Sabrina Piazza: “The Wandering Girl”

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Sabrina Piazza, “The Wandering Girl”.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su LinkedIn grazie al gruppo Career Accelerator, una iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali nata e cresciuta su Facebook.

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao! Ho compiuto 28 anni a gennaio e vivo a Parigi.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato il liceo scientifico a indirizzo linguistico per capire presto che la mia passione erano (e sono tuttora) le lingue straniere.

Terminato il biennio ho, quindi, deciso di impegnare qualche giornata estiva studiando una terza lingua (nonché diritto, che allo scientifico non era previsto) e passare al liceo linguistico.

Finito il liceo ho scelto una triennale in Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche e, dopo un paio d’anni di esperienze di vita e lavoro all’estero, mi sono infine specializzata in Gestione Turistica Sostenibile.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sperimentato diversi settori e ruoli.

Durante gli studi davo lezioni private e organizzavo qualche evento, facendo più che altro relazioni pubbliche per amici e qualche discoteca milanese.

Il mondo degli eventi mi ha sempre affascinato, per cui spesso ne ho preso parte anche come hair-model, hostess e, infine, come assistente in un’agenzia MICE (termine utilizzato nel settore turistico per indicare un’agenzia che si occupa di viaggi per Meeting, Incentive, Congress, Events, ndr).

Ho lavorato come cameriera nei ristoranti in Italia, Francia e Australia.

Soprattutto, in Australia sono stata piuttosto attiva nell’ambiente dei festival musicali, come barista ma anche in biglietteria.

Durante l’ultimo periodo della mia vita australiana mi sono ritirata tre mesi in un’azienda agricola, dove ho imparato moltissimo, dalle tecniche di potatura degli alberi da frutto, fino al vaccinare le pecore.

È stato davvero un arricchimento e la scoperta di un amore inaspettato per la vita agreste.

Nel 2017 ho preso parte a un progetto di sviluppo agro-turistico sostenibile in Costa Rica, gestendo le fasi iniziali di analisi delle risorse e delle necessità, incontrando gli imprenditori locali e realizzando studi sul turismo in loco.

Da sempre sostenitrice del concetto di Europa, ho voluto approfittare di una possibilità che mi è stata offerta lo stesso anno a Bruxelles e collaborare per un progetto europeo sul gap tra i percorsi formativi proposti in ambito turistico e la domanda effettiva del mercato del lavoro.

Infine, per quasi tutto il 2018 ho lavorato per un grande gruppo francese che offre soggiorni all inclusive incentrati sulle attività sportive e la socialità.

Ognuna di queste esperienze è stata incredibilmente arricchente proprio grazie alla loro diversità.

Nell’insieme, oltre ovviamente ai saper fare “tecnici”, ho affinato moltissimo la mia capacità di comprendere i clienti o gli interlocutori del momento e ho imparato ad essere paziente, accogliente e comprensiva.

Trovarmi immersa in ambienti totalmente diversi, a culture diametralmente opposte, mi ha forgiato come persona, sviluppando lo spirito di osservazione, la capacità di ascolto e d’interazione.

Com’è stato lavorare all’estero e quale delle varie esperienze ti è piaciuta di più?

Ogni paese è differente e bisogna sapersi adattare alla cultura, ai costumi locali per integrarsi e ottenere dei risultati.

Non potrei scegliere un’esperienza tra le altre, perché ognuna ha degli aspetti positivi e non mi pento di nessuna

Tu sei una grande amante dei viaggi. Tra le tante nazioni che hai visitato qual è quella dove ti trasferiresti più volentieri e perché?

Ormai credo sia palese: ovviamente la Francia 🙂 .

In questo paese ho trovato veramente il giusto equilibrio: ottimi servizi e cultura latineggiante ma abbastanza nordica da offrire un ambiente di lavoro stimolante e possibilità di carriera interessanti.

Come si chiama il tuo blog e di cosa parla?

L’ho chiamato “The Wandering Girl” perché per quasi 10 anni sono stata fondamentalmente nomade.

Adoro viaggiare zaino in spalla, leggera e in modalità “slow”, muovendomi con i mezzi locali e facendomi ospitare dalle persone del posto.

In questo modo riesco a immergermi totalmente in un’altra cultura e capisco più facilmente come vivono e pensano gli abitanti di una regione.

Al momento mi sono fermata ma non ho, assolutamente, perso lo spirito d’avventura e la curiosità.

Continuo a esplorare, sia anche solo la città in cui vivo e i suoi dintorni.

L’obiettivo del blog è raccontare i miei viaggi dando consigli utili a chi voglia seguire gli stessi itinerari.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

In Italia, sicuramente lo scontro con una mentalità “all’antica” e “provinciale”.

In quanto giovane non vieni affatto considerato come risorsa ma piuttosto come un peso, una perdita di tempo perché bisogna formarti.

Non vieni mai ascoltato, anzi se parli vieni guardato con sufficienza o come un insubordinato che non rispetta la gerarchia, perché in quanto inesperto, a quanto pare incapace di opinare su qualcosa.

Se hai viaggiato, vieni bollato come inaffidabile e irresponsabile.

Quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto continuando la mia carriera nell’hospitality.

L’obiettivo è imparare a lavorare nei vari dipartimenti che esistono all’interno di un gruppo alberghiero, per acquisire quella conoscenza complessiva che permette di gestire una struttura da cima a fondo.

Continuo a nutrire un particolare interesse per il segmento “business ed eventi”, quindi cercherò, probabilmente, di dare alla mia carriera una spinta in quella direzione.

Da qualche parte nella mia testa aleggia anche il vago sogno di aprire una struttura in una zona agricola e gestirla come bed & breakfast con un corollario di attività affini sia al mondo del turismo quanto a quello dell’agricoltura.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

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Antonio Nenna: Formatore e Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Antonio Nenna, un giovane formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare “Green”, come recita la sua headline su LinkedIn.

Un ragazzo in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 24 anni e vivo a Torino, ma ormai passo il 70% del mio tempo a Milano!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono sempre stato un ragazzo a cui piacevano le novità e, infatti, tutti i miei studi sono stati costellati da percorsi usciti da poco: Liceo Scientifico-Tecnologico, Laurea Triennale in Economia e Statistica per le Decisioni Strategiche, un corso intensivo (tecnico-pratico) sulla valorizzazione del settore agro-alimentare finanziato da Slow Food, UNISG e Regione Piemonte, ed infine l’attuale Laurea Magistrale in Environmental and Food Economics.

In un mondo che cambia alla velocità della luce, come sviluppi le competenze necessarie per stare al passo coi tempi?

Grazie ai libri, al web e al mio lavoro.

Quando non posso usare il computer i libri diventano la mia seconda casa.

Quando lo posso utilizzare, invece, divido il tempo in sessioni di formazione e sessioni di lavoro.

Questo perché ho potuto constatare che applicare subito ciò che si è imparato al proprio lavoro è il primo modo per comprendere a pieno e, soprattutto, per sviluppare un proprio metodo non replicabile!

Ovviamente, mi aiutano anche gli eventi dal vivo, ma per questioni di tempo ancora non posso permettermi di partecipare a tutti quelli che vorrei.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale e cosa hai imparato che ti è utile anche oggi?

Questo è un argomento molto interessante.

All’inizio del mio percorso ho dovuto combattere contro i pregiudizi: essere giovane, con una laurea ed un tirocinio che non c’entrava nulla con quello che volevo fare nella vita.

Ho dovuto farmi strada fra coloro che volevano fregarmi [individui che si presentavano con cariche (job title) che non possedevano] e chi mi trattava con sufficienza.

Poi ho trovato i primi clienti di livello (lo chef Luca Zara e la sua compagna Chiara Bardesono), e da lì non mi sono più fermato.

Ho imparato molto a livello personale, soprattutto, cosa significa gestire un business da soli.

Ed ho avuto modo di imparare molto anche sulla negoziazione One-To-One.

Sono diventato più sicuro e la fiducia in me stesso è cresciuta guardando i miei successi.

Tanto che, ora, sono determinato a superarli ogni anno che passa.

Ho compreso anche molti aspetti tecnici del Social Media Marketing e del Web Marketing.

Avrei voluto scoprire prima ciò che volevo fare, ma sono contento della strada che ho percorso e non vedo l’ora di proseguire sul sentiero che mi sto costruendo!

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento sono un formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare che operano in regimi di sostenibilità ambientale. Il mio obiettivo è duplice.

Da un lato chi produce in maniera ecosostenibile può guadagnare di più e, di conseguenza, investire di più nella salvaguardia dell’ambiente.

Dall’altro, grazie al marketing strategico, è possibile acquisire e fidelizzare i consumatori educandoli all’acquisto solo di prodotti ecosostenibili.

Ho in mente una vera e propria rivoluzione del mercato, e ho scelto di farlo dopo che mi sono reso conto della direzione in cui ci stiamo dirigendo.

Ho utilizzato (ed utilizzo) le mie competenze anche per altri settori, come ad esempio la startup EndlessWebsite nella quale al momento sono formatore e direttore marketing.

Ho a cuore, soprattutto, i ragazzi più giovani di me, quindi se vedo un progetto che mi interessa non ho problemi ad accettare l’incarico.

Poi ho anche qualche cliente speciale, ma ne parlerò nell’ultima domanda, ah ah! 😛

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Il primo passo è quello di conoscere esattamente la situazione di chi ho di fronte.

Non solo a livello di business, ma anche a livello di mindset.

Se il potenziale cliente non è disposto ad effettuare determinati cambiamenti all’interno della sua azienda, sono costretto a rifiutare il lavoro.

Non perché voglia tirarmela, anzi, avrei solo piacere a lavorare di più.

Semplicemente, non posso lavorare con elementi che non sono disposti ad implementare tutte le procedure necessarie per raggiungere l’obiettivo finale.

Questo perché un’applicazione discreta non porta risultati né per l’azienda né per il fine del bene comune che ho descritto precedentemente.

In ogni caso, se l’imprenditore ha superato la selezione si procede con un’analisi dettagliata della gestione aziendale e di tutto il reparto marketing.

Questo tenendo sempre sott’occhio i numeri (il bilancio, ndr).

Dopo si inizia a lavorare: io formo l’imprenditore (o chi per lui) e inizio a somministrargli i concetti che può implementare fin da subito (e che non costano nulla).

Una volta arrivati i risultati si predispone un piano di reinvestimento nel marketing, andando ad aggiungere i pezzi più costosi ma che permettono di ottenere risultati maggiori.

Alla fine del primo periodo di azione, l’azienda può decidere se continuare il percorso con me o se proseguire da sola.

Su cosa ti sei verticalizzato e perché hai scelto questa verticalizzazione?

Come detto precedentemente il mio focus è diretto al settore agro-alimentare e alla sostenibilità ambientale.

La scelta è dovuta al fatto che ci sono molti tecnici che sanno come operare per proteggere l’ambiente, ma finché il cambio di direzione non lo prenderanno i consumatori non si potrà avere una rivoluzione green.

Per arrivare a questo è necessario possedere dei sistemi di marketing avanzati che sappiano coinvolgere i clienti in un certo modo.

Non ho intenzione di far chiudere tutti coloro che non producono in maniera ecosostenibile, anzi, in realtà li invito sempre a valutare di cambiare business model e a implementare ciò che insegno per non avere perdite di alcun tipo.

Qual è la tua strategia online per sviluppare il tuo network di contatti?

Diciamo che la mia strategia online sta nascendo, nel senso che ho iniziato da poco ad essere presente (poiché il progetto è nuovo), e quindi al momento ciò che utilizzo di più sono LinkedIn e Facebook.

Su LinkedIn pubblico articoli e interagisco con coloro che reputo interessanti.

Su Facebook ho anche dei contatti personali ma interagisco molto con le community presenti sul social, come quelle di Marketers dove periodicamente pubblico dei contenuti che siano utili a chi si approccia a questo mondo.

D’altronde è proprio grazie a quello se ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti!

Come trovi nuovi clienti per la tua attività?

Al momento, come detto anche sopra, la mia presenza online è in fase di espansione.

Difatti, le strategie di acquisizione clienti che per ora hanno funzionato meglio sono state le pr e i referral.

Però, sicuramente, la parte online diventerà fondamentale, soprattutto per le fasi di educazione del cliente prima di entrare in contatto con me.

In ogni caso, penso che i referral siano uno strumento potentissimo se utilizzati come si deve, e sono sicuro che uniti alle fasi online non potranno che avere un effetto potenziante.

In più, chi entra in contatto con me sa che nel corso del nostro rapporto lavorativo avrà accesso a tutta una serie di bonus impliciti, e questo comporta che le stesse persone mi fanno pubblicità senza doverglielo chiedere!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ovvero il più vicino possibile, ho in mente di avviare due progetti principali.

Il primo sarà quello di espandere la mia attività, formando dei giovani che possano essere i formatori del futuro.

Ci sono già molti ragazzi che conosco che sono interessati, e sono sicuro che diversi di loro sono in gamba.

Non vedo l’ora di lanciare la mia Academy!

Il secondo è quello di arrivare a svolgere degli eventi (o partecipare a quelli esistenti) per formare il pubblico.

Questo perché per quanti contenuti io possa produrre, gratuiti o a pagamento, la formazione e la consulenza One-To-One sono insostituibili, e gli eventi sono un ottimo modo per approcciarsi al pubblico e riuscire a far avvicinare sempre più individui a questo mondo.

E poi beh, l’obiettivo intrinseco è quello di rivoluzionare il mercato.

Sono un folle? Un visionario? È possibile, ma qualcuno dovrà pur provarci. 😉

Un’ultima curiosità: com’è lavorare per una cosplayer?

Eh,eh, sapevo che questa cosa avrebbe destato l’interesse di tutti!

Beh, fortunatamente, io sono sempre stato leggermente nerd, quindi mi intendo abbastanza del settore.

In questo caso particolare, poi, è uno di quei lavori che ti rilassa.

O meglio, ci sono tantissime cose a cui fare attenzione ed è un settore molto competitivo, ma mi fa distrarre dalla mia routine quotidiana.

Inoltre, Dajla è una ragazza fantastica. Applica tutto ciò che le insegno ed è sempre entusiasta di testare ed imparare concetti nuovi!

Poi quando raggiunge certi risultati si emoziona, mi fa i complimenti e mi emoziono anche io ah, ah.

Se fosse nel mio settore di appartenenza sarebbe il cliente ideale.

In ogni caso sono certo che farà strada e non solo grazie ai miei insegnamenti.

Sono fiero di collaborare con lei, soprattutto perché nel business, come nella vita, bisogna avere un certo mindset, e lei è in grado di spaccare il mondo!

La rivedrete sicuramente a breve sui grandi schermi, garantito!

A questo punto ringrazio chi ha letto fino a qui.

Poi, ringrazio pubblicamente te, caro Federico, per avermi dato la possibilità di raccontarmi e mi auguro di aver potuto donare degli spunti, almeno in minima parte, a qualcuno dei tuoi lettori.

Un abbraccio,

Antonio.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Caro lettore, come ben saprai, se sei un true fan di questo blog, ho dato vita alla rubrica Almost Famous 6 anni fa, esattamente nel marzo del 2013, con lo scopo di dar visibilità attraverso le mie interviste a tutti coloro che stanno cercando di trasformare i loro sogni, piccoli o grandi che siano, in realtà.

Per questo motivo ho intervistato per la terza volta Andrea Toxiri che, da poco, ha iniziato un nuovo percorso che spera, col tempo, di far diventare la sua professione [le altre 2 interviste le trovi qui e qui, se sei interessato a conoscere la sua evoluzione, ndr].

Se vuoi sapere di che cosa si tratta, prosegui nella lettura!

* * *

Prima di tutto ti volevo ringraziare per questa terza intervista, infatti, dall’ultima che mi hai intervistato sono cambiate diverse cose.

La più importante è che, dopo 9 anni, ho chiuso il mio blog Toxnetlab che mi ha dato tante soddisfazioni.

La decisione è avvenuta perché in questi anni sono cambiato io e le mie passioni e non avevo più stimoli come blogger, ma visto che ho molto rispetto per il mio lavoro come blogger e per la blogosfera (quella seria intendo) non volevo trasformare Toxnetlab in una barca alla deriva e quindi dopo 1 mese senza scrivere ho deciso di chiudere i battenti.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce dai tempi delle macchinette fotografiche usa e getta (il periodo dovrebbe essere più o meno fine anni ’80 inizio anni ’90) usate durante le gite scolastiche o durante le vacanze estive.

Poi la passione è cresciuta grazie anche alle Polaroid (per il mio ultimo compleanno mi hanno regalato una Instax tanto per rimanere in tema di Polaroid), l’arrivo del digitale ha messo sicuramente il turbo al tutto.

Quando mi chiedono: “Cosa rappresenta per te la fotografia? E perché è una passione così forte?”.

Io rispondo sempre con la stessa frase: “La fotografia è l’unico modo che conosco per fermare il tempo.

Inoltre, sempre secondo me, la fotografia è il mezzo di comunicazione più potente e allo stesso tempo il più difficile.

Tutti possono comunicare qualcosa con la parola, ma provaci con una fotografia.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché molti “cultori della parola” tendono a denigrare la fotografia per colpa dei social (in particolare di Instagram), dei selfie con la bocca a culo di gallina o per quelle persone che sfruttano la fotografia solo per fare “markette” sui social network.

Ma la fotografia non è questo!

Qual è il tuo genere fotografico preferito?

La Street Photography!

In questi anni ho provato diversi generi Portrait, Travel, Sport, Microstock, Macro e Paesaggistica ma nessuno di questi è riuscito a darmi le stesse emozioni che riesce a darmi la Street Photography.

Girare per la città e raccontare quello che vedo immortalando istanti di vita di “strada” mi piace molto.

Inoltre, la Street Photography è l’unico genere fotografico non costruito e dove devi essere molto sveglio per cogliere il momento altrimenti una volta che è passato non torna più (e magari hai perso una bella foto).

Quando hai trasformato la tua passione in un business?

Diciamo che la trasformazione è ancora in corso d’opera.

Non è facile entrare in un mercato nuovo e con molta concorrenza.

Quindi non mi sto mettendo fretta e sto cercando di fare le cose per bene.

Adesso, sto lavorando al mio Personal Brand (una cosa fondamentale anche nella fotografia).

In questo periodo sto studiando e scattando molte foto per migliorare sempre di più la mia tecnica e per creare un Portfolio per farmi conoscere.

L’unico modo per fare tutto questo è buttarsi nella mischia. Quindi partecipo a vari eventi di settore come, ad esempio, le fiere e come ho detto punto molto anche sulla formazione.

Anche se nella fotografia (ma come in ogni cosa) più della formazione è importante la pratica: quindi scattare foto, è fondamentale.

Ecco perché quando posso, esco per la mia città con la macchina fotografica al collo e scarpe comode ai piedi alla ricerca dello scatto giusto.

Naturalmente, la Street non è l’unico genere fotografico che pratico.

Infatti, mi voglio specializzare anche nel Portrait (il ritratto, ndr) e nella fotografia sportiva.

Come ho già detto prima la pratica è fondamentale quindi:

  • il 31 marzo 2019 parteciperò ad un model-sharing dove potrò fotografare una modella in studio;

  • il week end del 5-6-7 aprile 2019 andrò al Romics;

  • mentre il 13 aprile 2019 mi troverai, sicuramente, a fare foto durante il Gran Premio della Formula E a Roma (purtroppo, non come fotografo accreditato).

Un calendario denso d’impegni ai quali seguirà un periodo chiuso nel mio studio casalingo al lavoro sulla post-produzione.

La tua attività di fotografo è la tua fonte principale di sostentamento oppure è un business collaterale?

Come ti ho già detto per adesso non è ancora un business avviato, ma spero che lo diventi al più presto.

Come riesci a conciliare il tuo lavoro da dipendente con quello di fotografo?

La passione è sicuramente una grande spinta che non ti fa sentire la stanchezza.

Se parliamo dell’attività fotografica sicuramente appena ho tempo: nei week end, compleanni, anniversari.

Insomma, appena posso, ho sempre la macchina fotografica in mano, anche per una semplice passeggiata.

Invece, per quanto riguarda il lavoro di post-produzione delle foto sicuramente la sera quando tutti a casa dormono.

Nel tempo la tua intenzione è quella di far diventare la fotografia la tua unica attività lavorativa?

Lo spero, sto lavorando proprio per questo.

Hai già aperto la tua partita Iva come fotografo?

No, non essendo ancora un business.

Ma spero di farlo il prima possibile perché vorrà dire che le cose stanno andando bene.

Hai un tuo studio fotografico?

Essendo uno Street Photographer preferisco scattare per “strada“, anche nel caso di Portrait (ritratti) preferisco fare Street Portrait.

Quindi no, non ho uno studio fotografico ma a casa nel mio ufficio ho allestito un piccolo studio che utilizzo per fare le foto per il mercato microstock.

Un domani, se le cose andranno bene, chissà forse lo aprirò.

Adesso come adesso se proprio mi dovesse servire una location penso che opterei per una ricerca su Airbnb.

Come fotografo lavori solo a Roma e nel Lazio oppure a livello nazionale?

Adesso, faccio foto per amici e parenti oppure alle fiere o a eventi organizzati tendenzialmente su Roma, ma come ho scritto anche sul mio sito:

La mia attività si svolge principalmente su Roma e nel Lazio, ma questo non vuole dire che io non mi possa spostare.

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale per la riuscita di un lavoro, quindi contattami via email o tramite i miei canali social spiegandomi le tue esigenze, in questa maniera potrò organizzare l’attività al meglio”.

Quali servizi offri?

Street Photography, FotoReportage e Microstock sono i generi dove sto spingendo di più, ma sto cercando di specializzarmi anche nel Portrait (i ritratti, ndr).

Come trovi i tuoi clienti?

Premesso che, per adesso, sono amici o parenti; sono molto attivo sui social, in particolare su Instagram (mrtozzo81), sulla mia Pagina Facebook (Andrea Toxiri Photo) e con il mio sito web: https://andreatoxiri.it

Hai un portfolio online da mostrare ai miei lettori?

Sì, pubblico su: Instagram, 500px, Adobe Stock, Shutterstock e Getty Images.

Instagram: http://instagram.com/mrtozzo81

500px: https://500px.com/toxiriandrea

Adobe Stock: https://toxiriandrea.myportfolio.com/

Shutterstock: https://goo.gl/PaH8Eg

Getty Images: http://bit.ly/2ugTIBY

Portfolio sport: https://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-sport/

Portfolio portraithttps://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-portrait/

Quali lavori ti commissionano di più i tuoi clienti?

Facendo sempre la premessa che, per adesso, sono solo amici e parenti, principalmente, sono feste o anniversari.

L’ultimo che ho fatto è stato l’anniversario di nozze di mia zia.

Altrimenti, durante le fiere (come, ad esempio, il Romics) c’è sempre qualcuno che mi chiede le foto.

Che cos’è la fotografia microstock?

È una palestra per migliorare la tua tecnica fotografica.

Ti faccio un esempio, per farti capire meglio: metti che hai un blog di cucina e stai scrivendo la ricetta per fare la carbonara.

Hai scritto il tuo post ma ti mancano le foto, allora vai su uno dei tanti siti di Microstock (Adobe, Shutterstock, Getty Images) e fai una ricerca sulla carbonara.

Scegli la foto che ti piace di più la paghi e te la scarichi, del prezzo che tu paghi alla piattaforma al fotografo va una percentuale.

È un mercato difficile ma molto stimolante, non diventi ricco ma qualcuno ha ingranato bene e ci campa tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Rendere la fotografia la mia unica attività, viaggiare e fotografare tanto, pubblicare un fotolibro e organizzare una piccola mostra fotografica.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

[Lettura Consigliata]: Il più grande venditore del 3°millennio

Come ben saprai, se sei un lettore affezionato di questo blog, la lettura di una grande quantità di libri è uno dei tratti comuni delle personalità che hanno più successo nel mondo degli affari.

Infatti, coloro che desiderano il successo leggono molti libri poiché sono sempre alla ricerca di nuove idee e nuovi spunti da applicare nella loro quotidiana ricerca di miglioramento.

Questo accade perché i libri sono una grande fonte d’ispirazione per tutti coloro che li leggono con mente aperta e, subito dopo, applicano quello che hanno imparato.

Fatta questa doverosa premessa, il libro di cui ti parlerò oggi è intitolato “Il più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, ed è stato scritto da Michele Tribuzio, top manager, imprenditore, formatore, life coach, scrittore ed editore.

Il testo in questione è un racconto didattico, cioè una storia di fantasia nella cui trama sono inseriti degli insegnamenti.

Nel nostro caso il libro ha l’ambizione di formare il lettore nel campo della vendita.

Qui la vendita è intesa in senso lato come ben evidenziato dal sottotitolo “Fai della tua vita un capolavoro”.

Infatti, nell’incipit l’autore spiega che tutto è “vendita”.

Vende l’uomo che vuol conquistare una donna o l’impiegato che vuole entrare nelle grazie del suo superiore.

Questo è un concetto che condivido ed è di facile intuizione poiché vivendo in un contesto sociale ogni giorno noi, inconsapevolmente, ci vendiamo.

Lo facciamo quando vogliamo far prevalere le nostre idee oppure quando offriamo noi stessi per un’amicizia, ad esempio.

Il testo è infarcito di piccole perle di saggezza come “Solo le conoscenze di cui si fa uso costante si fissano nel nostro cervello” o “Ama i tuoi cari, ma scegli i tuoi pari” oppure “Attraverso le scelte le persone scolpiscono il proprio carattere” e di consigli pratici.

Tra questi ultimi mi ha colpito il piccolo trucco suggerito a tutti coloro che soffrono di forte sudorazione ascellare per ovviare a questo imbarazzante problema.

…Vuoi sapere cosa utilizzare per emanare un odore semplice e fresco?

Presto detto: il bicarbonato di sodio. Che cosa è? La sudorazione è acida e la puzza che si sente è data dagli acidi e dalla fermentazione batterica.

Se utilizzi il bicarbonato di sodio, non hai bisogno di deodoranti che magari ti irritano le ascelle, basta il bicarbonato. Come si utilizza?

Ti lavi le ascelle asciugandole leggermente umide in modo che assorbano un po’ di quel bicarbonato.

Porta sempre con te del bicarbonato in macchina, in valigia, nella borsa.

Ti farà essere sempre fresco nella pelle e, di conseguenza, anche nella mente.

Infine, i libro contiene alcuni esercizi molto interessanti.

Quello che mi è piaciuto di più è stato l’esercizio della tastiera di Mario Silvano, grande esperto di vendite.

Componendo la tua musica capisci che tipo di venditore sei e quali errori di impostazione commetti quando vendi.

CONCLUSIONI

Il libro di Michele TribuzioIl più grande venditore del 3° millennio“, Bruno Editore, è un libro che vale la pena leggere che tu sia un venditore di professione o meno.

I tanti spunti che si possono trovare al suo interno ti permetteranno di sviluppare quei microcambiamenti che, se applicati con costanza, sul lungo periodo, avranno un grosso impatto sulla tua vita.

Ma, soprattutto, ti faranno prendere coscienza del fatto che tu sei l’artefice ultimo della tua esistenza.

Se vivi una vita mediocre è colpa tua.

Ognuno è il successo e l’insuccesso della sua vita“, scrive l’autore.

E questa è una grande verità.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andreas Voigt. Tre anni e 8 mesi dopo

Andreas Voigt

Andreas Voigt – CEO @ Innovando GmbH

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista ad Andreas Voigt, titolare di Innovando, oltre che grande esperto di Internet e di comunicazione digitale, che avevo già intervistato nel luglio del 2015 (leggi qui).

Buona lettura!

* * *

All’epoca della nostra prima intervista ti eri appena trasferito in Svizzera. Com’è cambiata la tua vita da allora?

La mia vita è cambiata tantissimo.

Non so dire se il cambiamento sia dovuto alla crescita naturale, all’avanzare dell’età e fino a che punto il cambiamento sia stato influenzato dall’ambiente e dalle circostanze.

Ma posso dire che è cambiata. Forse, la sicurezza sociale, la protezione, la sensazione di non essere da soli e senza aiuto porta una certa sicurezza di sé e serenità che, poi, influisce sui comportamenti quotidiani.

È, però, certo che il cambiamento c’è stato, in positivo, in termini di salute, di lavoro, di pressione psicologica e di consapevolezza.

E, invece, com’è cambiata Innovando, la tua agenzia di comunicazione in tutto questo tempo?

Innovando è cresciuta. Anzi, direi che è maturata notevolmente.

Se prima la presenza sul mercato era timida, quasi come se non si volesse dare fastidio, oggi c’è una marcata e totale consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie capacità.

C’è stata una sorta di maturazione intellettuale, professionale ed esperienziale che ci porta a poter selezionare i clienti.

Oggi Innovando GmbH è una azienda, non una “agenzia”.

Innovando pur rimanendo piccola come infrastruttura, per scelta strategica, è grande nell’interpretazione del suo ruolo, è grande nelle attività, è grande nei risultati e lo può dimostrare.

La sua maturazione la si può facilmente comprendere dal fatto che:

  • oggi, i suoi servizi sono certificati con il marchio Swiss Label©;
  • partecipa in qualità di socia a una società ISP (Internet Service Provider);
  • ha verticalizzato la proposta commerciale gestendo internamente e in proprio l’intera filiera produttiva legata al branding, al marketing online e alla comunicazione digitale.

In aggiunta, Innovando ha protetto il proprio Marchio in tutta Europa consapevole del proprio ruolo e dell’importanza dell’esperienza accumulata negli anni che è il vero patrimonio commerciale dell’azienda.

Il tuo team è sempre composto da: Pietro Suffritti, Andrea Papotti, Andrea Iotti, Alex di Chiara, Paolo Cervari, Susanna Baraldi, Fabrizio Loschi?

No, la composizione del team si è notevolmente modificata.

La collaborazione con Alchimie Digitali (Pietro Suffritti, Andrea Papotti e Andrea Iotti) si è chiusa alla fine del 2015 (sono rimasti, però, vivi i rapporti di stima e amicizia) per scelte strategiche diverse di Innovando.

Oggi, Innovando GmbH propone in proprio i servizi di infrastruttura web (hosting, cloud etc.).

È rimasta invece invariata solo la collaborazione con Susanna Baraldi in qualità di Designer per la Brand Identity dei clienti.

Oggi la composizione delle collaborazioni è più stabile ed esclusiva e i rapporti di lavoro sono di interdipendenza.

Com’è cambiata la tua clientela dal 2015 ad oggi?

La composizione della clientela di Innovando è sempre stata variegata e non è cambiata.

Grandi imprese e PMI sono sempre stata l’ossatura della clientela di Innovando fin dalla sua nascita, in Italia, 20 anni fa.

C’è, ovviamente, un posizionamento più internazionale, considerando anche la posizione geografica della società oggi rilocata nella Svizzera tedesca, ma sostanzialmente non è cambiata.

Possiamo dire, però, con orgoglio che tutti i clienti italiani, salvo casi rari, ci hanno seguiti nella nuova avventura e continuano a rimanere fedeli.

Hai acquisito qualche cliente di cui sei particolarmente orgoglioso?

Io sono personalmente orgoglioso di TUTTI i clienti che abbiamo acquisito.

Non ne esiste uno più importante dell’altro.

Tutti i clienti, piccoli o grandi, sono importanti per noi e tutti vengono trattati con la stessa cura.

Perciò è una domanda a cui faccio fatica a rispondere.

Posso, però, dire che esiste un cliente a cui mi sono particolarmente affezionato perché è stato un percorso di avvicinamento, di conoscenza reciproca e di costruzione del patto fiduciario che ha avuto bisogno di tempo a causa di circostanze avverse che il cliente si portava appresso prima di arrivare da noi.

Si tratta di una società interessantissima di Cosenza, Termoidraulica Golemme fortemente presente online con un sito di e-commerce che abbiamo contribuito a far crescere e per il quale abbiamo progettato un CMS completamente nuovo su piattaforma node.js che sarà pubblico tra poche settimane.

Oggi la collaborazione è a tutto tondo ma al di là della soddisfazione economica, c’è un’enorme soddisfazione personale che deriva dalla consapevolezza di aver lasciato qualcosa di importante di noi al cliente e di avere contribuito alla sua crescita e alla sua consapevolezza.

Ti è capitato, come già avvenuto in passato, che qualche cliente ti chiedesse per una cifra irrisoria di creargli il clone di Facebook per il nipotino?

Purtroppo, queste situazioni sono all’ordine del giorno.

Ricevo mail quotidiane con richieste al limite dell’assurdo.

Non ho più voluto dare molta pubblicità alle varie situazioni perché, in fondo, sono anche umanamente commoventi in tanti casi.

Purtroppo, la digital transformation è un processo lungo e complesso e lontano dall’essere compiuto.

Dobbiamo abituarci all’idea che i passaggi generazionali genereranno ancora “storture” con la conseguenza che, spesso, molti non sanno esattamente di cosa stanno parlando.

Occorre pazienza.

Lavori ancora con clienti italiani?

Assolutamente, sì e non rinunceremo mai alla nostra italianità.

L’Italia è e sarà sempre la nostra storia e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciarvi.

Anzi, aggiungo che sarebbe non solo sciocco rinunciarvi ma terribilmente offensivo verso un Paese che a me, personalmente, ha dato una lingua, una cultura, un mestiere e le condizioni per fare ciò che stiamo facendo.

Quali social network ritieni siano da presidiare se una persona vuol fare Personal Branding?

Domanda davvero complessa.

Più che chiedersi quale social presidiare, occorre chiedersi prima come si vuole fare Personal Branding.

I social network sono differenti l’uno dall’altro, hanno dinamiche differenti, potenzialità differenti, regole totalmente differenti e la scelta è sì personale ma dipendente dai comportamenti, dalle inclinazioni e dalle abitudini delle persone.

Il branding si sviluppa su tre domande: Chi sono, Cosa Faccio, Perché devo essere ascoltato.

  • Chi sono = Identità.

  • Cosa faccio e a chi mi rivolgo = Posizionamento.

  • Perché devo essere ascoltato = Promessa di valore.

Questo vale per gli individui ma vale anche per le imprese. Va da sé che la scelta di quale canale usare per la comunicazione e quale social poi, dipende molto dalla risposta a queste tre domande.

Difficile, quindi, dare una risposta secca e univoca.

Se, poi, a questo si aggiunge che i social network per loro natura sono diversi l’un dall’altro, la scelta può diventare estremamente complessa.

Io personalmente amo le relazioni.

Sono portato alle relazioni e, quindi, preferisco un social network di tipo relazionale (Facebook) e qui costruisco la mia immagine (o la distruggo).

Mentre un’azienda su quali social network deve essere presente?

La risposta è la stessa che ho dato per la domanda precedente.

Occorre fare una analisi di fondo prima di poter scegliere e, nel caso, di una impresa la scelta è ancora più complessa.

Ritieni che l’Intelligenza Artificiale sarà una minaccia per la tua professione?

Io ritengo che tutto ciò che è innovazione è una minaccia per coloro che hanno rendite di posizione.

L’IA è una manna, non una minaccia.

Ben venga quando questa coadiuva, migliora, rende più agevole il lavoro umano.

Perché no? Cosa c’è di sbagliato?

Nel mio caso, o meglio nell’attività che svolgo, non solo non è una minaccia ma sarà un’opportunità meravigliosa.

Significa sostanzialmente poter dare servizi migliori, più performanti, significa far entrare le imprese ancora di più nei processi di trasformazione digitale e per me questa è la vera sfida.

Io non ho paura dei cambiamenti, anzi, cerco di anticiparli quando riesco e, comunque, lasciarmi trasportare da essi.

Quali progetti hai per il futuro?

A 51 anni, ormai, si pensa alla pensione.

Diciamo che sì, non è proprio una battuta.

Ma non ho certo tirato i remi in barca, anzi. Il progetto di Innovando è quello di entrare sempre di più nel processo di cambiamento delle attività commerciali delle imprese, cioè quelle di vendita.

Sto parlando, sostanzialmente, di e-commerce.

Portare le imprese a capire le dinamiche dell’e-commerce, comprenderne le potenzialità, capire come adeguarsi al futuro ed essere vincenti nei nuovi processi di vendita.

Questo è il nostro nuovo progetto.

Anche se non sembra, l’e-commerce inizia adesso ed è incredibilmente interessante.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Simone Bennati. Un anno e sette mesi dopo

Simone Bennati

Simone Bennati – Bennaker.com

Oggi, mio caro lettore, ti propongo una nuova intervista a Simone Bennati, proprietario del noto blog Bennaker.com, blogger, social media marketer, content curator e copywriter.

Un professionista coi fiocchi con una forte personalità e titolare di un gruppo su Facebook

“Ciccio senti ‘na cosa” che è un supporto incredibile per tutti coloro che hanno a che fare con Internet.

Buona lettura!

* * *

Quando ti ho intervistato la prima volta (giugno 2017) avevi appena perso il lavoro. Com’è cambiata la tua vita da allora?

Un anno e mezzo è passato e molte cose sono cambiate, se non addirittura moltissime.

Sono cambiato io, innanzitutto. Il fatto di esseremi ritrovato da un giorno all’altro a non avere più un’occupazione mi ha dato un bello scossone, tanto sul piano emotivo, quanto su quello pratico.

Di buono c’è che questo imprevisto mi ha dimostrato una cosa estremamente importante, ovvero che l’idea di lavorare sulla mia immagine professionale attraverso Bennaker.com e i social fu, a suo tempo, quella giusta.

Senza tutto il lavoro di Personal Branding portato avanti nei 3 anni precedenti, infatti, mi sarei trovato a dover ricominciare come un 33enne qualsiasi; magari anche bravo e competente, ma totalmente sconosciuto. E invece questo non è accaduto.

Piuttosto, il fatto che Bennaker fosse tornato sulla piazza ha scatenato un interesse e un affetto del tutto inediti, e per i quali ancora ringrazio.

Questi ultimi 18 mesi li ho dedicati perlopiù alla formazione, rimettendomi sui libri e frequentando corsi che speravo mi avrebbero dato una marcia in più, cosa che si è puntualmente verificata.

Ho poi incrementato il lavoro sul blog, affinato la mia presenza sui social e partecipato a un gran numero di eventi e incontri di settore.

Insomma, non sono rimasto a casa a piangermi addosso, ma ho approfittato di questa parentesi di imprevista libertà per migliorare me stesso e farmi conoscere da una platea sempre più ampia.

Due cose che, posso assicurarlo, portano via un sacco di tempo e di energie.

All’epoca della prima intervista avevi da poco aperto su Facebook il tuo gruppo “Ciccio, senti ‘na cosa”. Che risultati ha ottenuto? Sei soddisfatto di questa tua creatura?

Ciccio”, così come lo chiamano i membri più affezionati, mi ha dato e mi sta dando un sacco di soddisfazioni.

Considerato che l’idea di creare “Ciccio” è nata dalla necessità di risolvere un mio problema, il fatto che oggi centinaia di persone utilizzino il Gruppo per trovare soluzione ai loro problemi mi infonde grande gioia.

I numeri non sono certo quelli da gruppone di Facebook, ma che importa?

Ricevo quotidiamente messaggi di persone che mi ringraziano per aver creato un luogo dove domande e risposte si incontrano, ma in cui nessuno si erge a maestro o a portatore della verità assoluta.

Di fatto, considero “Ciccio” una sorta di riproduzione in miniatura del mondo che vorrei: un mondo fatto di ascolto, collaborazione e rispetto…

Come sta andando il tuo storico blog Bennaker.com?

Anche il lavoro sul blog procede a gonfie vele e i risultati, numerici e non, parlano da soli.

Ho sempre pensato che mettere a disposizione il proprio know-how fosse il modo migliore per attirare le persone e instaurare nuovi rapporti.

Questo modo di agire permette non solo di ampliare la propria rete di contatti, ma anche di accrescere la propria reputazione, portando coloro che sono interessati alla tua professionalità a rapportarsi con maggiore rispetto e considerazione.

Produrre nuove idee e contenuti non è sempre facile, ma ho la fortuna di essere uno di quelli che, tanto nel bene, quanto nel male, non si lasciano semplicemente attraversare dalle cose, ma sono portati a osservare e analizzare tutto ciò che fanno o capita loro.

Il prendere questi input e tradurli in parole è, poi, un passaggio quasi naturale.

Ho notato che hai aumentato la tua attività su LinkedIn. Cosa pensi di questo social?

LinkedIn è, tra tutte le piattaforme social, quella in cui mi diverto di più.

Un divertimento che si concretizza nella condivisione quotidiana di: contenuti che considero di valore (articoli, approfondimenti, grafici, etc.), rilfessioni inerenti il mondo della comunicazione, aneddoti e molto altro ancora.

Nonstante, siano ancora molti quelli che considerano LinkedIn una sorta di Facebook del lavoro, i dati riguardanti la crescita degli utenti parlano chiaro: LinkedIn non solo gode di ottima salute, ma il grado di apprezzamento del pubblico aumenta in modo esponenziale.

Oggi, quando pensiamo a un’azienda sui social, la prima piattaforma che ci viene in mente è Facebook, seguita a ruota da Instagram. Ma domani sarà ancora così?

Secondo me no. E la colpa, se così vogliamo definirla, sarà proprio di LinkedIn.

LinkedIn vs. Facebook: su quale dei due, nel 2019, si deve per forza avere un profilo personale?

Quando si parla di risorse social aziendali, le uniche che dovrebbero essere schierate sono quelle per cui è previsto un ruolo all’interno del piano strategico, ovvero quelle che devono contribuire attivamente al raggiungimento di uno o più obiettivi.

Applicare lo stesso principio ai profili personali sarebbe (forse) esagerato, ma bisogna anche domandarsi a cosa potrebbe mai servire un profilo che non si ha modo di seguire o che, pur seguendolo, non porta a nulla di concreto?

Nel mio piccolo, se proprio dovessi azzardare un consiglio, suggerirei a coloro che vogliono utilizzare i social per finalità legate al business e al Personal Branding di dare una possibilità a LinkedIn.

Questo significa non solo aprire un profilo personale, ma anche e soprattutto curarlo, entrando in contatto con altri professionisti del proprio settore, nonché con quelli appartenenti a settori in cui la propria professionalità potrebbe essere richiesta.

Se invece l’obiettivo della propria presenza sui social è semplicemente quello di cazzeggiare, beh… c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Da Facebook a Instagram, passando per Twitter e Snapchat, il social-cazzeggio regna sovrano. Quindi pochi scrupoli e spazio alla leggerezza.

Fai attività di public speaking?

Quello di parlare in pubblico, fosse anche solo il pubblico di una diretta Facebook, è un mio grosso limite, nel senso che vivo questo tipo di situazioni con grandissima ansia.

Mi è capitato in più di un paio di occasioni di parlare di fronte ad altri e, per quanto i feedback ricevuti siano stati oltremodo positivi, il livello di stress che subisco è sempre altissimo.

È una cosa che con l’esperienza e il tempo tende a smorzarsi, lo so, ma per il momento preferisco limitare il numero delle occasioni, scegliendo solo quelle con un pubblico ristretto e ben selezionato.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

A dire la verità, non sono mai stato bravo a fare progetti. Persino i miei weekend sono spesso improvvisati, quindi figuriamoci il resto…

Ci sono, però, una serie di attività che intendo continuare a seguire e che, ad oggi, rappresentano l’ossatura del mio lavoro quotidiano.

Il fatto di continuare a scrivere su Bennaker.com, ad esempio, è qualcosa che porterò avanti qualsiasi cosa mi capiti e per cui troverò sempre tempo.

Lo stesso dicasi per la gestione delle mie risorse social, nonché per il quotidiano aggiornamento sulle novità riguardanti il mondo del Digital Marketing.

Volendo andare un po’ più sul concreto, mi piacerebbe proprormi sul mercato sia come consulente che come formatore in ambito social.

Parlare delle materie che amo a chi ha voglia di imparare mi viene piuttosto semplice.

Vedremo come va a finire. Il fatto che non ne abbia la minima idea neanche io mi spaventa e eccita allo stesso tempo, ma la mia vita è sempre stata così.

E mi piace proprio perché è incerta.

L’ultima domanda sono sicuro che piacerà molto a tutti i tuoi “true fan”: hai trovato un degno sostituto del pub di Maria?

Non credo che troverò mai un degno sostituto del pub di Maria. Il Legend – perché è così si chiamava – era per me un posto speciale.

Una sorta di seconda casa in cui, in base all’umore, andavo a sbollire i miei malumori o a godermi il piacere della compagnia.

Sarà quindi molto difficile trovare un locale che riesca a farmi sentire allo stesso modo.

Un locale in cui possa andare a pensare, scrivere, parlare, mangiare, bere, fumare ogni volta che voglio, quando voglio.

E poi, vabbè, al Legend c’era prima di tutto Maria, con la sua risata contagiosa e il suo modo di fare cordiale e premuroso.

Il suo pub non era solo un pub, ma una situazione. E di situazioni belle come quella non ce ne sono molte in giro.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Carmen Andreea Silter: Marketing Specialist

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Carmen Andreea Silter, una giovane esperta di marketing, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Sono nata in una piccola città in Romania.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 29 anni e abito in Italia, a Roma, più precisamente.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho iniziato il mio percorso di studi in Romania. Poi ho continuato in Italia.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sin da piccola ho avuto la passione per i numeri e per l’economia.

Dopo le scuole medie ho scelto un collegio con indirizzo economico (Finanza e Contabilità), in Romania, ma dopo il secondo anno mi sono trasferita in Italia e ho proseguito, dalla terza superiore in un istituto tecnico conseguendo il diploma di tecnico della gestione aziendale/informatico nel sud dell’Italia, in Calabria, per la precisione.

Non mi è bastato.

Quindi, la voglia di continuare e scoprire nuove realtà mi ha portata a Roma dove mi sono laureata in Economia, Finanza e Diritto per la Gestione dell’impresa alla Sapienza.

Infine, ho arricchito il mio percorso universitario grazie a una borsa di studio che mi ha permesso di andare negli Stati Uniti e conseguire il master in International Marketing Management presso la Saint Joseph University (PA).

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

All’inizio, cioè alle superiori, la più grande difficoltà è stata la lingua, perché appena trasferita non sapevo neanche una parola di italiano, tanto meno le regole della grammatica, ma è stata una bella sfida.

Sfida che oggi, a distanza di più di 10 anni mi permette di parlare l’italiano a livello quasi nativo.

Un’altra difficoltà è stata la mia voglia di essere sempre tra i primi. Per questa ragione venivo definita la secchiona della classe, i professori mi stimavano e la cosa non andava a genio ai miei compagni.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

La mia prima esperienza lavorativa, in assoluto, è stata come badante, mia madre lavorava di giorno e io la sera.

Sono sempre stata testarda e indipendente.

Ho continuato come cameriera in uno dei bar del paese anche se non avevo la minima esperienza.

Dopo i 3 mesi estivi mi hanno proposto di lavorare part-time con loro e cosi ho imparato il mestiere di barista.

La mattina andavo a scuola, il pomeriggio al lavoro e la sera studiavo.

Il mio obiettivo era quello di salire a Roma per andare a studiare alla Sapienza.

Da quelle esperienze in Calabria ho imparato a gestire il mio tempo, i miei impegni, a settare le priorità e, cosa più importante, a divertirmi lavorando.

Arrivata a Roma, da sola e senza neanche un’idea di come muovermi è iniziata un’altra sfida.

Ho iniziato l’università e, dopo qualche mese, ho iniziato a lavorare come cameriera in un albergo di lusso tramite un’agenzia interinale.

L’agenzia stessa, avendo più appalti mi proponeva diversi lavori sia come cameriera che come barista.

Ho fatto doppi turni, corse da un lavoro all’altro e, nel frattempo, continuavo anche con i miei studi.

A distanza di quasi un anno dall’inizio della mia collaborazione con l’agenzia sono cresciuta e sono diventata responsabile dei punti vendita nelle varie strutture.

Gestivo il personale, gli statini e il carico/scarico della merce.

Nello stesso periodo ho iniziato la mia esperienza in AIESEC, un’associazione non profit gestita interamente da studenti, associazione dove ho avuto una crescita non indifferente.

Sono entrata come semplice membro, successivamente, mi sono candidata per la posizione di team leader per arrivare, poi, alla carica più alta, ovvero quella di Vicepresidente dell’area Outgoing Exchange & International Relations.

Dopo AIESEC ho lavorato come impiegata contabile, bartender, promoter e altri lavoretti simili.

Dopo il master, in contemporanea, con tutti i lavori sopra indicati ho fatto uno stage in sales & marketing che mi ha fatto innamorare ancora di più di questo mondo e mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta.

Tutte le esperienze mi hanno insegnato quanto è importante l’impegno, il rapporto con le persone, con il tuo team, la dedizione, l’ascolto, differenziare la vita privata da quella professionale e quanto è importante reagire quando ci sono delle difficoltà.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, ricopro il ruolo di Marketing Assistant preso la New Life Srl.

Quello che più mi piace del mio attuale lavoro è il fatto che non è mai monotono.

Sto a contatto con le persone, gestisco i fornitori, le pagine social dell’azienda, organizziamo e gestiamo eventi di grande portata.

Quindi ho modo di avere una visione dell’azienda a 360°.

In più gestisco anche il bar interno e il personale.

La mia squadra mi dà una carica indescrivibile.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Non credo di aver riscontrato troppe difficoltà, se non la discriminazione in alcuni casi, ma non ci do troppo peso.

Una grossa difficoltà, sicuramente, la sto trovando nel trovare un nuovo impiego in un’altra città.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi vorrei trasferire a Milano e trovare un’azienda con la quale possa andare in sintonia, crescere e fare carriera al suo interno.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Safaa Mataich: Biologa Evoluzionista

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Safaa Mataich, biologa evoluzionista impegnata nel lavoro sociale, come recita la sua headline su LinkedIn.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quali sono le tue origini?

Le mie origini sono marocchine: il paese in cui sono nata e al quale, in qualche misura, appartengo.

Soprattutto, sento mia la storia antica del Marocco.

Quanti anni hai e dove abiti?

Ho 27 anni, compiuti il 4 Novembre 2018. Al momento abito a Firenze.

Hai fatto tutte le scuole in Italia?

Ho cominciato l’asilo a 2 anni in un istituto gestito dalle suore, a Firenze.

Dopo ho sempre frequentato scuole pubbliche, fino alla Laurea Magistrale per la quale mi sono trasferita a Bologna.

L’unica esperienza di studio “all’estero”, è quella che ho fatto in Marocco, dove ho frequentato solo il secondo semestre della terza elementare e dove ho dovuto studiare in arabo e francese in una situazione a me totalmente estranea.

Fortunatamente, mia madre mi aveva insegnato a leggere e scrivere l’arabo già dai miei primi anni.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Da piccola avevo il sogno di diventare una scienziata, e appena ho sentito parlare di Mendel e DNA alle medie, ho deciso che quello sarebbe stato il mio destino.

Mi sono, quindi, iscritta a un Istituto Tecnico ad indirizzo Biologico-Sanitario per continuare con la facoltà di Scienze Biologiche.

Ho, poi, ottenuto la laurea magistrale in Biodiversità ed Evoluzione, con una tesi in Antropologia Molecolare (che utilizza il DNA antico, appartenuto ai nostri antenati, per ricostruire la storia evolutiva e migratoria della specie umana, n.d.r.)

Quali difficoltà hai incontrato nel tuo percorso di studi?

Non sono mai riuscita ad adattarmi alla scuola nel suo atteggiamento giudicante e molto frustrante della individualità degli studenti.

Ho ottenuto i miei diplomi con molta fatica, vinta solo dalla profonda passione che ho per le materie studiate.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sempre fatto un po’ di tutto per guadagnare qualcosina: dalla venditrice di gioielli e profumi alla fiera dell’artigianato, alla badante, alla mediatrice e insegnate.

Tutte esperienze che mi hanno fatto capire il valore dei soldi e quanto sono da rispettare le persone che fanno i lavori più “umili” e faticosi.

Qual è il tuo lavoro attuale e cosa ti piace di più di ciò che stai facendo?

Attualmente, collaboro con l’Associazione Nosotras: un’associazione di donne provenienti da 70 paesi diversi, che si impegnano su diversi fronti per la dignità delle persone.

Il lavoro sociale è, effettivamente, lontano dalla mia formazione accademica, ma sono entrata in questa associazione all’età di 16 anni per un progetto sull’identità delle seconde generazioni.

Da quel momento ne faccio parte e continuo ad imparare da ogni esperienza e formazione connessa.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

Le difficoltà sono state, principalmente, quelle del comprendere cosa volevo fare nella vita: sapevo solo di non voler fare un lavoro monotono e ripetitivo.

Non ho trovato l’orientamento di cui avevo bisogno.

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi impegnerò a creare una sintesi delle mie due passioni: il lavoro nel sociale e la mia conoscenza scientifica.

La via più adatta è quella delle Ong, in cui è necessario avere un buon livello di sensibilità ed empatia da associare a delle ottime competenze tecniche.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

Venditore Perdente

Pochi giorni fa la mia strada si è incrociata con quella di un venditore perdente.

Solitamente, quando ricevo una telefonata da qualche telemarketer, a meno che non sia impegnato su qualcosa d’urgente che devo finire in fretta, se è bravo, lo ascolto con attenzione poiché so che così facendo posso prendere qualche spunto utile dalla sua tecnica di vendita.

Anche se, alla fine, non compro mai nulla.

Questo atteggiamento mi ha permesso, nel corso degli anni, di migliorare il modo di vendere i miei servizi.

Se, invece, sono impegnato o la persona che sta dall’altra parte della cornetta si rivela essere palesemente incapace, sapendo che questo è un lavoro ingrato, in modo cortese metto termine alla chiamata.

Questa volta, però, le cose sono andate in modo diverso e se avrai la pazienza di leggere tutto il post capirai perché.

Buona lettura!

* * *

BREVE STORIA TRISTE

Mercoledì pomeriggio, mentre stavo lavorando su di un progetto, ho ricevuto una telefonata dall’Inghilterra.

Incuriosito rispondo alla chiamata.

Dall’altra parte un telemarketer di origine straniera, ma dall’italiano perfetto, inizia a recitarmi il suo discorso di vendita senza nemmeno presentarsi e chiamandomi per nome come se fossimo amici di lunga data.

Il top del cafonal!

Ma sul momento ho lasciato perdere.

Il venditore perdente mi dice di rappresentare una fantomatica società di trading con sede a Londra che possiede la licenza per operare in tutta Europa ed è anche certificata.

A questo punto la mia mente formula il seguente pensiero: “Ma se questa società opera nel mercato europeo ed è così top, come dice lui, non sa che dal 25 maggio 2018 è in vigore la GDPR, il regolamento sulla Privacy, e che io non avendole dato alcun consenso non conoscendola nemmeno non posso essere contattato?”.

E subito dopo penso: “Ovviamente, non sono così noti, bravi, belli e certificati come mi sta dicendo il venditore perdente dall’altra parte della cornetta. In caso contrario saprebbero bene che qualora li denuciassi al Garante per la Privacy verrebbero puniti con una multa da 20 milioni di euro o, in alternativa, calcolata sul 4% del loro fatturato”.

Quindi parto con una scusa per liberarmi del venditore perdente.

Quest’ultimo, però, non se ne cura e riprende il suo fervorino come se nulla fosse.

Cerco di interromperlo spiegandogli che non mi interessa il suo prodotto. Ma costui imperterrito continua a parlare.

Provo, di nuovo, a fermarlo alzando un po’ il tono di voce.

Niente da fare!

A questo punto tento con l’inglese visto che sono una società con sede a Londra spero che mi comprenderà.

Nulla!

Beh, a mali estremi, estremi rimedi.

Quindi gli chiudo la telefonata in faccia.

E penso: “Finalmente, avrà capito che non voglio acquistare nulla da lui!”.

Mi sbagliavo e di grosso per giunta.

Il venditore perdente non si dà per vinto e mi richiama subito.

Respingo la chiamata pensando di liberarmi dello scocciatore.

Nulla. Continua a fare squillare il telefono.

Siamo al limite dello stalking.

Non ce la faccio più: mi parte un embolo e rispondo.

Il malcapitato, a questo punto, fa per l’ennesima volta l’errore di chiamarmi per nome.

Io non ci vedo più dalla rabbia e gli dico, ad alta voce, che non gli ho dato tale confidenza e che se mi disturba ancora mi vedro costretto a chiamare il mio avvocato.

E metto giù.

Penso che sia finita.

Ma non è così. Mi chiama ancora.

Ormai, la mia rabbia è arrivata al livello massimo. Modello Super Saiyan di livello 10.

Hai presente?

Rispondo e gli urlo, come solo un ex caporale comandante di squadra degli alpini sa fare, che non si deve più permettere di disturbarmi e gli chiedo come ha fatto ad avere il mio numero di telefono.

Il venditore perdente ha l’ardire di proferire la seguente frase: “Ecco, se non m’interrompe glielo dico”.

Non lo avesse mai detto.

Esplodo in una serie di improperi degni del peggior scaricatore di porto di Genova e, poi, gli chiudo in faccia la chiamata.

A questo punto spero che sia, veramente, finita.

E, invece, no!

Il telefono squilla, ancora. Guardo lo schermo del mio smartphone con orrore.

Non è possibile… è di nuovo lui!

Il venditore perdente non si dà per vinto.

E, allora, io… non gli ho più risposto e lo lasciato sfogare.

MORALE DELLA STORIA

La morale della storia è la seguente:

  1. Se sei un venditore dovresti sapere che le telefonate a freddo, il più delle volte, non portano a nulla.

  2. Se, comunque, fai una telefonata a freddo devi, per prima cosa, presentarti. Si chiama educazione.

  3. Inoltre, dovresti cercare di capire, con delle domande, se sono interessato o meno al tuo prodotto o servizio.

  4. Se ti liquido con una scusa, non insistere con le telefonate. Non cambio idea.

  5. Ma, soprattutto, mai e poi mai devi chiamare il tuo interlocutore con il suo nome di battesimo a meno che tu non lo conosca già.

Per finire, mio caro venditore perdente, ti consiglio la lettura de Il Venditore Meraviglioso di Frank Bettger di cui trovi la recensione qui.

Questo libro ti farà crescere nella tua professione e ti permetterà di aumentare le tue entrate.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Bilancio 2018

Caro lettore, siamo ormai giunti a fine anno e, come da tradizione, è tempo di bilanci.

Quello che segue è il mio bilancio 2018.

Vi troverai descritto sia quello che ho realizzato a livello di business che quello che ho fatto a livello personale e gli insegnamenti che tutte queste esperienze mi hanno lasciato.

Buona lettura e Felice Anno Nuovo!

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BILANCIO 2018: LATO BUSINESS

Quello che è appena trascorso è stato per me un anno molto impegnativo dal punto di vista degli affari anche se il fatturato che ho portato a casa è rimasto pressoché uguale a quello del 2017.

A gennaio il progetto HarviUp, in cui sono impegnato dall’inizio del 2016, ha preso la sua forma attuale e definitiva completando il passaggio da acceleratore di imprese e startup a studio di business design.

Questa nuova identità ci ha permesso di incontrare diversi potenziali partner con cui poter sviluppare delle ottime sinergie nel corso del 2019.

Nel frattempo, la mia collaborazione con Web Marketing Aziendale si è fatta sempre più solida grazie all’ottima intesa che ho con Gentian Hajdaraj, il suo titolare.

Abbiamo lanciato sul mercato LeadCommerce, un sistema che serve per aumentare le vendite degli e-commerce.

E questo ci ha permesso di venire in contatto con aziende sempre più grandi e strutturate, alcune delle quali, sono sicuro, nel 2019, si trasformeranno in nostre clienti.

Inoltre, l’8 maggio ho fondato assieme a Mauro Manfredi, amico e socio nel progetto HarviUp, e a sua moglie, WIBS & Co. Srls che ci servirà come trampolino di lancio per diversi progetti ognuno dei quali verticalizzato su uno specifico segmento di mercato.

La specializzazione, infatti, premia sempre l’azienda o il professionista che la porta avanti in quanto chi fa troppe cose viene percepito come un fornitore di servizi che per tirare a campare fa un po’ di tutto e lo fa pure male.

Comunque, essendo, appena, partiti i risultati ottenuti fino ad ora non sono degni di nota anche se le prospettive per il 2019 lasciano ben sperare.

Infine, proseguendo nel mio cammino volto alla diversificazione delle fonti di reddito, ho implementato gli sforzi profusi nella mia attività privata: le consulenze di marketing.

Questo ha portato allo sviluppo di una sinergia molto interessante con una realtà dell’Alto Mantovano.

Ma solo il prossimo anno mi dirà quali frutti porterà questa partnership.

BILANCIO 2018: LATO PERSONALE

Questo è stato un anno molto stressante dal punto di vista lavorativo.

Quindi per evitare ricadute negative sulla mia salute ho aumentato, nella seconda parte dell’anno, il tempo dedicato all’attività sportiva e gli spazi in cui stacco totalmente la testa dal lavoro per rilassarmi.

Inoltre, ho iniziato a curare molto di più l’alimentazione.

La qual cosa mi ha portato degli indubbi vantaggi sia dal punto di vista fisico che da quello mentale.

La maggior lucidità acquisita nella seconda metà dell’anno mi ha portato ad aumentare la quantità di tempo che dedico alla mia formazione personale.

L’obiettivo finale è quello di aumentare le mie competenze professionali in modo da dare ai miei clienti un servizio sempre migliore.

Il che inciderà positivamente anche sul mio fatturato con indubbi vantaggi sulla qualità della mia vita.

BILANCIO 2018: COSA HO IMPARATO

Il 2018 mi ha portato, sul finire dell’anno, a eliminare il consumo di programmi televisivi che approfondiscono temi inerenti alla politica e allo sport.

Questo perché sono solo un’inutile cacofonia di suoni che mi distrae dagli obiettivi più importanti della mia vita.

Il tempo così recuperato l’ho dedicato all’ascolto di podcast in inglese e in italiano dedicati al mondo del business e dell’economia.

Infatti, la formazione economica sta alla base di ogni percorso di arricchimento personale.

Oltre, a ciò ho aumentato il tempo dedicato alla lettura di libri dedicati alla crescita personale, al business e al marketing.

Ho iniziato a seguire le live su Facebook e i video su YouTube di chi ha dimostrato di saper raggiungere in Italia e all’estero risultati interessanti in termini di fatturato e autorevolezza acquisita sul mercato.

Il percorso intrapreso è ai suoi inizi quindi non ho ancora dei risultati da poterti mostrare.

Infine, una maggiore consapevolezza di chi sono e degli obiettivi che voglio raggiungere nella mia vita mi ha portato a selezionare ancora di più le persone che frequento.

Come dice Jim Rohn noi siamo la media delle cinque persone che frequentiamo di più.

Le nostre frequentazioni sociali influenzano il nostro modo di pensare e di vederci condizionando le nostre azioni e, di conseguenza, i nostri risultati.

Una volta raggiunta questa consapevolezza è naturale smettere di frequentare certe persone poiché sono solo delle zavorre che rallentano il nostro cammino.

Fare ciò non vuol dire essere misantropi, snob o avere la puzza sotto il naso ma è indice del fatto che ci si vuole bene e che si sono eliminate tutte quelle convinzioni limitanti che ci sono state inculcate fin da piccoli con l’unico scopo di condannarci alla mediocrità.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico