Daniele Valori: EndlessGames

Daniele Valori – Titolare di EndlessGames

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Daniele Valori, giovane imprenditore digitale, fondatore e titolare di EndlessGames.

Di che cosa si tratta?

Lo scoprirai solo leggendo questo post fino in fondo.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao Federico!

Prima di tutto saluto chi ci sta leggendo e ti ringrazio per questa intervista.

Come sai meglio di me, per chi si mette in gioco fa sempre piacere avere la possibilità di raccontarsi e di raccontare il proprio percorso, nel quale qualcun altro può riconoscersi o al quale può ispirarsi.

Quindi spero sia un’intervista di valore per il lettore, soprattutto se giovanissimo.

Dico giovanissimo perché io ho 20 anni e abito a Cecina, in Toscana.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Quando si è trattato di scegliere la strada da seguire, ero sicuramente troppo acerbo e infatti, sotto l’influenza dei miei genitori, sbagliai completamente strada.

Ho fatto cinque anni di Istituto Tecnico per Geometri (CAT).

Una volta diplomato con il massimo dei voti, ho deciso di raddrizzare il tiro iscrivendomi alla facoltà di Economia aziendale a Pisa.

Nel frattempo, ho svolto comunque il tirocinio previsto per ottenere l’abilitazione all’esercizio della libera professione di geometra e tra un mese ho l’ennesimo esame di Stato.

Se tutto va bene, posso finalmente chiudere questo capitolo della mia vita che mi sta portando via veramente troppe energie e tempo.

Comunque, avevo già iniziato alle superiori il percorso formativo e imprenditoriale che mi ha portato dove sono adesso.

Infatti, la Tesina di Maturità la feci sulle Startup, lasciando a bocca aperta i professori della commissione.

Quali sono state le tue esperienze lavorative, prima di quella attuale, e cosa ti hanno insegnato?

Purtroppo o per fortuna, non ho ancora mai lavorato per realtà che non fossero le mie.

Per rendere più interessante l’intervista, ti racconto una cosa che i miei genitori hanno scoperto non molto tempo fa e che non dovrei andare a dire in giro.

Già dai 14 anni avevo un mio piccolo business, se così possiamo chiamarlo!

Fondamentalmente, esisteva ed esiste tuttora un gioco, Minecraft, all’interno del quale puoi realizzare dei server di gioco dove altri ragazzi possono entrare, talvolta pagando.

Quando sono arrivato a raggiungere cifre troppo alte per la mia età, parlo di circa 500 euro al mese, dopo pochissimo ho interrotto tutto.

Insomma, puoi capir bene che me la sono veramente fatta nelle mutande.

Non era per il guadagno che lo stavo facendo, ma perché mi piaceva veramente tanto plasmare una mia realtà, con un team, dei clienti, etc.

Questa esperienza mi ha insegnato molto, ma sicuramente la competenza di maggior valore è stata la gestione del team.

Senza questa esperienza, probabilmente non avrei scoperto la mia grande passione per l’imprenditoria e per il marketing.

Come hai acquisito le competenze che stai sfruttando nei tuoi attuali progetti imprenditoriali?

Devo fondamentalmente ringraziare una persona che mi ha aperto gli occhi su cosa sia il marketing.

Grazie ad Antonio Nenna ho iniziato un percorso che mi ha allontanato dalla visione più obsoleta della disciplina, che era quella che stavo imparando all’università, per indirizzarmi verso un marketing a risposta diretta molto più strategico e, soprattutto, efficace.

Alcuni libri universitari sarei tentato di spostarli nello scaffale dei libri storici o addirittura fantasy, per evitare che qualcuno li applichi a una PMI e faccia saltare tutto per aria ed era quello che sarebbe successo al mio business, se non avessi conosciuto Antonio.

Da qui ho spiccato il volo e ho iniziato a seguire percorsi formativi avanzati sia online che offline, sviluppando quelli che sono i 4 pilastri di un imprenditore: marketing, copywriting, processi di vendita e gestione finanziaria.

Alla scuola devo oggettivamente ben poco.

È chiaro che poi, avendo a che fare con un team aziendale che sviluppa siti web ed uno che lavora nello sviluppo di videogame, adesso sono anche in grado di programmare qualche riga di codice, nonostante non sia compito mio.

Piuttosto, ho seguito dei corsi sulla SEO molto utili.

Devo dire che ho raccolto, in poco tempo, i primi risultati, quindi sono molto soddisfatto anche di questa competenza.

Che cosa ti ha spinto a crearti un lavoro, invece, che a cercare un posto fisso a tempo indeterminato?

Non voglio farla troppo drammatica.

Sono una persona solare.

Devo, comunque, dire che alcune difficoltà che mi sono trovato ad affrontare in tenera età mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva diversa.

Diciamo che mi è mancato uno scalino, quello dell’adolescenza.

Son dovuto crescere più velocemente dei miei coetanei per affrontare situazioni critiche in famiglia, ma soprattutto diversità personali che adesso ho imparato a gestire a testa alta davanti agli altri, fondamentalmente sbattendomene.

Ad ogni modo, ho vissuto anni molto bui.

Creare quella mia prima realtà e ciò che ho fatto dopo è stato come plasmare un mondo con le mie mani e quasi isolarmici al suo interno.

Mentre i miei coetanei, magari, ancora giocavano con le figurine in spiaggia oppure uscivano, io preferivo stare alla mia postazione, nel mio mondo e con il mio team.

Una volta scoperta questa mia passione e capito che non me la cavavo poi così male, è chiaro che per me sarebbe molto difficile tornare indietro e andare a fare il dipendente!

Di che cosa ti stai occupando al momento?

Attualmente, ho due progetti imprenditoriali in corso.

Il primo si occupa di sviluppo siti web smart.

Lo definiamo smart per due motivi (che poi sono il nostro posizionamento rispetto alla concorrenza che usa WordPress per creare i suoi siti):

– Il primo è che abbiamo individuato dei linguaggi di programmazione che ci permettono la massima flessibilità di un sito fatto a mano, la velocità di programmazione di un sito prefabbricato e la possibilità per l’imprenditore di modificarlo da un pannello di controllo, lavorando direttamente sull’interfaccia. Ma non solo.

Può modificarlo anche da smartphone.

Quindi, magari, hai pubblicato un articolo del blog, ti accorgi di esserti dimenticato una parte oppure sei in macchina e vuoi correggere degli errori di battitura, prendi l’iPhone, effettui l’accesso al pannello di controllo e modifichi il tutto in pochi minuti.

– Il secondo punto differenziante è il fatto che montiamo tutto sulle infrastrutture di Google, che sono scalabili. Quindi non hai problemi di alcun tipo e paghi in base al traffico di quel mese. Hai la massima potenza dei loro server e la flessibilità dei pagamenti e del traffico.

Lo consiglierei all’INPS per il proprio sito in effetti.

L’altro progetto, invece, è più recente.

Sono tornato nel settore dei videogames che avevo lasciato a 14 anni.

Ho messo su nuovamente un team e, questa volta, stiamo facendo le cose come si deve con le competenze che ho sviluppato, adesso, e senza la paura di fare troppi soldi!

Voglio spendere anche due parole su CecinaVerde, che è un’associazione che ho messo in piedi lo scorso anno sul territorio comunale.

Siamo cittadini che, volontariamente, raccolgono rifiuti dalle spiagge, dalla pineta, dalle strade.

Con questa iniziativa e con l’adozione di un’aquila reale (simbolo della mia attività), a nome del cliente, per ogni sito web che sviluppiamo, sto cercando di fare in modo che l’impatto ambientale dei miei progetti sia sempre inferiore al mio contributo.

Credo che dovremmo farlo tutti.

Come hai validato la tua idea imprenditoriale?

Vorrei soffermarmi sul mio progetto legato al settore dei videogiochi, EndlessGames, visto che è l’ultimo che ho messo in piedi.

Se andate sul sito, trovate termini non tecnici ma molto di nicchia, quindi se capite poco sul posizionamento, è normale.

Sono termini che usa il mio target di riferimento quotidianamente.

Per entrare più nello specifico si tratta di una community e di un server di gioco Minecraft.

Per chi non lo conoscesse, è il videogame più giocato al mondo dal 2011.

In questo caso il modello di business consente ai giocatori di entrare e avere la loro esperienza di gioco gratuitamente.

Ho previsto, poi, dei pacchetti a pagamento e degli abbonamenti per le persone alto-spendenti.

Può sembrare controintuivo far giocare tutti gratis, ma in realtà una volta provato i giocatori capiscono meglio i motivi e i vantaggi dell’acquisto dei pacchetti a pagamento.

Successivamente, lavoro molto su chi spende la prima volta.

Ci sono ragazzi che arrivano a pagare anche migliaia di euro.

Parliamo, poi, di centinaia di giocatori che accedono al gioco ogni giorno.

Quindi migliaia di potenziali clienti al mese che finiscono nelle grinfie del team di assistenza utenti, che altro non è che la squadra di vendita che ho formato.

Basta fare un calcolo al volo per capire le potenzialità di tutto ciò.

A livello di costi fissi siamo bassi.

Parliamo di poche centinaia di euro al mese. Giusto il costo per affittare dei server potenti.

Il sito web e l’infrastruttura sono cose tutte fatte in casa dall’altro mio team.

Poi con il regime forfettario, per adesso, l’imposizione fiscale è contenuta.

I miei competitor diretti italiani, che non hanno competenze di marketing e che lavorano solo sul prodotto, superano talvolta i quattro zeri.

E dietro ci lavorano due o tre persone retribuite. Non di più.

Quindi si parla di cifre importanti nonostante le cose vengano fatte oggettivamente male.

Quale sarà la sua evoluzione futura?

Attualmente, siamo focalizzati e confinati in Italia. Ci sono progetti come il nostro che sono a livello europeo e qui parliamo anche di centinaia di migliaia di giocatori connessi in contemporanea dentro a questi server.

Inutile parlare delle cifre che fanno.

Sono a sei zeri!

La possibilità di ampliarsi restando focalizzati c’è.

Si tratterà di arrivare a posizionarsi come il leader in Italia e, successivamente, muoverci in Europa con tutte le complicanze burocratiche e fiscali del caso, facendo leva sulla nostra leadership e sul nostro posizionamento specifico che già adesso in Europa nessuno ha.

Quali azioni di marketing hai messo in campo per promuoverti e trovare i primi clienti?

L’errore che molti fanno è quello di partire prima e dopo cercare clienti.

Quindi sviluppi tutto. Intanto paghi e dopo che hai lanciato il progetto, attendi che arrivi gente tramite un passaparola sconclusionato e non monitorato.

Io ho fatto l’opposto.

Ma voglio precisare che non c’è niente di geniale in tutto ciò.

Sono le basi.

Ho cominciato a sviluppare e, nel frattempo, ho iniziato a creare questa community, andando per step, iniziando a parlare del problema che il mio target percepiva negli altri server di gioco.

Già con questa mossa ho fatto entrare alcune centinaia di persone dentro ai miei canali Telegram e Instagram (social dove stava il target).

Poi, ho iniziato a lanciare delle brevi clip video, dei teaser di lancio, che mostravano alcune feature del gioco.

Tutto questo fino ad arrivare al trailer finale.

Tramite la comunicazione efficace e il sito fatto bene, la gente poteva percepire la qualità del mio progetto nonostante io non avessi mostrato loro niente di concreto.

Poteva benissimo trattarsi di una cosa fatta male e, però, già spargevano voce che si trattava di un progetto rivoluzionario.

Ho, poi, deciso di mettere in leva i fondatori degli altri progetti italiani su Minecraft, i miei competitor, lanciando una serie di interviste su YouTube dove parlavamo del loro progetto e dove, infine, gli chiedevo cosa ne pensassero del mio.

E questi mi facevano i complimenti.

Chiaramente le loro community di clienti guardavano l’intervista e vedevano me con il nome del mio progetto accanto.

Alla fine del video appariva la preview del mio trailer .

In questo modo ho acquisito tanti clienti.

Sto portando avanti, tuttora, questa rubrica e facciamo centinaia di spettatori connessi a ogni episodio.

E , soprattutto, questi video vengono indicizzati alla perfezione su Google, ogni volta che qualcuno cerca i progetti dei miei concorrenti.

Ho, poi, iniziato a promuovere il lancio della Beta a porte chiuse.

Quindi dovevi preregistrarti e lasciarmi i tuoi dati di contatto (email e cellulare).

Ho fatto delle prevendite per coprire i costi iniziali, con un’offerta speciale e, soprattutto, una garanzia forte.

Questi ragazzi dovevano comprare prima di aver provato.

Quindi gli ho detto che se tutto andava bene, avrebbero avuto accesso a pacchetti che gli altri clienti, in futuro, avrebbero pagato fior fior di quattrini e che, qualora, non fossero stati soddisfatti, entro la prima settimana dall’inizio della prova potevano chiedermi il rimborso completo (tuttora, do questa garanzia ai nuovi clienti).

Infine, sto lavorando molto bene sulla SEO, arrivando ad essere tra i primi 3 risultati di ricerca per le parole chiave usate dai miei potenziali clienti!

Su quali social network sei presente?

Sono presente su Facebook e LinkedIn per quanto riguarda la mia attività professionale, mentre uso Instagram per raccontare la mia vita privata.

E, soprattutto, faccio video su TikTok nel tempo libero. Quelli sono fondamentali.

Ovviamente, sto scherzando!

Come sfrutti i social per promuovere il tuo personal brand, trovare partner, collaboratori e clienti?

Per la parte di personal branding molto male, come puoi verificare di persona.

Purtroppo, non ci sto lavorando a dovere.

Mi sto focalizzando più sulle mie esperienze per, poi, raccontarle sui social a tempo perso.

Per esempio, adesso, a novembre sarò moderatore al Visionary Days di Pavia, metterò qualche foto, magari un breve video ma niente di più.

Anche per la parte di acquisizione clienti, non sto usando i social in maniera organica.

Devo iniziare a trovare anche nuovi collaboratori e dei programmatori per sviluppare i siti web e ricorrerò, sicuramente, a LinkedIn e a Facebook.

Obiettivo 2021: mettere in leva il mio personal brand a dovere sui social. Sicuramente.

Quali risultati hai ottenuto con la tua attività fino ad ora?

Sono molto soddisfatto perché ho fatto un percorso di lancio di un progetto in maniera organica completo, step dopo step, vedendo concretamente l’evoluzione del target, della loro percezione e di tutti i processi di conversione e vendita finale.

Abbiamo già una community di diverse migliaia di persone in pochissime settimane dal lancio.

Pensa che uno dei miei competitor diretti, dopo la sua intervista su YouTube, mi ha contattato e, adesso, mi paga parecchi soldini al mese per occuparmi della parte di marketing e dei processi di vendita della sua attività.

Le prevendite di cui ti ho parlato prima sono andate bene, anche se confesso sono state leggermente inferiori alle mie previsioni.

Ma a parte questa cosa, adesso stiamo scalando bene.

Quanti collaboratori sono coinvolti nei tuoi progetti?

Qui probabilmente ti stupirò, ma tra i miei due progetti in totale sono 30 collaboratori.

I tecnici sono soltanto una dozzina, gli altri si occupano, invece, dell’assistenza utenti e della moderazione, come volontari, mentre giocano.

Non è semplice alla mia età gestire questi numeri non avendo mai avuto un’esperienza simile.

In assoluto questa è la parte che più mi mette in difficoltà.

A dicembre svolgeremo il primo evento interno di networking, formazione e workshop.

Ovviamente, online come ogni cosa che facciamo.

Organizzo anche dei Meet up semestrali dove ci incontriamo di persona per qualche giorno e lavoriamo insieme.

Il lancio di EndlessGames, per esempio, lo abbiamo fatto insieme invadendo casa di mia madre, che tra l’altro ci ha preparato una torta buonissima, sbagliando il nome del brand!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scalare i miei progetti attuali, lavorare meglio sul mio personal brand, migliorare la gestione del team e, soprattutto, scrivere e pubblicare il mio primo libro.

La cosa che maggiormente vorrei fare nel futuro prossimo è partecipare allo sviluppo di un’idea imprenditoriale insieme a qualche altro imprenditore.

Vorrei valorizzare le competenze che ogni giorno affino, mettendole a sistema con qualcuno che abbia molta più esperienza di me, per imparare e sviluppare me stesso.

In fondo sono solo all’inizio!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il falso mito del limite dei 5k

NON SAI QUANDO SCATTA L’OBBLIGO DI APRIRE LA P. IVA? ALLORA, LEGGI QUI PER EVITARE GUAI COL FISCO.

Un falso mito aleggia nelle menti di molti italiani.

Si tratta di una bufala a cui fa comodo credere poiché è rassicurante.

Molti “Soloni” la danno per vera e quando in qualche Community qualche aspirante freelancer chiede cosa deve fare per essere in regola col Fisco visto che è agli inizi della sua carriera professionale e non ha guadagni superiori a qualche centinaio di euro, immancabilmente, commentano: “Non ti preoccupare sotto i € 5.000,00 non hai l’obbligo della P. IVA, ti basta la Prestazione Occasionale“.

Purtroppo, per il malcapitato che ha posto la domanda la risposta giusta è… “Dipende”!

LA PRESTAZIONE OCCASIONALE

La Prestazione Occasionale è uno strumento che lo Stato italiano mette a disposizione di tutti coloro che, di tanto in tanto, svolgono un’attività professionale per un limitato periodo di tempo.

Secondo il Codice Civile, art. 2222: “si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”.

Per rispettare la legge, quindi, si deve trattare di una prestazione lavorativa saltuaria caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

📌 Assenza di abitualità: una Prestazione Occasionale non si può effettuare per lo stesso Committente, per più di una volta l’anno.

📌 Assenza di professionalità: una Prestazione Occasionale non può essere professionale.

Questo strumento fiscale non può essere utilizzato dai Professionisti che hanno l’obbligo di iscriversi agli Albi professionali (avvocati, architetti etc.) o chi presta attività di collaborazione in favore di Associazioni e Società sportive dilettantistiche.

📌 Assenza di continuità: ogni singola Prestazione Occasionale non può durare più di 30 giorni per Committente.

Inoltre, svolgere, più volte durante l’anno, lo stesso tipo di prestazione lavorativa farà sì che questa non sarà più ritenuta Occasionale.

E farà scattare l’obbligo di aprire la P. IVA.

📌 Assenza di coordinazione: la Prestazione Occasionale dovrà essere svolta in modo autonomo.

Il Committente non può in alcun modo coordinare il lavoro del lavoratore autonomo e questo lavoro non dovrà essere parte del ciclo di produzione del Committente stesso.

📌 Come vedi la legge non parla di nessun limite di € 5.000,00 all’anno.

ALCUNI ESEMPI

Esempio n. 1: a un aspirante copywriter un’azienda commissiona un lavoro, una tantum, del valore di € 8.000,00, per una durata di 20 giorni.

In questo caso egli potrà usare la Prestazione Occasionale e non avrà l’obbligo di aprire P. IVA.

Esempio n. 2: al medesimo aspirante copywriter viene commissionato un lavoro con cadenza mensile per 2 giorni al mese in cambio di € 100,00 al mese.In totale € 1.200,00 all’anno.

In questo caso scatta l’obbligo di aprire la P. IVA.

 VIETATO PUBBLICIZZARSI 

Chi utilizza la Prestazione Occasionale non può fare pubblicità per promuovere la sua attività lavorativa.

Non può, quindi, utilizzare:

  • Biglietti da visita
  • Volantini
  • Pubblicità su giornali, radio, TV o Social Network
  • Sito web

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Ferdinando Bonsegna: Collabfor.it

Ferdinando Bonsegna – Collabfor.it

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa nuova intervista ti presento Ferdinando Bonsegna, giovane talentuoso startupper, che sta lanciando un ambizioso progetto denominato Collabfor.it che potrebbe rivoluzionare il mondo del coworking.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 22 anni e vivo a Mortara in provincia di Pavia.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Alle superiori ho fatto il liceo scientifico. Dopodiché mi sono iscritto alla facoltà di Economia ma non l’ho completata.

Attualmente, frequento corsi online di varie università in giro per il mondo e ho preso parte al programma InnoVentureLab tenuto da Università Bocconi, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino.

Credo fermamente nella formazione, ma non in quella tradizionale che ha come unico obiettivo quello di ottenere un pezzo di carta con la promessa di un posto fisso.

Preferisco andare controcorrente, formarmi in modo diverso, in modo pratico e su quello che, realmente, mi può servire.

Come hai scoperto il mondo delle startup?

Da piccolo volevo fare l’inventore e vivere delle mie idee.

La scoperta del mondo delle startup è stata una diretta conseguenza del seguire i miei valori e il mio credo.

Potrei dire che non l’ho propriamente ‘scoperto‘.

Più che altro ho capito che si chiamava in quel modo.

Già alle scuole medie ero solito creare circuiti elettrici, siti web, i miei progetti; approfondire le ultime scoperte tecnologiche, le nuove innovazioni portate dalle imprese e leggere le storie dei grandi personaggi del mondo del business.

Durante i primi anni delle superiori, la mia preside, la quale ringrazio pubblicamente, Tina Gesmundo, mi fece partecipare a un programma per startup, a livello nazionale, organizzato da Aulab (una delle realtà, a mio parere, più belle e stimolanti di Bari, in ambito imprenditoriale) dove col mio team conquistammo il primo posto.

Da quel momento in poi ho partecipato a numerose altre competizioni dedicate al mondo delle startup e ho anche partecipato all’organizzazione di alcune di esse.

Facevo startup ancora prima che la parola fosse largamente diffusa in Italia e rappresenta in pieno quelli che sono i miei interessi e la mia vocazione.

A quali progetti hai partecipato o hai dato vita fino ad oggi?

Di progetti ne ho realizzati tanti.

Molti dei quali ho abbandonato nel corso del tempo, vista la mia incompleta formazione scolastica e anche la mia troppo giovane età (parlo del periodo compreso tra i 14 -18 anni).

Però i progetti più rilevanti a cui ho dato vita nel corso del tempo sono stati:

  • Biciclette che passione: blog che raccontava tutte le meccaniche di una bicicletta, i vari modelli, la storia, i metodi per aggiustarle ecc.
  • From Italian To Lis: il progetto con cui ho vinto la mia prima competizione nazionale e altre a seguire.
  • Bonsegna web service: sito gestito da me e mio padre dedicato alla consulenza per PMI e strategie di business.
  • Stoofer: Intranet Aziendale in Cloud, una delle esperienze più formative della mia vita data la difficoltà nel creare la piattaforma.
  • Motivaction Podcast: podcast sulla motivazione e imprenditoria.
  • Collabfor.it: il mio progetto attuale, che corona tutto il percorso fatto nella mia vita. Punta a radunare le menti imprenditoriali che scriveranno la storia del futuro, portando un cambiamento positivo nel mondo.

Che cosa hai imparato da tutte queste esperienze lavorative e quali competenze hai acquisito?

Nel corso degli anni ho davvero imparato di tutto.

Ho sempre dovuto imparare qualsiasi cosa mi servisse per sbloccare la strada per raggiungere i miei obiettivi.

Posso dire di aver imparato tutto quello che so per semplice sopravvivenza.

Non avendo nessuno a cui chiedere e tantomeno le finanze necessarie per chiedere numerose cosulenze in giro, ho sempre dovuto imparare tutto da autodidatta.

Quasi tutto quello che so l’ho imparato così.

Le mie competenze fondamentali riguardano la programmazione web, la grafica, la creazione di modelli di business, il marketing e l’inventiva.

Tutte le soft skills che mi caratterizzano sono gli elementi di contorno a tutte le aree sopra citate.

Sono tante, molte delle quali scopro di averle solo quando qualcuno me le chiede direttamente, ma fanno parte di chi sono.

Tendo a imparare quello di cui ho bisogno, senza farmi troppe domande.

Posso dire che alcune di queste sono:

  • saper comunicare con la gente adeguandomi al tono di voce della chiacchierata;
  • affrontare le difficoltà. Ormai ci vado insieme a letto, fanno parte della mia quotidianità e rappresentano la mia fonte primaria di formazione e progresso;
  • fissare e raggiungere gli obiettivi. E attenzione, attenzione: l’adorato Problem Solving. Non lo dico tanto per dire, ma risolvere problemi inaspettati è quello che fra tutti mi dà la carica maggiore!

Cosa ti ha spinto a creare Collabfor.it e che obiettivo ti poni di raggiungere con questo progetto?

Collabfor.it è il progetto che riassume i miei interessi e la mia filosofia di vita.

Non molto tempo fa, mi sono fatto questa domanda: “Cosa mi caratterizza?“.

La risposta fu: “L’ambizione di voler contribuire al progresso dell’umanità. Non importa se con un progetto grande o piccolo, lasciando un impronta nella storia o meno, ma voglio dare il mio contributo a favore di una causa più grande di me“.

Collabfor.it nasce da questa risposta.

Il mio obiettivo è quello di radunare le migliori menti che vogliono contribuire a scrivere la storia di un futuro migliore.

Un luogo di aggregazione dove queste menti possano conoscersi, stringere nuove collaborazioni, dar vita a nuove idee e realizzare le loro idee imprenditoriali insieme all’aiuto dei nostri Mentor.

Non siamo un incubatore né un acceleratore.

Siamo un luogo di convivenza nel quale vive la massima espressione dello spirito imprenditoriale.

Siamo anche il primo coworking online in Italia.

Chi sono i Mentor di Collabfor.it e che importanza hanno all’interno del tuo progetto?

I Mentor li potete trovare tutti sul sito:

https://www.collabfor.it/tutti_mentor.php

sono uomini e donne di differenti professioni, varia età e provenienza.

Sono figure di riferimento nei loro mercati o aspiranti tali.

I Mentor sono uno dei tasselli fondamentali di tutto il progetto.

Tutti concordiamo nel dire che, almeno, un punto di vista esterno sia sempre necessario.

Sono coloro che aiutando il loro prossimo, rendono possibile il cambiamento positivo del mondo dei vari progetti ospitati.

Sono coloro che guidano i progetti verso la risoluzione di eventuali problemi e suggeriscono nuove opportunità.

Ma non sono solo questo.

Infatti, sono i primi sostenitori della filosofia del mio Brand e mi aiutano a realizzarlo.

A loro devo tanto, non solo per quello in cui mi hanno aiutato, ma anche per quello che mi hanno insegnato.

Che cos’è per te il fallimento e che ruolo gli assegni nel tuo percorso di crescita professionale?

Ah,ah,ah!

Il fallimento per me è la chiave di tutto e la cosa più bella del mondo.

Il fallimento è l’arma a doppio taglio per eccellenza.

Allontana i principianti e valorizza i veterani.

Altro non è che la tappa obbligatoria di ogni singolo progetto.

Ed è quello a cui dovremmo fare la preghiera la sera affinché accada.

Se c’è una cosa di cui dovremmo aver paura, non è di colui che si fa bello sui social, sfoggiando abiti di lusso e cene nei ristoranti stellati, ma di colui che sta zitto nella sua cameretta a collezionare fallimenti dopo fallimenti.

Perché sarà lui che, prima o poi, lascerà tutti indietro facendo terra bruciata attorno a sé.

Bisogna tenersi ben strette queste persone perché sono coloro che in silenzio fanno muovere il sistema economico e che danno l’illusione a coloro che ostentano il benessere di essere i padroni del mondo.

E poi ci sono io 😉 che sui social ostento i miei fallimenti, le mie decine di ore a lavorare, le mie fatiche, gli screenshot delle pagine di libri che leggo e incito il prossimo a fare lo stesso.

“Come mai?“, ti starai chiedendo.

Semplice, così quando riuscirò a raggiungere i miei obiettivi e tutti mi diranno le solite frasi “fortunato lui; il solito raccomandato; aveva i soldi etc.“, avrò una galleria di insuccessi, disgrazie e fatiche da mostrare e con cui controbattere.

Anche in questo caso, il mio obiettivo è spingere il prossimo a darsi da fare.

Ma per ora, neanche una persona ha deciso di farlo e questo la dice lunga.

Quali progetti hai per il futuro?

Ardua domanda a cui rispondere…

Nel giro di 7 anni ho realizzato tutti i progetti precedentemente elencati, organizzato decine di eventi e fallito innumerevoli volte.

Se qualcuno mi chiedesse: “Dove ti vedi tra 10 anni?“, io risponderei: “E chi lo sa?“.

Per me è impossibile dirlo, semplicemente perché non ho ancora concluso i miei primi 10 anni nel mondo del lavoro.

Inoltre, sono uno che crea tantissime cose in continuazione e ne tiene sotto controllo poche ma buone.

Uno dei campi che mi affascina da sempre e che, attualmente, sto approfondendo è quello aerospaziale.

Mi sto informando su cosa serve per diventare un astronauta, su come sono fatti i razzi e i corpi celesti, e sulle dinamiche spaziali.

Una cosa è certa, magari, non andrò su Marte ma aiuterò altri ad andarci.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Built to Sell

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro, in lingua inglese, che ho letto di recente: Built to Sell di John Warrillow.

Un libro la cui lettura consiglio a tutti gli aspiranti imprenditori e a tutti coloro che sono titolari di una piccola impresa.

Il concetto attorno a cui ruota questo testo, che si presenta sotto forma di business novel (storia romanzata, n.d.r.), è che ogni business deve essere costruito per essere vendibile a un’azienda più grossa.


Non sempre ciò avverrà, infatti, può accadere che il titolare dell’azienda sia così innamorato di ciò che fa da non volersene disfare.

Però, avere un’attività organizzata secondo i principi presentati da John Warrillow, imprenditore seriale con al suo attivo la vendita di 4 aziende, a mio avviso, oltre alla vendita del proprio business, facilita anche il passaggio generazionale.

A proposito di… Built to Sell

Alex Stapleton, è il titolare di una marketing agency che opera a livello locale e non è verticalizzata su di un unico prodotto ma fa un po’ di tutto pur di lavorare (ti ricorda qualcosa questo modo di agire, vero?).


La sua agenzia dipende, totalmente, da lui poiché i clienti vedono in Alex il referente ultimo a cui rivolgersi per ogni cosa visto che il protagonista li ha abituati così.


Il suo business va abbastanza bene ma giacché si fa pagare solamente al momento della consegna del lavoro non ha un flusso di casa positivo e la sua banca gli sta sempre con il fiato sul collo.

Questo comporta che Alex debba perdere un sacco di tempo in incontri e telefonate con l’impiegata di banca che lo segue.


Da ultimo, la sua attività dipende per la maggior parte dei suoi incassi da un unico grosso cliente e il suo team è composto da elementi mediocri.


Stufo di vivere sempre di corsa e di non potersi godere la famiglia, un giorno decide di rivolgersi a un suo caro amico, Ted Gordon, imprenditore seriale, per chiedergli qualche consiglio sulla strada da intraprendere per vendere la propria attività.


Ted accetta di fargli da mentore e stabiliscono di vedersi tutti i martedì mattina alle 09:00 per discutere dei vari passi da seguire per rendere l’azienda di Alex vendibile al miglior offerente.


A questo punto… non ti spoilero più nulla poiché il libro merita di essere letto e studiato.


Ti basti sapere che alla fine del testo vengono riassunti e approfonditi, tramite riferimenti diretti all’esperienza dell’autore, gli 8 step di cui si compone il metodo di John Warrillow per creare un’azienda che possa essere venduta facilmente a un potenziale acquirente.


Inoltre, sono riepilogati tutti i 17 tip che Ted da ad Alex.

E che si tratta di consigli facilmente applicabili in Italia.

Conclusioni

Questo è un libro per imprenditori o aspiranti tali.


Non è un libro adatto agli startupper poiché l’obiettivo di una startup è quello di crescere velocemente sul mercato e per far ciò brucia capitali a go go per diventarne leader e poi replicare il proprio modello di business in altre nazioni.


Tra i consigli che ho trovato più interessanti ci sono:

  • I tuoi clienti non devono incidere sul tuo fatturato per più del 15%. Avere un cliente principale da cui dipendere ti mette sempre in una posizione svantaggiosa.

  • Specializzati e crea un processo che renda i tuoi servizi un “prodotto standardizzato”.

  • Genera sempre un flusso di cassa positivo facendoti pagare il tuo lavoro tutto in anticipo e se ciò non è possibile lega i pagamenti allo stato di avanzamento dei lavori.

* * *

Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici.

Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente. Reinventati. Fai la differenza!

Federico

Daredevil

L’altra sera su Rai4 hanno mandato in onda la prima puntata della serie Netflix su Daredevil, il noto personaggio della Marvel.


Ora, ti starai chiedendo cosa c’entra tutto ciò con i temi trattati in questo blog.

Beh, se hai un po’ di pazienza te lo rivelo.

Ma prima di entrare nel vivo dell’argomento di cui sopra permettimi di presentarmi.

Mi chiamo Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.


La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first“, i personal o gli unpersonal Brand dei miei clienti.


Ciò detto, torniamo a bomba all’argomento di questo post.

Daredevil

Le scene iniziali di questa prima puntata sono, a mio avviso, un’ottima spiegazione di come ci si differenzia in un mercato già saturo di concorrenti e di come fare marketing in fase di avviamento del proprio business.

L’idea differenziante

Scena:

Il protagonista l’avv. Matt Murdock e il suo socio l’avv. Foggy Nelson sono in compagnia di una bella agente immobiliare che gli mostra l’immobile che poi diventerà la sede del loro studio legale.

La donna chiede loro che tipo di studio legale hanno intenzione di aprire.

E Matt risponde: “Uno studio legale che difenda solo gli innocenti” (specializzazione che squalifica tutte le altre tipologie di clienti e rende lo studio legale Murdock & Nelson veramente differente, n.d.r.).


Foggy replica subito dicendo che su questo specifico punto non è d’accordo col suo socio poiché essendo un fautore dell’habeas corpus ritiene che tutti siano innocenti fino a che una giuria non stabilisca il contrario (posizionamento che hanno tutti gli altri studi legali, n.d.r.).


Apprendimento:


La nostra idea differenziante deve farci risaltare immediatamente rispetto ai concorrenti presenti nella nostra nicchia di mercato e questa differenza deve essere facilmente compresa da tutti.

Il marketing in fase di avviamento

Scena:


L’avv. Nelson incontra un suo conoscente che lavora in polizia e gli chiede di segnalargli dei potenziali clienti per il suo nuovo studio legale e per agevolare la cosa porta un omaggio per sua madre.


Apprendimento:


Per trovare i nostri primi clienti è cosa buona e giusta analizzare bene le nostre cerchie di amici e parenti.


Dopodiché ci si rivolgerà solo a coloro che per il tipo lavoro o per la posizione occupata nella comunità in cui vivono possono effettivamente metterci in contatto con chi potrebbe avere bisogno del nostro prodotto o servizio.


Infine, per convincere il nostro interlocutore ad aiutarci sul serio e non solo a parole è utile sfruttare il principio di reciprocità donandogli qualcosa (Robert Cialdini nel suo libro “Le armi della persuasione” ben descrive il meccanismo psicologico alla base di questo principio, n.d.r.).

Scena:

Gli avv. Murdock e Nelson siedono di fronte al loro primo potenziale cliente.
Si tratta di una ragazza innocente accusata di un omicidio che non ha commesso.


Con assoluta trasparenza le dicono che lei sarebbe la loro prima cliente e che non hanno esperienza ma sono la sua unica possibilità per uscire dal carcere (soluzione di un problema molto sentito che spinge a mettere mano al portafoglio, n.d.r).

La ragazza, con altrettanta onestà, dice loro che non può pagare.


Mentre l’avv. Nelson vorrebbe rifiutare il caso il suo socio lo accetta senza esitazione (risolvere il problema di un cliente anche se gratis fa acquisire esperienza e una testimonianza spendibile sul mercato di riferimento, n.d.r.).


Apprendimento:


Lavorare gratis oppure fornire un prodotto o servizio gratuitamente non piace a nessuno ma si tratta di un investimento sul lungo periodo.


Infatti, si acquisisce esperienza rispetto alla nicchia di mercato a cui ci si rivolge, si testa il proprio prodotto o servizio e la soddisfazione del cliente di fronte alla nostra promessa di valore, si portano a casa un case study e una testimonianza utili per acquisire clienti paganti.

* * *

Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

SPID: cos’è e perché è utile

A volte, ci sono strumenti digitali messi a disposizione gratuitamente dalla Pubblica Amministrazione che si tende a ignorare.

Uno di questi è lo SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Quando nel 2016 la pubblicità istituzionale iniziò a invitare i cittadini a dotarsi di questo strumento per poter operare online con gli enti pubblici, snobbai la cosa.

E ciò è paradossale se penso che ho un business digitale e che lavoro da remoto da più di 10 anni.

Per fortuna, il mio Esperto Contabile (figura equipollente al commercialista, n.d.r.), Dr. Ivan Napoleone Fichera, a fine 2019 mi ha convinto a dotarmi di questo strumento.

Infatti, se così non fosse stato, visto che vivo in Lombardia, quest’anno in piena emergenza Covid-19 non avrei avuto un medico di base a cui fare riferimento in caso di malattia, giacché il mio era andato in pensione e io che è da più di 10 anni, per fortuna, che non ne ho bisogno, non me ne ero nemmeno accorto.

A dirla tutta, non mi ricordavo nemmeno il suo nome.

Per scoprirlo ho visitato l’apposita sezione del sito della Regione Lombardia e qui ho scoperto di non avere più un medico di base.

Ovviamente, se non avessi avuto lo SPID non avrei potuto risolvere la cosa viste le restrizioni alla circolazione e gli ovvi problemi ad accedere a un ufficio dell’ASL durante tutto il periodo dell’emergenza.

Invece, grazie a questo strumento digitale sono riuscito a scegliere il mio nuovo medico di base in 5 minuti e senza muovermi da casa.

La morale di questa storia è che non bisogna snobbare gli strumenti digitali che la Pubblica Amministrazione ci mette a disposizione per dialogare con lei.

SPID: Cos’è e come richiederlo

L’acronimo SPID sta, come ho detto sopra, per Sistema Pubblico di Identità Digitale ed è gratuito (anche se, per esempio, il riconoscimento via webcam o tramite il postino che viene al tuo domicilio si paga, n.d.r.).

Si tratta di un sistema di autenticazione che permette a cittadini e imprese di accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati aderenti alla piattaforma con un’unica identità digitale grazie a un computer, un tablet o un cellulare (tramite username e password oppure App, n.d.r.).

Con lo stesso username (nome utente, n.d.r) e la stessa password (credenziali di primo livello, n.d.r.) è possibile accedere, a titolo di esempio, ai seguenti enti pubblici:

  • Agenzia delle Entrate
  • Agenzia delle Entrate-Riscossione
  • Inps
  • Inail
  • Mod.730 Unico Precompilato
  • Regione Lombardia
  • Centrale Rischi Banca d’Italia

N. B.: Se vuoi scoprire quali sono i servizi abilitati SPID messi a disposizione da oltre 4000 amministrazioni pubbliche visita il seguente sito:

https://www.spid.gov.it/servizi

La comodità di questo sistema sta nel fatto che si possono effettuare diverse operazioni dal proprio ufficio o da casa, come ho fatto io, evitando così di recarsi personalmente presso gli uffici pubblici.

Cosa assai saggia, di questi tempi, giacché il coronavirus è ancora in mezzo a noi.

Attualmente, lo SPID è molto utilizzato per accedere alla propria posizione Inps, per cui è richiesta una credenziale di secondo livello, e richiedere i vari bonus istituiti dal governo per dare un sostegno a chi è rimasto senza reddito.

Normalmente, invece, i servizi più utilizzati sono quelli di consultazione della propria posizione.

Alcuni esempi:

  • Inps: per verificare la propria posizione contributiva o richiedere delle prestazioni economiche.
  • Agenzia delle entrate: per controllare la propria dichiarazione dei redditi, le imposte e le tasse pagate.
  • Agenzia delle entrate-riscossione: per controllare le cartelle esattoriali a proprio carico e per richiederne il rateizzo.
  • Mod. 730 Unico Precompilato: per controllare, modificare e inviare il proprio mod.730.

Come si richiede

La procedura è molto semplice ed è spiegata in dettaglio sul sito dell’Agenzia per l’Italia Digitale (AGID).

Per richiederlo devi essere maggiorenne e cittadino italiano.

E ti devi rivolgere a uno degli Identity Provider autorizzato dall’AGID (Aruba, Poste italiane, Infocert, Intesa, Lepida, Namirial, Sielte, SpidItalia, Tim) che deve riconoscerti.

Questo riconoscimento può essere fatto di persona o webcam oppure tramite carta d’identità elettronica (CIE), carta nazionale dei servizi (CNS), firma digitale ma in questi ultimi casi devi avere un lettore di smart card collegato al PC e la CIE o la CNS devono essere state preventivamente abilitate per l’uso dei servizi online.

Se, invece, decidi di seguire la procedura più comune sono necessari:

  • un documento d’identità italiano valido (passaporto o carta d’identità);
  • un indirizzo di posta elettronica;
  • il numero di cellulare che usi normalmente (anche se non sei tu intestatario del contratto, n.d.r.);
  • la tessera sanitaria.

Dopo il riconoscimento otterrai le credenziali da utilizzare per accedere al sistema digitale.

Personalmente, ho attivato lo SPID con le Poste Italiane poiché, assieme ad Aruba, attualmente, è l’unico Identity Provider che fornisce tutti e tre i livelli di credenziali.

Con il secondo livello che ti permette tramite l’App PosteID di autorizzare l’accesso ai servizi online anche attraverso QR code, impronta o il riconoscimento facciale.

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Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici.

Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente. Reinventati. Fai la differenza!

Federico

Michele Renzullo: scritturacreativa.org

Michele Renzullo

Oggi, mio caro lettore, attraverso la mia intervista ti presento Michele Renzullo, autore di romanzi e titolare di Scrittura Creativa, un corso di scrittura creativa online.

Un progetto che per lungo tempo non ha generato profitti e che, nel suo momento più buio, quando si trovava a un passo dalla chiusura, grazie al lockdown imposto a causa del Coronavirus ha ottenuto un successo inaspettato.

Questo a riprova che la resilienza è una dote che tutti coloro che vogliono raggiungere i propri obiettivi imprenditoriali devono possedere e che creare un business digitale o un ramo d’azienda digitale è una strada che, oramai, tutte le imprese e tutti liberi professionisti devono percorrere, se vogliono prosperare.

Infatti, oggigiorno, nessuno può pensare di farcela senza essere presente con cognizione di causa in Internet con la sua attività imprenditoriale o professionale.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao Federico, grazie per ospitarmi sul tuo blog.

Ho 43 anni, e in questo momento abito a Barcellona, dopo 9 anni di permanenza a Dublino.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho frequentato un Istituto Tecnico Commerciale che, inizialmente, odiai. Ma dopo il primo anno ci feci pace.

Per il resto, mi ero iscritto a Lettere Moderne, che abbandonai per mancanza di motivazione. Erano tutti lì interessati a superare l’esamuccio.

Ho frequentato, successivamente, il Corso di Alta Scrittura Creativa della Cattolica, un Master in imprenditorialità a Dublino e altri corsi specifici come quelli su: SEO, Copywriting, Web design.

Ma, fondamentalmente, sono un autodidatta che si nutre di centinaia di libri.

Quali esperienze di lavoro hai avuto nel corso della tua carriera lavorativa e che cosa ti hanno insegnato che ti è utile ora?

Tutte le esperienze lavorative mi hanno insegnato qualcosa: dal cameriere all’account manager per Facebook.

Ho sempre cercato di vedere le cose da un altro punto di vista, di migliorare i processi, di renderli più snelli e funzionali.

Le task di routine mi annoiano.

Mi interessa più la logica che sta dietro ai processi.

Da tutte le esperienze lavorative ho imparato qualcosa e da tutte sono scappato.

Quando non riuscivo più a imparare niente di nuovo, mollavo il colpo.

Come nasce la tua passione per la scrittura creativa?

Non ricordo nemmeno e, forse, ai tempi non la chiamavo nemmeno scrittura creativa, ma semplicemente scrittura.

Diciamo che sono sempre andato bene nei temi di italiano e all’età di 20 anni ho sentito l’esigenza di scrivere il mio primo romanzo.

Ne sono seguiti altri 4.

Attualmente, sono in fase di lavorazione del mio quinto romanzo, che spero trovi presto un buon editore.

Quando è stato il tuo incontro coi libri di Robert Kiyosaki e come questo ha influenzato il tuo mindset imprenditoriale?

Lessi Padre Ricco, Padre Povero circa 5 anni fa.

Alcuni elementi sono stati illuminanti, altri sono stati delle conferme di qualche intuizione o considerazione che sentivo già dentro.

Il sentirsi ricchi o poveri non dipende dai soldi, ma da uno stato mentale.

I soldi devono lavorare per te e non tu per loro.

E in questo, la scalabilità e l’automatismo dei prodotti del digital marketing ne rappresentano una perfetta incarnazione.

Quando e come nasce la tua scuola di scrittura creativa?

Ho lanciato www.scritturacreativa.org nel 2016.

Si erano combinate, come spesso accade quando si crea qualcosa, diverse circostanze differenti.

Lo spunto pratico me lo ha dato il videocorso di Marco Ronco sulla SEO (penso il miglior SEO italiano).

Diciamo che l’aver seguito il suo videocorso mi è servito sia per acquisire i fondamenti di questa affascinante disciplina (tuttora gestisco io questo aspetto), sia per strutturare il mio corso online.

In più avevo seguito un master in imprenditorialità a Dublino e avevo appena pubblicato il mio romanzo L’una di Ferragosto.

Quali difficoltà hai dovuto affrontare per farla emergere?

Per molto tempo non sono riuscito a battere il break even point (in italiano punto di pareggio, ovvero quella situazione in cui non hai né profitti né perdite, n.d.r.).

A volte, paradossalmente, è più facile gestire un completo insuccesso o un disastro.

Ma quando ti trovi a ricevere dei buoni riscontri, con gente che ammira e apprezza il tuo lavoro, ma tu non sbarchi il lunario, è dura gestire la cosa dal punto di vista finanziario.

Dopo il lockdown a causa del Coronavirus che risultati hai ottenuto?

Parlando di numeri: 600 iscritti in un mese, 40 mila visite mensili al blog, 10 mila iscritti alla Newsletter e fan social.

Ma il risultato più sorprendente è la fiducia che si è instaurata con quanti si sono iscritti e la loro riconoscenza.

Ancora fatico a credere a tutte le testimonianze che mi hanno lasciato.

In più, anche il lato economico mi sta regalando molte inaspettate soddisfazioni, che mi danno la serenità per affrontare meglio il lavoro.

Cosa hai imparato lungo il percorso che ti ha portato ai risultati attuali?

Che se rinunci non saprai mai se ce l’avresti fatta.

Solitamente, il successo arriva sempre a un passo dal fallimento totale.

Che se non vendi oppure non convinci in un dato momento storico non vuol dire che il tuo prodotto o servizio è scarso.

Sono tanti i fattori che possono non farti convertire in quel momento.

D’altro canto, possiamo e dobbiamo sempre migliorare, lavorando con umiltà.

Ciò vuol dire che hai bisogno di tante competenze diverse, in diversi ambiti, che saper comunicare è tutto e che, a volte, per quanto abbiamo l’impressione di aver lavorato bene, di aver dato, non è ancora abbastanza.

Dobbiamo sempre mirare all’eccellenza.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A breve, uscirò sul mercato con la pubblicazione di un manuale di scrittura creativa di 230 pagine.

Penso che sia uno dei più completi in lingua italiana.

Sto, inoltre, raccogliendo materiale per lanciare un nuovo prodotto: un videocorso di Master editing e correzione di bozze.

Infine, voglio continuare a lavorare sull’attuale videocorso di scrittura creativa e, naturalmente, a scrivere romanzi.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Riccardo Russo: SmartLoops

Riccardo Russo
Riccardo RussoSmartLoops

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Riccardo Russo, le precedenti le trovi qui e qui.

Come sai, se leggi da tempo questo blog, mi piace molto seguire come si evolve la carriera di chi ho intervistato una prima volta.

Riccardo, tra l’altro, ha recentemente lanciato SmartLoops, una growth marketing agency, specializzata nell’aiutare le startup nella loro crescita.

Una ragione in più per intervistarlo visto che opero nello stesso settore. 

Buona lettura!

* * *

Ciao Riccardo! Sono passati quasi quattro anni dalla nostra ultima intervista (5 agosto 2016). Com’è cambiata la tua vita da allora?

Ciao Federico, che bello risentirci.

Sono cambiate tante tante cose, ero al liceo in Sicilia, a Messina.

Cosa è successo durante questi quasi quattro anni?

Prima cosa, mi sono trasferito a Londra, subito dopo aver finito il liceo.

E lì ho vissuto e lavorato per 3 mesi in una startup.

Successivamente, sono tornato in Italia a causa del fallimento dell’azienda in cui lavoravo, trasferendomi a Milano.

La mia casa da, ormai, due anni  esatti.

In questi due anni a Milano ho avuto la fortuna di vivere delle esperienze professionalmente significative, prima come Marketing Specialist in One Day Group (holding dove sono presenti aziende come ScuolaZoo e WeRoad, con +25mln di euro di fatturato), poi come Account Manager di Giffoni Innovation Hub, uno spin-off di Giffoni Film Festival.

Più passava il tempo, più esperienze facevo, più persone conoscevo… più imparavo a conoscere me stesso.

Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di abbandonare il “posto fisso” aprendo partita Iva e mettendomi in proprio.

Che cos’è SmartLoops e dov’è la sua sede?

SmartLoops è un’agenzia di Growth Marketing che aiuta le startup a crescere.

Siamo basati a Milano.

Chi sono i tuoi soci in quest’avventura e dove li hai conosciuti?

L’idea di mettere in piedi SmartLoops è nata insieme al mio socio Pietro Campanella, lui è di Bologna e studia Data Science in Bocconi.

L’ho conosciuto poco più di due anni fa a Roma, a una premiazione.

Poi quando ci siamo trasferiti entrambi a Milano abbiamo iniziato a vederci periodicamente e ricordo che riflettevamo spesso su cosa ci sarebbe tanto piaciuto fare negli anni a venire.

Abbiamo notato che le idee erano piuttosto simili e in aggiunta a ciò ci divertivamo un sacco a lavorare insieme.

Abbiamo quindi unito le forze. Così è nata SmartLoops.

Cosa risponderesti a un potenziale cliente che vi considerasse un Team troppo giovane per aiutarlo?

Rispondiamo in due modi:

  • Raccontando alcuni nostri case study. La concretezza per un marketer è un elemento fondamentale. Se manca, forse, è bene cambiare lavoro.
  • Raccontando le nostre esperienze lavorative più rilevanti prima di SmartLoops.

Chi è il vostro cliente ideale?

Startup che hanno validato la propria idea di business, sono sul mercato e fatturano pur non seguendo la curva di crescita che una startup dovrebbe seguire.

Quali servizi proponete?

Abbiamo due linee di business principali.

La prima è relativa all’incremento delle conversioni.

Ci rivolgiamo a startup che vogliono diminuire il proprio costo di acquisizione.

Grazie all’analisi dei dati troviamo i punti critici del funnel della startup in cui sta perdendo più potenziali clienti.

Sperimentiamo velocemente tecniche per ottimizzare quei punti fino a che non generiamo un miglioramento netto nei risultati del processo di vendita.

Seconda linea di business: aumento della customer life-time value.

Questo servizio è rivolto alle startup che vogliono aumentare i propri profitti senza incrementare la spesa in advertising.

Quello che facciamo è creare una scala del valore composta da più prodotti che permettono di aumentare il profitto generato da ogni singolo cliente per il business. 

Facciamo quindi crescere non solo il fatturato, ma anche la marginalità.

Com’è strutturato, a grandi linee, il vostro processo di lavoro?

A livello macro possiamo dividerlo in tre step:

  1. Growth Design Live: l’unico modo per portare risultati per un business che non è il tuo, è conoscerlo. Facciamo quindi 6h di confronto one-to-one con la startup!
  2. Strategia di Crescita:  niente slide infinite. Presentiamo la strategia ideata mettendoci la faccia con un video di spiegazione.
  3. Avvio dell’operatività: il primo Sprint sarà dedicato alla creazione degli asset (landing page, campagne di advertising etc.), negli Sprint successivi daremo il via agli esperimenti di crescita.

Che risultati avete ottenuto fino ad oggi?

Ti menziono i più recenti:

  • Raccolto 50.000€ in 25 giorni per il Teatro Menotti di Milano grazie al lancio di una campagna di crowdfunding.
  • Generato 31.000€ di fatturato, in soli 3 giorni, vendendo un corso sul coding di un nostro cliente.
  • Incrementato il traffico organico del 100% passando da 162.000 utenti mensili a 335.000, su un sito di un nostro cliente, in soli 3 mesi.
  • Generato 15.000€ di fatturato vendendo una subscription ad una community in 5 giorni.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Adesso il focus è sulla crescita di SmartLoops. Pianifichiamo la prossima chiacchierata tra due anni e vediamo cosa accadrà? 🙂

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Come scrivere un ebook

Oggi, mio caro lettore, ti racconterò di come ho progettato e creato il mio ultimo ebook che si intitola Business Design Tips.

E il cui sottotitolo recita: Come creare la tua microimpresa di successo.

Premesso che, in Italia, ogni anno vengono pubblicati molti libri anche se gli italiani non sono dei grandi lettori, come ci raccontano le statistiche.

E che, di conseguenza, il mercato editoriale del nostro Paese è caratterizzato da un eccesso di offerta a fronte di una bassa domanda di libri.

Detto che questo è il terzo libro che scrivo, ma il primo di cui sono l’unico autore.

Da buon Business Designer, non volendo buttare via il mio prezioso tempo in un’impresa del tutto inutile, per dar vita al mio ebook ho seguito la metodologia Lean.

Ed ora ti spiego come ho operato affinché tu possa replicare il mio modo di ragionare.

La qual cosa ti sarà utile non solo nel caso tu voglia scrivere il tuo libro ma anche e, soprattutto, nel caso in cui tu voglia realizzare un tuo progetto imprenditoriale o professionale.

Let’s go!

L’IDENTIFICAZIONE DEL TARGET

Per prima cosa ho identificato il segmento di pubblico a cui rivolgermi e il problema che lo assilla.

Nel caso del target da me scelto il problema individuato è: una mentalità datata non adatta a fare impresa al giorno d’oggi.

Infatti, molti di coloro che, oggigiorno, iniziano un’attività imprenditoriale o professionale lo fanno ancora come si faceva negli anni ’60 o, nel migliore dei casi, negli anni ’80.

E io, attraverso la mia soluzione (il mio ebook, n.d.r.) mi propongo di aiutarli a cambiare questo modo di pensare molto pericoloso rendendolo al passo coi tempi.

Per quanto riguarda il target la mia scelta è ricaduta sugli imprenditori che hanno già una microimpresa di cui vogliono far crescere gli utili o che vogliono rilanciare poiché naviga in cattive acque e sugli aspiranti imprenditori.

Ma, comunque, il libro è un’ottima lettura anche per liberi professionisiti e freelancer.

Parlo alle microimprese, cioè a quelle imprese che hanno un numero di dipendenti inferiori a 10 e il cui fatturato o totale di bilancio annuo non supera i 2 milioni di euro, e non alle PMI in generale, perché sono la prima linea imprenditoriale italiana.

L’ossatura che fa del nostro Paese la seconda manifattura d’Europa, dopo la Germania.

Inoltre, ho deciso di parlare anche agli aspiranti imprenditori che, nella maggior parte dei casi, sono freelancer che vogliono fare il grande salto, poiché questi ultimi, spesso e volentieri, aprono una microimpresa.

Quindi si tratta di una platea abbastanza ampia tra cui diffondere le mie conoscenze e far circolare il mio nome in modo da aumentare le probabilità di trovare, successivamente, clienti per le mie consulenze.

Infatti, l’obiettivo principale di questo ebook non è vendere, bensì aumentare la mia autorevolezza agli occhi della mia audience mostrando le mie competenze.

Si tratta, quindi, di uno strumento per far personal branding inserito in una più ampia strategia di marketing.

IL MINIMUM VIABLE PRODUCT

Una volta identificato il mio pubblico target e il problema che lo assilla, ho validato la più rischiosa delle ipotesi, cioè quella che se smentita avrebbe fatto venir meno la ragione stessa dello scrivere un libro.

L’obiettivo dell’esperimento che ho messo in campo era quello di capire se ci fossero abbastanza persone in target interessate a leggere i miei contenuti.

Per far ciò ho iniziato a postare all’interno di un gruppo su Facebook, in cui l’argomento imprenditoria è centrale, alcuni dei tip (consigli, n.d.r.) che, successivamente, sarebbero stati riproposti nel mio libro.

Ho portato avanti questo esperimento per alcuni mesi, ricevendo diversi feedback positivi da persone che, in modo del tutto spontaneo, li stavano raccogliendo e stavano creando, da sole, il loro manuale.

Tra questi early adopter ci sono imprenditori molto capaci che mi hanno ringraziato poiché i miei consigli li hanno aiutati ad accelerare alcuni loro progetti.

Validata, quindi, l’assunzione più rischiosa sono passato alla creazione vera e propria dell’ebook.

COME HO CREATO IL MIO ULTIMO EBOOK

Una volta trovata la mia audience e verificato il suo interesse per i miei contenuti ho proceduto alla selezione della piattaforma di self-publishing da utilizzare per la creazione e la successiva distribuzione del mio libro.

La mia scelta è caduta su Streetlib che, in passato, era stata già usata per pubblicare e distribuire i due precedenti libri sul marketing di cui sono stato coautore.

Per me era la prima volta che utilizzavo direttamente questa piattaforma e l’ho trovata di facile utilizzo e molto intuitiva.

Cosa che mi ha permesso di lavorare abbastanza velocemente alla stesura del manoscritto.

Dopo aver completato il testo ho provveduto alla sua revisione.

Questo processo mi ha richiesto un po’ più di tempo poiché sono stato colto dalla sindrome del perfezionista.

Ma ad un certo punto ho dato il via alla pubblicazione poiché mi ero reso conto che in caso contrario sarei rimasto impantanato nella ricerca della perfezione assoluta e il libro non sarebbe mai uscito.

CONCLUSIONI

Come avrai potuto capire dall’attenta lettura di questo post, il processo che mi ha portato a progettare e scrivere il mio ultimo ebook (lo puoi acquistare qui su Amazon) non è altro che l’applicazione su me stesso dei principi cardine del Business Design.

Sono partito dall’individuazione del mio pubblico target e del problema che lo affligge a tal punto da non farlo dormire la notte e da essere disposto a pagare per risolverlo.

Nel mio caso si tratta della mancata comprensione del contingente momento storico che fa sì che i titolari di microimprese addossino la colpa della Crisi che stanno vivendo a fattori esterni all’azienda, da ultimo il Coronavirus, e non a una mentalità che non è più adatta ad affrontare mercati dominati dall’incertezza continua come quelli attuali.

La soluzione che offro a questi imprenditori è una mentalità nuova che permetterà loro di cogliere le opportunità che ogni giorno appaiono all’orizzonte anche in questi tempi difficili.

Terminata questa prima fase sono andato a proporre alla mia audience alcuni dei tip che, successivamente, avrei raccolto nel mio ebook.

Ho fatto quella che in gergo tecnico si chiama la validazione del prodotto per scoprire se c’erano persone in target interessate all’argomento da me trattato.

L’esperimento l’ho portato avanti all’interno di un gruppo Facebook dedicato alle tematiche dell’imprenditoria.

Avendo raccolto diversi feedback positivi, anche da imprenditori e manager di lungo corso, ho considerato validata l’ipotesi più rischiosa, cioè quella dell’esistenza di un pubblico interessato ai contenuti da me trattati e disposto ad applicare i miei tip ai loro casi concreti.

Validato ciò ho scritto e pubblicato il mio ultimo ebook grazie a Streetlib.

E, infine, ho scritto questo post sul percorso seguito e sul modo di ragionare che mi ha portato a raggiungere questo risultato per condividere tutto ciò con i miei lettori più affezionati.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Alessandro Mozzati: CMZ sas

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Alessandro Mozzati, titolare della CMZ, una PMI lombarda del settore del “cleaning”.

Le piccole imprese sono la struttura portante del sistema industriale italiano e io considero i piccoli imprenditori dei veri e propri eroi visto il difficile contesto in cui operano a causa dell’enorme burocrazia e della forte pressione fiscale che li colpisce, oltre alle altre carenze strutturali del sistema Paese.

Spero che quest’intervista ti piaccia come è piaciuta a me.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 47 anni, una splendida moglie e due figli che adoro.

Vivo a Monza, dopo essere cresciuto a Sesto San Giovanni, città alla quale sono ancora molto legato.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono diplomato come “Perito Aziendale Corrispondente in Lingue Estere”, ma ho iniziato a lavorare mentre finivo le superiori.

Per questo motivo non ho proseguito con gli studi universitari ma mi sono sempre molto “coltivato” dal punto di vista degli interessi e della cultura personale in maniera piuttosto eclettica e trasversale.

Qual è stato il tuo percorso professionale prima di diventare amministratore della CMZ sas di Alessandro Mozzati & C.?

Io e mio padre abbiamo iniziato insieme questa avventura, con molti scontri sul campo di battaglia.

Padre e figlio in ambito professionale sono una miscela esplosiva sia nel bene che nel male.

Dopo poco tempo mio padre mi affidava incarichi per i quali avevo studiato, ovvero l’amministrazione e la gestione delle risorse umane, oltre che alla presenza diretta sui cantieri.

Che cosa hai imparato da queste esperienze professionali che ti è utile per la posizione che ricopri attualmente?

Tutto!

Le pulizie ora non hanno segreti per me, in ambito civile, industriale, trattamenti di ogni tipo su ogni superficie.

Le pulizie però, sono il 5% del mio lavoro quotidiano.

Ho dovuto imparare a gestire mezzi, persone, clienti, fornitori, amministrazione, reti web, siti internet, social, pratiche legali e sindacali, redigere offerte e avventurarmi nel mondo del “commerciale” al quale non sono particolarmente legato.

Quando e come nasce CMZ?

Nasce nel ‘93.

Mio padre era in società con mio nonno in un’attività che produceva centrali telefoniche per Siemens.

Purtroppo, alla morte improvvisa di quest’ultimo, si trovò nella condizione di dover mettere in liquidazione quanto fondato da poco.

Il resto è semplice da raccontare.

Mio padre rimase disoccupato e non volle tornare a fare il dipendente.

Il mercato era florido e la concorrenza era agguerrita ma non come ora.

Si lavorava bene e non si avevano tutte queste incombenze a cui dovere ottemperare ogni giorno.

Ora, il nostro lavoro è prevalentemente documentale.

È incredibile quale trasformazione abbia subito.

Non si avevano obiettivi.

Io, soprattutto, guardavo solo al brevissimo periodo.

Con il tempo ho iniziato a pianificare e a cercare nuove opportunità

Che cosa ti ha spinto ad aprire la tua società?

La volontà di strutturare un progetto che rispecchiasse la professionalità conseguita da me e mio padre nel corso degli anni precedenti, ma che avrebbe rischiato di restare legata unicamente alle nostre persone, se non avessimo pensato a un progetto diverso e più allargato, con risorse valide sia per quanto riguarda la parte pratica e operativa che nei ruoli strategici e d’ufficio.

Quali sono i principali problemi nel tuo settore?

La difficoltà più grande che affrontiamo in questo ambito è che i nostri servizi sono percepiti dal cliente come “commodity”.

Ovvero, servizi senza evidenti differenze di qualità percepibile tra fornitore e fornitore.

Questo facilita la concorrenza sleale da parte di imprese che spesso non rispettano neppure le normative sul lavoro e sono, però, in grado di offrire servizi apparentemente simili a prezzi più bassi.

Altro grande ostacolo, complesso ma anche sfidante dal punto di vista degli obiettivi, è quello dell’organizzazione giornaliera del lavoro, molto più densa di grandi e piccole difficoltà da affrontare con pazienza, dato che il nostro è un lavoro svolto da persone verso altre persone, sempre diverse nei comportamenti e nelle esigenze.

Come l’avvento di Internet e dei Social Network ha impattato sul tuo settore?

Enormemente, e questa azienda ha saputo cogliere fin dall’inizio le opportunità offerte da Internet, grazie a una presenza on-line costante fin dai primi anni dello sviluppo del web in Italia.

La Rete offre immense possibilità a chi sa coglierle.

Ma negli ultimi anni questo ambito presenta anche qualche rischio vista la presenza sempre più invasiva di portali che offrono manodopera a basso costo senza intermediazione reale d’impresa.

Come sfrutti Internet e i social per acquisire nuovi clienti?

Siamo presenti attraverso il nostro sito web e gli strumenti gratuiti e a pagamento messi a disposizione da Google, oltre ad avere strutturato un servizio di marketing e mailing in grado di comunicare in maniera efficace.

Per ora non abbiamo “sfruttato” molto i canali social come Facebook e Instagram solo per mancanza di tempo da dedicare a questi strumenti.

Ma riteniamo che entrambi siano validissimi per il settore delle pulizie dato che, come tutto ciò che concerne la vita di casa e ufficio, rientra nella sfera degli interessi personali degli individui che utilizzano questi canali.

Qual è il tuo pubblico target?

Indubbiamente un pubblico che privilegi la qualità, un alto livello consulenziale e un supporto costante prima, durante e dopo lo svolgimento del lavoro, e che sia disposto a pagare il giusto per un servizio di alta qualità, come quello garantito dai nostri capi squadra e addetti.

Non, evidentemente, chi guarda al prezzo in apparenza più basso e che valuta i preventivi solo in base a quello, per poi trovarsi a gestire brutte sorprese, se non veri e propri pasticci.

Quali attività di marketing sfrutti, oltre a quelle che fai on-line, per ampliare la tua clientela?

Il passaparola dei clienti soddisfatti resta la risorsa di marketing “off-line” più valida e remunerativa.

La nostra azienda ha, comunque, sempre svolto attività di telemarketing su potenziali clienti, così come campagne di email marketing e volantinaggio, oltre a scrivere articoli per il web (content marketing).

Il buon ritorno in termini di contatti della nostra presenza “on-line” ha comunque sempre reso queste attività non “urgenti” visto il flusso discreto e costante di richieste spontanee provenienti dalla Rete.

Quali sono i servizi che CMZ eroga ai suoi clienti?

Servizi di pulizia professionale in ufficio, condominio, ma anche in appartamento.

Oltre al classico lavoro di pulizie ci occupiamo anche della completa gestione di appartamenti in modalità B&B.

L’esperienza maturata in oltre 20 anni di attività e le professionalità di elevato livello presenti in azienda hanno consentito a CMZ di inaugurare un’attività di vera e propria consulenza strategica rivolta non solo ad altre imprese di pulizie, ma soprattutto a gestori di grandi patrimoni immobiliari per tutte le tematiche in tema di gestione dei contratti e delle operazioni in materia ambientale e “cleaning”.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Questa azienda non cerca la crescita “a tutti i costi” né dal punto di vista del fatturato né da quella del mero numero di clienti attivi.

Desideriamo svilupparci in maniera sostenibile e mantenendo il nostro “imprinting”.

Stiamo cercando di consolidarci lavorando per un target di clienti sempre più “allineato” e che sposi la nostra visione di un rapporto professionale sereno e gratificante, in modo che gli stessi collaboratori siano soddisfatti di svolgere quotidianamente il proprio lavoro.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico