Ivano Mingotti. Una vita per i libri

Oggi, mio caro lettore, ti propongo l’intervista ad Ivano Mingotti, giovane scrittore che ho scoperto vagabondando per la Rete. Di lui, oltre alla giovane età, mi ha colpito la sua grande passione per la scrittura che trasuda da tutto il suo essere.

Buona lettura!

Quale è stato il tuo percorso scolastico?

Ho studiato lingue alle scuole superiori e per questo, ora, svolgo anche qualche traduzione per alcuni editori minori.

Dopodiché ho affrontato la laurea triennale di Scienze umanistiche per la comunicazione. Ci ho messo un po’, poiché contemporaneamente lavoravo per mantenermi agli studi.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Penso di portarmela dietro da sempre. Da bambino parlavo poco e pensavo molto: quindi la scrittura è stata il mezzo più naturale che ho trovato per esprimermi. Ora direi che parlo e scrivo molto, il che, a volte, non è il massimo.

Quale è stato il percorso che ti ha portato dall’autopubblicazione alla pubblicazione presso una casa editrice?

In realtà, e lo dico senza vergogna perché agli inizi, non conoscendo i modi e le vie più consone – ero ancora ignaro e innocente, soprattutto perché molto giovane –, ci si finisce spesso, ho iniziato pubblicando due romanzi con un editore a pagamento.

Ovviamente, a 19 anni, era difficile capire che anche la promozione non sarebbe stata un granché, soprattutto per il fatto che un editore a pagamento tende a non farla.

Ci ho messo un po’ a comprendere il mondo dell’editoria ed alla fine, a 22 anni, ho pubblicato, senza pagare nemmeno un euro, il mio primo romanzo con un editore puro (non a pagamento, n.d.r.). S’intitolava: “Sotto un sole nero”. Da lì, non ho più smesso.

All’autopubblicazione ci sono arrivato più tardi, tenendola in parallelo con l’altro tipo di pubblicazione. Perché come ho detto prima scrivo molto e non mi va di tenere alcuni libri nel cassetto.

Cosa ne pensi del panorama editoriale italiano?

In quanto autore e presidente di un’associazione il cui scopo è la valorizzazione della letteratura direi che conosco bene l’ambiente e i suoi difetti che, essenzialmente, sono quattro: il lettore, l’editore, l’autore e le istituzioni. I quali, a dire il vero, sono tutti elementi del sistema di cui stiamo parlando.

Tutti e quattro hanno comportamenti paradossali:

  • Il lettore è schivo. Tende a non dare credito alle giovani leve e a fiondarsi sui titoli delle grandi editrici, lamentandosi però dell’offerta ripetitiva e scarna delle stesse. Poi quando viene a trovarsi davanti a nomi, titoli, o stili diversi, e per questo originali, tende al rifiuto totale. In poche parole: è chiuso e si lamenta, dichiarandosi aperto, che non c’è altro che la solita minestra.

  • L’editore puro si lamenta degli autori che ”non vendono” e ”non si prodigano”; però finisce spesso per comportarsi come gli editori a pagamento: pubblica e non fa promozione, nascondendosi dietro al fatto che ”non ci sono soldi”. I metodi gratuiti per promuovere un libro in realtà ci sono, ma viene delegato tutto all’autore e al suo proporsi (che, ovviamente, non avendo supporto, sarà fallimentare o quasi).

  • L’autore che attende la promozione dell’editore, lasciando quindi che i titoli scompaiano, non calcolati da nessun lettore. Poi, ovvio, ci sono tanti autori che si autopromuovono, ma questo parte da un’esigenza personale che scatta, se scatta, solo allorquando lo scrittore si rende conto che l’editore fa poco o nulla per promuoverlo.

  • Le istituzioni sono spaventate dagli scrittori sconosciuti al grande pubblico (non vengono fatti eventi sui piccoli autori e, quindi, non li si aiuta) e dai COSTI. Anche in questo caso, però, ci sono molti eventi a costo zero che possono essere utilizzati per promuovere la cultura e la letteratura, ma è difficile farlo capire alle istituzioni, ed ancor più difficile proporvisi da piccoli autori.

Cosa ne pensi dei premi letterari in Italia?

Ho idee contrastanti. Ci sono premi validi, che aiutano l’autore a farsi conoscere o a dargli la spinta emotiva per farlo. E poi ci sono premi inutili, atti al solo scopo di finanziare, con le iscrizioni al bando, l’associazione o l’ente che li propone. Costume molto diffuso, a dire il vero.

Che cosa è “LiberoLibro Macherio”, l’associazione culturale di cui sei Presidente?

LiberoLibro Macherio è nata il 27 novembre 2013, con l’intento, fondamentalmente, di dare una mano a risolvere tutte le problematiche di cui ho appena parlato.

È un’associazione fondata prevalentemente da autori e artisti, ed ha ormai compiuto il suo primo anno.

Cresciamo giorno dopo giorno, per fortuna. Non usiamo un solo euro pubblico, ma solo il nostro tempo e la nostra attenzione.

Ci dedichiamo a presentare libri di vari piccoli autori nelle ”serate letterarie”. Un piccolo format di un paio d’ore, il mercoledì sera, in cui tre autori presentano le loro creazioni.

Dopodiché proponiamo ad alcuni editori con cui siamo in contatto gli inediti più meritevoli che ci arrivano per il nostro progetto “Sogno nel Cassetto”. Glieli spediamo corredati da una breve relazione e dal video della serata di ‘presentazione dell’inedito’.

Oltre a ciò, facciamo informazione attraverso “Assaggi di psicologia”, un intervento mensile sul nostro sito in cui grazie all’aiuto ed alla penna della nostra collaboratrice e psicologa Silvia Guerini Rocco affrontiamo diversi temi culturali dal punto di vista della psicologia; inoltre, intervistiamo anziani e bambini appartenenti a etnie o gruppi sociali differenti e altre tipologie di persone, per il progetto “La parola a…”; stiamo, infine, organizzando il concorso LiberoLibro Macherio, che sarà bandito entro gennaio/febbraio, e collaboriamo con le altre associazioni del luogo, per far rete, su varie iniziative.

Per esempio, in quest’ultimo anno, abbiamo proposto la creazione:

  • di una bacheca da apporre per le strade di Macherio per informare la cittadinanza degli eventi culturali che si terranno nel paese che è stata avvallata dalle istituzioni ed è ”in fase di costruzione”;

  • di una piccola fiera del libro che vedrà la luce nell’estate del 2015 e per cui faccio un appello a tutti gli autori che leggono il tuo blog: “Venite a presentare i vostri romanzi alla nostra fiera!”.

  • di una festa delle associazioni da tenersi in ottobre che, per la verità, dobbiamo ancora proporre alle istituzioni.

Come s’intitola il tuo ultimo romanzo e di che cosa parla?

Il mio ultimo romanzo si intitola “Il paese dei poveri”. È una distopia, ambientata in un presente parallelo in cui la società è totalmente aggrappata al concetto di produttività e guadagno economico, e per questo non solo emargina, ma sbatte tutti coloro che non rientrano nei suoi parametri in campi di prigionia chiamati “paesi dei poveri” (molto simili ai lager nazisti, per struttura e regole). Mi pare una metafora calzante per la nostra società, prese le dovute misure.

Il protagonista è uno di questi ‘poveri’, e ci porterà a ‘visitare’ la sua prigionia e le caratteristiche di questi ‘paesi dei poveri’, che la gente di questa distopia finge di non vedere. Insomma, un parallelo anche con l’Olocausto.

Ho uno stile particolare, evolutosi ancora una volta soprattutto per questo romanzo, che invito, quantomeno, a sbirciare.

Quanti anni hai?

Ho 26 anni. E purtroppo, checché se ne dica, essere giovani, in Italia, è un difetto.

Com’è il tuo rapporto col pubblico?

Direi buono da certi punti di vista e non buono per altri. Amo la condivisione, la rete che si è venuta a creare con i miei contatti, l’affetto vero, la stima. Non amo che, dopo tutti questi anni in cui ho tessuto reti e reti, si usi più spesso il complimento che il supporto vero e proprio.

Insomma, un artista ha bisogno di vendere, e purtroppo, benché stimato e riempito di complimenti, i dati di vendita sono bassi.

È una situazione allarmante, perché, e parlo da Presidente di LiberoLibro Macherio, moltissimi autori validi, con lettori che li conoscono bene e li leggono (purtroppo gratuitamente, magari con anteprime ed altri piccoli brani), non riescono poi a vendere il loro prodotto finale.

Il lettore preferisce sempre il libro Mondadori, non c’è nulla da fare.

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3 pensieri su “Ivano Mingotti. Una vita per i libri

  1. Condivido in pieno il pensiero di Ivano Mingotti, perché vivevo anch’io le sue stesse frustrazioni.
    Ho scritto “vivevo” e non “vivo”, perché alla mia età non nutro più speranze di un successo “planetario”. Chi scrive libri, a parte alcuni autori, non si arricchisce vendendo i suoi libri. Questo non vuol dire che è meglio mettere la penna in un cassetto. Chi ama scrivere deve continuare a farlo con uno spirito diverso, ben sapendo che c’è ben poca speranza di arrivare al successo. Avendo chiaro in testa questo “assioma”, scrivere può persino essere divertente. Come succede a me in questo momento della mia vita.
    Nicola

  2. Pingback: Il Paese dei Poveri – Intervista con Federico Gasparini | Ivano Mingotti

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