Impresa Tradizionale vs. Impresa Digitale [Liquida]

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dei due modelli d’impresa tra cui dovrai scegliere nel momento in cui deciderai di lanciare il tuo business:

  • Impresa tradizionale.

  • Impresa digitale [liquida].

A questi se ne può affiancare anche un terzo modello che trae origine dai primi due: l’impresa ibrida.

L’IMPRESA TRADIZIONALE

Questo è il modello classico di azienda a cui tutti siamo abituati e prevede che vi sia una sede, cioè una struttura fisica dedicata alla produzione dei beni o dei servizi oppure al commercio, dei dipendenti che variano nel numero in base alla grandezza dell’impresa e tutta una serie di costi fissi, costi variabili e adempimenti burocratici non indifferenti.

Capisci bene che per mettere in piedi un’azienda di questo tipo devi avere ingenti capitali ma, soprattutto, la tua organizzazione deve essere molto efficiente poiché solo in questo modo ridurrai il peso dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia, e, mercato permettendo, produrrai degli utili a fine anno.

Per far ciò l’imprenditore deve sapere vendere, fare marketing, delegare, deve avere il pieno controllo dei numeri e una grande capacità organizzativa.

Troppo spesso, però, si vedono imprese dove, se non c’è il titolare, tutto si blocca poiché è lui che decide su ogni cosa, oltre ad essere il depositario di tutte le competenze necessarie per mandare avanti la baracca.

L’IMPRESA DIGITALE [LIQUIDA]

Questo secondo modello d’azienda è molto flessibile e risponde più velocemente ai mutamenti del mercato.

Inoltre, può contare su costi fissi e variabili che incidono di meno sul fatturato, e minori oneri burocratici.

Il perché è presto detto.

Questo tipo d’impresa tende a dematerializzarsi il più possibile per vivere in Internet.

Un classico esempio è l’e-commerce dove non vi è una sede fisica in cui il cliente può visionare il prodotto e poi acquistarlo, ma il tutto avviene in Rete.

In questo caso l’imprenditore ha eliminato il costo fisso dei locali in cui esercitare l’attività commerciale e dei commessi.

Inoltre, può tenere la sua attività aperta tutti i giorni 24h su 24h, senza incorrere in rivendicazioni sindacali e cattiva pubblicità a causa degli orari di lavoro.

La qual cosa gli permetterà di avere margini più alti rispetto a un concorrente che ha un’attività tradizionale.

Tra l’altro, se l’e-commerce in questione operasse in dropshipping il suo titolare si dovrebbe occupare solo di portare traffico al suo negozio virtuale poiché a tutto il resto ci penserebbe il dropshipper.

In pratica, in questo caso dovrebbe, principalmente, occuparsi del marketing cercando di creare strategie promozionali sempre più performanti.

Gran parte dei ricavi verrebbero reinvestiti in advertising allo scopo di sfruttare l’effetto leva e scalare la nicchia di mercato velocemente in modo da diventarne il leader.

Grazie a questo modello di business si eliminano i problemi di magazzino, dell’inventario e della logistica.

Per la cronaca, attualmente in Italia, ci sono diversi ragazzi che stanno facendo un sacco di soldi con il dropshipping.

Poiché hanno trovato una nicchia di mercato interessata a un determinato prodotto, un prodotto che risponde alle esigenze dei loro potenziali clienti e un dropshipper il quale si occupa del packaging e della spedizione al cliente finale.

Per comprendere meglio come funziona il tutto ti invito a leggere questa case history.

Come vedi i protagonisti di questa storia per le mani hanno avuto solo i campioni del prodotto, del packaging e dell’etichetta.

Ad assemblare il tutto secondo le loro istruzioni ci ha pensato il dropshipper.

Nel tempo sono stati creati marketplace, ad esempio Oberlo, dove coloro che vogliono lanciare un loro e-commerce sfruttando la metodologia del dropshipping possono trovare prodotti da rivendere alla nicchia che hanno individuato con un’approfondita analisi di mercato preliminare.

By the way, se non sei ancora convinto che il modello d’impresa digitale [liquida] si possa applicare ad ogni settore, ti faccio un ulteriore esempio partendo da un settore che, concettualmente, è il più lontano possibile dal mondo di Internet poiché molto concreto e solido: l’agricoltura.

Un agricoltore che ha una buona produzione per aumentare i suoi margini ha davanti a sé diverse possibilità, ad esempio:

  • la vendita diretta del suo prodotto. Ma per far ciò, oltre ad affrontare tutta una serie di adempimenti burocratici, dovrà predisporre un locale idoneo alla vendita al pubblico oppure avere un banco al mercato locale e avere dei commessi. Il che comporta tutta una serie di costi non indifferenti;

  • trasformare il suo prodotto per, poi, venderlo direttamente. In questo caso, avrà ulteriori oneri burocratici e costi dovuti all’allestimento dei locali per la lavorazione e la trasformazione dei prodotti.

    Non penserai mica che lo Stato gli lasci usare la cucina di casa sua per far tutto ciò, vero?

    In più ci vorrà il personale che materialmente dovrà eseguire il lavoro.

Entrambe le soluzioni richiedono un ingente impegno in termini finanziari e di tempo.

Tutte risorse sottratte alla sua attività principale che è quella di coltivare i campi e raccogliere i frutti del suo duro lavoro.

La strategia che, a mio avviso, dovrebbe seguire al fine di aumentare i suoi utili è la seguente:

  • Analizzare la concorrenza diretta, quella indiretta e i clienti.

  • Trovare un terzista che trasformi il prodotto destinato al segmento di mercato precedentemente individuato.

  • Sviluppare un brand e creare una sua identità di marca.

  • Selezionare un dropshipper che si occupi dell’assemblaggio e dell’invio al cliente finale del prodotto confenzionato nel rispetto delle normative previste per il commercio dei prodotti alimentari.

  • Crearsi il proprio e-shop con Shopify.

  • Individuare un marketer freelance che si occupi della promozione del prodotto online per permettergli di scalare il mercato.

In questo modo il nostro agricoltore potrà dedicarsi al lavoro nei suoi campi, al controllo dei numeri e alla gestione dell’organizzazione mentre il resto verrà lasciato ai vari partner.

Come vedi il processo che dal campo porta al cliente finale è stato suddiviso in vari step ognuno affidato a un partner diverso.

Facendo così diminuiscono gli oneri burocratici a cui è sottoposto e l’investimento richiesto è inferiore a quello previsto nel caso in cui avesse seguito uno dei due percorsi delineati in prima battuta.

LA TERZA VIA: L’IMPRESA IBRIDA

Per completezza d’informazione ti segnalo che chi ha deciso di lanciare un suo business ha di fronte a sé anche una terza via che ha alla base i due modelli d’impresa che ti ho appena descritto.

La soluzione di cui parlo è: l’impresa ibrida.

Con questa definizione classifico quelle imprese che sono tradizionali ma hanno un ramo d’azienda totalmente liquido.

Tale innesto permette all’impresa di aumentare i suoi utili in modo considerevole sfruttando le opportunità create dalla tecnologia digitale.

CONCLUSIONI

Oggigiorno, se vuoi lanciare un business ti trovi di fronte due modelli d’impresa tra cui scegliere: quello tradizionale, che per partire richiede un forte investimento iniziale di capitali e per far utili deve essere molto efficiente dal punto di vista dell’organizzazione, e quello dell’impresa digitale [liquida], che richiede meno capitali del precedente per l’avviamento e sfrutta le potenzialità della Rete per scalare il mercato.

Quest’ultimo modello è quello che lascia nelle mani dell’imprenditore più margini poiché l’incidenza dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia (intesa come tempo sottratto allo svolgimento della propria attività imprenditoriale e, quindi, come costo, n.d.r.) sul fatturato è inferiore rispetto a quella del caso precedente.

Vi è, infine, una terza via che consiste nel creare un’impresa ibrida la quale unisce i due modelli per cogliere il meglio dell’uno e dell’altro.

La scelta che dovrai fare si baserà come sempre sull’analisi del mercato fatta in via preliminare.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Annunci

[Lettura Consigliata]: Formula Infoprodotto

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno degli ultimi libri che ho letto.

S’intitola Formula Infoprodotto ed è stato scritto da Tiziano Valentinuzzi, allievo del compianto Italo Cillo e della cui creatura Cerchia Ristretta, il programma più famoso, in Italia, sull’Internet marketing, ha preso la guida.

Il libro è un manuale pratico che ti prende per mano e ti porta a:

  • trovare la tua nicchia;

  • creare la tua autorevolezza online dando valore ai tuoi follower;

  • costruire il tuo infoprodotto e a venderlo.

Non tutti, però, possono fare infomarketing poiché, come dice l’autore, se non sai parlare né scrivere abbastanza bene in italiano è meglio che lasci perdere.

Infatti, butteresti via sia tempo che denaro.

Inoltre, non pensare che questo genere di attività ti permetta di guadagnare online senza fare nulla.

La verità è che potrai guadagnare bene liberando il tuo tempo.

Quanto bene, però, dipenderà dalla nicchia in cui hai scelto di operare, dalla concorrenza presente sul mercato, dalla tua determinazione e dal tuo costante impegno.

Fatta questa importante e doverosa premessa ti invito a leggere la mia recensione.

Buona lettura!

* * *

A PROPOSITO DELL’AUTORE

Tiziano Valentinuzzi, classe 1972, nel 2010 incontra Italo Cillo e la sua Cerchia Ristretta da qui inizia il suo percorso nel mondo del web marketing.

In poco tempo pubblica i suoi infoprodotti che riscuotono subito grande successo, suo il sito casavastu.it (il Vastu è una disciplina indiana simile al Feng Shui, n.d.r.) e lo portano a lavorare come consulente marketing per esperti di varie nicchie con siti ad alto traffico.

Nel 2014 Italo Cillo lo chiama per rifare dalle fondamenta Cerchia Ristretta designandolo in questo modo come suo naturale successore.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Formula Infoprodotto è un manuale pratico che guida il lettore nella costruzione del proprio infoprodotto.

Come ben saprai, l’infomarketing cioè la vendita di informazioni o conoscenza via Internet in modo semiautomatico è il trend del momento. Secondo solo alla moda del Bitcoin.

Cinque sono i pilastri su cui si basa il processo creato dall’autore:

  • Individua

  • Raccogli

  • Offri

  • Attira

  • Dialoga

Questi cinque elementi attivati nel giusto ordine ti permottono di realizzare un infoprodotto che genera profitti.

Il primo pilastro è quello che permette all’infomarketer di individuare il suo cliente ideale.

In questa fase è importante scegliere la nicchia di mercato da aggredire e identificare uno o più avatar, ovvero i modelli di persone a cui ci si rivolgerà parlando come se ci si trovasse in una riunione tra vecchi amici.

Il secondo è focalizzato sulla strutturazione di tutti quegli elementi che servono per creare la propria mailing list.

Il terzo pilastro ha il suo fulcro nella Pagina di Vendita. In questa fase l’abilità consiste nel riuscire a vendere senza vendere.

Nel libro, tra le altre cose, ci sono indicazioni precise su come costruire delle Pagine di Vendita vincenti.

Il quarto si preoccupa di generare traffico verso la nostra Landing Page.

A questo punto del libro vengono spiegate le varie fonti di traffico, vengono chiarite le differenze tra i due tipi di domanda (consapevole e latente, n.d.r.) che si deve intercettare e suggeriti i modi per farlo.

Infine, il quinto pilastro quello più importante cioè il dialogo che pervade tutti gli step precedenti.

CONCLUSIONI

Formula Infoprodotto di Tiziano Valentinuzzi edito da Uno Editori e con l’introduzione di Max Formisano è un libro che chi ha intenzione di dedicarsi all’infomarketing in modo etico deve leggere assolutamente.

Una volta studiato, però, bisognerà impegnarsi nell’applicare tutti i suggerimenti che vi si trovano con determinazione e costanza.

Solo in questo modo si potrà sperare di ottenere dei risultati concreti.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sergio Albertini: content writer freelance

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presenterò Sergio Albertini, persona dotata di grande umanità e talento per la scrittura, professione: content writer freelance.

Buona lettura!

* * *

Ciao Federico,

permettimi di ringraziarti per questa opportunità. Mi fa piacere che tu abbia pensato a me. È una grande soddisfazione.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ormai, sono un diversamente giovane. Ho 40 anni e vivo in un piccolo paese in provincia di Verona.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi non è stato proprio lineare. Sono riuscito a perdere un anno e a vincere due borse di studio nei due anni successivi.

Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo, con la voglia, la costanza e le idee che ho oggi, ma la scienza ancora non offre questa possibilità.

Sono un disegnatore meccanico che ama la lettura e la scrittura.

Oggi mi è sempre più chiaro perché la professoressa d’italiano insisteva nel chiedermi: “Si può sapere cosa ci fai qua?”.

Terminati gli studi superiori non sono andato all’università. Ho preferito entrare nel mondo del lavoro e mi sono formato sul campo. Erano “altri tempi”, oggi non avrei dubbi.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Io credo che tutte le esperienze lavorative siano state utili, nel bene e nel male, perché hanno contribuito alla mia formazione professionale.

Ho iniziato come commesso in un videonoleggio. Ero un appassionato di cinema e ritrovarmi circondato da film in VHS era il coronamento di un sogno.

Dopo poco tempo sono diventato responsabile del negozio e, poi, di un punto vendita più grande.

Ricordo questa esperienza con molto affetto, perché mi ha permesso di apprendere e sviluppare competenze organizzative, di gestione del personale e delle relazioni con i clienti.

È stato un grande balzo evolutivo, per il ragazzo timido che ero.

Poi ho annusato la crisi che stava avanzando in quel settore e ho deciso che era giunto il momento di una nuova sfida.

Così ho ricominciato da zero come impiegato commerciale nell’azienda che mi ha poi accompagnato per quasi 17 anni.

In questi anni ho imparato a gestire tutti i flussi lavorativi di una media impresa, dal primo contatto con il cliente, alla spedizione dell’ordine, dalla gestione dei fornitori fino a quella dei partner della logistica.

Mi sentivo a casa, vivevo in azienda 10-11 ore al giorno. In pratica, ero sempre attivo, sette giorni su sette.

Creavo contatti con nuovi clienti, sviluppavo iniziative per migliorare l’organizzazione e gestione dei flussi di lavoro e cercavo di spingere l’azienda verso progetti legati al web.

È stata un’esperienza formativa completa e impegnativa, ma la rifarei, perché ha contribuito a creare il professionista che sono oggi.

Per quale motivo hai lasciato il tuo ultimo lavoro?

Il lavoro assorbiva molto del mio tempo, ma mi piaceva, devo essere onesto.

Nel 2012 sono diventato papà di un bambino meraviglioso. Avevo quasi 35 anni, un posto di lavoro sicuro e ben remunerato, tutto sembrava perfetto.

Ma appena pensi di essere arrivato, di avere delle certezze per il tuo futuro, la vita ti dimostra che devi essere sempre pronto a tutto.

Purtroppo, mio figlio ha avuto un infarto cerebrale che ha spazzato via, in pochi minuti, una parte estesa dell’emisfero cerebrale sinistro.

La situazione non mi è stata chiara fin da subito, credevo di poter affrontare tutto e continuare a fare quello che stavo facendo, ma mi sbagliavo.

Mio figlio aveva e ha bisogno di terapie continue che richiedono un impegno costante e quotidiano.

Le mie priorità sono cambiate in modo inaspettato, non potevo più permettermi di essere asservito al mio lavoro e non potevo più sopportare le restrizioni alle quali mi obbligava.

Il dolore, la difficoltà di comprendere e far comprendere le incognite legate al futuro di mio figlio, le difficoltà per organizzare le visite in altre città, tutto alimentava uno stato emotivo sempre più complesso e ingestibile.

Quando mi sono reso conto che stavo perdendo il lume della ragione ho iniziato a pensare a delle alternative.

Avevo bisogno di poter gestire il tempo in modo più elastico, di ricominciare a vivere e di essere più presente nella vita di mio figlio.

Ecco perché ho deciso di iniziare una nuova avventura professionale, come freelancer.

Quale professione svolgi attualmente?

Attualmente svolgo l’attività di content writer, scrivo contenuti per agenzie, aziende e liberi professionisti.

Inoltre, mi occupo di organizzare piccoli eventi di formazione offline, lavoro a un progetto di e-learning e collaboro a un progetto per l’educazione digitale.

Di recente, ho iniziato a parlare della mia esperienza personale, perché vorrei poterla trasformare in un messaggio utile: qualsiasi cosa dolorosa possa accaderci, è il seme amaro di un fiore che possiamo far sbocciare, se crediamo in noi stessi e non ci arrendiamo.

Credo che la scrittura sia una tecnologia liquida capace di adattarsi a ogni contenitore.

Così ho trasformato la passione per la scrittura in un lavoro.

Il tempo mi dirà se il mio azzardo sarà premiato, al momento non mi posso lamentare.

Da quanto tempo hai iniziato e che risultati hai ottenuto fino ad oggi?

Ho iniziato full time da poco meno di un anno e devo dire che sono molto soddisfatto.

Quello che è accaduto a mio figlio ha sconvolto il mio mondo e mi ha offerto una visione del futuro completamente diversa.

Mi sono messo in gioco a 40 anni e i riscontri positivi non mancano, ma credo sia presto per poterti dire – questo è il frutto dei miei sforzi.

Che cos’è il progetto “Digital Tutoring”?

Si tratta di un progetto che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà che le persone incontrano, per informarsi e formarsi online.

Il mio blog è nato anche per questo: condividere contenuti utili per trasmettere le conoscenze che io stesso acquisisco.

Se ci hai fatto caso, molti dei miei post sono abbastanza lunghi e forniscono link di approfondimento a fonti più autorevoli.

Cerco di offrire un punto di partenza e un percorso informativo/formativo in cui io mi sono già inoltrato.

Il mio è un concetto di Digital Peer Tutoring: poiché credo che il miglior modo per apprendere sia farlo con l’intenzione di spiegarlo e che il miglior modo di riuscirci sia narrando le nostre esperienze personali.

Per questo motivo mi piace l’idea di fondare il mio blogging sul rapporto tra pari per permettere alle persone di inserirsi al meglio nei meccanismi del web.

Desidero fornire informazioni per risolvere i dubbi e i problemi che le persone incontrano, supportandoli nelle difficoltà di ordine organizzativo e didattico.

Miro a sostenere le persone per potenziarne le conoscenze e gli atteggiamenti, che consentano loro di compiere delle scelte responsabili e consapevoli.

L’idea è di mostrare un percorso che si prefigge di ampliare il ventaglio di azioni di cui una persona può disporre: progettando sinergie tra chi cerca formazione e chi fornisce strumenti di apprendimento.

Quindi una prospettiva progettuale, che si trasforma in una visione integrata e partecipata, mirata a far accrescere i risultati e il benessere di tutti.

Come ti formi per rimanere costantemente aggiornato sui cambiamenti del web?

Leggo e studio tutti i giorni.

Ho una lista di link, selezionati nel tempo, per poter essere sempre aggiornato sulle novità di settore.

Sono un appassionato della calda e profumata carta, quindi ho una libreria che mantengo fornita e aggiornata.

Ho frequentato, frequento e lo farò con continuità, corsi online e offline per proseguire il mio percorso di apprendimento.

Il concetto di apprendimento continuo è una forma mentis che apprezzo molto, non riuscirei più a farne a meno.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Desidero vivere realizzando contenuti per il web, con lo scopo di aiutare le aziende e i professionisti a raggiungere i loro obiettivi.

Essere partner di un team che mira al raggiungimento di un obiettivo è entusiasmante, ma allo stesso tempo voglio e devo potermi muovere in libertà; questa è l’unica prerogativa dalla quale non posso esimermi.

Voglio portare avanti il concetto di formazione e vorrei poterla offrire a tutti coloro che, per diversi motivi, hanno bisogno di apprendere le dinamiche del web e sviluppare un progetto di business online.

Ho anche altre idee per la testa, ma facciamo un passo alla volta, vediamo cosa accade.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Valerio Russo: Talent Bay – Storie di Talenti

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò attraverso la mia intervista Valerio Russo, fondatore del podcast Talent Bay, un luogo dove potrai trovare numerose informazioni utili per migliorarti o migliorare i risultati della tua attività.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 32 anni e vivo a Milano.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo scientifico, università triennale con laurea in Economia Aziendale e, successivamente, laurea specialistica in Marketing Management.

Che lavoro fai, attualmente?

Lavoro in Foodora, società specializzata nella consegna di piatti a domicilio, cucinati dai ristoranti.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale e cosa ti hanno lasciato?

Oltre a due stage negli USA fatti durante gli anni degli studi universitari, ho lavorato per diversi anni in Sky nel settore marketing, e poi in Cuki, nelle vendite.

Questi lavori mi hanno permesso di vedere il funzionamento di una grande azienda in mercati diversi, ma entrambi complessi, come la TV e il largo consumo.

Quando e perché nasce “Talent Bay”?

Per un paio di anni, sono andato al lavoro in macchina, e avevo scoperto che il modo migliore di utilizzare tutto quel tempo, era ascoltare podcast dal mio smartphone.

Ho iniziato ascoltando podcast americani che hanno avuto un enorme impatto su di me e mi hanno permesso di imparare tanti concetti importanti e fondamentali per la mia crescita, in modo gratuito, e “on demand”, cioè quando volevo io.

Un giorno, a fine 2015, ho pensato che mi sarebbe piaciuto iniziare un podcast in italiano, così da poter essere a mia volta di aiuto a chi, eventualmente, avesse ascoltato i miei episodi.

Oggi, mi sembra quasi incredibile ricevere continui messaggi, mail e commenti di ringraziamento, da chi ascolta il podcast e, poi, mi scrive per farmi i complimenti.

Come hai individuato questo brand name?

In ogni episodio di Talent Bay, intervisto un personaggio brillante e di successo.

Invece, di limitare gli ospiti ad una sola categoria (ad esempio: imprenditori), ho voluto ampliare più in generale ai “Talenti”, ovvero, le persone che si sono distinte, a prescindere dalla loro attività.

In questo modo, chi ascolta, ha la possibilità di scoprire ospiti provenienti da ambiti differenti e di imparare da ciascuno di loro.

Fino ad oggi, diversi ospiti sono stati imprenditori, ma ho avuto anche produttori di spettacoli, atleti, artisti… e continuerò ad aumentare la varietà delle proposte.

Che obiettivi ti poni con il tuo podcast?

Continuare a realizzare interviste di qualità, interessanti, mai noiose e, soprattutto, utili per chi le ascolta.

Migliorare continuamente nella produzione di ogni episodio e nelle mie capacità di conduttore.

Più avanti, creare prodotti e servizi, da mettere in vendita, che possano risolvere bisogni specifici dei miei ascoltatori.

A chi ti ispiri nella realizzazione di “Talent Bay” e quali sono i tuoi podcast preferiti in Italia e all’estero?

Jordan Harbinger di “Art of Charm” è il podcaster di cui ammiro di più lo stile poiché è brillante, sarcastico, abilissimo nell’uso della parola, esprime in modo semplice concetti complessi, e sa mettere l’ospite (spesso grandi nomi) a suo agio, così da indurlo a condividere le informazioni più utili per chi ascolta.

Altri due podcast fondamentali per me sono “Smart Passive Income” di Pat Flynn e “School of Greatness” di Lewis Howes.

Ogni loro episodio è una miniera d’oro di informazioni.

Il mio podcast preferito in Italia è “Il Truffone” di Francesco Carbone: è illuminante e apre gli occhi su quello che ci sta succedendo attorno. E Francesco è un abilissimo conduttore.

Come individui le persone da intervistare?

Ogni ospite che invito sul mio podcast deve soddisfare 3 requisiti:

  1. deve trasmettermi un certo “feeling”, anche se non ci siamo mai conosciuti di persona;

  2. deve avere una storia interessante e utile per chi lo ascolta;

  3. deve essere in grado di trasmettere la sua conoscenza, condividendo concetti utili e applicabili dall’ascoltatore.

Come organizzi le tue interviste?

Faccio un grande lavoro di preparazione.

Per ogni ospite, raccolgo tutte le informazioni che trovo su di lui, e questo mi permette di porre delle domande a cui altrimenti non avrei mai potuto pensare, se mi fossi limitato a leggere solo la sua About Page.

Questa fase di ricerca impegna molto tempo, ma credo mi permetta di realizzare un episodio più utile e interessante per gli ascoltatori.

Prima della registrazione, invio le domande all’ospite, così che lui abbia una traccia degli argomenti di cui parleremo.

Poi, per ogni episodio, creo una pagina dedicata sul mio sito web in cui riporto i link alle risorse più rilevanti di cui ha parlato l’ospite, come libri, siti, o altri riferimenti correlati.

Che strumenti usi per registrare le tue interviste?

Le interviste sono registrate su Skype, con il software Ecamm Call Recorder.

In seguito, faccio l’editing con Garage Band.

Sono entrambi programmi per Mac, ma esistono equivalenti per PC.

Quali progetti hai per il futuro di “Talent Bay”?

Continuare ad ampliare il pubblico in modo spontaneo, cioè spinto dal desiderio di chi ha ascoltato un episodio, di dire ai suoi amici “ascolta questo podcast!”

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Migliorare continuamente in ogni area della mia vita, condividendo con gli altri quello che imparo, così da essere, se desiderano, un aiuto anche per loro.

C’è un espressione inglese che rende bene questo concetto: “Lifting myself, while at the same time, lifting others”.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Streak – Il CRM per Gmail

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di Streak, il CRM per Gmail.

Se, per caso, utilizzi per lavoro il servizio di posta elettronica di Google questo è lo strumento ideale per gestire il flusso di email che scambi con clienti, colleghi, collaboratori, partner e fornitori.

Questa estensione di Chrome è il classico servizio freemium.

Infatti, a un piano base gratuito denominato “Personal”, si affiancano due piani a pagamento: “Professional” ed “Enterprise”.

Il bello di Streak è che permette di ricostruire tutto lo scambio di messaggi intercorso tra te e il tuo interlocutore senza dover perdere tempo nell’andare a ricercare ciò che t’interessa in un mare magnum di email.

Inoltre, grazie al suo sistema di tracciamento potrai vedere se e quando una mail da te inviata è stata aperta e anche con quale dispositivo è stata letta.

Il sistema di tracciamento

Nelle versioni a pagamento vi è, tra le altre cose, la possibilità di calendarizzare meeting e task salvandoli direttamente su Google Calendar, tenere traccia delle telefonate e delle note prese durante gli incontri di lavoro avvenuti di persona col contatto, stabilire delle deadline o affidare compiti a colleghi e collaboratori.

In questo modo si può facilmente avere il pieno controllo delle comunicazioni che avvengono tra tutte le parti in gioco, consultare le note relative a ogni singolo meeting, sapere chi deve occuparsi di un determinato task e per quando tale compito dovrà essere portato a termine al fine di completare il progetto che si sta seguendo.

Inoltre, una volta finito il tutto si avrà uno storico del lavoro svolto.

Ciò detto, una delle funzioni, a mio avviso, più interessanti tra quelle messe a disposizione e che è presente anche nella versione gratuita, è quella che permette l’invio di una mail a un gruppo di contatti avendo la possibilità di personalizzare alcuni campi del testo del messaggio come, ad esempio, quelli di nome e cognome.

Mass Mail/Mail Merge

Mass Mail/Mail Merge

Un ulteriore vantaggio di questa soluzione consiste nel fatto di poter gestire la relazione coi propri contatti da un unico luogo, cioè senza dover ogni volta passare da un CRM esterno a Gmail, il che comporta un grosso risparmio di tempo e una bella comodità.

A questo si deve aggiungere una comoda app per Android e IOS che consente di avere sempre a portata di mano questo CRM.

COME FUNZIONA STREAK

Una volta che si è caricata su Chrome l’estensione di Streak bisognerà entrare dentro al proprio account di Gmail e attivarla.

Fatto ciò, si dovrà creare la propria pipeline (gasdotto/conduttura, n.d.r.), cioè il percorso lungo il quale dovrà procedere la “Box” (una scatola virtuale dove sono contenuti lo scambio di messaggi, i task e le annotazioni relative a ogni singolo contatto, n.d.r.).

Nel farlo potrai avvalerti dei modelli già predisposti oppure utilizzare l’opzione “Blank” che ti permette di customizzare la pipeline per renderla più adeguata alle tue esigenze.

Pipeline

Un esempio di pipeline

Subito dopo che avrai effettuato la tua scelta ti verrà chiesto se vuoi tenerla privata o condividerla con i membri del tuo gruppo di lavoro.

Dopo aver effettuato quest’ultimo passaggio il CRM è pienamente operativo.

A questo punto, ti consiglio di studiare bene a tavolino la procedura che vuoi monitorare con Streak per capire da quanti step è composta.

Ciò faciliterà la denominazione delle varie fasi che la compongono.

Una volta che avrai concluso la fase di denominazione di ogni singolo passaggio da cui è composto il tuo processo interno ti basterà cliccare sull’icona di Streak che appare accanto a ogni email dentro alla tua Inbox, dare un nome al nuovo “Box” e, successivamente, scegliere la pipeline in cui inserirlo.

Dopo che il “Box” è stato inserito nel percorso da te selezionato ti basterà spuntare la casella di check accanto alla sua etichetta per spostarlo nella fase della procedura in cui si trova, in quel momento, il contatto con cui ti stai relazionando.

Tutto è molto facile e intuitivo ma, comunque, il sito web dell’azienda ha un blog ricco di suggerimenti su come sfruttare al meglio questo CRM.

CONCLUSIONI

Streak, il CRM per Gmail, è uno strumento che devi assolutamente utilizzare se usi per lavoro il servizio di posta elettronica di Google.

Infatti, ti permette di:

  • tenere sotto controllo il flusso di comunicazioni con clienti, collaboratori, partner e fornitori;
  • tracciare le mail e vedere se sono state aperte;
  • inviare una mail a un gruppo di contatti personalizzando alcuni campi all’interno del corpo del messaggio che verrà inviato come, ad esempio, quelli di nome e cognome.

Già nella versione gratuita di base, questo prodotto freemium, grazie alle diverse funzioni che ti mette a disposizione, ti consente di gestire in modo ordinato ed efficiente lo scambio di comunicazioni che normalmente avvengono tra te e tutte le parti coinvolte nella realizzazione di un progetto.

Tutto ciò si traduce in un grosso risparmio di tempo e in una grande comodità.

In più grazie all’immancabile app potrai avere sempre con te questo utile strumento.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Zero Concorrenti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di un libro che ogni imprenditore e libero professionista dovrebbe studiare.

Il testo di cui parlo è Zero Concorrenti di Marco De Veglia, il più grande esperto italiano di brand positioning, l’uomo che ha contribuito, con le sue competenze, a portare al successo diversi imprenditori.

Un nome fra tutti: Alfio Bardolla.

Sua, ad esempio, l’idea del maglione arancione che ha reso estremamente riconoscibile quest’ultimo.

Buona lettura!

* * *

ZERO CONCORRENTI

Questo libro è suddiviso in sei capitoli ed è un manuale pratico rivolto alla media, piccola e micro impresa italiana.

Infatti, il suo autore dopo aver appreso il brand positioning direttamente da coloro che hanno gettato le fondamenta di questa disciplina, Al Ries e Jack Trout (in fondo al testo trovi un’intervista fatta a quest’ultimo da Marco De Veglia in vista della pubblicazione di Zero Concorrenti, n.d.r.) e averlo applicato in vari contesti per oltre venticinque anni, negli ultimi quattro si è dedicato, esclusivamente, ai piccoli imprenditori italiani.

Questo vuol dire che quello che apprenderai studiando questo libro è calibrato per il nostro contesto socio-economico dove il 95% delle imprese sono medie, piccole o micro.

Anche gli interessanti casi di studio analizzati nell’ultimo capitolo sono tutti tratti dal nostro attuale contesto e ti permetteranno di capire i giusti passi per applicare il brand positioning alla tua attività.

Ma andiamo con ordine.

Come dicevo poc’anzi il libro è suddiviso in sei capitoli.

I primi quattro sono dedicati a spiegare che cos’è il brand positioning.

Il primo capitolo ti dà le basi del brand positioning e spiega perché è così importante per il business.

Il secondo è dedicato al rapporto tra il brand positioning e il marketing.

Il terzo mette a confronto il brand positioning e il personal branding.

Il quarto mostra come un uso corretto di questo strumento permette alla piccola media impresa italiana di azzerare la concorrenza e di assumere la leadership di mercato.

Il quinto insegna come applicare al proprio contesto la “Brand Positioning Formula”. È un capitolo molto pratico che spiega in modo semplice la sequenza di azioni che si devono mettere in opera per realizzare il proprio brand positioning.

Il sesto, come ho già detto, è dedicato ai casi di studio.

Qui ti consiglio di soffermare la tua attenzione sulle “case history” di: SilenzioCasa, Atum, Fidagel e Camperis.

A questo punto, mio caro lettore, ti chiederai: “Ma che cos’è il brand positioning e perché è così importante che io lo applichi al mio business?”

Il brand positioning è la strategia che porta alla creazione di quel messaggio che differenzia il proprio prodotto da quello dei concorrenti posizionandolo nella mente del potenziale cliente come la prima scelta per una determinata categoria di prodotto.

La nostra mente è limitata, odia la confusione e non vuole cambiare idea.

Ecco, perché è indispensabile applicare le strategie che si trovano in questo libro alla propria attività se si vuole far emergere il proprio brand dal mare magnum delle informazioni pubblicitarie che la bombardano ogni giorno cercando di catturare la sua attenzione.

La formula ideata da Marco De Veglia si basa su quattro step.

  1. Analisi del contesto competitivo

  2. Idea differenziante

  3. Validazione dell’idea differenziante

  4. Creazione del brand positioning statement

L’autore non solo insegna come realizzare quanto sopra, ma fa vedere come ha applicato su un suo cliente la sua “Brand Positioning Formula”.

Questo passaggio è molto utile per fissare nella mente del lettore le varie azioni che dovrà compiere.

CONCLUSIONI

Zero Concorrenti di Marco De Veglia è un testo che non può mancare nella libreria di un imprenditore, un consulente o un libero professionista.

Il marketing è una guerra per conquistare le menti dei consumatori che basa il suo successo non sulla realtà dei fatti, ma sulle percezioni dei consumatori.

Emblematica, a questo riguardo, la vicenda delle due birre brasiliane Antarctica e Brahma riportata a pag. 95 del libro che dimostra come un’ottimo brand positioning statement basato sull’idea differenziante de “il numero uno” possa ribaltare una data situazione.

Nel volume l’autore, oltre a identificare i tre tipi di idee differenzianti alla base di un brand positioning vincente, spiega quali idee non sono per nulla differenzianti come, ad esempio, l’idea del prezzo basso (una iattura che molto spesso è l’anticamera del fallimento poiché erode i margini delle aziende, n.d.r.) oppure quella della qualità del prodotto.

Infatti, in quest’ultimo caso se non sei un profondo conoscitore del prodotto che vai ad acquistare, come fai a determinarne la qualità?

Ciò detto, se dopo aver letto questa mia breve recensione, mio caro lettore, non sei ancora convinto riguardo all’importanza di acquistare e studiare questo libro, ti lascio meditare su quest’ultima affermazione: in Italia poche imprese conoscono e applicano correttamente il brand positioning, quindi se tu farai tue queste conoscenze e le applicherai correttamente, sbaraglierai facilmente tutti i tuoi concorrenti.

Da ultimo, voglio ricordarti che a supporto del libro vi è un sito dedicato e un gruppo su Facebook dove imprenditori, consulenti e liberi professionisti s’incontrano ogni giorno per discutere dell’argomento e approfondire la materia sotto la vigile e partecipe direzione di Marco De Veglia.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Luca Leandro: Homo Intraprendente

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa intervista ti presento Luca Leandro fondatore di HomoIntraprendente.it, un blog dedicato alla crescita personale molto interessante.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ciao Federico e grazie per il gradito invito!

Ho 33 anni, abito in un paesello della Brianza con moglie e figlia, e sono lombardo di adozione, dato che le mie origini sono pugliesi.

Qual è stato il tuo percorso di studi ?

Dopo il liceo scientifico, mi sono trasferito a Milano per frequentare Ingegneria Gestionale al Politecnico.

Il mio percorso di laurea è stato molto rapido (ho conseguito la laurea magistrale appena compiuti i 23 anni), ma allo stesso tempo è stata per me una vera tortura.

Per anni, infatti, ho odiato i libri e lo studio, e la mia prevalente fonte di apprendimento è stata la pratica.

Farà sorridere, ma mi sono laureato senza mai aver letto un libro realmente da cima a fondo.

Oggi, invece, leggo almeno 30 libri all’anno, dedico un’ora al giorno e 2 week end a trimestre alla mia formazione personale, e non potrei vivere più di qualche giorno senza imparare cose nuove.

Chiaramente nell’ambito che mi interessa: l’essere umano, e tutto ciò che concerne la crescita personale.

Quali sono state le tue precedenti esperienze lavorative e cosa hai imparato da esse?

Negli anni delle superiori e dell’università ho portato avanti la mia passione per la musica facendo prima il DJ alle feste degli amici, poi trasmettendo musica in una famosa radio locale, poi diventando tecnico audio e luci per concerti.

Arrivato a Milano, ho gestito tutta la parte tecnica di un teatro e ho creato la mia personale attività di service audio-luci per concerti ed eventi in genere.

Questa esperienza, durata fino al termine dell’università, è stata incredibilmente formativa.

Sia perché provare la fatica di lavorare anche 30-35 ore di seguito, con sforzi fisici importanti e un livello di attenzione sempre al massimo è stata una grande palestra di resistenza.

Sia perché avere a che fare già dai 20 anni con clienti propri, ti proietta subito alla concretezza dei risultati e del valore che produci.

Esercizio che ancora oggi dirige le mie scelte di manager.

Dopo l’università sono entrato subito in una società di consulenza direzionale, poi ho proseguito in un’altra concorrente.

Nel complesso ho fatto 4 anni di vera e propria formazione professionale.

La consulenza ti risucchia ogni energia, ma ti insegna un metodo di lavoro e ti costringe a una forma mentis molto razionale, orientata alle soluzioni e ai risultati. In particolare mi riferisco alla scaltrezza necessaria per risolvere problemi complessi in tempi stretti e con pochissimi aiuti o informazioni.

Elementi senza dubbio utilissimi per un ragazzo che si affaccia al mondo del lavoro.

Negli anni successivi sono stato assistente personale di un imprenditore. Esperienza che mi ha fatto vedere e toccare con mano tutte le problematiche tipiche della piccola impresa italiana, e mi ha insegnato cosa vuol dire coordinare le attività di tutti i reparti aziendali, dalla produzione all’amministrazione, e mantenere le redini di un’intera impresa.

Qual è la tua attuale attività lavorativa?

Oggi, da più di quattro anni, sono responsabile operativo in un’impresa distributrice di prodotti per il settore idrotermosanitario.

Nel concreto mi occupo di coordinare il lavoro della nostra filiale, supervisionando le attività dei vari reparti, ottimizzando i processi, gestendo le eccezioni, e promuovendo tutte le migliorie che si possono apportare all’organizzazione, dall’automatizzazione alla formazione del personale.

Di fatto sto capitalizzando le esperienze precedenti, sia in termini di modus operandi che di ampiezza della visibilità sui processi aziendali, vivendo in prima persona la responsabilità di far funzionare le cose al meglio.

Tu sei una persona multipotenziale. Puoi spiegare cosa significa?

La prima volta che ho sentito nominare la “Multipotenzialite” è stato guardando il video TED di Emilie Wapnick .

Sono rimasto esterrefatto da quanto mi rivedessi in quella descrizione.

In sostanza si definisce multipotenziale una persona che, per attitudine, apprende rapidamente e riesce a sistematizzare bene le informazioni.

Questo gli consente di entrare con una certa disinvoltura in qualsiasi contesto umano e professionale, acquisendo con rapidità le capacità necessarie a dare buoni risultati in quell’ambito.

Detta così può sembrare una cosa di cui vantarsi 🙂

Di fatto la persona multipotenziale periodicamente si ritrova innamorata di una materia, uno sport, una professione, ci si immerge totalmente.

Poi magicamente, quando ormai padroneggia la materia, si ritrova innamorata di altro, e quindi orienta la propria attenzione verso altri lidi.

Se la persona multipotenziale non si autoimpone una disciplina, avrà sempre il difetto di non diventare mai specialista di qualcosa in particolare, e questo da un punto di vista professionale può avere il suo peso.

D’altro canto è una persona che impara molto velocemente qualsiasi cosa, che ha buona capacità di sintesi, ed è profondamente adattabile a qualsiasi contesto. E questo è un vantaggio in contesti destrutturati, che richiedono molta flessibilità.

Non dimenticherò mai un colloquio di lavoro con una head hunter che, intervistandomi, mi disse:

“Sig. Leandro, lei sembra perfetto per fare tutto, ma nella sostanza non è specializzato in nulla. Deve decidere cosa fare da grande, perché i miei clienti hanno bisogno di professionisti specializzati, e io non saprei proprio per quale posizione candidarla”.

Questa frase all’epoca mi fece molto male. Sia perché speravo che le mie qualità venissero comprese, mentre era evidente che il mondo del lavoro preferisse una specializzazione.

Sia perché l’idea di concentrarmi solo su un ambito mi metteva ansia.

Ma oggi ho acquisito più metodo e disciplina, e faccio un lavoro in cui la “multipotenzialite” è una utilissima qualità, che mi permette di avere un’ottica a 360 gradi sulla mia impresa, capire le peculiarità di ogni reparto, e comprendere facilmente le leve su cui intervenire per ottimizzare i processi e massimizzare i risultati.

Quali sono i tuoi personaggi e blog di riferimento?

I personaggi che seguo con maggior interesse sono Robin Sharma, Brendon Burchard e Simon Sinek.

Questi, però, si trovano prevalentemente su Youtube.

Pur avendo stili comunicativi molto diversi, li trovo tutti interessanti e motivanti.

Come veri e propri blogger invece mi piacciono Mark Manson e Steven Aitchinson, anche se li seguo solo di tanto in tanto.

Come nasce HomoIntraprendente.it?

Nonostante la scuola, le aziende straordinarie, la storia e la cultura, l’immensa bellezza di cui il nostro Paese è dotato, la formazione che riceviamo non ci educa a conoscere e gestire le nostre emozioni, e quindi a orientare i nostri sforzi verso ciò che è davvero rilevante per noi.

In due parole: non siamo educati alla felicità e alla realizzazione personale.

Viviamo di Milan, Grande Fratello, meteo e lamentele, salvo poi andare a dormire senza la soddisfazione di aver costruito qualcosa di utile e di valore.

Nel tempo ci ritroviamo frustrati, insicuri, o spenti, apatici, insoddisfatti, e incapaci di inseguire con efficacia quel bruciante desiderio di realizzazione che tutti prima o poi proviamo nel cuore.

Si può soffrire di “lamentite”, di paure, di bassa autostima, o semplicemente di cattive abitudini.

Ma quale che sia il nostro blocco, con i giusti strumenti, le giuste competenze, e una sana dose di intraprendenza, possiamo imparare a conoscere e gestire le nostre emozioni, definire cosa vuol dire “realizzazione” secondo i nostri canoni, e attuare un “piano esecutivo” per migliorare giorno dopo giorno la nostra vita.

Dopo anni in cui ho sofferto questa sorta di “smarrimento esistenziale”, grazie al mondo della crescita personale ho riscoperto il piacere di lavorare per migliorarmi, pormi obiettivi rilevanti e lavorare per raggiungerli.

Vorrei che HomoIntraprendente.it fosse la casa di chi desidera portare la propria vita a un livello di soddisfazione e realizzazione superiore.

Se ti senti in continuo cammino verso ciò che importa per te, la tua vita acquisisce un valore tutto diverso, e tu vivi infinitamente più felice e soddisfatto.

Nonostante la fatica di studiare, cambiare, provare il disagio che la crescita porta con sé.

Affinché questo avvenga devi conoscere le tue dinamiche emotive e fisiologiche, imparare a dominarle, e dirigere le tue energie verso la realizzazione di obiettivi che per te contano, e ti danno soddisfazione.

Questa è la mia visione della crescita personale, ed è ciò che tratto su HomoIntraprendente.it.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato di raggiungere con questo progetto?

La mia missione è quella di avvicinare alla crescita personale anche chi di crescita personale non ha mai sentito parlare.

Voglio accompagnare queste persone in un percorso di esplorazione di sé, finalizzato a conoscersi nel profondo e a imparare a guidarsi verso la propria realizzazione.

Come obiettivo personale vorrei che questo blog, entro qualche anno, diventasse il mio lavoro.

Ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché questo avvenga.

Quali risultati hai ottenuto fino a ora?

Una cinquantina di follower costanti e solidi, 300 altri lettori occasionali iscritti alla newsletter, 4000 visite/mese da traffico organico e un trend di 1 iscritto nuovo al giorno alla newsletter.

È tutto ciò che mi serviva nel primo anno e mezzo per confermare che il format piace e funziona, per esplorare meglio il mio target e i suoi bisogni, nonché avviare un’attività per me del tutto nuova.

Non ti nascondo che sono partito dal dover imparare a scrivere in italiano e in modo comprensibile, cosa che in molti danno per scontata, e invece scontata non è. 🙂

Ora, pian piano, l’obiettivo è quello di accrescere la base utenti fino a un migliaio 1000 di iscritti alla newsletter entro 6 mesi e iniziare a fornire degli infoprodotti utili e strutturati.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Come dicevamo prima, uno dei difetti della “multipotenzialite” è il rischio di disperdere energie in troppe cose diverse.

Mi sto allenando molto su questo aspetto.

E parte integrante di questo mio allenamento è la scelta, per i prossimi anni, di seguire solo due progetti: HomoIntraprendente.it e togliamoilciuccio.it, sito relativo al libro che ho scritto a 4 mani con mia moglie, e che finalmente inizia a dare i suoi risultati.

Oltre che il mio lavoro di manager d’azienda, s’intende.

In passato ho seguito numerose startup e decine di progetti, ma mi sono presto reso conto che per raggiungere risultati di rilievo è necessario focalizzarsi e seminare per lungo tempo.

Quindi non metterò altra carne al fuoco almeno per un po’.

E, poi, in famiglia siamo in trepidante attesa del secondo figlio, che verrà “sfornato” entro pochi mesi. Quindi chiaramente anche questo emozionante “progetto” richiederà un impegno e una dedizione che evidentemente hanno la priorità su tutto.

Lasciami concludere Federico, ringraziandoti per l’ospitalità e perché questa intervista è stata la prima che mi ha richiesto tre settimane per essere completata! 🙂

Nella loro semplicità, le tue domande hanno richiesto una riflessione importante e una “maturazione” dentro me, che ho sentito davvero utile, oltre che piacevole.

Ti ringrazio, e per chi lo desidera, sono sempre in giro per il web e su HomoIntraprendente.it

A presto,

Luca

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Facebook Ads vs. Google Adwords

Oggi, mio caro lettore, voglio parlarti della differenza che passa tra i due strumenti, al momento, più utilizzati per fare pubblicità online, cioè Facebook Ads e Google Adwords, in modo che tu possa sapere quando è meglio utilizzare il primo piuttosto che il secondo.

Buona lettura!

* * *

DOMANDA CONSAPEVOLE E DOMANDA LATENTE

Per farti capire quando è più indicato usare uno strumento piuttosto che l’altro devo prima introdurre i concetti di domanda consapevole e di domanda latente.

  • La domanda consapevole si ha nel caso in cui gli utenti utilizzano Internet per cercare informazioni su un prodotto o servizio che possa risolvere un loro problema o soddisfare un loro bisogno oppure un loro desiderio.

    Ad esempio, coloro che hanno bisogno di un dentista useranno i motori di ricerca per individuare lo studio dentistico più vicino a casa loro e per valutarne la reputazione.

  • La domanda latente è tipica, invece, di coloro che manifestano interesse per un determinato argomento ma non non hanno ancora maturato un desiderio oppure un bisogno da appagare o un problema da risolvere.

    Ad esempio, una persona che pratica la pesca in apnea o il ciclismo manifesta il suo interesse per tutto ciò che gira intorno a queste due discipline sportive ma non è detto che abbia il desiderio di acquistare un nuovo prodotto per arricchire la sua attrezzatura.

FACEBOOK ADS vs. GOOGLE ADWORDS

Solo una volta che si è compreso con quale tipo di domanda si ha a che fare si potrà stabilire con quale strumento intercettarla.

Infatti, in caso di domanda latente bisognerà adottare una strategia di tipo push cioè volta a far sorgere nell’individuo colpito dal tuo messaggio pubblicitario il desiderio del tuo prodotto o servizio.

Per far ciò dovrai usare Facebook Ads che ti permette di intercettare tutti gli utenti di Facebook che hanno manifestato interesse per un determinato argomento.

Come avrai ben compreso in questo caso siamo in una fase iniziale della customer journey quindi lo sforzo richiesto per far sorgere il desiderio di un determinato prodotto o servizio è molto alto.

Nel caso di domanda consapevole, invece, dovrai adottare una strategia di tipo pull cioè che va a intercettare l’utente mentre sta facendo le sue ricerche online con Google per determinate parole chiave e lo attira sulla tua landing page.

Per far ciò Google Adwords è perfetto poiché ti permette di costruire i tuoi messaggi pubblicitari intorno a determinate parole chiave in modo da far apparire il tuo annuncio nel momento in cui l’utente effettua la sua ricerca con quei termini.

Qui devi essere abile nel capire come ragiona chi cerca il tuo prodotto o servizio in Rete.

Mi raccomando non ragionare con la tua testa, che è quella di un esperto del settore e che è abituata a un determinato linguaggio tecnico, bensì calati nella mente del tuo potenziale cliente.

Cerca di immaginare che parole chiave o correlazioni di parole (frase, ndr) utilizzerà per cercare il tuo prodotto.

Suggerimento: chiedi ai tuoi clienti paganti con un sondaggio, che potrai creare anche con un modulo di Google Documenti, con quali parole cercherebbero il tuo prodotto o servizio, scoprirai combinazioni veramente interessanti a cui non avresti mai pensato. Te lo assicuro!

CONCLUSIONI

Esistono due tipi di domanda quella consapevole e quella latente. Ognuna deve essere intercettata con uno strumento pubblicitario diverso.

Google Adwords è idoneo per intercettare la domanda consapevole, mentre Facebook Ads ti sarà utile per intercettare la domanda latente.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

E, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Gigi Faggella: il mio downshifting

Oggi, mio caro lettore, ti presento un’intervista atipica poiché Gigi Faggella è una persona di successo che ha fatto downshifting, cioè ha ridimensionato il suo stile di vita per vivere più in sintonia coi suoi valori.

Una lettura molto interessante anche perché questo blogger ha un grande talento per la scrittura e ha un blog che merita di essere visitato.

Fidati, ne uscirai arricchito.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho compiuto da poco 55 anni e risiedo a Milano. Uso il brutto termine “risiedo” perché in realtà non ci sono quasi mai, infatti da più di un anno passo la maggior parte del mio tempo in un paesino di montagna che mi offre quella tranquillità di vita a cui ho sempre anelato.

Qual è stato il tuo percorso di studi e dove lo hai svolto?

Formazione superiore classica nel liceo della mia città natale, Barletta in Puglia, poi laurea in giurisprudenza all’Università di Bari, seguita dall’abilitazione alla professione di avvocato.

Un paio di anni a Roma nel settore del diritto internazionale e comunitario, poi il trasferimento a Milano.

Quali esperienze lavorative hai avuto nella tua vita?

Come ho accennato sopra, dopo un brevissimo periodo di tirocinio nella mia città natale, che mi stava professionalmente stretta, mi sono trasferito a Roma, dove ho collaborato con uno studio specializzato in diritto internazionale e comunitario, per cui ero diviso tra la capitale e Bruxelles.

Dopo un po’ il lavoro mi sembrava ripetitivo, troppo burocratico, speso essenzialmente a risolvere le pastoie documentali tra l’Unione Europea e, nel mio caso, l’Italia, nell’interesse delle aziende clienti, che il più delle volte erano interessate ad ottenere finanziamenti CEE (all’epoca si chiamava così, ndr) grazie alla nostra conoscenza del sistema che in effetti era (ed è tuttora) abbastanza complesso.

Per cui sono salito a Milano, dove ho avuto la fortuna di entrare subito a far parte di un grosso studio legale operante nel settore del diritto penale aziendale in cui sono rimasto per quasi undici anni e che ha costituito il nucleo centrale della mia esperienza lavorativa.

È stato un periodo intensissimo, senza orari, fatto di giorni e notti di lavoro, il weekend era un lusso, ma a Milano, in quel settore, se vuoi ottenere risultati di rilievo è l’unico modo.

Dopo undici anni non ce la facevo più a reggere quei ritmi, per cui, forte anche della notevole esperienza maturata, ho deciso di aprire uno studio legale nello stesso settore per conto mio sempre a Milano, con altri colleghi, in cui ho lavorato per altri otto anni in processi molto lunghi e impegnativi.

Credevo che mettersi in proprio avrebbe alleggerito i miei impegni, invece, mi sbagliavo di grosso perché a me sembravano aumentati, dal momento che avevo tutta la responsabilità sulle mie spalle.

Perché hai abbandonato la tua carriera di avvocato?

La risposta a questa domanda la si può leggere tra le righe di quella precedente, ma aggiungo una considerazione importante a cui sono giunto alla fine della mia “carriera”, quando ho deciso di smettere proprio nel periodo in cui un professionista dovrebbe essere all’apice della stessa.

Ho semplicemente compreso che quella non era più la mia strada o, forse, non lo era mai stata.

Fare l’avvocato non era ciò che la parte più profonda della mia anima desiderava. Ho svolto la professione con impegno e dedizione, ottenendo anche un certo successo in processi di grande visibilità mediatica, ma fare quel lavoro iniziava a pesarmi, invece di darmi piacere, quasi mi nauseava.

Il corrispettivo economico non era un motivo per me abbastanza valido per andare avanti, comunque, in un’attività che non mi piaceva.

Sono dell’idea che ognuno di noi debba seguire sempre il suo “Daimon”, il suo spirito guida, ed io ho iniziato ad ascoltare il mio che continuava a ripetermi che ero su una strada sbagliata.

Aggiungo la considerazione che il disagio sempre più acuto a cui ho accennato sopra, si era somatizzato in una seria malattia autoimmune che, una volta smesso di lavorare, è regredita spontaneamente.

La mente è un’arma potente che può darci sofferenze ma anche miracolose guarigioni.

Che lavoro svolgi, attualmente?

Al momento non ho un lavoro nel senso canonico del termine.

Mi sto ancora leccando le ferite del lavoro precedente.

Ogni tanto presto qualche consulenza e sono impegnato nel sociale con azioni di volontariato che mi danno una grande soddisfazione a livello personale, di anima.

Ti garantisco che sono gioie che valgono molto di più di ogni corrispettivo economico.

Inoltre, sto facendo la cosa che più mi piace al mondo: scrivere.

Per questo mi sono ritirato a vivere nella tranquillità dei boschi di montagna come ho detto prima.

Insomma, mi sono ripreso il mio tempo.

Il bene più prezioso che possa esistere.

Inoltre, sto finalmente scrivendo il libro che ho sempre desiderato scrivere.

Un romanzo un po’ particolare e gestisco, senza particolari assilli, il mio piccolo blog che mi diverte moltissimo.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Il mondo assume il colore delle lenti con cui lo guardiamo.

Ho finalmente tolto gli occhiali scuri per indossare lenti colorate.

Quindi progetti ne ho molti, primo tra tutti quello di far partire una società con un paio di amici che hanno avuto la mia stessa evoluzione per diffondere concetti e idee su un nuovo stile di vita che possa far riflettere le persone su come vivono la loro vita, specialmente nelle grandi città.

Stile di vita che reputo completamente sbagliato.

Mi riferisco a materie come l’educazione alimentare, la respirazione, la meditazione, e in genere le discipline collegate ad antiche filosofie orientali che qui da noi sono ancora poco conosciute, che non vanno oltre l’ora di yoga in palestra, che con ciò che intendo non ha nulla a che vedere.

Insomma, corsi e incontri finalizzati alla diffusione di un nuovo stile di vita oltre ad essere motivo di incontro tra persone che hanno interessi simili e che sentono che, in questo folle periodo, ci stiamo perdendo qualcosa di importante di noi stessi.

Qual è il tuo più grande sogno?

Direi più di uno, ma se dovessi riassumere il tutto in uno scenario unitario ti direi che vorrei trasferirmi a vivere in un posto di mare, avere un cane e continuare a scrivere, lontano dalla frenesia del mondo di oggi.

Sei felice?

Credo che la felicità sia una sensazione transitoria ma ti rispondo di sì.

Nel senso che adesso sono sereno, più centrato, meno in balia degli sbalzi umorali che caratterizzavano la mia vita frenetica di prima. Diciamo che sono radicalmente cambiate le cose che ora mi possono fare felice perché sono più semplici e alla portata rispetto alle soddisfazioni materiali.

Per farti soltanto un esempio, prima non mi facevo sfuggire l’ultimo modello di smartphone appena usciva, adesso non mi importa più nulla e ho lo stesso cellulare da tre anni e finché non si rompe non ci penso a cambiarlo, mentre mi rende felice meditare tra gli alberi di un bosco all’alba o al tramonto.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Scopri come ho concluso contratti per un valore di € 43.230 in circa un anno

Come, forse, ricorderai, mio caro lettore, il 14 settembre 2015 ho iniziato a collaborare con Web Marketing Aziendale, un’impresa bresciana verticalizzata sulla Lead Generation.

Bene, circa un anno fa il titolare dell’azienda Gentian Hajdaraj mi chiese di farmi carico delle relazioni con i potenziali clienti. In pratica, di affiancare il suo commerciale.

Una responsabilità non da poco per uno come me che non aveva mai amato fare il “venditore” poiché, come molti, ero condizionato dalla paura di ricevere una risposta negativa.

Questa convinzione limitante ha radici molto profonde.

Per alcuni deriva dalla mancanza di autostima o dall’insicurezza, per altri dalla paura di non essere adeguato o del rifiuto.

I motivi sono molteplici e risalgono a traumi accaduti durante l’infanzia o l’adolescenza.

Il mio motivo… l’insicurezza di cui ho sofferto da piccolo a causa della paura di non essere accettato dagli altri.

Problema che ho risolto quando da adolescente ho iniziato a lavorare come PR in discoteca.

Infatti, questo lavoro mi ha costretto a uscire dalla mia “zona comfort” obbligandomi a relazionarmi costantemente coi miei coetanei.

A questo punto, mio caro lettore, conscio del fatto che ero condizionato dalla paura di ricevere una risposta negativa ti chiederai come ho fatto a concludere contratti per un valore di € 43.230 in circa un anno.

Beh, se avrai la pazienza di continuare nella lettura scoprirai come ho vinto i miei timori e ho iniziato ad amare l’attività di venditore.

IL POTERE DELLA LEAD GENERATION

Oggigiorno, un venditore non può più permettersi chiamate a freddo e/o visite a sorpresa.

Queste attività sono una perdita di tempo e di denaro.

Bisogna invertire il processo.

Cioè, devono essere i potenziali clienti ad arrivare dal venditore.

E per fare ciò si utilizza la Lead Generation.

Per ottenere contratti per un valore di € 43.230 Gentian e io abbiamo, per prima cosa, attraverso uno studio approfondito, individuato il tipo di aziende e liberi professionisti da colpire con la nostra comunicazione e con la nostra pubblicità su Facebook.

Man mano che i nostri test procedevano abbiamo analizzato i risultati in modo da poter affinare i nostri messaggi.

Questo ha fatto sì che i lead da me contattati fossero tutti caldi e interessati ai servizi che gli andavo a vendere.

Cosa che ha facilitato non di poco il mio compito.

IL MIO METODO

A questo punto, una premessa riguardo al metodo che mi ha portato a concludere in circa un anno contratti per un valore di € 43.230 partendo da zero è doverosa.

Quello che applico durante tutto il processo di vendita è frutto di una mia rielaborazione personale delle tecniche imparate studiando il libro “Il Venditore Meraviglioso” scritto da Frank Bettger, uno dei più grandi venditori del ‘900.

Come ti ho spiegato in precedenza lo strumento utilizzato per generare un flusso costante di contatti è stato il web marketing.

Una volta ricevuto, attraverso le campagne di Lead Generation, il contatto come prima cosa visitavo il suo sito web, se ne aveva uno, e cercavo di raccogliere più informazioni possibili sulla sua attività e, inoltre, prendevo nota di tutti i punti deboli della comunicazione presente nelle pagine online e dei suoi errori strutturali.

Quest’ultima azione mi è stata molto utile poiché mi ha permesso di fare “downsell” aumentando il valore dei preventivi che, successivamente, ho proposto.

Quindi mi armavo di grande entusiasmo. Questo è un elemento fondamentale per ottenere un risultato nelle vendite.

Dopodiché telefonavo al potenziale cliente per cercare di capire i suoi bisogni e i suoi desideri.

Per prima cosa cercavo di capire se di fronte avevo il decisore finale, cioè colui che avrebbe deciso se acquistare o meno il mio servizio, oppure no.

Sapere questo è importante poiché se non hai a che fare con chi decide, allora ti devi affidare alle capacità di convincimento del tuo interlocutore per convertire il potenziale cliente in cliente reale.

Durante la telefonata, inoltre, ascoltavo molto e ponevo molte domande aventi come obiettivo quello di farmi comprendere meglio il tipo di azioni di marketing portate avanti fino a quel momento dal lead, i risultati da lui ottenuti e il budget che avrebbe messo a disposizione per le sue future campagne di Lead Generation.

Ovviamente, prendevo nota di tutto su di una scheda creata ad hoc su Trello, la qual cosa mi ha permesso di crearmi, col tempo, un archivio clienti e di analizzare l’andamento della telefonata in modo da poter perfezionare, di volta in volta, il mio approccio.

Inoltre, spesse volte mi sono trovato a spiegare il funzionamento della Lead Generation e a risolvere i diversi dubbi che il potenziale cliente faceva emergere durante la nostra conversazione.

Tutto ciò senza mai spingere la vendita ma cercando di rafforzare nel lead il desiderio di acquistare il servizio da me e non dagli altri competitor a cui aveva chiesto un preventivo.

Tieni presente, mio caro lettore, che un interlocutore, a livello inconscio, già nei primi 3 minuti della telefonata ha deciso se acquistare o meno da noi.

Successivamente, non farà altro che creare una risposta su base razionale della decisione presa inconsciamente.

Per questo motivo bisogna fare subito bella impressione.

CONCLUSIONE

Gli elementi chiave del mio metodo sono:

  • l’analisi preliminare del lead;

  • l’entusiasmo (porta a fare bella figura, ndr);

  • l’ascolto;

  • il saper porre le domande giuste;

  • il vendere senza vendere;

  • l’analisi, a posteriori, dei dati raccolti durante la telefonata.

Ovviamente, do per scontato che si conosca alla perfezione ciò che si sta vendendo, cosa che rafforza la propria sicurezza personale e permette di affrontare qualsiasi obiezione o domanda del nostro interlocutore.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter o a richiedere una mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico