alto impatto: il raggiungimento degli obiettivi di Team e/o individuali deve avere un effetto positivo enorme sul business dell’azienda.
  • Temporizzati: mantenere gli obiettivi dei Team e degli individui dentro limiti temporali brevi e predefiniti favorisce la focalizzazione e costanti cicli di revisione che, loro volta, permettono di capire cosa sta funzionando e cosa non sta funzionando e di modificare tutti quegli OKR che non stanno contribuendo al completamento degli OKR aziendali.

CARATTERISTICHE CHIAVE DEI RISULTATI CHIAVE

risultati chiave devono essere:

  • Ad alto impatto: i risultati chiave di Team o individuali devono riflettere un grosso cambiamento. Un cambiamento che se raggiunto al 70% o all’80% non passa inosservato in azienda. Per questo motivo vanno resi difficili e sfidanti.
  • Specifici: i risultati chiave di Team o individuali devono avere uno scopo specifico ed essere focalizzati. Mentre i risultati chiave dell’azienda devono contenere metriche più ampie. Questi devono misurare progressi più granulari (ad esempio, le vendite di un singolo prodotto o servizio).
  • Influenzabili: i risultati chiave di Team o individuali devono ricadere nella loro sfera di influenza, anche se non sono sotto il loro controllo. Esempio di risultato chiave influenzabile: scrivere un post che raggiunge le 10.000 visualizzazioni (azione che puoi influenzare scrivendo un ottimo contenuto).

CARATTERISTICHE CHIAVE DELLE INIZIATIVE

Le iniziative devono essere:

  • Specifiche: il loro scopo deve essere ben definito e il titolare dell’iniziativa deve sapere cosa fare.
  • Controllabili: il titolare dell’iniziativa deve avere il pieno controllo su di essa. Il suo completamento dipende solo da lui. Ciò lo rende pienamente responsabile del suo insuccesso.

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L’analisi SWOT

Lanalisi SWOT (acronimo di Strengths, Weaknesses, Opportunities, Threats) è un framework utile per prendere decisioni strategiche e far crescere il proprio business.

Il processo prevede l’identificazione dei punti di forza e di debolezza di un’azienda, nonché delle opportunità e delle minacce presenti nel mercato in cui opera.

Dapprima lo sguardo va rivolto all’interno della propria organizzazione e, successivamente, all’esterno.

Questo ti aiuterà a decidere quali segmenti di mercato offrono le migliori opportunità di crescita per la tua realtà imprenditoriale o professionale.

Il risultato di un’analisi SWOT viene solitamente schematizzato in un matrice, detta appunto matrice SWOT.

Non esiste una matrice SWOT definitiva perché i punti di forza, i punti deboli, le opportunità e le minacce dipendono in larga misura dall’obiettivo che prendi in esame.

PERCHÉ L’ANALISI SWOT È IMPORTANTE

Prima di esaminare in che modo l’analisi SWOT può essere applicata alla tua azienda è importante chiarire i termini: punti di forza, debolezze, opportunità e minacce.

  • Punti di forza: fattori interni favorevoli al raggiungimento dell’obiettivo della tua azienda.
  • Debolezze: fattori interni sfavorevoli al raggiungimento dell’obiettivo della tua impresa.
  • Opportunità: fattori esterni favorevoli al raggiungimento dell’obiettivo della tua azienda.
  • Minacce: fattori esterni sfavorevoli al raggiungimento dell’obiettivo della tua impresa.

N. B.: il punto debole principale dell’analisi SWOT è che può essere altamente soggettiva.

Ad esempio, se la tua impresa dipende da un unico grande distributore, questo potrebbe essere visto come un punto di forza, in quanto sei in grado di immettere i tuoi prodotti sul mercato in modo rapido ed efficiente.

Tuttavia potrebbe anche essere visto come una debolezza perché le vendite dipendono totalmente da questo unico distributore.

N. B.: Alcuni fattori possono essere punti di forza o di debolezza a seconda dell’obiettivo aziendale.

⚠️  È piuttosto frequente in realtà condurre analisi SWOT senza aver dichiarato alcun obiettivo aziendale specifico.

Analisi SWOT di questo tipo possono avere valore nel guidare la strategia ad alto livello ma, quando una potenziale strategia è stata identificata e viene considerata come un obiettivo aziendale, saranno necessarie ulteriori matrici SWOT a un livello inferiore.

Inoltre, tieni sempre a mente che l’analisi SWOT è spesso un processo iterativo i cui risultati determinano la messa in discussione dell’obiettivo stabilito in partenza, portando quindi all’esecuzione di un’altra analisi.

COME FARE L’ANALISI SWOT

Per fare un’analisi SWOT in modo corretto occorre coinvolgere nella sua realizzazione tutti gli stakeholder necessari.

Ognuno di essi porterà le sue competenze, le sue esperienze e, soprattutto, il suo punto di vista.

Il processo SWOT deve essere guidato da un leader che possa gestire con successo le riunioni e deve incoraggiare tutti i partecipanti a contribuire al brainstorming con le proprie idee.

Anche le idee più pazze e inverosimili possono essere utili.

Quindi tutte hanno la stessa dignità e devono trovare il loro spazio durante il brainstorming.

Nel processo di analisi SWOT è obbligatorio sospendere critiche e giudizi fino alle fasi finali: in questo modo i partecipanti si sentiranno liberi di esternare idee e concetti di ogni tipo che potrebbero, poi, rivelarsi preziosi.

ANALISI INTERNA: PUNTI DI FORZA E DEBOLEZZE

Un punto di forza è qualcosa che ha un’implicazione positiva: aggiunge valore all’offerta oppure offre all’impresa un vantaggio competitivo.

I punti di forza includono: capitale disponibile, attrezzature, credito, clienti consolidati e fedeli, canali di distribuzione esistenti, materiali protetti da copyright, brevetti, sistemi informativi e di elaborazione, e altre risorse preziose.

Puoi esaminare e valutare i tuoi punti di forza in base alle varie funzioni aziendali (marketing, vendite, produzione, controllo di gestione, etc.).

Guardare le cose in questo modo può rendere più facile identificare gli attributi positivi all’interno di ciascuna funzione.

Domande guida:

  • Cosa facciamo bene?
  • Quali qualità oppure aspetti hanno convinto i nostri clienti a scegliere il nostro prodotto o servizio?
  • Quali risorse abbiamo a nostra disposizione?
  • Cosa vedono gli altri come i nostri punti di forza?
  • In quali aree siamo considerati esperti?
  • Quali vantaggi abbiamo rispetto alla nostra concorrenza?

Le debolezze (dette anche: punti di debolezza o punti deboli) sono caratteristiche della tua impresa oppure del tuo prodotto o servizio che risultano dannose per la crescita del tuo business.

Sono tutte quelle cose che sminuiscono il valore della tua offerta o ti mettono in una posizione di svantaggio rispetto ai tuoi concorrenti.

I fattori identificati come punti deboli possono, spesso, essere risolti con investimenti oppure interventi strutturali mirati.

Domande guida:

  • Cosa può essere migliorato o modificato?
  • Cosa facciamo male?
  • Come ci confrontiamo con gli altri?
  • Come si confrontano le nostre prestazioni con quelle dei nostri concorrenti?
  • Cosa ci hanno detto i nostri clienti?
  • Come abbiamo risposto a questo feedback?
  • Cosa dovremmo evitare?
  • Come giudicano le terze parti la nostra prestazione o servizio?
  • Ci siamo autoimposti dei vincoli?

N. B.: Nell’analisi dei punti deboli bisogna essere sinceri fino alla brutalità, se si vuole farla bene. Indorare la pillola non serve a nulla e porta a fare errori macroscopici.

ANALISI ESTERNA: OPPORTUNITÀ E MINACCE

Le opportunità possono verificarsi per una serie di motivi e possono derivare da cambiamenti all’interno del mercato, cambiamenti nello stile di vita dei clienti, progressi tecnologici, nuovi metodi di produzione etc.

Queste opportunità di crescita possono derivare anche dalla risoluzione di un problema associato al prodotto corrente.

Le aziende di successo riesaminano costantemente il loro mercato e i loro servizi per vedere come aumentare la propria quota di mercato.

Tutte le opportunità che identifichi nell’analisi SWOT saranno esterne alla tua impresa e alcune potrebbero essere limitate nel tempo.

Per quanto riguarda, invece, le minacce, ovvero i rischi esterni che la tua azienda deve affrontare.

Sono elementi su cui hai scarso o nessun controllo.

Ma che ti devono spingere a fare dei piani per la gestione del rischio e delle situazioni di emergenza.

N. B.: Le minacce possono avere origine nella catena di fornitura, dal ciclo economico, dai cambiamenti sociali o legislativi etc.

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Il metodo SMART

In qualità di imprenditore o libero professionista, se vuoi raggiungere dei risultati che durino nel tempo, devi ragionare per obiettivi.

Ma quali caratteristiche deve avere un obiettivo aziendale o professionale?

Te lo spiego subito.

Let’s go!

IL METODO SMART

Un obiettivo aziendale o professionale degno di questo nome deve possedere le seguenti 5 caratteristiche:

  • S (Specific): deve essere specifico. Ad esempio, voglio aumentare i profitti.

Per aiutarti nel definire un obiettivo specifico puoi ricorrere al seguente schema:

  1. Chi – bisogna assolutamente considerare le persone che verranno coinvolte per raggiungere un obiettivo, specie se si parla di un lavoro di gruppo.
  2. Cosa – bisogna cercare di definire esattamente quello che si sta cercando di ottenere e non aver paura di entrare nel dettaglio.
  3. Quando – bisogna pensare ad un periodo di tempo da dedicare al raggiungimento dell’obiettivo.
  4. Dove – bisogna indicare luoghi o località rilevanti per la gestione dell’obiettivo, qualora vi siano.
  5. Quale – in questa fase, bisogna determinare gli eventuali ostacoli o requisiti correlati all’obiettivo. Per esempio, se si pensa di aprire una pizzeria ma non si sa come si fa l’impasto, questo potrebbe essere un possibile ostacolo da superare.
  6. Perché – che cosa spinge all’azione? Parlando di obiettivi specifici riferendosi ai dipendenti, la motivazione sarà probabilmente lo sviluppo aziendale o lo sviluppo della carriera.
  • M (Measurable): deve essere misurabile. Quindi, riprendendo l’esempio di cui sopra, si dovrà attribuire un valore definito all’aumento dei profitti: voglio aumentare i miei profitti del 15%.

  • A (Achievable): deve essere raggiungibile. Quindi, sii realista quando ti poni l’obiettivo (anche se devi pensare in grande quando formuli la tua Vision e gli obiettivi di lungo periodo poiché sono loro che alimentano la tua spinta motivazionale).

  • R (Relevant): deve essere rilevante. Poiché, se il gioco non vale la candela, non farai i sacrifici necessari per raggiungere l’obiettivo che ti sei posto.

  • T (Time-Based): devi stabilire un tempo limite in cui dover raggiungere il tuo obiettivo. Io ti suggerisco di darti un macro obiettivo a 12 mesi che poi andrai a scomporre in micro obiettivi trimestrali.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere una consulenza GRATUITA di 30 minuti con me e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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CHI SONO

Mi chiamo Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.

La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first”, i Personal o i Corporate & Product Brand dei miei clienti.

Il customer profile nel B2B

Acquisire clienti nel B2B è un processo molto lungo che richiede in media dai 6 ai 18 mesi.

Per questo motivo è molto importante sviluppare un customer profile molto preciso.

Così sarà più facile, per te, avere dei lead qualificati (cioè contatti in target con il prodotto o servizio che vendi) da girare ai tuoi venditori oppure a te stesso, se sei colui che si occupa delle vendite.

COME SI SVILUPPA UN CUSTOMER PROFILE EFFICACE

Per sviluppare un customer profile efficace devi analizzare il tuo database clienti.

Se usi un CRM come, ad esempio, Hubspot ti sarà molto facile recuperare i dati che ti servono per crearne uno.

I principali dati che dovrai prendere in considerazione sono:

  • Il tipo di azienda con cui, solitamente, concludi gli affari migliori (numero di dipendenti, settore merceologico, fatturato, specializzazione etc.).
  • La tipologia di decisore aziendale con cui tu o i tuoi venditori siete entrati in contatto in tutti gli affari che avete concluso.
  • Le persone che influenzano il decisore aziendale. Questo è un fattore da non sottovalutare mai. Di recente, infatti, non sono riuscito a portare a casa un contratto poiché la mia offerta, pur essendo stata valutata positivamente, è stata sopravanzata da quella di un amico di vecchia data di uno dei soci con cui avevano già lavorato in passato.
  • Il Customer Lifetime Value (CLV) dei tuoi clienti, in altre parole quanto tempo il tuo cliente rimane fedele ai tuoi prodotti o servizi e il conseguente valore dei suoi acquisti.
  • Lo scontrino medio dei tuoi clienti.
  • Il Churn Rate ovvero il tasso di abbandono dei tuoi clienti.

Una volta che avrai analizzato questi dati (ma anche tutti quelli che ritieni importanti per raggiungere lo scopo) potrai stabilire gli attributi del customer profile e girarli a chi si occupa del tuo marketing affinché individui i migliori canali e le migliori tattiche per farti arrivare davanti a chi ha il potere di decidere se acquistare il tuo prodotto o servizio e a chi può influenzarlo nella sua decisione.

Ricordati, però, che più sarà grande il tipo di azienda a cui miri, maggiore sarà il numero di queste persone.

N. B.: LinkedIn, a seconda del tasso di adozione di questo social nella nazione che stai approcciando, può essere lo strumento più idoneo per farti entrare in contatto coi decisori aziendali.

Inoltre, non sottovalutare il potere di Bing poiché questo motore di ricerca è il più utilizzato nelle grandi aziende che lavorano in ambiente Microsoft.

Mentre PMI e professionisti usano, come motore di ricerca, prevalentemente Google.

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Federico

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Mi chiamo Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.

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La matrice RACI

Matrice RACI
Matrice RACI – Progetto: Sito web in lingua inglese.

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della matrice RACI (anche detta matrice di assegnazione responsabilità) si tratta di uno strumento molto utile nel momento in cui un team lavora su un progetto che ha una complessità di esecuzione medio-alta.

Infatti, distribuisce le responsabilità delle singole attività necessarie per il completamento del lavoro in modo che sia chiaro a tutti chi deve fare una determinata cosa.

Quattro sono i ruoli che un soggetto all’interno di un progetto può ricoprire:

  • Responsible (R): ovvero colui che esegue materialmente l’attività. N. B.: un’attività può avere anche più Responsible.
  • Accountable (A): ovvero, la persona che detiene la titolarità dell’attività. Cioè colui che deve dare l’approvazione finale quando l’attività viene completata. L’Accountable è, per intenderci, colui che delega le varie attività e rivede il tutto prima della consegna. A volte, egli è anche un ResponsibleOgni fase del progetto può avere un solo Accountable.
  • Consulted (C): ovvero, tutte quelle persone che forniscono informazioni per il progetto, spesso si tratta di esperti della materia. Esse devono dare il loro contributo prima che il lavoro sia svolto ed approvato. Possono fornire semplici input oppure effettuare revisioni importanti.
  • Informed (I): ovvero, tutti coloro che devono essere, semplicemente, tenuti informati dello stato di avanzamento del progetto, senza che ci sia bisogno di un loro coinvolgimento diretto nelle attività. Queste sono persone che sono influenzate dall’esito delle attività ed è per questo motivo che vanno tenute informate.

LA MATRICE RACI: UTILITÀ

Se non si definiscono chiaramente ruoli e responsabilità, i progetti inevitabilmente incontrano delle difficoltà.

Infatti, possono facilmente nascere dei conflitti di attribuzione tra i membri del team poiché non è chiaro chi deve svolgere una determinata attività.

Mentre quando i membri di un team sanno che cosa ci si aspetta da loro è più facile che completino i loro compiti rispettando le scadenze, i budget e la qualità del lavoro richiesta.

Infine, questo strumento è utile poiché incoraggia ogni membro del team ad assumersi le responsabilità del proprio lavoro all’interno del progetto.

CREA LA TUA MATRICE RACI

Creare una matrice RACI è facile.

Infatti, basta utilizzare Excel o un qualsiasi altro foglio di calcolo.

Per crearne una tua ti basterà seguire questi 3 semplici passaggi:

  1. Colonna A: elenca tutte le fasi in cui è suddivisibile il progetto (una per ciascuna casella). N. B.: nella casella A1 scrivi: Project Deliverable.
  2. Riga 1: scrivi i nomi dei membri del team o i loro ruoli (uno per ogni casella).
  3. Infine, assegna, per ogni attività, un valore di responsabilità a ogni persona o ruolo del team (v. immagine all’inizio del post).

N. B.: Ogni attività dovrà avere un Responsible e un Accountable

Ricordati, però, che nessuna attività potrà avere più di un Accountable.

Una volta preparata la matrice RACI discutila con i membri del team in modo che sia chiaro a tutti chi fa cosa.

Dopodiché dai il via al progetto.

MATRICE RACI: SUGGERIMENTI

Ecco alcuni consigli per ottenere il massimo da questo strumento:

  1. Allinea le attività della tabella RACI con il piano del progetto e le scadenze stabilite nel GANTT.
  2. Crea, nella tabella RACI, una legenda con i significati relativi alle varie lettere dell’alfabeto utilizzate in modo che ognuno possa consultarla ogni volta che abbia bisogno di ricordarsi il significato di una lettera.
  3. Non inserire nella tabella RACI attività generiche come riunioni o attività amministrative.
  4. Non creare una tabella RACI, se il tuo team è composto solo da te e un tuo collaboratore.
  5. Includi la tabella RACI nel GANTT.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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E ricordati:

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Federico

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CHI SONO

Mi Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.

La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first”, i Personal o i Corporate & Product Brand dei miei clienti.

Lucia Dal Negro: De-LAB srl

Lucia Dal Negro
Lucia Dal Negro – PhD Co-founder & CEO @ De-LAB srl SB

Oggi, mio caro lettore, ti presento Lucia Dal Negro, CEO e cofondatrice di De-LAB srl Società Benefit, oltre che ricercatrice.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 36 anni e abito tra Milano e Verona.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho studiato in triennale Cooperazione allo Sviluppo e in specialistica Relazioni Internazionali in Cattolica.

Contemporaneamente ho seguito i corsi del Diploma e del Diploma Avanzato in Emergenze Umanitarie all’ISPI.

Poi ho seguito un MSC in Ambiente e Sviluppo (facoltà di Geografia) alla London School of Economics e a seguire un Dottorato in Istituzioni e Politiche internazionali alla Cattolica di Milano.

Quali sono state le tue esperienze lavorative precedenti a quella attuale?

Ho lavorato come ricercatrice al CNR, poi ho fondato De-LAB e in contemporanea ho lavorato per quasi tre anni all’interno di un gruppo industriale bresciano dove ho diretto l’ufficio sostenibilità e comunicazione.

Sono poi tornata in De-LAB, che ho trasformato in Società Benefit, nel 2018, e BCORP nel 2020.

Come e quando nasce De-LAB?

Nel 2013-2014 come rete tra liberi professionisti e membro italiano di un network internazionale specializzato in Business Inclusivo.

Nasce da me e coinvolge inizialmente due colleghe di studi in Italia e tre di studi a Londra.

Quali sono la Vision, la Mission e i valori di De-LAB?

Vision: contribuire a rendere imprese e organizzazioni degli agenti di cambiamento positivo per le comunità e l’ambiente, generando ecosistemi ibridi (profit-non profit-pubblico), sistemici e rigenerativi.

Mission: Accompagniamo il settore privato e le organizzazioni all’interno di business model a impatto sociale: innovativi, sostenibili, inclusivi.

Valori: Curiosità, coerenza, collaborazione.

Chi sono le socie fondatrici di De-LAB, come le hai conosciute e quali sono i loro ruoli all’interno dell’azienda?

La socia fondatrice di De-LAB (diciamo fase1), oltre a me, è Irene Tomasoni, mia compagna di studi.

Con la trasformazione in Società Benefit, il socio di capitale è un professionista specializzato in Data Analysis.

Cosa vuol dire per voi essere una B Corp e come incide ciò sull’attività ordinaria della vostra azienda?

Significa essere coerenti con ciò che progettiamo per gli altri e ciò che scegliamo di essere noi in primis.

Significa capire meglio come si sentono i nostri clienti perché le stesse cose le abbiamo vissute e sperimentate anche noi… non banale all’interno di una relazione consulenziale.

A livello di impatto sull’operatività significa capire e ponderare ogni scelta alla luce del suo impatto su ambiente e società, dovendo poi rendicontare tutto a fine anno.

Di che cosa si occupa De-LAB?

Di progettazione sociale nelle forme della consulenza, ideazione e comunicazione di iniziative che distinguano le aziende per i propri valori.

Siamo specializzati nell’applicazione dei modelli di Innovazione Sociale e Business Inclusivo, entrambi focalizzati sul risolvere problemi in contesti di scarsità/povertà.

Quanti dipendenti e collaboratori ha De-LAB?

Siamo 6 in tutto.

Siete un’azienda tradizionale o full remote?

Nati full remote da sempre, ci piacerebbe poter essere più presenti a Milano, dove abbiamo la sede, quando sarà possibile.

Che cos’è il progetto Kokono™?

È il nostro progetto di Business Inclusivo “in-house”, cioè non è di nostri clienti ma sviluppato al nostro interno grazie alla collaborazione con Fondazione Bassetti e Triennale Milano per la mostra New Craft (Triennale XXI).

Il tema era inventare un nuovo prodotto per un nuovo mercato, così abbiamo applicato i nostri studi al settore della salute materno-infantile e abbiamo brevettato una culla salva-vita per comunità a basso-reddito, partendo dall’Uganda.

Qualora il progetto Kokono decollasse, pensi che creerete una società autonoma partecipata da De-LAB?

Valuteremo anche questa possibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Far crescere De-LAB.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Melania Ciaramicoli: Pianeta delle Idee, blog sulla sostenibilità ambientale

Melania Ciaramicoli – Blogger & Attivista sul tema della sostenibilità ambientale.

Oggi, mio caro lettore, ti presento Melania Ciaramicoli, fondatrice e proprietaria del blog Pianeta delle Idee che tratta del tema della sostenibilità ambientale.

Buona lettura!

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Ciao Federico, grazie mille per aver deciso di ospitarmi sul tuo blog.

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 42 anni e sono nata in una cittadina in provincia di Roma.

Nel periodo dell’adolescenza mi sono trasferita insieme alla mia famiglia nelle Marche, regione nella quale vivo tuttora.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono diplomata in maturità artistica – sezione architettura – con attestato di grafica pubblicitaria.

Dopodiché ho intrapreso gli studi universitari nel mondo dei beni culturali laureandomi in Scienze dei Beni Archivistici e Librari.

Che lavoro fai?

In questo momento sto portando avanti un sogno.

Quello di poter trasformare il mio progetto di divulgazione ecologica in un vero e proprio lavoro anche se il percorso non è semplice e scontato.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto l’attuale e che cosa ti hanno insegnato?

Ho fatto varie esperienze lavorative partendo da giovane come operaia in un’azienda di confezionamento di lenticchie, poi, cassiera in un supermercato, addetta vendite in una catena di abbigliamento sportivo, assistente in contesto scolastico.

In età più adulta ho maturato, invece, esperienze in ambito archivistico e di gestione informatizzata dei flussi documentali nel settore pubblico.

Alcuni anni fa ho svolto anche il lavoro di agente di polizia municipale.

Devo dire che ogni esperienza è stata un piccolo/grande tassello di crescita sia professionale che umana.

Rapportarsi con persone di età e culture diverse, in contesti differenti, mi ha aiutata ad ampliare la mia visione della vita stessa.

Come mai ti sei appassionata al tema della sostenibilità ambientale?

Fin da piccola sono sempre stata molto sensibile al tema della tutela della natura e degli animali.

In età adulta ho acquisito anche la consapevolezza di come l’essere umano, ahimè, non rispetti e deturbi gli equilibri di questo meraviglioso ecosistema in cui viviamo.

A fronte di questa conscienza non ho potuto far altro che approfondire sempre di più questa tematica a me cara.

Quando hai iniziato il tuo progetto quale obiettivo ti eri prefissata? Lo hai raggiunto?

Il principale obiettivo che mi ha spinto a intraprendere questo progetto era la mia voglia e la mia necessità di diffondere una maggiore consapevolezza sul rispetto nei confronti dell’ambiente.

E posso dire di averlo sempre raggiunto, giorno dopo giorno, grazie a tutte le belle persone che mi seguono sia sul blog che sui social.

Questa intervista nasce proprio grazie a una di loro: Antonio Nenna.

Quando nasce il tuo blog?

Il blog Pianeta delle Idee nasce vari anni fa in un momento particolare della mia vita.

Avevo terminato da poco una delle mie esperienze lavorative ed ero consapevole che non avrei ritrovato un altro impiego in breve tempo.

Mi sono detta che, invece, di compiangermi potevo occupare il tempo a mia disposizione per coltivare ciò a cui tenevo.

Così ho iniziato a condividere tramite il blog lavori di riciclo creativo antispreco e pillole per una corretta raccolta differenziata.

Da qui è nato, successivamente, tutto il resto.

Che risultati hai ottenuto grazie al tuo blog?

Debbo dire che il mio blog mi regala sempre grandi soddisfazioni sia dal punto di vista della consultazione giornaliera, che si aggira sulle 3000/4000 visualizzazioni, ma soprattutto dal punto di vista della relazione con chi mi segue.

Non c’è mai giorno in cui non sia contattata anche solo per un semplice saluto.

Attraverso il blog sono riuscita a creare un vero e proprio rapporto umano anche se dietro a uno schermo.

Mi ha permesso anche di ottenere varie collaborazioni (sia offline che online) come divulgatrice sui temi di una corretta raccolta differenziata e anche del riciclo creativo.

Tra le tante, cito la collaborazione terminata da poco con il magazine La Stampa sezione Tuttogreen.

Quali altri canali di comunicazione usi per distribuire i tuoi contenuti?

Come altri divulgatori mi piace molto comunicare anche attraverso i social – profilo Instagram, pagina e gruppo Facebook, canale YouTube e profilo personale su LinkedIn – che mi permettono di arrivare prima e in modo immediato a chi frequenta queste piattaforme.

Mi permette anche di farmi conoscere meglio, di creare nuove conoscenze e amicizie con persone che hanno una visione della vita molto affine alla mia.

Mi fa sentire meno sola in questa “battaglia” contro il tempo e contro il cambiamento climatico.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il progetto più immediato che mi piacerebbe realizzare è quello legato alla pubblicazione del mio primo libro autoprodotto come coautrice con Vincenzo Masullo: “Cura per un Mondo migliore. Agisci, Ricicla“, che è una sorta di piccolo manuale con semplici consigli e spunti di riflessione ambientale ed ecologica.

Attraverso il ricavato della pubblicazione abbiamo intenzione di piantumare nuovi alberi per rendere il libro, esso stesso, un aiuto reale nella lotta contro il cambiamento climatico.

Inoltre, vorrei anche poter rendere il progetto “Pianeta delle Idee” un vero e proprio nuovo lavoro con il quale coinvolgere sempre più persone e rendere tutti noi, a suon di piccoli e semplici eco-consigli, dei consumATTORI più consapevoli e parti attive.

Sono sempre più convinta che, come mi ha suggerito una persona a me cara della community che mi segue (Tatiana), non è dal perfezionismo di pochi che si cambia il mondo ma dall’imperfezioni di molti.

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