Facebook Ads vs. Google Adwords

Oggi, mio caro lettore, voglio parlarti della differenza che passa tra i due strumenti, al momento, più utilizzati per fare pubblicità online, cioè Facebook Ads e Google Adwords, in modo che tu possa sapere quando è meglio utilizzare il primo piuttosto che il secondo.

Buona lettura!

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DOMANDA CONSAPEVOLE E DOMANDA LATENTE

Per farti capire quando è più indicato usare uno strumento piuttosto che l’altro devo prima introdurre i concetti di domanda consapevole e di domanda latente.

  • La domanda consapevole si ha nel caso in cui gli utenti utilizzano Internet per cercare informazioni su un prodotto o servizio che possa risolvere un loro problema o soddisfare un loro bisogno oppure un loro desiderio.

    Ad esempio, coloro che hanno bisogno di un dentista useranno i motori di ricerca per individuare lo studio dentistico più vicino a casa loro e per valutarne la reputazione.

  • La domanda latente è tipica, invece, di coloro che manifestano interesse per un determinato argomento ma non non hanno ancora maturato un desiderio oppure un bisogno da appagare o un problema da risolvere.

    Ad esempio, una persona che pratica la pesca in apnea o il ciclismo manifesta il suo interesse per tutto ciò che gira intorno a queste due discipline sportive ma non è detto che abbia il desiderio di acquistare un nuovo prodotto per arricchire la sua attrezzatura.

FACEBOOK ADS vs. GOOGLE ADWORDS

Solo una volta che si è compreso con quale tipo di domanda si ha a che fare si potrà stabilire con quale strumento intercettarla.

Infatti, in caso di domanda latente bisognerà adottare una strategia di tipo push cioè volta a far sorgere nell’individuo colpito dal tuo messaggio pubblicitario il desiderio del tuo prodotto o servizio.

Per far ciò dovrai usare Facebook Ads che ti permette di intercettare tutti gli utenti di Facebook che hanno manifestato interesse per un determinato argomento.

Come avrai ben compreso in questo caso siamo in una fase iniziale della customer journey quindi lo sforzo richiesto per far sorgere il desiderio di un determinato prodotto o servizio è molto alto.

Nel caso di domanda consapevole, invece, dovrai adottare una strategia di tipo pull cioè che va a intercettare l’utente mentre sta facendo le sue ricerche online con Google per determinate parole chiave e lo attira sulla tua landing page.

Per far ciò Google Adwords è perfetto poiché ti permette di costruire i tuoi messaggi pubblicitari intorno a determinate parole chiave in modo da far apparire il tuo annuncio nel momento in cui l’utente effettua la sua ricerca con quei termini.

Qui devi essere abile nel capire come ragiona chi cerca il tuo prodotto o servizio in Rete.

Mi raccomando non ragionare con la tua testa, che è quella di un esperto del settore e che è abituata a un determinato linguaggio tecnico, bensì calati nella mente del tuo potenziale cliente.

Cerca di immaginare che parole chiave o correlazioni di parole (frase, ndr) utilizzerà per cercare il tuo prodotto.

Suggerimento: chiedi ai tuoi clienti paganti con un sondaggio, che potrai creare anche con un modulo di Google Documenti, con quali parole cercherebbero il tuo prodotto o servizio, scoprirai combinazioni veramente interessanti a cui non avresti mai pensato. Te lo assicuro!

CONCLUSIONI

Esistono due tipi di domanda quella consapevole e quella latente. Ognuna deve essere intercettata con uno strumento pubblicitario diverso.

Google Adwords è idoneo per intercettare la domanda consapevole, mentre Facebook Ads ti sarà utile per intercettare la domanda latente.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

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Gigi Faggella: il mio downshifting

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città natale, Barletta in Puglia, poi laurea in giurisprudenza all’Università di Bari, seguita dall’abilitazione alla professione di avvocato.

Un paio di anni a Roma nel settore del diritto internazionale e comunitario, poi il trasferimento a Milano.

Quali esperienze lavorative hai avuto nella tua vita?

Come ho accennato sopra, dopo un brevissimo periodo di tirocinio nella mia città natale, che mi stava professionalmente stretta, mi sono trasferito a Roma, dove ho collaborato con uno studio specializzato in diritto internazionale e comunitario, per cui ero diviso tra la capitale e Bruxelles.

Dopo un po’ il lavoro mi sembrava ripetitivo, troppo burocratico, speso essenzialmente a risolvere le pastoie documentali tra l’Unione Europea e, nel mio caso, l’Italia, nell’interesse delle aziende clienti, che il più delle volte erano interessate ad ottenere finanziamenti CEE (all’epoca si chiamava così, ndr) grazie alla nostra conoscenza del sistema che in effetti era (ed è tuttora) abbastanza complesso.

Per cui sono salito a Milano, dove ho avuto la fortuna di entrare subito a far parte di un grosso studio legale operante nel settore del diritto penale aziendale in cui sono rimasto per quasi undici anni e che ha costituito il nucleo centrale della mia esperienza lavorativa.

È stato un periodo intensissimo, senza orari, fatto di giorni e notti di lavoro, il weekend era un lusso, ma a Milano, in quel settore, se vuoi ottenere risultati di rilievo è l’unico modo.

Dopo undici anni non ce la facevo più a reggere quei ritmi, per cui, forte anche della notevole esperienza maturata, ho deciso di aprire uno studio legale nello stesso settore per conto mio sempre a Milano, con altri colleghi, in cui ho lavorato per altri otto anni in processi molto lunghi e impegnativi.

Credevo che mettersi in proprio avrebbe alleggerito i miei impegni, invece, mi sbagliavo di grosso perché a me sembravano aumentati, dal momento che avevo tutta la responsabilità sulle mie spalle.

Perché hai abbandonato la tua carriera di avvocato?

La risposta a questa domanda la si può leggere tra le righe di quella precedente, ma aggiungo una considerazione importante a cui sono giunto alla fine della mia “carriera”, quando ho deciso di smettere proprio nel periodo in cui un professionista dovrebbe essere all’apice della stessa.

Ho semplicemente compreso che quella non era più la mia strada o, forse, non lo era mai stata.

Fare l’avvocato non era ciò che la parte più profonda della mia anima desiderava. Ho svolto la professione con impegno e dedizione, ottenendo anche un certo successo in processi di grande visibilità mediatica, ma fare quel lavoro iniziava a pesarmi, invece di darmi piacere, quasi mi nauseava.

Il corrispettivo economico non era un motivo per me abbastanza valido per andare avanti, comunque, in un’attività che non mi piaceva.

Sono dell’idea che ognuno di noi debba seguire sempre il suo “Daimon”, il suo spirito guida, ed io ho iniziato ad ascoltare il mio che continuava a ripetermi che ero su una strada sbagliata.

Aggiungo la considerazione che il disagio sempre più acuto a cui ho accennato sopra, si era somatizzato in una seria malattia autoimmune che, una volta smesso di lavorare, è regredita spontaneamente.

La mente è un’arma potente che può darci sofferenze ma anche miracolose guarigioni.

Che lavoro svolgi, attualmente?

Al momento non ho un lavoro nel senso canonico del termine.

Mi sto ancora leccando le ferite del lavoro precedente.

Ogni tanto presto qualche consulenza e sono impegnato nel sociale con azioni di volontariato che mi danno una grande soddisfazione a livello personale, di anima.

Ti garantisco che sono gioie che valgono molto di più di ogni corrispettivo economico.

Inoltre, sto facendo la cosa che più mi piace al mondo: scrivere.

Per questo mi sono ritirato a vivere nella tranquillità dei boschi di montagna come ho detto prima.

Insomma, mi sono ripreso il mio tempo.

Il bene più prezioso che possa esistere.

Inoltre, sto finalmente scrivendo il libro che ho sempre desiderato scrivere.

Un romanzo un po’ particolare e gestisco, senza particolari assilli, il mio piccolo blog che mi diverte moltissimo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mondo assume il colore delle lenti con cui lo guardiamo.

Ho finalmente tolto gli occhiali scuri per indossare lenti colorate.

Quindi progetti ne ho molti, primo tra tutti quello di far partire una società con un paio di amici che hanno avuto la mia stessa evoluzione per diffondere concetti e idee su un nuovo stile di vita che possa far riflettere le persone su come vivono la loro vita, specialmente nelle grandi città.

Stile di vita che reputo completamente sbagliato.

Mi riferisco a materie come l’educazione alimentare, la respirazione, la meditazione, e in genere le discipline collegate ad antiche filosofie orientali che qui da noi sono ancora poco conosciute, che non vanno oltre l’ora di yoga in palestra, che con ciò che intendo non ha nulla a che vedere.

Insomma, corsi e incontri finalizzati alla diffusione di un nuovo stile di vita oltre ad essere motivo di incontro tra persone che hanno interessi simili e che sentono che, in questo folle periodo, ci stiamo perdendo qualcosa di importante di noi stessi.

Qual è il tuo più grande sogno?

Direi più di uno, ma se dovessi riassumere il tutto in uno scenario unitario ti direi che vorrei trasferirmi a vivere in un posto di mare, avere un cane e continuare a scrivere, lontano dalla frenesia del mondo di oggi.

Sei felice?

Credo che la felicità sia una sensazione transitoria ma ti rispondo di sì.

Nel senso che adesso sono sereno, più centrato, meno in balia degli sbalzi umorali che caratterizzavano la mia vita frenetica di prima. Diciamo che sono radicalmente cambiate le cose che ora mi possono fare felice perché sono più semplici e alla portata rispetto alle soddisfazioni materiali.

Per farti soltanto un esempio, prima non mi facevo sfuggire l’ultimo modello di smartphone appena usciva, adesso non mi importa più nulla e ho lo stesso cellulare da tre anni e finché non si rompe non ci penso a cambiarlo, mentre mi rende felice meditare tra gli alberi di un bosco all’alba o al tramonto.

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Federico

Scopri come ho concluso contratti per un valore di € 43.230 in circa un anno

Come, forse, ricorderai, mio caro lettore, il 14 settembre 2015 ho iniziato a collaborare con Web Marketing Aziendale, un’impresa bresciana verticalizzata sulla Lead Generation.

Bene, circa un anno fa il titolare dell’azienda Gentian Hajdaraj mi chiese di farmi carico delle relazioni con i potenziali clienti. In pratica, di affiancare il suo commerciale.

Una responsabilità non da poco per uno come me che non aveva mai amato fare il “venditore” poiché, come molti, ero condizionato dalla paura di ricevere una risposta negativa.

Questa convinzione limitante ha radici molto profonde.

Per alcuni deriva dalla mancanza di autostima o dall’insicurezza, per altri dalla paura di non essere adeguato o del rifiuto.

I motivi sono molteplici e risalgono a traumi accaduti durante l’infanzia o l’adolescenza.

Il mio motivo… l’insicurezza di cui ho sofferto da piccolo a causa della paura di non essere accettato dagli altri.

Problema che ho risolto quando da adolescente ho iniziato a lavorare come PR in discoteca.

Infatti, questo lavoro mi ha costretto a uscire dalla mia “zona comfort” obbligandomi a relazionarmi costantemente coi miei coetanei.

A questo punto, mio caro lettore, conscio del fatto che ero condizionato dalla paura di ricevere una risposta negativa ti chiederai come ho fatto a concludere contratti per un valore di € 43.230 in circa un anno.

Beh, se avrai la pazienza di continuare nella lettura scoprirai come ho vinto i miei timori e ho iniziato ad amare l’attività di venditore.

IL POTERE DELLA LEAD GENERATION

Oggigiorno, un venditore non può più permettersi chiamate a freddo e/o visite a sorpresa.

Queste attività sono una perdita di tempo e di denaro.

Bisogna invertire il processo.

Cioè, devono essere i potenziali clienti ad arrivare dal venditore.

E per fare ciò si utilizza la Lead Generation.

Per ottenere contratti per un valore di € 43.230 Gentian e io abbiamo, per prima cosa, attraverso uno studio approfondito, individuato il tipo di aziende e liberi professionisti da colpire con la nostra comunicazione e con la nostra pubblicità su Facebook.

Man mano che i nostri test procedevano abbiamo analizzato i risultati in modo da poter affinare i nostri messaggi.

Questo ha fatto sì che i lead da me contattati fossero tutti caldi e interessati ai servizi che gli andavo a vendere.

Cosa che ha facilitato non di poco il mio compito.

IL MIO METODO

A questo punto, una premessa riguardo al metodo che mi ha portato a concludere in circa un anno contratti per un valore di € 43.230 partendo da zero è doverosa.

Quello che applico durante tutto il processo di vendita è frutto di una mia rielaborazione personale delle tecniche imparate studiando il libro “Il Venditore Meraviglioso” scritto da Frank Bettger, uno dei più grandi venditori del ‘900.

Come ti ho spiegato in precedenza lo strumento utilizzato per generare un flusso costante di contatti è stato il web marketing.

Una volta ricevuto, attraverso le campagne di Lead Generation, il contatto come prima cosa visitavo il suo sito web, se ne aveva uno, e cercavo di raccogliere più informazioni possibili sulla sua attività e, inoltre, prendevo nota di tutti i punti deboli della comunicazione presente nelle pagine online e dei suoi errori strutturali.

Quest’ultima azione mi è stata molto utile poiché mi ha permesso di fare “downsell” aumentando il valore dei preventivi che, successivamente, ho proposto.

Quindi mi armavo di grande entusiasmo. Questo è un elemento fondamentale per ottenere un risultato nelle vendite.

Dopodiché telefonavo al potenziale cliente per cercare di capire i suoi bisogni e i suoi desideri.

Per prima cosa cercavo di capire se di fronte avevo il decisore finale, cioè colui che avrebbe deciso se acquistare o meno il mio servizio, oppure no.

Sapere questo è importante poiché se non hai a che fare con chi decide, allora ti devi affidare alle capacità di convincimento del tuo interlocutore per convertire il potenziale cliente in cliente reale.

Durante la telefonata, inoltre, ascoltavo molto e ponevo molte domande aventi come obiettivo quello di farmi comprendere meglio il tipo di azioni di marketing portate avanti fino a quel momento dal lead, i risultati da lui ottenuti e il budget che avrebbe messo a disposizione per le sue future campagne di Lead Generation.

Ovviamente, prendevo nota di tutto su di una scheda creata ad hoc su Trello, la qual cosa mi ha permesso di crearmi, col tempo, un archivio clienti e di analizzare l’andamento della telefonata in modo da poter perfezionare, di volta in volta, il mio approccio.

Inoltre, spesse volte mi sono trovato a spiegare il funzionamento della Lead Generation e a risolvere i diversi dubbi che il potenziale cliente faceva emergere durante la nostra conversazione.

Tutto ciò senza mai spingere la vendita ma cercando di rafforzare nel lead il desiderio di acquistare il servizio da me e non dagli altri competitor a cui aveva chiesto un preventivo.

Tieni presente, mio caro lettore, che un interlocutore, a livello inconscio, già nei primi 3 minuti della telefonata ha deciso se acquistare o meno da noi.

Successivamente, non farà altro che creare una risposta su base razionale della decisione presa inconsciamente.

Per questo motivo bisogna fare subito bella impressione.

CONCLUSIONE

Gli elementi chiave del mio metodo sono:

  • l’analisi preliminare del lead;

  • l’entusiasmo (porta a fare bella figura, ndr);

  • l’ascolto;

  • il saper porre le domande giuste;

  • il vendere senza vendere;

  • l’analisi, a posteriori, dei dati raccolti durante la telefonata.

Ovviamente, do per scontato che si conosca alla perfezione ciò che si sta vendendo, cosa che rafforza la propria sicurezza personale e permette di affrontare qualsiasi obiezione o domanda del nostro interlocutore.

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Federico

Mimmo Mastronardi: Millennium Copy

Mimmo Mastronardi

Mimmo Mastronardi – Copywriter

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Mimmo Mastronardi, fondatore di Millennium Copy, un progetto destinato, a mio avviso, a cambiare il volto del copywriting in Italia.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per avermi invitato per questa intervista.

Ho 36 anni e vivo in Puglia, a Monopoli. Il gioco da tavola (pugliese) più famoso al mondo.

Monopoli è una località che si trova a circa 40 km a sud-est di Bari e insieme ai paesi che la circondano è una zona molto visitata dai turisti, soprattutto nella stagione estiva.

Vivo in una bella cittadina di poco più di 50.000 abitanti con un paesaggio molto bello e vasto, fatto di un mare e delle spiagge stupende e di bellissime campagne.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Il mio percorso scolastico comprende, dopo la scuola dell’obbligo, lo studio presso l’Istituto Tecnico Commerciale (la vecchia Ragioneria). Studi svolti nel mio paese.

In seguito, a Bari, ho frequentato la facoltà di Economia e Commercio.

Ma non sarebbe stata quella la mia strada. E l’ho capito quando una mattina, prima di andare all’Università, mi sono fermato a Bari in una libreria Feltrinelli e ho sfogliato e, poi, acquistato il libro di Alfio Bardolla dal titolo: ”I soldi fanno la felicità”.

Da lì ho iniziato a maturare altre convinzioni. Ma ho comunque finito gli studi.

Quali sono state le tue esperienze lavorative antecedenti all’attuale e cosa hai imparato da esse?

Ora, mi occupo di copywriting a risposta diretta, nello specifico.

Che non vuol dire solamente SCRIVERE, come erroneamente in molti pensano.

Nel passato ho svolto per parecchio tempo, nei week end, la mansione di cameriere presso ristoranti e sale ricevimenti.

Ho fatto, inoltre, il venditore in un sistema di vendita del tipo Network Marketing. E poi ho avuto esperienza anche nella vendita di aspirapolvere.

Infine, sono passato a fare consulenza marketing per attività ristorative.

Prima, appunto, di focalizzarmi sul copywriting a risposta diretta in svariati settori.

Cosa ho imparato dalle esperienze precedenti?

Col cameriere ho imparato a sentire le esigenze dei clienti e a trattare con la gente. E come ognuno è diverso dall’altro.

Un po’ anche dalla vendita, ovviamente, ho tratto gli stessi insegnamenti.

Ma soprattutto mi sono reso conto che non mi piaceva svolgere quel lavoro fatto senza uno straccio di marketing.

Io mi ero creato il mito del venditore e di quanto fosse bello fare vendite. In realtà il vero lavoro di vendita che a me è piaciuto al volo è stato un altro.

Per questo dopo aver studiato innumerevoli materiali sulla vendita sono passato al marketing e, infine, al copywriting a risposta diretta.

Il lavoro di vendita di cui ho avuto esperienza era di scarsa qualità ed efficienza.

Nonostante, ci fossero bravissime persone a farlo con cui ho fatto esperienza.

Sono però certo che si poteva svolgere in maniera più efficiente e efficace se ci fosse stata una fase di marketing preparatoria.

Quegli stessi venditori potevano performare ancora meglio se ci fosse stato un buon marketing a sostenerli e a precederli nella fase di vendita vera e propria generando dei lead qualificati.

Come sei approdato al copywriting?

Come sono approdato al copywriting? L’ho già accennato prima.

Non mi piaceva come era svolta la vendita classica.

Per me doveva essere la competenza principale per diventare un imprenditore.

Invece, era un’attività orribile svolta senza un’azione di marketing precedente.

Quindi potremmo dire che la vera abilità fondamentale è quella di saper usare al meglio il marketing e la vendita in concomitanza.

Devono andare di pari passo.

Ero alla ricerca della miglior forma di marketing esistente sul pianeta.

Io sono un tipo con la mente da matematico, anche se, spesso, di un copywriter non si direbbe.

Quindi ero alla ricerca di un marketing scientifico.

Sono giunto al copywriting a risposta diretta e su consiglio di Marco De Veglia ho iniziato a studiare tutti gli autori americani (quasi tutti) o inglesi che mi consigliava e che aveva studiato lui stesso nel passato.

Preferisco sempre studiare testi in lingua inglese perché quasi tutti i formatori e scrittori italiani copiano o scimmiottano gli originali (appunto spesso americani o comunque testi di autori in lingua inglese).

Ovviamente seguendo Marco De Veglia ho acquisito un bagaglio tecnico in merito al brand positioning di tutto rispetto.

Soprattutto, considerando che nel mondo se ne ha poca o nessuna conoscenza.

Ed io, in Italia, osservo da anni il miglior esperto su piazza (parlo di Marco, ovviamente).

Il positioning è molto utile per chi si occupa di svolgere lavori di copywriting.

Che cosa ti appassiona di più di questa scienza?

Mi appassiona tutto.

Io la definisco in parte scienza e in parte arte.

Puoi, a livello strategico, prendere una persona che cerca qualcosa e portarla docilmente all’acquisto.

Oppure puoi stimolare le persone risvegliando in loro un desiderio da appagare o un problema da risolvere, che è sopito da tempo, e portarle all’acquisto.

Puoi fare questo senza squilli di trombe e senza esagerare nei toni, come fanno in molti.

Effettuare quella che io definisco una vendita gentile.

Inoltre, puoi continuare con loro un dialogo e vendergli, nel tempo, ancora più prodotti o servizi.

In questo modo hai un estremo controllo di tutta la parte marketing e vendita.

Non è tanto l’aspetto dello scrivere che mi appassiona, ma quanto più l’aspetto strategico che c’è dietro.

Poi è chiaro che il mio lavoro si conclude con la scrittura vera e propria.

Ma a molte aziende serve molto altro prima del semplice copy.

Serve una vera struttura di marketing ideata secondo i vecchi dettami del copywriting a risposta diretta.

E direi che, nonostante tutta la formazione che esiste in giro nel mondo e in Italia, poche realtà sono davvero ben organizzate.

In Italia di certo, ma non solo. Anche fuori dai confini italiani non c’è tutta questa grande organizzazione per supportare una struttura di marketing a risposta diretta.

Come sta andando la tua attività di copy?

La mia attività di copywriting sta andando bene. Io scrivo copy per diversi clienti.

Sono, in Italia, Il professionista  di questa disciplina.

Oltre al lavoro da copywriter professionista che svolgo ormai da oltre 4 anni, ora ho realizzato il mio sogno di lavorare con veri professionisti che sono specialisti, tra i migliori in Italia, in altre specialità del marketing.

Penso, ad esempio, al traffic manager che alcuni chiamano media buyer, parliamo di chi porta traffico ben targettizzato al copy.

Penso ad un esperto di video, sempre più utile grazie a YouTube e le promozioni tramite video di Facebook Ads.

Ho un grafico a mia disposizione e una persona che mi aiuta a mettere tutto online.

Il tutto in maniera organizzata.

Invece, da libero professionista spesso il mio lavoro si fermava all’aspetto strategico e del copy finale.

Poi erano altri professionisti che intervenivano, interni all’azienda mia cliente o freelancer come me.

Lavorando con un team e con una mia propria agenzia ora sono in grado di controllare tutto il funnel marketing del mio cliente.

Quindi posso realmente capire se il mio copy funziona o meno.

Perché so di poter contare su persone estremamente competenti.

Dopo l’estate 2017 lanceremo il nostro brand.

Ora, stiamo lavorando con clienti che già ci conoscono. E lavoriamo solo con alcuni tipi di clienti che vogliono fare un certo tipo di lavoro.

Abbiamo creato un format di servizi alternativi rispetto a quelli che alcuni svolgono in Italia.

E posso affermare, senza paura di essere smentito, di un livello nettamente più alto.

Ma a deciderlo saranno i clienti, ovviamente.

In sintesi lavoriamo prevalentemente a performance quando riusciamo a trovare un accordo.

Come stanno andando i tuoi progetti Millennium Copy e il Ginnasio del Copy?

Ho già accennato al mio progetto da freelancer e a quello con la mia agenzia.

Per Millennium Copy e il relativo Ginnasio, che è un progetto collegato, sono un po’ fermo.

Il lavoro per i clienti è tanto e, quindi, i miei progetti personali li ho messi un pochino da parte.

Qual è la Mission che si cela dietro a questi due progetti?

Sostanzialmente, Millennium Copy nel mio immaginario futuro sarà l’unica vera Enciclopedia Gratuita sul copywriting in Italia.

Questa, almeno, è la mia visione del progetto che vuole diffondere la scienza e l’arte del copywriting a risposta diretta.

Il tutto realizzato da un professionista che giorno dopo giorno lavora a stretto contatto con clienti veri che devono vendere i loro prodotti e servizi.

Non mi piace fare il formatore di professione.

Preferisco che a farlo siano altri.

A me piace portare risultati concreti.

Qual è la situazione attuale del copywriting nel panorama italiano?

Qual è la situazione attuale del copywriting in Italia? Non lo so.

Ti faccio io una domanda. Ci sono copywriter in Italia?

Intendo dire veri professionisti al servizio di clienti?

Parlo di veri professionisti che svolgono il lavoro al livello di certi americani.

Secondo me ce ne sono pochi, pochissimi.

Io, almeno, non ne conosco poi tanti.

Secondo me tutto deriva da una struttura errata delle aziende in Italia.

Come dico anche in Millennium Copy le aziende italiane non sono ancora strutturate per far lavorare bene un copywriter e di conseguenza i copywriter bravi che potrebbero nascere restano nell’ombra a prendere spiccioli.

Spesso, invece, il copywriter in USA, lavora nel reciproco vantaggio per sé e l’azienda cliente.

Ritengo che questa sia una questione di competitività del mercato italiano rispetto a quello straniero.

Le aziende italiane sono in media piccole o piccolissime quindi non in grado di lavorare bene con veri copywriter, tanto meno con agenzie come quella che ho creato di recente col mio team.

Infatti, noi selezioniamo una manciata di clienti con cui lavorare.

Tre blog sul copywriting che un aspirante copywriter dovrebbe leggere assiduamente?

Il primo sicuramente è quello di Roy Furr, un ragazzo di 35 anni che è un fenomeno.

Sono sicuro che tra 10-15 anni sarà considerato il miglior copywriter al mondo. Già da anni lavora con aziende che fatturano, almeno, 10 milioni di dollari.

È famoso per aver iniziato la sua carriera avendo sfidato e battuto il copy del suo cliente, un famoso internet marketer.

Il blog di Roy è a questo indirizzo:

http://www.breakthroughmarketingsecrets.com/blog/

Poi te ne do uno che riguarda la scienza del CRO, conversion rate optimization.

Per me ogni copywriter non può esserlo veramente se non conosce bene l’arte di ottimizzare il lavoro realizzato.

Qui posto il blog più seguito al mondo sull’argomento: https://conversionxl.com/blog/

Il fondatore è Peep Laja.

E poi voglio raccomandare 2 blog che non vengono più aggiornati, ma che sono stati scritti dai 2 migliori copywriter attualmente in vita.

Gary Bencivenga (oggi in pensione): http://marketingbullets.com/archive/ (contiene 29 articoli che sono i principi base sul copywriting scritti dal più grande copywriter vivente)

Clayton Makepeace (lui lavora ancora con la sua azienda RESPONSE INK): http://www.makepeacetotalpackage.com/ (blog scritto dal 2005 al 2010).

Tre libri che un aspirante copywriter dovrebbe studiare?

È difficile darti solo 3 titoli ma ci provo:

  1. Ca$hvertising di Drew Eric Whitman

  2. The Adweek Copywriting Handbook di Joseph Sugarman (il primo libro sul copywriting che ho letto).

  3. Pensieri lenti e veloci di Daniel Kahneman premio nobel per l’economia nel 2002 anche se tratta di psicologia cognitiva.

Prendo l’ultimo libro per rappresentare la voglia di ogni copywriter di studiare l’aspetto cognitivo dell’essere umano, il suo cervello, il modo di pensare.

L’irrazionalità dell’essere umano.

È questo che ti renderà libero di scrivere del copy vero e non scimmiottare copy scopiazzati in giro per il web.

Il copy scopiazzato è un errore madornale che vedo fare a quasi tutti.

Come identifichi il cliente target?

Anzitutto, faccio compilare al mio cliente un BRIEF.

Un documento per me utile per ottenere tutte le informazioni del caso: sul prodotto o sul servizio, sull’azienda, sul cliente target, su chi influenza la decisione del cliente e le promozioni realizzate in passato.

Poi guardo tutti i siti, i canali social e i materiali del cliente. Tra cui le testimonianze, positive e negative.

Se riesco a parlare con i clienti ancora meglio.

E poi faccio mie ricerche sul pubblico target leggendo articoli che lo riguardano, scopro i gruppi online in cui si confronta e cerco di essere la persona a cui andrò a vendere. Sia essa uomo o donna, bambino o anziano.

Se non riesci a empatizzare col target non riuscirai mai a fare un copy veramente efficace.

Qual è il segreto dietro un’offerta a prova di stupido?

Non sono sicuro di aver capito la domanda.

Ma se per ”offerta a prova di stupido” intendi la semplicità con cui grazie a una determinata offerta un potenziale cliente acquista facilmente il tuo prodotto o servizio, non esiste alcun segreto.

Devi semplicemente capire quale può essere la migliore maniera di presentare il tuo prodotto o servizio affinché sia quanto più facile possibile per il tuo cliente acquistarlo e per te sia molto profittevole venderlo.

A volte, potresti scegliere di fargli compiere tanti piccoli passi per fargli acquistare solo piccole parti del prodotto o servizio, a volte, potresti vendergli tutto direttamente.

In realtà non esistono regole precise. È l’esperienza che si acquisisce sul campo che ti aiuta.

Molto spesso le regole vengono smentite quando ti metti al lavoro.

Però è ovvio che quanto meno sforzo o impegno richiedi al tuo potenziale cliente, più è semplice per lui effettuare l’acquisto.

Questo vale soprattutto quando il tuo Brand non è così tanto forte e non hai una grossa fiducia da parte del mercato.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Progetti futuri?

Mi vedo sempre impegnato nel migliorare le mie capacità di copywriter lavorando sia per clienti come freelancer… ma sempre più presente col nuovo progetto di agenzia che ho lanciato da pochissimi mesi.

Ovviamente lato editoriale voglio impegnarmi a essere più presente con Millennium Copy.

Può sembrare che le informazioni sul copywriting in Italia siano arrivate in abbondanza ma in realtà sono davvero scarse e di bassa qualità.

Inoltre, c’è soprattutto una scarsa capacità di mettere in azione nelle aziende i concetti appresi.

Per questo l’agenzia di cui faccio parte entra nelle aziende e lavora in partnership con l’imprenditore con cui abbiamo scelto di collaborare.

Credo che in giro ci sia un po’ troppa capacità di chiacchierare e poca reale capacità di aiutare le aziende per davvero.

Per questo l’attuale progetto mi eccita e allo stesso tempo mi fa guardare al futuro con entusiasmo.

Mi piace migliorare costantemente le mie capacità e questo progetto mi permette di farlo alla grande.

Grazie ancora dell’intervista, Federico.

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Federico

La crescita del PIL dell’Italia nel 2017

In questi giorni si fa un gran parlare nei notiziari della crescita del PIL dell’Italia prevista per il 2017.

Contro ogni più rosea aspettativa, salvo eventi negativi improvvisi, il nostro Paese crescerà di un + 1,4%.

Questo dato ha sorpreso sia il governo che gli osservatori internazionali.

Che sorprenda questi ultimi non ce ne deve importare nulla.

Mentre il fatto che i nostri governanti per due anni consecutivi, visto che anche lo scorso anno avevano sottostimato la crescita del Paese, abbiano sbagliato le previsioni ci deve far preoccupare un poco poiché vuol dire che non sanno quali delle tante misure prese nel corso degli ultimi anni stanno portando beneficio all’Italia.

Ciò detto, non essendo questo un blog dedicato alla politica economica italiana mi faceva piacere farti notare la risposta di Confindustria a questo dato positivo.

Secondo il suo centro studi solo il 20% delle imprese italiane sta sentendo gli effetti di questa ripresa.

Questo dato è in linea con quanto dice la legge di Pareto, scoperta nel 1897 dall’economista e sociologo italiano Vilfredo Pareto, che dice che l’80% dei risultati è frutto del 20% degli sforzi fatti.

Quindi perché stupirsi?

I dati offerti da Confindustria se letti con attenzione ci dicono, semplicemente, che negli anni della “crisi” vi sono state aziende che hanno capito che quella che si stava vivendo, come da tempo vado dicendo, non era una crisi, bensì un cambiamento epocale e permanente che avrebbe trasformato il modo di fare impresa e business per sempre.

Quindi, queste imprese si sono attrezzate e hanno cavalcato l’onda del cambiamento senza troppi piagnistei.

Ora, questo 20% di aziende sta raccogliendo i frutti degli investimenti fatti dando un enorme contributo al PIL italiano.

CONCLUSIONE

Da quanto detto sopra si evince che abbiamo una classe dirigente che subisce gli eventi e non li determina, fatta eccezione per un 20% lungimirante.

Se anche tu, mio caro lettore, vuoi migliorare la tua condizione economica, allora sappi che dovrai investire il tuo tempo e il tuo denaro nel migliorare le tue competenze.

Le prime che ti consiglio di implementare sono il marketing e la vendita.

Infatti, sapersi promuovere posizionandosi in modo differente dalla concorrenza e, successivamente, sapersi vendere sono il segreto per far prosperare i propri affari.

Dopodiché tieni sotto costante controllo il tuo fatturato e concentra le tue energie su quel 20% di clienti che ti garantisce l’80% delle tue entrate.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Simone Bennati: Bennaker.com

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

 

Oggi, mio caro lettore, nell’intervista che stai per leggere ti presento Simone Bennati fondatore del blog Bennaker.com, “uno dei blogger più interessanti del panorama del digital marketing” come lo definì tempo fa Riccardo Scandellari.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni (portati benissimo, ovviamente) e sono nato a Roma, città in cui vivo e con la quale ho sempre avuto un rapporto di amore e odio.

Un giorno, infatti, mi piacerebbe riuscire a spostarmi altrove, magari in un luogo meno caotico e in cui la vita è più “a misura d’uomo”.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Spinto dalla passione per l’informatica, mi sono diplomato come ragioniere programmatore nel lontano 2002.

Avendo conseguito il massimo dei voti, hanno provato a spedirmi a lavorare in banca, ma non c’è stato niente da fare…

La giacca e la cravatta non facevano (e non fanno tuttora) per me.

Così, di lì a poco, mi sono rivolto ad alcune strutture private e ho imparato il mio primo mestiere, quello del Graphic & Web Designer.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e che cosa hai imparato da esse?

Nonostante io non sia uno di quelli che hanno fatto 1.000.000 cose diverse nella vita, l’aver vissuto all’interno di differenti ambienti professionali, dalle classiche web agency fino agli uffici dei Ministeri, mi ha permesso di assimilare tanti insegnamenti diversi.

Se dovessi sceglierne uno, direi che il più importante è stato: lavora al massimo delle tue possibilità.

Sempre.

Anche quando, a livello economico o carrieristico, il ritorno non sarà commisurato all’impegno che ci hai messo.

Non si tratta di essere fessi, ma di sfidarsi continuamente al fine di ampliare le proprie capacità e vedere fin dove si riesce ad arrivare.

Come nasce la tua passione per Internet e i social?

La mia passione per Internet risale alla notte dei tempi, ovvero quando per connettersi alla Rete si utilizzava ancora il 56k, occupando la linea del telefono di casa.

All’epoca, più che navigare, amavo chattare e il mio client preferito era MIRC.

L’idea di avere a che fare con persone anche molto distanti da me mi entusiasmava.

I social, da questo punto di vista, si sono presentati come un’eccezionale occasione.

Finalmente avrei potuto diventare qualcosa di più che un mero nickname in una finestra di chat.

E con me anche gli altri. Indi per cui, “avanti coi social!”.

Perché nel 2017 bisogna essere sui social?

Per tanti motivi diversi. Primo su tutti, il fatto che, tra “la vita vera” e i social, ormai non c’è più differenza.

O meglio, gran parte delle cose che ci riguardano viaggiano attraverso i social: dalle news alla musica, passando per il commercio e il lavoro.

Non essere sui social, quindi, significa perdersi un pezzo importante della realtà, della vita.

E la vita, si sa, va avanti dritta per il suo corso senza aspettare nessuno.

Certo, bisogna anche vedere che uso se ne fa del social…

Se, ad esempio, uno s’iscrive a Facebook solo per condividere le foto del proprio gatto, sta usando l’1% delle possibilità che lo strumento gli offre.

Indi per cui è come se non si fosse mai iscritto ad alcuna piattaforma.

Come è iniziato il tuo percorso nella comunicazione digitale?

Ho iniziato nell’agosto del 2014, ovvero quando decisi di aprire Bennaker.com.

Dopo più di 10 anni passati a “smanettare” su Internet, sentii che era arrivato il momento di raccogliere in un unico contenitore le mie conoscenze, osservazioni ed esperienze, nella speranza che queste potessero tornare utili anche ad altri.

È un po’ un diario di bordo e, come accade per i messaggi in bottiglia, le sue pagine viaggiano nel mare magnum del web in attesa di qualcuno che le raccolga e s’interessi a esse.

Quando e perché nasce il tuo famoso blog Bennaker.com e da dove arriva il suo naming (lo trovo fantastico e ho una mia teoria a riguardo)?

Come ti dicevo poc’anzi Bennaker.com è nato nell’agosto del 2014 e “Bennaker” non è nient’altro che il mio storico nickname.

Sono molti quelli che mi domandano da cosa derivi: “C’entra con lo spinnaker?”, “È una fusione tra il tuo cognome (Bennati) e il termine ‘hacker’?” e così via.

In realtà, “Bennaker” è solo un’ironica e pseudo-germanica storpiatura del mio cognome.

Un’idea, questa, venuta in mente a non ricordo quale compagno delle scuole medie.

D’altronde, essendo io biondo e con gli occhi chiari, capita spesso che qualcuno mi scambi per un tedesco, specie quando vado in vacanza.

Quali sono i segreti del grande successo del tuo blog?

Se veramente ci sono dei segreti, allora sono il primo a non esserne a conoscenza.

Di fatto, c’è una sola regola alla base del mio lavoro su Bennaker.com: cercare sempre di fare le cose nel miglior modo possibile.

Questo significa studiare, ottimizzare, dedicare il giusto tempo a ogni singolo passaggio della creazione affidandosi agli strumenti giusti.

La perfezione, lo sappiamo, non è di questo mondo, ma bisogna puntare a essa se si desidera raggiungere quantomeno la sufficienza.

E questo è esattamente ciò che faccio io.

Di recente, hai creato un tuo gruppo su Facebook. Perché? Qual è il valore che un utente medio della Rete può ricevere dal farne parte?

Il gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa… – Domande & Risposte da e per Bennaker.com” è nato per dare la possibilità ai lettori (e non) del blog di porre domande inerenti il mondo del digital all’interno di un contesto protetto e popolato da professionisti del settore.

Un luogo, insomma, in cui tanto la domanda più banale (es. “Come si fa uno screenshot da PC?”), quanto quella più complessa (es. “Come configuro un eCommerce multilingua su WordPress?”) possono trovare la giusta risposta.

Detto in soldoni, “Ciccio, senti ‘na cosa…” vuole arrivare dove non arrivano neanche gli articoli di Salvatore Aranzulla.

Pochi giorni fa hai perso il lavoro e lo hai comunicato attraverso un post su Facebook. Quali sono stati i risultati?

Devo essere sincero: i giorni successivi alla pubblicazione del post mi hanno visto impegnato a rispondere a decine di commenti, messaggi e telefonate.

Mai mi sarei aspettato una risposta, un calore e un interessamento del genere.

Alcuni si sono fatti sentire solo per comunicarmi la loro vicinanza e augurarmi buona fortuna; altri, invece, hanno mostrato un vero e proprio interesse di tipo professionale.

Oggi, a circa due settimane di distanza dal “fattaccio”, continuo a incontrarmi con persone interessate alla mia figura.

E tutto questo è a dir poco magnifico. Inaspettato e magnifico.

Che lezione hai appreso dal tuo licenziamento?

Sinceramente?

Che avere un contratto a tempo indeterminato non significa più niente e nessuno può stare tranquillo.

Il consiglio che mi sento di dare, quindi, è quello di cercare un lavoro mentre già lo si ha, lavorando il più possibile a quella che è la propria immagine professionale.

I social, in tal senso, possono rivelarsi estremamente utili.

Come vedi il tuo prossimo futuro lavorativo: dipendente o lavoratore autonomo?

Lo vedo luminoso, innanzitutto.

Luminoso, appagante e solido.

E lavorerò al massimo per far sì che si dimostri tale.

Riguardo all’inquadramento in senso stretto, invece, dopo anni di lavoro dipendente, l’idea di diventare autonomo o, come preferisco dire io, “libero”, mi attrae come non mai.

Il fatto è che, purtroppo, essere lavoratori dipendenti in Italia significa doversi assoggettare a dei dogmi che nulla hanno a che vedere con il concetto di produttività.

Io, ad esempio, per anni ho perso una media di 2 ore al giorno per andare e tornare dall’ufficio, quando invece avrei potuto benissimo svolgere il mio lavoro da casa.

Allo stesso modo, se avessi avuto voglia o bisogno di lavorare di notte, non avrei potuto farlo.

Vincoli fisici e temporali come questi cominciano ad andarmi stretti e, sinceramente, l’idea di dovermi rinchiudere di nuovo in un ufficio mi soffoca, mi deprime, mi uccide.

Indi per cui, se dovessi trovare posto in un ambiente che ragiona per obiettivi e non per presenza, bene.

Altrimenti non mi rimarrà che cominciare a fare le cose a modo mio.

Quale strategia social utilizzerai per trovare un nuovo lavoro o per trovare i tuoi primi clienti?

In realtà, a livello social, non credo che modificherò granché il mio modus operandi.

Fino ad oggi ho sempre utilizzato le diverse piattaforme per condividere il mio know-how, nonché tutto quello che pensavo potesse avere un valore, quindi fosse utile, oltre che a me, anche agli altri.

Trovo che oggi, soprattutto a causa della quantità di “monnezza” che gira in Rete, sia importante fungere da punto di riferimento per la propria nicchia e che farlo permetta, nel contempo, di catalizzare l’attenzione su di sé.

Questo non significa utilizzare i social per spammare contenuti a destra e manca, ma mettersi lì a valutarli, filtrarli e, solo per ultimo, quando si è trovato ciò che veramente ha un valore, condividerli.

In aggiunta a questo, ho cominciato a investire i primi soldi in Facebook Ads, in modo tale che gli articoli di Bennaker.com ottengano una visibilità ancora maggiore e arrivino, quindi, a chi può essere interessato alle mie competenze.

Vediamo che cosa accadrà…

* * *

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Federico

[Lettura Consigliata]: Il Libretto Giallo del Sì!

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un altro dei libri che fanno parte della mia “speciale” libreria personale, cioè quella composta dai testi che rileggo ogni anno per motivarmi nella mia scalata al successo.

Si tratta de Il Libretto Giallo del Sì! di Jeffrey Gitomer, venditore, scrittore di successo, creativo, coach, consulente e trainer internazionale.

L’autore è un esperto di comunicazione persuasiva che ha scritto più di 15 volumi dedicati alla gestione delle vendite e ha avuto clienti del calibro di: BMW, Coca Cola, A. C. Nielsen, Financial Time e Hyatt Hotels.

Oggetto del testo è l’atteggiamento mentale, cioè il dialogo interiore che ognuno di noi ha quotidianamente con se stesso, che deve essere adottato da chi vuole avere successo e realizzarsi nella vita.

Gitomer definisce questo tipo di atteggiamento: l’atteggiamento Sì!

L’ATTEGGIAMENTO MENTALE

Inutile farsi illusioni! Se si vuole vincere nella vita, bisogna assumere un atteggiamento mentale ultrapossibilista.

Tutto il resto sono chiacchiere da bar.

Se ti piangi addosso, non otterrai mai niente.

O meglio, forse, otterrai la compassione e la comprensione delle persone che ti stanno vicino.

Ma con queste non andrai mai molto lontano.

Ci sono persone che amano crogiolarsi nel piagnisteo e nel “Non è colpa mia…”, perché così si deresponsabilizzano.

Hanno sempre “Saturno contro”, dicono.

E grazie a ciò possono rimanere nella loro “Comfort Zone”.

Ecco, se rientri in questa categoria, ma vuoi riuscire a sottrarti al tuo personale “Triangolo delle Bermuda della sfiga” questo libro fa per te.

Poiché ti aiuterà a riprogrammare il tuo modo di pensare.

Ovviamente, come dice lo stesso autore questa trasformazione richiederà del tempo.

Quanto?

Beh, questo dipenderà da te.

Più ti impegnerai e prima otterrai l’atteggiamento Sì!

Questo è il premio che si raggiunge alla fine del percorso indicato da Gitomer. Un atteggiamento ultrapossibilista che ti fa scorgere le opportunità anche nei momenti più bui della vita.

E l’autore, come dice nel libro, ne ha avuti diversi.

Ricordati sempre che l’atteggiamento positivo è alla base di ogni impresa di successo sia sul lavoro che nel privato.

Esso viene da dentro e non dipende da ciò che ti capita intorno.

Di conseguenza, nella vita l’atteggiamento giusto è tutto.

Gitomer nel libro delinea un metodo che dovrà essere applicato ogni giorno perché ci vuole molta costanza per invertire la rotta e mutare l’atteggiamento che si è costruito lungo il corso della propria esistenza.

Quindi, non basta leggere o studiare questo libro per ottenere l’atteggiamento Sì!

Ma c’è bisogno di fare delle azioni concrete che col tempo porteranno al risultato sperato.

Questa è una caratteristica insita in tutti i libri che si occupano di sviluppo personale.

Se non agisci, non ottieni.

E ciò vuol dire mettere in atto gli insegnamenti tratti da questi manuali con costanza.

Se a un certo punto del cammino, non vedendo i risultati sperati, smetterai di applicarti allora non raggiungerai il tuo obiettivo.

Come nell’attività sportiva l’allenamento vero inizia nel preciso istante in cui vorresti gettare la spugna, così è anche nel percorso di crescita personale.

LE COSE DA EVITARE

Per conquistare un atteggiamento Sì! ci sono alcune cose da evitare come la peste, ad esempio:

  1. Le persone lamentose.

  2. I notiziari e i giornali. Sono un concentrato di negatività e pessimismo. Ricerca solo le notizie economiche che possono esserti utili nello sviluppo del tuo business.

  3. I film violenti o con storie tristi.

Queste e altre situazioni negative, infatti, inibiscono la creatività.

Mi spiego meglio.

Sicuramente, ti sarà capitato di litigare con una persona e di non averle dato le risposte che si meritava.

Risposte che ti sono venute in mente solamente una volta finito il litigio.

Questo semplice esempio ti dimostra chiaramente come la negatività blocca la creatività, che riprende ad agire una volta che è ritornata una situazione di calma emotiva.

LA REALIZZAZIONE

L’atteggiamento Sì!, così come l’atteggiamento positivo, è alla base della realizzazione dell’individuo.

Ciò non vuol dire avere successo.

Ci sono moltissime persone di successo, infelici poiché non sono realizzate.

“La realizzazione è uno stato di grande felicità interiore combinata con l’amore per ciò che fai e l’orgoglio della riuscita: lo splendore interiore della fiducia in se stessi che crea un’aura esterna di pace e serenità”, scrive Gitomer.

CONCLUSIONE

Il Libretto Giallo del Sì! è un libro motivazionale di circa 200 pagine di facile lettura. Gitomer ha uno stile scorrevole e ironico che facilita l’acquisizione delle nozioni che vuole trasmettere al lettore.

I suoi insegnamenti sono “terra a terra” ed è per questo che molti non riescono ad applicarli.

Io ci sono riuscito e ne ho ottenuto un indubbio beneficio.

Spero che ci riuscirai anche tu.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Alessandro Pozzetti. Due anni dopo

Alessandro Pozzetti

Alessandro Pozzetti – Instagram Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Alessandro Pozzetti.

Lo avevo intervistato esattamente 2 anni fa e da allora di acqua ne è passata sotto i ponti e Ale ha fatto un bel balzo in avanti nella sua carriera professionale.

Sei curioso di sapere cosa è successo?

Beh, non ti resta che buttarti a testa bassa nella lettura di questo post.

* * *

Com’è cambiata la tua vita dal 19 maggio 2015 data in cui mi hai rilasciato la tua prima intervista?

Ciao Fede, innanzitutto lasciami dire che è un piacere essere di nuovo intervistato da te.

Sai che ho sempre avuto molta stima della tua persona.

Le cose sono decisamente cambiate dal 19 maggio 2015.

Il momento di massimo picco familiare è avvenuto il 4 settembre 2015, quando è nato il mio piccolo Nicolò. Che, a oggi, è quasi un ”duenne”.

Per quanto riguarda il lavoro, invece, ho deciso di concentrare gran parte dei miei sforzi su un unico tema: l’Instagram Marketing.

E penso che questo abbia portato un’ulteriore svolta – positiva – alla mia vita professionale.

Allora, nell’ultima risposta che mi avevi dato nella prima intervista mi parlasti del tuo sogno di vivere di sola scrittura. Quindi la domanda è d’obbligo: hai già pubblicato qualche libro?

No, a oggi no. E questo è forse un tasto dolente. È un sogno che è lì, che custodisco ma non dimentico.

La verticalizzazione su Instagram mi ha portato a delle scelte, per fortuna o purtroppo.

Però, però… posso darti due notizie a riguardo: presto comincerò a scrivere di Digital su un quotidiano italiano e, a fine 2016, ho preso i primi contatti con un noto editore per scrivere appunto un libro dedicato all’Instagram Marketing.

Sto aspettando solo lui per partire, dunque…

Tra i vari progetti di cui ti sei occupato mi aveva colpito in particolar modo Eureka 360, l’agenzia di comunicazione verticalizzata sul settore Food. Come sta andando quest’avventura?

L’agenzia funziona bene, si è evoluta, e ad oggi conta anche un componente in più.

Invero, io sono sempre stato un collaboratore esterno, seppur mi sentissi molto dentro al progetto.

Un esterno che ha traghettato – per parte del 2015 e tutto il 2016 – verso nuovi orizzonti questa bellissima realtà e che l’ha portata a contatto coi primi progetti importanti.

Da inizio 2017, per scelta esclusivamente personale, non la seguo più dal punto di vista dello sviluppo.

Il mio obiettivo, come collaboratore, era quello di lanciarla nel mondo del web marketing. E ci sono riuscito.

Oggi Eureka 360 sta navigando in buone acque, verso nuovi orizzonti, con i giusti marinai.

E io posso dedicarmi ulteriormente al mio brand. Cosa che desideravo più di tutte.

Da Eureka 360 è nata anche Eureka Food. Che cos’è? Come sta andando?

Sì, nacque anche Eureka Food: un eCommerce ma, soprattutto, un prestigioso showroom dedicato anche alla degustazione di prodotti tipici modenesi.

La bellissima notizia è che da fine 2016 si è ulteriormente sviluppata, trasformandosi da brand a società vera e propria (Bottega Modena Srl), vedendo anche l’ingresso di 4 nuovi soci (importanti imprenditori della zona) a supporto del progetto.

La presentazione ufficiale alla stampa c’è stata in marzo: un successo inaspettato, tanto quanto la partecipazione all’evento di autorità provinciali e regionali, oltre a rinomati giornalisti.

Sono davvero contento per Eureka 360, è una bella soddisfazione!

Tu sei un noto esperto di Social Media Marketing. Di recente, ti sei verticalizzato su Instagram. Come mai questa scelta?

Come spiegavo anche nella mia recente intervista su Millionaire ”da sempre avevo la passione per la fotografia, ma non trovavo mai il tempo per svilupparla, attraverso corsi specifici, ad esempio”.

Così ho unito la mia pigrizia alle mie competenze, cominciando dunque a scattare da smartphone e a sviluppare un personale progetto fotografico.

Proprio in quel momento, guarda caso, Instagram stava dando i primi segnali di sviluppo del lato business.

Le nostre strade si sono semplicemente incrociate, trasformandosi in un meraviglioso matrimonio. Che, a oggi, oserei dire più che azzeccato

Quale consiglio daresti a un’azienda o a un freelancer che si avvicina a Instagram per promuovere la sua attività?

In particolar modo gli donerei due consigli:

  • il primo, quello di sviluppare sin da subito un progetto fotografico basato sulle sue passioni e sugli obiettivi che desidera raggiungere.

  • Il secondo, di non soffermarsi al solo utilizzo dei bot per sperare in una crescita di visibilità, perché posso capire che siano una manna dal cielo – soprattutto ora che Instagram sta continuando ad aggiornare i suoi algoritmi – ma l’interazione umana è quella che col tempo porterà il suo profilo a fare la differenza rispetto a quello di un competitor.

Quali vantaggi ci sono per i brand nell’utilizzare Instagram Stories rispetto a Snapchat?

Innanzitutto, i brand possono inserire spazi pubblicitari all’interno delle Instagram Stories, cosa che fino a qualche tempo fa non era possibile.

Poi, un altro dato a favore delle storie rispetto agli snap è il ventaglio di pubblico raggiungibile decisamente più ampio all’interno di un social network che ricopre gran parte delle fasce di età disponibili (dai 18 ai 44 anni all’incirca).

Se pensiamo che non meno di qualche settimana fa ha raggiunto i 700mln di utenti attivi ogni mese, di cui gli ultimi 200mln in una decina di mesi.

Ciò non toglie che con Snapchat le aziende hanno la possibilità di arrivare a un pubblico ancor più giovane, che va dai 13 ai 17 anni.

Che cosa non bisogna assolutamente fare su Instagram?

Pensare di ottenere successo pubblicando foto da catalogo, o ancor peggio, da manifesto pubblicitario.

Instagram è nato per ”raccontare”, da sempre.

Raccontare, attraverso contenuti visual da Instagram.

Tieni corsi di formazione sui social e in particolare su Instagram?

Assolutamente sì, ed è sempre più frequente la richiesta di corsi sul tema dell’Instagram Marketing, sia da parte di aziende che da privati.

Pensa che, almeno una volta a settimana, mi capita di svolgere consulenze via Skype a utenti che desiderano impostare la giusta comunicazione attraverso questo canale, che sta divenendo sempre più protagonista.

Quali progetti hai per il tuo futuro?

Nel breve periodo ho un trasloco di casa e questo porterà ulteriori nuovi stimoli, ne sono certo.

Mentre per il 2017 l’obiettivo primario è iniziare a scrivere il mio libro.

Inoltre, mi piacerebbe rinnovare il mio blog e imparare a usare Photoshop, lato fotografia, per portare nuova linfa nella mia gallery di Instagram.

Nel medio-lungo periodo, invece, come ben sai, ho l’ambizione di vivere scrivendo.

Già nelle prossime settimane intraprenderò il percorso di giornalista pubblicista!

Sarà poi il tempo a rivelarmi ulteriori risposte 😉

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Patryk Rzucidło: PTKDev

Patryk Rzucidło

Patryk Rzucidło alias PTKDev

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti porto a far la conoscenza con Patryk Rzucidło, alias PTKDev, un programmatore, anzi un artista del software, come ama definirsi, dalla battuta fulminante che grazie ai Social Network ha acquisito una certa notorietà tanto da essere notato dallo staff della famosa agenda Comix che lo ha assoldato come “battutiere”.

 

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 27 anni compiuti da poco.

Attualmente, vivo a Roma ma, spesso, mi capita di viaggiare per hobby.

Otto ore al giorno passate davanti allo schermo di un PC ti fanno venire voglia di fuggire.

A quanti anni hai lasciato la Polonia per trasferirti in Italia?

Ho lasciato la Polonia all’età di quattro anni.

Per motivi di lavoro i miei si sono trasferiti in Italia.

Prima mio padre, poi dopo 2 anni lo ha seguito mia madre.

Quali sono le tue passioni?

Mi piace il biliardo, fotografare murales (su Instagram, ad esempio, ho creato l’hashtag #MuralesHunter), la musica, il cinema e gradisco la buona compagnia di persone che sanno ridere di gusto.

Ma, in genere, non ho di quelle passioni fighe come il paracadutismo, che fa scena in una biografia o intervista 😀 .

Quando nasce il tuo amore per l’informatica?

A 13 anni chiesi a mio cugino come avesse creato il suo sito web e lui mi rispose: “Office Frontpage”.

Iniziai a googlare, cercare, provare e, alla fine, nel 2004, finii con l’aprire un blog di guide msn diventato, nel 2006, il 3° più letto nel nostro Paese secondo TOP100 Italia (il primo era quello di Beppe Grillo, n.d.r.).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato uno scientifico tecnologico.

Sarebbe uno scientifico dove al posto del latino fai corsi di programmazione (Assembly, C, Java Servlet).

Successivamente, ho fatto l’università: Ingegneria a Tor Vergata ma, ahimè, ero una “mezza sega” e il primo anno ho passato solo 2 esami.

Decisi anche di creare un sito web (torengine.it) il quale serviva da punto di raccolta di appunti, materiali, guide per passare gli esami.

Così mi feci conoscere all’università.

Mi ricordo ancora di quella volta in cui un ragazzo che mi fissava insistentemente si avvicinò a me e mi fece: “Scusa, ma tu sei Patryk?”.

Io: “Sì, perché?”.

Lui: “Cavolo! Ho passato architettura dei calcolatori con 30 grazie ai tuoi appunti”.

Mentre io a quell’esame avevo preso solo 26.

Dopo 2 anni di Ingegneria decisi di cambiare, di iscrivermi a Informatica e fare un part-time in un’azienda d’informatica vicino al campus universitario.

Ti sei laureato?

Ahimè, no.

Dopo 2 anni a fare part-time, essendo arrivato solo al secondo anno di Informatica, ho scelto il lavoro.

Cosa pensi della scuola e dell’università così come sono concepite in Italia?

Ne penso male.

Un neolaureato, almeno, in informatica non ha le competenze base per lavorare in azienda.

Ti spiego meglio: arriva e per lavorare in team serve conoscere GIT. Non lo conosce. Quindi devi passare i primi 3-4 mesi a insegnargli a lavorare con gli strumenti base.

In quanto a teoria in Italia siamo i migliori, ma in quanto a pratica i nostri laureati sono inutili e per questo molto spesso vengono pagati 1000 euro al mese, ma non è cattiveria e non è la crisi.

Semplicemente, è perché per almeno un anno dobbiamo “formarli” e a quel punto passano a uno stipendio più serio, tipo 1400 euro, dopo due anni di esperienza aziendale.

Hai qualche suggerimento per migliorare la situazione?

Laureatevi il più velocemente possibile, come spiegato nelle righe sovrastanti.

Se ti laurei a 25 anni e fai due anni da “schiavetto” in azienda, a 27 anni guadagni già 1300/1400 euro al mese. Questo, però, se sei in gamba e hai una crescita continua.

Se è così verso i 30 riuscirai sicuramente a guadagnare, mensilmente, sui 1800 euro tra promozioni, benefit, aumenti di stipendio o nel caso peggiore “cambiando azienda”.

Come hai sviluppato le tue attuali competenze?

Io ho sviluppato molto le mie competenze come autodidatta. “Curiosità” è la risposta giusta.

Dai 13 anni ai 21 ero molto curioso: rompevo, provavo, installavo Linux, programmavo in linguaggi solo per curiosità.

Qual è stato il tuo percorso professionale?

Al liceo, già, guadagnavo con il mio blog di guide msn.

Google Adsense, all’epoca, mi generava una buona rendita di circa 1000/1800 euro al mese a seconda del numero di visitatori.

Poi nel 2010 quando ho chiuso il sito (perché msn è fallito), mi sono messo solo a studiare.

Ho lavorato al mercato come venditore di prodotti sottolio di un’amica di mamma ma giusto per capire come relazionarmi con le persone.

Infatti, fino ai ventun anni ero abbastanza asociale.

A 22 anni, nella prima azienda che mi ha assunto, prendevo circa 700 euro al mese per un part-time di 5 ore.

Vi lavoravo il pomeriggio dopo l’università.

Da allora sono cresciuto in maniera molto veloce.

Oggi, nell’attuale azienda per cui lavoro, ho uno stipendio buono, per la mia età e, soprattutto, per le mie competenze, che supera i 1600 euro mensili.

Rispetto al percorso descritto prima, il mio è stato decisamente accelerato visto che tale stipendio dovrebbe arrivare verso i 30 anni, se ti laurei.

L’esperienza, comunque, batte sempre la laurea.

Come hai trovato il tuo attuale posto di lavoro?

Un buon CV.

A riguardo ho scritto un articolo sul mio blog su come scriverlo e “aspettare”.

Competenze ed età bassa aiutano a essere voluti da tutti.

L’importante è sapersi vendere.

Saper parlare.

Ho fatto colloqui di gruppo dove la gente non sapeva niente e lì capisci quanto è ignorante nel campo IT.

Quindi se te ne intendi e sai di sapere le cose, ti assumono facile.

Sui social sei molto popolare. Quale strategia di comunicazione hai adottato per diventarlo?

Nel 2009 creavo hashtag su Twitter: divertimento, ironia.

Ci mettevamo in gruppetto a lanciarli nelle tendenze, per noia.

Poi sono passato a fare assistenza e aiutare la gente su Teamviewer e, oggi, scrivo meme, battute e aforismi per passare il tempo.

La comunicazione che uso si basa sull’umiltà e sull’essere sempre abbastanza gentile anche con gli hater.

Ho imparato che è meglio che si parli di te, anche male, ma basta che si parli di te.

Su Linkedin sto provando i “flame”, le liti, perché maggiore interazione c’è e maggiore è l’utenza che ti legge.

Su Twitter scrivo battute.

Su Facebook ho una pagina dove con le battute ci faccio i meme.

Instagram, invece, lo uso per catalogare i murales che trovo viaggiando.

Quali vantaggi ti ha portato questa tua popolarità?

La mia popolarità mi ha portato: rispetto.

Strano a dirsi, ma vero, nelle aziende, lavorando come consulente esterno, quando si ricordano di aver letto il tuo nome associato a una battuta ti sorridono, sono gentili e ti stimano.

Non serve a molto a livello di “competenze”, ma parti con il piede giusto.

E questo non è poco in ambito lavorativo.

Qual è il tuo social preferito?

Twitter, ma ultimamente sto rivalutando Facebook dove la mia “fan base” è maggiore.

Mentre su Twitter sono riuscito, negli anni, a farmi molti più hater perché è un social dove ci sono numerose persone piene di rabbia e quindi ci si sfoga molto più facilmente trollando.

Spesso è difficile sopportarlo.

Ci vuole pazienza, ma ti dà molta visibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Per ora continuo a lavorare per Nextrek. Mi piace.

Facciamo team. Ho ottimi colleghi, capi gentili e sempre disponibili. Mi trovo bene.

Spero di continuare a “contribuire alla crescita” di questa società.

Io sono uno che crede sempre nei progetti e che quando smette di avere ambizione e passione per una cosa divento molto pigro e, spesso, anche un peso.

Per quanto riguarda i social per ora continuo con i meme.

Poi si vedrà se cambiare e diventare un fashion blogger.

L’ho sempre sognato… ah,ah,ah,ah,ah!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Luca Spinelli. Un anno e mezzo dopo.

Oggi, mio caro lettore, ti propongo la mia seconda intervista a Luca Spinelli che avevi conosciuto su questo blog circa un anno e mezzo fa.

Questo ragazzo mi aveva colpito per la determinazione e la strategia con cui era riuscito a crearsi un’attività sostenibile nel tempo in un momento in cui la propaganda istituzionale era impegnata con tutti i suoi mezzi a diffondere il falso mito della “Crisi” che impediva ai giovani di realizzare i propri sogni.

Luca, ai miei occhi, era il classico esempio di come la volontà se ben diretta può ribaltare le situazioni più sfavorevoli.

Per questo motivo ho ritenuto molto importante intervistarlo di nuovo per sapere come sta procedendo il suo percorso professionale e di vita.

Buona lettura!

* * *

Come mai hai chiuso il tuo blog che aveva riscosso così tanto successo e ti aveva dato un’ottima visibilità?

Più che chiuso diciamo che gli ho dato il colpo di grazia. L’avevo archiviato (spostato da lucaspinelli.it ad un altro dominio) nel 2015 con l’idea di creare qualcosa di nuovo nel 2016 ma alla fine ho preferito accantonare la cosa per dedicarmi esclusivamente alla libera professione.

Come mai hai un sito web così minimal?

Parlare di sito web è eccessivo.

Io ho un biglietto da visita.

È paradossale che chi si occupa di digitale non abbia un sito web vero e proprio ma noto che è una cosa molto comune: “Il calzolaio, d’altronde, va in giro con le scarpe rotte”.

Il perché, nel mio caso specifico, è subito spiegato: i costi (di tempo più che altro) per tenere attivo un blog superano i benefici.

Altra cosa fondamentale è che negli anni, ricordo che ho scritto dal 2009 al 2015, ho perso interesse e passione per la scrittura.

Per questi 2 motivi ho preferito avere un semplice biglietto da visita più che un sito web vero e proprio.

Come sta andando la tua attività?

In una parola? Bene.

Non dico “alla grande” perché per dirlo credo che si dovrebbero fatturare almeno 4-5 mila euro al mese. Quindi mi limito a dire “bene”.

Il 2015 è stato un anno abbastanza piatto ma d’altronde era il 1° e più che un anno si è trattato di qualche mese. Nel 2016, invece, sono entrato nel vivo dell’azione, ho affrontato le prime vere difficoltà e ho iniziato a collaborare con aziende che apprezzo e che, credo, apprezzino il mio lavoro.

Per parlare del 2017, invece, è ancora presto, diciamo solo che il trend è in crescita e sono davvero contento.

Quale strategia di marketing usi per acquisire nuova clientela?

Parto col dire che sono ancora fedele a Subito, Bakeca, Kijiji e Vivastreet con cui nel 2015 avevo trovato alcuni dei miei primi clienti.

Quella di proporsi come professionisti su siti web del genere non si può certo definire una strategia di marketing ma ne approfitto comunque per consigliarla.

Il grosso dei lavori arrivano dall’offline e questo è un altro paradosso per chi si occupa di digitale. Ci si aspetta che i clienti arrivino dal web, no?

Invece, nel mio caso il 50% arriva proprio da fuori.

L’altra grande fetta arriva da collaborazioni con agenzie o aziende che rivendono i miei servizi mentre l’ultima piccola parte arriva da LinkedIn e Twitter (sarà che gli oltre 13.000 collegamenti su LinkedIn e 9.000 follower su Twitter destano ancora interesse sebbene abbia quasi completamente abbandonato i profili).

Fino a qualche mese fa avevo anche 2 landing che spingevo con AdWords ma che poi ho spento essendo più che soddisfatto dei risultati ottenuti tramite gli altri canali.

Per essere chiari, comunque, non ho una strategia vera e propria e questo è il mio più grande difetto sul lavoro, lo dico senza problemi.

Prediligo attività di lead generation low cost, se non gratuite (il passaparola, il resell dei miei servizi, etc.), quindi sono l’ultima persona al mondo a cui chiedere di strategie del genere.

[Anche se Luca non la identifica come tale, quella che ha appena descritto e ha applicato fino ad oggi è una vera e propria strategia, n.d.r.]

Sei ancora nel vecchio “Regime dei Minimi”?

Sono ancora nei minimi e, salvo un boom del fatturato s’intende, spero di rimanerci a lungo.

Ne approfitto per consigliarlo ancora a chiunque anche se oggi è stato sostituito dal regime forfettario (in realtà il regime dei minimi è, ancora, previsto per coloro che iniziano una nuova attività è ha una durata quinquennale, n.d.r.).

Come sta procedendo lo sviluppo dei business online di cui avevi accennato nella prima intervista? Su cosa sono verticalizzati?

Qua arriva il colpo di scena!

Li ho chiusi e venduti tutti. Non ne ho salvato neanche uno.

Diciamo solo che ho cominciato un nuovo progetto potenzialmente scalabile all’infinito che mi ha fatto vedere tutti i siti web che avevo come bastoni e pietre del paleolitico.

Vorrei poterti dire di più ma non è tutta farina del mio sacco.

Come sta procedendo il tuo progetto di vita, che prevede il trasferimento all’estero e di mettere su famiglia, di cui ci hai parlato nella prima intervista?

Procede. Mancano ancora molti step e ho più dubbi di quanti non ne avessi un anno e mezzo fa ma l’idea di base è sempre quella.

La cosa che più mi lascia perplesso è la destinazione quindi benvengano i consigli dei lettori che, magari, hanno già compiuto questo passo.

Quali sono i tuoi progetti futuri da qui a cinque anni?

Visto quello che è successo in un anno e mezzo non oso più fare progetti.

È stato sconvolgente, in senso positivo intendo, rileggere la vecchia intervista per confrontarla con l’oggi.

Questa volta mi astengo dal rispondere 😀

* * *

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