Il sistema di credenze

AVVERTENZA!

Questo post è dedicato a tutti coloro che non sono soddisfatti della vita che conducono.

Se non rientri in questa categoria è inutile che tu lo legga.

In caso contrario… Buona lettura!

* * *

IL SISTEMA DI CREDENZE

Ogni persona è guidata da un proprio sistema di credenze che ne condiziona l’intera esistenza.

Da esso dipendono i risultati ottenuti nella vita poiché è la nostra mente a livello conscio ma, soprattutto, subconscio che determina le nostre azioni.

E le nostre azioni portano ai risultati ottenuti.

Tutto ciò a prescindere dalle nostre condizioni di partenza.

Cioè le carte che ci ha donato il destino.

Per intenderci meglio: la famiglia o la nazione in cui siamo nati, il nostro corpo etc.

Lo schema è il seguente:

Pensiero > Azione > Risultato ottenuto

Per nostra fortuna l’essere umano può autoprogrammarsi, cioè può resettare il suo sistema di credenze.

Quindi se non sei soddisfatto della vita che conduci, delle persone e degli ambienti che frequenti, che tu sia giovane o vecchio, bianco o nero, rosso o giallo, alto o basso, magro o grasso hai sempre la possibilità di cambiare in meglio la tua esistenza resettando il tuo modo di pensare.

Non è facile, ma tutti coloro che hanno migliorato le loro condizioni di vita lo hanno fatto.

E se ce l’hanno fatta loro, lo puoi fare anche tu.

Tieni presente che il 95% della nostra attività mentale avviene a livello subconscio e solo il 5% avviene a livello razionale.

Ciò vuol dire che per cambiare la nostra forma mentis dovremo agire sulla parte inconscia della nostra mente passando dalla parte conscia.

COME CAMBIARE IL PROPRIO SISTEMA DI CREDENZE

Ti piace la vita che conduci?

No!

Allora, devi assolutamente cambiare il tuo sistema di credenze.

Per attuare questo cambiamento dovrai uscire dalla tua zona di comfort e abbandonare molte delle abitudini e delle amicizie che hai acquisito nel corso degli anni per concentrarti solo su te stesso.

Ovvero, sulla persona più importante che c’è al mondo.

Non c’è altra via per far emergere il tuo vero io.

La parte più splendente e meravigliosa di te.

Quella che ti spaventa per la sua bellezza e che ti permetterà di fare la differenza nella vita degli altri.

Ricordati che non vi è nulla di nobile nel vivere una vita al di sotto delle proprie possibilità.

Non c’è nulla di bello nel vivere una vita mediocre.

Il detto “Mal comune mezzo gaudio” è una frase consolatoria che è stata coniata per coloro che hanno paura del successo personale.

Devi, quindi, diventare egoista, se vuoi aiutare concretamente il tuo prossimo.

Scordati quello che ti hanno insegnato fino ad oggi sull’argomento poiché sono sciocchezze utili alla classe dirigente per tenerti sotto controllo.

Sono quegli insegnamenti che ti hanno imprigionato nella tua vita attuale.

Quella che non ami e di cui ti lamenti ogni volta che ne hai la possibilità.

Sono le tue convinzioni limitanti che ti impediscono di cogliere le opportunità che sotto varie forme si presentano ogni giorno alla tua porta.

La prima azione che ti consiglio di fare, se vuoi veramente cambiare il tuo sistema di credenze e migliorare il tuo stile di vita, è quella di smettere di leggere i giornali e di guardare i telegiornali e i vari programmi di approfondimento su gossip, politica e sport che danno in TV.

E non seguire nemmeno la politica o il gossip tramite Internet.

Questa dieta ti porterà a non subire più l’effetto propaganda o quello di distrazione e nel giro di poco tempo, quando il rumore di fondo nella tua testa si sarà attenuato, potrai riconoscere che viviamo in un mondo ricco di occasioni.

Fin da piccoli, a scuola, ci hanno insegnato che per poter decidere in modo consapevole bisogna essere informati e hanno indicato giornali e TV come la fonte autorevole da cui attingere le informazioni.

Si sono, però, dimenticati di dirti che se tu volessi formarti un’opinione veramente libera dovresti sentire tutte le voci del coro e confrontarle tra di loro per far emergere la verità dei fatti.

Per far ciò dovresti passare molta parte della tua giornata a informarti.

Impensabile. Vero?

Quindi, ti hanno invitato a ridurre tutta questa mole di lavoro e a semplificarti la vita scegliendo una parte di cui diventare tifoso o, meglio ancora, partigiano.

Ti hanno detto che questa è cosa buona e giusta.

Però, non ti hanno spiegato che questo va a vantaggio della classe dirigente del Paese.

Sia chiaro, non c’è alcun complotto o potere forte dietro a tutto ciò ma la legittima esigenza da parte delle classi dirigenti di controllare e dirigere la collettività con il minor sforzo possibile.

Infatti, la classe dirigente, come d’altronde anche il nostro cervello, cerca le soluzioni più economiche ed efficienti per conservarsi.

Se si analizzano con occhio attento le varie epoche storiche, si può notare come per tenere sotto controllo i popoli si sia passati dall’uso degli eserciti alle ideologie passando dalle religioni.

Mentre utilizzare i soldati per controllare una popolazione ha un costo enorme, farlo tramite la propaganda o la somministrazione di programmi di intrattenimento (cosidetta TV spazzatura, n.d.r.) che impediscono all’individuo di riflettere su se stesso e sulle sue condizioni di vita è più efficace e meno costoso.

Il secondo passo per spezzare le catene che ti tengono imprigionato in una vita che non vuoi è quello di allontanarti dalle persone lamentose o che esprimono solo concetti negativi.

La negatività, infatti, uccide la tua creatività.

La negatività ti impedisce di pensare poiché porta nella tua vita ansia e paura.

Questi sentimenti negativi ti rendono più facilmente manipolabile.

Ovviamente, puoi decidere di non frequentare un amico o dei conoscenti dal pensiero negativo e che non fanno altro che lamentarsi ma, difficilmente, potrai allontanarti dal tuo coniuge oppure dai tuoi genitori, da tuo fratello o da tua sorella.

In questo caso ti basterà non ascoltare le loro continue lamentele, magari, allontanandoti dalla stanza o mostrandoti completamente sordo ai loro discorsi.

Vedrai che se non gli darai retta dopo un po’ smetteranno di usare la tua mente come il loro personale cestino della spazzatura.

Il terzo e ultimo passo è quello di non dare importanza al giudizio altrui. Ovvero, non badare a quello che gli altri pensano di te.

Fai tuo il motto: “Quello che gli altri pensano di me, non è affar mio”. Ciò vale sia nel bene che nel male.

Infatti, è inutile affannarsi per ottenere la costante approvazione del nostro prossimo poiché questo conferisce agli altri un enorme potere di controllo su di noi.

Come vedi i tre consigli che ti ho appena dato per poter modificare il tuo sistema di credenze affondano le loro radici in un unico concetto molto semplice: devi evitare di soffermarti col tuo pensiero su tutte quelle cose che non puoi controllare.

Non puoi, ad esempio, controllare le dinamiche macroeconomiche, le guerre, il terrorismo, gli eventi di cronaca nera, la vita e gli amori dei personaggi famosi, i risultati di una partita di calcio, le previsioni del tempo, la vita delle persone che ti circondano e i loro risultati, le opinioni altrui etc.

Quindi non occuparti di tutto questo.

Ciò detto, ricordati che formattare il tuo cervello rendendolo una tabula rasa pronta per essere resettata richiederà diverso tempo.

Per questo motivo mentre fai questa operazione dovrai nutrire la tua mente con nuovi contenuti provenienti da:

  • Libri di crescita personale, sull’educazione finanziaria, su come si fa impresa oppure relativi a una competenza specifica che vuoi apprendere (ad es. Marketing, SEO, programmazione etc.) per spenderla sul mercato.

  • Podcast sulla crescita personale, sull’educazione finanziaria o su come si fa impresa.

  • Video motivazionali oppure tutorial utili per formarti su competenze specifiche.

Questo ti permetterà di creare un nuovo sistema di credenze che piano piano prenderà il controllo delle tue azioni portandoti a ottenere risultati diversi da quelli ottenuti in passato.

Vedrai nuove opportunità e ti ci butterai dentro a testa bassa innestando così un circolo virtuoso.

Oltre a ciò, rafforza il tuo nuovo atteggiamento pensando costantemente alla morte.

Sapere, infatti, che non si è eterni dà una spinta eccezionale per il raggiungimento dei nostri obiettivi.

Se hai la fortuna di conoscere e frequentare delle persone molto anziane, ti sarai accorto che molte di loro hanno grossi rimpianti poiché non sono riuscite a fare delle loro vite il capolavoro a cui erano destinate.

Il loro rimpianto è dato dal fatto che sono agli sgoccioli e non hanno più il tempo necessario per cambiare le cose.

Immaginati di essere sul letto di morte conscio del fatto che di lì a poco cesserà la tua vita terrena.

Ripercorri con la mente tutta la tua esistenza e guarda quanto tempo hai sprecato dedicandolo a cose su cui non avevi alcun controllo mentre potevi utilizzarlo per sviluppare i tuoi talenti, creare opportunità ed essere veramente utile per il tuo prossimo lasciando ai posteri un’eredità di grande valore.

Adesso, ritorna al presente e sfrutta le emozioni che l’immagine di te morente ti ha senz’altro lasciato per darti da fare al fine di cambiare il tuo sistema di credenze.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

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Link-to-Leads

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò di Link-to-Leads, un servizio in outsourcing per fare lead generation e acquisire, attraverso LinkedIn, un portafolio clienti B2B altospendenti.

Buona lettura!

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A PROPOSITO DI LINKEDIN

LinkedIn è il social network verticalizzato sul mondo del business ed è di proprietà di Microsoft.

A gennaio 2019 il numero dei suoi iscritti, nel mondo, ha raggiunto la quota di 604,4 milioni (fonte: Kepios Analysis).

In Italia la piattaforma conta 15,3 milioni di utenti (fonte: Agcom).

Una vera manna per tutte quelle aziende che vendono prodotti o servizi in B2B, cioè ad altre aziende.

Per questo motivo, negli anni, specie nel mondo anglosassone sono nati formatori e corsi, ora anche in Italia, che insegnano a utilizzare al meglio il proprio profilo personale e quello aziendale per trovare clienti su LinkedIn.

Questa è un’ottima soluzione, se si ha molto tempo a disposizione per dedicarsi prima alla propria formazione e, successivamente, all’applicazione di ciò che si è imparato (sperando di averlo capito bene, n.d.r.) per raggiungere il proprio pubblico target e vendergli il proprio prodotto o servizio.

Però, diciamocelo con tutta onestà, molte figure apicali (imprenditori, amministratori unici, direttori marketing, direttori commerciali etc.) all’interno di un’azienda non hanno tempo da dedicare alla propria formazione.

Infatti, sono impegnate a far crescere i fatturati e gli utili aziendali in un mercato che giorno dopo giorno si fa sempre più complesso oppure a trovare soluzioni per i vari problemi che, di quando in quando, giungono alla loro attenzione.

Magari, se tu, che stai leggendo in questo momento il post, sei una di queste figure mi stai dando ragione. Vero?

Quindi prima negli Stati Uniti e, successivamente, in Inghilterra sono nati dei servizi specializzati nell’uso di LinkedIn come fonte di contatti “caldi”, pronti cioè a essere trasformati in clienti paganti dalle aziende e dai liberi professionisti.

Tempo fa sono rimasto colpito da un servizio creato da una società inglese che era riservato solo agli avvocati. 

Mi era molto piaciuta proprio questa sua verticalizzazione.

Quindi mi sono messo alla ricerca di qualcosa di simile per le aziende e ho scoperto Link-to-Leads, un servizio in outsourcing dedicato alle imprese che operano in ambito B2B e vendono prodotti finiti (meglio se costosi o che richiedono forniture che devono essere riacquistate nel corso del tempo, n.d.r.).

A PROPOSITO DI LINK-TO-LEADS

Questo servizio in outsourcing, che nasce all’estero e ora sta sbarcando sul mercato italiano dopo aver dato buona prova di sé nella nazioni in cui è presente, mette a disposizione di un’azienda un team di professionisti specializzati nell’utilizzo di LinkedIn per sviluppare contatti commerciali, a livello nazionale e internazionale, perfettamente in target col prodotto o servizio che l’impresa vende.

Tutto ciò al costo su base mese di una risorsa uomo interna, che in Italia come tutti ben sanno è particolarmente elevata.

Qui il vantaggio per l’azienda che usufruisce del servizio esternalizzato è del tutto evidente: si abbattono i costi e l’imponibile fiscale.

Invece, rispetto a un singolo collaboratore esterno il vantaggio di Link-to-Leads consiste nel fatto che il team che segue l’azienda cliente opera sia sul mercato interno sia su quelli internazionali.

L’impresa che usufruisce del servizio può così avere più fonti da cui generare un flusso costante di contatti “caldi”.

Per intenderci, un’azienda italiana può puntare, se strutturata in modo adeguato, per il suo prodotto o servizio a quella fetta di mercato che va oltre i 15,3 milioni di utenti italiani iscritti a LinkedIn.

Link-to-Leads garantisce ai suoi clienti circa 200 contatti “caldi” al mese (che rimarrano per sempre nel tuo database clienti, n.d.r.) e di cui almeno 5 in base alle statistiche si trasformano in clienti paganti.

Tutti risultati ottenuti senza far ricorso alla pubblicità, cosa che rende ancora più interessante il servizio visto che fare advertising su LinkedIn è molto costoso.

All’estero dove il servizio è già diffuso il pacchetto è venduto a blocchi di tre mesi e con pagamento anticipato dell’intero prezzo di listino.

Mentre, in Italia, essendo appena sbarcato viene proposto con una interessante formula 1+2 e a prezzo scontato per chi presenta il codice di uno dei partner ufficiali [per chi fosse interessato questo è il mio codice LTL19#2 (per attivarlo vai sulla Landing Page del servizio e segui le istruzioni)]

In altre parole si acquista e si paga a prezzo scontato un solo mese di servizio dopodiché se si è soddisfatti dei risultati si acquistano anche i restanti due mesi del pacchetto.

Questo permette all’azienda di testare la bontà del servizio e di acquisire, grazie all’aumento delle vendite, i fondi necessari per il successivo rinnovo.

COME FUNZIONA LINK-TO-LEADS

Poiché, come ho già detto in precedenza, Link-to-Leads non è adatto a tutte le aziende, è prevista una call gratuita di selezione con un esperto del loro Team.

Se l’azienda supera questo primo filtro può accedere al servizio.

Per prima cosa un project manager di Link-to-Leads farà un’analisi approfondita dell’impresa per capire come è stato usato LinkedIn fino a quel momento, avere un quadro generale dell’azienda e dei suoi prodotti o servizi, e stabilire quali tra i profili personali presenti sul social dovranno essere utilizzati per far partire la campagna di lead generation (il pacchetto standard prevede che possano essere seguiti fino a un massimo di 2 profili personali, n.d.r.).

Fatto ciò il project manager e il suo Team prenderanno in carico il profilo o i profili personali selezionati, oltre che la pagina aziendale, e procederanno con il loro restyling per metterli in condizione di catturare l’attenzione dei decisori aziendali delle aziende che possono diventare loro clienti.

Tale lavoro ha una durata di 15 giorni.

Finita questa fase preliminare parte il primo mese del servizio.

Il Team di Link-to-Leads per tutto il periodo si occuperà di pubblicare attraverso i profili individuati 5 post alla settimana costruiti in modo tale che le parole chiave e gli hashtag impiegati catturino l’attenzione delle persone all’interno delle aziende target, cioè che possono essere interessate al prodotto o servizio del cliente.

Allorquando si sviluppa un primo approccio da parte di un potenziale cliente, questo viene “scaldato” attraverso tutta una serie di messaggi nella Inbox che lo portano alla fine del percorso a fissare un’appuntamento coi commerciali dell’azienda cliente per concludere il contratto.

Questo a grandi linee è il funzionamento di un sistema che sfrutta le potenzialità di LinkedIn Sales Navigator, la funzione premium che LinkedIn mette a disposizione dei venditori.

CONCLUSIONI

LinkedIn coi suoi 604,4 milioni di utenti a livello mondiale è un ottimo mezzo per le aziende che fanno B2B per acquisire contatti realmente in target col prodotto o servizio che vendono.

La consapevolezza di ciò ha fatto sì che, nel tempo, nascessero, dapprima, formatori e corsi per imparare a sfruttare questo social network per acquisire clienti e, in un secondo momento, dei servizi esterni, alcuni verticalizzati su settori specifici, a cui le aziende o i liberi professionisti possono delegare la parte di lead generation, liberando il tempo delle figure di vertice delle imprese e facendo loro risparmiare denaro che viceversa sarebbe dovuto andare all’implementazione di risorse interne.

Tra i vari servizi che ho scoperto nel mio lungo viaggio per trovare strumenti utili per far decollare il business dei miei clienti Link-to-Leads è funzionale allo scopo di fare lead generation tramite LinkedIn e, di conseguenza, aumentare le loro vendite.

Questo perché permette di esternalizzare i costi di un servizio, oramai necessario, se si vuole competere sui mercati globalizzati odierni.

Inoltre, a differenza di un freelancer che, di solito, è verticalizzato su di una singola nazione il servizio di cui sopra apre le porte di più nazioni contemporaneamente.

Attualmente, in Italia Link-to-Leads è in fase di lancio.

Ed è acquistabile a un prezzo inferiore rispetto a quello a cui è venduto in altri stati europei e con la formula 1+2, se presenti il codice LTL19#2, che ti permette di testare il servizio e di interromperlo dopo un mese se non sei soddisfatto dei risultati ottenuti.

Se pensi che Link-to-Leads faccia al caso tuo, clicca qui.

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Federico

La teoria della coda lunga

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò della teoria della coda lunga nata, nel 2004, da un’intuizione di Chris Anderson e da lui condensata nel libro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati.

Questa teoria serve per descrivere il modello economico e commerciale di realtà come Amazon, Netflix e altre ancora.

LA CODA CORTA

Prima dell’avvento di Internet e dei grandi marketplace i clienti di una determinata categoria merceologica avevano una scelta limitata di prodotti da poter acquistare: le hit ovvero i prodotti più venduti a livello nazionale.

Questo perché i negozi fisici per quanto possano essere grandi non possono fisicamente contenere tutti i prodotti possibili e immaginabili.

Prendiamo, ad esempio, una libreria di quartiere.

Il suo proprietario per poter portare avanti l’attività deve ricavare dalla vendita dei libri i soldi necessari per coprire tutte le spese (affitto dei locali, bollette, stipendi del personale, libri, commercialista, tasse, attività di marketing etc.) e anche un profitto con cui mantenere sé e la sua famiglia.

Per questo motivo i libri esposti saranno una selezione, più o meno ampia a seconda della grandezza dello spazio espositivo, di ciò che è maggiormente venduto dagli editori a livello nazionale.

Lato imprenditore, questo comporta un certo appiattimento sul “mainstream culturale” in quanto essere alternativi, 9 volte su 10, porta al fallimento dell’attività e, lato consumatore, costringe i lettori a consumare un ristretto numero di libri rispetto alla reale produzione editoriale di una nazione.

Chiaramente, i lettori non hanno tutti i medesimi gusti ma giocoforza, in un modello di economia totalmente offline, si devono adeguare a ciò che passa il convento.

Quindi è il mercato che sceglie cosa deve essere venduto e cosa inesorabilmente è destinato a scomparire.

E ciò accade non solo nel mercato dei libri ma anche in quello della musica, del cinema e in molti altri ancora.

LA CODA LUNGA

Internet ha cambiato le regole del gioco in maniera molto drastica.

Infatti, se agli albori del commercio online si è semplicemente replicato ciò che accadeva offline, col passare del tempo si è capito che il valore, in termini monetari, della somma delle vendite realizzate nelle singole nicchie, nel suo complesso poteva superare e di molto il valore delle vendite realizzate sul mercato principale.

Questo ragionamento nacque dall’intuizione di alcuni imprenditori che capirono che non tutti i clienti hanno i medesimi gusti e sfruttarono la cosa a loro vantaggio.

Oltre a ciò, la smaterializzazione di alcuni prodotti come, ad esempio, libri, musica e film ha portato a un forte abbattimento dei costi di stoccaggio e di distribuzione.

Infatti, un conto è avere un magazzino fisico con dentro dei CD o dei DVD. Un altro è immagazzinare dei file online e distribuirli attraverso la Rete.

In quest’ultimo caso anche la vendita di una singola unità di prodotto è per l’imprenditore un guadagno netto.

CONCLUSIONI

Dove i costi di magazzino e di distribuzione sono alti, le aziende preferiscono andare sul sicuro vendendo i prodotti più popolari (modello di business a coda corta).

Con l’avvento di Internet questo modello, in molti campi (specie nell’editoria, nella discografia, nella cinematografia e nella televisione) è stato messo in crisi da quello a coda lunga in cui è l’offerta a generare la domanda.

Infatti, col diminuire dei costi di magazzino e di distribuzione si è potuto ampliare la gamma di prodotti a mercato aumentando le possibilità di scelta del consumatore.

Si sono venute così a creare numerose nicchie il cui valore, una volta che le si somma tutte assieme, supera di gran lunga quello delle singole nicchie più popolari.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Effetto Compounding

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò dell’effetto compounding o effetto esponenziale.

Si tratta di un concetto matematico molto interessante che è utilizzato in finanza ma si può osservare in natura e in ogni aspetto della nostra vita.

E una volta che lo avrai capito, a fondo, potrai sfruttarlo a tuo vantaggio per portare al successo il tuo business.

L’EFFETTO COMPOUNDING IN FINANZA

Nel campo finanziario, in Italia, questo concetto è conosciuto anche col nome di interesse composto.

Immagina di avere depositato su di un conto vincolato per dieci anni una cifra pari a € 1.000,00 che ti venga remunerata con un interesse del 10% annuo.

Alla fine del primo anno riceverai € 100,00 di interessi che andranno ad aggiungersi al capitale iniziale.

Quindi il secondo anno l’interesse del 10% verrà calcolato sia sul capitale iniziale che sugli interessi maturati durante il primo anno.

Otterrai così € 110,00 di interessi.

E così per gli anni successivi fino alla scadenza del vincolo.

Nella tabella seguente ti mostro la progressione su 10 anni:

CAPITALE

INTERESSI

1.000,00

100,00

1.100,00

110,00

1.210,00

121,00

1.331,00

133,10

1.464,10

146,41

1.610,51

161,05

1.771,56

177,16

1.948,72

194,87

2.143,59

214,36

2.348,95

234,89

Come vedi gli interessi all’inizio crescono lentamente ma col passare degli anni a causa dell’effetto compounding crescono esponenzialmente.

Se rappresentassi in un grafico l’interesse composto che Albert Einstein definiva l’invenzione più importante della storia dell’umanità.

Apparirebbe come una curva che parte lentamente e, poi, cresce all’infinito.

Di conseguenza, contrariamente a quanto pensano molte persone, tenere i soldi fermi su un fondo indicizzato senza fare alcun movimento è una scelta saggia e oculata.

Infatti, in questo caso i soldi crescono in maniera esponenziale poiché la crescita parte dal capitale iniziale ma poi viene calcolata sugli interessi maturati e accumulati di anno in anno.

Al contrario entrare e uscire continuamente dagli investimenti, anche se all’apparenza può sembrare più redditizio, non porta ai medesimi guadagni.

L’EFFETTO COMPOUNDING NEL BUSINESS

Come ho detto all’inizio del post questo effetto pervade ogni campo della nostra vita.

Nel business questo concetto è stato tradotto da Donald Trump e Bill Zanker nel loro libro Pensa in grande e manda tutti al diavolo col termine slancio.

Quello che capita, in effetti, quando si parte con un’attività è che il business agli inizi stenti a crescere.

Non si ha slancio.

Per far muovere un’attività bisogna battere l’inerzia iniziale immettendo molta energia.

Ad un certo punto, però, le acque iniziano a smuoversi.

Si concludono le prime vendite.

Non è un flusso continuo ma è il segnale che c’è un mercato ricettivo alla nostra proposta di valore.

Si è, così, validato sul mercato la propria idea imprenditoriale.

La qual cosa è molto importante per capire se si può andare avanti o si deve desistere e abbandonare il business.

Ovviamente, prima di raggiungere i primi risultati interessanti in termini di fatturato ma, soprattutto, di utili netti occorre molto tempo.

Il più delle volte, però, in questa fase iniziale, che può durare anni, le persone si fanno prendere dallo sconforto e abbandonano il loro progetto per buttarsi su uno nuovo.

Non si rendono conto che, visti i primi riscontri positivi ottenuti dal mercato, la soluzione migliore sarebbe insistere con tenacia e determinazione fino al punto di rottura, cioè quando il flusso di clienti inizia a crescere esponenzialmente.

Infatti, entrare e uscire dai progetti imprenditoriali è una gran perdita di tempo, soldi ed energia specie alla luce dell’effetto compounding.

CONCLUSIONI

L’effetto compounding o effetto esponenziale caratterizza ogni ambito della nostra vita.

La cosa bella è che lo puoi sfruttare a tuo vantaggio, magari, per migliorare la tua salute adottando una serie di abitudini positive e, nel mondo degli affari, per portare al successo il tuo business reiterando con tenacia e determinazione tutte quelle azioni che ti stanno portando clienti, aumento di fatturato e utili netti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

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Federico

Il paradosso della scelta

Oggi, mio caro lettore, ti parlerò del paradosso della scelta, un concetto fondamentale per chi ha un’attività imprenditoriale o aspira ad averla.

Tante volte, lungo il mio percorso come business designer, ho incrociato imprenditori ossessionati dal proporre ai loro clienti una vasta gamma di prodotti con la convinzione che così facendo si potesse ampliare il proprio giro d’affari e, di conseguenza, aumentare le proprie entrate.

Niente di più sbagliato!

MAGGIORE SCELTA UGUALE MENO GUADAGNO

I neuroscienziati sin dal 1960 hanno iniziato a condurre esperimenti finalizzati a capire i comportamenti di acquisto delle persone.

Così facendo hanno fatto delle scoperte molto interessanti e che vanno nella direzione opposta a quella suggerita dal senso comune.

Ad esempio, nel 2000, grazie a un esperimento ideato e condotto dalla professoressa Sheena Iyengar, docente di Management alla Business School della Columbia University, e al professore Mark Lepper, docente di Psicologia alla Stanford University, si appreso che una vasta scelta di prodotti attira l’interesse di più persone come è ovvio che sia, ma vende meno.

Nell’occasione i due docenti si finsero commessi di un centro commerciale e piazzarono un banchetto per la vendita di marmellate dove, alternativamente, esponevano 24 o 6 vasetti di vari gusti.

Così facendo scoprirono che il tavolo con 24 marmellate differenti attirava più clienti e che questi ultimi in media assaggiavano 2 gusti ma alla fine le vendite erano molto basse.

Al contrario il tavolo con 6 vasetti di marmellata attirava meno clienti.

Anche qui la media degli assaggi era di 2 gusti a persona però le vendite erano molto maggiori.

Le proporzioni erano le seguenti:

  • Il banchetto con 24 confezioni di vari gusti di marmellata attirava l’attenzione del 60% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Il tavolo con 6 vasetti di marmellata di vari gusti attirava l’attenzione del 40% dei clienti che vi passavano davanti.

  • Nel caso dei 24 gusti differenti solo il 3% acquistò effettivamente ciò che aveva assaggiato.

  • Nel secondo caso il 30% di chi aveva assaggiato il prodotto lo acquistò.

IL MOTIVO

A questo punto, ti starai chiedendo il motivo dietro al comportamento di queste persone.

Ebbene, gli esseri umani per loro natura hanno una forte avversione alla perdita.

Questo è un retaggio di quando l’uomo viveva nelle caverne circondato da una natura ostile.

Era un atteggiamento conservativo che gli permetteva di sopravvivere in quell’ambiente.

Nel mondo moderno in cui l’uomo domina tutti gli elementi vediamo che vi è una forte avversione al rischio da parte della maggioranza degli individui.

Le persone preferiscono vivere in una situazione disagiata ma a loro familiare piuttosto che imboccare una nuova via e perdere la loro “comfort zone”.

A questo punto ti starai chiedendo che cosa c’entra tutto ciò col risultato dell’esperimento.

Te lo dico subito!

Quando le persone si trovano di fronte a un’ampia scelta di prodotti o servizi rimangono disorientate e per paura di sbagliare, quindi di perdere i loro soldi, preferiscono non scegliere.

Riducendo la gamma di prodotti o servizi, invece, si ottiene l’effetto opposto poiché la persona ha meno possibilità di commettere una scelta sbagliata.

CONCLUSIONI

Alla luce di questo esperimento e delle conoscenze acquisite, nel corso degli anni, sul comportamento d’acquisto delle persone si capisce che se si vuole aumentare le proprie vendite bisogna ridurre la gamma di prodotti o servizi che si mettono di fronte al potenziale cliente.

Questo discorso vale sia per i negozi fisici ma a maggior ragione per gli e-commerce o qualsiasi altra cosa venduta online.

In quest’ultimo caso bisogna tener presente che, oltre alla paura di fare una scelta sbagliata, il potenziale cliente è assalito anche da altre paure tipo quella di non ricevere il prodotto, che arrivi danneggiato oppure che i dati della sua carta di credito possano essere usati in modo fraudolento.

Quindi l’eliminare un elemento di frizione risulta essere una scelta vincente poiché aumenta le possibilità che il potenziale cliente acquisti.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

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Federico

[Lettura Consigliata]: Pensa e arricchisci te stesso

Oggi, mio caro lettore, ti voglio parlare di un libro del 1937: Pensa e arricchisci te stesso di Napoleon Hill.

Nonostante, siano passati 82 anni dalla sua prima uscita il suo contenuto è sempre attuale e i suoi insegnamenti sono, tuttora, applicabili.

A mio avviso, questo è un testo fondamentale per chi ha l’ambizione di combinare qualcosa di grande nella sua vita oppure vuol fare l’imprenditore o il libero professionista

In questi ultimi due casi una sua frequente lettura aiuta ad acquisire la giusta forma mentis per affrontare un percorso lavorativo molto difficile come quello del lavoro autonomo.

N. B.: La versione che consiglio di leggere è quella del 1937 e non quella del 1960 dalla quale sono state eliminate diverse parti.

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A PROPOSITO DELL’AUTORE

Napoleon Hill (1883 – 1970) è il padre del filone letterario dedicato al successo personale.

Celebre la sua frase: “Ciò che la mente può concepire e credere, può realizzarlo”.

Nasce povero nella Contea di Wise (Virginia). A 10 anni perde la madre. A 13 anni per mantenersi inizia a scrivere per un giornale locale.

Nel 1908 viene mandato a intervistare il milionario Andrew Carnegie.

Quest’ultimo credeva che il metodo per raggiungere il successo fosse replicabile da qualsiasi persona.

Per dimostrare ciò commissionò a Hill (senza pagarlo, ma dandogli solo delle lettere di referenze) le interviste di oltre 500 persone di successo, uomini e donne, tra cui molti milionari, con lo scopo di trovare la formula del loro successo, di sistematizzarla, di renderla replicabile da tutti e di pubblicarla.

La ricerca condotta dall’autore durò più di vent’anni e portò alla pubblicazione, nel 1928, di un primo corso intitolato La legge del successo.

E, successivamente, al libro del 1937, Pensa e arricchisci te stesso, che venderà 30 milioni di copie e renderà Napoleon Hill famoso in tutto il mondo.

Degno di nota è anche il fatto che dal 1933 al 1936 Hill è stato consulente non pagato del Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt.

Dopo questo grande successo l’autore si dedicò anima e corpo alla diffusione di quella che aveva denominato: Filosofia del Successo.

E lo fece sia attraverso la pubblicazione di altri libri e scritti che tramite corsi in aula.

Contrariamente a quel che si può pensare, visto le tematiche da lui portate avanti, Hill era pervaso da una profonda fede cristiana e credeva che non si poteva raggiungere il successo senza basarsi sul principio del dare.

Per questo motivo, diceva, il 98% della popolazione mondiale non lo raggiungerà mai poiché non concepisce la generosità.

Credeva, inoltre, che ogni avvenimento negativo porta in sé un importante apprendimento che se fatto proprio facilita il raggiungimento dei propri obiettivi.

Infine, vedeva il successo come un gran burlone che si concede a chi lo insegue solo un momento dopo che questi sta per desistere.

A PROPOSITO DEL LIBRO

Il libro gira attorno a 3 concetti cardine:

  1. I pensieri sono cose. Quindi qualsiasi cosa che può essere pensata può anche essere realizzata.

  2. Bisogna avere un desiderio ardente per trasformare la propria visione in realtà.

  3. Bisogna credere profondamente che sia possibile realizzare il proprio sogno. Devi avere una fede incrollabile che raggiungerai i tuoi obiettivi nonostante le avversità e l’ostracismo e l’incredulità di chi ti circonda.

Nel testo Napoleon Hill definisce sognatori pratici coloro che, nonostante, tutto e tutti inseguono la propria visione.

Inoltre, afferma che il mondo progredisce solo grazie al loro contributo.

Infatti, l’inseguire i propri obiettivi di successo porta delle ricadute positive per l’intera società.

Altro concetto ben evidenziato nell’edizione del 1937 è che la Crisi del 1929 che aveva resettato la società americana dell’epoca doveva essere vista come una grande opportunità poiché aveva riportato tutti sulla medesima linea di partenza.

Per l’autore, come per me d’altronde, queste grandi crisi cicliche sono in realtà una grande opportunità di emergere per tutti coloro che in tempi normali non avrebbero avuto alcuna chance.

CONCLUSIONI

Pensa e arrichisci te stesso, nell’edizione del 1937, è un testo che può veramente cambiare il destino di una persona.

Non è, però, per quelle persone che credono che basti visualizzare mentalmente la richezza, la gloria e la fama perché esse entrino nelle loro vite come per magia.

Né fa per coloro che hanno un atteggiamento mentale negativo.

Va bene, invece, per tutti coloro che dotati di tenacia e determinazione non hanno paura di lavorare duro e non si arrendono mai davanti alle avversità.

Va bene per tutti coloro che hanno una grande visione e vogliono lasciare una bella eredità al mondo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Desirèe Capozio

Oggi, mio caro lettore, ti farò conoscere attraverso questa intervista Desirèe Capozio, un mio collegamento su LinkedIn, che mi ha colpito per la sua tenacia e determinazione nell’inseguire il suo sogno di…

Buona lettura!

* * *

Quanti anni hai e dove vivi?

Ho da poco compiuto 24 anni e, attualmente, vivo a Londra.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho un diploma di liceo scientifico tradizionale: 5 anni in cui ho maturato sempre più la convinzione che… “la matematica non sarà mai il mio mestiere”.

Ma scherzi a parte, probabilmente, se tornassi indietro, rifarei questa scelta (ma non ditelo a mio papà, poiché di fronte a lui non lo ammetterei mai!), perché, a mio parere, tra tutti i licei quello scientifico è il più completo, capace di darti una buona preparazione generale in tutte le materie.

All’università ho fatto una scelta più orientata, ma di nuovo non eccessivamente settoriale: ho una laurea in Culture e Letterature del mondo moderno, che grosso modo è un mix di Lettere, Lingue e materie sociologiche.

Quali sono state le tue esperienze di lavoro più significative e cosa ti hanno insegnato?

Tutte le mie esperienze lavorative sono state significative: non ne ricordo neppure una che non mi abbia lasciato niente.

Ma se proprio devo scegliere, allora, scelgo la TV e la Radio.

La prima perché è sempre stata il mio più grande sogno.

Un sogno che, però, è diventato anche una delle mie più grandi lezioni di vita, che mi ha fatta crescere tantissimo.

È un mondo molto difficile, soprattutto per noi donne, e non ho paura a dirlo.

Purtroppo, sebbene siano stati fatti degli enormi passi avanti rispetto al passato, e questo bisogna ammetterlo, c’è ancora molto lavoro da fare, per riuscire a considerare la donna sulla base delle capacità prima che dell’aspetto.

Suona come un banale luogo comune, vero? Eppure, è la verità.

Ora, però, non voglio descrivere questa realtà come assolutamente negativa: è, comunque, un mondo affascinante, che ti insegna a prendere piena consapevolezza di te stesso.

Sei sotto i riflettori a 360°. Non c’è niente che puoi sottovalutare: le persone ti vedono, ti ascoltano e, soprattutto, ti sentono e per lasciarsi “sentire” ci vuole un gran coraggio.

Ma è questo a fare la differenza: quando chi hai di fronte, o dietro uno schermo, non solo ti vede e ti ascolta ma ti sente anche; allora, hai fatto bingo!

E qui veniamo alla Radio: a differenza della TV, che è sempre stato un sogno da raggiungere, il mondo radiofonico, invece, l’ho sempre ignorato.

Ho iniziato per gioco, perché mi si è presentata l’occasione e quel gioco è diventato una delle mie passioni più grandi, tanto da mancarmi quando è sparito dalla mia vita.

È stata una piacevole rivelazione. Una rivelazione in cui ho scoperto che c’è molta più autenticità di quanta non ce ne sia in TV (che bella scoperta starai pensando, eh!).

Lo so, ma il discorso è molto più profondo e settoriale: io non sto parlando di TV intesa come il mezzo per diffondere film oppure telefilm, dove ovviamente siamo consapevolmente di fronte a una finzione.

Io sto operando questo parallelo da un punto di vista, esclusivamente, giornalistico.

Ovviamente, in entrambi i casi per ragioni di palinsesto e di settore ci sono degli standard da rispettare ma se in radio il giornalista o chi per lui può mantenere una propria personalità, in TV sembra che questa venga completamente cancellata, per lasciare spazio al “personaggio”, che più che comunicare deve apparire.

Che cosa hai imparato dalle tue esperienze lavorative all’estero?

Non ho ancora un’esperienza decennale di lavoro all’estero ma considerando i pochi mesi che ho fatto a Monaco di Baviera nel 2015 e quelli che sto facendo qui a Londra adesso, ti posso dire che potremmo parlarne per ore.

Vivere all’estero ti cambia e ti forma in maniera veloce e incredibile e lavorare in un contesto che non è il tuo ti mette, veramente, a dura prova.

Partiamo dalla scontata questione linguistica che, però, si rivela essere un importante ostacolo da superare già dal primo momento, ovvero quello del colloquio.

A prescindere da quale lavoro tu stia svolgendo, lavorare usando una lingua che non è la tua ti mette nelle condizioni di mantenere l’attenzione a livelli altissimi costantemente.

Non solo ti dovrai concentrare su quello che stai facendo ma anche a comunicare e a comprendere ciò che ti viene detto.

Veniamo, poi, alla complessa questione culturale: nel mio caso specifico io posso parlare di due nazioni che hanno fatto del lavoro un vero e proprio stile di vita e non sempre è facile comprendere cosa significhi per loro.

La cultura, inevitabilmente, influenza la nostra vita e il lavoro ne occupa gran parte.

Ti è piaciuto lavorare coi bambini?

Lavorare con i bambini mi è piaciuto moltissimo, ma indubbiamente è stata una delle esperienze più impegnative della mia vita.

Ho avuto a che fare con bambini di qualsiasi età: partendo da bimbi di sei mesi, che hanno bisogno di cure e attenzioni continue fino ad arrivare ai pomeriggi nelle scuole con ragazzini in preadolescenza, che hanno un enorme bisogno di essere ascoltati e compresi.

È un lavoro impegnativo non solo per la responsabilità pratica che comporta, ma soprattutto per quella emotiva.

I bambini hanno i canali aperti, molto più aperti di quelli degli adulti, molto spesso, e sentono tutto.

Alle volte basta anche solo un tuo pensiero negativo inespresso a renderli nervosi e a scatenare in loro delle reazioni.

Tu non te lo spieghi perché non hai detto o fatto nulla ma loro sentono tutto.

Hanno bisogno di empatia continua, che però deve essere ben dosata per non lasciare arrivare loro il messaggio che possono permettersi tutto perché “tanto li capisci”, in testa devi sempre avere chiaro il messaggio che prima di ogni altra cosa hai il compito di educarli.

È stata un’enorme esperienza di crescita che sono felicissima di aver avuto l’opportunità di fare ma non credo che lavorerò ancora con i bambini, in futuro, perché io più che un’educatrice mi ritengo più vicina al ruolo della “zia”, che si rotola sul pavimento e compra il gelato e questo sul lavoro non è possibile.

Che cos’è l’attività di “scalda pubblico” di cui parli sul tuo profilo LinkedIn?

L’attività di “scalda pubblico” rientra all’interno di quell’enorme etichetta chiamata “presentazione”.

Quando presenti un evento, di qualsiasi tipo esso sia, arriverà sempre il momento in cui dovrai, appunto, scaldare il pubblico, ovvero creare e trasmettere la tensione scenica che è quella che, poi, farà esplodere le emozioni nei cuori delle persone.

Sembra una frase molto romanzata ma all’atto pratico di questo si tratta.

Ti accorgi che funziona quando, in primis, lo senti nascere dentro di te, non importa se l’evento che stai presentando ti interessa davvero o meno, arriva un punto in cui devi diventare un tutt’uno con il momento, sentire il tuo cuore colmo di gioia e, poi, immediatamente passare “la palla” al pubblico, prima che la magia svanisca, e introdurlo così nel clou dell’evento.

Mi viene difficile spiegarlo a parole, ma sono certa che chiunque si sia trovato a presentare sa di cosa sto parlando.

È un qualcosa che senti dentro e con l’esperienza impari sempre più a riconoscerlo e a gestirne i tempi nel modo giusto.

Tutti credono sia questione di dialettica, di sfacciataggine, ma ti svelo un segreto: è solo questione di emozioni.

Le senti e le trasmetti in un meccanismo continuo. Funziona!

Sei pubblicista o giornalista?

Nessuno dei due.

In Italia ho lavorato per diversi anni per prendere il tesserino da pubblicista ma chi ha intrapreso questa difficile strada sa bene che non basta l’esperienza di anni per prendere il tesserino ma bisogna essere pagati e, in Italia, purtroppo, questo è molto complesso.

Ma non voglio entrare in polemiche di circostanza, quindi mi limito a dire che se mi si presenterà una buona occasione, riprenderò il percorso per ottenere il tesserino, altrimenti andrò avanti per la mia strada, senza ansie.

Il mondo del giornalismo, oggi, ci mette di fronte a una nuova realtà in cui il tesserino non è più essenziale.

Conosco molte persone che lo possiedono ma che non lavorano e molte persone senza che, invece, hanno una carriera giornalistica avviata e affermata.

So di starmi lanciando in un’affermazione forte, perché c’è chi ci guadagna sopra il duro lavoro di giovani che inseguono il “pezzo di carta” ma, avendolo provato sulla mia pelle, questo messaggio voglio lanciarlo senza paura proprio a tutti quei giovani come me che si sono visti riempire la testa dall’utilità di un qualcosa che non è, poi, così determinante.

In questo lavoro servono: amore, passione, dedizione e curiosità.

Solo questi quattro elementi faranno, davvero, la differenza.

Sei una profonda conoscitrice del calcio giovanile e femminile?

Diciamo che ne so abbastanza.

In Italia, oltre che del calcio “pubblicizzato”, mi occupavo anche e, soprattutto, del calcio giovanile e femminile.

Tornassi indietro, lo rifarei.

Seguo il “grande calcio” e sono una grande tifosa bianconera ma sono anche molto obiettiva nel riconoscere che i veri valori in quel calcio lì non esistono più.

Sui campi delle giovanili e delle squadre femminili, invece, tira tutt’altra aria.

È un calcio sminuito, emarginato, ma che è stracolmo di amore e passione.

Ho visto partite perse finite tra le lacrime e ho visto ragazzi e ragazze piangere di gioia per un goal.

Ho visto squadre avversarie aiutarsi tra loro.

Ho visto tutto ciò che su un campo di calcio dovrebbe esserci.

Quanto ti appassiona il calcio in generale?

Tantissimo. Il calcio è metà del mio cuore, l’altra metà è occupata della danza.

Strano, vero?!

La mia passione per il calcio è come la passione per la mia famiglia: è nato tutto così.

Da piccolina i miei cugini mi mettevano in balcone con la bandiera e mi dicevano di urlare: “Forza Juve!”.

Mi tenevano in braccio a loro durante le partite e mi raccontavano la storia del club e delle grandi leggende come Del Piero.

Mi facevano passare interi pomeriggi in un garage a giocare a pallone e mi portavano allo stadio con loro.

Dall’altra parte c’era mio papà che cercava di inculcarmi l’amore per il Milan ma che, alla fine, si è arreso e si è accontentato di condividere con me questa passione anche se sotto bandiere diverse.

Oggi la mia passione per il calcio continua a essere questo: guardare le partite con la mia famiglia, cantare con i miei cugini e prendere in giro mio papà ed è proprio questo che più di tutto amo del calcio in Italia: riesce a creare convivialità.

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento lavoro in un ristorante nel centro di Londra, principalmente, per sopravvivere alla costosa vita inglese.

Ma ti dirò, oggi è diventato molto di più. Lavorare in un ristorante a Londra è una vera e propria esperienza.

Conosci sempre gente nuova proveniente, letteralmente, da tutto il mondo e io amo chiacchierare e ascoltare le storie di ognuno di loro e non vedo l’ora, presto, di raccontarvele tutte.

Infatti, parallelamente a tutto ciò, ovviamente non ho abbandonato la mia strada ma sto lavorando a dei miei progetti. Quindi… #staytuned!

Qual è la tua più grande ambizione?

Scoprire sempre cose nuove e raccontarle alla gente.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho ben chiaro in testa dove voglio arrivare ma non voglio fare piani troppo rigidi e nemmeno riesco a immaginarmeli, altrimenti non avrei più alcuna ragione per vivere.

Gli imprevisti, i cambi di rotta, sono la vita.

Quindi il mio progetto è fare un lavoro che la mattina mi faccia svegliare felice (sfatiamo il mito che non sia possibile!).

Non importa se ogni tot di anni dovrò reinventarmi, la sola cosa che conta è fare qualcosa che ti faccia battere il cuore: è questa la sola e unica chiave per il successo.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Sabrina Piazza: “The Wandering Girl”

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Sabrina Piazza, “The Wandering Girl”.

Una ragazza in gamba che ho conosciuto su LinkedIn grazie al gruppo Career Accelerator, una iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali nata e cresciuta su Facebook.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove abiti?

Ciao! Ho compiuto 28 anni a gennaio e vivo a Parigi.

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Ho iniziato il liceo scientifico a indirizzo linguistico per capire presto che la mia passione erano (e sono tuttora) le lingue straniere.

Terminato il biennio ho, quindi, deciso di impegnare qualche giornata estiva studiando una terza lingua (nonché diritto, che allo scientifico non era previsto) e passare al liceo linguistico.

Finito il liceo ho scelto una triennale in Comunicazione d’Impresa e Relazioni Pubbliche e, dopo un paio d’anni di esperienze di vita e lavoro all’estero, mi sono infine specializzata in Gestione Turistica Sostenibile.

Quali sono state le tue esperienze lavorative prima di quella attuale e cosa ti hanno insegnato?

Ho sperimentato diversi settori e ruoli.

Durante gli studi davo lezioni private e organizzavo qualche evento, facendo più che altro relazioni pubbliche per amici e qualche discoteca milanese.

Il mondo degli eventi mi ha sempre affascinato, per cui spesso ne ho preso parte anche come hair-model, hostess e, infine, come assistente in un’agenzia MICE (termine utilizzato nel settore turistico per indicare un’agenzia che si occupa di viaggi per Meeting, Incentive, Congress, Events, ndr).

Ho lavorato come cameriera nei ristoranti in Italia, Francia e Australia.

Soprattutto, in Australia sono stata piuttosto attiva nell’ambiente dei festival musicali, come barista ma anche in biglietteria.

Durante l’ultimo periodo della mia vita australiana mi sono ritirata tre mesi in un’azienda agricola, dove ho imparato moltissimo, dalle tecniche di potatura degli alberi da frutto, fino al vaccinare le pecore.

È stato davvero un arricchimento e la scoperta di un amore inaspettato per la vita agreste.

Nel 2017 ho preso parte a un progetto di sviluppo agro-turistico sostenibile in Costa Rica, gestendo le fasi iniziali di analisi delle risorse e delle necessità, incontrando gli imprenditori locali e realizzando studi sul turismo in loco.

Da sempre sostenitrice del concetto di Europa, ho voluto approfittare di una possibilità che mi è stata offerta lo stesso anno a Bruxelles e collaborare per un progetto europeo sul gap tra i percorsi formativi proposti in ambito turistico e la domanda effettiva del mercato del lavoro.

Infine, per quasi tutto il 2018 ho lavorato per un grande gruppo francese che offre soggiorni all inclusive incentrati sulle attività sportive e la socialità.

Ognuna di queste esperienze è stata incredibilmente arricchente proprio grazie alla loro diversità.

Nell’insieme, oltre ovviamente ai saper fare “tecnici”, ho affinato moltissimo la mia capacità di comprendere i clienti o gli interlocutori del momento e ho imparato ad essere paziente, accogliente e comprensiva.

Trovarmi immersa in ambienti totalmente diversi, a culture diametralmente opposte, mi ha forgiato come persona, sviluppando lo spirito di osservazione, la capacità di ascolto e d’interazione.

Com’è stato lavorare all’estero e quale delle varie esperienze ti è piaciuta di più?

Ogni paese è differente e bisogna sapersi adattare alla cultura, ai costumi locali per integrarsi e ottenere dei risultati.

Non potrei scegliere un’esperienza tra le altre, perché ognuna ha degli aspetti positivi e non mi pento di nessuna

Tu sei una grande amante dei viaggi. Tra le tante nazioni che hai visitato qual è quella dove ti trasferiresti più volentieri e perché?

Ormai credo sia palese: ovviamente la Francia 🙂 .

In questo paese ho trovato veramente il giusto equilibrio: ottimi servizi e cultura latineggiante ma abbastanza nordica da offrire un ambiente di lavoro stimolante e possibilità di carriera interessanti.

Come si chiama il tuo blog e di cosa parla?

L’ho chiamato “The Wandering Girl” perché per quasi 10 anni sono stata fondamentalmente nomade.

Adoro viaggiare zaino in spalla, leggera e in modalità “slow”, muovendomi con i mezzi locali e facendomi ospitare dalle persone del posto.

In questo modo riesco a immergermi totalmente in un’altra cultura e capisco più facilmente come vivono e pensano gli abitanti di una regione.

Al momento mi sono fermata ma non ho, assolutamente, perso lo spirito d’avventura e la curiosità.

Continuo a esplorare, sia anche solo la città in cui vivo e i suoi dintorni.

L’obiettivo del blog è raccontare i miei viaggi dando consigli utili a chi voglia seguire gli stessi itinerari.

Quali difficoltà hai incontrato o stai incontrando nel mondo del lavoro?

In Italia, sicuramente lo scontro con una mentalità “all’antica” e “provinciale”.

In quanto giovane non vieni affatto considerato come risorsa ma piuttosto come un peso, una perdita di tempo perché bisogna formarti.

Non vieni mai ascoltato, anzi se parli vieni guardato con sufficienza o come un insubordinato che non rispetta la gerarchia, perché in quanto inesperto, a quanto pare incapace di opinare su qualcosa.

Se hai viaggiato, vieni bollato come inaffidabile e irresponsabile.

Quali progetti hai per il futuro?

Al momento sto continuando la mia carriera nell’hospitality.

L’obiettivo è imparare a lavorare nei vari dipartimenti che esistono all’interno di un gruppo alberghiero, per acquisire quella conoscenza complessiva che permette di gestire una struttura da cima a fondo.

Continuo a nutrire un particolare interesse per il segmento “business ed eventi”, quindi cercherò, probabilmente, di dare alla mia carriera una spinta in quella direzione.

Da qualche parte nella mia testa aleggia anche il vago sogno di aprire una struttura in una zona agricola e gestirla come bed & breakfast con un corollario di attività affini sia al mondo del turismo quanto a quello dell’agricoltura.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Antonio Nenna: Formatore e Marketer

Oggi, mio caro lettore, ti voglio presentare attraverso questa mia intervista Antonio Nenna, un giovane formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare “Green”, come recita la sua headline su LinkedIn.

Un ragazzo in gamba che ho conosciuto su Facebook grazie al gruppo Career Accelerator, un’iniziativa di Luca Mastella e Dario Vignali.

Buona lettura!

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Quanti anni hai e dove vivi?

Ho 24 anni e vivo a Torino, ma ormai passo il 70% del mio tempo a Milano!

Qual è stato il tuo percorso di studi?

Sono sempre stato un ragazzo a cui piacevano le novità e, infatti, tutti i miei studi sono stati costellati da percorsi usciti da poco: Liceo Scientifico-Tecnologico, Laurea Triennale in Economia e Statistica per le Decisioni Strategiche, un corso intensivo (tecnico-pratico) sulla valorizzazione del settore agro-alimentare finanziato da Slow Food, UNISG e Regione Piemonte, ed infine l’attuale Laurea Magistrale in Environmental and Food Economics.

In un mondo che cambia alla velocità della luce, come sviluppi le competenze necessarie per stare al passo coi tempi?

Grazie ai libri, al web e al mio lavoro.

Quando non posso usare il computer i libri diventano la mia seconda casa.

Quando lo posso utilizzare, invece, divido il tempo in sessioni di formazione e sessioni di lavoro.

Questo perché ho potuto constatare che applicare subito ciò che si è imparato al proprio lavoro è il primo modo per comprendere a pieno e, soprattutto, per sviluppare un proprio metodo non replicabile!

Ovviamente, mi aiutano anche gli eventi dal vivo, ma per questioni di tempo ancora non posso permettermi di partecipare a tutti quelli che vorrei.

Quali esperienze lavorative hai avuto prima dell’attuale e cosa hai imparato che ti è utile anche oggi?

Questo è un argomento molto interessante.

All’inizio del mio percorso ho dovuto combattere contro i pregiudizi: essere giovane, con una laurea ed un tirocinio che non c’entrava nulla con quello che volevo fare nella vita.

Ho dovuto farmi strada fra coloro che volevano fregarmi [individui che si presentavano con cariche (job title) che non possedevano] e chi mi trattava con sufficienza.

Poi ho trovato i primi clienti di livello (lo chef Luca Zara e la sua compagna Chiara Bardesono), e da lì non mi sono più fermato.

Ho imparato molto a livello personale, soprattutto, cosa significa gestire un business da soli.

Ed ho avuto modo di imparare molto anche sulla negoziazione One-To-One.

Sono diventato più sicuro e la fiducia in me stesso è cresciuta guardando i miei successi.

Tanto che, ora, sono determinato a superarli ogni anno che passa.

Ho compreso anche molti aspetti tecnici del Social Media Marketing e del Web Marketing.

Avrei voluto scoprire prima ciò che volevo fare, ma sono contento della strada che ho percorso e non vedo l’ora di proseguire sul sentiero che mi sto costruendo!

Qual è il tuo lavoro attuale?

Al momento sono un formatore di marketing specializzato in PMI del settore agro-alimentare che operano in regimi di sostenibilità ambientale. Il mio obiettivo è duplice.

Da un lato chi produce in maniera ecosostenibile può guadagnare di più e, di conseguenza, investire di più nella salvaguardia dell’ambiente.

Dall’altro, grazie al marketing strategico, è possibile acquisire e fidelizzare i consumatori educandoli all’acquisto solo di prodotti ecosostenibili.

Ho in mente una vera e propria rivoluzione del mercato, e ho scelto di farlo dopo che mi sono reso conto della direzione in cui ci stiamo dirigendo.

Ho utilizzato (ed utilizzo) le mie competenze anche per altri settori, come ad esempio la startup EndlessWebsite nella quale al momento sono formatore e direttore marketing.

Ho a cuore, soprattutto, i ragazzi più giovani di me, quindi se vedo un progetto che mi interessa non ho problemi ad accettare l’incarico.

Poi ho anche qualche cliente speciale, ma ne parlerò nell’ultima domanda, ah ah! 😛

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Il primo passo è quello di conoscere esattamente la situazione di chi ho di fronte.

Non solo a livello di business, ma anche a livello di mindset.

Se il potenziale cliente non è disposto ad effettuare determinati cambiamenti all’interno della sua azienda, sono costretto a rifiutare il lavoro.

Non perché voglia tirarmela, anzi, avrei solo piacere a lavorare di più.

Semplicemente, non posso lavorare con elementi che non sono disposti ad implementare tutte le procedure necessarie per raggiungere l’obiettivo finale.

Questo perché un’applicazione discreta non porta risultati né per l’azienda né per il fine del bene comune che ho descritto precedentemente.

In ogni caso, se l’imprenditore ha superato la selezione si procede con un’analisi dettagliata della gestione aziendale e di tutto il reparto marketing.

Questo tenendo sempre sott’occhio i numeri (il bilancio, ndr).

Dopo si inizia a lavorare: io formo l’imprenditore (o chi per lui) e inizio a somministrargli i concetti che può implementare fin da subito (e che non costano nulla).

Una volta arrivati i risultati si predispone un piano di reinvestimento nel marketing, andando ad aggiungere i pezzi più costosi ma che permettono di ottenere risultati maggiori.

Alla fine del primo periodo di azione, l’azienda può decidere se continuare il percorso con me o se proseguire da sola.

Su cosa ti sei verticalizzato e perché hai scelto questa verticalizzazione?

Come detto precedentemente il mio focus è diretto al settore agro-alimentare e alla sostenibilità ambientale.

La scelta è dovuta al fatto che ci sono molti tecnici che sanno come operare per proteggere l’ambiente, ma finché il cambio di direzione non lo prenderanno i consumatori non si potrà avere una rivoluzione green.

Per arrivare a questo è necessario possedere dei sistemi di marketing avanzati che sappiano coinvolgere i clienti in un certo modo.

Non ho intenzione di far chiudere tutti coloro che non producono in maniera ecosostenibile, anzi, in realtà li invito sempre a valutare di cambiare business model e a implementare ciò che insegno per non avere perdite di alcun tipo.

Qual è la tua strategia online per sviluppare il tuo network di contatti?

Diciamo che la mia strategia online sta nascendo, nel senso che ho iniziato da poco ad essere presente (poiché il progetto è nuovo), e quindi al momento ciò che utilizzo di più sono LinkedIn e Facebook.

Su LinkedIn pubblico articoli e interagisco con coloro che reputo interessanti.

Su Facebook ho anche dei contatti personali ma interagisco molto con le community presenti sul social, come quelle di Marketers dove periodicamente pubblico dei contenuti che siano utili a chi si approccia a questo mondo.

D’altronde è proprio grazie a quello se ho avuto il piacere e l’onore di conoscerti!

Come trovi nuovi clienti per la tua attività?

Al momento, come detto anche sopra, la mia presenza online è in fase di espansione.

Difatti, le strategie di acquisizione clienti che per ora hanno funzionato meglio sono state le pr e i referral.

Però, sicuramente, la parte online diventerà fondamentale, soprattutto per le fasi di educazione del cliente prima di entrare in contatto con me.

In ogni caso, penso che i referral siano uno strumento potentissimo se utilizzati come si deve, e sono sicuro che uniti alle fasi online non potranno che avere un effetto potenziante.

In più, chi entra in contatto con me sa che nel corso del nostro rapporto lavorativo avrà accesso a tutta una serie di bonus impliciti, e questo comporta che le stesse persone mi fanno pubblicità senza doverglielo chiedere!

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Nel prossimo futuro, ovvero il più vicino possibile, ho in mente di avviare due progetti principali.

Il primo sarà quello di espandere la mia attività, formando dei giovani che possano essere i formatori del futuro.

Ci sono già molti ragazzi che conosco che sono interessati, e sono sicuro che diversi di loro sono in gamba.

Non vedo l’ora di lanciare la mia Academy!

Il secondo è quello di arrivare a svolgere degli eventi (o partecipare a quelli esistenti) per formare il pubblico.

Questo perché per quanti contenuti io possa produrre, gratuiti o a pagamento, la formazione e la consulenza One-To-One sono insostituibili, e gli eventi sono un ottimo modo per approcciarsi al pubblico e riuscire a far avvicinare sempre più individui a questo mondo.

E poi beh, l’obiettivo intrinseco è quello di rivoluzionare il mercato.

Sono un folle? Un visionario? È possibile, ma qualcuno dovrà pur provarci. 😉

Un’ultima curiosità: com’è lavorare per una cosplayer?

Eh,eh, sapevo che questa cosa avrebbe destato l’interesse di tutti!

Beh, fortunatamente, io sono sempre stato leggermente nerd, quindi mi intendo abbastanza del settore.

In questo caso particolare, poi, è uno di quei lavori che ti rilassa.

O meglio, ci sono tantissime cose a cui fare attenzione ed è un settore molto competitivo, ma mi fa distrarre dalla mia routine quotidiana.

Inoltre, Dajla è una ragazza fantastica. Applica tutto ciò che le insegno ed è sempre entusiasta di testare ed imparare concetti nuovi!

Poi quando raggiunge certi risultati si emoziona, mi fa i complimenti e mi emoziono anche io ah, ah.

Se fosse nel mio settore di appartenenza sarebbe il cliente ideale.

In ogni caso sono certo che farà strada e non solo grazie ai miei insegnamenti.

Sono fiero di collaborare con lei, soprattutto perché nel business, come nella vita, bisogna avere un certo mindset, e lei è in grado di spaccare il mondo!

La rivedrete sicuramente a breve sui grandi schermi, garantito!

A questo punto ringrazio chi ha letto fino a qui.

Poi, ringrazio pubblicamente te, caro Federico, per avermi dato la possibilità di raccontarmi e mi auguro di aver potuto donare degli spunti, almeno in minima parte, a qualcuno dei tuoi lettori.

Un abbraccio,

Antonio.

* * *

A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Andrea Toxiri

Caro lettore, come ben saprai, se sei un true fan di questo blog, ho dato vita alla rubrica Almost Famous 6 anni fa, esattamente nel marzo del 2013, con lo scopo di dar visibilità attraverso le mie interviste a tutti coloro che stanno cercando di trasformare i loro sogni, piccoli o grandi che siano, in realtà.

Per questo motivo ho intervistato per la terza volta Andrea Toxiri che, da poco, ha iniziato un nuovo percorso che spera, col tempo, di far diventare la sua professione [le altre 2 interviste le trovi qui e qui, se sei interessato a conoscere la sua evoluzione, ndr].

Se vuoi sapere di che cosa si tratta, prosegui nella lettura!

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Prima di tutto ti volevo ringraziare per questa terza intervista, infatti, dall’ultima che mi hai intervistato sono cambiate diverse cose.

La più importante è che, dopo 9 anni, ho chiuso il mio blog Toxnetlab che mi ha dato tante soddisfazioni.

La decisione è avvenuta perché in questi anni sono cambiato io e le mie passioni e non avevo più stimoli come blogger, ma visto che ho molto rispetto per il mio lavoro come blogger e per la blogosfera (quella seria intendo) non volevo trasformare Toxnetlab in una barca alla deriva e quindi dopo 1 mese senza scrivere ho deciso di chiudere i battenti.

Quando nasce la tua passione per la fotografia?

La mia passione per la fotografia nasce dai tempi delle macchinette fotografiche usa e getta (il periodo dovrebbe essere più o meno fine anni ’80 inizio anni ’90) usate durante le gite scolastiche o durante le vacanze estive.

Poi la passione è cresciuta grazie anche alle Polaroid (per il mio ultimo compleanno mi hanno regalato una Instax tanto per rimanere in tema di Polaroid), l’arrivo del digitale ha messo sicuramente il turbo al tutto.

Quando mi chiedono: “Cosa rappresenta per te la fotografia? E perché è una passione così forte?”.

Io rispondo sempre con la stessa frase: “La fotografia è l’unico modo che conosco per fermare il tempo.

Inoltre, sempre secondo me, la fotografia è il mezzo di comunicazione più potente e allo stesso tempo il più difficile.

Tutti possono comunicare qualcosa con la parola, ma provaci con una fotografia.

Ci tengo a sottolineare questa cosa perché molti “cultori della parola” tendono a denigrare la fotografia per colpa dei social (in particolare di Instagram), dei selfie con la bocca a culo di gallina o per quelle persone che sfruttano la fotografia solo per fare “markette” sui social network.

Ma la fotografia non è questo!

Qual è il tuo genere fotografico preferito?

La Street Photography!

In questi anni ho provato diversi generi Portrait, Travel, Sport, Microstock, Macro e Paesaggistica ma nessuno di questi è riuscito a darmi le stesse emozioni che riesce a darmi la Street Photography.

Girare per la città e raccontare quello che vedo immortalando istanti di vita di “strada” mi piace molto.

Inoltre, la Street Photography è l’unico genere fotografico non costruito e dove devi essere molto sveglio per cogliere il momento altrimenti una volta che è passato non torna più (e magari hai perso una bella foto).

Quando hai trasformato la tua passione in un business?

Diciamo che la trasformazione è ancora in corso d’opera.

Non è facile entrare in un mercato nuovo e con molta concorrenza.

Quindi non mi sto mettendo fretta e sto cercando di fare le cose per bene.

Adesso, sto lavorando al mio Personal Brand (una cosa fondamentale anche nella fotografia).

In questo periodo sto studiando e scattando molte foto per migliorare sempre di più la mia tecnica e per creare un Portfolio per farmi conoscere.

L’unico modo per fare tutto questo è buttarsi nella mischia. Quindi partecipo a vari eventi di settore come, ad esempio, le fiere e come ho detto punto molto anche sulla formazione.

Anche se nella fotografia (ma come in ogni cosa) più della formazione è importante la pratica: quindi scattare foto, è fondamentale.

Ecco perché quando posso, esco per la mia città con la macchina fotografica al collo e scarpe comode ai piedi alla ricerca dello scatto giusto.

Naturalmente, la Street non è l’unico genere fotografico che pratico.

Infatti, mi voglio specializzare anche nel Portrait (il ritratto, ndr) e nella fotografia sportiva.

Come ho già detto prima la pratica è fondamentale quindi:

  • il 31 marzo 2019 parteciperò ad un model-sharing dove potrò fotografare una modella in studio;

  • il week end del 5-6-7 aprile 2019 andrò al Romics;

  • mentre il 13 aprile 2019 mi troverai, sicuramente, a fare foto durante il Gran Premio della Formula E a Roma (purtroppo, non come fotografo accreditato).

Un calendario denso d’impegni ai quali seguirà un periodo chiuso nel mio studio casalingo al lavoro sulla post-produzione.

La tua attività di fotografo è la tua fonte principale di sostentamento oppure è un business collaterale?

Come ti ho già detto per adesso non è ancora un business avviato, ma spero che lo diventi al più presto.

Come riesci a conciliare il tuo lavoro da dipendente con quello di fotografo?

La passione è sicuramente una grande spinta che non ti fa sentire la stanchezza.

Se parliamo dell’attività fotografica sicuramente appena ho tempo: nei week end, compleanni, anniversari.

Insomma, appena posso, ho sempre la macchina fotografica in mano, anche per una semplice passeggiata.

Invece, per quanto riguarda il lavoro di post-produzione delle foto sicuramente la sera quando tutti a casa dormono.

Nel tempo la tua intenzione è quella di far diventare la fotografia la tua unica attività lavorativa?

Lo spero, sto lavorando proprio per questo.

Hai già aperto la tua partita Iva come fotografo?

No, non essendo ancora un business.

Ma spero di farlo il prima possibile perché vorrà dire che le cose stanno andando bene.

Hai un tuo studio fotografico?

Essendo uno Street Photographer preferisco scattare per “strada“, anche nel caso di Portrait (ritratti) preferisco fare Street Portrait.

Quindi no, non ho uno studio fotografico ma a casa nel mio ufficio ho allestito un piccolo studio che utilizzo per fare le foto per il mercato microstock.

Un domani, se le cose andranno bene, chissà forse lo aprirò.

Adesso come adesso se proprio mi dovesse servire una location penso che opterei per una ricerca su Airbnb.

Come fotografo lavori solo a Roma e nel Lazio oppure a livello nazionale?

Adesso, faccio foto per amici e parenti oppure alle fiere o a eventi organizzati tendenzialmente su Roma, ma come ho scritto anche sul mio sito:

La mia attività si svolge principalmente su Roma e nel Lazio, ma questo non vuole dire che io non mi possa spostare.

Naturalmente l’organizzazione è fondamentale per la riuscita di un lavoro, quindi contattami via email o tramite i miei canali social spiegandomi le tue esigenze, in questa maniera potrò organizzare l’attività al meglio”.

Quali servizi offri?

Street Photography, FotoReportage e Microstock sono i generi dove sto spingendo di più, ma sto cercando di specializzarmi anche nel Portrait (i ritratti, ndr).

Come trovi i tuoi clienti?

Premesso che, per adesso, sono amici o parenti; sono molto attivo sui social, in particolare su Instagram (mrtozzo81), sulla mia Pagina Facebook (Andrea Toxiri Photo) e con il mio sito web: https://andreatoxiri.it

Hai un portfolio online da mostrare ai miei lettori?

Sì, pubblico su: Instagram, 500px, Adobe Stock, Shutterstock e Getty Images.

Instagram: http://instagram.com/mrtozzo81

500px: https://500px.com/toxiriandrea

Adobe Stock: https://toxiriandrea.myportfolio.com/

Shutterstock: https://goo.gl/PaH8Eg

Getty Images: http://bit.ly/2ugTIBY

Portfolio sport: https://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-sport/

Portfolio portraithttps://andreatoxiri.it/portfolio/portfolio-portrait/

Quali lavori ti commissionano di più i tuoi clienti?

Facendo sempre la premessa che, per adesso, sono solo amici e parenti, principalmente, sono feste o anniversari.

L’ultimo che ho fatto è stato l’anniversario di nozze di mia zia.

Altrimenti, durante le fiere (come, ad esempio, il Romics) c’è sempre qualcuno che mi chiede le foto.

Che cos’è la fotografia microstock?

È una palestra per migliorare la tua tecnica fotografica.

Ti faccio un esempio, per farti capire meglio: metti che hai un blog di cucina e stai scrivendo la ricetta per fare la carbonara.

Hai scritto il tuo post ma ti mancano le foto, allora vai su uno dei tanti siti di Microstock (Adobe, Shutterstock, Getty Images) e fai una ricerca sulla carbonara.

Scegli la foto che ti piace di più la paghi e te la scarichi, del prezzo che tu paghi alla piattaforma al fotografo va una percentuale.

È un mercato difficile ma molto stimolante, non diventi ricco ma qualcuno ha ingranato bene e ci campa tranquillamente.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Rendere la fotografia la mia unica attività, viaggiare e fotografare tanto, pubblicare un fotolibro e organizzare una piccola mostra fotografica.

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A questo punto, mio caro lettore, non mi resta che salutarti e darti appuntamento al prossimo post.

Ma prima di lasciarti ti invito, se hai un progetto da lanciare o un business da rilanciare poiché in sofferenza, a richiedere la mia consulenza e, se ti è piaciuto e lo hai trovato utile, a condividere questo articolo coi tuoi amici. Grazie!

E ricordati:

Sii indipendente, reinventati e fai la differenza!

Federico