Massimo Ponzano: Professione Networker

Massimo Ponzano - Network Marketer

Massimo Ponzano – Networker

Come sai, mio caro lettore, se mi leggi da tempo, mi piace molto seguire gli sviluppi delle carriere professionali di chi ho già intervistato.

Oggi ti propongo una nuova intervista, la terza, al mio amico Massimo Ponzano, networker professionista (le precedenti le trovi qui e qui), poiché la sua vita professionale è cambiata, nuovamente, e per questo motivo ho deciso che era interessante intervistarlo ancora per farti capire come niente è per sempre (cosa da tenere in mente specie quando si ha un certo successo) e quale mentalità bisogna avere per non farsi abbattere dagli eventi negativi.

Ricordati di non dare mai nulla per scontato nella vita poiché all’improvviso può accadere qualcosa che ti costringe a ripartire da capo.

Sii realista.

Gli eventi negativi accadono e non ci puoi fare nulla.

Però, una volta che hai presente questo devi assumere un atteggiamento mentale ottimista e ultrapossibilista.

Solo in questo modo potrai realizzare i tuoi progetti più ambiziosi.

Buona lettura!

* * *

Come è cambiata la tua vita dal 14 febbraio 2017, data della nostra ultima intervista?

Ciao Federico! Innanzitutto, è un piacere essere di nuovo qui con te e ti ringrazio per questa nuova opportunità di raccontare un po’ di me e delle cose che sto facendo.

Da quel giorno sono cambiate parecchie cose, a dire il vero, e cercherò di non essere troppo prolisso anche se tra i miei pregi non c’è proprio il “dono della sintesi”.

Per cominciare mi viene da dire che sono passati 2 anni (e mezzo) importanti, anche perché a giugno 2017 ho compiuto 50 anni ed è stato un compleanno speciale, che ho voluto festeggiare con amici e parenti stretti in una location sul mare vicino a casa.

Tolta la festa devo dirti che è stato un periodo davvero intenso, ricco di viaggi, tantissime nuove conoscenze e molte esperienze, in parte positive e in parte negative, come credo capiti a tutti.

Il nostro business, la nostra attività professionale, qualunque essa sia, influenza le nostre giornate e, conseguentemente, la nostra vita e quando siamo soddisfatti di ciò che facciamo tutto fila liscio, ma quando qualcosa non funziona ne risentiamo profondamente.

Tra le cose belle ed emozionanti che posso raccontarti ci sta di certo il fatto di aver parlato, durante una convention internazionale di Juice Plus, su un palco davanti a 3000 persone raccontando chi è Max Ponzano e qual è stato il suo percorso di vita, personale e professionale, e solo a pensare a quei minuti con il microfono in mano davanti a così tanta gente, ancora mi emoziono.

Poi ti potrei parlare di un bellissimo viaggio a Londra, di un’altra convention a Barcellona, ma, soprattutto, dell’emozione provata al raggiungimento dell’importante qualifica di National Marketing Director nel gennaio 2018 quando ero in vacanza alle Maldive e stavo facendo una diretta su Facebook.

Fare network marketing e farlo con impegno e passione regala anche queste sorprese: vai in vacanza e, se hai lavorato bene e duramente prima, mentre sei via, il tuo business cresce.

E così è stato anche per me, ma credimi se ti dico che la cosa ancora più bella è stata il raggiungimento di 23 qualifiche, nello stesso mese di gennaio, da parte di altrettante persone che lavoravano in Team con me.

Poi ancora Londra, la Grecia, la Sicilia… insomma, parecchi viaggi, ma, credimi, tanto e tanto lavoro perché fare network marketing e arrivare a certi livelli richiede molto impegno!

Come mai hai abbandonato la Juice Plus Company?

Purtroppo, come si dice, non tutti i grandi amori durano per sempre e preferirei non scendere in troppi dettagli perché, come si suol dire, “i panni sporchi si lavano in casa propria”.

Diciamo solo che Juice Plus ha cambiato alcune strategie aziendali, cosa legittima, e che a ottobre 2018 è stata venduta a un fondo di investimenti americano (Altamont Capital Partners).

Poi c’è stata la chiusura non motivata di molte posizioni di incaricati che hanno sempre fatto un ottimo lavoro nel massimo rispetto delle regole e prima ancora il cambiamento in corsa del piano di remunerazione.

Il resto è storia passata e preferisco guardare avanti.

Di certo, è stata una bellissima esperienza e tengo cari molti momenti vissuti in quel periodo che, comunque, mi ha fatto crescere molto.

Come si chiama l’azienda per cui ora sei un distributore indipendente e che tipo di prodotti vendi?

La mia scelta è stata semplice perché ho una grandissima fiducia nei leader che seguo da 4 anni e quando mi hanno parlato di Ariix, questo è il nome del mio nuovo partner, ero certo che avessero scelto il meglio.

E credo di poter dire che sia proprio così.

La categoria merceologica è quella che amo e che non teme la “crisi” perché è sempre e da sempre in crescita : il settore salute e benessere.

In che cosa Ariix si differenzia dalla precedente azienda?

Ariix ha molte peculiarità che la rendono realmente una mosca bianca nel settore del network marketing e spero di cuore che molte altre aziende seguano il suo esempio.

Questo perché il settore è in forte crescita e con esso la professionalità dei networker che, oggi, in Italia sono oltre 540.000 (che generano un fatturato superiore a 2 miliardi e 800 milioni di €), ma nel mondo hanno superato la ragguardevole cifra di 118 milioni di persone per un fatturato globale superiore ai 190 miliardi di $.

La prima peculiarità che ci contraddistingue è la Carta dei Diritti (la trovi, in lingua inglese, sul sito www.ariix.com => The Bill Of Rights).

Ariix è, infatti, l’unica azienda di Multilevel Marketing (MLM) al mondo a mettere nero su bianco i diritti degli incaricati e si impegna a non fare quelle cose che, invece, molte altre aziende si ritengono in diritto di fare (e spesso fanno).

Mi riferisco proprio alla chiusura “selvaggia” e immotivata di codici, al cambio del piano compensi e ad altre azioni che possono danneggiare o distruggere irrimediabilmente un lavoro di anni.

Poi Ariix è un’azienda multibrand che offre 7 linee di prodotti diversi, ma sinergici (Slenderiiz, Nutrifii, Puritii, Reviive, Jouvè, Nucerity e Prime) e tutti legati al benessere.

Ariix si definisce Disruptive by Design e i motivi sono molti altri, ma ci metterei troppo tempo a spiegarli qui.

Chiudo con un’annotazione sul piano compensi che è stato premiato come il migliore al mondo ed è in attesa di essere coperto da brevetto e prevede un adeguamento al costo della vita che poche altre aziende offrono (forse, nessuna ma non vorrei sbagliarmi).

Ed è l’unica, dati alla mano, che ha un payout del 50%.

Ariix ha sfidato tutte le altre aziende del mondo MLM a dimostrare che pagano di più, ma la sfida è caduta nel vuoto.

Poi esiste un programma che si chiama Ariix Travel che è veramente incredibile e, per gli amanti dei gioielli, ad agosto è nato Ariix Diamonds, ma anche in questo caso ne parleremo un’altra volta.

Lasciami solo aggiungere, perché anche questa credo sia una particolarità rara nel nostro settore, che Ariix riconosce a ogni incaricato attivo 1€ reward da spendere in viaggi o in altri prodotti per ogni € speso per acquisti personali e addirittura raddoppia gli € reward rispetto agli € spesi nelle prime 4 settimane.

In pratica acquisto prodotti per il mio benessere e quello della mia famiglia e i soldi spesi posso riutilizzarli per andare in vacanza con Ariix Travel.

E questo è un progetto assolutamente unico!

Che cos’è Unstoppable Generation?

La mia carriera da networker professionista non sarebbe mai iniziata senza Unstoppable Generation.

Tu di certo conosci la mia storia professionale e sai che sono laureato in ingegneria e sai che per 22 anni ho lavorato come dipendente in diverse aziende, vivendo e lavorando in Italia e anche all’estero.

Mi sono avvicinato in modo serio a questa industria proprio grazie a un post su Facebook nato e pensato dalla strategia, tanto semplice quanto efficace, di Unstoppable Generation.

E questo ha realmente cambiato la mia vita.

Infatti, 8 mesi dopo quel giorno, ho rinunciato al posto fisso e sono diventato un networker e un Unstoppable a tempo pieno.

UG è un movimento di persone inarrestabili, nel senso che siamo persone abituate a trovare soluzioni anziché concentrarci sui problemi.

Diciamoci la verità Federico: la vita non è semplice per nessuno, il mondo del lavoro è avido del nostro tempo, ma il tempo è il bene più prezioso che abbiamo.

E quanto ne sprechiamo lamentandoci?

Quante volte le persone si soffermano sui problemi, si lamentano della loro situazione, accusano tutto e tutti aumentando il loro senso di frustrazione?

Unstoppable non è una setta, lo scrivo perché ci hanno accusato anche di questo, ma è realmente e solamente un gruppo, in costante e continua crescita, di persone ordinarie che però, grazie a un modo diverso di affrontare le loro giornate, hanno innescato un sistema virtuoso che attrae persone positive e respinge quelle negative.

Oddio, non è che siamo perfetti e non è che non ci siano persone che si lamentano, ma sono in minoranza e, molto spesso, cambiano pelle, cambiando modo di affrontare i problemi.

Siamo un movimento di persone che hanno iniziato con zero competenze, zero esperienza e zero risultati, ma a furia di “picchiare la testa” contro gli errori, abbiamo trovato il giusto metodo di fare le cose e lo insegnamo a chi si sente Unstoppable davvero e vuole avere l’opportunità di crearsi un’entrata extra con il network marketing.

Non tutti ce la fanno, sia ben chiaro: chi dice “inizia e cambierai la tua vita” omette colpevolmente di aggiungere alcune parole… “inizia e potrai cambiare la tua vita se lavorerai duro, se ti impegnerai con costanza e impegno per un periodo sufficientemente lungo di tempo”.

Le statistiche dicono che lo 0,15% dei networker raggiungono guadagni milionari, ma le statistiche che pochi conoscono dicono che, nel mondo del lavoro tradizionale, solo lo 0,1% raggiunge guadagni milionari.

Quindi ci sono più networker milionari che imprenditori tradizionali milionari.

Tutto va contestualizzato, ma è più comodo dire che il network marketing non funziona.

E così, dopo 3 mesi, molti mollano, dicendo che il network marketing non funziona, ma è normale e succede sempre: perché molti mollano la palestra dove si sono iscritti, molti mollano la dieta che hanno iniziato a fare e potrei farti un sacco di altri esempi.

La strategia Unstoppable esiste e funziona e ci sono i numeri che lo dimostrano.

Nella notte del 26 dicembre 2013 è stato fatto il primo cliente online, senza una telefonata e senza un incontro fisico, ma solo parlando via chat.

Fatto 1, ne sono venuti 10, poi 100, poi 1000 ed in 5 anni ne abbiamo fatti oltre 1.500.000.

Ora che abbiamo cambiato azienda, e non credo sia un reato perché nella mia vita lavorativa tradizionale l’avevo fatto anche più volte quando non avevo più stimoli e volevo andare a stare meglio per cogliere una nuova sfida, abbiamo rimodulato la strategia e le nostre azioni sono ancora più efficaci ed efficienti.

Anche perché abbiamo una gamma maggiore di prodotti eccezionali da offrire e condividere.

Insomma… ne vedremo delle belle, ma la partenza è stata con il botto!

A quanto ho capito e visto dai tuoi risultati, Unstoppable Generation ha creato un metodo replicabile e scalabile che rende, in un certo senso, il distributore indipendendente svincolato dall’azienda per cui lavora.

Infatti, qualsiasi sia il prodotto distribuito, se ci s’impegna, si possono ottenere dei risultati. Giusto?

È proprio questo il vero segreto, se di segreto vogliamo parlare.

Essere un networker non vuol dire essere un venditore, anche se ciò è quello che crede la maggior parte della gente ed è ciò che spaventa le persone che si avvicinano a questo modello di business.

Prendendo spunto da un’amica che lo ha scritto in un suo post, dico spesso che se avessi voluto vendere prodotti avrei creato un negozio online, magari mi sarei associato ad Amazon (nonostante le alte commissioni che chiede), ma io non vendo nulla.

Non sono neppure un Influencer, anche se quello è uno dei mestieri più ambiti (e ben pagati) che esista oggi ed è proprio questo che dovrebbe far riflettere.

Ma il ragionamento è ancora più semplice.

Faccio una domanda a un’ipotetica Signora Maria che sta leggendo:

Max: “Cara Maria, se vai a cena in un ristorante, mangi bene e spendi poco, che fai il giorno dopo o appena te ne capita l’occasione?”

Maria: “Beh, lo suggerisco alla mia collega che mi ha chiesto dove andare a cena e lo suggerisco a mio fratello che so che vuol fare una sorpresa alla sua fidanzata”.

Max: “Ed è possibile, Maria, che quel ristorante ti mandi una mail e ti inviti a lasciare una recensione su una di quelle app che magari tu stessa userai prima di andare nel prossimo ristorante?”.

Maria: “Certo che sì!”.

Max:”Bene Maria! Benvenuta nel magico mondo del network marketing: tu credi di non aver venduto nulla, ma hai fatto una vendita.

E speriamo che la sera in cui tuo fratello andrà in quel ristorante ci sia lo stesso chef di quando sei andata tu.

Peccato, però, che il tuo consiglio non ti frutterà un centesimo, al massimo un grazie, che comunque è importante, di tuo fratello”.

La cosa divertente è che tuo fratello lo consiglierà a Michele, Michele lo consiglierà a Luisa e Luisa lo consiglierà a Francesca che in quel ristorante organizzerà la sua festa di compleanno e porterà 50 persone!

Ecco perché io amo i network marketing di prodotto e voglio provare in prima persona tutti i prodotti dell’azienda con cui collaboro.

Perché io ci metto la faccia, sempre ed ogni giorno.

E se consiglio un ristorante, un libro, un film o un luogo di villeggiatura non ci guadagno nulla, ma se consiglio un prodotto Ariix ci guadagno perché l’azienda divide fifty-fifty con la sua rete di incaricati il fatturato che noi generiamo.

E tutti i prodotti Ariix hanno un sigillo di garanzia unico che certifica la qualità del prodotto ed esiste una politica di resi che può e deve far stare tutti tranquilli.

Dal 17 maggio 2019 data d’ingresso di Unstoppable Generation in Ariix che risultati economici hai ottenuto e che livello hai raggiunto?

Io sono entrato in Ariix il 18 maggio e devo dirti che l’inizio è stato esaltante.

Fino a quel giorno avevo vissuto, come tutti gli amici di Unstoppable, 4 mesi di paura e di stress.

Il fatturato in Juice Plus si era più che dimezzato e ripartire da zero non è stato semplice.

Tra maggio e luglio abbiamo fatto tantissima formazione perché in Ariix sono estremamente attenti alla preparazione di noi incaricati (la formazione non solo è gratuita, ma ci pagano in AOR, ma ne parleremo in un’altra occasione visto che me ne sono appena aggiudicati 100.000 per volare ad Hong Kong e ci tengo a spiegare a te e ai tuoi lettori cosa sono questi punti).

Detto questo, per rispondere alla tua domanda, in questo momento ho la qualifica di Officer e sono tra i primi 40 Top Power Ranker in Italia.

Il Power Ranking è una classifica che Ariix fa per stimolare la sana competizione e che si sale (o si scende) in funzione di diversi parametri legati allo svolgimento dell’attività.

A livello europeo sono nei Top 250 e sono, per questo motivo, stato invitato a una cena speciale in occasione della prima convention italiana che si è svolta il 12 e 13 ottobre 2019 a Roma.

Sul mio profilo Facebook trovi molte foto di quel weekend e anche della serata che Ariix ha organizzato a Cinecittà dove tutti siamo stati invitati a partecipare in abiti dell’Antica Roma: è stata una delle più belle feste a cui io abbia mai partecipato.

Parlando ancora di formazione, permettimi di dire che dal 2011 anche Tim Sales, un vero guru del MLM, lavora con Ariix e nel weekend appena citato ci ha fatto alcune sessioni formative di altissimo valore.

Sono realmente onorato di lavorare nella stessa azienda di questo “luminare” del settore, che è stato consulente, nel mondo, per oltre 200 aziende di network marketing e ha generato numeri incredibili.

Anni fa si era ritirato da questa industria, ma quando è nata Ariix ha deciso di unirsi a lei per un progetto che, ne sono certo, cambierà per sempre (e in meglio) il mondo del network marketing (leggi qui). 

Quanto ti manca per arrivare a un livello simile a quello che avevi raggiunto in Juice Plus Company?

Mi sono dato, com’è giusto e importante fare, alcuni obiettivi a breve, medio e lungo termine, ma siamo ancora nella fase di “costruzione”, che per me è la fase più esaltante, e non ti so dire quanto tempo servirà.

Diciamo che per ottenere quello che in Juice Plus ho ottenuto in 4 anni, qui conto di impiegare metà tempo, ma non perché sia più facile, ma perché ho più esperienza e collaboro con professionisti veri, con un’azienda che ci supporta e ci sta al fianco ogni giorno e che collabora al nostro impegno sui social.

E anche le persone di cui mi sto circondando sono professionisti di valore o comunque lavorano e si impegnano per diventarlo.

Insomma, in un’azienda di professionisti, dobbiamo essere professionisti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Continuare a migliorarmi e ad aiutare le persone a credere di più nel network marketing e in sé stesse.

Fare network marketing è una professione e alla Bocconi di Milano ne parlano di frequente.

Ma non solo in questa prestigiosa università.

Ad esempio, poco dopo la nostra ultima intervista, esattamente a giugno 2017, stava per concludersi il secondo Executive Master in Network Marketing alla LIUC di Castellanza.

So che il lavoro da fare per cambiare la percezione negativa che ha, nell’immaginario collettivo, questa professione è ancora tanto, perché in Italia c’è ancora molta diffidenza.

E, invece, le persone dovrebbero sapere che nel nostro Paese il network marketing è un modello di business normato dalla legge da oltre 20 anni e che prevede benefici fiscali importanti.

Questa è, ormai, la mia vita e il bello del network marketing, anche se so che può sembrare una frase fatta, è che per avere successo bisogna aiutare gli altri ad avere successo.

Ci sono 8 modi diversi di guadagnare le commissioni settimanali che ogni venerdì mattina Ariix ci bonifica e tra queste è molto importante una voce che si chiama Matching Bonus: più guadagnano le persone del tuo Team e più la società ti premia perché hai, evidentemente, fatto un buon lavoro di formazione.

Quindi: impara, insegna e insegna ad insegnare perché solo così avrai successo nel network marketing.

E se troverai persone migliori di te, puoi stare tranquillo perché non ti soffieranno il posto, come potrebbe succedere in un qualsiasi altro posto di lavoro, ma avrai dei riconoscimenti economici anche se, visto che qui vige la meritocrazia, quella persona potrà crescere e guadagnare più di te.

Che dire… anche stavolta è stata una bella chiacchierata nella speranza di aver risposto pienamente a tutte le tue domande e di aver incuriosito i tuoi lettori che sono arrivati a leggere fino a qui.

Ti ringrazio di cuore per questa nuova opportunità che mi hai dato e alla prossima!

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il business rende liberi… specialmente, se digitale

Oggigiorno, infatti, chi ha un lavoro autonomo ha la possibilità, se lo desidera, di essere:

  • Location Indipendent

  • Time Indipendent

In altre parole ha la possibilità di essere libero da vincoli di luogo e di tempo per lavorare, potendo così costruirsi uno stile di vita su misura in base alle sue esigenze economiche e sociali.

LOCATION INDIPENDENT

Conosci il termine: nomade digitale?

Beh, se non lo conosci sappi che con questa terminologia si indica una persona che lavora come freelancer spostandosi da una località all’altra del pianeta senza appunto essere vincolato a un luogo specifico come avveniva un tempo.

Questo libero professionista ha la possibilità di continuare a seguire i suoi clienti che si trovano, ad esempio, in Italia stando tranquillamente seduto in un coworking di Bali semplicemente grazie a una connessione veloce a Internet, a un computer e a uno smartphone.

Ed è facilitato in ciò poiché, oramai, vi è anche tutto un ecosistema online fatto di app, Saas, cloud, social network per sviluppare contatti con altri professionisti e piattaforme dedicate ai freelancer per trovare clienti come:

  • Fiverr

  • Freelancer,

  • Up Work

  • Go Lance

  • Addlance

  • Remote

  • Guru

  • Peopleperhour

  • Twago

  • We Work Remotely

  • Workana

Siccome, però, per lavorare in questo modo non c’è bisogno di passare tutta la vita in viaggio muovendosi da una nazione all’altra come una trottola, è stata coniata una nuova etichetta che affianca la prima: Location Indipendent.

In questo modo si racchiudono sotto questa categoria tutti coloro che lavorano da dove vogliono anche senza bisogno di essere continuamente in viaggio.

Come, ad esempio, il sottoscritto che ha lasciato il centro di Milano per andare a vivere sulle colline moreniche del Lago di Garda.

TIME INDIPENDENT

Con questa terminologia si indica il fatto che il freelancer ha la possibilità di organizzare come meglio crede il suo orario di lavoro senza essere vincolato a uno schema fisso come i dipendenti.

Inoltre, può scegliersi i periodi di vacanza senza dover rendere conto a nessuno.

Ciò non vuol dire, però, lavorare di meno anzi, a volte, si lavorano 7 giorni alla settimana e anche di notte.

Ma questa resta, comunque, una libera scelta individuale.

DA SOGNATORE A LAVORATORE AUTONOMO

Molto spesso alla base del percorso che porta un individuo a diventare un lavoratore autonomo c’è un sogno.

A volte, invece, c’è uno stato di necessità. Infatti, l’alto tasso di disoccupazione che affligge l’Italia può spingere alcuni ad aprire la propria attività nella speranza di poter portare a casa la pagnotta.

Accade anche che alcuni di coloro che avevano aperto la loro partita Iva, poiché non avevano di fronte a sé altre alternative, cammin facendo si appasionino ardentemente al loro lavoro.

Comunque, vada come vada, il cammino ideale di chi vuol fare business è il seguente:

Sogno => Idea => Progetto => Risultato => Business

Tutto parte da un sogno che si trasforma in un’idea.

L’idea diventa un progetto.

Il progetto porta a un risultato.

E attorno al risultato si costruisce un business.

Questo percorso suddiviso in 5 step ben si concilia, a mio avviso, con la metodologia Lean Startup secondo cui non va costruito il prodotto o servizio fino a quando l’MVP (Minimun Viable Product, cioè un prodotto ridotto all’essenziale che ha le caratteristiche minime per essere utilizzato dal segmento di clientela a cui è rivolto, n.d.r.) non è validato dal mercato.

In altre parole, se dagli esperimenti progettati non si ottiene un risultato soddisfacente, allora, non si costruisce il business.

I 3 QUADRANTI DEL BUSINESS

I tre quadranti del business sono:

  1. Passione

  2. Competenze

  3. Richiesta del mercato

Fino ad ora non avevo citato il termine passione.

L’ho fatto di proposito poiché non è detto che un business, anche di successo, si debba per forza di cose costruire attorno a una passione.

Anzi, molto spesso, accade che una persona scopre ciò che lo appassiona mentre sta lavorando al suo business.

Poiché è proprio quando sei totalmente immerso nel tuo lavoro che puoi capire quali sono le attività che ti piacciono e ti appasionano di più.

In ogni caso per aprire un business non basta la passione. Occorrono le competenze e ci deve essere una richiesta di mercato.

Come puoi ben capire le competenze sono necessarie se si vuole offrire un prodotto o servizio di qualità, generare un flusso di clienti e concludere ottime vendite.

Questo vuol dire studiare molto per migliorarsi costantemente.

Cosa che dovrai fare per tutta la vita visto che il mondo cambia alla velocità della luce.

Di recente, ho scoperto una parola ugandese che ben sintetizza quello che ho appena scritto.

Questa parola è Somà => leggere; ma un leggere inteso come studio volto a migliorare sé stessi e la società in cui si vive.

Da ultimo, ma non per ultimo, in ordine d’importanza vi è il quadrante della richiesta di mercato.

Infatti, se non c’è domanda per il prodotto o servizio che offri, è inutile creare un business poiché andresti incontro a un sicuro fallimento.

Ad esempio, potresti essere appassionato di aquiloni e avere tutte le competenze necessarie ma se non sono richieste dal mercato allora non guadagnerai un solo euro.

CONCLUSIONI

Fare business ti dà la possibilità di essere libero da vincoli di luogo e di tempo.

Ma deve essere costruito attorno a un risultato.

E deve nascere dall’intersezione delle tue competenze e la richiesta di mercato.

Meglio se da una passione ma questa non è una condizione necessaria e sufficiente.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Martino Ghielmi: Vadoinafrica.com

Martino Ghielmi

Martino Ghielmi – Vadoinafrica.com

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso la mia intervista Martino Ghielmi, creatore del blog Vadoinafrica.com e del relativo gruppo su Facebook Vadoinafrica Network | con Martino Ghielmi.

Un ragazzo veramente in gamba che attraverso la sua opera ha l’ambizione di cambiare il modo in cui, in Italia, ci si approccia all’Africa.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 34 anni e vivo a Tradate (VA).

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Liceo Scientifico al Ferraris di Varese, media del 6,5 costante fino alla quinta. Poi maturità con 100/100.

Laurea triennale in Relazioni Internazionali all’Università Cattolica, a Milano, specialistica in Studi Afro-Asiatici all’Università di Pavia.

Entrambe con tesi sull’Africa, entrambe con lode.

Quali esperienze lavorative hanno preceduto quella attuale? Che cosa ti hanno insegnato?

Dopo alcune estati di viaggi, la mia prima esperienza lavorativa è stata a Nairobi (Kenya) durante il Servizio Civile con IPSIA (ONG delle ACLI) occupandomi di economia informale e imprenditoria giovanile.

Poi tre anni in Accenture, multinazionale che opera nel settore della consulenza, seguendo progetti di organizzazione aziendale e formazione.

Nei fine settimana seguivo le attività di Run2gether, squadra di atletica indipendente frutto di un gemellaggio Kenya-Austria, che ho portato a due vittorie consecutive alla Stramilano battendo squadre molto più blasonate.

Nel 2013 mi sono licenziato per collaborare con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano alla realizzazione di una rete di partnership universitarie poi rilevata la fondazione E4Impact, con cui ho collaborato fino al 2017.

Che lavoro fai, attualmente?

Sono consulente e formatore indipendente. Affianco aziende e organizzazioni interessate a interagire nel medio-lungo periodo con i contesti africani.

Inoltre, collaboro con la Fondazione Alma Mater dell’Università degli Studi di Bologna nel formare studenti con idee imprenditoriali relative all’Africa.

Come nasce la tua passione per l’Africa?

Sui campi di atletica. Praticavo, senza particolare successo, le distanze medie e lunghe e un giorno ho conosciuto Mathias Ntawulikura, maratoneta rwandese cinque volte olimpionico.

Grato dei consigli da lui ricevuti, trascorro l’estate successiva in Kenya, dove si allenano i migliori.

Da quel momento inizia un percorso di curiosità per un continente assai più variegato rispetto agli stereotipi che, come tutti gli italiani/europei, anche io avevo in mente.

Ho deciso così di approfondire lo studio della storia africana, delle sue tante culture e delle relazioni con il mondo.

Quali paesi del continente africano hai visitato? Qual è quello che ti è rimasto di più nel cuore?

In ordine cronologico: Kenya, Uganda, Sierra Leone, Ghana, Costa d’Avorio, Senegal, Etiopia, Rwanda e Marocco. Il primo.

Che cos’è Vadoinafrica Network? Quale obiettivo si pone?

Una Community, pragmatica ma visionaria, convinta che il futuro dell’Europa passi (anche) da un rinnovato rapporto con l’Africa.

Imprenditori, professionisti, creativi, ricercatori e appassionati: condividiamo esperienze, risorse e contatti tra i due continenti incontrandoci di persona durante i Vadoinafrica Meetup.

Immagine del primo Meetup milanese di Vadoinafrica – giugno 2019

Prossimi due appuntamenti a Milano (sabato 21/09, 17.30 presso Open Milano) e a Firenze (martedì 24/09, 18.30 Officine Valis).

L’obiettivo è la crescita personale e professionale di ciascuno.

Che cosa può fare l’Italia per l’Africa?

L’Italia, geograficamente un naturale ponte eurafricano, ha raggiunto nel 2016 il terzo posto nella classifica degli investitori esteri nel continente: un fatto storico, perché solo due anni prima era ventesima. Ma in gran parte si tratta di energia (ENI e la sua filiera) e di infrastrutture.

Si potrebbe fare molto di più connettendo filiere in campo agroalimentare, innanzitutto, dove l’Italia è ricca di esperienze e tecnologie su una scala medio-piccola. Compatibile con contesti e imprese africane.

Poi tutto il mondo dell’industria creativa e culturale: fashion, design, architettura, cinema, letteratura che, attualmente, guarda l’Africa solo da un punto di vista filantropico o caritatevole.

Generalizzando bisogna superare il modello del progetto per costruire partnership bidirezionali basate su investimenti, scambi commerciali e creazione di competenze locali primariamente sul piano tecnico.

Che cosa può fare l’Africa per l’Italia?

Come dice il nigeriano Wole Soyinka (Nobel per la letteratura nel 1986) le relazioni euro-africane degli ultimi cinque secoli sono la storia di un monologo.

Quello europeo. Dal trauma collettivo della tratta atlantica e del periodo coloniale, l’Europa fatica a riconoscere come pari le voci e gli interessi africani.

Infatti, “non c’è mai stato un riconoscimento reciproco che prendesse atto delle condizioni economiche profondamente cambiate negli ultimi tempi, bensì un confronto mono-direzionale. Ovviamente anche i leader africani hanno le loro responsabilità. È un peccato, perché un dialogo tra pari favorirebbe non poco lo sviluppo delle relazioni umane.”

Mettere in essere un ascolto, serio e dettagliato, delle esigenze altrui potrebbe aprire numerosi spazi, tanto sul piano culturale quanto economico, importanti forse più per un’Italia/Europa in cerca di futuro che per un’Africa che, anche in assenza di questo mutamento sta trovando nell’Asia interlocutori differenti.

Per provarci occorre l’umiltà di non avere già in tasca le ricette preconfezionate.

L’immagine che i media mainstream trasmettono dell’Africa è quella di un continente in cui la povertà, a dispetto delle grandi ricchezze del sottosuolo e ambientali, regna sovrana. Ma è davvero così?

L’Africa è un continente enorme (un miliardo e 200 milioni di abitanti). Non un paese!

E non può essere ridotta a povertà/malattie/guerre.

C’è di tutto ed è tutto in veloce trasformazione. Ci sono tanti problemi, in gran parte eredità di una trasformazione sociale e culturale troppo rapida e troppo violenta negli ultimi 150 anni.

La cosa indubbia è che c’è una gran voglia di fare, di rischiare, di provare a fare qualcosa che non si respira più in Europa.

Qual è la tua più grande ambizione?

Lasciare un segno nella vita delle persone che incontro.

Scherzando, ma non troppo, mi piacerebbe poter ricevere honoris causa il passaporto dell’Unione Africana quando sarà operativo.

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?

Portare a regime Vadoinafrica Business Lab, membership riservata a imprenditori (su selezione, le candidature sono aperte fino al 30 Settembre): un vero e proprio circolo di menti, online e di persona, grazie a cui imparare da chi ha già investito in loco, interagire con Ambassador basati nei principali Paesi africani, condividere contatti e informazioni e usufruire di sconti e promozioni riservate.

Poi viaggi, eventi e divulgazione, continuando a essere fedele al motto di Vadoinafrica: ”Conoscere, Connettere, Creare”.

Viktor Ekpuk (USA/Nigeria) – Photo credits: CNN

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Il sistema di credenze

AVVERTENZA!

Questo post è dedicato a tutti coloro che non sono soddisfatti della vita che conducono.

Se non rientri in questa categoria è inutile che tu lo legga.

In caso contrario… Buona lettura!

* * *

IL SISTEMA DI CREDENZE

Ogni persona è guidata da un proprio sistema di credenze che ne condiziona l’intera esistenza.

Da esso dipendono i risultati ottenuti nella vita poiché è la nostra mente a livello conscio ma, soprattutto, subconscio che determina le nostre azioni.

E le nostre azioni portano ai risultati ottenuti.

Tutto ciò a prescindere dalle nostre condizioni di partenza.

Cioè le carte che ci ha donato il destino.

Per intenderci meglio: la famiglia o la nazione in cui siamo nati, il nostro corpo etc.

Lo schema è il seguente:

Pensiero > Azione > Risultato ottenuto

Per nostra fortuna l’essere umano può autoprogrammarsi, cioè può resettare il suo sistema di credenze.

Quindi se non sei soddisfatto della vita che conduci, delle persone e degli ambienti che frequenti, che tu sia giovane o vecchio, bianco o nero, rosso o giallo, alto o basso, magro o grasso hai sempre la possibilità di cambiare in meglio la tua esistenza resettando il tuo modo di pensare.

Non è facile, ma tutti coloro che hanno migliorato le loro condizioni di vita lo hanno fatto.

E se ce l’hanno fatta loro, lo puoi fare anche tu.

Tieni presente che il 95% della nostra attività mentale avviene a livello subconscio e solo il 5% avviene a livello razionale.

Ciò vuol dire che per cambiare la nostra forma mentis dovremo agire sulla parte inconscia della nostra mente passando dalla parte conscia.

COME CAMBIARE IL PROPRIO SISTEMA DI CREDENZE

Ti piace la vita che conduci?

No!

Allora, devi assolutamente cambiare il tuo sistema di credenze.

Per attuare questo cambiamento dovrai uscire dalla tua zona di comfort e abbandonare molte delle abitudini e delle amicizie che hai acquisito nel corso degli anni per concentrarti solo su te stesso.

Ovvero, sulla persona più importante che c’è al mondo.

Non c’è altra via per far emergere il tuo vero io.

La parte più splendente e meravigliosa di te.

Quella che ti spaventa per la sua bellezza e che ti permetterà di fare la differenza nella vita degli altri.

Ricordati che non vi è nulla di nobile nel vivere una vita al di sotto delle proprie possibilità.

Non c’è nulla di bello nel vivere una vita mediocre.

Il detto “Mal comune mezzo gaudio” è una frase consolatoria che è stata coniata per coloro che hanno paura del successo personale.

Devi, quindi, diventare egoista, se vuoi aiutare concretamente il tuo prossimo.

Scordati quello che ti hanno insegnato fino ad oggi sull’argomento poiché sono sciocchezze utili alla classe dirigente per tenerti sotto controllo.

Sono quegli insegnamenti che ti hanno imprigionato nella tua vita attuale.

Quella che non ami e di cui ti lamenti ogni volta che ne hai la possibilità.

Sono le tue convinzioni limitanti che ti impediscono di cogliere le opportunità che sotto varie forme si presentano ogni giorno alla tua porta.

La prima azione che ti consiglio di fare, se vuoi veramente cambiare il tuo sistema di credenze e migliorare il tuo stile di vita, è quella di smettere di leggere i giornali e di guardare i telegiornali e i vari programmi di approfondimento su gossip, politica e sport che danno in TV.

E non seguire nemmeno la politica o il gossip tramite Internet.

Questa dieta ti porterà a non subire più l’effetto propaganda o quello di distrazione e nel giro di poco tempo, quando il rumore di fondo nella tua testa si sarà attenuato, potrai riconoscere che viviamo in un mondo ricco di occasioni.

Fin da piccoli, a scuola, ci hanno insegnato che per poter decidere in modo consapevole bisogna essere informati e hanno indicato giornali e TV come la fonte autorevole da cui attingere le informazioni.

Si sono, però, dimenticati di dirti che se tu volessi formarti un’opinione veramente libera dovresti sentire tutte le voci del coro e confrontarle tra di loro per far emergere la verità dei fatti.

Per far ciò dovresti passare molta parte della tua giornata a informarti.

Impensabile. Vero?

Quindi, ti hanno invitato a ridurre tutta questa mole di lavoro e a semplificarti la vita scegliendo una parte di cui diventare tifoso o, meglio ancora, partigiano.

Ti hanno detto che questa è cosa buona e giusta.

Però, non ti hanno spiegato che questo va a vantaggio della classe dirigente del Paese.

Sia chiaro, non c’è alcun complotto o potere forte dietro a tutto ciò ma la legittima esigenza da parte delle classi dirigenti di controllare e dirigere la collettività con il minor sforzo possibile.

Infatti, la classe dirigente, come d’altronde anche il nostro cervello, cerca le soluzioni più economiche ed efficienti per conservarsi.

Se si analizzano con occhio attento le varie epoche storiche, si può notare come per tenere sotto controllo i popoli si sia passati dall’uso degli eserciti alle ideologie passando dalle religioni.

Mentre utilizzare i soldati per controllare una popolazione ha un costo enorme, farlo tramite la propaganda o la somministrazione di programmi di intrattenimento (cosidetta TV spazzatura, n.d.r.) che impediscono all’individuo di riflettere su se stesso e sulle sue condizioni di vita è più efficace e meno costoso.

Il secondo passo per spezzare le catene che ti tengono imprigionato in una vita che non vuoi è quello di allontanarti dalle persone lamentose o che esprimono solo concetti negativi.

La negatività, infatti, uccide la tua creatività.

La negatività ti impedisce di pensare poiché porta nella tua vita ansia e paura.

Questi sentimenti negativi ti rendono più facilmente manipolabile.

Ovviamente, puoi decidere di non frequentare un amico o dei conoscenti dal pensiero negativo e che non fanno altro che lamentarsi ma, difficilmente, potrai allontanarti dal tuo coniuge oppure dai tuoi genitori, da tuo fratello o da tua sorella.

In questo caso ti basterà non ascoltare le loro continue lamentele, magari, allontanandoti dalla stanza o mostrandoti completamente sordo ai loro discorsi.

Vedrai che se non gli darai retta dopo un po’ smetteranno di usare la tua mente come il loro personale cestino della spazzatura.

Il terzo e ultimo passo è quello di non dare importanza al giudizio altrui. Ovvero, non badare a quello che gli altri pensano di te.

Fai tuo il motto: “Quello che gli altri pensano di me, non è affar mio”. Ciò vale sia nel bene che nel male.

Infatti, è inutile affannarsi per ottenere la costante approvazione del nostro prossimo poiché questo conferisce agli altri un enorme potere di controllo su di noi.

Come vedi i tre consigli che ti ho appena dato per poter modificare il tuo sistema di credenze affondano le loro radici in un unico concetto molto semplice: devi evitare di soffermarti col tuo pensiero su tutte quelle cose che non puoi controllare.

Non puoi, ad esempio, controllare le dinamiche macroeconomiche, le guerre, il terrorismo, gli eventi di cronaca nera, la vita e gli amori dei personaggi famosi, i risultati di una partita di calcio, le previsioni del tempo, la vita delle persone che ti circondano e i loro risultati, le opinioni altrui etc.

Quindi non occuparti di tutto questo.

Ciò detto, ricordati che formattare il tuo cervello rendendolo una tabula rasa pronta per essere resettata richiederà diverso tempo.

Per questo motivo mentre fai questa operazione dovrai nutrire la tua mente con nuovi contenuti provenienti da:

  • Libri di crescita personale, sull’educazione finanziaria, su come si fa impresa oppure relativi a una competenza specifica che vuoi apprendere (ad es. Marketing, SEO, programmazione etc.) per spenderla sul mercato.

  • Podcast sulla crescita personale, sull’educazione finanziaria o su come si fa impresa.

  • Video motivazionali oppure tutorial utili per formarti su competenze specifiche.

Questo ti permetterà di creare un nuovo sistema di credenze che piano piano prenderà il controllo delle tue azioni portandoti a ottenere risultati diversi da quelli ottenuti in passato.

Vedrai nuove opportunità e ti ci butterai dentro a testa bassa innestando così un circolo virtuoso.

Oltre a ciò, rafforza il tuo nuovo atteggiamento pensando costantemente alla morte.

Sapere, infatti, che non si è eterni dà una spinta eccezionale per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Se hai la fortuna di conoscere e frequentare delle persone molto anziane, ti sarai accorto che molte di loro hanno grossi rimpianti poiché non sono riuscite a fare delle loro vite il capolavoro a cui erano destinate.

Il loro rimpianto è dato dal fatto che sono agli sgoccioli e non hanno più il tempo necessario per cambiare le cose.

Immaginati di essere sul letto di morte conscio del fatto che di lì a poco cesserà la tua vita terrena.

Ripercorri con la mente tutta la tua esistenza e guarda quanto tempo hai sprecato dedicandolo a cose su cui non avevi alcun controllo mentre potevi utilizzarlo per sviluppare i tuoi talenti, creare opportunità ed essere veramente utile per il tuo prossimo lasciando ai posteri un’eredità di grande valore.

Adesso, ritorna al presente e sfrutta le emozioni che l’immagine di te morente ti ha senz’altro lasciato per darti da fare al fine di cambiare il tuo sistema di credenze.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

Link-to-Leads

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di Link-to-Leads, un servizio in outsourcing per fare lead generation e acquisire, attraverso LinkedIn, un portafolio clienti B2B altospendenti.

Buona lettura!

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A PROPOSITO DI LINKEDIN

LinkedIn è il social network verticalizzato sul mondo del business ed è di proprietà di Microsoft.

A gennaio 2019 il numero dei suoi iscritti, nel mondo, ha raggiunto la quota di 604,4 milioni (fonte: Kepios Analysis).

In Italia la piattaforma conta 15,3 milioni di utenti (fonte: Agcom).

Una vera manna per tutte quelle aziende che vendono prodotti o servizi in B2B, cioè ad altre aziende.

Per questo motivo, negli anni, specie nel mondo anglosassone sono nati formatori e corsi, ora anche in Italia, che insegnano a utilizzare al meglio il proprio profilo personale e quello aziendale per trovare clienti su LinkedIn.

Questa è un’ottima soluzione, se si ha molto tempo a disposizione per dedicarsi prima alla propria formazione e, successivamente, all’applicazione di ciò che si è imparato (sperando di averlo capito bene, n.d.r.) per raggiungere il proprio pubblico target e vendergli il proprio prodotto o servizio.

Però, diciamocelo con tutta onestà, molte figure apicali (imprenditori, amministratori unici, direttori marketing, direttori commerciali etc.) all’interno di un’azienda non hanno tempo da dedicare alla propria formazione.

Infatti, sono impegnate a far crescere i fatturati e gli utili aziendali in un mercato che giorno dopo giorno si fa sempre più complesso oppure a trovare soluzioni per i vari problemi che, di quando in quando, giungono alla loro attenzione.

Magari, se tu, che stai leggendo in questo momento il post, sei una di queste figure mi stai dando ragione. Vero?

Quindi prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Inghilterra sono nati dei servizi specializzati nell’uso di LinkedIn come fonte di contatti “caldi”, pronti cioè a essere trasformati in clienti paganti dalle aziende e dai liberi professionisti.

Tempo fa sono rimasto colpito da un servizio creato da una società inglese che era riservato solo agli avvocati. 

Mi era molto piaciuta proprio questa sua verticalizzazione.

Quindi mi sono messo alla ricerca di qualcosa di simile per le aziende e ho scoperto Link-to-Leads, un servizio in outsourcing dedicato alle imprese che operano in ambito B2B e vendono prodotti finiti (meglio se costosi o che richiedono forniture che devono essere riacquistate nel corso del tempo, n.d.r.).

A PROPOSITO DI LINK-TO-LEADS

Questo servizio in outsourcing, che nasce all’estero e ora sta sbarcando sul mercato italiano dopo aver dato buona prova di sé nella nazioni in cui è presente, mette a disposizione di un’azienda un team di professionisti specializzati nell’utilizzo di LinkedIn per sviluppare contatti commerciali, a livello nazionale e internazionale, perfettamente in target col prodotto o servizio che l’impresa vende.

Tutto ciò al costo su base mese di una risorsa uomo interna, che in Italia come tutti ben sanno è particolarmente elevata.

Qui il vantaggio per l’azienda che usufruisce del servizio esternalizzato è del tutto evidente: si abbattono i costi e l’imponibile fiscale.

Invece, rispetto a un singolo collaboratore esterno il vantaggio di Link-to-Leads consiste nel fatto che il team che segue l’azienda cliente opera sia sul mercato interno sia su quelli internazionali.

L’impresa che usufruisce del servizio può così avere più fonti da cui generare un flusso costante di contatti “caldi”.

Per intenderci, un’azienda italiana può puntare, se strutturata in modo adeguato, per il suo prodotto o servizio a quella fetta di mercato che va oltre i 15,3 milioni di utenti italiani iscritti a LinkedIn.

Link-to-Leads garantisce ai suoi clienti circa 200 contatti “caldi” al mese (che rimarrano per sempre nel tuo database clienti, n.d.r.) e di cui almeno 5 in base alle statistiche si trasformano in clienti paganti.

Tutti risultati ottenuti senza far ricorso alla pubblicità, cosa che rende ancora più interessante il servizio visto che fare advertising su LinkedIn è molto costoso.

All’estero dove il servizio è già diffuso il pacchetto è venduto a blocchi di tre mesi e con pagamento anticipato dell’intero prezzo di listino.

Mentre, in Italia, essendo appena sbarcato viene proposto con una interessante formula 1+2 e a prezzo scontato per chi presenta il codice di uno dei partner ufficiali [per chi fosse interessato questo è il mio codice LTL19#2 (per attivarlo vai sulla Landing Page del servizio e segui le istruzioni)]

In altre parole si acquista e si paga a prezzo scontato un solo mese di servizio dopodiché se si è soddisfatti dei risultati si acquistano anche i restanti due mesi del pacchetto.

Questo permette all’azienda di testare la bontà del servizio e di acquisire, grazie all’aumento delle vendite, i fondi necessari per il successivo rinnovo.

COME FUNZIONA LINK-TO-LEADS

Poiché, come ho già detto in precedenza, Link-to-Leads non è adatto a tutte le aziende, è prevista una call gratuita di selezione con un esperto del loro Team.

Se l’azienda supera questo primo filtro può accedere al servizio.

Per prima cosa un project manager di Link-to-Leads farà un’analisi approfondita dell’impresa per capire come è stato usato LinkedIn fino a quel momento, avere un quadro generale dell’azienda e dei suoi prodotti o servizi, e stabilire quali tra i profili personali presenti sul social dovranno essere utilizzati per far partire la campagna di lead generation (il pacchetto standard prevede che possano essere seguiti fino a un massimo di 2 profili personali, n.d.r.).

Fatto ciò il project manager e il suo Team prenderanno in carico il profilo o i profili personali selezionati, oltre che la pagina aziendale, e procederanno con il loro restyling per metterli in condizione di catturare l’attenzione dei decisori aziendali delle aziende che possono diventare loro clienti.

Tale lavoro ha una durata di 15 giorni.

Finita questa fase preliminare parte il primo mese del servizio.

Il Team di Link-to-Leads per tutto il periodo si occuperà di pubblicare attraverso i profili individuati 5 post alla settimana costruiti in modo tale che le parole chiave e gli hashtag impiegati catturino l’attenzione delle persone all’interno delle aziende target, cioè che possono essere interessate al prodotto o servizio del cliente.

Allorquando si sviluppa un primo approccio da parte di un potenziale cliente, questo viene “scaldato” attraverso tutta una serie di messaggi nella Inbox che lo portano alla fine del percorso a fissare un’appuntamento coi commerciali dell’azienda cliente per concludere il contratto.

Questo a grandi linee è il funzionamento di un sistema che sfrutta le potenzialità di LinkedIn Sales Navigator, la funzione premium che LinkedIn mette a disposizione dei venditori.

CONCLUSIONI

LinkedIn coi suoi 604,4 milioni di utenti a livello mondiale è un ottimo mezzo per le aziende che fanno B2B per acquisire contatti realmente in target col prodotto o servizio che vendono.

La consapevolezza di ciò ha fatto sì che, nel tempo, nascessero, dapprima, formatori e corsi per imparare a sfruttare questo social network per acquisire clienti e, in un secondo momento, dei servizi esterni, alcuni verticalizzati su settori specifici, a cui le aziende o i liberi professionisti possono delegare la parte di lead generation, liberando il tempo delle figure di vertice delle imprese e facendo loro risparmiare denaro che viceversa sarebbe dovuto andare all’implementazione di risorse interne.

Tra i vari servizi che ho scoperto nel mio lungo viaggio per trovare strumenti utili per far decollare il business dei miei clienti Link-to-Leads è funzionale allo scopo di fare lead generation tramite LinkedIn e, di conseguenza, aumentare le loro vendite.

Questo perché permette di esternalizzare i costi di un servizio, oramai necessario, se si vuole competere sui mercati globalizzati odierni.

Inoltre, a differenza di un freelancer che, di solito, è verticalizzato su di una singola nazione il servizio di cui sopra apre le porte di più nazioni contemporaneamente.

Attualmente, in Italia Link-to-Leads è in fase di lancio.

Ed è acquistabile a un prezzo inferiore rispetto a quello a cui è venduto in altri stati europei e con la formula 1+2, se presenti il codice LTL19#2, che ti permette di testare il servizio e di interromperlo dopo un mese se non sei soddisfatto dei risultati ottenuti.

Se pensi che Link-to-Leads faccia al caso tuo, clicca qui.

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Federico

La teoria della coda lunga

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della teoria della coda lunga nata, nel 2004, da un’intuizione di Chris Anderson e da lui condensata nel libro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati.

Questa teoria serve per descrivere il modello economico e commerciale di realtà come Amazon, Netflix e altre ancora.

LA CODA CORTA

Prima dell’avvento di Internet e dei grandi marketplace i clienti di una determinata categoria merceologica avevano una scelta limitata di prodotti da poter acquistare: le hit ovvero i prodotti più venduti a livello nazionale.

Questo perché i negozi fisici per quanto possano essere grandi non possono fisicamente contenere tutti i prodotti possibili e immaginabili.

Prendiamo, ad esempio, una libreria di quartiere.

Il suo proprietario per poter portare avanti l’attività deve ricavare dalla vendita dei libri i soldi necessari per coprire tutte le spese (affitto dei locali, bollette, stipendi del personale, libri, commercialista, tasse, attività di marketing etc.) e anche un profitto con cui mantenere sé e la sua famiglia.

Per questo motivo i libri esposti saranno una selezione, più o meno ampia a seconda della grandezza dello spazio espositivo, di ciò che è maggiormente venduto dagli editori a livello nazionale.

Lato imprenditore, questo comporta un certo appiattimento sul “mainstream culturale” in quanto essere alternativi, 9 volte su 10, porta al fallimento dell’attività e, lato consumatore, costringe i lettori a consumare un ristretto numero di libri rispetto alla reale produzione editoriale di una nazione.

Chiaramente, i lettori non hanno tutti i medesimi gusti ma giocoforza, in un modello di economia totalmente offline, si devono adeguare a ciò che passa il convento.

Quindi è il mercato che sceglie cosa deve essere venduto e cosa inesorabilmente è destinato a scomparire.

E ciò accade non solo nel mercato dei libri ma anche in quello della musica, del cinema e in molti altri ancora.

LA CODA LUNGA

Internet ha cambiato le regole del gioco in maniera molto drastica.

Infatti, se agli albori del commercio online si è semplicemente replicato ciò che accadeva offline, col passare del tempo si è capito che il valore, in termini monetari, della somma delle vendite realizzate nelle singole nicchie, nel suo complesso poteva superare e di molto il valore delle vendite realizzate sul mercato principale.

Questo ragionamento nacque dall’intuizione di alcuni imprenditori che capirono che non tutti i clienti hanno i medesimi gusti e sfruttarono la cosa a loro vantaggio.

Oltre a ciò, la smaterializzazione di alcuni prodotti come, ad esempio, libri, musica e film ha portato a un forte abbattimento dei costi di stoccaggio e di distribuzione.

Infatti, un conto è avere un magazzino fisico con dentro dei CD o dei DVD. Un altro è immagazzinare dei file online e distribuirli attraverso la Rete.

In quest’ultimo caso anche la vendita di una singola unità di prodotto è per l’imprenditore un guadagno netto.

CONCLUSIONI

Dove i costi di magazzino e di distribuzione sono alti, le aziende preferiscono andare sul sicuro vendendo i prodotti più popolari (modello di business a coda corta).

Con l’avvento di Internet questo modello, in molti campi (specie nell’editoria, nella discografia, nella cinematografia e nella televisione) è stato messo in crisi da quello a coda lunga in cui è l’offerta a generare la domanda.

Infatti, col diminuire dei costi di magazzino e di distribuzione si è potuto ampliare la gamma di prodotti a mercato aumentando le possibilità di scelta del consumatore.

Si sono venute così a creare numerose nicchie il cui valore, una volta che le si somma tutte assieme, supera di gran lunga quello delle singole nicchie più popolari.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Effetto Compounding

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dell’effetto compounding o effetto esponenziale.

Si tratta di un concetto matematico molto interessante che è utilizzato in finanza ma si può osservare in natura e in ogni aspetto della nostra vita.

E una volta che lo avrai capito, a fondo, potrai sfruttarlo a tuo vantaggio per portare al successo il tuo business.

L’EFFETTO COMPOUNDING IN FINANZA

Nel campo finanziario, in Italia, questo concetto è conosciuto anche col nome di interesse composto.

Immagina di avere depositato su di un conto vincolato per dieci anni una cifra pari a € 1.000,00 che ti venga remunerata con un interesse del 10% annuo.

Alla fine del primo anno riceverai € 100,00 di interessi che andranno ad aggiungersi al capitale iniziale.

Quindi il secondo anno l’interesse del 10% verrà calcolato sia sul capitale iniziale che sugli interessi maturati durante il primo anno.

Otterrai così € 110,00 di interessi.

E così per gli anni successivi fino alla scadenza del vincolo.

Nella tabella seguente ti mostro la progressione su 10 anni:

CAPITALE

INTERESSI

1.000,00

100,00

1.100,00

110,00

1.210,00

121,00

1.331,00

133,10

1.464,10

146,41

1.610,51

161,05

1.771,56

177,16

1.948,72

194,87

2.143,59

214,36

2.348,95

234,89

Come vedi gli interessi all’inizio crescono lentamente ma col passare degli anni a causa dell’effetto compounding crescono esponenzialmente.

Se rappresentassi in un grafico l’interesse composto che Albert Einstein definiva l’invenzione più importante della storia dell’umanità.

Apparirebbe come una curva che parte lentamente e, poi, cresce all’infinito.

Di conseguenza, contrariamente a quanto pensano molte persone, tenere i soldi fermi su un fondo indicizzato senza fare alcun movimento è una scelta saggia e oculata.

Infatti, in questo caso i soldi crescono in maniera esponenziale poiché la crescita parte dal capitale iniziale ma poi viene calcolata sugli interessi maturati e accumulati di anno in anno.

Al contrario entrare e uscire continuamente dagli investimenti, anche se all’apparenza può sembrare più redditizio, non porta ai medesimi guadagni.

L’EFFETTO COMPOUNDING NEL BUSINESS

Come ho detto all’inizio del post questo effetto pervade ogni campo della nostra vita.

Nel business questo concetto è stato tradotto da Donald Trump e Bill Zanker nel loro libro Pensa in grande e manda tutti al diavolo col termine slancio.

Quello che capita, in effetti, quando si parte con un’attività è che il business agli inizi stenti a crescere.

Non si ha slancio.

Per far muovere un’attività bisogna battere l’inerzia iniziale immettendo molta energia.

Ad un certo punto, però, le acque iniziano a smuoversi.

Si concludono le prime vendite.

Non è un flusso continuo ma è il segnale che c’è un mercato ricettivo alla nostra proposta di valore.

Si è, così, validato sul mercato la propria idea imprenditoriale.

La qual cosa è molto importante per capire se si può andare avanti o si deve desistere e abbandonare il business.

Ovviamente, prima di raggiungere i primi risultati interessanti in termini di fatturato ma, soprattutto, di utili netti occorre molto tempo.

Il più delle volte, però, in questa fase iniziale, che può durare anni, le persone si fanno prendere dallo sconforto e abbandonano il loro progetto per buttarsi su uno nuovo.

Non si rendono conto che, visti i primi riscontri positivi ottenuti dal mercato, la soluzione migliore sarebbe insistere con tenacia e determinazione fino al punto di rottura, cioè quando il flusso di clienti inizia a crescere esponenzialmente.

Infatti, entrare e uscire dai progetti imprenditoriali è una gran perdita di tempo, soldi ed energia specie alla luce dell’effetto compounding.

CONCLUSIONI

L’effetto compounding o effetto esponenziale caratterizza ogni ambito della nostra vita.

La cosa bella è che lo puoi sfruttare a tuo vantaggio, magari, per migliorare la tua salute adottando una serie di abitudini positive e, nel mondo degli affari, per portare al successo il tuo business reiterando con tenacia e determinazione tutte quelle azioni che ti stanno portando clienti, aumento di fatturato e utili netti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Il paradosso della scelta

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del paradosso della scelta, un concetto fondamentale per chi ha un’attività imprenditoriale o aspira ad averla.

Tante volte, lungo il mio percorso come business designer, ho incrociato imprenditori ossessionati dal proporre ai loro clienti una vasta gamma di prodotti con la convinzione che così facendo si potesse ampliare il proprio giro d’affari e, di conseguenza, aumentare le proprie entrate.

Niente di più sbagliato!

MAGGIORE SCELTA UGUALE MENO GUADAGNO

I neuroscienziati sin dal 1960 hanno iniziato a condurre esperimenti finalizzati a capire i comportamenti di acquisto delle persone.

Così facendo hanno fatto delle scoperte molto interessanti e che vanno nella direzione opposta a quella suggerita dal senso comune.

Ad esempio, nel 2000, grazie a un esperimento ideato e condotto dalla professoressa Sheena Iyengar, docente di Management alla Business School della Columbia University, e al professore Mark Lepper, docente di Psicologia alla Stanford University, si appreso che una vasta scelta di prodotti attira l’interesse di più persone come è ovvio che sia, ma vende meno.

Nell’occasione i due docenti si finsero commessi di un centro commerciale e piazzarono un banchetto per la vendita di marmellate dove, alternativamente, esponevano 24 o 6 vasetti di vari gusti.

Così facendo scoprirono che il tavolo con 24 marmellate differenti attirava più clienti e che questi ultimi in media assaggiavano 2 gusti ma alla fine le vendite erano molto basse.

Al contrario il tavolo con 6 vasetti di marmellata attirava meno clienti.

Anche qui la media degli assaggi era di 2 gusti a persona però le vendite erano molto maggiori.

Le proporzioni erano le seguenti:

  • Il banchetto con 24 confezioni di vari gusti di marmellata attirava l’attenzione del 60% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Il tavolo con 6 vasetti di marmellata di vari gusti attirava l’attenzione del 40% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Nel caso dei 24 gusti differenti solo il 3% acquistò effettivamente ciò che aveva assaggiato.

  • Nel secondo caso il 30% di chi aveva assaggiato il prodotto lo acquistò.

IL MOTIVO

A questo punto, ti starai chiedendo il motivo dietro al comportamento di queste persone.

Ebbene, gli esseri umani per loro natura hanno una forte avversione alla perdita.

Questo è un retaggio di quando l’uomo viveva nelle caverne circondato da una natura ostile.

Era un atteggiamento conservativo che gli permetteva di sopravvivere in quell’ambiente.

Nel mondo moderno in cui l’uomo domina tutti gli elementi vediamo che vi è una forte avversione al rischio da parte della maggioranza degli individui.

Le persone preferiscono vivere in una situazione disagiata ma a loro familiare piuttosto che imboccare una nuova via e perdere la loro “comfort zone”.

A questo punto ti starai chiedendo che cosa c’entra tutto ciò col risultato dell’esperimento.

Te lo dico subito!

Quando le persone si trovano di fronte a un’ampia scelta di prodotti o servizi rimangono disorientate e per paura di sbagliare, quindi di perdere i loro soldi, preferiscono non scegliere.

Riducendo la gamma di prodotti o servizi, invece, si ottiene l’effetto opposto poiché la persona ha meno possibilità di commettere una scelta sbagliata.

CONCLUSIONI

Alla luce di questo esperimento e delle conoscenze acquisite, nel corso degli anni, sul comportamento d’acquisto delle persone si capisce che se si vuole aumentare le proprie vendite bisogna ridurre la gamma di prodotti o servizi che si mettono di fronte al potenziale cliente.

Questo discorso vale sia per i negozi fisici ma a maggior ragione per gli e-commerce o qualsiasi altra cosa venduta online.

In quest’ultimo caso bisogna tener presente che, oltre alla paura di fare una scelta sbagliata, il potenziale cliente è assalito anche da altre paure tipo quella di non ricevere il prodotto, che arrivi danneggiato oppure che i dati della sua carta di credito possano essere usati in modo fraudolento.

Quindi l’eliminare un elemento di frizione risulta essere una scelta vincente poiché aumenta le possibilità che il potenziale cliente acquisti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

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Federico

[Lettura Consigliata]: Pensa e arricchisci te stesso

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro del 1937: Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill.

Nonostante, siano passati 82 anni dalla sua prima uscita il suo contenuto è sempre attuale e i suoi insegnamenti sono, tuttora, applicabili.

A mio avviso, questo è un testo fondamentale per chi ha l’ambizione di combinare qualcosa di grande nella sua vita oppure vuol fare l’imprenditore o il libero professionista

In questi ultimi due casi una sua frequente lettura aiuta ad acquisire la giusta forma mentis per affrontare un percorso lavorativo molto difficile come quello del lavoro autonomo.

N. B.: La versione che consiglio di leggere è quella del 1937 e non quella del 1960 dalla quale sono state eliminate diverse parti.

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A PROPOSITO DELL’AUTORE

Napoleon Hill (1883 – 1970) è il padre del filone letterario dedicato al successo personale.

Celebre la sua frase: “Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”.

Nasce povero nella Contea di Wise (Virginia). A 10 anni perde la madre. A 13 anni per mantenersi inizia a scrivere per un giornale locale.

Nel 1908 viene mandato a intervistare il milionario Andrew Carnegie.

Quest’ultimo credeva che il metodo per raggiungere il successo fosse replicabile da qualsiasi persona.

Per dimostrare ciò commissionò a Hill (senza pagarlo, ma dandogli solo delle lettere di referenze) le interviste di oltre 500 persone di successo, uomini e donne, tra cui molti milionari, con lo scopo di trovare la formula del loro successo, di sistematizzarla, di renderla replicabile da tutti e di pubblicarla.

La ricerca condotta dall’autore durò più di vent’anni e portò alla pubblicazione, nel 1928, di un primo corso intitolato La legge del successo.

E, successivamente, al libro del 1937, Pensa e arricchisci te stesso, che venderà 30 milioni di copie e renderà Napoleon Hill famoso in tutto il mondo.

Degno di nota è anche il fatto che dal 1933 al 1936 Hill è stato consulente non pagato del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt.

Dopo questo grande successo l’autore si dedicò anima e corpo alla diffusione di quella che aveva denominato: Filosofia del Successo.

E lo fece sia attraverso la pubblicazione di altri libri e scritti che tramite corsi in aula.

Contrariamente a quel che si può pensare, visto le tematiche da lui portate avanti, Hill era pervaso da una profonda fede cristiana e credeva che non si poteva raggiungere il successo senza basarsi sul principio del dare.

Per questo motivo, diceva, il 98% della popolazione mondiale non lo raggiungerà mai poiché non concepisce la generosità.

Credeva, inoltre, che ogni avvenimento negativo porta in sé un importante apprendimento che se fatto proprio facilita il raggiungimento dei propri obiettivi.

Infine, vedeva il successo come un gran burlone che si concede a chi lo insegue solo un momento dopo che questi sta per desistere.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Il libro gira attorno a 3 concetti cardine:

  1. I pensieri sono cose. Quindi qualsiasi cosa che può essere pensata può anche essere realizzata.

  2. Bisogna avere un desiderio ardente per trasformare la propria visione in realtà.

  3. Bisogna credere profondamente che sia possibile realizzare il proprio sogno. Devi avere una fede incrollabile che raggiungerai i tuoi obiettivi nonostante le avversità e l’ostracismo e l’incredulità di chi ti circonda.

Nel testo Napoleon Hill definisce sognatori pratici coloro che, nonostante, tutto e tutti inseguono la propria visione.

Inoltre, afferma che il mondo progredisce solo grazie al loro contributo.

Infatti, l’inseguire i propri obiettivi di successo porta delle ricadute positive per l’intera società.

Altro concetto ben evidenziato nell’edizione del 1937 è che la Crisi del 1929 che aveva resettato la società americana dell’epoca doveva essere vista come una grande opportunità poiché aveva riportato tutti sulla medesima linea di partenza.

Per l’autore, come per me d’altronde, queste grandi crisi cicliche sono in realtà una grande opportunità di emergere per tutti coloro che in tempi normali non avrebbero avuto alcuna chance.

CONCLUSIONI

Pensa e arrichisci te stesso, nell’edizione del 1937, è un testo che può veramente cambiare il destino di una persona.

Non è, però, per quelle persone che credono che basti visualizzare mentalmente la richezza, la gloria e la fama perché esse entrino nelle loro vite come per magia.

Né fa per coloro che hanno un atteggiamento mentale negativo.

Va bene, invece, per tutti coloro che dotati di tenacia e determinazione non hanno paura di lavorare duro e non si arrendono mai davanti alle avversità.

Va bene per tutti coloro che hanno una grande visione e vogliono lasciare una bella eredità al mondo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Desirèe Capozio

Oggi, mio caro lettore, ti farò conoscere attraverso questa intervista Desirèe Capozio, un mio collegamento su LinkedIn, che mi ha colpito per la sua tenacia e determinazione nell’inseguire il suo sogno di…

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho da poco compiuto 24 anni e, attualmente, vivo a Londra.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho un diploma di liceo scientifico tradizionale: 5 anni in cui ho maturato sempre più la convinzione che… “la matematica non sarà mai il mio mestiere”.

Ma scherzi a parte, probabilmente, se tornassi indietro, rifarei questa scelta (ma non ditelo a mio papà, poiché di fronte a lui non lo ammetterei mai!), perché, a mio parere, tra tutti i licei quello scientifico è il più completo, capace di darti una buona preparazione generale in tutte le materie.

All’università ho fatto una scelta più orientata, ma di nuovo non eccessivamente settoriale: ho una laurea in Culture e Letterature del mondo moderno, che grosso modo è un mix di Lettere, Lingue e materie sociologiche.

Quali sono state le tue esperienze di lavoro più significative e cosa ti hanno insegnato?

Tutte le mie esperienze lavorative sono state significative: non ne ricordo neppure una che non mi abbia lasciato niente.

Ma se proprio devo scegliere, allora, scelgo la TV e la Radio.

La prima perché è sempre stata il mio più grande sogno.

Un sogno che, però, è diventato anche una delle mie più grandi lezioni di vita, che mi ha fatta crescere tantissimo.

È un mondo molto difficile, soprattutto per noi donne, e non ho paura a dirlo.

Purtroppo, sebbene siano stati fatti degli enormi passi avanti rispetto al passato, e questo bisogna ammetterlo, c’è ancora molto lavoro da fare, per riuscire a considerare la donna sulla base delle capacità prima che dell’aspetto.

Suona come un banale luogo comune, vero? Eppure, è la verità.

Ora, però, non voglio descrivere questa realtà come assolutamente negativa: è, comunque, un mondo affascinante, che ti insegna a prendere piena consapevolezza di te stesso.

Sei sotto i riflettori a 360°. Non c’è niente che puoi sottovalutare: le persone ti vedono, ti ascoltano e, soprattutto, ti sentono e per lasciarsi “sentire” ci vuole un gran coraggio.

Ma è questo a fare la differenza: quando chi hai di fronte, o dietro uno schermo, non solo ti vede e ti ascolta ma ti sente anche; allora, hai fatto bingo!

E qui veniamo alla Radio: a differenza della TV, che è sempre stato un sogno da raggiungere, il mondo radiofonico, invece, l’ho sempre ignorato.

Ho iniziato per gioco, perché mi si è presentata l’occasione e quel gioco è diventato una delle mie passioni più grandi, tanto da mancarmi quando è sparito dalla mia vita.

È stata una piacevole rivelazione. Una rivelazione in cui ho scoperto che c’è molta più autenticità di quanta non ce ne sia in TV (che bella scoperta starai pensando, eh!).

Lo so, ma il discorso è molto più profondo e settoriale: io non sto parlando di TV intesa come il mezzo per diffondere film oppure telefilm, dove ovviamente siamo consapevolmente di fronte a una finzione.

Io sto operando questo parallelo da un punto di vista, esclusivamente, giornalistico.

Ovviamente, in entrambi i casi per ragioni di palinsesto e di settore ci sono degli standard da rispettare ma se in radio il giornalista o chi per lui può mantenere una propria personalità, in TV sembra che questa venga completamente cancellata, per lasciare spazio al “personaggio”, che più che comunicare deve apparire.

Che cosa hai imparato dalle tue esperienze lavorative all’estero?

Non ho ancora un’esperienza decennale di lavoro all’estero ma considerando i pochi mesi che ho fatto a Monaco di Baviera nel 2015 e quelli che sto facendo qui a Londra adesso, ti posso dire che potremmo parlarne per ore.

Vivere all’estero ti cambia e ti forma in maniera veloce e incredibile e lavorare in un contesto che non è il tuo ti mette, veramente, a dura prova.

Partiamo dalla scontata questione linguistica che, però, si rivela essere un importante ostacolo da superare già dal primo momento, ovvero quello del colloquio.

A prescindere da quale lavoro tu stia svolgendo, lavorare usando una lingua che non è la tua ti mette nelle condizioni di mantenere l’attenzione a livelli altissimi costantemente.

Non solo ti dovrai concentrare su quello che stai facendo ma anche a comunicare e a comprendere ciò che ti viene detto.

Veniamo, poi, alla complessa questione culturale: nel mio caso specifico io posso parlare di due nazioni che hanno fatto del lavoro un vero e proprio stile di vita e non sempre è facile comprendere cosa significhi per loro.

La cultura, inevitabilmente, influenza la nostra vita e il lavoro ne occupa gran parte.

Ti è piaciuto lavorare coi bambini?

Lavorare con i bambini mi è piaciuto moltissimo, ma indubbiamente è stata una delle esperienze più impegnative della mia vita.

Ho avuto a che fare con bambini di qualsiasi età: partendo da bimbi di sei mesi, che hanno bisogno di cure e attenzioni continue fino ad arrivare ai pomeriggi nelle scuole con ragazzini in preadolescenza, che hanno un enorme bisogno di essere ascoltati e compresi.

È un lavoro impegnativo non solo per la responsabilità pratica che comporta, ma soprattutto per quella emotiva.

I bambini hanno i canali aperti, molto più aperti di quelli degli adulti, molto spesso, e sentono tutto.

Alle volte basta anche solo un tuo pensiero negativo inespresso a renderli nervosi e a scatenare in loro delle reazioni.

Tu non te lo spieghi perché non hai detto o fatto nulla ma loro sentono tutto.

Hanno bisogno di empatia continua, che però deve essere ben dosata per non lasciare arrivare loro il messaggio che possono permettersi tutto perché “tanto li capisci”, in testa devi sempre avere chiaro il messaggio che prima di ogni altra cosa hai il compito di educarli.

È stata un’enorme esperienza di crescita che sono felicissima di aver avuto l’opportunità di fare ma non credo che lavorerò ancora con i bambini, in futuro, perché io più che un’educatrice mi ritengo più vicina al ruolo della “zia”, che si rotola sul pavimento e compra il gelato e questo sul lavoro non è possibile.

Che cos’è l’attività di “scalda pubblico” di cui parli sul tuo profilo LinkedIn?

L’attività di “scalda pubblico” rientra all’interno di quell’enorme etichetta chiamata “presentazione”.

Quando presenti un evento, di qualsiasi tipo esso sia, arriverà sempre il momento in cui dovrai, appunto, scaldare il pubblico, ovvero creare e trasmettere la tensione scenica che è quella che, poi, farà esplodere le emozioni nei cuori delle persone.

Sembra una frase molto romanzata ma all’atto pratico di questo si tratta.

Ti accorgi che funziona quando, in primis, lo senti nascere dentro di te, non importa se l’evento che stai presentando ti interessa davvero o meno, arriva un punto in cui devi diventare un tutt’uno con il momento, sentire il tuo cuore colmo di gioia e, poi, immediatamente passare “la palla” al pubblico, prima che la magia svanisca, e introdurlo così nel clou dell’evento.

Mi viene difficile spiegarlo a parole, ma sono certa che chiunque si sia trovato a presentare sa di cosa sto parlando.

È un qualcosa che senti dentro e con l’esperienza impari sempre più a riconoscerlo e a gestirne i tempi nel modo giusto.

Tutti credono sia questione di dialettica, di sfacciataggine, ma ti svelo un segreto: è solo questione di emozioni.

Le senti e le trasmetti in un meccanismo continuo. Funziona!

Sei pubblicista o giornalista?

Nessuno dei due.

In Italia ho lavorato per diversi anni per prendere il tesserino da pubblicista ma chi ha intrapreso questa difficile strada sa bene che non basta l’esperienza di anni per prendere il tesserino ma bisogna essere pagati e, in Italia, purtroppo, questo è molto complesso.

Ma non voglio entrare in polemiche di circostanza, quindi mi limito a dire che se mi si presenterà una buona occasione, riprenderò il percorso per ottenere il tesserino, altrimenti andrò avanti per la mia strada, senza ansie.

Il mondo del giornalismo, oggi, ci mette di fronte a una nuova realtà in cui il tesserino non è più essenziale.

Conosco molte persone che lo possiedono ma che non lavorano e molte persone senza che, invece, hanno una carriera giornalistica avviata e affermata.

So di starmi lanciando in un’affermazione forte, perché c’è chi ci guadagna sopra il duro lavoro di giovani che inseguono il “pezzo di carta” ma, avendolo provato sulla mia pelle, questo messaggio voglio lanciarlo senza paura proprio a tutti quei giovani come me che si sono visti riempire la testa dall’utilità di un qualcosa che non è, poi, così determinante.

In questo lavoro servono: amore, passione, dedizione e curiosità.

Solo questi quattro elementi faranno, davvero, la differenza.

Sei una profonda conoscitrice del calcio giovanile e femminile?

Diciamo che ne so abbastanza.

In Italia, oltre che del calcio “pubblicizzato”, mi occupavo anche e, soprattutto, del calcio giovanile e femminile.

Tornassi indietro, lo rifarei.

Seguo il “grande calcio” e sono una grande tifosa bianconera ma sono anche molto obiettiva nel riconoscere che i veri valori in quel calcio lì non esistono più.

Sui campi delle giovanili e delle squadre femminili, invece, tira tutt’altra aria.

È un calcio sminuito, emarginato, ma che è stracolmo di amore e passione.

Ho visto partite perse finite tra le lacrime e ho visto ragazzi e ragazze piangere di gioia per un goal.

Ho visto squadre avversarie aiutarsi tra loro.

Ho visto tutto ciò che su un campo di calcio dovrebbe esserci.

Quanto ti appassiona il calcio in generale?

Tantissimo. Il calcio è metà del mio cuore, l’altra metà è occupata della danza.

Strano, vero?!

La mia passione per il calcio è come la passione per la mia famiglia: è nato tutto così.

Da piccolina i miei cugini mi mettevano in balcone con la bandiera e mi dicevano di urlare: “Forza Juve!”.

Mi tenevano in braccio a loro durante le partite e mi raccontavano la storia del club e delle grandi leggende come Del Piero.

Mi facevano passare interi pomeriggi in un garage a giocare a pallone e mi portavano allo stadio con loro.

Dall’altra parte c’era mio papà che cercava di inculcarmi l’amore per il Milan ma che, alla fine, si è arreso e si è accontentato di condividere con me questa passione anche se sotto bandiere diverse.

Oggi la mia passione per il calcio continua a essere questo: guardare le partite con la mia famiglia, cantare con i miei cugini e prendere in giro mio papà ed è proprio questo che più di tutto amo del calcio in Italia: riesce a creare convivialità.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento lavoro in un ristorante nel centro di Londra, principalmente, per sopravvivere alla costosa vita inglese.

Ma ti dirò, oggi è diventato molto di più. Lavorare in un ristorante a Londra è una vera e propria esperienza.

Conosci sempre gente nuova proveniente, letteralmente, da tutto il mondo e io amo chiacchierare e ascoltare le storie di ognuno di loro e non vedo l’ora, presto, di raccontarvele tutte.

Infatti, parallelamente a tutto ciò, ovviamente non ho abbandonato la mia strada ma sto lavorando a dei miei progetti. Quindi… #staytuned!

Qual è la tua più grande ambizione?

Scoprire sempre cose nuove e raccontarle alla gente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho ben chiaro in testa dove voglio arrivare ma non voglio fare piani troppo rigidi e nemmeno riesco a immaginarmeli, altrimenti non avrei più alcuna ragione per vivere.

Gli imprevisti, i cambi di rotta, sono la vita.

Quindi il mio progetto è fare un lavoro che la mattina mi faccia svegliare felice (sfatiamo il mito che non sia possibile!).

Non importa se ogni tot di anni dovrò reinventarmi, la sola cosa che conta è fare qualcosa che ti faccia battere il cuore: è questa la sola e unica chiave per il successo.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico