Il customer profile nel B2B

Acquisire clienti nel B2B è un processo molto lungo che richiede in media dai 6 ai 18 mesi.

Per questo motivo è molto importante sviluppare un customer profile molto preciso.

Così sarà più facile, per te, avere dei lead qualificati (cioè contatti in target con il prodotto o servizio che vendi) da girare ai tuoi venditori oppure a te stesso, se sei colui che si occupa delle vendite.

COME SI SVILUPPA UN CUSTOMER PROFILE EFFICACE

Per sviluppare un customer profile efficace devi analizzare il tuo database clienti.

Se usi un CRM come, ad esempio, Hubspot ti sarà molto facile recuperare i dati che ti servono per crearne uno.

I principali dati che dovrai prendere in considerazione sono:

  • Il tipo di azienda con cui, solitamente, concludi gli affari migliori (numero di dipendenti, settore merceologico, fatturato, specializzazione etc.).
  • La tipologia di decisore aziendale con cui tu o i tuoi venditori siete entrati in contatto in tutti gli affari che avete concluso.
  • Le persone che influenzano il decisore aziendale. Questo è un fattore da non sottovalutare mai. Di recente, infatti, non sono riuscito a portare a casa un contratto poiché la mia offerta, pur essendo stata valutata positivamente, è stata sopravanzata da quella di un amico di vecchia data di uno dei soci con cui avevano già lavorato in passato.
  • Il Customer Lifetime Value (CLV) dei tuoi clienti, in altre parole quanto tempo il tuo cliente rimane fedele ai tuoi prodotti o servizi e il conseguente valore dei suoi acquisti.
  • Lo scontrino medio dei tuoi clienti.
  • Il Churn Rate ovvero il tasso di abbandono dei tuoi clienti.

Una volta che avrai analizzato questi dati (ma anche tutti quelli che ritieni importanti per raggiungere lo scopo) potrai stabilire gli attributi del customer profile e girarli a chi si occupa del tuo marketing affinché individui i migliori canali e le migliori tattiche per farti arrivare davanti a chi ha il potere di decidere se acquistare il tuo prodotto o servizio e a chi può influenzarlo nella sua decisione.

Ricordati, però, che più sarà grande il tipo di azienda a cui miri, maggiore sarà il numero di queste persone.

N. B.: LinkedIn, a seconda del tasso di adozione di questo social nella nazione che stai approcciando, può essere lo strumento più idoneo per farti entrare in contatto coi decisori aziendali.

Inoltre, non sottovalutare il potere di Bing poiché questo motore di ricerca è il più utilizzato nelle grandi aziende che lavorano in ambiente Microsoft.

Mentre PMI e professionisti usano, come motore di ricerca, prevalentemente Google.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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CHI SONO

Mi chiamo Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.

La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first”, i Personal o i Corporate & Product Brand dei miei clienti.

La matrice RACI

Matrice RACI
Matrice RACI – Progetto: Sito web in lingua inglese.

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della matrice RACI (anche detta matrice di assegnazione responsabilità) si tratta di uno strumento molto utile nel momento in cui un team lavora su un progetto che ha una complessità di esecuzione medio-alta.

Infatti, distribuisce le responsabilità delle singole attività necessarie per il completamento del lavoro in modo che sia chiaro a tutti chi deve fare una determinata cosa.

Quattro sono i ruoli che un soggetto all’interno di un progetto può ricoprire:

  • Responsible (R): ovvero colui che esegue materialmente l’attività. N. B.: un’attività può avere anche più Responsible.
  • Accountable (A): ovvero, la persona che detiene la titolarità dell’attività. Cioè colui che deve dare l’approvazione finale quando l’attività viene completata. L’Accountable è, per intenderci, colui che delega le varie attività e rivede il tutto prima della consegna. A volte, egli è anche un ResponsibleOgni fase del progetto può avere un solo Accountable.
  • Consulted (C): ovvero, tutte quelle persone che forniscono informazioni per il progetto, spesso si tratta di esperti della materia. Esse devono dare il loro contributo prima che il lavoro sia svolto ed approvato. Possono fornire semplici input oppure effettuare revisioni importanti.
  • Informed (I): ovvero, tutti coloro che devono essere, semplicemente, tenuti informati dello stato di avanzamento del progetto, senza che ci sia bisogno di un loro coinvolgimento diretto nelle attività. Queste sono persone che sono influenzate dall’esito delle attività ed è per questo motivo che vanno tenute informate.

LA MATRICE RACI: UTILITÀ

Se non si definiscono chiaramente ruoli e responsabilità, i progetti inevitabilmente incontrano delle difficoltà.

Infatti, possono facilmente nascere dei conflitti di attribuzione tra i membri del team poiché non è chiaro chi deve svolgere una determinata attività.

Mentre quando i membri di un team sanno che cosa ci si aspetta da loro è più facile che completino i loro compiti rispettando le scadenze, i budget e la qualità del lavoro richiesta.

Infine, questo strumento è utile poiché incoraggia ogni membro del team ad assumersi le responsabilità del proprio lavoro all’interno del progetto.

CREA LA TUA MATRICE RACI

Creare una matrice RACI è facile.

Infatti, basta utilizzare Excel o un qualsiasi altro foglio di calcolo.

Per crearne una tua ti basterà seguire questi 3 semplici passaggi:

  1. Colonna A: elenca tutte le fasi in cui è suddivisibile il progetto (una per ciascuna casella). N. B.: nella casella A1 scrivi: Project Deliverable.
  2. Riga 1: scrivi i nomi dei membri del team o i loro ruoli (uno per ogni casella).
  3. Infine, assegna, per ogni attività, un valore di responsabilità a ogni persona o ruolo del team (v. immagine all’inizio del post).

N. B.: Ogni attività dovrà avere un Responsible e un Accountable

Ricordati, però, che nessuna attività potrà avere più di un Accountable.

Una volta preparata la matrice RACI discutila con i membri del team in modo che sia chiaro a tutti chi fa cosa.

Dopodiché dai il via al progetto.

MATRICE RACI: SUGGERIMENTI

Ecco alcuni consigli per ottenere il massimo da questo strumento:

  1. Allinea le attività della tabella RACI con il piano del progetto e le scadenze stabilite nel GANTT.
  2. Crea, nella tabella RACI, una legenda con i significati relativi alle varie lettere dell’alfabeto utilizzate in modo che ognuno possa consultarla ogni volta che abbia bisogno di ricordarsi il significato di una lettera.
  3. Non inserire nella tabella RACI attività generiche come riunioni o attività amministrative.
  4. Non creare una tabella RACI, se il tuo team è composto solo da te e un tuo collaboratore.
  5. Includi la tabella RACI nel GANTT.

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Federico

Lucia Dal Negro: De-LAB srl

Lucia Dal Negro
Lucia Dal Negro – PhD Co-founder & CEO @ De-LAB srl SB

Oggi, mio caro lettore, ti presento Lucia Dal Negro, CEO e cofondatrice di De-LAB srl Società Benefit, oltre che ricercatrice.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 36 anni e abito tra Milano e Verona.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho studiato in triennale Cooperazione allo Sviluppo e in specialistica Relazioni Internazionali in Cattolica.

Contemporaneamente ho seguito i corsi del Diploma e del Diploma Avanzato in Emergenze Umanitarie all’ISPI.

Poi ho seguito un MSC in Ambiente e Sviluppo (facoltà di Geografia) alla London School of Economics e a seguire un Dottorato in Istituzioni e Politiche internazionali alla Cattolica di Milano.

Quali sono state le tue esperienze lavorative precedenti a quella attuale?

Ho lavorato come ricercatrice al CNR, poi ho fondato De-LAB e in contemporanea ho lavorato per quasi tre anni all’interno di un gruppo industriale bresciano dove ho diretto l’ufficio sostenibilità e comunicazione.

Sono poi tornata in De-LAB, che ho trasformato in Società Benefit, nel 2018, e BCORP nel 2020.

Come e quando nasce De-LAB?

Nel 2013-2014 come rete tra liberi professionisti e membro italiano di un network internazionale specializzato in Business Inclusivo.

Nasce da me e coinvolge inizialmente due colleghe di studi in Italia e tre di studi a Londra.

Quali sono la Vision, la Mission e i valori di De-LAB?

Vision: contribuire a rendere imprese e organizzazioni degli agenti di cambiamento positivo per le comunità e l’ambiente, generando ecosistemi ibridi (profit-non profit-pubblico), sistemici e rigenerativi.

Mission: Accompagniamo il settore privato e le organizzazioni all’interno di business model a impatto sociale: innovativi, sostenibili, inclusivi.

Valori: Curiosità, coerenza, collaborazione.

Chi sono le socie fondatrici di De-LAB, come le hai conosciute e quali sono i loro ruoli all’interno dell’azienda?

La socia fondatrice di De-LAB (diciamo fase1), oltre a me, è Irene Tomasoni, mia compagna di studi.

Con la trasformazione in Società Benefit, il socio di capitale è un professionista specializzato in Data Analysis.

Cosa vuol dire per voi essere una B Corp e come incide ciò sull’attività ordinaria della vostra azienda?

Significa essere coerenti con ciò che progettiamo per gli altri e ciò che scegliamo di essere noi in primis.

Significa capire meglio come si sentono i nostri clienti perché le stesse cose le abbiamo vissute e sperimentate anche noi… non banale all’interno di una relazione consulenziale.

A livello di impatto sull’operatività significa capire e ponderare ogni scelta alla luce del suo impatto su ambiente e società, dovendo poi rendicontare tutto a fine anno.

Di che cosa si occupa De-LAB?

Di progettazione sociale nelle forme della consulenza, ideazione e comunicazione di iniziative che distinguano le aziende per i propri valori.

Siamo specializzati nell’applicazione dei modelli di Innovazione Sociale e Business Inclusivo, entrambi focalizzati sul risolvere problemi in contesti di scarsità/povertà.

Quanti dipendenti e collaboratori ha De-LAB?

Siamo 6 in tutto.

Siete un’azienda tradizionale o full remote?

Nati full remote da sempre, ci piacerebbe poter essere più presenti a Milano, dove abbiamo la sede, quando sarà possibile.

Che cos’è il progetto Kokono™?

È il nostro progetto di Business Inclusivo “in-house”, cioè non è di nostri clienti ma sviluppato al nostro interno grazie alla collaborazione con Fondazione Bassetti e Triennale Milano per la mostra New Craft (Triennale XXI).

Il tema era inventare un nuovo prodotto per un nuovo mercato, così abbiamo applicato i nostri studi al settore della salute materno-infantile e abbiamo brevettato una culla salva-vita per comunità a basso-reddito, partendo dall’Uganda.

Qualora il progetto Kokono decollasse, pensi che creerete una società autonoma partecipata da De-LAB?

Valuteremo anche questa possibilità.

Quali progetti hai per il futuro?

Far crescere De-LAB.

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Federico

Melania Ciaramicoli: Pianeta delle Idee, blog sulla sostenibilità ambientale

Melania Ciaramicoli – Blogger & Attivista sul tema della sostenibilità ambientale.

Oggi, mio caro lettore, ti presento Melania Ciaramicoli, fondatrice e proprietaria del blog Pianeta delle Idee che tratta del tema della sostenibilità ambientale.

Buona lettura!

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Ciao Federico, grazie mille per aver deciso di ospitarmi sul tuo blog.

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 42 anni e sono nata in una cittadina in provincia di Roma.

Nel periodo dell’adolescenza mi sono trasferita insieme alla mia famiglia nelle Marche, regione nella quale vivo tuttora.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono diplomata in maturità artistica – sezione architettura – con attestato di grafica pubblicitaria.

Dopodiché ho intrapreso gli studi universitari nel mondo dei beni culturali laureandomi in Scienze dei Beni Archivistici e Librari.

Che lavoro fai?

In questo momento sto portando avanti un sogno.

Quello di poter trasformare il mio progetto di divulgazione ecologica in un vero e proprio lavoro anche se il percorso non è semplice e scontato.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto l’attuale e che cosa ti hanno insegnato?

Ho fatto varie esperienze lavorative partendo da giovane come operaia in un’azienda di confezionamento di lenticchie, poi, cassiera in un supermercato, addetta vendite in una catena di abbigliamento sportivo, assistente in contesto scolastico.

In età più adulta ho maturato, invece, esperienze in ambito archivistico e di gestione informatizzata dei flussi documentali nel settore pubblico.

Alcuni anni fa ho svolto anche il lavoro di agente di polizia municipale.

Devo dire che ogni esperienza è stata un piccolo/grande tassello di crescita sia professionale che umana.

Rapportarsi con persone di età e culture diverse, in contesti differenti, mi ha aiutata ad ampliare la mia visione della vita stessa.

Come mai ti sei appassionata al tema della sostenibilità ambientale?

Fin da piccola sono sempre stata molto sensibile al tema della tutela della natura e degli animali.

In età adulta ho acquisito anche la consapevolezza di come l’essere umano, ahimè, non rispetti e deturbi gli equilibri di questo meraviglioso ecosistema in cui viviamo.

A fronte di questa conscienza non ho potuto far altro che approfondire sempre di più questa tematica a me cara.

Quando hai iniziato il tuo progetto quale obiettivo ti eri prefissata? Lo hai raggiunto?

Il principale obiettivo che mi ha spinto a intraprendere questo progetto era la mia voglia e la mia necessità di diffondere una maggiore consapevolezza sul rispetto nei confronti dell’ambiente.

E posso dire di averlo sempre raggiunto, giorno dopo giorno, grazie a tutte le belle persone che mi seguono sia sul blog che sui social.

Questa intervista nasce proprio grazie a una di loro: Antonio Nenna.

Quando nasce il tuo blog?

Il blog Pianeta delle Idee nasce vari anni fa in un momento particolare della mia vita.

Avevo terminato da poco una delle mie esperienze lavorative ed ero consapevole che non avrei ritrovato un altro impiego in breve tempo.

Mi sono detta che, invece, di compiangermi potevo occupare il tempo a mia disposizione per coltivare ciò a cui tenevo.

Così ho iniziato a condividere tramite il blog lavori di riciclo creativo antispreco e pillole per una corretta raccolta differenziata.

Da qui è nato, successivamente, tutto il resto.

Che risultati hai ottenuto grazie al tuo blog?

Debbo dire che il mio blog mi regala sempre grandi soddisfazioni sia dal punto di vista della consultazione giornaliera, che si aggira sulle 3000/4000 visualizzazioni, ma soprattutto dal punto di vista della relazione con chi mi segue.

Non c’è mai giorno in cui non sia contattata anche solo per un semplice saluto.

Attraverso il blog sono riuscita a creare un vero e proprio rapporto umano anche se dietro a uno schermo.

Mi ha permesso anche di ottenere varie collaborazioni (sia offline che online) come divulgatrice sui temi di una corretta raccolta differenziata e anche del riciclo creativo.

Tra le tante, cito la collaborazione terminata da poco con il magazine La Stampa sezione Tuttogreen.

Quali altri canali di comunicazione usi per distribuire i tuoi contenuti?

Come altri divulgatori mi piace molto comunicare anche attraverso i social – profilo Instagram, pagina e gruppo Facebook, canale YouTube e profilo personale su LinkedIn – che mi permettono di arrivare prima e in modo immediato a chi frequenta queste piattaforme.

Mi permette anche di farmi conoscere meglio, di creare nuove conoscenze e amicizie con persone che hanno una visione della vita molto affine alla mia.

Mi fa sentire meno sola in questa “battaglia” contro il tempo e contro il cambiamento climatico.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Il progetto più immediato che mi piacerebbe realizzare è quello legato alla pubblicazione del mio primo libro autoprodotto come coautrice con Vincenzo Masullo: “Cura per un Mondo migliore. Agisci, Ricicla“, che è una sorta di piccolo manuale con semplici consigli e spunti di riflessione ambientale ed ecologica.

Attraverso il ricavato della pubblicazione abbiamo intenzione di piantumare nuovi alberi per rendere il libro, esso stesso, un aiuto reale nella lotta contro il cambiamento climatico.

Inoltre, vorrei anche poter rendere il progetto “Pianeta delle Idee” un vero e proprio nuovo lavoro con il quale coinvolgere sempre più persone e rendere tutti noi, a suon di piccoli e semplici eco-consigli, dei consumATTORI più consapevoli e parti attive.

Sono sempre più convinta che, come mi ha suggerito una persona a me cara della community che mi segue (Tatiana), non è dal perfezionismo di pochi che si cambia il mondo ma dall’imperfezioni di molti.

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Federico

I finanziatori non sono polli

Sempre più spesso, durante le mie consulenze telefoniche, via WhatsApp o Skype, mi capita di dover rispondere alla seguente domanda:

“Come posso trovare finanziatori per la mia idea?”.

In tutti questi casi la mia risposta è sempre la stessa:

“Prima dimostra dati alla mano che la tua idea funziona sul mercato e, poi, vedrai che troverai i finanziamenti che ti servono per farla scalare”.

A questa risposta sento che il mio interlocutore rimane perplesso.

Nel suo cervello si fa spazio il seguente pensiero:

“Non ho soldi e Federico mi dice che prima devo realizzare ciò che ho in mente e poi posso sperare di trovare dei finanziamenti? Boh!”.

Certo, che ti dico ciò.

Se vuoi fare l’imprenditore o l’imprenditrice, devi abituarti a lavorare sulle soluzioni non sul problema.

Io dico sempre di pensare in grande.

Non lo nego.

Ma devi partire in piccolo.

Quindi devi trovare il modo di autofinanziare un embrione della tua futura attività che abbia quelle minime caratteristiche funzionali per poter dimostrare che la tua idea sta in piedi.

Se tu non sei disposto a rischiare i tuoi risparmi sulla tua idea, allora non sperare che lo faccia qualcun altro al posto tuo.

Perché dovrebbe?

C’è un’unica eccezione a questa regola.

Si tratta della categoria composta dalle 3 F (family, friends & fools), cioè:

  • i tuoi familiari;
  • i tuoi amici;
  • le persone così appassionate di un settore o un problema da essere disposte a rischiare i propri capitali su progetti che hanno poche possibilità di riuscita.

Ecco, a parte loro, non troverai nessuno disposto a rischiare i suoi soldi su di te e sulle tue competenze.

Prima te lo metti in testa e meglio è.

Tra l’altro i finanziatori non sono polli e quando ti presenti davanti a loro non puoi più avere solo una bella idea buttata giù su Power Point.

Non funziona più così.

Siamo nel 2020 e queste persone vogliono capire il tuo modello di business, leggere i numeri del tuo progetto (pre-analisi finanziaria a due scenari, uno positivo e uno negativo, con proiezione minima a due anni) e sapere per filo e per segno come farai fruttare i loro soldi.

Non sono lì davanti a te per permetterti di finanziare il tuo bel sogno di autoimpiego.

Sono lì per capire come hai intenzione di moltiplicare i loro denari.

Meglio se in stile… “Moltiplicazione dei pani e dei pesci”. 🤩

Tutto il resto per loro non conta.

📌 E quindi se non sai come spenderai i loro soldi al centesimo e quali risultati ti attendi da ogni euro speso, non risulterai per loro interessante.

📌 E quindi se non hai almeno un socio che, qualora ti capiti qualcosa, sia in grado di portare avanti il vostro progetto anche da solo, non risulterai per loro interessante.

Questo è quanto.

Ah, no!

C’è un’ultima cosa.

Se per caso trovi un finaziatore ricordati che ti starà col fiato sul collo per far sì che tu riesca a realizzare ciò che gli hai promesso.

E se fallisci farà di tutto per riavere indietro il suo denaro.

Quindi se sei una persona che non riesce a resistere a questo tipo di stress, fai a meno di andare in giro a chiedere denaro a destra e a manca.

Fatti un favore.

Te lo dico per il tuo bene.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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E ricordati:

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Federico

Daniele Valori: EndlessGames

Daniele Valori – Titolare di EndlessGames

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Daniele Valori, giovane imprenditore digitale, fondatore e titolare di EndlessGames.

Di che cosa si tratta?

Lo scoprirai solo leggendo questo post fino in fondo.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao Federico!

Prima di tutto saluto chi ci sta leggendo e ti ringrazio per questa intervista.

Come sai meglio di me, per chi si mette in gioco fa sempre piacere avere la possibilità di raccontarsi e di raccontare il proprio percorso, nel quale qualcun altro può riconoscersi o al quale può ispirarsi.

Quindi spero sia un’intervista di valore per il lettore, soprattutto se giovanissimo.

Dico giovanissimo perché io ho 20 anni e abito a Cecina, in Toscana.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Quando si è trattato di scegliere la strada da seguire, ero sicuramente troppo acerbo e infatti, sotto l’influenza dei miei genitori, sbagliai completamente strada.

Ho fatto cinque anni di Istituto Tecnico per Geometri (CAT).

Una volta diplomato con il massimo dei voti, ho deciso di raddrizzare il tiro iscrivendomi alla facoltà di Economia aziendale a Pisa.

Nel frattempo, ho svolto comunque il tirocinio previsto per ottenere l’abilitazione all’esercizio della libera professione di geometra e tra un mese ho l’ennesimo esame di Stato.

Se tutto va bene, posso finalmente chiudere questo capitolo della mia vita che mi sta portando via veramente troppe energie e tempo.

Comunque, avevo già iniziato alle superiori il percorso formativo e imprenditoriale che mi ha portato dove sono adesso.

Infatti, la Tesina di Maturità la feci sulle Startup, lasciando a bocca aperta i professori della commissione.

Quali sono state le tue esperienze lavorative, prima di quella attuale, e cosa ti hanno insegnato?

Purtroppo o per fortuna, non ho ancora mai lavorato per realtà che non fossero le mie.

Per rendere più interessante l’intervista, ti racconto una cosa che i miei genitori hanno scoperto non molto tempo fa e che non dovrei andare a dire in giro.

Già dai 14 anni avevo un mio piccolo business, se così possiamo chiamarlo!

Fondamentalmente, esisteva ed esiste tuttora un gioco, Minecraft, all’interno del quale puoi realizzare dei server di gioco dove altri ragazzi possono entrare, talvolta pagando.

Quando sono arrivato a raggiungere cifre troppo alte per la mia età, parlo di circa 500 euro al mese, dopo pochissimo ho interrotto tutto.

Insomma, puoi capir bene che me la sono veramente fatta nelle mutande.

Non era per il guadagno che lo stavo facendo, ma perché mi piaceva veramente tanto plasmare una mia realtà, con un team, dei clienti, etc.

Questa esperienza mi ha insegnato molto, ma sicuramente la competenza di maggior valore è stata la gestione del team.

Senza questa esperienza, probabilmente non avrei scoperto la mia grande passione per l’imprenditoria e per il marketing.

Come hai acquisito le competenze che stai sfruttando nei tuoi attuali progetti imprenditoriali?

Devo fondamentalmente ringraziare una persona che mi ha aperto gli occhi su cosa sia il marketing.

Grazie ad Antonio Nenna ho iniziato un percorso che mi ha allontanato dalla visione più obsoleta della disciplina, che era quella che stavo imparando all’università, per indirizzarmi verso un marketing a risposta diretta molto più strategico e, soprattutto, efficace.

Alcuni libri universitari sarei tentato di spostarli nello scaffale dei libri storici o addirittura fantasy, per evitare che qualcuno li applichi a una PMI e faccia saltare tutto per aria ed era quello che sarebbe successo al mio business, se non avessi conosciuto Antonio.

Da qui ho spiccato il volo e ho iniziato a seguire percorsi formativi avanzati sia online che offline, sviluppando quelli che sono i 4 pilastri di un imprenditore: marketing, copywriting, processi di vendita e gestione finanziaria.

Alla scuola devo oggettivamente ben poco.

È chiaro che poi, avendo a che fare con un team aziendale che sviluppa siti web ed uno che lavora nello sviluppo di videogame, adesso sono anche in grado di programmare qualche riga di codice, nonostante non sia compito mio.

Piuttosto, ho seguito dei corsi sulla SEO molto utili.

Devo dire che ho raccolto, in poco tempo, i primi risultati, quindi sono molto soddisfatto anche di questa competenza.

Che cosa ti ha spinto a crearti un lavoro, invece, che a cercare un posto fisso a tempo indeterminato?

Non voglio farla troppo drammatica.

Sono una persona solare.

Devo, comunque, dire che alcune difficoltà che mi sono trovato ad affrontare in tenera età mi hanno fatto vedere il mondo da una prospettiva diversa.

Diciamo che mi è mancato uno scalino, quello dell’adolescenza.

Son dovuto crescere più velocemente dei miei coetanei per affrontare situazioni critiche in famiglia, ma soprattutto diversità personali che adesso ho imparato a gestire a testa alta davanti agli altri, fondamentalmente sbattendomene.

Ad ogni modo, ho vissuto anni molto bui.

Creare quella mia prima realtà e ciò che ho fatto dopo è stato come plasmare un mondo con le mie mani e quasi isolarmici al suo interno.

Mentre i miei coetanei, magari, ancora giocavano con le figurine in spiaggia oppure uscivano, io preferivo stare alla mia postazione, nel mio mondo e con il mio team.

Una volta scoperta questa mia passione e capito che non me la cavavo poi così male, è chiaro che per me sarebbe molto difficile tornare indietro e andare a fare il dipendente!

Di che cosa ti stai occupando al momento?

Attualmente, ho due progetti imprenditoriali in corso.

Il primo si occupa di sviluppo siti web smart.

Lo definiamo smart per due motivi (che poi sono il nostro posizionamento rispetto alla concorrenza che usa WordPress per creare i suoi siti):

– Il primo è che abbiamo individuato dei linguaggi di programmazione che ci permettono la massima flessibilità di un sito fatto a mano, la velocità di programmazione di un sito prefabbricato e la possibilità per l’imprenditore di modificarlo da un pannello di controllo, lavorando direttamente sull’interfaccia. Ma non solo.

Può modificarlo anche da smartphone.

Quindi, magari, hai pubblicato un articolo del blog, ti accorgi di esserti dimenticato una parte oppure sei in macchina e vuoi correggere degli errori di battitura, prendi l’iPhone, effettui l’accesso al pannello di controllo e modifichi il tutto in pochi minuti.

– Il secondo punto differenziante è il fatto che montiamo tutto sulle infrastrutture di Google, che sono scalabili. Quindi non hai problemi di alcun tipo e paghi in base al traffico di quel mese. Hai la massima potenza dei loro server e la flessibilità dei pagamenti e del traffico.

Lo consiglierei all’INPS per il proprio sito in effetti.

L’altro progetto, invece, è più recente.

Sono tornato nel settore dei videogames che avevo lasciato a 14 anni.

Ho messo su nuovamente un team e, questa volta, stiamo facendo le cose come si deve con le competenze che ho sviluppato, adesso, e senza la paura di fare troppi soldi!

Voglio spendere anche due parole su CecinaVerde, che è un’associazione che ho messo in piedi lo scorso anno sul territorio comunale.

Siamo cittadini che, volontariamente, raccolgono rifiuti dalle spiagge, dalla pineta, dalle strade.

Con questa iniziativa e con l’adozione di un’aquila reale (simbolo della mia attività), a nome del cliente, per ogni sito web che sviluppiamo, sto cercando di fare in modo che l’impatto ambientale dei miei progetti sia sempre inferiore al mio contributo.

Credo che dovremmo farlo tutti.

Come hai validato la tua idea imprenditoriale?

Vorrei soffermarmi sul mio progetto legato al settore dei videogiochi, EndlessGames, visto che è l’ultimo che ho messo in piedi.

Se andate sul sito, trovate termini non tecnici ma molto di nicchia, quindi se capite poco sul posizionamento, è normale.

Sono termini che usa il mio target di riferimento quotidianamente.

Per entrare più nello specifico si tratta di una community e di un server di gioco Minecraft.

Per chi non lo conoscesse, è il videogame più giocato al mondo dal 2011.

In questo caso il modello di business consente ai giocatori di entrare e avere la loro esperienza di gioco gratuitamente.

Ho previsto, poi, dei pacchetti a pagamento e degli abbonamenti per le persone alto-spendenti.

Può sembrare controintuivo far giocare tutti gratis, ma in realtà una volta provato i giocatori capiscono meglio i motivi e i vantaggi dell’acquisto dei pacchetti a pagamento.

Successivamente, lavoro molto su chi spende la prima volta.

Ci sono ragazzi che arrivano a pagare anche migliaia di euro.

Parliamo, poi, di centinaia di giocatori che accedono al gioco ogni giorno.

Quindi migliaia di potenziali clienti al mese che finiscono nelle grinfie del team di assistenza utenti, che altro non è che la squadra di vendita che ho formato.

Basta fare un calcolo al volo per capire le potenzialità di tutto ciò.

A livello di costi fissi siamo bassi.

Parliamo di poche centinaia di euro al mese. Giusto il costo per affittare dei server potenti.

Il sito web e l’infrastruttura sono cose tutte fatte in casa dall’altro mio team.

Poi con il regime forfettario, per adesso, l’imposizione fiscale è contenuta.

I miei competitor diretti italiani, che non hanno competenze di marketing e che lavorano solo sul prodotto, superano talvolta i quattro zeri.

E dietro ci lavorano due o tre persone retribuite. Non di più.

Quindi si parla di cifre importanti nonostante le cose vengano fatte oggettivamente male.

Quale sarà la sua evoluzione futura?

Attualmente, siamo focalizzati e confinati in Italia. Ci sono progetti come il nostro che sono a livello europeo e qui parliamo anche di centinaia di migliaia di giocatori connessi in contemporanea dentro a questi server.

Inutile parlare delle cifre che fanno.

Sono a sei zeri!

La possibilità di ampliarsi restando focalizzati c’è.

Si tratterà di arrivare a posizionarsi come il leader in Italia e, successivamente, muoverci in Europa con tutte le complicanze burocratiche e fiscali del caso, facendo leva sulla nostra leadership e sul nostro posizionamento specifico che già adesso in Europa nessuno ha.

Quali azioni di marketing hai messo in campo per promuoverti e trovare i primi clienti?

L’errore che molti fanno è quello di partire prima e dopo cercare clienti.

Quindi sviluppi tutto. Intanto paghi e dopo che hai lanciato il progetto, attendi che arrivi gente tramite un passaparola sconclusionato e non monitorato.

Io ho fatto l’opposto.

Ma voglio precisare che non c’è niente di geniale in tutto ciò.

Sono le basi.

Ho cominciato a sviluppare e, nel frattempo, ho iniziato a creare questa community, andando per step, iniziando a parlare del problema che il mio target percepiva negli altri server di gioco.

Già con questa mossa ho fatto entrare alcune centinaia di persone dentro ai miei canali Telegram e Instagram (social dove stava il target).

Poi, ho iniziato a lanciare delle brevi clip video, dei teaser di lancio, che mostravano alcune feature del gioco.

Tutto questo fino ad arrivare al trailer finale.

Tramite la comunicazione efficace e il sito fatto bene, la gente poteva percepire la qualità del mio progetto nonostante io non avessi mostrato loro niente di concreto.

Poteva benissimo trattarsi di una cosa fatta male e, però, già spargevano voce che si trattava di un progetto rivoluzionario.

Ho, poi, deciso di mettere in leva i fondatori degli altri progetti italiani su Minecraft, i miei competitor, lanciando una serie di interviste su YouTube dove parlavamo del loro progetto e dove, infine, gli chiedevo cosa ne pensassero del mio.

E questi mi facevano i complimenti.

Chiaramente le loro community di clienti guardavano l’intervista e vedevano me con il nome del mio progetto accanto.

Alla fine del video appariva la preview del mio trailer .

In questo modo ho acquisito tanti clienti.

Sto portando avanti, tuttora, questa rubrica e facciamo centinaia di spettatori connessi a ogni episodio.

E , soprattutto, questi video vengono indicizzati alla perfezione su Google, ogni volta che qualcuno cerca i progetti dei miei concorrenti.

Ho, poi, iniziato a promuovere il lancio della Beta a porte chiuse.

Quindi dovevi preregistrarti e lasciarmi i tuoi dati di contatto (email e cellulare).

Ho fatto delle prevendite per coprire i costi iniziali, con un’offerta speciale e, soprattutto, una garanzia forte.

Questi ragazzi dovevano comprare prima di aver provato.

Quindi gli ho detto che se tutto andava bene, avrebbero avuto accesso a pacchetti che gli altri clienti, in futuro, avrebbero pagato fior fior di quattrini e che, qualora, non fossero stati soddisfatti, entro la prima settimana dall’inizio della prova potevano chiedermi il rimborso completo (tuttora, do questa garanzia ai nuovi clienti).

Infine, sto lavorando molto bene sulla SEO, arrivando ad essere tra i primi 3 risultati di ricerca per le parole chiave usate dai miei potenziali clienti!

Su quali social network sei presente?

Sono presente su Facebook e LinkedIn per quanto riguarda la mia attività professionale, mentre uso Instagram per raccontare la mia vita privata.

E, soprattutto, faccio video su TikTok nel tempo libero. Quelli sono fondamentali.

Ovviamente, sto scherzando!

Come sfrutti i social per promuovere il tuo personal brand, trovare partner, collaboratori e clienti?

Per la parte di personal branding molto male, come puoi verificare di persona.

Purtroppo, non ci sto lavorando a dovere.

Mi sto focalizzando più sulle mie esperienze per, poi, raccontarle sui social a tempo perso.

Per esempio, adesso, a novembre sarò moderatore al Visionary Days di Pavia, metterò qualche foto, magari un breve video ma niente di più.

Anche per la parte di acquisizione clienti, non sto usando i social in maniera organica.

Devo iniziare a trovare anche nuovi collaboratori e dei programmatori per sviluppare i siti web e ricorrerò, sicuramente, a LinkedIn e a Facebook.

Obiettivo 2021: mettere in leva il mio personal brand a dovere sui social. Sicuramente.

Quali risultati hai ottenuto con la tua attività fino ad ora?

Sono molto soddisfatto perché ho fatto un percorso di lancio di un progetto in maniera organica completo, step dopo step, vedendo concretamente l’evoluzione del target, della loro percezione e di tutti i processi di conversione e vendita finale.

Abbiamo già una community di diverse migliaia di persone in pochissime settimane dal lancio.

Pensa che uno dei miei competitor diretti, dopo la sua intervista su YouTube, mi ha contattato e, adesso, mi paga parecchi soldini al mese per occuparmi della parte di marketing e dei processi di vendita della sua attività.

Le prevendite di cui ti ho parlato prima sono andate bene, anche se confesso sono state leggermente inferiori alle mie previsioni.

Ma a parte questa cosa, adesso stiamo scalando bene.

Quanti collaboratori sono coinvolti nei tuoi progetti?

Qui probabilmente ti stupirò, ma tra i miei due progetti in totale sono 30 collaboratori.

I tecnici sono soltanto una dozzina, gli altri si occupano, invece, dell’assistenza utenti e della moderazione, come volontari, mentre giocano.

Non è semplice alla mia età gestire questi numeri non avendo mai avuto un’esperienza simile.

In assoluto questa è la parte che più mi mette in difficoltà.

A dicembre svolgeremo il primo evento interno di networking, formazione e workshop.

Ovviamente, online come ogni cosa che facciamo.

Organizzo anche dei Meet up semestrali dove ci incontriamo di persona per qualche giorno e lavoriamo insieme.

Il lancio di EndlessGames, per esempio, lo abbiamo fatto insieme invadendo casa di mia madre, che tra l’altro ci ha preparato una torta buonissima, sbagliando il nome del brand!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scalare i miei progetti attuali, lavorare meglio sul mio personal brand, migliorare la gestione del team e, soprattutto, scrivere e pubblicare il mio primo libro.

La cosa che maggiormente vorrei fare nel futuro prossimo è partecipare allo sviluppo di un’idea imprenditoriale insieme a qualche altro imprenditore.

Vorrei valorizzare le competenze che ogni giorno affino, mettendole a sistema con qualcuno che abbia molta più esperienza di me, per imparare e sviluppare me stesso.

In fondo sono solo all’inizio!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il falso mito del limite dei 5k

NON SAI QUANDO SCATTA L’OBBLIGO DI APRIRE LA P. IVA? ALLORA, LEGGI QUI PER EVITARE GUAI COL FISCO.

Un falso mito aleggia nelle menti di molti italiani.

Si tratta di una bufala a cui fa comodo credere poiché è rassicurante.

Molti “Soloni” la danno per vera e quando in qualche Community qualche aspirante freelancer chiede cosa deve fare per essere in regola col Fisco visto che è agli inizi della sua carriera professionale e non ha guadagni superiori a qualche centinaio di euro, immancabilmente, commentano: “Non ti preoccupare sotto i € 5.000,00 non hai l’obbligo della P. IVA, ti basta la Prestazione Occasionale“.

Purtroppo, per il malcapitato che ha posto la domanda la risposta giusta è… “Dipende”!

LA PRESTAZIONE OCCASIONALE

La Prestazione Occasionale è uno strumento che lo Stato italiano mette a disposizione di tutti coloro che, di tanto in tanto, svolgono un’attività professionale per un limitato periodo di tempo.

Secondo il Codice Civile, art. 2222: “si può definire lavoratore autonomo occasionale chi si obbliga a compiere, dietro corrispettivo, un’opera o un servizio con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione, né potere di coordinamento del committente ed in via del tutto occasionale”.

Per rispettare la legge, quindi, si deve trattare di una prestazione lavorativa saltuaria caratterizzata dall’assenza di abitualità, professionalità, continuità e coordinazione.

📌 Assenza di abitualità: una Prestazione Occasionale non si può effettuare per lo stesso Committente, per più di una volta l’anno.

📌 Assenza di professionalità: una Prestazione Occasionale non può essere professionale.

Questo strumento fiscale non può essere utilizzato dai Professionisti che hanno l’obbligo di iscriversi agli Albi professionali (avvocati, architetti etc.) o chi presta attività di collaborazione in favore di Associazioni e Società sportive dilettantistiche.

📌 Assenza di continuità: ogni singola Prestazione Occasionale non può durare più di 30 giorni per Committente.

Inoltre, svolgere, più volte durante l’anno, lo stesso tipo di prestazione lavorativa farà sì che questa non sarà più ritenuta Occasionale.

E farà scattare l’obbligo di aprire la P. IVA.

📌 Assenza di coordinazione: la Prestazione Occasionale dovrà essere svolta in modo autonomo.

Il Committente non può in alcun modo coordinare il lavoro del lavoratore autonomo e questo lavoro non dovrà essere parte del ciclo di produzione del Committente stesso.

📌 Come vedi la legge non parla di nessun limite di € 5.000,00 all’anno.

ALCUNI ESEMPI

Esempio n. 1: a un aspirante copywriter un’azienda commissiona un lavoro, una tantum, del valore di € 8.000,00, per una durata di 20 giorni.

In questo caso egli potrà usare la Prestazione Occasionale e non avrà l’obbligo di aprire P. IVA.

Esempio n. 2: al medesimo aspirante copywriter viene commissionato un lavoro con cadenza mensile per 2 giorni al mese in cambio di € 100,00 al mese.In totale € 1.200,00 all’anno.

In questo caso scatta l’obbligo di aprire la P. IVA.

 VIETATO PUBBLICIZZARSI 

Chi utilizza la Prestazione Occasionale non può fare pubblicità per promuovere la sua attività lavorativa.

Non può, quindi, utilizzare:

  • Biglietti da visita
  • Volantini
  • Pubblicità su giornali, radio, TV o Social Network
  • Sito web

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Ferdinando Bonsegna: Collabfor.it

Ferdinando Bonsegna – Collabfor.it

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa nuova intervista ti presento Ferdinando Bonsegna, giovane talentuoso startupper, che sta lanciando un ambizioso progetto denominato Collabfor.it che potrebbe rivoluzionare il mondo del coworking.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 22 anni e vivo a Mortara in provincia di Pavia.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Alle superiori ho fatto il liceo scientifico. Dopodiché mi sono iscritto alla facoltà di Economia ma non l’ho completata.

Attualmente, frequento corsi online di varie università in giro per il mondo e ho preso parte al programma InnoVentureLab tenuto da Università Bocconi, Politecnico di Milano e Politecnico di Torino.

Credo fermamente nella formazione, ma non in quella tradizionale che ha come unico obiettivo quello di ottenere un pezzo di carta con la promessa di un posto fisso.

Preferisco andare controcorrente, formarmi in modo diverso, in modo pratico e su quello che, realmente, mi può servire.

Come hai scoperto il mondo delle startup?

Da piccolo volevo fare l’inventore e vivere delle mie idee.

La scoperta del mondo delle startup è stata una diretta conseguenza del seguire i miei valori e il mio credo.

Potrei dire che non l’ho propriamente ‘scoperto‘.

Più che altro ho capito che si chiamava in quel modo.

Già alle scuole medie ero solito creare circuiti elettrici, siti web, i miei progetti; approfondire le ultime scoperte tecnologiche, le nuove innovazioni portate dalle imprese e leggere le storie dei grandi personaggi del mondo del business.

Durante i primi anni delle superiori, la mia preside, la quale ringrazio pubblicamente, Tina Gesmundo, mi fece partecipare a un programma per startup, a livello nazionale, organizzato da Aulab (una delle realtà, a mio parere, più belle e stimolanti di Bari, in ambito imprenditoriale) dove col mio team conquistammo il primo posto.

Da quel momento in poi ho partecipato a numerose altre competizioni dedicate al mondo delle startup e ho anche partecipato all’organizzazione di alcune di esse.

Facevo startup ancora prima che la parola fosse largamente diffusa in Italia e rappresenta in pieno quelli che sono i miei interessi e la mia vocazione.

A quali progetti hai partecipato o hai dato vita fino ad oggi?

Di progetti ne ho realizzati tanti.

Molti dei quali ho abbandonato nel corso del tempo, vista la mia incompleta formazione scolastica e anche la mia troppo giovane età (parlo del periodo compreso tra i 14 -18 anni).

Però i progetti più rilevanti a cui ho dato vita nel corso del tempo sono stati:

  • Biciclette che passione: blog che raccontava tutte le meccaniche di una bicicletta, i vari modelli, la storia, i metodi per aggiustarle ecc.
  • From Italian To Lis: il progetto con cui ho vinto la mia prima competizione nazionale e altre a seguire.
  • Bonsegna web service: sito gestito da me e mio padre dedicato alla consulenza per PMI e strategie di business.
  • Stoofer: Intranet Aziendale in Cloud, una delle esperienze più formative della mia vita data la difficoltà nel creare la piattaforma.
  • Motivaction Podcast: podcast sulla motivazione e imprenditoria.
  • Collabfor.it: il mio progetto attuale, che corona tutto il percorso fatto nella mia vita. Punta a radunare le menti imprenditoriali che scriveranno la storia del futuro, portando un cambiamento positivo nel mondo.

Che cosa hai imparato da tutte queste esperienze lavorative e quali competenze hai acquisito?

Nel corso degli anni ho davvero imparato di tutto.

Ho sempre dovuto imparare qualsiasi cosa mi servisse per sbloccare la strada per raggiungere i miei obiettivi.

Posso dire di aver imparato tutto quello che so per semplice sopravvivenza.

Non avendo nessuno a cui chiedere e tantomeno le finanze necessarie per chiedere numerose cosulenze in giro, ho sempre dovuto imparare tutto da autodidatta.

Quasi tutto quello che so l’ho imparato così.

Le mie competenze fondamentali riguardano la programmazione web, la grafica, la creazione di modelli di business, il marketing e l’inventiva.

Tutte le soft skills che mi caratterizzano sono gli elementi di contorno a tutte le aree sopra citate.

Sono tante, molte delle quali scopro di averle solo quando qualcuno me le chiede direttamente, ma fanno parte di chi sono.

Tendo a imparare quello di cui ho bisogno, senza farmi troppe domande.

Posso dire che alcune di queste sono:

  • saper comunicare con la gente adeguandomi al tono di voce della chiacchierata;
  • affrontare le difficoltà. Ormai ci vado insieme a letto, fanno parte della mia quotidianità e rappresentano la mia fonte primaria di formazione e progresso;
  • fissare e raggiungere gli obiettivi. E attenzione, attenzione: l’adorato Problem Solving. Non lo dico tanto per dire, ma risolvere problemi inaspettati è quello che fra tutti mi dà la carica maggiore!

Cosa ti ha spinto a creare Collabfor.it e che obiettivo ti poni di raggiungere con questo progetto?

Collabfor.it è il progetto che riassume i miei interessi e la mia filosofia di vita.

Non molto tempo fa, mi sono fatto questa domanda: “Cosa mi caratterizza?“.

La risposta fu: “L’ambizione di voler contribuire al progresso dell’umanità. Non importa se con un progetto grande o piccolo, lasciando un impronta nella storia o meno, ma voglio dare il mio contributo a favore di una causa più grande di me“.

Collabfor.it nasce da questa risposta.

Il mio obiettivo è quello di radunare le migliori menti che vogliono contribuire a scrivere la storia di un futuro migliore.

Un luogo di aggregazione dove queste menti possano conoscersi, stringere nuove collaborazioni, dar vita a nuove idee e realizzare le loro idee imprenditoriali insieme all’aiuto dei nostri Mentor.

Non siamo un incubatore né un acceleratore.

Siamo un luogo di convivenza nel quale vive la massima espressione dello spirito imprenditoriale.

Siamo anche il primo coworking online in Italia.

Chi sono i Mentor di Collabfor.it e che importanza hanno all’interno del tuo progetto?

I Mentor li potete trovare tutti sul sito:

https://www.collabfor.it/tutti_mentor.php

sono uomini e donne di differenti professioni, varia età e provenienza.

Sono figure di riferimento nei loro mercati o aspiranti tali.

I Mentor sono uno dei tasselli fondamentali di tutto il progetto.

Tutti concordiamo nel dire che, almeno, un punto di vista esterno sia sempre necessario.

Sono coloro che aiutando il loro prossimo, rendono possibile il cambiamento positivo del mondo dei vari progetti ospitati.

Sono coloro che guidano i progetti verso la risoluzione di eventuali problemi e suggeriscono nuove opportunità.

Ma non sono solo questo.

Infatti, sono i primi sostenitori della filosofia del mio Brand e mi aiutano a realizzarlo.

A loro devo tanto, non solo per quello in cui mi hanno aiutato, ma anche per quello che mi hanno insegnato.

Che cos’è per te il fallimento e che ruolo gli assegni nel tuo percorso di crescita professionale?

Ah,ah,ah!

Il fallimento per me è la chiave di tutto e la cosa più bella del mondo.

Il fallimento è l’arma a doppio taglio per eccellenza.

Allontana i principianti e valorizza i veterani.

Altro non è che la tappa obbligatoria di ogni singolo progetto.

Ed è quello a cui dovremmo fare la preghiera la sera affinché accada.

Se c’è una cosa di cui dovremmo aver paura, non è di colui che si fa bello sui social, sfoggiando abiti di lusso e cene nei ristoranti stellati, ma di colui che sta zitto nella sua cameretta a collezionare fallimenti dopo fallimenti.

Perché sarà lui che, prima o poi, lascerà tutti indietro facendo terra bruciata attorno a sé.

Bisogna tenersi ben strette queste persone perché sono coloro che in silenzio fanno muovere il sistema economico e che danno l’illusione a coloro che ostentano il benessere di essere i padroni del mondo.

E poi ci sono io 😉 che sui social ostento i miei fallimenti, le mie decine di ore a lavorare, le mie fatiche, gli screenshot delle pagine di libri che leggo e incito il prossimo a fare lo stesso.

“Come mai?“, ti starai chiedendo.

Semplice, così quando riuscirò a raggiungere i miei obiettivi e tutti mi diranno le solite frasi “fortunato lui; il solito raccomandato; aveva i soldi etc.“, avrò una galleria di insuccessi, disgrazie e fatiche da mostrare e con cui controbattere.

Anche in questo caso, il mio obiettivo è spingere il prossimo a darsi da fare.

Ma per ora, neanche una persona ha deciso di farlo e questo la dice lunga.

Quali progetti hai per il futuro?

Ardua domanda a cui rispondere…

Nel giro di 7 anni ho realizzato tutti i progetti precedentemente elencati, organizzato decine di eventi e fallito innumerevoli volte.

Se qualcuno mi chiedesse: “Dove ti vedi tra 10 anni?“, io risponderei: “E chi lo sa?“.

Per me è impossibile dirlo, semplicemente perché non ho ancora concluso i miei primi 10 anni nel mondo del lavoro.

Inoltre, sono uno che crea tantissime cose in continuazione e ne tiene sotto controllo poche ma buone.

Uno dei campi che mi affascina da sempre e che, attualmente, sto approfondendo è quello aerospaziale.

Mi sto informando su cosa serve per diventare un astronauta, su come sono fatti i razzi e i corpi celesti, e sulle dinamiche spaziali.

Una cosa è certa, magari, non andrò su Marte ma aiuterò altri ad andarci.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Built to Sell

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro, in lingua inglese, che ho letto di recente: Built to Sell di John Warrillow.

Un libro la cui lettura consiglio a tutti gli aspiranti imprenditori e a tutti coloro che sono titolari di una piccola impresa.

Il concetto attorno a cui ruota questo testo, che si presenta sotto forma di business novel (storia romanzata, n.d.r.), è che ogni business deve essere costruito per essere vendibile a un’azienda più grossa.


Non sempre ciò avverrà, infatti, può accadere che il titolare dell’azienda sia così innamorato di ciò che fa da non volersene disfare.

Però, avere un’attività organizzata secondo i principi presentati da John Warrillow, imprenditore seriale con al suo attivo la vendita di 4 aziende, a mio avviso, oltre alla vendita del proprio business, facilita anche il passaggio generazionale.

A proposito di… Built to Sell

Alex Stapleton, è il titolare di una marketing agency che opera a livello locale e non è verticalizzata su di un unico prodotto ma fa un po’ di tutto pur di lavorare (ti ricorda qualcosa questo modo di agire, vero?).


La sua agenzia dipende, totalmente, da lui poiché i clienti vedono in Alex il referente ultimo a cui rivolgersi per ogni cosa visto che il protagonista li ha abituati così.


Il suo business va abbastanza bene ma giacché si fa pagare solamente al momento della consegna del lavoro non ha un flusso di casa positivo e la sua banca gli sta sempre con il fiato sul collo.

Questo comporta che Alex debba perdere un sacco di tempo in incontri e telefonate con l’impiegata di banca che lo segue.


Da ultimo, la sua attività dipende per la maggior parte dei suoi incassi da un unico grosso cliente e il suo team è composto da elementi mediocri.


Stufo di vivere sempre di corsa e di non potersi godere la famiglia, un giorno decide di rivolgersi a un suo caro amico, Ted Gordon, imprenditore seriale, per chiedergli qualche consiglio sulla strada da intraprendere per vendere la propria attività.


Ted accetta di fargli da mentore e stabiliscono di vedersi tutti i martedì mattina alle 09:00 per discutere dei vari passi da seguire per rendere l’azienda di Alex vendibile al miglior offerente.


A questo punto… non ti spoilero più nulla poiché il libro merita di essere letto e studiato.


Ti basti sapere che alla fine del testo vengono riassunti e approfonditi, tramite riferimenti diretti all’esperienza dell’autore, gli 8 step di cui si compone il metodo di John Warrillow per creare un’azienda che possa essere venduta facilmente a un potenziale acquirente.


Inoltre, sono riepilogati tutti i 17 tip che Ted da ad Alex.

E che si tratta di consigli facilmente applicabili in Italia.

Conclusioni

Questo è un libro per imprenditori o aspiranti tali.


Non è un libro adatto agli startupper poiché l’obiettivo di una startup è quello di crescere velocemente sul mercato e per far ciò brucia capitali a go go per diventarne leader e poi replicare il proprio modello di business in altre nazioni.


Tra i consigli che ho trovato più interessanti ci sono:

  • I tuoi clienti non devono incidere sul tuo fatturato per più del 15%. Avere un cliente principale da cui dipendere ti mette sempre in una posizione svantaggiosa.

  • Specializzati e crea un processo che renda i tuoi servizi un “prodotto standardizzato”.

  • Genera sempre un flusso di cassa positivo facendoti pagare il tuo lavoro tutto in anticipo e se ciò non è possibile lega i pagamenti allo stato di avanzamento dei lavori.

* * *

Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente. Reinventati. Fai la differenza!

Federico

Daredevil

L’altra sera su Rai4 hanno mandato in onda la prima puntata della serie Netflix su Daredevil, il noto personaggio della Marvel.


Ora, ti starai chiedendo cosa c’entra tutto ciò con i temi trattati in questo blog.

Beh, se hai un po’ di pazienza te lo rivelo.

Ma prima di entrare nel vivo dell’argomento di cui sopra permettimi di presentarmi.

Mi chiamo Federico Chigbuh Gasparini e sono un Business Designer Freelance.


La mia attività consiste, principalmente, nel realizzare strategie e modelli di business che hanno come obiettivo quello di lanciare oppure rilanciare, attraverso un approccio “marketing first“, i personal o gli unpersonal Brand dei miei clienti.


Ciò detto, torniamo a bomba all’argomento di questo post.

Daredevil

Le scene iniziali di questa prima puntata sono, a mio avviso, un’ottima spiegazione di come ci si differenzia in un mercato già saturo di concorrenti e di come fare marketing in fase di avviamento del proprio business.

L’idea differenziante

Scena:

Il protagonista l’avv. Matt Murdock e il suo socio l’avv. Foggy Nelson sono in compagnia di una bella agente immobiliare che gli mostra l’immobile che poi diventerà la sede del loro studio legale.

La donna chiede loro che tipo di studio legale hanno intenzione di aprire.

E Matt risponde: “Uno studio legale che difenda solo gli innocenti” (specializzazione che squalifica tutte le altre tipologie di clienti e rende lo studio legale Murdock & Nelson veramente differente, n.d.r.).


Foggy replica subito dicendo che su questo specifico punto non è d’accordo col suo socio poiché essendo un fautore dell’habeas corpus ritiene che tutti siano innocenti fino a che una giuria non stabilisca il contrario (posizionamento che hanno tutti gli altri studi legali, n.d.r.).


Apprendimento:


La nostra idea differenziante deve farci risaltare immediatamente rispetto ai concorrenti presenti nella nostra nicchia di mercato e questa differenza deve essere facilmente compresa da tutti.

Il marketing in fase di avviamento

Scena:


L’avv. Nelson incontra un suo conoscente che lavora in polizia e gli chiede di segnalargli dei potenziali clienti per il suo nuovo studio legale e per agevolare la cosa porta un omaggio per sua madre.


Apprendimento:


Per trovare i nostri primi clienti è cosa buona e giusta analizzare bene le nostre cerchie di amici e parenti.


Dopodiché ci si rivolgerà solo a coloro che per il tipo lavoro o per la posizione occupata nella comunità in cui vivono possono effettivamente metterci in contatto con chi potrebbe avere bisogno del nostro prodotto o servizio.


Infine, per convincere il nostro interlocutore ad aiutarci sul serio e non solo a parole è utile sfruttare il principio di reciprocità donandogli qualcosa (Robert Cialdini nel suo libro “Le armi della persuasione” ben descrive il meccanismo psicologico alla base di questo principio, n.d.r.).

Scena:

Gli avv. Murdock e Nelson siedono di fronte al loro primo potenziale cliente.
Si tratta di una ragazza innocente accusata di un omicidio che non ha commesso.


Con assoluta trasparenza le dicono che lei sarebbe la loro prima cliente e che non hanno esperienza ma sono la sua unica possibilità per uscire dal carcere (soluzione di un problema molto sentito che spinge a mettere mano al portafoglio, n.d.r).

La ragazza, con altrettanta onestà, dice loro che non può pagare.


Mentre l’avv. Nelson vorrebbe rifiutare il caso il suo socio lo accetta senza esitazione (risolvere il problema di un cliente anche se gratis fa acquisire esperienza e una testimonianza spendibile sul mercato di riferimento, n.d.r.).


Apprendimento:


Lavorare gratis oppure fornire un prodotto o servizio gratuitamente non piace a nessuno ma si tratta di un investimento sul lungo periodo.


Infatti, si acquisisce esperienza rispetto alla nicchia di mercato a cui ci si rivolge, si testa il proprio prodotto o servizio e la soddisfazione del cliente di fronte alla nostra promessa di valore, si portano a casa un case study e una testimonianza utili per acquisire clienti paganti.

* * *

Con questo è tutto, mio caro lettore!

Ora, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici.

Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente. Reinventati. Fai la differenza!

Federico