Umberto Zanesco: Startup Business Lab

Oggi, mio caro lettore, ti presento Umberto Zanesco, giovane project manager dal radioso futuro, che ho conosciuto grazie a LinkedIn.

Di lui mi hanno colpito la sua energia, la sua gran voglia di fare e il suo spirito imprenditoriale.

Se vuoi vederlo all’opera, ti consiglio di visitare il suo blog Startup Business Lab.

Se, invece, vuoi conoscerlo meglio, non ti resta che proseguire nella lettura di questo post e ti assicuro che ne vale la pena.

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 28 anni e vivo a Poole, Dorset, UK.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo scientifico e, subito dopo, laurea magistrale in Economia e Commercio a Napoli.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Dopo un periodo da freelancer come business developer e project manager, c’è stato un gap di qualche mese nella mia vita lavorativa, in cui ho cominciato a scrivere e a progettare il mio prossimo business.

Nel frattempo, il 19 novembre inizierò come project manager presso FDM Group nel centro di Londra.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale?

Ho iniziato come rappresentate di ricambi industriali.

Successivamente, ho fatto il business developer per un’azienda che produceva videogiochi per tablet e smartphone, ARS Digitalia.

Quindi ho gestito, per pochissimo tempo, insieme a due soci una società sportiva che aveva preso in gestione un campo di calcetto, Sietten FC.

Dopodiché per 2 anni ho avuto la mia attività, la ZaMarini, che era così suddivisa: un chiosco di bibite (nella fattispecie, un carretto) e un ristorante italiano in una food court a Perth CBD, Western Australia.

Infine, una volta giunto a Londra ho lavorato per 1 anno e pochi mesi come croupier in un casinò online, Extreme Live Gaming.

Nel frattempo, mi sono preparato per 8 mesi al concorso per segretario di legazione sostenuto a Roma e fallito miseramente.

Sono arrivato 300esimo su 3.000 partecipanti, con 39 risposte esatte su 60.

Pensa che i primi 200 che sono passati alla fase successiva avevano totalizzato 40 risposte esatte.

Poi sono tornato in Italia per godermi 10 mesi di paternità, durante i quali ho continuato a scrivere, ricercare, progettare e, occasionalmente, a lavorare da freelancer come project manager.

Che cosa ti hanno insegnato le tue esperienze lavorative precedenti?

Una marea di cose.

Elencherò le più importanti:

  • tecniche di business developing;

  • come si avvia e si gestisce un’attività;

  • customer service e orientamento ai bisogni del cliente;

  • organizzazione personale e del team di progetto.

Cosa ti ha spinto ad andare in Australia e qual è stato il tuo primo lavoro laggiù?

A Napoli avevo un lavoro a tempo indeterminato come rappresentate per l’azienda di ricambi industriali, DMC.

Mia moglie lavorava come infermiera in una clinica privata.

Stavamo pensando di mettere su famiglia ma prima di farlo volevamo fare un’esperienza all’estero.

Non semplicemente un viaggio di piacere, proprio vivere all’estero per un periodo di almeno 3 mesi.

Dopodiché, sarei tornato a gestire la società sportiva Sietten FC e a fare il business developer per ARS Digitalia, ma avrei lasciato comunque il mio lavoro alla DMC.

Le cose, poi, sono precipitate.

Mia moglie si è rotta la caviglia in palestra ed è stata licenziata nel giro di 3 settimane.

Quindi era completamente a terra e provava, in quel momento, un odio profondo verso l’Italia.

Io ero pressato sempre di più dalla DMC, che veniva schiacciata dalla concorrenza ogni giorno di più, e i soci non riuscivano a trovare una soluzione ai problemi dell’azienda, scaricando la pressione sui dipendenti, che avevano l’unica colpa di “ricevere uno stipendio”.

Inoltre c’era il problema ambientale.

A Napoli non si respira. L’aria è inquinata e devi stare attento a quello che mangi perché c’è la terra dei fuochi.

Infine, stavano morendo amici e parenti di tumore: mio padre, mio zio, mia cugina, un amico di neanche 30 anni. Quasi uno ogni 2 anni.

Quindi siamo andati in Australia con l’intento di rimanerci.

Alla fine ho aperto la ZaMarini e ci siamo rimasti 2 anni.

Come nasce ZaMarini?

ZaMarini nasce da ricerca e analisi di mercato, niente di più.

Io non ho mai cucinato in vita mia e mi sono sempre fatto sbucciare la frutta da mia mamma, prima, e da mia moglie, poi.

Quindi non avevo nessuna esperienza nel campo della ristorazione, ma proprio niente.

Ho visto che a Perth la domanda nel settore food era crescente e il mercato, pure.

Per cui l’attività era potenzialmente profittevole.

L’alternativa era un investimento nel fintech o in miniere d‘oro o nel fashion, ma non avevo soldi e le ho scartate a prescindere.

A quel punto mi sono rimboccato le maniche, ho costruito il mio “carretto”, ho lasciato il lavoretto che avevo trovato, nel frattempo, per mantenermi lì e sono partito all’avventura.

Il primo problema che ho incontrato è stato quello burocratico: a Perth non si può vendere tramite un carretto al di fuori di festival ed eventi.

Come al solito però, fatta la legge, trovato l’inganno.

Infatti, ho scoperto il modo di lavorare come chiosco itinerante 7 giorni su 7 per 12/24 ore, legalmente.

Ero l’unico in tutta Perth ed ero nel secondo posto migliore di tutta la città: sulla via tra la stazione centrale dei treni e gli uffici, la biblioteca e l’università.

Inizialmente, doveva essere solo una breve esperienza, quindi non solo ci ho speso il minimo indispensabile (in termini economici), ma ho anche scelto il nome senza un riferimento particolare al mercato.

Za sono le prime due lettere del mio cognome e Marini è il cognome di mia moglie che non lavorava materialmente nella ZaMarini, ma ha un cognome che mi piace tantissimo e fa molto “italiano”.

La parte più difficile è stata imparare a sbucciare la frutta in fretta, fare le granite con le ricette giuste e mantenere gli standard di servizio alti (pulizia, design, odore, eliminare gli insetti, etc.).

Insomma, la parte operativa.

Il marketing, poi, è stato un qualcosa che mi ha tenuto sveglio la notte.

Come potevo fidelizzare la mia clientela, che divideva le sue preferenze tra me (spremute e frullati di frutta) e il caffè?

Una battaglia inaspettata che stavo pensando di vincere offrendo frullati alla caffeina.  😀

Ma, poi, non ho avuto il tempo per implementare la cosa.

Come si è conclusa la tua avventura imprenditoriale in Australia?

Per vendere il carretto era il periodo peggiore.

Nel picco dell’estate mi avevano fatto un’offerta dove avrei realizzato un guadagno netto del 400% che, purtroppo, ho rifiutato poiché pensavo di rimanere in Australia.

Ma in inverno non c’era nessuno disposto ad acquistarlo e, quindi, ho regalato il carretto alla mia ex chef (a cui siamo ancora molto affezionati poiché rappresenta la nostra famiglia australiana) e venduto il ristorante ad un pakistano.

Sarebbe stata una exit niente male, se non si fosse messo in mezzo il centre management del centro commerciale in cui era locato il ristorante.

L’acquirente era disposto ad acquistare la mia attività, compreso brand name, menu e ricette, insomma tutta la corporate identity, ad un bellissimo prezzo, circa 5 volte più di quanto avevo speso per allestirlo completamente.

Il management si è opposto dicendo che dovevano approvare loro la new entry, indipendentemente, dal mantenimento di nome e ricette.

A quel punto la situazione era la seguente: se il mio acquirente avesse acquistato ed il management del centro commerciale avesse posto il veto sull’operazione, il mio compratore si sarebbe ritrovato fregato.

Ho dovuto mediare, cioè “pagare qualcuno”, e ridurre il prezzo di vendita per riuscire a strappare un accordo.

Alla fine me ne sono uscito guadagnando “solo” il doppio di quanto ci avevo speso, ma non ho venduto il brand name ZaMarini a cui ero particolarmente affezionato e che è rimasto registrato a mio nome fino all’anno scorso.

Come mai sei tornato in Europa?

Essenzialmente per problemi di visto.

In Australia, per rimanere c’erano 3 vie:

  1. Sponsorizzazione da parte dello Stato, se rientri nelle figure richieste.

  2. Sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro.

  3. Devi essere tu il datore di lavoro di te stesso.

Io ho scelto la terza via.

Ma a un certo punto, a causa di un governo xenofobo, hanno cambiato la legge riguardante il mio percorso: un datore di lavoro non poteva più sponsorizzare né se stesso, né il precedente proprietario di quella stessa attività.

Mi sono trovato fregato, ho dovuto impacchettare tutto e vendere nel giro di 6 mesi.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Al momento mi sto costruendo una carriera da project manager.

Un po’ perché è una cosa che so fare e per cui sento di essere portato, un po’ per rispondere alle esigenze di sicurezza di mia moglie e mia figlia.

Essenzialmente, il discorso affrontato in famiglia è stato: “Ok, apri una tua nuova attività. E se va male? Hai una figlia, ora, a cui pensare”.

Per cui ho deciso di costruire il mio piano “B” di creazione di una carriera a cui potrò sempre tornare nel caso in cui le cose, come imprenditore, andassero male.

Contemporaneamente, sto continuando a progettare, ricercare, imparare, senza sosta.

Ho, già, un’idea imprenditoriale in mente che coltiverò per i prossimi 2 anni.

Quindi, al termine di questo periodo potrò decidere se restare dipendente o tornare a fare l’imprenditore.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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LEANSTACK

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di LEANSTACK, un’applicazione ideata da Ash Maurya, il creatore del Lean Canvas, oltre che l’autore dei libri: Running Lean e Scaling Lean.

LEANSTACK è uno strumento freemium (alcune funzione di base sono gratuite mentre altre sono a pagamento, ndr) che sfrutta il cloud e che ritengo possa essere molto utile per chi vuole avviare una nuova attività o una startup.

Tieni presente che il fine di tutta la ricerca condotta, nel corso degli anni, da Ash Maurya è quello di ridurre al minimo il rischio d’impresa.

E LEANSTACK è stato creato per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo.

L’assunto da cui Maurya parte è la constatazione che molti prodotti falliscono la prova del mercato non perché sono stati costruiti male, bensì poiché non trovano clienti.

Questo comporta un grande spreco di tempo e di denaro.

Per evitare tutto ciò, diversi anni fa, ha creato il Lean Canvas che è un’evoluzione del Business Model Canvas di Alexander Osterwalder.

A questo punto, forse, ti starai chiedendo in che cosa questi due strumenti si differenziano.

Beh, la differenza tra i due consiste nel fatto che il primo mette al centro il cliente e il suo problema o bisogno, mentre il secondo si focalizza sull’azienda e, quindi, risulta poco adatto, secondo Maurya, a rappresentare graficamente il modello di business di un’attività nascente o quello del lancio di un nuovo prodotto.

Infatti, secondo Maurya un imprenditore si dovrebbe concentrare solamente su due cose:

  1. la creazione di un modello di business funzionante e dinamico;

  2. il testare ciclicamente il suo modello di business attraverso dei veloci esperimenti condotti sul mercato al fine di ridurre i rischi di insuccesso.

Se tutto ciò da un punto di vista meramente concettuale è facile da comprendere, è quando si passa alla sua applicazione concreta sul campo che sorgono i primi problemi.

Questo è dovuto al fatto che:

  1. è complesso dare una priorità ai rischi e definire gli esperimenti;

  2. è difficile, nel corso del tempo, tracciare gli esperimenti;

  3. è complesso trasferire quello che si è imparato dagli esperimenti nel canvas.

Ed è per questo motivo che Maurya ha sviluppato LEANSTACK.

Lo strumento è distinto in tre elementi:

  1. Lean Canvas

  2. Traction Roadmap

  3. Sprint Board

Il primo elemento è il Lean Canvas.

In questo l’applicazione, a mio avviso, dà il meglio di sè.

Infatti, per la sua creazione hai un facile percorso guidato che in massimo 20 minuti ti permetterà di realizzare la trasposizione grafica del tuo modello di business.

Tra l’altro, una volta realizzato, il canvas lo si può facilmente trasformare in PDF per condividerlo coi propri colleghi o i propri stakeholder.

N.B.: ogni colonna del canvas è corredata da un video, che spiega come compilare il riquadro, a cui si accede cliccando sull’icona con il punto interrogativo.

Il secondo elemento è la Traction RoadMap, che consiste nella trasposizione grafica delle previsioni finanziarie del proprio business.

Questa parte del modello che solitamente nel Business Plan risulta difficile da comprendere, poiché è facile perdersi nelle cifre dei fogli di Excel, viene semplificata al massimo prendendo in consideazione solo 7 metriche chiave.

Ciò permette di controllare nel corso del tempo se si sta rispettando la tabella di marcia stabilita agli inizi.

E qualora si constatasse uno scostamento notevole dalle previsioni fatte al momento di iniziare l’attività, si potrà facilmente intervenire con i correttivi più opportuni.

Infine, si ha la Sprint Board. Questo strumento ti permette di fissare i tuoi obiettivi, di formulare piani di validazione, e di testare le tue idee e strategie tramite veloci esperimenti.

Oltre a ciò, LEANSTACK, fornisce al suo utente ulteriori mezzi per migliorare le proprie competenze nell’utilizzo del tool e permettere agli imprenditori di tutto il mondo di avere successo.

Si tratta di:

  1. Corsi

  2. Workshop

  3. Template dei vari canvas (Resources)

  4. Un forum tematico (Discussion)

CONCLUSIONI

LEANSTACK è un’applicazione che non deve mancare nella cassetta degli attrezzi di un aspirante imprenditore o di uno startupper poiché permette di costruire dei modelli di business dove il rischio d’impresa è ridotto al minimo.

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Federico

Luca Leandro. Un anno dopo

Luca Leandro

Luca Leandro – Fondatore di LucaLeandro.com blog sulla crescita personale

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Luca Leandro che avevo già intervistato circa un anno fa (leggi qui).

In dodici mesi la sua presenza online è cambiata radicalmente e un po’ anche la sua vita.

Se vuoi scoprire come, continua a leggere questo post.

Buona lettura!

* * *

Circa un anno fa mi hai rilasciato la tua prima intervista, caro Luca. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Beh, intanto sono felicemente diventato papà bis.

Direi l’evento “dominante” dell‘anno, sia per l’impatto che ha sulla mia vita di oggi e di domani, sia perché veder nascere un figlio, stringerlo tra le braccia, e accompagnarlo in ogni singolo, piccolo passo di crescita è per me una gioia davvero incredibile.

Poi, tantissime altre cose:

  • ho iniziato il percorso per diventare AD [Amministratore Delegato, ndr] dell’azienda per cui lavoro;

  • ho definito e iniziato a implementare una nuova strategia per il mio blog;

  • ho cambiato routine mattutina e serale, la qual cosa ha apportato importanti benefici al mio livello energetico ed emotivo;

  • ho iniziato a bere acqua alcalina, cosa che mi sta dando ottime soddisfazioni;

  • ho letto e studiato una trentina di libri, di cui almeno 10 davvero affascinanti.

In perfetta continuità con i quattro-cinque anni precedenti, anche gli ultimi 12 mesi sono stati davvero densi di novità, ricchi di piacevoli soddisfazioni e con tanta tanta voglia di seminare ancora per un futuro sempre migliore.

Come mai hai deciso di trasformare il tuo blog HomoIntrapendente.it in LucaLeandro.com?

Sostanzialmente per un unico motivo: ho approfondito l’ambito della crescita personale fino al punto in cui inizio ad avere le mie idee, le mie teorie, i miei punti di vista sulle soluzioni che funzionano e quelle che, invece, sono talmente generiche o superficiali che lasciano il tempo che trovano.

HomoIntraprendente.it è nato come un contenitore di soluzioni utili per uscire dal circolo di una vita demotivante e apatica.

LucaLeandro.com è il mio punto di vista su come si può vivere una vita libera, motivante, davvero felice e appagante.

Include tecniche e strategie, ma anche mie personali intuizioni.

E la mia idea, per logica e per branding, è quella di Luca Leandro, non quella di un generico sito di crescita personale.

È, ormai, un annetto che ho in canna questo cambio, l’ho annusato e studiato a lungo, fino a sentirlo del tutto mio.

E dopo tutta una serie di profonde riflessioni, ho capito che desideravo davvero spendermi in prima persona, e diffondere il “mio” metodo per vivere bene, non tutte le tecniche del mondo.

Che cosa hai salvato del vecchio progetto?

Tutti gli articoli scritti fin ora e le centinaia di iscritti alla newsletter.

Il resto è tutto nuovo: piattaforma web, stile comunicativo, logica di branding e così via.

Come hai giustificato questo cambio agli occhi della community che ti seguiva?

Mah, chi mi segue davvero non ha avuto bisogno di spiegazioni…

Già con gli ultimi articoli di HomoIntraprendente.it, che sono stati i più apprezzati di sempre, era chiaro che la mia “deriva” fosse verso un maggior contatto diretto con la vita reale e concreta del lettore: meno teorie sterili, più vissuto emotivo concreto e tangibile.

Ora, che il passaggio è stato fatto è in corso una prima scrematura di chi non è interessato a questa nuova forma di comunicare la crescita personale (ho avuto una 50ina di “esodati” dalla newsletter), ma al contempo ho avuto numerosi complimenti e un engagement più alto da parte di chi mi segue da sempre.

E questo, per me, è solo un dato positivo.

Quali sono i tuoi nuovi obiettivi?

La mia missione è quella di aumentare il livello di consapevolezza delle persone su come funziona la nostra psiche e su come la si possa gestire per migliorare radicalmente la qualità della propria vita.

Operativamente, il primo obiettivo è quello di acquisire competenze e impostare una organizzazione personale per creare tutti i contenuti che mi servono.

In particolare, partirò presto con dei video, ma mi mancano ancora delle competenze, quindi è su questo che sto lavorando.

Inoltre la quantità di contenuti che intendo produrre certamente richiederà una nuova organizzazione del lavoro.

Il secondo obiettivo sarà quello di allargare la base utenti iscritti alla newsletter e in qualche modo seguaci o follower fino ad alcune migliaia di persone.

Obiettivo seguente: il mio primo libro 🙂

Quale strategia di marketing stai utilizzando per promuovere il tuo nuovo blog e che risultati hai ottenuto fino ad ora?

Sono appena partito.

Per ora, sto mettendo le toppe a tutti i piccoli problemini tecnici che emergono solo quando ti butti nella mischia.

Tuttavia, il primo passo della mia strategia è già compiuto: avere un’idea chiara di come voglio posizionarmi, dello stile comunicativo che intendo adottare, degli utenti a cui mi voglio rivolgere, e così via.

Queste sono le fondamenta su cui si baserà il mio progetto.

Poi, operativamente dividerò i miei contenuti su tre livelli:

  1. Video “facili”, da postare sui social, con l’obiettivo di “agganciare” le persone che non sanno quanto la crescita personale potrebbe fargli bene.

  2. Post settimanali, così come oggi, per nutrire la comunità che sono felice di presiedere.

  3. Video “full”, per un futuro canale Youtube. Saranno di fatto gli argomenti dei post, replicati in video.

Per promuovere il blog utilizzerò i video “facili”, sponsorizzandoli sui social.

Obiettivo: portare le persone a iscriversi alla newsletter, che di fatto per i primi 30 giorni sarà un funnel.

Hai intenzione di creare degli infoprodotti?

Senza dubbio.

Prima di tutto perché sento, spesso, che alcuni temi che tratto “risuonano” dentro alcune persone specifiche, ma il post per loro non è sufficiente.

Quindi ci vuole uno strumento per andare maggiormente in profondità, accompagnando la persona in un vero e proprio percorso.

Poi perché, indipendentemente, dalle svariate centinaia di ore che ho dedicato a questo progetto, onestamente fino ad oggi ho anche speso migliaia di euro, e per renderlo sostenibile, devo necessariamente avere dei ricavi.

Sul formato degli infoprodotti lascio ancora un po’ di suspance 🙂

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Questo. Punto!

Per anni mi sono dedicato a tante cose contemporaneamente. Ora, è chiaro che ciò che desidero è crescere su questa strada.

E poi, per servire bene i miei utenti, ci vuole tempo e focalizzazione.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

[Lettura Consigliata]: Da Sottozero a Imprenditore

Se hai letto I Quadranti del Cashflow di Robert T. Kiyosaki, sai che la strada verso la libertà finanziaria parte dal quadrante denominato: Imprenditore.

Ma conquistare una mentalità da imprenditore non è facile specie in una nazione come l’Italia dove fin da piccoli si è bombardati dal messaggio che gli imprenditori sono tutti ladri e sfruttano i loro dipendenti arricchendosi alle loro spalle.

Ora, se sei una persona profondamente buona e vieni a contatto con questo messaggio che ha un’impronta fortemente negativa, nel momento in cui inizierai la tua carriera lavorativa molto probabilmente, anche avendone le possibilità, non farai l’imprenditore.

In questo modo ti condannerai a una qualità della vita inferiore rispetto a quella che potresti avere sfruttando i tuoi talenti, le tue competenze e le risorse economiche che hai a disposizione.

Tutto ciò, se ci pensi bene, è un danno per te ma anche per la società nel suo complesso poiché è l’impresa che dà lavoro a chi, legittimamente, ha come massima aspirazione la sicurezza del posto fisso.

Più imprese = più posti di lavoro.

Comunque, per acquisire la giusta forma mentis e per evitare di cadere in questa trappola c’è una soluzione molto facile da seguire e cioè quella di immergersi nella lettura di libri o ebook scritti da imprenditori per coloro che aspirano a diventarlo o lo sono già e vogliono crescere ancora di più.

L’ebook che ti consiglio oggi è Da Sottozero a Imprenditore di Mihail Bria, fondatore del BriaGroup, un’azienda specializzata nella fornitura e posa di finestre e porte con sedi a Cuneo, Milano, Nizza, Roma, Sanremo e Strasburgo.

L’autore, un immigrato moldavo, racconta le strategie e le tecniche che lo hanno portato ad essere imprenditore di se stesso.

Ci sono alcuni punti del suo racconto che mi hanno colpito molto, portandomi a fare delle profonde riflessioni.

Ad esempio, quando descrive dei condizionamenti che riceviamo dall’ambiente che ci circonda.

Infatti, solitamente accade che, quando racconti la tua intenzione di aprire un’attività a qualcuno della tua cerchia di amici, un tuo amico ti elenchi tutta una serie di motivi per cercarti un posto fisso tra cui, nell’ordine, la sicurezza dello stipendio a fine mese, le ferie pagate, la pensione, a cui contrappone un lungo elenco di eventi negativi che colpiscono chi cerca di fare l’imprenditore.

Un altro passaggio molto interessante di questo ebook è quello in cui l’autore elogia il fatto di possedere poche risorse economiche quando si parte con la propria avventura imprenditoriale.

Infatti, secondo lui, l’avere troppi soldi quando si lancia un business porta a compiere grossi errori, a cui, poi, è difficile rimediare e che, in breve tempo, ti fanno esaurire tutte le risorse a disposizione e fallire.

Purtroppo, ho potuto constatare di persona che questa sua affermazione in molti casi risulta essere, tristemente, vera.

Mi è capitato, infatti, nella mia carriera di Business Designer di incontrare diverse persone sull’orlo del fallimento poiché avevano utilizzato i loro soldi per attività che non avevano portato alcun risultato e che, nel momento in cui gli si chiedeva un nuovo investimento per correggere la direzione della loro azienda, non sapevano dove trovare i capitali necessari per investire in tutte quelle azioni che al contrario gli avrebbero portato dei risultati positivi.

Quindi, il discorso dell’autore che dice che è meglio partire con pochi soldi, imparare a gestirli e piano piano con l’aumentare della propria esperienza accrescere la leva finaziaria a cui fare ricorso, non fa una grinza poiché permette all’imprenditore di migliorarsi imparando dai piccoli fallimenti a cui è andato incontro.

“La quantità di denaro che gestisce un imprenditore deve essere proporzionale alla sua esperienza”.

Mihail Bria

Invece, se ci fai caso la prima cosa che fa chi vuole lanciare un’attività in proprio è chiedere soldi a destra e a manca senza nemmeno sapere se il suo prodotto o servizio venderà o meno.

Nella testa di queste persone alberga la convinzione che basterà aprire l’attività, mettersi alla cassa e si avranno grossi incassi.

Questa mentalità poteva andare bene negli anni ’50, quando la competizione era scarsa e non c’era Internet che ha aumentato enormemente la possibilità di scelta dei consumatori.

Ma oggi, purtroppo, non è così.

I soldi arriveranno solo se si ha la giusta strategia, un ottimo brand positioning e si è pronti a lavorare duro con grande umiltà e tanta pazienza.

Altro consiglio che trovo particolarmente azzeccato è quello di partire con una srls piuttosto che con una ditta individuale, una sas o una snc per evitare di mettere a rischio il proprio patrimonio personale.

Con tutti i suoi limiti questo strumento di autoimpiego è una soluzione valida per iniziare un’avventura imprenditoriale.

Purtroppo, vi sono diversi notai che boicottano questo istituto giuridico poiché non possono trarne alcun profitto.

Infatti, per la costituzione di una srls i notai, a norma di legge, non possono richiedere alcun compenso per la prestazione svolta.

Ovviamente, chi inizia un’attività imprenditoriale non pensa di poter fallire e per questo motivo non separa il suo patrimonio personale da quello dell’impresa.

Ma questo è un grave errore di cui ci si può pentire amaramente, qualora le cose andassero veramente male.

Oltre a ciò, alcuni commercialisti spingono i loro clienti a non optare per questo tipo di società dicendo loro che, scegliendo altre forme (ditta individuale, sas, snc, impresa familiare), il compenso richiesto dallo studio per la gestione della contabilità e della parte fiscale è inferiore rispetto a quello chiesto per una srl o srls.

E siccome molte persone ragionano con una mentalità da supermercato, ovvero, sono sempre alla ricerca del prezzo più basso, questo discorso fa subito breccia nelle loro teste.

Così abbagliati dall’idea di risparmiare qualche euro mettono a rischio tutto ciò che possiedono.

Da ultimo, ti segnalo altri due suggerimenti estremamente utili tratti da questo ebook:

  1. Parti subito con la tua attività poiché, in caso contrario, il momento ideale per partire non si presenterà mai.

  2. Ascolta gli altri e fai l’opposto.

In base alla mia esperienza personale questi due consigli valgono oro.

CONCLUSIONI

L’ebook di Mihail BriaDa sottozero a imprenditore“, Bruno Editore, è un testo ricco di ottimi suggerimenti per chi vuol partire con la propria attività o, avendocene già una, vuole rilanciarla.

Risulta, quindi, una lettura caldamente consigliata.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

[Lettura Consigliata]: Metodo Imprenditore Libero

Di recente, mio caro lettore, ho preso la buona abitudine di leggere libri scritti da piccoli imprenditori che, in Italia, hanno avuto successo nel loro business e raccontano come hanno fatto a raggiungerlo.

Faccio questo per acquisire la loro forma mentis e apprendere la loro metodologia di lavoro.

Inoltre, il fatto che queste persone abbiano raggiunto il successo con una PMI, cioè il tipo d’impresa che forma l’ossatura dell’imprenditoria italiana, e che si parli delle difficoltà tipiche del nostro contesto economico rende il modello più facilmente imitabile.

Con questo non voglio dire che non si debbano leggere i libri sui grandi imprenditori che hanno raggiunto il successo in Italia e nel mondo da cui si trae sempre grande ispirazione, bensì che, se vuoi raggiungere, il livello di questi ultimi devi porti un obiettivo più alla tua portata per, poi, scalare.

In fondo, ogni grande viaggio inizia con un piccolo passo.

Fatta questa doverosa premessa, il libro o meglio l’eBook edito da Bruno Editore, di cui ti parlerò, oggi, s’intitola Metodo Imprenditore Libero ed è stato scritto da Emanuele Rissone, il fondatore della catena Vitamin Store.

Le radici del suo successo affondano nel lontano 1985 quando all’età di 15 anni viene ispirato dalla visione di un film e da una canzone della sua indimenticabile colonna sonora.

Il film in questione è Rocky III e la canzone di cui parlo è Eye of the Tiger dei Survivor.

Lo spirito di emulazione spinge Emanuele Risssone a cercare di ottenere un fisico come quello di Sylvester Stallone.

Vivendo nell’hinterland milanese e non avendo i soldi per iscriversi in una palestra di bodybuilding s’ingegna come può.

Attacca allo stipite della porta della sua camera una sbarra per trazioni a cui si appende ogni volta che entra o che esce dalla stanza e si mette a fare un sacco di flessioni, anche su una mano sola.

In pochi mesi il suo fisico s’irrobustisce.

Già solo questa parte della sua storia è di grande ispirazione per tutti coloro che ambiscono a diventare imprenditori.

Infatti, analizzando il modo di pensare dell’autore troviamo 3 passaggi fondamentali per costruire un business di successo:

  1. Bisogna porsi un obiettivo ambizioso.

    Nel nostro caso lo scrittore si era posto l’obiettivo di avere un fisico atletico come quello di Rocky Balboa.

  2. Bisogna sfruttare al meglio le risorse che si hanno a disposizione.

    Non avere i soldi necessari per iscriversi in palestra non è stato un ostacolo così grosso da impedire a Emanuele Rissone di tentare di realizzare il suo sogno.

  3. Bisogna agire con determinazione e seguendo una strategia. Non basta avere un sogno o un’idea imprenditoriale.

    Se l’autore si fosse limitato, uscendo dal cinema, a dire ai suoi amici di volere un fisico come quello di Stallone e non si fosse adoperato per raggiungere l’obiettivo non sarebbe accaduto nulla.

METODO IMPRENDITORE LIBERO: LO SCHEMA

All’età di 19 anni Emanuele Rissone, oltre a frequentare l’università, inizia a gettare le basi del suo successo.

Dai 15 ai 19 anni, infatti, si è appassionato sia allo sport che all’integrazione alimentare che ne favorisce le performance.

Accumula informazioni attraverso le riviste di settore, come Cultura Fisica, imparando tutto ciò che può e mettendolo, successivamente, in pratica durante gli allenamenti in palestra.

Dopodiché, essendo un tipo molto preciso e puntiglioso, e avendo capito che avrebbe potuto avere un futuro in quel mercato, si mette a studiare in modo approfondito il settore dell’integrazione alimentare.

Tutto questo nel tempo libero lasciato dalla scuola.

Questa strategia gli permette di crearsi le competenze necessarie per lanciarsi nel campo della produzione degli integratori alimentari, partendo dalla camera di casa sua.

L’entusiasmo che lo contraddistingue lo porta a contattare le industrie farmaceutiche per realizzare il suo progetto di creare degli integratori alimentari per sportivi che abbiano un gusto gradevole rispetto a quelli che erano, allora, in circolazione.

Tanta è la passione che ci mette nello spiegare la sua idea ai suoi interlocutori che riesce a coinvolgerli ottenendo da loro, gratuitamente, alcuni chilogrammi di proteine e aminoacidi ramificati.

A questo punto, la camera di casa sua si trasforma nel suo laboratorio di produzione.

Dapprima, si mette a confezionare barattoli da 500g di aminoacidi ramificati e proteine in polvere che inizia a vendere agli atleti delle palestre dell’hinterland milanese.

Ed è subito un successo.

Le richieste del suo prodotto, che ha una qualità superiore rispetto agli altri prodotti in circolazione, aumentano.

Quindi torna dalle due case famaceutiche che gli avevano dato i primi campioni gratuiti e fa i suoi primi acquisti.

Ha, così, i suoi primi fornitori.

Nel frattempo, per realizzare il prodotto che, da sempre, aveva in mente trova un terzo fornitore: un’industria che produce aromi.

Anche in questo caso replica lo schema che aveva applicato in precedenza con le industrie farmaceutiche, cioè farsi dare una prima campionatura del prodotto gratis e, poi, una volta superato il test di mercato iniziare ad acquistare le quantità necessarie per soddisfare le sue esigenze produttive.

I suoi prodotti, una volta aromatizzati, hanno ancora più successo.

Un giorno, però, il suo migliore cliente lo informa che uno dei suoi atleti vorrebbe il prodotto confezionato in capsule anziché in polvere.

In un primo momento l’autore viene colto dal panico, ma subito accetta la sfida e si impegna per esaudire la richiesta.

La qual cosa porta all’ingresso di un quarto fornitore testato sempre con la procedura di cui sopra.

Il cliente rimane, talmente, soddisfatto che aumenta il suo ordine.

Il panico raddoppia.

Ma anche questa volta Emanuele Rissone riesce a soddisfare, brillantemente, le richieste pervenutegli.

La domanda del suo prodotto aumenta ancora e, quindi, l’autore è costretto ad acquistare un macchinario per confezionare le capsule.

Oramai, ha acquisito un certo slancio, ha ampliato il giro di palestre che rifornisce e iniziano ad arrivargli le prime richieste di collaborazione.

A ventun anni compiuti capisce che l’università non gli sta dando nulla e lascia gli studi.

Infatti, sta imparando molto di più su come si gestisce un’azienda dall’esperienza quotidiana.

Il nostro imprenditore ha le idee molto chiare.

Pianifica la sua linea di integratori dopo aver studiato i prodotti made in USA arrivati sul mercato italiano per trovare l’elemento differenziante da proporre ai suoi potenziali clienti.

Una volta pianificata la produzione Emanuele Rissone si rivolge a un’importante impresa di Bergamo per fare produrre la linea di prodotti che si è immaginato.

La sua passione e il suo entusiasmo sono così coinvolgenti che l’azienda accetta di entrare nel novero dei suoi fornitori.

In quel momento, si pone la questione di trovare i capitali necessari per costituire la srl, acquistare gli imballi e le materie prime.

Inizia così il tempo della ricerca dei fondi…

E qui, mio caro lettore, mi fermo per non toglierti il piacere della lettura di questo ebook suddiviso in 7 capitoli più un extra bonus e una parte dedicata agli esercizi il cui scopo è quello di darti i primi rudimenti per poter realizzare la tua idea imprenditoriale.

Se hai letto con attenzione il mio riassunto di parte del primo capitolo del libro e hai una certa dimestichezza col metodo Lean Startup elaborato da Eric Ries, nel 2008, avrai notato che Emanuele Rissone, senza saperlo, ha approcciato il suo progetto seguendo questa metodologia.

Infatti, ha creato un Minimum Viable Product (MVP), cioè un prodotto basico e via via lo ha migliorato seguendo i suggerimenti dei suoi clienti.

Inoltre, una volta creata una procedura vincente l’ha replicata tutte le volte che si rendeva necessario (come, ad esempio, nel caso della ricerca e acquisizione di fornitori).

CONCLUSIONI

Questo eBook, a mio avviso, è un’ottima lettura sia per chi sta iniziando il suo percorso imprenditoriale sia per coloro che sono già imprenditori e vogliono semplicemente migliorarsi o avere delle conferme.

Ovviamente, non basta la lettura di un libro per replicare il successo del suo protagonista.

Ma se si trova il contenuto interessante e utile, il mio consiglio è quello di leggere molte volte il testo fino a quando non si è assimilato i concetti che ci servono e si riesce ad applicarli in modo automatico.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Luciano. Un anno dopo

Antonio Luciano

Antonio Luciano

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Antonio Luciano, copyblogger, che avevo già intervistato in una precedente occasione più di un anno fa (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

È passato poco più di un anno dalla nostra prima intervista. Com’è cambiata la tua vita lavorativa?

È cambiato tutto, sono cambiato io, è cambiato il mio modo di fare comunicazione, l’approccio al web, la presenza online – business.

Sono uno specialista diverso, adesso, in grado di camminare con le proprie gambe – perché la spina dorsale l’avevo già – autonomo e richiesto, il che non guasta mai.

Quindi credo anche originale, se non unico.

In questo periodo mi sono concentrato sul cambiare la comunicazione. Rendermi indipendente.

Sentivo di aver assimilato tutto quello che occorreva per lavorare in totale autonomia e disporre delle competenze, l’autorevolezza  e l’esperienza necessaria per fare il grande passo e l’ho fatto.

Molti pensano sempre in termini diversi, spesso solo economici, dal maturare la giusta expertise e ragionare in progressivi gradi di crescita prima di assurgere a un presunto ruolo professionale o, se lo fanno, si sente così poco a riguardo tra gli specialisti web.

Dopo 7 anni online, nel mio caso, si è trattato di unire i puntini e cambiare pelle. In altre parole, rinascere.

Ovvio, come tutte le volte che vi è una rinascita a essa segue sempre una morte, ma preferisco tralasciare e guardare avanti, quasi nulla indietro.

Ora, sono come la mia attività online appare, un copyblogger punto di riferimento per coloro che intendono approcciarsi al content marketing efficace con il loro blog e sfruttare così le incredibili opportunità che il copy-blogging offre.

Quando e come nasce il tuo podcast?

Nasce da un’attenta valutazione della affordance che questo media offre a un copyblogger che fa  formazione/comunicazione online e si avvale di un blog come strumento per erogare contenuti nel web.

Difatti il podcast è un media democratico, economico, ubiquitario e più caldo rispetto alla scrittura, pur trattandosi sempre di comunicazione a distanza.

Perciò da comunicatore come potevo dire no a così tanti vantaggi e a zero criticità?

Inoltre, può essere asincrono ma anche sincrono, a tutto vantaggio delle interviste. Un format che ho sviluppato al punto tale da sentire la necessità di evolvere in qualcos’altro.

Ritengo che in questo senso i podcast abbiano il potenziale intrinseco di avvicinare ulteriormente, accorciare le distanze, fare una sorta di personal branding migliore, essere più diretti, arrivare ai lettori quanto prima a ragione di un carico cognitivo richiesto per essere fruiti assai meno probante rispetto al testo e al video.

D’altronde l’oralità ci appartiene, è nel nostro DNA.

Perciò ho pensato che il passaggio da lettore ad ascoltatore fosse quanto ci fosse di più immediato nella comunicazione.

Una transizione indolore, quasi naturale, meno problematica sicuramente, che richiama in causa una mente già strutturata, reattiva e predisposta a funzionare rispetto a come non abbia già dovuto fare con i media sopra citati. 

Per ultimo, ma non meno importante, s’incontra con la mia passione adolescenziale per la radio, meglio di così…

Quali risultati ti ha portato il tuo podcast?

Autorevolezza, piano editoriale rimpolpato, una seconda giovinezza creativa, un media che aggiunto alla scrittura porta a un miglioramento della comunicazione.

Sentire la propria voce può fare solo bene a un copyblogger, troppo abituato a cantarsela e suonarsela da solo.

D’altronde scrivere, come la lettura, è un atto solitario e alienante, mentre l’ascolto apre a nuovi scenari del copy-blogging, collaborazioni, progetti, contenuti.

Perciò fare podcasting va oltre il mero testo e offre tutta una serie di novità produttive, meno schematiche, più spontanee che esulano da quelle prettamente strutturate della scrittura.

Anche la rifioritura della vena creativa assume la sua importanza nella valutazione dei risultati, e sotto questo punto di vista si sa che il piano editoriale di un copyblogger piange sempre.

Come si inserisce il tuo podcast nella tua strategia di Lead Generation?

Il podcasting rientra in un piano strategico più ampio che riguarda la mia attività-presenza online.

Una strategia nella strategia che se ha anticipato le altre è solo per ragioni organizzative.

Ho in mente di catturare lead con la formazione che svolgerò presto nella mia Copy-Academy.

I podcast,al momento, sono solo a uno stato embrionale, mi sono dato del tempo per imparare a farli bene e in modo professionale.

Dopodiché è la scelta della piattaforma a fare la differenza, YouTube compreso, perlomeno nel mio caso.

Adesso, punto molto sul blog e a portarci quanti più utenti possibile con i contenuti che realizzo.

Ad interiorizzare piuttosto che portare all’esterno, agire ad intra anziché ad extra come facevo in passato.

Diciamo che ho fatto reverse strategy.

Quindi sono passato a pubblicarli su Linkedin, luogo di “caccia” in cui attrarre le buyer personas a cui mi rivolgo principalmente ovvero specialisti, freelancer, PMI e aziende che vogliono fare content marketing efficace.

I podcastal momento, sul mio blog assolvono a tre funzioni:

  1. Approfondire l’articolo che ho scritto su cui sono embeddati per articolare ulteriormente il contenuto.

  2. Rendere il testo che ho scritto una traccia audio. Quindi fare un podcast uguale con l’obiettivo di facilitare e rendere più agevole la fruizione del contenuto a chi non ha il tempo di leggere o magari vuole ascoltarlo mentre si occupa di fare altro.

  3. Fare interviste.

Per adesso non è previsto un piano editoriale a sé stante di podcasting ma arriverà, eccome se arriverà. 😉

Tutto ciò per fortuna sta avvenendo in modo del tutto naturale senza particolari forzature e con ottimi riscontri/risultati tant’è che i lead si avvicinano spontanei.

Devo dire che sono molto soddisfatto.

Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?

So che questa è una risposta che interessa tutti coloro intendono cimentarsi con il fare podcasting. L’ho fatta anch’io, a suo tempo, agli esperti prima di intraprendere questa strada.

Esistono tanti strumenti. Tutti validissimi.

Ma io utilizzo Zencast.com che ha il non trascurabile vantaggio di costringere a usare Skype o Google Hangouts per fare le interviste con tutti i rischi annessi e connessi, perdita di linea, calo della banda, brusca precipitazione della qualità, etc.

In pratica risolve tutte quelle spiacevoli situazioni che ti portano a pregare e a incrociare le dita, per i più scaramantici, tutte le volte che inizi un’intervista ma non sai che risultato finale otterrai con il pericolo di dover rifare tutto daccapo e bruciare la traccia audio già fatta con la simpatia garantita di chi hai coinvolto nel ruolo dell’intervistato.

Giusto per tranquillizzare gli animi e i portafogli la versione FREE prevede un piano con 8 ore di registrazione gratis al mese, poter invitare fino a due ospiti con un link per registrare l’intervista, formato MP3 di alta qualità.

Figo e conveniente, no?

Come nasce una tua intervista e che processo usi per realizzarla?

Come ho già detto, dopo averne fatte circa 50 scritte, ho sentito il desiderio di cambiare, ma anche di evolvere questo format così prezioso per il copy-blogging.

Il processo di realizzazione inizia da un’attenta attività di studio e analisi della presenza online dell’intervistato.

Poi, mi concentro sugli aspetti peculiari allo scopo di enfatizzare l’unicità dello specialista in questione.

L’intervista non dev’essere solo un’occasione di indagine approfondita altrimenti diventa un contenuto piatto, un interrogatorio modello Gestapo.

Può fare anche dell’ottimo content marketing, oltre che una velata forma di pseudo personal branding con tenui tinte autoreferenziali.

Sta al talento dell’intervistatore, alla sua perspicacia e passione per il lavoro che svolge riuscirci.

Ecco, perché è meglio puntare sempre e solo su interessi comuni o perlomeno che si intersecano e trasversali ma sempre piuttosto vicini.

Seppur dona una luce diversa, una prospettiva di indagine differente deve rimanere fedele all’identità dell’intervistato che ne esce valorizzato e divertire i lettori ma soprattutto chi è vittima di una serie di domande a raffica.

Ma ha anche l’incombente compito di catturare e destare interesse in entrambe le parti altrimenti è istigazione allo svenimento. 😀

Gioco molto su questo aspetto, mi piace pensare di vedere aspetti degli specialisti che altri non vedono, attraverso un punto di osservazione diverso per dare una differente chiave di lettura del loro ruolo professionale/presenza online e fare una sottaciuta ma neanche così poco esplicita forma di digital marketing.

Infine, interseco tutto questo tessuto fatto di emozioni, competenze, contenuti, astrazioni con l’argomento portante dell’intervista nel mio caso il copy-blogging, e poi evvai di mix.

Non bisogna allontanarsi mai da quest’ultimo è il collante per mantenere vigile l’attenzione e coinvolgere nella lettura affinché venga consumata per intero, insomma sia valsa la pena farla.

Un’intervista che presenta l’intervistato, lo valorizza, in termini più veniali lo vende bene, dovrebbe essere appiccicosa ai backlink, lo scopo sarebbe questo, ma credo rimanga incompiuto, quasi sprecato, temo.

Ma, soprattutto, cerco di divertirmi e trasmettere questo.

Infondere positività costruttiva, creare questo genere di attivazione nei lettori e devo ammettere mio malgrado che con il testo è molto faticoso e non facile da raggiungere come risultato, anche per questa ragione ho deciso di passare ai podcast con un sogno nel mirino: fare una Copy-Radio a tutti gli effetti un giorno, chissà…

Fai una pre-intervista propedeutica all’intervista vera e propria?

Invio le domande, semplicemente. Gli specialisti con cui entro in contatto orbitano quasi tutti nella blogosfera da tempo o mi conoscono.

Comunque, oramai, è facile farsi un’idea assai rapidamente su di me e di cosa mi occupo da una rapida ricerca online, forse era più difficile a primordi.

Sin dagli albori ho sempre inviato email di richiesta per le interviste piuttosto articolate e complete a livello descrittivo dove inserivo il link alla pagina-categoria Interviste di quelle svolte sul mio blog per far capire subito di cosa si trattasse ed è stato di aiuto, un metodo efficace, non ho mai ricevuto un rifiuto, almeno per adesso. 🙂

Come scegli i tuoi ospiti?

Questa domanda mi riporta indietro nel tempo.

Ho iniziato a fare interviste nel gennaio del 2016 ed è cambiato molto da allora.

Tuttavia sono sempre rimasto fedele allo scegliere gli specialisti in base alla loro scelta di usare il blog come strumento di lavoro nel web, pensando sempre poco al personal branding e molto alla mia missione, cioè diffondere il ‘messaggio’ che celebra ed elegge il blog a migliore strumento per fare formazione-comunicazione online.

Quindi dare a questo potente mezzo il giusto status culturale facendo riferimento al settore disciplinare delle Scienze della Formazione.

Nel tempo, poi, ho affinato l’indagine che si è allontanata sempre più dalla formazione e si è polarizzata sulla comunicazione, avvicinandosi nella fattispecie al copywriting e al blogging parimenti al mio processo di trasformazione da formatore a copywriter-blogger freelance.

Seppur, pensandoci bene, trattasi di un trucco speculare alla cultura che non contempla ancora un approccio multidisciplinare, quello di far differenziazioni di settore piuttosto che al web, oramai, sempre più luogo di sintesi dei saperi tant’è che entrambi i settori disciplinari si sono fusi assieme da tempo – vedi www.copyblogger.com, il noto sito americano – proprio a ragione dei rispettivi interessi e necessità.

Come fai la post-produzione?

Per chi è alle prime armi suggerisco questo post che ho scritto su come fare il primo Podcast e superare gli ostacoli e le criticità che si incontrano inizialmente e rischiano di farci demordere.

Onde evitare ripetizioni per rispondere mi ricollego alla domanda numero 4: “Quali strumenti usi per registrare le tue interviste?”

Uso Audacity il noto software audio open-source per montare, tagliare e cucire le tracce audio e Zencast per le interviste, entrambi user friendly, il primo gratuito il secondo quasi ma comunque a prova di specialista.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico

Lucia Imperi: Wedding Planner

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò, attraverso questa mia intervista, Lucia Imperi, wedding planner, che sta inseguendo con grande tenacia il suo sogno di affermarsi in questa professione, combattendo contro tutto e contro tutti.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Mi chiamo Lucia, ho 38 anni e vivo a Roma dal 2002.

Però, sono originaria di un paesino dell’alta Sabina, Montorio Romano.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho conseguito la maturità scientifica nel 1999.

Successivamente, ho optato per un percorso accademico breve, scegliendo una facoltà universitaria triennale: Tecniche di Neurofisiopatologia.

Dopo aver praticato questa professione per qualche anno, ho sentito la necessità di arricchire la mia conoscenza nell’ambito sanitario e acquisire capacità rivolte maggiormente verso il paziente che verso l’analisi tecnica, quindi mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Infermieristiche.

Percorso che ho interrotto a tre esami dalla seconda triennale, dato che ho percepito la realtà ospedaliera non affine alle mie aspettative professionali.

Intorno ai 32 anni, grazie a un evento personale particolarmente importante, il mio matrimonio, ho compreso che la mia strada professionale era legata all’organizzazione di eventi e matrimoni.

Il mondo del wedding mi aveva sempre attirato ma lo avevo messo nel dimenticatoio per motivi familiari.

Quali sono state le tue esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

La mia prima esperienza lavorativa è stata in qualità di tecnico di neurofisiopatologia.

Ho lavorato nella realtà pediatrica per 9 anni.

Dai bambini ho imparato che la malattia non è il malato e che in qualsiasi settore professionale si ha a che fare con persone ed è necessario rapportarsi con ognuna di esse mantenendo il miglior sorriso, affinché colgano in te la massima disponibilità, primo fattore fondamentale per instaurare fiducia.

Sempre da loro ho imparato che, malgrado la vita ogni giorno possa metterci di fronte problematiche complesse e apparentemente insormontabili, la leggerezza e la limpidezza d’animo sono il miglior modo di affrontare le difficoltà.

I bambini non sanno cosa voglia dire la parola fallimento, dunque non se ne preocccupano e proseguono impavidi per la loro strada.

La suddetta esperienza lavorativa mi ha regalato il dono dell’empatia come arma potente contro l’indifferenza che vedo in giro, sempre più prepotente.

Come mai hai deciso di diventare wedding planner?

Ho deciso di diventare wedding planner nel momento in cui, dopo avere organizzato le mie nozze ed essermi sposata, mi sono accorta che avevo commesso tanti di quegli errori da non poter permettere che altri futuri sposi ne commettessero altrettanti.

A tal proposito ho deciso di inserire un piccolo blog sul mio sito: theloveplanner.it, sul quale scrivo degli articoli in cui racconto da sposa pentita di non aver ingaggiato un wedding planner, le noie e i problemi che ho affrontato sia durante l’organizzazione del mio matrimonio che durante il giorno del matrimonio e do consigli su come evitarli.

Che percorso hai seguito per diventare wedding planner?

Il primo passo verso la professione di wedding planner è stato quello di capire quale fosse effettivamente il ruolo di questa figura professionale nell’organizzazione di un matrimonio.

Sembra scontato saperlo perché i format televisivi ci hanno propinato per anni una visione distorta dell’organizzatore, ma un wedding planner difficilmente [mai!] si occupa di allestimenti, fiori, bomboniere o mise en place.

Dopodiché mi sono messa alla ricerca di corsi che fornissero l’approccio più valido alla professione e ne ho frequentati diversi.

Poiché un wedding planner è, innanzitutto, un imprenditore, ho cercato di acquisire delle conoscenze base sull’imprenditoria, su come avviare una startup, su come promuoversi e fare del buon marketing attraverso le giuste strategie.

Infine, ho partecipato a corsi di natura più “pratica“ per acquisire competenze e poterle sfruttare sia con i clienti che con i miei fornitori/collaboratori (Flower Design, Mise en Place, Visual Merchandising, Packaging ecc.) al fine di propormi a ognuno con professionalità, competenza e usando le terminologie adatte.

Quali sono le principali competenze che deve avere un wedding planner?

Un wedding planner deve avere ben chiare le proprie capacità e competenze.

Si deve aggiornare continuamente e deve fissare, sempre, degli obiettivi precisi da raggiungere.

Inoltre, ha bisogno di possedere abilità di natura manageriale, in quanto dovrà gestire un team di persone, tra collaboratori/dipendenti e fornitori.

Altro tassello fondamentale sono le competenze di natura imprenditoriale, poiché un wedding planner è di fatto un imprenditore che a fine anno deve far quadrare i conti.

Infine, deve avvicinarsi quanto più possibile alle competenze dei professionisti con i quali collabora affinché possa comprendere e relazionarsi con ognuno di essi in base alla loro professione.

Inoltre, deve avere charme perché è necessario che sia una persona empatica, che trasmetta sicurezza, tranquillità ma pur sempre con l’autorevolezza che impone il suo ruolo.

Quest’ultima caratteristica è fondamentale sia con i clienti che con i collaboratori/fornitori.

Come si svolge una giornata tipo di una wedding planner?

Non esiste un programma di lavoro standard.

Ogni wedding planner ha un metodo proprio sia nei giorni che precedono l’evento, sia in tutto il periodo dei preparativi.

Per quel che mi riguarda:

  • curo la pianificazione in maniera dettagliata;

  • instauro un rapporto di fiducia con i fornitori e con i clienti;

  • sto attenta che la gestione sia eseguita maniacalmente, inconvenienti a parte;

  • qualche giorno prima dell’evento, o il giorno prima direttamente, sostengo un breefing con fornitori e staff per ricordare e sottolineare tutti i dettagli. Si riguarda insieme la scaletta affinché tutti lavorino in sincronia. A questo punto si è pronti ad andare in scena.

Come sono le giornate di una wedding planner nei giorni che precedono il matirmonio?

Le giornate che precedono l’evento sono sempre cariche di aspettative ed emozioni.

Quando s’incontra la coppia, generalmente, la sposa è agitata ed è questo il momento in cui la fiducia instaurata svolge un ruolo fondamentale: usando il proprio charme e gli strumenti giusti si riesce a tranquillizzarla.

Si portano a termine le ultime prove, si definiscono e si sistemano i dettagli finali, e si è pronti.

Come si svolge la giornata di una wedding planner il giorno della celebrazione del matrimonio dei suoi clienti?

Il giorno del matrimonio per il wedding planner è scandito da timing, programmi precisi e orari da seguire in maniera assai poco flessibile.

Io amo definirlo il giorno degli incastri.

Dal momento che il wedding planner è il regista dell’evento, se ogni comparsa avrà fatto correttamente la propria parte, l’opera finale non potrà che essere perfetta.

Qual è la più grande soddisfazione che ti ha dato questa professione fino ad oggi?

La più grande soddisfazione è l’abbraccio degli sposi a fine evento.

Di solito mi sussurrano: “Senza di te non sarebbe stato così…un sogno!“.

Realizzare un sogno nel giorno più bello della vita di una coppia è una delle cose più soddisfacenti che si possano fare.

Non è così scontato vivere un sogno il giorno delle proprie nozze. Per me non fu così.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per quel che riguarda i miei progetti ne ho uno in fase di studio, molto vicino alla realizzazione, che riguarda le unioni civili.

Se, invece, parliamo di obiettivi futuri, mi piacerebbe occuparmi, un giorno, di destination wedding con l’India.

Adoro la simbologia che fa parte delle tradizioni indiane, i colori accesi degli abiti che indossano per le nozze e i profumi della loro terra.

Ho cominciato ad allacciare i primi contatti per creare delle fondamenta.

Vediamo cosa mi riserverà il futuro.

Di sicuro, io mi sto impegnando affinché sia il più prospero e roseo possibile!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Answer The Public

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno strumento delle cui potenzialità avevo trattato, già, in passato: Answer The Public.

Il mio scopo è quello di analizzare in profondità questo tool gratuito che non può mancare nella cassetta degli attrezzi di un buon imprenditore o libero professionista e che, se affiancato agli strumenti di analisi di Google e al sondaggio realizzato secondo i criteri descritti nel mio ultimo post, permette di avere una mappa ben definita del proprio potenziale mercato e di identificare il tipo di contenuti da far apparire di fronte agli occhi dei propri potenziali clienti.

Buona lettura!

* * *

DEFINIRE IL CONTESTO

Ogni imprenditore o libero professionista che si rispetti prima di affrontare il mercato dovrebbe definire il contesto in cui andrà a operare.

Con questo intendo dire che dovrà analizzare la concorrenza e il pubblico target a cui è rivolto il suo prodotto o servizio.

Answer The Public è lo strumento ideale per conoscere meglio come un potenziale cliente cerca il prodotto o il servizio che si sta vendendo o che si vuole vendere.

In pratica ti permette di entrare nella testa delle persone e di capire il linguaggio che utilizzano per fare le loro ricerche con Google e gli altri motori di ricerca.

All’apparenza questo può sembrare un dettaglio poco importante, ma non è così.

Chi opera in un determinato settore, qualunque esso sia, utilizza un linguaggio tecnico e dà per scontato che anche chi non appartiene alla propria categoria conosca la terminologia in uso nell’ambiente.

Molto spesso quando si visita il sito web, ad esempio, di un avvocato, di un digital marketer o di altri liberi professionisti, ci si imbatte in contenuti che sono scritti più per far capire ai colleghi che si è competenti e si domina la materia che per essere compresi dai non addetti ai lavori.

Oppure, se si tratta di un sito aziendale ci si trova di fronte al solito elenco di caratterisitiche che il prodotto o il servizio possiede.

Invece, per essere efficace la comunicazione di un sito dovrebbe spiegare in che modo si intende migliorare la vita del visitatore attraverso il proprio prodotto o servizio.

Infatti, mettersi al servizio del cliente e portarlo dal punto A in cui si trova, attualmente, al punto B, dove vorrebbe essere, è lo scopo di ogni imprenditore o libero professionista degno di questo nome.

Per far ciò, però devi spogliarti di tutte le credenze che hai sulla tua target audience e metterti nei suoi panni.

Questa cosa la puoi fare attraverso accurate ricerche di mercato, che sono costose sia in termini di tempo che di denaro, oppure puoi sfruttare i dati provenienti dai motori di ricerca.

Le persone, converrai con me, li usano per trovare risposte a ogni tipo di domanda, anche le più inconfessabili.

Questo vuol dire che sono una fonte incredibile di informazioni relativamente a quello che gli individui vogliono realmente, il tutto in tempo reale.

Tutto vero, tutto bello ma c’è un però… analizzare tutta la mole di dati che ci viene riproposta dai motori di ricerca ogni volta che li interroghiamo per trovare gli argomenti che ci interessano consuma un sacco di tempo.

Ed è qui che ci viene in aiuto Answer The Public.

Questo tool ti permette di utilizzare il tuo know how per comprendere come le persone parlano degli argomenti tipici del tuo settore.

Saperlo ti permetterà di scrivere dei contenuti da postare sul tuo sito web in grado di intercettare la domanda consapevole, cioè quella di coloro che sono alla ricerca di una determinata risposta, di un determinato prodotto o servizio.

Ti faccio un esempio per farti comprendere meglio cosa intendo.

Luca ha un negozio che vende attrezzatura subacquea verticalizzato sull’apnea.

Ovviamente, ha anche una piattaforma e-commerce con un blog con un suo piano editoriale.

Sapendo che le principali marche del settore, come ogni anno, stanno per lanciare sul mercato dei nuovi modelli di mute mimetiche per la pesca in apnea usa Answer The Public per comprendere meglio le intenzioni di acquisto degli appassionati.

Così facendo scopre che vi è molto interesse per il mimetismo adatto alla pesca in acque basse.

Questo spunto gli permette di scrivere tutta una serie di post che mettono in evidenza quali sono le migliori mute mimetiche in commercio per la pesca in acque basse in base ai fondali che il pescatore si troverà ad affrontare.

Il risultato finale di questa strategia sarà un aumento di traffico organico verso il blog del suo sito e un conseguente aumento delle vendite del suo e-commerce.

Il fatto di essere stato così specifico, infatti, ha permesso a Luca di apparire sempre nelle ricerce delle persone per quel determinato argomento surclassando i post generalisti dei concorrenti.

In parole povere si è fatto trovare nel posto giusto al momento giusto.

La qual cosa gli conferisce un notevole vantaggio in termini di vendite.

COME OTTIMIZZARE “REALMENTE” LE PAROLE CHIAVE

Non sempre ottimizzare i contenuti trattati nel proprio blog con le parole chiave col volume di ricerca più alto risulta essere la strategia vincente per trovare il proprio pubblico target.

Certamente, il volume di ricerca delle parole chiave è un dato significativo.

Ma non trovi strano che Google da una parte ti fornisca dei suggerimenti quando digiti nella sua casella di ricerca (basati sulla reale esperienza degli utenti, n.d.r.) e dall’altra i suoi tool per l’advertising ti dicano che nessuno sta facendo ricerche con quel termine.

Mmm… C’è qualcosa che non quadra.

Sempre per rimanere nel contesto della pesca in apnea, se digito in Google “arbalete per” la mia ricerca mi dà 5 idee utili per scrivere altrettanti articoli che intercetteranno una domanda consapevole:

  1. arbalete per iniziare

  2. arbalete per tonni

  3. arbalete per principianti

  4. arbalete per tana

  5. arbalete per pesca in tana

Ecco, questo è quello che intendo quando dico che bisogna entrare nella testa dei potenziali clienti.

Una volta che avrai capito quello che vuole il tuo pubblico target non ti resterà che costruire una valida strategia per farglielo avere.

E tutto questo avrà un forte impatto positivo sul tuo business.

LA MIGLIORE STRATEGIA DI CONTENT MARKETING

La migliore strategia di content marketing consiste nel dare valore al tuo pubblico target.

Per far ciò dovrai:

  1. Scoprire da chi è composta la tua audience e, poi, interagire e creare empatia con il tuo pubblico target.

  2. Rendere i tuoi contenuti rilevanti e memorabili.

  3. Fare arrivare i tuoi contenuti di fronte al tuo pubblico target migliorando così la sua vita:

    • Insegnagli qualcosa.

    • Intrattienilo, ispiralo, fallo sorridere.

    • Aiutalo a prendere le giuste decisioni.

    • Rendi la sua vita un po’ più facile.

CONCLUSIONI

Answer The Public è un tool gratuito che non può mancare nella tua cassetta degli attrezzi di imprenditore o libero professionista poiché ti permette di entrare nella testa dei tuoi potenziali clienti.

Utilizzandolo assieme agli strumenti di analisi messi a disposizione da Google e al sondaggio ti permetterà di definire il contesto di mercato che vuoi conquistare con il tuo prodotto o servizio.

E di trovare la chiave di lettura per far comparire i tuoi contenuti davanti al tuo pubblico target ideale il che influenzerà positivamente l’andamento del tuo fatturato.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro

Se anche tu, mio caro lettore, come molti altri italiani hai deciso che questo è il momento giusto per lanciare il tuo nuovo business; allora, molto probabilmente, ti starai chiedendo come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro.

Ovviamente, il rischio d’impresa non potrà mai essere pari a zero. Però, ci sono delle strategie che ti permettono di ridurre al minimo le possibilità di fallire.

Una di queste si basa sul sapiente utilizzo di uno strumento: il sondaggio, che ti viene in soccorso quando non hai abbastanza risorse economiche per far svolgere una ricerca di mercato da un’agenzia specializzata o da un freelancer esperto del settore.

Gli obiettivi del tuo questionario dovranno essere:

  • la definizione del contesto di mercato in cui andrai a operare;

  • l’identificazione del tuo target;

  • la segmentazione del tuo pubblico nelle varie tipologie di clienti;

  • l’individuazione del linguaggio da utilizzare per comunicare coi tuoi potenziali clienti e dei canali di comunicazione per raggiungerli;

  • l’individuazione dei canali distributivi attraverso cui il tuo prodotto o servizio raggiungerà la tua clientela;

  • l’identificazione degli elementi utili per stabilire il giusto pricing;

  • la definizione delle caratteristiche necessarie per creare il tuo brand positioning.

In questo post ti spiegherò passo dopo passo come creo e diffondo un questionario, e come analizzo le risposte ottenute in modo che tu possa replicare la mia strategia.

Partiamo!!!

PERCHE’  CREARE UN SONDAGGIO

La maggior parte di coloro che aprono una nuova attività sono convinti di sapere esattamente che cosa vogliono i loro clienti e su questo basano il loro modello di business e il loro business plan.

Dopo un po’ di tempo, però, scoprono una realtà ben diversa e, allora, sono dolori.

Gli affari non vanno come sperato e si dà la colpa ai clienti che non capiscono la qualità del prodotto o del servizio oppure alla crisi, invece, di assumersi le proprie responsabilità e ammettere di avere fatto il passo più lungo della gamba.

Coloro che, al contrario, si mantengono umili sanno benissimo che per prosperare nel mondo del business bisogna capire cosa vuole veramente il cliente, il linguaggio che usa, dove trovarlo e, soprattutto, come e quando contattarlo.

Per ottenere tutte queste informazioni il sondaggio è uno strumento eccezionale che ti evita di fare salti nel buio.

Infatti, quello che imparerai dai tuoi clienti attuali e da quelli potenziali ti permetterà di costruire il tuo prodotto o servizio sulla base dei loro feedback.

In questo modo riduci al minimo i tuoi rischi finanziari.

Tra l’altro questa strategia può essere usata in ogni settore.

Pensa quale marea di informazioni, ad esempio, una pizzeria d’asporto di nuova apertura potrebbe ottenere dai clienti in attesa di ritirare la loro ordinazione.

Oppure, una lavanderia automatica da coloro che attendono di ritirare il bucato.

Tutti dati utili per creare nuovi servizi o per migliorare quelli già in essere.

COME CREARE UN SONDAGGIO

Ci sono vari modi per creare un sondaggio. Quello che prediligo, attualmente, è il metodo ideato da Ryan Levesque, The Ask Method.

A cui, a volte, a seconda delle situazioni applico delle varianti di mia invenzione.

Prima di strutturare le domande stabilisco l’obiettivo o gli obiettivi che voglio raggiungere con la mia indagine.

Ad esempio, il questionario potrebbe avere lo scopo di raccogliere gli indirizzi email di futuri potenziali clienti da inserire nella mia mailing list oppure quello di capire il linguaggio usato dalla potenziale clientela per migliorare il mio modo di comunicare con essa.

La prima domanda che pongo agli intervistati attraverso il modulo di Google (questo è lo strumento che uso di solito, n.d.r.) è la più importante, deve essere a risposta aperta e deve essere accompagnata dall’invito all’intervistato a scrivere il più possibile.

Infatti, più uno scrive, più significa che sente molto forte il problema che lo assilla.

Il testo della domanda n. 1 deve, sempre, essere il seguente:

“Qual è il più grande problema/ostacolo [la più grande sfida] che stai affrontando, attualmente, … ?”.

Se vuoi renderti conto di come costruisco un sondaggio per avere ben chiaro ogni passaggio, visita il questionario che ho sviluppato, di recente, per un progetto, che sto lanciando assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi, dedicato a chi come te ha intenzione di aprire un nuovo business.

Lo trovi in fondo alla pagina Prenota il tuo Freemeet.

Se, invece, ti stai chiedendo il perché mi soffermo sui problemi delle persone e non chiedo loro, per esempio, che cosa desiderano, eccoti servita la mia risposta:

  • tutti noi abbiamo bene in mente ciò che non vogliamo mentre quello che desideriamo, se ci fai caso, è sempre molto vago.

Le domande successive alla prima mi servono per segmentare il mio pubblico e quindi saranno, per la maggior parte, a risposta chiusa.

Infatti, cerco di capire se il mio target è composto più da uomini o più da donne, la fascia d’età che maggiormente sente il problema indicato nella prima domanda e tutto quello che mi può essere utile per creare un effetto specchio.

Le informazioni che raccoglierò mi serviranno per modulare le mie successive offerte e la mia comunicazione.

Il mio potenziale cliente dovrà esclamare quando incapperà in un mio contenuto:

“Wow! Questo è proprio quello che sto vivendo in questo momento. Sembra quasi che mi abbia letto nel pensiero. Fammi dare un’occhiata alla soluzione che mi propone”.

Nell’ultima parte del sondaggio chiedo sempre le informazioni di contatto: nome, cognome, email (obbligatori) e numero di telefono/Skype ID (Facoltativo).

Quest’ultimo elemento è molto importante in quanto chi lascia il numero di telefono o il suo Skype ID statisticamente mostra una propensione maggiore ad acquistare i prodotti o servizi che, successivamente, gli vengono proposti.

Per questo motivo lascio libero l’intervistato di darmi questo dato.

UN ESEMPIO CONCRETO

Mettiamo il caso che io sia il titolare di una lavanderia automatica a gettoni desideroso di aumentare il fatturato della mia attività.

Per farlo dovrei sapere qualcosa di più sui miei attuali clienti in modo da creare un’offerta che li spinga ad acquistare di più i miei servizi.

In una situazione del genere strutturerei un questionario con l’obiettivo di capire:

  • qual è il problema principale che incontrano nell’utilizzare il mio servizio di lavanderia;

  • chi sono i miei clienti abituali (turisti, studenti, cittadini extracomunitari etc.);

  • cosa li spinge a utilizzare il mio servizio;

  • se sono più uomini o più donne;

  • quante volte utilizzano il mio servizio in un mese e in che fascia oraria;

  • le fascie di età dei miei clienti.

Per invogliare i clienti a compilare il sondaggio darei in cambio un buono sconto valido per un lavaggio.

Costruirei, inoltre, una landing page apposita dove far atterrare il mio cliente per catturare il suo indirizzo email.

In pratica per ottenere il coupon il cliente dovrebbe accedere al sito lasciare: Nome, Cognome e il suo migliore indirizzo email.

A questo punto gli invierei una mail col link al sondaggio.

Una volta completato il questionario gli spedirei una seconda mail, di ringraziamento, col codice sconto valido per un lavaggio.

Tutta questa strategia, oltre a farmi conoscere meglio il mio target, mi permetterebbe di raccogliere gli indirizzi mail dei miei clienti che potrei sfruttare per fare lead nurturing.

Ciò è la dimostrazione di quanto questo strumento sia versatile e possa permetterci di raggiungere un obiettivo primario (la conoscenza della clientela in vista della creazione di un servizio di upsell o downsell oppure cross-sell) e un obiettivo secondario (la mail del cliente per aumentare il suo Life Customer Value).

DOVE DIFFONDERE IL SONDAGGIO

Per essere un test statisticamente significativo al questionario dovranno partecipare almeno 100 persone.

Per questo motivo bisognerà lasciarlo online almeno 90 giorni e sfruttare i social per diffonderlo.

Il social che più si presta a questa attività è senz’altro Facebook.

Infatti, i suoi gruppi tematici sono l’ambiente ideale per diffondere un questionario.

Attenzione, però, non in tutti i gruppi è permesso postare sondaggi.

Quindi ti consiglio di leggere sempre attentamente i loro regolamenti oppure di chiedere al suo amministratore l’autorizzazione.

Anche la tua mailing list, se in linea con l’argomento del sondaggio, può essere sfruttata per raccogliere le informazioni che ti interessano.

Un’altra possibilità è quella di creare un’apposita landing page su cui mandare del traffico sponsorizzato.

In quest’ultimo caso potrai prevedere di dare una piccola ricompensa a tutti coloro che termineranno il questionario in modo da incentivarli a farlo.

LO SCORE

Una volta raccolte tutte le risposte, solitamente, creo un file Excel su Drive (con il modulo Google è un gioco da ragazzi; infatti, basta cliccare sull’apposito bottone verde presente nel modulo dove sono raccolte le risposte per esportarle con tutte le relative domande su di un foglio di calcolo, n.d.r.) allo scopo di elaborare uno score che mi permetta di individuare le risposte più significative da analizzare per trarne i dati idonei a farmi raggiungere i miei obiettivi.

Per prima cosa nella riga n. 1, dopo l’ultima delle domande importate, creo le colonne Lunghezza, Moltiplicatore e Score, che mi serviranno per assegnare un punteggio a ogni utente che ha terminato il sondaggio.

Più è alto il punteggio, più l’intervistato sarà preso come punto di riferimento per le successive analisi dei dati.

Score

Score

Per ottenere i numeri che vedi nell’immagine qui sopra uso le seguenti formule:

Lunghezza

=LUNGHEZZA(B2)

Una volta salvata la formula in una casella ti basterà trascinarla lungo tutta la colonna per applicarla a tutte le caselle e sapere quanti caratteri sono stati utilizzati da ciascun intervistato per rispondere alla prima domanda.

Moltiplicatore

=SE(AC2=” ” ; 1 ; 1,5)

Questa formula permette di assegnare un punteggio di 1,5 a chi lascia il numero di telefono o lo Skype ID e di 1 a chi lascia la casella vuota.

Anche in questo caso la formula potrà essere applicata a tutta la colonna del Moltiplicatore semplicemente trascinandola.

Score

=AF2*AG2

Questa formula calcola il punteggio da assegnare a ogni intervistato.

Ovviamente, trascinandola per tutta la colonna Score l’applicherai a tutte le caselle che compongono la suddetta.

CONCLUSIONI

Se vuoi capire come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro, puoi sfruttare lo strumento del sondaggio seguendo la metodologia Ask.

Questo ti permetterà di entrare nella testa del tuo potenziale cliente e carpirne:

  • informazioni utili per sviluppare il tuo prodotto o servizio oppure per innovare il tuo processo;

  • il linguaggio utile per comunicare al meglio col proprio target;

  • i canali più utili per raggiungere il proprio pubblico con i messaggi desiderati;

  • e molto altro ancora.

Una volta raccolte tutte le risposte dovrai semplicemente riportarle su di un foglio di Excel in modo da poter attribuire a ogni intervistato un punteggio.

Questo ti permetterà di analizzare solo le risposte più significative, cioè quelle con lo score più alto.

Se hai ancora qualche dubbio, qui trovi un esempio di questionario che assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi ho realizzato per le attività in via d’apertura.

Per ulteriori chiarimenti lascia un commento qui sotto. Sarà mia premura risponderti il più presto possibile.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Marcello Ricci: Professione Burattinaio

Oggi, mio caro lettore, ti presento Marcello Ricci, commerciante ambulante con la passione per i burattini, che sta cercando di trasformare nella sua attività principale.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 46 anni vivo a Milano ma sono nato in provincia di Bergamo.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho un diploma in ragioneria e con grande rammarico non ho mai finito la facoltà di Pedagogia.

Qual è la tua attività lavorativa principale?

Gestisco un’attività ambulante insieme a due dei miei tre fratelli ma il mio apporto è pressoché un part time agevolato.

Come nasce la tua passione per i burattini?

In realtà il primo spettacolo lo vidi al mio paese nella bassa bergamasca in una sera di primavera verso la fine degli anni ‘70 e ne rimasi colpito, provai un senso di piacevole malinconia.

Un burattinaio girovago montava il teatrino all’interno di un piccolo tendone di un circo. Era un mondo e un modo di fruire gli spettacoli che stava scomparendo.

La televisione era un baluardo in tutti salotti d’Italia e io ero molto affascinato dai cartoni animati giapponesi, il mio preferito era Goldrake.

Ma dovetti aspettare venticinque anni per intuire che quella poteva essere la mia strada.

Hai frequentato qualche scuola teatrale per acquisire le tue competenze?

Per quanto riguarda i burattini in Italia, uno dei paesi al mondo con maggiore tradizione, non abbiamo ancora una scuola o addirittura un’università dove imparare il mestiere che una volta veniva tramandato di padre in figlio e ognuno si arrangia formandosi come può.

Per me sono stati fondamentali alcuni incontri che il comune di Silvano d’Orba, in provincia di Alessandria, promosse per anni invitando operatori del teatro di figura a presentare il proprio lavoro e donando il loro know how culturale e artistico a giovani aspiranti burattinai, educatori, animatori insegnanti.

Tonino Murru della compagnia Is Maschereddas di Cagliari durante un seminario di una settimana sulle colline di Cesena è il burattinaio che mi ha insegnato l’ABC dell’animazione dei burattini.

Continui a formarti?

Sono un prode sostenitore della formazione continua ma ora più che seguire corsi preferisco tentare di mettere in pratica le molte nozioni apprese.

Il mio percorso è stato ed è tuttora variegato.

Mi sono formato coma attore, mimo, clown, giocoliere, mago per bambini attraverso scuole, corsi, workshop più o meno lunghi, ma elencarli tutti sarebbe tedioso e questo insieme al mio lavoro di ambulante mi succhia energie.

Comunque, andare a vedere spettacoli, film, mostre, respirare bellezza, in genere è un modo per alimentare l’anima nutrire la creatività ed è da considerarsi formazione.

Come e quando hai iniziato a fare il burattinaio?

Da piccolo avrei voluto fare il liceo artistico ma per comodità scelsi un’altra strada.

Per anni ho lavorato solo come venditore ambulante continuando a dare sporadici esami in facoltà.

Alla morte di mio padre attore dialettale di talento decisi di iscrivermi, a Milano, a una scuola biennale di avviamento alla recitazione.

Finii, quasi senza accorgermi, col diventare membro di una nuova compagnia di teatro semiprofessionistica.

Una sera prima di una replica dell’Amleto ebbi il terrore di entrare in scena.

Era il segnale che non ero fatto per quel tipo di teatro di prosa per me troppo impegnativo e emotivamente dispendioso ma la voglia di fare, di creare e di non buttare gli anni dedicati da allievo al teatro con uno slancio resiliente mi condussero all’ormai defunta Civica Scuola d’Animazione Psicopedagogica di Milano.

Lì incontrai Damiano Giambelli, un burattinaio musicista, storico collaboratore della compagnia americana Bred and Puppet da cui appresi le tecniche per costruire pupazzi e burattini.

Successivamente, con due amici della scuola, Alessandro Guglielmi e Mario Smedile, fondammo una compagnia I ladri di cartapesta.

Mettemmo in piedi un paio di animazioni e uno spettacolo, ma il nostro sogno si frantumò quasi subito ed ognuno prese la propria strada.

Che cos’è che ti piace di più della tua attività di burattinaio?

Mi piace la dimensione artigianale in cui un artista deve sapere fare un po’ di tutto e non è sicuramente il mio caso visto che non ho una grande manualità e mi faccio spesso aiutare.

Ma molti burattinai sono scultori, sarti, elettricisti, falegnami, attori, promotori dei loro spettacoli.

Mi piace la ritualità del montare il teatrino.

Mi piace raggiungere piccoli borghi sperduti dove il nostro arrivo è ancora un evento condiviso dalla comunità e pieno di aspettative.

Mi piace, nelle sere d’estate, vedere i bambini che timidamente si avvicinano incuriositi o si siedono, in attesa, molte ore prima dello spettacolo in metafisiche piazze che sarebbero piaciute a De Chirico e mi piace sapere che il mio e il nostro è un mestiere antico e prima di noi molti colleghi nei secoli hanno battuto le stesse strade con mezzi diversi: a piedi a dorso di un mulo o con un vecchio furgone scassato.

Lavori da solo o collabori con altri artisti?

Lavoro, prevalentemente, da solo ma è più divertente e produttivo farlo insieme ad altri.

Un paio di spettacoli di burattini li ho scritti e animati con mio cugino Daniele Cenzon che è un artista poliedrico.

Un altro con Paolo Sette valente burattinaio e marionettista della compagnia Eugenio Monti Colla.

Fai solo spettacoli con i burattini o anche spettacoli di altri tipi?

Faccio anche:

  • spettacoli di clown e mimo;

  • narrazioni per grandi e bambini;

  • animazioni e intrattenimento magico.

Le sceneggiature delle storie che porti sul palcoscenico sono di tua produzione?

Per quanto riguarda i burattini il mio repertorio attuale è limitato a 3 spettacoli.

La sceneggiatura la scrivo o da solo o con amici, ma prediligo scrivere storie semplici dato che mi rivolgo quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini.

Comunque, uno spettacolo è nato da un lavoro d’improvvisazione in strada, un altro riscrivendo la fiaba di Cappuccetto Rosso e l’ultimo è un omaggio ad antichi canovacci di burattini tradizionali.

Crei tu i tuoi burattini?

Alcuni, soprattutto, i primi li ho costruiti io.

Per altri mi avvalgo di strepitose collaborazioni: mio zio Giuseppe Cenzon, pittore astrattista, ha costruito per i miei spettacoli pupazzi giganti, semplici marionette e burattini in cartapesta; lo stesso dicasi per il già citato Paolo Sette anche se i suoi burattini sono scolpiti dal legno di cirmolo.

Come hai fatto a trovare i primi clienti?

I primi contatti li ho avuti montando il teatrino in fiere e mercatini.

Successivamente, il passaparola mi ha portato un po’ ovunque: scuole, festival, rassegne di teatro di strada, teatri, oratori, strade, piazze, sagre, feste patronali, biblioteche, spiagge, ospizi, eventi aziendali, feste di compleanno, matrimoni, librerie.

Quali strategie adotti per trovare nuovi ingaggi?

Negli ultimi tempi collaboro con delle agenzie di animazione che fanno il lavoro promozionale e distributivo.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività?

Male e poco mi limito a postare su Facebook foto di spettacoli e animazioni, ma sto lavorando a un nuovo sito internet con molti contenuti video e fotografici.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente terminare degli spettacoli che ho scritto ma non ho mai messo in scena, uno su tutti uno spettacolo di burattini per adulti.

Anche se il sogno più grande è vivere su un camper e girare l’Italia e l’Europa facendo spettacoli in strada e vivendo di quello.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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