Come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro

Se anche tu, mio caro lettore, come molti altri italiani hai deciso che questo è il momento giusto per lanciare il tuo nuovo business; allora, molto probabilmente, ti starai chiedendo come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro.

Ovviamente, il rischio d’impresa non potrà mai essere pari a zero. Però, ci sono delle strategie che ti permettono di ridurre al minimo le possibilità di fallire.

Una di queste si basa sul sapiente utilizzo di uno strumento: il sondaggio, che ti viene in soccorso quando non hai abbastanza risorse economiche per far svolgere una ricerca di mercato da un’agenzia specializzata o da un freelancer esperto del settore.

Gli obiettivi del tuo questionario dovranno essere:

  • la definizione del contesto di mercato in cui andrai a operare;

  • l’identificazione del tuo target;

  • la segmentazione del tuo pubblico nelle varie tipologie di clienti;

  • l’individuazione del linguaggio da utilizzare per comunicare coi tuoi potenziali clienti e dei canali di comunicazione per raggiungerli;

  • l’individuazione dei canali distributivi attraverso cui il tuo prodotto o servizio raggiungerà la tua clientela;

  • l’identificazione degli elementi utili per stabilire il giusto pricing;

  • la definizione delle caratteristiche necessarie per creare il tuo brand positioning.

In questo post ti spiegherò passo dopo passo come creo e diffondo un questionario, e come analizzo le risposte ottenute in modo che tu possa replicare la mia strategia.

Partiamo!!!

PERCHE’  CREARE UN SONDAGGIO

La maggior parte di coloro che aprono una nuova attività sono convinti di sapere esattamente che cosa vogliono i loro clienti e su questo basano il loro modello di business e il loro business plan.

Dopo un po’ di tempo, però, scoprono una realtà ben diversa e, allora, sono dolori.

Gli affari non vanno come sperato e si dà la colpa ai clienti che non capiscono la qualità del prodotto o del servizio oppure alla crisi, invece, di assumersi le proprie responsabilità e ammettere di avere fatto il passo più lungo della gamba.

Coloro che, al contrario, si mantengono umili sanno benissimo che per prosperare nel mondo del business bisogna capire cosa vuole veramente il cliente, il linguaggio che usa, dove trovarlo e, soprattutto, come e quando contattarlo.

Per ottenere tutte queste informazioni il sondaggio è uno strumento eccezionale che ti evita di fare salti nel buio.

Infatti, quello che imparerai dai tuoi clienti attuali e da quelli potenziali ti permetterà di costruire il tuo prodotto o servizio sulla base dei loro feedback.

In questo modo riduci al minimo i tuoi rischi finanziari.

Tra l’altro questa strategia può essere usata in ogni settore.

Pensa quale marea di informazioni, ad esempio, una pizzeria d’asporto di nuova apertura potrebbe ottenere dai clienti in attesa di ritirare la loro ordinazione.

Oppure, una lavanderia automatica da coloro che attendono di ritirare il bucato.

Tutti dati utili per creare nuovi servizi o per migliorare quelli già in essere.

COME CREARE UN SONDAGGIO

Ci sono vari modi per creare un sondaggio. Quello che prediligo, attualmente, è il metodo ideato da Ryan Levesque, The Ask Method.

A cui, a volte, a seconda delle situazioni applico delle varianti di mia invenzione.

Prima di strutturare le domande stabilisco l’obiettivo o gli obiettivi che voglio raggiungere con la mia indagine.

Ad esempio, il questionario potrebbe avere lo scopo di raccogliere gli indirizzi email di futuri potenziali clienti da inserire nella mia mailing list oppure quello di capire il linguaggio usato dalla potenziale clientela per migliorare il mio modo di comunicare con essa.

La prima domanda che pongo agli intervistati attraverso il modulo di Google (questo è lo strumento che uso di solito, n.d.r.) è la più importante, deve essere a risposta aperta e deve essere accompagnata dall’invito all’intervistato a scrivere il più possibile.

Infatti, più uno scrive, più significa che sente molto forte il problema che lo assilla.

Il testo della domanda n. 1 deve, sempre, essere il seguente:

“Qual è il più grande problema/ostacolo [la più grande sfida] che stai affrontando, attualmente, … ?”.

Se vuoi renderti conto di come costruisco un sondaggio per avere ben chiaro ogni passaggio, visita il questionario che ho sviluppato, di recente, per un progetto, che sto lanciando assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi, dedicato a chi come te ha intenzione di aprire un nuovo business.

Lo trovi in fondo alla pagina Prenota il tuo Freemeet.

Se, invece, ti stai chiedendo il perché mi soffermo sui problemi delle persone e non chiedo loro, per esempio, che cosa desiderano, eccoti servita la mia risposta:

  • tutti noi abbiamo bene in mente ciò che non vogliamo mentre quello che desideriamo, se ci fai caso, è sempre molto vago.

Le domande successive alla prima mi servono per segmentare il mio pubblico e quindi saranno, per la maggior parte, a risposta chiusa.

Infatti, cerco di capire se il mio target è composto più da uomini o più da donne, la fascia d’età che maggiormente sente il problema indicato nella prima domanda e tutto quello che mi può essere utile per creare un effetto specchio.

Le informazioni che raccoglierò mi serviranno per modulare le mie successive offerte e la mia comunicazione.

Il mio potenziale cliente dovrà esclamare quando incapperà in un mio contenuto:

“Wow! Questo è proprio quello che sto vivendo in questo momento. Sembra quasi che mi abbia letto nel pensiero. Fammi dare un’occhiata alla soluzione che mi propone”.

Nell’ultima parte del sondaggio chiedo sempre le informazioni di contatto: nome, cognome, email (obbligatori) e numero di telefono/Skype ID (Facoltativo).

Quest’ultimo elemento è molto importante in quanto chi lascia il numero di telefono o il suo Skype ID statisticamente mostra una propensione maggiore ad acquistare i prodotti o servizi che, successivamente, gli vengono proposti.

Per questo motivo lascio libero l’intervistato di darmi questo dato.

UN ESEMPIO CONCRETO

Mettiamo il caso che io sia il titolare di una lavanderia automatica a gettoni desideroso di aumentare il fatturato della mia attività.

Per farlo dovrei sapere qualcosa di più sui miei attuali clienti in modo da creare un’offerta che li spinga ad acquistare di più i miei servizi.

In una situazione del genere strutturerei un questionario con l’obiettivo di capire:

  • qual è il problema principale che incontrano nell’utilizzare il mio servizio di lavanderia;

  • chi sono i miei clienti abituali (turisti, studenti, cittadini extracomunitari etc.);

  • cosa li spinge a utilizzare il mio servizio;

  • se sono più uomini o più donne;

  • quante volte utilizzano il mio servizio in un mese e in che fascia oraria;

  • le fascie di età dei miei clienti.

Per invogliare i clienti a compilare il sondaggio darei in cambio un buono sconto valido per un lavaggio.

Costruirei, inoltre, una landing page apposita dove far atterrare il mio cliente per catturare il suo indirizzo email.

In pratica per ottenere il coupon il cliente dovrebbe accedere al sito lasciare: Nome, Cognome e il suo migliore indirizzo email.

A questo punto gli invierei una mail col link al sondaggio.

Una volta completato il questionario gli spedirei una seconda mail, di ringraziamento, col codice sconto valido per un lavaggio.

Tutta questa strategia, oltre a farmi conoscere meglio il mio target, mi permetterebbe di raccogliere gli indirizzi mail dei miei clienti che potrei sfruttare per fare lead nurturing.

Ciò è la dimostrazione di quanto questo strumento sia versatile e possa permetterci di raggiungere un obiettivo primario (la conoscenza della clientela in vista della creazione di un servizio di upsell o downsell oppure cross-sell) e un obiettivo secondario (la mail del cliente per aumentare il suo Life Customer Value).

DOVE DIFFONDERE IL SONDAGGIO

Per essere un test statisticamente significativo al questionario dovranno partecipare almeno 100 persone.

Per questo motivo bisognerà lasciarlo online almeno 90 giorni e sfruttare i social per diffonderlo.

Il social che più si presta a questa attività è senz’altro Facebook.

Infatti, i suoi gruppi tematici sono l’ambiente ideale per diffondere un questionario.

Attenzione, però, non in tutti i gruppi è permesso postare sondaggi.

Quindi ti consiglio di leggere sempre attentamente i loro regolamenti oppure di chiedere al suo amministratore l’autorizzazione.

Anche la tua mailing list, se in linea con l’argomento del sondaggio, può essere sfruttata per raccogliere le informazioni che ti interessano.

Un’altra possibilità è quella di creare un’apposita landing page su cui mandare del traffico sponsorizzato.

In quest’ultimo caso potrai prevedere di dare una piccola ricompensa a tutti coloro che termineranno il questionario in modo da incentivarli a farlo.

LO SCORE

Una volta raccolte tutte le risposte, solitamente, creo un file Excel su Drive (con il modulo Google è un gioco da ragazzi; infatti, basta cliccare sull’apposito bottone verde presente nel modulo dove sono raccolte le risposte per esportarle con tutte le relative domande su di un foglio di calcolo, n.d.r.) allo scopo di elaborare uno score che mi permetta di individuare le risposte più significative da analizzare per trarne i dati idonei a farmi raggiungere i miei obiettivi.

Per prima cosa nella riga n. 1, dopo l’ultima delle domande importate, creo le colonne Lunghezza, Moltiplicatore e Score, che mi serviranno per assegnare un punteggio a ogni utente che ha terminato il sondaggio.

Più è alto il punteggio, più l’intervistato sarà preso come punto di riferimento per le successive analisi dei dati.

Score

Score

Per ottenere i numeri che vedi nell’immagine qui sopra uso le seguenti formule:

Lunghezza

=LUNGHEZZA(B2)

Una volta salvata la formula in una casella ti basterà trascinarla lungo tutta la colonna per applicarla a tutte le caselle e sapere quanti caratteri sono stati utilizzati da ciascun intervistato per rispondere alla prima domanda.

Moltiplicatore

=SE(AC2=” ” ; 1 ; 1,5)

Questa formula permette di assegnare un punteggio di 1,5 a chi lascia il numero di telefono o lo Skype ID e di 1 a chi lascia la casella vuota.

Anche in questo caso la formula potrà essere applicata a tutta la colonna del Moltiplicatore semplicemente trascinandola.

Score

=AF2*AG2

Questa formula calcola il punteggio da assegnare a ogni intervistato.

Ovviamente, trascinandola per tutta la colonna Score l’applicherai a tutte le caselle che compongono la suddetta.

CONCLUSIONI

Se vuoi capire come aprire un’attività senza perdere tempo e denaro, puoi sfruttare lo strumento del sondaggio seguendo la metodologia Ask.

Questo ti permetterà di entrare nella testa del tuo potenziale cliente e carpirne:

  • informazioni utili per sviluppare il tuo prodotto o servizio oppure per innovare il tuo processo;

  • il linguaggio utile per comunicare al meglio col proprio target;

  • i canali più utili per raggiungere il proprio pubblico con i messaggi desiderati;

  • e molto altro ancora.

Una volta raccolte tutte le risposte dovrai semplicemente riportarle su di un foglio di Excel in modo da poter attribuire a ogni intervistato un punteggio.

Questo ti permetterà di analizzare solo le risposte più significative, cioè quelle con lo score più alto.

Se hai ancora qualche dubbio, qui trovi un esempio di questionario che assieme al mio amico e socio Mauro Manfredi ho realizzato per le attività in via d’apertura.

Per ulteriori chiarimenti lascia un commento qui sotto. Sarà mia premura risponderti il più presto possibile.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

Infine, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, condividi questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Marcello Ricci: Professione Burattinaio

Oggi, mio caro lettore, ti presento Marcello Ricci, commerciante ambulante con la passione per i burattini, che sta cercando di trasformare nella sua attività principale.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 46 anni vivo a Milano ma sono nato in provincia di Bergamo.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Ho un diploma in ragioneria e con grande rammarico non ho mai finito la facoltà di Pedagogia.

Qual è la tua attività lavorativa principale?

Gestisco un’attività ambulante insieme a due dei miei tre fratelli ma il mio apporto è pressoché un part time agevolato.

Come nasce la tua passione per i burattini?

In realtà il primo spettacolo lo vidi al mio paese nella bassa bergamasca in una sera di primavera verso la fine degli anni ‘70 e ne rimasi colpito, provai un senso di piacevole malinconia.

Un burattinaio girovago montava il teatrino all’interno di un piccolo tendone di un circo. Era un mondo e un modo di fruire gli spettacoli che stava scomparendo.

La televisione era un baluardo in tutti salotti d’Italia e io ero molto affascinato dai cartoni animati giapponesi, il mio preferito era Goldrake.

Ma dovetti aspettare venticinque anni per intuire che quella poteva essere la mia strada.

Hai frequentato qualche scuola teatrale per acquisire le tue competenze?

Per quanto riguarda i burattini in Italia, uno dei paesi al mondo con maggiore tradizione, non abbiamo ancora una scuola o addirittura un’università dove imparare il mestiere che una volta veniva tramandato di padre in figlio e ognuno si arrangia formandosi come può.

Per me sono stati fondamentali alcuni incontri che il comune di Silvano d’Orba, in provincia di Alessandria, promosse per anni invitando operatori del teatro di figura a presentare il proprio lavoro e donando il loro know how culturale e artistico a giovani aspiranti burattinai, educatori, animatori insegnanti.

Tonino Murru della compagnia Is Maschereddas di Cagliari durante un seminario di una settimana sulle colline di Cesena è il burattinaio che mi ha insegnato l’ABC dell’animazione dei burattini.

Continui a formarti?

Sono un prode sostenitore della formazione continua ma ora più che seguire corsi preferisco tentare di mettere in pratica le molte nozioni apprese.

Il mio percorso è stato ed è tuttora variegato.

Mi sono formato coma attore, mimo, clown, giocoliere, mago per bambini attraverso scuole, corsi, workshop più o meno lunghi, ma elencarli tutti sarebbe tedioso e questo insieme al mio lavoro di ambulante mi succhia energie.

Comunque, andare a vedere spettacoli, film, mostre, respirare bellezza, in genere è un modo per alimentare l’anima nutrire la creatività ed è da considerarsi formazione.

Come e quando hai iniziato a fare il burattinaio?

Da piccolo avrei voluto fare il liceo artistico ma per comodità scelsi un’altra strada.

Per anni ho lavorato solo come venditore ambulante continuando a dare sporadici esami in facoltà.

Alla morte di mio padre attore dialettale di talento decisi di iscrivermi, a Milano, a una scuola biennale di avviamento alla recitazione.

Finii, quasi senza accorgermi, col diventare membro di una nuova compagnia di teatro semiprofessionistica.

Una sera prima di una replica dell’Amleto ebbi il terrore di entrare in scena.

Era il segnale che non ero fatto per quel tipo di teatro di prosa per me troppo impegnativo e emotivamente dispendioso ma la voglia di fare, di creare e di non buttare gli anni dedicati da allievo al teatro con uno slancio resiliente mi condussero all’ormai defunta Civica Scuola d’Animazione Psicopedagogica di Milano.

Lì incontrai Damiano Giambelli, un burattinaio musicista, storico collaboratore della compagnia americana Bred and Puppet da cui appresi le tecniche per costruire pupazzi e burattini.

Successivamente, con due amici della scuola, Alessandro Guglielmi e Mario Smedile, fondammo una compagnia I ladri di cartapesta.

Mettemmo in piedi un paio di animazioni e uno spettacolo, ma il nostro sogno si frantumò quasi subito ed ognuno prese la propria strada.

Che cos’è che ti piace di più della tua attività di burattinaio?

Mi piace la dimensione artigianale in cui un artista deve sapere fare un po’ di tutto e non è sicuramente il mio caso visto che non ho una grande manualità e mi faccio spesso aiutare.

Ma molti burattinai sono scultori, sarti, elettricisti, falegnami, attori, promotori dei loro spettacoli.

Mi piace la ritualità del montare il teatrino.

Mi piace raggiungere piccoli borghi sperduti dove il nostro arrivo è ancora un evento condiviso dalla comunità e pieno di aspettative.

Mi piace, nelle sere d’estate, vedere i bambini che timidamente si avvicinano incuriositi o si siedono, in attesa, molte ore prima dello spettacolo in metafisiche piazze che sarebbero piaciute a De Chirico e mi piace sapere che il mio e il nostro è un mestiere antico e prima di noi molti colleghi nei secoli hanno battuto le stesse strade con mezzi diversi: a piedi a dorso di un mulo o con un vecchio furgone scassato.

Lavori da solo o collabori con altri artisti?

Lavoro, prevalentemente, da solo ma è più divertente e produttivo farlo insieme ad altri.

Un paio di spettacoli di burattini li ho scritti e animati con mio cugino Daniele Cenzon che è un artista poliedrico.

Un altro con Paolo Sette valente burattinaio e marionettista della compagnia Eugenio Monti Colla.

Fai solo spettacoli con i burattini o anche spettacoli di altri tipi?

Faccio anche:

  • spettacoli di clown e mimo;

  • narrazioni per grandi e bambini;

  • animazioni e intrattenimento magico.

Le sceneggiature delle storie che porti sul palcoscenico sono di tua produzione?

Per quanto riguarda i burattini il mio repertorio attuale è limitato a 3 spettacoli.

La sceneggiatura la scrivo o da solo o con amici, ma prediligo scrivere storie semplici dato che mi rivolgo quasi esclusivamente ad un pubblico di bambini.

Comunque, uno spettacolo è nato da un lavoro d’improvvisazione in strada, un altro riscrivendo la fiaba di Cappuccetto Rosso e l’ultimo è un omaggio ad antichi canovacci di burattini tradizionali.

Crei tu i tuoi burattini?

Alcuni, soprattutto, i primi li ho costruiti io.

Per altri mi avvalgo di strepitose collaborazioni: mio zio Giuseppe Cenzon, pittore astrattista, ha costruito per i miei spettacoli pupazzi giganti, semplici marionette e burattini in cartapesta; lo stesso dicasi per il già citato Paolo Sette anche se i suoi burattini sono scolpiti dal legno di cirmolo.

Come hai fatto a trovare i primi clienti?

I primi contatti li ho avuti montando il teatrino in fiere e mercatini.

Successivamente, il passaparola mi ha portato un po’ ovunque: scuole, festival, rassegne di teatro di strada, teatri, oratori, strade, piazze, sagre, feste patronali, biblioteche, spiagge, ospizi, eventi aziendali, feste di compleanno, matrimoni, librerie.

Quali strategie adotti per trovare nuovi ingaggi?

Negli ultimi tempi collaboro con delle agenzie di animazione che fanno il lavoro promozionale e distributivo.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività?

Male e poco mi limito a postare su Facebook foto di spettacoli e animazioni, ma sto lavorando a un nuovo sito internet con molti contenuti video e fotografici.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sicuramente terminare degli spettacoli che ho scritto ma non ho mai messo in scena, uno su tutti uno spettacolo di burattini per adulti.

Anche se il sogno più grande è vivere su un camper e girare l’Italia e l’Europa facendo spettacoli in strada e vivendo di quello.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Daniele Cenzon: Metascultore

Oggi, mio caro lettore, attraverso questa mia intervista ti presento Daniele Cenzon, talentuoso artista arilicense.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 45 anni, vivo a Peschiera del Garda, e sono uno scorpione.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Il mio percorso di studi sembra una gara di motocross.

Dopo la formazione superiore al liceo scientifico, ho frequentato per tre anni la facoltà di Medicina tra Parma e Padova ma al primo approccio con la pratica in laboratorio, chiara in me è stata la sensazione che non era la strada da percorrere.

Ho frequentato per tre anni e concluso un corso di Interior Design ai piedi del Duomo di Milano e, successivamente, mi sono iscritto all’Università IUAV, portando a termine il percorso universitario.

A Venezia, ho conseguito la laurea in PTUA, Pianificazione Territoriale Urbana e Ambientale, superando anche l’esame di stato.

Come nasce la tua passione per l’arte?

L’idea che, come un solco ha segnato la mia forma mentis, è stata instillata in me, in maniera, inconscia all’età di 4 anni quando, senza saper ancora scrivere, sbirciavo mio padre con la testa leggermente piegata dipingere in cantina sotto il peso di un soffitto ingombrante.

Per me fu un’immensa scoperta, una rivoluzione e, capii in quell’istante che mio padre possedeva il dono del gesto creativo.

Era nata in me la consapevolezza dell’esistenza dell’essere semidio.

Così me lo raffiguravo e così sarei voluto diventare.

Ricordo ancora l’attimo preciso, di fronte a una tavolozza di compensato sopra la quale avevo dipinto un’automobile.

Comunicavo con me stesso: “Tu avrai il dono di trasformare i tubetti di colore in quadri”.

Naturalmente la consapevolezza che quella si potesse definire arte mi raggiunse molto più tardi.

Che cos’è per te l’arte?

L’arte è indefinibile. Ha i contorni sfocati di un giorno afoso quando tutto intorno è lento.

Perché l’arte è già stata tutto e il contrario di tutto.

A casa, salvate nel mio computer ho ripreso delle linee dritte: per strada, in musei, metropolitane e le ho intitolate “La retta via 1,2,3…”, anche questa è arte.

Saper dare nuovi significati è, dunque, arricchire di valore pedagogico un oggetto, elevando il suo status e portandolo a concorrere al miglioramento dell’intorno.

Arte è squarciarsi il petto e mostrare il proprio Io.

Walt Whitman in “Foglie d’erba” scrisse: “Chi tocca questo libro tocca la mia anima”.

In questo momento la mia bimba di un anno ha in mano un microfono e scimmiotta i cantanti.

Lei non lo sa, ma ha messo in moto una geografia di luoghi/suoni e relazioni irripetibile.

Questa è arte.

L’arte è quello che non sussurreresti nemmeno al tuo analista.

L’arte concepisce l’errore come forza vitale è generatrice.

Da dove trai ispirazione?

Per la maggior parte di noi l’acquisizione di dati e informazioni ha un primo impatto visivo.

È preponderante in me questo aspetto.

Dunque, ora dico un’ovvietà, tutto nasce dall’osservazione dell’intorno.

L’ispirazione è tutto il mio vissuto, comunque non strettamente visivo.

Che tipo di materiali utilizzi per creare le tue opere e perché hai scelto proprio questi?

Ho eseguito, in passato, delle opere pittoriche ma ora sono arrivato a una manifestazione del mio essere attraverso delle opere in terza dimensione pensate oltre 10 anni fa.

Uso un estruso di polietilene che, comunemente, viene utilizzato come materiale isolante.

Lo lavoro con strumenti suggeriti a seconda della necessità della rappresentazione e del risultato finale.

Come nasce una tua opera?

Come dicevo, una volta lavorato il fondo incollo dei soggetti, perlopiù giocattoli, che nella loro interazione creano delle situazioni, delle sinergie.

Mi piace molto l’idea di ridare il valore dell’unicità a un prodotto seriale pensato per le masse.

In questo modo mi ricollego al primordiale embrione che l’ha generato e così è un po’ come chiudere il cerchio della vita.

Le mie opere le definisco: “Minimondi”.

Ti definiresti uno scultore?

Non nel termine classico, preferisco usare il termine metascultore.

L’indefinito ha una sensualità amplificata perché lascia larghi margini all’immaginazione.

Hai un gallerista di riferimento?

Più che un gallerista è un guru: “l’estremista” per la profonda consapevolezza del sé Moreno Danzi che mi ha fatto esporre con grande successo nella sua galleria a San Giorgio Ingannapoltron (VR): la [G] Love Bank.

Come siete entrati in contatto?

Ci siamo conosciuti al mercato di Verona.

Era un sabato, appena mi è stato presentato ho intuito che in lui c’era qualcosa di grandioso.

Una grandezza misurabile e palpabile solo interfacciandosi con lui.

Hai già partecipato a delle mostre?

A diverse mostre collettive, sempre organizzate da Moreno Danzi.

Tre edizioni di “Bosco divino” e una di “In riva all’arte”, dove ho sempre presentato delle opere visive.

Quali risultati hai ottenuto fino ad ora?

Volevo arrivare, prima dei 50 anni, a fare una personale e così è stato.

Tutto quello che viene adesso è come la sorpresa dentro l’ovetto Kinder.

Come sfrutti Internet e i social network per promuoverti?

Mi sento un pachiderma, attento più a non distruggere i cristalli che ho attorno che a promuovere le mie opere.

Ma certo è d’obbligo il confronto con i social.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Potermi confrontare ancora con il pubblico è una scarica d’adrenalina che cerco.

L’esperienza che ho avuto, mi ha collegato a pensieri liberi e sciolti di bambini e altri più consolidati di persone adulte abituate a pensare.

Naturalmente le impressioni dei primi sono state, alternativamente, fiori sul podio o coltellate nel cuore.

Meglio uno schiaffo da un saggio che un bacio da uno stolto.

Nel mio mondo i bambini hanno una saggezza intrinseca senza costrutti mentali, dove il contraddittorio è parte fondamentale per una crescita continua.

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Federico

Giovanni Oro: Mondi Futuri

Oggi, mio caro lettore, ti presenterò attraverso questa mia intervista Giovanni Oro, giovane scrittore di libri di fantascienza e fondatore del blog Mondi Futuri, che ho conosciuto in quanto è un rievocatore appassionato della II Guerra Mondiale.

Di lui mi hanno colpito la sua grande capacità di divulgatore e la sua tenace volontà di vivere di scrittura.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 35 anni e abito a Ponti sul Mincio in provincia di Mantova.

Qual è stato il tuo percorso scolastico?

Liceo Classico a Palermo, Laurea triennale in Storia Contemporanea e quella specialistica in Storia d’Europa all’Università di Bologna.

Quali sono state le tue esperienze lavorative più importanti e cosa hai appreso da esse?

Ho lavorato per alcuni mesi come venditore di materassi e da questa esperienza ho imparato che non è un lavoro che fa per me.

Attualmente, faccio la guida turistica un lavoro che mi piace e che, in qualche modo, mi permette di mettere a frutto tutto quello che ho studiato.

In qualche modo le tue esperienze lavorative passate influiscono sul tuo modo di scrivere?

Assolutamente, in nessun modo.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

Ho cominciato a scrivere durante gli anni della scuola media.

La mia prima opera: un’orribile storia su bambini che viaggiano nel tempo fino all’epoca dei dinosauri.

Come sia nata questa mia passione, però, non lo so.

Sappi solo che mi è sempre piaciuto inventare storie.

Quanti libri hai pubblicato fino ad oggi e di che genere?

Al momento, uno solo di fantascienza: “L’equinozio di Xipe” della Leone Editore.

Come è nata la tua passione per la fantascienza e che cosa t’ispira di più di questo genere letterario?

La risposta potrà sembrare banale ma la fantascienza mi dà la libertà creativa.

Infatti, posso inventare quello che mi pare.

La passione è nata essenzialmente grazie ai film: in primo luogo “Guerre Stellari”, la prima trilogia, però.

Qual è la tua fonte d’ispirazione?

La Storia quella con la S maiuscola.

Essendo uno storico di formazione sono gli eventi del passato a dare forma e coerenza alle mie storie.

Non è un caso che nel mio libro di fantascienza ci sia una cronologia che copre quasi 800 anni di avvenimenti che precedono quelli narrati nel romanzo.

Prevenendo una domanda che può sembrare ovvia: non scrivo romanzi storici semplicemente perché penso di non saperne abbastanza.

I tuoi libri sono sempre stati pubblicati attraverso degli editori oppure hai sfruttato anche il self-publishing?

Ho pubblicato solo con un editore tradizionale.

Quale strategia hai adottato per trovare il tuo editore?

Banalmente, mi sono rivolto a un’agenzia letteraria.

Cosa pensi del panorama editoriale italiano?

Complicato.

Si legge sempre meno il che è collegato all’educazione scolastica.

E si tende a pubblicare sempre la stessa cosa, spesso invadendo le librerie di autori stranieri di qualità più che mediocre solo perché l’autore straniero tira di più di quello italiano.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Solo uno: continuare a scrivere.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Taskomat – Il CRM per freelancer e liberi professionisti

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del nuovo CRM/ERP che ho iniziato a utilizzare il 6 febbraio 2018: Taskomat, che nel momento in cui esce questa recensione è in fase Open Beta.

Ciò vuol dire che potresti trovare il tool leggermente modificato rispetto a quello che descriverò ora.

Comunque, non ti preoccupare poiché aggiornerò di frequente questo post in modo da rimanere allineato con tutte le implementazioni del prodotto e fornirti una guida pratica all’utilizzo dello strumento.

Questo SaaS (software as a service, n.d.r.), il cui uso è molto intuitivo, è stato realizzato, nello specifico, per freelancer e liberi professionisti, e permette di gestire l’anagrafica clienti, di creare preventivi e fatture, di organizzare il flusso di lavoro di ogni singolo progetto su cui si lavora e di verificare attraverso i grafici le proprie performance.

Il fatto di riunire in un unico tool tutte queste funzioni, che di solito sono suddivise tra più software, è, a mio avviso, una grande comodità.

Inoltre, poiché è un servizio in cloud l’utente può utilizzarlo su diversi dispositivi e da ogni luogo.

Un vero e proprio plus per i nomadi digitali.

COME FUNZIONA

La prima cosa che devi fare è quella di registrarti sul sito dell’applicazione.

Per farlo basta compilare l’apposito form, ma lo si può fare anche tramite Facebook o G+.

Una volta che ti sei registrato arriverai al pannello di controllo.

Per prima cosa ti consiglio di accedere al tuo profilo (clicca sull’icona colorata posta sull’estrema destra, n.d.r.).

Taskomat2.0

Taskomat – Particolare del pannello di controllo

Da qui, infatti, potrai modificare la lingua predefinita poiché di default Taskomat è configurato in inglese.

Taskomat 2

Taskomat – Dettaglio della sezione da cui configurare la lingua predefinita

Una volta compiuta questa operazione e dopo aver compilato le informazioni di fatturazione che ti permetteranno di emettere fattura nei confronti dei tuoi clienti, potrai creare la tua anagrafica clienti oppure l’elenco dei tuoi progetti.

Un’ultima cosa, prima di passare, a vedere più nel dettaglio come poter organizzare  al meglio il proprio lavoro con questa applicazione:

  • L’icona con la lettera ” i ” fa accedere all’Help Center dove troverai una breve guida all’utilizzo e la sezione FAQ (per ottenere aiuto, risolvere problemi particolari o segnalare dei bug usa, invece, il bottone azzurro col simbolo del fumetto in basso a destra, n.d.r.).

  • L’icona con l’immagine della campana ti porta all’area delle notifiche.

  • L’icona con la coppa ti introduce alla VIP Championship (una gara tra i beta tester che mette in palio l’utilizzo gratuito, a vita, del servizio, n.d.r.).

PRIMI PASSI

Il cuore dell’applicazione è la Dashboard che è suddivisa in quattro quadranti: redditività, gestione del tempo, carico di lavoro giornaliero e documenti in attesa.

Taskomat - Dashboard

Taskomat – Pannello di controllo

Per iniziare a lavorare con questo strumento ti basterà andare nella sezione Progetti e cliccare sul bottone Crea Progetto, ti apparirà una finestra grazie alla quale potrai denominare il progetto e collegarlo a un cliente. 

Dopodiché recati nella sezione Workflow. Lì si concentra il flusso delle Work Unit, cioè il lavoro che devi fare.

Ogni nostro progetto di lavoro, infatti, può essere scomposto in un certo numero di operazioni coerenti tra di loro da eseguirsi in modo sequenziale.

Dapprima, le Work Unit verranno riunite nella sezione Non Pianificate che raccoglie tutti i lavori da svolgere per portare a termine un progetto.

Dopo che avrai creato i task relativi ad ogni singola Work Unit essa si sposterà nella sezione Pianificate.

Per creare un task ti basterà cliccare sull’icona azzurra a forma di occhio posta sulla relativa etichetta.

Fatto ciò apparirà una finestra che ti permetterà di eseguire l’azione desiderata.

Una volta scomposta ogni singola Work Unit in task e pianificato la loro esecuzione sei pronto per registrare le tue performance.

N. B.: per modificare o eliminare una Work Unit o un task clicca sui tre punti azzurri, si aprirà una finestra dalla quale potrai effettuare l’azione desiderata (v. immagine sottostante).

Icona Modifica-Elimina

Dettaglio dell’icona

IL PLANNER

A questo punto non ti resterà che recarti ogni giorno nella sezione Planner e far partire il timer relativo all’attività che devi svolgere in quel momento.

Questa semplice azione protratta nel tempo ti permetterà di migliorare la tua produttività.

Infatti, una volta che avrai compreso bene quanto tempo effettivamente ti occorre per completare determinati task potrai migliorare la pianificazione dei tuoi lavori risultando, al contempo, più efficace ed efficiente.

Io, ad esempio, mi sono stupito nel vedere come sovrastimavo il tempo per compiere alcuni task e sottostimavo quello per svolgerne altri.

Il fatto che non mi fossi mai preso la briga di tracciare il tempo dedicato al compimento di alcune operazioni mi aveva indotto in errore ma grazie a Taskomat, adesso, so quanto impiego per eseguirle.

La qual cosa mi permette di organizzare meglio le mie giornate di lavoro aumentando la mia produttività.

CONCLUSIONI

Taskomat è un tool all-in-one che permette al freelancer o al libero professionista che lo utilizza di gestire l’anagrafica clienti, creare preventivi e fatture, e cosa ancora più importante di migliorare le sue prestazioni, proprio come fa un atleta che si allena per le Olimpiadi.

Utilizzarlo è molto semplice. La curva di apprendimento è veloce e dopo che avrai capito tutti i vantaggi che ciò comporta non potrai più farne a meno.

Essendo ancora in fase beta chi lo utilizza, grazie alla VIP Championship, ha la possibilità di poterlo utilizzare gratis per tutta la vita se raggiungerà i 1000 punti entro il 30 aprile 2018.

Se non riuscirai a diventare un VIP User, potrai comunque usufruire del servizio con uno sconto, a vita, dell’80% sul prezzo finale che è di € 15,00 al mese. Fare il Beta Tester conviene. Affrettati!

Tra l’altro, accumulare punti è abbastanza facile.

Per scoprire come fare corri a registrati cliccando qui.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito a iscriverti alla mia Newsletter, “Fai Decollare Il Tuo Business!“, in cui pubblico consigli utili per coloro che vogliono aprire una nuova attività che sia solida e sostenibile nel tempo oppure per chi ce l’ha già e, semplicemente, vuole rilanciarla o vuol far crescere il suo fatturato.

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Federico 

RECENSIONE AGGIORNATA AL 14-03-2018

Aura Conte. Tre anni dopo

Aura Conte

Aura Conte – Professione scrittrice

 

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Aura Conte, scrittrice siciliana, che avevo intervistato circa tre anni fa (leggi qui) e la cui storia dimostra come, in Italia, sia possibile vivere di cultura.

Buona lettura!

* * *

Sono passati quasi tre anni dalla nostra prima intervista, com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è stata stravolta. Nei primi mesi del 2016, la casa editrice con la quale ho pubblicato e collaborato ha chiuso, quindi nell’ultimo anno e mezzo ho dovuto ricominciare da zero.

Così, indipendentemente dai progetti non legati alla mia vita da scrittrice come Bookoria, mi sono messa a “studiare” il mondo del self publishing e altre cose affini.

Hai una casa editrice di riferimento per la pubblicazione dei tuoi libri?

In questo momento, la maggior parte dei miei libri sono pubblicati in modalità “self”, ma il mio libro più conosciuto, in passato, “Controvento” (menzionato nell’intervista di tre anni fa), da maggio 2017 è pubblicato come “La sposa del capitano” da Libro/mania, progetto editoriale di De Agostini e Newton Compton.

Come vedi mi piace pubblicare sia in modalità “self” che con una casa editrice.

A quali generi letterari ti stai dedicando maggiormente?

Ultimamente: thriller, crime romance (la serie “Pecador”), dark romance (“Damaged”), suspense, thriller psicologico (“Un’ombra tra le righe”) e sto scrivendo un nuovo romanzo storico.

Vado a periodi.

Se dovessi fare un bilancio della tua carriera da scrittrice, quale sarebbe? Come stanno andando i tuoi ultimi libri?

Pubblico dal 2009 e mi reputo molto soddisfatta. Dopo una lunghissima pausa, durante la quale ho scritto in silenzio, nell’ultimo anno ho pubblicato diversi libri e ognuno di loro è arrivato ai primi posti in classifica nella sua categoria nelle varie librerie online, come Amazon o Kobo: thriller, romance, commedie, racconti, romanzi storici.

Prima di passare al self publishing, ero un po’ bloccata; si trattava di qualcosa di nuovo, non avevo più le sicurezze solitamente offerte da una casa editrice.

Avevo paura di ricominciare da zero, però collaborare con un’altra autrice, Connie Furnari, mi ha sbloccata.

Nell’ultimo anno, abbiamo scritto insieme ben quattro libri (due della serie “Pecador”, “Charmeur” e “Cinders”), tre già pubblicati e uno in uscita.

Che cos’è Bookoria e quali risultati ha ottenuto?

Bookoria è un blog/progetto fondato nel novembre 2015 da me e dall’associazione Iside Onlus, nata per la promozione della cultura e dell’arte, della quale sono vicepresidente dal 2004.

Lo scopo del progetto è la promozione della cultura, in questo caso della letteratura.

Molti blog si limitano a recensire o segnalare l’uscita di nuovi libri.

Bookoria, invece, va oltre tutto ciò pur di avvicinare le persone al mondo letterario.

All’interno del sito sono riportati eventi letterari (solitamente difficili da trovare), book trailer, giornate autore, rubriche, interviste e tutto ciò che ruota intorno ai libri.

Inoltre, inviare del materiale da inserire nel sito è molto più semplice rispetto ai soliti blog.

Autori, case editrici e addetti stampa possono inviare gratuitamente a Bookoria tutte le informazioni senza registrazioni o email, per farlo basta compilare delle schede online.

In due anni, oltre ad alcune collaborazioni con diverse case editrici, sono stati inseriti su Bookoria più di 600 post riguardanti libri, eventi e book trailer.

Direi che i risultati sono abbastanza buoni.

Attualmente, ti dedichi solamente all’attività di scrittrice o hai anche un secondo lavoro?

Oltre a Bookoria e all’associazione, ormai mi dedico soltanto alla scrittura.

Come sfrutti Internet e i social network per promuovere la tua attività di scrittrice?

Sfrutto tutti i canali di promozione, sponsorizzo i post dei nuovi libri in uscita, utilizzo le “IG Stories” su Instagram e tanto altro.

Come descriveresti il panorama editoriale italiano nel 2018?

Credo che stia annaspando. La piccola editoria è (purtroppo) agonizzante e le grandi case editrici per vendere devono mettere i loro libri in offerta o fare accordi con colossi come Amazon.

Inoltre, chi vuole fare lo scrittore in modalità “self” deve lavorare il triplo e occuparsi di marketing, distribuzione, grafica, etc.

Essere uno scrittore in modalità “self” “serio” e avere un altro lavoro ormai è impossibile, perché non c’è più abbastanza tempo per fare entrambe le cose e pubblicare più di un libro l’anno.

L’unica nota positiva è l’IVA al 4%.

Quali progetti hai per il futuro?

Ho di prossima uscita un nuovo libro scritto insieme a Connie Furnari, il seguito di “Pecador: Flor de Cuba”, il quale è stato #1 nella categoria Thriller, #3 in quella Romance e #7 in classifica generale su Amazon.

Si tratta di una saga familiare crime-romance ispirata a Scarface, il Padrino e Romeo+Juliet.

La saga è articolata in due filoni, da una parte la storia dei due protagonisti principali (scritta a quattro mani) e dall’altra diversi spin-off (scritti solo da me o da Connie).

Inoltre, sto già lavorando da qualche mese ai miei prossimi spin-off, i quali saranno pubblicati dopo Pecador II.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

A proposito di Network Marketing

Negli ultimi tre anni, in Italia, il network marketing, grazie anche a una tassazione molto favorevole, ha avuto una vera e propria esplosione.

Forse, sarà capitato anche a te che un tuo amico o conoscente ti abbia invitato, senza impegno, a partecipare a una presentazione dove, oltre a cercare di venderti un prodotto o servizio, ti veniva proposto di diventare network marketer.

Questo trend è in ascesa in tutto il mondo come spiega molto bene il mio amico Massimo Ponzano in questa intervista.

Il perché è presto detto, le aziende che utilizzano questo sistema di vendita sfruttano due elementi fondamentali:

  • il fatto che tutti nel nostro piccolo siamo degli influencer;

  • le persone, a parità di condizioni e, a volte, anche se le condizioni sono peggiori, preferiscono acquistare da un amico per via del rapporto di fiducia che li lega e del principio di reciprocità.

Inoltre, se ci pensi bene questo sistema è vincente sia per l’impresa che propone il proprio prodotto o servizio che per il network marketer che ottiene una ricompensa economica per la sua attività in favore dell’azienda.

COME AVERE SUCCESSO COL NETWORK MARKETING

Per avere successo nel network marketing come il mio amico Massimo, che in questi giorni ha raggiunto, con l’ultima meritata promozione, il vertice del piano marketing della Juice Plus, devi ragionare come un’azienda che ha due target: il B2C e il B2B.

Nel primo caso dovendo vendere il tuo prodotto al cliente finale dovrai predisporre un funnel, cioè una strategia di Lead Generation, volta a esaltare i benefici che hai trovato nel prodotto e che potrebbero essere una soluzione valida anche per i problemi del tuo potenziale cliente.

Qui devi porre l’accento sul problema per cui il prodotto che vendi è la soluzione.

Inoltre, devi far scattare l’identificazione tra te e il tuo potenziale cliente che è alla ricerca della soluzione al suo problema.

Ad esempio, un obeso che tramite il prodotto X riesce a dimagrire raggiungendo il suo peso forma potrà facilmente far scattare il meccanismo d’identificazione in altre persone che vivono il suo stesso problema e sono alla ricerca di una soluzione.

Nel secondo caso dovendo trovare delle persone interessate a diventare a loro volta network marketer dovrai creare un funnel che fa leva sul tuo personal brand, se vorrai ottenere dei risultati.

Qui l’accento dovrà essere posto sul tuo stile di vita sfruttando i social network: Facebook e Instagram oppure You Tube.

Dovrai incuriosire le persone a tal punto da spingerle a contattarti per capire il tuo segreto.

Più lo storytelling della tua vita sarà emozionante, più possibilità avrai di trovare persone desiderose di vivere come te.

Questa è la parte più facile del lavoro.

Il difficile viene dopo.

Infatti, una volta che avrai creato la tua downline dovrai far ottenere alle persone che sponsorizzi dei risultati, se non vorrai perderle o, peggio ancora, trasformarle in tuoi detrattori.

In altre parole dovrai rendere replicabile il tuo modello di business.

Per farlo dovrai analizzare attentamente il modo in cui operi e, fatto ciò, dovrai creare delle procedure standard che i tuoi sponsorizzati dovranno replicare alla lettera se vorranno, col tempo, ottenere i tuoi stessi risultati.

Quest’ultima parte richiede da parte tua una grande pazienza e forti doti comunicative visto che dovrai insegnare ad altri individui il tuo metodo di lavoro, ma soprattutto dovrai supportarli nei momenti in cui andranno in crisi per mancanza di risultati.

Ti assicuro che questa è un’attività molto complessa che richiede forti doti di empatia e molta calma poiché quello che per te è scontato e facile da realizzare per altri non lo è affatto.

CONCLUSIONI

Il network marketing in Italia e all’estero sta vivendo un vero e proprio boom.

Chi vuole dedicarsi a questa attività, se vuole ottenere dei risultati, deve ragionare come un’azienda che ha due target ideali: il B2C e il B2B.

Per ognuno di questi target bisognerà costruire un funnel che faccia leva su elementi attrattivi diversi.

Sono due percorsi paralleli che non si incontrano mai.

Inoltre, il percorso per il target B2B deve essere standardizzato in procedure facilmente replicabili da chiunque.

Solo in questo modo lo sponsor potrà portare al successo i suoi sponsorizzati e, indirettamente, anche se stesso.

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Federico

La determinazione

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di una caratteristica che accomuna tutti coloro che vogliono raggiungere un obiettivo: la determinazione.

Questo elemento caratteriale caratterizza in particolar modo le persone di successo.

Esse, infatti, sono disposte a fare grandissimi sacrifici pur di raggiungere il loro obiettivo.

La determinazione è, però, come il peso forma.

Per ottenerla ti devi allenare ogni giorno della tua vita.

Questo discorso vale in ogni campo.

Ad esempio, Jack Ma, uno degli imprenditori più ricchi al mondo, proprietario di Alibaba (piattaforma di e-commerce cinese che vende più di Amazon, anche se in Occidente è poco conosciuta, n.d.r.), da adolescente volendo imparare bene l’inglese si faceva ogni giorno, con qualsiasi tempo, 40 minuti di bicicletta per raggiungere un hotel di lusso della sua zona e offrirsi come guida gratuita ai turisti stranieri che vi alloggiavano.

Oltre a raggiungere il suo obiettivo, questa singola azione ripetuta nel tempo gli ha permesso di forgiare la sua determinazione.

La qual cosa gli è stata utile per entrare in università e, successivamente, per creare il suo impero economico dopo i primi insuccessi imprenditoriali.

Venendo a qualcuno più vicino a noi, Liliana Segre, recentemente, nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Mattarella, quando racconta della tragica esperienza vissuta nei campi di sterminio nazisti ricorda quanto fosse forte in lei la determinazione a sopravvivere.

IL SUCCESSO

Ogni individuo associa alla parola successo un significato diverso a seconda dell’ambito della vita a cui il termine viene legato.

Comunemente, si definisce persona di successo colui che ha raggiunto un elevato benessere economico attraverso la sua attività.

Quello su cui tutti si soffermano è il risultato finale, ma nessuno si mette a pensare a quali sacrifici la persona che ha raggiunto il successo ha dovuto fare fronte al fine di essere lì dove è ora.

Per arrivare in alto bisogna lavorare tantissimo poiché la vita non regala nulla e anche quando si è arrivati in cima bisogna continuare a lavorare tantissimo per migliorarsi.

E fare questo richiede una forte determinazione.

In caso contrario s’intraprende la strada del declino.

Questo lo puoi vedere molto bene se analizzi con attenzione la vita dei campioni sportivi.

Alcuni di quelli che sembrano invincibili, ad un certo punto della loro carriera, cadono.

Ci sono quelli che, poi, si riprendono e tornano in vetta, ma sono di più coloro che imboccano il viale del tramonto.

Questo perché hanno perso quella determinazione che non gli faceva pesare i continui sacrifici che ogni giorno erano costretti a vivere.

Viene così meno la loro focalizzazione. Il sacrificio, a quel punto, perde senso.

CONCLUSIONI

Se vuoi raggiungere il successo in un qualsiasi ambito della tua vita, devi essere determinato.

La tua determinazione ti permetterà di affrontare tutti i sacrifici necessari per raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato.

Senza queste rinunce non otterrai nulla.

D’ora in poi, quindi, quando vedrai una persona di successo non pensare solo a quanto è fortunato, ma chiediti a che cosa ha rinunciato per essere lì dove è ora.

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Impresa Tradizionale vs. Impresa Digitale [Liquida]

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dei due modelli d’impresa tra cui dovrai scegliere nel momento in cui deciderai di lanciare il tuo business:

  • Impresa tradizionale.

  • Impresa digitale [liquida].

A questi se ne può affiancare anche un terzo modello che trae origine dai primi due: l’impresa ibrida.

L’IMPRESA TRADIZIONALE

Questo è il modello classico di azienda a cui tutti siamo abituati e prevede che vi sia una sede, cioè una struttura fisica dedicata alla produzione dei beni o dei servizi oppure al commercio, dei dipendenti che variano nel numero in base alla grandezza dell’impresa e tutta una serie di costi fissi, costi variabili e adempimenti burocratici non indifferenti.

Capisci bene che per mettere in piedi un’azienda di questo tipo devi avere ingenti capitali ma, soprattutto, la tua organizzazione deve essere molto efficiente poiché solo in questo modo ridurrai il peso dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia, e, mercato permettendo, produrrai degli utili a fine anno.

Per far ciò l’imprenditore deve sapere vendere, fare marketing, delegare, deve avere il pieno controllo dei numeri e una grande capacità organizzativa.

Troppo spesso, però, si vedono imprese dove, se non c’è il titolare, tutto si blocca poiché è lui che decide su ogni cosa, oltre ad essere il depositario di tutte le competenze necessarie per mandare avanti la baracca.

L’IMPRESA DIGITALE [LIQUIDA]

Questo secondo modello d’azienda è molto flessibile e risponde più velocemente ai mutamenti del mercato.

Inoltre, può contare su costi fissi e variabili che incidono di meno sul fatturato, e minori oneri burocratici.

Il perché è presto detto.

Questo tipo d’impresa tende a dematerializzarsi il più possibile per vivere in Internet.

Un classico esempio è l’e-commerce dove non vi è una sede fisica in cui il cliente può visionare il prodotto e poi acquistarlo, ma il tutto avviene in Rete.

In questo caso l’imprenditore ha eliminato il costo fisso dei locali in cui esercitare l’attività commerciale e dei commessi.

Inoltre, può tenere la sua attività aperta tutti i giorni 24h su 24h, senza incorrere in rivendicazioni sindacali e cattiva pubblicità a causa degli orari di lavoro.

La qual cosa gli permetterà di avere margini più alti rispetto a un concorrente che ha un’attività tradizionale.

Tra l’altro, se l’e-commerce in questione operasse in dropshipping il suo titolare si dovrebbe occupare solo di portare traffico al suo negozio virtuale poiché a tutto il resto ci penserebbe il dropshipper.

In pratica, in questo caso dovrebbe, principalmente, occuparsi del marketing cercando di creare strategie promozionali sempre più performanti.

Gran parte dei ricavi verrebbero reinvestiti in advertising allo scopo di sfruttare l’effetto leva e scalare la nicchia di mercato velocemente in modo da diventarne il leader.

Grazie a questo modello di business si eliminano i problemi di magazzino, dell’inventario e della logistica.

Per la cronaca, attualmente in Italia, ci sono diversi ragazzi che stanno facendo un sacco di soldi con il dropshipping.

Poiché hanno trovato una nicchia di mercato interessata a un determinato prodotto, un prodotto che risponde alle esigenze dei loro potenziali clienti e un dropshipper il quale si occupa del packaging e della spedizione al cliente finale.

Per comprendere meglio come funziona il tutto ti invito a leggere questa case history.

Come vedi i protagonisti di questa storia per le mani hanno avuto solo i campioni del prodotto, del packaging e dell’etichetta.

Ad assemblare il tutto secondo le loro istruzioni ci ha pensato il dropshipper.

Nel tempo sono stati creati marketplace, ad esempio Oberlo, dove coloro che vogliono lanciare un loro e-commerce sfruttando la metodologia del dropshipping possono trovare prodotti da rivendere alla nicchia che hanno individuato con un’approfondita analisi di mercato preliminare.

By the way, se non sei ancora convinto che il modello d’impresa digitale [liquida] si possa applicare ad ogni settore, ti faccio un ulteriore esempio partendo da un settore che, concettualmente, è il più lontano possibile dal mondo di Internet poiché molto concreto e solido: l’agricoltura.

Un agricoltore che ha una buona produzione per aumentare i suoi margini ha davanti a sé diverse possibilità, ad esempio:

  • la vendita diretta del suo prodotto. Ma per far ciò, oltre ad affrontare tutta una serie di adempimenti burocratici, dovrà predisporre un locale idoneo alla vendita al pubblico oppure avere un banco al mercato locale e avere dei commessi. Il che comporta tutta una serie di costi non indifferenti;

  • trasformare il suo prodotto per, poi, venderlo direttamente. In questo caso, avrà ulteriori oneri burocratici e costi dovuti all’allestimento dei locali per la lavorazione e la trasformazione dei prodotti.

    Non penserai mica che lo Stato gli lasci usare la cucina di casa sua per far tutto ciò, vero?

    In più ci vorrà il personale che materialmente dovrà eseguire il lavoro.

Entrambe le soluzioni richiedono un ingente impegno in termini finanziari e di tempo.

Tutte risorse sottratte alla sua attività principale che è quella di coltivare i campi e raccogliere i frutti del suo duro lavoro.

La strategia che, a mio avviso, dovrebbe seguire al fine di aumentare i suoi utili è la seguente:

  • Analizzare la concorrenza diretta, quella indiretta e i clienti.

  • Trovare un terzista che trasformi il prodotto destinato al segmento di mercato precedentemente individuato.

  • Sviluppare un brand e creare una sua identità di marca.

  • Selezionare un dropshipper che si occupi dell’assemblaggio e dell’invio al cliente finale del prodotto confenzionato nel rispetto delle normative previste per il commercio dei prodotti alimentari.

  • Crearsi il proprio e-shop con Shopify.

  • Individuare un marketer freelance che si occupi della promozione del prodotto online per permettergli di scalare il mercato.

In questo modo il nostro agricoltore potrà dedicarsi al lavoro nei suoi campi, al controllo dei numeri e alla gestione dell’organizzazione mentre il resto verrà lasciato ai vari partner.

Come vedi il processo che dal campo porta al cliente finale è stato suddiviso in vari step ognuno affidato a un partner diverso.

Facendo così diminuiscono gli oneri burocratici a cui è sottoposto e l’investimento richiesto è inferiore a quello previsto nel caso in cui avesse seguito uno dei due percorsi delineati in prima battuta.

LA TERZA VIA: L’IMPRESA IBRIDA

Per completezza d’informazione ti segnalo che chi ha deciso di lanciare un suo business ha di fronte a sé anche una terza via che ha alla base i due modelli d’impresa che ti ho appena descritto.

La soluzione di cui parlo è: l’impresa ibrida.

Con questa definizione classifico quelle imprese che sono tradizionali ma hanno un ramo d’azienda totalmente liquido.

Tale innesto permette all’impresa di aumentare i suoi utili in modo considerevole sfruttando le opportunità create dalla tecnologia digitale.

CONCLUSIONI

Oggigiorno, se vuoi lanciare un business ti trovi di fronte due modelli d’impresa tra cui scegliere: quello tradizionale, che per partire richiede un forte investimento iniziale di capitali e per far utili deve essere molto efficiente dal punto di vista dell’organizzazione, e quello dell’impresa digitale [liquida], che richiede meno capitali del precedente per l’avviamento e sfrutta le potenzialità della Rete per scalare il mercato.

Quest’ultimo modello è quello che lascia nelle mani dell’imprenditore più margini poiché l’incidenza dei costi fissi, di quelli variabili e della burocrazia (intesa come tempo sottratto allo svolgimento della propria attività imprenditoriale e, quindi, come costo, n.d.r.) sul fatturato è inferiore rispetto a quella del caso precedente.

Vi è, infine, una terza via che consiste nel creare un’impresa ibrida la quale unisce i due modelli per cogliere il meglio dell’uno e dell’altro.

La scelta che dovrai fare si baserà come sempre sull’analisi del mercato fatta in via preliminare.

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[Lettura Consigliata]: Formula Infoprodotto

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di uno degli ultimi libri che ho letto.

S’intitola Formula Infoprodotto ed è stato scritto da Tiziano Valentinuzzi, allievo del compianto Italo Cillo e della cui creatura Cerchia Ristretta, il programma più famoso, in Italia, sull’Internet marketing, ha preso la guida.

Il libro è un manuale pratico che ti prende per mano e ti porta a:

  • trovare la tua nicchia;

  • creare la tua autorevolezza online dando valore ai tuoi follower;

  • costruire il tuo infoprodotto e a venderlo.

Non tutti, però, possono fare infomarketing poiché, come dice l’autore, se non sai parlare né scrivere abbastanza bene in italiano è meglio che lasci perdere.

Infatti, butteresti via sia tempo che denaro.

Inoltre, non pensare che questo genere di attività ti permetta di guadagnare online senza fare nulla.

La verità è che potrai guadagnare bene liberando il tuo tempo.

Quanto bene, però, dipenderà dalla nicchia in cui hai scelto di operare, dalla concorrenza presente sul mercato, dalla tua determinazione e dal tuo costante impegno.

Fatta questa importante e doverosa premessa ti invito a leggere la mia recensione.

Buona lettura!

* * *

A PROPOSITO DELL’AUTORE

Tiziano Valentinuzzi, classe 1972, nel 2010 incontra Italo Cillo e la sua Cerchia Ristretta da qui inizia il suo percorso nel mondo del web marketing.

In poco tempo pubblica i suoi infoprodotti che riscuotono subito grande successo, suo il sito casavastu.it (il Vastu è una disciplina indiana simile al Feng Shui, n.d.r.) e lo portano a lavorare come consulente marketing per esperti di varie nicchie con siti ad alto traffico.

Nel 2014 Italo Cillo lo chiama per rifare dalle fondamenta Cerchia Ristretta designandolo in questo modo come suo naturale successore.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Formula Infoprodotto è un manuale pratico che guida il lettore nella costruzione del proprio infoprodotto.

Come ben saprai, l’infomarketing cioè la vendita di informazioni o conoscenza via Internet in modo semiautomatico è il trend del momento. Secondo solo alla moda del Bitcoin.

Cinque sono i pilastri su cui si basa il processo creato dall’autore:

  • Individua

  • Raccogli

  • Offri

  • Attira

  • Dialoga

Questi cinque elementi attivati nel giusto ordine ti permottono di realizzare un infoprodotto che genera profitti.

Il primo pilastro è quello che permette all’infomarketer di individuare il suo cliente ideale.

In questa fase è importante scegliere la nicchia di mercato da aggredire e identificare uno o più avatar, ovvero i modelli di persone a cui ci si rivolgerà parlando come se ci si trovasse in una riunione tra vecchi amici.

Il secondo è focalizzato sulla strutturazione di tutti quegli elementi che servono per creare la propria mailing list.

Il terzo pilastro ha il suo fulcro nella Pagina di Vendita. In questa fase l’abilità consiste nel riuscire a vendere senza vendere.

Nel libro, tra le altre cose, ci sono indicazioni precise su come costruire delle Pagine di Vendita vincenti.

Il quarto si preoccupa di generare traffico verso la nostra Landing Page.

A questo punto del libro vengono spiegate le varie fonti di traffico, vengono chiarite le differenze tra i due tipi di domanda (consapevole e latente, n.d.r.) che si deve intercettare e suggeriti i modi per farlo.

Infine, il quinto pilastro quello più importante cioè il dialogo che pervade tutti gli step precedenti.

CONCLUSIONI

Formula Infoprodotto di Tiziano Valentinuzzi edito da Uno Editori e con l’introduzione di Max Formisano è un libro che chi ha intenzione di dedicarsi all’infomarketing in modo etico deve leggere assolutamente.

Una volta studiato, però, bisognerà impegnarsi nell’applicare tutti i suggerimenti che vi si trovano con determinazione e costanza.

Solo in questo modo si potrà sperare di ottenere dei risultati concreti.

* * *

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