Lucia Imperi: Wedding Planner

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò, attraverso questa mia intervista, Lucia Imperi, wedding planner, che sta inseguendo con grande tenacia il suo sogno di affermarsi in questa professione, combattendo contro tutto e contro tutti.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Mi chiamo Lucia, ho 38 anni e vivo a Roma dal 2002.

Però, sono originaria di un paesino dell’alta Sabina, Montorio Romano.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho conseguito la maturità scientifica nel 1999.

Successivamente, ho optato per un percorso accademico breve, scegliendo una facoltà universitaria triennale: Tecniche di Neurofisiopatologia.

Dopo aver praticato questa professione per qualche anno, ho sentito la necessità di arricchire la mia conoscenza nell’ambito sanitario e acquisire capacità rivolte maggiormente verso il paziente che verso l’analisi tecnica, quindi mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Infermieristiche.

Percorso che ho interrotto a tre esami dalla seconda triennale, dato che ho percepito la realtà ospedaliera non affine alle mie aspettative professionali.

Intorno ai 32 anni, grazie a un evento personale particolarmente importante, il mio matrimonio, ho compreso che la mia strada professionale era legata all’organizzazione di eventi e matrimoni.

Il mondo del wedding mi aveva sempre attirato ma lo avevo messo nel dimenticatoio per motivi familiari.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

La mia prima esperienza lavorativa è stata in qualità di tecnico di neurofisiopatologia.

Ho lavorato nella realtà pediatrica per 9 anni.

Dai bambini ho imparato che la malattia non è il malato e che in qualsiasi settore professionale si ha a che fare con persone ed è necessario rapportarsi con ognuna di esse mantenendo il miglior sorriso, affinché colgano in te la massima disponibilità, primo fattore fondamentale per instaurare fiducia.

Sempre da loro ho imparato che, malgrado la vita ogni giorno possa metterci di fronte problematiche complesse e apparentemente insormontabili, la leggerezza e la limpidezza d’animo sono il miglior modo di affrontare le difficoltà.

I bambini non sanno cosa voglia dire la parola fallimento, dunque non se ne preocccupano e proseguono impavidi per la loro strada.

La suddetta esperienza lavorativa mi ha regalato il dono dell’empatia come arma potente contro l’indifferenza che vedo in giro, sempre più prepotente.

Come mai hai deciso di diventare wedding planner?

Ho deciso di diventare wedding planner nel momento in cui, dopo avere organizzato le mie nozze ed essermi sposata, mi sono accorta che avevo commesso tanti di quegli errori da non poter permettere che altri futuri sposi ne commettessero altrettanti.

A tal proposito ho deciso di inserire un piccolo blog sul mio sito: theloveplanner.it, sul quale scrivo degli articoli in cui racconto da sposa pentita di non aver ingaggiato un wedding planner, le noie e i problemi che ho affrontato sia durante l’organizzazione del mio matrimonio che durante il giorno del matrimonio e do consigli su come evitarli.

Che percorso hai seguito per diventare wedding planner?

Il primo passo verso la professione di wedding planner è stato quello di capire quale fosse effettivamente il ruolo di questa figura professionale nell’organizzazione di un matrimonio.

Sembra scontato saperlo perché i format televisivi ci hanno propinato per anni una visione distorta dell’organizzatore, ma un wedding planner difficilmente [mai!] si occupa di allestimenti, fiori, bomboniere o mise en place.

Dopodiché mi sono messa alla ricerca di corsi che fornissero l’approccio più valido alla professione e ne ho frequentati diversi.

Poiché un wedding planner è, innanzitutto, un imprenditore, ho cercato di acquisire delle conoscenze base sull’imprenditoria, su come avviare una startup, su come promuoversi e fare del buon marketing attraverso le giuste strategie.

Infine, ho partecipato a corsi di natura più “pratica“ per acquisire competenze e poterle sfruttare sia con i clienti che con i miei fornitori/collaboratori (Flower Design, Mise en Place, Visual Merchandising, Packaging ecc.) al fine di propormi a ognuno con professionalità, competenza e usando le terminologie adatte.

Quali sono le principali competenze che deve avere un wedding planner?

Un wedding planner deve avere ben chiare le proprie capacità e competenze.

Si deve aggiornare continuamente e deve fissare, sempre, degli obiettivi precisi da raggiungere.

Inoltre, ha bisogno di possedere abilità di natura manageriale, in quanto dovrà gestire un team di persone, tra collaboratori/dipendenti e fornitori.

Altro tassello fondamentale sono le competenze di natura imprenditoriale, poiché un wedding planner è di fatto un imprenditore che a fine anno deve far quadrare i conti.

Infine, deve avvicinarsi quanto più possibile alle competenze dei professionisti con i quali collabora affinché possa comprendere e relazionarsi con ognuno di essi in base alla loro professione.

Inoltre, deve avere charme perché è necessario che sia una persona empatica, che trasmetta sicurezza, tranquillità ma pur sempre con l’autorevolezza che impone il suo ruolo.

Quest’ultima caratteristica è fondamentale sia con i clienti che con i collaboratori/fornitori.

Come si svolge una giornata tipo di una wedding planner?

Non esiste un programma di lavoro standard.

Ogni wedding planner ha un metodo proprio sia nei giorni che precedono l’evento, sia in tutto il periodo dei preparativi.

Per quel che mi riguarda:

  • curo la pianificazione in maniera dettagliata;

  • instauro un rapporto di fiducia con i fornitori e con i clienti;

  • sto attenta che la gestione sia eseguita maniacalmente, inconvenienti a parte;

  • qualche giorno prima dell’evento, o il giorno prima direttamente, sostengo un breefing con fornitori e staff per ricordare e sottolineare tutti i dettagli. Si riguarda insieme la scaletta affinché tutti lavorino in sincronia. A questo punto si è pronti ad andare in scena.

Come sono le giornate di una wedding planner nei giorni che precedono il matirmonio?

Le giornate che precedono l’evento sono sempre cariche di aspettative ed emozioni.

Quando s’incontra la coppia, generalmente, la sposa è agitata ed è questo il momento in cui la fiducia instaurata svolge un ruolo fondamentale: usando il proprio charme e gli strumenti giusti si riesce a tranquillizzarla.

Si portano a termine le ultime prove, si definiscono e si sistemano i dettagli finali, e si è pronti.

Come si svolge la giornata di una wedding planner il giorno della celebrazione del matrimonio dei suoi clienti?

Il giorno del matrimonio per il wedding planner è scandito da timing, programmi precisi e orari da seguire in maniera assai poco flessibile.

Io amo definirlo il giorno degli incastri.

Dal momento che il wedding planner è il regista dell’evento, se ogni comparsa avrà fatto correttamente la propria parte, l’opera finale non potrà che essere perfetta.

Qual è la più grande soddisfazione che ti ha dato questa professione fino ad oggi?

La più grande soddisfazione è l’abbraccio degli sposi a fine evento.

Di solito mi sussurrano: “Senza di te non sarebbe stato così…un sogno!“.

Realizzare un sogno nel giorno più bello della vita di una coppia è una delle cose più soddisfacenti che si possano fare.

Non è così scontato vivere un sogno il giorno delle proprie nozze. Per me non fu così.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per quel che riguarda i miei progetti ne ho uno in fase di studio, molto vicino alla realizzazione, che riguarda le unioni civili.

Se, invece, parliamo di obiettivi futuri, mi piacerebbe occuparmi, un giorno, di destination wedding con l’India.

Adoro la simbologia che fa parte delle tradizioni indiane, i colori accesi degli abiti che indossano per le nozze e i profumi della loro terra.

Ho cominciato ad allacciare i primi contatti per creare delle fondamenta.

Vediamo cosa mi riserverà il futuro.

Di sicuro, io mi sto impegnando affinché sia il più prospero e roseo possibile!

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

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Answer The Public

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno strumento delle cui potenzialità avevo trattato, già, in passato: Answer The Public.

Il mio scopo è quello di analizzare in profondità questo tool gratuito che non può mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon imprenditore o libero professionista e che, se affiancato agli strumenti di analisi di Google e al sondaggio realizzato secondo i criteri descritti nel mio ultimo post, permette di avere una mappa ben definita del proprio potenziale mercato e di identificare il tipo di contenuti da far apparire di fronte agli occhi dei propri potenziali clienti.

Buona lettura!

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DEFINIRE IL CONTESTO

Ogni imprenditore o libero professionista che si rispetti prima di affrontare il mercato dovrebbe definire il contesto in cui andrà a operare.

Con questo intendo dire che dovrà analizzare la concorrenza e il pubblico target a cui è rivolto il suo prodotto o servizio.

Answer The Public è lo strumento ideale per conoscere meglio come un potenziale cliente cerca il prodotto o il servizio che si sta vendendo o che si vuole vendere.

In pratica ti permette di entrare nella testa delle persone e di capire il linguaggio che utilizzano per fare le loro ricerche con Google e gli altri motori di ricerca.

All’apparenza questo può sembrare un dettaglio poco importante, ma non è così.

Chi opera in un determinato settore, qualunque esso sia, utilizza un linguaggio tecnico e dà per scontato che anche chi non appartiene alla propria categoria conosca la terminologia in uso nell’ambiente.

Molto spesso quando si visita il sito web, ad esempio, di un avvocato, di un digital marketer o di altri liberi professionisti, ci si imbatte in contenuti che sono scritti più per far capire ai colleghi che si è competenti e si domina la materia che per essere compresi dai non addetti ai lavori.

Oppure, se si tratta di un sito aziendale ci si trova di fronte al solito elenco di caratterisitiche che il prodotto o il servizio possiede.

Invece, per essere efficace la comunicazione di un sito dovrebbe spiegare in che modo si intende migliorare la vita del visitatore attraverso il proprio prodotto o servizio.

Infatti, mettersi al servizio del cliente e portarlo dal punto A in cui si trova, attualmente, al punto B, dove vorrebbe essere, è lo scopo di ogni imprenditore o libero professionista degno di questo nome.

Per far ciò, però devi spogliarti di tutte le credenze che hai sulla tua target audience e metterti nei suoi panni.

Questa cosa la puoi fare attraverso accurate ricerche di mercato, che sono costose sia in termini di tempo che di denaro, oppure puoi sfruttare i dati provenienti dai motori di ricerca.

Le persone, converrai con me, li usano per trovare risposte a ogni tipo di domanda, anche le più inconfessabili.

Questo vuol dire che sono una fonte incredibile di informazioni relativamente a quello che gli individui vogliono realmente, il tutto in tempo reale.

Tutto vero, tutto bello ma c’è un però… analizzare tutta la mole di dati che ci viene riproposta dai motori di ricerca ogni volta che li interroghiamo per trovare gli argomenti che ci interessano consuma un sacco di tempo.

Ed è qui che ci viene in aiuto Answer The Public.

Questo tool ti permette di utilizzare il tuo know how per comprendere come le persone parlano degli argomenti tipici del tuo settore.

Saperlo ti permetterà di scrivere dei contenuti da postare sul tuo sito web in grado di intercettare la domanda consapevole, cioè quella di coloro che sono alla ricerca di una determinata risposta, di un determinato prodotto o servizio.

Ti faccio un esempio per farti comprendere meglio cosa intendo.

Luca ha un negozio che vende attrezzatura subacquea verticalizzato sull’apnea.

Ovviamente, ha anche una piattaforma e-commerce con un blog con un suo piano editoriale.

Sapendo che le principali marche del settore, come ogni anno, stanno per lanciare sul mercato dei nuovi modelli di mute mimetiche per la pesca in apnea usa Answer The Public per comprendere meglio le intenzioni di acquisto degli appassionati.

Così facendo scopre che vi è molto interesse per il mimetismo adatto alla pesca in acque basse.

Questo spunto gli permette di scrivere tutta una serie di post che mettono in evidenza quali sono le migliori mute mimetiche in commercio per la pesca in acque basse in base ai fondali che il pescatore si troverà ad affrontare.

Il risultato finale di questa strategia sarà un aumento di traffico organico verso il blog del suo sito e un conseguente aumento delle vendite del suo e-commerce.

Il fatto di essere stato così specifico, infatti, ha permesso a Luca di apparire sempre nelle ricerce delle persone per quel determinato argomento surclassando i post generalisti dei concorrenti.

In parole povere si è fatto trovare nel posto giusto al momento giusto.

La qual cosa gli conferisce un notevole vantaggio in termini di vendite.

COME OTTIMIZZARE “REALMENTE” LE PAROLE CHIAVE

Non sempre ottimizzare i contenuti trattati nel proprio blog con le parole chiave col volume di ricerca più alto risulta essere la strategia vincente per trovare il proprio pubblico target.

Certamente, il volume di ricerca delle parole chiave è un dato significativo.

Ma non trovi strano che Google da una parte ti fornisca dei suggerimenti quando digiti nella sua casella di ricerca (basati sulla reale esperienza degli utenti, n.d.r.) e dall’altra i suoi tool per l’advertising ti dicano che nessuno sta facendo ricerche con quel termine.

Mmm… C’è qualcosa che non quadra.

Sempre per rimanere nel contesto della pesca in apnea, se digito in Google “arbalete per” la mia ricerca mi dà 5 idee utili per scrivere altrettanti articoli che intercetteranno una domanda consapevole:

  1. arbalete per iniziare

  2. arbalete per tonni

  3. arbalete per principianti

  4. arbalete per tana

  5. arbalete per pesca in tana

Ecco, questo è quello che intendo quando dico che bisogna entrare nella testa dei potenziali clienti.

Una volta che avrai capito quello che vuole il tuo pubblico target non ti resterà che costruire una valida strategia per farglielo avere.

E tutto questo avrà un forte impatto positivo sul tuo business.

LA MIGLIORE STRATEGIA DI CONTENT MARKETING

La migliore strategia di content marketing consiste nel dare valore al tuo pubblico target.

Per far ciò dovrai:

  1. Scoprire da chi è composta la tua audience e, poi, interagire e creare empatia con il tuo pubblico target.

  2. Rendere i tuoi contenuti rilevanti e memorabili.

  3. Fare arrivare i tuoi contenuti di fronte al tuo pubblico target migliorando così la sua vita:

    • Insegnagli qualcosa.

    • Intrattienilo, ispiralo, fallo sorridere.

    • Aiutalo a prendere le giuste decisioni.

    • Rendi la sua vita un po’ più facile.

CONCLUSIONI

Answer The Public è un tool gratuito che non può mancare nella tua cassetta degli attrezzi di imprenditore o libero professionista poiché ti permette di entrare nella testa dei tuoi potenziali clienti.

Utilizzandolo assieme agli strumenti di analisi messi a disposizione da Google e al sondaggio ti permetterà di definire il contesto di mercato che vuoi conquistare con il tuo prodotto o servizio.

E di trovare la chiave di lettura per far comparire i tuoi contenuti davanti al tuo pubblico target ideale il che influenzerà positivamente l’andamento del tuo fatturato.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

Come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro

Se anche tu, mio caro lettore, come molti altri italiani hai deciso che questo è il momento giusto per lanciare il tuo nuovo business; allora, molto probabilmente, ti starai chiedendo come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro.

Ovviamente, il rischio d’impresa non potrà mai essere pari a zero. Però, ci sono delle strategie che ti permettono di ridurre al minimo le possibilità di fallire.

Una di queste si basa sul sapiente utilizzo di uno strumento: il sondaggio, che ti viene in soccorso quando non hai abbastanza risorse economiche per far svolgere una ricerca di mercato da un’agenzia specializzata o da un freelancer esperto del settore.

Gli obiettivi del tuo questionario dovranno essere:

  • la definizione del contesto di mercato in cui andrai a operare;

  • l’identificazione del tuo target;

  • la segmentazione del tuo pubblico nelle varie tipologie di clienti;

  • l’individuazione del linguaggio da utilizzare per comunicare coi tuoi potenziali clienti e dei canali di comunicazione per raggiungerli;

  • l’individuazione dei canali distributivi attraverso cui il tuo prodotto o servizio raggiungerà la tua clientela;

  • l’identificazione degli elementi utili per stabilire il giusto pricing;

  • la definizione delle caratteristiche necessarie per creare il tuo brand positioning.

In questo post ti spiegherò passo dopo passo come creo e diffondo un questionario, e come analizzo le risposte ottenute in modo che tu possa replicare la mia strategia.

Partiamo!!!

PERCHE’  CREARE UN SONDAGGIO

La maggior parte di coloro che aprono una nuova attività sono convinti di sapere esattamente che cosa vogliono i loro clienti e su questo basano il loro modello di business e il loro business plan.

Dopo un po’ di tempo, però, scoprono una realtà ben diversa e, allora, sono dolori.

Gli affari non vanno come sperato e si dà la colpa ai clienti che non capiscono la qualità del prodotto o del servizio oppure alla crisi, invece, di assumersi le proprie responsabilità e ammettere di avere fatto il passo più lungo della gamba.

Coloro che, al contrario, si mantengono umili sanno benissimo che per prosperare nel mondo del business bisogna capire cosa vuole veramente il cliente, il linguaggio che usa, dove trovarlo e, soprattutto, come e quando contattarlo.

Per ottenere tutte queste informazioni il sondaggio è uno strumento eccezionale che ti evita di fare salti nel buio.

Infatti, quello che imparerai dai tuoi clienti attuali e da quelli potenziali ti permetterà di costruire il tuo prodotto o servizio sulla base dei loro feedback.

In questo modo riduci al minimo i tuoi rischi finanziari.

Tra l’altro questa strategia può essere usata in ogni settore.

Pensa quale marea di informazioni, ad esempio, una pizzeria d’asporto di nuova apertura potrebbe ottenere dai clienti in attesa di ritirare la loro ordinazione.

Oppure, una lavanderia automatica da coloro che attendono di ritirare il bucato.

Tutti dati utili per creare nuovi servizi o per migliorare quelli già in essere.

COME CREARE UN SONDAGGIO

Ci sono vari modi per creare un sondaggio. Quello che prediligo, attualmente, è il metodo ideato da Ryan Levesque, The Ask Method.

A cui, a volte, a seconda delle situazioni applico delle varianti di mia invenzione.

Prima di strutturare le domande stabilisco l’obiettivo o gli obiettivi che voglio raggiungere con la mia indagine.

Ad esempio, il questionario potrebbe avere lo scopo di raccogliere gli indirizzi email di futuri potenziali clienti da inserire nella mia mailing list oppure quello di capire il linguaggio usato dalla potenziale clientela per migliorare il mio modo di comunicare con essa.

La prima domanda che pongo agli intervistati attraverso il modulo di Google (questo è lo strumento che uso di solito, n.d.r.) è la più importante, deve essere a risposta aperta e deve essere accompagnata dall’invito all’intervistato a scrivere il più possibile.

Infatti, più uno scrive, più significa che sente molto forte il problema che lo assilla.

Il testo della domanda n. 1 deve, sempre, essere il seguente:

“Qual è il più grande problema/ostacolo [la più grande sfida] che stai affrontando, attualmente, … ?”.

Se vuoi renderti conto di come costruisco un sondaggio per avere ben chiaro ogni passaggio, visita il questionario che ho sviluppato, di recente, per un progetto, che sto lanciando assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi, dedicato a chi come te ha intenzione di aprire un nuovo business.

Lo trovi in fondo alla pagina Prenota il tuo Freemeet.

Se, invece, ti stai chiedendo il perché mi soffermo sui problemi delle persone e non chiedo loro, per esempio, che cosa desiderano, eccoti servita la mia risposta:

  • tutti noi abbiamo bene in mente ciò che non vogliamo mentre quello che desideriamo, se ci fai caso, è sempre molto vago.

Le domande successive alla prima mi servono per segmentare il mio pubblico e quindi saranno, per la maggior parte, a risposta chiusa.

Infatti, cerco di capire se il mio target è composto più da uomini o più da donne, la fascia d’età che maggiormente sente il problema indicato nella prima domanda e tutto quello che mi può essere utile per creare un effetto specchio.

Le informazioni che raccoglierò mi serviranno per modulare le mie successive offerte e la mia comunicazione.

Il mio potenziale cliente dovrà esclamare quando incapperà in un mio contenuto:

“Wow! Questo è proprio quello che sto vivendo in questo momento. Sembra quasi che mi abbia letto nel pensiero. Fammi dare un’occhiata alla soluzione che mi propone”.

Nell’ultima parte del sondaggio chiedo sempre le informazioni di contatto: nome, cognome, email (obbligatori) e numero di telefono/Skype ID (Facoltativo).

Quest’ultimo elemento è molto importante in quanto chi lascia il numero di telefono o il suo Skype ID statisticamente mostra una propensione maggiore ad acquistare i prodotti o servizi che, successivamente, gli vengono proposti.

Per questo motivo lascio libero l’intervistato di darmi questo dato.

UN ESEMPIO CONCRETO

Mettiamo il caso che io sia il titolare di una lavanderia automatica a gettoni desideroso di aumentare il fatturato della mia attività.

Per farlo dovrei sapere qualcosa di più sui miei attuali clienti in modo da creare un’offerta che li spinga ad acquistare di più i miei servizi.

In una situazione del genere strutturerei un questionario con l’obiettivo di capire:

  • qual è il problema principale che incontrano nell’utilizzare il mio servizio di lavanderia;

  • chi sono i miei clienti abituali (turisti, studenti, cittadini extracomunitari etc.);

  • cosa li spinge a utilizzare il mio servizio;

  • se sono più uomini o più donne;

  • quante volte utilizzano il mio servizio in un mese e in che fascia oraria;

  • le fascie di età dei miei clienti.

Per invogliare i clienti a compilare il sondaggio darei in cambio un buono sconto valido per un lavaggio.

Costruirei, inoltre, una landing page apposita dove far atterrare il mio cliente per catturare il suo indirizzo email.

In pratica per ottenere il coupon il cliente dovrebbe accedere al sito lasciare: Nome, Cognome e il suo migliore indirizzo email.

A questo punto gli invierei una mail col link al sondaggio.

Una volta completato il questionario gli spedirei una seconda mail, di ringraziamento, col codice sconto valido per un lavaggio.

Tutta questa strategia, oltre a farmi conoscere meglio il mio target, mi permetterebbe di raccogliere gli indirizzi mail dei miei clienti che potrei sfruttare per fare lead nurturing.

Ciò è la dimostrazione di quanto questo strumento sia versatile e possa permetterci di raggiungere un obiettivo primario (la conoscenza della clientela in vista della creazione di un servizio di upsell o downsell oppure cross-sell) e un obiettivo secondario (la mail del cliente per aumentare il suo Life Customer Value).

DOVE DIFFONDERE IL SONDAGGIO

Per essere un test statisticamente significativo al questionario dovranno partecipare almeno 100 persone.

Per questo motivo bisognerà lasciarlo online almeno 90 giorni e sfruttare i social per diffonderlo.

Il social che più si presta a questa attività è senz’altro Facebook.

Infatti, i suoi gruppi tematici sono l’ambiente ideale per diffondere un questionario.

Attenzione, però, non in tutti i gruppi è permesso postare sondaggi.

Quindi ti consiglio di leggere sempre attentamente i loro regolamenti oppure di chiedere al suo amministratore l’autorizzazione.

Anche la tua mailing list, se in linea con l’argomento del sondaggio, può essere sfruttata per raccogliere le informazioni che ti interessano.

Un’altra possibilità è quella di creare un’apposita landing page su cui mandare del traffico sponsorizzato.

In quest’ultimo caso potrai prevedere di dare una piccola ricompensa a tutti coloro che termineranno il questionario in modo da incentivarli a farlo.

LO SCORE

Una volta raccolte tutte le risposte, solitamente, creo un file Excel su Drive (con il modulo Google è un gioco da ragazzi; infatti, basta cliccare sull’apposito bottone verde presente nel modulo dove sono raccolte le risposte per esportarle con tutte le relative domande su di un foglio di calcolo, n.d.r.) allo scopo di elaborare uno score che mi permetta di individuare le risposte più significative da analizzare per trarne i dati idonei a farmi raggiungere i miei obiettivi.

Per prima cosa nella riga n. 1, dopo l’ultima delle domande importate, creo le colonne Lunghezza, Moltiplicatore e Score, che mi serviranno per assegnare un punteggio a ogni utente che ha terminato il sondaggio.

Più è alto il punteggio, più l’intervistato sarà preso come punto di riferimento per le successive analisi dei dati.

Score

Score

Per ottenere i numeri che vedi nell’immagine qui sopra uso le seguenti formule:

Lunghezza

=LUNGHEZZA(B2)

Una volta salvata la formula in una casella ti basterà trascinarla lungo tutta la colonna per applicarla a tutte le caselle e sapere quanti caratteri sono stati utilizzati da ciascun intervistato per rispondere alla prima domanda.

Moltiplicatore

=SE(AC2=” ” ; 1 ; 1,5)

Questa formula permette di assegnare un punteggio di 1,5 a chi lascia il numero di telefono o lo Skype ID e di 1 a chi lascia la casella vuota.

Anche in questo caso la formula potrà essere applicata a tutta la colonna del Moltiplicatore semplicemente trascinandola.

Score

=AF2*AG2

Questa formula calcola il punteggio da assegnare a ogni intervistato.

Ovviamente, trascinandola per tutta la colonna Score l’applicherai a tutte le caselle che compongono la suddetta.

CONCLUSIONI

Se vuoi capire come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro, puoi sfruttare lo strumento del sondaggio seguendo la metodologia Ask.

Questo ti permetterà di entrare nella testa del tuo potenziale cliente e carpirne:

  • informazioni utili per sviluppare il tuo prodotto o servizio oppure per innovare il tuo processo;

  • il linguaggio utile per comunicare al meglio col proprio target;

  • i canali più utili per raggiungere il proprio pubblico con i messaggi desiderati;

  • e molto altro ancora.

Una volta raccolte tutte le risposte dovrai semplicemente riportarle su di un foglio di Excel in modo da poter attribuire a ogni intervistato un punteggio.

Questo ti permetterà di analizzare solo le risposte più significative, cioè quelle con lo score più alto.

Se hai ancora qualche dubbio, qui trovi un esempio di questionario che assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi ho realizzato per le attività in via d’apertura.

Per ulteriori chiarimenti lascia un commento qui sotto. Sarà mia premura risponderti il più presto possibile.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Marcello Ricci: Professione Burattinaio

Oggi, mio caro lettore, ti presento Marcello Ricci, commerciante ambulante con la passione per i burattini, che sta cercando di trasformare nella sua attività principale.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 46 anni vivo a Milano ma sono nato in provincia di Bergamo.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho un diploma in ragioneria e con grande rammarico non ho mai finito la facoltà di Pedagogia.

Qual è la tua attività lavorativa principale?

Gestisco un’attività ambulante insieme a due dei miei tre fratelli ma il mio apporto è pressoché un part time agevolato.

Come nasce la tua passione per i burattini?

In realtà il primo spettacolo lo vidi al mio paese nella bassa bergamasca in una sera di primavera verso la fine degli anni ‘70 e ne rimasi colpito, provai un senso di piacevole malinconia.

Un burattinaio girovago montava il teatrino all’interno di un piccolo tendone di un circo. Era un mondo e un modo di fruire gli spettacoli che stava scomparendo.

La televisione era un baluardo in tutti salotti d’Italia e io ero molto affascinato dai cartoni animati giapponesi, il mio preferito era Goldrake.

Ma dovetti aspettare venticinque anni per intuire che quella poteva essere la mia strada.

Hai frequentato qualche scuola teatrale per acquisire le tue competenze?

Per quanto riguarda i burattini in Italia, uno dei paesi al mondo con maggiore tradizione, non abbiamo ancora una scuola o addirittura un’università dove imparare il mestiere che una volta veniva tramandato di padre in figlio e ognuno si arrangia formandosi come può.

Per me sono stati fondamentali alcuni incontri che il comune di Silvano d’Orba, in provincia di Alessandria, promosse per anni invitando operatori del teatro di figura a presentare il proprio lavoro e donando il loro know how culturale e artistico a giovani aspiranti burattinai, educatori, animatori insegnanti.

Tonino Murru della compagnia Is Maschereddas di Cagliari durante un seminario di una settimana sulle colline di Cesena è il burattinaio che mi ha insegnato l’ABC dell’animazione dei burattini.

Continui a formarti?

Sono un prode sostenitore della formazione continua ma ora più che seguire corsi preferisco tentare di mettere in pratica le molte nozioni apprese.

Il mio percorso è stato ed è tuttora variegato.

Mi sono formato coma attore, mimo, clown, giocoliere, mago per bambini attraverso scuole, corsi, workshop più o meno lunghi, ma elencarli tutti sarebbe tedioso e questo insieme al mio lavoro di ambulante mi succhia energie.

Comunque, andare a vedere spettacoli, film, mostre, respirare bellezza, in genere è un modo per alimentare l’anima nutrire la creatività ed è da considerarsi formazione.

Come e quando hai iniziato a fare il burattinaio?

Da piccolo avrei voluto fare il liceo artistico ma per comodità scelsi un’altra strada.

Per anni ho lavorato solo come venditore ambulante continuando a dare sporadici esami in facoltà.

Alla morte di mio padre attore dialettale di talento decisi di iscrivermi, a Milano, a una scuola biennale di avviamento alla recitazione.

Finii, quasi senza accorgermi, col diventare membro di una nuova compagnia di teatro semiprofessionistica.

Una sera prima di una replica dell’Amleto ebbi il terrore di entrare in scena.

Era il segnale che non ero fatto per quel tipo di teatro di prosa per me troppo impegnativo e emotivamente dispendioso ma la voglia di fare, di creare e di non buttare gli anni dedicati da allievo al teatro con uno slancio resiliente mi condussero all’ormai defunta Civica Scuola d’Animazione Psicopedagogica di Milano.

Lì incontrai Damiano Giambelli, un burattinaio musicista, storico collaboratore della compagnia americana Bred and Puppet da cui appresi le tecniche per costruire pupazzi e burattini.

Successivamente, con due amici della scuola, Alessandro Guglielmi e Mario Smedile, fondammo una compagnia I ladri di cartapesta.

Mettemmo in piedi un paio di animazioni e uno spettacolo, ma il nostro sogno si frantumò quasi subito ed ognuno prese la propria strada.

Che cos’è che ti piace di più della tua attività di burattinaio?

Mi piace la dimensione artigianale in cui un artista deve sapere fare un po’ di tutto e non è sicuramente il mio caso visto che non ho una grande manualità e mi faccio spesso aiutare.

Ma molti burattinai sono scultori, sarti, elettricisti, falegnami, attori, promotori dei loro spettacoli.

Mi piace la ritualità del montare il teatrino.

Mi piace raggiungere piccoli borghi sperduti dove il nostro arrivo è ancora un evento condiviso dalla comunità e pieno di aspettative.

Mi piace, nelle sere d’estate, vedere i bambini che timidamente si avvicinano incuriositi o si siedono, in attesa, molte ore prima dello spettacolo in metafisiche piazze che sarebbero piaciute a De Chirico e mi piace sapere che il mio e il nostro è un mestiere antico e prima di noi molti colleghi nei secoli hanno battuto le stesse strade con mezzi diversi: a piedi a dorso di un mulo o con un vecchio furgone scassato.

Lavori da solo o collabori con altri artisti?

Lavoro, prevalentemente, da solo ma è più divertente e produttivo farlo insieme ad altri.

Un paio di spettacoli di burattini li ho scritti e animati con mio cugino Daniele Cenzon che è un artista poliedrico.

Un altro con Paolo Sette valente burattinaio e marionettista della compagnia Eugenio Monti Colla.

Fai solo spettacoli con i burattini o anche spettacoli di altri tipi?

Faccio anche:

  • spettacoli di clown e mimo;

  • narrazioni per grandi e bambini;

  • animazioni e intrattenimento magico.

Le sceneggiature delle storie che porti sul palcoscenico sono di tua produzione?

Per quanto riguarda i burattini il mio repertorio attuale è limitato a 3 spettacoli.

La sceneggiatura la scrivo o da solo o con amici, ma prediligo scrivere storie semplici dato che mi rivolgo quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini.

Comunque, uno spettacolo è nato da un lavoro d’improvvisazione in strada, un altro riscrivendo la fiaba di Cappuccetto Rosso e l’ultimo è un omaggio ad antichi canovacci di burattini tradizionali.

Crei tu i tuoi burattini?

Alcuni, soprattutto, i primi li ho costruiti io.

Per altri mi avvalgo di strepitose collaborazioni: mio zio Giuseppe Cenzon, pittore astrattista, ha costruito per i miei spettacoli pupazzi giganti, semplici marionette e burattini in cartapesta; lo stesso dicasi per il già citato Paolo Sette anche se i suoi burattini sono scolpiti dal legno di cirmolo.

Come hai fatto a trovare i primi clienti?

I primi contatti li ho avuti montando il teatrino in fiere e mercatini.

Successivamente, il passaparola mi ha portato un po’ ovunque: scuole, festival, rassegne di teatro di strada, teatri, oratori, strade, piazze, sagre, feste patronali, biblioteche, spiagge, ospizi, eventi aziendali, feste di compleanno, matrimoni, librerie.

Quali strategie adotti per trovare nuovi ingaggi?

Negli ultimi tempi collaboro con delle agenzie di animazione che fanno il lavoro promozionale e distributivo.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività?

Male e poco mi limito a postare su Facebook foto di spettacoli e animazioni, ma sto lavorando a un nuovo sito internet con molti contenuti video e fotografici.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente terminare degli spettacoli che ho scritto ma non ho mai messo in scena, uno su tutti uno spettacolo di burattini per adulti.

Anche se il sogno più grande è vivere su un camper e girare l’Italia e l’Europa facendo spettacoli in strada e vivendo di quello.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

Daniele Cenzon: Metascultore

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa mia intervista ti presento Daniele Cenzon, talentuoso artista arilicense.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 45 anni, vivo a Peschiera del Garda, e sono uno scorpione.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi sembra una gara di motocross.

Dopo la formazione superiore al liceo scientifico, ho frequentato per tre anni la facoltà di Medicina tra Parma e Padova ma al primo approccio con la pratica in laboratorio, chiara in me è stata la sensazione che non era la strada da percorrere.

Ho frequentato per tre anni e concluso un corso di Interior Design ai piedi del Duomo di Milano e, successivamente, mi sono iscritto all’Università IUAV, portando a termine il percorso universitario.

A Venezia, ho conseguito la laurea in PTUA, Pianificazione Territoriale Urbana e Ambientale, superando anche l’esame di stato.

Come nasce la tua passione per l’arte?

L’idea che, come un solco ha segnato la mia forma mentis, è stata instillata in me, in maniera, inconscia all’età di 4 anni quando, senza saper ancora scrivere, sbirciavo mio padre con la testa leggermente piegata dipingere in cantina sotto il peso di un soffitto ingombrante.

Per me fu un’immensa scoperta, una rivoluzione e, capii in quell’istante che mio padre possedeva il dono del gesto creativo.

Era nata in me la consapevolezza dell’esistenza dell’essere semidio.

Così me lo raffiguravo e così sarei voluto diventare.

Ricordo ancora l’attimo preciso, di fronte a una tavolozza di compensato sopra la quale avevo dipinto un’automobile.

Comunicavo con me stesso: “Tu avrai il dono di trasformare i tubetti di colore in quadri”.

Naturalmente la consapevolezza che quella si potesse definire arte mi raggiunse molto più tardi.

Che cos’è per te l’arte?

L’arte è indefinibile. Ha i contorni sfocati di un giorno afoso quando tutto intorno è lento.

Perché l’arte è già stata tutto e il contrario di tutto.

A casa, salvate nel mio computer ho ripreso delle linee dritte: per strada, in musei, metropolitane e le ho intitolate “La retta via 1,2,3…”, anche questa è arte.

Saper dare nuovi significati è, dunque, arricchire di valore pedagogico un oggetto, elevando il suo status e portandolo a concorrere al miglioramento dell’intorno.

Arte è squarciarsi il petto e mostrare il proprio Io.

Walt Whitman in “Foglie d’erba” scrisse: “Chi tocca questo libro tocca la mia anima”.

In questo momento la mia bimba di un anno ha in mano un microfono e scimmiotta i cantanti.

Lei non lo sa, ma ha messo in moto una geografia di luoghi/suoni e relazioni irripetibile.

Questa è arte.

L’arte è quello che non sussurreresti nemmeno al tuo analista.

L’arte concepisce l’errore come forza vitale è generatrice.

Da dove trai ispirazione?

Per la maggior parte di noi l’acquisizione di dati e informazioni ha un primo impatto visivo.

È preponderante in me questo aspetto.

Dunque, ora dico un’ovvietà, tutto nasce dall’osservazione dell’intorno.

L’ispirazione è tutto il mio vissuto, comunque non strettamente visivo.

Che tipo di materiali utilizzi per creare le tue opere e perché hai scelto proprio questi?

Ho eseguito, in passato, delle opere pittoriche ma ora sono arrivato a una manifestazione del mio essere attraverso delle opere in terza dimensione pensate oltre 10 anni fa.

Uso un estruso di polietilene che, comunemente, viene utilizzato come materiale isolante.

Lo lavoro con strumenti suggeriti a seconda della necessità della rappresentazione e del risultato finale.

Come nasce una tua opera?

Come dicevo, una volta lavorato il fondo incollo dei soggetti, perlopiù giocattoli, che nella loro interazione creano delle situazioni, delle sinergie.

Mi piace molto l’idea di ridare il valore dell’unicità a un prodotto seriale pensato per le masse.

In questo modo mi ricollego al primordiale embrione che l’ha generato e così è un po’ come chiudere il cerchio della vita.

Le mie opere le definisco: “Minimondi”.

Ti definiresti uno scultore?

Non nel termine classico, preferisco usare il termine metascultore.

L’indefinito ha una sensualità amplificata perché lascia larghi margini all’immaginazione.

Hai un gallerista di riferimento?

Più che un gallerista è un guru: “l’estremista” per la profonda consapevolezza del sé Moreno Danzi che mi ha fatto esporre con grande successo nella sua galleria a San Giorgio Ingannapoltron (VR): la [G] Love Bank.

Come siete entrati in contatto?

Ci siamo conosciuti al mercato di Verona.

Era un sabato, appena mi è stato presentato ho intuito che in lui c’era qualcosa di grandioso.

Una grandezza misurabile e palpabile solo interfacciandosi con lui.

Hai già partecipato a delle mostre?

A diverse mostre collettive, sempre organizzate da Moreno Danzi.

Tre edizioni di “Bosco divino” e una di “In riva all’arte”, dove ho sempre presentato delle opere visive.

Quali risultati hai ottenuto fino ad ora?

Volevo arrivare, prima dei 50 anni, a fare una personale e così è stato.

Tutto quello che viene adesso è come la sorpresa dentro l’ovetto Kinder.

Come sfrutti Internet e i social network per promuoverti?

Mi sento un pachiderma, attento più a non distruggere i cristalli che ho attorno che a promuovere le mie opere.

Ma certo è d’obbligo il confronto con i social.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Potermi confrontare ancora con il pubblico è una scarica d’adrenalina che cerco.

L’esperienza che ho avuto, mi ha collegato a pensieri liberi e sciolti di bambini e altri più consolidati di persone adulte abituate a pensare.

Naturalmente le impressioni dei primi sono state, alternativamente, fiori sul podio o coltellate nel cuore.

Meglio uno schiaffo da un saggio che un bacio da uno stolto.

Nel mio mondo i bambini hanno una saggezza intrinseca senza costrutti mentali, dove il contraddittorio è parte fondamentale per una crescita continua.

* * *

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Federico

Giovanni Oro: Mondi Futuri

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò attraverso questa mia intervista Giovanni Oro, giovane scrittore di libri di fantascienza e fondatore del blog Mondi Futuri, che ho conosciuto in quanto è un rievocatore appassionato della II Guerra Mondiale.

Di lui mi hanno colpito la sua grande capacità di divulgatore e la sua tenace volontà di vivere di scrittura.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 35 anni e abito a Ponti sul Mincio in provincia di Mantova.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Liceo Classico a Palermo, Laurea triennale in Storia Contemporanea e quella specialistica in Storia d’Europa all’Università di Bologna.

Quali sono state le tue esperienze lavorative più importanti e cosa hai appreso da esse?

Ho lavorato per alcuni mesi come venditore di materassi e da questa esperienza ho imparato che non è un lavoro che fa per me.

Attualmente, faccio la guida turistica un lavoro che mi piace e che, in qualche modo, mi permette di mettere a frutto tutto quello che ho studiato.

In qualche modo le tue esperienze lavorative passate influiscono sul tuo modo di scrivere?

Assolutamente, in nessun modo.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho cominciato a scrivere durante gli anni della scuola media.

La mia prima opera: un’orribile storia su bambini che viaggiano nel tempo fino all’epoca dei dinosauri.

Come sia nata questa mia passione, però, non lo so.

Sappi solo che mi è sempre piaciuto inventare storie.

Quanti libri hai pubblicato fino ad oggi e di che genere?

Al momento, uno solo di fantascienza: “L’equinozio di Xipe” della Leone Editore.

Come è nata la tua passione per la fantascienza e che cosa t’ispira di più di questo genere letterario?

La risposta potrà sembrare banale ma la fantascienza mi dà la libertà creativa.

Infatti, posso inventare quello che mi pare.

La passione è nata essenzialmente grazie ai film: in primo luogo “Guerre Stellari”, la prima trilogia, però.

Qual è la tua fonte d’ispirazione?

La Storia quella con la S maiuscola.

Essendo uno storico di formazione sono gli eventi del passato a dare forma e coerenza alle mie storie.

Non è un caso che nel mio libro di fantascienza ci sia una cronologia che copre quasi 800 anni di avvenimenti che precedono quelli narrati nel romanzo.

Prevenendo una domanda che può sembrare ovvia: non scrivo romanzi storici semplicemente perché penso di non saperne abbastanza.

I tuoi libri sono sempre stati pubblicati attraverso degli editori oppure hai sfruttato anche il self-publishing?

Ho pubblicato solo con un editore tradizionale.

Quale strategia hai adottato per trovare il tuo editore?

Banalmente, mi sono rivolto a un’agenzia letteraria.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Complicato.

Si legge sempre meno il che è collegato all’educazione scolastica.

E si tende a pubblicare sempre la stessa cosa, spesso invadendo le librerie di autori stranieri di qualità più che mediocre solo perché l’autore straniero tira di più di quello italiano.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Solo uno: continuare a scrivere.

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Federico

Taskomat – Il CRM per freelancer e liberi professionisti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del nuovo CRM/ERP che ho iniziato a utilizzare il 6 febbraio 2018: Taskomat, che nel momento in cui esce questa recensione è in fase Open Beta.

Ciò vuol dire che potresti trovare il tool leggermente modificato rispetto a quello che descriverò ora.

Comunque, non ti preoccupare poiché aggiornerò di frequente questo post in modo da rimanere allineato con tutte le implementazioni del prodotto e fornirti una guida pratica all’utilizzo dello strumento.

Questo SaaS (software as a service, n.d.r.), il cui uso è molto intuitivo, è stato realizzato, nello specifico, per freelancer e liberi professionisti, e permette di gestire l’anagrafica clienti, di creare preventivi e fatture, di organizzare il flusso di lavoro di ogni singolo progetto su cui si lavora e di verificare attraverso i grafici le proprie performance.

Il fatto di riunire in un unico tool tutte queste funzioni, che di solito sono suddivise tra più software, è, a mio avviso, una grande comodità.

Inoltre, poiché è un servizio in cloud l’utente può utilizzarlo su diversi dispositivi e da ogni luogo.

Un vero e proprio plus per i nomadi digitali.

COME FUNZIONA

La prima cosa che devi fare è quella di registrarti sul sito dell’applicazione.

Per farlo basta compilare l’apposito form, ma lo si può fare anche tramite Facebook o G+.

Una volta che ti sei registrato arriverai al pannello di controllo.

Per prima cosa ti consiglio di accedere al tuo profilo (clicca sull’icona colorata posta sull’estrema destra, n.d.r.).

Taskomat2.0

Taskomat – Particolare del pannello di controllo

Da qui, infatti, potrai modificare la lingua predefinita poiché di default Taskomat è configurato in inglese.

Taskomat 2

Taskomat – Dettaglio della sezione da cui configurare la lingua predefinita

Una volta compiuta questa operazione e dopo aver compilato le informazioni di fatturazione che ti permetteranno di emettere fattura nei confronti dei tuoi clienti, potrai creare la tua anagrafica clienti oppure l’elenco dei tuoi progetti.

Un’ultima cosa, prima di passare, a vedere più nel dettaglio come poter organizzare  al meglio il proprio lavoro con questa applicazione:

  • L’icona con la lettera ” i ” fa accedere all’Help Center dove troverai una breve guida all’utilizzo e la sezione FAQ (per ottenere aiuto, risolvere problemi particolari o segnalare dei bug usa, invece, il bottone azzurro col simbolo del fumetto in basso a destra, n.d.r.).

  • L’icona con l’immagine della campana ti porta all’area delle notifiche.

  • L’icona con la coppa ti introduce alla VIP Championship (una gara tra i beta tester che mette in palio l’utilizzo gratuito, a vita, del servizio, n.d.r.).

PRIMI PASSI

Il cuore dell’applicazione è la Dashboard che è suddivisa in quattro quadranti: redditività, gestione del tempo, carico di lavoro giornaliero e documenti in attesa.

Taskomat - Dashboard

Taskomat – Pannello di controllo

Per iniziare a lavorare con questo strumento ti basterà andare nella sezione Progetti e cliccare sul bottone Crea Progetto, ti apparirà una finestra grazie alla quale potrai denominare il progetto e collegarlo a un cliente. 

Dopodiché recati nella sezione Workflow. Lì si concentra il flusso delle Work Unit, cioè il lavoro che devi fare.

Ogni nostro progetto di lavoro, infatti, può essere scomposto in un certo numero di operazioni coerenti tra di loro da eseguirsi in modo sequenziale.

Dapprima, le Work Unit verranno riunite nella sezione Non Pianificate che raccoglie tutti i lavori da svolgere per portare a termine un progetto.

Dopo che avrai creato i task relativi ad ogni singola Work Unit essa si sposterà nella sezione Pianificate.

Per creare un task ti basterà cliccare sull’icona azzurra a forma di occhio posta sulla relativa etichetta.

Fatto ciò apparirà una finestra che ti permetterà di eseguire l’azione desiderata.

Una volta scomposta ogni singola Work Unit in task e pianificato la loro esecuzione sei pronto per registrare le tue performance.

N. B.: per modificare o eliminare una Work Unit o un task clicca sui tre punti azzurri, si aprirà una finestra dalla quale potrai effettuare l’azione desiderata (v. immagine sottostante).

Icona Modifica-Elimina

Dettaglio dell’icona

IL PLANNER

A questo punto non ti resterà che recarti ogni giorno nella sezione Planner e far partire il timer relativo all’attività che devi svolgere in quel momento.

Questa semplice azione protratta nel tempo ti permetterà di migliorare la tua produttività.

Infatti, una volta che avrai compreso bene quanto tempo effettivamente ti occorre per completare determinati task potrai migliorare la pianificazione dei tuoi lavori risultando, al contempo, più efficace ed efficiente.

Io, ad esempio, mi sono stupito nel vedere come sovrastimavo il tempo per compiere alcuni task e sottostimavo quello per svolgerne altri.

Il fatto che non mi fossi mai preso la briga di tracciare il tempo dedicato al compimento di alcune operazioni mi aveva indotto in errore ma grazie a Taskomat, adesso, so quanto impiego per eseguirle.

La qual cosa mi permette di organizzare meglio le mie giornate di lavoro aumentando la mia produttività.

CONCLUSIONI

Taskomat è un tool all-in-one che permette al freelancer o al libero professionista che lo utilizza di gestire l’anagrafica clienti, creare preventivi e fatture, e cosa ancora più importante di migliorare le sue prestazioni, proprio come fa un atleta che si allena per le Olimpiadi.

Utilizzarlo è molto semplice. La curva di apprendimento è veloce e dopo che avrai capito tutti i vantaggi che ciò comporta non potrai più farne a meno.

Essendo ancora in fase beta chi lo utilizza, grazie alla VIP Championship, ha la possibilità di poterlo utilizzare gratis per tutta la vita se raggiungerà i 1000 punti entro il 30 aprile 2018.

Se non riuscirai a diventare un VIP User, potrai comunque usufruire del servizio con uno sconto, a vita, dell’80% sul prezzo finale che è di € 15,00 al mese. Fare il Beta Tester conviene. Affrettati!

Tra l’altro, accumulare punti è abbastanza facile.

Per scoprire come fare corri a registrati cliccando qui.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico 

RECENSIONE AGGIORNATA AL 14-03-2018

Aura Conte. Tre anni dopo

Aura Conte

Aura Conte – Professione scrittrice

 

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Aura Conte, scrittrice siciliana, che avevo intervistato circa tre anni fa (leggi qui) e la cui storia dimostra come, in Italia, sia possibile vivere di cultura.

Buona lettura!

* * *

Sono passati quasi tre anni dalla nostra prima intervista, com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è stata stravolta. Nei primi mesi del 2016, la casa editrice con la quale ho pubblicato e collaborato ha chiuso, quindi nell’ultimo anno e mezzo ho dovuto ricominciare da zero.

Così, indipendentemente dai progetti non legati alla mia vita da scrittrice come Bookoria, mi sono messa a “studiare” il mondo del self publishing e altre cose affini.

Hai una casa editrice di riferimento per la pubblicazione dei tuoi libri?

In questo momento, la maggior parte dei miei libri sono pubblicati in modalità “self”, ma il mio libro più conosciuto, in passato, “Controvento” (menzionato nell’intervista di tre anni fa), da maggio 2017 è pubblicato come “La sposa del capitano” da Libro/mania, progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton.

Come vedi mi piace pubblicare sia in modalità “self” che con una casa editrice.

A quali generi letterari ti stai dedicando maggiormente?

Ultimamente: thriller, crime romance (la serie “Pecador”), dark romance (“Damaged”), suspense, thriller psicologico (“Un’ombra tra le righe”) e sto scrivendo un nuovo romanzo storico.

Vado a periodi.

Se dovessi fare un bilancio della tua carriera da scrittrice, quale sarebbe? Come stanno andando i tuoi ultimi libri?

Pubblico dal 2009 e mi reputo molto soddisfatta. Dopo una lunghissima pausa, durante la quale ho scritto in silenzio, nell’ultimo anno ho pubblicato diversi libri e ognuno di loro è arrivato ai primi posti in classifica nella sua categoria nelle varie librerie online, come Amazon o Kobo: thriller, romance, commedie, racconti, romanzi storici.

Prima di passare al self publishing, ero un po’ bloccata; si trattava di qualcosa di nuovo, non avevo più le sicurezze solitamente offerte da una casa editrice.

Avevo paura di ricominciare da zero, però collaborare con un’altra autrice, Connie Furnari, mi ha sbloccata.

Nell’ultimo anno, abbiamo scritto insieme ben quattro libri (due della serie “Pecador”, “Charmeur” e “Cinders”), tre già pubblicati e uno in uscita.

Che cos’è Bookoria e quali risultati ha ottenuto?

Bookoria è un blog/progetto fondato nel novembre 2015 da me e dall’associazione Iside Onlus, nata per la promozione della cultura e dell’arte, della quale sono vicepresidente dal 2004.

Lo scopo del progetto è la promozione della cultura, in questo caso della letteratura.

Molti blog si limitano a recensire o segnalare l’uscita di nuovi libri.

Bookoria, invece, va oltre tutto ciò pur di avvicinare le persone al mondo letterario.

All’interno del sito sono riportati eventi letterari (solitamente difficili da trovare), book trailer, giornate autore, rubriche, interviste e tutto ciò che ruota intorno ai libri.

Inoltre, inviare del materiale da inserire nel sito è molto più semplice rispetto ai soliti blog.

Autori, case editrici e addetti stampa possono inviare gratuitamente a Bookoria tutte le informazioni senza registrazioni o email, per farlo basta compilare delle schede online.

In due anni, oltre ad alcune collaborazioni con diverse case editrici, sono stati inseriti su Bookoria più di 600 post riguardanti libri, eventi e book trailer.

Direi che i risultati sono abbastanza buoni.

Attualmente, ti dedichi solamente all’attività di scrittrice o hai anche un secondo lavoro?

Oltre a Bookoria e all’associazione, ormai mi dedico soltanto alla scrittura.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività di scrittrice?

Sfrutto tutti i canali di promozione, sponsorizzo i post dei nuovi libri in uscita, utilizzo le “IG Stories” su Instagram e tanto altro.

Come descriveresti il panorama editoriale italiano nel 2018?

Credo che stia annaspando. La piccola editoria è (purtroppo) agonizzante e le grandi case editrici per vendere devono mettere i loro libri in offerta o fare accordi con colossi come Amazon.

Inoltre, chi vuole fare lo scrittore in modalità “self” deve lavorare il triplo e occuparsi di marketing, distribuzione, grafica, etc.

Essere uno scrittore in modalità “self” “serio” e avere un altro lavoro ormai è impossibile, perché non c’è più abbastanza tempo per fare entrambe le cose e pubblicare più di un libro l’anno.

L’unica nota positiva è l’IVA al 4%.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho di prossima uscita un nuovo libro scritto insieme a Connie Furnari, il seguito di “Pecador: Flor de Cuba”, il quale è stato #1 nella categoria Thriller, #3 in quella Romance e #7 in classifica generale su Amazon.

Si tratta di una saga familiare crime-romance ispirata a Scarface, il Padrino e Romeo+Juliet.

La saga è articolata in due filoni, da una parte la storia dei due protagonisti principali (scritta a quattro mani) e dall’altra diversi spin-off (scritti solo da me o da Connie).

Inoltre, sto già lavorando da qualche mese ai miei prossimi spin-off, i quali saranno pubblicati dopo Pecador II.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

A proposito di Network Marketing

Negli ultimi tre anni, in Italia, il network marketing, grazie anche a una tassazione molto favorevole, ha avuto una vera e propria esplosione.

Forse, sarà capitato anche a te che un tuo amico o conoscente ti abbia invitato, senza impegno, a partecipare a una presentazione dove, oltre a cercare di venderti un prodotto o servizio, ti veniva proposto di diventare network marketer.

Questo trend è in ascesa in tutto il mondo come spiega molto bene il mio amico Massimo Ponzano in questa intervista.

Il perché è presto detto, le aziende che utilizzano questo sistema di vendita sfruttano due elementi fondamentali:

  • il fatto che tutti nel nostro piccolo siamo degli influencer;

  • le persone, a parità di condizioni e, a volte, anche se le condizioni sono peggiori, preferiscono acquistare da un amico per via del rapporto di fiducia che li lega e del principio di reciprocità.

Inoltre, se ci pensi bene questo sistema è vincente sia per l’impresa che propone il proprio prodotto o servizio che per il network marketer che ottiene una ricompensa economica per la sua attività in favore dell’azienda.

COME AVERE SUCCESSO COL NETWORK MARKETING

Per avere successo nel network marketing come il mio amico Massimo, che in questi giorni ha raggiunto, con l’ultima meritata promozione, il vertice del piano marketing della Juice Plus, devi ragionare come un’azienda che ha due target: il B2C e il B2B.

Nel primo caso dovendo vendere il tuo prodotto al cliente finale dovrai predisporre un funnel, cioè una strategia di Lead Generation, volta a esaltare i benefici che hai trovato nel prodotto e che potrebbero essere una soluzione valida anche per i problemi del tuo potenziale cliente.

Qui devi porre l’accento sul problema per cui il prodotto che vendi è la soluzione.

Inoltre, devi far scattare l’identificazione tra te e il tuo potenziale cliente che è alla ricerca della soluzione al suo problema.

Ad esempio, un obeso che tramite il prodotto X riesce a dimagrire raggiungendo il suo peso forma potrà facilmente far scattare il meccanismo d’identificazione in altre persone che vivono il suo stesso problema e sono alla ricerca di una soluzione.

Nel secondo caso dovendo trovare delle persone interessate a diventare a loro volta network marketer dovrai creare un funnel che fa leva sul tuo personal brand, se vorrai ottenere dei risultati.

Qui l’accento dovrà essere posto sul tuo stile di vita sfruttando i social network: Facebook e Instagram oppure You Tube.

Dovrai incuriosire le persone a tal punto da spingerle a contattarti per capire il tuo segreto.

Più lo storytelling della tua vita sarà emozionante, più possibilità avrai di trovare persone desiderose di vivere come te.

Questa è la parte più facile del lavoro.

Il difficile viene dopo.

Infatti, una volta che avrai creato la tua downline dovrai far ottenere alle persone che sponsorizzi dei risultati, se non vorrai perderle o, peggio ancora, trasformarle in tuoi detrattori.

In altre parole dovrai rendere replicabile il tuo modello di business.

Per farlo dovrai analizzare attentamente il modo in cui operi e, fatto ciò, dovrai creare delle procedure standard che i tuoi sponsorizzati dovranno replicare alla lettera se vorranno, col tempo, ottenere i tuoi stessi risultati.

Quest’ultima parte richiede da parte tua una grande pazienza e forti doti comunicative visto che dovrai insegnare ad altri individui il tuo metodo di lavoro, ma soprattutto dovrai supportarli nei momenti in cui andranno in crisi per mancanza di risultati.

Ti assicuro che questa è un’attività molto complessa che richiede forti doti di empatia e molta calma poiché quello che per te è scontato e facile da realizzare per altri non lo è affatto.

CONCLUSIONI

Il network marketing in Italia e all’estero sta vivendo un vero e proprio boom.

Chi vuole dedicarsi a questa attività, se vuole ottenere dei risultati, deve ragionare come un’azienda che ha due target ideali: il B2C e il B2B.

Per ognuno di questi target bisognerà costruire un funnel che faccia leva su elementi attrattivi diversi.

Sono due percorsi paralleli che non si incontrano mai.

Inoltre, il percorso per il target B2B deve essere standardizzato in procedure facilmente replicabili da chiunque.

Solo in questo modo lo sponsor potrà portare al successo i suoi sponsorizzati e, indirettamente, anche se stesso.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

La determinazione

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di una caratteristica che accomuna tutti coloro che vogliono raggiungere un obiettivo: la determinazione.

Questo elemento caratteriale caratterizza in particolar modo le persone di successo.

Esse, infatti, sono disposte a fare grandissimi sacrifici pur di raggiungere il loro obiettivo.

La determinazione è, però, come il peso forma.

Per ottenerla ti devi allenare ogni giorno della tua vita.

Questo discorso vale in ogni campo.

Ad esempio, Jack Ma, uno degli imprenditori più ricchi al mondo, proprietario di Alibaba (piattaforma di e-commerce cinese che vende più di Amazon, anche se in Occidente è poco conosciuta, n.d.r.), da adolescente volendo imparare bene l’inglese si faceva ogni giorno, con qualsiasi tempo, 40 minuti di bicicletta per raggiungere un hotel di lusso della sua zona e offrirsi come guida gratuita ai turisti stranieri che vi alloggiavano.

Oltre a raggiungere il suo obiettivo, questa singola azione ripetuta nel tempo gli ha permesso di forgiare la sua determinazione.

La qual cosa gli è stata utile per entrare in università e, successivamente, per creare il suo impero economico dopo i primi insuccessi imprenditoriali.

Venendo a qualcuno più vicino a noi, Liliana Segre, recentemente, nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Mattarella, quando racconta della tragica esperienza vissuta nei campi di sterminio nazisti ricorda quanto fosse forte in lei la determinazione a sopravvivere.

IL SUCCESSO

Ogni individuo associa alla parola successo un significato diverso a seconda dell’ambito della vita a cui il termine viene legato.

Comunemente, si definisce persona di successo colui che ha raggiunto un elevato benessere economico attraverso la sua attività.

Quello su cui tutti si soffermano è il risultato finale, ma nessuno si mette a pensare a quali sacrifici la persona che ha raggiunto il successo ha dovuto fare fronte al fine di essere lì dove è ora.

Per arrivare in alto bisogna lavorare tantissimo poiché la vita non regala nulla e anche quando si è arrivati in cima bisogna continuare a lavorare tantissimo per migliorarsi.

E fare questo richiede una forte determinazione.

In caso contrario s’intraprende la strada del declino.

Questo lo puoi vedere molto bene se analizzi con attenzione la vita dei campioni sportivi.

Alcuni di quelli che sembrano invincibili, ad un certo punto della loro carriera, cadono.

Ci sono quelli che, poi, si riprendono e tornano in vetta, ma sono di più coloro che imboccano il viale del tramonto.

Questo perché hanno perso quella determinazione che non gli faceva pesare i continui sacrifici che ogni giorno erano costretti a vivere.

Viene così meno la loro focalizzazione. Il sacrificio, a quel punto, perde senso.

CONCLUSIONI

Se vuoi raggiungere il successo in un qualsiasi ambito della tua vita, devi essere determinato.

La tua determinazione ti permetterà di affrontare tutti i sacrifici necessari per raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato.

Senza queste rinunce non otterrai nulla.

D’ora in poi, quindi, quando vedrai una persona di successo non pensare solo a quanto è fortunato, ma chiediti a che cosa ha rinunciato per essere lì dove è ora.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico