Il paradosso della scelta

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del paradosso della scelta, un concetto fondamentale per chi ha un’attività imprenditoriale o aspira ad averla.

Tante volte, lungo il mio percorso come business designer, ho incrociato imprenditori ossessionati dal proporre ai loro clienti una vasta gamma di prodotti con la convinzione che così facendo si potesse ampliare il proprio giro d’affari e, di conseguenza, aumentare le proprie entrate.

Niente di più sbagliato!

MAGGIORE SCELTA UGUALE MENO GUADAGNO

I neuroscienziati sin dal 1960 hanno iniziato a condurre esperimenti finalizzati a capire i comportamenti di acquisto delle persone.

Così facendo hanno fatto delle scoperte molto interessanti e che vanno nella direzione opposta a quella suggerita dal senso comune.

Ad esempio, nel 2000, grazie a un esperimento ideato e condotto dalla professoressa Sheena Iyengar, docente di Management alla Business School della Columbia University, e al professore Mark Lepper, docente di Psicologia alla Stanford University, si appreso che una vasta scelta di prodotti attira l’interesse di più persone come è ovvio che sia, ma vende meno.

Nell’occasione i due docenti si finsero commessi di un centro commerciale e piazzarono un banchetto per la vendita di marmellate dove, alternativamente, esponevano 24 o 6 vasetti di vari gusti.

Così facendo scoprirono che il tavolo con 24 marmellate differenti attirava più clienti e che questi ultimi in media assaggiavano 2 gusti ma alla fine le vendite erano molto basse.

Al contrario il tavolo con 6 vasetti di marmellata attirava meno clienti.

Anche qui la media degli assaggi era di 2 gusti a persona però le vendite erano molto maggiori.

Le proporzioni erano le seguenti:

  • Il banchetto con 24 confezioni di vari gusti di marmellata attirava l’attenzione del 60% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Il tavolo con 6 vasetti di marmellata di vari gusti attirava l’attenzione del 40% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Nel caso dei 24 gusti differenti solo il 3% acquistò effettivamente ciò che aveva assaggiato.

  • Nel secondo caso il 30% di chi aveva assaggiato il prodotto lo acquistò.

IL MOTIVO

A questo punto, ti starai chiedendo il motivo dietro al comportamento di queste persone.

Ebbene, gli esseri umani per loro natura hanno una forte avversione alla perdita.

Questo è un retaggio di quando l’uomo viveva nelle caverne circondato da una natura ostile.

Era un atteggiamento conservativo che gli permetteva di sopravvivere in quell’ambiente.

Nel mondo moderno in cui l’uomo domina tutti gli elementi vediamo che vi è una forte avversione al rischio da parte della maggioranza degli individui.

Le persone preferiscono vivere in una situazione disagiata ma a loro familiare piuttosto che imboccare una nuova via e perdere la loro “comfort zone”.

A questo punto ti starai chiedendo che cosa c’entra tutto ciò col risultato dell’esperimento.

Te lo dico subito!

Quando le persone si trovano di fronte a un’ampia scelta di prodotti o servizi rimangono disorientate e per paura di sbagliare, quindi di perdere i loro soldi, preferiscono non scegliere.

Riducendo la gamma di prodotti o servizi, invece, si ottiene l’effetto opposto poiché la persona ha meno possibilità di commettere una scelta sbagliata.

CONCLUSIONI

Alla luce di questo esperimento e delle conoscenze acquisite, nel corso degli anni, sul comportamento d’acquisto delle persone si capisce che se si vuole aumentare le proprie vendite bisogna ridurre la gamma di prodotti o servizi che si mettono di fronte al potenziale cliente.

Questo discorso vale sia per i negozi fisici ma a maggior ragione per gli e-commerce o qualsiasi altra cosa venduta online.

In quest’ultimo caso bisogna tener presente che, oltre alla paura di fare una scelta sbagliata, il potenziale cliente è assalito anche da altre paure tipo quella di non ricevere il prodotto, che arrivi danneggiato oppure che i dati della sua carta di credito possano essere usati in modo fraudolento.

Quindi l’eliminare un elemento di frizione risulta essere una scelta vincente poiché aumenta le possibilità che il potenziale cliente acquisti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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[Lettura Consigliata]: Pensa e arricchisci te stesso

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro del 1937: Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill.

Nonostante, siano passati 82 anni dalla sua prima uscita il suo contenuto è sempre attuale e i suoi insegnamenti sono, tuttora, applicabili.

A mio avviso, questo è un testo fondamentale per chi ha l’ambizione di combinare qualcosa di grande nella sua vita oppure vuol fare l’imprenditore o il libero professionista

In questi ultimi due casi una sua frequente lettura aiuta ad acquisire la giusta forma mentis per affrontare un percorso lavorativo molto difficile come quello del lavoro autonomo.

N. B.: La versione che consiglio di leggere è quella del 1937 e non quella del 1960 dalla quale sono state eliminate diverse parti.

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A PROPOSITO DELL’AUTORE

Napoleon Hill (1883 – 1970) è il padre del filone letterario dedicato al successo personale.

Celebre la sua frase: “Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”.

Nasce povero nella Contea di Wise (Virginia). A 10 anni perde la madre. A 13 anni per mantenersi inizia a scrivere per un giornale locale.

Nel 1908 viene mandato a intervistare il milionario Andrew Carnegie.

Quest’ultimo credeva che il metodo per raggiungere il successo fosse replicabile da qualsiasi persona.

Per dimostrare ciò commissionò a Hill (senza pagarlo, ma dandogli solo delle lettere di referenze) le interviste di oltre 500 persone di successo, uomini e donne, tra cui molti milionari, con lo scopo di trovare la formula del loro successo, di sistematizzarla, di renderla replicabile da tutti e di pubblicarla.

La ricerca condotta dall’autore durò più di vent’anni e portò alla pubblicazione, nel 1928, di un primo corso intitolato La legge del successo.

E, successivamente, al libro del 1937, Pensa e arricchisci te stesso, che venderà 30 milioni di copie e renderà Napoleon Hill famoso in tutto il mondo.

Degno di nota è anche il fatto che dal 1933 al 1936 Hill è stato consulente non pagato del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt.

Dopo questo grande successo l’autore si dedicò anima e corpo alla diffusione di quella che aveva denominato: Filosofia del Successo.

E lo fece sia attraverso la pubblicazione di altri libri e scritti che tramite corsi in aula.

Contrariamente a quel che si può pensare, visto le tematiche da lui portate avanti, Hill era pervaso da una profonda fede cristiana e credeva che non si poteva raggiungere il successo senza basarsi sul principio del dare.

Per questo motivo, diceva, il 98% della popolazione mondiale non lo raggiungerà mai poiché non concepisce la generosità.

Credeva, inoltre, che ogni avvenimento negativo porta in sé un importante apprendimento che se fatto proprio facilita il raggiungimento dei propri obiettivi.

Infine, vedeva il successo come un gran burlone che si concede a chi lo insegue solo un momento dopo che questi sta per desistere.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Il libro gira attorno a 3 concetti cardine:

  1. I pensieri sono cose. Quindi qualsiasi cosa che può essere pensata può anche essere realizzata.

  2. Bisogna avere un desiderio ardente per trasformare la propria visione in realtà.

  3. Bisogna credere profondamente che sia possibile realizzare il proprio sogno. Devi avere una fede incrollabile che raggiungerai i tuoi obiettivi nonostante le avversità e l’ostracismo e l’incredulità di chi ti circonda.

Nel testo Napoleon Hill definisce sognatori pratici coloro che, nonostante, tutto e tutti inseguono la propria visione.

Inoltre, afferma che il mondo progredisce solo grazie al loro contributo.

Infatti, l’inseguire i propri obiettivi di successo porta delle ricadute positive per l’intera società.

Altro concetto ben evidenziato nell’edizione del 1937 è che la Crisi del 1929 che aveva resettato la società americana dell’epoca doveva essere vista come una grande opportunità poiché aveva riportato tutti sulla medesima linea di partenza.

Per l’autore, come per me d’altronde, queste grandi crisi cicliche sono in realtà una grande opportunità di emergere per tutti coloro che in tempi normali non avrebbero avuto alcuna chance.

CONCLUSIONI

Pensa e arrichisci te stesso, nell’edizione del 1937, è un testo che può veramente cambiare il destino di una persona.

Non è, però, per quelle persone che credono che basti visualizzare mentalmente la richezza, la gloria e la fama perché esse entrino nelle loro vite come per magia.

Né fa per coloro che hanno un atteggiamento mentale negativo.

Va bene, invece, per tutti coloro che dotati di tenacia e determinazione non hanno paura di lavorare duro e non si arrendono mai davanti alle avversità.

Va bene per tutti coloro che hanno una grande visione e vogliono lasciare una bella eredità al mondo.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Desirèe Capozio

Oggi, mio caro lettore, ti farò conoscere attraverso questa intervista Desirèe Capozio, un mio collegamento su LinkedIn, che mi ha colpito per la sua tenacia e determinazione nell’inseguire il suo sogno di…

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho da poco compiuto 24 anni e, attualmente, vivo a Londra.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho un diploma di liceo scientifico tradizionale: 5 anni in cui ho maturato sempre più la convinzione che… “la matematica non sarà mai il mio mestiere”.

Ma scherzi a parte, probabilmente, se tornassi indietro, rifarei questa scelta (ma non ditelo a mio papà, poiché di fronte a lui non lo ammetterei mai!), perché, a mio parere, tra tutti i licei quello scientifico è il più completo, capace di darti una buona preparazione generale in tutte le materie.

All’università ho fatto una scelta più orientata, ma di nuovo non eccessivamente settoriale: ho una laurea in Culture e Letterature del mondo moderno, che grosso modo è un mix di Lettere, Lingue e materie sociologiche.

Quali sono state le tue esperienze di lavoro più significative e cosa ti hanno insegnato?

Tutte le mie esperienze lavorative sono state significative: non ne ricordo neppure una che non mi abbia lasciato niente.

Ma se proprio devo scegliere, allora, scelgo la TV e la Radio.

La prima perché è sempre stata il mio più grande sogno.

Un sogno che, però, è diventato anche una delle mie più grandi lezioni di vita, che mi ha fatta crescere tantissimo.

È un mondo molto difficile, soprattutto per noi donne, e non ho paura a dirlo.

Purtroppo, sebbene siano stati fatti degli enormi passi avanti rispetto al passato, e questo bisogna ammetterlo, c’è ancora molto lavoro da fare, per riuscire a considerare la donna sulla base delle capacità prima che dell’aspetto.

Suona come un banale luogo comune, vero? Eppure, è la verità.

Ora, però, non voglio descrivere questa realtà come assolutamente negativa: è, comunque, un mondo affascinante, che ti insegna a prendere piena consapevolezza di te stesso.

Sei sotto i riflettori a 360°. Non c’è niente che puoi sottovalutare: le persone ti vedono, ti ascoltano e, soprattutto, ti sentono e per lasciarsi “sentire” ci vuole un gran coraggio.

Ma è questo a fare la differenza: quando chi hai di fronte, o dietro uno schermo, non solo ti vede e ti ascolta ma ti sente anche; allora, hai fatto bingo!

E qui veniamo alla Radio: a differenza della TV, che è sempre stato un sogno da raggiungere, il mondo radiofonico, invece, l’ho sempre ignorato.

Ho iniziato per gioco, perché mi si è presentata l’occasione e quel gioco è diventato una delle mie passioni più grandi, tanto da mancarmi quando è sparito dalla mia vita.

È stata una piacevole rivelazione. Una rivelazione in cui ho scoperto che c’è molta più autenticità di quanta non ce ne sia in TV (che bella scoperta starai pensando, eh!).

Lo so, ma il discorso è molto più profondo e settoriale: io non sto parlando di TV intesa come il mezzo per diffondere film oppure telefilm, dove ovviamente siamo consapevolmente di fronte a una finzione.

Io sto operando questo parallelo da un punto di vista, esclusivamente, giornalistico.

Ovviamente, in entrambi i casi per ragioni di palinsesto e di settore ci sono degli standard da rispettare ma se in radio il giornalista o chi per lui può mantenere una propria personalità, in TV sembra che questa venga completamente cancellata, per lasciare spazio al “personaggio”, che più che comunicare deve apparire.

Che cosa hai imparato dalle tue esperienze lavorative all’estero?

Non ho ancora un’esperienza decennale di lavoro all’estero ma considerando i pochi mesi che ho fatto a Monaco di Baviera nel 2015 e quelli che sto facendo qui a Londra adesso, ti posso dire che potremmo parlarne per ore.

Vivere all’estero ti cambia e ti forma in maniera veloce e incredibile e lavorare in un contesto che non è il tuo ti mette, veramente, a dura prova.

Partiamo dalla scontata questione linguistica che, però, si rivela essere un importante ostacolo da superare già dal primo momento, ovvero quello del colloquio.

A prescindere da quale lavoro tu stia svolgendo, lavorare usando una lingua che non è la tua ti mette nelle condizioni di mantenere l’attenzione a livelli altissimi costantemente.

Non solo ti dovrai concentrare su quello che stai facendo ma anche a comunicare e a comprendere ciò che ti viene detto.

Veniamo, poi, alla complessa questione culturale: nel mio caso specifico io posso parlare di due nazioni che hanno fatto del lavoro un vero e proprio stile di vita e non sempre è facile comprendere cosa significhi per loro.

La cultura, inevitabilmente, influenza la nostra vita e il lavoro ne occupa gran parte.

Ti è piaciuto lavorare coi bambini?

Lavorare con i bambini mi è piaciuto moltissimo, ma indubbiamente è stata una delle esperienze più impegnative della mia vita.

Ho avuto a che fare con bambini di qualsiasi età: partendo da bimbi di sei mesi, che hanno bisogno di cure e attenzioni continue fino ad arrivare ai pomeriggi nelle scuole con ragazzini in preadolescenza, che hanno un enorme bisogno di essere ascoltati e compresi.

È un lavoro impegnativo non solo per la responsabilità pratica che comporta, ma soprattutto per quella emotiva.

I bambini hanno i canali aperti, molto più aperti di quelli degli adulti, molto spesso, e sentono tutto.

Alle volte basta anche solo un tuo pensiero negativo inespresso a renderli nervosi e a scatenare in loro delle reazioni.

Tu non te lo spieghi perché non hai detto o fatto nulla ma loro sentono tutto.

Hanno bisogno di empatia continua, che però deve essere ben dosata per non lasciare arrivare loro il messaggio che possono permettersi tutto perché “tanto li capisci”, in testa devi sempre avere chiaro il messaggio che prima di ogni altra cosa hai il compito di educarli.

È stata un’enorme esperienza di crescita che sono felicissima di aver avuto l’opportunità di fare ma non credo che lavorerò ancora con i bambini, in futuro, perché io più che un’educatrice mi ritengo più vicina al ruolo della “zia”, che si rotola sul pavimento e compra il gelato e questo sul lavoro non è possibile.

Che cos’è l’attività di “scalda pubblico” di cui parli sul tuo profilo LinkedIn?

L’attività di “scalda pubblico” rientra all’interno di quell’enorme etichetta chiamata “presentazione”.

Quando presenti un evento, di qualsiasi tipo esso sia, arriverà sempre il momento in cui dovrai, appunto, scaldare il pubblico, ovvero creare e trasmettere la tensione scenica che è quella che, poi, farà esplodere le emozioni nei cuori delle persone.

Sembra una frase molto romanzata ma all’atto pratico di questo si tratta.

Ti accorgi che funziona quando, in primis, lo senti nascere dentro di te, non importa se l’evento che stai presentando ti interessa davvero o meno, arriva un punto in cui devi diventare un tutt’uno con il momento, sentire il tuo cuore colmo di gioia e, poi, immediatamente passare “la palla” al pubblico, prima che la magia svanisca, e introdurlo così nel clou dell’evento.

Mi viene difficile spiegarlo a parole, ma sono certa che chiunque si sia trovato a presentare sa di cosa sto parlando.

È un qualcosa che senti dentro e con l’esperienza impari sempre più a riconoscerlo e a gestirne i tempi nel modo giusto.

Tutti credono sia questione di dialettica, di sfacciataggine, ma ti svelo un segreto: è solo questione di emozioni.

Le senti e le trasmetti in un meccanismo continuo. Funziona!

Sei pubblicista o giornalista?

Nessuno dei due.

In Italia ho lavorato per diversi anni per prendere il tesserino da pubblicista ma chi ha intrapreso questa difficile strada sa bene che non basta l’esperienza di anni per prendere il tesserino ma bisogna essere pagati e, in Italia, purtroppo, questo è molto complesso.

Ma non voglio entrare in polemiche di circostanza, quindi mi limito a dire che se mi si presenterà una buona occasione, riprenderò il percorso per ottenere il tesserino, altrimenti andrò avanti per la mia strada, senza ansie.

Il mondo del giornalismo, oggi, ci mette di fronte a una nuova realtà in cui il tesserino non è più essenziale.

Conosco molte persone che lo possiedono ma che non lavorano e molte persone senza che, invece, hanno una carriera giornalistica avviata e affermata.

So di starmi lanciando in un’affermazione forte, perché c’è chi ci guadagna sopra il duro lavoro di giovani che inseguono il “pezzo di carta” ma, avendolo provato sulla mia pelle, questo messaggio voglio lanciarlo senza paura proprio a tutti quei giovani come me che si sono visti riempire la testa dall’utilità di un qualcosa che non è, poi, così determinante.

In questo lavoro servono: amore, passione, dedizione e curiosità.

Solo questi quattro elementi faranno, davvero, la differenza.

Sei una profonda conoscitrice del calcio giovanile e femminile?

Diciamo che ne so abbastanza.

In Italia, oltre che del calcio “pubblicizzato”, mi occupavo anche e, soprattutto, del calcio giovanile e femminile.

Tornassi indietro, lo rifarei.

Seguo il “grande calcio” e sono una grande tifosa bianconera ma sono anche molto obiettiva nel riconoscere che i veri valori in quel calcio lì non esistono più.

Sui campi delle giovanili e delle squadre femminili, invece, tira tutt’altra aria.

È un calcio sminuito, emarginato, ma che è stracolmo di amore e passione.

Ho visto partite perse finite tra le lacrime e ho visto ragazzi e ragazze piangere di gioia per un goal.

Ho visto squadre avversarie aiutarsi tra loro.

Ho visto tutto ciò che su un campo di calcio dovrebbe esserci.

Quanto ti appassiona il calcio in generale?

Tantissimo. Il calcio è metà del mio cuore, l’altra metà è occupata della danza.

Strano, vero?!

La mia passione per il calcio è come la passione per la mia famiglia: è nato tutto così.

Da piccolina i miei cugini mi mettevano in balcone con la bandiera e mi dicevano di urlare: “Forza Juve!”.

Mi tenevano in braccio a loro durante le partite e mi raccontavano la storia del club e delle grandi leggende come Del Piero.

Mi facevano passare interi pomeriggi in un garage a giocare a pallone e mi portavano allo stadio con loro.

Dall’altra parte c’era mio papà che cercava di inculcarmi l’amore per il Milan ma che, alla fine, si è arreso e si è accontentato di condividere con me questa passione anche se sotto bandiere diverse.

Oggi la mia passione per il calcio continua a essere questo: guardare le partite con la mia famiglia, cantare con i miei cugini e prendere in giro mio papà ed è proprio questo che più di tutto amo del calcio in Italia: riesce a creare convivialità.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento lavoro in un ristorante nel centro di Londra, principalmente, per sopravvivere alla costosa vita inglese.

Ma ti dirò, oggi è diventato molto di più. Lavorare in un ristorante a Londra è una vera e propria esperienza.

Conosci sempre gente nuova proveniente, letteralmente, da tutto il mondo e io amo chiacchierare e ascoltare le storie di ognuno di loro e non vedo l’ora, presto, di raccontarvele tutte.

Infatti, parallelamente a tutto ciò, ovviamente non ho abbandonato la mia strada ma sto lavorando a dei miei progetti. Quindi… #staytuned!

Qual è la tua più grande ambizione?

Scoprire sempre cose nuove e raccontarle alla gente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho ben chiaro in testa dove voglio arrivare ma non voglio fare piani troppo rigidi e nemmeno riesco a immaginarmeli, altrimenti non avrei più alcuna ragione per vivere.

Gli imprevisti, i cambi di rotta, sono la vita.

Quindi il mio progetto è fare un lavoro che la mattina mi faccia svegliare felice (sfatiamo il mito che non sia possibile!).

Non importa se ogni tot di anni dovrò reinventarmi, la sola cosa che conta è fare qualcosa che ti faccia battere il cuore: è questa la sola e unica chiave per il successo.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sabrina Piazza: “The Wandering Girl”

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Sabrina Piazza, “The Wandering Girl”.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su LinkedIn grazie al gruppo Career Accelerator, una iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali nata e cresciuta su Facebook.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao! Ho compiuto 28 anni a gennaio e vivo a Parigi.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato il liceo scientifico a indirizzo linguistico per capire presto che la mia passione erano (e sono tuttora) le lingue straniere.

Terminato il biennio ho, quindi, deciso di impegnare qualche giornata estiva studiando una terza lingua (nonché diritto, che allo scientifico non era previsto) e passare al liceo linguistico.

Finito il liceo ho scelto una triennale in Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche e, dopo un paio d’anni di esperienze di vita e lavoro all’estero, mi sono infine specializzata in Gestione Turistica Sostenibile.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sperimentato diversi settori e ruoli.

Durante gli studi davo lezioni private e organizzavo qualche evento, facendo più che altro relazioni pubbliche per amici e qualche discoteca milanese.

Il mondo degli eventi mi ha sempre affascinato, per cui spesso ne ho preso parte anche come hair-model, hostess e, infine, come assistente in un’agenzia MICE (termine utilizzato nel settore turistico per indicare un’agenzia che si occupa di viaggi per Meeting, Incentive, Congress, Events, ndr).

Ho lavorato come cameriera nei ristoranti in Italia, Francia e Australia.

Soprattutto, in Australia sono stata piuttosto attiva nell’ambiente dei festival musicali, come barista ma anche in biglietteria.

Durante l’ultimo periodo della mia vita australiana mi sono ritirata tre mesi in un’azienda agricola, dove ho imparato moltissimo, dalle tecniche di potatura degli alberi da frutto, fino al vaccinare le pecore.

È stato davvero un arricchimento e la scoperta di un amore inaspettato per la vita agreste.

Nel 2017 ho preso parte a un progetto di sviluppo agro-turistico sostenibile in Costa Rica, gestendo le fasi iniziali di analisi delle risorse e delle necessità, incontrando gli imprenditori locali e realizzando studi sul turismo in loco.

Da sempre sostenitrice del concetto di Europa, ho voluto approfittare di una possibilità che mi è stata offerta lo stesso anno a Bruxelles e collaborare per un progetto europeo sul gap tra i percorsi formativi proposti in ambito turistico e la domanda effettiva del mercato del lavoro.

Infine, per quasi tutto il 2018 ho lavorato per un grande gruppo francese che offre soggiorni all inclusive incentrati sulle attività sportive e la socialità.

Ognuna di queste esperienze è stata incredibilmente arricchente proprio grazie alla loro diversità.

Nell’insieme, oltre ovviamente ai saper fare “tecnici”, ho affinato moltissimo la mia capacità di comprendere i clienti o gli interlocutori del momento e ho imparato ad essere paziente, accogliente e comprensiva.

Trovarmi immersa in ambienti totalmente diversi, a culture diametralmente opposte, mi ha forgiato come persona, sviluppando lo spirito di osservazione, la capacità di ascolto e d’interazione.

Com’è stato lavorare all’estero e quale delle varie esperienze ti è piaciuta di più?

Ogni paese è differente e bisogna sapersi adattare alla cultura, ai costumi locali per integrarsi e ottenere dei risultati.

Non potrei scegliere un’esperienza tra le altre, perché ognuna ha degli aspetti positivi e non mi pento di nessuna

Tu sei una grande amante dei viaggi. Tra le tante nazioni che hai visitato qual è quella dove ti trasferiresti più volentieri e perché?

Ormai credo sia palese: ovviamente la Francia 🙂 .

In questo paese ho trovato veramente il giusto equilibrio: ottimi servizi e cultura latineggiante ma abbastanza nordica da offrire un ambiente di lavoro stimolante e possibilità di carriera interessanti.

Come si chiama il tuo blog e di cosa parla?

L’ho chiamato “The Wandering Girl” perché per quasi 10 anni sono stata fondamentalmente nomade.

Adoro viaggiare zaino in spalla, leggera e in modalità “slow”, muovendomi con i mezzi locali e facendomi ospitare dalle persone del posto.

In questo modo riesco a immergermi totalmente in un’altra cultura e capisco più facilmente come vivono e pensano gli abitanti di una regione.

Al momento mi sono fermata ma non ho, assolutamente, perso lo spirito d’avventura e la curiosità.

Continuo a esplorare, sia anche solo la città in cui vivo e i suoi dintorni.

L’obiettivo del blog è raccontare i miei viaggi dando consigli utili a chi voglia seguire gli stessi itinerari.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

In Italia, sicuramente lo scontro con una mentalità “all’antica” e “provinciale”.

In quanto giovane non vieni affatto considerato come risorsa ma piuttosto come un peso, una perdita di tempo perché bisogna formarti.

Non vieni mai ascoltato, anzi se parli vieni guardato con sufficienza o come un insubordinato che non rispetta la gerarchia, perché in quanto inesperto, a quanto pare incapace di opinare su qualcosa.

Se hai viaggiato, vieni bollato come inaffidabile e irresponsabile.

Quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto continuando la mia carriera nell’hospitality.

L’obiettivo è imparare a lavorare nei vari dipartimenti che esistono all’interno di un gruppo alberghiero, per acquisire quella conoscenza complessiva che permette di gestire una struttura da cima a fondo.

Continuo a nutrire un particolare interesse per il segmento “business ed eventi”, quindi cercherò, probabilmente, di dare alla mia carriera una spinta in quella direzione.

Da qualche parte nella mia testa aleggia anche il vago sogno di aprire una struttura in una zona agricola e gestirla come bed & breakfast con un corollario di attività affini sia al mondo del turismo quanto a quello dell’agricoltura.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Nenna: Formatore e Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Antonio Nenna, un giovane formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare “Green”, come recita la sua headline su LinkedIn.

Un ragazzo in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 24 anni e vivo a Torino, ma ormai passo il 70% del mio tempo a Milano!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono sempre stato un ragazzo a cui piacevano le novità e, infatti, tutti i miei studi sono stati costellati da percorsi usciti da poco: Liceo Scientifico-Tecnologico, Laurea Triennale in Economia e Statistica per le Decisioni Strategiche, un corso intensivo (tecnico-pratico) sulla valorizzazione del settore agro-alimentare finanziato da Slow Food, UNISG e Regione Piemonte, ed infine l’attuale Laurea Magistrale in Environmental and Food Economics.

In un mondo che cambia alla velocità della luce, come sviluppi le competenze necessarie per stare al passo coi tempi?

Grazie ai libri, al web e al mio lavoro.

Quando non posso usare il computer i libri diventano la mia seconda casa.

Quando lo posso utilizzare, invece, divido il tempo in sessioni di formazione e sessioni di lavoro.

Questo perché ho potuto constatare che applicare subito ciò che si è imparato al proprio lavoro è il primo modo per comprendere a pieno e, soprattutto, per sviluppare un proprio metodo non replicabile!

Ovviamente, mi aiutano anche gli eventi dal vivo, ma per questioni di tempo ancora non posso permettermi di partecipare a tutti quelli che vorrei.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale e cosa hai imparato che ti è utile anche oggi?

Questo è un argomento molto interessante.

All’inizio del mio percorso ho dovuto combattere contro i pregiudizi: essere giovane, con una laurea ed un tirocinio che non c’entrava nulla con quello che volevo fare nella vita.

Ho dovuto farmi strada fra coloro che volevano fregarmi [individui che si presentavano con cariche (job title) che non possedevano] e chi mi trattava con sufficienza.

Poi ho trovato i primi clienti di livello (lo chef Luca Zara e la sua compagna Chiara Bardesono), e da lì non mi sono più fermato.

Ho imparato molto a livello personale, soprattutto, cosa significa gestire un business da soli.

Ed ho avuto modo di imparare molto anche sulla negoziazione One-To-One.

Sono diventato più sicuro e la fiducia in me stesso è cresciuta guardando i miei successi.

Tanto che, ora, sono determinato a superarli ogni anno che passa.

Ho compreso anche molti aspetti tecnici del Social Media Marketing e del Web Marketing.

Avrei voluto scoprire prima ciò che volevo fare, ma sono contento della strada che ho percorso e non vedo l’ora di proseguire sul sentiero che mi sto costruendo!

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento sono un formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare che operano in regimi di sostenibilità ambientale. Il mio obiettivo è duplice.

Da un lato chi produce in maniera ecosostenibile può guadagnare di più e, di conseguenza, investire di più nella salvaguardia dell’ambiente.

Dall’altro, grazie al marketing strategico, è possibile acquisire e fidelizzare i consumatori educandoli all’acquisto solo di prodotti ecosostenibili.

Ho in mente una vera e propria rivoluzione del mercato, e ho scelto di farlo dopo che mi sono reso conto della direzione in cui ci stiamo dirigendo.

Ho utilizzato (ed utilizzo) le mie competenze anche per altri settori, come ad esempio la startup EndlessWebsite nella quale al momento sono formatore e direttore marketing.

Ho a cuore, soprattutto, i ragazzi più giovani di me, quindi se vedo un progetto che mi interessa non ho problemi ad accettare l’incarico.

Poi ho anche qualche cliente speciale, ma ne parlerò nell’ultima domanda, ah ah! 😛

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Il primo passo è quello di conoscere esattamente la situazione di chi ho di fronte.

Non solo a livello di business, ma anche a livello di mindset.

Se il potenziale cliente non è disposto ad effettuare determinati cambiamenti all’interno della sua azienda, sono costretto a rifiutare il lavoro.

Non perché voglia tirarmela, anzi, avrei solo piacere a lavorare di più.

Semplicemente, non posso lavorare con elementi che non sono disposti ad implementare tutte le procedure necessarie per raggiungere l’obiettivo finale.

Questo perché un’applicazione discreta non porta risultati né per l’azienda né per il fine del bene comune che ho descritto precedentemente.

In ogni caso, se l’imprenditore ha superato la selezione si procede con un’analisi dettagliata della gestione aziendale e di tutto il reparto marketing.

Questo tenendo sempre sott’occhio i numeri (il bilancio, ndr).

Dopo si inizia a lavorare: io formo l’imprenditore (o chi per lui) e inizio a somministrargli i concetti che può implementare fin da subito (e che non costano nulla).

Una volta arrivati i risultati si predispone un piano di reinvestimento nel marketing, andando ad aggiungere i pezzi più costosi ma che permettono di ottenere risultati maggiori.

Alla fine del primo periodo di azione, l’azienda può decidere se continuare il percorso con me o se proseguire da sola.

Su cosa ti sei verticalizzato e perché hai scelto questa verticalizzazione?

Come detto precedentemente il mio focus è diretto al settore agro-alimentare e alla sostenibilità ambientale.

La scelta è dovuta al fatto che ci sono molti tecnici che sanno come operare per proteggere l’ambiente, ma finché il cambio di direzione non lo prenderanno i consumatori non si potrà avere una rivoluzione green.

Per arrivare a questo è necessario possedere dei sistemi di marketing avanzati che sappiano coinvolgere i clienti in un certo modo.

Non ho intenzione di far chiudere tutti coloro che non producono in maniera ecosostenibile, anzi, in realtà li invito sempre a valutare di cambiare business model e a implementare ciò che insegno per non avere perdite di alcun tipo.

Qual è la tua strategia online per sviluppare il tuo network di contatti?

Diciamo che la mia strategia online sta nascendo, nel senso che ho iniziato da poco ad essere presente (poiché il progetto è nuovo), e quindi al momento ciò che utilizzo di più sono LinkedIn e Facebook.

Su LinkedIn pubblico articoli e interagisco con coloro che reputo interessanti.

Su Facebook ho anche dei contatti personali ma interagisco molto con le community presenti sul social, come quelle di Marketers dove periodicamente pubblico dei contenuti che siano utili a chi si approccia a questo mondo.

D’altronde è proprio grazie a quello se ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti!

Come trovi nuovi clienti per la tua attività?

Al momento, come detto anche sopra, la mia presenza online è in fase di espansione.

Difatti, le strategie di acquisizione clienti che per ora hanno funzionato meglio sono state le pr e i referral.

Però, sicuramente, la parte online diventerà fondamentale, soprattutto per le fasi di educazione del cliente prima di entrare in contatto con me.

In ogni caso, penso che i referral siano uno strumento potentissimo se utilizzati come si deve, e sono sicuro che uniti alle fasi online non potranno che avere un effetto potenziante.

In più, chi entra in contatto con me sa che nel corso del nostro rapporto lavorativo avrà accesso a tutta una serie di bonus impliciti, e questo comporta che le stesse persone mi fanno pubblicità senza doverglielo chiedere!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ovvero il più vicino possibile, ho in mente di avviare due progetti principali.

Il primo sarà quello di espandere la mia attività, formando dei giovani che possano essere i formatori del futuro.

Ci sono già molti ragazzi che conosco che sono interessati, e sono sicuro che diversi di loro sono in gamba.

Non vedo l’ora di lanciare la mia Academy!

Il secondo è quello di arrivare a svolgere degli eventi (o partecipare a quelli esistenti) per formare il pubblico.

Questo perché per quanti contenuti io possa produrre, gratuiti o a pagamento, la formazione e la consulenza One-To-One sono insostituibili, e gli eventi sono un ottimo modo per approcciarsi al pubblico e riuscire a far avvicinare sempre più individui a questo mondo.

E poi beh, l’obiettivo intrinseco è quello di rivoluzionare il mercato.

Sono un folle? Un visionario? È possibile, ma qualcuno dovrà pur provarci. 😉

Un’ultima curiosità: com’è lavorare per una cosplayer?

Eh,eh, sapevo che questa cosa avrebbe destato l’interesse di tutti!

Beh, fortunatamente, io sono sempre stato leggermente nerd, quindi mi intendo abbastanza del settore.

In questo caso particolare, poi, è uno di quei lavori che ti rilassa.

O meglio, ci sono tantissime cose a cui fare attenzione ed è un settore molto competitivo, ma mi fa distrarre dalla mia routine quotidiana.

Inoltre, Dajla è una ragazza fantastica. Applica tutto ciò che le insegno ed è sempre entusiasta di testare ed imparare concetti nuovi!

Poi quando raggiunge certi risultati si emoziona, mi fa i complimenti e mi emoziono anche io ah, ah.

Se fosse nel mio settore di appartenenza sarebbe il cliente ideale.

In ogni caso sono certo che farà strada e non solo grazie ai miei insegnamenti.

Sono fiero di collaborare con lei, soprattutto perché nel business, come nella vita, bisogna avere un certo mindset, e lei è in grado di spaccare il mondo!

La rivedrete sicuramente a breve sui grandi schermi, garantito!

A questo punto ringrazio chi ha letto fino a qui.

Poi, ringrazio pubblicamente te, caro Federico, per avermi dato la possibilità di raccontarmi e mi auguro di aver potuto donare degli spunti, almeno in minima parte, a qualcuno dei tuoi lettori.

Un abbraccio,

Antonio.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Caro lettore, come ben saprai, se sei un true fan di questo blog, ho dato vita alla rubrica Almost Famous 6 anni fa, esattamente nel marzo del 2013, con lo scopo di dar visibilità attraverso le mie interviste a tutti coloro che stanno cercando di trasformare i loro sogni, piccoli o grandi che siano, in realtà.

Per questo motivo ho intervistato per la terza volta Andrea Toxiri che, da poco, ha iniziato un nuovo percorso che spera, col tempo, di far diventare la sua professione [le altre 2 interviste le trovi qui e qui, se sei interessato a conoscere la sua evoluzione, ndr].

Se vuoi sapere di che cosa si tratta, prosegui nella lettura!

* * *

Prima di tutto ti volevo ringraziare per questa terza intervista, infatti, dall’ultima che mi hai intervistato sono cambiate diverse cose.

La più importante è che, dopo 9 anni, ho chiuso il mio blog Toxnetlab che mi ha dato tante soddisfazioni.

La decisione è avvenuta perché in questi anni sono cambiato io e le mie passioni e non avevo più stimoli come blogger, ma visto che ho molto rispetto per il mio lavoro come blogger e per la blogosfera (quella seria intendo) non volevo trasformare Toxnetlab in una barca alla deriva e quindi dopo 1 mese senza scrivere ho deciso di chiudere i battenti.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce dai tempi delle macchinette fotografiche usa e getta (il periodo dovrebbe essere più o meno fine anni ’80 inizio anni ’90) usate durante le gite scolastiche o durante le vacanze estive.

Poi la passione è cresciuta grazie anche alle Polaroid (per il mio ultimo compleanno mi hanno regalato una Instax tanto per rimanere in tema di Polaroid), l’arrivo del digitale ha messo sicuramente il turbo al tutto.

Quando mi chiedono: “Cosa rappresenta per te la fotografia? E perché è una passione così forte?”.

Io rispondo sempre con la stessa frase: “La fotografia è l’unico modo che conosco per fermare il tempo.

Inoltre, sempre secondo me, la fotografia è il mezzo di comunicazione più potente e allo stesso tempo il più difficile.

Tutti possono comunicare qualcosa con la parola, ma provaci con una fotografia.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché molti “cultori della parola” tendono a denigrare la fotografia per colpa dei social (in particolare di Instagram), dei selfie con la bocca a culo di gallina o per quelle persone che sfruttano la fotografia solo per fare “markette” sui social network.

Ma la fotografia non è questo!

Qual è il tuo genere fotografico preferito?

La Street Photography!

In questi anni ho provato diversi generi Portrait, Travel, Sport, Microstock, Macro e Paesaggistica ma nessuno di questi è riuscito a darmi le stesse emozioni che riesce a darmi la Street Photography.

Girare per la città e raccontare quello che vedo immortalando istanti di vita di “strada” mi piace molto.

Inoltre, la Street Photography è l’unico genere fotografico non costruito e dove devi essere molto sveglio per cogliere il momento altrimenti una volta che è passato non torna più (e magari hai perso una bella foto).

Quando hai trasformato la tua passione in un business?

Diciamo che la trasformazione è ancora in corso d’opera.

Non è facile entrare in un mercato nuovo e con molta concorrenza.

Quindi non mi sto mettendo fretta e sto cercando di fare le cose per bene.

Adesso, sto lavorando al mio Personal Brand (una cosa fondamentale anche nella fotografia).

In questo periodo sto studiando e scattando molte foto per migliorare sempre di più la mia tecnica e per creare un Portfolio per farmi conoscere.

L’unico modo per fare tutto questo è buttarsi nella mischia. Quindi partecipo a vari eventi di settore come, ad esempio, le fiere e come ho detto punto molto anche sulla formazione.

Anche se nella fotografia (ma come in ogni cosa) più della formazione è importante la pratica: quindi scattare foto, è fondamentale.

Ecco perché quando posso, esco per la mia città con la macchina fotografica al collo e scarpe comode ai piedi alla ricerca dello scatto giusto.

Naturalmente, la Street non è l’unico genere fotografico che pratico.

Infatti, mi voglio specializzare anche nel Portrait (il ritratto, ndr) e nella fotografia sportiva.

Come ho già detto prima la pratica è fondamentale quindi:

  • il 31 marzo 2019 parteciperò ad un model-sharing dove potrò fotografare una modella in studio;

  • il week end del 5-6-7 aprile 2019 andrò al Romics;

  • mentre il 13 aprile 2019 mi troverai, sicuramente, a fare foto durante il Gran Premio della Formula E a Roma (purtroppo, non come fotografo accreditato).

Un calendario denso d’impegni ai quali seguirà un periodo chiuso nel mio studio casalingo al lavoro sulla post-produzione.

La tua attività di fotografo è la tua fonte principale di sostentamento oppure è un business collaterale?

Come ti ho già detto per adesso non è ancora un business avviato, ma spero che lo diventi al più presto.

Come riesci a conciliare il tuo lavoro da dipendente con quello di fotografo?

La passione è sicuramente una grande spinta che non ti fa sentire la stanchezza.

Se parliamo dell’attività fotografica sicuramente appena ho tempo: nei week end, compleanni, anniversari.

Insomma, appena posso, ho sempre la macchina fotografica in mano, anche per una semplice passeggiata.

Invece, per quanto riguarda il lavoro di post-produzione delle foto sicuramente la sera quando tutti a casa dormono.

Nel tempo la tua intenzione è quella di far diventare la fotografia la tua unica attività lavorativa?

Lo spero, sto lavorando proprio per questo.

Hai già aperto la tua partita Iva come fotografo?

No, non essendo ancora un business.

Ma spero di farlo il prima possibile perché vorrà dire che le cose stanno andando bene.

Hai un tuo studio fotografico?

Essendo uno Street Photographer preferisco scattare per “strada“, anche nel caso di Portrait (ritratti) preferisco fare Street Portrait.

Quindi no, non ho uno studio fotografico ma a casa nel mio ufficio ho allestito un piccolo studio che utilizzo per fare le foto per il mercato microstock.

Un domani, se le cose andranno bene, chissà forse lo aprirò.

Adesso come adesso se proprio mi dovesse servire una location penso che opterei per una ricerca su Airbnb.

Come fotografo lavori solo a Roma e nel Lazio oppure a livello nazionale?

Adesso, faccio foto per amici e parenti oppure alle fiere o a eventi organizzati tendenzialmente su Roma, ma come ho scritto anche sul mio sito:

La mia attività si svolge principalmente su Roma e nel Lazio, ma questo non vuole dire che io non mi possa spostare.

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale per la riuscita di un lavoro, quindi contattami via email o tramite i miei canali social spiegandomi le tue esigenze, in questa maniera potrò organizzare l’attività al meglio”.

Quali servizi offri?

Street Photography, FotoReportage e Microstock sono i generi dove sto spingendo di più, ma sto cercando di specializzarmi anche nel Portrait (i ritratti, ndr).

Come trovi i tuoi clienti?

Premesso che, per adesso, sono amici o parenti; sono molto attivo sui social, in particolare su Instagram (mrtozzo81), sulla mia Pagina Facebook (Andrea Toxiri Photo) e con il mio sito web: https://andreatoxiri.it

Hai un portfolio online da mostrare ai miei lettori?

Sì, pubblico su: Instagram, 500px, Adobe Stock, Shutterstock e Getty Images.

Instagram: http://instagram.com/mrtozzo81

500px: https://500px.com/toxiriandrea

Adobe Stock: https://toxiriandrea.myportfolio.com/

Shutterstock: https://goo.gl/PaH8Eg

Getty Images: http://bit.ly/2ugTIBY

Portfolio sport: https://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-sport/

Portfolio portraithttps://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-portrait/

Quali lavori ti commissionano di più i tuoi clienti?

Facendo sempre la premessa che, per adesso, sono solo amici e parenti, principalmente, sono feste o anniversari.

L’ultimo che ho fatto è stato l’anniversario di nozze di mia zia.

Altrimenti, durante le fiere (come, ad esempio, il Romics) c’è sempre qualcuno che mi chiede le foto.

Che cos’è la fotografia microstock?

È una palestra per migliorare la tua tecnica fotografica.

Ti faccio un esempio, per farti capire meglio: metti che hai un blog di cucina e stai scrivendo la ricetta per fare la carbonara.

Hai scritto il tuo post ma ti mancano le foto, allora vai su uno dei tanti siti di Microstock (Adobe, Shutterstock, Getty Images) e fai una ricerca sulla carbonara.

Scegli la foto che ti piace di più la paghi e te la scarichi, del prezzo che tu paghi alla piattaforma al fotografo va una percentuale.

È un mercato difficile ma molto stimolante, non diventi ricco ma qualcuno ha ingranato bene e ci campa tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Rendere la fotografia la mia unica attività, viaggiare e fotografare tanto, pubblicare un fotolibro e organizzare una piccola mostra fotografica.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Il più grande venditore del 3°millennio

Come ben saprai, se sei un lettore affezionato di questo blog, la lettura di una grande quantità di libri è uno dei tratti comuni delle personalità che hanno più successo nel mondo degli affari.

Infatti, coloro che desiderano il successo leggono molti libri poiché sono sempre alla ricerca di nuove idee e nuovi spunti da applicare nella loro quotidiana ricerca di miglioramento.

Questo accade perché i libri sono una grande fonte d’ispirazione per tutti coloro che li leggono con mente aperta e, subito dopo, applicano quello che hanno imparato.

Fatta questa doverosa premessa, il libro di cui ti parlerò oggi è intitolato “Il più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, ed è stato scritto da Michele Tribuzio, top manager, imprenditore, formatore, life coach, scrittore ed editore.

Il testo in questione è un racconto didattico, cioè una storia di fantasia nella cui trama sono inseriti degli insegnamenti.

Nel nostro caso il libro ha l’ambizione di formare il lettore nel campo della vendita.

Qui la vendita è intesa in senso lato come ben evidenziato dal sottotitolo “Fai della tua vita un capolavoro”.

Infatti, nell’incipit l’autore spiega che tutto è “vendita”.

Vende l’uomo che vuol conquistare una donna o l’impiegato che vuole entrare nelle grazie del suo superiore.

Questo è un concetto che condivido ed è di facile intuizione poiché vivendo in un contesto sociale ogni giorno noi, inconsapevolmente, ci vendiamo.

Lo facciamo quando vogliamo far prevalere le nostre idee oppure quando offriamo noi stessi per un’amicizia, ad esempio.

Il testo è infarcito di piccole perle di saggezza come “Solo le conoscenze di cui si fa uso costante si fissano nel nostro cervello” o “Ama i tuoi cari, ma scegli i tuoi pari” oppure “Attraverso le scelte le persone scolpiscono il proprio carattere” e di consigli pratici.

Tra questi ultimi mi ha colpito il piccolo trucco suggerito a tutti coloro che soffrono di forte sudorazione ascellare per ovviare a questo imbarazzante problema.

…Vuoi sapere cosa utilizzare per emanare un odore semplice e fresco?

Presto detto: il bicarbonato di sodio. Che cosa è? La sudorazione è acida e la puzza che si sente è data dagli acidi e dalla fermentazione batterica.

Se utilizzi il bicarbonato di sodio, non hai bisogno di deodoranti che magari ti irritano le ascelle, basta il bicarbonato. Come si utilizza?

Ti lavi le ascelle asciugandole leggermente umide in modo che assorbano un po’ di quel bicarbonato.

Porta sempre con te del bicarbonato in macchina, in valigia, nella borsa.

Ti farà essere sempre fresco nella pelle e, di conseguenza, anche nella mente.

Infine, i libro contiene alcuni esercizi molto interessanti.

Quello che mi è piaciuto di più è stato l’esercizio della tastiera di Mario Silvano, grande esperto di vendite.

Componendo la tua musica capisci che tipo di venditore sei e quali errori di impostazione commetti quando vendi.

CONCLUSIONI

Il libro di Michele TribuzioIl più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, è un libro che vale la pena leggere che tu sia un venditore di professione o meno.

I tanti spunti che si possono trovare al suo interno ti permetteranno di sviluppare quei microcambiamenti che, se applicati con costanza, sul lungo periodo, avranno un grosso impatto sulla tua vita.

Ma, soprattutto, ti faranno prendere coscienza del fatto che tu sei l’artefice ultimo della tua esistenza.

Se vivi una vita mediocre è colpa tua.

Ognuno è il successo e l’insuccesso della sua vita“, scrive l’autore.

E questa è una grande verità.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andreas Voigt. Tre anni e 8 mesi dopo

Andreas Voigt

Andreas Voigt – CEO @ Innovando GmbH

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Andreas Voigt, titolare di Innovando, oltre che grande esperto di Internet e di comunicazione digitale, che avevo già intervistato nel luglio del 2015 (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

All’epoca della nostra prima intervista ti eri appena trasferito in Svizzera. Com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è cambiata tantissimo.

Non so dire se il cambiamento sia dovuto alla crescita naturale, all’avanzare dell’età e fino a che punto il cambiamento sia stato influenzato dall’ambiente e dalle circostanze.

Ma posso dire che è cambiata. Forse, la sicurezza sociale, la protezione, la sensazione di non essere da soli e senza aiuto porta una certa sicurezza di sé e serenità che, poi, influisce sui comportamenti quotidiani.

È, però, certo che il cambiamento c’è stato, in positivo, in termini di salute, di lavoro, di pressione psicologica e di consapevolezza.

E, invece, com’è cambiata Innovando, la tua agenzia di comunicazione in tutto questo tempo?

Innovando è cresciuta. Anzi, direi che è maturata notevolmente.

Se prima la presenza sul mercato era timida, quasi come se non si volesse dare fastidio, oggi c’è una marcata e totale consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità.

C’è stata una sorta di maturazione intellettuale, professionale ed esperienziale che ci porta a poter selezionare i clienti.

Oggi Innovando GmbH è una azienda, non una “agenzia”.

Innovando pur rimanendo piccola come infrastruttura, per scelta strategica, è grande nell’interpretazione del suo ruolo, è grande nelle attività, è grande nei risultati e lo può dimostrare.

La sua maturazione la si può facilmente comprendere dal fatto che:

  • oggi, i suoi servizi sono certificati con il marchio Swiss Label©;
  • partecipa in qualità di socia a una società ISP (Internet Service Provider);
  • ha verticalizzato la proposta commerciale gestendo internamente e in proprio l’intera filiera produttiva legata al branding, al marketing online e alla comunicazione digitale.

In aggiunta, Innovando ha protetto il proprio Marchio in tutta Europa consapevole del proprio ruolo e dell’importanza dell’esperienza accumulata negli anni che è il vero patrimonio commerciale dell’azienda.

Il tuo team è sempre composto da: Pietro Suffritti, Andrea Papotti, Andrea Iotti, Alex di Chiara, Paolo Cervari, Susanna Baraldi, Fabrizio Loschi?

No, la composizione del team si è notevolmente modificata.

La collaborazione con Alchimie Digitali (Pietro Suffritti, Andrea Papotti e Andrea Iotti) si è chiusa alla fine del 2015 (sono rimasti, però, vivi i rapporti di stima e amicizia) per scelte strategiche diverse di Innovando.

Oggi, Innovando GmbH propone in proprio i servizi di infrastruttura web (hosting, cloud etc.).

È rimasta invece invariata solo la collaborazione con Susanna Baraldi in qualità di Designer per la Brand Identity dei clienti.

Oggi la composizione delle collaborazioni è più stabile ed esclusiva e i rapporti di lavoro sono di interdipendenza.

Com’è cambiata la tua clientela dal 2015 ad oggi?

La composizione della clientela di Innovando è sempre stata variegata e non è cambiata.

Grandi imprese e PMI sono sempre stata l’ossatura della clientela di Innovando fin dalla sua nascita, in Italia, 20 anni fa.

C’è, ovviamente, un posizionamento più internazionale, considerando anche la posizione geografica della società oggi rilocata nella Svizzera tedesca, ma sostanzialmente non è cambiata.

Possiamo dire, però, con orgoglio che tutti i clienti italiani, salvo casi rari, ci hanno seguiti nella nuova avventura e continuano a rimanere fedeli.

Hai acquisito qualche cliente di cui sei particolarmente orgoglioso?

Io sono personalmente orgoglioso di TUTTI i clienti che abbiamo acquisito.

Non ne esiste uno più importante dell’altro.

Tutti i clienti, piccoli o grandi, sono importanti per noi e tutti vengono trattati con la stessa cura.

Perciò è una domanda a cui faccio fatica a rispondere.

Posso, però, dire che esiste un cliente a cui mi sono particolarmente affezionato perché è stato un percorso di avvicinamento, di conoscenza reciproca e di costruzione del patto fiduciario che ha avuto bisogno di tempo a causa di circostanze avverse che il cliente si portava appresso prima di arrivare da noi.

Si tratta di una società interessantissima di Cosenza, Termoidraulica Golemme fortemente presente online con un sito di e-commerce che abbiamo contribuito a far crescere e per il quale abbiamo progettato un CMS completamente nuovo su piattaforma node.js che sarà pubblico tra poche settimane.

Oggi la collaborazione è a tutto tondo ma al di là della soddisfazione economica, c’è un’enorme soddisfazione personale che deriva dalla consapevolezza di aver lasciato qualcosa di importante di noi al cliente e di avere contribuito alla sua crescita e alla sua consapevolezza.

Ti è capitato, come già avvenuto in passato, che qualche cliente ti chiedesse per una cifra irrisoria di creargli il clone di Facebook per il nipotino?

Purtroppo, queste situazioni sono all’ordine del giorno.

Ricevo mail quotidiane con richieste al limite dell’assurdo.

Non ho più voluto dare molta pubblicità alle varie situazioni perché, in fondo, sono anche umanamente commoventi in tanti casi.

Purtroppo, la digital transformation è un processo lungo e complesso e lontano dall’essere compiuto.

Dobbiamo abituarci all’idea che i passaggi generazionali genereranno ancora “storture” con la conseguenza che, spesso, molti non sanno esattamente di cosa stanno parlando.

Occorre pazienza.

Lavori ancora con clienti italiani?

Assolutamente, sì e non rinunceremo mai alla nostra italianità.

L’Italia è e sarà sempre la nostra storia e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciarvi.

Anzi, aggiungo che sarebbe non solo sciocco rinunciarvi ma terribilmente offensivo verso un Paese che a me, personalmente, ha dato una lingua, una cultura, un mestiere e le condizioni per fare ciò che stiamo facendo.

Quali social network ritieni siano da presidiare se una persona vuol fare Personal Branding?

Domanda davvero complessa.

Più che chiedersi quale social presidiare, occorre chiedersi prima come si vuole fare Personal Branding.

I social network sono differenti l’uno dall’altro, hanno dinamiche differenti, potenzialità differenti, regole totalmente differenti e la scelta è sì personale ma dipendente dai comportamenti, dalle inclinazioni e dalle abitudini delle persone.

Il branding si sviluppa su tre domande: Chi sono, Cosa Faccio, Perché devo essere ascoltato.

  • Chi sono = Identità.

  • Cosa faccio e a chi mi rivolgo = Posizionamento.

  • Perché devo essere ascoltato = Promessa di valore.

Questo vale per gli individui ma vale anche per le imprese. Va da sé che la scelta di quale canale usare per la comunicazione e quale social poi, dipende molto dalla risposta a queste tre domande.

Difficile, quindi, dare una risposta secca e univoca.

Se, poi, a questo si aggiunge che i social network per loro natura sono diversi l’un dall’altro, la scelta può diventare estremamente complessa.

Io personalmente amo le relazioni.

Sono portato alle relazioni e, quindi, preferisco un social network di tipo relazionale (Facebook) e qui costruisco la mia immagine (o la distruggo).

Mentre un’azienda su quali social network deve essere presente?

La risposta è la stessa che ho dato per la domanda precedente.

Occorre fare una analisi di fondo prima di poter scegliere e, nel caso, di una impresa la scelta è ancora più complessa.

Ritieni che l’Intelligenza Artificiale sarà una minaccia per la tua professione?

Io ritengo che tutto ciò che è innovazione è una minaccia per coloro che hanno rendite di posizione.

L’IA è una manna, non una minaccia.

Ben venga quando questa coadiuva, migliora, rende più agevole il lavoro umano.

Perché no? Cosa c’è di sbagliato?

Nel mio caso, o meglio nell’attività che svolgo, non solo non è una minaccia ma sarà un’opportunità meravigliosa.

Significa sostanzialmente poter dare servizi migliori, più performanti, significa far entrare le imprese ancora di più nei processi di trasformazione digitale e per me questa è la vera sfida.

Io non ho paura dei cambiamenti, anzi, cerco di anticiparli quando riesco e, comunque, lasciarmi trasportare da essi.

Quali progetti hai per il futuro?

A 51 anni, ormai, si pensa alla pensione.

Diciamo che sì, non è proprio una battuta.

Ma non ho certo tirato i remi in barca, anzi. Il progetto di Innovando è quello di entrare sempre di più nel processo di cambiamento delle attività commerciali delle imprese, cioè quelle di vendita.

Sto parlando, sostanzialmente, di e-commerce.

Portare le imprese a capire le dinamiche dell’e-commerce, comprenderne le potenzialità, capire come adeguarsi al futuro ed essere vincenti nei nuovi processi di vendita.

Questo è il nostro nuovo progetto.

Anche se non sembra, l’e-commerce inizia adesso ed è incredibilmente interessante.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Simone Bennati. Un anno e sette mesi dopo

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Simone Bennati, proprietario del noto blog Bennaker.com, blogger, social media marketer, content curator e copywriter.

Un professionista coi fiocchi con una forte personalità e titolare di un gruppo su Facebook

“Ciccio senti ‘na cosa” che è un supporto incredibile per tutti coloro che hanno a che fare con Internet.

Buona lettura!

* * *

Quando ti ho intervistato la prima volta (giugno 2017) avevi appena perso il lavoro. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Un anno e mezzo è passato e molte cose sono cambiate, se non addirittura moltissime.

Sono cambiato io, innanzitutto. Il fatto di esseremi ritrovato da un giorno all’altro a non avere più un’occupazione mi ha dato un bello scossone, tanto sul piano emotivo, quanto su quello pratico.

Di buono c’è che questo imprevisto mi ha dimostrato una cosa estremamente importante, ovvero che l’idea di lavorare sulla mia immagine professionale attraverso Bennaker.com e i social fu, a suo tempo, quella giusta.

Senza tutto il lavoro di Personal Branding portato avanti nei 3 anni precedenti, infatti, mi sarei trovato a dover ricominciare come un 33enne qualsiasi; magari anche bravo e competente, ma totalmente sconosciuto. E invece questo non è accaduto.

Piuttosto, il fatto che Bennaker fosse tornato sulla piazza ha scatenato un interesse e un affetto del tutto inediti, e per i quali ancora ringrazio.

Questi ultimi 18 mesi li ho dedicati perlopiù alla formazione, rimettendomi sui libri e frequentando corsi che speravo mi avrebbero dato una marcia in più, cosa che si è puntualmente verificata.

Ho poi incrementato il lavoro sul blog, affinato la mia presenza sui social e partecipato a un gran numero di eventi e incontri di settore.

Insomma, non sono rimasto a casa a piangermi addosso, ma ho approfittato di questa parentesi di imprevista libertà per migliorare me stesso e farmi conoscere da una platea sempre più ampia.

Due cose che, posso assicurarlo, portano via un sacco di tempo e di energie.

All’epoca della prima intervista avevi da poco aperto su Facebook il tuo gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa”. Che risultati ha ottenuto? Sei soddisfatto di questa tua creatura?

Ciccio”, così come lo chiamano i membri più affezionati, mi ha dato e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Considerato che l’idea di creare “Ciccio” è nata dalla necessità di risolvere un mio problema, il fatto che oggi centinaia di persone utilizzino il Gruppo per trovare soluzione ai loro problemi mi infonde grande gioia.

I numeri non sono certo quelli da gruppone di Facebook, ma che importa?

Ricevo quotidiamente messaggi di persone che mi ringraziano per aver creato un luogo dove domande e risposte si incontrano, ma in cui nessuno si erge a maestro o a portatore della verità assoluta.

Di fatto, considero “Ciccio” una sorta di riproduzione in miniatura del mondo che vorrei: un mondo fatto di ascolto, collaborazione e rispetto…

Come sta andando il tuo storico blog Bennaker.com?

Anche il lavoro sul blog procede a gonfie vele e i risultati, numerici e non, parlano da soli.

Ho sempre pensato che mettere a disposizione il proprio know-how fosse il modo migliore per attirare le persone e instaurare nuovi rapporti.

Questo modo di agire permette non solo di ampliare la propria rete di contatti, ma anche di accrescere la propria reputazione, portando coloro che sono interessati alla tua professionalità a rapportarsi con maggiore rispetto e considerazione.

Produrre nuove idee e contenuti non è sempre facile, ma ho la fortuna di essere uno di quelli che, tanto nel bene, quanto nel male, non si lasciano semplicemente attraversare dalle cose, ma sono portati a osservare e analizzare tutto ciò che fanno o capita loro.

Il prendere questi input e tradurli in parole è, poi, un passaggio quasi naturale.

Ho notato che hai aumentato la tua attività su LinkedIn. Cosa pensi di questo social?

LinkedIn è, tra tutte le piattaforme social, quella in cui mi diverto di più.

Un divertimento che si concretizza nella condivisione quotidiana di: contenuti che considero di valore (articoli, approfondimenti, grafici, etc.), rilfessioni inerenti il mondo della comunicazione, aneddoti e molto altro ancora.

Nonstante, siano ancora molti quelli che considerano LinkedIn una sorta di Facebook del lavoro, i dati riguardanti la crescita degli utenti parlano chiaro: LinkedIn non solo gode di ottima salute, ma il grado di apprezzamento del pubblico aumenta in modo esponenziale.

Oggi, quando pensiamo a un’azienda sui social, la prima piattaforma che ci viene in mente è Facebook, seguita a ruota da Instagram. Ma domani sarà ancora così?

Secondo me no. E la colpa, se così vogliamo definirla, sarà proprio di LinkedIn.

LinkedIn vs. Facebook: su quale dei due, nel 2019, si deve per forza avere un profilo personale?

Quando si parla di risorse social aziendali, le uniche che dovrebbero essere schierate sono quelle per cui è previsto un ruolo all’interno del piano strategico, ovvero quelle che devono contribuire attivamente al raggiungimento di uno o più obiettivi.

Applicare lo stesso principio ai profili personali sarebbe (forse) esagerato, ma bisogna anche domandarsi a cosa potrebbe mai servire un profilo che non si ha modo di seguire o che, pur seguendolo, non porta a nulla di concreto?

Nel mio piccolo, se proprio dovessi azzardare un consiglio, suggerirei a coloro che vogliono utilizzare i social per finalità legate al business e al Personal Branding di dare una possibilità a LinkedIn.

Questo significa non solo aprire un profilo personale, ma anche e soprattutto curarlo, entrando in contatto con altri professionisti del proprio settore, nonché con quelli appartenenti a settori in cui la propria professionalità potrebbe essere richiesta.

Se invece l’obiettivo della propria presenza sui social è semplicemente quello di cazzeggiare, beh… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Facebook a Instagram, passando per Twitter e Snapchat, il social-cazzeggio regna sovrano. Quindi pochi scrupoli e spazio alla leggerezza.

Fai attività di public speaking?

Quello di parlare in pubblico, fosse anche solo il pubblico di una diretta Facebook, è un mio grosso limite, nel senso che vivo questo tipo di situazioni con grandissima ansia.

Mi è capitato in più di un paio di occasioni di parlare di fronte ad altri e, per quanto i feedback ricevuti siano stati oltremodo positivi, il livello di stress che subisco è sempre altissimo.

È una cosa che con l’esperienza e il tempo tende a smorzarsi, lo so, ma per il momento preferisco limitare il numero delle occasioni, scegliendo solo quelle con un pubblico ristretto e ben selezionato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A dire la verità, non sono mai stato bravo a fare progetti. Persino i miei weekend sono spesso improvvisati, quindi figuriamoci il resto…

Ci sono, però, una serie di attività che intendo continuare a seguire e che, ad oggi, rappresentano l’ossatura del mio lavoro quotidiano.

Il fatto di continuare a scrivere su Bennaker.com, ad esempio, è qualcosa che porterò avanti qualsiasi cosa mi capiti e per cui troverò sempre tempo.

Lo stesso dicasi per la gestione delle mie risorse social, nonché per il quotidiano aggiornamento sulle novità riguardanti il mondo del Digital Marketing.

Volendo andare un po’ più sul concreto, mi piacerebbe proprormi sul mercato sia come consulente che come formatore in ambito social.

Parlare delle materie che amo a chi ha voglia di imparare mi viene piuttosto semplice.

Vedremo come va a finire. Il fatto che non ne abbia la minima idea neanche io mi spaventa e eccita allo stesso tempo, ma la mia vita è sempre stata così.

E mi piace proprio perché è incerta.

L’ultima domanda sono sicuro che piacerà molto a tutti i tuoi “true fan”: hai trovato un degno sostituto del pub di Maria?

Non credo che troverò mai un degno sostituto del pub di Maria. Il Legend – perché è così si chiamava – era per me un posto speciale.

Una sorta di seconda casa in cui, in base all’umore, andavo a sbollire i miei malumori o a godermi il piacere della compagnia.

Sarà quindi molto difficile trovare un locale che riesca a farmi sentire allo stesso modo.

Un locale in cui possa andare a pensare, scrivere, parlare, mangiare, bere, fumare ogni volta che voglio, quando voglio.

E poi, vabbè, al Legend c’era prima di tutto Maria, con la sua risata contagiosa e il suo modo di fare cordiale e premuroso.

Il suo pub non era solo un pub, ma una situazione. E di situazioni belle come quella non ce ne sono molte in giro.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Carmen Andreea Silter: Marketing Specialist

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Carmen Andreea Silter, una giovane esperta di marketing, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

* * *

Quali sono le tue origini?

Sono nata in una piccola città in Romania.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 29 anni e abito in Italia, a Roma, più precisamente.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho iniziato il mio percorso di studi in Romania. Poi ho continuato in Italia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sin da piccola ho avuto la passione per i numeri e per l’economia.

Dopo le scuole medie ho scelto un collegio con indirizzo economico (Finanza e Contabilità), in Romania, ma dopo il secondo anno mi sono trasferita in Italia e ho proseguito, dalla terza superiore in un istituto tecnico conseguendo il diploma di tecnico della gestione aziendale/informatico nel sud dell’Italia, in Calabria, per la precisione.

Non mi è bastato.

Quindi, la voglia di continuare e scoprire nuove realtà mi ha portata a Roma dove mi sono laureata in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione dell’impresa alla Sapienza.

Infine, ho arricchito il mio percorso universitario grazie a una borsa di studio che mi ha permesso di andare negli Stati Uniti e conseguire il master in International Marketing Management presso la Saint Joseph University (PA).

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

All’inizio, cioè alle superiori, la più grande difficoltà è stata la lingua, perché appena trasferita non sapevo neanche una parola di italiano, tanto meno le regole della grammatica, ma è stata una bella sfida.

Sfida che oggi, a distanza di più di 10 anni mi permette di parlare l’italiano a livello quasi nativo.

Un’altra difficoltà è stata la mia voglia di essere sempre tra i primi. Per questa ragione venivo definita la secchiona della classe, i professori mi stimavano e la cosa non andava a genio ai miei compagni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

La mia prima esperienza lavorativa, in assoluto, è stata come badante, mia madre lavorava di giorno e io la sera.

Sono sempre stata testarda e indipendente.

Ho continuato come cameriera in uno dei bar del paese anche se non avevo la minima esperienza.

Dopo i 3 mesi estivi mi hanno proposto di lavorare part-time con loro e cosi ho imparato il mestiere di barista.

La mattina andavo a scuola, il pomeriggio al lavoro e la sera studiavo.

Il mio obiettivo era quello di salire a Roma per andare a studiare alla Sapienza.

Da quelle esperienze in Calabria ho imparato a gestire il mio tempo, i miei impegni, a settare le priorità e, cosa più importante, a divertirmi lavorando.

Arrivata a Roma, da sola e senza neanche un’idea di come muovermi è iniziata un’altra sfida.

Ho iniziato l’università e, dopo qualche mese, ho iniziato a lavorare come cameriera in un albergo di lusso tramite un’agenzia interinale.

L’agenzia stessa, avendo più appalti mi proponeva diversi lavori sia come cameriera che come barista.

Ho fatto doppi turni, corse da un lavoro all’altro e, nel frattempo, continuavo anche con i miei studi.

A distanza di quasi un anno dall’inizio della mia collaborazione con l’agenzia sono cresciuta e sono diventata responsabile dei punti vendita nelle varie strutture.

Gestivo il personale, gli statini e il carico/scarico della merce.

Nello stesso periodo ho iniziato la mia esperienza in AIESEC, un’associazione non profit gestita interamente da studenti, associazione dove ho avuto una crescita non indifferente.

Sono entrata come semplice membro, successivamente, mi sono candidata per la posizione di team leader per arrivare, poi, alla carica più alta, ovvero quella di Vicepresidente dell’area Outgoing Exchange & International Relations.

Dopo AIESEC ho lavorato come impiegata contabile, bartender, promoter e altri lavoretti simili.

Dopo il master, in contemporanea, con tutti i lavori sopra indicati ho fatto uno stage in sales & marketing che mi ha fatto innamorare ancora di più di questo mondo e mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta.

Tutte le esperienze mi hanno insegnato quanto è importante l’impegno, il rapporto con le persone, con il tuo team, la dedizione, l’ascolto, differenziare la vita privata da quella professionale e quanto è importante reagire quando ci sono delle difficoltà.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, ricopro il ruolo di Marketing Assistant preso la New Life Srl.

Quello che più mi piace del mio attuale lavoro è il fatto che non è mai monotono.

Sto a contatto con le persone, gestisco i fornitori, le pagine social dell’azienda, organizziamo e gestiamo eventi di grande portata.

Quindi ho modo di avere una visione dell’azienda a 360°.

In più gestisco anche il bar interno e il personale.

La mia squadra mi dà una carica indescrivibile.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Non credo di aver riscontrato troppe difficoltà, se non la discriminazione in alcuni casi, ma non ci do troppo peso.

Una grossa difficoltà, sicuramente, la sto trovando nel trovare un nuovo impiego in un’altra città.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi vorrei trasferire a Milano e trovare un’azienda con la quale possa andare in sintonia, crescere e fare carriera al suo interno.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico